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RECENSIONIDVDLIBRI



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LUGLIO
Bormio: festival-masterclass
"Le altre note 2010"
Il Trio Albatros
Ensemble e l’Associazione Musica Viva sono lieti di
presentare la prossima edizione della Masterclass LeAltreNote che
si svolgerà a Bormio dal 27 agosto al 5 settembre 2010 negli spazi
gentilmente concessi dall’amministrazione comunale. Si tratta di un’iniziativa
di formazione musicale tenuta da docenti di fama internazionale
con una solida carriera sia come solisti che in formazioni da camera,
una visibilità costante nei media e una discografia numerosa.
Parallelamente alla masterclass e come naturale complemento del corso si
realizza un Festival di concerti gratuiti aperti al pubblico con
l'obiettivo di creare un'offerta d'intrattenimento culturale per la
cittadinanza e i turisti dell'Alta Valtellina: un evento diffuso che si
lega al territorio e avvicina l'emozione della musica ai paesaggi delle
montagne lombarde. Tutta la manifestazione sarà
supportata da un'adeguata visibilità attraverso brochuere informative,
articoli su riviste di musica, di turismo culturale e generaliste,
quotidiani locali e nazionale, segnalazioni radiofoniche e servizi
televisivi; parte della promozione avverrà inoltre via web con un sito
dedicato e un blog-forum di
discussione. Il 31 agosto e il 6 settembre ci saranno due concerti
saranno all'Auditorium delle Terme di Bormio, importante realtà di
sostegno al Festival che oltre ad ospitare le esibizioni trasmetterà i
concerti in streaming. Speaker di tutte le serate darà Silvio Mevio.
Per informazioni: Associazione Musicale LeAltreNote Milano
tel. 3474491686
27 luglio
dalla redazione
Grande
successo per il Barbiere di Siviglia alla Scala
Quarta rappresentazione
ieri sera alla Scala, con una prima mancante per lo sciopero contro i
tagli governativi. Grandissimo successo quello tributato dal folto
pubblico presente in sala. Abiti leggeri
e
chiari, camice spesso senza cravatta
e pubblico mediamente più giovane hanno accolto il Barbiere di Siviglia,
capolavoro di Gioachino Rossini e opera tra le più eseguite nella sala
del Piermarini (foto Archivio Scala) e in tutti i teatri del mondo. La
messinscena, per la regia, le scene e i
costumi di Jean-Pierre Ponnelle -ripresa da Lorenza Cantini- è quella
classica, sul palcoscenico scaligero dal 1969 ed è ancora la migliore. Valida
la direzione rossiniana
del giovane pesarese Michele Mariotti, maestro con già all'attivo un
vasto repertorio lirico italiano. Cast vocale decisamente di alto
livello: eccellente la voce di Joyce Didonato, Rosina, ottime
quelle di Lawrence Brownlee, Conte di Almaviva, Giorgio Caoduro, Figaro,
Bruno De Simone, Bartolo, Gabor Bretz, Basilio, Giovanna
Donadini, Berta. Segnaliamo al fortepiano il bravissimo
James Vaughan. Ancora sei le repliche: il 15, 17, 19, 20 (
con J.D. Flòrez) , 23 (J.D. Flòrez) e 24 luglio. Da non perdere.
14 luglio
C. G.
Il Faust di
Gounod al Teatro alla Scala
Sette le rappresentazioni
programmate alla Scala per il Faust di Gounod e ben tre quelle saltate
per colpa dei tagli alla cultura che hanno trovato nelle
rappresentanze sindacali
del teatro scaligero i più agguerriti oppositori.
Ieri si è svolta senza particolari stravolgimenti
- un comunicato e un lieve ritardo d'inizio del quinto atto- la penultima
replica del capolavoro del francese. Alla testa dell'Orchestra del
Teatro il parigino Stéphane Denève ha diretto con dovizia di dettagli
e timbrica francese l'eterogenea musica del Faust che alterna
dolcissime melodie spesso sottolineate dal prezioso coro
preparato da Casoni, a momenti d' intense
e sonore dinamiche orchestrali. Valido complessivamente il cast
vocale cha ha nella chiara ed espressiva voce, anche se non voluminosa,
di Irina Lungu, Marguerite, il punto di forza
(foto di M.Brescia- Archivio Scala). Altrettanto
intenso Roberto Scandiuzzi, Méphistophélès: voce luminosa e
voluminosa, e scenicamente molto presente. Bravi gli altri: Marcello
Giordani, un Faust dalla bella timbrica, Dalibor Jenis, Valentin,
Nino Surguladze, Siébel, Sylvie Brunet, Marthe e Olivier
Lallouette in Wagner. Originale per
leggerezza e prospettica profonda la scenografia studiata da Marius
Nekrošius e sostenuta dalle riuscite luci di Marco Filibeck e dagli
efficaci costumi di Nadezda Gultiajeva. La regia di Eimuntas
Nekrošius convince quasi completamente trovando però momenti di
stentata presenza scenica dei numerosi partecipanti alle luminose scene:
pessima l'idea di togliere manualmente i libri aperti del filosofo Faust,
ben disposti sulla scena del primo atto, accatastandoli uno sopra l'atro
ed eliminandoli in modo impacciato. Veramente brutta quella culla
sostenuta malamente in alto dal lungo e traballante palo. Avvincenti
tutte le parti corali ben disposte nelle bellissime scene: si pensi,
nella musica, a quel capolavoro assoluto di equilibrio formale
orchestrale-vocale rappresentato dal celebre valzer nel finale del
secondo atto. Complessivamente un buon Faust purtroppo mancante di tre
repliche. Ultima replica il 5 luglio
3 luglio
Cesare Guzzardella
GIUGNO
Grande
successo per il Paulus di Mendelssohn all’Auditorium
Ieri in
Auditorium l’ultima replica dell’Oratorio Paulus di
F.Mendelssohn-Bartoldy ha ottenuto un meritato successo. Sul podio una
bacchetta di valore quale Helmuth Rilling ha trovato l’eccellente Coro
Verdi
preparato dalla Gambarini e un’ Orchestra Verdi duttile e
all’altezza nel delineare le splendide armonie del complesso Oratorio.
L’equilibrio delle parti orchestrali e corali è stato favorito anche
dalla presenza di un ottimo cast di voci soliste: il soprano Simone
Schneider, il mezzo-soprano Bettina Ranch, il tenore Corby Welch e il
baritono-basso Kostantin Wolff. La grandiosità dell’opera espressa
con vigore ed incisività dall'orchestra e dal coro ha trovato momenti
di sublime interiorità ed intimità con l’intervento delle voci
soliste. Grandissimo successo. Da ricordare.
21 giugno
C.G.
Alice
Baccalini in Conservatorio per la Società dei Concerti
Non ha
ancora 18 anni la milanese Alice Baccalini, pianista diplomata in
Conservatorio all’età di quindici anni. Ieri sera ha tenuto un recital
in Sala Verdi per la Società dei Concerti
impaginando un programma prevalentemente
romantico: Chopin, Schumann e al termine, Prokof’ev. Conosco bene
Alice e nel gennaio 2006 recensivo un bellissimo concerto tenuto in Sala
Puccini nel quale l’allora tredicenne suonava con grinta Mendellssohn,
Debussy, Shostakovich, Messiaen e, di Schumann, la medesima sonata
ascoltata ieri, la n.2 in Sol min. op.22. Bene, da allora Alice,
già bravissima, ha fatto molta strada e adesso è una pianista matura,
anche se ancora molto giovane d’età, con uno stile definito e una
predilezione per le sonorità dei grandi romantici.
La Ballata n.1 op. 23, la Ballata n.4 op.52, l’Andante
spianato e Grande Polacca brillante op.22 del grande polacco
sembrano proprio essere stati composti per
interpreti con la sensibilità di Alice. Nei noti brani emergono
le peculiarità stilistiche ed espressive di Chopin e l'interpretazione
evidenzia una luminosità timbrica definita da un suono tondo e perlato.
A
parte l’invidiabile tecnica priva di ogni incertezza, è anche nei
contrasti dinamici sottolineati da un andamento sostenuto che Alice
mostra maturità interpretativa. Anche la bellissima Sonata
n.2 di Schumann, un brano di raro ascolto che meriterebbe una
maggiore frequentazione, è emersa con grande sicurezza e rigore
stilistico. Bravissima Alice nel rilevare le parti sottolineando
con efficacia gli elementi melodici anche quando l’andamento è molto
rapido. Virtuosismo ricco di espressività quello del
brano che concludeva ufficialmente il concerto, la Sonata n.2 in Re
min. op.14 di S. Prokof’ev. Due i bis tra cui il verdiano Bella
figlia dell’amore dalla notissima Parafrasi da Rigoletto di
F.Liszt. Grande successo in
una sala colma di pubblico.
19 giugno
Cesare Guzzardella
Till
Fellner alle Serate
Musicali
È viennese il pianista Till Fellner. Allievo di
Brendel, Maisenberg e Schuster, nel 1993 ha vinto il primo premio al
prestigioso Concorso
Internazionale "Clara Haskil". Ha collaborato con i
massimi direttori d'orchestra.
Ieri sera, in
Conservatorio, ha tenuto un ottimo concerto con un tutto Beethoven
interpretando le ultime tre sonate pianistiche, le opere 109-110 e 111. Summa
della produzione pianistica di Beethoven, è molto interessante sentirle
insieme per rendersi conto delle rinnovate modalità compositive del
grande tedesco. Tecnica curata, priva di imprecisioni, suono chiaro e
luminoso, Fellner ha una timbrica tipicamente viennese che privilegia
l'equilibrio delle parti ottenuto senza eccessi e con smagliante fluidità.
Un Beethoven pieno di grazia che piace per la chiarezza espositiva e la
riduzione al semplice delle situazioni più complesse;
un'interpretazione priva di quei contrasti dinamici quali siamo abituati
e tipici del Maestro di Bonn, che ci rivela una cifra diversa da quella
storicizzata dai grandi interpreti. Ma è molto piacevole. Sala Verdi
con molti posti liberi: ai mondiali calcistici giocava l'Italia ma dei
risultati, 1 a 1 quello calcistico, siamo più soddisfatti noi
ascoltatori di musica che il popolo dei tifosi. Peccato, nessun bis.
15 giugno
Cesare Guzzardella
Concerto
in memoria di Carlo Maria Giulini all’Auditorium
Era
dedicato a Carlo Maria Giulini nel quinto anniversario della sua
scomparsa, il concerto tenuto dalla Sinfonica Verdi all’Auditorium e
condotto da Xian Zhang. L’ultima replica ascoltata ieri ha rivelato una
ottima direzione ed una valida interpretazione sia del Concerto in Re
magg. per violino e orchestra op.61
di L.v. Beethoven, sia della Sinfonia n. 1 in Re magg. di Gustav
Mahler. Al violino solista nel concerto beethoveniano c’era Jennifer
Koh. Virtuosa dello strumento, la Koh, statunitense ma figlia di
coreani, ha vinto nel 1994 la Tchaikovsky Competition ed è
particolarmente nota come interprete del repertorio contemporaneo. Ha
eseguito infatti nelle più importanti sale da concerto americane ed
europee brani di Higdon,
Lieberson, Ligeti, Tan Dun, Harrison, ecc. Rilevante la sua
interpretazione del più celebre concerto solistico. La sua cavata
sicura, estroversa ed energica ha evidenziato ogni peculiarità del
brano che, anche nel profondo Larghetto è stato ottimamente
interpretato dalla Zhang e dalla Verdi. Splendido l’energico Bach
donato dalla Koh come bis. Grandissimo successo di pubblico. Prossimi
concerti il 17-18-20 giugno con Mendelssohn e l’Oratorio Paulus per
soli coro ed orchestra diretto da Xian Zhang.
13 giugno
Cesare Guzzardella
Il Trittico Novecento alla
Scala
Continuano le repliche del Trittico Novecento al Teatro alla Scala,
due coreografie di George Balanchine, precisamente Balletto Imperiale e Il
figliol prodigo e una recente di Francesco Ventriglia, Immemoria.
Nell'ottava rappresentazione di ieri sera il “Balletto Imperiale”
costruito sul raro Concerto per
pianoforte e orchestra n.2 di P. I. Čaikovskij ha dato inizio
alle danze con una scenografia altamente classica nelle
quale i protagonisti, i bravissimi Marta Romagna - sempre elegante nel
suo inconfondibile stile- ed
Eris Nezha, unitamente ad Antonella Albano e tutti gli altri eccellenti
ballerini, hanno sottolineato in modo pregnante le squisitezze musicali
del concerto di Čaikovskij, splendidamente diretto da Alexander
Titov e interpretato con rigore ed
espressività dal pianista Vladimir Shakin. Dopo il primo intervallo
siamo passati alle musiche geometriche di S. Prokof'ev per la seconda
coreografia di Balanchine (foto di M.Brescia- archivio Scala) sulle
suggestive scenografie e con i costumi del pittore Georges Rouault. Un
quadro completamente diverso, per un complesso di movimenti spesso
asimmetrici e di intensa espressività sonora e visiva, ha accompagnato
gli eccellenti protagonisti nelle movenze di Maurizio
Licitra e Gilda Gelati. Bravissimi tutti e ottima la direzione
orchestrale. Finale fortemente segnato dalle note della Sinfonia n. 7
"Leningrado" di Šostakovič e dalla coreografia
appositamente costruita da Francesco Ventriglia, danzatore
del Teatro alla Scala con all’attivo diverse produzioni coreografiche
ma per la prima volta con una sua coreografia alla Scala. Avvincente il
lavoro con un gruppo numeroso di ballerini della scuola scaligera e con
le belle scene di Angelo Sala. Grandissimo successo. Prossime
repliche l’11 e il 12
giugno. Da non perdere.
11 giugno
Cesare Guzzardella
Luca Buratto per gli Incontri
musicali in Conservatorio
Non ha ancora 18 anni il pianista milanese Luca Buratto. Lo abbiamo
ascoltato ieri sera in Conservatorio in un concerto organizzato dalla Società dei Concerti per la
rassegna Incontri
musicali, importante iniziativa
che si rivolge ai giovani concertisti con l'intenzione di evidenziarne
le qualità musicali anche per un
eventuale inserimento nei circuiti
concertistici maggiori. Luca è molto
bravo. Ha impaginato un programma impegnativo dove le difficoltà
tecniche se non superate da una solida qualità virtuosistica possono
far traballare ogni pianista. Le bellissime Variazioni e fuga su un tema
di Haendel op.24 di J. Brahms, la matura Sonata op.109 di L.v. Beethoven e in conclusione, il coloratissimo e scultoreo Quadri di un' esposizione di M. Musorgskij hanno deliziato il
numeroso pubblico presente in Sala Puccini. Pianista equilibrato e di
solida tecnica, Buratto ha un suono preciso, sicuro e robusto, ma è
anche capace di momenti di delicata esplicitazione lirica. In tutti i
noti brani presentati ha rivelato una cifra espressiva riconoscibile per
efficacia timbrica, rigore ed equilibrio dinamico e la sua sicurezza
interpretativa rivela qualità già mature che verranno consolidate
artisticamente nel corso di una carriera pianistica che si annuncia
molto promettente. Al termine due avvincenti bis di Chopin e di Schumann.
Grandissimo successo.
8 giugno
Cesare Guzzardella
Louis
Lortie
interpreta Chopin alle
Serate Musicali
Torna tutti gli anni in Conservatorio il pianista canadese Louis Lortie per
le
Serate Musicali. Questa volta ha voluto dedicare l'intero
concerto pianistico a Chopin impaginando un bellissimo programma nel quale
si alternavano alcuni tra i più noti
Notturni
alle quattro Ballate,
alla Berceuse
Op 57 e alla Barcarola
Op.60. Chopin, forse il musicista più eseguito dai
dilettanti e dai professionisti del
pianoforte, è anche il più
difficile da interpretare in quanto facilmente lo si banalizza rendendolo poco poetico. Pochissimi sanno entrare nello
spirito chopiniano con il giusto tocco, l'equilibrato e nitido fraseggio
e il giusto rapporto tra i contrastati piani sonori che spesso
determinano l'unità delle brevi o a volte lunghe composizioni. Pochi
sono stati i grandissimi interpreti: i Rubinstein, i Cortot, i Lipatti,
i Malcuzynski del passato trovano nel presente i grandissimi Pollini o
Zimerman e qualche giovane polacco adeguati successori. Molti invece
sono "solo" ottimi interpreti con momenti di spessore
artistico di livello. Tra questi ultimi Lortie rappresenta l'esecutore
che pur non evidenziando una timbrica polacca, trova momenti di
raffinata poesia soprattutto quando lo spartito segna maggiormente la
linea melodica e quando la sovrapposizione dei piani sonori è delicata
e non voluminosa. Modalità interpretative alla chansonnier francese
sono emerse nei notturni con una timbrica calda ben espressa dall'ottimo
pianoforte Fazioli. Molto
bene i notturni, la prima ballata, la berceuse. Splendidi i due Studi
proposti come bis. Grandissimo il successo di pubblico in una Sala Verdi
stracolma.
1 Giugno Cesare Guzzardella
MAGGIO
Rudolf Buchbinder per la Società
dei Concerti
Un programma romantico per il pianista viennese
Rudolf Buchbinder quello proposto mercoledì sera in Conservatorio.
Grandissimo interprete dei classici Mozart, Haydn e Beethoven,
Buchbinder ha proposto per la Società dei Concerti brani
notissimi di Schumann e Chopin. La Fantasia in do magg. Op.17
del tedesco, lo Scherzo n.2 op.31 e la Sonata n. 3
op.58 del polacco. Il pianista austriaco, tra i massimi interpreti
viventi, è dotato di una sorprendente tecnica definita una timbrica
luminosa e da un uso della dinamica sempre leggero ed equilibrato. Il
riferimento a Vienna nel suo modo interpretativo, città privilegiata
dei grandi pianisti Brendel o Radura-Skoda, è anche per Buchbinder evidente.
Questa volta proponendo solo i romantici, ha spostato il suo
privilegiato campo musicale, dove è eccelso maestro, in una direzione
diversa, dove grandissimi interpreti si sono cimentati
e dove l’idea compositiva dei due prodigiosi "romantici" è stata
assimilata nel corso di questi ultimi decenni da studiosi ed
appassionati. La musicalità del pianista e soprattutto la
sua lunga esperienza ci hanno rivelato ottime interpretazioni sia
per la celebre Fantasia schumanniana che per i noto brani di Chopin.
Chiarissimo il suo modo di far risaltare la parte melodica e ben evidenziati i piani sonori sostenuti anche da una mano
sinistra misurata ed equilibrata. Più genuino Schumann che Chopin, ma
l’interpretazione è di alto livello espressivo ed ha entusiasmato il
numerosissimo pubblico presente in Sala Verdi. Due i bis concessi con due
Studi di Chopin.
27 maggio
C.G.
La
chitarra di Bandini al Coccia di Novara
Ieri 26 maggio, a conclusione della Stagione cameristica 2010 di Novara,
presso il Teatro Coccia si è esibito come solista uno dei migliori
chitarristi italiani del momento, Giampaolo Bandini. Come si sa, la letteratura
per le sei corde, nell’ambito della musica cosiddetta “colta”,
comprende, accanto a partiture concepite originariamente per tale
strumento, una ricca messe di trascrizioni più o meno libere di pezzi o
temi pensati per altri
strumenti o per l’orchestra. Esempi di entrambi i tipi di composizione
erano dunque proposti dal ricco programma di sala: accanto a pezzi per
chitarra (Homenaje pour le Tombeau de C. Debussy di De Falla e Recuerdos
de la Alhambra e Fantasia sul Carnevale di Venezia del
compositore spagnolo tardottocentesco Francisco Tàrrega), trascrizioni
da D. Scarlatti (Sonate K1, K208, K27), da Debussy (Clair
de Lune dalla Suite Bergamasque), da Ravel (Pavane
pour une infante defunte), da Verdi
(Fantasia sul Trovatore di J.K. Mertz e Fantasia sullla
Traviata di J. Arcas). Bandini è chitarrista dalle inesauribili
risorse tecniche, capace di far suonare la sua Scandurra come un
pianoforte o un clavicembalo, affrontando i passaggi
musicali più ardui, eseguendo le più vertiginose grandinate di note, i
più sfumati effetti sonori, i più densi e perfetti armonici:
spettacolari, sotto questo profilo le due Fantasie verdiane, in cui il
virtuosismo diventa sfida ai limiti delle estreme possibilità delle sei
corde A noi Bandini è apparso davvero grande nella morbidezza e
nell’incredibile duttilità del tocco, che gli permette di creare pianissimi
di delicatezza addirittura commovente, fino all’estrema rarefazione
del suono, ridotto a un filo sottile sull’orlo del silenzio, come in
certi passaggi veramente coinvolgenti del Clair de Lune e della Pavane,
dove il pensiero musicale, grazie all’eleganza espressiva del solista,
si traduce in pura emozione spirituale.
Un vero spettacolo sonoro, dunque, quello offerto ieri sera a Novara da
Bandini, sottolineato anche dalla gestualità fisica del solista,
efficace nell’accompagnare lo sviluppo dei suoni, ora esaltandoli, ora
smorzandoli con accorti movimenti delle
gambe, delle spalle, della testa, quasi a guidare
l’ascoltatore-spettatore attraverso il percorso sonoro dello
strumento.Dopo i tre bellissimi bis , da Schubert , da Mertz e un tango
forse di Piazzolla, Bandini ha salutato il pubblico, numeroso e
plaudente.
27
maggio
Bruno Busca
Evgenij
Skovorodnikov al Castello di Galliate
Ieri sera, 22 maggio,
nella superba mole del Castello visconteo-sforzesco di Galliate (No), si è concluso il 6° Festival pianistico
internazionale organizzato
dalla cittadina piemontese, che si propone, con crescente successo, di
far conoscere al pubblico italiano pianisti stranieri poco noti da noi,
o perché giovani e agli
inizi della “carriera,”,o perché, per i meccanismi spesso
misteriosi della vita musicale internazionale (e nazionale), trovano
scarse occasioni per esibirsi nelle nostre sale. E’, quest’ultimo,
il caso di Evgenij Skovorodnikov, quasi cinquantenne pianista di solida
fama nel continente nordamericano e nell’Europa dell’Est,
soprattutto come interprete della musica pianistica russa dell’8’-‘900,
ma in Italia più presente in qualità di membro di giurie di concorsi
che come concertista. Ucraino di origine, formatosi nel conservatorio di
S. Pietroburgo, dove ha svolto anche attività di insegnamento,
vincitore del concorso “N. Lisenko”, uno dei più prestigiosi
dell’ex URSS, dal 1991 risiede a Vancouver. Il programma eseguito ieri
sera proponeva,
naturalmente, una scelta di composizioni di autori russi, tra i più
noti e amati dal grande pubblico: Ciajkovskij ( Dumka op. 59; Tema e
variazioni op. 19; Due ‘Stagioni’ Op. 37b: Ottobre/Dicembre; Scherzo
russo op. 1), Rachmaninov (Momenti musicali op. 16 n. 3 –4;
Etude-Tableaux op. 33 e op. 39) e Sciostakovich (Otto Preludi op.
34). L’interpretazione di Skovorodnikov ha esibito le doti più
caratteristiche di un pianista di scuola russa: superbo controllo
tecnico della tastiera, anche nei passaggi più veloci, agilità
stupefacente nella diteggiatura e nell’incrocio delle mani,
scintillante virtuosismo e particolare cura per l’effetto espressivo
del colore timbrico, soprattutto nella Dumka e nello Scherzo ciajkovskijani.
Ma il meglio della serata, a nostro avviso, sono state le esecuzioni dei
brani di Rachmaninov, in cui la ricerca dell’effetto timbrico si è
unita ad una finezza squisita nella resa del dettaglio più sfuggente e
ad una sofferta meditazione delle risonanze interiori del suono, anche
grazie ad un uso molto accorto del pedale del forte: assolutamente
memorabile il Momento musicale n. 3 in Si min., che ha
portato il pubblico a esplorare profondità sconosciute della musica del
compositore russo, accostandolo a certe atmosfere dell’ultimo Brahms.
Valida anche l’interpretazione dei Preludi di Sciostakovich,
che Skovorodnikov ha eseguito con una sonorità metallica e quasi
clavicembalistica, a suggerire la matrice “bachiana” dei pezzi del
Maestro di S. Pietroburgo. Ben
quattro bis , tutti da Chopin (nei quali peraltro è afiorata un po’
di comprensibile stanchezza del solista) hanno chiuso questa bella
serata di musica, davanti a un pubblico entusiasta, ma non numeroso: la
finale di Champions League dell’Inter era una concorrente troppo
difficile da battere.
24 maggio
Bruno Busca
Grande
successo alla Scala per Das Rheingold
Grande successo scaligero per Das Rheingold (L'oro del Reno-foto di
M.Brescia-Archivio Scala),
prologo in un atto della tetralogia wagneriana. Nella quarta
rappresentazione di ieri sera la Sala del Piermarini al completo ha
tributato calorosi applausi al termine della riuscita messinscena. Due
ore e trenta la durata dell'atto che senza soluzione
di continuità definiva le quattro scene affidate alla regia di Guy
Cassiers, anche scenografo. Ottima la scelta di non interrompere il
flusso tematico e musicale. Spesso i troppi, lunghi e
a volte inutili intervalli danneggiano la qualità dell'evento
artistico. Fondamentali le luci di Enrico Bagnoli, anch'esso scenografo,
validi i costumi di Tim Van Steenberger, gli interventi video di Klerkx
e D'Haeseleer e le coreografie di Sidi Larbi Cherkaoui. Ottimo il cast
vocale, ma il punto di forza della rappresentazione è la direzione di
Daniel Barenboim,
bacchetta wagneriana che con una mirabile capacità di sintesi musicale
trasforma la bravissima orchestra
scaligera in una compagine tedesca per timbrica ed espressività
nordica. Complessivamente valida e ben
inserita nel tessuto musicale, questa messinscena trova nella
ricerca luminosa, nelle proiezioni di immagini
su semplici elementi scenografici, a volte con sola funzione di schermo,
e nella rappresentazione coreografica gli elementi di novità. Una certa
freddezza stilistica del contesto scenografico e alcune scelte
contraddittorie - i giganti Fasolt e Fafner, il primo sulla scena nella
splendida voce di Kwangchul Youn, di bassa statura e magro e il secondo,
robusto, nella valida voce di Timo Riihonen, avevano proiettate le loro
ombre in verticale per
renderli giganti, ma le figure apparivano spesso decisamente snelle -
non sminuisce più di tanto l'efficacia del lavoro. Prossime repliche il
26 e il 29 maggio.
23 maggio 2010
Cesare Guzzardella
Viktoria
Mullova a sostegno di Vidas
Per il terzo anno Viktoria Mullova, interprete di fama internazionale, offre
le sue eccelse abilità violinistiche a favore di Vidas. Nel bellissimo
concerto benefico di ieri sera in Auditorium,
in ricordo anche del compianto Alberto Malliani, l'abbiamo
ascoltata insieme al violoncellista
Matthew Barley(nella foto in basso) ed
al suo ensemble.
L'impaginato inconsueto prevedeva lavori di Bartók
e Kodaly ma anche di musicisti lontani
dal mondo musicale classico quali il gruppo
jazz-zigano francese Bratsch, il noto jazzista John Lewis e i Weather
Report. La Mullova, insieme a una ristretta cerchia di noti
interpreti quali ad esempio le
sorelle Labeque, il Kronos Quartett, Mario Brunello ecc.,
propone da non molti anni un accostamento di generi
musicali o di fusioni di genere, in questo caso
il jazz di Lewis, il jazz-rock
dei Weather Report e il
jazz folcloristico dei Bratsh. Punto
comune è l'elemento popolare che partendo dal folclore magiaro degli
ungheresi Bartok e Kodaly arriva alle
esperienze più raffinate del jazz e del folk. Validi i brani proposti:
da alcuni duetti per violino e cello di Bartok intervallati da brevi
improvvisazioni degli altri solisti, alla poco nota ma pregnante Sonata
per violino e cello di Kodaly eseguita in modo esemplare dai due
solisti. Particolarmente interessanti le rivisitazioni per Ensemble
- che vedeva anche il pianista jazz Julian Joseph e i percussionisti
Paul Clarvis e Sam Walton - di
alcuni brani del celebre gruppo jazz-rock degli anni '70 Weather Report.
La resa coloristica e musicale complessiva, accentuata dai virtuosismi
della Mullova, di Barley e dalla bravura degli altri protagonisti
è piaciuta molto al numeroso pubblico
presente in sala. Ricordiamo che chi volesse sostenere Vidas può
telefonare al numero 02-72511.1 o consultare il sito www.vidas.it.
20 maggio
Cesare
Guzzardella
Giuseppe
Albanese al Coccia di Novara
Un
gradito ritorno, ieri al Coccia di Novara per la Stagione concertistica
da camera, del giovane pianista calabrese Giuseppe Albanese, con un
programma che proponeva l’Appassionata op. 57 in fa min. di
Beethoven, la Fantasia in fa min.op.49 di Chopin e infine la Fantasia
in do magg. op.17 di Schumann:
un impaginato intelligente, disegnato come una sorta di storia esemplare
delle forme pianistiche
ottocentesche, dalla forma-sonata, portata al suo grado estremo di
tensione da Beethoven, alla sua dissoluzione ad opera della cultura
musicale romantica. E un programma, aggiungiamo, particolarmente adatto
ad esaltare le doti di Albanese, che già avevamo avuto modo di
apprezzare: la lucidità e nitidezza di fraseggio davvero impressionante
e la gamma dinamica di un’ampiezza e potenza alla Richter . Il
completo dominio tecnico della tastiera, nelle parti più dense e
concitate delle tre partiture, come gli sviluppi dei movimenti in
forma-sonata nell’Appassionata e nella Fantasia schumanniana, si
accompagna ad una sensibilità matura per le zone più liriche e
interiori del testo musicale, come certi passaggi delle variazioni
dell’Andante con moto dell’op. 57 del Maestro di Bonn o lo
stupendo, sognante Lento conclusivo dell’ampio brano di
Schumann. Allo stesso modo, nell’esecuzione della Fantasia di Chopin,
Albanese si è tenuto lontano da un’interpretazione puramente
muscolare dei momenti più “trionfali” del Tempo di marcia, ponendo
il suo acrobatico virtuosismo al servizio di una partecipazione emotiva
‘viscerale’. In tutti e tre i brani, insomma, Albanese ha confermato
di essere ormai ben più che una promessa del panorama musicale
nazionale di questi anni, grazie ad un suono sempre intenso, rotondo e
brillante, forse da approfondire ancora nelle zone più sfumate del
colore. Travolgente il successo di pubblico dopo i bis, Debussy (Giardino
sotto la pioggia) e Mendelssohn (Una romanza senza parole).
19 maggio 2010
Bruno Busca
Brunello
e Afanassiev per le
Serate Musicali
Mario Brunello è tornato in Conservatorio per le Serate Musicali accompagnato dal
pianista russo Valery Afanassiev. Il
programma eterogeneo prevedeva due Sonate per violoncello e pianoforte
di J. Brahms, l'op.38 e l'op.99,
la Sonata per violoncello solo di G. Ligeti e il Klavierdtücke D946 n.2 per
pianoforte di F. Schubert.
L'impaginato, ben calibrato, ci ha permesso di avere una dimensione cameristica
dei due strumentisti in sinergia e di ascoltarli anche in solitaria. Nel
bellissimo brano di Ligeti appartenente al primo periodo del compositore
ungherese, Brunello ha evidenziato le sue qualità di eccelso cellista,
dal timbro caldamente morbido ed estremamente melodico. Il brano
terminato nel 1953 è in due movimenti e nell'Adagio iniziale
mostra una cantabilità bachiana per chiarezza strutturale sostenuta da
numerosi effetti timbrici di glissando. Il Perpetuo mobile
conclusivo, particolarmente virtuosistico, rivela l'influenze dei grandi
ungheresi Bartok e Kodaly. Bravissimo Brunello nel superare ogni
difficoltà tecnica a favore di una chiarezza espressiva di autentica
bellezza. Nel noto Klavierstücke di Schubert Afanassiev ha mostrato una
tecnica particolare, produttrice di colori chiari ed espressivi, usando
però a volte in modo eccessivo il pedale di risonanza. Ottima
l'interpretazione fornita. Valida l'esecuzione dei due capolavori
brahmsiani con un Brunello intensamente romantico. Il bis proposto e
impeccabilmente eseguito era un lied di Brahms tradotto per cello e
pianoforte. Successo di pubblico in una sala gremita. Prossimo
appuntamento lunedì 24 maggio con i fratelli Anderszewski (pianoforte e
violino) ed il soprano Iwona Sobotka).
18 maggio
Cesare Guzzardella
Il
duo Ughi-Specchi per le
Serate Musicali
Abituale frequentatore delle Serate Musicali
milanesi, Uto Ughi è tornato ieri sera in Conservatorio con il suo accompagnatore
prediletto, il pianista Alessandro Specchi. Il programma come sempre variegato,
ha mostrato al numeroso pubblico presente in Sala Verdi - anche i posti
del Coro erano al completo- la cifra
interpretativa di altissimo livello del
duo. Händel, Beethoven Wieniawski, Ravel,
questi i compositori dell'impaginato
particolarmente congeniali ella tipologia interpretativa di Ughi.
La Sonata per violino e pianoforte
in re magg. Op.1 n. 13 di G.F. Händel ci ha rivelato un violinista
altamente melodico, con un fraseggio tipicamente italiano. La splendida
sonata händeliana è infatti un esempio classico di come la grande
musica strumentale italiana, Arcangelo Corelli prima di tutti, abbia
influenzato i compositori anglosassoni.
Perfetto l'equilibrio dei due strumenti in tutti i movimenti del brano. Salto di
registro con la celeberrima Sonata
op.47 in la magg. "Kreutzer" di L.v. Beethoven. Capolavoro dell'Ottocento musicale
tedesco, questa sonata (1803) è caratterizzata da una ricchezza di
contrasti ritmici e melodici specie nel movimento iniziale e nel Finale-Presto, mentre le bellissime variazioni dell'Andante
centrale ritrovano un sapore più antico. Dopo una partenza forse non al
meglio, Ughi e l'altrettanto eccellente Specchi che in questa sonata è
spesso protagonista, hanno trovato valide sinergie per esprimersi con
grinta e qualità donandoci un ottimo Beethoven. Con la
Fantasia su
temi del Faust
di Gounod del violinista-compositore polacco H.Wieniawski e con
la più nota Tzigane di
M.Ravel, Ughi ha dato sfoggio delle sue migliori qualità virtuosistiche
e del suo estro. Il lungo iniziale assolo violinistico che introduce
Tzigane, eseguito nei toni caldi e bassi dello strumento, è già
indicativo di modalità interpretative riservate a pochi interpreti.
Splendidi i bis con La ridda dei
folletti di Bazzini e l'Introduzione
e tarantella di Sarasate: classici del repertorio di Uto Ughi. Ricordiamo che il Maestro Ughi al
termine del concerto ha informato il pubblico sulla precarietà della
situazione musicale e culturale italiana gravata dalle ultime misure
legislative (decreto Bondi):
"La situazione musicale italiana è molto precaria, molto
difficile anche per i noti problemi finanziari. Una recente disposizione
governativa vuole porre un altro taglio al settore. Questo, se da un lato
renderebbe la vita molto difficile ai teatri, farebbe eliminare decine e
decine di società concertistiche italiane che formano la spina dorsale
della musica e della cultura italiana. A questo riguardo si sono
pronunciati grandi direttori quali Zubin Mehta e io auspico che i grandi
luminare della musica italiana dicano una parola di una qualche utilità.
Se vogliamo che la musica abbia un futuro non possiamo permettere che
metà delle società di concerto italiane non abbia finanziamenti: la
spina dorsale della musica italiana è in provincia. Vi inviterei a
creare un movimento di opinione. Che non succeda quello che è successo
quando hanno eliminato quattro orchestre della Rai senza che nessuno
protestasse. Sapete quello che significa un paese di sessanta milioni di
abitanti con una sola orchestra della Rai. Significa impoverire
completamente il patrimonio musicale dell’Italia che un tempo insieme
alla Germania deteneva il primato nella musica. Andando a casa
pensateci: queste parole mi premono molto di più che fare un altro bis".
Applausi del pubblico. Serata da ricordare.
11 maggio
2010
Cesare Guzzardella
All’Auditorium
Concerto Straordinario con la Sinfonia “Leningrado”
Concerto
Straordinario quello tenuto ieri sera in Auditorium dall’Orchestra
Sinfonica Verdi. Per celebrare il 65° Anniversario della vittoria nella
grande guerra patriottica 1941-1945 e della conquista della
pace europea, la Verdi diretta dal valente direttore russo Evgeny
Bushkov ha eseguito la celebre Sinfonia n.7 in do magg. Op.60
“Leningrado” di Dmitrij Šostakovič. Il bellissimo concerto
promosso dal Console Generale della Federazione Russa a Milano Alexey
Paramonov, dall’Ambasciatore della Federazione Russa della repubblica
italiana Alexey Meshkov e naturalmente dalla Fondazione dell’Orchestra
Sinfonica Verdi ha trovato l’Auditorium gremito di pubblico data
l’importanza dell’evento con tanto di inno della Federazione
Russa e di inno di Mameli iniziali. Prima dell’imponente sinfonia è
stata eseguita la bellissima canzone russa per coro e orchestra La
guerra Sacra su musica di A. Aleksandrov. Splendido il Coro della
Verdi preparato da Erina Gambarini. La Sinfonica Verdi ha mostrato
eccellenti qualità coloristiche e d’insieme nell’eseguire la
Sinfonia “Leningrado”. Queste qualità sono maturate nel tempo
grazie anche alla maestria del direttore Oleg Caeani che in questi
ultimi anni ha eseguito e inciso con la Verdi
tutte le sinfonie di Šostakovič. Particolarmente
trasparenti le sonorità ascoltate nella direzione di Bushkov in una
composizione che rimane unica per ricchezza di dinamica espressiva e
forza sconvolgente di coralità strumentale. Ricordiamo che la prima
esecuzione della sinfonia avvenne al Palazzo della Cultura il 15 marzo
del 1942 a Kuibišev con l’Orchestra del Teatro Bolšoi diretta da
Samuel Samosud e questo lavoro rimane forse l’esempio più alto di
musica descrittivo-simbolica legata alla guerra come evidenziato
soprattutto nell’Allegretto iniziale. Grande successo.
Da ricordare.
10 maggio
Cesare
Guzzardella
Uto
Ughi
conclude il XII Viotti Festival di Vercelli
Il XII Viotti Festival di Vercelli si è concluso
trionfalmente ieri sera, sabato 8 maggio, davanti ad un pubblico
straripante, raccolto nel meraviglioso ambiente architettonico di una
delle chiese medievali più belle d’Italia, S. Andrea (ricordiamo che
da qualche settimana il locale Teatro Civico è stato chiuso per lavori
di restauro). Ad assicurare il successo, oltre alla consueta
professionalità dell’orchestra stabile del festival, la Camerata ducale diretta da Guido Rimonda, la
presenza di uno dei più celebri e talentosi solisti del nostro tempo,
il violinista Uto Ughi, ormai ‘di casa’ al festival Viotti. Si
aggiunga, come ulteriore motivo di curiosità, l’esecuzione di un’
opera recente di un compositore vercellese contemporaneo, Federico
Gozzelino (n.1935) “Corona di spine”, a confermare
l’interesse della Camerata ducale per la musica di autori
piemontesi, da Viotti ai contemporanei. Si tratta di una composizione
per orchestra di solido impianto tonale e dal suggestivo tessuto
timbrico, in un alternarsi di rarefatte linee melodiche e di atmosfere
più mosse ed inquiete. Giustamente il programma di sala parla di
“neoromanticismo”, cui aggiungeremmo da parte nostra l’aggettivo
“postmoderno”, per il continuo riferimento a tutta la vasta
produzione musicale tardoromantica di fine XIX sec, da Bruckner a Saint
Saens. Il programma
prevedeva inoltre l’Ouverture dall’opera L’anima del filosofo di
Haydn (1791), su uno schema di Ouverture francese, bipartita in
un’introduzione lenta affidata al violino solista con accompagnamento
orchestrale e una seconda sezione in tempo veloce, un Presto a piena
orchestra. Ottima l’esecuzione del brano, con Rimonda al violino e
alla direzione e una Camerata ducale perfettamente collaudata, per
tecnica e ‘colore’ strumentale, nell’interpretazione della musica
del classicismo settecentesco. A seguire, senza intervallo, la seconda
parte della serata, con Ughi mattatore, nella duplice veste di solista
e direttore, chiamato a interpretare lo Strassburger- Konzert in
re magg. K 218 (1775) e il non frequente Concerto in re min. per violino
e orchestra d’archi n.1, di un Mendelssohn fanciullo prodigio, a soli
tredici anni già incredibilmente maturo compositore.
E’ sempre un’emozione e un’esperienza spirituale intensa
ascoltare il suono di un Maestro come Ughi, sempre esatto e vigoroso e
al tempo stesso caldo e sensuale, sia sui registri sopracuti, sia su
quelli più gravi : la cavata potente e armonica del suo Guarneri del
Gesù, librandosi nelle maestose arcate gotiche di S. Andrea, infondeva
una profondità e una passionalità straordinarie al gaio spirito
salottiero del concerto
mozartiano (impagabile la delicata freschezza con cui Ughi propone il
tema di Musette contenuto nell’ultimo tempo). Perfetto nel dare voce
all’energia tematica e alla limpida grazia melodica presenti nel
concerto di Mendelssohn, Ughi ha ancora una volta colpito gli
ascoltatori per le sue eccezionali qualità di virtuoso del violino, che
riesce a far sembrare facili anche i passaggi tecnicamente più ardui,
come quello a doppie corde
presente nel concerto mozartiano. Completa l’intesa con l’orchestra,
nonostante il numero limitato di prove. Un bis bachiano ha concluso
questa indimenticabile serata vercellese di musica, salutata da una
standing ovation degli ascoltatori.
9 maggio
Bruno Busca
Simon
Boccanegra alla Scala
Dopo l'annullamento della replica del 4 maggio,
ieri sera è tornato in scena al Teatro alla Scala per l'ottava e ultima
replica Simon Boccanegra,
l'opera verdiana vedeva come protagonista il tenore, ma in
quest’opera baritono, Placido Domingo (foto M.Brescia-Archivio Scala). Spettacolo evidenziato dalla
dignitosa e discreta protesta iniziale dove sul palcoscenico tra le
maestranze, gli orchestrali, i coristi e molti del cast vocale è stato
letto un comunicato, anche in inglese, contro le recenti misure del
decreto Bondi varate dal governo. Nel corso della recita si è lasciato
aperto il sipario durante i cambi dei tre atti. Dopo le critiche anche
negative lette nelle prime recite rivolte sia
alla direzione di
Barenboim sia
al cast vocale, Domingo compreso per il ruolo baritonale, un buon
successo ha concluso le messinscene con l’ultima replica. Valida ci è
sembrata l'interpretazione del cast vocale con un Domingo-Boccanegra
di grande professionalità che con le sue
ottime qualità recitative ha compensato il non facile ruolo da
baritono. Validi anche Anja Harteros, Amelia, Ferruccio
Furlanetto, Jacopo Fiesco e Fabio Sartori, Adorno. Splendida
la coralità di Bruno Casoni. Positive la regia di Federico Tizzi e le
scene e i costumi tradizionali rispettivamente di Pier Paolo Bisleri e
Giovanna Buzzi. Energica e attenta la direzione di Barenboim. Ricordiamo
il prossimo lavoro lirico per le date del 13-16-19-22-26-29 maggio con Wagner e
Das Rheingold per la direzione di Daniel Barenboim e la regia di
Guy Cassiers.
8 maggio
C.G.
Olga
Kern
per la Società
dei Concerti
Torna tutti gli anni la bravissima Olga Kern in
Conservatorio. La pianista russa, vincitrice del prestigioso Van
Cliburn International nel 2001, ha impaginato un programma a
lei congeniale eseguendo Chopin, Rachmaninov
e Balakirev. La Ballata n.1 op.23 e la Sonata
n.2 op.35 del grande polacco
hanno occupato la prima parte della serata mentre la Sonata
n.2 op. 36 del primo russo e Islamey-
Fantasia orientale del secondo hanno completato l'impaginato
ufficiale. Una tecnica trascendentale da
grande virtuosa, molto pianistica e con una accurata capacità di pesare
le dinamiche, ha definito i diversi brani. Elegante la Ballata di Chopin,
ricche di contrasti le due sonate, chiarissimo il virtuosismo di Islamey.
Il grande talento della pianista è emerso ancora con maggior esuberanza
nei bellissimi bis, ben quattro e tra questi due brani di Rachmaninov e
uno di Moszkowski. Grandissimo successo
in una Sala Verdi colma di pubblico.
6
maggio
Cesare Guzzardella
Il
duo Baglini - Chiesa al Coccia di Novara
Ieri
sera 5 maggio al Teatro Coccia di Novara, per la Stagione concertistica
da Camera 2010, si è esibito un duo violoncello-pianoforte tra i più
collaudati attualmente in Italia, quello costituito
nel 2005 dalla violoncellista milanese Silvia Chiesa e dal
giovane pianista pisano Maurizio Baglini. Il programma proposto si
presentava articolato in modo intelligente e accattivante, impaginato su
due brani ‘classici’ della
letteratura per questo genere cameristico, quali la Sonata n.1 op. 38
in mi minore di J. Brahms (1865) e la Sonata di C. Debussy
(1915), alternati con due brevi pezzi brillanti: le Variazioni
concertanti op. 17 (1829) di F. Mendelssohn e la rara Introduction
et polonaise brillante op. 3, opera giovanile di F. Chopin, composta nel 1830. L’esecuzione ha messo in
bella evidenza le qualità principali del duo Chiesa-Baglini, che
consistono a nostro avviso in un sicuro dominio tecnico delle partiture,
nella sobria precisione del fraseggio e nella solida accuratezza esibita
nella resa delle strutture architettoniche dei pezzi, oltre che,
naturalmente, in una completa intesa fra i due strumenti, sempre
perfettamente sincronizzati nelle entrate e
nello stacco dei tempi. Per
questo motivo il duo ci è piaciuto molto nei due brevi brani di
Mendelssohn e di Chopin, ove i passaggi più virtuosistici, presenti in
gran numero soprattutto nel pezzo del compositore polacco, sono stati
superati con scintillante agilità, e il suono caldo e brillante del
violoncello ha dato voce ai momenti romanticamente più lirici di
entrambe le partiture. Convincente anche l’interpretazione della
sonata di Debussy, un pezzo tardo del Maestro francese, improntato al
recupero dei valori ‘classici’ della scrittura musicale, con una
grande economia di mezzi espressivi , melodie e armonie, tendenti al
diatonismo, piuttosto semplici e lontane dai raffinati cromatismi delle
sue più famose composizioni ; uno spirito che rimanda alla stagione di
Couperin e Rameau, chiaramente evocata dalla frase iniziale del primo
tempo : Chiesa e Baglini hanno saggiamente scelto un’interpretazione
che metteva in risalto la struttura razionale, le limpide nervature del
disegno compositivo, pur non rinunciando a sfumare le melodie di un velo
di delicata malinconia, che è certo una delle cifre del pezzo. Dobbiamo
invece confessare che non ci ha persuaso appieno il Brahms proposto dal
duo: alla assoluta precisione tecnica
(soprattutto nel difficile terzo tempo finale, un fugato a tre
soggetti, inquadrato nello schema della forma sonata), non ha a nostro
parere corrisposto un’ adeguata calibratura timbrica e del peso sonoro
delle due voci strumentali: un po’ spento il pianoforte, specie nel
primo tempo, con un violoncello che non suonava come il violoncello “di
Brahms”, che vuole una sonorità profonda, densa e ‘brunita’, a
confronto della quale quella
della Chiesa ci è sembrata un po’ troppo ‘leggera’. Due
bei bis, di R. Schumann il Pezzo
popolare n.2 op. 102, dall’incantevole melodia, e di C.
Saint Saens il finale in tempo di tarantella
della Sonata n. 1, hanno concluso il concerto, molto
apprezzato dal pubblico che ha salutato i due bravi musicisti con un
caloroso applauso.
6 maggio Bruno
Busca
Il prodigioso Vladislav Kern in
Conservatorio per la Societá dei Concerti
Gli Incontri musicali della Società dei Concerti hanno visto
la presenza di un giovanissimo pianista russo, Vladislav Kern di undici
anni. La Sala Puccini era
stracolma in Conservatorio ed
ha accolto con curiosità il piccolo,
disinvolto, simpatico ed elegante ragazzino che per
l'occasione ha impaginato un programma
di brani particolarmente conosciuti di Bach, Haydn, Mozart, Schumann e
Chopin. È difficile essere obiettivi nel giudizio critico,
peraltro inopportuno, quando
si hanno di fronte bambini
prodigiosi e ricchi di talento come
Vladislav. Ascoltandolo si rimane certamente
meravigliati per la sicurezza mostrata nell'interpretare due Preludi
e Fughe (BWV 851-868) di J.S.Bach, la non facile Sonata in re
magg. Hob.37 di J.
Haydn, la Fantasia in re min. K397 di W.A.Mozart e nella seconda
parte Arabesque op. 18 di Schumann e di Chopin la virtuosistica Fantasia
Improvviso op. 66 e due Valzer(op.69 n.1 e op.18).
Certamente Vadislav, vincitore di Concorsi internazionali dalla età di
otto e nove anni,
soprattutto in Russa ma anche in Danimarca e Sudafrica, ha qualità
tecniche ottimamente impostate e soprattutto una musicalità
sorprendente definita da una luminosa chiarezza timbrica. Tutti i brani
sono stati ottimamente interpretati e alcuni di essi con momenti di non
indifferente valore estetico come la sonata haydniana o l’improvviso
chopiniano il che farebbe pensare ad una prossima carriera
internazionale che probabilmente lo vedrà tra non molti anni tra le
fila dei grandi del pianoforte. Figlio di musicisti - la mamma è
l'affermata Olga Kern che mercoledì 5 maggio suonerà in Conservatorio-
ha ieri sera ottenuto
un grandissimo e meritato successo concedendo due brevi e spassosi
bis prima con un Tango e
poi con il noto Pulcinella di Villa-Lobos interpretato con una
determinazione stupefacente. Bravo Vladislav!!
4 maggio
Cesare Guzzardella
Juraj
Vacuha e Radovan
Vlatkovic all’Auditorium
Juraj Vacuha ha diretto l'Orchestra Sinfonica G.Verdi in uno
splendido impaginato che prevedeva musiche di P. Dukas, K.Penderecki e
S.Rachmaninov con brani accomunati da una rilevante qualità coloristica.
L'apprendista stregone, scherzo notissimo di Dukas del 1897 ha
introdotto il concerto mentre un recente lavoro del compositore polacco
Krzysztof Penderecki, il Concerto
per Corno e Orchestra ha continuato la serata. Al corno solista il
più noto strumentista internazionale quale Radovan Vlatkovic ha
incantato il pubblico per qualità timbrica e ricchezza espressiva.
L'interessante composizione del polacco appartiene all'ultimo periodo
dell'artista che dopo un periodo legato alle avanguardie
sperimentali degli anni '50-'60, è tornano alla tonalità e alla
tradizione concertistica classica ispirandosi nel brano a compositori
quali Bruckner,
Shostakovich, ecc. Il concerto, eseguito per la prima volta a Brema nel
2008 sotto la guida del compositore e con Vlatckovic solista, è
costruito sulla timbrica espressiva e ricca d'inventiva del corno il
quale impone con la sua costante presenza le armonie orchestrali.
Momenti di intenso lirismo e di forza corale d'insieme si alternano nei
circa 18 minuti della composizione. Bellissimo il bis concesso da
Vlatckovic con un brano di O. Messiaen per corno. Dopo l'intervallo le Danze sinfoniche op.45 di Rachmaninov nella versione orchestrale
-nota è anche la versione per due pianoforti-
hanno concluso il concerto. Il brano in tre movimenti datato 1940
è una delle ultime composizioni del russo e presenta luminosità
espressiva ben delineata dall'ottima
direzione di Valcuha e dalla resa coloristica della Verdi. Ultima
replica domenica 2 maggio alle ore 16.00. Ricordiamo il Concerto
Straordinario che si terrà il 9 maggio alle ore 19.30 in Auditorium
in occasione del 65° anniversario della vittoria nella Grande
Guerra patriottica (1941-1945) e della conquista della pace in
Europa. La Sinfonica Verdi eseguirà la Sinfonia
n. 7 "Leningrado" di Dmitrij Shostakovich con
la direzione di Evgeny Bushkov.
1 maggio
2010 Cesare Guzzardella
APRILE
L'arte
di Radu Lupo per la Società del
Quartetto
Radu Lupu, uno dei massimi pianisti viventi, ha
suonato ieri in Conservatorio per la Società
del Quartetto presentando un programma tradizionale reso
unico dalla sua interpretazione. Dopo Nella nebbia, quattro movimenti
di Leos Janáčk di rara esecuzione,
abbiamo ascoltato due capolavori della letteratura
pianistica quali la Sonata n.23
op.57 "Appassionata "di L.v.Beethoven e la Sonata
n.22 D959 di F.Schubert. Spiegare a parole il modo interpretativo di
Lupu è impossibile per la raffinatezza e la varietà emozionale di
quello che si ascolta. Lupu, come i pochissimi grandi interpreti della
sua levatura, una quindicina in questi ultimi cinquant'anni, mostra nel
corso della sua esibizione un lato timbrico-sonoro, quello più
immediato, e uno di pensiero poetico, quello che s'intende penetrando con
attenzione il maggior numero di
dettagli interpretativi, dai volumi sonori, al fraseggio, alle pause più
o meno marcate che nei colori di Lupu sono essenziali. Il grado di
concentrazione dell'artista e l'interiorizzazione totale del materiale
musicale trovano nel silenzio totale degli spettatori - la Sala Verdi
era stipata in ogni angolo, con persone che hanno dovuto rinunciare al
concerto- la conferma di come Lupu possa trasmettere la sua profonda
poetica musicale. Il Beethoven ascoltato, quasi scultoreo per forza
materica, si è contrapposto allo Schubert di cui il grande pianista
rumeno è maestro assoluto di bellezza. Meditate, morbide ed espressive
le infinite gradazioni del suo Schubert che ogni volta che si ascolta fa
riscoprire nuovi universi sonori. A rendere memorabile l'evento anche
due splendidi bis brahmsiani con due Intermezzi. Strepitoso successo. Da
ricordare come uno dei migliori concerti della Stagione musicale
milanese.
28
aprile Cesare Guzzardella
Prossimamente
alla Basilica di S.Andrea di Vercelli Uto Ughi
Sabato 8
maggio 2010 (ore 21.00), presso la Basilica di S. Andrea in Vercelli, è
in programma l’undicesimo ed ultimo appuntamento del XII Viotti Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San
Paolo e Fondazioni CRT e CRV. L’ultimo concerto del XII Viotti Festival 2009-2010 segnerà il
gradito ritorno a Vercelli di Uto Ughi, artista che ha instaurato un
profondo e fruttuoso rapporto di collaborazione con l’Orchestra
Camerata Ducale e che con grande piacere ritorna a Vercelli per
impreziosire con il suo immenso talento e la sua straordinaria
personalità musicale il cartellone della stagione concertistica
vercellese. Per quest’ultima serata del XII Viotti Festival Uto Ughi
al fianco dell’Orchestra Camerata Ducale, con Guido Rimonda nel ruolo
di primo violino e direttore, interpreterà due pietre miliari del
repertorio violinistico sette-ottocentesco: il Concerto in re
maggiore per violino e orchestra KV 218 di Wolfgang Amadeus Mozart,
composto nel 1775 a Salisburgo e tra le opere più complete e mature
dedicate al violino dal genio salisburghese, e il Concerto in re
minore per violino e orchestra d’archi di Felix Mendelssohn
Bartholdy, pagina giovanile che già prefigura i futuri approdi
autenticamente romantici del grande compositore tedesco. A conferma
dell’interesse della Camerata Ducale per la produzione musicale
contemporanea piemontese il programma del concerto sarà completato da Corona di Spine, pagina orchestrale tra le ultime fatiche del compositore vercellese
Federico Gozzelino. Come è noto
questo concerto si terrà all’interno della Basilica di S. Andrea e
non presso il Teatro Civico, chiuso per improrogabili e necessari lavori
di restauro. Se questo forzato trasferimento garantirà una capienza
adeguata alle richieste del pubblico, non sarà però possibile numerare
i posti all’interno della Basilica.L’ingresso
alla Basilica sarà consentito a partire dalle ore 20.00. I biglietti per il concerto (10 euro, posto unico)
sono prenotabili telefonicamente ai seguenti recapiti: 011/755791
(Associazione Camerata Ducale) e 0161/596277 (Comune di Vercelli).
28-4-2010
dalla redazione
Il
Trio siciliano al Coccia di Novara
Piuttosto
insolito, perlomeno per Novara, il programma eseguito ieri
27 aprile al teatro Coccia per la Stagione concertistica da
Camera dal Trio siciliano: a due ‘classici’ come il Sonatensatz
D.929 in mi bem.maggiore
(1827) di F. Schubert e lo splendido Trio in do min. op.101 (1886)
di J. Brahms, ha fatto
seguito un ampio brano in quattro movimenti di Astor Piazzolla, dal
titolo vivaldiano Le quattro stagioni, composto tra il
1965 e il 1970. Il trio siciliano, che vanta ormai un quarto di secolo
di attività, è costituito dal violinista Silviu Dima, romeno di
origine e formazione e attualmente anche primo violino dell’orchestra
del Massimo di Palermo, dal violoncellista Giorgio Gasbarro, primo
violoncello al Massimo, e dal pianista Fabio Piazza. Il ‘banco di
prova’ della serata era
naturalmente il pezzo brahmsiano, la cui complessità non sta tanto
nell’architettura degli sviluppi tematici, che sono anzi concisi
all’estremo come in genere accade nel’ultimo Brahms, ma piuttosto
nell’atmosfera creata dalle straordinarie armonie e dai
suggestivi cromatismi di cui è continuamente intessuto questo
capolavoro. Nell’esecuzione del Trio siciliano ci è parso che il
centro di gravità del pezzo poggiasse sul bellissimo violino di Dima,
che col suo suono caldo e intenso, sempre esatto e nitido, ha dato voce
sia ai momenti più incisivi e ‘virili’, come il tema dominante del
primo tempo, sia a quelli più raccolti e avvolti in ombre misteriose,
come il tema principale del finale. Precisi e sicuri nelle entrate il
pianoforte e il violoncello, ma non sempre all’altezza del violino
quanto a personalità e vigore di suono. Brillante l’interpretazione
del Sonatensatz schubertiano, di cui gli esecutori hanno dato
risalto alla lieve e brillante grazia viennese e decisamente
accattivante il brano di Piazzolla, la cui cospicua produzione per Trio
è stata registrata dal Trio siciliano in un recente CD per la casa
discografica Undici07. Si tratta di un’opera di impianto tonale, che
ha il suo centro ispiratore nel tango, su cui si innestano motivi e
atmosfere di altre tradizioni musicali popolari sudamericane, africane
ed europee, in particolare ispaniche,
oltre a citazioni dalla tradizione della musica ‘colta’, il
tutto scandito lungo il ciclo delle stagioni in un alternarsi incessante
di ritmi incalzanti e di pause più liriche e malinconiche, che sfrutta
con sapienza la timbrica specifica di ciascuno dei tre strumenti. Il bis
ha proposto due brani molto lirici e melodici: La muerte del angel
ancora di Piazzolla e Il vento e le rose di Maurizio Bignone,
violista, polistrumentista e compositore contemporaneo (nato nel 1968),
aperto ad una varietà di influenze diverse, dalla musica colta al jazz,
al rock, alla tradizione araba.Il non folto pubblico in sala ha salutato
la fine del concerto con un convinto e prolungato applauso.
28 aprile
Bruno Busca Alexander
Lonquich per le
Serate Musicali
Particolarmente interessante il programma pianistico ascoltato
ieri sera in Conservatorio. Alexander Lonquich, pianista tra i più
originali ed affermati internazionalmente, ha intervallato
musiche dei primi decenni del Novecento eseguendo Scriabin, Webern e
Berg con note composizioni di Robert Schumann
quali i Davidsbündletänze op.6
e l'Humoresque op.20. Introducendo
il concerto da lui intitolato "Innere Stimmen"- Voci
interiori, ha voluto evidenziare come i diversi linguaggi utilizzati
dai compositori considerati, partendo dal romanticismo di Schumann trovano particolari punti di unione nella più profonda ed interiore
sensibilità di ogni interprete o ascoltatore.
Il pianista ha ottimamente
espresso i diversi linguaggi musicali interpretando con efficacia sia i Due
Poemi op.63 di Scriabin che la Sonata n 1 di Alban Berg,
entrambi i lavori intrisi di un evidente romanticismo portato alle estreme
conseguenze. Anche le Variazioni op. 27 di A. Webern, composte
dal viennese nel 1936, pur utilizzando modalità dodecafoniche hanno
evidenziato una relazione con gli altri brani in programma.
Quello che maggiormente è emerso dalla proposta di Lonquich
è l'originale linea musicale giocata su tenui e sicuri contrasti
dinamici. La chiarezza linguistica nei brani moderni e le modalità altrettanto moderne in
Schumann sono state sottolineate dall'interprete attraverso una lettura originale e
ricca di sintesi espressiva. Il numeroso pubblico presente in Sala Verdi
ha apprezzato la musicalità di Lonquich che ha concluso il
concerto con un omaggio a Chopin eseguendo un intenso Preludio op.45
27
aprile 2010
Cesare
Guzzardella
Ultime repliche per Lulu
di Alban Berg alla Scala
Sono in corso le ultime repliche dell'ultima opera di Alban Berg: Lulu.
La messinscena per la regia di Peter Stein e la direzione
musicale di Daniele Gatti è quella completa del terzo atto, rimasto
incompiuto per la sopraggiunta morte di Berg nel 1935 e completato sugli
abbozzi dell’autore da Friedrich Cerha, compositore viennese. La prima
messinscena in tre atti di Lulu avvenne nel febbraio del 1979 all'Opéra
di Parigi con la direzione di Pierre Boulez il quale relativamente al
terzo atto ebbe a dire nello stesso anno: " Si tratta di rendere
giustizia a un'opera sino ad oggi mutilata. Non ci si deve perciò
attendere sensazionali rivelazioni a proposito del terzo atto:
collocandosi cronologicamente tra opere ben note, esso non arreca alcun
sconvolgimento al paesaggio berghiano, così come lo conosciamo; ma dà
finalmente compiutezza a un'opera che ha sofferto per oltre quarant'anni
di una presentazione incompleta...v'è ragione per pensare che Lulu
fosse assai più snaturata da una presentazione mutilata che dalla
strumentazione della musica esistente...Friedrich Cerha ha svolto con
cura, competenza e autorevolezza il suo lavoro."
Penso che siano sufficienti le autorevoli parole di Boulez per rendere
giustizia ad un'opera fondamentale di Berg che finalmente è tornata a
Milano nella sua versione completa. L'ottimo lavoro svolto da Daniele
Gatti, direttore esperto nel repertorio austro-germanico è stato
stimolato anche dalla presenza di un valente cast vocale che con l'avvincente regia di Stein ha reso l'opera di ottimo livello anche dal
punto di vista attoriale. Bravissima Laura
Aikin (foto M. Brescia - Archivio Scala) nel ruolo della bella e sensuale Lulu ed efficaci
tutti gli altri interpreti. Valide le scene di Ferdinand Wögerbauer
e i costumi di Moidele Bickel in stile decò. Successo di pubblico alla
quinta rappresentazione. Ultima replica venerdì 30 aprile. Da non
perdere.
24
aprile
Cesare
Guzzardella
Mariangela Vacatello al
Coccia di Novara
Il
nuovo appuntamento della Stagione
concertistica da camera, ieri sera
21 aprile, ha permesso al pubblico novarese di
fare la conoscenza con la giovane pianista napoletana Mariangela
Vacatello: ventotto
anni, studi a Imola con Rattalino e a Milano, si è affermata in
numerosi concorsi italiani e internazionali, fra i quali ci limitiamo a
menzionare il Busoni 2005 (secondo premio) e il Prize della Queen
Elisabeth Competition 2007 a Bruxelles. Il programma proposto presentava
partiture tra le più impervie della letteratura per pianoforte
dell’8-900: la Sonata
in si min. di F. Liszt nella
prima parte del concerto, il Rondò op. 16 di
F. Chopin e Tre Movimenti da Petruscka di
I. Stravinskij nella seconda. Sollecitata dalle difficoltà tecniche
delle composizioni, l’esecuzione della Vacatello
ha esibito una padronanza della tastiera e una manualità davvero
di prim’ordine, con una energia e dinamica di suono che si possono
definire spettacolari. Questo straripante virtuosismo, grazie anche ad
un uso sobrio del forte, non è
mai andato a danno di una esatta pulizia e precisione tecnica, che è
l’altra caratteristica del suono della solista napoletana, ammirevole
in particolare nei trilli di cui abbondano i pezzi in programma di Liszt
e di Chopin. La Vacatello non è però ‘soltanto’ una straordinaria
virtuosa dello strumento, ma ha espresso anche una ormai raggiunta
maturità interpretativa, evidente, ad esempio nella capacità di
esplorare in modo personale le zone più liriche e interiori della
complessa sonata lisztiana, come la sezione del Notturno: non dimenticheremo
facilmente l’atmosfera d’intenso mistero, evocata con una sognante e
cupa vibrazione degli accordi, con cui l’interprete ha suonato il Lento
assai che apre e chiude il capolavoro
del Maestro di Raiding. A nostro avviso, comunque, il momento più
coinvolgente del concerto è stata la stratosferica esecuzione dei tre
pezzi stravinskijani, di cui la Vacatello ha saputo rendere al meglio
sia il travolgente empito del ritmo,sia quella nota di sottile ironia un
po’ malinconica, che il grande compositore russo ha insinuato nella
bitonalità presente nel secondo episodio, Da Petruschka. I
non molti presenti in sala, gratificati da tre generosi, magnifici bis (
lo Studio trascendentale n. 10 di
Liszt, il Notturno per la mano sinistra di
Skrjabin e la popolarissima “Eroica”
di Chopin), hanno salutato la pianista con uno degli applausi più
lunghi e appassionati mai sentiti al Coccia, giusto tributo di
riconoscenza per una serata di splendida musica.
22 aprile
Bruno Busca
Andrea
Bacchetti per le Serate
Musicali
Torna spesso a Milano Andrea Bacchetti per i concerti organizzati da Serate
Musicali. Ieri al Dal Verme ha eseguito brani di J.S.Bach, il
suo compositore prediletto. La sua già cospicua produzione discografica
bachiana
testimonia il suo
sconfinato interesse per l'autore.
Ottima la scelta dei brani ascoltati ieri con circa un'ora di musica ininterrotta, per
volontà dell'interprete senza applausi intermedi per non
interrompere il flusso costante di grande e profonda musica. La Suite
inglese n.6, i Corali
BWV 691 e
846- 1,
i due splendidi Corali
rivisti da Busoni "Nun
kommt der Haiden Heiland" e "Ich
ruf zu dir, Herr" , la Toccata
in mi min. BWV 914 e la Suite
Francese n. 5 sono stati interpretati con rigore stilistico ed
estetico. E' bello il suono di Bacchetti, austero, pulito è definito da
sottili contrasti dinamici. La
partenza piana e forse poco contrastata della suite cha ha introdotto il
concerto non ha escluso elevate preziosità interpretative soprattutto
nei movimenti finali della stessa, nei due Corali busoniani e nella
deliziosa Suite Francese, accurata in ogni dettaglio. Un grande Bach per
uno dei massimi interpreti italiani. Tre i bis: Pulcinella di Villa
Lobos, un Preludio di Rachmaninov e il finale delle notissime Goldberg
bachiane. Grande successo in una Sala con poco pubblico. Peccato per
l'esigua affluenza, Bacchetti meritava molto... molto di più.
22
aprile
Cesare
Guzzardella
I flauti di
James e Jeanne Galway in Conservatorio per le Serate
musicali
James Galway il più popolare flautista
internazionale, ha suonato ieri sera in Conservatorio accompagnato dalla
European Union Chamber Orchestra (EUCO). Il programma classico prevedeva
musiche di Mozart, Haydn e Cimarosa. L'orchestra diretta da
Matthias Wollong, anche primo violino, ha introdotto la
serata con due rarità mozartiane: la
Sinfonia n.1 K.16 composta dal grande salisburghese all'età di otto
anni e l'Adagio per
quintetto di fiati K 411 nella trascrizione per archi di F.Beyer.
Con il napoletano Domenico
Cimarosa, fecondo compositore lirico ma anche autore di musica
strumentale, siamo arrivati al Concerto
per due flauti e orchestra.
James Galway e la moglie Jeanne hanno dato sfoggio di ottime
qualità virtuosistiche. Il bellissimo brano di Cimarosa è in tre
movimenti, ha modalità compositive tipicamente haydniane o mozartiane
ma trova un modo di melodiare tipicamente italiano. Bellissimi i colori
tenui e delicati espressi dai due solisti che al termine del brano hanno
eseguito un primo bis con una riuscita ed efficace trascrizione del
celebre Alla turca di Mozart. Nella seconda parte della serata ,dopo
una penetrante interpretazione della Sinfonia
n.49 "La Passione" di J. Haydn, J. Galway è tornato al
flauto solista per il più noto Concerto
per flauto e orchestra K 314 di Mozart. Splendide le sonorità
solistiche e l'interpretazione fornita del gruppo cameristico. Due i
bis. Grande successo di pubblico in una Sala Verdi colma.
20
aprile Cesare Guzzardella
Ivo Pogorelich alla Casa di Riposo per Musicisti
“G. Verdi”
Inaspettato il concerto tenuto dal pianista Ivo
Pogorelich presso la Casa di Riposo per Musicisti “G.Verdi” di
Milano. Il noto pianista croato ha iniziato a Milano un tour musicale di
100 tappe che prevede concerti in
importanti istituzioni storico-artistiche italiane. Il concerto,
avvenuto con un ritardo di alcune
ore rispetto il previsto, ha visto Pogorelich cimentarsi con un sonoro
Bechstein nel Salone dei Concerti
dell'importante istituzione milanese. Il programma musicale ha subito
sostanziali modifiche, anche per ragioni di orario, ma il celebre
pianista ha suonato per circa un'ora
e trenta presentando la parte
centrale e il finale dalla Sonata
n.32 op.111, (Arietta, adagio
molto e cantabile) di Beethoven, l'Intermezzo n.2 op.118 di
Brahms, un Notturno di F. Chopin, il
Valzer triste di Sibelius, da Gaspard de
la nuit di Ravel "Ondine"
e il movimento centrale dalla Sonata
n.2 op.36 di Rachmaninov.
Intense e particolari le
interpretazioni ascoltate. Pogorelich ha in questi ultimi anni
trasformato le sue modalità estetiche privilegiando un deflusso
musicale molto lento e ricco di accentuazioni timbriche.
I tempi dilatati dell'Arietta dell'ultima sonata beethoveniana -
oltre venticinque minuti la durata rispetto i circa 15 di altre
importanti interpretazioni- l'intenso e analitico Intermezzo brahmsiano o Ondine
di Ravel rivelano un modo di interpretare la musica nel quale gli
elementi evocativi e meditativi sembrano sovrastare le reali intenzioni
dei compositori. La ricerca timbrica e di effetto trova comunque una
valida giustificazione nel complesso equilibrio
espressivo fornito dalla sua meditata interpretazione, dalle
intenzioni quasi sperimentali, che avrebbe però meritato un luogo più
idoneo di ascolto. La mancanza di isolamento acustico nella bella sala
da concerti e i numerosi rumori percepiti in sottofondo non hanno
permesso la giusta concentrazione
che l'esecuzioni imponevano. Alto il livello interpretativo generale con
un Intermezzo brahmsiano di oltre 13 minuti di durata ma di perfetto
equilibrio formale e di scultorea valenza estetica. Un concerto da
ricordare.
16 aprile
Cesare
Guzzardella
Franco
Mezzena e Stefano Giavazzi a Novara
La
Stagione concertistica da camera di Novara ha visto protagonista, ieri
sera 14 aprile al Teatro
Coccia, il duo formato da Franco Mezzena al violino
e Stefano Giavazzi al pianoforte, impegnato in un programma tutto
beethoveniano: le Sonate per
pianoforte e violino op.12 n. 3 in Mi bem. maggiore (1797),
op. 30 n.1 in La magg. e
n.2 in Do min. (1802).
Il pubblico novarese ha dunque potuto avere un
saggio ‘live’ di una delle “imprese” musicali più accattivanti
del momento in Italia: ricordiamo infatti che Mezzena e Giavazzi hanno
appena concluso per Wide Classic l’integrale dell’opera per violino
e pianoforte del Maestro di Bonn, unica registrazione sinora realizzata
da due strumentisti italiani. L’intento dei due esecutori è quello di
offrire una lettura rigorosamente aderente al testo, già da un punto di
vista strettamente filologico, utilizzando l’”Urtext” (testo
originario) delle partiture. Ma tale fedeltà ispira anche lo stile
esecutivo del duo, che colpisce l’ascoltatore per la sua
tecnica d’impeccabile esattezza, sobria e di un’eleganza
intima, che poco o nulla
concede allo sfarzo virtuosistico, presente ad esempio in numerosi
passaggi dell’op.12. Diremmo che, nel complesso, l’interpretazione
proposta da Mezzena e Giavazzi sia assolutamente perfetta laddove si
tratti di cesellare il dettaglio melodico-armonico o di dare risalto
alla plasticità e fluidità della linea melodica, come
nell’incantevole Adagio
cantabile dell’Op. 30
n.2. Invece tale espressività misurata e aristocratica, soprattutto del
violino di Mezzena (molto vicino al suo maestro S. Accardo), appare meno
incisiva, quando è necessario dare voce o all’espansione delle
sonorità connesse a momenti di pathos eroico, come nei due tempi
estremi dell’Op.30 n. 2, o alla traboccante dolcezza del secondo tema
dell’Allegro dell’Op. 12 n. 3.
Si tratta di rilievi che, comunque, non mettono in discussione
l’altissimo livello tecnico dell’esecuzione ascoltata, salutata dal
pubblico, dopo il bis (Variazioni sul tema “Se vuol ballare”
dalle Nozze di Figaro di Mozart, ancora di Beethoven) con un
appassionato applauso.
15 aprile
Bruno Busca
La
violinista
Mayuko
Kamio per la
Società del Quartetto
È stata per la prima volta ospite della
Società del Quartetto la violinista giapponese Mayuko Kamio.
Ventiquattro anni, vincitrice di importanti concorsi internazionali
come il Menuhin
nel 1998 - aveva solo 12 anni - e il
Čajkovskij di Mosca nel 2007, Mayuco Kamio è affermata all'estero
e poco conosciuta in Italia.
Nel concerto di ieri sera in Conservatorio l'abbiamo ascoltata insieme
all'ottimo pianista russo Dmitri Demiashkin in un programma di raro
ascolto che prevedeva centralmente due corposi brani, la
Sonata n.1 in re min. Op 75 di Camille Saint-Saëns
e la Sonata in mi min.
Op.36a di Ferruccio Busoni, introdotti dal più noto Scherzo
in do min dalla Sonata F.A.E. di J. Brahms. Al termine grande
virtuosismo con la Fantasia brillante op.20 sul Faust di Gounod di Henryk Wieniawski.
Lo scherzo introduttivo, movimento estremamente virtuosistico, ha messo
subito in luce la preziosa tecnica della violinista, precisa nel
delineare sonorità definite da un vibrato luminoso. La Sonata di
Saint-Saëns, brano tardo romantico dal sapore germanico, è un lavoro
del 1885 scritto dal compositore-pianista francese per il violinista
belga Marsick (maestro di Thibaud e Enescu). La parte pianistica, più
complessa, è stata ben sostenuta dal solista che ha mostrato tecnica
smagliante che andrebbe addolcita nelle sonorità. Bravissima la Kamio
nel definire la linea melodica nell'espressivo Adagio
centrale. La lunga Sonata di Busoni( 1898), un unico movimento di circa
35 minuti, è divisa in molti episodi
ed è legata più al virtuosismo pianistico che a quello
violinistico. L'influenza che Bach
ha esercitato su Busoni è emersa nelle molte variazioni ben
delineate dal sicuro Demiashkin. La Fantasia brillante (1865) del
polacco Wieniawski, brano violinistico di un compositore virtuoso
dello strumento, ha messo in risalto le
straordinarie qualità della Kamio e l'ottima intesa del duo. Il
tocco brillante e la perfetta intonazione anche nei sopracuti hanno
evidenziato i noti motivi di Gounod. Al termine due splendidi bis che
hanno strappato lunghi applausi. Grande successo in una Sala Verdi
purtroppo a metà.
14 aprile
Cesare
Guzzardella
Stagioni
del Barocco a Novara
Si
è concluso ieri sera , domenica 11 aprile, nella suggestiva atmosfera
dell’abbazia romanica di S. Nazzaro della Costa, a Novara, il ciclo
2009-10 delle Stagioni del Barocco. Protagonista dell’appuntamento,
ancora una volta, l’Orchestra barocca Città di Novara, per
l’occasione diretta da una delle bacchette più affermate oggi in Italia nel campo
della musica “antica”: Riccardo Martinini, violoncellista,
fondatore e direttore stabile della prestigiosa
Orchestra Barocca italiana e presidente attuale del Cima (Centro
italiana musica antica). L’impaginato della serata proponeva una serie
di brani strumentali e vocali accomunati, salvo
la Sinfonia dall’opera Il Giustino RV717 di
Vivaldi, dal tema della Pasqua, del
Mistero della morte e Resurrezione del Signore (ricordiamo che per il
calendario liturgico cattolico siamo ancora in periodo pasquale): due
mottetti di A. Vivaldi (In furore justissimae irae RV 626 e Vestro
Principi divino RV633) e il maestoso capolavoro di Pergolesi, lo Stabat
Mater. Le parti vocali di soprano e contralto, secondo una ormai
consolidata tradizione novarese, erano affidate a due controtenori,
Angelo Manzotti (sopranista) e Angelo
Galeano, già noto ai’ fedelissimi’ delle Stagioni del Barocco.
L’attenzione del pubblico era concentrata soprattutto su Manzotti,
cantante di fama nazionale, alla sua prima esibizione a Novara..Il
giovane interprete mantovano ha perfezionato una tecnica di canto che lo
differenzia nettamente dai comuni controtenori e che riferiamo secondo
la descrizione fornitaci dallo stesso Manzotti: invece di adottare il
meccanismo del falsetto per reinventare la voce bianca che fu dei
castrati, ha sperimentato su se stesso un metodo per far vibrare
all’occorrenza soltanto la porzione anteriore delle corde vocali,
riducendone così la lunghezza allo standard femminile, naturalmente più
corto di quello maschile. In tal modo, grazie all’uso dello “STOP
CLOSURE DAMPING” (o “stop closure falsetto”) egli può servirsi di
tutta l’estensione, la duttilità ed il volume sonoro tipici della
voce di un soprano, superando così i tradizionali limiti del falsetto
maschile, ed esibendo una gamma vocale continuativa e omogenea dagli
estremi sopracuti (Re5) fino alle più gravi note baritonali.
All’ascolto la voce è apparsa di splendido vigore sonoro, ovviamente
di timbro un po’ più
scuro rispetto alla normale voce di soprano, capace di una espressività
molto intensa, specie nelle parti più toccanti dello Stabat Mater
(tuttavia, a causa di un’acustica non felicissima, non sempre si
udivano distintamente le parole). Ci è piaciuto molto, questa volta,
anche Galeano, a suo agio con parti che danno molto spazio ai registri
medio-alti della voce di contralto, e anche lui di efficaci risorse
espressive. Ottima l’esecuzione strumentale, grazie alla sapiente
direzione di Martinini, impeccabile nello stacco dei tempi e nel dare il
giusto peso ai vari registri timbrici degli archi. Il pubblico novarese,
accorso numeroso, ha salutato l’Orchestra Barocca della sua città con
un applauso scrosciante e prolungato, testimoniando la propria convinta
adesione ad un’iniziativa culturale che sta crescendo di anno in anno
in qualità di contenuti e di interpretazione.
12
aprile
Bruno Busca
Maxim
Rysanov al Festival Viotti di Vercelli
Il
programma del concerto del XII Festival Viotti, tenutosi ieri sera,
Sabato 10 Aprile, presso il Teatro Civico di Vercelli, ha avuto come
protagonista uno strumento ad archi usualmente confinato al ruolo di
parte
del ripieno orchestrale o di accompagnamento armonico cameristico, con
scarsa (ma splendida!) letteratura solistica: parliamo della viola, da
sempre considerata parente povera del violino, per il suono meno
brillante e la cavata meno estesa ( fino a non molto tempo fa il
violista era considerato poco più che un…violinista fallito!). La
serata vercellese ha dunque offerto ai musicofili l’occasione per
conoscere quali straordinarie
possibilità esecutive offra uno strumento ingiustamente trascurato,
quando sia affidato ad un interprete d’eccezione, come il
giovane, ma già carismatico violista, ucraino d’origine, ormai
stabilmente trapiantato a Londra, Maxim Rysanov, (allievo ed erede/emulo
di Yurij Bashmet), che ha assunto anche la direzione dell’orchestra,
la Camerata Ducale.. Un secondo, ma non secondario, motivo
d’interesse della serata era la prima assoluta in Italia di un brano
strumentale della trentenne compositrice bulgara (ma anche lei inglese
di adozione) Dobrinka Tabakova, una delle figure oggi ‘emergenti’
nella schiera non più esigua delle compositrici di musica
contemporanea. Della Tabakova abbiamo ascoltato la Suite
in old Style “The Court Jester Amareu”,
per viola, orchestra (o quartetto) d’archi e clavicembalo, scritta nel
2006 ed eseguita per la prima volta a Mosca nel gennaio 2007, dedicata a
Rysanov, con cui la Tabakova ha instaurato da anni un fecondo sodalizio.
Si tratta di una breve (17 minuti)
composizione ispirata alla suite barocca del XVII sec., come già
segnala il nome Amareu, che altro non è che l’anagramma di Rameau,
articolata in cinque movimenti, che corrispondono ciascuno ad
altrettanti ‘quadri’ di vita quotidiana in una corte aristocratica
di quel tempo lontano. (dalla caccia, alle feste danzanti, ai diporti in
giardino etc.). Musicalmente,
definiremmo il pezzo un tipico esempio di musica ‘postmoderna’, in
cui, superato ogni sperimentalismo avanguardistico, si attinge
liberamente alla tradizione, col gusto di una citazione disincantata e
sottilmente ironica. Tecnicamente si tratta di una musica che tende a
una costruzione melodica, con
un impianto armonico modale, che si concede rare escursioni ‘post-tonali’,
di effetto gradevole e di immediata presa sul pubblico.Il brano
contemporaneo era incorniciato da due classici della storia musicale
set- te-ottocentesca: la Sonata
in La min. per arpeggione e pianoforte D 821
di Schubert (nella trascrizione per viola e orchestra d’archi della
Tabakova) e la Sinfonia concertante in Mi bem. maggiore KV 364 per
violino, viola e orchestra, di Mozart. Indimenticabile
l’esecuzione di Rysanov: il timbro caldo e rotondo della sua viola
(una Guadagnini
del 1780), la chiarezza meravigliosa del suono, con una cavata
capace di impennarsi nelle note acute fino alla brillantezza di un
violino, e di velarsi con incantevoli sfumature nei registri più bassi,
hanno dato voce meravigliosamente coinvolgente sia all’inquietudine
romantica di Schubert, sia alla palpitante sofferenza di quel capolavoro
assoluto che è l’Andante
della Sinfonia mozartiana (offerto come bis alla fine del concerto).
Perfetta , nel brano mozartiano, l’intesa con il violino di Rimonda:
il caldo abbraccio finale fra i due strumentisti ha suggellato
simpaticamente, tra gli scroscianti applausi del sempre attento e
numeroso pubblico, una serata di musica che non dimenticheremo.
11 aprile
2010
Bruno Busca
Vladimir
Ashkenazy e la EUYO in Conservatorio
Un Concerto Straordinario per una giovanissima e
straordinaria orchestra
quello ascoltato ieri sera in Conservatorio
per Serate Musicali. La European Youth Orchestra è stata fondata
alla fine degli anni '70 e
prevede l'impiego di circa 140 giovanissimi strumentisti di età tra i
14 e i 25 anni. Super selezionati per qualità musicali, provengono da
27 nazioni europee. L'orchestra è stata seguita e diretta in passato da
grandissimi quali Abbado ed Haitink e da alcuni anni la bacchetta del
direttore è passata a Vladimir Ashkenazy, grandissimo pianista che da
circa vent'anni si dedica con prevalenza all'attività direttoriale.
Sorprendente la qualità musicale della EUYO che con la precisa e
attenta direzione di Ashkenazy ha mostrato una coloristica raffinata
nell'esporre i tre bellissimi brani in programma: le Fontane
di Roma di O.Respighi, Till
Eulenspiegels lustige Streiche op.28 di R. Strauss e la Sinfonia
Manfred op.58 di Ciaikovski. I tre pezzi hanno in comune una
splendida e sapiente orchestrazione che tende ad esaltare ogni sezione
orchestrale e anche la bravura di molti solisti. Il virtuosismo
orchestrale, specie nei primi due brani è una caratteristica del nostro
Respighi e dello Strauss dei poemi sinfonici. Le capacità evocative e
descrittive di Respighi e R. Strauss sono emerse con evidenza e sono
state rimarcate da un virtuosismo espresso con un uso sapiente delle
dinamiche; gli orchestrali, con alcuni solisti eccellenti, hanno
dimostrato una padronanza tecnica fuori dal comune e una partecipazione
d'insieme attenta ed approfondita. Grandissimo il successo tributato al
termine ad Ashkenazy ed ai
giovani professori in una splendida serata che verrà a lungo ricordata.
9 aprile
Cesare
Guzzardella
Prossimo
concerto a Vercelli
Sabato 10 aprile 2010 (ore 21.00), presso il Teatro
Civico di Vercelli, è in programma il decimo appuntamento del XII
Viotti Festival, stagione
concertistica 2009-2010, organizzata dal
Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno
di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al Turismo, Provincia di
Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT e CRV. Protagonista della prossima serata del XII Viotti
Festival sarà il violista di origini ucraine Maxim Rysanov, fra i
giovani strumentisti più interessanti della propria generazione e dalla
carriera realmente prestigiosa. Rysanov si esibirà a Vercelli al fianco
dell’Orchestra Camerata Ducale in un impegnativo programma: la Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte
D 821 di F. Schubert ( trascrizione di Dobrinka Tabakova), di Dobrinka
Tabakova è la Suite in old
Style «The Court Jester Amareu» per viola, orchestra
d’archi e clavicembalo ed infine la Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore per
violino, viola e orchestra KV 364 (320d) di W. A. Mozart.
MARZO
Il
Quartetto di Cremona al “Coccia” di
Novara
Martedì
30 marzo si è esibito al Coccia di Novara, nell’ambito della Stagione
cameristica di Novara 2009-2010,
uno dei migliori quartetti d’archi del momento in Italia, il Quartetto
di Cremona, nato artisticamente
nel 2000 sotto la guida di Salvatore Accardo e perfezionatosi con Piero
Farulli del Quartetto Italiano e Hatto Beyerle dell’Alban Berg. A
testimonianza del prestigio ormai acquisito da questa giovane
formazione, ricordiamo che essa è attualmente e fino al 2014 “in residence” presso la Società del Quartetto di
Milano. Il programma di sala proponeva all’ascolto tre “perle” della letteratura quartettistica sette-ottocentesca: Crisantemi
di Puccini (un unico tempo, composto nel 1890 per la morte del principe
Amedeo di Savoia), il Quartetto in
do maggiore KV 465 “Le dissonanze” di
Mozart (ultimo della serie di sei quartetti dedicati ad Haydn nel 1785),
e, nel secondo tempo del concerto l’ampio Quartetto
n. 15 in sol maggiore op.161 di
Schubert (1826). Fin dalle
prime battute gli ascoltatori sono stati attratti dalla qualità
principale del Quartetto di Cremona: l’incantevole bellezza del suono,
caldo e straordinariamente musicale, e al tempo stesso di una miracolosa
trasparenza, aderente al minimo dettaglio della partitura, grazie anche
al perfetto equilibrio dei quattro strumenti. Magnifici il primo violino
di Gualco, dalla cavata robusta e dolcissima anche sui registri più
acuti e il violoncello di Scaglione, morbido e di esatta intensità nel
volume del suono. Grazie a queste qualità, che possono richiamare (ci
sentiamo di azzardare il paragone!) il Quartetto italiano di gloriosa
memoria, i giovani strumentisti cremonesi dopo aver interpretato al
meglio le melodie pucciniane, ricche
di malinconici cromatismi, e le sfaccettate atmosfere
timbrico-armoniche del singolare KV 465 mozartiano, hanno toccato la
vetta della bellezza musicale con il brano schubertiano, rendendone in
modo avvincente quella segreta vena di nostalgia romantica che è
l’essenza della grandissima arte del Maestro di Liechtenthal.
Indimenticabili, per soluzioni timbriche ed espressività, l’Andante,
di sublime lirismo, e l’Allegro assai finale, dal
frizzante ritmo di Landler. Brano di scrittura ardua, coi suoi
tremoli , note ribattute, difficoltà armoniche varie, ha offerto agli
strumentisti il banco di prova ideale per misurare le proprie eccellenti
qualità tecniche. Stupendo anche il bis, il terzo tempo del terzo
quartetto di Schumann, di lirismo intenso e patetico. Serata davvero da
ricordare: peccato che il pubblico non fosse numeroso come l’occasione
avrebbe meritato.
31 marzo
Bruno Busca
Stagioni
del Barocco a Novara
Il
settimo appuntamento con le Stagioni del Barocco 2009-2010 a Novara,
questa sera 27 marzo, nella cornice della secentesca chiesetta di S.
Giovanni Decollato, ha proposto un bel programma, interamente dedicato
al grande J.Ph. Rameau (1683-1764), clavicembalista, organista, autore
di opere, nonché tra i fondatori del linguaggio armonico che ha
dominato per quasi tre secoli la civiltà musicale occidentale.
L’impaginato prevedeva cinque “concerti” affidati a quattro
solisti dell’Orchestra Barocca città di Novara : Fabio Bellofiore
(Violino), Mario Lacchini (Flauto),
Tiziana Fransosa (Clavicembalo); non siamo riusciti a sapere il
nome della strumentista della viola da gamba, che ha sostituito Claudio
Frigerio, indicato dal programma di sala. Si tratta di composizioni in
cui il clavicembalo non si limita alla funzione del basso continuo
all’italiana, ma intreccia con gli altri strumenti
un fitto e continuo
dialogo, con contrapposizioni armoniche
e ritmiche, di grande duttilità e penetrazione espressiva, spesso
ispirata alla chanson popolare, che già con Couperin costituisce
il sottofondo della musica francese dell’epoca. Ma l’aspetto che più
ci ha colpito in questa musica è l’empito di fresca vitalità
creativa, che traspare da splendidi brani come i due Menuets del Deuxième
Concert, la sbarazzina Lapoplinière
e
i trascinanti Tambourins I et II del Troisième C., piuttosto
che l’incalzante La
Rameau finale del Quatrième C. A ciò si aggiungano le figure ornamentali di straordinaria
inventiva e di squisita grazia poetica,
nel segno di quell’ésprit de finesse caratteristico di
tutta la cultura francese del tempo, e si avrà l’idea di una musica.,
che , pur essendo tutt’altro che di facile ascolto, parla ancora un
linguaggio suadente e di grande forza sia emotiva, sia intellettuale.
L’esecuzione è parsa convincente nell’efficace intesa tra le
diverse voci strumentali, ma nell’impasto timbrico non sempre il
flauto traversiere barocco è riuscito a spiccare con il dovuto rilievo,
risultando un po’ debole nel volume del suono, specie quando la
partitura prevedeva anche l’intervento del violino. Grandi applausi
del folto pubblico presente, dopo il bis (ancora i Tambourins del
Troisième Concert).
28 marzo
2010 Bruno
Busca
Andrea
Lucchesini ancora a Milano per la Società
del Quartetto
E' tornato a Milano il pianista toscano Andrea Lucchesini. Dopo il
bellissimo concerto con l'orchestra de I
Pomeriggi Musicali tenuto al Dal Verme il 4 c.m. dove aveva
interpretato due splendidi concerti mozartiani
(K488 e K271), lo abbiamo ascoltato ieri sera, solo al pianoforte, in un
concerto organizzato dalla Società del Quartetto. Il programma è il medesimo presentato
alcuni giorni or sono a Novara e recentemente recensito nelle pagine del
nostro giornale (vedi articolo del 18 marzo
di B.B.). Ancora una volta Lucchesini ha mostrato un livello
interpretativo altissimo affrontando
lo Scherzo n.2, la Sonata
n.3 e i 24 Preludi Op.28 con un un grado di penetrazione espressiva tale da
considerarlo tra i migliori interpreti di Chopin in circolazione. La
perfezione tecnica, senza sbavature o imprecisioni e soprattutto la
chiarezza discorsiva definita da un suono leggero, trasparente e privo
di enfasi, ha entusiasmato il numeroso pubblico presente in Sala Verdi.
La sua completa visione d'insieme ha reso i 24 Preludi, brani tra i più
profondi del grande polacco, un grande affresco sonoro che si rinnova ad
ogni ascolto. Grande regalo al termine del programma prestabilito con la Sonata
"Al
Chiaro di Luna"
di Beethoven eseguita integralmente e l'Improvviso n.
2 op. 90 in Mi bem. di Schubert. Impeccabile e altamente
espressivo il Beethoven proposto. Da ricordare.
24 marzo C.G.
Alcuni
appuntamenti milanesi
Domani 24
marzo continuano le repliche alla Scala del Tannhauser di Wagner
mentre in Conservatorio per
la Società dei Concerti la NWD Philharmonie diretta da I.
Meylemans terrà un concerto con musiche di Barber e Dvorak: violino
solista il giovane ed affermato Edoardo Zosi (nella foto www.edoardozosi.net).
Giovedì 25, ultima replica alla Scala del concerto della Filarmonica
diretta da Z. Mehta con musiche di Messiaen, Debussy, Ravel.
All’Auditorium l’Orchestra Sinfonica Verdi diretta da
W.Marshall eseguirà musiche di Bernstein e Ciaikovskij: violino solista
Sergej Krilov; al Dal Verme
l’Orchestra de I Pomeriggi
Musicali diretta da A.
Manacorda terrà un concerto con musiche di Bach e Hindemith: al
pianoforte Emanuele Arciuli.
23
marzo la redazione
Andrea
Lucchesini al Coccia
di Novara
Unite composizioni musicali di eterna bellezza e un interprete di
eccellente valore e avrete una serata concertistica memorabile, come
quella offerta ieri al Coccia di Novara ai numerosi appassionati dall’Associazione
Amici della Musica, per la Stagione cameristica 2010. Il programma:
tutto chopiniano, con lo Scherzo op. 31 in si bem. maggiore, la Sonata
op. 58 n. 3 in Si min. e, a trionfale conclusione, i 24 Préludes
op. 28. L’interprete: uno dei migliori pianisti di questi anni,
Andrea Lucchesini.
Confessiamo
volentieri che aspettavamo con particolare curiosità i “Préludes
secondo Lucchesini”: l’op. 28 del grande polacco, con la sua
struttura polifonica ‘bachiana’ e l’inquieta espressività
romantica, spinta sino alla ricerca di straordinarie novità armoniche,
costituisce uno dei decisivi banchi di prova per un esecutore,
imponendogli precise scelte interpretative. La lettura datane dal
pianista toscano ci è parsa tra le più convincenti tra quelle
ascoltate negli ultimi anni: coerentemente con la sua personalità,
Lucchesini ha evitato ogni enfasi virtuosistica fine a se stessa e
facili abbandoni all’effetto, per puntare invece decisamente su una
resa di straordinaria limpidezza strutturale. La trasparenza dei
fraseggi e il lucido rilievo del tocco hanno dato il giusto risalto alle
voci secondarie e alle stratificazioni timbrico-armoniche dell’opera,
a quei latenti controcanti che, insinuandosi nella polifonia, ne
dilatano l’area armonica con cromatismi quasi tristaneggianti (n. 4
mi. min.), o addirittura con presagi di accordi alla Skrjabin (n.18 fa min.); il tutto
con una padronanza sovrana della tastiera, che ha reso
apparentemente semplice anche la pagina di più impervio virtuosismo. A
un livello di assoluta eccellenza anche i brani eseguiti nel primo tempo
del concerto, soprattutto il Largo dell’op. 58, interpretato
con meravigliosa delicatezza di tocco e
uso rigorosamente funzionale del pedale, in particolare di quello
del forte. Un solo bis, l’impromptu n. 2 op. 90 in Mi bem.
di F. Schubert, di scintillante bravura tecnica, ha concluso, tra
prolungati applausi, questa splendida serata musicale novarese.
18
marzo Bruno
Busca
Temirkanov
e l’Orchestra Filarmonica di Pietroburgo per Progetto
Itaca
Grandissimo successo al Teatro alla Scala, lunedì 15 marzo, per il
concerto organizzato in collaborazione con
Serate Musicali a favore di Progetto Itaca- Associazione
volontari per la salute mentale. In palcoscenico il meglio per ascoltare
musica russa: il direttore Yuri Temirkanov, il pianista moscovita
Nicolai Lugansky e la straordinaria formazione orchestrale Filarmonica
di San Pietroburgo. Il programma, tutto russo, prevedeva il Concerto
n.2 in do minore op.18 di S.Rachmaninov e la Sinfonia n.6
“Patetica” op. 74 di Caikovskij. L’eccellente qualità dei
colori orchestrali, plasmati dalla
essenziale e discreta direzione di Temirkanov, non ha uguali, specie nel
repertorio russo. Impeccabile il tocco di Lugansky in perfetta sinergia
con l’orchestra: chiarissimo e molto romantico il fraseggio.
Bellissimo il preludio chopiniano offerto come bis. Mirabile
l’equilibrio delle sezioni orchestrali nella struggente Patetica
con un Adagio lamentoso finale superlativo. Teatro al completo
per una serata memorabile.Per
sostenere Progetto Itaca: Via Magolfa, 15 - 20143 Milano - tel.
02.83242158 - fax: 02.89404801 segreteria@clubitaca.org - www.progettoitaca.org
17 marzo
Cesare Guzzardella
Nabucco
al Teatro Coccia di Novara
La
stagione lirica 2009-10 del Teatro Coccia di Novara al suo terzo
appuntamento (12 e 14 Marzo)
aveva in programma uno dei classici più popolari del teatro per musica,
il verdiano Nabucco, il
primo vero successo del Maestro di Busseto
(1842). L’esecuzione è stata affidata a Marcello Rota, alla
guida dell’Orchestra
Sinfonica C. Coccia, accompagnata dal Coro e Corpo di ballo della
Fondazione Teatro Coccia, per la regia di M. Scaglione.
L’interpretazione di Rota (nella foto)ci è parsa convincente
nell’assicurare pieno equilibrio ad entrambe le componenti tematiche e
musicali del testo verdiano: il dramma corale della persecuzione e
dell’esilio del popolo ebraico, che ha nel celeberrimo “Va’
pensiero” il suo fulcro, e
le passioni individuali (l’amore tra Fenena e Ismaele, il
conflitto tra Abigaille e Nabucco, l’amore paterno di Nabucco per
Fenena). Rota ha ottenuto questo risultato grazie
ad una gestione molto curata ed efficace sia delle ampie
masse sonore, legate al tema dello scontro dei popoli, sia dei
momenti più lirici e intimi della partitura, come la morte
di Abigaille alla fine dell’opera, reso con sapiente attenzione
al delicato impasto timbrico (corno inglese, arpa, violoncello e
contrabbasso soli); o il momento cruciale della follia di Nabucco, alla
fine della seconda parte, dove lo spessore emotivo del protagonista ( in
preda alla follia e al terrore) è espresso con un suggestivo
trattamento della strumentazione. La valida direzione di Rota è stata
coadiuvata in modo abbastanza efficace dal cast dei cantanti. Com’è
noto, la parte più difficile è quella di Abigaille, una delle più
ardue composte da Verdi per la voce di soprano: Carmela Apollonio è
stata nel complesso all’altezza del difficile ruolo, nella flessibilità
e agilità della voce, nell’eseguire i frequenti crescendo al
do sopracuto, funzionali a mettere in luce il carattere iracondo della
principessa, nella discreta tenuta del registro grave. Non ha sfigurato
nel ruolo di Fenena Lorena Scarlato Rizzo, dalla voce ben calibrata,
forse bisognosa di maturare ancora in morbidezza. Ci è piaciuto il
baritono Franco Giovine (subentrato a Montresor indisposto), buon
interprete della tormentata figura di Nabucco, mentre non sempre ci ha
convinto il basso Alfredo Zanazzo nel ruolo di Zaccaria, poco limpido
sui registri più gravi. La regia di Scaglione ha dato spazio
soprattutto alla dimensione del drammatico conflitto di potere,
sostenuta anche dalla scenografia giocata su imponenti e massicce
architetture. Il teatro, strapieno,
ha tributato un
lungo applauso agli interpreti e al regista, ottenendo il rituale bis
del coro Va’ pensiero.
15 marzo
Bruno Busca
La
Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov
a favore di Progetto Itaca
Lunedì 15 marzo,
alle ore 21.00 al Teatro alla Scala si terrà un Concerto Straordinario
in favore di Progetto Itaca. Ospite della serata l’Orchestra
Filarmonica di San Pietroburgo e il
Direttore Yuri Temirkanov. Solista
al pianoforte Nikolay Luganskij. In programma di
Sergej Rachmaninov il
Concerto
n. 2 per pianoforte e orchestra e di Pëtr Il'ic Cajkovskij la Sinfonia
n. 6 in si minore op. 74 "Patetica”. Contributo proposto: Poltrona
Platea: € 250,00 - Poltrona Platea II: € 200,00 Palchi I e II ordine € 150,00 - Palchi III e IV ordine € 100,00
I Galleria: € 70,00 - II Galleria: € 40,00 - Loggione: € 25,00. Club
Itaca è un centro nato a Milano nel maggio
2005 per l’autonomia socio-lavorativa di persone che soffrono di
disturbi psichiatrici. È
una struttura diurna gestita con la formula del club dove le persone
trascorrono la giornata organizzate in unità di lavoro: accoglienza, lavori
d’ufficio, comunicazione, cultura e tempo libero, studio e formazione,
gestione del club, tutte attività finalizzate a recuperare ritmo di
vita e sicurezza, oltre a capacità sociali e abilità specifiche. Club
Itaca è una palestra per una vita autonoma. L’obiettivo finale è,
dopo questa esercitazione al lavoro, l’inserimento lavorativo
in Aziende competitive esterne. Club Itaca applica per la prima volta in
Italia il modello americano di Fountain House, sperimentato e apprezzato
in tutto il mondo, con più di 300 centri attivi in cinque continenti. Per
sostenere Progetto Itaca: Via Magolfa, 15 - 20143 Milano - tel.
02.83242158 - fax: 02.89404801 segreteria@clubitaca.org - www.progettoitaca.org
11 marzo
La redazione
Stefano
Bollani "Piano solo...per Haiti"
Domani,
10 marzo 2010 il noto jazzista Stefano Bollani terrà un concerto
straordinario a Varese presso il Teatro Apollonio (ore 21.00) per
sostenere la costruzione del reparto di neonatologia dell’Ospedale
Saint Damien ad Haiti. L’intero ricavato sarà devoluto alla
Fondazione Francesca Rava NPH Onlus. Il geniale pianista proporrà il
“piano solo”, forse la più divertente delle sue molteplici
proposte. web: www.nphitalia.org
www.teatrodivarese.it www.stefanobollani.com
tel: 0332 284224/247897 (teatro) BIGLIETTI: POSTO UNICO: 25
EURO + prevendita
UNDER 25: 20 EURO + prevendita.
9
marzo dalla redazione
Il
virtuoso Freddy Kempf per le Serate Musicali
E’ da
alcuni anni che il pianista londinese Freddy Kempf viene invitato a
Milano da Serate Musicali. Virtuoso talentuoso, Kempf ha
impaginato un programma impegnativo con Schumann nella prima parte e Liszt
nella seconda. Kempf è certamente un eccellente tecnico, spesso un
grande interprete con una visione molto pianistica della musica. Eredita
dal grande Horowitz il bisogno di dominare la tastiera cercando spesso
una ricerca timbrica giocata sull’effetto e sui contrasti dinamici, sovente
molto accentuati. Avvincente la prima parte del concerto con un Schumann
genuino, delicato, vellutato e ricco di sfumature. I tempi rapidi
ascoltati come quelli della Toccata Op. 7 o della Humoreske
Op.20, interpretazione quest’ultima che spesso ricordava il Sommo
interprete citato, o quelli
più tradizionali dell’Arabeske Op.18 o di Blumenstuck Op.19,
hanno rivelato uno splendido pianista di 33 anni che va seguito nella sua
evoluzione con attenzione. La
Seconda Rapsodia ungherese rivisitata da Horowtz e il celebre Mephisto
Valzer,
unitamente a La morte di Isotta dal wagneriano
Tristano nella nota trascrizione di Liszt, quest’ultimo brano eseguito
come bis, ci hanno mostrato un Kempf forse sopra le righe, con
accentuazioni e forzature eccessive, ma con momenti di grandissima
espressività e di grande trasparenza sonora. Ancora un bis con un
delicato Notturno di Chopin per una serata splendida. Successo di
pubblico.
9
marzo
Cesare Guzzardella
Alexander
Lonquich al Viotti Festival di Vercelli
Il Viotti
Festival di Vercelli ha regalato agli appassionati un’altra bella
serata di grande musica, ieri sera, sabato 6 marzo, al Teatro Civico:
protagonista assoluto, uno dei personaggi più carismatici del panorama musicale
internazionale, il pianista tedesco (ma ormai italiano di adozione)
Alexander Lonquich, nella doppia veste, a lui abituale, di solista e
direttore, accompagnato dalla Camerata ducale, per l’occasione
robustamente rinforzata con l’apporto di strumentisti dell’Orchestra
della Rai. Assai attraente l’impaginato, consacrato ai due
‘classici’ di cui ricorre quest’anno il bicentenario della
nascita, F. Chopin, con il Concerto in mi minore op.11, e R.
Schumann, con la gloriosa Renana, cioè la
Sinfonia in mi bem. minore op. 97. Premesso
che è sempre difficile dirigere e suonare insieme, diremmo che qui
l’operazione sia riuscita in modo convincente, sia perché, come
sempre in Chopin, il pianoforte è il solo e vero protagonista e
l’orchestra si limita ad esporre i temi e ad accompagnare i voli del
solista, sia perché la Camerata ducale è un’orchestra ormai
collaudata, ben organizzata in tutti i reparti, guidata da
un’eccellente ‘spalla’ come G. Rimonda. Magari è andato perduto
qualche dettaglio strumentale, ma la nostra impressione è che, dopo una
partenza in leggero affanno, orchestra e direttore abbiano trovato una
buona intesa, con un valido risultato d’insieme. Non scopriamo certo
oggi le qualità del pianismo di Lonquich, ma ancora una volta siamo
rimasti incantati dalla sua magnifica fluidità, sostenuta da perfetta
luminosità e precisione di tocco, da vero erede del suo
indimenticabile maestro Badura Skoda.. La virtù più grande di Lonquich,
cioè la sua abilità nel raggiungere vertici di straordinaria intensità
emotiva, tenendola sempre sotto controllo, grazie anche a sapientissime
pause tra una frase e l’altra, ha raggiunto risultati memorabili nelle
parti più distesamente melodiche del primo tempo (soprattutto la
seconda sezione del primo gruppo tematico e la parte iniziale dello s
viluppo) e nell’atmosfera mozartiana della romanza centrale.
Chopiniano il bis, dai Preludi, che ha ancora messo in risalto la
ormai piena maturità espressiva di questo grande solista. Di buon
livello esecutivo ci è parsa anche l’interpretazione
della Renana, in particolare nei suoi momenti più festosi
e ricchi di colori, come il giubilante
primo tempo col suo Vivace sincopato e l’eco wagneriana
dei corni. Diremmo però
che qualche decisiva morbidezza timbrica ci è parsa un po’
trascurata, ad esempio quel meraviglioso impasto dei fiati con il
sottofondo degli archi (per noi, tra le creazioni più suggestive della
musica di tutti tempi), nella sezione centrale dello Scherzo.
Strameritato comunque il travolgente applauso del numerosissimo pubblico
presente, ribadito dopo il bis orchestrale, lo scherzo dalla Renana.
7 marzo Bruno Busca
Andrea
Lucchesini ai Pomeriggi
Musicali
Un programma interamente mozartiano quello presentato ieri sera al Dal Verme
per i concerti de I Pomeriggi musicali. L'Orchestra era
per l'occasione diretta da Nicola Paszkowski e al pianoforte si trovava
uno dei migliori pianisti italiani: Andrea Lucchesini. Bravissimo
Paszkowski nell'orientare l'Orchestra dei Pomeriggi nel primo
brano di Mozart, la Sinfonia K 319, opera giovane dal carattere leggero
e spensierato reso ottimamente dal direttore attraverso un equilibrio
timbrico dal sapore settecentesco ben evidenziato dalla quasi
cameristica orchestra. In contrasto con la Sinfonia introduttiva sono
stati interpretati due capolavori tra i più noti del salisburghese: il Concerto
per pianoforte e orchestra K488 e, dopo l'intervallo, quello più
giovanile K271. Andrea Lucchesini, toscano del 1965, non ha
bisogno di presentazioni ma ricordiamo almeno la vittoria del "Concorso
Internazionale Dino Ciani" avvenuto alla Scala nel 1983, vittoria
che lo ha avviato ad una brillante carriera d'interprete.
Eccellente l'esecuzione dei due concerti. Il pianista ha rivelato un
nitore espressivo caratterizzato da una rara morbidezza timbrica. I
tenui ma espressivi contrasti dinamici hanno sottolineato ogni frase
musicale. Valide le sinergie
con l'ottima direzione di Paszkowski,
anche se una timbrica orchestrale più delicata e meno incisiva avrebbe
ancor più favorito le trasparenti sonorità pianistiche, emerse ancor
di più nelle bellissime cadenze. Grande successo di pubblico e
un bis di Lucchesini con uno splendido Improvviso di Schubert. Da
ricordare. Sabato pomeriggio alle 17.00 la replica.
5
marzo
Cesare Guzzardella
Yevgeny
Sudbin per le Serate Musicali
Ha trent'anni il pianista
russo Yevgeny Sudbin
e una carriera d'interprete di tutto rispetto. Lo
abbiamo ascoltato ieri sera in
Conservatorio in un programma per metà chopiniano e per metà
dedicato a Stevenson, Liszt
e Ravel. Del polacco in programma la Fantasia
Op.49 - inaspettatamente eseguita
come bis e sostituita da due note
Sonate scarlattiane -
due
Ballate la n. 3 e la n.4 e
due Mazurche. Nella
seconda parte ancora un omaggio a Chopin con un brano del contemporaneo
inglese Ronald Stevenson, Fuga su
un frammento di Chopin, quindi lo studio trascendentale di
Liszt "Armonie
della sera"
e, di Ravel, la notissima Gaspard
de la Nuit. Notevoli le qualità interpretative di Sudbin con un
Chopin "polacco" con momenti di alto lirismo, anche se
rimangono incertezze nelle scelte dinamiche a volte eccessivamente
voluminose. Interessante la Fuga di Stevenson. Non entusiasmante
il difficile ma geniale Liszt di
"Armonie della sera" mentre il capolavoro raveliano Gaspard
de la Nuit, tre poemi ispirati ad altrettante poesie di Aloysius
Bertrand, rappresenta il
meglio della serata: bellissime le sonorità sia in Ondine
che in Le gibet e Scarbo. Sudbin ha mostrato di calibrare in modo preciso i piani
sonori con timbriche raffinate e gamme di colori differenziate
dimostrando quindi di possedere, come spesso capita alle nuove
generazioni di pianisti, attitudini per il Novecento. Successo di
pubblico.
2
marzo Cesare Guzzardella
FEBBRAIO
“Il
pipistrello” al Teatro
Coccia di Novara
La
stagione dell’operetta del Teatro Coccia di Novara proponeva in
cartellone oggi, domenica 28 febbraio, uno dei titoli più noti del
genere, “Il pipistrello” di J. Strauss jr., rappresentata per
la prima volta
a Vienna nel 1874 e da
allora rimasta nel repertorio come uno dei titoli più apprezzati dagli
amanti di questa forma di teatro musicale, che si distingue dalla più
‘nobile’ opera per la presenza di parti recitate, in alternanza a
quelle cantate, e per il ruolo di primo piano della coreografia, oltre,
naturalmente, per una musica più ‘leggera’ e facilmente godibile e
per trame da vaudeville, ricche di equivoci, travestimenti, colpi
di scena. La vicenda racconta della vendetta freddamente progettata e
realizzata dal notaio Falke ai danni di Gabriel von Eisenstein, che in
occasione di una festa di carnevale di anni prima gli aveva giocato un
crudele scherzo, costringendolo a girare per la città mascherato da
pipistrello. La vendetta consiste
nello spingere Gabriel (atteso da una condanna a otto giorni di carcere
per avere insultato un pubblico ufficiale)
e sua moglie Rosalinde al reciproco tradimento, attraverso un
intrigo, in occasione di una festa organizzata dal libertino e annoiato
conte Orlovskij. Ma alla fine, come da tradizione, tutto si chiarisce e
termina con l’happy end del reciproco perdono fra i due coniugi. Lo
spettacolo era affidato ad una compagnia da vent’anni specializzata
nel genere, la torinese Alfa Folies (Teatro Alfa) per la regia di
Augusto Grilli, che interpreta anche il ruolo di Frank,.il direttore
delle carceri. Il nostro giudizio è negativamente influenzato da una
circostanza che ci ha sorpreso: la musica dell’operetta non era
eseguita dal vivo, da un’orchestra, ma registrata e diffusa da potenti
casse, ad un volume che, all’inizio ha coperto quasi totalmente la
voce dei cantanti, in particolare l’’aria’ di Adele, cameriera di
Rosalinde (per fortuna, all’inconveniente si è poi posto rimedio).
Era la prima volta che assistevamo alla rappresentazione di
un’operetta e ignoriamo se questa sia oggi una normale consuetudine
esecutiva, ma confessiamo che non ci piace per niente: la fresca e
scintillante musica straussiana merita di essere ascoltata
nell’esecuzione di un’orchestra, capace di restituirne, nei timbri e
nel ritmo, lo spirito bell’epoque che la pervade. Per il resto, ci
pare che i cantanti-attori abbiano assolto dignitosamente il loro
compito, in particolare i due protagonisti, il tenore
Riccardo Berruto (Eisenstein) e la soprano Daniela Catalano (Rosalinde),
abili nel tenere la loro interpretazione sempre sul filo di una
sorridente ironia, consona all’ispirazione in fondo parodistica
dell’operetta. Da segnalare la performance di
Massimo Castagno, contraltista in falsetto nella parte di
Orlovskij, prevista nella partitura originale per un contralto. Discreto
il successo riscosso presso un pubblico numeroso.
28 febbraio Bruno
Busca
Patricia
Kopatchinskaia
per i Pomeriggi Musicali
Era stracolma la grande sala del Dal Verme per la replica pomeridiana di
sabato. Numerosi sono gli abbonati ai
Pomeriggi Musicali ma ancora di più gli amanti della musica
venuti per
ascoltare la giovane violinista
Patricia
Kopatchinskaia, nata nel 1977 in Moldavia e vincitrice di importanti
concorsi internazionali come quello del 2000 messicano, dedicato al
grande Szyeryng. Il programma prevedeva una prima parte con il celebre Concerto per violino e orchestra Op.61 di L.v.Beethoven e quindi la
Sinfonia n.2 Op.61 di Robert
Schumann. Particolare l'interpretazione fornita dalla formazione de I
Pomeriggi Musicali e dal suo direttore Antonello Manacorda e
perlomeno stravagante l'interpretazione della Kopatchinskaia che ha
dimostrato una tecnica virtuosistica di altissimo livello con cavate
morbide alternate a
fraseggi accentuati e decisi, definiti da perfette intonazioni anche nei
suoni più alti. In sinergia con la direzione di Manacorda, che
accentuava le sezioni dei fiati restituendoci un Beethoven moderno e per
nulla filologico, la Kopatchinskaia ha fatto la sua parte con le cadenze, specie
quella dell'Allegro ma non troppo
iniziale, nella quale improvvisava in dialogo con il primo violino e sostenuta ritmicamente dai timpani,
spezzando così l'unità compositiva. Ma, dimenticando
la cultura storicizzata e ...quindi Beethoven, possiamo
considerare
l'interpretazione ascoltata come un omaggio alla musica contemporanea.
La creatività interpretativa della
Kopatchinskaia è apprezzata da compositori viventi quali Doderer, Zykan, Resch ed il
pianista-compositore turco Fazil Say, con il quale suona spesso in
duo. Questi hanno dedicato a lei prime esecuzioni di concerti
violinistici. Grandissimo il successo di pubblico e bizzarro il brevissimo
bis con una improvvisazione vocale-violinistica. Buono il successivo
Schumann.
28 febbraio
Cesare Guzzardella
I
gemelli De Stefano
per le Serate
Musicali
“Gemelli
al pianoforte”, questo il titolo del concerto organizzato da Serate
Musicali ieri sera in Conservatorio in collaborazione anche con
Allianz. Francesco e Vincenzo De Stefano sono due gemelli pianisti di
Reggio Calabria nati nel 1986 che suonano insieme da quando avevano nove
anni. Formazione assai rara, sono sostenuti da qualità evidenti che
abbiamo potuto riscontrare nel variegato impaginato presentato
in Sala Verdi. In programma brani
per due pianoforti e a quattro mani di Liszt, Smetana, Corea, Saint-Saëns,
Chopin e Stravinskij. Una sintonia perfetta tra le parti si è ascoltata
nella rarità lizstiana del Concerto
Patetico Op.20, lavoro per due pianoforti che per molti aspetti
ricorda la più celebre Sonata in
si minore. Con un adattamento non troppo felice per pianoforte a
quattro mani della nota La Moldava
di Smetana, capolavoro di colore orchestrale,
è proseguito il concerto. Con due brani dal sapore jazzistico di
Chick Corea da Imagining Contest
n.3, valente composizione del 2008, i due fratelli hanno evidenziato
la loro ottima intesa ritmica. Bellissima la successiva Danza
Macabra Op.40 di Camille Saint-Saëns e particolarmente riuscito il
raro Chopin del Rondò in do magg.
Op.73, dove i De Stefano hanno mostrato tocco raffinato e altamente
melodico. Ma è con la trascrizione per pianoforte a quattro mani de La sagra della primavera di Igor Stravinskij che i due giovani
hanno raggiunto una vetta interpretativa. L'intesa ritmica e percussiva
del notissimo brano, caposaldo del Novecento, ha raggiunto livelli di
raro ascolto. Bravissimmi infatti i De Stefano a ricreare quelle
stupefacenti sonorità orchestrali del genio straninskijano in un unico
strumento, calibrando le poliritmiche sonorità, ricche di contrasti
dinamici, per gli oltre 35 minuti della composizione. Un concerto che,
soprattutto grazie all'ultimo brano, risulta irripetibile. Da ricordare.
26 febbraio
Cesare Guzzardella
Alexander
Lonquich prossimamente a Vercelli per il Viotti Festival
Sabato 6 marzo 2010 (ore 21.00), presso il Teatro Civico di Vercelli, è
in programma il nono appuntamento del XII Viotti Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli
“Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in collaborazione con
l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e
Fondazioni CRT e CRV. Il nono concerto del XII
Viotti Festival vuole essere un omaggio all’arte di Frédéric Chopin e di Robert Schumann in occasione del bicentenario
della loro nascita (1810-2010). Il compito di celebrare degnamente la
memoria di questi due giganti del romanticismo musicale europeo sarà
affidato al pianista tedesco Alexander Lonquich, considerato
unanimemente fra i più maturi e completi talenti artistici della
propria generazione. Lonquich si esibirà a Vercelli nell’ormai per
lui consueta doppia veste di pianista e direttore d’orchestra e guiderà
l’Orchestra Camerata Ducale in un programma di grande impegno
esecutivo ma dall’indubbio fascino. La serata sarà infatti aperta dal
poeticissimo Concerto in mi minore per pianoforte e orchestra op.
11 di Frédéric Chopin, e seguirà quindi una tra le pagine più mature
e complesse uscite dalla penna di Robert Schumann: la Sinfonia n. 3
in mi bemolle maggiore «Rheinische» (Renana) op. 97. Front
Office ufficio Cultura Comune di Vercelli Tel. 0161-596369 // 0161-596277
Associazione Camerata Ducale Tel. 011-755791
25
febbraio la redazione
Andrea
Bacchetti alle
Serate Musicali
Torna spesso il pianista Andrea Bacchetti
ai concerti delle
Serate Musicali milanesi. Ieri in Conservatorio ha impaginato
un programma particolarmente intelligente denominato "Tre
secoli di musica italiana"
che vedeva autori del primo Settecento
quali Scarlatti, Marcello e Galuppi, dispiegarsi insieme
ad autori a cavallo tra Sette
e Ottocento
quali Cherubini e Clementi per arrivare al
pieno Ottocento con
Rossini e al Novecento
di Luciano Berio, musicista
amatissimo da Bacchetti come dimostrato dalle ottime incisioni a lui
dedicate. Bacchetti lo conosciamo bene quale splendido interprete di
J.S.Bach avendolo ascoltato numerose volte sia in concerto che in
fortunati dischi vincitori di importanti premi. La sua minuziosa e
limpida tecnica -emersa nel caldo pianoforte Fazioli utilizzato- tende a
chiarire i dettagli musicali più impervi e ben si addice a tutti gli
autori barocchi legati a Bach o ai clavicembalisti-tastieristi italiani
del Settecento. La sua attenta lettura è emersa nella rara Sonata
in si bem. maggiore di Baldassare Galuppi come nella Sonata in re minore di Benedetto Marcello eseguita in prima
esecuzione assoluta nell'edizione critica curata dal pianista stesso e
da Mario Marcarini, curatore del libretto di sala. Ma anche con il
raffinato Cherubini della Sonata
n.4 in sol maggiore o con il più noto Clementi
della Sonata Op. 47 n.2,
Bacchetti ha dimostrato avvincenti qualità interpretative.
Dopo due brevi ma intensi brani di Berio quali la Petite Air II dalla "Petite
Suite pour piano"
e Brin da "Six Ancores", Bacchetti è tornato al suo settore privilegiato con cinque
riflessive Sonate di Domenico
Scarlatti per terminare poi con due rarità di Rossini: Une Caresse à ma Femme e Tarantelle
pur sang. Due i bis
concessi: una sicura ed
efficace Romanza senza parole di
Mendelssohn e l'amatissimo Bach con una Suite
Francese. Successo di pubblico in una Sala Verdi purtroppo non al
completo.
24 febbraio
Cesare Guzzardella
Uno splendido Leif
Ove Andsnes per la Società del Quartetto
in Conservatorio
Ha quarant'anni il pianista norvegese Leif Ove Andsnes,
per il terzo anno ( 1999- 2008- 2010) ospite
della Società del Quartetto e ieri sera in Sala Verdi con un programma
particolarmente intenso definito da alcuni brani di Schumann, di Chopin
e di un contemporaneo quale György Kurtág. Nel concerto del 2008
Andsnes mi era piaciuto, ieri invece mi ha stupito per l'alto
spessore interpretativo. Il norvegese ha come prima qualità il
controllo perfetto delle dinamiche musicali attuato con un perfetto
equilibrio gestuale e timbrico. Il suono, molto raffinato e discreto,
definito da colori luminosi e personali si è evidenziato sia nei
brani più contrastati del primo Schumann, quello delle 3
Romanze Op.28 e di V.Rauschend
und festlich dalle
Novelletten Op.21, che negli otto brevi e deliziosi brani scelti da
Játékok di Kurtág incastonati, in modo intelligente, tra lo
Schumann delle poetiche Kinderscenen Op.15. Sia nelle più complesse armonie dei brani
iniziali che nelle semplici note di Kurtág - perfetto l'uso del pedale
di risonanza- e nelle Scene infantili Andsnes ha stupito. Ma ha mostrato
di essere un eccellente pianista anche nello Chopin della seconda parte
della serata eseguendo sette brani del polacco: 2 Ballate
(Op. 47-23), 4 Valzer, un Notturno (Op.62 n.1). Insieme a quello di Rafal Blechacz
il migliore Chopin
ascoltato ultimamente. Due i bis
concessi: la Toccata di
J.S.Bach e ancora Chopin con un Preludio.
Da non perdere quando tornerà a Milano. Grandissimo successo in una
sala a due terzi.
22
febbraio Cesare
Guzzardella
Olli
Mustonen per le
Serate Musicali
Una serata particolarmente interessante quella di
ieri sera in Conservatorio con il finlandese Olli Mustonen, conosciuto
soprattutto come ottimo pianista, ma per l'occasione alla direzione
dell'Orchestra di
Padova e del Veneto come interprete
sia di una sua recente composizione, La
vecchia chiesa a Petäjävesi (2008), che di una del più
noto compositore russo Rodion Shchedrin (1932) intitolata Musica
per archi, oboi, corni, celesta dal
balletto "La signora con il
cagnolino". Mustonen era invece al pianoforte dopo
il breve intervallo per eseguire il notissimo Concerto
n.4 per pianoforte e orchestra Op.58 di L. V. Beethoven. Ottima
l'interpretazione. Il brano di Mustonen, ottimamente diretto e ben
interpretato dalla formazione veneta, è in cinque parti e trova
riferimenti compositivi in autori nordici come Smetana per
un certo modo di melodiare o in certa musica alla Stravinskij per
l'uso ritmico e percussivo nel generare le sonorità. Musica tonale, ottimamente
costruita, dal carattere evocativo. Molto interessante il brano di
Shchedrin, musicista ispirato dalla lezione di Shostakovich
soprattutto per il modo rarefatto di concepire certe timbriche con
gli archi, sezione strumentale determinante del cupo brano composto tra
il 1984 e il 1986. Avvincente l'interpretazione e lunghi applausi sia
per Mustonen che
per Rodion Shchedrin, presente in
Sala Verdi.
Cesare
Guzzardella
16
febbraio
Charles
Rosen alla
Palazzina Liberty milanese
Non capita spesso di avere il noto musicologo, docente e pianista
statunitense Charles Rosen a Milano. Studioso di riferimento con libri
quali Lo Stlile classico o La
forma
sonata, testi tradotti in numerose lingue, Rosen è un pianista
eccellente che appartiene a quella ristretta categoria di
pianisti-musicisti che penetrano
la musica dei grandi grazie anche alle approfondite
qualità intellettuali. Rilevante interprete dei classici Haydn, Mozart,
Beethoven e Brahms, come è testimoniato dalla sua imponente
discografia, compagno cameristico di artisti
quali Isaac Stern o Gregor Piatigorsky, l'ottantatreenne
Rosen, ha sempre amato gli autori del Novecento da Schönberg a
Carter. Nello straordinario concerto di domenica mattina, tenuto nella
bellissima sala Liberty della palazzina di Largo Marinai d'Italia
- la manifestazione era
organizzata da Milano
Classica in collaborazione con l'Accademia Internazionale
della Musica e le Fondazione Scuole Civiche di Milano
-, il pianista ha eseguito Beethoven, Chopin e Brahms. La sua
forza di sintesi
interpretativa si è rivelata dalle prime note della Sonata
n.31 in mi bem.magg. Op.110 del Maestro di Bonn. Il grado di
penetrazione espressiva e l'autenticità del Beethoven ascoltato sono la
testimonianza dell'alto livello esecutivo.
Un omaggio a Chopin, con i Notturni
Op.61 n.1 e 2, la Barcarola
Op.60 e la Ballata
n.4 Op. 52 hanno creato una situazione musicale diversa, con
momenti di romantica bellezza specie nella Barcarola e nella Ballata
eseguite con pacata interiorizzazione
poetica. Splendida l'esecuzione dell'ultimo brano in programma:
le Variazioni
e fuga in si bem.
magg. su un tema di Händel di
Brahms. La complessità delle elaborazioni
del bellissimo tema händeliano è
stata sintetizzata dal tocco morbido e sicuro di Rosen che ha rivelato
la sua maestria pianistica malgrado l'acustica molto riverberata della
bellissima sala, per l'occasione colma di pubblico. Due i bis proposti:
ancora Chopin con il Valzer Op.64 n.2 e un Intermezzo
dall'Op.118 di Brahms. Memorabile.
15 febbraio
Cesare Guzzardella
Ian
Bostridge e John Axelrod all'Auditorium con la Verdi
Particolarmente interessante l'impaginato presentato all'Auditorium ieri
sera. L'Orchestra Sinfonica Verdi per l'occasione era diretta da una bacchetta newyorkese
particolarmente energica, quella di John Axelrod, direttore spesso a Milano e sempre alla ricerca di programmi vari ed
intelligenti: Berlioz, Britten e
Lutoslawski i compositori scelti, e
rarità interpretative quali le Paroles
tissées del polacco e le
Quatre chansons françaises dell'inglese.
Per i brani novecenteschi abbiamo ascoltato la voce dell'inglese Ian
Bostridge, tenore particolarmente richiesto nei massimi teatri europei
ed interprete prediletto di molti compositori viventi. I quattro brani
di Lutoslawski risalgono ai primi anni
'60 e
sono su testi del francese Chabrun. La personale, inconfondibile e dettagliata tessitura strumentale del polacco(1913-1994) è
perfettamente in sintonia con le melodie francesi interpretate da
Bostridge con voce chiara e dolcemente
pastosa. I quattro
brani di Britten (1913- 1976) su testi di Hugo e Verlaine sono invece un lavoro
giovanile di un quattordicenne che mostra un talento
incredibile e una passione per la vocalità che lo accompagnerà per
tutta la vita. Bravissimo ancora Bostridge. Protagonista della serata
anche l'Orchestra Verdi, in ottima forma, e il direttore Axerold che dopo
un'anticipazione del concerto con il noto Berlioz dell'ouverture "Il
Carnevale Romano", ha
ancor più convinto il numeroso pubblico presente in sala con una energica Sinfonia Fantastica, la composizione più nota del grande francese.
Il virtuosismo orchestrale dei movimenti finali è stato evidenziato dalla
trasparente direzione di
Axerold. Bravissime le sezioni dei fiati con un calibrato e nitido oboe
solista e degli ottoni fiammeggianti. Splendide le sonorità
complessive. Al termine ovazione per il direttore e la Verdi. Ultima
replica domenica, alle ore 16.00.
13 febbraio
Cesare Guzzardella
Il
pianista Mirco Ceci al Coccia di Novara
Il
terzo appuntamento della novarese Stagione concertistica da camera 2010
ha visto protagonista, ieri sera 10 febbraio al Teatro
Coccia, il giovane pianista barese Mirco Ceci: nato nel 1988,
diplomatosi al conservatorio
della sua città, attualmente iscritto al corso di specializzazione
dell’Alta scuola di Imola, è stato lanciato nel 2007 alla ribalta
della cronaca musicale nazionale dal prestigioso primo posto conseguito
al concorso pianistico internazionale “Premio Venezia” alla Fenice.
Ceci ha proposto un programma intelligente, che ha permesso
all’ascoltatore di seguire l’evoluzione del linguaggio musicale per
pianoforte dalla Vienna di fine ‘700 al maturo Romanticismo
tedesco. Il concerto si è aperto con una delle sonate pianistiche più
enigmatiche di Beethoven, la n.22 op. 54
in Fa maggiore (1804), in soli due tempi, seguita da quell’autentica
chicca haydniana che è la Sonata in Mi bem. maggiore Hob XVI/52 (1794);
dopo l’intervallo le Variations serieuses di Mendellsohn (1841)
e la Sonata n. 2 in sol min. op.22 di Schumann (1838).
L’esecuzione di Ceci ha messo in evidenza una notevole padronanza
tecnica, con una digitalità sicura nei passaggi anche più impervi e un
buon volume di suono, brillante e possente, unita ad una fine capacità
analitica. Già matura e personale a nostro avviso
è stata in particolare l’interpretazione dei primi due brani:
della sonata beethoveniana, il giovane esecutore ha reso perfettamente
sia l’andatura ironica ai confini della bizzarria, sia l’impegno
elaborativo della prodigiosa “toccata” del secondo tempo, di cui il
limpido fraseggio di Ceci sottolinea con trasparenza ‘classica’ le
complesse modulazioni sull’intero giro delle quinte. Di ottima fattura
anche l’interpretazione del brano di Haydn, in cui la nota più
personale e stimolante ci è sembrata la sonorità smaltata, da
fortepiano, adatta a campire con esatto rilievo i sofisticati sviluppi
tonali e la struttura armonica talora già proiettata su orizzonti
ottocenteschi, in particolare nell’Allegro moderato iniziale.
Di impeccabile precisione, ma forse meno personale, l’esecuzione degli
altri due brani. Bellissimo lo Chopin del triplice bis, interpretato al
meglio nel fresco vigore di una Mazurca, nella cullante e
trasognata atmosfera di un Notturno,
nella strenua tensione tecnica di uno Studio. Più che una
semplice promessa, crediamo, questo Ceci, ultimo frutto della ricca
scuola pianistica barese, salutato alla fine dai calorosi applausi di un
pubblico, purtroppo, non molto numeroso.
11 febbraio
Bruno Busca
La
perfezione di Murray Perahia per la Società
del Quartetto
Dopo l'avvincente omaggio a Chopin
donatoci dal giovane
pianista polacco Rafal Blechacz le
scorse settimane,
è arrivato ieri sera in Conservatorio un veterano del pianismo
mondiale quale il newyorkese Murray Perahia.
Tutta la seconda parte del concerto è stata incentrata sulle
composizioni del grande polacco
del quale
quest'anno ricorre il bicentenario dalla nascita. Un Ballata,
tre Studi, tre Mazurche, un Notturno e uno Scherzo,
costituivano il variegato impaginato
chopiniano. Ma di rilevante interesse è stata anche la prima parte del
concerto con un imponente Bach, quello della Partita n.6 in mi min.
BWV 830, circa trenta minuti la durata, e un ultimo Beethoven con la
Sonata n.30 in mi magg. Op.109. Il classicismo di Perahia, con la
sua minuziosa ricerca di perfezione timbrica e i perfetti equilibri
dinamici resi chiari e trasparenti dalle sue esperte mani si sono
rivelati in tutti i brani. Benissimo Bach ed anche
Beethoven, autori cari a Perahia tanto da inserirli quasi sempre
in tutti i concerti. L'interprete, nella sua perfetta
ed equilibrata resa di Chopin, ci ha soddisfatto ma non
entusiasmato. Probabilmente è mancata in Perahia quell'affinità
emotiva ed espressiva che solo un pianista polacco o perlomeno di
quell'area geografica può darci. Ci è apparso più uno Chopin
costruito negli anni da una intensa esperienza
esecutiva che da una spontanea e immediata caratterizzazione,
quasi improvvisatoria, tipica dei grandi romantici.Al contrario di Bach
che può trovare infinite differenti e grandi interpretazioni,
Chopin, con il suo inconfondibile stile e i suoi poetici colori è
privilegio solo di pochi grandi. Uno splendido concerto comunque,
all'insegna della perfezione formale, che ha entusiasmato il numeroso
pubblico intervenuto in Sala Verdi. Due i bis: ancora Chopin con un
altro Notturno e un bellissimo Brahms.
10 febbraio
Cesare Guzzardella
Cavalleria
rusticana e I Pagliacci al Coccia di Novara
La stagione lirica del
Teatro Coccia di Novara ha proposto venerdì 5 e domenica 7 febbraio due
delle opere più celebri della tradizione: Cavalleria rusticana e
I Pagliacci, capolavori del verismo musicale di fine ‘800.
Produzione della Fondazione Teatro Coccia, l’allestimento affidava l’esecuzione
all’Orchestra e al coro C.Coccia, diretti rispettivamente da
Elisabetta Maschio e Gianmario Cavallaro. Mattatore,
nel doppio ruolo di Turiddu nella Cavalleria e di Canio/Pagliaccio nei
Pagliacci il tenore Alberto Cupido: la sua voce di timbro caldo e scuro,
con brillante tessitura acuta, e il fraseggio di chiara dizione,
accompagnandosi a un’efficace resa drammatica dei ruoli, gli hanno
permesso di realizzare una più che convincente interpretazione dei due
personaggi, in particolare di Turiddu, di cui Cupido ha restituito al
meglio il carattere patetico che Mascagni gli ha voluto conferire.
Ottimo anche il baritono Silvio Zanon (Alfio e Tonio/Taddeo) che si è
fatto apprezzare per l’eccellente presenza scenica e la voce potente
di baritono drammatico, di notevole duttilità nella sua capacità di
adattarsi anche a ruoli comici, come quello di Tonio/Taddeo nel
capolavoro di Leoncavallo. Nei ruoli femminili segnaliamo in particolare
la soprano Maria Billeri, Santuzza nella Cavalleria, parte in cui è
"specializzata" e che interpreta con efficacia, grazie ad una
vocalità di solido volume, ma capace anche di accenti di intensa
dolcezza emotiva. La Nedda/Colombina dei Pagliacci, la giovane soprano
palermitana Esther Andaloro, scenicamente all’altezza, ci è parsa
vocalmente ancora da maturare, con un timbro un po’ debole specie nei
sopracuti e con una dizione non sempre limpida. Bene le parti minori,
che hanno svolto diligentemente il loro compito, su tutti Lorena
Scarlata Rizzo, Lola nell’opera di Mascagni, mezzosoprano di
promettenti qualità vocali. Sicura e precisa nel gesto la direzione
della Maschio, che ha accompagnato i cantanti e il coro (ben diretto da
Cavallaro), assicurando un eccellente connubio tra musica e parte
cantata e valorizzando al massimo le potenzialità dell’orchestra
Coccia.Nel pieno ossequio della tradizione la regia di Emiliana Paoli,
salvo il taglio, piuttosto sorprendente in verità, dell’intera scena
prima del II atto dei Pagliacci. Uno spettacolo
di qualità, cui è arriso alla fine un meritato successo, sottolineato
dalla lunga ovazione tributata dal folto pubblico di appassionati
presenti in ogni ordine di posti.
8
febbraio Bruno Busca
Ritorna
Don Giovanni al Teatro alla Scala
Il
Don Giovanni di Mozart è tornato alla Scala
nell’allestimento proposto nel 2006. Questa volta sul podio
troviamo l’ottimo direttore Louis Langrée. La novità era
allora rappresentata sia dalla regia che dalle scene molto
semplici ed essenziali di
Peter Mussbach: due
grossi parallelepipedi si muovono
sul palco determinando di volta in volta gli spazi scenici per cantanti
e comparse. In perfetta consonanza i costumi di Andrea Schmidt-Futterer.
Come avevamo ricordato allora, la regia, le scene e i costumi ambientati
ai giorni nostri ci sono apparsi validi: l’allestimento essenziale
sottolinea maggiormente la
capacità recitativa dei cantanti e l’ottima regia di Mussbach pone il
pubblico di fronte all’osservazione interpretativa dei singoli
attori-cantanti, qui particolarmente rilevanti nei recitativi, e annulla
gi effetti scenici di maniera, spesso distraenti o solo di contorno, che
a volte hanno
le scelte tradizionali di ambientazione storica. Situazioni inaspettate
come la moto-vespa con la
quale entra ed esce di scena Donna Elvira sono metafora della rapidità
di conquista di Don Giovanni.Valido il cast vocale ascoltato nella
quarta rappresentazione con la voce corposa e intensa di Erwin Schrott
(foto di M.Brescia-Archivio Scala) in Don Giovanni, quella
particolarmente chiara ed espressiva di Emma Bell, Donna Elvira,
e bravi anche Carmela Remigio in Donna Anna , Juan Francisco
Gatell, voce morbida e
melodiosa, in Don Ottavio e Alex Esposito il divertente Leporello.
Ottimo il coro di Bruno Casoni. Il
pubblico ha apprezzato tributando ai protagonisti calorosi applausi.
Prossime repliche il 10-12-14 febbraio.
8-2-
2010 Cesare Guzzardella
Ottavo
appuntamento per il XII° Viotti
Festival
di Vercelli
Sabato
13 febbraio 2010 (ore 21.00), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma l’ottavo appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione
Vercelli e i suoi eventi” in collaborazione con l’Orchestra Camerata
Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e
Fondazioni CRT e CRV. Come è ormai tradizione consolidata, anche quest’anno il
Viotti Festival dedica una serata del suo cartellone alla «nuove
frontiere» della musica classica invitando a collaborare con
l’Orchestra Camerata Ducale geniali artisti il cui approccio alla
musica classica appare del tutto anticonvenzionale. Dopo i grandi
successi delle scorse stagioni con il violinista Gilles Apap e il duo
Igudesman&Joo, quest’anno toccherà all’italianissimo –
vercellese, per la precisione – gruppo La Banda Osiris il
compito di divertire il pubblico del Viotti Festival con le proprie
straordinarie trovate. La Banda Osiris, insieme all’Orchestra Camerata
Ducale diretta da Antonio Tappero Merlo, interpreterà a Vercelli Diabolus
in Musica, divertente e coinvolgente spettacolo musicale che propone
uno
strampalato viaggio musicale che da Bach e Vivaldi giunge sino ai
successi della musica da film americana, non dimenticando però l’opera
omnia di Mozart, i balletti di Čajkovskij e i più celebri
valzer austriaci e francesi. Sorpresa, parodia, contaminazione; sono
queste le parole d’ordine di questo lavoro in cui seri musicisti,
trascinati dall’estro dissacratore della Banda Osiris scoprono di
poter divertire e divertirsi dando sfogo alle loro più insane fantasie
sulla musica. Gli arrangiamenti orchestrali preparati appositamente per
lo spettacolo sono opera del maestro Fabio Gurian. Biglietti da 18 a 7
euro.
5
febbraio la redazione
Elisso
Virsaladze per le Serate Musicali in Schumann
La
pianista georgiana Elisso Virsaladze, erede della migliore scuola russa
essendo stata anche allieva di Heinrich Neuhaus, ha mostrato nella
splendida serata di ieri sera in Conservatorio, le sue affinità con Robert
Schumann, affinità interpretative elogiate in passato anche dal grande
Sviatoslav Richter. Ha infatti impaginato un programma dedicato al
grande compositore tedesco nel bicentenario dalla sua nascita che
prevedeva tre “monumenti” della letteratura pianistica: le Kinderzenen
Op.15, la Kreisleriana Op.16 e la Fantasia in do magg.
Op.17. La bellezza di colori espressa dalla Virsaladze rivela la
lunga e tenace esperienza della pianista nell’accostarsi a Schumann.
La sicurezza di tocco e la chiarezza espressiva hanno evidenziato al
meglio la sua capacità di riflessione sul grande romantico e
l’interpretazione fluida e leggera delle Kinderzenen ha trovato
poi maggiori contrasti nelle più complesse opere 16 e 17. Splendidi i fraseggi e i
rapporti tra i molteplici piani
sonori che il genio armonico di Schumann ha saputo creare. Un concerto da non dimenticare conclusosi con due eccellenti bis ancora
schumanniani: il primo "L'uccello profeta" dalle Waldszenen
e il secondo il lied "Widmung" nella sublime
rivisitazione di F.Liszt. Grandissimo successo.
2
febbraio
Cesare Guzzardella
GENNAIO
Martha
Argerich alle Serate Musicali
E’
particolarmente intensa l’attività concertistica milanese con
concerti di qualità che si succedono tutte le sere, spesso in
contemporanea. Ieri sera in Conservatorio il concerto era da non perdere
per la presenza
di
Martha Argerich e la presenza di un pubblico che gremiva Sala Verdi al
punto dal dover sistemare alcune centinaia di poltrone dietro il
pianoforte e nel coro è la dimostrazione dell’interesse per
l’evento. Martha era in
compagnia del pianista russo Alexander Mogilevsky (1977)
per un programma ricco di autori e di alcune rare trascrizioni
per
due pianoforti. Dopo il notissimo Rondò in la mag. Op. 107 D.951
a quattro mani di F. Schubert interpretato con leggerezza e grande
sensibilità, i due pianisti sono passati a S. Prokof’ev con una
bellissima trascrizione di Mikhail Pletnev – pianista, direttore e
compositore- della Suite dal balletto Op. 87 “Cenerentola”.
Nove movimenti molto contrastati che riproducono con eleganza i colori
orchestrali del lavoro. Superba l’interpretazione donataci. Dopo
l’intervallo un'altra trascrizione, questa volta di una suite da
balletto notissima, Lo Schiaccianoci Op.71 di Ciaikovski.
Mirabile l’intesa tra i due pianisti e mirabile la trascrizione di
Nicolas Economu, valente pianista cipriota scomparso nel 1993 a soli 40
anni. L’impaginato prevedeva come ultimo brano la non facile Suite
n.2 per due pianoforti Op.17 di S. Rachmaninov, quattro
movimenti che si concludono con una vorticosa Tarantella tutta
italiana nella melodia e tutta del grande russo nell’armonizzazione.
Grandissimo successo e due bis tra i quali un brano di George Gershwin
da Porgy and Bess. Da ricordare. Prossimo appuntamento per le Serate
Musicali lunedì 1 febbraio con Elisso Virsaladze in Schumann.
31
gennaio Cesare
Guzzardella
Il
controtenore Angelo Galeano a Novara
Sabato
30 gennaio le novaresi Stagioni del
Barocco hanno
offerto, agli amanti delle raffinate e inconsuete sonorità vocali e
strumentali della musica antica, la possibilità di ascoltare
l’interpretazione di un contraltista (o controtenore: cantante maschio
adulto che canta nel registro del contralto), un ruolo vocale
tornato in auge nel teatro musicale della seconda metà del ‘900, con
cantanti come Deller o Oberlin: la parte in questione era affidata ad
uno dei migliori contraltisti del momento in Italia, il giovane Angelo
Galeano, accompagnato da uno degli ensemble italiani più competenti e
raffinati nell’esecuzione di musica barocca, l’Accademia dei
Solinghi, trio diretto al clavicembalo da Rita Peiretti, con Flavio
Cappello al flauto traverso barocco e Margherita Monnet al violoncello.
Il programma proponeva brani vocali da opere di Haendel
( dall’Aci e Galatea, dal
Rinaldo, dal Messia) e di Hasse
(dall’Artaserse), alternati a brani strumentali: la Sonata
in mi bem. maggiore per flauto e cembalo BWV 1031 di Johann
Sebastian Bach e la Sonata in sol maggiore per flauto e cembalo di
Carl Ph. Emmanuel Bach. Nell’interpretazione di Galeano è stato
espresso al meglio uno dei caratteri inconfondibili della vocalità
barocca, quel colore morbido, teneramente patetico che traspare dalle
pieghe più sottili della scrittura musicale, cui il solista ha dato il
giusto timbro, con modulazioni molto gradevoli nei passaggi dalla voce
di petto alle note più basse. Per questo Galeano ci è piaciuto
moltissimo nella stupenda aria haendeliana
Cara sposa, dal Rinaldo, mentre non ci ha sempre
convinto nella note acute,
un po’ povere di risonanza nel falsetto.Ottima la prova dei Solinghi,
esatti nell’esecuzione tecnica e ed efficaci nei timbri, con
l’eccellente flauto di Cappello, bravissimo interprete di quella perla
bachiana che è la Siciliana della sonata 1031, resa con il
giusto equilibrio di razionale limpidezza e tenero abbandono
sentimentale.Un bel bis da Stradella ha concluso la serata, salutata dal
lungo applauso del numeroso pubblico presente nella sala auditorium del
Civico Istituto Musicale Brera.
31 gennaio
Bruno Busca
Gidon
Kremer per le Serate Musicali
Concerti importanti quelli organizzati da Serate Musicali in questo
fine settimana. Ieri sera un eccellente concerto di Gidon Kremer con la
sua Kremerata Baltica ha intrattenuto in Conservatorio il numeroso pubblico
milanese presente in Sala Verdi,
mentre questa sera è attesa la carismatica Martha Argerich. Entrambi
gli artisti hanno creato una vera scuola di grande intrattenimento
musicale portando alla ribalta giovani interpreti. Nel concerto di ieri
la ventiduenne pianista di Tbilisi Kathia Buniatishvili (
foto) ha rivelato le sue squisite doti
d'interprete nel Concerto
per pianoforte e orchestra Op.21 di J.Haydn dimostrando
ricchezza timbrica, precisione e leggerezza di tocco.
È stata anche protagonista insieme a Kremer e l'orchestra nel brano di
Giya Kancheli (1935),
compositore georgiano, denominato Valse,
Boston(2000). L'intenso e sospeso lavoro di circa 25 minuti è giocato su
contrasti sonori e di silenzio nei quali il pianoforte, mediante sonorità
aspre e melodiche, svolge un ruolo principale. Nella prima parte della
serata abbiamo invece ascoltato un avvincente brano di una giovane
compositrice bulgara, Dobrinka Tabakova (1980) , denominato Sun
Triptych (2007). Composto per Kremer e la sua Kremerata, il lavoro
per violino, violoncello e orchestra prevalentemente d'archi, è
particolarmente ispirato e rievoca
immagini che i sottotitoli
dei movimenti - alba, giorno e tramonto-fanno intuire. L'influenza, di
Messiaen, di Pärt e di certo minimalismo è facilmente riscontrabile.
Bravissima la violoncellista solista Giedre Dirvanauskaite. A seguire il
più noto dei concerti violinistici di Mozart, quello in la
maggiore Kv 219. Ottima l'interpretazione di Kremer e
dell'eccellente compagine orchestrale. Serata da ricordare
30 gennaio
Cesare Guzzardella
Rafal
Blechacz per la Società del
Quartetto
Ieri sera è stato per la prima volta ospite della Società del Quartetto il
pianista polacco Rafal Blechacz. Il concerto ascoltato nella
Sala Verdi del Conservatorio milanese
è certamente uno tra i migliori di questi ultimi mesi in quanto il
giovane interprete, vincitore nel 2005 del prestigioso Concorso Internazionle Chopin
di Varsavia ha mostrato qualità interpretative di altissimo livello.
Fedele alla scuola classica
che prevede
equilibrio, rigore formale e penetrazione musicale in sintonia con i
dettami dei compositori, Blechacz ha proposto pagine
di J.S.Bach con la Partita n.1 BWV 825, di
W.A. Mozart con la Sonata K570 e C.Debussy con Pour
le piano. Dopo l'intervallo tutto Chopin con lo Scherzo
n.1 Op.20, tre Mazurche Op.50 e la Polonaise-Fantasie
Op.61. Il morbido e pesato tocco di Blechacz ha delineato con
un equilibrio formale perfetto sia Bach che Mozart sottolineando ogni
dettaglio tecnico ed espressivo.
Bellissimi i colori di Debussy nei tre movimenti del brano proposto. Avvincente
il suo eccellente Chopin, soprattutto
nelle tre brevi mazurche. La precisione nel rilevare i differenti piani
sonori e l'uso garbato del pedale, unitamente al tocco sempre moderato e
preciso hanno determinano una esecuzione meditata e profonda. Forse,
osando di più, potrebbe migliorare la personalizzazione degli autori
trattati. Due i bis: ancora Chopin con la Mazurca
Op.17 n.4 e un movimento da una sonata di Beethoven. Un concerto
splendido. Grandissimo successo di pubblico.
27 gennaio
Cesare Guzzardella
Hyun-Jung
Lim in Conservatorio per le Serate Musicali
Era al
debutto italiano la pianista coreana Hyun-Jung Lim, ascoltata ieri sera
in Conservatorio. Giovane ma affermata, ha impaginato un programma di
grande virtuosismo con gli Etudes-Tableaux Op.33 e Op.39
di Sergei Rachmaninov e gli Studi Op.10 e Op.25 di Frederich
Chopin. Diplomatasi quindicenne al Conservatorio Nazionale di Rouen, la
Lim possiede qualità virtuosistiche di altissimo livello che le
consentono tempi molto rapidi anche nei brani più difficili e negli
Studi dei compositori interpretati le difficoltà certo non mancavano.
In effetti la prima cosa che si riscontra ascoltandola è la facilità
con la quale supera ogni situazione tecnica. Gli Etudes-Tableaux
ascoltati nella prima parte della serata sono poco frequentati e ci
mostrano un Rachmaninov sovente orientato al puro effetto timbrico più
che alla ricerca di un elevato valore estetico; certamente ha composto
lavori ben più importanti. Gli Studi di Chopin invece sono
conosciuti da ogni appassionato di musica pianistica e abbiamo tutti in
mente le esecuzioni dei massimi interpreti. Hyun-Jung Lim rivela
certamente originalità espressiva ma mostra uno Chopin differente da
quello che la storia interpretativa ci ha consegnato e per la quale
pianisti come Pollini o i giovani De Maria o
Blechacz sono degni continuatori. La coreana esce in modo
eccessivo dall’idea romantica al quale abbiamo il dovere di rimanere
legati, fornendoci, attraverso un gioco di accenti e di sintesi formale
costruita con la sua prodigiosa tecnica, uno Chopin a volte
irriconoscibile. Permangono comunque abilità esecutive non discutibili
che, se impiegate in autori più vicini ai nostri tempi, potrebbero
rendere moltissimo. Grande successo di pubblico.
26 gennaio
Cesare Guzzardella
Daniil
Trifonov all'Auditorium
con la Sinfonica
Verdi
Non ha ancora diciannove anni il pianista russo Daniil Trifonov, vincitore
nel 2008 del Concorso Internazionale
Scriabin di Mosca e di quello della
Repubblica di San Marino. Ieri, nella
replica domenicale,
lo abbiamo ascoltato accompagnato dalla Sinfonica Verdi ottimamente
diretta dallo statunitense Gavriel Heine in un programma tutto russo che
prevedeva oltre al Concerto
n.3 in Do magg. Op.26 di Prokof'ev, interpretato dal
pianista, anche I tre miracoli di Rimsky-Korsakov
da "La fiaba dello Zar Saltan" e dopo l'intervallo, la
Suite dal balletto Petruska
di Igor Stravinskij. Ottima la virtuosistica ma dettagliata
interpretazione di Trifonov il quale è riuscito a penetrare ogni angolo
musicale del complesso e sfaccettato concerto, lavoro composto dal
Maestro russo nel 1921 e di non facile interpretazione. Le indubbie
qualità interpretative di Trifonov,
emerse sia nei momenti più concitati e ritmico-percussivi che in quelli
più melodici del movimento centrale, si
sono evidenziate anche nei due bis concessi:
uno Studio di Scriabin e uno di Chopin. Grandissimo successo. Valida
la direzione orchestrale di Heine anche negli altri brani proposti.
Prossimo appuntamento con la Sinfonica Verdi il 28-29-31 gennaio con il
cornista Radovan Vlatkovic e il direttore Wayne Marshall.
25
gennaio Cesare Guzzardella
Concerti
in Re maggiore per il Viotti Festival di Vercelli
Tutto
all’insegna della tonalità più brillante e potente, il re
maggiore, il concerto del Viotti
Festival di Vercelli, tenutosi al Teatro Civico della bella cittadina
piemontese ieri sera, sabato 23 gennaio. In programma il Rondò dalla
Serenata in re magg. Haffner KV 250 (1776) di Mozart, il Concerto n.4 in re magg. per violino e orchestra W1-4 di
G. B. Viotti (1782) e, clou della serata, il beethoveniano Concerto
in re magg. per violino e orchestra op.61 (1806).
Ad eseguire il tutto l’Orchestra stabile
del Civico,cioè la Camerata
Ducale, con Guido Rimonda
vero mattatore della serata, nel doppio ruolo di direttore e di solista,
praticamente in tutti e tre i brani in programma, poiché il Rondò
della serenata mozartiana è una pagina concertante, nella quale il
violino principale ha un ruolo di assoluto rilievo solistico.
L’impaginato proponeva momenti di particolare impegno interpretativo
per il solista, soprattutto dal punto di vista tecnico, più evidenti
nei primi due brani, ma certo presenti anche nell’apparente sobrietà
del capolavoro del maestro di Bonn. Rimonda ha offerto un’esecuzione
brillante e di notevole nitore espressivo, a suo agio sia nel
finale del rondò mozartiano, dalle ardue
tessiture, impennate su registri di altezza vertiginosa, sia sui
numerosi passaggi di arduo virtuosismo del concerto di Viotti,
fittamente tramato di trilli, di sopracuti e di difficoltà
“acrobatiche” per la mano sinistra. Decisamente efficace anche
l’esecuzione del concerto beethoveniano, di cui abbiamo apprezzato la
resa della melodia, l’affabile comunicatività, la tersa luminosità
espressiva, qualità che ci fanno perdonare volentieri a Rimonda una
“stecca” nella cadenza del primo tempo. Alle nostre orecchie di
musicofili la Camerata ducale si conferma di concerto in concerto come
un’eccellente compagine musicale, in grado di reggere benissimo il
confronto con formazioni che magari godono di maggiore notorietà
mediatica: equilibrata negli archi e nei fiati, è capace di passare, al
medesimo livello di efficacia interpretativa e di limpidezza di impasto
timbrico, dalla galanteria settecentesca di Mozart e Viotti
all’intensa espressività romantica di Beethoven. Il Concerto,
concluso da un insolito bis, un brano per violino e orchestra di John
Williams, è stato salutato dagli scroscianti applausi del pubblico,
folto come sempre.
24 gennaio
Bruno Busca
Il
Rigoletto alla Scala diretto
da
James
Conlon
È dal 1853, per 41 volte e per ben 312 rappresentazioni calcolate a ieri
sera, che il Rigoletto torna alla Scala. Dal 1994 per la
regia di Gilbert Deflo, le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca
Squarciapino, tradizionali ma di collaudata riuscita. Nella messinscena
di questi giorni, con ultima repliche
prevista
per il 5 febbraio, il fatto nuovo è costituito dalla valida
direzione musicale di James Conlon, direttore statunitense di
vasto repertorio. Nella quarta
rappresentazione vista ieri sera Conlon ha mostrato equilibrio
direttoriale, perfetta intesa con il cast vocale ed il coro ed è
riuscito a penetrare il capolavoro di Verdi con musicalità molto
italiana, esprimendo in modo avvincente tutta la drammaticità degli
eventi e la complessità psicologica dei personaggi. Ottimo il cast
vocale con Alberto Gazale - si alterna con Leo Nucci nel ruolo di Rigoletto-
in stato di grazia con timbro profondo e ricco di morbide sfumature;
bravissima Elena Mosuc ( foto M.Brescia-Archivio Scala), una Gilda
dal timbro leggero, perfettamente intonato e ricco di espressività;
valida l'interpretazione di
Gianluca Terranova, Duca di Mantova con voce non potente ma liricamente avvincente:
splendida la sua voce nella Donna
è mobile e nel successivo Quartetto.
Il collaudato Marco Spotti è uno Sparafucile con voce profonda e
intensamente pura. Bravi gli altri.
Mirabile, come sempre, il Coro di Bruno Casoni. Successo di
pubblico. Repliche il 24-27-29-31 gennaio e il 3 e 5 febbraio.
23 gennaio
2010
Cesare Guzzardella
Il
progetto di musica contemporanea: KOINE’ 2010 al
Dal Verme
RICEVIAMO
E PUBBLICHIAMO. Una delle vocazioni principali dei Pomeriggi
Musicali, fin dalla fondazione nel lontano 1946, è la promozione e la
diffusione della musica contemporanea. E’ da questa istanza culturale
così profonda e sentita, che nasce il progetto KOINE’ L’idea
principale è che la “musica d’arte” abbia, nelle sue molteplici
espressioni, un denominatore comune: il pensiero poetico che si fa
linguaggio, e linguaggio sempre rinnovato attraverso le generazioni: da
Elliot Carter, Pierre Boulez, Franco Donatoni, John Adams e Frank Zappa
(i “classici” della seconda metà del XX secolo presenti in questa
edizione 2010) ai “giovani” Marco Momi, Christophe Bertrand e Dai
Fujikura tra gli altri, passando per la “generazione di mezzo”
rappresentata, in questa occasione, da Stefano Gervasoni, Robert Platz,
Alessandro Solbiati,
Luca Francesconi e Fausto Romitelli. Questa estrema ricchezza e varietà
di stili testimonia di una vivacità di pensiero stupefacente che deve
essere sostenuta, fatta conoscere e apprezzare, con lo scopo e
l’augurio che la contemporaneità possa gradualmente rientrare nelle
normali programmazioni a giusto titolo, ovvero come musica
“tout-court”. Certamente, la “qualità” è un fattore, come
sempre, determinante e in questa direzione i Pomeriggi Musicali hanno
profuso uno sforzo ragguardevole. Direttori e solisti di primo piano,
l’IRCAM (ovvero il meglio della tecnologia d’oggi) e una selezione
d’opere che reputiamo di alto livello. Salutiamo con soddisfazione la
rinnovata collaborazione con Radio3 che registrerà il concerto di
apertura del 29 gennaio (omaggio a Boulez) e quello del 2 aprile
(omaggio a Donatoni). La radio resta sempre uno strumento privilegiato
per proposte di questo genere e per la musica in generale e ci auguriamo
che quest’occasione sia l’inizio di una collaborazione fruttuosa. Un
altro elemento che mi piace sottolineare è che in KOINE’ 2010 saranno
alla ribalta musicisti italiani residenti all’estero o che
all’estero hanno trovato le condizioni ottimali per la propria
maturazione e consacrazione artistica. Riaverli a Milano per questa
occasione è un omaggio non solo alla loro bravura ma anche al ruolo di
testimoni d’eccellenza della giovane musica italiana nel mondo. E’
il caso di Marino Formenti, per anni pianista dell’ensemble Klangforum
Wien, ora direttore d’orchestra di grandi prospettive, come pure di
Mario Caroli, ormai francese d’adozione, uno dei flautisti più
interessanti per duttilità musicale e virtuosismo intelligente. Ma lo
stesso si può dire dei compositori Lara Morciano e Marco Momi,
residenti a Parigi da tempo, o dei flautisti Giulio Francesconi e Matteo
Cesàri strasburghesi d’adozione. Al tempo stesso il programma
evidenzia anche una vocazione “internazionale”. Voci da tre
continenti (Europa, Americhe e Asia) si alterneranno e incroceranno,
testimoni di un’arte senza confini che scopre la propria forza nella
sintesi delle diverse culture di provenienza. Tre prime esecuzioni
assolute (Lara Morciano, Alessandro Solbiati, Robert Platz) e otto prime
esecuzioni italiane, ma anche la proposta di composizioni che sono ormai
dei “classici”. Questo in sintesi il palinsesto della rassegna. KOINè
si avvarrà anche della partecipazione del MDI Ensemble, in residenza,
che sarà protagonista di due concerti dedicati a giovani autori. Quella
della residenza è un’esperienza che sarà rinnovata ad ogni edizione
con ensemble italiani che, come l’MDI, si siano messi in luce per le
loro qualità ma che abbiano ancora bisogno di un sostegno
istituzionale. Noi l'offriamo volentieri.
23
gennaio la redazione
Fazil Say per la
Società dei Concerti
Il pianista turco Fazil Say ha entusiasmato
il numeroso pubblico intervenuto
nella Sala
Verdi del Conservatorio milanese
proponendo oltre che un'ampia scelta di autori classici come Bach, Haydn,
Mozart
e Beethoven anche la sua non indifferente creatività d'interprete e le
sue abilità d'improvvisatore. Il bellissimo concerto
organizzato dalla Società dei Concerti con un
pubblico presente anche in quattro file sul palco, dietro il pianoforte,
dimostra ancora una volta che l'originalità delle interpretazioni viene
sempre premiata con una maggior attenzione e presenza numerica. Fazil
Say, di Ankara, molto noto in Turkia anche come compositore, è un
artista che ricrea i brani proposti superando ogni difficoltà tecnica e
trovando modi interpretativi anche differenti per ogni autore proposto.
La notissima Ciaccona di Bach-Busoni proposta a inizio concerto ha trovato un
robusta esecuzione che cercava sonorità molto organistiche e ricche di
timbriche; le splendide Variazioni
"Ah,
vous dirai-je maman"
K 265 di Mozart, ci hanno rivelato un Say sciolto e divertito in un
genere, quello delle variazioni, nel quale si trova perfettamente a suo
agio. Anche il successivo Andante e Variazioni in fa minore di Haydn ha visto esprimere
leggerezza, pacatezza discorsiva e puro divertimento; particolarmente
efficace la strutturalmente facile
Sonata in do maggiore Hob. XVII/6 ancora di Haydn, eseguita poi, e
caratterizzata da una scorrevolezza timbricamente cristallina. Dopo
l'intervallo, ottima l'interpretazione della più impegnativa Sonata
in do minore Op.111 di L.v. Beethoven, eseguita con profondità di
pensiero e notevole espressività. Quattro
i bis: il finale della Sonata La
Tempesta di Beethoven, ancora uno splendido Bach, una strepitosa improvvisazione di Say su Summertine
di George Gershwin e per finire la sua nota trasformazione in chiave
jazzistica della Marcia turca
di Mozart. Successo meritatissimo. Da ricordare. Prossimo concerto per
la Società dei Concerti, mercoledì 3 febbraio con la
formazione Prague Sinfonia diretta da Christian Benda e la pianista
Adrienne Hauser in Beethoven e Chopin.
21 gennaio Cesare
Guzzardella
Kavakos
e Angelich per le Serate Musicali
Un programma romantico per un duo d'eccezione, quello formato dal violinista
greco Leonidas
Kavakos e
dal pianista statunitense Nicholas Angelich, ha intrattenuto il pubblico
delle Serate Musicali per
circa due ore. Le Sonate
per Violino e Pianoforte N. 1 e 2
Op. 105 e
Op.121 di Robert Schumann e quella N.2
Op.100 di Johannes Brahms sono state interpretate con rigore
stilistico e in perfetta sinergia dai due eccellenti strumentisti. Kavakos,
vincitore dei Concorsi Sibelius e Paganini rispettivamente nel 1985 e
nel 1988 e Angelich primo premio al Concorso internazionale Gina
Bachauer nel 1994 ed allievo di maestri quali Ciccolini e Fleisher,
vengono spesso nelle sale milanesi ottenendo sempre grandi successi come
quello di ieri sera. La perfezione tecnica di entrambi gli interpreti e
l'equilibrio stilistico misurato e privo di eccessi hanno sottolineato
sonorità luminose e meditate. Una serata da ricordare.
19 gennaio
Cesare Guzzardella
Prossimo
appuntamento musicale al Teatro Civico di Vercelli
Sabato 23
gennaio 2010 (ore 21.00), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma il settimo appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli
“Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in collaborazione con
l’Orchestra Camerata Ducale e con
il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al Turismo,
Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT e CRV.
Il primo appuntamento del Viotti Festival nell’anno solare 2010
coincide con un concerto di indubbio interesse, impaginato con la
consueta maestria del direttore musicale dell’Orchestra Camerata
Ducale Guido Rimonda, impegnato per l’occasione nella doppia veste di
violino solista e direttore d’orchestra. Il concerto si
configura infatti come un omaggio al repertorio violinistico del
classicismo europeo tardo settecentesco e allinea in un ideale confronto
tre importanti e significative opere per violino e orchestra dei tre
autori che hanno maggiormente contribuito alla definizione della moderna
scuola violinistica: Wolfgang Amadeus Mozart, Giovanni Battista Viotti e
Ludwig van Beethoven. Del genio salisburghese Rimonda proporrà il breve
ma virtuosistico Rondeau dalla Serenata in re maggiore
«Haffner» KV 250/248b, arricchito delle cadenze del grande
violinista Fritz Kreisler. Seguirà il giovanile Concerto n. 4 in re
maggiore per violino e orchestra W I-4 di Viotti; come è ormai
tradizione Guido Rimonda proporrà al pubblico del Viotti Festival
questa pagina viottiana nella sua vesta più autentica, eseguendo le
cadenze originali composte dallo stesso
Viotti e ritrovate dallo stesso Rimonda a seguito di anni di
attente e scrupolose ricerche.La seconda parte della serata sarà quindi interamente occupata dal Concerto in re maggiore per
violino e orchestra op. 61 di Ludwig van Beethoven. Front
Office ufficio Cultura Comune di Vercelli Tel. 0161-596369 // 0161-596277
Associazione Camerata Ducale Tel. 011-755791
16
gennaio la redazione
Pietro
De Maria al Coccia di Novara
Ieri,
12 gennaio, al Teatro Coccia di Novara si è inaugurata la Stagione
concertistica da camera 2010
con il pianista Pietro De Maria, impegnato in un programma monografico
chopiniano: la città piemontese ha
inteso così ricordare nel modo più degno il grande compositore
polacco, di cui ricorre quest’anno il bicentenario della nascita. Il concerto novarese ha confermato, se mai ce ne fosse
bisogno, che lo Chopin di De Maria è senz’altro tra i migliori che
sia dato ascoltare attualmente in Italia, grazie a quelli che a nostro
avviso sono i suoi due
punti di forza: la straordinaria capacità di valorizzare i timbri della
scrittura pianistica chopiniana,
mettendone in risalto con splendida ricchezza di sfumature la gamma
ineguagliabile degli armonici e un tocco di cristallina lucidità,
che nulla concede a vaporose svenevolezze romantiche, ma dà pieno
risalto alla rigorosa
architettura della composizione. Banco di prova di questa magistrale
tecnica pianistica sono due componenti caratteristiche
della musica di Chopin: le ‘frasi lunghe’ e i contrasti tra i
momenti epico-narrativi e
quelli di puro e abbandonato lirismo, entrambe presenti nel pezzo più
memorabile della serata, la celeberrima Sonata op.35 in si bem.
minore. Qui ci pare che l’interpretazione di De Maria abbia
toccato il suo punto di maggiore profondità
e intensità, soprattutto nella drammatica tensione del primo
tempo e nel famoso terzo tempo (la Marcia funebre), ove l’ampia
sezione centrale, una sorta di lunghissima frase di puro respiro lirico,
ha incantato per trasparenza e ricchezza di nuances
timbriche e melodiche.
Assolutamente convincente è stata l’esecuzione degli altri brani in
programma: i due Notturni
op.62, i due Valzer op. 64, la Polonaise-Fantasie
op.61 e lo Scherzo op.54. Soprattutto in queste due
ultime composizioni De Maria ha dato prova di una padronanza tecnica
spinta sino ai limiti estremi del virtuosismo, peraltro mai esibito
spettacolarmente come fine a se stesso, ma sempre risolto in ricchezza
di suono, perfettamente funzionale alla linea del canto. I tre
bellissimi bis, da Scarlatti, Liszt, ancora Chopin (un Notturno) hanno concluso fra travolgenti applausi del folto pubblico (finalmente
si sono visti in sala molti volti di giovani e giovanissimi!) un
concerto da ricordare.
13 gennaio
Bruno Busca
Il
pianista Vestard Shimkus per le Serate
Musicali
È Lettone il venticinquenne pianista
Vestard Shimkus per la prima volta ospite delle Serate Musicali. Molto conosciuto in patria è una novità per il
pubblico milanese e italiano (pochissimi avevano avuto la fortuna
di ascoltarlo nel novembre dello scorso anno allo Spazio-Teatro 89). È
un virtuoso talentutoso con elevate qualità interpretative e
compositive. Il difficile e variegato impaginato prevedeva come
introduzione la Sonata n. 29
Op.106 "Hammerklavier" di L.v. Beethoven, capolavoro di
varietà, di virtuosismo e di creatività musicale del Maestro di Bonn.
Equilibrata e molto espressiva l'interpretazione di Shimkus espressa con
tocco preciso, morbido e coloristicamente luminoso. Ma Shimkus è anche
compositore e come i grandissimi interpreti del passato, da Liszt a
Horowitz, ama le trasformazioni pianistiche. Il suo brano
EU variations, del 2005, costruito intorno alle celebri note
dell'ultima sinfonia beethoveniana, ci hanno rivelato le eccellenti
qualità compositive del pianista e la sua attitudine alle variazioni.
Ottimo il lavoro. La seconda parte
del concerto è iniziata con le Variazioni
sulla Marcia Nuziale di Mendelssohn-Horowit, brano ricco di
difficoltà trascendentali superate in modo brillane da Shimkus. A
seguire una eccellente trascrizione del pianista stesso delle Rapsodie
Espagnole di Maurice Ravel, brano ben
interpretato. Ancora un lavoro di Shimkus del 2005 ha concluso il
programma ufficiale: Heartbeas of
Astor Piazzolla unisce i bellissimi temi e i ritmi di tango del
grande compositore argentino in un unicum musicale di rilevante spessore
compositivo. Il divertente bis conclusivo con la ninna nanna di Brahms
rielaborata da Shimkus ha chiuso un concerto che ha ottenuto un grande
successo rilevando al pubblico presente in sala un pianista-musicista
che farà molto parlare di se nel prossimo futuro e che speriamo di
rivedere presto.
12
gennaio
Cesare Guzzardella
DICEMBRE
Ultime
repliche per Serata
Béjart alla Scala
Continuano con successo le repliche di Serata Béjart, il trittico di
balletti comprendente L'Oiseau de Feu
(foto di M. Brescia- Archivio Scala)e Le Sacre du printemps di
Igor Stravinskij e Chant du compagnon errant, di Gustav Mahler.
L'interesse per questi lavori coreografati dal grande Maurice Béjart è
anche dato dalla presenza di Daniel Harding alla testa dell'orchestra
scaligera. Nella quinta rappresentazione di ieri sera protagonista del
primo balletto stravinskijano c'era
il bravissimo Antonino Sutera che insieme al sempre perfetto Corpo di
ballo del Teatro alla Scala ha donato un'ottima interpretazione. Nel
lavoro centrale mahleriano, insieme alla dolce voce solista del baritono
Roderick Williams, due i protagonisti:
Massimo Murru e Gabriele Corrado. Le movenze poetiche dei due ballerini
hanno splendidamente evidenziato la poetica mahleriana. Dopo
l'intervallo gran finale con la celebre coreografia Le sacre du
printemps, capolavoro di ritmica ed energia di Stravinskij, rese
con coralità e simmetria architettonica esemplari da Bèjart.
Bravissimi i due protagonisti, Francesca Podini, l'Elue e Mick
Zeni, l'Elu. Ultime repliche questa sera, 30 dicembre, il 31 e il
2-3-5 gennaio. Da non perdere.
30
dicembre Cesare
Guzzardella
La
Nona di Beethoven con la Sinfonica
Verdi a
Capodanno
Anche
per quest’anno laVerdi propone quattro appuntamenti per
festeggiare l’arrivo del nuovo anno con la Nona
Sinfonia di Beethoven diretta dal Maestro Wayne
Marshall, Direttore Principale Ospite della
Verdi e personaggio molto amato dal pubblico. Ormai da qualche tempo il
Concerto di Capodanno è diventato un appuntamento tradizionale anche a
Milano, che con grande entusiasmo ha accolto la gioiosa Nona
Sinfonia di Beethoven
come accade nelle maggiori capitali europee, monumento della storia
della musica, forse la composizione più celebre di tutto il repertorio
occidentale. Beethoven con
la Nona sinfonia
presentò un linguaggio musicale
fino a quel momento inaudito: l’audacia delle armonie, la complessa
struttura formale, e l’inserimento della voce dei solisti e del coro
nel quarto movimento della composizione, che, sulle parole dell’inno
Alla gioia, confluiscono insieme all’orchestra nel finale in una
grande fuga. Con la Nona
Sinfonia si rende esplicito il messaggio ideale di Beethoven:
la Gioia illuministicamente sentita quale slancio vitale, impegno
ottimistico a superare i propri egoismi in una fratellanza di tutti gli
uomini Concerto di capodanno Ludwig
van Beethoven: Sinfonia n. 9 in Re minore per
soli, coro e orchestra op. 125. Soprano
Helena Juntunen ; Mezzosoprano
Maria Josè Montiel ; Tenore
Kornelius Jan Dusseljee ;
Basso Stephen Gadd
; Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di
Milano Giuseppe Verdi
Maestro del Coro Erina
Gambarini ; Direttore Wayne
Marshall .
24
dicembre la
redazione
Concerto di Capodanno con l’Orchestra de I
Pomeriggi Musicali
Al
Teatro Dal Verme l’ Orchestra Lirica de I Pomeriggi Musicali
terrà il concerto di fine anno. Saranno eseguiti alcuni tra i più
famosi valzer di Johann Strauss jr. Arie da La Traviata di G. Verdi; Arie da La Vedova
Allegra di F. Lèhar; Arie da Il Paese del Sorriso di F. Lèhar
.Biglietti da 30,00 a 40,00 € più
prevendita Per
Informazioni: Teatro Dal Verme – Via San Giovanni Sul Muro, 2 – Tel.
02/87905 www.dalverme.org
24
dicembre la
redazione
Concerto
di fine anno al Viotti Festival di Vercelli
Giovedì
31 dicembre 2009 (ore 19.30), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma il sesto appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al
Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT
e CRV.Divenuto negli anni un appuntamento irrinunciabile
per la città di Vercelli, il Concerto di Capodanno dell’Orchestra
Camerata Ducale si presenta anche quest’anno nella consueta formula
che tanto successo e apprezzamento ha riscosso nelle scorse stagioni. La
Camerata Ducale, diretta per l’occasione dal suo direttore musicale
Guido Rimonda, presenterà un divertente programma - rigorosamente a
sorpresa - incentrato su due filoni principali: la tradizionale proposta
delle più
belle pagine composte dalla dinastia Strauss, vera e
propria ‘colonna sonora’ del primo giorno dell’anno, si affiancherà
all’esecuzione delle più belle pagine musicali che hanno fatto la
storia del cinema internazionale e del musical, senza per questo
trascurare alcune tra le più celebri opere del repertorio classico. Il
pubblico vercellese avrà anche la possibilità di ascoltare al fianco
dell’Orchestra Camerata Ducale alcune sue ‘prime parti’ in ruoli
solistici e la voce del soprano Evelyne Santana, già apprezzatissima
protagonista lo scorso anno del concerto di capodanno del Viotti
Festival. Una serata che fa del divertimento la propria linea guida e
che non deluderà di certo le aspettative dell’ampio pubblico che ogni
anno affolla il teatro. La serata sarà come sempre ad ingresso libero
con posto riservato agli abbonati. Per accedere alla sala del Teatro
Civico sarà necessario ritirare il tagliando d’ingresso con
assegnazione del posto secondo le seguenti modalità: martedì 29
dicembre gli abbonati del Viotti Festival 2009-2010 potranno confermare
la propria partecipazione alla serata presso la biglietteria del teatro
(dalle 17.00 alle 20.00) ritirando il proprio tagliando d’ingresso. Da
mercoledì 30 dicembre (stessi orari) la biglietteria del teatro
assegnerà i posti ancora disponibili al resto del pubblico. Gli
abbonati che il 29 dicembre non si presenteranno per confermare la
propria partecipazione al concerto perderanno il diritto alla conferma
del proprio posto.
24
dicembre la redazione
La
Carmen al Teatro alla Scala
Ultime repliche per Carmen al Teatro alla Scala. L'Opera di Georges
Bizet, probabilmente la più rappresentata al mondo, è certamente per
la Scala un meritato successo di inizio stagione grazie alla trasparente,
approfondita
e dettagliata direzione di Daniel Barenboim, grazie all'ottimo cast
vocale scelto, con un eccellente Jonas Kaufmann (foto di M. Brescia-
Archivio Scala) nel ruolo di Don José, una rivelazione di
qualità come Anita Rachvelishvili dal timbro impeccabile per il ruolo
di Carmen; grazie anche alla voce di Erwin Schrott, un Escamillo
limpido, rotondo e profondo, ai bravi co-protagonisti e al coro
splendidamente preparato da Bruno Casoni. Anche la regia, i costumi e le
scene sono da lodare. L'indirizzo tradizionale di scelta della giovane
Emma Dante, regista e costumista, ha trovato un'ottima sinergia con la
musica del capolavoro di Bizet.
Le scene essenziali e geometriche sono completate dai numerosi personaggi che entrano di continuo in scena creando un
movimento coreografico vario e in sintonia con l'incredibile varietà
musicale. La musica di Bizet sembra costruire l'azione scenica nella
forma e nella sostanza dei contenuti. Valide le scelte coloristiche.
L'uso delle parti recitate - un plauso a tutti gli attori-cantanti-
potenzia la teatralità dell'evento scenico e non interrompe il tutto
musicale dell'opera. Dei quattro atti, solo il terzo trova un calo
espressivo nella scelta scenografica. Delizioso l'ultimo atto con le
nitide Voci bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio
milanese preparate da Alfonso Caiani. Uno spettacolo da non perdere!
Prossime recite il 20 e il 23 dicembre.
19
dicembre
Cesare Guzzardella
L’Autunno
musicale al Coccia di
Novara
L’Autunno
musicale Guido Cantelli 2009
si è concluso ieri sera, 17 dicembre, al Coccia di Novara
all’insegna del Romanticismo musicale slavo-russo. In programma due
brani popolarissimi, La Moldava di B. Smetana (secondo dei sei
poemi sinfonici che compongono il ciclo di Ma Vlast, La mia
Patria) e la Quarta
sinfonia in Fa minore op.36 di P. I. Ciajkovskij, a incorniciare
un’opera di non frequente ascolto e in prima assoluta a Novara: il Concerto
in do diesis minore per pianoforte e orchestra op.30
di N. Rimskji- Korsakov (!884).
A eseguire il programma, sul podio e alla tastiera Vittorio Bresciani,
alla guida dell’Orchestra sinfonica nazionale ucraina di Kiev, uno dei
più prestigiosi e antichi (1918) ensembles dell’Europa
orientale, che ha avuto l’onore in passato delle prime esecuzioni di
opere di Prokofiev e Sciostakovic. Subito è apparsa la perfetta intesa
fra orchestra e direttore nel dare pieno risalto alle caratteristiche
dominanti di questa tradizione musicale, il colore, lo slancio lirico,
la freschezza vigorosa e malinconica a un tempo delle melodie, spesso
tratte dall’immenso patrimonio folklorico di quei popoli. Una
compagine orchestrale registrata al meglio in tutte le sezioni (tranne,
forse qualche lieve sbavatura timbrica degli ottoni gravi
nell’esecuzione della Moldava)
e diretta da Bresciani con gesto esatto ed elegante, ha reso
magistralmente sia la gioia popolaresca del poema di Smetana, sia il
patetismo sconsolato della sinfonia ciajkovskijana. La curiosità
maggiore era però per il Concerto di Rimskji: si tratta
di un pezzo piuttosto breve, di splendida qualità tecnica, nel gusto
tipicamente russo dell’espressività e del colore, ma non senza
qualche influenza lisztiana, in certe morbidezze armoniche e passaggi
modulanti, e con la particolarità strutturale di procedere senza
divisioni in movimenti, in un fluido continuum, che nelle due
sezioni esterne varia instancabilmente una melodia di Balakirev e ha il
suo momento più bello nella parte intermedia, di intenso lirismo.
Bresciani ne ha offerto una lettura riflessiva, senza eccessi
virtuosistici, con tecnica rigorosa e fraseggio sicuro e limpido, di
mirabile duttilità, da degno allievo di Vincenzo Vitale e Nikita
Magaloff. Il pubblico che affollava il Coccia ha sottolineato il pieno
successo del concerto con lunghi applausi.
18 dicembre
Bruno Busca
Salvatore
Accardo
con l'Orchestra di Stoccarda
Torna spesso in Conservatorio Salvatore Accardo, il celebre violinista che
nel 1958 vinse il Concorso Paganini di Genova e che ieri sera, per la Società
dei Concerti ha interpretato una delle pagine maggiori del
repertorio solistico romantico, il
Concerto in re magg. per violino e orchestra Op. 77 di J.Brahms.
Il
virtuoso era accompagnato dall'ottima Stuttgarter Philharmoniker per
l'occasione diretta dal giovane ma affermato direttore Matthias Foremmy.
Avvincente l'interpretazione, specie
nell'Allegro
non troppo iniziale e nell'Allegro
giocoso finale. Il timbro chiaro delle sezioni orchestrali,
soprattutto le nitide voci dei violoncelli e dei violini hanno ben evidenziato la tecnica
superlativa di Accardo che con determinazione ha affrontato i passaggi
più ardui con estrema padronanza del suo prezioso Stradivari.
Bellissimo il bis offerto con un brano solistico probabilmente di
Corelli.
Le qualità timbriche dalla formazione
tedesca, favorite anche dall'ottima direzione di Foremmy,
sono emerse ancora più nel secondo
brano in programma: la
Sinfonia in re maggiore di César
Franck, musicista francese dai modi
compositivi molto tedeschi.
Capolavoro del tardo romanticismo, la Sinfonia ciclica di Franck, lavoro
tardo (1886-88) del Maestro, è un
eccellente esempio di scrittura
orchestrale ed è un banco di prova per le migliori orchestre. Il
contrasto dei temi con il loro continuo ritorno nel corso dei movimenti,
è stato definito dalle valide sezioni della corposa orchestra con una
chiara ed energica espressività. Ottima l'interpretazione e alla fine
un regalo dell'orchestra tedesca al pubblico italiano con l'Ouverture dalla
Forza del destino di Verdi. Grande successo in una Sala Verdi
stracolma.
17 dicembre
Cesare Guzzardella
Un Concerto
Straordinario di Barenboim alla Scala a favore del Comitato
Negri-Weizmann
E’ dal 1990 che il
Comitato Negri-Weizmann organizza un evento straordinario al Teatro alla
Scala per finanziare le attività di ricerca degli Istituti Mario Negri
e Weizmann nel campo dei tumori, dei trapianti d’organo
e delle malattie neurodegenerative e ogni anno la capiente Sala del
Piermarini trabocca di un pubblico amante della migliore musica e ben
disposto a finanziare le importanti attività scientifiche. I più
grandi interpreti-Muti, Lupu, Rostropovich, Vengerov, Accardo, Pollini,
solo per citarne alcuni - in
questi vent’anni, hanno aderito
a questa importante iniziativa e questa volta, ieri sera, è stato
Daniel Baremboin, Maestro scaligero, ad intrattenere il pubblico con un
recital pianistico dedicato a Fryderyk Chopin. Il programma, intenso e
diversificato, prevedeva pagine celebri ma anche una rarità
interpretativa quale le Variazioni Brillanti in si bem. magg. Op.12
sul Rondò “Je vends des scapulaires”, eseguita come primo
brano. A seguire il Notturno n.9
Op.27, la Sonata n.2 Op.35 , la Barcarola Op.60, tre Valzer,
la Berceuse Op.57 e la Polacca Op.53 "Eroica" . Rilevante
l’interpretazione di Barenboim che ha trovato nelle Variazioni Op.12,
nel meditato Notturno, nella Barcarola, nei Valzer
e nella Berceuse i momenti di maggiore tensione
estetico-espressiva, con fraseggi di profonda bellezza e luminosa
espressività. Non privi di
squilibrio formale e imprecisioni la
più complessa Sonata, quella della celebre Marcia funebre, e la
Polacca. Avvincente il bis: la Mazurca Op. 17. n.4. Una
curiosità: presente in un palco Maurizio Pollini, sublime interprete di
Chopin, che ha ascoltato attentamente il collega. Quali le sue
impressioni? Grande successo di pubblico. Chi volesse sostenere la
ricerca degli istituti Negri-Weizmann attraverso donazioni è vivamente
pregato di chiedere informazioni al numero 02-6775205 o consultare il
sito: www.negriweizmann.org .
15 dicembre Cesare Guzzardella
Scipione
Sangiovanni allo Spazio-teatro89
Ultimo concerto dell'anno allo Spazio-teatro89
con un giovane pianista leccese,
Scipione Sangiovanni, che nel grazioso auditorium
milanese di via Fratelli Zoia 89 ha tenuto un recital molto
interessante e con parecchie rarità
interpretative presentate come sempre da Luca Schieppati. Il primo
Settecento di Haendel,
D.Scarlatti, Rameau, Platti e Bach ha evidenziato un notevole contrasto
musicale col primo Novecento di Busoni e Prokof'ev, autori eseguiti
nella seconda parte del concerto. Sangiovanni, vincitore di numerosi
concorsi e finalista anche di un Concorso Busoni, è un virtuoso dello
strumento con un ampio repertorio ma ha un debole per la musica
settecentesca e soprattutto per le trascrizioni pianistiche dei
clavicembalisti. Del bellissimo impaginato abbiamo infatti ascoltato la
poco eseguita Suite in re min.n.3
di Haendel, le più note Toccata
K141 e Sonata in fa min. di
Scarlatti, due rari brani di J.P. Rameau, Les
Sauvage e Tambourin, un
rarissimo G.B. Platti (1700-1762) con la Sonata
in fa maggiore e due più noti Bach-Busoni con i Preludi
n.1 e n.4 dai Corali,
questa volta, d'organo. Bravissimo
Sangiovanni nel reinterpretare il clavicembalo con le sonorità
ben più varie e ricche di colore del pianoforte moderno. Sicurezza,
determinazione e soprattutto chiarezza espressiva hanno ben delineato le
avvincenti pagine strumentali e l'interpretazione complessiva ci è
apparsa di ottimo livello. Valide anche l'esecuzioni della seconda parte
con il raro Busoni del Diario
indiano- quattro studi su motivi dei pellirossa d'America, omaggio
del grande virtuoso-compositore al nuovo continente, e con la celebre Sonata
n.6 Op. 82 di S. Prokof'ev. Bellissimo Busoni, poco russo, ma
espressivamente valido Prokof'ev. I validi bis, una
trascrizione-variazione da Haendel di Sangiovanni e ancora un Bach
rivisto dal pianista, hanno inoltre evidenziato le ottime capacità
compositivo-virtuosistiche del bravissimo leccese. Successo
meritatissimo con un pubblico numeroso e molto attento.
Prossimo appuntamento il 10 gennaio con il Trio Gagliano.
14 dicembre
Cesare Guzzardella
De Maria
e la Camerata Ducale al Viotti Festival di Vercelli
La nuova
serata del Viotti Festival, ieri 11 dicembre al Teatro civico di
Vercelli, ha offerto al suo numeroso e fedele pubblico un’altra
occasione per ascoltare grande musica. Il programma proponeva tre
monumenti del classicismo tardo settecentesco: la Sinfonia in re
minore op. 12 n. 4 (1771)
di L. Boccherini,, il Concerto in re maggiore per pianoforte e
orchestra Hob.XVIII:11 (1782
ca.) di F.J.Haydn, e il Concerto
in re minore per pianoforte e orchestra KV 466 (1785) di W. A.
Mozart. Chiamati a eseguire questi gioielli erano la Camerata Ducale
diretta da Guido Rimonda e il pianista Pietro
De Maria. Davvero singolare la sinfonia di Boccherini, dove la delicata
grazia melodica rococò tutta settecentesca
dei primi due tempi cede
alle vibrate linee melodiche degli archi dell’
Allegro finale (una sorta di Ciaccona ispirata al Festin
de pierre di Gluck), fremente di una tensione già romantica, di
sinistro ‘demonismo’, presente anche nell’inquietante Andante
sostenuto che introduce i due tempi esterni. La Camerata Ducale ha
una volta di più espresso la sua eccellente sensibilità interpretativa
nel cogliere le più segrete sfumature e la varietà di toni di un
linguaggio musicale solo apparentemente ‘facile’, rendendolo in
tutta la varietà dei suoi toni con precisione
e trasparente pulizia di suono, in ogni
reparto dell’organico. Il clou della serata era
naturalmente rappresentato dai due concerti per pianoforte, nei quali De
Maria ha confermato (se mai ce ne fosse bisogno) di essere uno dei
migliori pianisti italiani, e non solo, della sua generazione. Resta per
noi davvero memorabile l’interpretazione del concerto di Haydn,
soprattutto nel meraviglioso tempo lento centrale, di cui il
giovane pianista veneziano ha colto con il suo tocco straordinariamente
lieve eppure intenso il tono di intimo lirismo, che ci ricorda lo
Schubert più grande. La complessa struttura compositiva del KV 466 ha
messo in primo piano un’
altra dote di De Maria, cioè la strepitosa capacità
di dare un risalto costante a ciascuna voce del tessuto polifonico, con
un lucidissimo controllo anche delle parti
tecnicamente più impervie, che a qualcuno ha ricordato il
Pollini più giovane. Il caloroso abbraccio finale tra direttore e
pianista ha compendiato simbolicamente la perfetta intesa tra orchestra
e strumento solista, che ha toccato il suo vertice espressivo nel
concerto mozartiano, in particolare nel dolcissimo dialogo tra i fiati e il pianoforte. Meritatissimi, dunque gli
scroscianti e prolungati applausi seguiti ai due bis, un Notturno di
Chopin e una Sonata di
D. Scarlatti.
12
dicembre
Bruno Busca
Stagioni
del barocco a Novara
La quarta
serata delle novaresi Stagioni del barocco, ieri 8 dicembre nella
secentesca chiesa di S. Giovanni Decollato, ha offerto più di un motivo
di interesse. Anzitutto per il “tema”, la Triosonata per due
flauti e basso continuo, forma musicale in auge nel ‘700 e coltivata
da tutti i più grandi compositori dell’epoca, da Bach ed Haendel fino
ad Haydn. In secondo luogo per gli esecutori, un trio di recente
formazione (2006), il Trio Dornel, composto da elementi legati al
Conservatorio G. Verdi di Torino: i due flautisti Maurizio Benedetti (foto-
attivo anche sul fronte della sperimentazione e della musica
elettronica) e la giovane (1989) Eleonora
Benedetti, cui si aggiunge, col compito di basso continuo,
il violoncellista Filippo Tortìa, a soli 18 anni strumentista già
di una certa fama in ambito piemontese. Il trio Dornel ha scelto infatti
di realizzare la parte del basso
continuo “senza cembalo” come si legge nel programma di sala “ ma
con il solo violoncello per la sua affinità sonora col flauto”, allo
scopo di esaltare la peculiarità del Triosonata, cioè
il dialogo e l’intreccio contrappuntistico fra gli strumenti.
All’ascolto la scelta ci pare abbia come conseguenza quella di
appiattire un po’ la profondità armonica (è evidente che il
violoncello per questo aspetto non può competere con uno strumento a
tastiera), a vantaggio di una timbrica seducente, molto più
‘morbida’ e calda di
quella realizzata dal cembalo. Ottimo il livello esecutivo dei tre
musicisti, grazie alla loro intesa ormai collaudata e alla piena
padronanza tecnica degli strumenti anche da parte dei più giovani. Il
ricco programma, che proponeva brani di Haendel (Sonata in re minore,
Telemann (Trietto terzo), Vivaldi (Sonata op.1n.12 La
follia), Bach ( Sarabanda dalla suite n.5), Antoine Dornel (Sonate
en trio n.3 op.3) e Haydn (Londoner trio n.1), ha offerto al
folto pubblico una significativa rassegna di uno dei momenti più alti
della nostra civiltà musicale, con le sue incantevoli melodie e i suoi
delicati colori.
9
dicembre Bruno Busca
Pietro
De Maria prossimamente a Vercelli
Venerdì
11 dicembre 2009 (ore 21), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma il quinto appuntamento
del XII Viotti Festival,
stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con
il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al Turismo,
Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT e CRV.
Protagonista della serata sarà il giovane pianista veneziano
Pietro De Maria, fra i talenti più interessanti della propria
generazione. Al suo debutto al Viotti Festival, Pietro De Maria proporrà
al pubblico di Vercelli un programma interamente dedicato al repertorio
del classicismo viennese, affiancato nell’occasione dall’Orchestra
Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda. Il programma della serata
prevede infatti due pagine che possono essere considerate tra le più
significative del repertorio settecentesco per pianoforte e orchestra:
il Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra Hob.XVIII:11
di Franz Joseph Haydn (nel 200° anniversario della morte dell’autore)
e il celeberrimo Concerto in re minore per pianoforte e orchestra
KV 466 di Wolfgang Amadeus Mozart, pagina molto nota e banco di prova
tra i più impegnativi per i pianisti di ogni epoca. Alla Camerata
Ducale il compito di completare il programma del concerto con un
gioiello della scuola sinfonica italiana: la Sinfonia in re minore
op. 12 n. 4, pagina tra le più celebri del lucchese Luigi Boccherini.
Biglietti da 18 a 7 euro
4
dicembre la
redazione
Rudolf Buchbinder
per la Società dei Concerti
Il pianista viennese Rudolf Buchbinder
è tra i massimi rappresentanti viventi della tradizione
d'interpretazione "classica". Torna più volte all’anno a
Milano per i concerti organizzati dalla "Società dei
Concerti" e ogni volta ottiene un meritatissimo successo di
pubblico. Ieri in una Sala
Verdi stracolma ha proposto i
classici Mozart e Schumann: del primo la Fantasia in do min. K475,
la Sonata in fa magg. K332 e le Variazioni in do mag. K265,
brani dall'apparente facilità che sono
invece un banco di prova dei migliori interpreti; di Schumann è
stato eseguito il noto Carnaval Op.9, lavoro con rilevanti
difficoltà tecniche. Splendida l'interpretazione di Buchbinder. In
Mozart ha mostrato un altissimo livello di penetrazione estetica
costruendo le strutture tematiche ed armoniche in modo formalmente
impeccabile. Molto valide e diversificate
le scelte di andamento dei brani con una esecuzione lenta ma
efficace della nota Fantasia e con un andamento incredibilmente rapido del
finale della Sonata. Trasparenti i piani sonori e gli abbellimenti. Anche nel Carnaval, sorta di collage
musicale formato da un gran numero di brevi sezioni, ben 22, Buchbinder
è stato avvincente
e la sua bellissima interpretazione ha rivelato la versatilità di un
artista che riesce con facilità a passare dalle perfette simmetrie formali del classico
Mozart ai contrasti mutevoli del romantico Schumann. Al termine due bis
beethoveniani: il finale della Sonata Op.31 n.3 e quello della più
celebre "Patetica". Da ricordare.
3 dicembre
Cesare Guzzardella
Juana
Zayas, pianista poco nota ma grande
Pochi conoscono in Italia la pianista cubana Juana Zayas pur essendo una
delle migliori interpreti sulle scene
mondiali. Ieri sera è tornata in Conservatorio per le Serate
Musicali ed ha entusiasmato il non numeroso pubblico presente in
Sala Verdi eseguendo un programma variegato che ha messo in risalto le
sue eccellenti qualità. Del repertorio settecentesco ha eseguito
J.S.Bach e D.Scarlatti. Prima il Concerto
italiano Bwv 971, opera nota del tedesco e poi una selezione delle Sonate
di Domenico Scarlatti: ben dieci, molte delle
quali di raro ascolto. L'affinità della Zayas
per i due compositori è evidente e il risultato interpretativo
di altissimo livello. Tecnica esemplare quella della cubana nella quale
la fluidità discorsiva è unita ad una chiarezza di sonorità che ha pochi
uguali (il confronto con Horowitz non è
azzardato!) e l'espressività è di grande |