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RECENSIONIDVDLIBRI

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FEBBRAIO
Il ballo Excelsior alla Scala
Al Teatro alla Scala ultime repliche il 4 e il
9 febbraio per la celebre azione coreografica Excelsior. Nel
gennaio 1881alla Scala andò in scena per la prima volta questo ballo
creato da Luigi Manzotti. Voleva celebrare attraverso una coreografia
fantastica, storica e allegorica, le conquiste della scienza e della
tecnica. Il
grandissimo
successo di allora portò a più di cento il numero di recite effettuate
in un solo anno. La semplicità dell'azione scenica, unitamente alle
sontuose coreografie piene di colori e con numerosi ballerini in scena,
trovano l'accompagnamento delle musiche di ottima fattura timbrica e
orchestrale di Romualdo Marenco riviste in anni più recenti da Fiorenzo
Carpi e da Bruno Nicolai. Questa messinscena trova infatti un punto di
forza nell'unità coreografico-musicale. Ieri sera l'orchestra scaligera
è stata ottimamente diretta da David Coleman e la resa del cast dei
ballerini, dopo le prime serate con Bolle e la Somova, è stata
eccellente sotto ogni profilo. Ricordiamo tra i numerosi solisti almeno
due nomi quali Marta Romagna (foto Archivio Scala) nel ruolo di La
luce e Riccardo Massimi L'Oscurantismo. Grandissimo il
successo tributato in una sala al completo. Da non perdere.
3 febbraio C.G.
Il pianista Evgeni Bozhanov al
Conservatorio per il "Quartetto"
Era per la prima volta a Milano ospite della
Società del Quartetto il pianista bulgaro Evgeni Bozhanov.Ventisettenne
virtuoso della tastiera Evgeni, uno dei favoriti al Concorso Chopin di
Varsavia, nel 2010 non vinse ma si piazzò "solo" al
quarto
posto. Martedì scorso ha interpretato il compositore polacco nella prima
parte del concerto eseguendo la Barcarola op.60, la Sonata n.3
op.58 e due Valzer op.42 e op.18. Originale la
sua interpretazione. Uno Chopin quasi irriconoscibile se confrontato con
le prassi interpretative storicizzate dai grandi interpreti del passato
o nel presente da un Pollini o uno Zimerman ma con spunti interessanti.
Le sonorità sono contrastanti e ricche di accenti e le andature
irregolari. Uno Chopin più armonico che melodico, con timbriche intense
nelle zone centrali della tastiera. Anche Schubert con le 12 Deutsche
Landler D 790,è stato interpretato con questa modalità. Di maggiore
valenza interpretativa, a nostro avviso per la chiarezza
analitico-espositiva, i brani eseguiti al termine: di C. Debussy La
Plus que Lente e L'Isle Joyeuse e a conclusione il
celebre Mephisto-Waltzer di F.Liszt.
Un bis con ancora un valzer di Chopin e lunghi applausi.
Da riascoltare.
2 febbraio
Cesare
Guzzardella
GENNAIO
Il chitarrista cubano Manuel Barrueco
in Conservatorio per le
Serate Musicali
Il
chitarrista cubano Manuel Barrueco si è esibito lunedì 30 gennaio presso
la Sala Verdi del Conservatorio di Milano, con
una raffinata performance.
In programma J. S. Bach e Domenico Scarlatti nella prima parte:
la Suite BWV 1007 trascritta in
Re
maggiore dallo stesso Barrueco con la sequenza Preludio, Allemande,
Courante, Sarabande, Minuetto I e II, Giga; le cinque sonate
(trascritte per chitarra: due in mi minore “Allegro” e “Aria”, una in si
minore “Allegro” e due in Mi maggiore “Andante cantabile” e “Allegro”),
eseguite con sonorità “intense” e ricercate, dove molti
dei trilli e abbellimenti sono svolti senza l’ausilio di legati,
nell’evidente intenzione di ottenere un suono pulito e quasi
“pianistico”. La seconda parte della serata è stata dedicata
principalmente al compositore spagnolo
Isaac Albéniz, del quale Barrueco ha suonato il Preludio da “España”,
“Granada” da “Suite Española” , Rumores de la Caleta e Malagueña da “Recuerdos
del viaje”, Cordoba da “Cantos de España”,
Torre Bermeja e Serenata da “Piezas Caracteristicas”;
brani originali per pianoforte e trascritti per chitarra, dove il
fascino della musica popolare andalusa è ben reso nella raffinatezza del
fraseggio e delicatezza del
suono. Di tutt’altro
carattere è la “Sonata para guitarra” del compositore portoricano
Roberto Sierra (nato nel 1953 a Vega Baja, Portorico), con i suoi
quattro movimenti, dedicata a Barrueco; molto vigoroso è il basso
ostinato del secondo movimento (motivo di passacaglia), e coinvolgente
il quarto movimento composto sulla base di ritmi ispirati ai Caraibi. La
serata si è conclusa con un solo e intenso bis concesso da Barrueco, che
ha deliziato il pubblico, nel solco del repertorio spagnolo della
seconda parte, col “Capricho
arabe” di Francisco Tarrega.
Milano, 31
gennaio 2012
Alberto Cipriani
Temirkanov e l’Orchestra Filarmonica di
Pietroburgo per Progetto Itaca
Ieri sera grandissimo successo al Teatro alla Scala
per il concerto benefico organizzato in collaborazione con Serate
Musicali a favore di Progetto Itaca-
Associazione volontari per la salute mentale. In palcoscenico il grande
direttore Yuri Temirkanov e la straordinaria formazione orchestrale
Filarmonica di San
Pietroburgo.
Al pianoforte una delle massime interpreti schumanniane quale Elisso
Virsaladze. Il programma prevedeva un'Ouverture introduttiva di
Rossini dal Barbiere di Siviglia, il Concerto per pianoforte
e orchestra in la min. op.54 di R.Schumann e la rara Suite
n.3 op.55 di P.I.Caikovskij. L’eccellente qualità dei colori
orchestrali, plasmati dalla essenziale e discreta direzione di
Temirkanov, non ha uguali, specie nel repertorio russo. Il tocco della
Virsaladze, in perfetta sinergia con l’orchestra, ha espresso con
chiarezza e in modo brillante ogni frangente del celebre concerto. Molto
interessante la rara Suite n.3 del compositore russo
soprattutto nel movimento finale con variazioni. Teatro al completo per
una serata splendida. Per sostenere Progetto Itaca: Via Alessandro
Volta, 7/a 20121 Milano - tel. 02 62 695235 - Fax: (+39) 02.6552205
segreteria@clubitaca.org -
www.progettoitaca.org
30 gennaio 2012
Cesare Guzzardella
La Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov
a favore di Progetto Itaca
Domenica, 29 gennaio alle ore 20.00 al Teatro alla Scala si terrà un
Concerto Straordinario in favore di Progetto Itaca. Ospite della
serata l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo e il Direttore Yuri
Temirkanov. Solista al pianoforte Elisso Virsaladze. In programma di
Robert Schumann il celebre
Concerto
per pianoforte e orchestra in la min. op.54 e di Pëtr Il'ic
Cajkovskij la Suite n. 3 op. 55. Club Itaca è un centro nato a
Milano nel maggio 2005 per l’autonomia socio-lavorativa di persone che
soffrono di disturbi psichiatrici. È una struttura diurna gestita con la
formula del club dove le persone trascorrono la giornata organizzate in
unità di lavoro: accoglienza, lavori d’ufficio, comunicazione, cultura e
tempo libero, studio e formazione, gestione del club, tutte attività
finalizzate a recuperare ritmo di vita e sicurezza, oltre a capacità
sociali e abilità specifiche. Club Itaca è una palestra per una vita
autonoma. L’obiettivo finale è, dopo questa esercitazione al lavoro,
l’inserimento lavorativo in Aziende competitive esterne. Club Itaca
applica per la prima volta in Italia il modello americano di Fountain
House, sperimentato e apprezzato in tutto il mondo, con più di 300
centri attivi in cinque continenti. Per sostenere Progetto Itaca: Via
Alessandro Volta, 7/a 20121 Milano - tel. 02 62 695235 - Fax: (+39)
02.6552205 segreteria@clubitaca.org - www.progettoitaca.org
28 gennaio 2012 La
redazione
Il duo Bacchetti-Nordio a Novara
Con gioia abbiamo ritrovato al Coccia di Novara, a
pochi giorni dal concerto vercellese con la Camerata ducale, il bravo e
simpatico pianista Andrea Bacchetti, impegnato questa volta in duo col
violinista/violista Domenico Nordio (Primo Premio Viotti 1987 con Y.
Menuhin presidente della giuria). I due solisti
hanno
presentato ieri sera, 25 gennaio, un bel programma che si snodava dal
Beethoven ancora ‘viennese’ della Sonata op. 12 n.1 in re maggiore
al giovanissimo Mendelssohn della Sonata in fa minore op. 4 per
violino e pianoforte (scritta nel 1823, a soli quattordici anni!),
attraverso una serie di pezzi “minori”, ma pregevolissimi di
Hausmusik tipicamente ottocentesca, quali il Notturno per viola e
pianoforte in re maggiore op. 42 di Beethoven (ma trascrizione di
una originale Serenata op. 8 per violino, viola e violoncello) e
due gioielli schumanniani: le tre Romanze per violino e pianoforte
op.94 e i Marchenbilder per viola e pianoforte. Crediamo che
il duo Bacchetti-Nordio sia attualmente fra i migliori oggi in Italia e
di questa eccellenza ha dato piena conferma nella serata novarese,
entusiasmando il pubblico presente con la perfetta intesa fra i due
strumenti e con l’interpretazione dei brani proposti. La tecnica
assoluta dei due maestri non sfocia mai in virtuosismo ad effetto
(peraltro raramente sollecitato dalle pagine eseguite), ma penetra nelle
profonde nervature della partitura, per offrirne l’intima essenza del
pensiero musicale, con una straordinaria limpidezza di suono, in cui non
va perduta una nota, sia nella struttura armonica, sia nel fraseggio
della melodia, sostenuta da una timbrica sempre raffinatissima, mirabile
addirittura nei Marchenbilder di Schumann, ove l’ impasto di
viola e pianoforte creava un’atmosfera di lirismo struggente e
malinconico davvero incantevole. La prova dell’intelligenza
interpretativa di Bacchetti e Nordio è per noi costituita da un pezzo
come la sonata beethoveniana, che richiede grande delicatezza e finezza
per renderne adeguatamente la mutevole alternanza di sfumature, specie
nell’Andante con variazioni centrale e nel Rondò finale:
di assoluta bellezza l’esecuzione del duo, capace di trascorrere dalla
limpida cantabilità del tempo lento, alle asprezze di certi passaggi del
Rondò, al drammatico La minore della terza variazione. Degno di
particolare menzione ci pare il violino di Nordio nel Notturno di
Beethoven, di cui ha saputo restituire stupendamente i raffinati ricami
sul registro acuto delle quattro corde, e nelle Romanze di Schumann, la
cui effusa e patetica cantabilità la bella cavata di Nordio ha espresso
nel modo più suadente. In chiave di pura, tenuissima musicalità viennese
la lettura che Nordio e Bacchetti hanno dato del precoce lavoro di
Mendelssohn. Ben tre bis, lo splendido Milstein notturno di
Chopin, Per Caterina di Maderna (inaudito ‘900 avanzato per le
abitudini d’ascolto dei novaresi…) e l’Adagio da una sonata di
Bach, hanno concluso un concerto che a Novara si ricorderà a lungo.
26 gennaio Bruno Busca
Les contes d'Hoffmann di Offenbach alla
Scala
Grande successo scaligero per l'opera fantastica di Jacques Offenbach
"Les contes d'Hoffmann", un prologo, tre atti e un epilogo su
libretto di Julies Barbier. La quinta rappresentazione di ieri ha
trovato la presenza del primo cast vocale di ottima e omogenea qualità e
la direzione musicale equilibrata e pregnante dello sloveno Marko
Letonja. Di spessore la messinscena del regista
Robert
Carsen che, in sinergia con le riuscite scenografie e i costumi di
Michael Levine, è riuscito a organizzare uno spettacolo in perfetta
sintonia con i propositi del grande compositore germanico-francese.
Ricordiamo che questo imponente lavoro andò in scena per la prima volta
a Parigi nel febbraio del 1881, alcuni mesi dopo il decesso del
compositore che non riuscì a completare l'opera. La conclusione venne
affidata a Guiraud che dovette intervenire anche sull'orchestrazione e
completare i recitativi. La prima grande opera di Offenbach, dopo
l'immensa produzione di operette scritte comunque con grande maestria e
spontanea musicalità, è dedicata al celebre poeta e drammaturgo
romantico tedesco E.T.A.Hoffmann, passione letteraria del musicista.
Musicalmente
è un lavoro di grande pregio estetico che rivela l'immensa capacità di
Offenbach di produrre con facilità un'infinità di splendide melodie.
Anche le modalità di armonizzazione e di orchestrazione, nella migliore
tradizione germanico-francese e l'intelligente costruzione della
complessa vicenda sono indicativi di valore per un autore che
meriterebbe una maggiore attenzione. I personaggi femminili,
quattro i principali, sono centrali nel definire lo svolgimento della
trama. La Musa Nicklausse, Olympia, Antonia e
Giulietta sono state ottimamente rese rispettivamente da Ekaterina
Gubanova, Rachele Gilmore, Genia Kuhmeier e Veronica Simeoni. Nel ruolo
di Hoffmann un avvincente Ramon Vargas (foto Archivio Scala) e
nei molteplici ruoli di Lindorf, Coppélius, Dapertutto e
Docteur Miracle un ottimo Laurent Naouri. Bravi anche Rodolphe
Briand, Spalanzani, Cyrille Dubois in Nathanael e gli
altri. Le prossime repliche saranno il 27 gennaio e il 1-3-5- febbraio.
Da non perdere.
25 gennaio Cesare Guzzardella
Uto Ughi in duo alle
Serate Musicali
Non capita spesso di vedere in Conservatorio una Sala Verdi stracolma
di pubblico come quella osservata ieri sera nel concerto del violinista
Uto Ughi. Accompagnato dall'ottimo pianista Giovanni Bellucci, Ughi ha
impaginato un
programma
che prevedeva nella prima parte la celebre Sonata in la maggiore per
violino e pianoforte di César Frank e quindi quella n.3 in re
minore op. 108 di J. Brahms.
A
conclusione Tzigane di M. Ravel. Iniziamo dall'ultimo brano,
l'arcinota Tzigane in stile zingaresco scritta dal musicista
francese nel 1924. In questo lavoro Ughi ha mostrato le sue migliori
qualità elargendo un'interpretazione particolarmente fluida dove il
virtuosismo d'effetto e le infinite sfumature timbriche risultano
evidenziate con grande espressività. Anche l'importante parte pianistica
ha trovato ottime timbriche nelle mani di Bellucci. Le due note
sonate ci sono apparse meno rilevanti nell'interpretazione
complessiva. Imperfezioni d'intonazione del violinista e un certo
squilibrio tra i volumi sonori dei due strumenti con un pianoforte
spesso "coprente" non hanno permesso di soddisfarci completamente anche
se molti frangenti sono risultati di ottima qualità estetica. Validi i
bis concessi: una Danza da La vita breve di E. De Falla,
la Fantasia da Rigoletto di Verdi-Liszt suonata in
solitaria da Bellucci e una trascrizione di temi dalla "Carmen"
di Bizet. Grande successo di pubblico.
24 gennaio Cesare Guzzardella
La Camerata Ducale e Andrea Bacchetti a
Vercelli
Si va sempre con piacere a Vercelli, ad ascoltare la
Camerata Ducale (giunta quest’anno alla sua XIV stagione), certi di
godere di proposte musicali sempre intelligenti e stimolanti, spesso
curiose “chicche” attinte per lo più a quel tesoro non sempre noto al
c.d. ‘grosso pubblico’ che è il nostro ‘700 sinfonico e concertistico,
che la compagine guidata da G. Rimonda da tempo va esplorando e
valorizzando. Il successo e la fama crescenti della Camerata sono
confermati
dalla
costante crescita degli abbonati, fra i quali sottolineiamo con gioia il
considerevole numero di giovani, soprattutto studenti dei Conservatori
di Torino e Milano. Il programma proposto ieri sera, domenica 23
gennaio, era ricco e ghiotto: attorno ai due clou, per pianoforte
e orchestra, vale a dire i Concerti in sol minore BWV 1058 di J.
S. Bach e KV 453 in sol maggiore di Mozart, affidati alle mani
sapienti di Andrea Bacchetti, l’impaginato prevedeva due pezzi di
Boccherini, la rara Sinfonia dalla Cantata La confederazione dei
Sabini con Roma G 543 e la Sinfonia in re maggiore op. 12 n.1 G
503 (1771), seguita, infine da una composizione non della più
note di F. J. Haydn. la Sinfonia n. 70 in re maggiore Hob I: 70
(1779). Non scopriamo certo oggi le doti pianistiche di Bacchetti, di
cui da anni ammiriamo la meditata eleganza delle esecuzioni, specie in
ambito bachiano-mozartiano, ma dopo l’ascolto di ieri sera dobbiamo
tesserne ancora una volta l’elogio: il Bach del giovane Maestro genovese
è semplicemente perfetto, nella limpidezza sempre esatta del fraseggio,
capace di restituire con luminosa trasparenza la struttura del pensiero
musicale bachiano, grazie ad una timbrica asciuttamente
clavicembalistica, ma non ignara di intense aperture liriche nel tempo
lento. Eccellente anche l’interpretazione del Concerto di Mozart: brano
di non impervie difficoltà tecniche (salvo qualche passaggio nel
finale), si caratterizza per un tono raccolto e discreto, (implicito
nella tonalità di sol maggiore, poco frequentata da Mozart proprio per
il suo carattere ‘imperturbabile’) che rischierebbe di sfociare nella
monotonia, se affidato a un esecutore senza personalità. Bacchetti ha
vinto da par suo la sfida, con un’interpretazione che è riuscita a far
affiorare le bellezze riposte della composizione, soprattutto la
profonda tensione lirica dell’Andante centrale e la vena di
comicità, lontano preludio del Don Giovanni, del Finale.
Bacchetti è stato sostenuto efficacemente da una Camerata guidata, come
sempre, dalla sapiente direzione di Rimonda: ricordiamo inoltre con
particolare piacere la sinfonia haydniana, con una raffinata esecuzione
delle parti tecnicamente più interessanti per la costruzione armonica,
come il canone dell’Andante e la complessa Fuga a tre soggetti
del Finale. Segnaliamo infine, tra le ‘scoperte’ di questa serata, la
Sinfonia dalla cantata La confederazione di Boccherini, dall’intenso
e già ‘mozartiano’ Andante grazioso centrale. Dopo i bis di
Bacchetti , tra cui di rara delicatezza e grazia la Fantasia per
pianoforte KV 397 in re minore di Mozart, prolungati e scroscianti
gli applausi del pubblico che ha riempito la platea del Civico.
23 gennaio Bruno Busca
Sollima-Andaloro, un duo moderno alle
Serate Musicali
Sono stati accolti da un pubblico più giovane del consueto i due
validi interpreti ascoltati ieri sera in un originale concerto
organizzato in Conservatorio da Serate Musicali. Il
violoncellista-compositore Giovanni Sollima ed il pianista Giuseppe
Andaloro, siciliani entrambi, hanno molte cose in comune: la più
evidente è il bisogno di esprimersi
con
grande libertà uscendo dagli schemi consueti. Anche la scelta dei
programmi esce da questi schemi e spazia dal miglior classicismo, alla
musica antica, dal contemporaneo al jazz. La sequenza di brani, scelta
per il concerto di ieri, infatti proponeva musiche di Dowland,
Beethoven, Webern, Eliodoro Sollima, padre di Giovanni, Piatti, G.
Sollima e Kapustin. Autori noti, poco noti e alcuni sconosciuti al
grande pubblico. Come Again, dell'inglese John Dowland -
compositore, liutista e cantante vissuto a cavallo tra il ' 500 e il '
600 - è stato trascritto da Sollima e Andaloro e ci è sembrato di grande
valenza estetica per quanto concerne il recupero di modalità
interpretative antiche dove un ruolo essenziale è l'elemento
improvvisatorio nelle ornamentazioni e in questo frangente-
a volte sembrava free jazz- i due valenti interpreti sono stati
molto bravi. La celebre Sonata in la maggiore op. 69 di Beethoven
è stata eseguita con grande rilevanza di accenti è rigore melodico
del solista, ma quello che può sembrare un sacrilegio per alcuni ed un
esempio di grande creatività per altri, è l'averla inframezzata dai
raffinati e profondi Drei Kleine Stuke op.11 di Anton Webern.
Dopo il bellissimo Scherzo della sonata e prima dell'Adagio
cantabile sono infatti comparsi improvvisamente confondendo molti
ascoltatori, come le mie vicine di posto. Sonata 1948 di Eliodoro
Sollima (1926-2000) è un brano ricco di significato espressivo e
certamente un eccellente lavoro che rappresenta una rilevante
scoperta. Splendida l'interpretazione fornita dal figlio Giovanni e da
Andaloro. La Sonata n.2 in re maggiore di Alfredo Piatti è
particolarmente romantica e di stampo mendelssohniano con un profondo
Adagio lento. Il Tema III da Il bel Antonio di
Giovanni Sollima rileva le tipiche caratteristiche del compositore,
molto riconoscibile nello stile e ricco di luminosa vena melodica nella
quale l'influsso della musica mediterranea e orientale è spesso
evidente. Ottimo lavoro. L'autore scelto nell'ultima parte del concerto,
Nicolaj G. Kapustin ci rivela l'amore del versatile e virtuoso pianista
Andaloro per la musica jazz. Kapustin, pianista e compositore ucraino,
ha dato molto spazio nella sua vasta produzione agli stilemi jazzistici
con una preferenza ad un forma d'improvvisazione annotata poi in ogni
sua sequenza. Il Walzer op.98, l'Elegia op.96 e la
Burlesca op.97 sono stati eseguiti dando molto spazio all'elemento
improvvisatorio, specie nella parte violoncellistica dove Sollima ha
mostrato di amare in toto la timbrica del suo strumento utilizzando ogni
modalità tecnico-espressiva. Due i bis concessi: per ultimo un
divertente brano di Sollima dal sapore bartokiano ancora senza titolo.
Fragorosi applausi al termine dal numeroso pubblico intervenuto. Da
ricordare.
21 gennaio
Cesare Guzzardella
Il violinista cinese Ray Chen in Conservatorio per la
Società del Quartetto
Il violinista cinese Ray Chen insieme al pianista francese Julien
Quentin hanno suonato ieri sera in Conservatorio per la Società del
Quartetto di Milano. Chen viene considerato dalla critica uno dei
migliori solisti della sua generazione. Ha
ventitre
anni ed è apprezzato in tutto il mondo per la sua straboccante
musicalità e per le sue doti virtuosistiche. Ieri ha impaginato un
nutrito programma: Mozart e Brahms nella prima parte e Ysaye e
Saint-Saens dopo l'intervallo. La Sonata per violino e pianoforte in
si bem.Magg.K.454 del salisburghese è stata ottimamente sostenuta
anche dalle limpide sonorità di Quentin e l'equilibrio sinergico del duo
ha trovato un'ottima espressività. Anche la Sonata per violino e
piano in re min. n.3 op.108 di J. Brahms è stata ben interpretata. A
nostro giudizio il momento migliore del concerto è iniziato dopo
l'intervallo con il violino solista di Chen che con mirabile virtuosismo
ha eseguito l'efficace Sonata per violino solo in la min. op.27 n.2
del belga Eugène Ysaye, leggenda del violino è autore di
raffinati brani. Con un tocco sicuro ed energico Chen ha superato ogni
difficoltà tecnica imposta dai quattro movimenti della Sonata. Del
francese Camille Saint-Saens, compositore, grande pianista e amante del
violino, abbiamo ascoltato due classici della letteratura violinistica
quali l'Havanaise in mi magg. op.83 e l'Introduzione e Rondò
Capriccioso in la min. op.28. Chen, ottimamente accompagnato da
Quentin, ha ancora una volta mostrato le sue qualità eseguendo con
fluidità e perfetta intonazione i lavori. Lunghi e fragorosi applausi e
due ottimi bis tra cui il celebre brano di John Williams dal film
Schindler's list .
18 gennaio Cesare Guzzardella
Prossimamente il pianista Andrea Bacchetti al
Viotti Festival di Vercelli
Domenica 22 gennaio al Teatro Civico sarà il pianoforte di Andrea
Bacchetti ad aprire la seconda parte della stagione concertistica del
Viotti Festival di Vercelli. Affiancato dall'Orchestra Camerata Ducale,
diretta dal M° Guido Rimonda, il virtuoso genovese proporrà di Johann
Sebastian Bach il Concerto sol minore per pianoforte e orchestra,
archi e b.c. BWV 1058 e di Wolfgang Amadeus
Mozart
il Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra KV 453,
mentre toccherà alla Ducale l’esecuzione di due pagine sinfoniche di
Luigi Boccherini – Sinfonia dalla cantata La confederazione
dei Sabini con Roma G 543 e la Sinfonia in re maggiore op. 12
n. 1 G 503 – e di Franz Joseph Haydn la Sinfonia n. 70 in re maggiore
Hob I: 70. Un concerto che merita un'attenzione particolare sia per
il programma sia per il protagonista che fin da giovanissimo ha ricevuto
consensi dal mondo musicale. A soli 11 anni Bacchetti esordisce con i
Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone. In breve tempo diventa
protagonista dei più importanti festivals internazionali e di tournée
mondiali con direttori e orchestre prestigiose. Oltre l'intensa attività
concertistica, Andrea Bacchetti vanta anche un ragguardevole numero di
incisioni. Molte di queste sono state premiate dalle maggiori riviste
europee tra cui spiccano i nomi di BBC Music Magazine, Amadeus e Musica;
la raccomandazione di Gramophone, International Record Review, il premio
di Classics Today France, American Record Guide, Fanfare, Japan Record
Gejiutsu, Piano News, International Piano, Piano Magazine, oltre la
nomination al premio della critica italiana 2008 della rivista Classic
Voice. Nel 2011 il mensile Suonare News ha dedicato la copertina di
novembre a Bacchetti con un'intervista dal titolo evocativo "non
chiamatemi enfant prodige". I biglietti per la serata del 22 gennaio si
possono prenotare telefonando al Comune di Vercelli ai numeri 0161
596369 – 0161 596277, oppure contattando direttamente l'Associazione
Camerata Ducale allo 011 755791 o inviando una mail a
info@viottifestival.it.
18 gennaio la redazione
Angela Hewitt in Conservatorio per le
Serate Musicali
Un'interprete che ha fatto di Bach il suo principale e
forse migliore riferimento è la pianista canadese Angela Hewitt. Ieri in
Conservatorio ha impaginato un
programma
tutto bachiano. La Hewitt ha dedicato la maggior parte dei suoi studi
alla conoscenza del grande tedesco di Eisenach, approfondendo ogni
aspetto inerente la tecnica d'esecuzione e producendo una serie di
complete incisioni discografiche. Nel bellissimo concerto organizzato da
"Serate musicali" in Conservatorio, ha eseguito le prime tre
Suite francesi intervallandole con la Toccata in re
maggiore BWV 912 e le bellissime 15 Invenzioni a due voci.
L'approccio pianistico della canadese è sostenuto da una tecnica
impeccabile che trova una concentrazione evidente utile al
raggiungimento di livelli interpretativi di spessore. Le sonorità molto
controllate ci mostrano un Bach classico, ricco di sfumature, reso
efficace da un suono luminoso ed elegante. L'eccellente Fazioli
utilizzato è caratterizzato da timbri asciutti molto ben delineati nei
toni bassi e la resa di Bach con questo strumento è ottima. Grande il
successo tributato per una pianista tra le migliori nel repertorio
bachiano. Due bis concessi, sempre di Bach con l'ultimo movimento del
celebre Concerto italiano. Da ricordare.
17 gennaio
Cesare Guzzardella
Il pianista macedone Simon Trpceski al Coccia di Novara
Con un recital di Simon Trpceski si è inaugurata ieri sera, 10
Gennaio, nella sala del Teatro Coccia, la Stagione concertistica da
camera 2012 di Novara. Questo il programma con cui si è esibito, di
fronte ad un esiguo pubblico di pochi
appassionati,
il quarantenne pianista macedone: la prima parte del concerto,
interamente dedicata a Schubert, prevedeva l’esecuzione delle Sedici
danze tedesche D 783 e la Wanderer Fantasie. Dopo l’intervallo è stata
la volta di Liszt di cui sono stati suonati tre brani tra i più celebri:
il Sonetto del Petrarca n. 104, Les jeux d’eaux à la Villa d’Este
(entrambi dalla sezione “italiana” degli Années de Pèlerinage) e la
Rapsodia ungherese n. 2 in do diesis minore, preceduti dalla
trascrizione lisztiana del Preludio e fuga in la minore BWV 543 di J. S.
Bach. Come si vede, si tratta di pagine della letteratura pianistica del
primo e del tardo romanticismo che, pur con le ovvie differenze di
poetica e di linguaggio, hanno in comune l’esplorazione di possibilità
inedite della tastiera, alla ricerca di nuovi spazi sonori e di più
sottili modalità espressive. L’interpretazione di Trpceski ci è sembrata
orientata soprattutto sulla valorizzazione del disegno strutturale delle
composizioni. Il maestro macedone è pianista di grandi risorse tecniche,
dal tocco rigoroso e netto, che non concede nulla all’esteriorità di un
virtuosismo ad effetto: la limpidezza del suo fraseggio, sostenuta da un
uso sapiente e misurato del pedale di risonanza, dà il giusto equilibrio
alle singole note della tessitura armonico-melodica del brano,
permettendo all’ascoltatore attento di seguirne con chiarezza il
dispiegarsi dell’architettura sonora. Questo vale in particolare per il
pezzo clou dell’impaginato, la schubertiana Wanderer, in cui
l’esecuzione di Trpceski ha conferito, fin dall’inizio, il massimo peso
alla cellula ritmica che “contiene” il tema del cammino errabondo
dell’uomo-viandante e che, con imponenti trasformazioni armoniche e
melodiche, è la sorgente stessa da cui scaturisce il meraviglioso
edificio di questo capolavoro, culminante nella fuga dell’Allegro
finale. Avremmo solo da opinare, sempre a proposito dell’esecuzione
della Wanderer, su alcuni passaggi, specie nel primo tempo, ove la
volontà di portare in primo piano i valori “costruttivi” dell’opera è
parsa sacrificarne eccessivamente il piano lirico-espressivo, con quella
ricchezza di colori e di sfumature che è propria dell’inarrivabile
“suono” di Schubert. Un equilibrio, questo fra “struttura” ed
“espressione”, che Trpceski ha invece realizzato perfettamente nei brani
lisztiani, specie nel Sonetto del Petrarca. Eccellenti i due bis,
entrambi da Chopin, salutati con un lungo applauso dagli happy few
presenti in sala.
11 gennaio Bruno Busca
Un grande concerto di Roberto Cappello per pochi fortunati alle
Serate Musicali
Una sala purtroppo con poco pubblico ha accolto uno dei massimi
pianisti italiani: Roberto Cappello. Il sessantenne virtuoso del
pianoforte, vincitore nel 1976 del prestigioso premio Busoni e
attualmente direttore del Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma, ha
tenuto un concerto nella Sala Verdi del Conservatorio milanese
impaginando un programma che prevedeva la poco
eseguita
ma straordinaria trascrizione di Liszt del ciclo liederistico
Schwanengesang (Il canto del cigno) di F. Schubert. Quattordici
lieder eseguiti senza soluzione di continuità. Un autentico capolavoro
di ricchezza melodica tipicamente schubertiana mediata dal virtuosismo e
dalle timbriche che solo il genio interpretativo e compositivo del
musicista ungherese poteva creare. Cappello è riuscito a rendere al
meglio la raccolta attraverso modalità interpretative di altissimo
livello sia tecnico che -ed è la cosa più importante- espressivo. La
chiarezza delle sequenze melodiche ed armoniche sono frutto di un
sapiente e meditato modo di intendere la musica. L'approccio razionale
alla costruzione musicale rivela uno studio attento ai volumi sonori nei
diversi piani coloristici. Bellissimo l'approccio stilistico, con le
parti più gravi e scure della tastiera evidenziate in modo chiaro e
netto ed efficace il rilievo dato alle linee melodiche nel complesso del
tessuto armonico. Tutti di rilievo i quattordici brani con la celebre
Serenata, brano centrale del ciclo, eseguita in modo pacato,
riflessivo ma intensamente luminosa nella sublime esposizione melodica.
Fragorosi gli applausi dei pochi fortunati presenti e due i bis concessi
dall'eccellente Cappello: la celebre Ave Maria di
Schubert-Liszt e il raro Du und du da l'operetta Il
pipistrello (Die Fledermaus) di Johann Strauss jr. nella bellissima
trascrizione di Ernö von Dohnanyi. Da ricordare.
10 gennaio Cesare
Guzzardella
DICEMBRE
Barenboim e Pollini alla Scala
Nel quinto e ultimo appuntamento scaligero del ciclo
Beethoven-Schőnberg un cambiamento di programma deciso all'ultimo
momento e dovuto ad uno sciopero del Coro, ha visto il noto Concerto
n.5 "Imperatore" con il grande Maurizio Pollini al pianoforte
sostituire la celebre Nona Sinfonia. Il programma
ufficiale ascoltato il 21 c.m. prevedeva anche la Kammersymphonie in
mi magg. op.9
di
Schőnberg. In apertura, sempre del musicista di Bonn, è stata eseguita
anche l'Ouverture n.3 "Leonore". Il lavoro di Schœnberg, per
quindici strumenti solisti, data 1906 ed è un brano di straordinario
interesse per quel che concerne le modalità espressive e di ricerca
stilistica. L'approccio cameristico e le timbriche allargate dei
numerosi strumenti ad arco e a fiato che entrano in gioco, rendono la
dialettica sonora tra il solista e il tutto orchestrale avvincente sotto
ogni profilo. L'ottima direzione di Barenboim e l'eccellenti qualità dei
solisti hanno resa questa interpretazione particolarmente espressiva e
di alto livello. Il concerto "Imperatore" eseguito nella seconda
parte ha trovato un ottimo Pollini specie nel movimento centrale e in
quello finale. Un'ovazione finale del numeroso pubblico, come spesso
accade con Pollini, ha reso la presenza del pianista milanese unica.
23 dicembre
Cesare Guzzardella
Andràs Schiff alle Serate Musicali
Siamo abituati alla costante presenza in Sala Verdi,
nel Conservatorio milanese, del pianista ungherese Andràs Schiff. Ieri
per Serate Musicali ha ancora una volta rimarcato la sua
sorprendente musicalità con l'esecuzione delle stranote
Variazioni
Goldberg, monumento bachiano di architettura musicale e di
equilibrio formale. La celebre composizione data 1741 ed è un esempio
grandioso di polifonia vocale. Le linee melodiche principali della
composizione, prendendo spunto dalla semplice Aria iniziale,
ritornano continuamente in tutte le trenta varianti del brano per circa
settantacinque minuti di musica. Schiff in una non lontana intervista
rimarcava l'essenziale riferimento della voce più bassa, quella
sostenuta dalla mano sinistra, e raccomandava l'ascoltatore di
concentrarsi soprattutto su questa. Il pianista ieri ha sostenuto
un'eccellente interpretazione complessiva evidenziando con chiarezza
espositiva e luminosità le voci in un contesto di moderati contrasti
timbrici. Alcune variazioni sono state sostenute con una maggiore
intensità espressiva. Da notare che Schiff in questo brano non
usa mai i pedali (eccezione per la sordina nella variazione n.26) e
utilizza il pianoforte in modo quasi clavicembalistico anche se le
sonorità dell'ottimo Steinway hanno evidenziato un colore che solo la
timbrica del pianoforte puo' mettere in rilievo.
Profondamente sentiti i lunghi applausi tributati al termine e una
sorpresa finale con un lungo bis ancora all'insegna delle variazioni:
l'ultimo movimento della Sonata N.30 Op.109 di L.v.Beethoven.
20 dicembre Cesare
Guzzardella
L’Orchestra Filarmonica di Belgrado al Coccia
di Novara
Una prestigiosa compagine orchestrale europea,
l’Orchestra Filarmonica di Belgrado, ha concluso ieri sera 15 dicembre,
al Teatro Coccia, il novarese Autunno musicale G. Cantelli 2011. A
guidare la formazione serba il quarantenne maltese Charles Olivieri
Munroe,non molto noto in Italia, ma con una ormai lunga
attività
direttoriale nell’Europa centrale (è attuale direttore principale della
North Czech Philarmonia di Teplice). L’interessante programma della
serata proponeva un’ampia escursione attraverso il tardo romanticismo
sinfonico europeo nel suo versante mortuario-demonico, dalla wagneriana
Ouverture da’L’Olamdese volante’ alla popolarissima Danza
macabra di Saint Saens, all’altrettanto celebre Mephistowalz
di Liszt: a questo ‘tema’ si può associare in fondo anche un altro pezzo
della serata, anch’esso lisztiano, Les Preludes, il cui titolo fa
riferimento alla prefazione all’opera, di mano dello stesso Liszt, in
cui si definisce la vita “una serie di preludi alla canzone sconosciuta,
la cui prima nota è la morte”. Incastonato in questa serie di brani, a
conclusione del primo tempo. il clou della serata, il Concerto
n.1 in mi bem. maggiore per pianoforte e orchestra di Liszt, e a
chiudere il concerto, infine, sempre di Liszt., la Rapsodia ungherese
n.6. A eseguire l’impegnativo concerto lisztiano una solista già
nota al pubblico novarese , la ventinovenne Mariangela Vacatello,
virgulto della sempre fertile scuola napoletana di V. Vitale e ottimo
secondo premio Busoni nel 2005. La Vacatello ha mostrato anche in questa
occasione le sue doti migliori: un suono potente ed esatto e un dominio
tecnico della tastiera che non è mai virtuosismo fine a se stesso, ma
esplorazione attenta delle potenzialità timbrico-espressive della
partitura, calibratissima in particolare nel primo tempo, ove la
sapienza del fraseggio della giovane pianista ha inciso con efficacia il
maestoso tema iniziale, per poi librarsi con suadente abbandono nel
lirico volo del secondo tema .Splendido il Presto finale, per
scelta dei tempi e limpidezza nella tornitura del suono.
Un’interpretazione da applausi, che la sala non ha lesinato e ha
ribadito dopo il bel bis, un travolgente Studio per le cinque dita
di Debussy. Senza infamia e senza lode la direzione di Olivieri
Munroe: l’Orchestra belgradese è ottima formazione, con una buona
sezione fiati e archi smaglianti nelle zone ‘scure’ del reparto
(violoncelli e bassi), forse poco brillante nei primi violini, ma è
stata diretta, specie nell’Olandese volante, con tempi un po’ fiacchi.
Tra le composizioni in programma ci ha convinto più di tutte Les
Preludes, in cui direttore e orchestra hanno trovato il giusto stacco
dei tempi e la necessaria ‘energia’ di suono. Saremo forse troppo
‘seriosi’ ma non abbiamo gradito il bis dell’orchestra, il tango
Jalousie, suonato con Olivieri Munroe che mimava sul podio i
movimenti di un ballerino: roba, francamente, da teatrino di provincia…
E’ così che viene considerato il Coccia di Novara negli ambienti
musicali? Temiamo di sì…
16 dicembre
Bruno Busca
Un duo di grande qualità per la Società
dei Concerti
Non capita spesso di ascoltare la celebre Sonata "A
Kreutzer" op.47 di L.v.Beethoven interpretata con evidente intensità
espressiva e chiarezza espositiva. Il duo violino-pianoforte di Pavel
Berman e Vardan Mamikonian ha
stupito
il numeroso pubblico intervenuto in Sala Verdi impaginando un programma
di brani di S.Prokof'ev e di Beethoven. Del grande russo abbiamo
ascoltato i rari brani 5 Melodie op.35 bis e Sonata n.1 op.80.
Quindi dopo l'intervallo la Kreutzer. Tecnicamente impeccabili i
due strumentisti hanno il raro pregio di una complementarietà
interpretativa di alto livello. Il timbro delicato
sostenuto
con un eccellente vibrato del violinista è stato sottolineato dal tocco
preciso, asciutto e luminoso dell'ottimo pianista. Il quarantenne
Berman, figlio del leggendario Lazar, ha iniziato la sua carriera
violinistica arrivando secondo al "Paganini" di Genova all'età di
diciassette anni e da oltre venti è da annoverarsi tra i migliori
violinisti della sua generazione. L'armeno Marmiconian è una preziosa
scoperta non essendo assolutamente noto qui in Italia. Prokof'ev è stato
eseguito con espressività e grande equilibrio dialettico. La Kreutzer,
specie nell'incantevole Andante con variazioni, dove
risulta evidenziata la parte pianistica, e nel Finale è stata
sostenuta sottolineando con perizia musicale ogni dettaglio compositivo.
Splendidi i due bis proposti al termine: l'arcinota Liebesleid di
Fritz Kreisler e un raro ma profondo brano dello svizzero Ernst Block
hanno concluso una serata che bisogna ricordare per molto tempo.
15 dicembre Cesare Guzzardella
Il
Don Giovanni
mozartiano alla Scala
Il meritato successo che il Don Giovanni
mozartiano sta ottenendo in questi giorni al Teatro alla Scala è dovuto
principalmente alla valida direzione orchestrale di Daniel Barenboim e
all'ottimo cast vocale che affronta la maggior
parte
delle repliche in programma. La non sempre raffinata messinscena di
Robert Carsen - la regia trova invece un'ottima fattura aspressa
dalle valide capacità attoriali di molti protagonisti presenti in scena-
per quel che concerne le scelte scenografiche di Michael Levine a volte
scialbe, eccessivamente minimali e disordinate, non impoverisce la
complessiva resa artistica di un lavoro comunque di ottimo livello.
Valida la scelta del grande specchio in movimento che rende scena tutto
il teatro, meno l'eccessiva ripetizione degli elementi grafici - quinte
e sipari- che ricalcano il teatro. Il cast vocale ha trovato nella
elegante e chiarissima voce di Peter Mattei,
Don
Giovanni (foto Archivio Scala) e in quella penetrante di Anna
Netrebko, Donna Anna, i migliori interpreti. Valide anche le
altre voci con Barbara Frittoli, una sensuale Donna Elvira, non
sempre limpida nella timbrica, Giuseppe Filianoti un Don Ottavio
timbricamente omogeneo con dei picchi espressivi nelle più note arie.
Bravissimi l'incisivo Kwangchul Youn, il Commendatore e Bryan
Terfel, Leporello. Bravi Anna Prohaska e Stefan Koćan
rispettivamente Zerlina e Masetto. Bravissimo Barenboim
nel sottolineare la vocalità dei cantanti con una direzione garbata ma
nello stesso tempo varia e incisiva. Splendida nei momenti timbricamente
drammatici. Nella terza rappresentazione di ieri lunghissimi applausi al
termine in una sala al completo. Prossime repliche per 16-20-23-28
dicembre e 4-8-12 e 14 gennaio. Da non perdere.
14 dicembre Cesare
Guzzardella
Il Quartetto di Tokio
alle Serate Musicali
Ritorna spesso il Quartetto di Tokio alle
Serate Musicali milanesi. Tra le maggiori formazioni cameristiche
mondiali, il celebre Quartetto ha ieri impaginato un programma classico
con brani di Haydn
e
Mozart. Del primo i Quartetti op. 76 n. 2 e 3 e del secondo il
Quartetto in fa maggiore K590. Si rimane stupiti ascoltando la
perfezione formale ed espressiva dalla formazione d'archi. Il
timbro misurato ed omogeneo dei quattro strumenti ad arco, tali da
immaginare un unico strumento, è anche di una qualità tale da rendere
queste interpretazioni di raro ascolto in codesta fattura. Ricordiamo i
nomi dei quattro interpreti: Martin Beaver al violino, Kikuei Ikeda al
secondo violino, Kazuhide Isomura alla viola e Clive Greensmith al
violoncello. Grande successo in una Sala Verdi purtroppo non al
completo.
13 dicembre
Cesare Guzzardella
Prossimamente
l'Orchestra Filarmonica di Belgrado
per i Concerti della Società del Quartetto
di Vercelli
Una delle più importanti orchestre europee, in
grande formazione, e un programma che ben si abbina all’atmosfera delle
feste natalizie per l’assoluta
bellezza
e popolarità delle musiche, caratterizzano il concerto con l’Orchestra
Filarmonica di Belgrado, il prossimo 18 dicembre al Teatro Civico. Al
centro del programma la Rapsodia in Blue di George Gershwin eseguita da
Illya Zuyko, giovanissimo secondo premio al Concorso Internazionale di
pianoforte Gian Battista Viotti 2011. In omaggio a Franz Liszt due
Rapsodie ungheresi trascritte per orchestra, la N. 2, in assoluto una
delle musiche più amate di Liszt, e la N. 6 “Carnevale di Pest”. Ad
aprire il concerto l’Ouverture da L’Olandese volante di Wagner cui
seguirà la Danse Macabre di Saint-SaÎns. Chiude la serata il celeberrimo
Bolero di Ravel, una sorta di manifesto straordinario della musica del
‘900. Il concerto di Natale 2011, realizzato con il contributo della
Fondazione Banca Popolare di Novara per il Territorio, presenta a
Vercelli per la prima volta l’Orchestra Filarmonica di Belgrado diretta
da Mladen Tarbuk. La storica compagine sinfonica, fondata nel 1923, Ë
stata diretta da grandi Maestri quali Karl Bˆhm, Lorin Maazel e Zubin
Mehta. Nel 2010 ha suonato al prestigioso Ravello Festival.
I biglietti sono già disponibili in prevendita presso la Societ‡ del
Quartetto (biglietti €18, €15, €13, €10). Per prenotazioni
telefoniche: 0161 255575.
11 dicembre
dalla redazione
Julia Fischer in duo alle
Serate Musicali
Un programma variegato
quello ascoltato ieri in Conservatorio per le Serate Musicali. La
nota violinista tedesca, di Monaco, Julia Fischer insieme alla pianista
ucraina Milana Chernyavska hanno impaginato un programma interessante
alternando brani di Mozart, Schubert, Debussy e Saint-Saëns.
L'ottimo equilibrio formale e l'elegante timbro del violino
della F Ischer
sono emersi nella Sonata in si bem. Magg.
KV454 di Mozart, eseguita in
modo impeccabile e sinergicamente dalle strumentiste. Non capita spesso
di ascoltare Schubert nel Rondeau brillante in si min. D 895. E'
un brano diverso dallo Schubert solito più tenue e delicato al quale
siamo abituati, dove l'influenza di certo virtuosismo alla Paganini e di
certi richiami al folclore dell'est europeo vengono messi in luce.
Valida l'interpretazione del duo. Ci è piaciuta meno ma non poco, la
rara Sonata n.3 in sol minore di Debussy, lavoro del 1916-17
particolarmente "moderno" per le sonorità espresse e invece
abbiamo molto apprezzato
l'esecuzione della Sonata n.1 in re min. Op.75 di Camille
Saint-Saëns, brano del 1885 dove l'equilibrio tra i due strumenti e le
costruzioni armoniche sono di altissimo livello compositivo. Ottima
l'interpretazione complessivafornita dal duo con
un punto in più per la violinista e un giudizio positivo per la pianista
di indubbia elevata preparazione tecnico-virtuosistica. Grande successo
in una sala non completa. Un bis con Melodie di Cajkovskij.
2 dicembre
Cesare Guzzardella
L’Orchestra
Filarmonica di Torino al Coccia di Novara
Confessiamo subito che ci
ha un po’ deluso l’Orchestra Filarmonica di Torino ascoltata ieri sera
30 novembre, al Coccia di Novara, per l’Autunno musicale G. Cantelli,
sotto la guida di Christian
Benda, cinquantenne direttore nato in Brasile, ma discendente di quel
Jiri A. Benda, padre, nel XVIII sec., della prestigiosa tradizione
sinfonica e operistica ceca. Il programma prevedeva tre pezzi: l’Ouverture
dal Don Giovanni di Mozart, il Concerto n. 2 per
pianoforte e orchestra in La magg. di F. Liszt con Paolo Restani
alla tastiera e, dopo l’intervallo, la Sinfonia n. 1 in Do magg.
di Beethoven. L’impressione generale, che ci è sembrata largamente
condivisa dal numeroso pubblico presente, è stata quella di una
direzione diligente, da parte di Benda, ma piuttosto anonima, senza
personalità e senza energia: gli archi ci sono apparsi di suono fragile,
senza nerbo, e per quanto riguarda la sezione fiati, ci ha lasciato
perplessi la curiosa disposizione degli ottoni, con il corno a destra
dei legni e i tromboni sul lato opposto, il che ha prodotto una non
felice dispersione dell’energia di suono del registro grave dei fiati.
Ne è uscita un’Ouverture mozartiana francamente scialba, con il magico
re minore dell’Andante, che di solito ti gela il sangue, condotto
senza sussulti e senza emozioni. Un po’ meglio la sinfonia
beethoveniana, la cui lettura, da parte di Benda, ci è parsa cercare un
equilibrio fra grazia viennese (specie nei primi due tempi) e plastico
vigore dei temi e del ritmo, preludio al futuro “secondo stile” del
genio di Bonn: anche in questa esecuzione è però mancata
un’interpretazione capace di dare risalto con la dovuta energia ai nuovi
procedimenti strutturali di questa partitura, specie nel formidabile
terzo tempo, quelli che trasformano il tradizionale Minuetto
in uno Scherzo di concezione inedita. Due parole, infine sul
concerto lisztiano. Valida come sempre l’esecuzione di uno dei più
affidabili interpreti di Liszt oggi in Italia, P. Restani, dal suono
nitido e cristallino, al servizio di un fraseggio tecnicamente
ineccepibile e capace di delicate sfumature, come di impeti di intensa
energia, ma non sempre sostenuto adeguatamente da un’orchestra talora un
po’ in affanno. Due bis, uno pianistico (uno studio di Rachmaninov) e
uno orchestrale (le musiche per balletto Le creature di Prometeo
di Beethoven), hanno chiuso la serata di musica novarese.
1 dicembre
Bruno Busca
NOVEMBRE
Andràs Schiff per la
Società del Quartetto
Andràs Schiff, pianista
ungherese nato nel 1953, è una figura d'interprete particolarmente
legata a Milano, città dove regolarmente, da molti anni, tiene concerti
di rilevante riuscita estetica. Ieri in Conservatorio in una Sala Verdi
gremita, ha proposto un percorso musicale stimolante e vario. Il tema
delle "Variazioni" è stato sviluppato attraverso grandi protagonisti del
Settecento e
dell'Ottocento
quali, in ordine di esecuzione, Mozart, Mendelssohn, Haydn, Schumann e
Beethoven. Brani diversificati, alcuni di semplice costruzione melodica
e armonica quale le 12 Variazioni su un Tema in si bem. maggiore
KV500 di Mozart o il più intenso Andante con variazioni in fa
maggiore Hob. XVII.6 di Haydn, altri più impegnativi quali le
Variations Sérieuses op.54 di Mendelssohn o il raro Tema con
Variazioni "Geistervariationen" di Schumann, per terminare, dopo
l'intervallo, con le corpose, più complesse e maggiormente rilevanti, da
un punto di vista compositivo, Variazioni su un valzer di Diabelli
di L.v.Beethoven. E' indubbiamente un eccellente pianista Schiff. Ieri
sera ha mostrato ancora una volta le sue doti di grande cesellatore e
minuzioso costruttore di forma musicale. Il suo Mozart o Haydn, di
grande perfezione ed equilibrio è in linea con le sue modalità
stilistiche. Ci è piaciuto molto anche Mendelssohnn, meno l'asciutto e
visionario Schumann. Ma forse il lavoro migliore ascoltato è stato
quello più importante delle Variazioni Diabelli beethoveniane. La
coerenza costruttiva operata da Schiff con i poderosi contrasti dei
tempi nella durata complessiva di 53 minuti del brano, seppure molto
differenti dalle celebri interpretazioni di un Brendel, un Pollini, un
Richter o un Giles, ci hanno rivelato una interessantissima esecuzione
che ricorderemo per molto tempo. Due i bis concessi: il tema delle
Goldberg di Bach e uno splendido Brahms. Grande successo di pubblico.
Ricordiamo il prossimo concerto per il Quartetto del 13 dicembre con il
Duo Kavakos-Pace che eseguiranno alcune Sonate per violino e pianoforte
di Beethoven.
30 novembre
Cesare Guzzardella
Oleg Caetani
all’Auditorium dirige la Sinfonica Verdi
Torna tutti gli anni
all’Auditorium Oleg Caetani per dirigere l’Orchestra Sinfonica Verdi.In
passato abbiamo ascoltato eccellenti interpretazioni delle grandiose
sinfonie di Sostakovic. I compositori russi
sono
quelli che maggiormente impegnano questo ottimo direttore d’orchestra
allievo in passato di Franco Ferrara e ispirato, nella sua concezione
musicale, da Nadia Boulanger. Ieri pomeriggio l’ultima replica
domenicale prevedeva due importanti lavori sinfonici: la Sesta
Sinfonia “Pastorale” op.68 di L.v.Beethoven e il corposo lavoro
sinfonico Manfred op.58 di P.I.Čajkovskij.
Due composizioni musicalmente molto diverse ma legate da un filo
conduttore simile: la natura per la sinfonia beethoveniana e il
dramma di un uomo, Manfred, nella Sinfonia in quattro quadri del
russo. Il contrasto musicale tra i due lavori è stato intenso: la
leggerezza di gran parte del lavoro di Beethoven, la più orecchiabile
delle suo sinfonie, reso molto bene dall’Orchestra Verdi attraverso
timbriche ricche di luminosità, e la forza contrastante dei lunghi
movimenti del lavoro del russo, eseguiti con efficace tensione timbrica
da un’orchestra che risulta molto preparata ai rapidi cambiamenti di
registro musicale. Decisamente valida ed espressiva la direzione di
Caetani in questo lavoro dove l’esercizio virtuosistico, in tutte le
differenti componenti timbriche, restituisce un effetto poetico-sonoro
di grande tensione emotiva. Al termine lunghissimi applausi del
pubblico. Prossimo appuntamento sinfonico per giovedì 1 dicembre, con
repliche il 2 e 4 dicembre, con musiche di Stravinskij e
Čajkovskij diretta da Zhang Xiang.
28 novembre Cesare
Guzzardella
La XIV Stagione del
Viotti Festival a Vercelli
Il concerto ascoltato ieri
sera, 26 novembre, presso il Teatro Civico di Vercelli, nell’ambito
della XIV Stagione del Viotti Festival, proponeva un impaginato
giustamente definito “eterogeneo” nelle note del programma di sala:
eterogeneo sia per stile e linguaggio musicale, sia per qualità e
profondità estetica dei brani eseguiti. Al vertice una delle opere più
affascinanti del Novecento russo-sovietico: la
Kammersinfonie
op.110 A di D. Schostakovic, trascrizione per orchestra, ad opera di R.
Barschaj (ma approvata dall’autore) dello stupendo Quartetto n. 8 in do
min. op.110 del 1960: finalmente un po’ di Novecento vero anche nel
Piemonte orientale! Intorno a questo abbagliante sole musicale ruotavano
pianeti e pianetini di composizioni anche molto note, ma scelte con
l’evidente intento di compiacere il gusto di un pubblico appassionato e
generoso, che nell’ascolto musicale cerca soprattutto (o soltanto?)
un’esperienza acusticamente gradevole e/o tecnicamente avvincente. Si
cominciava con il Divertimento n. 1 per archi op.20 di Leo Weiner,
presentato con un po’ di esagerazione nel programma come “il maggiore
compositore ungherese del XX sec. dopo Bartok e Kodàly” (e dove li
mettiamo un Ligeti o un Kurtag, nati solo per caso cittadini romeni, ma
magiari a tutti gli effetti per origine e formazione?): si tratta di un
brano ispirato al folklore ungherese, richiamato come puro repertorio di
temi elaborati secondo una tecnica espressiva ancora rigorosamente
tonale, lontana anni luce dalla ricerca bartokiana verso soluzioni
linguistiche rivoluzionarie. Il resto dell’impaginato proponeva due
brani di Liszt, l’Angelus S 378, e la Rapsodia ungherese S 244/2 ,
entrambi trascrizione per orchestra da originari pezzi pianistici, due
di Ciajkovskij, la Melodie da Souvenir d’un lieu cher per violino e
orchestra op. 42 n.3 e il Valse-Scherzo per violino e orchestra op.34 e
un famoso brano di Saint Saens, l’ Introduction et Rondo capriccioso per
violino e orchestra op. 28. Il tutto era affidato all’esecuzione di un
complesso austriaco fondato circa vent’anni fa, l’orchestra d’archi da
camera Arpeggione Kammerorchester, sotto la direzione del macedone R.
Bokor, noto al pubblico degli intenditori anche come apprezzato
violinista. Nella parte del violino solista si presentava per la prima
volta al pubblico vercellese la ventottenne violinista di origine russa
Maria Azova, che ci è piaciuta molto per la sua cavata intensa e ben
intonata, dal suono morbido e vibrato, sostenuto da una tecnica sicura:
veramente bella, sottoil suo archetto, la Melodie ciajkovskijana, in cui
l’interpretazione della Azova ha saputo sintetizzare al meglio la
limpida melodiosità alla Mendelssohn e l’effuso lirismo proprio del
grande russo, che sono i due elementi compositivi di base del brano. Ma
validissima anche l’esecuzione del pezzo di Saint Saens, in cui la Azova
ha superato con disinvolta agilità le impervie difficoltà tecniche della
partitura. Ottima è anche l’impressione lasciataci dall’Arpeggione e
dalla direzione di Bokor, che non usa la bacchetta, ma guida gli
orchestrali con gestualità ampia ed eloquente, ottenendone un suono
molto bello, pieno, ricco di tutte le sfumature degli archi, dalla
coloritura timbrica così viva da non far rimpiangere l’assenza dei
fiati. Bellissima in particolare l’interpretazione del pezzo che da solo
valeva la serata, la sinfonia di Sciostakovic-Barschaj, di cui
l’Arpeggione e Bokor hanno restituito al meglio il clima
espressionistico di cupa angoscia che la pervade: ricorderemo a lungo
con qualche brivido il sinistro valzer del terzo tempo (Allegretto), con
la sua danza macabra allucinata sulle note che compongono il
crittogramma del nome del compositore.A lla fine dopo il bis reclamato a
gran voce dal pubblico, un Valzer di Ciajkovskji, grandi e prolungati
applausi per tutti i protagonisti di questa bella serata di musica
vercellese.
27 novembre
Bruno Busca
Simone Pedroni a Novara
Un numeroso pubblico ha
gremito ieri sera, 25 novembre, l’auditorium del conservatorio G.
Cantelli di Novara, per ascoltare il pianista Simone Pedroni, tornato
nella sua città di origine, su invito del locale Kiwanis club Monterosa,
per un concerto il cui incasso sarà devoluto ad attività di beneficienza
a
favore dell’infanzia bisognosa. Pedroni, attualmente pianista “in
residence” presso l’orchestra “Verdi” di Milano, ha presentato un
programma che proponeva (senza intervallo) due pezzi di Chopin, il
Notturno op. 48 n.2 e la splendida Barcarola op.60, un’ampia
antologia dal primo libro dei Preludi di Debussy e infine quattro
pezzi da musiche da film di Nino Rota, cui il giovane solista novarese
ha dedicato assidui studi, stimandolo, come ha dichiarato lui stesso in
un appassionato discorso di presentazione al pubblico, una delle
personalità più interessanti del ‘900 musicale italiano. Ovviamente il
clou dell’impaginato era rappresentato dalle composizioni di
Debussy, interpretate benissimo da Pedroni, che nella fedeltà assoluta
alla partitura, ha saputo scavare, con un tocco sempre finissimo e ricco
di sfumature, nelle idee melodiche contenute nelle indefinite armonie e
nell’affascinante tessuto timbrico della scrittura debussyana.
Un’esecuzione, quella di Pedroni, che non concede nulla all’”effetto” ,
ma esplora con intelligenza e profondità le più intime nervature del
testo musicale, rendendone al meglio l’incanto poetico: splendida, per
raffinatezza timbrica e colore, la Cattedrale sommersa
nell’interpretazione di Pedroni. Valido per scelte agogiche e
interiorità del suono anche il suo Chopin, mentre non siamo riusciti a
cogliere particolari motivi di interesse musicologico nei brani di Rota,
al di là della loro indubbia piacevolezza melodica, in particolare Il
padrino e Amarcord. Applausi a scena aperta, dopo i due bis,
da Chopin e Liszt.
27 novembre
Bruno Busca
Prossimamente a Vercelli
le Sonate di Beethoven con il pianista Fabio Grasso
Venerdì 2 dicembre, al
Museo Borgogna, ore 21, per la Stagione di concerti della Società del
Quartetto, è in programma il concerto del pianista Fabio Grasso.
L'artista vercellese giunge al termine
di
un lungo percorso iniziato nel 2007 e che lo ha visto attraversare con
straordinaria maestria tutto l’arco delle 32 Sonate beethoveniane.
Questa particolare, ultima serata propone le Variazioni Diabelli (op.
120) e un capolavoro assoluto come la Sonata op. 106 “Hammer-klavier”.
Se l'op. 120 segna la nascita della tecnica di variazione moderna,
riferimento obbligato per Schumann, Brahms e successivi continuatori e
innovatori della tradizione fino al 900, la Sonata op. 106 è la più
ampia e complessa di tutte le Sonate di Beethoven, nata negli anni
1817-18 e pubblicata nel settembre del 1819. La genesi dell'op. 106
s'intreccia con i primi due movimenti della Nona Sinfonia, con parte
della Messa solenne e con il progetto di una Cantata in onore
dell'Arciduca Rodolfo d'Asburgo (cui la Sonata è dedicata): la Grande
Sonata in si bemolle è il corrispettivo pianistico di queste monumentali
concezioni sinfonico-corali.
27 novembre la redazione
Al via la XIVesima edizione del Viotti
Festival
Sabato 26 novembre alle 21:00 il Teatro Civico di
Vercelli aprirà ufficialmente la XIVesima edizione del Viotti Festival
con gli Arpeggione kammerorchester diretta dal maestro Robert Bokor. Una
novità per il pubblico vercellese che avrà modo di apprezzare per la
prima volta l’eccellente ensemble austriaca dalla storia ventennale.
L’orchestra ha tra i suoi obiettivi quello di proporre un programma
musicale ad altissimo livello, passando con disinvoltura dal repertorio
classico al contemporaneo con la stessa accuratezza ed attenzione al
dettaglio. Un gruppo di professori provenienti da tutto il mondo che
suonano sotto la direzione artistica del violista Irakli Gogibedaschwili
e
che con lui celebrano 20 anni di grandi successi internazionali. Dalla
sua fondazione questa orchestra ha tenuto più di 600 concerti in tutti
il mondo: Europa, Stati Uniti, America Centrale, Sud America, Brasile,
Russia e Israele. Sul podio del Civico Rober Bokor guiderà gli
Arpeggione e Maria Azova, violino solista della serata, in un
programma che non potrà lasciare indifferenti gli amanti della musica
classica. Il primo tempo vedrà protagonisti due autori del novecento,
Leo Weiner e Dmitrij Shostakovic, mentre in secondo tempo sarà
incentrato su un repertorio più classico e di facile ascolto con opere
di Franz Liszt, Camille Saint-Saens e Pyotr Ilyich Tchaikovsky.
I biglietti per sabato 26 novembre 2011 si potranno acquistare
direttamente al box office del Teatro Civico di Vercelli venerdì 25
novembre dalle 17:00 fino alle 20:00, oppure sabato 26 novembre, un’ora
prima del concerto. I prezzi partono da 10,00 euro fino a 22,00 euro. I
possessori della Pyou Card, i CRAL e gli Over 65 hanno diritto al
biglietto ridotto. Per maggiori info contattare l’Associazione Camerata
Ducale allo 011 755791 o inviando una mail a info@viottifestival.it
Il prossimo appuntamento in cartellone al Civico di Vercelli è per
giovedì 1 dicembre 2011 alle ore 21:00 con il recital pianistico del
virtuoso francese François-Joel Thiollier. Il concerto fuori abbonamento
è organizzato dall’Associazione Camerata Ducale e dal Rotary Club di
Vercelli con il sostegno del Comune di Vercelli, l’Istituzione Vercelli
e i suoi Eventi in collaborazione con l’Associazione benefica Donne di
Porta Torino. I proventi del concerto saranno devoluti in beneficenza
alle famiglie vercellesi meno fortunate con l’augurio di un Natale più
sereno. I biglietti potranno essere acquistati al box office del Teatro
Civico nelle seguenti date: 21/22/23/24/25 e 30 novembre 2011 dalle
17:00 alle 20:00 e giovedì 1 dicembre un’ora prima dallo spettacolo.
Gli abbonati al Viotti Festival hanno diritto all’ingresso ridotto.
25 novembre la redazione
Dudamel e la Sinfonica Simón Bolívar per il
Progetto Arca onlus
Ieri sera al Teatro alla Scala abbiamo assistito ad uno
spettacolo musicale di raffinato interesse a favore della Fondazione
Progetto Arca onlus, un'associazione benefica nata nel 1994
per
offrire una risposta concreta a chi vive un grave stato di indigenza ed
emarginazione. La scelta artistica non poteva essere meglio in quanto a
sostenere il Progetto Arca abbiamo trovato la Sinfónica Simón Bolívar
de Venezuela e il suo direttore Gustavo Dudamel.
L'orchestra
è nata infatti in Venezuela per opera del musicista ed ex ministro della
cultura José Antonio Abreu come punta di diamante di una capillare
organizzazione musicale che dal 1975 interessa centinaia di migliaia di
bambini e ragazzi, la maggior parte dei quali vive sotto la soglia di
poverta. Il programma ascoltato ieri prevedeva la Sinfonia n.3
"Eroica" di L.v.Beethoven, la Suite n.2 "Daphnis et Chloé" di
M. Ravel e la suite dal balletto "L'Oiseau de Feu" di
I.Stravinskij, lavori di grande impatto coloristico e timbrico. È
sorprendente vedere e sentire giovani orchestrali, tutti al di sotto dei
trent'anni, interpretare fondamentali partiture di grandi musicisti ad
un livello molto alto. La direzione di Dudamel e l'esecuzione
dell'orchestra ci hanno stupito soprattutto nei brani di Ravel e
Stravinskij per la qualità timbrica e lo spessore dinamico del suono,
preciso e chiaro in ogni dettaglio. Di elevato livello ogni sezione
dell'orchestra con una ancor più esemplare sezione di fiati. Il successo
di pubblico e l'ovazione resa al termine del programma ufficiale ha
portato ad un primo bis con un'energica Ouverture da La forza
del destino di Verdi e dopo un improvviso spegnimento di luci e gli
orchestrali e il direttore improvvisamente colorati con una blusa
venezuelana ancora due bis sud-americani all'insegna del ritmo e del
divertimento musicale. Strepitoso successo. Chi volesse aitare la
Fondazione Progetto Arca onlus puo' sostenerla attraverso il
c/c postale 35682202 o telefonando allo 02-67076867 di via Lazzaretto 19
Milano. Sito web:
www.progettoarca.org
22 novembre Cesare
Guzzardella
Michele Campanella alla Scala
E' considerato uno dei massimi interpreti della musica di
Liszt. Michele Campanella è venuto di recente più volte a Milano per
farci ascoltare le preziose sonorità del musicista ungherese. Classe
1947 e allievo del napoletano Vicenzo
Vitale,
ha nella sua carriera interpretato tutto Liszt, i classici e anche
alcuni autori a lui più congeniali quali Busoni e Mussorskij, sempre in
esecuzioni molto ricercate e molto studiate. Il suo interesse per il
timbro è dimostrato anche dal bisogno di portarsi in giro il suo amato
Gran Coda Yamaha, realizzato appositamente per ottenere
particolari sonorità specie nei toni medio- bassi. Ieri sera, alla Scala
davanti ad un numeroso pubblico, ha sostituito all'ultimo momento Yuja
Wang, giovane ed affermata pianista cinese proponendo la terza raccolta
da Année de pèlerinage, di rara esecuzione, e la più nota
Sonata in si minore. Sette sono i brani che formano l'ultima serie
di Année e sono rappresentativi di un Liszt diverso da quello più
estroverso e virtuosistico che il grande pubblico conosce. I colori cupi
e ricchi di contrasti, le sonorità aspre nei toni bassi, il linguaggio
crudo e spesso espressionista, sono presenti in almeno cinque dei brani
della raccolta. L'avvincente interpretazione di Campanella ha convinto
il pubblico presente nella Sala del Piermarini anche nella conosciuta
Sonata in si minore, eseguita con grande equilibrio formale. Due i bis
concessi dal pianista: un impeccabile Momento musicale di
Schubert e ancora Liszt con la Rapsodia ungherese n.15.
21 novembre Cesare Guzzardella
La Verdi e Roberto Cominati all' Auditorium
Molto bello il concerto ascoltato ieri nella replica
domenicale dell'Auditorium. La Sinfonica Verdi diretta da Zhang Xian
interpretava
prima Beethoven con il Concerto per pianoforte n.2 Op. 19 e
quindi Cajkovskij con la Sinfonia n.6 Op. 74 "Patetica". Il primo
brano in programma ha visto un ottimo solista al pianoforte quale
Roberto Cominati. L'ottima direzione della Xian del concerto ha trovato
un valore aggiunto nella delicata ed equilibrata interpretazione di
Cominati. Una esecuzione all'insegna del classicismo con ottime
timbriche nella lunga cadenza dell'Allegro con brio iniziale.
Valido anche il Debussy proposto da Cominati come bis. Ottima anche
l'interpretazione della celebre Sinfonia "Patetica". Sala stracolma di
pubblico e interminabili applausi al termine. Prossimo concerto il
24-25-27 novembre con il direttore Oleg Caetani e ancora Beethoven
(Sinfonia Pastorale) e Cajkovskij (Manfred).
21 novembre C.G.
Barenboim dirige la Filarmonica scaligera
Per uno sciopero indetto dalle RSA CGIL, CISL, UIL e
FIALS del Coro del Teatro alla Scala, il primo dei tre concerti diretti
da Daniel Barenboim per la Stagione Sinfonica, mercoledì 16 novembre,
non ha avuto luogo. La prima si è invece
avuta
ieri sera e l'Orchestra Filarmonica scaligera e il suo direttore Daniel
Barenboim si sono cimentati nella Serenata in do min. K 388 di
Mozart e in due lavori di Giuseppe Verdi: il Quartetto d'archi in mi
minore, nella versione per grande orchestra d'archi, e i Quattro
pezzi sacri. Il divertimento mozartiano è un brano per ottetto di
fiati che prevede l'uso raddoppiato dell'oboe, del fagotto, del corno e
del clarinetto. Valida l'interpretazione ascoltata dei solisti
scaligeri. Il Quartetto di Verdi, nella bellissima trascrizione per
grande orchestra d'archi ha trovato un'ottima direzione in Barenboim. Il
direttore è riuscito a rendere con efficacia ogni timbrica mediante
equilibrate ed espressive dinamiche sonore. Brani di grande effetto
coloristico, i Quattro pezzi sacri, con la parte corale preparata dal
bravissimo Bruno Casoni, sono stati interpretati con energica direzione
orchestrale ed avvincente equilibrio nei settori vocali. Nelle note
finali anche il soprano Adriana Damato ha dato un valido contributo
all'ottima interpretazione. Particolarmente espressiva la resa
coloristica. Domani sera, sabato 19 novembre si terrà la replica alle
ore 20.00. Da non perdere.
18 novembre Cesare Guzzardella
Prossimammente il Quartetto Lyskamm a Vercelli
Domenica 27 novembre al Museo Borgogna (ore 21), per la stagione
concertistica della Societ‡ del Quartetto e nell’ambito della rassegna
“l’Arte si fa sentire” è in programma il concerto del Quartetto Lyskamm.
Il quartetto d’archi italo tedesco che, la sera successiva debutterà al
Lingotto-musica di Torino, propone in programma il Quartetto in Sol
maggiore D887 di Franz Schubert. Il Quartetto Lyskamm è stato fondato
durante l'estate del 2008 sotto la guida di
Roberto
Tarenzi. E’ composto da due musicisti italiani, una italotedesca e una
tedesca, di età compresa tra i 23 ed i 29 anni. Nel 2009 è entrato a far
parte della classe dell'Artemis Quartett presso l'Università delle Arti
di Berlino, città dove attualmente risiede. Su invito del Premio Paolo
Borciani, il quartetto ha preso parte alla masterclass dello stesso
Artemis Quartett al Festival Internazionale del Quartetto di Reggio
Emilia. Dal 2010, il quartetto segue le masterclass organizzate dalla
European Chamber Music Academy (Ecma) presso la scuola di musica di
Fiesole (Accademia Europea del Quartetto) e l’Università delle Arti di
Vienna; in queste occasioni, ha incontrato docenti quali Johannes
Meissl, Hatto Beyerle, Claus Christian Schuster, Christophe
Giovaninetti, Christoph Richter, Antonello Farulli e Andrea Nannoni. Ha
partecipato inoltre alla masterclass del Quartetto Fine Arts presso la
Fondazione Stradivari di Cremona (2008). Il Quartetto ha ricevuto il
primo premio al concorso internazionale di musica da camera Guido Papini
- Città di Camaiore (2009) e al concorso internazionale di musica da
camera Luigi Nono di Venaria Reale (2008). Ha inoltre ottenuto il terzo
premio ed il premio per la migliore esecuzione del Quartetto op. 41 n. 2
di Schumann al concorso internazionale di musica da camera Città di
Pinerolo (2009), e il premio per la migliore esecuzione di un brano del
novecento al concorso internazionale di musica da camera Carlo Mosso di
Alessandria (2008). Nel 2010 è stato finalista al premio internazionale
di musica da camera Vittorio Gui. Il quartetto ha collaborato con la
violista Simone Jandl nell’esecuzione di quintetti di Beethoven e
Brahms.Lo scorso anno ha tenuto concerti per la Societ‡ Filarmonica di
Trento, gli Amici della Musica di Padova, gli Amici del Quartetto di
Reggio Emilia e l'Associazione Amici di Campolofeno all'Isola d'Elba;
inoltre, ha inaugurato la rassegna Brera Musica a cura della Società del
Quartetto di Milano e tenuto un ciclo di concerti presso la Società del
Quartetto di Vercelli. Tra gli impegni più recenti, i concerti presso il
chiostro della Basilica di Santa Croce a Firenze, Villa Ciani a Lugano,
il Festival Ad Occhi Chiusi di Pitigliano e Villa Cagnola a Gazzada
Schianno. I biglietti sono già disponibili in prevendita presso la
Società del Quartetto. Prezzi da 11 a 5 euro. Per informazioni e
prenotazioni: tel. 0161 255575.
18 novembre la redazione
Una serata speciale per le
Serate Musicali
Due i pianisti ospitati ieri sera da Serate Musicali:
il polacco Marcin Koziak e l'italiana Leonora Armellini. Entrambi
giovani e con una predilezione per la musica di Chopin. Il concerto è
stato organizzato anche in occasione della Festa
Nazionale
dell'Indipendenza della Repubblica di Polonia in
collaborazione con il Consolato Generale di Polonia. I due bravissimi
concertisti hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti al “Concorso
Internazionale F.Chopin "di Varsavia del 2010: Koziak è arrivato in
semifinale e la Armellini ha ottenuto il premio speciale "Janina
Nawrocka" per la “musicalità e bellezza di suono”. Ottime le
interpretazioni dei brani ascoltati ieri sera. Il ventiduenne
Koziak ha rilevato un'alta perfezione tecnica ma soprattutto una
timbrica molto polacca nell'eseguire cinque tra i più noti brani di
Chopin. Tra quelli meglio interpretati segnaliamo gli Scherzi op.54
e op. 31 e il Notturno op.15 n.2. La diciannovenne
Armellini ha mostrato una sicurezza interpretativa fuori dal comune con
una splendida cantabilità specie nelle 4 Mazurche Op.33 e
nell'incisiva Sonata in si min. Op.58. Grandissimo il successo di
pubblico e un ottimo bis per l'Armellini con uno Studio del
grande polacco.
15 novembre 2011
Cesare Guzzardella
Madama Butterfly al
Teatro Coccia di Novara
All’insegna di Puccini l’inaugurazione della stagione
lirica del Teatro Coccia di Novara, cui abbiamo assistito oggi, domenica
13 novembre ( ma la prima assoluta ha avuto luogo venerdì 11): la
Madama Butterfly, coproduzione
delle Fondazioni Coccia e Donizetti di Bergamo. Sul podio il
giovane Maestro giapponese Hirofumi Yoshida, già presente in Italia
nelle ultime stagioni (a Napoli e a Palermo) , alla guida dell’Orchestra
Filarmonica Italiana, accompagnata dal
Coro
Donizetti di Bergamo e dal Balletto di Milano. Diremo subito che questa
Butterfly novarese ci è parsa dignitosa, sia sotto il profilo musicale,
sia sotto quello scenografico e registico, affidato
a Massimo Pezzutti. Yoshida ha diretto bene,
con una efficace concertazione e
valorizzando con l’opportuno impasto timbrico il suggestivo
tessuto armonico e melodico della partitura del grande Lucchese. Quel
che più conta, ha guidato validamente i cantanti in scena, anche se
talvolta le loro voci ci sono giunte poco chiare, coperte dal suono
orchestrale, ma non sappiamo francamente dire quanto questo dipenda
dall’acustica del teatro
novarese…Apprezzabile la prova di Raffaella Angeletti, una Butterfly
scenicamente attendibile, specie nei due atti conclusivi, nel
progressivo alternarsi di cieca illusione e atroce sospetto, sino al
suicidio finale, ben recitato. Vocalmente è soprano di voce morbida ben
chiaroscurata sui registri centrali, non sempre impeccabile su quelli
estremi. Degli altri interpreti ci sono piaciuti in particolare lo
Sharpless di Marzio Giossi, pienamente all’altezza del ruolo di
‘antagonista morale’ di Pinkerton, dalla pastosa voce baritonale, e la
Suzuki di Annunziata Vestri, che con il suo registro di mezzosoprano di
particolare vigore ha dato spessore alla parte della ‘servetta’. Non ci
ha invece detto molto il Pinkerton del giovane tenore basco
dall’impossibile nome di Andeka Gorrotxategi: scenicamente impacciato
(francamente irritante il sorriso eternamente stampato sul suo viso per
tutto il primo atto) e vocalmente piuttosto insignificante: la romanza “Addio
fiorito asil” del terz’atto, il numero più ad effetto della sua
parte, è suonata sulla sua bocca alquanto sbiadita e priva in gran parte
del suo struggente colore
sentimentale. Valida la proposta registica di Pezzutti, che sceglie,
delle quattro versioni della Butterfly, secondo noi giustamente,
l’ultima, quella parigina del 1906, e propone un allestimento
essenziale, conservando i riferimenti esotici della tradizione, ma senza
esagerare in ‘giapponeserie’ e con un suggestivo gioco di colori e luci,
da delicata stampa giapponese, ma anche intelligentemente adatto ad
accompagnare le iridescenze cromatiche della ‘tavolozza’ pucciniana.
Buon successo di pubblico, con il Coccia tutto esaurito.
14 novembre Bruno Busca
Roberto Cappello a Vercelli
Non è stato semplicemente un concerto, quello offerto
dalla vercellese Società del Quartetto ieri sera, sabato 12
novembre, presso il locale Teatro Civico, ma un ghiotto, gioioso
‘banchetto dello spirito’, apparecchiato agli appassionati con due
‘ingredienti’ della più raffinata cucina musicale: il programma,
impaginato su un solo pezzo, la trascrizione lisztiana per pianoforte
solo del sublime ciclo liederistico Schwanengesang di F.
Schubert, e il solista, Roberto Cappello, figura oggi aristocraticamente
appartata dai clamori della cronaca musicale, ma di assoluta grandezza
nel
panorama del pianismo contemporaneo, non solo italiano ( tra i
pochissimi Italiani, ricordiamolo, ad aver vinto il primo premio Busoni
negli ultimi trentacinque anni…).
Il brano eseguito appartiene a quello
che personalmente riteniamo il vertice delle numerose e famose
parafrasi e trascrizioni di Liszt: nello Schubert rivisitato dal grande
ungherese la malinconica vena elegiaca di schietto sapore
romantico-viennese si sposa
magnificamente con il sontuoso e sottile cromatismo tardo romantico, che
nei registri acuti sembra dissolversi in un’atmosfera di incantevole
dolcezza, mentre nelle ottave più basse della tastiera manda oscuri
presagi di morte, fin dallo straordinario attacco del primo brano,
Die Stadt-La Ville. Cappello ha interpretato in modo memorabile il
complesso tessuto armonico e melodico di questo capolavoro: il suo è un
suono che non ha mai nulla di gratuito, che si stacca dalla tastiera,
nitido ed esatto, come scavato dalle profondità più remote della
partitura. L’ascoltatore avverte che l’esecuzione non è frutto soltanto
delle stratosferiche capacità tecniche del Maestro, ma scaturisce dal
movimento interiore del pensiero che si fa musica, coinvolgendo il
pubblico in un’intensa esperienza emozionale e intellettuale, che ha
avuto il suo momento culminante nel brano
centrale della nota Serenata: la cullante e trepida elegia
della linea melodica è stata eseguita
con un fraseggio delicatissimo, dal suono limpido e appena
sfumato, sostenuto da un uso raffinato del pedale e da un tocco di
cristallina trasparenza. Trascinato dall’emozione il pubblico non
ha potuto trattenere gli applausi,
scrosciati davvero dal cuore, che hanno costretto il Maestro,
piacevolmente sorpreso, ad interrompere l’esecuzione per alcuni minuti (
è la prima volta, confessiamo volentieri, che ci capita di assistere ad
un episodio simile). Alla fine del concerto i numerosi presenti hanno
tributato a Cappello un autentico trionfo: un quarto d’ora buono di
applausi e ovazioni, interrotti da tre bis lisztiani, fra cui la
Trascrizione dell’Ave Maria di Schubert, di sobria e intima
dolcezza, ha ancora una volta mostrato le eccelse qualità esecutive di
un grande Maestro. Serata indimenticabile.
13 novembre Bruno Busca
Trombe squillanti per
I pomeriggi Musicali al Dal Verme
Ieri pomeriggio grande successo per la replica del
concerto tenuto dall'orchestra de “I
Pomeriggi Musicali” guidati per l'occasione dal direttore Carlo De
Martini. Il programma, tutto settecentesco, prevedeva brani di Haydn,
Vivaldi e Mozart. La prima parte tutta haydniana ha visto sul palco il
noto trombettista Gabriele Cassone che con una tromba
d'epoca
a "chiavi" ha interpretato il
celebre Concerto per tromba e
orchestra hob.VII 1 di J.Haydn. Questo è stato anticipato dalla
breve ma efficace Marcia per la
Reale Società dei Musicisti composta da Haydn qualche anno prima del
brano trombettistico ed eseguita come introduzione al concerto ed in
perfetta unità stilistica con il medesimo. Nella seconda parte il breve
ma intenso Concerto per due
trombe, archi e basso
continuo di A.Vivaldi ha messo in risalto oltre che la tromba
naturale di Cassone anche
quella sempre naturale di
Luciano Marconcini. Ottima l’esecuzione. Due i bis proposti da Cassone
tra cui delle virtuosistiche Variazioni sul tema del
Carnevale di
Venezia per la più moderna
tromba o meglio cornetta a
pistoni. Ultimo brano proposto dalla compagine orchestrale la
Sinfonia n.20 K.133, opera
giovanile di W.A.Mozart, diretta impeccabilmente da De Martini ed
eseguita con rigore stilistico dall'orchestra de
I Pomeriggi. Lunghi applausi al termine. Prossimo concerto il 17 e
19 novembre con il pianista Ilya Kim e la direzione di Vittorio Parisi.
Verranno eseguite musiche di Liszt, Weber e Brahms.
13 novembre
Cesare Guzzardella
Il pianista Bronfman per il
Quartetto in Conservatorio
Yefim Bronfman è un pianista nato nel 1958 a Tashkent in
Russia. Ha studiato negli Stati Uniti con grandi interpreti quali Rudolf
Serkin e Leon Fleisher. Lo spessore musicale ereditato dalla migliore
scuola pianistica russa e statunitense
l'abbiamo
riscontrato nel bellissimo concerto tenuto ieri in Conservatorio per la
Società del Quartetto. Il
programma, particolarmente impegnativo, prevedeva la
Terza Sonata op.5 di
J.Brahms, tra brani da Études
d'exècution trascendante di F. Liszt e la
Sonata n.8 op.54 di
S.Prokof'ev. Se si volesse stabilire un ordine di preferenza dei brani
ascoltati, Brahms andrebbe segnato al primo posto. La resa
interpretativa di Bronfman dell'amburghese è stata avvincente sotto ogni
profilo. Il suono pesato con giuste pause e dinamiche diversificate, ha
sottolineato il mondo brahmsiano con espressività che da molto tempo,
per questo autore, non si ascoltava. Efficace anche Liszt specie in
Mazeppa e in
Chasse-neige. La difficile
sonata di Prokofe'ev, resa celebre da grandissimi quali Gilels o
Richter, ha trovato un ottimo interprete in Bronfman. Maggiori contrasti
ritmici e percussivi avrebbero forse giovato ad una esecuzione che ha
avuto nella fluidità e nella morbidezza una sua connotazione. Di
altissimo livello i due bis proposti con uno Studio di Chopin
impeccabile e un equilibrato e pregnante brano di Paganini-Liszt.
Grandissimo successo. Da ricordare. Prossimo concerto per il
Quartetto giovedì, 29
novembre con Andràs Schiff che eseguirà “variazioni” di grandi autori
classici.
9 novembre
Cesare Guzzardella
Aldo Ceccato
dirige la Sinfonica e il Coro Verdi nel
Requiem di G.Verdi
Era tra quelli imperdibili il concerto tenuto dalla
“Sinfonica Verdi” all'Auditorium milanese. Domenica pomeriggio la grande
sala, stracolma di pubblico, ha accolto con grandi applausi il
bravissimo direttore Aldo Ceccato per terminare con una vera e propria
ovazione. In programma la celebre
Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, un brano che
prevede
l'utilizzo di una grande orchestra, uno sterminato coro e quattro voci
soliste. Verdi scrisse questo capolavoro per commemorare la scomparsa di
Alessandro Manzoni avvenuta nel maggio del 1873. L'esecuzione ebbe luogo
esattamente l'anno successivo e nel medesimo giorno, il 23 maggio,
presso la chiesa di San Marco a Milano. Pochi giorni dopo la Messa venne
replicata per ben tre volte al Teatro alla Scala e anche in questa sede
il successo fu clamoroso. Nell'esecuzione della lunga partitura, ieri
pomeriggio il Maestro Ceccato ha deciso un'intervallo -all'epoca lo
aveva previsto anche Verdi-
dopo il Dies irae. Eccellente
l'interpretazione ascoltata. I tempi molto equilibrati, gli efficaci
sbalzi dinamici nelle suadenti timbriche, l'ottimo coro preparato da
Erina Gambarini e un cast vocale di grande levatura, oltre ai bravissimi
orchestrali, hanno portato al grande successo. Ricordiamo le luminose
voci soliste: Francesca Scaini,
soprano, Giovanna Lanza,
mezzosoprano, Tomas Cerny,
tenore, ed infine Martin Gurbal voce di
basso. Da ricordare. Prossimo
concerto per la Stagione sinfonica l'8-11-12 novembre con la Xian che
dirige musiche di Rossini, Rossini-Britten e Beethoven (Settima
sinfonia). Da non perdere.
7 novembre
Cesare Guzzardella
Raymonda di
Glazunov-Petipa alla Scala
Al Teatro alla Scala ultima replica del balletto
Raymonda su musiche di
Aleksandr Glazunov e le coreografie di Marius Petipa. La direzione
orchestrale per l'occasione è affidata a Michail Jurowski. Il lavoro in
tre atti ebbe la prima
rappresentazione
nel 1898 a San Pietroburgo.
Raymonda
(foto Archivio Scala) è
ambientato in epoca cavalleresca ed è in uno stile classico tipico dei
balletti russi del periodo. Ieri sera l'ottima direzione musicale di
Jurowski ha evidenziato l'impeccabile maestria di Glazunov nel
fondere la musica antica dei
troubadours francesi, di immediata presa emotiva, insieme alle più
complesse timbriche e
armonie di stampo wagneriano. Alcuni facili motivi di più leggera
fattura in stile valzer viennese
erano perfettamente amalgamati con il resto in una scrittura compositiva
di elevato spessore musicale. Il bellissimo balletto ha trovato le
scenografie di Allegri-Lambin-Ivanov
e i costumi di Ivan Vsevoloźskij
in perfetta simbiosi con la musica. Di grande eleganza il corpo
di ballo scaligero e di alto livello i ballerini interpreti della decima
rappresentazione: Petra Conti in
Raymonda, Antonino Sutera nel cavaliere
Jean de
Brienne e tutti gli altri.
Bravissima la Filarmonica e i suoi solisti. Sala del Piermarini al
completo per una rappresentazione tra le migliori della Stagione. Lunghi
e fragorosi applausi al termine.
5 marzo
C.G.
La Russian
Academic Synphony Orchestra ed Elisso Virsaladze in Conservatorio
Ieri sera le
Serate Musicali hanno portato in Conservatorio una prestigiosa
formazione orchestrale di Voronezh : la
Russian Academic Symphony
Orchestra diretta dal direttore principale Vladimir Verbitsky.
Questa sera l'Orchestra
farà
un bis con un altro programma e un'altra grande solista: Natalia Gutman.
Il
programma della serata ascoltata ieri prevedeva l'esecuzione di brani di
Glinka, Schumann e Čajkovskij. L'energico brano introduttivo, l'Ouverture
"Ruslan e Ludmilla" del primo maestro russo ha evidenziato lo
spessore direttoriale di Verbitsky giocato sul virtuosismo degli
orchestrali in una esecuzione di immediato impatto sonoro. Nel celebre
concerto schumanniano la protagonista georgiana Elisso Virsaladze,
annuale ospite delle Serate Musicali, ha ancora una volta mostrato il
suo splendido tocco pianistico che trova in Schumann il suo ideale
compositore. Impeccabile il colore delle timbriche evidenziate nei
nitidi piani sonori e di profonda valenza espressiva la componente
melodica. Valida ma non altrettanto eccellente la parte orchestrale.
Nella seconda parte della serata abbiamo ascoltato una energica
interpretazione della Sinfonia
n.4 di P.I.Čajkovskij. Grande successo di pubblico e due bis. Questa
sera la Gutman.
Da non perdere.
4 novembre
Cesare Guzzardella
Concerto Straordinario
per la Fondazione Don Carlo Gnocchi alla Scala
E' stato una splendida serata musicale quella di ieri
sera al Teatro alla Scala. Il concerto sinfonico, a sostegno della
Fondazione Don Carlo Gnocchi, vedeva due protagonisti della scena
mondiale: il giovane direttore israeliano Omar Meir Wellber e il
pianista polacco Emanuel Ax. In programma una struggente rarità di
Puccini, Crisantemi, il noto
Concerto n.5
"Imperatore" di L.v.Beethoven e la
Sinfonia n.4 in fa minore op. 36
di P.I.Čajkovskij. Crisantemi
è un
quartetto
d'archi, poi ampliato per orchestra d'archi, scritto da Giacomo Puccini
in una notte nel 1890 per commemorare l'improvvisa morte di Amedeo di
Savoia figlio di Vittorio Emanuele II. E' uno struggente capolavoro che
evidenzia cupe e laceranti timbriche rese ottimamente dalla sezione
degli archi della Filarmonica scaligera e dal trentenne direttore
Wellber. Cambiamento di tono con il brano successivo beethoveniano. Il
Concerto "Imperatore" è
caratterizzato da una grande estroversione nel primo e terzo movimento
mentre l'Adagio un poco mosso
centrale è una geniale riflessione melodica ricca di contemplazione e
soave sentimento. Emanuel Ax ha centrato l'obiettivo dell'equilibrata e
classica interpretazione. Il pianista, tra i migliori interpreti
"classici" della sua
generazione, ha sostenuto il ruolo primario del concerto elargendo
sonorità
chiare e delicate nelle parti più melodiche e sicurezza
timbrico-armonica in quelle più solenni. Ottima la direzione di Wellber
e la resa orchestrale. Eccellente il bis pianistico di Ax con un
luminoso valzer di Chopin. Dopo l'intervallo la Filarmonica della Scala
nella sua veste allargata ha affrontato la Sinfonia di Čajkovskij. La
direzione di Wellber ha trovato espressività migliore nelle parti più
estroverse e spesso fragorose del noto lavoro del russo. Nei momenti più
introversi e meno ridondanti, come nel
pizzicato
ostinato dello Scherzo, la
resa timbrica non ci è apparsa altrettanto adeguata. Meritati applausi a
conclusione. Ricordiamo che chi volesse sostenere le attività della
Onlus Fondazione Don Carlo Gnocchi può telefonare al numero 02-49308902
o utilizzare il C.c.p. n.737205 intestato a Fondazione Don Gnocchi
Piazzale Morandi n.6 -20121 Milano. Si può anche consultare il sito
www.dongnocchi.it
1 novembre
Cesare Guzzardella
OTTOBRE
La donna del lago
alla Scala
Era da quasi vent’anni che la poco rappresentata
La donna del lago di
Gioachino Rossini mancava dalla Scala. L'opera seria a lieto fine del
compositore pesarese, su libretto di Leone Andrea Tottola, ha avuto la
prima nel 1819 al San Carlo
di
Napoli in un momento di incredibile periodo creativo nel quale Rossini
nell'arco di quattro anni
componeva per il teatro napoletano ben sette opere del genere serio. Nel
lontano 1992 Muti dirigeva nel teatro scaligero sette rappresentazioni
de La donna del lago
per la regia di Werner
Herzog. Ieri sera alla prima replica abbiamo assistito alla messinscena
diretta da Roberto Abbado, con la regia di Lluís Pasqual, le scene di
Ezio Frigerio
(foto
Archivio Scala) e i costumi di Franca Squarciapino. Il meritato successo
riscontrato nella sala del Piermarini, per l'occasione al completo, lo
si deve soprattutto all'ottimo cast vocale con almeno tre voci di
elevato spessore espressivo e tecnico: Juan Diego Flóres nel ruolo di
re Giacomo V-Uberto, Joyce
Didonato in Elena e Daniela
Barcellona, coltralto en travesti,
in Malcon. Bravi anche
Bálint Szabo in Duglas
D'Angus, Michael Spyres in
Rodrigo, José Maria Lo Monaco e gli altri. Non siamo rimasti
entusiasti delle scene, sostanzialmente un'unica scena - rappresentante
l'interno di un grande palazzo ottocentesco con vistosi lampadari - che
di volta in volta apriva parzialmente la zona centrale per mostrare in
lontananza un esterno paesaggistico. L'ambientazione, troppo cupa e
priva di dinamicità, aveva solo un ruolo di contorno per gli ottimi
cantanti. Grazie alle voci
soliste e all'ottimo coro preparato da Bruno Casoni e grazie alla valida
ma non entusiasmante direzione di Roberto Abbado, il risultato
complessivo ci è sembrato di ottimo livello. Ovazioni per i tre maggiori
interpreti. Le prossime rappresentazioni saranno il 2-5-15-18 novembre.
Da non perdere.
30 ottobre
Cesare Guzzardella
IL PRIMO PREMIO
DEL 62° CONCORSO INTERNAZIONALE DI PIANOFORTE G. B. VIOTTI 2011 A
ALEXEY LEBEDEV
Il primo premio del 62°
Concorso Internazionale Gian Battista Viotti di Pianoforte di Vercelli è
stato assegnato a Alexey Lebedev (Russia), 31 anni. Sabato 29 ottobre
2011, al Teatro Civico di Vercelli si è conclusa la sessantaduesima
edizione del Concorso Pianistico Viotti con la finale con orchestra a
cui partecipavano tre candidati risultati da una selezione di tre prove
per 55 pianisti provenienti da 20 nazioni.Nel
teatro vercellese gremito di pubblico i tre finalisti, Alexey Lebedev
(foto), Artem Yasynskyy (Ucraina-foto), Illya Zuyko (Ucraina-foto) hanno
 dato
vita ad una finale entusiasmante, caratterizzata da uno straordinario
valore artistico considerando anche il
tour de force a cui i
concorrenti sono sottoposti per circa dieci giorni. Hanno proposto, con
la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica Carlo Coccia, diretta da
Alessandro Ferrari, tre capolavori del grande repertorio sinfonico.
Artem Yasinskyy ha eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra in Si
bemolle minore, Op. 23 di Čajkovskij, Alexey Lebedev il Concerto per
pianoforte e orchestra N. 2 in Do minore, Op. 18 di Sergej Rachmaninov,
Illya Zuyko il Concerto per
pianoforte e orchestra N.1 in Mi bemolle minore di Franz Liszt. Al
termine del concerto finale, la giuria del Concorso Viotti 2011,
presieduta da Gabriel
Tacchinò
(Francia) e composta da Konstantin Bogino (Russia), Pietro
Borgonovo
(Italia), Ruggero Laganà (Italia), Richard Trythall (USA), Mi Kyung Kim
(Corea del Sud) e Roberto Cominati (Italia) ha deciso di assegnare,
all'unanimità, il primo premio di 16000 euro e scritture per concerti
solistici e con orchestra a Alexey Lebedev.Il secondo premio del valore
di 5000 euro è stato assegnato a Illya Zuyko, 16 anni, che ha anche
ottenuto il premio del pubblico. Il terzo premio del valore di 3000 euro
è stato attribuito a Artem Yasynskyy, 23 anni. Il premio Soroptimist
Club di 500 euro, per la pianista donna meritevole di incoraggiamento è
stato assegnato alla semifinalista georgiana Ketevan Sharumashvili. La
Finale è stata ripresa dalle telecamere del giornale online Vercelli
Oggi in diretta internet ed è possibile rivederla sul sito
www.vercellioggi.it
oppure
www.concorsoviotti.it. Alexey Lebedev
suonerà in questi giorni all’Accademia Filarmonica di Casale Monferrato
il 2 novembre, a Roma il 4 novembre, e a dicembre in tre concerti con
l’Orchestra Filarmonica di Belgrado. Altre importanti scritture sono
previste nel 2012.Alexey Lebedev, nato in Russia nel 1980, ha studiato
presso il Conservatorio Statale di San Pietroburgo e attualmente si sta
perfezionando presso la Hochschule für Musik und Theater di Hannover. Ha
vinto il primo premio in vari concorsi internazionali in Italia, Spagna,
Germania, Francia ed ha ottenuto borse di studio in Germania. E' stato
premiato con il secondo premio al Busoni di Bolzano (2009) e al Maria
Canals di Barcellona (2011). Si è esibito in importanti festival in
Europa.
30
ottobre
dalla redazione
Fazil Say per la
Societá dei Concerti
Torna puntualmente in Conservatorio il pianista turco
Fazil Say. Scoperto alcuni anni or sono dalla
Società dei Concerti il
pianista-compositore Say ottiene sempre un meritato successo di
pubblico. Ieri sera in una Sala Verdi
colma,
ha tenuto un valido concerto iniziando con un fuori programma dedicato
alla popolazione del suo Paese colpita proprio in questi giorni da un
violento sisma. Il brano, una sua composizione intolata
Terra nera, ha rivelato le
qualità compositive di Fazil e la sua cifra stilistica forgiata dal
folclore turco, da linee melodiche di stampo occidentale e da influenze
jazz. Dopo questa introduzione l'eclettico interprete è passato al
programma ufficiale che prevedeva musiche di Bach, Beethoven,
Stravinskij e del compositore tedesco Bernd Alois Zimmermann. Say ci ha
regalato un ottimo Bach con la celebre
Ciaccona dalla
Partita in re minore nella
rielaborazione di Busoni. Il marcato
contrasto tra le diverse
linee polifoniche del brano è emerso nella rilevante lettura. Con il
brano successivo, la Sonata
op. 111 di Beethoven, il suo
estroso e creativo approccio pianistico ci ha relativamente
entusiasmato. Certamente abbiamo trovato momenti di pregnante lirismo ed
avvincente espressività ma complessivamente il Beethoven ascoltato esce
un po’ troppo dalle linee interpretative oramai storicizzate. Dopo
l'intervallo Fazil ha eseguito i tre brani pianistici dal balletto
Petruska di Igor Stravinskij.
Il carattere quasi improvvisatorio della sua esecuzione con una marcata
sottolineatura della difficile
ritmica stravinskiana ci ha rivelato un lavoro quasi ricostruito del
notissimo brano, con tuttavia momenti di eccitante bellezza. Il concerto
terminava con una selezione di brani da
Enchiridion, un lavoro in
quindici movimenti di Zimmerman, compositore tedesco nato nel 1918 e
morto nel 1970 che utilizza modalità compositive che spaziano dalla
seconda scuola di Vienna a certo jazz. Interessante l'esecuzione. Due i
bis proposti: un brano da Quadri
di una Esposizione di Musorskij e una interessante composizione di
Say. Successo di pubblico.
27-10
Cesare Guzzardella
Evgeny Bushkov dirige la Verdi all'Auditorium
Ieri pomeriggio abbiamo ascoltato l'ultima replica del
concerto della Sinfonica Verdi diretta per l'occasione dal russo
Evgeny Bushkov, ottimo direttore con ovvia predilizione per i
compositori russi. Il programma prevedeva l'esecuzione di
brani
di Čajkovskij e Šostakovič e precisamente, del primo,
il
Capriccio italiano e le
Suite da
Lo Schiaccianoci e del
secondo, il Concerto per
pianoforte, tromba e archi n.1 op. 35. Ottima l'interpretazione di
Buskhov, con timbriche chiare ed
incisive tipiche della migliore scuola russa e di spessore la resa
coloristica della Verdi specie nella sezione dei fiati. Il Capriccio
italiano, composizione del 1880 del primo grande russo, è una ideale
coniugazione della melodicità tipica italiana con i colori e l'anima
russa e la Verdi con il bravissimo direttore -
anche eccellente violinista - hanno colto nel segno
nell'espressività coloristica. Nel noto ma non molto eseguito concerto
del secondo russo ottima è stata
la resa pianistica di Boris Petrushansky, interprete di deciso
impatto sonoro e impeccabili le linee melodiche del bravissimo
trombettista Alessandro Caruana. Due i bis concessi da Petrushanky,
Tango di Stravinskij e un
brano di Prokof'ev. Prossimo appuntamento all'Auditorium per questa sera
alle ore 20.30 con un concerto per il Centenario del Liceo Classico
Berchet e con i giovanissimi pianisti Luca Buratto e Luca Zilianti.
24 ottobre
Cesare guzzardella
La XIV stagione concertistica del Viotti Festival a
Vercelli
Si è aperta
ufficialmente ieri 22 ottobre a Vercelli,
tra gli splendidi affreschi gaudenziani della chiesa di S.
Cristoforo, la XIV stagione concertistica del Viotti Festival, il cui
programma, presentato al pubblico
dal Direttore Artistico, la pianista Cristina Canziani e dal
giovane, bravissimo musicologo Andrea Malnati,
promette quest’anno agli appassionati della musica “forte”
momenti di vera gioia (i nostri lettori potranno prenderne visione sulle
pagine precedenti del
giornale).La serata inaugurale era naturalmente affidata all’orchestra
“stabile” del festival vercellese, la Camerata ducale,
che,
con il suo Direttore e violino solista Guido Rimonda, è ormai una realtà
riconosciuta ben fuori dai confini piemontesi: grande il successo
ottenuto con la sua tournée estiva in Giappone, mentre si annuncia
l’inizio di una promettente attività di registrazioni discografiche. Il
programma, piuttosto nutrito, presentava una serie di brani per violino
e orchestra del’7-‘800, noti e meno noti: l’Ouverture dall’opera
L’anima del filosofo di Haydn, il Rondeau dalla mozartiana
Serenata in re maggiore Haffner KV 250 , il Rondò elegant op.9
per violino e orchestra di Henri Wieniawski erano per così dire il
“contorno” del programma, il cui “piatto forte” era rappresentato da
quattro brani nei quali il limpido fraseggio melodico del violino
“italiano” si unisce al più impegnativo virtuosismo: due di Viotti, la
celeberrima Meditazione in preghiera e
l’ inedito Tema con variazioni per violino e orchestra,
una chicca datata 1781, che consiste in una serie di acrobatiche
variazioni sul tema della Marsigliese, circa dieci anni prima che
la ‘inventasse’ Rouget de Lisle…! A seguire due brani di Paganini, Le
streghe op. 8 e il Tema e variazioni ‘per la Granduchessa di
Parma’. Ancora una volta l’assoluto protagonista dell’impaginato, il
violino di Rimonda, ha dato prova delle sue indiscutibili qualità
esecutive, capaci di interpretare al meglio l’espressività preromantica
di Haydn, come l’avvolgente melodia della Meditazione di Viotti,
con un suono caldo e intenso, sorretto da una cavata sempre limpida ed
esatta. Ma, com’è ovvio, Rimonda ha strappato al pubblico i più
entusiastici applausi con i numeri di più arduo virtuosismo, che hanno
messo alla prova le sue ottime capacità tecniche, dal Rondeau di
Mozart alle pagine dei due italiani, ricche di doppie corde, di
vertiginosi pizzicati e di vere acrobazie sul cantino. Nulla ha invece
potuto, a nostro avviso, il pur bravissimo Rimonda, per riscattare dalla
più assoluta mediocrità il tedioso Rondò di Wieniawski, privo di
una qualsivoglia idea musicale degna di tal nome. Con il bis della
Meditazione di Viotti, nume tutelare del Festival, tra gli
scroscianti applausi del gran pubblico presente (tutto esaurito), si è
concluso questo primo, interessante appuntamento con la nuova stagione
concertistica vercellese.
23 ottobre Bruno Busca
Il pianista Romanovsky e la Filarmonica di Stoccarda
in Conservatorio
Ieri sera per la stagione de
La Società dei Concerti è
tornata in Conservatorio la Stuttgarter Philarmoniker guidata dal
direttore
stabile Gabriel Feltz. Il
programma prevedeva musiche di Sergej Rachmaninov e precisamente il noto
Concerto n.3 in re minore e
la poco frequentata Sinfonia n.1
in re minore. Al pianoforte nel primo brano
l'affermato pianista ucraino Alexander Romanovsky ha dato sfoggio
di esemplare virtuosismo. Il ventisettenne
interprete ha all'attivo la vittoria di numerosi concorsi
internazionali tra cui il prestigioso “F.Busoni” ottenuto all'età di
diciassette anni. L'interpretazione fornita da Romanovsky, ben
sottolineata dalla valida orchestra tedesca, ha evidenziato una
esemplare sicurezza esecutiva forgiata da un virtuosismo trascendentale
non fine a se stesso ma ben relazionato con le timbriche tipiche del
grande Maestro russo. Anche i passaggi più arditi sono stati messi in
risalto con ottima espressività. Eccellente il bis proposto con un
preludio ancora di Rachmaninov. Valide la direzione e l'esecuzione
orchestrale nella Sinfonia. Grande successo in una Sala Verdi stracolma.
Prossimo appuntamento per mercoledì 26 ottobre con il pianista turco
Fazil Say.
Da non perdere.
20 Ottobre
Cesare Guzzardella
Uno splendido Stravinskji per il duo Lonquich-Barbuti
alle Serate Musicali
E' rincominciata ieri sera in Conservatorio la nuova
stagione concertistica delle
Serate Musicali. Il pianista Alexander Lonquich in duo con Cristina
Barbuti, ottima pianista, hanno interpretato musiche di Debussy,
Schubert e Stravinskij.
Entusiasmante
è stata l'esecuzione della celebre
Sagra della primavera nella
versione per pianoforte a quattro mani. Questa versione era stata
trascritta dal compositore russo
per accompagnare i ballerini nella preparazione coreografica di
Djaghilev. La partitura, pur mancando dei fondamentali colori
orchestrali che solo la grande orchestra sinfonica può garantire, è
comunque di un interesse straordinario per quanto concerne la componente
ritmica. I due eccellenti pianisti, in coppia anche nella vita, sono
stati brillanti e sinergici nel definire ogni dettagli tecnico, dinamico
e soprattutto espressivo del complesso lavoro ancora oggi considerato il
capostipite della musica moderna novecentesca. In apertura abbiamo
ascoltato, sempre a quattro mani, un ottimo Debussy con
Six Epigraphes Antiques
e un notevole Schubert con il
Divertimento all’ungherese in sol
min. D.818 . Grande successo di pubblico e un bis di Erik Satie. Da
ricordare. Prossimo concerto delle Serate mercoledì 19 ottobre al Dal
Verme con i Sei Brandeburghesi di Bach eseguiti dall’Orchestra di Padova
e del Veneto. Da non perdere.
18 ottobre
Cesare Guzzardella
A Vercelli il 62° Concorso
Internazionale di pianoforte "GIAN BATTISTA VIOTTI 2011"
89 pianisti provenienti da 20 nazioni mondiali
daranno vita, a partire dal 20 ottobre 2011, al Teatro Civico di
Vercelli, alla 62esima edizione del Concorso Internazionale di Musica
Gian Battista Viotti. Il Viotti può vantare uno dei percorsi musicali e
artistici più prestigiosi. Musicisti che più tardi hanno avuto una
straordinaria carriera si sono cimentati a Vercelli, da Alexander
Jenner a Claudio
Abbado a Daniel Bremboim a Angela Hewitt, solo per citarne alcuni.
Dal 2006 il Concorso ha assunto cadenza
biennale, alternando, di anno in anno, le sezioni di Canto e di
Pianoforte. L’ultima vincitrice del Concorso pianistico (2007) è stata
la croata Martina Filjak, artista che sta ottenendo oggi grande successo
internazionale. L’ultima edizione nel 2009 ha visto l’assegnazione del
secondo premio a Stefan Ciric. Le nazioni rappresentate a questa
edizione del Concorso sono Giappone, Russia, Italia, Ucraina, Germania,
Corea del Sud, Olanda, Cina, Austria, USA, Polonia, Georgia, Estonia,
Spagna, Nuova Zelanda, Romania, India, Bielorussia, Lituania,
Kazakhstan. Il più giovane candidato è il russo Ilya Zuyko di 16 anni.
Alcuni dei partecipanti sono stati selezionati tra i vincitori di
concorsi pianistici internazionali iscritti alla Federazione Mondiale
dei Concorsi di Musica. Per informazioni e
biglietti: Società del Quartetto tel. 0161.255.575 – 0161.252.667,
segreteria@concorsoviotti.it. Per maggiori informazioni:
www.concorsoviotti.it.
18 ottobre dalla
redazione
Der Rosenkavalier
alla Scala
Continuano le repliche al Teatro alla Scala dell'opera di
Richard Strauss Der Rosenkavalier.
La messinscena sia per la regia che per le scene e i costumi è quella di
Herbert Wernicke, l'artista tedesco prematuramente scomparso nel 2002 a
Basilea dopo una breve malattia. La replica di ieri sera ci è sembrata
particolarmente valida per quanto concerne la
direzione
musicale di Philippe Jordan, giovane ed affermato direttore svizzero, e
ben interpretata
dal cast vocale che vedeva Peter Rose nel ruolo del
Barone
Ochs, Anne Schwanewilms nella
Marescialla
(foto Archivio Scala), Joyce Didonato in
Octavian, Jane
Harchibald in Sophie e
Hans-Joachim Ketelsen in Faninal.
Ottima la resa attoriale. Per quanto concerne la scelta
d'ambientazione non ci è piaciuta la scenografia del primo atto mentre
particolarmente riuscita anche se molto tradizionale, quella del
secondo. Buono l'ultimo atto. L'opera di Strauss su testi di
Hofmannsthal, il librettista prediletto del compositore, trovò immediato
successo sino dalla prima rappresentazione di Dresda del gennaio 1911.
L'atmosfera musicale legata anche al valzer viennese pur nella complessa
e non facile modalità stilistica di Richard Strauss, è di immediata
presa al grande pubblico. Il lavoro è un rilevante esempio di teatralità
all'interno del quale la musica è fondamentale struttura portante.
Grande successo di pubblico in un teatro al completo. Prossime repliche
il 13- 17 e 20 ottobre.
Da non perdere.
11 ottobre
Cesare Guzzardella
Aldo Ceccato interpreta
Antonín
Dvořák
all’Auditorium
Aldo Ceccato è tornato sul podio dell’Orchestra Sinfonica
Verdi per un nuovo ciclo di concerti sinfonici che hanno come
protagonista il compositore ceco
Antonín
Dvořák.
Nella replica di ieri pomeriggio abbiamo ascoltato la
Serenata in mi magg.Op.22, la
Serenata in re min. op. 44 e
la celebre Sinfonia n.9 op.95
“Dal nuovo mondo”. La lettura
di
Dvořák
espressa da Ceccato ha esaltato le qualità di questo grande compositore
purtroppo ancora poco eseguito in Italia. La popolarità della Sinfonia
“Dal nuovo mondo” eseguita in questo primo concerto sinfonico ha
introdotto un artista contemporaneo di Brahms che merita una maggior
attenzione specie per il corposo repertorio sinfonico. Ceccato, in
passato direttore dell’Orchestra Filarmonica di Brno, eseguirà molti
lavori di Dvořák
come le Sinfonie n.7 e n.8, i concerti per violino e per pianoforte e
altri che meritano una più frequente esecuzione. Particolarmente felice
l’esecuzione ascoltata della Serenata Op.22 interpretata con delicatezza
e luminosità. Eccellenti l’equilibrio timbrico e la chiarezza espositiva
della Sinfonia “Dal nuovo mondo”. La Sinfonica Verdi attraverso la
mediazione di un grande ed esigente direttore ha esaltato le ottime
qualità di tutti i giovani strumentisti. Grandissimo successo di
pubblico. Prossimo concerto della stagione sinfonica per giovedì 20
ottobre (repliche venerdì e domenica) con musiche di Caikovskij e
Sostakovic. Aalla direzione della Verdi ci sarà Evgeny Bushkov.
10
ottobre
Cesare Guzzardella
Un compleanno speciale per Paul Badura-Skoda in
Conservatorio
Ieri sera in Conservatorio si è inaugurata la nuova
stagione concertistica de "La
Società dei Concerti" con
un grande del pianoforte quale Paul Badura-Skoda. Il pianista viennese
ha compiuto proprio ieri in Sala Verdi 84 anni, portati benissimo,
suonando i suoi amati classici: Mozart, Beethoven e Schubert. Una targa
speciale gli è stata offerta al termine
della bellissima serata da Antonio Mormone, presidente della storica
società concertistica. Si rimane ancora stupiti dalla formidabile
chiarezza espositiva ascoltata nel repertorio classico proposto e
precisamente la Fantasia in do
min. K475 di Mozart, la
Sonata in do min. Op.111
e la
Sonata in si bem. Magg. D.960
di Schubert. Tre brani notissimi interpretati con lucida luminosità
e rigore espressivo specie quando le sonorità risultavano più
rarefatte e l'elemento riflessivo è maggiormente presente. Bellissimo
soprattutto Schubert con un
Andante sostenuto di rara bellezza e uno
Scherzo e un
Allegro finale
particolarmente equilibrati nelle dinamiche. Lunghissimi applausi, un
ringraziamento da parte del celebre pianista e un
ottimo bis con un
Improvviso di Schubert.
Da ricordare.
7 ottobre
Cesare Guzzardella
La musica di Helmut
Lachenmann per il
Festival di Milano Musica
Siamo arrivati al ventesimo anno del
Festival Milano Musica,
l'importante rassegna milanese dedicata alla musica contemporanea
diretta da Luciana Pestalozza e patrocinata dal Teatro alla Scala.
Quest'anno i Percorsi di musica
d'oggi, dieci concerti sinfonici e cameristici, sono dedicati al
compositore tedesco Helmut Lachenmann (Stoccarda,1935 -foto). In
ben sei concerti infatti sono presenti sue composizioni e ieri sera, nel
concerto di apertura
tenuto
per l'occasione al Teatro alla Scala, è stato eseguito un suo recente
lavoro orchestrale denominato
Schreiben (2003-2005). L'orchestra scaligera era diretta da Roberto
Abbado. Il bellissimo brano
Requies (1984-85) di Luciano Berio ha introdotto la serata mentre la
Sinfonia
n.4 in re min.op.120 di
Schumann ha concluso il concerto guadagnandosi al termine, fragorosi
applausi in una sala al completo. Decisamente valida la direzione di
Roberto Abbado, direttore che ha il merito di esprimersi con sicurezza
ed espressività in ogni
repertorio, da quello lirico ai classici sinfonici, ma con una
predilezione per quello novecentesco e contemporaneo.
Il brano iniziale di Berio
era un canto espresso polifonicamente dalle timbriche orchestrali
secondo modalità tipiche della musica corale. Berio, che amava
profondamente la vocalità, specie femminile, è stato
un maestro nel tradurre con
ardite timbriche strumentali le voci umane.
Abbado ha colto in toto la delicatezza e la trasparenza
compositiva del bellissimo lavoro interpretandolo con profondità
espressiva e restituendo il linguaggio inconfondibile del Maestro ligure
in modo impeccabile. Con il suggestivo lavoro di Lachenmann, eseguito al
termine della prima parte della serata,
il contrasto con la delicata musica di Berio è emerso in modo
prepotente. Lachenmann, conosciuto al pubblico di musica contemporanea e
poco noto a quello più numeroso della classica ha studiato per alcuni
anni anche con il nostro Luigi Nono. Non è facile la sua musica. La sua
ricerca è legata alla musica concreta, al mondo degli effetti e dei
rumori. In molti suoi lavori, come anche in
Schreiben,
l'effetto rumoroso, ottenuto usando gli strumenti in modo
inconsueto, costituisce la base di partenza e di arrivo dei suoi lavori.
La sua musica parte da Cage per arrivare allo strutturalismo o a
modalità costruttive definite razionalmente in ogni dettaglio.
Schreiben alterna
lunghe sequenze concrete ed effettistiche a momenti di tagliente e
corale incisività strumentale. Bravissimi gli orchestrali scaligeri
nell'interpretazione del lavoro. Al termine lunghi applausi anche al
compositore presente in sala. L'ultima sinfonia di Schumann, la Quarta,
è un lavoro di grande maturità. Abbado ha centrato il segno donandoci
una pregnante interpretazione, con una cifra stilistica mitteleuropea
molto germanica. Uno splendido Schumann. Il prossimo concerto della
rassegna si terrà mercoledi 5 ottobre all'Auditorium San Fedele e
verranno eseguiti due brani di Lachemmann,
Pression e Trio
fluido e
musiche di Stroppa, Platz, Stier e Mundry.
Da non perdere.
3
ottobre
Cesare Guzzardella
CONVEGNO E CONCORSO INTERNAZIONALE DI CHITARRA CLASSICA
“MICHELE PITTALUGA” – CITTÁ DI ALESSANDRIA EDIZIONE 2011
Sabato 1 ottobre ’11 si è tenuto presso l’Auditorium “Michele
Pittaluga” (foto ) del Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria la 16a
edizione del Convegno Internazionale di Chitarra. Anche quest’anno vi
sono stati contributi da parte di musicologi e docenti di Conservatori
riguardanti il mondo della chitarra classica (e non solo); tra gli altri
è intervenuto il Mo Ugo Orlandi, mandolinista, docente presso
il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, con un’interessante relazione
sulla figura di Carlo Munier, compositore mandolinista e chitarrista
(Napoli 1859 – Firenze
1911), autore di un metodo
per mandolino e per chitarra.
Orlandi ha sottolineato la straordinaria vicinanza tra il mondo
della chitarra e quello del mandolino, di come essi abbiano “combattuto”
la stessa battaglia per il riconoscimento statale del diploma di
strumento; ha poi sfatato il luogo comune che offre un'immagine del
mandolino come strumento partenopeo, confermando invece
un'origine policentrica, diffusa anche e soprattutto nel nord Italia.
L'intervento si è valso di
gradevolissime esecuzioni di brani
musicali composti da Munier per mandolino solo, chitarra sola,
duetti di mandolini e un quintetto finale, con la partecipazione
del Quintetto Munier (Ugo Orlandi, Raffaele La Ragione, mandolino;
Camilla Finardi,
mandolino/mandola; Andrea Bazzoni, mandola/mandoloncello; Luisa Conter,
chitarra).
Altro intervento è stato quello della
liutaia Silvia Zanchi,
docente di Verniciatura a gommalacca a tampone presso la Civica
Scuola di Liuteria di Milano, che ha raccontato la sua esperienza
come liutaia
dedita alla costruzione ed al restauro di strumenti musicali a
pizzico.
Il maestro Piero Bonaguri, docente di chitarra
presso il Conservatorio di Bologna, ha invece illustrato e eseguito alla
chitarra alcune composizioni di autori contemporanei, pubblicate nei 4
volumi della “Antologia di studi e pezzi introduttivi alla musica
contemporanea” dalla casa
editrice Ut Orpheus 2011. Tra i brani suonati citiamo “Lontano” di
Roberto Tagliamacco, con un
carattere vagamente “new
age”; “Quasi modo” di Paolo Ugoletti, con reminiscenze dal canto
gregoriano.
Sempre pubblicato dalla casa editrice
Ut Orpheus è il libro sulla vita del grande chitarrista Alirio
Diaz (1923, Carora, Venezuela), scritta dal musicologo e chitarrista
Stefano Picciano, seguito da un breve ma intenso intervento del figlio
di Alirio Diaz, Senio Diaz.
Una serie di concerti ha concluso i lavori
del convegno:
la talentuosa Alberta Khouri, la più giovane concorrente del
concorso (16 anni) ha
eseguito “Variazioni su un tema di Sor” di M. Llobet e “Introduzione e
capriccio” di G. Regondi; Paolo Pegoraro, con un bellissimo suono e
dimostrando una grande
maestrìa ha eseguito la “Sonata III” di M. Ponce e
“Fantasia Sevillana” di J. Turina; il duo (coniugi) Michael
Newman e Laura Oltman docenti presso il
Mannes College The New
School for Music di New York , hanno suonato
pregevoli trascrizioni per due chitarre di I. Albeniz; infine lo
spagnolo Francisco Sanchez
Bernier (già vincitore
dell’edizione del concorso Pittaluga nel 1996) ha eseguito
seguendo un percorso cronologico che va dalle “Variazioni su un tema di
Mozart” op 9 di F. Sor, al “Tiento” di M. Ohana fino
ad una splendida “Saudade” nr 3 di R. Dyens.
Sono seguite le consuete premiazioni:
ricordiamo in particolare la chitarra d'oro per la composizione
data a Ennio Morricone (non intervenuto al Convegno), per la
didattica a Carlo Carfagna; premio speciale “Una vita per la chitarra” a
Konrad Ragossnig (non intervenuto al Convegno); miglior CD a Paolo
Pegoraro (“Fararecords” 2010).
Alla sera si è svolta presso il Duomo di Alessandria l'attesa
finale della 44° edizione del concorso di chitarra “Michele
Pittaluga”. Due dei tre
finalisti hanno suonato il “dionisiaco” (citando le parole di Biraghi
che presentava la serata) concerto Elegiaco nr. 3 per chitarra e
orchestra del compositore contemporaneo cubano Leo Brouwer, diviso in
tre movimenti: Tranquillo, Interlude, Finale-Toccata;
la seconda finalista ha invece eseguito il concerto op.
30 di Mauro Giuliani, compositore pugliese di inizio ‘800, diviso ancora
in tre movimenti, Maestoso, Andantino-Siciliano, Polonaise.
La giuria, formata da
Norbert Kraft, Thomas
Müller-Pering, Shin Ichi Fukuda, Michael Newman,
Laura Oltman, Massimo Felici e Micaela Pittaluga, ha dato il
primo premio (13.000 euro più
varie
tournee
di concerti e
un
CD da registrare con la
Naxos) al chitarrista messicano Cecilio Perera (foto in alto),
che ha eseguito il concerto elegiaco di Brouwer, con un suono molto
robusto e deciso, e soprattutto con musicalità e una buona sintonia con
l'orchestra; il secondo premio è invece andato alla
chitarrista coreana Park
Kyuhee (foto) che quest'anno si è cimentata con
il concerto di Mauro Giuliani op. 30, eseguito curando
particolarmente il fraseggio, l’agogica e l’aspetto ritmico. Forse il
suono era a tratti un po’ debole. Infine il terzo premio è stato
attribuito al chitarrista venezuelano
Jonathan Bolivar
(foto) , che ha suonato
ancora il concerto elegiaco, con una performance effettivamente meno
convincente dal punto di vista della “sinergia” con l’orchestra.
3 ottobre 2011
Alberto Cipriani
SETTEMBRE
Il ritorno di Ulisse in
patria
alla Scala
Continuano le repliche al
Teatro alla Scala dell’opera di Claudio Monteverdi
Il ritorno di Ulisse in patria.
Non è facile l’ascolto di quest’opera monteverdiana, composta dal
cremonese nel 1640 per un teatro di Venezia. Pochi sono gli episodi
strumentali, rare le arie, mentre l’intreccio contenutistico si sviluppa
su una continua successione di recitazione
intonata.
La musicalità e la teatralità del lavoro di Monteverdi nasce dalla
lettura del testo di
Giacomo Badoaro espresso da una nutrita presenza di personaggi, ben
quindici, che si alternano sul palcoscenico nel corso dei tre atti. Il
prologo e i tre atti sono stati in questa rappresentazione, anche per
ragioni di tempo, raggruppati e suddivisi in due parti. Avvincente la
resa complessiva
sia
per la qualità dei cantanti presenti sulla scena, sia per la
regia di Robert Wilson – anche scenografo e autore delle determinanti
luci- sia per l’eccellente direzione musicale di Rinaldo Alessandrini.
Quello che colpisce maggiormente è la resa artistica ottenuta dovuta a
unità estetiche di tutte le componenti teatrali. Wilson ha
splendidamente interpretato il testo trovando una perfetta sintesi tra
le essenziali e geometriche scene, la componente luminosa e la direzione
degli attori, perché oltre che di cantanti, di ottimi attori trattasi.
Anche l’intonata scelta dei costumi di Jacques Reynaud ha contribuito
alla realizzazione ed al successo di questa messinscena. Tra i cantanti,
tutti all’altezza, citiamo almeno l’Ulisse
di Furio Zanasi, Penelope con
Sara Mingardo, Melanto con
Monica Bacelli (foto Archivio Scala),
Minerva con Anna Maria
Panzarella, Telemaco con
Leonardo Cortellazzi, e tutti gli altri. Ottima la direzione di
Alessandrini alla guida anche del gruppo Concerto Italiano, interpreti
di raffinate sonorità che utilizzano strumenti originali. Avvincente la
parte corale preparata da Casoni. Da ricordare e da non perdere.
Prossime repliche il 28 e il 30 settembre.
27
settembre
Cesare Guzzardella
Un brano di Antonioni
e musiche di
Čajkovskij all’Auditorium
Nell’ultima replica
domenicale di ieri pomeriggio abbiamo ascoltato dalla Sinfonica Verdi un
brano del 2006 di Francesco Antonioni (foto)
denominato
“Giga per orchestra” e quindi
musica di Pёtr Il'ič Čajkovskij con Simone Pedroni solista al pianoforte
nel celebre Concerto per
pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle maggiore op. 23 e la
Sinfonia n. 4 in Fa minore op. 36,
il tutto per la direzione di Zhan Xian. Scritto e ben orchestrato, il
lavoro di
Antonioni,
rivisitato nel 2009, ha come supporto una grande orchestra che ieri ha
esaltato con competenza e ricchezza espressiva i numerosi contrasti
timbrici della Giga. La scrittura, chiara ed essenziale, mostra al primo
ascolto una cifra coloristica di ottimo livello per una ricchezza
d’invenzione accattivante in tutto il brano dalla durata di circa dieci
minuti. Applausi
al termine. Il concerto di Čajkovskij, forse il brano
pianistico-orchestrale più popolare del genere, ha visto il deciso e
incisivo tocco del novarese Simone Pedroni, pianista noto e vincitore
nel 1992 del Concorso internazionale Van Cliburn. Energica la direzione
di Zhan Xian e di qualità la parte pianistica seppure con qualche
sbavatura e pedale a volte eccessivo. Ottimi i bis pianistici eseguiti
da Pedroni con una Consolazione di Liszt e un'impeccabile
Mazurca di Chopin. Valida l’interpretazione della Verdi e di Zhan
Xian della Sinfonia n.4 eseguita dopo l’intervallo. Lunghissimi applausi
al termine. Il prossimo concerto della serie è previsto per giovedì 29
settembre con repliche il 30 e il 2 ottobre: verranno eseguiti la
Sinfonia n.3 di Pёtr Il'ič
Čajkovskij e
Lieder aus Des knaben wunderhorn
di Gustav Mahler. Alla direzione della Sinfonica Verdi ancora
Zhan Xian.
26
settembre
Cesare Guzzardella
Alla Scala una serata straordinaria per i
bambini di Haiti
La Fondazione Francesca Rava è nata nel 2000 per opera di
Mariavittoria Rava e da allora organizza attività di aiuto ai bambini
bisognosi nel mondo. Da alcuni anni il Teatro alla Scala ospita la
Filarmonica scaligera e grandi
interpreti per concerti a sostegno dell’importante Fondazione
umanitaria. Ieri sera in un
teatro al completo due
interpreti di prestigio
quali
il direttore venezuelano
Diego Matheuz ed il violinista taiwanese-australiano Ray Chen, insieme
alla prestigiosa Filarmonica scaligera, hanno tenuto un concerto
sinfonico
eseguendo prima il celebre
Concerto per violino in re magg. Op. 35 di Cajkovskij e quindi due
coloratissimi brani orchestrali rispettivamente di Ravel e di
Stravinskij, Daphnis et Chloé
Suite n.2 e L’oiseau de feu.
Il virtuoso Chen, vincitore di recente dei prestigiosi Concorsi
internazionali Queen Elisabeth e Yehudi Menhuin, ha interpretato
magistralmente il notissimo concerto, forse il più popolare brano
violinistico-orchestrale della storia, mostrando sicurezza stilistica,
perfetta intonazione anche nei difficili sopracuti e soprattutto
spessore interpretativo. Valido il Capriccio paganiniano eseguito come
bis. La maestria direttoriale del bravissimo Matheuz, direttore che ha
ereditato da Abbado una certa gestualità, si è evidenziata anche nel
virtuosismo orchestrale raveliano della Suite n.2
Daphnis et Chloé e nella più
celebre Suite dal balletto
L’oiseau de feu del grande russo. Grandissimo il successo tributato
al termine con interminabili applausi. Ricordiamo che tutti quelli che
vogliono aiutare la Fondazione Francesca Rava, fondazione Onlus con
donazioni deducibili, possono telefonare al numero 02-54122917 o fare un
versamento su bollettino postale c.c.p. 17775230.
23 settembre
Cesare Guzzardella
Al via in Auditorium
la Stagione della Verdi
E’ iniziata la nuova
Stagione dell’Orchestra
Sinfonica Verdi in Auditorium con un concerto diretto dal direttore
musicale Zhang Xiang. Ieri pomeriggio in replica
sono stati eseguiti brani di
L.v.Beethoven e di H. Berlioz. Del tedesco il
Concerto per pianoforte e orch.
Op.73 “Imperatore” e del francese la
Sinfonia fantastica op.14.
Due brani molto
importanti:
il primo è l’ultimo e il più
celebre concerto pianistico di Beethoven, interpretato a Lipsia per la
prima volta nel 1811; il secondo lavoro in programma è il brano più noto
ed eseguito di Berlioz. La sinfonia è sottotitolata anche
Episodio della vita di un’artista
ed ebbe la sua prima a Parigi nel 1830.
Valide le interpretazioni della
Verdi per entrambi i
capolavori e di buon livello l’interpretazione del pianista Lars Vogt
(nella foto) nel brano beethoveniano. Il
prossimo appuntamento della Sinfonica Verdi è per giovedì 22 settembre
con repliche il 23 e il 25. Il programma, particolarmente interessante,
annovera come brano introduttivo un lavoro orchestrale di Francesco
Antonioni denominato
Giga per orchestra e due
lavori di Caikovskij: il Concerto
n.1 op.23 – al pianoforte il novarese Simone Pedroni-
e la
Sinfonia n.4 op. 36.
L'orchestra è diretta da Zhang Xiang. Da non perdere.
19
settembre
Cesare Guzzardella
Ottimi pianisti per
Liszt al MiTo
Si è conclusa al Teatro
Filodrammatici per il MiTo, la rassegna pianistica dedicata a Liszt.
Nelle ultime tre serate del
12-13
e 14 settembre si sono succeduti tre giovani e affermati virtuosi quali
Roberto Cominati, Roberto Giordano
e
Alberto Nosè. I programmi interamente lisztiani hanno evidenziato ogni
peculiarità dell’arte pianistica del celebre compositore e virtuoso
magiaro. Tra i numerosi brani eseguiti segnaliamo almeno la splendida
esecuzione della nota trascrizione dall’Ouverture
dal Tannhauser di Wagner, interpretata con coerenza e valenza
espressiva da Cominati, l’altrettanto celebre parafrasi da concerto del
verdiano Rigoletto,
ottimamente eseguito da Giordano e
un Mephisto Walzer
interpretato
con luminoso e preciso virtuosismo dal bravissimo Nosè. Ma il programma
dei tre ottimi interprete durava complessivamente oltre quattro ore e se
si sommano le altrettanto valide interpretazioni degli altri pianisti
intervenuti alla rassegna non possiamo che esprimere congratulazioni a
tutti gli interpreti e agli organizzatori di questa riuscita
rassegna. Grandissimo il successo ottenuto in un teatro sempre al
completo.
15
settembre
Cesare Guzzardella
Lang Lang al Teatro alla Scala
Al Teatro alla Scala si è concluso il ciclo dedicato
all’interprete cinese Lang Lang
con un recital pianistico che
prevedeva
brani di Bach, Schubert e Chopin. Dopo le pagine cameristiche, quelle
orchestrali e quelle eseguite in
duo con il celebre jazzista Herbie Hancock
, ora Lang Lang ha scelto di presentarsi davanti al folto
pubblico scaligero solo, davanti allo Steinway, con un programma
classico introdotto dalla Partita
n.1 in si bem. Maggiore
di J.S.Bach, per arrivare alla
celebre ultima Sonata in si bem.
Magg. D 960 di F. Schubert e per terminare, dopo l’intervallo, con i
Dodici Studi Op.25 di F.
Chopin. Il talento non
discutibile del cinese, divide da alcuni anni i critici musicali. Il suo
modo di presentarsi come celebre star
internazionale con una gestualità forse eccessiva – ma ultimamente i
suoi gesti risultano più misurati- ha forse condizionato il giudizio di
molti. La sicurezza interpretativa mostrata nel concerto dello scorso
lunedì, la sua capacità di pesare le timbriche con raffinato gusto e
incisività controllata, ci hanno rilevato
uno splendido Bach, un meditato e riflessivo Schubert ed uno
Chopin con alcuni Studi al top per chiarezza ed eleganza espressiva
e con altri forse lontani dalla
genuinità polacca ma indubbiamente di elevato valore musicale. Grande
successo e come bis due brevi e luminosi
Canti di Liszt.
14 settembre
Cesare Guzzardella
Giovani pianisti per MiTo SettembreMusica
All’interno della rassegna musicale di MiTo
SettembreMusica trova una valida collocazione il ciclo pianistico
dedicato a Liszt nel quale giovani pianisti, alcuni particolarmente
affermati ed altri
meno, dedicano al grande compositore
ungherese
gran parte del loro programma. Poco più di un’ora di musica che a Milano
viene eseguita al Teatro Filodrammatici, luogo particolarmente idoneo
per le esecuzioni cameristiche e con una ottima acustica per il timbro
pianistico. Il ciclo era iniziato il 5 settembre
con l’affermato interprete Gianluca Cascioli ed è continuato con altri
due pianisti non di fama ma particolarmente bravi: André Gallo e Chiara
Opalio. Il ventunenne di Cosenza ha introdotto il concerto del 6
settembre con le note del celebre ciclo pianistico dei Quadri di
un’esposizione di Modest Musorgskij
per continuare con il Liszt dei
Studi di esecuzione trascendentale da Paganini all’interno
dei quali svetta la celebre La campanella. E’ molto bravo Gallo.
Ha una tecnica di alto livello espressa con sicurezza e con mature
qualità espressive. La diciannovenne veneta Chiara Opalio ha
interpretato nel concerto del giorno successivo prima Liszt con brani
noti quali La morte di Isotta da Wagner, i Sonetti del
Petrarca n.104-123, Widmung da Schumann e il celebre
Lieberstraum n.3. Quindi è approdata a Schubert con la Soirées de
Vienne n.6 e la Sonata in la minore D 784. Ottima
l’impostazione pianistica della Opalio con evidente splendida musicalità
che va solo potenziata con una linea interpretativa più personale.
Grandissimo successo in entrambi i concerti.
7 settembre
Cesare Guzzardella
LUGLIO
Festival Masterclass LEALTRENOTE 2011
Dopo il grande successo di pubblico e critica ottenuto
dalla scorsa edizione, l’Associazione Musicale LeAltreNote è
lieta di presentare la prossima edizione dell’omonimo Festival
Masterclass di musica da camera che si svolgerà a Bormio e in Alta
Valtellina dal 27 agosto al 10 settembre, un’ampia e qualificata
proposta di spettacoli e iniziative in grado di coinvolgere l’intero
territorio provinciale e non solo. Percorso di studio e formazione per
tutti coloro che intendono approfondire la conoscenza di uno strumento,
i corsi della Masterclass sono tenuti dai componenti del Trio
Albatros (Stefano Parrino, flauto, Francesco Parrino, violino,
Alessandro Marangoni, pianoforte) e da Alessandra
Garosi
(musica da camera) ai quali si aggiungono quest’anno il clarinettista
spagnolo Iñigo Alonso e i finlandesi Jouko Mansnerus (viola) e Samuli
Peltonen (violoncello). La partecipazione di questi artisti ha destato
l’interesse delle ambasciate di Spagna e Finlandia che hanno concesso il
loro patrocinio dando così a tutta la manifestazione un indiscusso
richiamo di respiro internazionale. Arricchito nel programma e negli
ospiti, il Festival prevede un articolato calendario di quindici
concerti gratuiti che faranno risuonare chiese, strade e antichi palazzi
in un coinvolgente rapporto con il pubblico. L’anteprima del Festival
sarà con il Trio Albatros Ensemble sabato 27 agosto alle 15h in
Valmasino; l’ appuntamento è realizzato grazie alla stretta
collaborazione con l’Associazione Kima in occasione dell’imminente terza
edizione della gara sportiva “Trofeo Kima”. Il tema del Festival
LeAltreNote 2011 sarà incentrato sul rapporto tra cultura popolare e
musica d’arte e si caratterizzerà per l’originale connubio di fruibilità
e assoluta originalità con gemme di raro ascolto in un clima di
riscoperta e condivisa passione musicale. Particolare attenzione sarà
inoltre dedicata alla musica di Nino Rota in celebrazione del centenario
della nascita del grande compositore.
Oltre al Trio Albatros Ensemble si esibiranno gli
artisti del Duo Alterno (foto), considerato uno dei più significativi
punti di riferimento nel repertorio vocale pianistico dal Novecento
storico ai contemporanei (Tiziana Scandaletti, soprano e Riccardo
Piacentini, pianoforte) e il solista di corno delle Alpi Carlo
Torlontano. I programmi che presentano sono inusuali e di grande i
patto. Mentre il Duo Alterno proporrà una serie di testi dialettali
messi in musica da grandi compositori italiani del primo Novecento
(concerti del 27 agosto a Grosio e 28 agosto a Bormio), Carlo
Torlontano, in collaborazione con i docenti della masterclass, nel corso
delle due serate del 31 agosto (Trepalle) e del primo settembre
(Bormio), introdurrà il pubblico a composizioni che esplorano le
potenzialità espressive del corno delle Alpi, tra le
quali un brano raramente eseguito di Leopold Mozart. Nei giorni del
Festival sarà inoltre allestita la mostra fotografica “Essenza” con foto
originali di Norman Douglas Pensa negli spazi della Banca Popolare di
Sondrio a Bormio, in via Roma. Speaker delle serate di evento sarà anche
quest’anno Silvio Mevio. Tutta la programmazione e maggiori informazioni
si possono trovare sul sito
www.lealtrenote.org
11 luglio dalla redazione
L'italiana in Algeri
al Teatro alla Scala
Ha inaugurato la Stagione scaligera nel 1973 l'opera
rossiniana su libretto di Angelo Anelli in scena in questi giorni nella
sala del Piermarini. La riuscita messinscena de L'italiana in Algeri
per la regia, le scene e i costumi di Jean-Pierre
Ponnelle
da allora è approdata alla Scala in cinque stagioni d'opera, l'ultima
nel 2003 al Teatro degli Arcimboldi, sede temporanea dell'attività
scaligera in attesa della ristrutturazione del teatro milanese. La
collaudata messinscena per la regia ripresa da
Lorenza Cantini, è stata ottimamente allestita dalle maestranze più
giovani del teatro nell'ambito del Progetto Accademia.
L'orchestra dell'Accademia del Teatro alla Scala per l'occasione era
diretta da Antonello Allemandi e il Coro preparato da Alfonso Caiani.
Valida sotto ogni profilo la resa artistica, specie nella parte vocale
con un ottimo e omogeneo cast di voci è un coro all'altezza. La
rispettosa direzione di Allemandi ha avuto il merito di aver lasciato
ben in rilievo le voci soliste ed il coro anche se le parti strumentali
meritavano più incisività e maggior dinamicità timbrica. Michele Pertusi
ha mostrato eccellenza timbrica e chiarezza espressiva nel suo ruolo di
Mustafà; calda, espressiva e particolarmente intonata la voce di Anita
Rachvelishvili (foto Archivio Scala , un'ottima Isabella; timbro
squillante e all'altezza del ruolo di Lindoro sostenuto, quello
di Lawrence Brownlee, rilevante tecnicamente ma con una fisicità che non
s'imponeva nella scena insieme ad un Pertusi e all'altro bravissimo e
robusto Vincenzo Taormina, un Taddeo divertente con voce incisiva
e intonata e con una disinvoltura teatrale cabarettistica. Bravi anche
Linda Jung, Elvira, Filippo Polinelli, Haly e Valeria
Tornatore in Zulma. Alla terza rappresentazione grande successo
di pubblico per uno spettacolo che merita il tutto esaurito. Prossime
repliche il 7-9-11-13-14 luglio Da non perdere.
6 luglio Cesare Guzzardella
Attila alla Scala dopo
vent'anni
Continuano le repliche alla Scala dell'opera di Verdi
Attila. La nuova produzione scaligera in coproduzione con San
Francisco
Opera vede la regia di Gabriele Lavia, una complessiva tradizionale
scenografia di Alessandro Camera con i costumi di Andrea Viotti. Nella
replica di ieri sera, quarta rappresentazione, il cast comprendeva Orlin
Anastassov nel ruolo di Attila (foto archivio Scala),
Marco Vratogna in Ezio, Elena Pankratova in Odabella,
Fabio Sartori in Foresto, Gianluca Floris in Uldino e
Ernesto Panariello in Leone. Un buon cast con una punta nella
voce di Sartori che si è espressa con qualità specie nella bellissima
romanza del terzo atto “Che non avrebbe il misero“. Non
particolarmente rilevanti i cambiamenti di scena voluti da Lavia-Camera
nella rappresentazione con una scelta di proiezione nello schermo del
terzo atto di poca efficacia scenica in un contesto complessivo molto
tradizionale. La valida direzione orchestrale era di Nicola Luisotti e
l'eccellente parte corale curata da Bruno Casoni. Successo di pubblico.
Prossime repliche il 4-6-8-12-15 luglio. Contemporaneamente nelle date
5-7-9-11-13-14 continuano le repliche de L'italiana in Algeri per
la regia di Jean-Pierre Ponnelle.
3 luglio C.G
GIUGNO
L’ Orchestra Sinfonica di Savona a Vercelli
Impaginato su composizioni ‘minori’, ma proprio per
questo accattivante per il musicofilo, il programma proposto dalla
vercellese Società del Quartetto ieri sera 24 giugno al Teatro Civico:
due composizioni sinfoniche, l’Ouverture in do
maggiore
“im italienischen Stile” D591 di Schubert e la Sinfonia in do
maggiore n.1 op.21 di Beethoven, a incorniciare tre ‘chicche’ per
soprano e orchestra di Mozart. Si tratta dell’aria Vado, ma dove?
K583, composta nel 1789, insieme con la ‘gemella’ K582, in
sostituzione di un’aria per un’opera buffa di Martin y Soler; dell’aria
K528 Bella mia fiamma (1787), tipica ‘aria da concerto’ scritta
da Mozart per la grande e capricciosa cantante Josepha Duschek e il cui
testo è attinto all’opera Cerere placata di Jommelli; infine la
nota aria di Donna Elvira Mi tradì quell’alma ingrata dal finale
dell’Atto II del Don Giovanni. L’orchestra impegnata per
l’occasione era una formazione anch’essa ‘minore’, nel panorama delle
compagini strumentali italiane, ma di collaudata professionalità, l’
Orchestra Sinfonica di Savona, nata nel 1992 e che nel 2002 ha avuto il
privilegio della presidenza onoraria di C. M. Giulini; sul podio il
maestro milanese Pietro Borgonovo, dal 2003 legato a Vercelli in qualità
di Direttore artistico del Concorso G.B. Viotti. Ma la vera attrazione
del cartellone era la giovane soprano nigeriana Omo Bello, dal curioso
curriculum professionale: biologa genetista, la Bello ha coltivato la
propria vocazione al bel canto in Francia, coronandola con il primo
premio assoluto al concorso internazionale Pavarotti dello scorso anno a
Vercelli. Nei brani ascoltati Omo Bello ci è piaciuta molto: la sua è
una voce di trasparente dolcezza e di delicata morbidezza melodica, a
proprio agio in pagine tenere e cantabili come quelle proposte, che
mettono alla prova non tanto il bagaglio virtuosistico della cantante
(pochi i vocalizzi), quanto la sua espressività sul registro di un
pathos leggero e sfumato, tipicamente settecentesco, con accenti di più
risentita passionalità nell’aria dal Don Giovanni. Ottima anche la
qualità esecutiva delle composizioni sinfoniche, dirette con mano sicura
da Borgonovo, molto bravo a nostro parere, soprattutto nella ‘Prima’ di
Beethoven, di cui ha proposto una lettura intesa a sottolinearne, più
che la continuità con la tradizione viennese, gli aspetti di novità e
rottura nel plastico, quasi ruvido vigore dei temi e dei procedimenti
strutturali dell’Allegro iniziale così come nell’empito
trascinante di un Minuetto, suonato come un tipico Scherzo
beethoveniano. Decisamente apprezzabile anche l’Ouverture schubertiana,
resa dalla bacchetta di Borgonuovo in tutta la limpida cantabilità
‘italiana’ della sua architettura melodica e armonica, imperniata sulla
‘solare’ tonalità del Do maggiore. Una serata di buona musica, salutata
con il meritato tributo di applausi del numeroso pubblico.
27 giugno Bruno Busca
Appuntamento alla Società del Quartetto di
Vercelli
Il
secondo appuntamento di giugno per la Stagione della Società del
Quartetto di Vercelli è con la musica sinfonica al Teatro Civico.
Venerdì 24 giugno, alle ore 21, il Maestro Pietro Borgonovo dirige
l’Orchestra Sinfonica di Savona in un concerto di grande fascino
che propone la Prima Sinfonia in do maggiore op. 21 di Ludwig van
Beethoven, l’Ouverture in Stile Italiano D591 di Franz Schubert e, con
la partecipazione del soprano nigeriano Omo Bello, un programma
mozartiano con le arie da concerto “Vado, ma dove?” K583, “Bella mia
fiamma, addio!” K528, e d’opera “In quali eccessi... Mi tradì quell’alma
ingrata” dal Don Giovanni. I biglietti sono già disponibili in
prevendita presso la Società del Quartetto.
Prenotazioni telefoniche: 0161 255 575
19 giugno dalla
redazione
Roméo et Juliette
alla Scala
Mancava da oltre settantantacinque anni Roméo et
Juliette al Teatro alla Scala, l'opera che il francese Charles
Gounod terminò di comporre nel 1867 su libretto di Jules Barbier e
Michel Carré. Questo dramma lirico in cinque atti, nella
messinscena
scaligera prodotta dal Festival di Salisburgo, ha trovato, nella quarta
rappresentazione di ieri sera, due voci di primo livello come quelle di
Nino Machaidze nel ruolo di Juliette e di Vittorio Grigolo in Roméo
(foto dall'Archivio Scala). Entrambi molto bravi ma con un punto a
favore per il tenore che con un timbro particolarmente chiaro ed
espressivo ha mostrato anche potenza adeguata in ogni parte dell'opera.
L'ottima direzione del francese Yannick Nézet-Séguin si è accostata con
rilevante unità al bellissimo coro preparato da Bruno Casoni. Le
tradizionali scene di M.Yeargan e i costumi di C.Zuber hanno sostenuto
la complessivamente valida regia di Bartlett Sher. Bello ma monotono
l'unico luogo scenografico, considerando i cinque atti dell'opera: un
unico spazio aperto circondato da facciate neoclassiche. Poco efficace
la regia solo nella scena finale relativa alla morte dei due celebri
amanti. Valide le altre voci del cast vocale con un eccellente
AlexanderVinogradov in Frère Laurent e i bravissimi Russel Braun
in Mercutio, Cora Burggraff in Stéphano, Frank Ferrari, le
Comte Capulet, Juan Francisco Gatell in Tybalt e gli altri.
Le prossime repliche saranno il 16-21 e 23 giugno.
14 giugno Cesare Guzzardella
Conclusa la tredicesima stagione concertistica del
Viotti Festival a Vercelli
Sabato 4 giugno, nella consueta sede del Teatro civico si
è conclusa la tredicesima stagione concertistica del Viotti Festival,
con un programma di notevole interesse ‘musicologico’, legato a quella
che possiamo definire la linea di ricerca caratterizzante la Camerata
ducale, la formazione orchestrale creata e diretta da Guido Rimonda,
cui è affidato questo importante appuntamento musicale della cittadina
piemontese L’impaginato presentava infatti per l’occasione quattro
composizioni,
di ascolto alquanto raro, per violino e orchestra di autori italiani del
secondo ‘700-primo’800 e precisamente L’Arte dell’arco di G.
Tartini (una serie di variazioni su un tema di Corelli), la
Meditazione in preghiera di G. B. Viotti, il Concerto in do
maggiore BI 507 (1796) del semisconosciuto Alessandro Rolla
(1757-1841), uno dei maestri di Paganini e dal 1802 al 1832 primo
violino e direttore alla Scala milanese e infine, di Paganini, il
Concerto in mi minore, n. 6 di catalogo, ma in realtà il primo in
ordine cronologico di composizione dei nove scritti dal grande genovese,
opera giovanile databile intorno al 1815: si tratta di una vera chicca
filologica, essendone andata perduta per più di un secolo e mezzo la
partitura, fortunosamente ritrovata nel 1972 presso un antiquario
londinese. Potremmo individuare il ‘filo conduttore’ del programma nella
progressiva evoluzione dello stile violinistico italiano, dal ’galante’
settecentesco-rococò ancora dominante nelle variazioni tartiniane, al
delinearsi di atmosfere più drammatiche e di uno sviluppo tematico più
elaborato, che da un melodismo limpidamente italiano e settecentesco si
carica di colori ormai ‘romantici’. Esemplare a tal riguardo il
confronto fra la Meditazione di Viotti, ancora impregnata di
effusa, dolcissima cantabilità e il Largo centrale del
Concerto di Rolla (vera scoperta della serata), dal marcato
carattere cupo e patetico, o l’Adagio del Concerto di
Paganini, di un intimismo quasi chopiniano. E’ evidente che un programma
siffatto concede il ruolo di protagonista pressoché esclusivo al
solista, per l’occasione un. Rimonda davvero in splendida forma, anche
nella veste di direttore. Crediamo che attualmente in Italia Rimonda sia
uno degli interpreti migliori della scuola violinistica italiana
sette-ottocentesca: la sua cavata sempre pulita, energica e calda, dal
bel vibrato, sa dare voce tanto all’abbandonato lirismo, quanto alle
incipienti inquietudini romantiche di queste pagine; la sua eccellente
tecnica gli consente un perfetto dominio anche dei momenti di più
ardimentoso virtuosismo, come quelli presenti nei due tempi estremi del
Concerto di Paganini. Un caloroso applauso del folto pubblico ha
salutato la Camerata e il suo Direttore, nonché Cristina Canziani, sua
consorte e preziosa collaboratrice e sodale della bellissima “avventura”
della Camerata Ducale, cui siamo certi arrida un futuro di grandi
soddisfazioni anche fuori del Piemonte.
Attendiamo con impazienza l’apertura della prossima
stagione, in cui si annunciano protagonisti del calibro di Shlomo Mintz,
Louis Lortie, Uto Ughi, Andrea Bacchetti…Ne daremo prossimamente più
dettagliato ragguaglio.
8 giugno
Bruno Busca
Andrea Bacchetti alle
Serate Musicale
E' sempre alla ricerca di novità il pianista Andrea
Bacchetti, noto in Italia come valente interprete di J.S.Bach. Ieri sera
per Serate Musicali ha impaginato un programma soprattutto
dedicato al Settecento italiano con Galuppi, Marcello, Paisiello,
Scarlatti, inframezzati dallo spagnolo Antonio Soler, allievo di D.
Scarlatti ed autore di numerose Sonate in stile scarlattiano. Ma c'era
anche una novità di un compositore padovano, Guido Alberto Fano. Vissuto
tra il 1875 e il1961, direttore di importanti Conservatori e insegnante
di pianoforte al Conservatorio Verdi di Milano, Fano fu attivo come
compositore e nel concerto di ieri, alla presenza di un suo nipote che
ha introdotto il musicista, è stato eseguito in prima esecuzione
milanese Rimembranze, cinque brevi e melodici brani dal sapore
debussyniano ma con una verve tipicamente italiana. Una
estroversa Tarantella rossiniana concludeva il programma
ufficiale. Bacchetti ha il dono della
chiarezza
espositiva, scava in profondità con una timbrica luminosa mediata da una
accurata ricerca di perfezione estetica. I tempi dei vari brani eseguiti
senza soluzione di continuità, come se fossero una unica suite,
dimostrano il bisogno di riflessione dell'artista e il suo distacco
emotivo dalla presenza del pubblico. Dopo una meditata ed elegante
Sonata in si bemolle maggiore di Baldassarre Galuppi, abbiamo
ascoltato un interessantissimo Benedetto Marcello in prima esecuzione
milanese da una edizione critica dei manoscritti curata da Bacchetti
(con M.Marcarini). A seguire due Minuetti di Paesiello. Le cinque
Sonate di Soler che sono state scelte ricordano molto Scarlatti e
la selezione di altre cinque Sonate, questa volta del grandissimo
Domenico, ci ha rivelato la
tendenza stilistica di scuola napoletana e mediterranea del Settecento
legata agli strumenti a tastiera e nobilitata dalla timbrica del più
moderno pianoforte. Mentre le semplici ma melodicalmente efficaci
Rimembranze di Fano hanno rappresentato un altro elemento di novità
nella scelta del programma, la nota Tarantelle pur sang, da
Peccati di vecchiaia di Rossini, ha vivacizzato il clima
musicale. Geniale il Rossini cameristico. Due i bis offerti dal
bravissimo Bacchetti con un raro Notturno di Louis Diémer, un allievo di
C.Franck, e a conclusione una superiore Toccata di J.S. Bach: del
tedesco Bacchetti è un grande Maestro d'interpretazione. Grande
successo.
7 giugno Cesare Guzzardella
All'Auditorium si è concluso il ciclo dedicato a Rota
Si è concluso con i ringraziamente del direttore
d'orchestra Giuseppe Grazioli, promotore ed interprete della bellissima
rassegna musicale su Nino Rota, e con l'esecuzione delle musiche più
celebri del compositore milanese scritte per il film
Il
Padrino, il decimo ed ultimo concerto a lui dedicato. La grandissima
affluenza di pubblico intervenuta ai concerti dell'Auditorium
nell'inconsueto orario della domenica mattina sono la prova del grande
interesse dei milanesi per la musica considerando poi che alle ore
sedici di domenica c'è sempre il pienone per il concerto pomeridiano.
Un
impaginato indovinato quello scelto per l'ultimo concerto rotiano:
insieme alle splendide musiche composte all'inizio degli anni '70 per
Il Padrino ed interpretate a conclusione, è stata eseguita
l'ouverture La Fiera di Bari, brano del 1963 che rivela la grande
passione di Rota per la musica d'oltre oceano di Gershwin, Bernstein e
per il jazz; la Ballata per corno e orchestra “Castel del Monte“,
lavoro del 1974, ha evidenziato le ottime qualità del cornista della
Verdi Giuseppe Amatulli e il bisogno di Rota di comporre per strumenti
solisti mostrando il suo incredibile interesse per le timbriche di ogni
strumento. Le Variazioni sopra un tema giovanile eseguite
successivamente sono un brano strumentale del 1953 che mostrano le
capacità del musicista di variare un semplice e genuino tema iniziale
secondo una forma, quella delle variazioni, utilizzata in passato dai
più grandi Maestri come Haydn, Mozart, Beethoven, Brahms ecc. Splendidi
i colori orchestrali nelle varianti al tema, con riferimenti che vanno
dal Neoclassicismo di Prokof'ev ai colori di Ravel. Bravissimi alla
direzione Grazioli e la Sinfonica Verdi. Grande successo di pubblico in
quest’ultima mattinata veramente speciale.
5 Giugno Cesare Guzzardella
Il Requiem tedesco all'Auditorium
Ieri sera in Auditorium prima replica del monumentale
Requiem Tedesco op.45 per soli, coro e orchestra di Johannes
Brahms.
Questo lavoro venne eseguito nella sua versione definitiva nel 1869.
Suddiviso in nove parti, alcune delle quali unite in un grande
movimento, il lavoro di Brahms vede l'utilizzo di un grande coro che in
tutta la composizione primeggia per musicalità ed incisività. Il celebre
Requiem del grande amburghese nato nel 1833, prevede anche l'utilizzo di
due voci soliste, un soprano e un baritono. Particolarmente efficace
l'interpretazione ascoltata ieri dall'Orchestra Sinfonica e del Coro
Verdi nella direzione di Zhang Xian e sostenuti applausi al termine
anche alla bravissima Erina Gambarini, Maestro del Coro. Ottime le voci
soliste con Sibylla Rubens, soprano e David Wilson Johnson, baritono.
Sala affollata e strepitosi applausi al termine. Domenica alle ore 16,00
ultima replica. Giovedí 9, venerdì 10 e domenica 12 giugno, verranno
eseguite musiche degli statunitensi Gershwin, Coplan, Shaw e Bernstein.
Al clarinetto Martin Fröst.
4 giugno Cesare Guzzardella
MAGGIO
Angelika Kirchschlager alla Scala
E'
tra le più valide interpreti presenti sulle scene mondiali il
mezzosoprano austriaco Angelika Kirchschlager. Ieri sera ha tenuto un
recital alla Scala accompagnata dall'ottimo pianista Helmut Deutsch.
Il programma, molto interessante, prevedeva brani di Schubert, Mahler,
Brahms e Liszt. La Kirchschlager, nota per le interpretazioni liriche di
R.Strauss e Mozart, ha mostrato di eccellere nella forma del Lied
esprimendo una timbrica qualitativamente elegante, robusta e di grande
espressività. Splendida la selezione da Schubert con sette canti molto
noti; particolarmente intensi i brani di Mahler e tra questi quelli
dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn. Nella seconda parte del
concerto i sette brani di Brahms hanno preceduto cinque Lieder di
Liszt interpretati con una chiarezza musicale sorprendente. Anche il
bravissimo Deutsch ha sottolineato con espressività la voce della
Kirchschlager attraverso una parte pianistica di grande rigore
tecnico-espressivo. Grandissimo successo e ben tre bis.
31 maggio
Cesare Guzzardella
La Mahler Chamber Orchestra, Daniel Harding e Isabelle
Faust alla Scala per Progetto Itaca
Il Concerto Straordinario di ieri sera al Teatro alla
Scala era riservato a Progetto Itaca, la nota Onlus
costituita da un gruppo di volontari che si propone di attivare
iniziative e progetti a favore delle persone affette da disturbi della
Salute
Mentale
e al sostegno delle famiglie. Attraverso i numerosi Club Itaca
presenti
in Italia, l'associazione interviene con aiuti concreti, combatte
l'isolamento delle persone disturbate e da speranza alle famiglie.
L'attività di questa Onlus è promossa anche dalla Regione Lombardia. Il
concerto, alla presenza di numerosi sostenitori, ha visto sul palco
scaligero la Mahler Chamber Orchestra guidata dal suo direttore
principale Daniel Harding. Protagonista insieme a pochi altri di una
fiorente nuova scuola direttoriale, Harding ha avuto tra i suoi maestri
anche Claudio Abbado - fondatore dell'orchestra nel 1997 - essendo stato
per alcuni anni suo assistente alla direzione dei mitici Berliner. Il
programma tutto brahmsiano prevedeva il Concerto per violino e
orchestra in re magg. Op.77 e la Sinfonia n.2 in re magg. Op.73.
Questi due lavori vicini nel tempo - vennero composti tra il 1877 e
il 1879- sono rappresentativi dell'età matura del compositore deceduto
nel 1887 ed entrambi sono caratterizzati da una complessa architettura
costruttiva nella quale la melodicità dei temi
si
incrocia con un tessuto armonico particolarmente ricco. Il modo di
melodiare ed intersecare piani sonori lo troviamo con evidenza nel
concerto violinistico interpretato per l'occasione dall'eccellente
Isabelle Faust. Violinista tedesca, la Faust vinse nel 1993 il celebre
Concorso Paganini e da allora è molto richiesta dai maggiori direttori e
dalle migliori orchestre del mondo. Il tocco grintoso, la forza
espressiva e l'intonazione perfetta hanno caratterizzato la bellissima
interpretazione effettuata in modo dettagliato con l'energica direzione
di Harding. Strepitoso il successo tributato al termine. Dopo
l'intervallo la Mahler e Harding hanno proposto un’ottima esecuzione
della Seconda Sinfonia di J.Brahms specie nei momenti di grande
contrasto sonoro e di maggiore incisività costruttiva. I momenti meno
incisivi avrebbero meritato una maggiore luminosità. Molto belli
comunque i colori orchestrali specie nella sezione dei fiati.
Grandissimo successo e come bis la ripetizione dell'ultimo movimento.
Chi volesse sostenere Progetto Itaca può
indicare nella dichiarazione dei redditi per il 5x1000 il codice
97249300159 oppure per dei lasciti telefonare al numero 02-62695235.
30 maggio
Cesare Guzzardella
La pianista Mizuka Kano a Vercelli
Al loro secondo appuntamento stagionale, ieri 27 maggio,
i Concerti della Società del Quartetto di Vercelli, nella suggestiva
cornice della Galleria Borgogna, hanno offerto agli appassionati la
possibilità di conoscere Mizuka Kano, una giovane pianista giapponese,
non ancora nota in Italia al grande pubblico, ma vincitrice di due
prestigiosi concorsi, quali
il Viotti di Vercelli nel 2004 e lo Schumannn di Zwickau nel 2008. La
Kano ha presentato un programma piuttosto impegnativo, che, partendo
dalla Partita in Si bem. maggiore BWV 825 di J. S. Bach,
approdava alla Davidsbundler- tanze Op. 6 di R. Schumann,
disegnando un percorso che si snodava attraverso composizioni “minori”
quali le Variazioni su un tema di Schumann op. 9 di J. Brahms, le
parafrasi listziane dagli Standchen von Shakespeare e Du bist
die Ruh di F. Schubert e Widmung di Schumann.La Kano ha
sfoggiato una tecnica di prim’ordine, che le permette di superare con
una disinvoltura da consumata pianista anche le più impervie difficoltà
della partitura: da ricordare la sua interpretazione della variazione 13
di Brahms, con quel defatigante moto perpetuo di terze e di seste che
era tra i ‘passaggi’ più difficili della serata. Il suono della Kano è
un suono sempre nitido, campito limpidamente a disegnare con nettezza di
contorni il fraseggio e l’architettura del pezzo, come è apparso nella
sicura interpretazione della partita bachiana, e unito ad un’energia
vigorosa che si esalta nelle sezioni più impetuose della
Davidsbundlertanze schumanniana, eseguita con precisione e piena
aderenza alla dinamica del testo, pienamente convincente nella resa
delle diramazioni contrappuntistiche e delle continue fluttuazioni del
tessuto armonico. Forse la Kano può ancora migliorare nell’affinamento
espressivo del suono, che ha dato talvolta l’impressione di non riuscire
a penetrare a fondo certi momenti di intensa interiorità, come , per
fare due soli esempi, la sedicesima e ultima variazione di Brahms, col
suo singhiozzante e angoscioso Fa diesis maggiore o lo Schumann più
ripiegato e malinconico di Widmung. Si tratta di rilievi che
ovviamente nulla tolgono ad una pianista di grande bravura e solida
professionalità, di cui sentiremo certo parlare in futuro. Gli
applausi scroscianti e prolungati del pubblico, attento e competente,
hanno chiuso degnamente questa bella serata di musica nella sempre
ospitale ed elegante Vercelli.
28 maggio Bruno Busca
Prossimamente la Camerata Ducale a Vercelli
Sabato 4 giugno alle ore 21.00 al Teatro Civico di
Vercelli ultimo appuntamento in cartellone per il XIII Viotti Festival
che chiude una ricchissima stagione concertistica con Guido Rimonda
impegnato al violino e alla direzione dell’Orchestra Camerata Ducale in
un programma dedicato ai grandi compositori italiani del Settecento.
Durante la serata verranno eseguiti il Concerto in do maggiore
per violino e orchestra BI 507 di Alessandro Rolla e il Concerto in
mi minore per violino e orchestra di Nicolò Paganini.Per ulteriori
informazioni: Da lunedì a venerdì orario ufficio Comune di Vercelli:
0161 596277 – 0161 596369 Associazione Camerata Ducale: 011 755791
www.viottifestival.it
www.camerataducale.it
28 maggio dalla redazione
Daniel Harding alla Scala per
Progetto Itaca
Domenica 29 maggio si terrà al Teatro alla Scala un
concerto straordinario della Mahler Chamber Orchestra diretta da
Daniel
Harding a favore di Progetto Itaca. Club Itaca è un centro per lo
sviluppo dell’autonomia socio lavorativa di persone con una storia di
disagio psichico.
Nasce
nel 2005 per volontà di Progetto Itaca onlus e realizza, perla
prima volta in Italia, il modello di integrazione sociale “Clubhouse”,
elaborato da ICCD – International Center for Clubhouse Developement -,
organismo che coordina più di 300 centri in tutto il mondo, di cui più
di 70 in Europa. La visione di ICCD, condivisa dal Consiglio di Progetto
Itaca, è che le persone affette da disagio psichico hanno il diritto di
integrarsi nella società, di realizzarsi nel lavoro, di avere amici, di
essere felici. Il programma del concerto prevede musica di J.Brahms e
ospite importante è la violinista Isabel Faust che eseguirà il Concerto
per violino op.77; seguirà quindi la Sinfonia n.2 op.73. Per
informazioni telefonare al numero 02-62695235 o collegarsi al sito
www.progettoitaca.org
26 maggio dalla redazione
Lang Lang ed Herbie Hancock alla Scala
Un vero spettacolo quello visto ed ascoltato ieri alla
Scala: due musicisti internazionali quali i pianisti Lang Lang ed Herbie
Hancock si sono esibiti in solitaria, in coppia ed insieme all'Orchestra
dell'Accademia del Teatro alla Scala diretta dal bravissimo John
Axelrod. Il programma in sintonia con il mondo classico di Lang Lang e
quello jazz di Hancock, ha trovato un mediatore ottimale in Axelrod,
direttore statunitense in passato allievo di
Bernstein
che ha ereditato dal grande Lenny la gioia di far musica e in
particolare sintonia con il repertorio di Gershwin o di Bernstein
stesso. Il primo brano orchestrale in programma, la Cuban Overture
di George Gershwin ha messo in risalto la freschezza della giovanile
orchestra scaligera e l'eccellente direzione di Axelrod che ha trovato
risalto soprattutto nella componente ritmica del lavoro: un brano
straordinario, con un equilibrio tecnico sorprendente nella definizione
dei piani sonori. L'ingresso in teatro dei due pianisti in un brano a
quattro mani ha creato entusiasmo fra il numeroso pubblico intervenuto,
mentre i timbri leggeri di Ma mère l'Oye di Maurice Ravel hanno
immediatamente portato ad una concentrata attenzione il pubblico
in
sala. Profonda, meditata e con colori orientali l'interpretazione
ascoltata con un Lang Lang che impostava i tempi di esecuzioni
privilegiando l'aspetto meditativo del brano. Cambio di registro
timbrico con la trascrizione a quattro mani della Rapsodia ungherese
n.2 eseguita molto bene dalla coppia privilegiando l'accentuazione
degli attacchi nella definizione delle sonorità folcloriche di cui il
brano è intriso. Ritorno all'orchestra con una dinamica Danza
ungherese n.5 di J. Brahms piena di energia e ritorno in teatro di
Lang Lang che in solitaria ha fornito preziose interpretazioni di Liszt
e di Schumann-Liszt con due brani assai noti tra cui un Sigmund
di straordinaria nitidezza e perfetto equilibrio. Due brani di
improvvisazione jazz sono stati quindi eseguiti da Herbie Hancock, il
primo particolarmente ritmico nei registri più gravi del pianoforte
Fazioli, il secondo dal sapore debussyano di grande delicatezza. Lunghi
applausi anche per Hancock. L'ultimo brano in programma, la celebre
Rhasody in Blue di Gershwin nella versione per due pianoforti ed
orchestra, rappresenta la giusta conclusione del programma ufficiale in
quanto è esemplare nell'unire gli elementi jazzistici cari ad Hancock e
quelli classici più consoni alla formazione di Lang Lang. L'accurata ed
analitica interpretazione, con qualche cadenza solistica improvvisata, è
stata messa in rilievo dall'eccellente interpretazione della
giovane orchestra e dal direttore Axelrod che ancora una volta, dopo
l'oramai lontano ma splendido Candid scaligero di alcuni anni fa, ha
mostrato di trovarsi perfettamente a proprio agio alla Scala.
Interminabili applausi e tre bis. Il primo da dimenticare con una
proposta di improvvisazione sulla celebre Campanella di Liszt
nella quale Hancock non ha saputo ben orientarsi.Ma il pastrocchio
voluto da Lang Lang non ha certo inficiato la splendida serata
conclusasi con un classico e riuscito brano jazz di Hancock e un
divertente bis orchestrale della danza ungherese già ascoltata, questa
volta con ritmo di mani del pubblico ed entrate improvvisate dei due
pianisti. Strepitoso successo, interminabili applausi, e fiori per i
protagonisti distribuiti da questi alle bravissime orchestrali. Da
ricordare.
24 maggio
Cesare Guzzardella
Musiche di Nino Rota all'Auditorium milanese
E' particolarmente interessante il ciclo di musiche del
compositore milanese Nino Rota presentate dal direttore Giuseppe
Grazioli alla guida della Sinfonica Verdi. Ieri mattina per il
nono e penultimo incontro e davanti ad un numeroso pubblico, abbiamo
avuto un'ampia panoramica delle variegate qualità musicali di questo
autore, celebre per le musiche filmiche ma di indubbia importanza anche
per il più vasto repertorio della musica "colta". L'attività rotiana
legata ai grandi
registi
come Fellini, Zeffirelli, Coppola, ecc.,la conosciamo bene e l'ultimo
brano presentato al termine della mattinata con la Suite
sinfonica dal Romeo e Giulietta di Zeffirelli, ci ha ancora una
volta ricordato l'alta cifra melodica, tutta italiana, del compositore
ma anche la sua maestria nell'uso delle timbriche orchestrali. Esemplare
la direzione di Grazioli in questo gran finale. Il primo brano
"cameristico" presentato ci ha rivelato il Rota legato agli insegnamenti
di Alfredo Casella e alla tradizione "antica" italiana. La Sonata per
orchestra da camera,
lavoro del 1937 in tre movimenti, prevede un esiguo numero di
strumentisti nel definire un brano elegante, ricco di melodie ben
orchestrate e di solare trasparenza. Il Rota musicalmente onnivoro e
grande conoscitore di musica l'abbiamo ritrovato negli altri due brani
presentati. Nel 1958-59 Rota ha completato il Concerto per corno e
orchestra K412 di W.A.Mozart aggiungendo in stile mozartiano il suo
Andante sostenuto centrale e ieri mattina abbiamo avuto la
fortuna di poterlo ascoltare in prima esecuzione. Protagonista il
bravissimo cornista della Verdi Sandro Ceccarelli che ha con rigore
interpretato il concerto. Ottimo l'equilibrio complessivo dei movimenti
anche nell'imitazione stilistica di quello centrale. Il brano
Fantasia sopra 12 note del Don Giovanni per pianoforte ed orchestra
è legato a Mozart per il fatto che le 12 note dell'intera gamma
cromatica enunciate inizialmente appartengono al Don Giovanni. Dopo
questa enunciazione in stile dodecafonico, Rota costruisce un lavoro
interessante, complesso e ricco di contrastanti sonorità che ricorda un
certo neoclassicismo alla Poulenc. Al pianoforte il validissimo pianista
Simone Pedroni ha con grande rigore sostenuto la non facile parte
solistica. Lunghi applausi al termine. Ultimo appuntamento con le
musiche di Nino Rota per domenica 5 giugno ore 11.00 in Auditorium.
23 maggio
Cesare Guzzardella
Presentata alla Regione Lombardia la Stagione
“Incontri Musicali” della Fondazione La
Società dei Concerti
Si è svolto il 18 maggio 2011 alle ore 12 presso la Sala
del Gonfalone della Regione Lombardia e alla presenza del Presidente
Roberto Formigoni, l’incontro stampa di presentazione della stagione
concertistica “Incontri Musicali” organizzati dalla Fondazione
La Società dei Concerti. Come ha sottolineato il Presidente
Formigoni (foto sotto) si tratta di una iniziativa
di grande rilevanza poiché Regione Lombardia collabora con Fondazione La
Società dei Concerti ad una
stagione
concertistica unica nel suo genere, dedicataesclusivamente ai giovani
talenti. Da Ottobre 2011 i tradizionali concerti del lunedì sera, con
protagonisti le giovani leve del concertismo, si svolgeranno presso il
bellissimo Auditorium Gaber del Grattacielo Pirelli .
Regione Lombardia e il Presidente Formigoni hanno sposato l’iniziativa
concedendo uno spazio prestigioso, confortevole, acusticamente adeguato
e con le giuste
caratteristiche ricettive e logistiche . Il Presidente di Regione
Lombardia Roberto Formigoni, il Presidente della Fondazione La Società
dei Concerti Antonio Mormone (foto) e il Direttore Artistico Enrica
Ciccarelli, partendo dalla convinzione che la Musica sia espressione
alta della Cultura, linguaggio universale che può favorire
l’abbattimento di ogni barriera, anche generazionale, hanno presentato
al pubblico e alla stampa i trenta concerti gratuiti che includono un
mini-festival Liszt nel bicentenario della nascita e un concerto di
gala. Tale serata inaugurale (3 ottobre) vedrà infatti la partecipazione
straordinaria del leggendario pianista Paul
Badura Skoda, che suonerà due sonate di Beethoven in duo con il
violinista Edoardo Zosi e la violoncellista Tilly Cernitori, ormai già
affacciati con successo alla carriera concertistica. E’ un ideale
passaggio di testimone tra un grande artista con più di sessanta anni di
carriera e due giovani grandi talenti italiani. A latere degli “Incontri
Musicali” merita un breve accenno anche la stagione concertistica presso
la Sala Verdi del Conservatorio che come ogni
anno si divide in due serie Smeraldo e Rubino. Un totale di 30 concerti
(15 per serie) con alcuni tra i più importanti artisti internazionali e
ben dodici grandi orchestre sinfoniche e due orchestre da camera. Come
ha sottolineato il Direttore artistico Enrica Ciccarelli, l’offerta è
ampia e articolata. Tra i solisti vi è il ritorno del grandissimo
pianista Radu Lupu, la fedele presenza di Grigory Sokolov, divenuto a
ragione personaggio di culto per gli appassionati dell’interpretazione
pianistica, e poi tanti interpreti amati,
virtuosi, estrosi e sensibili. Molte conferme e alcune novità. Rudolf
Buchbinder che intraprende nuovamente l’esecuzione del ciclo completo
delle sonate di Beethoven: durante la stagione 2011/2012 le prime due
tappe. Paul Badura-Skoda con cui verranno spente, proprio nel giorno del
compleanno, le 84 candeline. Tra i violinisti il debutto
dell’affascinante Simone Lamsma, le
conferme di Zosi e Berman. Su tutti quel grand seigneur che è Salvatore
Accardo, autentica leggenda del violinismo mondiale. Una menzione
particolare agli artisti Italiani e ai giovani che portano un vento di
freschezza al cartellone della Società dei Concerti. Tanti acclamati
concertisti di oggi sono stati tenuti a battesimo nel corso degli anni
dal nostro pubblico: anche per la stagione 2011/2012 vi sono debutti che
diverranno presenze costanti delle società di concerti internazionali.
23 maggio
dalla redazione
Peter-Lukas Graf per il “Festivalfiati” di
Novara
Il “Festivalfiati” è una manifestazione musicale che si
svolge ogni anno, dal 2003, a Novara e che è venuta guadagnandosi, col
tempo, fama e prestigio nazionali, grazie alla presenza di celebri
solisti di legni e ottoni italiani e
stranieri,
i cui concerti sono gratuitamente aperti al pubblico. Accanto
all’attività concertistica, Festivalfiati prevede anche un intenso
programma di master classes e attività seminariali tenute da
prestigiosi maestri e naturalmente rivolte ad un pubblico più ristretto
di studenti del Conservatorio G. Cantelli di Novara, l’ente promotore
del Festival (ma ad alcuni seminari possono iscriversi anche studenti
esterni). Fra gli ospiti di caratura internazionale presenti quest’anno,
uno dei “grandi vecchi” della scena musicale europea, un flautista fra i
più grandi della generazione successiva a quella dei Gazzelloni e dei
Rampal, lo zurighese Peter-Lukas Graf, che a ottantadue anni suonati,
dopo una gloriosa carriera di interprete e direttore d’orchestra, è
ancora dedito ad una intensa attività didattica (fra i suoi attuali
impegni c’è il corso di flauto presso l’Accademia Perosi di Tortona e
Biella). Ieri sera 21 maggio, davanti ad un folto pubblico assiepato nel
salone dell’Auditorium del Cantelli, il Maestro ha offerto un concerto,
articolato su cinque composizioni per flauto solo. Il cuore del
programma era formato da tre brani novecenteschi: Piéce di J.
Ibert , pezzo di inconfondibile “spirito francese “, nella sua linearità
e nel pieno rispetto dell’ordine formale, reso piacevole dal vivo senso
del colore, sorretto da un impianto diatonico, appena incrinato da cenni
di cromatismo; gli Acht Stucke (Otto pezzi), opera di P.
Hindemith, risalente al 1927, in cui appare già superata la politonalità
radicale dei suoi primi lavori, a vantaggio di una nuova armonia
diatonica, in un’ atmosfera molto suggestiva di arcana musica ideale,
come sospesa fuori del tempo ; a chiudere la parte moderna del programma
Mei, uno splendido brano di Kazuo Fukushima (1930), uno dei
migliori esponenti della cd. neoavanguardia postweberniana, nella sua
versione nipponica. Si tratta di una sorta di lamento funebre, composto
nel 1962, che ha il suo motivo di fascino nell’abbandono al timbro e al
ritmo puri, senza rinunciare tuttavia a momenti di grande sensibilità,
con l’alternarsi di malinconica elegia e straziante dolore, prorompente
iu un grido lancinante di orrore di fronte al buio del nulla, in cui si
spegne infine il suono. . Di queste tre composizioni Graf ha offerto
un’interpretazione superba, eccellente nella resa timbrica come nella
dinamica, con un bellissimo suono, duttile e vigoroso, sapientemente
sfumato in brani come quelli di Ibert e di Fukushima. Graf ci ha
convinto meno nelle altre due prove che incorniciavano la ‘sezione’
novecentesca, rispettivamente la Sonata in la min. di C. Ph. E.
Bach e la Sonata in sol maggiore di J. S. Bach, trascrizione ad
opera dello stesso Graf delle due sonate Bwv 1005 e 1006. Qui abbiamo
sentito un Graf un po’ in difficoltà nella tenuta delle note sul
registro forte, in lieve affanno laddove la partitura si faceva più
densa armonicamente, o la dinamica più complessa (francamente da
dimenticare la Gavotte dalla sonata di Bach padre). Si tratta
però di episodi, più che comprensibili data la veneranda età
dell’interprete, che nulla tolgono alla commovente bravura e forza
espressiva di un grande Maestro, che tanto ha donato e ancora (si
spera!) donerà agli appassionati della grande musica in tutto il mondo.
Uno scroscio interminabile di applausi ha salutato Graf alla fine del
bel concerto, siglato da un magnifico bis, l’assolo per flauto dell’Aprés
Midi d’un Faune di Debussy.
22 maggio
Bruno Busca
Roberto Giordano al Coccia di Novara
La Stagione concertistica da camera 2011 promossa dalla
benemerita associazione novarese Amici dela musica si è conclusa ieri
sera, 20 maggio, presso il Teatro Coccia, con un concerto pianistico
dedicato interamente a Liszt, quasi a riscattare una stagione
stranamente avara di omaggi ad un compositore di cui ricorre quest’anno
il bicentenario.
Protagonista
della serata il trentenne pianista Roberto Giordano, ormai solidamente
affermatosi a livello nazionale, dopo studi prestigiosi alla “Cortot” di
Parigi e a Imola con Rattalino, coronati da alcuni primi premi in
concorsi internazionali di chiara fama, tra i quali il “Regina
Elisabetta” di Bruxelles. Il programma eseguito da Giordano prevedeva la
Sonata in Si minore, seguita da tre parafrasi: Parafrasi sul
Rigoletto di Verdi, Der Muller und der Bach (dalla schubertiana
Schone Mullerin) , Réminiscences de don Juan de Mozart. Il
questa serata lisztiana Giordano si è confermato una volta di più
interprete votato al repertorio del grande pianismo romantico, al quale
si accosta unendo una solidissima tecnica pianistica a una raffinata
eleganza di fraseggio, sostenuta da una lussureggiante ricchezza della
tavolozza timbrica della tastiera. Eccellente l’interpretazione del
pezzo esteticamente più significativo dell’impaginato, la monumentale
sonata in Si minore: con un tocco sempre limpido e vigoroso il giovane
solista di Tropea ha dato pieno risalto alla varietà cromatica della
partitura, con particolare abilità nel rendere il jeu perlé di
trilli e ricami di note sui registri acuti. Ma il Liszt di Giordano non
è solo ricchezza di colori, ma anche nitida impalcatura architettonica,
pur lontana ormai dalla ferrea logica della classica forma-sonata: da
segnalare il rigore “bachiano” con cui il pianista ha reso la sezione
“fugata” della sonata, uno dei momenti in assoluto più alti dell’intera
composizione. Nelle tre parafrasi Giordano ha potuto sfoggiare al meglio
le sue doti di virtuoso, al limite del trascendentale nelle
Réminiscences su temi del Don Giovanni. Dopo il bis, ancora una
Parafrasi di Liszt su un tema dalla Schone Mullerin di
Schubert, il concerto si è chiuso tra gli applausi del non numeroso
pubblico in sala.
21 maggio Bruno Busca
Jewels
al Teatro alla Scala
E' in tre parti Jewels, il valido e consolidato
lavoro coreografico di George Balanchine e precisamente Emeralds
su musiche di Gabriel Fauré, Rubies su musiche di Igor
Stravinskij. e Diamonds su quelle di P.I. Čajkovskij. Presentato
per la prima volta nel 1967, Jewels non ha narrazione ma è una
coreografia costruita sulle musiche dei tre grandi compositori. Emeralds
e Diamonds seguono stilemi più classici mentre Rubies, composizione
neoclassica di Stravinskij è
un
balletto più moderno, che mostra un Balanchine più fantasioso e
proiettato nel futuro. I notevoli costumi di Karinska e le preziose
scenografie di Peter Harvey hanno reso l'intenzione di Balanchine di
voler rappresentare le tre pietre preziose attraverso passi di danza
eleganti e pieni di coerenti simmetrie. Nella rappresentazione di ieri
sera, in Emeralds si sono avvicendati quattro solisti quali
Mariafrancesca Garritano, Marco Agostino (in sostituzione di A.Sutera
indisposto), Petra Conti e Mick Zeni ed insieme ad un sinergico corpo di
ballo hanno interpretato con equilibrio le dolci, eleganti e leggere
timbriche del francese Fauré tratte da Pelléas e Melisande e
Shylock. Ottima la direzione musicale di Coleman. Con Rubies,
balletto tratto dal bellissimo Capriccio per pianoforte ed orchestra
di Stravinskij, ci troviamo di fronte ad una ballerina
solista,
nella fattispecie l'elegante Marta Romagnia e ad una coppia solistica
ieri rappresentata dal bravissimo Leonid Sarafanov (foto dall'Archivio
Scala) e dall'altrettanto brava Alessandra Vassallo in sinergia con il
versatile corpo di ballo. La strepitosa fantasia compositiva di
Stravinskij nell'elaborare ritmicamente il Capriccio - al
pianoforte un eccellente Roberto Cominati - e dalle asimmetriche
timbriche orchestrali, sembra aver ispirato Balanchine nel generare
movenze di danza spettacolari, ricche di simmetrie ed asimmetrie in
perfetta sintonia come la musica di provenienza. Un balletto strepitoso
diretto con rigore musicale da David Coleman. Con Diamonds, costruito
sulle musiche di Čajkovskij tratte dalla Sinfonia n.3 (precisamente gli
ultimi quattro movimenti), torniamo ad un concezione classica del
balletto: una coppia di solisti, ieri lo statuario Gabriele Corrado e la
bravissima Alina Somova, si oppongono o si integrano nel grande corpo di
ballo. L'interpretazione musicale troppo inglese e poco russa di Coleman
non ci è apparsa sinergica con la parte coreografica alcune volte non in
perfetta sintonia. Bravissimi comunque i due solisti. Successo di
pubblico. Prossime repliche il 21, 22, 24, 25, 26 maggio. Nel prossimo
cast: Polina Semionova e Guillaume Côté in Diamonds ( 24,
25, 26)
21 maggio
Cesare Guzzardella
Ilary Hahn e Valentina Lisitsa alle
Serate Musicali
Variegato il concerto ascoltato ieri sera in
Conservatorio per le Serate Musicali. Due ottime interpreti quali
Ilary Hahn e Valentina Lisitsa hanno impaginato un interessante
programma che vedeva in alternanza autori noti quali Tartini, Beethoven
e Bach ad altri di raro ascolto come Charles Ives o sconosciuti ai più
come George Antheil. Ma partiamo dal brano eseguito in solitaria dalla
statunitense Hahn a metà concerto e precisamente dalla Partita n.1 in
si minore per
violino.
La splendida interpretazione ascoltata ha evidenziato più che negli
altri brani le avvincenti qualità di questa violinista: perfezione
tecnica, precisione in tutti i registri del violino, anche nelle zone
più impervie dei sovracuti con eccellente intonazione e soprattutto
grande spessore musicale anche nei più incisivi double, sorta di
variazioni sui movimenti.
Tra
i brani eseguiti in duo quello meno entusiasmante, sebbene di valido
livello, è quello di L.v.Beethoven, la celebre Sonata n.5
"Primavera": esecuzione fin troppo equilibrata e formalmente
corretta ma priva di incisività. Questo brano era stato anticipato da
una ottima lettura delle Variazioni su un tema di Corelli di
G.Tartini nella trascrizione di Kreisler, brano che ha avviato il
concerto. Di rilevante qualità i due rari brani più recenti, entrambi di
compositori statunitensi: la Sonata per violino e piano n.4 di C.
Ives (1874-1954) e l'interessantissima Sonata per violino e
pianoforte di G. Antheil (1900-1959), eclettico personaggio che
oltre ad essere musicista, fu saggista, inventore ed appassionato di
medicina. La già contrastata sonata di Ives, ottimamente eseguita è
stata surclassata dall'incredibile brano di Antheil, lavoro in più parti
dove troviamo timbriche e ritmiche influenzate dal neoclassico di
Stravinskij, dalle esperienze di E. Varèse, dalla musica della macchina,
come quelle dei nostri futuristi, a da modalità che anticipano certo
minimalismo con ripetizione quasi ossessiva dalle ardite strutture. Nel
brano le timbriche e gli effetti non sono disgiunti da una attenta
ricerca sulle potenzialità sonore del violino e del pianoforte con
trovate al limite della genialità. Eccellente l'esecuzione ascoltata in
una sinergia musicale nella quale anche la bravissima Lisitsa ha
mostrato il suo alto spessore musicale. Grande successo di pubblico e
tre bis: Chopin, Kreisler e Gluck
17 Maggio
Cesare Guzzardella
Musica di Menotti all'Auditorium con F.M. Colombo e
Luca Santaniello
Viene purtroppo eseguito poco Gian Carlo Menotti, il
compositore divenuto celebre per aver inventato e organizzato per quasi
cinquant'anni il Festival dei Due Mondi di Spoleto. Autore di
opere liriche, alcune ancora in scena come Il
Console,
La medium o Il telefono, Menotti è anche stato un
prolifico autore di musica sinfonica e tra i lavori in repertorio, anche
se di rara esecuzione, troviamo il Concerto per violino e orchestra
in la minore e la Suite Sebastian dall'omonimo balletto.
Questi brani sono stati eseguiti in replica ieri pomeriggio
all'Auditorium in una sala colma di pubblico. Il direttore d'orchestra
Francesco Maria Colombo
per
l'occasione ha impaginato un programma che oltre a questi due lavori
accostava le più note Ouverture sinfoniche di Rossini, quelle
dalla Gazza ladra, La scala di seta e il Gugliemo Tell. Colombo ha in
passato avuto un rapporto privilegiato con il Maestro Menotti
(1911-2007- foto) essendo stato chiamato a dirigere nel 2001 e nel 2002
concerti e sue opere a Spoleto. Il Concerto per violino è stato
interpretato ottimamente dalla Sinfonica Verdi e dal violino solista
Luca Santaniello che ha espresso intense sonorità definite da un timbro
pastoso di grande ricchezza espressiva. Il concerto di Menotti non è
certo di facile esecuzione ed è caratterizzato da influssi che vanno
dalla
liricità
di Alban Berg al neoclassicismo di Prokof'ev o di Stravinskij.
L'eccellente costruzione formale e l'interessantissima parte solistica
sarebbe sufficiente per giustificare una maggior diffusione di questo
lavoro. Bravissimo Santaniello - da molti anni primo violino della
Verdi- anche nel bis da lui concesso con una sua trascrizione per
violino, arpa ed archi di un aria da Cavalleria Rusticana. Valida anche
l'interpretazione della suite Sebastian. I momenti di grande lirismo
tutto italiano dei movimenti Barcarolle e Sebastian's Dance
si alternano ad altri più ritmici ed incisivi dal sapore americano
alla Barber o Bernstein come Street Fight o di radice
stravinskiana come la Dance of the Wounded Courtesan. Direzione
trasparente e luminosa quella di Colombo. Di particolare rilevanza anche
l'esecuzione delle Sinfonie dalle grandi opere rossiniane con un finale
di grande effetto con la celebre cavalcata dal Guglielmo
Tell. Colombo tende a rilevare in maniera chiara e precisa i diversi
pieni sonori evidenziando ogni sezione strumentale con equilibrio
sinergico. Ottima la Sinfonica Verdi. Lunghi e fragorosi applausi del
pubblicoal termine.
16 Maggio Cesare
Guzzardella
Il Quartetto Avos al Coccia di Novara
Ieri sera al Coccia si è presentato al pubblico novarese
il quartetto Avos (pianoforte e archi), una formazione assai recente,
nata nel 2009 a Roma, nell’ambito dell’Accademia di S. Cecilia, e già
impostasi all’attenzione della critica e del pubblico, vincendo due dei
più importanti concorsi cameristici italiani, il Gui di Firenze e il
Trio di Trieste. Interessante il
programma
proposto: di Beethoven il Quartetto con pianoforte WoO36,n.1 in Mi
bem. maggiore, una composizione adolescenziale del genio di Bonn
(1785) chiaramente influenzata dallo stile mozartiano, con riconoscibili
reminiscenze della sonata per violino K379, evidenti ingenuità (come il
terzo tempo, un Tema con variazioni francamente banalotto), ma
non priva di alcuni bei passaggi, soprattutto il tempo lento centrale,
di morbida cantabilità; il Quartetto con pianoforte op. 2 n. 2
in fa minore di F. Mendelssohn-Bartholdy (1822), composizione anche
questa assai precoce (l’autore aveva 13 anni!), in cui, pur con tutti i
limiti di un’opera di un fanciullo, già si esprime a tratti il radioso
romanticismo della sua ispirazione; infine, nel secondo tempo, l’ampio e
splendido Quartetto con pianoforte op. 26 n. 2 in La maggiore di
J. Brahms. Per la complessità della scrittura, l’autonomia conferita
alle singole parti strumentali nell’intreccio delle voci, di respiro
‘sinfonico’, la vastità della concezione architettonica e la particolare
stratificazione timbrica, era ovviamente quest’ultimo pezzo a costituire
il vero biglietto di presentazione della giovane formazione romana.
L’esecuzione del Quartetto Avos ci è parsa semplicemente perfetta: di
rado abbiamo ascoltato un’interpretazione così bella di quello che è il
centro emozionale del quartetto brahmsiano, cioè il secondo movimento
Poco Adagio: la ricchezza di sfumature del pianoforte di Mario
Montore, la calda e morbida cavata della bravissima e graziosa Mirei
Yamada (violino), il tocco energico e pulito del violoncello di Luca
Magariello, il colore pastoso e ramato, da viola romantica, di Diana
Bonatesta, hanno reso al meglio il clima tenero e rarefatto di questo
incantevole brano musicale, di atmosfera schumanniana: da ricordare il
passaggio affidato al contrasto tra gli arpeggi al registro basso del
pianoforte e la linea degli archi. Ma l’Avos ci è piaciuto non solo sul
versante “espressivo” dell’interpretazione, ma anche per la limpida
aderenza all’organizzazione del materiale tematico, la cui architettura
ha ricevuto pieno risalto dalla lucida distinzione delle linee
strumentali e delle arcate melodiche, efficaci nella resa delle
strutture contrappuntistiche dell’insieme. Un’ultima osservazione:
qualche severo critico trovò, ai tempi, ‘piatti’ e scialbi’ i temi del
quartetto: ammesso che ciò sia vero, l’esecuzione dell’Avos, col suo
suono caldo, vivo, avvolgente, ce lo ha fatto dimenticare. Dopo il
singolare bis, una trasposizione di temi della Traviata, composta
dallo stesso Avos, il pubblico, conquistato dall’interpretazione, ha
applaudito a lungo con vero entusiasmo. Una serata da ricordare.
14 maggio Bruno Busca
Prossimamente il pianista Mizuka Kano a Vercelli
Venerdì 27 maggio, per la Stagione musicale della Società
del Quartetto di Vercelli è in programma al Museo Borgogna, ore 21, il
concerto con la pianista giapponese Mizuka Kano. In programma musiche di
Bach, Brahms, Schubert e Schumann. Già vincitrice
del Concorso Internazionale di pianoforte Gian Battista Viotti di
Vercelli nel 2005, Mizuka Kano nel 2008 ha ottenuto un altro prestigioso
riconoscimento con il primo premio assoluto al Concorso pianistico
Robert Schumann di Zwichau. E’ uno degli eventi più importanti e
riconosciuti in Europa tanto che i vincitori spesso prendono un deciso
slancio per la difficile carriera di concertista. Biglietti: intero euro
11, ridotto abbonati euro 8, ridotto over65 euro 9, giovani euro 5. Per
prenotazioni e informazioni: Società del Quartetto, tel. 0161-255575.
16 maggio
la redazione
L'Orchestra Sinfonica di Wuppertal e Alexandar Madzar
in Conservatorio per la Società dei
concerti
La Fondazione Società dei Concerti è una delle
poche organizzazioni concertistiche che ha il merito di portare in
Italia grandi formazioni orchestrali unitamente a concertisti di fama.
Nel concerto ascoltato ieri sera la Sinfonieorchester Wuppertal,
orchestra di primo livello tedesca, era diretta dal suo direttore
stabile Toshiuki Kamioka, noto anche come pianista. Il programma
impegnativo prevedeva l'esecuzione di due capolavori del romanticismo
tedesco quali il Concerto n.2 in si bem.magg. Op 33 di J. Brahms
e la Sinfonia in do magg. "La grande" D944 di F. Schubert.
Nel
primo brano il pianista Alexandar Mdzar, premiato (3°posto) nel 1996 al
celebre Concorso Internazionale Leeds, ha reso efficacemente questa non
facile partitura intrisa di virtuosismo armonico e di grandi contrasti,
spesso di difficile resa dinamica. Inusitatamente in quattro movimenti,
il secondo concerto pianistico ha trovato realizzazione intorno al 1880
a molti anni dal primo lavoro di questo genere. L'opera precedente passó
alla storia anche per il grande fiasco ottenuto alle prime esecuzioni e
per l'impossibilità di trovare pianisti adeguati alla difficile
esecuzione. Adesso sia il primo che il più eseguito secondo, sono
concerti considerati tra i lavori migliori del compositore. L'ottima
sinergia tra l'orchestra ed il solista nell'energica mediazione
direttoriale, ha permesso una rilevante interpretazione specie, a nostro
avviso, nei movimenti finali: l'Andante e l'Allegretto
grazioso. Nel bis scarlattiano Madzar, chiamato sul palco più volte,
ha rivelato la sua notevole sensibiltà e le sue non indifferenti qualitá
espressive per i lavori più intimistici. La validità della compagine
orchestrale e del suo direttore è stata riconfermata nella sinfonia "La
grande" di Schubert, uno dei lavori più maturi e profondi del grande
viennese. Un pubblico entusiasta in una Sala Verdi quasi al completo ha
tributato al termine lunghi applausi agli interpreti.
12 maggio
Cesare Guzzardella
Due splendidi pianisti per un pubblico esiguo: Paolo
Restani e Sofya Gulyak
Milano è la città d'Italia che offre il maggior numero di
spettacoli nel settore della musica classica. Gli artisti presenti ogni
anno alla Scala, nelle sale Verdi e Puccini del Conservatorio, in
Auditorium, al Dal Verme e in spazi minori ma non meno rilevanti quali
la Palazzina Liberty o il Filodrammatici, sono tra i più affermati al
mondo. Alcune realtà piuttosto recenti come quella dell'Auditorium di
l.go Mahler, con alcune centinaia di migliaia di spettatori annui
presenti ai concerti
serali
o alla domenica mattina e pomeriggio, spesso con il tutto esaurito,
segnalano il notevole interesse dei milanesi per la musica. Purtroppo
non è la stessa cosa per le aree più periferiche dove la mancanza di
spazi d'ascolto non favorisce la fruizione musicale. Il bellissimo
Teatro degli Arcimboldi ha abbandonato quasi completamente la musica
classica ma è molto frequentato per i balletti o
per
altre manifestazioni artistiche. Capita però non di rado, di ascoltare
splendidi interpreti in sale semi vuote con meno di cento spettatori.
Accade quando mancano gli abbonati e in orari inconsueti, orari che
andrebbero coltivati con un più rigoroso impatto pubblicitario. E'
successo in questi giorni in due realtà per posizione ed importanza
opposte: all'Auditorium di l.go Mahler, realtà consolidata e vincente, e
al piccolo, poco conosciuto ma elegante SpazioTeatro 89, localizzato in
una zona periferica milanese di alta densità abitativa tra Forze Armate
e Baggio con, a mio avviso, ottime potenzialità di fruizione musicale. I
due artisti in questione sono pianisti di alto livello quali l'italiano
Paolo Restani, ascoltato sabato nel tardo pomeriggio in Auditorium, e la
russa Sofya Gulyac, pianista vincitrice nel 2009 del prestigioso
Concorso Internazionale di Leeds, rassegna vinta in passato da Peraya e
Lupu. Settanta, ottanta, i fortunati spettatori presenti in entrambi i
concerti. Il numero adeguato sarebbe stato di almeno mille per la
qualità artistica fornita anche se lo SpazioTeatro89 ha una capienza di
poche centinaia di posti. Brani virtuosistici in entrambi i programmi
con Rachmaninov, Liszt e Brahms per il quarantaquatrenne Restani e
Schubert-Liszt, Schubert e Liszt per la trentenne Gulyak. Restani di
recente ha inciso l'opera pianistica di Brahms per la Decca e nel
bellissimo concerto di sabato, ultimo della valida rassegna Sabato da
Camera!, segnaliamo almeno l'esecuzione di un'avvincente Rapsodia
Spagnola di Liszt e delle Variazioni brahmsiane su temi di
Schumann e Paganini interpretate con equilibrio formale e rilevante
espressività. La Gulyak, pianista di forza che per grinta virtuosistica
ricorda un Richter o un Sokolov, ci ha stupito in un programma azzeccato
per equilibrio ed interesse: dopo alcuni lieder di Schubert rivisti da
Liszt e tra questi una toccante Serenata - vi ricordate quella
stratosferica di Horowitz?… non siamo così lontani !- ha donato due
mirabili interpretazioni della Wanderer di Schubert e della
Sonata in si minore di Liszt inframezzate da un Wagner-Liszt con
Amore e morte di Isotta. Un concerto al quale pochissimi hanno avuto
il privilegio di esserci ma che rimarrà a lungo nella nostra memoria.
9 settembre Cesare
Guzzardella
Marlena Maciejkowicz a Vercelli
In quella “officina culturale” minore, ma assai operosa,
che è Vercelli, abbiamo assistito oggi, domenica 8 maggio, ad
un’iniziativa intelligente per avvicinare il pubblico a quel tesoro
inestimabile di piacere e cultura, ma troppo spesso considerato
inaccessibile ai più, che è la musica cosiddetta “classica”. Nella sala
centrale del Museo Borgogna,
abbellita
dai capolavori pittorici del Cinquecento piemontese, nell’ambito della
Stagione dei concerti della Società del Quartetto, si è svolto il terzo
e conclusivo appuntamento del ciclo “L’Arte si fa sentire”, dal titolo:
“Franz Liszt, i colori del virtuosismo”. Il programma proponeva quattro
fra le più celebri composizioni lisztiane per pianoforte: i due
Sonetti del Petrarca dagli Années de pèlerinage, deuxième année,
il Mefisto Valzer n.1, e infine la Sonata in Si Minore.
La particolarità del concerto consisteva nel fatto che la figura di
Liszt e i singoli brani sono stati introdotti dal noto attore teatrale e
cinematografico vercellese Roberto Sbaratto, che, in modo semplice e
accattivante, ma pertinente, ha fornito agli ascoltatori anche “profani”
le informazioni essenziali per apprezzare la musica del grande
compositore ungherese nel suo significato storico-culturale, con
l’ausilio di brani, accortamente scelti, da scritti dello stesso Liszt e
di contemporanei. Al pianoforte sedeva Marlena
Maciejkowicz, trentaquattrenne pianista polacca, ma da anni residente
nel nostro Paese. Vincitrice di alcuni importanti concorsi europei, fra
cui l’austriaco “J. Brahms” nel 2003, non ha ancora conquistato da noi
la notorietà delle grandi sale da concerto, ma nella sua esibizione
vercellese ha mostrato indubbie qualità interpretative, messe alla prova
dalle ardue partiture lisztiane, soprattutto la Sonata in si min. Il
dominio virtuosistico della tastiera, di solida scuola slava, si
accompagna ad un suono energico, di vigorosa potenza, sostenuto da un
uso efficace del pedale, ma capace anche di un tocco delicato, duttile
nella resa dei timbri e nitido nella distinzione dei piani sonori della
composizione. Ne è scaturita una linea interpretativa che ha dato voce
all’ispirazione più appassionatamente romantica dell’opera di Liszt,
unita ad una lucida individuazione della struttura armoniche del
testo,nella loro novità gravida di sviluppi futuri. La nostra
preferenza, tra i brani oggi ascoltati, va all’esecuzione del Mefisto
Valzer, di cui la Maciejkowicz ha reso al meglio i colori di sulfureo
demonismo, con la dinamica infuocata del ritmo e i timbri acidi e
taglienti. Gli applausi prolungati del numeroso pubblico presente hanno
concluso questo bel pomeriggio di musica a Vercelli.
8 maggio Bruno Busca
Gloria Campaner per la
Società dei Concerti
Per la presentazione della Stagione Concertistica
2011-12, annata che si preannuncia di alto livello (tra i grandi
interpreti Lupu, Skoda, ecc.), la Società dei Concerti ha
invitato la giovane e affermata pianista veneta Gloria Campaner.
L'artista
venticinquenne
ha recentemente conquistato il podio con una medaglia d'argento al
Concorso Internazionale Paderewsky di Los Angeles e ha già tenuto
parecchi concerti negli Stati Uniti. Ieri sera davanti un numeroso
pubblico ha interpretato con ottima resa stilistica due autori romantici
quali Schumann e Rachmaninov: del primo abbiamo ascoltato la Grande
Humoresque op.20 e del secondo i Momenti Musicali op.16.
L'approccio riflessivo della Campaner per entrambi gli autori nulla ha
tolto alla valida ed emotiva resa romantica. Sia nell'Humoresque che nei
Momenti musicali la pianista ha definito una timbrica ricca di
sfumature, individuando con rigore i differenti piani sonori e centrando
il bersaglio della coerenza interpretativa. Ogni difficoltà tecnica,
specie in Rachmaninov dove certe arditezze sono prerogativa per pochi, è
stata superata con maestria aprendo la strada alla pura riflessione ed
espressione musicale. Abbiamo riscontrato una più efficace resa
complessiva nel russo con sequenze di qualità non comune. Nel panorama
delle migliori concertiste italiane (Vacatello e pochissime altre...) la
Campaner merita certamente una alta posizione. Splendidi i due bis con
una energica e "strappaapplausi" Toccata di Prokof'ev.
7 maggio Cesare
Guzzardella
Il duo Mezzena-Giavazzi al Coccia di Novara
Al suo secondo concerto per l’attuale stagione novarese
di musica da camera, il duo Franco Mezzena (violino) e Stefano Giavazzi
(pianoforte), ha presentato ieri sera 6 maggio al Teatro Coccia un
intenso programma,
monograficamente
costruito, come quello precedente del 22 febbraio, sulle sonate per
violino e pianoforte di L. van Beethoven : sommando le esecuzioni dei
due concerti, gli appassionati novaresi hanno potuto ascoltare
quest’anno sette delle dieci sonate beethoveniane, una ‘quasi integrale’
che ci auguriamo possa essere completata la prossima stagione. Nel primo
tempo del concerto di ieri sera sono state eseguite le Sonate op. 30
n. 3 e op. 96 (entrambe nella tonalità di Sol maggiore),
mentre dopo l’intervallo al pubblico è stato proposto uno dei capolavori
assoluti di questa forma cameristica, l’immortale Kreutzer op. 47 in
La maggiore. Si tratta di un programma scelto con intelligenza, che
presenta tre “volti ” diversi” dell’inesauribile mondo compositivo e
spirituale del genio beethoveniano: la gioiosa e spensierata vitalità
(l’op. 30), la pacata e profonda sapienza, frutto di una ormai raggiunta
maturità (l’op.96, l’ultima delle dieci sonate composte dal Maestro di
Bonn per questi due strumenti) e infine l’impetuosa tensione romantica,
con guizzi inquietanti di demoniaca passione (la Kreutzer). Ancora una
volta di Giavazzi e Mezzena ci è piaciuta la chiarezza di un fraseggio
sempre preciso, quasi didattico, nel presentare all’ascoltatore la
dinamica e l’architettura delle forme musicali, grazie ad un suono, per
entrambi gli strumenti, di levigata pulizia, anche nella lettura di
pagine di arduo virtuosismo, come la vorticosa tarantella del finale
della Kreutzer. Laddove, come in particolare avviene con quest’ultima,
la dialettica fra il violino e il pianoforte si fa concertante, fitta e
serrata, le due linee strumentali s’intrecciano in una limpidezza di
disegno melodico e armonico davvero esemplari., per esattezza ‘tecnica’
del suono e intesa collaudata nel dialogo fra due interpreti ormai più
che affiatati. Sul piano della resa espressiva il duo Mezzena –Giavazzi
ci è sembrato del tutto a proprio agio nelle pagine di più delicata
ispirazione, come il tempo di Minuetto dell’op.30, la cui grazia velata
affidata al violino è stata interpretata al meglio da Mezzena, o
l’estatica melodia che apre al pianoforte l’Adagio dell’op.96. Avremmo
invece desiderato un guizzo di più sanguigna energia in certi passaggi
di pulsante vitalità, soprattutto nell’op. 30, nell’Allegro iniziale e
nella ‘danza degli orsi’ del Finale, dove ci è parsa un po’ troppo
esangue la carica ‘haydniana’ che percorre la pagina e, in generale, il
ritmo di esuberante rusticità dell’intera composizione. Gradevole e ben
eseguito il bis, le sei Danze tedesche, fresca e aggraziata
composizione giovanile del Maestro di Bonn, salutato con prolungati
applausi dal pubblico,visibilmente soddisfatto . della serata di musica,
per quanto disturbata, per tutto il primo tempo, dal rumore di un
comizio politico svoltosi nei pressi del teatro (ma il Coccia non
dispone di mezzi di isolamento acustico? Mah!).
7 maggio Bruno Busca
Prossimamente Richard Galliano al Viotti Festival
Giunto alle battute finali, il cartellone della
tredicesima edizione del Viotti Festival propone ancora un
artista di fama internazionale del calibro di Richard Galliano
che sabato 14 maggio alle ore 21:00 calcherà la scena del
Teatro Civico di Vercelli con il concerto da Da Bach a
Piazzolla. Il musicista di origine italiana sarà
affiancato dall’Orchestra Camerata Ducale, diretta come
consuetudine dal maestro Guido Rimonda, e coinvolgerà gli
spettatori in sala in un itinerario musicale dal Barocco al Novecento,
nel quale il denominatore comune sarà l’affascinate timbro della sua
fisarmonica e del bandonéon. Un connubio particolare quello tra
orchestra classica e uno strumento della tradizione popolare che gli
organizzatori del festival da tempo volevano proporre a Vercelli e che
da subito ha riscosso un notevole interesse da parte del pubblico che si
è mosso immediatamente per prenotare i biglietti per la serata del 14
maggio. Ma non solo, perché lo spettacolo è caratterizzato anche da
alcuni aspetti veramente unici, sia per lo strumento protagonista che
raramente trova un ruolo solistico nelle sale concerto, nonostante lo
sdoganamento attuato prima da Astor Piazzolla e successivamente proprio
da Richard Galliano, sia per il programma musicale che culmina in una
particolarissima versione del Concerto in do minore per oboe,
violino, archi e basso continuo di Johann Sebastian Bach elaborata dallo
stesso Galliano, sostituendo il violino e l’oboe con la fisarmonica,
dimostrando nel contempo la complessità interpretativa di questo
straordinario strumento e come la musica del grande compositore barocco
sia realmente universale e perfettamente eseguibile dagli strumenti di
ogni epoca.I biglietti per l’appuntamento di sabato 14 maggio 2011 si
possono prenotare telefonando al Comune di Vercelli ai numeri 0161
596369 – 0161 596277, oppure contattando direttamente l'Associazione
Camerata Ducale allo 011 755791 o inviando una mail a
orchestra@camerataducale.it. Altra possibilità è recarsi
direttamente al box office del Teatro Civico di Vercelli venerdì 13
maggio dalle 17:00 fino alle 20:00, oppure sabato 14 maggio, un’ora
prima del concerto. I prezzi partono da 8,00 euro fino a 22,00 euro. I
possessori della Pyou Card, i CRAL e gli Over 65 hanno diritto al
biglietto ridotto.
Lang Lang e Bychkov alla Scala
Ieri sera alla Scala è tornato Lang Lang. ll pianista
cinese questa volta ha interpretato Chopin eseguendo il suo più celebre
concerto per pianoforte ed orchestra, il n.1 in mi minore op.11.
Il programma prevedeva anche la
monumentale e tragica Sesta Sinfonia di Gustav Mahler. La
Filarmonica scaligera diretta da Semyon Bychkov ha fornito una ottima
prestazione. Lang Lang , star internazionale, lo conosciamo bene: la
critica si divide nel sostenere o meno le qualità di questo interprete
che dotato di tecnica travolgente, spesso spettacolarizza le sue
prestazioni attraverso la sua particolare mimica facciale che sembra
controllare il pubblico con i suoi movimenti oculari. Il suo Chopin è di
qualità. Non è uno Chopin polacco ma indubbiamente personale e di alta
valenza estetica. I tempi complessivi lenti del concerto, permeati da un
tocco delicato e da una dolcezza riflessiva orientale, hanno rivelato
trasparente profondità in tutta l'estesa gamma dinamica. La parte
orchestrale, più incisiva, ha comunque rispettato il bisogno del solista
di esprimersi con timbriche sottili, sonorità al limite della
comprensione acustica per la loro bassa voluminosità. Splendido il
Larghetto centrale e folclorico ed espressivo il Rondò
finale. Pubblico entusiasta e travolgente il bis concesso con uno Studio
del polacco. Cambio di registro e di volume acustico con la tragica
Sesta Sinfonia di Gustav Mahler. Bychkov ha colto senza enfasi ma con
rigore espressivo l'essenza del monumentale lavoro del viennese. Una
esecuzione di alto livello per una Filarmonica in grande forma.
Grandissimo successo di pubblico. Prossimo appuntamento per il Ciclo
Lang Lang per il 23 maggio: il cinesa duetta con la star del jazz Herbie
Hancock in un programma dedicato a Gershwin. Da non perdere.
5 maggio Cesare
Guzzardella
Roberto Sbaratto per la Stagione dei concerti di
Vercelli
Per i concerti della Società del Quartetto, al Museo
Borgogna, domenica 8 maggio, alle ore 17, nell’ambito del progetto
promosso dal Museo Borgogna “l’Arte si fa sentire”, è in programma lo
spettacolo teatral-musicale “Franz Liszt, i colori del virtuosismo” con
Roberto Sbaratto, voce recitante, e Marlena Maciejkowicz, pianoforte,
che, dopo Chopin e Schumann lo scorso anno, chiudono un ideale trittico
sui grandi autori romantici. Ora è la volta del compositore ungherese
nei duecento anni dalla nascita (1811- 2011). Maciejkowicz-Sbaratto
propongono la collaudata formula del concerto con lettura teatrale:
un’occasione per conoscere davvero, in un’ora e mezza di spettacolo, una
delle vicende più significative nella storia della musica. Il programma
musicale della serata comprende due Sonetti del Petrarca (104 e 123),
Mefisto – Valzer n.1 e la Sonata in si minore. La manifestazione è in
collaborazione con Vercelli e i suoi eventi e con il Museo
Borgogna.Roberto Sbaratto, vercellese, è una figura di spicco del
panorama teatrale italiano. Biglietti: intero
euro11, ridotto abbonati euro
8, ridotto over65 euro 9, giovani
euro 5. Per prenotazioni e informazioni:
Società del Quartetto, tel. 0161-255575.
5 maggio dalla redazione
Giovanni Sollima alle Serate musicali
E' un musicista particolarmente singolare il palermitano
Giovanni Sollima: violoncellista-interprete, compositore, arrangiatore.
Il programma presentato ieri sera in Conservatorio davanti ad un folto
pubblico, mediamente più giovane del consueto, era diversificato ed
interessante: Bach con la Suite n.4 in mi bemolle maggiore
preannunciava le ottime
qualitá
interpretative di Sollima; i tre brani - Romanella, Ciaccona,
Tarantella- di Giulio De Ruvo (XVII sec.), i due Capricci
di Guseppe Dall'Abaco (XVIII sec.) e il Caprice de Chaconne di
Francesco Corbetta (1615-1681) hanno rivelato la passione del cellista
per la musica antica e la sua voglia di ricerca di elementi del folclore
che partono da lontano. Ma è con le sue composizioni e i personali
arrangiamenti che Sollima ha mostrato il suo lato creativo e la
sua inconfondibile cifra stilistica. Concerto Rotondo (1998) è un
lavoro in quattro parti dove il cellista "cerca parentele con
vocalità e tecniche strumentali arcaiche e non occidentali". La
particolare accordatura dello strumento utilizzato in modo inconsueto e
speciale per una ricerca di sonorità totali e la sua intensità
espressiva hanno prodotto un ottmo e convincente risultato, molto
apprezzato dal pubblico presente in Sala Verdi. La sua voglia di libertà
espressiva, assistita da una certa gestualità che in alcuni lavori
arriva alla performance mimica, è molto marcata e si ritrova in
alcune personali composizioni-arrangiamenti come Raining Blood da
un brano del gruppo di rock metal Slayer, in Angel di Jimi
Hendrix- e con le performance del celebre chitarrista rock e nelle
modalità espressive Sollima ha una somiglianza- e nei suoi Natural
Songbook ispirati da Satie, Scott Joplin e altri autori ma
trasformati secondo modalità di sintesi espressiva. Grande successo, con
molti giovanissimi in sala venuti ad ascoltare un musicista che sa
essere trasversale ai generi...e questo è un pregio. Due i bis concessi.
3 maggio Cesare Guzzardella
Isabelle Faust al Viotti
Festival di Vercelli
Il cartellone, come sempre stimolante, del Viotti
Festival di Vercelli ha proposto ieri sera 30 Aprile all’ascolto degli
appassionati un programma dedicato al violino, che ha avuto come
protagonista una solista forse ancora non nota da noi in Italia come
meriterebbe: la quarantenne tedesca (ma ormai da tempo trasferitasi in
Francia) Isabelle Faust, vincitrice del prestigioso Concorso Paganini
nel 1993. Il clou della serata è stato preceduto da due pezzi
sinfonici, eseguiti dalla Camerata ducale, come sempre affidata alla
sapiente direzione di Guido Rimonda. Anzitutto Le
variazioni sui capricci di Paganini, composizione inedita (2010), e
dunque in prima assoluta, del compianto Giorgio Ferrari, violinista,
compositore e direttore per molti anni del Conservatorio di Torino,
scomparso lo scorso anno e che aveva scritto questo suo estremo lavoro
proprio per la Camerata ducale: si tratta in verità di una gradevole
esercitazione accademica, consistente nella citazione/rielaborazione di
noti temi paganiniani, confezionata con mestiere, rispettosa del
principio della tonalità, forse lontana reminiscenza della
Paganiniana del neoclassico Casella. A seguire, un ‘fuori
programma’: la Sinfonia, G 503 in re maggiore di Boccherini, la
prima delle sei sinfonie op.12 del 1771, in quattro movimenti, tra cui
svettano i due centrali, l’Andantino dalla suadente pennellata
melodica e con raffinate transizioni nel fraseggio e il Minué amoroso,
contenente un bellissimo Trio col suo colloquio intimo e dolce
tra flauto e archi bassi. La Faust ha eseguito due perle della
letteratura violinistica di tutti i tempi, due dei cinque concerti
“salisburghesi” di Mozart del 1775, il K 216 in Sol maggiore e il
K 219 in La maggiore. Non esitiamo a confessare che
l’interpretazione della giovane solista d’oltralpe ci ha conquistato: il
suo è un suono di dolcissima , delicata trasparenza, perfettamente
intonato, sempre distillato con nitida pulizia. Soprattutto, ed è la
virtù somma della Faust, dal suo strumento, uno Stradivari del 1704,
noto come “La bella addormentata”, si effonde, grazie ad un tocco di
angelica leggerezza, un fraseggio di purissima melodiosità, per il quale
tutte le quattro corde dello strumento sembrano suonare “in cantino”,
davvero straordinario nel ritmo e nel “respiro” della frase musicale,
nella variazione dell’intensità del suono, e che in particolare nei
movimenti lenti dei due concerti ha rapito il pubblico. Aggiungete la
completa sicurezza tecnica con la quale la Faust affronta da grande
virtuosa le parti più impervie dei due concerti (il Rondeau
finale del K216, lo sviluppo del primo tempo e il terzo tempo del K219)
e avrete il ‘ritratto’ di una interprete di prim’ordine, che ha saputo
dare adeguata voce all’ideale estetico di perfezione formale e
piacevolezza espressiva, propria del Mozart di questa fase della sua
produzione, frutto prodigioso dell’ innesto dello stile galante francese
sull’architettura del concerto per violino italiano del ‘700.
Semplicemente perfetta, poi, l’intesa con un’orchestra, la Camerata
Ducale, indiscutibilmente oggi uno degli organici più collaudati in
Italia per la musica settecentesca: non a caso allieva di Cristoph
Poppen, fondatore e primo violino del Cherubini Quartet, la Faust ha nel
sangue l’inclinazione al taglio “cameristico” dell’esecuzione, in cui la
voce solista cerca spontaneamente il dialogo con il tutto orchestrale,
fondendosi nell’intreccio delle varie linee strumentali. A tal riguardo
si può forse muovere alla Faust l’unico rilievo critico: talvolta il suo
suono ci è sembrato perdere vigore, un po’ troppo debole proprio nel
dialogo con il “tutto” dell’orchestra, tanto da esserne sopraffatto sino
a scomparire. E’ quanto accaduto in particolare nel bis , un tempo del
Divertimento per archi in Fa maggiore K138 di Mozart, in cui il
primo violino di G. Rimonda (come sempre bravissimo nel guidare i
colleghi), “si sentiva” di più di quello solistico. Ma si tratta; sia
chiaro; di un’osservazione che nulla toglie alla nostra gratitudine alla
bravissima e graziosa Isabelle, per il dono di sublime poesia che ci ha
offerto in questa indimenticabile serata.
1 maggio
Bruno Busca
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