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RECENSIONIDVDLIBRI



ù
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GIUGNO
L'Aida
alla Scala
Grande successo di pubblico al Teatro alla Scala
per l'Aida diretta da Daniel Barenboim, per la regia e le scene di
Franco Zeffirelli. La ripresa dell'opera di Verdi che aveva inaugurato
la stagione musicale del 1996-97 trova
il punto di forza nell'ottima direzione di Barenboim. Il direttore
unisce alla visione quasi sinfonica
dell'opera una capacità di penetrazione lirica di alto livello,
rispettando la vocalità dei singoli artisti e creando una sinergica
unità musicale anche con le splendide parti corali preparate dal
bravissimo Bruno Casoni. La compagine
canora, diversificata nelle differenti recite,
è stata, nella
rappresentazione ascoltata ieri, complessivamente solo di buon livello.
Ottima la voce
di Manon Feubel, una Aida
( Foto dall'Archivio Scala) particolarmente espressiva con bella
timbrica, chiara e dettagliata in ogni registro. Brava Anna Smirnova, Amneris;
teatralmente e vocalmente incisivo Juan Pons nel ruolo di Amonastro e ottimo anche Carlo
Cigni,
il Re; valida l'interpretazione di Giorgio Giuseppini, Ramfis, mentre di poco rilievo il
Radamès
di Walter Fraccaro, una voce mancante di chiarezza e poco
voluminosa. Per la regia e le dorate scene di Zeffirelli si è tanto
parlato in passato e rivedendo, a otre due anni di distanza, le luminose
e sfarzose scene del primo e del secondo atto siamo più tolleranti e
comprensivi. Bravissimi i ballerini nelle
coreografie di Vassiliev con gli eccellenti Sabrina Brazzo, Andrea
Volpintesta e Flavia Vallone.Teatro al completo e pubblico
soddisfatto. Ricordiamo il cast delle
prossime repliche: Maria José Siri il 27 giugno e il
6 luglio; Anna Smirnova il 27 giugno e il 6 luglio; Luciana
D’Intino il 4 e l' 8 luglio; Walter Fraccaro il 6 luglio; Stuart Neill
il 27 giugno; Salvatore Licitra il 4 e l'8 luglio.
26
giugno 2009
Cesare Guzzardella
Rudolf
Buchbinder per la
Società dei Concerti
Torna tutti gli anni
in Conservatorio il pianista austriaco Rudolf Buchbinder per la Società
dei Concerti e anche
ieri è stato accolto da un numeroso pubblico a conclusione della bellissima
stagione concertistica dell'importante Fondazione musicale
milanese. Buchbinder rappresenta uno dei vertici interpretativi del
pianismo classico mondiale e nel bellissimo concerto tenuto ieri sera
in Sala Verdi ha impaginato un programma alternando Haydn a
Beethoven e rivelando ancora le sue eccellenti qualità
d'interprete. L'interiorizzazione totale di ogni dettaglio
musicale è frutto di un assimilazione straordinaria del mondo musicale
classico, soprattutto tedesco
e austriaco. Esaustiva la scelta dei
brani presentati: dal primo Beethoven
con la Sonata n.1 in fa min. Op.2 n.1,
all'ultimo Haydn con la Sonata
in mi bem. HobXVI/52, dalla Sonata
in fa magg.Hob XVI/23 ancora di Haydn, alla Sonata
n.3 in Do magg. Op.2 n.3 del
maestro di Bonn, tutti eseguiti con
grande espressività, varietà di tocco, sottolineando l'intreccio di
tutte le linee melodiche e con una classicità interpretativa tipica dei
grandi interpreti austriaci. Grande successo di pubblico al termine e
due i bis concessi con il finale della Patetica
e lo Scherzo dall'Op.31 n.3, sempre di Beethoven. Da ricordare
18
giugno Cesare
Guzzardella
Il
pianista Louis Lortie per le Serate Musicali
Torna puntualmente ogni anno alle Serate
Musicali il pianista canadese Louis Lortie. Variegato il
programma presentato ieri sera in Sala Verdi con brani di Schumann,
Chopin e Ravel. La vittoria nel 1984
del Concorso Internazionale Busoni ha dato l'avvio alla carriera
solistica dell'ottimo pianista portandolo nelle sale da concerto più
prestigliose. Di Schumann abbiamo ascoltato
i Nachtstüke Op.23 e i Phantasiestüke
Op. 111 e di Chopin la nota Sonata
n.2 in Si bem. Min. Op.35. Lortie possiede una tecnica
perfetta ma a nostro avviso non in completa sintonia con il mondo del
primo romanticismo dei due grandi compositori.
Ottimo il livello interpretativo ma mancano quelle timbriche piene di
passionalità che i grandi interpreti romantici ci
hanno rivelato. Di tutt'altro
valore il brano che ha concluso il
programma: Gaspard de la nuit
di Maurice Ravel. In questo caso abbiamo ascoltato
un'interpretazione di eccellente qualità. Le sonorità leggere e
misurate e i contrasti timbrici che rimandano ad infinite impressioni
e suggestioni musicali,
rivelano l'affinità di Lortie con la
musica del primo Novecento di Ravel restituita
con una espressiva
e raffinata interpretazione. Splendido
l'incisivo
e luminoso bis da Petruska
di Igor Stravinskij, anche questo eseguito
sull'ottimo Gran coda Fazioli.
Successo di pubblico.
16
giugno
Cesare Guzzardella
A
Midsummer Night's Dream alla
Scala
Continuano al Teatro alla Scala le repliche
dell'opera di Benjamin Britten A
Midsummer Night's Dream, lavoro scritto
dal grande compositore inglese nel 1960 e
tratto dalla commedia di Shakespeare su libretto di Britten e
Pears. Nell'aprile
del 1961 l'opera in tre atti
ebbe anche un
allestimento nella sala del
Piermarini con la direzione di Nino Sanzogno
e in quell'occasione ottenne
un grande successo. La valida messinscena
(foto da Archivio Scala) di questi giorni vede la regia di Robert
Carsen, le scene e i costumi di Mchael Levine e la direzione musicale di
Sir Andrew Davis. Carsen aveva già
presentato l'opera nel 1991 in occasione del Festival di Aix-en-Provence
ma negli ultimi anni ha modificato la messinscena rendendola ancora più
fantasiosa e ricca di colori. Valido il cast vocale con una splendida ed
espressiva Rosemary Joshua nel ruolo di Tytania,
un buon David Daniels con una voce da controtenore poco voluminosa ma
chiara nel ruolo di Oberon, un teatrale Emil Wolk, molto divertente nel ruolo del
folletto Puck,
molto bravi anche Gordon Giez, David
Adam Moore, Deanne Meek, Erin Wall rispettivamente in Lisander,
Demetrius, Hermia ed Helena. Tra il divertente gruppo degli artigiani segnaliamo almeno
la voce piena ed intensamente espressiva di Matthew Rose nel ruolo di Nick
Bottom. Un plauso al bravissimo coro di voci bianche della Scala e
del Conservatorio preparato da Alfonso Caiani che nell'opera ha un ruolo
di primaria importanza. Ottima la direzione
di Sir Andrew Davis che ha ben evidenziato i bellissimi e
personali colori musicali di Britten, musicista che in Italia
meriterebbe una maggiore frequentazione. Grande successo di pubblico.
Prossime repliche il 13-15-17 giugno.
12
giugno
Cesare Guzzardella
Paul
Badura-Skoda per la "Società
dei Concerti"
Doveva esserci Olga Kern la brava e bella
pianista ascoltata spesso alle serate della Società
dei Concerti, ma un' improvvisa influenza ha costretto la
società concertistica milanese ad una subitanea sostituzione
e il cambio fortuito ha dato la possibilità al numerosissimo pubblico
intervenuto in Sala Verdi di ascoltare il grandissimo viennese Paul
Badura-Skoda. Quasi ottantadue anni portati benissimo per un pianista
che segue in modo splendido la
tradizione interpretativa classica che ha in
Edwin Fischer il principale riferimento. Oltre
sessanta anni di carriera rivelano in modo indelebile la carriere di
questo grande artista che ancora oggi mantiene una freschezza
interpretativa unica. Il programma riservava tre capolavori, nonché
traguardi dell'interpretazione pianistica: l'ultima Sonata composta
rispettivamente da F.J. Haydn, da L.v.Beethoven e da F. Schubert,
rispettivamente nel 1798, nel 1822 e nel 1828. Mirabili le
interpretazioni di Badura-Skoda. La chiarezza melodica definita da un
luminoso suono nel complesso intreccio armonico, caratterizza
l'avvincente interpretazione del viennese. Anche il Beethoven più
difficile e complesso, quello appunto della Sonata
in Do min. Op.111, quello più ricco di contrasti armonici e di
arditezze timbriche e d'invenzione ,
è stato ottimamente interpretato. Tutto viennese poi
l'equilibrio sonoro e l'approccio della bellissima Sonata
in Si bem. Magg. D.960 di Schubert: profondamente espressivo l'Andante
sostenuto e strepitosi lo Scherzo
e l'Allegro vivace finale. Una
esecuzione raffinata e trasparente per un pianista che ci auguriamo
tutti superi i cent'anni di vita per poterlo ancora ascoltare ed
apprezzare. Due i bis
concessi: alcuni valzer di Schubert e una mazurca di Chopin. Grandissimo
successo. Da ricordare
11
giugno Cesare
Guzzardella
Grande
successo per Lang Lang alla
Scala
Lang Lang, pianista cinese tra i più richiesti
sulla scena mondiale, ha tenuto ieri sera un recital pianistico al
Teatro alla Scala impaginando un programma particolarmente variegato:
Schubert, Bartók, Debussy e Chopin. Nella prima parte della serata
abbiamo ascoltato la Sonata
in la magg. D. 959 di F. Schubert, composta
nell'ultimo anno di vita del compositore e autentico capolavoro di
equilibrio musicale e di invenzione melodica. Lang Lang è riuscito a
penetrare l'anima di Schubert in profondità donandoci una
interpretazione di altissima qualità,
definita da timbriche
con sfumature coloristiche ben dosate e una chiarezza espressiva
avvincente anche nell'uso dei pianissimo. La tendenza riflessiva
del pianista si è rivelata anche nel bellissimo Andantino. Cambio di
registro dopo l'intervallo con la Sonata
di Béla Bartók, lavoro del 1926 ricco di arditezze ritmiche ed
armoniche. Valida l'interpretazione di Lang Lang, capace di variare il
flusso sonoro passando dalla viscerale percussività dell'Allegro
moderato iniziale al più morbido e pensoso Sostento e pesante centrale, al folcloristico e ritmico Allegro
molto, reso particolarmente bene in ogni dettaglio. Ampia la
selezione scelta nei successivi Préludes
di C. Debussy con quattro brani dal primo libro e tre dal secondo. Il
Debussy di Lang Lang è molto particolare. La dilatazione dei tempi e la
sua visione "orientale" ben si addicono alla musica del
francese. I suoni diventano molto leggeri, i pianissimo quasi
impercettibili, come nelle note della celebre La
cathédrale engloutie. Da segnalare l'originale gestualità che
completa il suo modo di interpretare Debussy come nel grazioso Minstrels
dal sapore un po' americano o nel coloristico ed effetistico
Feux d'artifice.
L'originalità dell'interpretazione merità ulteriori approfondimenti di
ascolto. Il programma ufficiale terminava con la celebre
Polacca Op.53 "Eroica" di F. Chopin. L'interpretazione giocata su una
sicurezza esecutiva forse eccessiva non è stata all'altezza degli altri
brani ascoltati. Due i bis proposti, un brano popolare cinese, leggero
ma intensamente espressivo e il noto Studio Op.25 n.3 di Chopin
ben interpretato. Grandissimo successo e strette di mano al pubblico
delle prime file in un teatro al completo.
8
giugno
Cesare Guzzardella
Vladimir
Ashkenazy e la UECO per la Giornata Mondiale dell'Ambiente
Ieri sera Vladimir
Ashkenazy ha diretto la United
Europe Chamber Orchestra in Conservatorio in occasione della "Giornata
Mondiale dell'Ambiente". Il
programma, introdotto da Joachim Gretz
-ingegnere esperto di energia e ambiente- , prevedeva
musiche di Mendelssohn e Mozart e insieme alla
valida Orchestra della UECO sono saliti sul palco i pianisti Massimo
Palumbo e Vovka Ashkenazy, primogenito del celebre pianista-direttore,
la violinista Suela Mullaj ed il
soprano Eun-Hye Shin. Il concerto è stato introdotto dall'Ouverture La
bella Melusina Op.32, pagina
sinfonica di estrema freschezza ottimamente interpretata da Ashkenazy
senior. Il secondo brano
mendelssohniano ha messo in rilievo le qualità solistiche di
Suela Mullaj e di Massimo Palumbo, entrambi
fondatori otto anni orsono della UECO. Il
Concerto in Re min. per violino e pianoforte e orchestra è
infatti una composizione ricca di idee
musicali, con un lungo Allegro iniziale,
nella quale il duo cameristico ha un ruolo
preminente, mentre l'orchestra, dopo una rilevante introduzione, ha
una funzione d'appoggio. La secondo parte del concerto ha inizialmente
messo in risalto le ottime
qualità interpretative del soprano Eun-Hye Shin che si è rivelata
attraverso tre splendide arie mozartiane: Vado,
ma dove?, Conservati fedele
e Chi sa, chi sa, qual sia.
Gran finale con il delizioso Concerto
per due pianoforti n.10 in Mi bem. Magg. K. 365 del Maestro
salisburghese che ha evidenziato la perfetta sintonia dei solisti Vovka
Ashkenazy e Massimo Palumbo,
entrambi raffinati e precisi interpreti, e l'equilibrata direzione del
grande Ashkenazy. Grandissimo successo di pubblico e omaggi floreali a
tutti gli interpreti.
6 giugno
Cesare Guzzardella
Rizzi,
Dindo e Ceccato all'Auditorium per il ciclo Brahms
Questa sera ultimo concerto sinfonico per
l'Orchestra Sinfonica Verdi diretta Aldo Ceccato per il ciclo Brahms,
uno degli «eventi» della stagione classica di quest'anno che vede sul
palco dell'Auditorium alcuni
tra i massimi interpreti italiani. Ieri sera nel terzo
appuntamento abbiamo ascoltato il Concerto
per violino, viloncello e orchestra in La min. Op.102, ultimo
lavoro sinfonico del musicista di Amburgo, con due solisti di primo
ordine, Marco Rizzi ed Enrico Dindo. Dopo
la splendida interpretazione del più noto concerto per violino di
alcune sere orsono, ritroviamo Rizzi duettare con Dindo, uno dei più
prestigiosi violoncelli della scena internazionale. Ottima
la direzione di Ceccato e l'equilibrata intesa
con i solisti. Al termine un bis splendido con una trascrizione per
violino e violoncello di una Passacaglia di Händel-Halvorsen
eseguita in modo superlativo con
energia, passione e intesa perfetta. Pubblico entusiasta ed ovazione
finale. La
Sinfonia n.4 in Mi min. Op.98 concludeva
la serata. Ancora una volta Ceccato ci è apparso un direttore che
trova in Brahms un sicuro riferimento
interpretativo. Attraverso una gestualità essenziale ha trasmesso
all'ottima Verdi ogni minimo dettaglio tecnico-espressivo. Grande
successo e sala al completo. Questa sera per il
Concerto n.2 Op.83 troveremo solista al pianoforte l'ottimo
Benedetto Lupo. Seguirà
la Sinfonia n.2 Op.73.
4 giugno
C.G.
MAGGIO
Aldo Ceccato e Marco Rizzi con la
Verdi all’Auditorium
Ieri sera all'Auditorium
milanese secondo dei quattro concerti previsti per la Sinfonica
Verdi diretta da Aldo
Ceccato e dedicati all'integrale sinfonica
di J. Brahms. In
programma il celebre Concerto
in Re magg. per violino e orchestra Op.77 e la
Sinfonia N.3 in Fa magg. Op. 90. Violino
solista un eccellente Marco Rizzi. Vincitore di alcuni tra i più
importanti concorsi internazionali come ad esempio il
Cajkovskij di Mosca, Rizzi, coadiuvato dall’ ottima direzione di
Ceccato, ha espresso qualità interpretative
di altissimo livello, sia per la sicurezza tecnica ed espressiva
dimostrate con il sonoro Guarneri del Gesù, sia per l' approccio
estetico scelto, in perfetta sintonia con un Brahms profondo quale
quello di Ceccato. Il
rigore formale della suo modo espressivo e la perfetta interiorizzazione
dello stile brahmsiano hanno reso memorabile questa interpretazione
specie nel corposo Allegro non
troppo iniziale e nell'Allegro
giocoso finale. Perfetta l'intesa con il direttore che ha in Brahms
uno dei musicisti prediletti. Bellissimi i due bis concessi da Rizzi,
con un Bach di una eleganza stupefacente. Dopo l'intervallo è stata
eseguita una delle sinfonie brahmsiane più celebri, la Terza.
Interpretazione chiara ed espressiva con una Orchestra Verdi avvincente
soprattutto nei due movimemti conclusivi. Bravissimi tutti i solisti che
come sempre si esprimono benissimo quando hanno un direttore
all’altezza come l’esperto e valente Ceccato. Prossimi concerti
brahmsiani il 3 e il 4 giugno
30 maggio
Cesare
Guzzardella
Assassinio
nella cattedrale alla
Scala
Continuano fino al 12 giugno al Teatro alla Scala
le repliche dell'opera lirica di Idebrando Pizzetti Assassinio
nella cattedrale dal dramma di T.S. Eliot. La messinscena
nella nuova produzione scaligera vede
la regia, le scene e i costumi di Yannis Kokkos (foto di M.
Brescia-Archivio Scala) e la direzione musicale di Donato
Renzetti. Pizzetti, nato a Parma nel 1880,
appartiene, insieme a Casella, Malipiero, Respighi e non molti altri,
alla generazione dell'Ottanta, e insieme agli illustri colleghi ha
contribuito ad orientare la cultura musicale della prima metà del
Novecento in senso italiano, soprattutto attraverso la sua feconda
produzione lirica. Autore
di molte opere spesso dimenticate, ha trovato come compagno di lavoro
Gianandrea Gavazzeni, grande direttore scaligero che ha creduto molto
nelle sue qualità di musicista portando nel teatro di Piermarini, in
prima esecuzione, numerosi suoi
lavori e tra questi, nel 1958, Assassinio nella cattedrale. Il Teatro
alla Scala nel centenario dalla nascita del Maestro Gavazzeni ha pensato
di riportare sulla scena l'opera di Pizzetti che mancava da Milano dal
1969. Le rappresentazioni, fino ad ora hanno ottenuto un grande successo
di pubblico. Valide la regia e l'austera scenografia del greco Kokkos
unitamente alla equilibrata direzione di Renzetti e alla splendida
coralità supportata da Bruno Casoni. L'ottimo cast vocale ha trovato
nella espressiva voce di Tommaso Furlanetto, nel ruolo di Tommaso
Becket, il suo punto di forza. Interessante la tradizionale ma personale
musica pizzettiana che ha nella
evidente teatralità una sua significativa ragione di essere. Prossime
repliche il 29 maggio e l'1-5-8-12 giugno.
28 maggio
C.G.
TRITTICO
NOVECENTO alla Scala
Jiří Kylián, geniale coreografo praghese, vincitore di premi
prestigiosi e insignito in questi anni di alte onorificenze in Olanda,
Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, ideò il balletto Bella Figura, il
primo del Trittico, nel 1995, su musiche di Foss, Pergolesi, Marcello,
Vivaldi e Torelli. Il titolo, in italiano, richiama il doppio
significato dell’espressione: bel corpo, bella “presenza”, oppure
capacità di risolvere bene una situazione problematica e di mostrarsiag
li altri in modo positivo, vincente. Il balletto è straordinario: i corpi
dei ballerini (foto di M.Brescia-Archivio Scala) si muovono utilizzando
ogni muscolo e articolazione delle braccia, delle gambe e della schiena
con apparente facilità, seguendo la musica in fusione con essa,
avvolgendosi nel sipario, richiudendosi tra le membra, in una nascita e
rinascita continua. Il balletto inizia nel silenzio e si conclude nello
stesso modo, invitando lo spettatore alla meditazione. I corpi sono
avvolti da calzamaglie color carne, oppure in bianco, in nero, o in
rosso, o a torso nudo – uomini e donne, uguali nella loro sensuale
fisicità - con vaporose gonne rosse, colori che ricordano tuniche di
monaci e riti religiosi. Lo Stabat Mater accompagna i danzatori come se
nuotassero nell’aria, che viene pervasa da un raffinatissimo erotismo.
Si deve invece tornare a ottant’anni fa (1928) per la prima assoluta a
Parigi del secondo balletto del Trittico, l’Apollo di George
Balanchine, che aveva lavorato in stretta collaborazione con
Igor’Stravinskij, autore delle musiche. Il coreografo riuscì a
interpretare e condividere gli aspetti formali della musica di
Stravinskij, creando un balletto “neoclassico” – nel senso datogli
dal grande compositore - che ebbe grande successo. Il titolo originario
era Apollon musagète: fu lo stesso Balanchine a semplificarlo,
cinquant’anni dopo, insieme a una serie di modifiche, sia
scenografiche che di costumi, che spogliarono il balletto di alcuni
aspetti narrativi rendendolo più astratto. Il mito di Apollo ispira una
grande celebrazione della musica e della danza: il bellissimo pas de
deux del dio e dell’eletta musa Tersicore ne segna il culmine
simbolico. A chiudere il Trittico, Voluntaries, su musica di Francis
Poulenc (Concerto per organo, archi e timpani, del 1938) presentato nel
1973 da Glen Tetley, coreografo statunitense scomparso ottantenne due
anni fa. E’ un balletto splendido, che segue la struttura del
magnifico concerto e porta lo spettatore in una dimensione quasi
cosmica, in uno spazio-tempo di luce pura, note musicali e corpi
danzanti in sintonia con la creazione dell’universo, con la vita e con
la morte. Molto applauditi gli interpreti e tutto il corpo di ballo del
Teatro alla Scala, insieme al Direttore Marcello Rota. Ultima
replica sabato 23 maggio.
22 maggio 2009
Anna Busca
Christian
Zacharias e la Verdi in Auditorium
Ieri sera all'Auditorium
milanese, sul podio dell'Orchestra Sinfonica Verdi abbiamo
trovato Christian Zacharias, eccellente pianista tedesco,
vincitore di importanti Concorsi Internazionali: quello di Ginevra nel
1969, il Van Cliburn nel 1973 e il Ravel di Parigi nel 1975. Nel 1992 ha
debuttato come direttore d'orchestra
e da allora alterna le due attività, spesso espletate
contemporaneamente come nel bellissimo Concerto -il
n.22 in Mi bemolle magg. per pianoforte e orch. K.482
- di W.A. Mozart che ha introdotto la serata. Di
grande qualità la resa interpretativa sia pianistica che direttoriale.
Zacharias appartiene a quella rara categoria di interpreti, e sono
veramente pochi, che eccellono sia come solisti che nella direzione
d'orchestra. Nel concerto mazartiano, ma anche nel brano successivo,
Sei danze tedesche D820 di F. Schubert, eseguite prima al pianoforte
(in fuori programma) poi con la mirabile orchestrazione di Anton Webern,
abbiamo ritrovato un pianista-direttore che riporta tutta la bellezza
estetica dell'interpretazione solistica -molto viennese, fatta di tenue
e raffinate sfumature - anche nell'orchestra. Dobbiamo pure constatare
che la Sinfonica Verdi ha perfettamente acquisito gli insegnamenti di
Zacharias suonando benissimo e dimostrando di essere una splendida
orchestra, molto duttile che con i grandi direttori alza immediatamente
il suo livello interpretativo. Bellissima anche la Sinfonia
n. 6 in Do magg. D 589 "La Piccola" di Schubert che ha
concluso il concerto. Grandissimo successo di pubblico.
Ultima replica domenica, 24 maggio.
22 maggio
Cesare Guzzardella
La violinista
Shoji in Stravinskji e un raro Respighi all'Auditorium
L'ultima replica nel concerto domenicale
dell'Auditurium ha visto ieri sul
podio della Sifonica Verdi il direttore Francesco Maria Colombo. In
pragramma brani del primo Novecento di Stravinskij e di Respighi. Il Concerto per Violino e Orchestra in Re
maggiore è un lavoro in stile neoclassico del compositore
russo scritto nel 1931 e rilevante anche per l'ottima scrittura del
violino solista. La violinista giapponese Sayaka Shoji, ottima
interprete, ha espresso determinazione nell'eseguire i notevoli
virtuosismi dei quattro movimenti del concerto. Il timbro incisivo ed
espressivo del violino è stato sostenuto anche dall'ottima direzione di
F.M.Colombo. Ricordiamo che la Shoji è stata l'artista più giovane a
vincere nel 1999 il prestigioso Premio Paganini di Genova e vanta
collaborazioni con le maggiori orchestre internazionali.
Splendido il brano bachiano proposto come bis. Dopo l'intervallo
abbiamo ascoltaro una rarità assoluta di Ottorino Respighi: Belkis Regina di Saba . La coreografia in sette quadri musicata dal
compositore romano nel 1931, andò in scena al Teatro alla Scala nel
gennaio del '32 e ottenne un grandissimo successo anche per lo sfarzo
scenografico della messinscena. Da allora le musiche che accompagnano il
lavoro coreografico non sono state più eseguite in modo completo. Gli
oltre ottanta minuti di danze prevedono nel primo e quarto quadro
l'intervento di una voce narrante, ieri sostenuta dal bravo Roberto
Corona, di un coro, e nel sesto quadro di una voce da mezzosoprano. Le
bellissime danze, oltre dodici, e gli altri momenti musicali che si
succedono nell'interessante lavoro respighiano ci rivelano le
caratteristiche peculiari della musica del compositore che oltre ad una
capacità di orchestrazione eccellente ha un modo di melodiare e di
colorare la musica molto personale e riconoscibile per la sua
traparenza, anche se in alcuni frangenti risultano evidenti le influenze
di alcuni compositori del passato o a lui contemporanei come Rimskij-Korsakov
o Igor Stravinskij. Molto valide la direzione di F.M.Colombo, la parte
corale preparata da Erina Gambarini e, per bellezza timbrica, la voce
solista della novarese Manuela Custer. Grandissimo successo di pubblico.
18 maggio
Cesare Guzzardella
Francesco
e Vincenzo De Stefano in Conservatorio per le Serate
Musicali
Sono molto bravi
i gemelli calabresi Francesco e
Vincenzo De Stefano, pianisti da sempre, con un diploma a quindici anni
e una serie sterminata di vittorie in decine di concorsi
interrnazionali. A soli ventitre
anni hanno suonato in mezzo mondo e finalmente abbiamo avuto modo di
ascoltarli nel concerto organizzato da Serate
Musicali di fronte ad un pubblico non numeroso ma sicuramente
preparato. Il programma, molto impegnativo, prevedeva musiche per due
pianoforti di Liszt, Rachmaninov, Lutoslawsky e Ravel. Brani noti come
le Reminiscenze dal Don Giovanni e
la Parafrasi
dal Rigoletto di Liszt
(nell'ottima trascrizione per due pianoforti di A.Gottlieb), le Suite n.1 Op.5 «Fantasie Tableaux» -con
i movimenti anticipati dalla lettura di brevi poesie di grandi autori
russi- e la Suite
n.17 Op.2 di Rachmaninov,
La Valse di Ravel; brani meno frequentati come le
bellissime Variazioni su un tema
di Paganini di Witold Lutoslawski. Quello che subito stupisce
ascoltando i due pianisti, uno con i capelli corti e dalla presenza
scenica più estroversa e l'altro con i capelli molto lunghi e con
atteggiamento più introverso, è la perfetta intesa musicale definita
da una sincrona scansione ritmica del flusso sonoro che sembra provenire
da un unico interprete. Avvincente il modo di melodiare, delicato ed
espressivo, e l'evoluzione dinamica e agogica del fraseggio. Ottime
tutte le non facili interpretazioni, espressione di quel virtuosismo
musicale pianistico che trova in Liszt il primo grande innovatore e in
Ravel, grande colorista, e soprattutto in Rachmaninov, degni
continuatori. Splendidi i due bis proposti: Fast
Lane, un frizzante brano jazz del tedesco Marcel Bergmann e una danza ungherese a quattro mani di Brahms. Grandissimo
successo per i due gemelli-pianisti che speriamo di riascoltare
al più presto.
16
maggio
Cesare Guzzardella
Massimiliano
Ferrati al Teatro Coccia di Novara
Il pubblico, ridotto ma affezionato, della
Stagione concertistica da Camera di Novara, ha potuto ascoltare per la
prima volta (se non andiamo errati) il pianista Massimiliano Ferrati,
nel concerto del 13 maggio, al Teatro Coccia. Trentanovenne di Adria,
dopo essersi diplomato presso il Conservatorio della sua
città, Ferrati ha proseguito gli studi con Maestri come P.Badura-Skoda
e M. Perticaroli, affermandosi in importanti concorsi pianistici
internazionali, quali il Busoni e il Rubinstein di Tel Aviv. A
Novara ha presentato un programma accattivante, impaginato come
una sorta di esemplificazione dello sviluppo delle forme pianistiche
nella musica europea fra ‘700 e ‘800: Haydn
con l’Andante e Variazioni in Fa minore Hob XVII n. 6;
Beethoven di cui Ferrati ha suonato la sublime Sonata n. 32 in do
minore op.111; Mendelssohn (6 Romanze senza parole op. 19);
Chopin con la sempre affascinante Sonata n. 3 in si minore op. 58.
Il nostro giudizio sull’esecuzione di Ferrati è di
più che convinto apprezzamento: di lui ci sono piaciute molto la
musicale fluidità e la nitida pulizia formale nell’approccio alla
pagina, unite ad una notevole duttililità interpretativa, capace di
adagiarsi nelle aggraziate melodie ancora settecentesche di Haydn, come
di dare voce alle ansie romantiche del moto perpetuo di crome della
romanza mendelssohniana n. 5 op. 19 o all’intreccio di intensa
contabilità e scintillante virtuosismo proprio della scrittura
chopiniana, resa con notevole espressione emotiva. Confessiamo che
attendevamo con particolare interesse Ferrati al varco dell’op. 111,
vero banco di prova per un pianista, per la stupefacente poliedricità
del linguaggio musicale, propria del Beethoven del ‘terzo stile’.
Qui il pianismo dinamico di Ferrati si è brillantemente confermato, fin
dall’apertura quasi rissosa con le continue fratture ritmiche e certe
coloriture improvvise di dolcissima musicalità, rese al meglio
dall’esecutore. Perfette la padronanza tecnica della complessa
scrittura contrappuntistica, la vocalità interiore della pura melodia
dell’arietta, la sapienza vellutata del tocco nelle
Variazioni finali, con il loro rutilante gioco di trilli. Chi ha
avuto la fortuna, nella vita, di ascoltare un’ esecuzione
beethoveniana di Badura
Skoda avrà qui riconosciuto un suo degno allievo! Lunghi e calorosi gli
applausi, dopo il bis di rito, un Notturno di Chopin.
15
maggio Bruno Busca
Presentata al Dal Verme la 65°Stagione de I
Pomeriggi Musicali
E' stata presentata
ieri al Dal Verme la Stagione 2009-2010 dei Pomeriggi
Musicali alla presenza di autorità politiche del Comune, della
Provincia e della Regione. Il nuovo direttore artistico, M.tro Ivan Fedele,
stimato compositore tra i più eseguiti in Europa,
ha illustrato le caratteristiche della nuova stagione musicale
che riserva una importante novità per quel che riguarda la musica
contemporanea. Una sezione di sei concerti con brani di quasi tutti
autori viventi denominata Koiné, curata integralmente da Fedele, viene
inserita nel programma di concerti che inizieranno
il 29 ottobre e termineranno il 22
maggio. Di primo livello gli interpreti partecipanti
con concertisti quali Leshenco,
Larsson, Lucchesini, Segre, Zimmermann e molti altri. Nella rassegna di
musica contemporanea segnaliamo la presenza di affermati compositori:
Boulez, Donatoni, Carter, Adams, Romitelli, Solbiati, Francesconi,
Bertrand, Delahoche, Momi, Rivas, Zappa e tanti altri. Direttore stabile
il M.tro Antonello Manacorda. Si preannuncia una stagione di grande
qualità. Per maggior informazioni: http://www.dalverme.org/pomeriggi.php
15
maggio
Cesare Guzzardella
Perényi
e Schiff in duo per la Società
del Quartetto
Suonano spesso insieme il violoncellista Miklós
Perényi e il pianista András Schiff, entrambi ungheresi di Bedapest.
Hanno all'attivo, in duo, importanti incisioni discografiche spesso
premiate come le Sonate per violoncello
e pianoforte di L.v. Beethoven incise nel 2004 e premiate con il Cannes
Classical Award 2005. Ieri sera si sono incontrati per uno splendido
concerto organizzato dalla Società
del Quartetto proponendo, al numeroso pubblico intervenuto in Sala
Verdi, un riuscito programma che alternava tre Sonate per violoncello e pianoforte di J.S. Bach (n.1-3-2)
alla Sonata n.1 in Mi min. Op.38 di J. Brahms e a quella n.3
in La magg. Op. 69 di L.v. Beethoven. Di rilievo l'equilibrio che si
è sviluppato nel corso delle esecuzioni: ma quando due grandi suonano
insieme, spesso il risultato è eccellente. In effetti lo stile
di Schiff che ha nel misurato equilibrio delle parti, nella
bellezza melodica e nella riflessiva espressività le migliori qualità,
si è ben sposato con il melodioso e dolce violoncello di
Perényi. Insieme hanno realizzato una esecuzione riflessiva, mai
frettolosa,
della sonata brahmsiana
interpretata con un andatura più lenta di quelle cui siamo abituati. I
due artisti ci hanno anche fatto ascoltare un ottimo Bach e una stupenda
Sonata di Beethoven resa con stupefacente nitore espressivo da entrambi.
Ultimo regalo un super-bis: le Variazioni
su un aria dal Flauto Magico di Mozart , ancora di Beethoven. Da
manuale. Grandissimo successo.
13 maggio
Cesare Guzzardella
Leonard Slatkin all'Auditorium milanese
Torna spesso il direttore statunitense Leonard
Slatkin all'Auditorium milanese alla guida dell Orchestra Sinfonica
Verdi e, nella replica di ieri
pomeriggio,
ha riproposto l'ottimo impaginato che
nella prima parte prevedeva
autori americani molto vicini alla sua cultura musicale: Bernstein,
Corigliano e Barber. Del
più noto, musicista e grande direttore
d'orchestra, Leonard Bernstein (1918-1990) abbiamo ascoltato la
celebre Ouverture dall'opera Candide.
Brano spesso inserito autonomamente
nei programmi da concerto, riassume in maniera esemplare i temi
principali dello splendido lavoro lirico. Molto rapida e scintillante la
direzione di Slatkin. Elegy for
Orchestra del newyorkese John
Corigliano (1938) è una breve composizione sinfonica
- circa sette minuti - scritta
nel 1966 che riassume le modalità
compositive di Corigliano. Legato
agli insegnamenti di Copland, Barber, Piston,
ecc. trova nell'uso della tonalità, nello stile di scrittura
neo-romantico e nell'esemplare capacità di orchestrazione,
ricca di scintillanti sonorità, alcune
caratteristica della personale scrittura.
Ricordiamo che Corigliano è un anche un affermato autore di colonne
sonore. Ottima la resa
interpretativa. Con la Sinfonia
n.1 Op.9 di Samuel Barber (1910-1981) siamo arrivati al brano più
impegnativo della prima parte del concerto. In un unico movimento, la
Sinfonia di Barber, prima delle due composte, è un lavoro del 1936
dedicato a Gian Carlo Menotti, grande amico del compositore. Il brano rivela
abilità orchestrale nel definire la molteplicità dei temi presenti nel
lavoro. Ache Barber è importante, insieme a Copland, Bernstein e pochi
altri, per avere consolidato un linguaggio che partendo dalla tradizione
europea trova caratteri riconoscibili tipicamente americani. Piena di
energia l'interpretazione di Slatkin e dell'ottima orchestra. Dopo
l'intervallo abbiamo ascoltato una valida interpretazione della Sinfonia
n.8 in Sol. Magg. di A. Dvoràk . Grandissimo successo di pubblico.
11
maggio
C.G.
Shlomo Mintz
e la Camerata Ducale di Torino al Teatro Civico di Vercelli
Un grande solista e direttore d’orchestra: Shlomo Mintz; un’ottima
orchestra, la Camerata Ducale di Torino, per l’occasione integrata da
strumentisti del Regio e dell’Orchestra della Rai; una musica di
intramontabile bellezza, quella di Mendelssohn-Bartholdy. Questi gli
ingredienti con i quali la benemerita associazione
Festival Viotti di Vercelli, ieri sera 9 maggio al Teatro Civico, ha
confezionato il bellissimo concerto conclusivo della stagione 2008-2009,
unendosi alle celebrazioni del duecentesimo anniversario
mendelssohniano, in corso un po’ ovunque in Italia. Il programma
proponeva tre gemme tra le più celebri di quel prezioso tesoro che è
l’opera del compositore amburghese: l’Ouverture “Ein Sommernachtstraum” op. 21, il Concerto in mi minore per
violino
e orchestra op.61 e infine la Sinfonia n. 3 in la minore
“Scozzese”op. 56. L’esecuzione offerta è stata semplicemente
esemplare: ci ha, ancora una volta, positivamente sorpreso
la Camerata Ducale, complesso che meriterebbe di essere conosciuto più
di quanto non sia nel nostro distratto Paese. Pur misurandosi con un
programma inconsueto nel suo repertorio (che privilegia la musica del
‘700, in particolare italiana, Viotti in primo luogo), la compagine
torinese ha saputo sposare perfettamente la limpida grazia del
linguaggio musicale a lei più familiare con l’ispirazione romantica
delle composizioni mendelssohniane, dall’atmosfera incantata e
fiabesca del Sogno shakespeariano alla dolorosa malinconia
dell’Allegretto non troppo del Concerto, all’esultante crescendo
dello sviluppo del primo tempo della sinfonia. Perfettamente
sincronizzata nei diversi reparti, brillante e vigorosa negli
archi, la Camerata ha ieri dimostrato anche tutto il valore della sua
sezione fiati, messa alla prova soprattutto dalla partitura della
Scozzese, con quel suggestivo “effetto cornamusa” ricorrente
nel tessuto timbrico dell’opera, dato dall’impasto di clarinetti,
oboi e fagotti. Superlativa l’interpretazione di Mintz, nella doppia
veste di direttore e di solista: la tersa, fluente melodiosità
dell’orchestra, precisa nei fraseggi, sicura negli ‘stacchi’ dei
tempi, pareva irradiarsi, con luminosa continuità, dalle corde del
violino del Maestro. Del ‘suono’ di Mintz ci ha affascinato la
particolare vibrazione, capace di unire canto e passione, aderendo con
pieno abbandono ai continui trapassi dal ‘cantabile
riflessivo-malinconico’ alla più arguta briosità, che sono la cifra
più caratteristica del concerto di Mendelssohn. Quel “tocco di
perpetua giovinezza” che Giorgio Pestelli avverte nella musica del
grande compositore romantico, è davvero risuonato ieri grazie al
violino di Mintz, che si è anche esibito in due bis, dai Capricci
di Paganini. Al termine del concerto, dopo gli scroscianti applausi di
una platea, come sempre numerosa e appassionata, ha rivolto il suo
ringraziamento ai musicisti e al pubblico l’assessore alla cultura del
comune di Vercelli, dott. Fossale, che vogliamo qui additare come
rarissimo, luminoso esempio di politico italiano entusiasta e tenace
paladino di una politica di sostegno pubblico alla cultura e alla
musica. I risultati? Vercelli in cinque anni è passata dal 37° al 15°
posto nella graduatoria della qualità della vita culturale nelle città
italiane!
10 maggio Bruno
Busca.
All’Auditorium
di Milano un concerto della Filarmonica
“Arturo Toscanini” diretta da Tan Dun
Giovedì, 7 maggio si è tenuto un
interessante concerto sinfonico dell’emiliana Filarmonica “Arturo
Toscanini” presso l’Auditorium milanese. Sul podio il
direttore-compositore cinese Tan Dun, musicista particolarmente
affermato nel mondo, autore di valide composizioni sinfoniche, liriche,
cameristiche e di originali colonne sonore per importanti film (La tigre
e il dragone, ecc.). In
programma la “Danza ritual del fuego” da “El amor brujo”
di Manuel De Falla, il Concerto per chitarra e orchestra
di Tan Dun in prima esecuzione italiana, “The Unanswered
question” (a Cosmic Landscape) di Charles Ives e per finire “Death
and fire. Dialogue with Paul Klee”, ancora del compositore cinese.
In apertura abbiamo ascoltato l’opera di Manuel De Falla la “Danza
ritual del fuego”, appagante nei suoi ritmi spagnoli ottenuti
direttamente dai pizzicati e dai suoni degli strumenti. Clou della
serata era il Concerto
per chitarra e orchestra di Tan Dun, che l’affermata chitarrista
americana Sharon Isbin ha
ben eseguito e interpretato. La parte per chitarra era ricca di tremoli
e glissati, con incisi che
richiamavano
la tradizione musicale cinese, intercalati da ritmi e battiti di
flamenco. La chitarra era necessariamente dotata di amplificazione
esterna, data la ricchezza dell’orchestrazione e la presenza di uno
svariato numero di percussioni. D’altra
parte le sonorità e i timbri degli strumenti dell’orchestra erano
accuratamente “dosati” per creare un dialogo con la chitarra. Al
termine dell’esecuzione, Sharon Isbin ha splendidamente
suonato un Valse venezuelano di Antonio Lauro. Molto interessante
“The Unanswered question” di Ives, una composizione del 1906;
l’equilibrio e la tradizione tonale degli archi si scontravano con
l’atonalità della tromba e i cromatismi degli altri fiati,
genialmente disposti in posizione contrapposta, in alto, nella galleria
dell’Auditorium. Infine
nella “Death and fire. Dialogue
with Paul Klee” l’ascoltatore-spettatore
rimane coinvolto e sorpreso
dalle infinite varietà timbriche, espressive, ritmiche e “gestuali”
presenti nell’opera; c’è un formidabile arsenale di
strumenti a percussione di ogni genere, dai gong alle campane tubolari,
alle campane cinesi fino alle marimba, oltre ai soliti conosciuti; ad
essi si aggiungono a volte voci, urla e sibili degli orchestrali. La
sinfonia è composta di
dieci movimenti, dei quali sette sono ispirati ad alcuni dipinti di Paul
Klee. Al termine fragorosi sono stati gli
applausi del numeroso pubblico intervenuto. http://www.fondazionetoscanini.it/index.asp
9
maggio
Alberto Cipriani
Kit
Armstrong per la Società
del Quartetto
E' difficile esprimere delle valutazioni certe
quando ci si trova di fronte interpreti molto giovani. Si rimane spesso
condizionati dall'età e si tende ad esprimere pareri che hanno un
valore provvisorio. Ma
riferendoci al giovanissimo pianista californiano Kit Armstrong,
ascoltato martedì sera per i concerti del Quartetto,
alcuni elementi certi ci sono. Ad appena 17 anni suonare Bach o
Mozart come Kit ha fatto non lascia alcun dubbio sulle sue qualità.
Le 15
Invenzioni a due voci BWV 772-786 del Maestro di Eisenach e
la Sonata in Re magg. K.576 di
quello di Salisburgo, sono state eseguite, nella prima parte del
concerto, splendidamente. Le sonorità pianistiche di Armstrong giocano su un
equilibrio formale dove la ricerca della perfezione, riferita anche alla
limpidezza timbrica di ogni
singola nota, viene immediatamente evidenziata. Ricordiamo che Armstrong, anche
compositore e prodigio
che eccelle nella matematica e nelle lingue - ne conosce almeno cinque-
ha come maestro Alfred Brendel (presente in Sala Verdi). Da questo
grande pianista eredita modalità interpretative nelle quali
l'equilibrio complessivo dei brani e l'attenzione ai particolari,
espressi da una classicità oggettiva, stanno
alla base del linguaggio espressivo. Dopo l'intervallo abbiamo ascoltato
come primo brano una sua recente composizione pianistica, Message in a cabbage, nella quale ci sono riferimenti a classici
del Primo Novecento come Schönberg o Webern, o del Secondo, come Ligeti.
Il modo di presentare il materiale sonoro di questa
interessante composizione è sempre ricco di attenzione al bel suono e
ad una perfetta divisione del tempo. Validi anche gli ultimi brani
in programma: il Notturno
Op.27 n.2 di Chopin e tre Preludi
dal primo libro di Debussy, ma soprattutto le Variations Sérieuses in
Re min. Op. 54 di Mendelssohn interpretate con maturità espressiva.
Eccellente il bis proposto: di Franz Liszt, da Années de Pèlerinage-terzo
anno, " Les jeux d'eaux à la Villa d'Este".
Grandissimo successo di pubblico per
un concerto da non dimenticare e con un artista da seguire nella sua carriera.
7
maggio Cesare
Guzzardella
Il Duo Laffranchini-Rebaudengo al Coccia
di Novara
Al
Teatro Coccia di Novara si è esibito ieri sera, 5 Maggio, il duo
violoncello-pianoforte, formato da Sandro Laffranchini e Andrea
Rebaudengo. Laffranchini
(nato nel 1974), allievo di Brunello e Filippini,
è
dal 2000 Primo Violoncello solista dell’Orchestra del Teatro e della
Filarmonica della Scala, mentre Rebaudengo, pesarese
del 1972, studi con Bordoni, Berman e Lonquich, si è segnalato
in numerosi concorsi internazionali, fra i quali va citato almeno il
prestigioso R. Schumann di Zwickau del 2000. I due, oltre ad avere alle
spalle un ormai nutrito curriculum di prestazioni solistiche, suonano
insieme dal 1993, dopo aver studiato entrambi al Conservatorio di
Milano. Al pubblico novarese hanno presentato un programma interamente
dedicato a Mendellsohn, offrendo così la possibilità di apprezzare
pagine non notissime della vasta produzione del grande romantico
tedesco: due sonate per Violoncello e pianoforte, l’op. 58 n. 2 in re maggiore (1843) e la op. 45 n. 1 in si bemolle maggiore (1838), insieme con le Variazioni
concertanti op.17 (1829)
e la Romanza senza
parole op.109 (1845, si badi: anche questo è un brano per
violoncello e pianoforte!). Nel complesso si tratta di opere improntate
al carattere più tipico della musica di Mendelssohn, cioè quella
tensione alle forme trasparenti e perfette, alla serena limpidezza
melodica, fatta di costruzione simmetrica della frase e di assoluta
chiarezza del tracciato armonico, che raggiunge a nostro avviso
l’apice nella meravigliosa melodia della Romanza. Non mancano peraltro
momenti pervasi da un brivido d’inquietudine, come il misterioso tema
dell’Andante dell’op.45 o i cromatismi della settima Variazione
dell’op. 17. L’esecuzione ci è parsa tecnicamente ineccepibile,
rispettosa del perfetto equilibrio fra le parti strumentali
caratteristico di queste composizioni, ma talvolta priva di vera
risonanza interiore, un po’ piatta nel colore, in particolare nel
pianoforte, mentre il violoncello ha mostrato qualche difficoltà di
resa timbrica nelle note gravi. Il pubblico presente ha comunque
espresso un caloroso apprezzamento, salutando i due strumentisti, alla
fine del concerto, con un caloroso applauso.
6
maggio 2009 Bruno Busca
Freddy
Kempf per le Serate Musicali
Puntualmente torna a Milano per le Serate
Musicali il trentaduenne pianista londinese Freddy Kempf. Il
concerto del 4 maggio in Sala Verdi ha ancora una volta evidenziato le
sorprendenti qualità del pianista e la
sua versatilità. I primi settantaquattrominuti di musica della prima
parte del concerto ci hanno riservato un capolavoro assoluto di
J.S.Bach, le Variazioni Goldberg BWV 988, 30 variazioni su
una semplice Aria, ripetuta poi a conclusione. Scritte tra il 1740 e il
1745, rappresentano uno dei momenti più elevati dell'arte
contrappuntistica bachiana. Originariamente scritte per clavicembalo, le
Goldberg assumono al pianoforte un significato ancor più
interessante per le possibilità timbriche che il moderno strumento ci
offre. Kempf ha affrontato in
modo ineccepibile gli infiniti contrasti dei brani attraverso
un'interpretazione prettamente pianistica, definita da sonorità
vellutate dove i contrasti tra i pianissimi e i forti, tra
gli andamenti lenti e le rapide serpintine di note, si succedono con
grande equilibrio, grande espressività, raggiungendo quella sublime
bellezza estetica che la musica del grande tedesco rappresenta. Dopo
l'intervallo cambio di registro e di clima musicale con brani
virtuosistici del secondo Ottocento di Liszt. La Parafrasi da
concerto sul Rigoletto, La Morte di Isotta, trascrizione
lisztiana da Wagner, e un brano interamente di Liszt , la Rapsodia
n.6 in Re bem.magg.
Passando da Bach a Liszt, il grande Kempf sembra trasformarsi. Da
eccellente ed equilibrato interprete settecentesco si passa al grande
virtuoso che trova forse nel pianismo di .V.Horowitz un riferimento
ideale. Le sue sicure mani hanno espresso grandi momenti musicali,
ricchi di contrasti e di raffinata melodicità. Anche i bis proposti,
ancora all'insegna del virtuosismo, come una Gavotta di Bach
rivisitata da Rachmaninov o la celebre trascrizione di Horowitz della marcia
di Sousa, hanno reso questo concerto importante e da mantenere nella
memoria. Grande successo di pubblico.
6
maggio Cesare
Guzzardella
The
Rake's Progress
alla Scala
Continuano al
Teatro alla Scala le
repliche dell'opera di Igor Stravinskij "The Rake's Progress"
su libretto di Auden-Kallman. Scritto alla fine degli anni '40,
nel periodo " americano" del compositore, il Rake
andò in scena la prima volta
a Venezia l'11 settembre 1951 e alla Scala nel dicembre dello
stesso anno.
Da quasi trent'anni non veniva rappresentato nella sala del Piermarini.
Il giudizio della critica
di allora non fu entusiastico, ma comunque l'opera ebbe,
dal lontano '51,
centinaia di rappresentazioni nel mondo. Composta dallo Stravinskij
più neoclassico, l'opera è strutturata secondo una forma
tipicamente settecentesca con tanto di recitativi, arie, parti corali,
ecc. ma rivela tuttora
una
modernità di scrittura, antitetica alla serialità e alla atonalità,
che oggi
viene rivalutata e utilizzata, come modalità compositiva,
da molti autori
contemporanei.
In breve : la storia parla di Tom Rakewell, un giovanotto scapestrato,
che, ereditata una cospicua somma da un suo zio, su consiglio dell'amico
Nick Shadow decide di spassarsela a Londra, lasciando a casa l'amata
Anne, sposando, seppur non volendo,
la turca Baba, una donna barbuta, ma ricchissima. Anne, arrivata a
Londra, scopre tutto e si allontana da Tom, disperata, che, nel giro di
pochi mesi, sperpera tutto il patrimonio; Nick, però, vuole la sua
ricompensa per il bene che ha procurato a Tom: la sua anima. Il diavolo
sfida Tom ad una partita a carte, dove il ragazzo vince, aiutato
dall'amore di Anne; Nick sprofonda, ma fa perdere la ragione a Tom. Il
ragazzo trascorrerà la fine dei suoi giorni in maniconio, dove morirà
senza nemmeno riconoscere l'amata Anne che era venuta a fargli visita.
L'opera non stupisce certo per la bellezza melodica delle singole arie,
ma va ascoltata su un piano più complesso valutando soprattutto la
strumentazione complessiva e l'efficacia dei differenti piani sonori.
Non mancano comunque momenti di ottimo lirismo. La capacità di
Stravinskij di assorbire i linguaggi musicali del passato e quella di
trasformarli nel
suo
riconoscibile linguaggio musicale, lascia ancora stupefatti.
Nella messinscena scaligera, co-prodotta
da molti teatri europei, un punto di forza
è rappresentato dalla valida regia di Robert Lepage e dalle riuscite
scene di Carl Fillion. La visione scenico-cinematografica, quasi di taglio 16:9, rende filmico l'aspetto
teatrale. Un ampio schermo,
nella parte lontana della scena, infatti ha
proiettate immagini in movimento.
Unico inconveniente è
che il pubblico dei
settori laterali
del teatro non ha la possibilità di godere a pieno della
bellezza scenica che invece necessita di una visione prospettica centrale.
Valido il cast vocale
ascoltato nella terza rappresentazione (foto di M.
Brescia-Archivio Scala), che trova
in Emma Bell,
Anne, in
Andrew Kennedy, Tom Rakewell e
in
William Shimell,
Nich Shadow, le voci migliori. Ottima la direzione di David
Robertson.
Prossime repliche il 12-14-17 maggio
4
maggio
Cesare
Guzzardella
Daniele
Rustioni e Francesca Dego ai Pomeriggi
Musicali del Dal Verme
Il ventiseienne
milanese Daniele Rustioni ha diretto,
giovedì 30 aprile, l'orchestra de I
Pomeriggi musicali impaginando un programma che oltre a
Schubert con l'Ouverture nello
stile italiano in Do magg. e
la Sinfonia n.4 in Do min. "Tragica"
D417
presentava, come brano centrale, il Concerto
per violino e orchestra K.219 di W.A.Mozart,
questo al posto del previsto Concerto n.2 di J. Field. Il
pianista Nazzareno Carusi purtroppo per un infortunio al polso non ha
potuto partecipare alla serata e al suo posto è subentrata
l'ottima
violinista lecchese Francesca Dego. Dopo un'
incisiva interpretazione della giovanile
Ouverture di Schubert, brano
entrato in repertorio solo nel
Novecento, è salita sul palco la bella ventenne
Dego, solista particolarmente
attiva che
ha di recente tenuto concerti con interpreti del calibro di
Salvatore Accardo e Shlomo Mintz ed
è stata finalista al Concorso "Paganini" di Genova nel 2008.
Il concerto mozartiano composto alla fine del 1775 conclude il ciclo dei
concerti violinistici del salisburghese ed è tra le
pagine musicali più belle del repertorio violinistico. È tra i
più popolari lavori di Mozart anche per via del
Rondò finale con il
celebre inserto in La minore
"alla Turca" come quello ancor più celebre della sonata
pianistica. L'ottima interpretazione della giovane violinista ha messo
in risalto le peculiarità più melodiche del concerto. La Dego ha un
modo di melodiare tipicamente italiano, nel senso che sottolinea in modo
chiaro e solare ogni dettaglio coloristico del brano. L'equilibrio
dinamico definito da contrasti delicati, è sostenuto da una perfetta
intonazione e da una grande determinazione espressiva. Si scorge nel suo
modo di suonare una musicalità di elevato livello che deve solo
irrobustirsi attraverso l'esperienza concertistica. Ma le qualità
dimostrate dalla solista in Mozart, coadiuvate dalla grintosa direzione
di Daniele Rustioni, la pongono come una promessa certa del grande
concertismo internazionale. Avvincenti i due bis proposti: un
virtuosistico Capriccio di
Paganini, il n°24, quello delle variazioni, e un buon Bach. Grande
successo. Il giovane
direttore milanese- anche pianista- ha mostrato le sue migliori
qualità nell'esecuzione della
Sinfonia "Tragica" di Schubert, lavoro scritto a 19 anni
ma che ha una profondità compositiva assimilabile, per ricchezza di
contrasti, a Beethoven. Molto valida la direzione che ha messo in
risalto i grandi dinamismi sinfonici della "Tragica". Il suo
gestuale ma redditizio modo di dirigere
ha portato l'ottima compagine de
I Pomeriggi ad una interpretazione rilevante. Al termine del
bellissimo concerto intensi gli applausi da parte del numeroso pubblico
intervenuto. Replica oggi, sabato 2
maggio alle ore 17.00.
2 maggio 2009 Cesare
Guzzardella
APRILE
Il pianista Paolo
Restani al Coccia di Novara
Uno dei più ammirati
protagonisti della tastiera oggi in Italia, il quarantaduenne
Paolo Restani, è stato il solista di turno, ieri sera 29 aprile, della
stagione cameristica del Coccia di Novara.Il programma, diversamente
da quanto indicato sullo stampato diffuso ad inizio stagione, prevedeva
due autori tra i più congeniali alle straordinarie doti tecniche di
Restani: in ordine di esecuzione Rachmaninov, con otto Preludi
(dall’op. 32 e dall’op. 23, oltre all’op. 3 n. 2)
e Liszt, con tre Studi trascendentali (op. 3,9,11) e la Rapsodia
Spagnola. Si è trattato, diciamolo subito, di un’esecuzione di
altissimo livello: Restani non è solo un ipervirtuoso del pianoforte,
dotato di una padronanza tecnica della tastiera fuori del comune
(vedendolo suonare, ci veniva in mente un disegno ottocentesco che
ritrae Liszt mentre suona il piano con…quattro mani !). A questa dote
esecutiva si accompagna in lui un esemplare controllo del materiale
sonoro anche più incandescente, come nel caso della Rapsodia
lisztiana, grazie ad un suono di pulizia e trasparenza quasi
“clavicembalistiche”, tipico di quella scuola napoletana di cui
Restani, con Canino, è oggi uno dei più ragguardevoli eredi:
l’insegnamento del mitico Vincenzo Vitale, da lui seguito
nell’adolescenza, ha lasciato più di un segno. Ma per eseguire al
meglio una musica che, affidata a mani meno sapienti, rischia
di risolversi in esibizione di un virtuosismo un po’ esteriore,
come quella di Rachmaninov e di Liszt, occorrono ulteriori qualità
interpretative, che Restani ha ieri mostrato di possedere in sommo
grado: una meravigliosa ricchezza di colore e una finezza timbrica
sottilissima, unite ad una severa logica costruttiva che lo porta ad
evitare ogni enfasi sentimentale, per aderire con profonda interiorità
alle pieghe più segrete della melodia, specie nei momenti di intimo e
disteso lirismo, che non mancano anche nei più pirotecnici Preludi di
Rachmaninov o nei più
travolgenti Studi di Liszt. (sbaglieremo, ma ci pare che la
personalità di questo pianista ne faccia un grande interprete di
Chopin, di stampo “horowitziano”: ci auguriamo di ascoltarlo presto
nell’esecuzione di questo autore!). Tra tutti i pezzi eseguiti ci
hanno esaltato il magico Preludio
op.32 n. 2, dall’armonia ambigua e fluttuante, e il conturbante,
funereo Preludio op. 32 n. 10, in un si minore
incupito da un ossessivo ritmo puntato e da foschi accordi tenuti, un
capolavoro del decadentismo musicale. Dei brani listziani il più
emozionante ci è sembrato lo Studio n. 11 Harmonies du Soir, nel suo contrasto tra incantevole melodia e turbolenta passionalità.
Dopo un bis ancora all’insegna di Liszt, la memorabile serata è stata
conclusa dagli scroscianti, lunghissimi applausi di un numeroso,
emozionato pubblico.
30 aprile Bruno Busca
Brani
di Ivan Fedele e
Igor Stravinskij per
la Filarmonica scaligera diretta da Robert Robertson
Ultima replica ieri sera alla Scala
del concerto sinfonico diretto dall'americano David Robertson alla testa
della Filarmonica scaligera. In programma musiche di Ivan Fedele e Igor
Stravinskij. Il brano
sinfonico-corale di Fedele, in prima esecuzione assoluta, è
una commissione del
Teatro alla Scala ed è intitolato 33
Nomes, per orchestra e due voci femminili.
È stato
pensato e composto utilizzando una
piccola raccolta in versi di Marguerite
Yourcenar intitolata I trentatrè
nomi di Dio, trentadue
brevissime poesie e un disegno, scritti
intorno al 1982 e pubblicati nel 1986.
I 32
brevi testi poetici della scrittrice
francese hanno
fornito l'ispirazione al compositore leccese, milanese d'adozione,
per la realizzazione dei
33 brevi brani
(uno, il dodicesimo, ispirato da un disegno che rappresenta un cielo
stellato, aggiunto da Fedele anche
per una equa ripartizione della composizione in tre parti)
utilizzando soprattutto il
testo originale in francese ma
con qualche parte nella traduzione in
italiano.
Un ruolo molto importante è sostenuto dalle due voci soliste femminili.
Nella dettagliata e luminosa interpretazione di Robertson, ascoltata ieri
nella seconda replica, le voci dei
soprani Julia Henning e Valentina Coladonato ci sono apparse chiare ed
espressive e certe soluzioni coloristiche orchestrali di felice
ispirazione. I trentatrè brevi momenti musicali trovano validità nelle
riuscite ispirazioni degli attacchi di ogni sequenza e nella maestria di
Fedele di riunire i singoli brani in modo unitario e coerente. Il
riferimento ai Maestri novecenteschi, come ad esempio Luciano Berio per
quanto riguarda l'uso della vocalità, ad Arvo
Pärt per alcune luminose e
distensive soluzioni strumentali o a certe trovate d'effetto della
musica Ambient, risultano spesso evidenti. L'uso di differenti tecniche
espressive e di modalità di scrittura sono una caratteristica della ottima
musica di Fedele, artista che ultimamente si è dedicato molto all'uso
della voce, dalla sua prima opera lirica, Antigone, a
brani per coro, per coro e oboe, per coro e percussioni, al più
recente En Archè( 2008) per soprano, violino e orchestra. Nella seconda
parte della serata Robertson e la Filarmonica hanno ottimamente
interpretato Petruška di Igor' Stravinskij nella versione originale del
1911. Sonorità particolarmente delicate nell'interpretazione di
Robertson per un brano che ha quasi cento anni di vita ma che presenta
una modernità ancora attuale. Grande
sussesso di pubblico.
29 aprile
Cesare Guzzardedlla
Presentata la
Stagione 2009-2010 dell'Orchestra Sinfonica Verdi
Si
rinnova quest’anno, innanzitutto, l’ormai tradizionale appuntamento
con l’apertura della nuova Stagione
al Teatro alla Scala; in programma il 6
settembre 3 brani del grande repertorio, Le
creature di Prometeo di Beethoven, ouverture dell’omonimo
balletto, Petruška di
Stravinskij, nell’edizione proposta dai Ballets russes di Diaghilev
nel 1911, e ancora una composizione di Beethoven, la Sinfonia n. 7 che
inaugura l’intero ciclo delle Sinfonie beethoveniane proposte dalla
Verdi durante la prossima stagione. A dirigere, il nuovo Direttore
Musicale, la giovane cinese Xian
Zhang che si è già esibita con l’Orchestra nell’ottobre dello
scorso anno e che dirigerà la Verdi in molti concerti che vanno dai Quattro
ultimi lieder di Strauss alla Sinfonia
n. 5 di Čajkovskij, a grandi pagine di Wagner (dalle ouverture
del Tannhäuser a quelle de L’olandese
volante e Walkiria), alla Messa da requiem di Verdi in occasione dei novant’anni di Paolo
Grassi, e, ancora, alla Missa
solemnis di Beethoven , alla Sinfonia
n. 2 di Rachmaninov e all’Amore
delle tre melarance di Prokof’ev. ..... continua
Il
violinista Ilya Gringolts per le
Serate Musicali
Dovevamo ascoltare il duo
Gringolts -Sudbin ma il pianista per problemi di trasporto - forse un
guasto all'automobile
che doveva portarlo in aereoporto- , non è potuto arrivare
e allora il violinista russo Ilya Gringolts, vincitore nel 1998
del Concorso Internazionale Paganini, ha improvvisato un nuovo programma
che prevedeva brani di
Ysaye, Bartók e Paganini. La
straordinaria tecnica di Gringolts, sostenuta da una impeccabile
intonazione, anche nei suoni più acuti, e da un approccio coloristico
marcatamente viscerale, ha dato a questo recital un senso di unicità ed erano purtroppo in pochi i fortunati
che in Sala Verdi hanno
potuto deliziarsi delle splendide pagine musicali proposte. Rilevanti le
interpretazioni sia della Sonata
n.1 in sol min. di Eugène Ysaye che della
Sonata per violino solo
Sz.117 di Bela Bartók. Dopo l'intervallo Gringolts ha eseguito una
selezione dai Capricci Op.1 di
Niccoló Paganini e precisamente i numeri 1-5-6-13-14-16-18-24.
Straordinarii il vigore tecnico musicale espresso da Gringolts e
l'apparente facilità interpretativa mostrata nei difficili capricci.
Bellissimo il bis con una notevole trascrizione del
violinista-compositore Heinrich Wilhelm Ernst del famoso lied di Franz
Schubert "Erlkönig". Da ricordare
28
aprile Cesare
Guzzardella
Oleg
Caetani e Simone Pedroni all'Auditorium di Milano
È tornato alla direzione dell'Orchestra
Sinfonica Verdi per un interessante concerto sinfonico il
direttore russo Oleg Caetani, noto al pubblico dell'Auditorium per le
sue splendide interpretazioni di autori del Novecento, Šostakoviç
prima di tutti. Il programma
ascoltato ieri, in replica oggi e sabato, prevedeva tre brani: di
Berio-Boccherini Quattro versioni
dalla Ritirata notturna di Madrid, di Giuseppe Martucci il rarissimo
Concerto n.1 per pianoforte e orchestra in Re min. Op. 40 e, dopo
l'intervallo, la Sinfonia n.7 in La
magg.Op.92 di L.v. Beethoven. Il lavoro introduttivo di Luciano
Berio (1925-2003), scritto alla metà degli anni '70, fa parte di una
serie di trascrizioni con varianti personali su brani dei secoli scorsi,
Boccherini in questo caso. Il musicista di Oneglia
(oggi Imperia) ha operato una sorta di
trascrizione-sovrapposizione di alcune versioni delle Variazioni sulla
Ritirata notturna di Madrid, scritte da Boccherini alla fine del '700 e
inserite in alcuni dei suoi celebri quintetti. La versione Sinfonica di
Berio è ricca di colori ed è perfetta quale brano
introduttivo. Molto valida la resa coloristica di Caetani. L'Op.
40, lavoro giovanile del compositore, direttore e pianista napoletano Giuseppe Martucci (1856-1909)
rappresenta una recente scoperta e l'interessante lavoro trova influssi
romantici che spaziano da Chopin per la semplicità e la bellezza delle
melodie espresse, a Schumann
e Brahms per le modalità
architettonico-timbriche e
orchestrali. Il pianista novarese Simone Pedroni, primo premio al Van
Cliburn in Texas nel '93, ha fornito una ottima prova interpretativa
mettendo a fuoco ogni dettaglio del lavoro con sicurezza e rigore
formale. Tra i momenti migliori citiamo
le toccanti e semplici note dell'Andante
centrale, caratterizzato da una semplice ma geniale invenzione melodica.
Molto bello e ottimamente eseguito il bis proposto da Pedroni, un Notturno
di Martucci. La splendida e sicura bacchetta di Caetani ha invece
trovato nella celebre Settima
Sinfonia di Beethoven la migliore resa interpretativa. L'Orchestra
Verdi nelle mani di questo direttore, ancora una volta sembra
migliorare drasticamente nell'equilibrio delle sezioni orchestrali e il
Beethoven ascoltato, dal Poco sostenuto iniziale al rapidissimo Allegro con brio finale, ci è parso di altissima qualità. Grande
successo di pubblico. Repliche: venerdì alle ore 20.00 e sabato alle
ore 16.00.
24 aprile
Cesare Guzzardella
Il Quartetto
di Roma al "Coccia" di Novara
Il pubblico novarese ha potuto
ascoltare, ieri sera 22 aprile, al Teatro Coccia, una formazione di
punta della musica cameristica italiana, il Quartetto di Roma. Formatosi
nel 1995, “foggiato” da Piero Farulli (indimenticabile viola del
sommo Quartetto italiano) ai corsi di perfezionamento della Chigiana, ha
ormai al suo attivo numerose tournée di successo in Italia e
all’estero. Il programma, impaginato ancora una volta sui due grandi
centenari di questo 2009 (Haydn e Mendelssohn), ha proposto uno
stimolante confronto fra due caposaldi della letteratura
sette-ottocentesca per quartetto d’archi: una delle gemme più
preziose degli haydniani Quartetti Erdody op. 76, il n. 2 in
re minore”Le Quinte” e il Quartetto op. 13 in la
minore di Mendelssohn. Tra i due, il meno noto Fuga
e capriccio op. 81, sempre di Mendelssohn.Nell’esecuzione il
Quartetto di Roma ha espresso al meglio le sue doti più
caratteristiche, la nitida trasparenza del fraseggio e l’intensità
espressiva, evidente, in particolare, nell’ottimo primo violino Marco
Fiorini, dalla cavata sempre energica e coinvolgente, adeguatamente
sostenuto dagli altri strumentisti, fra i quali ci è piaciuto sopra
tutti il colore caldo e
profondo del violoncello di
Alessandra Montani. Vero banco di prova di tali qualità esecutive sono
stati senz’altro i due brani tecnicamente più complessi della serata,
vale a dire la densa fuga dell’Adagio del quartetto op. 13 e la Fuga
op. 81 del maestro di Amburgo: in entrambi i casi l’ardua struttura
contrappuntistica dei pezzi è stata resa al meglio, col limpido risalto
delle varie linee strumentali, nel vario intreccio di soggetti e
controsoggetti, con un equilibrato, asciutto e severo impasto timbrico.
Convincente anche l’esecuzione delle Quinte, di cui il complesso
romano è riuscito a esprimere coerentemente l’ispirazione essenziale,
nell’inquieto alternarsi, decisamente preromantico, di atmosfere cupe
e angosciose, (preannunciate dal tema iniziale su due quinte discendenti
che dà il titolo all’opera), e di momenti più distesi e sereni, sino
alla gioiosa conclusione in un rassicurante re maggiore. Dopo il bis,
una rara Fuga per quartetto d’archi di G. Puccini, il caloroso
applauso del pubblico ha concluso la serata.
23 aprile
Bruno Busca
Nikolay Luganski per le Serate
Musicali
Torna di frequente in Conservatorio per le Serate
Musicali il trentasettenne pianista moscovita Nikolay Luganski,
vincitore di importanti concorsi internazionali come il Rachmaninov
nel 1990 e il Čaikovskij nel 1994. Ieri in una Sala Verdi
non al completo, e questo è davvero un peccato, ha tenuto un recital
pianistico impegnativo e ben articolato. Di Rachmaninov-Bach dalla Partita
in mi magg. Bwv 1006 abbiamo ascoltato
Prelude, Gavotte e Gigua, una rarità compositiva
ideatà dal virtuoso
Rachmaninov che partendo da movimenti bachiani particolarmente noti
modifica stilisticamente i temi potenziandone le qualità. Impeccabile
l'interpretazione di Luganski espressa con colori particolarmente
raffinati. Da Bach, mediato però da Rak, il salto è breve e il
pianista ci ha donato un ottimo Chopin con la Sonata n.3 in si min.
Op.58 eseguita bene e con precisione nei
dettagli. Colori particolarmente russi per uno Chopin polacco, specie
nel movimento Finale-Presto non tanto, eseguito in modo
particolarmente espressivo. Nella seconda parte del bellissimo concerto
abbiamo ascoltato tutto Rachmaninov: da quattro Preludi (Op.23
n.1, Op.32 n. 12, Op.32.n.5 e Op. 23 n. 7) a Etudes
Tableaux Op.33. Con Rachmaninov, il livello interpretativo di
Lunganski si è alzato ancora di più in termini di perfezione tecnica e
soprattuto di resa coloristica ed espressiva. La capacità virtuosistica
del pianistica è potenziata da una bellezza melodica evidente. Basta
citare come esempio il geniale Preludio Op.35 n.5 definito da un
semplice e limpido canto evidenziato in modo esemplare. Grande
successo e due bis: un Intermezzo di Schumann e uno Studio
di Chopin. Da ricordare.
21 aprile
Cesare Guzzardella
Patricia Kopatchinskaja all'Auditorium
Protagonista
indiscussa del concerto settimanale dell'Auditorium di l.go Mahler è
stata la violinista moldava Patricia
Kopatchinskaja,
giovane e con talento da vendere. Il programma prevedeva l'esecuzione
del Concerto per Violino
e Orchestra
in Re magg. Op.35 di Pëtr Il'ič Čajikovskij, uno dei brani
più celebri ed eseguiti del musicista russo. Sul podio della Verdi il
direttore Wayne Marshall. L'estrosa violinista, sul palco con un abito
lungo verde luccicante e scalza, ha all'attivo la vittoria di importanti
concorsi violinistici internazionali come l'International Szerying
Competition in Messico nel 2000. L'interpretazione ascoltata,
impeccabile dal punto di vista tecnico con intonazione perfetta anche
nei registri più alti, ha messo in rilievo tutte le caratteristiche
popolari del concerto,
spesso definite da accentuazioni timbriche molto marcate che
hanno trovato nella splendida violinista, nata tra la Romania e
l'Ucraina, una interprete ideale. Rilevante la cadenza dell'Allegro
moderato iniziale e particolarmente espressivo l'Andante
centrale con l'intensa melodia esaltata dalla timbrica calda del suo
violino Pressenda 1834.
All'altezza l'Orchestra Verdi diretta con energia da Marshall.
Successo strepitoso nella sala gremita nella replica domenicale di oggi
e un particolare bis della Kopatchinskaja con un breve brano
ritmico di folclore dalla durata di 35 secondi, nella quale i suoni del
violino si alternano o sovrappongono ad effetti vocali particolarmente
divertenti.
Ricordiamo che la violinista, anche compositrice, è
interprete ricercata di brani contemporanei e prossimamente
inciderà il prossimo concerto per violino di Fazil Say. Il
concerto era stato anticipato dalla nota Ouverture da Il
principe Igor' di Alexsandr Borodin (completata e orchestra da
Glazunov) e nella seconda parte del pomeriggio è stata eseguita la Sinfonia
n.2 in Si min. dello stesso Borodin. Valide le interpretazioni di
Marshall. Ricordiamo il prossimo concerto della Verdi (il 23-24 e
25 aprile) che vedrà il ritorno sul podio del M.tro Oleg Caetani con
brani di Berio-Boccherini, Martucci e Beethoven.
19
aprile
Cesare
Guzzardella
Il viaggio a Reims al Teatro alla Scala
Sono passati quasi ventiquattro anni dalla
messinscena scaligera, ora riproposta, de Il viaggio a Reims di
Gioachino Rossini. Allora sul podio dell'Orchestra del Teatro alla Scala
c'era Claudio Abbado e la compagnia
di canto trovava talenti quali la Cuberti, Valentini Terrani, la Gasdia
e la Ricciarelli e le ottime voci maschili di Merritt, Ramey, Raimondi, Gimenez, De Corato,
Surjan, ecc. La ripresa attuale della geniale e divertente opera ha il merito di
aver riportato sulla scena uno spettacolo di grande successo che allora,
oltra alla grande scoperta del capolavoro rossiniano, rappresentava una
originale ed innovativa
messinscena di Luca Ronconi e Gae Aulenti. Ancora oggi Il viaggio
è uno spettacolo
moderno, divertente e avvincente, come è anche dimostrato dal grande
successo
di pubblico ottenuto in questi giorni. Valida la direzione del
barocchista Ottavio Dantone, qui in un lavoro però più classico e forse non
perfettamente in sintonia con le sue specificità di splendido
interprete del Seicento e del Settecento. Valida
anche la compagnia di canto con le bravissime Patrizia Ciofi e
Annick Massis (foto di M. Brescia- Archivio Scala)
rispettivamente nei ruoli di Corinna e della Contessa di
Folleville, brave anche Daniela
Barcellona, la Contessa Melibea e Carmela Remigio, Madame
Cortese; nei ruoli maschili, bravissimi Juan F. Gatell Abre, Il
cavalier Belfiore, Alastair Miles, Lord Sidney e Nicola
Ulivieri, Don Profondo e bravi gli altri. Un plauso ai
solisti, il flautista Davide Formisano e l'arpista Luisa Prandina e all'
eccellente parte corale curata da Bruno Casoni. Prossime
repliche il 19-23-30 aprile e il 3-6-8-10 maggio. Assolutamente da non perdere.
17 aprile
Cesare Guzzardella
Tatiana Larionova per la Società dei Concerti
Ha trent'anni Tatiana Larionova, brava pianista
russa che ha tenuto un concerto ieri
per la Società
dei concerti
per
il ciclo "Per amore", rassegna
dedicata a giovani talentuosi concertisti. Variegato il programma con una Sonata di F.J.
Haydn, la n.
53 in mi min., la Wanderer Fantasia di
F. Schubert, i Momenti Musicali
Op.16 di S. Rachmaninov e il
virtuosistico Mephisto Waltz I di F. Liszt. Ottime le interpretazioni della
pianista che ha rilevato tecnica chiara, precisa e luminosa nella Sonata
haydniana, sicurezza e
rilevanza espressiva nella difficile Op.16
di Rachmaninov e nel Mephisto Waltz. Grande il successo di pubblico ottenuto in una sala
stracolma di appassionati. Bellissimo il bis di Paganini-Liszt proposto
dalla bella pianista, in dolce attesa, che speriamo di riascoltare
presto.
16
aprile
C.G.
Il pianista Roberto Giordano al
Coccia di Novara
Di scena ieri sera, 8 aprile, al
Teatro Coccia di Novara, per la Stagione Concertistica da Camera,
il giovane (1981) pianista Roberto Giordano, che vanta un curriculum
di studi di tutto rispetto, con diplomi
all’Ecole Normale A. Cortot di Parigi e al Conservatorio di
Pesaro e l’affermazione in numerosi e prestigiosi concorsi
internazionali, fra cui ci limitiamo a ricordare l’edizione 2003 del Reine
Elisabeth de Belgique a Bruxelles. Due gli autori in programma: Mendelssohn,
con il secondo (op.30) e il quarto (op.53) libro delle
Romanze senza parole e Mussorgskij con il capolavoro dei Quadri
di un’esposizione. Ha incantato il pubblico presente (in verità
piuttosto scarso!) la tecnica impeccabile del giovane esecutore, dal
tocco sempre chiaro, elegante, vellutato, capace di esprimersi
al meglio tanto nell’atmosfera meditativa della Romanza n.1 op.30, quanto
negli ardui ribattuti della Romanza n. 4 op.30 The Wanderer o
nella difficile scrittura accordale con doppie terze della n. 5 op.
30. A nostro parere, Giordano ha raggiunto il momento più alto di
intensità interpretativa e di profondità “interiore” del suono
nella terzultima e penultima delle Romanze op. 53, vale a dire
nell’incantevole Adagio dell’Abenlied (canto della
sera) in Fa maggiore, uno
dei vertici del romanticismo musicale, e nell’infuocato Volkslied
in La minore, dalla vigorosa
freschezza un po’ naif,
d’ispirazione “viennese”. Decisamente convincente anche
l’interpretazione di un brano molto lontano, per concezione e
linguaggio musicale, dal mondo di Mendellsohn, come il capolavoro
mussorgskiano. Qui il
pianista di Tropea ha saputo dar sfoggio di un’altra risorsa esecutiva
che lo contraddistingue, la smagliante ricchezza di colori e di timbri,
in grado di aderire, nella piena fedeltà ad ogni dettaglio melodico e
armonico, al ritmo festoso della Promenade, così come
alle lugubri cadenze di Bydlo o al registro freddo e “lunare”
di Cum mortuis in lingua mortua, sino all’apoteosi finale della
Grande porta di Kiev. Dopo
i bis di rito (parafrasi da opere liriche italiane e un brano forse
ancora di Mendellsohn), scroscianti applausi hanno meritatamente
sottolineato l’apprezzamento del pubblico.
9 aprile Bruno Busca
Sergey
e Lusine Khachatryan in Conservatorio
Un
programma importante quello ascoltato lunedì scorso in Conservatorio
per le Serate
Musicali. Un violinista di altissimo livello,
il ventiquatrenne Sergey
Khachatryan e un'ottima pianista, la sorella
ventiseienne Lusine, hanno
eseguito tre notissimi brani. La più rilevante delle partite di
J.S.Bach, quella
in re
min. Bwv 1004 per violino solo con la celebre
Ciaccona ha introdotto il concerto. La prima delle
Sonate Op.78 di J. Brahms ha introdotto il duo
cameristico e la Sonata
n.9 in la magg. Op.47 "Kreutzer"
di L.v.Beethoven ha concluso il programma ufficiale. Splendida
la serata, ma il momento più alto,
dal punto di vista interpretativo,
è stato l'intervento solistico del giovane
ma affermatissimo violinista armeno
con una Partita bachiana superlativa.
Il tocco equilibrato, perfettamente
intonato e pieno di sonorità di Khachatryan ha espresso ogni
angolo nascosto del brano. Anche i
momenti più virtuosistici con quei difficili sopracuti
della Ciaccona sono stati resi con grande
nitore espressivo. Lui è un fuoriclasse dell'archetto e ha pochissimi
rivali della sua età. Valida l'interpretazione di Brahms e
decisamente meglio la Kreutzer di Beethoven (peccato la rottura
di una corda del violino che ha interrotto per qualche minuto il
concerto) con un violino perfetto ed
incisivo e un pianoforte di ottimo livello, in accordo con il
solista, ma con una timbrica che a volte non ha completamente
soddisfatto. Grandissimo successo e un bellissimo bis del
compositore armeno Sogomonjan Gomidas. Da
ricordare
8
aprile
Cesare Guzzardella
Il
pianista Olli Mustonen all'Auditorium
Programma
particolarmente interessante quello ascoltato ieri, nella replica
domenicale, all'Auditorium di
Milano, con una rarità strumentale nella prima parte del
concerto rappresentata dal Concerto
in modo misolidio per pianoforte e orchestra di Ottorino Respighi.
Autore rilevante della generazione degli anni Ottanta (insieme a
Casella, Malipiero, Pizzetti,
ecc.), Respighi (1879-1936) ha portato la forma strumentale
italiana ad alti livelli musicali esprimendo qualità nell'uso
virtuosistico dell'orchestra e ritornando spesso a modalità compositive
tipiche della musica antica. Anche nel felice concerto pianistico
ascoltato, composto nel 1925, la parte orchestrale risulta spesso
rilevante unitamente al pianoforte che da protagonista ha trovato
un grande e affermato virtuoso quale Olli Mustonen, quarantaduenne
finlandese. Il brano, molto vario e complesso di Respighi, risente
l'influsso di autori quali Musorgskij, Ravel, Hindemith, Rachmaninov e
Gershwin, ma lo stile del compositore delle più celebri Fontane
di Roma è facilmente riconoscibile. Mustonen, anche compositore e
direttore d'orchestra, si trova perfettamente
a proprio agio in autori come quelli citati, che richiedono forza
timbrica, sicurezza interpretativa, virtuosismo trascendentale e
chiarezza espressiva. Della sua evidente gestualità avevamo già
parlato nella recensione del bellissimo recital tenuto in Conservatorio
l'autunno scorso. Molto belli tutti i momenti nei quali il
pianoforte è in evidenza. Ottima la direzione orchestrale della Verdi
di Moshe Atzmon il quale ha anche diretto con passione, dopo
l'intervallo, la Settima sinfonia di G. Mahler. Grande successo e
molto valido il bis pianistico, un
brano composto e interpretato da Mustonen dalle sonorità molto
nordiche.
6
aprile
Cesare
Guzzardella
Uto
Ughi al “Viotti festival” di Vercelli
Il Viotti festival di
Vercelli, sabato 4 aprile, presso il Teatro Civico, ha avuto come
prestigioso protagonista il grande Uto
Ughi, accompagnato
dall’orchestra Camerata
Ducale, diretta da Guido
Rimonda. Nutrito il
programma, che ha peraltro subito qualche
variazione rispetto a quanto previsto. Ha aperto la serata una sinfonia
di Haydn, di
ascolto non molto frequente, la n.
61 in
re maggiore Hob I: 61. Risalente
al 1776, appartiene alla “prima maniera” del Maestro di Rohrau,
caratterizzata da una limpida vena melodica, quasi mozartiana, pur non
mancando momenti già caratteristici dell’Haydn più personale, come
quella fresca rusticità di melodie da danza popolare, che zampillano
nel Prestissimo Finale,
a nostro avviso il tempo più bello dell’opera. Convincente
l’esecuzione della Camerata Ducale, a suo agio
nell’interpretare ogni dettaglio della composizione, ammirevole
nell’equilibrato impasto dei fiati e degli archi, reso con delicata
trasparenza. All’insegna del più scintillante virtuosismo i brani
eseguiti da un Ughi in forma smagliante, cui Rimonda ha ceduto la guida
dell’orchestra. Il primo pezzo presentato al pubblico è stato il Preludium
und Allegro del violinista e compositore Fritz
Kreisler (!875-1962),
una composizione del 1905, che l’autore presentò come brano inedito,
da lui stesso riscoperto, del musicista piemontese del XVIII sec. Gaetano
Pugnani: si tratta in
sostanza di un pezzo solistico, in cui domina incontrastato il violino,
mentre l’orchestra ha una pura funzione di accompagnamento e notevole
per la bella, malinconica melodia del preludio, mentre nella seconda
sezione si alternano. virtuosismo
e cantabilità. E’ stata poi la volta delle due celeberrime Romanze
per violino di Beethoven
(il programma di sala prevedeva solo la n.
2 in
Fa maggiore), seguite
dall’altrettanto famosa Introduction
et Rondo capriccioso per violino e orchestra
di C. Saint- Saens
e infine dalla Abanera, tratta
dalla Carmen Concert Fantasy di Sarasate, di cui
peraltro il programma prevedeva l’esecuzione integrale. Ughi ha
incantato il pubblico con la sua straordinaria tecnica esecutiva, fatta
di precisione assoluta, di brillante virtuosismo e soprattutto di un
suono che sa essere, a un tempo, energicamente appassionato e morbido,
caldo e scuro, magicamente evocato dalle corde del Guarneri del Gesù
del 1744, lo strumento prediletto dal Maestro. I travolgenti
applausi dopo il bis (una serie di capricci di Paganini), da
parte del folto pubblico e un ringraziamento ufficiale a Uto Ughi a nome
della città, da parte del sindaco di Vercelli, hanno degnamente
concluso questa bella serata musicale.
5
aprile
Bruno Busca
Argerich
e Zilberstein per le Serate
Musicali
Viene
tutti gli anni in Conservatorio Martha Argerich e ultimamente sempre in
coppia con altri eccellenti
interpreti. L'abbiamo ascoltata
con Rabinovitch, con Freire, con Goerner
e Hubert. Ieri, per il bellissimo concerto organizzato dalle
Serate Musicali,
è stata la volta della pianista moscovita Lilya Zilberstein.
Ricordiamo almeno la sua vittoria,
tra le tante, al Concorso Busoni di Bolzano nel 1987. Il programma
variegato, come accade sempre per l'Argerich,
prevedeva brani per due
pianoforti di Mozart, Schumann, Shostakovich, Brahms, Rachmaninov.
Primo della serie un raro Mozart rivisitato da F.Busoni: la
Fantasia in fa minore K608 per organo meccanico. Alla Fantasia dal
sapore bachiano per l'evidente scrittura contrappuntistica della fuga
iniziale, ha fatto seguito, sempre del salisburghese,
la Sonata in re magg. K
448. Interpretazioni
molto equilibrate con intrecci sonori e scambio delle parti solistiche
che evidenziano alcune delle specificità virtuosistiche delle due
interpreti, per altro spesso in perfetta simbiosi. Nella Argerich, si
rileva una maggiori quantità di contrasti dinamici dettati da una
interiorizzazione della materia sonora sorprendente; ma anche la
Zilberstein è stata all'altezza della situazione . Con il
romantico Schumann dell'Andante e
Variazioni Op.46 (1841)
siamo entrati in un altro ambito musicale. Bellissima e dettagliata la
resa interpretativa delle due artiste. La Argerich, da quel momento
seduta di fronte al pianoforte di sinistra - quello con i bassi meglio
risonanti per via della presenza del copripiano- ha tra le sue
peculiarità quella di adattarsi con facilità all'autore fornendo
sempre prestazioni di alto livello, ma
per i romantici e per Schumann, prima di tutti, il livello
cresce. Una rarità di Shostakovich ha incrementato la varietà del
programma: il Concertino
in la min. Op.94. (1953). Il brano per due pianoforti trova un
colore sinfonico rivelato dalle sonorità crescenti e ricche di
contrasti dei due strumenti e ci mostra uno Shostakovich rilevante anche
nella sua produzione pianistica. Un altro brano sinfonico-pianistico ha
introdotto la seconda parte del concerto, le celebri Variazioni
su un tema di Haydn Op.56 b -8 variazioni più un Finale sul
Corale di S.Antonio di Haydn - scritte da Brahms nel 1873 nella versione
ascoltata che anticipa quella per orchestra. Ottima la resa ma ancora
meglio il brano conclusivo di S. Rachmaninov: la Suite
n.1 in sol min. Op.5 " Fantasie-Tableaux" . La Zilberstein
intona con grande espressività la solitaria e semplice melodia della
Barcarola iniziale mentre la Argerich, al pianoforte di destra, ci
delizia con le minuziose, rapide e ornamentali sonorità delle note più
alti della tastiera. Un capolavoro di colore scritto nel 1893 che solo
un grande interprete-compositore come
Rachmaninov poteva creare. Splendido concerto. Due i bis, forse Brahms e
sicuramente la smagliante samba di Brazileira
di Darius Milhaud dalla suite Scaramouche.
Sala Verdi stracolma, coro compreso, e grande entusiasmo per tutti. Naturalmente
da ricordare.
3
aprile
Cesare Guzzardella
Fabio
Vacchi e Salvatore Accardo all'Auditorium per
LILT
Grande
presenza di pubblico ieri sera all'Auditorium
di Milano per il Concerto
Speciale "Elegia
tra sentimento e speranza" dell'Orchestra da Camera Italiana
diretta da Salvatore
Accardo, naturalmente anche in veste di solista.
Il programma prevedeva la prima assoluta
del brano "Elegia"
composto per l'occasione da Fabio Vacchi e "Le
Quattro Stagioni" di Antonio Vivaldi. Questa iniziativa
di carattere benefico è nata dall'esperienza della dottoressa
Franca Fossati Bellani, in ricordo di tutti i bambini e ragazzi
incontrati in 40 anni di lavoro presso la Struttura Complessa di
Pediatria della Fondazione IRCCS- Istituto Nazionale dei Tumori di
Milano. Molto toccante il brano scritto per l'occasione dal compositore
bolognese Fabio Vacchi. Elegia,
per violino e orchestra da camera,
è ispirato dal Concerto per
violino e orchestra di Alban Berg e trova nella sofferente melodia
del violino, intonato da Accardo con grande espressività e
partecipazione emotiva, un motivo di lunga riflessione sulla sofferenza,
in memoria dei bambini che non ce l'hanno fatta, che hanno perso la
battaglia contro il cancro, come scrive Fabio Vacchi nel libretto di
presentazione. Il canto cromatico
e teso del violino intonato nei registri gravi, segnano in
modo profondo l'animo dell'ascoltatore nei ventidue minuti circa di
musica. La serata si è conclusa con una
splendida interpretazione delle Quattro
Stagioni di A. Vivaldi. Naturalmente un bis con una pennellata di
colori caldi di Astor Piazzolla. Chi volesse sostenere l'attività di
ricerca, cura e assistenza dei bambini LILT può telefonare al numero
02 26662771
Per maggiori informazioni www.legatumori.mi.it
2
aprile
C.G.
MARZO
Hilary
Hahn per le Serate
musicali
Hilary
Hahn, violinista statunitense ventinovenne,
è tornata a Milano per un concerto organizzato dalle
Serate Musicali. Accompagnata al
pianoforte dall'ottima pianista
Valentina Lisitsa, ha presentato un
programma vario che prevedeva brani di Ysaye, Brahms, Bartók e Ives. Di
Ysaye ha interpretato in solitaria le
Sonate per violino solo n.4 e n.6
rivelando delle qualità tecnico espressive di alto livello. Si
rimane particolarmente stupiti della
perfetta intonazione del violino
della Hahn, anche nei registri più alti, nei sopracuti e nei
chiarissimi pizzicati. Le sonate di Ysaye, che certamente
stilisticamente rimandano a J.S.Bach, hanno destato
stupore per la bellezza delle sonorità espresse. Rilevante anche il
brano, sempre di Ysaye, Rêve
d'enfant op.14 eseguito insieme all'eccelente Valentina Lisitsa che
ha mostrato di essere perfettamente in sinergia con la solista. Tra i
brani più noti eseguiti ricordiamo le Danze
popolari romene di B. Bartók, recentemente ascoltate in
un'altrettanto valida interpretazione di Uto Ughi e una selezione dalle Danze
ungheresi di J. Brahms. Una parte poderosa dell'impaginato è stato
occupato da una autore importante ma ancora poco eseguito quale lo
statunitense Charles Edward Ives (1874-1954). Tre le Sonate per violino
e pianoforte in programma: la n.4,
la n.2 e la n.1.
Bravissime le interpreti che hanno messo in rilievo il particolare stile
compositivo dell'autore che condensa l'anima occidentale di autori come
Brahms o Berg a sapori tipicamente americani. Due i bis: un luminoso Andante
amoroso di Paganini e un movimento della Sonata
n.3 di Ives. Grande successo in una sala con molti posti liberi. Da
ricordare.
31
marzo Cesare
Guzzardella
Radu
Lupu e la Filarmonica G. Enescu per il "Quartetto"
Crea
ogni volta grande attesa il ritorno
nelle sale da concerto milanesi del grande pianista rumeno Radu Lupu e,
a dimostrazione di questo, le
platee sono sempre al completo.
Sabato 28 marzo, nella
splendida serata organizzata
dalla
Società del Quartetto, la Sala Verdi del Conservatorio era
stipata e la novità dell'evento era anche nella presenza dell'Orchestra
Filarmonica George Enescu, formazione rumena diretta da Cristian
Mandeal. Il programma prevedeva Beethoven nella prima parte con l'Ouverture
Op.84 "Egmont" e il Concerto
per pianoforte e orch. in do min. n.3 Op.37 e, dopo l'intervallo, il
lavoro sinfonico più celebre di L.Hector Berlioz: la Symphonie
fantastique Op.14. L'anticipazione orchestrale dell'Egmont,
celebre pagina beethoveniana, è stata ben interpretata dall'orchestra
che ha evidenziato sia la drammaticità delle battute iniziali, sia la
serena luminosità del finale ben rilevata dagli ottimi ottoni. Con l'Op.
37 l'attenzione si è immediatamente concentrata sulla figura oramai
mitica di Radu Lupu, pianista dalla presenza austera e severa che
trova in contrapposizione al suo aspetto corpulento, una leggerezza di
tocco ineguagliabile che rende trasparenti e piene di luce le sonorità
del pianoforte. Lupu ha il raro dono di penetrare e ricreare la musica
concentrandosi solo sull'interpretazione. Le rare imprecisioni tecniche
che saltano all'orecchio nulla sono rispetto all'alto valore espressivo
della sua interpretazione. Pur avendo sul podio un ottimo direttore, e
Cristian Mandeal ha dimostrato di esserlo nella bellissima conclusiva Fantastica
di Berlioz, l'indirizzo interpretativo del noto concerto era dettato
da Lupu, specie nel poetico largo
centrale con l'orchestra
che ha seguito in modo perfetto le indicazioni temporali del pianista.
Strepitoso e chiarissimo il rondò
finale. Pubblico entusiasta e due intimi bis tutti per Lupu: una
memorabile pagina di Schumann e un prezioso Schubert.
Nella seconda parte della serata è risultata di qualità
l'interpretazione nitida e dettagliata dell Sinfonia
Fantastica, capolavoro di virtuosismo orchestrale di Berlioz. Specie
gli ultimi movimenti, Marche au
supplice e Songe d'un nuit de
sabbath,
hanno messo in luce l'eccellenti qualità delle sezioni orchestrali e
del loro direttore. Ma il concerto non è finito qui perché Mandeal ha
regalato al pubblico una rarità di Enescu, la Rapsodia
n.2, lavoro di alto valore sinfonico-popolare. Un
concerto da ricordare.
30
marzo Cesare
Guzzardella
I
due Foscari
alla Scala
È
tornata in scena al Teatro alla Scala l'opera verdiana I
due Foscari. L'allestimento del 2003, per la regia di Cesare
Lievi, le scene e i costumi di
Maurizio Balò e le luci di Luigi
Saccomandi ritrova il grande protagonista
di questo giovane lavoro di Verdi nella voce di Leo Nucci (foto di M.
Brescia dall'Archivio Scala),
Francesco Foscari.
Nella seconda rappresentazione Nucci ha mostrato una vitalità vocale
integra ed una timbrica ricca di espressività in un ruolo più che mai
a lui consono. Anche gli altri interpreti del cast vocale hanno
ottimamente interpretato i
loro ruoli: Fabio Sartori in
Jacopo Foscari, Manon Feubel in Lucrezia
Contarini, Marco Spotti in Jacopo
Loredano e gli altri.
Perfette le numerose parti corali preparate de Bruno Casoni. Si rimane
invece perplessi sul valore artistico complessivo dell'opera che
risulta
essere monocorde e definito da una trama davvero esigua. La regia, le
scene e i costumi non hanno contrastato i limiti teatrali di questo
lavoro dell'allora trentenne Verdi che invece trova splendida musicalità
in alcune arie e nei corali, specie nel più riuscito terzo atto. La
scenografia è tradizionale, con esigue idee innovative, e i costumi
d'epoca risultano in sintonia con i caratteri cupi e monotoni
dell'opera. Il terzo atto risulta essere anche scenograficamente più
vario. Il pubblico ha gradito il lavoro e gli applausi più calorosi
sono stati per Leo Nucci. Prossime
repliche il 29-31 marzo e il 2-4 aprile.
28
marzo
Cesare Guzzardella
Il
pianista Gianluca Cascioli in
Auditorium per Beethoven
Martedì
24 marzo, all’Auditorium il pianista torinese Gianluca Cascioli ha
presentato il suo nuovo Cd dedicato interamente a L.v. Beethoven tenendo
un concerto che aveva in
programma le Variazioni Op. 35
sull'Eroica , la Sonata in do
diesis min. “Al chiaro di Luna” op. 27 n. 2 , la rara Fantasia
in sol minore op. 77 e
le due Sonate in fa diesis magg.
op. 78 e quella in re minore
op. 31 n. 2 “La Tempesta”. Questi
brani furono composti dal grande tedesco tra il 1801 e il 1809. Molto
bello e personale il Beethoven analitico e riflessivo di Cascioli che
utilizzando tempi piuttosto lunghi trova nella bellezza delle sonorità,
nell'attenzione per i particolari e nella perfetta divisione del tempo
alcune delle sue peculiarità. Il suo modo di "ascoltarsi",
come si evince dalla sua discreta gestualità, porta a delle escuzioni
molto espressive e autenticamente classiche. Ricordiamo che la carriera
pianistica del trent'enne Gianluca Cascioli
è iniziata nel 1994. La vittoria del Concorso
pianistico internazionale “Umberto Micheli”, la cui giuria,
presieduta da Luciano Berio, era composta anche da eminenti personalità
del mondo della musica, tra cui Elliott Carter, Maurizio Pollini e
Charles Rosen, ha segnato un percorso importante che ha portato
Cascioli, anche compositore e direttore, a collaborare con i massimi
direttori d'orchestra e con le migliori orchestre del mondo. Bravissimo.
Peccato che il pubblico presente nel bellissimo auditorio milanese fosse
veramente poco. Da ricordare
26
marzo
Cesare Guzzardella
Uto
Ughi
e I Filarmonici di Roma alle Serate
Musicali
Torna
costantemente in Conservatorio il violinista Uto Ughi e puntualmente
ottiene un grandissimo successo di pubblico. Nel concerto di ieri per le
Serate Musicali
in una Sala Verdi stipata anche nel coro,
si è presentato sul palco insieme ai Filarmonici
di Roma
interpretando un programma vario che prevedeva musiche di Kreisler,
Mozart, Boccherini, Bartok, Ravel. Ogni brano è stato presentato da
Ughi stesso. Ottimo l'inizio con il Preludio
e Allegro nello stile di Pugnani del viennese Fritz Kreisler,
violinista-compositore notissimo sia per le sue qualità virtuosistiche
che per le sue mirabili trascrizioni. Il Concerto
per violino e orchestra n.7 in re magg. K271a di
W.A.Mozart è tra i meno popolari e forse non completamente del
salisburghese. Non entusiasmante l'esecuzione. Dopo l'intervallo i Filarmonici,
senza direttore, hanno ben interpretato un raro ma significativo brano
di Luigi Boccherini,
la Sinfonia in re min. Op. 12 n.4
"La casa del diavolo" con
un originale e concitato Finale
di ispirazione vivaldiana. Con la versione per violino e orchestra delle
celebri Danze popolari rumene Sz.68
(1915) di Bela Bartók il concerto ha cambiato aspetto e Uto Ughi ha
da qui in poi evidenziato le sue migliori qualità di grande interprete.
La bellissima versione orchestrale ha messo in risalto il sicuro,
melodioso e raffinato tocco di Ughi e anche l'armoniosa musicalità,
tutta italiana, dell’ottima formazione cameristica. Con la celeberrima
Tzigane (1924) di Maurice
Ravel, nella trascrizione con orchestra di Angela Montemurro Lentini,
siamo saliti molto in alto nella scala dei valori interpretativi. Il
carattere popolare zingaresco della composizione, definito
splendidamente da Ughi con quelle improvvise accelerazioni di tempo o
con quei precisi effetti coloristici, nulla toglie all’alto valore
estetico del brano che rimane una delle migliori composizioni
dell’autore. Bellissima la trascrizione. La voglia di suonare e la
sentita soddisfazione di Ughi ci ha permesso l’ascolto di ben tre
avvincenti bis: del lombardo Antonio Bazzini, violinista-compositore, la
paganiniana Ridda dei folletti
(1852), una pregnante e romantica aria daThaïs
di Jules Massenet e a conclusione Humoresque
Op.
101 No.7
(1896) di Antonin Dvorák. Da
ricordare
24
marzo
Cesare Guzzardella
Un'anteprima entusiasmante con Chailly e Vacchi alla
Scala
Ieri
sera un'anteprima entusiasmante al Teatro alla Scala ha anticipato il
concerto che il milanese direttore d'orchestra Riccardo Chailly
terrà questa sera. Il
programma, ascoltato integralmente, emozionante come una vera prima con
lunghi applausi al termine,
prevedeva la nuova composizione di Fabio Vacchi «Prospero
o dell' Armonia» su testi di Shakespeare tratti dal finale della Tempesta,
tradotti e riorganizzati dall'attore-regista
Ferdinando Bruni e due capolavori di F. Mendelssohn quali
l'Ouverture "Le Ebridi"
e la
Sinfonia n.5 della "Riforma".
L'esecuzione di queste ultime due opere, nelle versioni ascoltate ieri,
rappresenta una novità
assoluta in quanto Chailly, grande amante della musica di Mendelssohn e
direttore stabile di quell'orchestra, il Gewandhaus di Lipsia,
- il grande compositore tedesco è stato tra i più illustri direttori -
ha scelto le edizioni più complete con decine di battute musicali fino
ad ora mai ascoltate. Ma tutto questo l'ha ben
spiegato Chailly nell'interessante incontro che ha preceduto la prova
generale e che ha visto come protagonisti anche Vacchi e Bruni. Molto
valido il brano (circa 40 minuti) di Vacchi con parecchie inserzioni
parlate, ottimamente recitate da Bruni. Lo stile espressivo
del compositore bolognese è ricercato ma particolarmente
riconoscibile ed è improntato sulla ricerca di nuove sonorità
altamente evocative mediate da un
profondo interesse per le musiche extra europee con ritmiche
atipiche spesso molto irregolari. Ottima l'interpretazione di Chailly.
Avvincenti sotto ogni aspetto i capolavori di Mendelssohn e bravissima
la Filarmonica della Scala. Questa sera alla 20.00 di nuovo alla
Scala.
23 marzo C.G.
Il
pianista Giuseppe Albanese al
Dal Verme
Doveva
essere un pomeriggio musicale caratterizzato dalla prima esecuzione
assoluta di una recentissima composizione di Alessandro Solbiati,
Nora
- per cymbalom e orchestra, ma
a causa di un'improvvisa indisposizione del bravissimo cymbalista Luigi
Gaggero - di recente
alla Scala - il
brano verrà riproposto nella prossima Stagione e allora
l’attenzione si è integralmente riversata verso l'ottimo pianista
calabrese Giuseppe Albanese (nella foto) che ha eseguito il
poco noto ma efficace Concerto
per pianoforte e orchestra n.3 Op. 58 di Ignaz Moshelles
(1794-1870). Compositore, grande pianista e didatta tedesco,
Moshelles appartiene a quella categoria di artisti inquadrabili
storicamente tra Beethoven e i grandi romantici del secondo Ottocento ed
è, insieme a Hummel e a non pochi altri, esponente dello stile Biedermeier.
L’Op.58 riserva al solista
un ruolo primario di grande virtuosismo che solo pianisti capaci come il
nostro Albanese possono sostenere con eccellenti risultati. Questi,
nella replica ascoltata sabato 21 marzo, ha dimostrato sicurezza
esprimendo con solidità, precisione tecnica e nitore espressivo i
difficili e contrastati passaggi e i continui cambiamenti tematici anche
quando la bellezza della semplice e romantica melodia viene espressa.
Coadivato dall'ottima direzione di Julien Salemkour, Albanese è stato
grande protagonista della prima parte del pomeriggio musicale e al
termine il pubblico ha espresso entusiasmo per la sua esibizione. Due i
bis concessi: il primo, ancora in
stile Biedermeier,
era l' ultimo movimento della
Sonata n.1 Op.24 di C.M.v.Weber, il
rondò denominato anche Moto
perpetuo o l'infaticabile
per via del suo andamento veloce e ostinato reso mirabilmente
dal solista; il secondo bis era un interessante Studio di un
pianista-compositore americano sul noto brano The
Men I Love
di
George
Gershwin, reso
con elegante espressività. Nella seconda parte del concerto abbiamo
ascoltato un raro Antonio Salieri con le 26
Variazioni su la Follia di Spagna. Il brano strutturalmente è
semplice e ricorda la facilità strutturale dei nostri minimalisti, e
rivela interventi brevi e continui dei bravi solisti dell'orchestra de I
Pomeriggi, primi fra tutti il primo violino e l'arpista ma anche
alcuni fiati come il fagotto o il flauto. Queste riuscite variazioni di
Salieri risultano rilevanti didatticamente. L'ultimo brano in programma,
in sostituzione di Nora è stato un omaggio a F.Mendelssohn con
l'Ouverture “ Ruy
Blas”, interpretata con rigore formale dall’orchestra.
Grande successo.
23
marzo
Cesare Guzzardella
Il duo Nicolai-Zdorenko
al Coccia di Novara
E’ proseguita
ieri, 20 marzo, al Teatro
Coccia, la rassegna della musica cameristica di Mendelssohn proposta
dalla novarese Associazione amici della Musica, in occasione del
bicentenario della nascita del grande compositore tedesco. Il programma
della serata prevedeva
due sonate per violino e pianoforte: la n.1 in Fa maggiore,
un’opera precocissima (l’autore la scrisse a soli 11 anni!),
evidentemente ancora immatura nel linguaggio musicale, ma non priva di
spunti interessanti, specie nel tempo finale, dalle spumeggianti
quartine di sedicesimi ; la n. 3, anch’essa in Fa
maggiore, del periodo della piena maturità creativa di Mendelssohn,
che alterna sapientemente momenti distesamente lirici a parti
ritmicamente impetuose, sostenute da una struttura armonica chiaramente
influenzata dal contrappunto bachiano. Tra le due sonate, la Fantasia
op. 28 per solo
pianoforte, dalle cupe sonorità, ispirate al culto della poesia
“ossianica” di gran moda nell’età romantica e che nell’opera
dello stesso Mendelssohn trova espressioni somme nell’Ouverture
“Ebridi” e nella sinfonia “Scozzese" .
Protagoniste del concerto sono state due giovani strumentiste, alla loro
prima esibizione nella città piemontese: la violinista Valentina
Nicolai, diplomatasi nel 2000 presso il Conservatorio di Firenze,
membro stabile del quartetto d’archi Art Music di Roma e la
pianista ucraina Olga Zdorenko, diplomata al Conservatorio di
Mosca nel 1994 e all’ Accademia di S. Cecilia a Roma, di casa nel
nostro Paese, dove ha partecipato a numerosi concorsi e tournée. Non
possiamo tacere che la prova delle due esecutrici ci ha lasciato
insoddisfatti: ci è sembrato che la Zdorenko cercasse eccessivamente
l’’effetto’, con un tocco troppo greve, privo di sfumature, specie
nelle note basse, “sferragliate” con una pesantezza, che, unita ad
un uso un po’
approssimativo del pedale, appiattiva il suono, togliendo precisione al
disegno melodico e all’armonia. Nelle due sonate il pianoforte ha
troppo spesso prevaricato sul violino, a sua volta eccessivamente
monocorde e fragile nel timbro. L’incanto della musica
mendelssohniana, che sta tutto nella limpida cantabilità delle melodie
e nella ricchezza contrappuntistica dell’armonia, è andato
irrimediabilmente perduto. Di pura cortesia il breve applauso del non
numeroso pubblico, dopo l’unico bis, la Meditation di
Massenet.
21 marzo
Bruno Busca
Il
violista russo Yuri Bashmet per le Serate
Musicali
Il
violista ucraino Yuri Bashmet costituiva nel 1984 la formazione
cameristica
I solisti di Mosca e da allora ha portato l'ottima orchestra
in ogni parte del mondo con il suo vasto
repertorio che da Bach o Telemann arriva sino
ai nostri giorni. Bashmet è
considerato tra
i massimi virtuosi della viola e molti compositori contemporanei gli
hanno dedicato loro lavori, primo fra tutti Alfred Schnitcke,
compositore russo da alcuni anni scomparso che ha scritto per lui il
Concerto per viola e orchestra. L'interessante e variegato programma
presentato ieri sera in Conservatorio per le Serate
Musicali era incentrato su brani
di autori classici inframezzati da una
composizione del Novecento poco
frequentata che ha nella musica settecentesca
evidenti richiami stilistici e costruttivi: il Tema
con quattro variazioni per pianoforte e orchestra (1946)
del tedesco Paul Hindemith. Al pianoforte solista la bravissima e
determinata figlia d'arte Ksenia Bashmet. Il brano in perfetto stile
hindemithiano, dal sapore
bachiano e neoclassico con influssi anche tardo romantici, è stato
ottimamente interpretato dalla giovane pianista in perfetta sinergia con
l'orchestra diretta dallo stesso
Bashmet con dovizia coloristica e
raffinata espressività. Ancora
splendidi i colori orchestrali
nei brani classici che hanno preceduto o seguito il lavoro di Hindemith,
soprattutto la Sinfonia in fa min. n.49 "La
Passione" di F.J.Haydn e
la notissima Serenata mozartiana
"Heine Kleine Nachtmusic",
meno il Concerto per due viole di G.P. Telemann che ha
introdotto la serata. Bashmet ha mostrato la sua meravigliosa qualità
solistica nel raro ma efficace brano dal titolo Grave
per viola e archi di J.A. Benda - compositore boemo vissuto tra Bach
e Mozart - ma anche nel ruolo di direttore
sa essere particolarmente espressivo e avvincente. La gestualità
discreta ma incisiva della sua direzione determina un equilibrio delle
timbriche orchestrali che rivelano pastosità dei colori e trasparenza
musicale. Tutti bravi i professori d'orchestra e in particolar modo
il primo violino, in evidenza nel brano di Hindemith. Due i bis
proposti dal carattere popolare e tzigano, entrambi interpretati in modo
eccellente. Successo meritatissimo in una Sala Verdi purtroppo con
numerosi posti liberi.
20
marzo Cesare Guzzardella
Il
Trio di Parma al Coccia di Novara
Di scena ieri sera, 18 marzo, al
teatro Coccia di Novara, uno dei migliori ensembles cameristici italiani
del momento, il Trio di Parma. Il programma ha reso omaggio ai
due grandi musicisti di cui ricorre quest’anno il bicentenario,
rispettivamente, della morte, F. J. Haydn, e della nascita, F.
Mendelssohn: di Haydn è stato eseguito il Trio in la
maggiore Hob. XV:18, di Mendelssohn quell’autentico gioiello che
è il Trio n. 1 op. 49 in re minore e il Trio n. 2 op. 66 in
do minore. Anche in questo appuntamento novarese la formazione
parmense ha pienamente confermato le sue eccellenti qualità:
affiatamento e compattezza semplicemente perfetti, trascinante vigore
esecutivo, precisione assoluta nella resa timbrica ed armonica, capacità
di dare pieno risalto alle singole linee strumentali, ciascuna dotata di
una sua autonoma “personalità”, dalla voce limpida e intensa del
violino di Ivan Rabaglia, a
quella appassionata del violoncello di Enrico
Bronzi al nitido
pianoforte di
Alberto Miodini. I
brani proposti sono tra i migliori della letteratura per trio della
tradizione sette-ottocentesca; il trio haydniano ha a nostro avviso il
suo momento migliore nel finale, dal robusto vigore di vivace danza
popolaresca, con un curioso sincopato
nella sezione centrale, mentre il trio mendelssohniano op. 66 affascina
l’ascoltatore per le ardite escursioni armoniche del primo tempo e il
meraviglioso tema dal corale cinquecentesco Vor
deinem Thron (sfruttato
anche da Bach), incastonato a mo’ di inno nel finale, quasi un lontano
precorrimento degli “appelli” mahleriani. Ma il clou
della serata è stato l’op. 49 del maestro amburghese, capolavoro di
appassionata cantabilità romantica (indimenticabile il primo tema del
primo tempo, affidato al violoncello) e di brillante varietà melodica
ed armonica. Il pubblico abbastanza numeroso, dopo i due bis da Schumann
( il secondo tempo del Trio
n. 3) e Sciostakovic
(il secondo tempo del Trio
n. 2), ha salutato i
giovani concertisti con una vera, meritatissima ovazione.
19
marzo
Bruno Busca
Il
sublime Quartetto di Tokio per "La Società
del Quartetto"
Nulla
di più prezioso era stato ancora fatto per commemorare il bicentenario
dalla morte di J.Haydn (1732-1809) ed
il concerto tenuto ieri sera in Conservatorio dall'esemplare Quartetto
di Tokio ha stupito per bellezza ogni ascoltatore che ama in
profondità la musica. La celebre formazione cameristica, forse la
migliore al mondo, si è
cimentata nell'integrale dell'Op.
76 (1797) eseguendo i quartetti
d'archi tra i più noti del Maestro di Rohrau. Una maratona di oltre tre
ore e mezza, considerando i due intervalli,
ha intrattenuto il numeroso pubblico - una curiosità: in sala anche
Alfred Brendel, presente anche al concerto scaligero di Pollini della
sera prima - che in assoluto silenzio ha ascoltato i sei capolavori
haydniani. Sembra di ascoltare un unico
strumento Stradivari anche se i piani sonori e le timbriche più alte
dei violini o più gravi del violoncello erano ben definiti e
chiaramente riconoscibili. La perfezione formale di Haydn, il piu importante
riferimento in questo genere musicale, è espressa dal Quartetto con
qualità interpretativa eccelsa in tutta la gamma delle possibili
combinazioni tecnico-espressive. Mai un eccesso, mai una sbavatura ma
solo raffinata bellezza estetica. Nato nel 1969, il Quartetto di Tokio
ha ancora dalla formazione originaria il violista Kazuhide Isomura
(nella foto)
e dal 1974 il violinista Kikuei Ikeda mentre nel 1999 è subrentato il
violoncellista Clive Greensmith e nel 2002 il primo violino Martin
Beaver. La qualità complessiva è rimasta inalterata e i suoni dei
quattro Stradivari impiegati
(a disposizione dei solisti dal 1995 dalla Nippon Foundation)
hanno raggiunto ancora il sublime nelle sei pagine che
rammentiamo essere state eseguite secondo quest' ordine: n.4 "l'Aurora",
n.1, n.2 "delle Quinte",
n.3 "Imperatore",
n.6 e n.5. Ricordiamo che il quartetto "Imperatore" contiene
nel secondo movimento il tema e le splendide variazioni del bellissimo
Inno nazionale austriaco scritto da Haydn negli stessi anni. Ovazione
del pubblico al termine e un inaspettato bis con l'ultimo movimento del Quartetto
Op.50 n.1 Memorabile.
18
marzo Cesare
Guzzardella
Il
Progetto Pollini al Teatro
alla Scala
Lunedì
scorso
al Teatro alla Scala si è tenuto il secondo incontro musicale del Progetto
Pollini, manifestazione
ideata da Maurizio Pollini con lo
scopo di diffondere maggiormente
la musica del Novecento e dei giorni nostri.
Il grande pianista milanese si è alternato sul palcoscenico
scaligero con una esemplare
formazione cameristica, il Klangforum
Wien diretta dal rumeno
Peter Eötvös, uno dei più noti e
migliori interpreti della musica del Novecento. Nella prima parte del
concerto abbiamo ascoltato
alcuni lavori di Karlheinz Stockhausen composti tra il 1951 e il 1961,
mentre dopo l'intervallo, Pollini in solitaria ha eseguito prima Schönberg
e poi Schumann. Il pianista
ha introdotto Stockhausen con
tre Klavierstücke panistici,
i numeri 7, 8 e 9. Il non facile approccio esecutivo dei brani di
Stockhausen trova in Pollini un interprete ideali per rigore stilistico
e interpretativo che si esprime nella sua
capacità di pesare in modo preciso tutte le indicazioni della
partitura: quelle relative alle altezze, alle durata, alla timbrica,
all'intensità sonora e soprattutto
alle pause che nella musica del tedesco hanno un ruolo essenziale. Di
grande qualità la resa musicale epressa. La formazione austriaca ha
continuato il concerto con tre fondamentali composizioni del Maestro
tedesco quali Kreuzspiel per
oboe, clarinetto basso, pianoforte e percussioni, Zeitmasse
per cinque legni e Kontra-Punkte
per dieci strumenti. L'attenta e precisa direzione di Eötvös e la
bellezza timbrica degli strumenti solisti hanno rinnovato l'eccellente
qualità interpretativa. Nella seconda parte del concerto, dopo il
sofferto e profondo Schönberg dei 3
Klavierstüke op. 11, lavori pervasi di reminescenze
brahmsiane, Pollini ci ha donato un classico del suo repertorio quale la
celebre Fantasia in do magg.
Op.17 di Robert
Schumann. Sul versante della musica romantica Pollini ha pochi rivali e
la sua capacità di sintesi espressiva dovuta
ad una totale interiorizzazione degli elementi musicali e ad una
profondità di pensiero musicale di altissimo livello ha determinato una
intensa interpretazione. Grandissimo successo di pubblico e due
indimenticabili bis chopiniani: un Notturno e uno Studio. Da ricordare.
18
marzo
Cesare Guzzardella
Successo
alla Scala per l'Alcina di Händel
Per
la prima volta il Teatro alla Scala ha
accolto la versione scenica completa
dell'opera in tre atti Alcina
di Georg Friedrich Händel.
Un'esecuzione in forma di concerto
era stata
data nel teatro del Piermarini nell'aprile del 1985 e in
quell'occasione il ruolo di Alcina venne interpretato da Luciana Serra.
Questo capolavoro del teatro musicale settecentesco
venne scritto nel 1734-35 su libretto anonimo tratto dall'Orlando
Furioso dell'Ariosto. Il contenuto è una
variante del mito di Circe, incantatrice fatale che attrae gli uomini
col canto su di un’isola paradisiaca e, dopo averli sedotti, li
trasforma in rocce, animali o piante. Alcina
è un susseguirsi di
splendide Arie col da capo che
mettono in risalto la struttura psicologica
dei protagonisti:
non solo l'incantatrice Alcina e il paladino Ruggiero ma anche Morgana,
Bradamante, Melisso, Oronte, ecc. hanno un
ruolo di rilievo. L'allestimento scenico
deve essere funzionale alla continua
entrata in scena dei protagonisti, spesso soli
o in coppia e raramente in gruppo. Per oltre venti volte devono
intonare le arie, alcune di
queste autentici capolavori. Tutto questo
è ben spiegato nelle note di regia del canadese Robert Carsen, artefice
della messinscena (l'allestimento di Carsen
è apparso nel 1999 all'Opéra di Parigi). Anticipiamo subito che
la seconda rappresentazione ha riscosso un meritato successo. Il cast
vocale, di ottimo livello,
ha avuto come punto di forza il soprano Anja Harteros, Alcina,
che specie nelle arie più rilevanti come Ah
mio cor! Schernito sei, Ombre
pallide e Mi
restano le lagrime, raggiunge livelli interpretativi
eccellenti. Ma anche Monica Bacelli
nel ruolo di Ruggiero è stata una degna interprete: la sua
splendida timbrica, sfaccettata e ricca di contrasti, e la sua capacità
di stare in scena hanno sopperito
alla mancanza di voluminosità vocale in un ruolo
però che nelle rappresentazioni settecentesche era sostenuto da
un castrato. Splendide le arie Verdi
prati, selve amene e Sta
nell'ircana. Al termine della
rappresentazione la Bocelli è stata tra
le più applaudite. Molto bravi anche Patricia Petibon, Morgana,
Kristina Hammarström,
Bradamante,
Jeremj Ovenden, Oronte, Alastair Miles, Melisso.
La regia di
Robert Carsen e le scene e i costumi di Tobias Hoheisel non
sono straordinari ma hanno il merito di mettere in risalto la musica di Händel,
vera protagonista, evidenziando gli interventi vocali. Anche nelle
situazioni sceniche più affollate la discreta presenza delle comparse -
molte di queste sono corpi maschili statuari nudi o seminudi, ha un
ruolo di sottolineatura paesaggistica che vuole rappresentare il dominio
dell'incantatrice Alcina. L'unico contrasto visivo, antiestetico e poco
riuscito, è quello tra i costumi moderni impiegati e la scenografia
neoclassica. Una maggiore linearità e modernità scenica e una
maggiore trasparenza scenografica avrebbe migliorato il tutto. La
direzione di Giovanni Antonini, attenta ai dettagli e rispettosa delle
voci, ci è apparsa timbricamente un po' asciutta, ma la qualità
interpretativa è
decisamente accettabile anche grazie ai rilevanti interventi solistici
degi ottimi orchestrali. Nel complesso un lavoro ottimo.
Prossime repliche il 15, 17, 20, 25, 27 marzo.
15
marzo
Cesare Guzzardella
Andrea
Lucchesini al Teatro Civico di Vercelli
Siamo
grati alla bella città di Vercelli, per averci offerto la
prova, se mai ce ne fosse bisogno, che anche in provincia è
possibile abbandonarsi al piacere di ascoltare ottima musica, di
eccellente livello esecutivo. Il concerto di Venerdì sera 13 marzo,
presso il Teatro
civico, nell'ambito
della locale XI Stagione concertistica, ha avuto come
protagonisti il pianista Andrea Lucchesini e l'Orchestra
Camerata Ducale, sotto la guida del suo fondatore( insieme con la
pianista Cristina Canziani) e direttore stabile, il violinista Guido
Rimonda, con un programma impaginato sui maestri del classicismo
viennese, F.J.Haydn e W.A. Mozart. Era la prima volta che ascoltavamo
dal vivo la Camerata Ducale, attualmente una delle più
interessanti compagini orchestrali piemontesi (e italiane!), nata a
Torino nel 1992, specializzata nella musica a cavallo tra XVIII e XIX
sec. E in particolare nelle opere di G. B Viotti, oggetto di amorosa
ricerca di Canziani e Rimonda: è stata una vera gioia ascoltare un organico
giovane, diretto magistralmente, affiatatissimo, dal suono sempre caldo
e morbido, capace di trascorrere, negli archi come nei fiati, dalla più
delicata grazia settecentesca a certi inquietanti fremiti
"sturmer" presenti nelle opere in programma. La prima
delle tre composizioni proposte è una rara chicca
haydniana (1775 ca.), la Sinfonia in do maggiore n. 60 "Il
Distratto", così intitolata perché ricavata dalle musiche di
scena per una omonima commedia francese. In effetti, più che una
sinfonia vera e propria si tratta di una suite in sei tempi,
piacevolissima, di notevole ricchezza e varietà tematica;
la sua originalità più appariscente sta nel fatto che l'orchestra deve
spesso
distrarsi, commettendo grossolani errori di esecuzione, peraltro subito
corretti. L'episodio più divertente si ha nel Finale, quando gli archi
sbagliano accordatura e l'orchestra è costretta a fermarsi per
riaccordare gli strumenti.
Partecipa a questa deliziosa commedia sinfonica anche il direttore, che
spesso abbandona il podio e si mette a vagolare trasognato tra gli
orchestrali, perde la bacchetta, si volge al pubblico cercando chissà
che... . E' stata quindi la volta di Mozart, con i due concerti per
pianoforte KV 488 e KV 271, due autentiche gemme del
catalogo del grande salisburghese, eseguiti e diretti da Lucchesini
(mentre Rimonda prendeva posto come primo violino). Crediamo non si cada
nella retorica definendo memorabile l'interpretazione mozartiana del
quarantenne pianista toscano: il suo tocco sempre sobrio, leggero, di
soave eleganza, di tersa e luminosa chiarezza, ma capace anche di
velarsi di quella indicibile, soffusa malinconia che pervade la
siciliana del KV 488, ci ha innalzato in quelle indicibili regioni dello
spirito che solo la musica ( e soprattutto la musica apollinea di Mozart
!) è capace di schiudere. Due bis, l'Impromptus op. 90 n. 2
di Schubert e una sonata di Scarlatti, hanno degnamente
chiuso questa festa vercellese della musica, tra gli scroscianti
applausi di un pubblico numeroso e riconoscente.
14 marzo 2009
Bruno Busca
Il
pianista Igor Levit per la Società
dei concerti
Torna
spesso l'ottima Stuttgarter
Philharmoniker con il suo direttore Gabriel Feltz nella Sala Verdi
del Conservatorio milanese. Nel bel
concerto di ieri i brani in programma erano importanti e conosciuti: il
Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in
re min. Op.15 di J. Brahms e Quadri
di un'esposizione di M. P. Musorgskij
nella notissima orchestrazione di Maurice Ravel. Solista nel
concerto al pianoforte il
ventunenne pianista russo Igor Levit (nella foto). La direzione
orchestrale, energica e determinata di Feltz, in tutti e due i celebri
brani, è stata aiutata dal dolce, leggero ma sicuro tocco del giovane
pianista che ha mostrato qualità interpretative rilevanti e una
interiorizzazione completa della poetica brahmsiana.
Nel brano pianistico di Musorgskij
reso celebre dalla stupenda orchestrazione di Ravel l'orchestra
di Stoccarda ha mostrato ancora di più le sue eccellenti qualità
coloristiche. Valide tutte le sezioni strumentali e in particolar modo
quella dei fiati con ottoni- mirabile la tromba solista-
e legni timbricamente perfetti. La direzione energica e ricca di
contrasti timbrici dell'ultimo brano ha completato la serata ed il
pubblico che riempiva la sala ha
decretato il successo con accalorati e lunghi applausi.
12
marzo Cesare
Guzzardella
Il
pianoforte di Andrea Bacchetti
al “Coccia” di Novara
Ricco e
articolato il programma proposto martedì 10 marzo al Teatro Coccia di
Novara da Andrea Bacchetti, nell'ambito dell'annuale stagione
concertistica da camera: da Bach
(la Suite inglese n.6 e non la n.5, come erroneamente riportato
dal programma di sala), a Mendelssohn (otto romanze senza parole),
a Debussy (Clair de lune, dalla Suite bergamasca; The snow is
dancing da Children's corner; tre Preludi) a Chopin (Notturno
op.9 n.2 e Fantasia Improvviso op.66). Ci è dispiaciuto
notare larghi vuoti in sala: il concerto del giovane
pianista genovese avrebbe infatti meritato ben altra presenza di
pubblico. Dell'esecuzione di Bacchetti ci ha colpito la capacità di
interpretare con uguale sensibilità e profondità mondi musicali
e spirituali così diversi. Il suo Bach è bellissimo nel nitore esatto
del suono, nel dinamismo quasi da 'perpetuum mobile' del Preludio e,
soprattutto, nella soave malinconia barocca dell'Allemanda e nella
grazia già quasi viennese del Passepied (il pezzo in assoluto migliore
della composizione). Pianista dal suono sempre pulitissimo e brillante,
Bacchetti ci ha proposto un Mendelssohn in perfetto equilibrio tra
le due qualità della sua arte, al tempo stesso dolcemente sognante e
rigorosamente accordale e polifonica, mentre per Debussy il vertice
esecutivo è stato a nostro avviso raggiunto dal terzo Preludio, La Cathedrale
engloutie: qui Bacchetti ha saputo restituire con rara finezza
quel magico alone di impalpabile, evanescente morbidezza che avvolge il
suono del maestro di Saint Germaine. Ulteriore banco di prova
dell'eccellente tecnica del giovane esecutore, infine, la Fantasia
chopiniana, in cui la rapidità impetuosa del pezzo non ha mai offuscato
la chiarezza cristallina del suono (è esagerato un paragone con
Martha Argerich?). Ben cinque (!) bis (Bach e Galuppi) hanno suggellato
una serata di buona musica, apprezzata dai sinceri applausi dei
fortunati presenti.
11
marzo
Bruno Busca
Il
"Progetto Mozart" di Andras Schiff per le Serate
Musicali
Con il terzo concerto mozartiano si
è concluso il ciclo pianistico dedicato al grande salisburghese. Nella
serata di ieri il pubblico ha riempito completamente la Sala Verdi del
Conservatorio milanese e ha salutato con entusismo il pianista ungherese
tributandogli al termine del concerto, lunghi e calorosi applausi.
Schiff ha impaginato un programma che prevedeva come introduzione la Fantasia
in do minore K475, le
Sonate K533 ( Allegro e Andante), la K576
in re maggiore e la K457
in do minore, quest’ultima preceduta dal Rondò
in la minore K511. Ancora una volta
il livello interpretativo espresso è stato di rilievo specie
nell'ultima sonata eseguita. Tre i bis concessi con uno splendido ed
intenso Andante per organo meccanico, la Marcia Turca,
movimento finale della Sonata K 331, e le semplici ma geniali note dell'Allegro
dalla Sonata K.545 , sonate
ascoltate nelle serate precedenti. Da ricordare
.
10
marzo C.G.
Leonidas
Kavakos e la Filarmonica scaligera a sostegno dell'Ospedale dei
Bambini "Vittore
Buzzi"
Una
prova aperta della Filarmonica della Scala diretta dal violinista
Leonidas Kavakos a favore dell'Ospedale dei Bambini
"Vittore Buzzi"
ha anticipato il concerto sinfonico
che
la Filarmonica e il violinista greco terranno questa sera. Il programma,
molto interessante, ha visto Kavakos
in uno dei più rilevanti concerti per violino e orchestra del
romanticismo musicale: l'opera
64 in mi minore di Felix Mendelssohn-Bartoldy. Il nitido,
leggero violino Stradivari "
Falmouth" del 1692 di Kavakos ha espresso con intensità solare
il concerto che Mendelssohn compose nel 1844 e che rivela un equilibrio
compositivo
mozartiano. La parte orchestrale definita da
sonorità morbide e quasi cameristiche,
ha sottolineato senza invadenza le incantevoli melodie del
solista. In programma anche l'Ouverture
dall'Oberon di Carlo Maria
von Weber e nella seconda parte della serata, la
Sinfonia n.4 in re min
Op.120 di Robert Schumann. Un teatro al completo ha seguito
attentamente l'efficace ed interessantissima prova
musicale. Questa sera si può seguire il concerto in diretta su Rai
radio3. Il ricavato della Prova
Aperta sarà devoluto al progetto di umanizzazione del Buzzi "Un
ospedale a colori" che si prefigge di rendere i reparti
dell'ospedale a misura di mamme e bambini. Chi volesse sostenere
l'associazione OBM, Ospedale dei
Bambini Milano-Buzzi Onlus può telefonare al numero
02-57995359
o consultare il sito www.ospedaledeibambini.it
9
marzo C.G.
Pierre-Laurent
Aimard ai Pomeriggi Musicali
Il pianista francese Pierre-Laurent
Aimard è particolarmante affermato internazionalmente anche per il suo
impegno nella diffusione della musica del Novecento
e contemporanea. Vincitore nel 1973 del Concorso Messiaen,
perfezionatosi con Yvonne Loriod, ha in repertorio la musica di Messiaen
ma anche di artisti come Boulez, Ligeti, Carter, ecc., insomma i grandi
della seconda metà del secolo scorso. Le profonde radici classiche che
legano il passato con il presente si sono evidenziate al Teatro dal
Verme nel concerto de I Pomeriggi
Musicali, per i quali Aimard ha diretto l’Orchestra medesima
interpretando al pianoforte il Concerto
n.1 Op.15 e il Concerto n.3
Op.37 di L.v. Beethoven. Bellissime le interpretazioni espresse,
nella replica di ieri, con determinazione ed equilibrio sia
dall’ottima orchestra che dal pianista. Grande successo in una sala
stracolma di pubblico. Peccato la mancanza di un brano recente, anche
breve!
8
marzo
Cesare Guzzardella
Il
pianista Scipione Sangiovanni alla Società
del Giardino
La Società
del Giardino e le Serate
Musicali hanno giustamente pensato di ricordare l’anniversario
della morte di Haendel (250 anni) e Haydn (200 anni) con un concerto
commemorativo che si è svolto nel Salone
d’oro della storica Società. Una novità per
il sottoscritto è stata la presenza del ventunenne pianista Scipione
Sangiovanni. Sangiovanni ha all’attivo primi premi in numerosi
concorsi pianistici nazionali ed internazionali ed è stato ammesso alla
finalissima del Concorso Internazionale “Ferruccio Busoni” di
Bolzano. Non avevo mai ascoltato il giovane Scipione ma devo dire che la
stoffa del virtuoso è risultata dalle prime note del variegato
programma. Bellissime e ricche di contrasti le interpretazioni di
Bach (un Preludio e fuga dal
Cl.b.Tem.), Scarlatti (la Sonata
K 247 e la Toccata K141)
ed Haendel (la Suite in re minore
e la Suite in si bem.
maggiore). Per la musica del primo Settecento - Bach, Scarlatti ed
Haendel sono tutti nati nel 1685 – Scipione dimostra grandi affinità,
ma di rilevante qualità è risultato anche il brano del contemporaneo
Salvatore Sciarrino denominato “Anamorfosi”
che risulta essere una mediazione tra antico e colori debussyniani.
Ottimi, nella seconda parte del bellissimo concerto, i brani di Haydn,
la Sonata in mi bem.magg. n.52,
e di Liszt, la Polacca n.2 in
mi magg. e
l’altrettanto celebre Parafrasi
dal Don Giovanni di Mozart, questi ultimi purtroppo non ben rilevati
dall’acustica poco felice, ridondante e riverberata, dello splendido -
dal punto di vista architettonico - Salone d’Oro. Due i bellissimi bis
proposti: ancora Bach in una trascrizione pianistica di Sangiovanni ed
Haendel. Un concerto da ricordare.
7
marzo 2009
Cesare Guzzardella
Ancora
Andras Schiff per il "Progetto Mozart"
Ieri
in Conservatorio si è tenuto il secondo incontro musicale
con Andras Schiff per "Progetto
Mozart", tre serate mozartiane che il pianista ungherese ha
impaginato selezionando alcuni dei bellissimi brani che il grande
salisburghese ci ha lasciato. Sonate, Variazioni, Fantasie e brevi ma
altrettanto significativi brani, si sono succeduti nella splendida
serata organizzata dalle Serate
Musicali. Le Sonate K332 e
K570, le Variazioni
K500 e K455 e la Fantasia
in re min. K397 eseguita insieme e unitariamente ai rari ma
deliziosi Minuetto in re magg.
K355 e Piccola
Giga in sol magg. K574, come fosse un'unica sonata, hanno mostrato
ancora una volta le profonde e riconoscibili qualità del grande Schiff,
prodigio di memoria, di raffinatezza virtuosistica centellinata in modo
velato, nascosto ma anche estroverso e deciso per eprimere l'infinito
musicale di Mozart. Grandissimo successo di pubblico e un bis ancora
mozartiano, un Adagio
splendido nella sua
semplicità.
3
marzo
Cesare Guzzardella
Il
pianista Luca Buratto per l’Associazione
Amici della Musica
Programma impegnativo quello
sostenuto dal sedicenne pianista milanese Luca Buratto nel
concerto di ieri al Teatro Edi di Milano. Anticipando il concerto che si
terrà questa sera in Conservatorio (sala Puccini, medesimo programma),
il giovane concertista ha interpretato brani di Robert Schumann
intervallati da uno studio di Liszt, lo Studio
Trascendentale n.11 “Armonie della sera”. La Fantasiestüke
op.12 e la Fantasia in do
magg. Op.17, due importanti e tra i più noti lavori schumanniani,
hanno rivelato le ottime qualità musicali di Buratto. Non è facile non
essere condizionati dalla giovane età dell’interprete, ma
ascoltandolo ad occhi chiusi risultano emergere qualità tecniche che
fanno invidia a pianisti maturi e una leggerezza di tocco che ben si
addice al musicista romantico. Specie nell’ancor più celebre Fantasia
op.17, Buratto ha dato il meglio dimostrando di avere una visione
dell’opera completa ed espressa con sicure qualità. Un pianoforte
meno ridondante timbricamente, soprattutto nei registri medio-bassi,
avrebbe reso le interpretazioni più avvincenti. Ma la stoffa
dell’ottimo pianista è comunque emersa e ci aspettiamo da Luca grandi
successi per i prossimi anni. Valido il bis con un Improvviso
di Schubert. Un plauso all’attività del Teatro Edi di via Barona per
la quale segnaliamo il sito: www.amicidellamusicamilano.it/stagioni_CL0809.html
2 marzo
Cesare Guzzardella
FEBBRAIO
COPPELIA alla
Scala
Il balletto in tre atti Coppélia,
su musica di Léo Delibes e con la coreografia di Derek Deane, una nuova
produzione del Teatro alla Scala in prima rappresentazione assoluta, è
in scena fino al 5 marzo, sotto la direzione di David Coleman. Gli
artisti ospiti, presenti
nelle recite fino al 24 febbraio, sono stati l’étoile
argentina Paloma Herrera (Swanilda) e il tedesco Friedemann Vogel
(Frantz). Deane, per diversi anni direttore dell’English National
Ballet, ha voluto riprendere Coppélia
nel segno della tradizione inglese - che si riallaccia a quella russa di
Petipa e Enrico Cecchetti - dichiarandosi profondamente legato al
linguaggio e allo stile del balletto classico. Coppélia
ou la Fille aux Yeux d’Email fu rappresentata per la prima volta
all’Opéra di Parigi il 25 maggio 1870 ed ebbe subito grande successo.
Il libretto era tratto da un racconto di Hoffmann del 1815, Der
Sandmann, “L’uomo di sabbia”. La vicenda si svolge in un
piccolo villaggio della Galizia, tra Polonia e Ucraina, dove Frantz,
fidanzato della bella Swanilda, resta attratto dalla figura di una
giovane donna al balcone della casa del misterioso Coppelius. In realtà
si tratta di un automa, e Coppelius è una specie di mago che vuole dare
vita alle sue creature, un Victor von Frankenstein in versione grottesca
(il capolavoro di Mary Shelley era stato pubblicato molti anni prima,
nel 1818). Approfitterà quindi dell’incauto Frantz, introdottosi nel
suo laboratorio e successivamente narcotizzato con l’inganno, per
cercare di animare il manichino, con strani marchingegni elettrici; ma
nel frattempo Swanilda, gelosa, si è sostituita alla bambola, e
salva il fidanzato. Il lieto fine prevede i festeggiamenti per le
nozze dei due giovani, che si riconciliano con un rassegnato Coppelius.
Danze scozzesi, spagnole, valzer e gavotte si alternano rendendo il
balletto giocoso e molto piacevole. Bravissimo Vogel, molto applaudito,
un po’ meno convincente l’Herrera, apparsa a volte perfino incerta
sulle punte. Impeccabile il corpo di ballo, ottima, come sempre, la
direzione di Coleman.
25 febbraio
Anna Busca
Andras
Schiff per le Serate Musicali
"Progetto
Mozart", così è denominata la serie di concerti che il
pianista ungherese Andras Schiff affronta nella Sala Verdi del
Conservatorio milanese per le
Serate Musicali, concerti dedicati naturalmente al grande
salisburghese. Ieri il
primo incontro è
stato sicuramente un
successo di pubblico. Conosciamo bene Schiff per la sua costante
presenza a Milano e ci siamo
abituati ai suoi lunghi programmi monografici che vogliono far risaltare
le qualità di un grande compositore ma anche quelle sue, di un prodigio
di memoria musicale che ogni volta ci stupisce per la raffinatezza
interpretativa e per il suo stile facilmente
riconoscibile. Non sono un amante dei concerti
monografici, mi divertono meno, spesso per la mancanza dei contrasti che
gli autori diversi ci offrono. Ma il grande Schiff ci riserva questo e
noi lo ascoltiamo sempre con l'attenzione
dovuta. Il Mozart di ieri prevedeva tre importanti sonate, -ma
quali non lo sono!- come la K
331, la più celebre per
via della "Marcia
Turca" , la più "facile" - ma nella
semplicità si nasconde la grande
arte- K
545 e la più drammatica
K
310. Incastonate tra
queste il Rondò
K
485, l'Adagio
K
540 e le deliziose Nove
variazioni in re magg. su un Minuetto di Duport K
573 interpretate senza
soluzione di continuità. La classe interpretativa di Schiff non si
discute. La sua leggerezza ed eleganza nell'esprimere le sfaccettate
timbriche mozartiane fa emergere in modo superlativo la leggera soavità
settecentesca, forse meno la
drammatizzazione mozartiana che anticipa di parecchio il romanticismo
ottocentesco. Ma l'equilibrio formale di Schiff è esemplare anche con
quelle numerose aggiunte di note o
quei ritocchi nei trilli e nelle
acciaccature ben evidenziati nei
ritornelli. Al termine del programma finalmente un grande contrasto con
un memorabile bis dedicato a Mendelssohn per i duecento anni dalla
nascita: le Variations serieuse. Qui il dramma romantico
è stato espresso al massimo grado da un interprete veramente
grande. Lunghi
e calorosi applausi.
Prossimi appuntamenti con Schiff il 2 e il 9 marzo.
24
febbraio Cesare
Guzzardella
La
Messa da requiem di Verdi
all'Auditorium
Grandissimo
successo quello di ieri all'Auditorium di largo Mahler per l'ultima
replica della Messa da requiem
di Giuseppe Verdi. L'Orchestra
Sinfonica e il Coro Giuseppe Verdi erano diretti per l'occasione da
Wayne Marshall e l'ottimo quartetto vocale era formato
dal soprano romano Chiara Taigi, dal mezzosoprano spagnolo Maria Josè
Montiel, dal tenore domenicano Francisco Casanova e dal basso istriano
Giorgio Surian. La direzione energica ma anche delicata e attenta alla
vocalità di Wayne Marshall è stata impeccabile in tutti
i quasi ottantadue minuti, questa la durata del Requiem,
e tutte le voci hanno espresso qualità evidenti. Particolarmente
intensa la prestazione del mezzosoprano spagnolo Montiel (foto), dal bellissimo
timbro, chiaro e pieno di calore. Un plauso all'impeccabile Coro Verdi
preparato da Erina Gambarini e a tutti gli orchestrali.
23
febbraio Cesare
Guzzardella
Il
pianoforte di Simon Trpceski per le Serate
Musicali
E'
macedone il ventinovenne pianista Simon Trpceski, per la prima volta a
Milano e nuova "scoperta" delle Serate
Musicali. Ancora una volta l'organizzazione concertistica milanese
di Fazzari ha fatto centro: il pianista in questione ha tutte le qualità
per essere considerato un eccellente interprete di Chopin. Il programma
di ieri prevedeva infatti soprattutto Chopin inframezzato dalla
deliziosa serie di brani dedicati ai giovani pianisti di Claude Debussy
denominata "Children's
Corner Suite " . Inizio smagliante con le due Polacche
dell'Op.26 seguite da una
delle più celebri mazurche chopiniane, quella in
la min Op.17 n.4. Trpceski ha mostrato un tocco deciso e funzionale
ad un idea interpretativa analitica che riesce a
controllare in modo consapevole la bellezza delle sonorità. Gli
andamenti, in genere più lenti del solito, presentano un equilibrio
complessivo impeccabile e il suo Chopin appare personale e molto bello.
Anche nella Suite di Debussy
la ricerca del bel suono ha dato sorprendenti risultati. Nella seconda
parte ancora Chopin con le quattro mazurche dell'Op.24
e la più celebre delle sonate, quella n.2
in si bemolle min. Op.35. Ottima l'interpretazione specie nella
Marcia funebre e nel funambolico Finale.
Tre i bis proposti, uno splendido brano di un compositore macedone, un
superlativo Prokof'ev con la Toccata
op. 11 e ancora Chopin. Un concerto da ricordare e un
pianista da riascoltare al più presto.
Successo
di pubblico.
21
febbraio Cesare
Guzzardella
Boris
Berezovsky per "La
Società dei Concerti"
Il
pianista moscovita Boris Berezovsky ha scelto un programma coraggioso
per il concerto
di ieri del Conservatorio milanese interpretando tre tra le più note
sonate pianistiche: la Sonata in
do magg. Op.53 di L.v.Beethoven, la Sonata
in si min. Op. 58 di F. Chopin e la Sonata
in si minore di F. Liszt. Vincitore nel 1990 del Concorso
Internazionale Ciaikovskij, il qarantenne Berezovsky ha affrontato i
tre impegnativi brani con deciso virtuosismo mostrando qualità tecniche
eccellenti e dando il meglio, dal
punto di vista della resa espressiva e stilistica, nella Sonata
lisztiana, lavoro del 1851-52 che ha occupato la seconda parte del
concerto. Qui Berezovsky ha mostrato di cogliere pienamente le
caratteristiche del romanticismo di Lizst esprimendo, nella completa
interiorizzazione del materiale sonoro, ogni dettaglio del brano e tutte
le sue complesse sfaccettature. Grande successo di pubblico e due ottimi
bis chopiniani.
19
febbraio
Cesare Guzzardella
Tristan
und Isolde
al Teatro alla Scala
E'
ancora in scena al Teatro alla Scala Tristan
und Isolde, capolavoro
wagneriano che inaugurò la stagione scaligera 2007-2008. La ripresa del
Tristano con tale fattura musicale
e teatrale è la dimostrazione che quando uno spettacolo nasce bene è
giusto che venga riproposto e nella fattispecie i miglioramenti
apportati dal direttore Daniel Barenboim in ambito musicale, possibili
grazie all' enormi potenzialità interpretative dell'orchestra
scaligera, hanno reso la messinscena di qualità unica. Riconfermiamo
anche il valore dell'ottima regia di Patrice Chéreau che ha saputo ben
interpretare le avvincenti qualità sia
musicali che attoriali del cast. Waltraud Meier (foto di M.Brescia
dall'Archivio della Scala) ha mostrato qualità superlative ma anche gli
altri protagonisti, come l’ottimo Robert Gambill convincente Tristan
e Liobam Braun nel ruolo di Brangäne
- ascoltati nella quarta rappresentazione- hanno
espresso grande valore. Perfetta la parte corale preparata da Bruno
Casoni. Grande successo di pubblico per uno spettacolo straordinario.
Ultime repliche il 21 e il 25 febbraio.
18
febbraio
Cesare Guzzardella
Piotr
Anderszewski per le Serate
Musicali
Torna spesso il pianista Piotr
Anderszewski in Conservatorio per le Serate
Musicali e anche ieri ci ha stupito per le sue eccellenti qualità
interpretative che uniscono alla tecnica
minuziosa e precisa qualità espressive di alto livello. Nella prima
parte del concerto incentrata su J.S.Bach, abbiamo ascoltato prima la Partita
n.2 in do min. BWV 826 e poi la Suite
inglese n.6 in re min. BWV 811 e bisogna constatare che
l’interpretazione di Anderszewski del grande tedesco è mirabile sotto
ogni profilo. Una grande riflessione giocata su una semplicità di
emissione sonora ricca di sfumature ha reso questo Bach intensamente
espressivo. Molto valido timbricamente il pianoforte Fazioli
utilizzato per l’occasione, strumento scelto oramai da numerosi
pianisti bachiani. Dopo l’intervallo una rarità di Leos Jánaček,
Dans les Brumes (Nella
nebbia, 1912), quattro brani di origine popolare ricchi di contrastate
atmosfere e quindi la più eseguita Sonata
n.31 in la bem. Magg. Op. 110 di L.v. Beethoven interpretata
ottimamente da Anderszewski soprattutto nella Fuga finale. Al
termine un eccellente bis di Bartòk.
Grande successo di pubblico.
17 febbraio
Cesare Guzzardella
La
Nona Sinfonia
di Beethoven all'Auditorium
Giovedì
12 febbraio all'Auditorium di L.go Mahler
si è tenuto un Concerto Straordinario
nel quale l'Orchestra Sinfonica ed il Coro Giuseppe Verdi di Milano
hanno eseguito la Sinfonia
n. 9 in Re minore op 125 di L.v.Beethoven. Sul podio, il
trentaseienne affermato direttore viennese Christian Arming ha mostrato
grinta e determinazione facendoci ascoltare un buon Beethoven, energico
e ricco di contrasti
soprattutto nei momenti in cui l'orchestra emerge unitariamente. Valido
il cast vocale nelle voci del soprano
Anna-Katharina
Behnke, del
mezzosoprano Annely
Peebo, del
tenore
Jon
Ketilsson e del bravissimo basso
Peter
Mikulas. Ottimo il coro
preparato da Erina Gambarini. Grandissimo successo di pubblico in una
sala al completo dove abbiamo notato un'ampia presenza di pubblico
giovane.
14
febbraio C.G.
Il
pianoforte di Emanuel Ax per la Società
del quartetto
Emanuel
Ax, pianista polacco naturalizzato statunitense, ha tenuto un
bellissimo concerto per la Società
del Quartetto nel quale ha alternato brani di F. Schubert ad altri
di F. Liszt. Nei 4 Impromptus
op.142 che hanno introdotto la serata, Ax ha mostrato la sua
raffinata cifra stilistica evidenziando in
modo delicato, sfumato ed espressivo il mondo più interiore del grande
compositore viennese. Ottima l'interpretazione della virtuosistica
Vallée d'Obermann da Année
de Pélerinage -Suisse di Liszt che ha concluso la prima parte della
serata. Nitida e ben evidenziata la componente melodiche del brano.
Dopo l'intervallo abbiamo ancora ascoltato Schubert con la Sonata
n.15 in la magg. Op. 120 D
664 l'ultimo dei suoi
brani giovanili, interpretato con luminosità ed equilibrio specie nelle
bellissime variazioni dell'Allegro
moderato iniziale. Gran finale all'insegna del virtuosismo lisztiano
con il Sonetto 123 del Petrarca
e soprattutto nel difficile ma efficace Mephisto
Walzer n.1 che ha ancora di più sottolineato lo spessore
interpretativo di Ax, pianista di grande classe e tra i migliori della
sua generazione. Successo di pubblico e due magnifici bis di Chopin. Da
ricordare.
11
febbraio
Cesare Guzzardella
Un
concerto per i Futuristi al Dal Verme
Cento
anni sono passati dal famoso Manifesto Futurista
di Filippo Tommaso Marinetti e Milano ricorda in questi giorni
l'importante movimento italiano
attraverso mostre, incontri
di poesia, danze e concerti. Anche
nella musica troviamo validi musicisti che aderirono al Futurismo e tra
questi il romagnolo Francesco
Balilla Pratella (1880-1955), autore di un proclama per la musica
futurista nel 1910 e di un Manifesto Futurista l'anno seguente."Disertate
i conservatori, i licei e le accademie, e determinatene la chiusura; si
vorrà certamente provvedere alle necessità dell'esperienza, col dare
agli studi musicali un carattere di liberta` assoluta".... ,
questo scriveva nel suo manifesto Pratella. Altri musicisti che
aderirono al futurismo in musica furono il pugliese Franco
Casavola (1891-1955), autore di musiche per gli intonarumori
(apparecchio che simula ululati, rombi, stropiccii,
gorgoglii, sibili e ronzii) di Luigi Russolo (pittore e
musicista) e il più giovane triestino Silvio Mix (1900- 1927), forse
musicalmente il più
personale fra tutti i colleghi.
Ricordiamo che tutta la musica concreta
degli anni 60, (John Cage, ecc.)
deve molto alla sperimentazione futurista e ai "rumori
trovati" degli spettacoli radiofonici di Marinetti. Domenica,
per celebrare il futurismo in musica, si è tenuto un interessante è
riuscito concerto al Teatro Dal Verme. Progettato dal compositore e
recente direttore artistico de I
Pomeriggi Musicali Ivan Fedele,
l'iniziativa è stata patrocinata dalla Regione Lombardia. L'orchestra
dei
Pomeriggi è stata
diretta per l'occasione dal valente compositore Carlo Boccadoro
(nella foto) che ha interpretato
brani di Casavola, Pratella e Mix davanti ad una platea numerosa e
selezionata. Dopo un intervento introduttivo
nel quale Ivan Fedele ha presentato il programma e spiegato le
ragioni della serata, abbiamo avuto per la prima volta l'opportunità di
ascoltare i brani in programma, per lo più musiche di scena su testi di
Prampolini, Marinetti e Vasari. Si rimane sbalorditi per l'ottima qualità
delle composizioni che rifacendosi a musicisti come Debussy,
Stravinskij, ma anche Mascagni o Pizzetti, mostrano un'evidente
orecchiabilità.
I brani futuristi fecero invece
scalpore nei primi decenni del '900 soprattutto per l'audacia dei modi
compositivi. Tra i lavori maggiormente riusciti e più
personali ricordiamo almento
Angoscia delle macchine e
Cocktail di Silvio Mix. Splendida
questa iniziativa che ha fatto rivivere anche in musica il futurismo.
Da ricordare.
10
febbraio
Cesare
Guzzardella
Han-Na
Chang e John Axelrold
all'Auditorium con la "Verdi"
Il
direttore texano John Axelrod ha
diretto l'Orchestra
Sinfonica Verdi impaginando un programma particolarmente
vario ed interessante che prevedeva
brani di Schubert-Berio, Elgar e Brahms. Ospite d'eccezione la
violinista coreana Han-Na Chang, vincitrice
a soli 11 anni del prestigioso Concorso Internazionale Rostropovich.
Allieva di Mischa Maisky e del grande Rostropovich,
la Chang ha interpretato in modo mirabile per determinazione,
espressività e bellezza timbrica il Concerto
per violoncello e orchestra in Mi min. op. 85 di
Edward Elgar, opera
tardo-romantica ma di profondo significato estetico composta
dall'inglese nel 1918-19. Prima
del concerto abbiamo ascoltato un luminoso lavoro di Schubert-Berio: Rendering.
Nato da un abbozzo di sinfonia pensata da Schubert nel 1828,
il suo ultimo anno di vita, Rendering
è anche opera di Luciano Berio, compositore amante delle trascrizioni,
rielaborazioni e trasformazioni di brani dei grandi del passato come
Monteverdi, Boccherini, Mozart, Schubert, Mahler, ecc.
Il brano dalla durata di oltre trenta minuti è stato scritto
alla fine degli anni ottanta ed è uno splendido collage
di frammenti sinfonici di Schubert ricreati e/o completati da Berio e
collegati in modo unitario da splendidi diminuendo interamente del
Maestro ligure. Avvincente sotto ogni profilo la delicata
interpretazione di Axelrod, direttore spesso presente a Milano ed
interprete di un bellissimo Candide di Bernstein alla Scala.
Particolarmente felice la trascrizione orchestrale che Arnold Schönberg
fece nel 1937 del Quartetto per
pianoforte ed archi n.1 in Sol min. Op.25 di
Johannes Brahms, opera ascoltata dopo l'intervallo. Anche in questo
lavoro cameristico in quattro movimenti, trasformato quasi in sinfonia
da Schönberg, il direttore statunitense ha mostrato una sorprendente e
gioiosa musicalità. L'interpretazione particolarmente attenta di tutte
le sezioni orchestrali e i dettagli coloristici espressi sono apparsi di
ottima qualità. La Sinfonica Verdi ha trovato in Axelrod un
direttore ideale. Grande successo di pubblico. Ultima replica domenica
alle ore 16.00.
per i prossimi concerti: www.laverdi.org
tel. 02.83389.401/2/3
7
febbraio Cesare
Guzzardella
La
GEWANDHAUSORCHESTER di Lipsia per Progetto
Itaca
Importante
concerto benefico quello di ieri sera al Teatro alla Scala per
raccogliere fondi a favore di Clab Itaca, organizzazione che si
occupa di riabilitazione e inserimento lavorativo di persone che
soffrono di disturbi mentali. La splendida serata che ha visto la
collaborazione anche delle Serate
Musicali, è stata
commemorativa del compositore tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy del
quale ricorre il bicentenario dalla nascita e ha visto sul palco
scaligero una formazione storica (la più antica orchestra al mondo) e
prestigiosa quale la GEWANDHAUSORCHESTER di Lipsia. Sul podio il suo attale
direttore, il milanese Riccardo Chailly e al pianoforte un virtuoso tra
i più celebrati della scena mondiale: il cinese Lang Lang (foto).
Naturalmente tutto mendelssohniano il programma con una rara Trompetenouverture
op. 101 che ha introdotto la serata e alla quale ha fatto seguito il
Concerto n.1 in sol min. Op.25 per pianoforte e orchestra.
L'energica direzione di Chailly già rivelata nella notevole Ouverture,
ha avuto modo di esprimersi in tutta la sua tensione ritmica anche nel
bellissimo e poco eseguito concerto. Impeccabile l'intesa tra Lang Lang
e Chailly, intesa che ha rivelato una modalità comune d'intendere il
concerto. La rapidità dell'esecuzione del Molto
allegro con fuoco iniziale favorità da una sintesi espressiva tutta
interiore ha trovato poi un Andante centrale giocato su un'ampia
riflessione espressiva e un fraseggio delicato ed etereo reso con
nitidezza anche dagli splendidi colori
che la magnifica orchestra di Lipsia ha proposto.
All'interpretazione impeccabile del lavoro si è aggiunto un bellissimo
bis pianistico: il celeberrimo Studio
n.3 op. 10 di F. Chopin. Dopo l'intervallo atmosfera più pacata e
melodica con la Sinfonia n.3 in
la min. Op. 56 "Scozzese"
. Eccellente la direzione e due i bis orchestrali: l'intenso movimento
centrale dalla Sinfonia n.5
e, sempre di Mendelssohn, la celebre Marcia
nuziale dalle
musiche di scena del Sogno
di una notte di mezza estate. Grandissimo successo. Chi volesse
sostenere l'attività di Progetto Itaca può telefonare al numero
02-62695235
o consultare il sito www.progettoitaca.org
5
febbraio
Cesare Guzzardella
La GEWANDHAUSORCHESTER di
Lipsia,R. Chailly e Lang Lang per Progetto Itaca
Progetto Itaca, in collaborazione con Serate
Musicali Milano, organizza un concerto straordinario
al Teatro alla Scala per mercoledi 4 febbraio 2009 alle ore 20:00 per
raccogliere fondi per CLUB ITACA, progetto per la riabilitazione e
l’inserimento lavorativo di persone che soffrono di disturbi mentali.
La GEWANDHAUSORCHESTER di LIPSIA diretta da Riccardo Chailly con Lang
Lang come solista presenta un concerto straordinario in occasione del
bicentenario della nascita di Felix Mendelssohn Bartholdy. Per conoscere
dettagli sul programma, sui costi e per prenotare i biglietti: Tel.
02- 62695235
- Fax. 02 6552205 segreteria@progettoitaca.org
I concerti della
"Verdi" all'Auditorium
Grande successo di
pubblico all'Auditorium nella replica del concerto domenicale. Una sala
stracolma ha accolto il direttore Vladimir Fedoseyev e l'Orchestra
Sinfonica Verdi per l'esecuzione della celebre Sinfonia n.40 in sol
min.K.550 di W.A.Mozart e per la Sinfonia n.10 in mi min. op.93
di D. Sostakovic. Ottima l'interpretazione. Giovedì 5 febbraio, venerdì
6 e domenica 8 il direttore John Axelrod dirigerà la "Verdi"
in un concerto sinfonico particolarmente vario. In programma Rendering
di Schubert-Berio, il Concerto per violoncello e orch. op.85 di
Elgar e il Quartetto per pianoforte e archi op.25 di
Brahms (trascrizione orchestrale di Schonberg). Al violoncello Han-na
Chang. www.orchestrasinfonica.milano.it/
2 febbraio
la redazione
Un
concerto Futurista per i Pomeriggi
Musicali
Nell’ambito delle
numerose iniziative intese alla celebrazione del Manifesto Futurista,
l’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione
Lombardia, in stretta collaborazione
con la Fondazione I Pomeriggi
Musicali, propone un raffinato concerto diretto dal Maestro Carlo
Boccadoro (nella foto). L’evento testimonia concretamente l’impegno
del mio Assessorato per la diffusione e la valorizzazione della cultura
musicale contemporanea. Nel corso di questi ultimi anni, infatti, non
sono mancati i favorevoli riscontri alle numerose iniziative realizzate
dall’Assessorato regionale, intese soprattutto a promuovere la
conoscenza del linguaggio artistico e musicale delle grandi personalità
artistiche del XX e XXI secolo. Così ne ha tratto giovamento il
dibattito sui differenti linguaggi della contemporaneità, ravvivato –
in particolare – da una serie di eventi che non poco hanno contribuito
a migliorare la realtà culturale milanese e lombarda. Sullo sfondo di
questa virtuosa continuità, il Concerto Futurista offre l’opportunità
di conoscere e confrontarsi con le esperienze di Franco Casavola,
Francesco Balilla Pratella e Silvio Mix, che fin dal 1927 si spesero a
favore di un teatro “anticlassico” del tutto aperto a innovative
forme di espressione artistica. Credo sia inoltre necessario evidenziare
un altro elemento di grande novità. L’incontro di oggi è anche
l’occasione per presentare la nuova direzione artistica de I Pomeriggi
Musicali che è stata affidata al Maestro Ivan Fedele. Ai migliori
auspici, associo quindi il mio plauso verso tutti coloro che hanno
collaborato alla nascita di questo significativo evento che sintetizza,
certamente in maniera paradigmatica, la vivacità culturale di Milano e
della Lombardia.
2
febbraio 2009 Massimo
Zanello Assessore
alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia
Il
violino di Midori ai Pomeriggi
Musicali
La
violinista giapponese Midori, trentotto anni di Osaka, ha replicato
domenica il noto Concerto
per violino e orchestra in mi min. Op.64 di F. Mendelssohn-Bartholdy
insieme all'orchestra de I
Pomeriggi Musicali diretta da Antonello Manacorda. Il suono,
raffinato ed esile come la violinista ma intensamente espressivo, ha
sottolineato le splendide melodie solistiche di questo
capolovoro della musica romantica ottocentesca. Unico neo
l'evidente squilibrio tra il basso volume sonoro del violino
rispetto alla voluminosa massa orchestrale che pur nell'ottima
direzione di Manacorda, spesso copriva la timbrica dell'eccellente
solista. Peccato, nessun bis! Dopo l'intervallo abbiamo ascoltato una
valida ed energica interpretazione della Settima
Sinfonia di L.v.Beethoven anche se si sono presentate forzature
ritmiche e timbriche (non troppo belle timbricamente le percussioni) che
hanno esasperato forse in modo eccessivo il capolavoro beethoveniano.
Grande successo di pubblico in una sala quasi al completo.
2
febbraio Cesare
Guzzardella
Il Viotti-Festival
2008-2009 di Vercelli
Continua
a Vercelli la rassegna musicale concertistica. L’undicesima stagione
del Viotti-Festival ha visto il 31 gennaio sul palcoscenico del Teatro
Civico il duo strumentale Igudesman
& Joo
(nella
foto) -Aleksey
Igudesman al violino e Richard Hyung-Ki Joo al pianoforte-
al
fianco della Camerata Ducale nello
spettacolo da loro ideato intitolato «A
little nightmare music».
Sabato
21 febbraio 2009 torna la grande musica di Viotti interpretata da Guido
Rimonda. Il concerto prevede infatti l’esecuzione del Concerto n.
25 in la minore per violino e orchestra, pagina della maturità
viottiana, accostata ad una inedita opera di Paganini, scoperta dallo
stesso Rimonda negli archivi di una biblioteca romana, e al raro Concerto
n. 5 in la minore «Le Grétry» per
violino e orchestra del virtuoso belga Henri Vieuxtemps. Un concerto che
«racconta» l’evoluzione della tecnica violinistica nella prima metà
del XIX secolo. Il
mese di marzo vedrà un altro atteso debutto al Viotti Festival, quello
del pianista Andrea Lucchesini, che si esibirà al fianco della Camerata
Ducale in due celeberrimi concerti per pianoforte e orchestra di Mozart:
il giovanile
Concerto n. 9 in mi bemolle maggiore
«Jeunehomme Konzert» KV 271 e il più maturo Concerto n. 23
in la maggiore per pianoforte e orchestra KV 488. Completa il
programma della serata (venerdì 13 marzo 2009) una tra le più «strane»
e divertenti sinfonie di Haydn: la Sinfonia
n. 60 in do maggiore «Il distratto».
Due
significativi ritorni a Vercelli segnano i due ultimi appuntamenti della
stagione. Sulla scorta dell’entusiasmante successo dello scorso anno,
sabato 4 aprile 2009 torna a Vercelli Uto Ughi. Il programma proposto è
quanto di più adatto a sottolineare le straordinarie doti musicali e
virtuosistiche di questo violinista tanto amato dal suo pubblico: Preludium
und Allegro
di Pugnani/Kreisler, la Romanza n. 2 in fa maggiore di Beethoven,
l’Introduction et Rondo capriccioso di Camille
Saint-Saëns e la Carmen
Concert Fantasy di
Pablo de Sarasate si susseguiranno in un crescendo di virtuosismo ed
emozione. A completamento del programma la Camerata Ducale proporrà
un’altra sinfonia di Haydn: la Sinfonia
n. 61 in re maggiore.
Conclude
il Viotti Festival 2008 un grande concerto interamente dedicato
all’opera di Felix
Mendelssohn Bartholdy, in occasione del 200°
anniversario della nascita. Protagonista di questa serata di sabato 9
maggio 2009 sarà il violinista Shlomo Mintz, che ritorna al Viotti
Festival nella duplice veste di solista e direttore. Come solista si
cimenterà nel celebre Concerto in mi minore per violino e
orchestra op. 61, pagina dall’indubbio fascino poetico, mentre come
direttore guiderà la Camerata Ducale in due pagine tra le più
importanti dell’intero repertorio romantico austro-tedesco: l’Ouverture
«Ein Sommernachtstraum» op. 21 e la Sinfonia
n. 3 in la minore «Scozzese» op.
56. Per
informazioni su Abbonamenti e biglietti:
Comune
di Vercelli: tel.
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