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RECENSIONIDVDLIBRI



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MARZO
Stefano
Bollani "Piano solo...per Haiti"
Domani,
10 marzo 2010 il noto jazzista Stefano Bollani terrà un concerto
straordinario a Varese presso il Teatro Apollonio (ore 21.00) per
sostenere la costruzione del reparto di neonatologia dell’Ospedale
Saint Damien ad Haiti. L’intero ricavato sarà devoluto alla
Fondazione Francesca Rava NPH Onlus. Il geniale pianista proporrà il
“piano solo”, forse la più divertente delle sue molteplici
proposte. web: www.nphitalia.org
www.teatrodivarese.it www.stefanobollani.com
tel: 0332 284224/247897 (teatro) BIGLIETTI: POSTO UNICO: 25
EURO + prevendita
UNDER 25: 20 EURO + prevendita.
9
marzo dalla redazione
Il
virtuoso Freddy Kempf per le Serate Musicali
E’ da
alcuni anni che il pianista londinese Freddy Kempf viene invitato a
Milano da Serate Musicali. Virtuoso talentuoso, Kempf ha
impaginato un programma impegnativo con Schumann nella prima parte e Liszt
nella seconda. Kempf è certamente un eccellente tecnico, spesso un
grande interprete con una visione molto pianistica della musica. Eredita
dal grande Horowitz il bisogno di dominare la tastiera cercando spesso
una ricerca timbrica giocata sull’effetto e sui contrasti dinamici, sovente
molto accentuati. Avvincente la prima parte del concerto con un Schumann
genuino, delicato, vellutato e ricco di sfumature. I tempi rapidi
ascoltati come quelli della Toccata Op. 7 o della Humoreske
Op.20, interpretazione quest’ultima che spesso ricordava il Sommo
interprete citato, o quelli
più tradizionali dell’Arabeske Op.18 o di Blumenstuck Op.19,
hanno rivelato uno splendido pianista di 33 anni che va seguito nella sua
evoluzione con attenzione. La
Seconda Rapsodia ungherese rivisitata da Horowtz e il celebre Mephisto
Valzer,
unitamente a La morte di Isotta dal wagneriano
Tristano nella nota trascrizione di Liszt, quest’ultimo brano eseguito
come bis, ci hanno mostrato un Kempf forse sopra le righe, con
accentuazioni e forzature eccessive, ma con momenti di grandissima
espressività e di grande trasparenza sonora. Ancora un bis con un
delicato Notturno di Chopin per una serata splendida. Successo di
pubblico.
9
marzo
Cesare Guzzardella
Alexander
Lonquich al Viotti Festival di Vercelli
Il Viotti
Festival di Vercelli ha regalato agli appassionati un’altra bella
serata di grande musica, ieri sera, sabato 6 marzo, al Teatro Civico:
protagonista assoluto, uno dei personaggi più carismatici del panorama musicale
internazionale, il pianista tedesco (ma ormai italiano di adozione)
Alexander Lonquich, nella doppia veste, a lui abituale, di solista e
direttore, accompagnato dalla Camerata ducale, per l’occasione
robustamente rinforzata con l’apporto di strumentisti dell’Orchestra
della Rai. Assai attraente l’impaginato, consacrato ai due
‘classici’ di cui ricorre quest’anno il bicentenario della
nascita, F. Chopin, con il Concerto in mi minore op.11, e R.
Schumann, con la gloriosa Renana, cioè la
Sinfonia in mi bem. minore op. 97. Premesso
che è sempre difficile dirigere e suonare insieme, diremmo che qui
l’operazione sia riuscita in modo convincente, sia perché, come
sempre in Chopin, il pianoforte è il solo e vero protagonista e
l’orchestra si limita ad esporre i temi e ad accompagnare i voli del
solista, sia perché la Camerata ducale è un’orchestra ormai
collaudata, ben organizzata in tutti i reparti, guidata da
un’eccellente ‘spalla’ come G. Rimonda. Magari è andato perduto
qualche dettaglio strumentale, ma la nostra impressione è che, dopo una
partenza in leggero affanno, orchestra e direttore abbiano trovato una
buona intesa, con un valido risultato d’insieme. Non scopriamo certo
oggi le qualità del pianismo di Lonquich, ma ancora una volta siamo
rimasti incantati dalla sua magnifica fluidità, sostenuta da perfetta
luminosità e precisione di tocco, da vero erede del suo
indimenticabile maestro Badura Skoda.. La virtù più grande di Lonquich,
cioè la sua abilità nel raggiungere vertici di straordinaria intensità
emotiva, tenendola sempre sotto controllo, grazie anche a sapientissime
pause tra una frase e l’altra, ha raggiunto risultati memorabili nelle
parti più distesamente melodiche del primo tempo (soprattutto la
seconda sezione del primo gruppo tematico e la parte iniziale dello s
viluppo) e nell’atmosfera mozartiana della romanza centrale.
Chopiniano il bis, dai Preludi, che ha ancora messo in risalto la
ormai piena maturità espressiva di questo grande solista. Di buon
livello esecutivo ci è parsa anche l’interpretazione
della Renana, in particolare nei suoi momenti più festosi
e ricchi di colori, come il giubilante
primo tempo col suo Vivace sincopato e l’eco wagneriana
dei corni. Diremmo però
che qualche decisiva morbidezza timbrica ci è parsa un po’
trascurata, ad esempio quel meraviglioso impasto dei fiati con il
sottofondo degli archi (per noi, tra le creazioni più suggestive della
musica di tutti tempi), nella sezione centrale dello Scherzo.
Strameritato comunque il travolgente applauso del numerosissimo pubblico
presente, ribadito dopo il bis orchestrale, lo scherzo dalla Renana.
7 marzo Bruno Busca
Andrea
Lucchesini ai Pomeriggi
Musicali
Un programma interamente mozartiano quello presentato ieri sera al Dal Verme
per i concerti de I Pomeriggi musicali. L'Orchestra era
per l'occasione diretta da Nicola Paszkowski e al pianoforte si trovava
uno dei migliori pianisti italiani: Andrea Lucchesini. Bravissimo
Paszkowski nell'orientare l'Orchestra dei Pomeriggi nel primo
brano di Mozart, la Sinfonia K 319, opera giovane dal carattere leggero
e spensierato reso ottimamente dal direttore attraverso un equilibrio
timbrico dal sapore settecentesco ben evidenziato dalla quasi
cameristica orchestra. In contrasto con la Sinfonia introduttiva sono
stati interpretati due capolavori tra i più noti del salisburghese: il Concerto
per pianoforte e orchestra K488 e, dopo l'intervallo, quello piu
giovanile K271. Andrea Lucchesini, toscano del 1965, non ha
bisogno di presentazioni ma ricordiamo almeno la vittoria del "Concorso
Internazionale Dino Ciani" avvenuto alla Scala nel 1983, vittoria
che lo ha avviato ad una brillante carriera d'interprete.
Eccellente l'esecuzione dei due concerti. Il pianista ha rivelato un
nitore espressivo caratterizzato da una rara morbidezza timbrica. I
tenui ma espressivi contrasti dinamici hanno sottolineato ogni frase
musicale. Valide le sinergie
con l'ottima direzione di Paszkowski,
anche se una timbrica orchestrale più delicata e meno incisiva avrebbe
ancor più favorito le trasparenti sonorità pianistiche, emerse ancor
di più nelle bellissime cadenze. Grande successo di pubblico e
un bis di Lucchesini con uno splendido Improvviso di Schubert. Da
ricordare. Sabato pomeriggio alle 17.00 la replica.
5
marzo
Cesare Guzzardella
Yevgeny
Sudbin per le Serate Musicali
Ha trent'anni il pianista
russo Yevgeny Sudbin
e una carriera d'interprete di tutto rispetto. Lo
abbiamo ascoltato ieri sera in
Conservatorio in un programma per metà chopiniano e per metà
dedicato a Stevenson, Liszt
e Ravel. Del polacco in programma la Fantasia
Op.49 - inaspettatamente eseguita
come bis e sostituita da due note
Sonate scarlattiane -
due
Ballate la n. 3 e la n.4 e
due Mazurche. Nella
seconda parte ancora un omaggio a Chopin con un brano del contemporaneo
inglese Ronald Stevenson, Fuga su
un frammento di Chopin, quindi lo studio trascendentale di
Liszt "Armonie
della sera"
e, di Ravel, la notissima Gaspard
de la Nuit. Notevoli le qualità interpretative di Sudbin con un
Chopin "polacco" con momenti di alto lirismo, anche se
rimangono incertezze nelle scelte dinamiche a volte eccessivamente
voluminose. Interessante la Fuga di Stevenson. Non entusiasmante
il difficile ma geniale Liszt di
"Armonie della sera" mentre il capolavoro raveliano Gaspard
de la Nuit, tre poemi ispirati ad altrettante poesie di Aloysius
Bertrand, rappresenta il
meglio della serata: bellissime le sonorità sia in Ondine
che in Le gibet e Scarbo. Sudbin ha mostrato di calibrare in modo preciso i piani
sonori con timbriche raffinate e gamme di colori differenziate
dimostrando quindi di possedere, come spesso capita alle nuove
generazioni di pianisti, attitudini per il Novecento. Successo di
pubblico.
2
marzo Cesare Guzzardella
FEBBRAIO
“Il
pipistrello” al Teatro
Coccia di Novara
La
stagione dell’operetta del Teatro Coccia di Novara proponeva in
cartellone oggi, domenica 28 febbraio, uno dei titoli più noti del
genere, “Il pipistrello” di J. Strauss jr., rappresentata per
la prima volta
a Vienna nel 1874 e da
allora rimasta nel repertorio come uno dei titoli più apprezzati dagli
amanti di questa forma di teatro musicale, che si distingue dalla più
‘nobile’ opera per la presenza di parti recitate, in alternanza a
quelle cantate, e per il ruolo di primo piano della coreografia, oltre,
naturalmente, per una musica più ‘leggera’ e facilmente godibile e
per trame da vaudeville, ricche di equivoci, travestimenti, colpi
di scena. La vicenda racconta della vendetta freddamente progettata e
realizzata dal notaio Falke ai danni di Gabriel von Eisenstein, che in
occasione di una festa di carnevale di anni prima gli aveva giocato un
crudele scherzo, costringendolo a girare per la città mascherato da
pipistrello. La vendetta consiste
nello spingere Gabriel (atteso da una condanna a otto giorni di carcere
per avere insultato un pubblico ufficiale)
e sua moglie Rosalinde al reciproco tradimento, attraverso un
intrigo, in occasione di una festa organizzata dal libertino e annoiato
conte Orlovskij. Ma alla fine, come da tradizione, tutto si chiarisce e
termina con l’happy end del reciproco perdono fra i due coniugi. Lo
spettacolo era affidato ad una compagnia da vent’anni specializzata
nel genere, la torinese Alfa Folies (Teatro Alfa) per la regia di
Augusto Grilli, che interpreta anche il ruolo di Frank,.il direttore
delle carceri. Il nostro giudizio è negativamente influenzato da una
circostanza che ci ha sorpreso: la musica dell’operetta non era
eseguita dal vivo, da un’orchestra, ma registrata e diffusa da potenti
casse, ad un volume che, all’inizio ha coperto quasi totalmente la
voce dei cantanti, in particolare l’’aria’ di Adele, cameriera di
Rosalinde (per fortuna, all’inconveniente si è poi posto rimedio).
Era la prima volta che assistevamo alla rappresentazione di
un’operetta e ignoriamo se questa sia oggi una normale consuetudine
esecutiva, ma confessiamo che non ci piace per niente: la fresca e
scintillante musica straussiana merita di essere ascoltata
nell’esecuzione di un’orchestra, capace di restituirne, nei timbri e
nel ritmo, lo spirito bell’epoque che la pervade. Per il resto, ci
pare che i cantanti-attori abbiano assolto dignitosamente il loro
compito, in particolare i due protagonisti, il tenore
Riccardo Berruto (Eisenstein) e la soprano Daniela Catalano (Rosalinde),
abili nel tenere la loro interpretazione sempre sul filo di una
sorridente ironia, consona all’ispirazione in fondo parodistica
dell’operetta. Da segnalare la performance di
Massimo Castagno, contraltista in falsetto nella parte di
Orlovskij, prevista nella partitura originale per un contralto. Discreto
il successo riscosso presso un pubblico numeroso.
28 febbraio Bruno
Busca
Patricia
Kopatchinskaia
per i Pomeriggi Musicali
Era stracolma la grande sala del Dal Verme per la replica pomeridiana di
sabato. Numerosi sono gli abbonati ai
Pomeriggi Musicali ma ancora di più gli amanti della musica
venuti per
ascoltare la giovane violinista
Patricia
Kopatchinskaia, nata nel 1977 in Moldavia e vincitrice di importanti
concorsi internazionali come quello del 2000 messicano, dedicato al
grande Szyeryng. Il programma prevedeva una prima parte con il celebre Concerto per violino e orchestra Op.61 di L.v.Beethoven e quindi la
Sinfonia n.2 Op.61 di Robert
Schumann. Particolare l'interpretazione fornita dalla formazione de I
Pomeriggi Musicali e dal suo direttore Antonello Manacorda e
perlomeno stravagante l'interpretazione della Kopatchinskaia che ha
dimostrato una tecnica virtuosistica di altissimo livello con cavate
morbide alternate a
fraseggi accentuati e decisi, definiti da perfette intonazioni anche nei
suoni più alti. In sinergia con la direzione di Manacorda, che
accentuava le sezioni dei fiati restituendoci un Beethoven moderno e per
nulla filologico, la Kopatchinskaia ha fatto la sua parte con le cadenze, specie
quella dell'Allegro ma non troppo
iniziale, nella quale improvvisava in dialogo con il primo violino e sostenuta ritmicamente dai timpani,
spezzando così l'unità compositiva. Ma, dimenticando
la cultura storicizzata e ...quindi Beethoven, possiamo
considerare
l'interpretazione ascoltata come un omaggio alla musica contemporanea.
La creatività interpretativa della
Kopatchinskaia è apprezzata da compositori viventi quali Doderer, Zykan, Resch ed il
pianista-compositore turco Fazil Say, con il quale suona spesso in
duo. Questi hanno dedicato a lei prime esecuzioni di concerti
violinistici. Grandissimo il successo di pubblico e bizzarro il brevissimo
bis con una improvvisazione vocale-violinistica. Buono il successivo
Schumann.
28 febbraio
Cesare Guzzardella
I
gemelli De Stefano
per le Serate
Musicali
“Gemelli
al pianoforte”, questo il titolo del concerto organizzato da Serate
Musicali ieri sera in Conservatorio in collaborazione anche con
Allianz. Francesco e Vincenzo De Stefano sono due gemelli pianisti di
Reggio Calabria nati nel 1986 che suonano insieme da quando avevano nove
anni. Formazione assai rara, sono sostenuti da qualità evidenti che
abbiamo potuto riscontrare nel variegato impaginato presentato
in Sala Verdi. In programma brani
per due pianoforti e a quattro mani di Liszt, Smetana, Corea, Saint-Saëns,
Chopin e Stravinskij. Una sintonia perfetta tra le parti si è ascoltata
nella rarità lizstiana del Concerto
Patetico Op.20, lavoro per due pianoforti che per molti aspetti
ricorda la più celebre Sonata in
si minore. Con un adattamento non troppo felice per pianoforte a
quattro mani della nota La Moldava
di Smetana, capolavoro di colore orchestrale,
è proseguito il concerto. Con due brani dal sapore jazzistico di
Chick Corea da Imagining Contest
n.3, valente composizione del 2008, i due fratelli hanno evidenziato
la loro ottima intesa ritmica. Bellissima la successiva Danza
Macabra Op.40 di Camille Saint-Saëns e particolarmente riuscito il
raro Chopin del Rondò in do magg.
Op.73, dove i De Stefano hanno mostrato tocco raffinato e altamente
melodico. Ma è con la trascrizione per pianoforte a quattro mani de La sagra della primavera di Igor Stravinskij che i due giovani
hanno raggiunto una vetta interpretativa. L'intesa ritmica e percussiva
del notissimo brano, caposaldo del Novecento, ha raggiunto livelli di
raro ascolto. Bravissimmi infatti i De Stefano a ricreare quelle
stupefacenti sonorità orchestrali del genio straninskijano in un unico
strumento, calibrando le poliritmiche sonorità, ricche di contrasti
dinamici, per gli oltre 35 minuti della composizione. Un concerto che,
soprattutto grazie all'ultimo brano, risulta irripetibile. Da ricordare.
26 febbraio
Cesare Guzzardella
Alexander
Lonquich prossimamente a Vercelli per il Viotti Festival
Sabato 6 marzo 2010 (ore 21.00), presso il Teatro Civico di Vercelli, è
in programma il nono appuntamento del XII Viotti Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli
“Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in collaborazione con
l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e
Fondazioni CRT e CRV. Il nono concerto del XII
Viotti Festival vuole essere un omaggio all’arte di Frédéric Chopin e di Robert Schumann in occasione del bicentenario
della loro nascita (1810-2010). Il compito di celebrare degnamente la
memoria di questi due giganti del romanticismo musicale europeo sarà
affidato al pianista tedesco Alexander Lonquich, considerato
unanimemente fra i più maturi e completi talenti artistici della
propria generazione. Lonquich si esibirà a Vercelli nell’ormai per
lui consueta doppia veste di pianista e direttore d’orchestra e guiderà
l’Orchestra Camerata Ducale in un programma di grande impegno
esecutivo ma dall’indubbio fascino. La serata sarà infatti aperta dal
poeticissimo Concerto in mi minore per pianoforte e orchestra op.
11 di Frédéric Chopin, e seguirà quindi una tra le pagine più mature
e complesse uscite dalla penna di Robert Schumann: la Sinfonia n. 3
in mi bemolle maggiore «Rheinische» (Renana) op. 97. Front
Office ufficio Cultura Comune di Vercelli Tel. 0161-596369 // 0161-596277
Associazione Camerata Ducale Tel. 011-755791
25
febbraio la redazione
Andrea
Bacchetti alle
Serate Musicali
Torna spesso il pianista Andrea Bacchetti
ai concerti delle
Serate Musicali milanesi. Ieri in Conservatorio ha impaginato
un programma particolarmente intelligente denominato "Tre
secoli di musica italiana"
che vedeva autori del primo Settecento
quali Scarlatti, Marcello e Galuppi, dispiegarsi insieme
ad autori a cavallo tra Sette
e Ottocento
quali Cherubini e Clementi per arrivare al
pieno Ottocento con
Rossini e al Novecento
di Luciano Berio, musicista
amatissimo da Bacchetti come dimostrato dalle ottime incisioni a lui
dedicate. Bacchetti lo conosciamo bene quale splendido interprete di
J.S.Bach avendolo ascoltato numerose volte sia in concerto che in
fortunati dischi vincitori di importanti premi. La sua minuziosa e
limpida tecnica -emersa nel caldo pianoforte Fazioli utilizzato- tende a
chiarire i dettagli musicali più impervi e ben si addice a tutti gli
autori barocchi legati a Bach o ai clavicembalisti-tastieristi italiani
del Settecento. La sua attenta lettura è emersa nella rara Sonata
in si bem. maggiore di Baldassare Galuppi come nella Sonata in re minore di Benedetto Marcello eseguita in prima
esecuzione assoluta nell'edizione critica curata dal pianista stesso e
da Mario Marcarini, curatore del libretto di sala. Ma anche con il
raffinato Cherubini della Sonata
n.4 in sol maggiore o con il più noto Clementi
della Sonata Op. 47 n.2,
Bacchetti ha dimostrato avvincenti qualità interpretative.
Dopo due brevi ma intensi brani di Berio quali la Petite Air II dalla "Petite
Suite pour piano"
e Brin da "Six Ancores", Bacchetti è tornato al suo settore privilegiato con cinque
riflessive Sonate di Domenico
Scarlatti per terminare poi con due rarità di Rossini: Une Caresse à ma Femme e Tarantelle
pur sang. Due i bis
concessi: una sicura ed
efficace Romanza senza parole di
Mendelssohn e l'amatissimo Bach con una Suite
Francese. Successo di pubblico in una Sala Verdi purtroppo non al
completo.
24 febbraio
Cesare Guzzardella
Uno splendido Leif
Ove Andsnes per la Società del Quartetto
in Conservatorio
Ha quarant'anni il pianista norvegese Leif Ove Andsnes,
per il terzo anno ( 1999- 2008- 2010) ospite
della Società del Quartetto e ieri sera in Sala Verdi con un programma
particolarmente intenso definito da alcuni brani di Schumann, di Chopin
e di un contemporaneo quale György Kurtág. Nel concerto del 2008
Andsnes mi era piaciuto, ieri invece mi ha stupito per l'alto
spessore interpretativo. Il norvegese ha come prima qualità il
controllo perfetto delle dinamiche musicali attuato con un perfetto
equilibrio gestuale e timbrico. Il suono, molto raffinato e discreto,
definito da colori luminosi e personali si è evidenziato sia nei
brani più contrastati del primo Schumann, quello delle 3
Romanze Op.28 e di V.Rauschend
und festlich dalle
Novelletten Op.21, che negli otto brevi e deliziosi brani scelti da
Játékok di Kurtág incastonati, in modo intelligente, tra lo
Schumann delle poetiche Kinderscenen Op.15. Sia nelle più complesse armonie dei brani
iniziali che nelle semplici note di Kurtág - perfetto l'uso del pedale
di risonanza- e nelle Scene infantili Andsnes ha stupito. Ma ha mostrato
di essere un eccellente pianista anche nello Chopin della seconda parte
della serata eseguendo sette brani del polacco: 2 Ballate
(Op. 47-23), 4 Valzer, un Notturno (Op.62 n.1). Insieme a quello di Rafal Blechacz
il migliore Chopin
ascoltato ultimamente. Due i bis
concessi: la Toccata di
J.S.Bach e ancora Chopin con un Preludio.
Da non perdere quando tornerà a Milano. Grandissimo successo in una
sala a due terzi.
22
febbraio Cesare
Guzzardella
Olli
Mustonen per le
Serate Musicali
Una serata particolarmente interessante quella di
ieri sera in Conservatorio con il finlandese Olli Mustonen, conosciuto
soprattutto come ottimo pianista, ma per l'occasione alla direzione
dell'Orchestra di
Padova e del Veneto come interprete
sia di una sua recente composizione, La
vecchia chiesa a Petäjävesi (2008), che di una del più
noto compositore russo Rodion Shchedrin (1932) intitolata Musica
per archi, oboi, corni, celesta dal
balletto "La signora con il
cagnolino". Mustonen era invece al pianoforte dopo
il breve intervallo per eseguire il notissimo Concerto
n.4 per pianoforte e orchestra Op.58 di L. V. Beethoven. Ottima
l'interpretazione. Il brano di Mustonen, ottimamente diretto e ben
interpretato dalla formazione veneta, è in cinque parti e trova
riferimenti compositivi in autori nordici come Smetana per
un certo modo di melodiare o in certa musica alla Stravinskij per
l'uso ritmico e percussivo nel generare le sonorità. Musica tonale, ottimamente
costruita, dal carattere evocativo. Molto interessante il brano di
Shchedrin, musicista ispirato dalla lezione di Shostakovich
soprattutto per il modo rarefatto di concepire certe timbriche con
gli archi, sezione strumentale determinante del cupo brano composto tra
il 1984 e il 1986. Avvincente l'interpretazione e lunghi applausi sia
per Mustonen che
per Rodion Shchedrin, presente in
Sala Verdi.
Cesare
Guzzardella
16
febbraio
Charles
Rosen alla
Palazzina Liberty milanese
Non capita spesso di avere il noto musicologo, docente e pianista
statunitense Charles Rosen a Milano. Studioso di riferimento con libri
quali Lo Stlile classico o La
forma
sonata, testi tradotti in numerose lingue, Rosen è un pianista
eccellente che appartiene a quella ristretta categoria di
pianisti-musicisti che penetrano
la musica dei grandi grazie anche alle approfondite
qualità intellettuali. Rilevante interprete dei classici Haydn, Mozart,
Beethoven e Brahms, come è testimoniato dalla sua imponente
discografia, compagno cameristico di artisti
quali Isaac Stern o Gregor Piatigorsky, l'ottantatreenne
Rosen, ha sempre amato gli autori del Novecento da Schönberg a
Carter. Nello straordinario concerto di domenica mattina, tenuto nella
bellissima sala Liberty della palazzina di Largo Marinai d'Italia
- la manifestazione era
organizzata da Milano
Classica in collaborazione con l'Accademia Internazionale
della Musica e le Fondazione Scuole Civiche di Milano
-, il pianista ha eseguito Beethoven, Chopin e Brahms. La sua
forza di sintesi
interpretativa si è rivelata dalle prime note della Sonata
n.31 in mi bem.magg. Op.110 del Maestro di Bonn. Il grado di
penetrazione espressiva e l'autenticità del Beethoven ascoltato sono la
testimonianza dell'alto livello esecutivo.
Un omaggio a Chopin, con i Notturni
Op.61 n.1 e 2, la Barcarola
Op.60 e la Ballata
n.4 Op. 52 hanno creato una situazione musicale diversa, con
momenti di romantica bellezza specie nella Barcarola e nella Ballata
eseguite con pacata interiorizzazione
poetica. Splendida l'esecuzione dell'ultimo brano in programma:
le Variazioni
e fuga in si bem.
magg. su un tema di Händel di
Brahms. La complessità delle elaborazioni
del bellissimo tema händeliano è
stata sintetizzata dal tocco morbido e sicuro di Rosen che ha rivelato
la sua maestria pianistica malgrado l'acustica molto riverberata della
bellissima sala, per l'occasione colma di pubblico. Due i bis proposti:
ancora Chopin con il Valzer Op.64 n.2 e un Intermezzo
dall'Op.118 di Brahms. Memorabile.
15 febbraio
Cesare Guzzardella
Ian
Bostridge e John Axelrod all'Auditorium con la Verdi
Particolarmente interessante l'impaginato presentato all'Auditorium ieri
sera. L'Orchestra Sinfonica Verdi per l'occasione era diretta da una bacchetta newyorkese
particolarmente energica, quella di John Axelrod, direttore spesso a Milano e sempre alla ricerca di programmi vari ed
intelligenti: Berlioz, Britten e
Lutoslawski i compositori scelti, e
rarità interpretative quali le Paroles
tissées del polacco e le
Quatre chansons françaises dell'inglese.
Per i brani novecenteschi abbiamo ascoltato la voce dell'inglese Ian
Bostridge, tenore particolarmente richiesto nei massimi teatri europei
ed interprete prediletto di molti compositori viventi. I quattro brani
di Lutoslawski risalgono ai primi anni
'60 e
sono su testi del francese Chabrun. La personale, inconfondibile e dettagliata tessitura strumentale del polacco(1913-1994) è
perfettamente in sintonia con le melodie francesi interpretate da
Bostridge con voce chiara e dolcemente
pastosa. I quattro
brani di Britten (1913- 1976) su testi di Hugo e Verlaine sono invece un lavoro
giovanile di un quattordicenne che mostra un talento
incredibile e una passione per la vocalità che lo accompagnerà per
tutta la vita. Bravissimo ancora Bostridge. Protagonista della serata
anche l'Orchestra Verdi, in ottima forma, e il direttore Axerold che dopo
un'anticipazione del concerto con il noto Berlioz dell'ouverture "Il
Carnevale Romano", ha
ancor più convinto il numeroso pubblico presente in sala con una energica Sinfonia Fantastica, la composizione più nota del grande francese.
Il virtuosismo orchestrale dei movimenti finali è stato evidenziato dalla
trasparente direzione di
Axerold. Bravissime le sezioni dei fiati con un calibrato e nitido oboe
solista e degli ottoni fiammeggianti. Splendide le sonorità
complessive. Al termine ovazione per il direttore e la Verdi. Ultima
replica domenica, alle ore 16.00.
13 febbraio
Cesare Guzzardella
Il
pianista Mirco Ceci al Coccia di Novara
Il
terzo appuntamento della novarese Stagione concertistica da camera 2010
ha visto protagonista, ieri sera 10 febbraio al Teatro
Coccia, il giovane pianista barese Mirco Ceci: nato nel 1988,
diplomatosi al conservatorio
della sua città, attualmente iscritto al corso di specializzazione
dell’Alta scuola di Imola, è stato lanciato nel 2007 alla ribalta
della cronaca musicale nazionale dal prestigioso primo posto conseguito
al concorso pianistico internazionale “Premio Venezia” alla Fenice.
Ceci ha proposto un programma intelligente, che ha permesso
all’ascoltatore di seguire l’evoluzione del linguaggio musicale per
pianoforte dalla Vienna di fine ‘700 al maturo Romanticismo
tedesco. Il concerto si è aperto con una delle sonate pianistiche più
enigmatiche di Beethoven, la n.22 op. 54
in Fa maggiore (1804), in soli due tempi, seguita da quell’autentica
chicca haydniana che è la Sonata in Mi bem. maggiore Hob XVI/52 (1794);
dopo l’intervallo le Variations serieuses di Mendellsohn (1841)
e la Sonata n. 2 in sol min. op.22 di Schumann (1838).
L’esecuzione di Ceci ha messo in evidenza una notevole padronanza
tecnica, con una digitalità sicura nei passaggi anche più impervi e un
buon volume di suono, brillante e possente, unita ad una fine capacità
analitica. Già matura e personale a nostro avviso
è stata in particolare l’interpretazione dei primi due brani:
della sonata beethoveniana, il giovane esecutore ha reso perfettamente
sia l’andatura ironica ai confini della bizzarria, sia l’impegno
elaborativo della prodigiosa “toccata” del secondo tempo, di cui il
limpido fraseggio di Ceci sottolinea con trasparenza ‘classica’ le
complesse modulazioni sull’intero giro delle quinte. Di ottima fattura
anche l’interpretazione del brano di Haydn, in cui la nota più
personale e stimolante ci è sembrata la sonorità smaltata, da
fortepiano, adatta a campire con esatto rilievo i sofisticati sviluppi
tonali e la struttura armonica talora già proiettata su orizzonti
ottocenteschi, in particolare nell’Allegro moderato iniziale.
Di impeccabile precisione, ma forse meno personale, l’esecuzione degli
altri due brani. Bellissimo lo Chopin del triplice bis, interpretato al
meglio nel fresco vigore di una Mazurca, nella cullante e
trasognata atmosfera di un Notturno,
nella strenua tensione tecnica di uno Studio. Più che una
semplice promessa, crediamo, questo Ceci, ultimo frutto della ricca
scuola pianistica barese, salutato alla fine dai calorosi applausi di un
pubblico, purtroppo, non molto numeroso.
11 febbraio
Bruno Busca
La
perfezione di Murray Perahia per la Società
del Quartetto
Dopo l'avvincente omaggio a Chopin
donatoci dal giovane
pianista polacco Rafal Blechacz le
scorse settimane,
è arrivato ieri sera in Conservatorio un veterano del pianismo
mondiale quale il newyorkese Murray Perahia.
Tutta la seconda parte del concerto è stata incentrata sulle
composizioni del grande polacco
del quale
quest'anno ricorre il bicentenario dalla nascita. Un Ballata,
tre Studi, tre Mazurche, un Notturno e uno Scherzo,
costituivano il variegato impaginato
chopiniano. Ma di rilevante interesse è stata anche la prima parte del
concerto con un imponente Bach, quello della Partita n.6 in mi min.
BWV 830, circa trenta minuti la durata, e un ultimo Beethoven con la
Sonata n.30 in mi magg. Op.109. Il classicismo di Perahia, con la
sua minuziosa ricerca di perfezione timbrica e i perfetti equilibri
dinamici resi chiari e trasparenti dalle sue esperte mani si sono
rivelati in tutti i brani. Benissimo Bach ed anche
Beethoven, autori cari a Perahia tanto da inserirli quasi sempre
in tutti i concerti. L'interprete, nella sua perfetta
ed equilibrata resa di Chopin, ci ha soddisfatto ma non
entusiasmato. Probabilmente è mancata in Perahia quell'affinità
emotiva ed espressiva che solo un pianista polacco o perlomeno di
quell'area geografica può darci. Ci è apparso più uno Chopin
costruito negli anni da una intensa esperienza
esecutiva che da una spontanea e immediata caratterizzazione,
quasi improvvisatoria, tipica dei grandi romantici.Al contrario di Bach
che può trovare infinite differenti e grandi interpretazioni,
Chopin, con il suo inconfondibile stile e i suoi poetici colori è
privilegio solo di pochi grandi. Uno splendido concerto comunque,
all'insegna della perfezione formale, che ha entusiasmato il numeroso
pubblico intervenuto in Sala Verdi. Due i bis: ancora Chopin con un
altro Notturno e un bellissimo Brahms.
10 febbraio
Cesare Guzzardella
Cavalleria
rusticana e I Pagliacci al Coccia di Novara
La stagione lirica del
Teatro Coccia di Novara ha proposto venerdì 5 e domenica 7 febbraio due
delle opere più celebri della tradizione: Cavalleria rusticana e
I Pagliacci, capolavori del verismo musicale di fine ‘800.
Produzione della Fondazione Teatro Coccia, l’allestimento affidava l’esecuzione
all’Orchestra e al coro C.Coccia, diretti rispettivamente da
Elisabetta Maschio e Gianmario Cavallaro. Mattatore,
nel doppio ruolo di Turiddu nella Cavalleria e di Canio/Pagliaccio nei
Pagliacci il tenore Alberto Cupido: la sua voce di timbro caldo e scuro,
con brillante tessitura acuta, e il fraseggio di chiara dizione,
accompagnandosi a un’efficace resa drammatica dei ruoli, gli hanno
permesso di realizzare una più che convincente interpretazione dei due
personaggi, in particolare di Turiddu, di cui Cupido ha restituito al
meglio il carattere patetico che Mascagni gli ha voluto conferire.
Ottimo anche il baritono Silvio Zanon (Alfio e Tonio/Taddeo) che si è
fatto apprezzare per l’eccellente presenza scenica e la voce potente
di baritono drammatico, di notevole duttilità nella sua capacità di
adattarsi anche a ruoli comici, come quello di Tonio/Taddeo nel
capolavoro di Leoncavallo. Nei ruoli femminili segnaliamo in particolare
la soprano Maria Billeri, Santuzza nella Cavalleria, parte in cui è
"specializzata" e che interpreta con efficacia, grazie ad una
vocalità di solido volume, ma capace anche di accenti di intensa
dolcezza emotiva. La Nedda/Colombina dei Pagliacci, la giovane soprano
palermitana Esther Andaloro, scenicamente all’altezza, ci è parsa
vocalmente ancora da maturare, con un timbro un po’ debole specie nei
sopracuti e con una dizione non sempre limpida. Bene le parti minori,
che hanno svolto diligentemente il loro compito, su tutti Lorena
Scarlata Rizzo, Lola nell’opera di Mascagni, mezzosoprano di
promettenti qualità vocali. Sicura e precisa nel gesto la direzione
della Maschio, che ha accompagnato i cantanti e il coro (ben diretto da
Cavallaro), assicurando un eccellente connubio tra musica e parte
cantata e valorizzando al massimo le potenzialità dell’orchestra
Coccia.Nel pieno ossequio della tradizione la regia di Emiliana Paoli,
salvo il taglio, piuttosto sorprendente in verità, dell’intera scena
prima del II atto dei Pagliacci. Uno spettacolo
di qualità, cui è arriso alla fine un meritato successo, sottolineato
dalla lunga ovazione tributata dal folto pubblico di appassionati
presenti in ogni ordine di posti.
8
febbraio Bruno Busca
Ritorna
Don Giovanni al Teatro alla Scala
Il
Don Giovanni di Mozart è tornato alla Scala
nell’allestimento proposto nel 2006. Questa volta sul podio
troviamo l’ottimo direttore Louis Langrée. La novità era
allora rappresentata sia dalla regia che dalle scene molto
semplici ed essenziali di
Peter Mussbach: due
grossi parallelepipedi si muovono
sul palco determinando di volta in volta gli spazi scenici per cantanti
e comparse. In perfetta consonanza i costumi di Andrea Schmidt-Futterer.
Come avevamo ricordato allora, la regia, le scene e i costumi ambientati
ai giorni nostri ci sono apparsi validi: l’allestimento essenziale
sottolinea maggiormente la
capacità recitativa dei cantanti e l’ottima regia di Mussbach pone il
pubblico di fronte all’osservazione interpretativa dei singoli
attori-cantanti, qui particolarmente rilevanti nei recitativi, e annulla
gi effetti scenici di maniera, spesso distraenti o solo di contorno, che
a volte hanno
le scelte tradizionali di ambientazione storica. Situazioni inaspettate
come la moto-vespa con la
quale entra ed esce di scena Donna Elvira sono metafora della rapidità
di conquista di Don Giovanni.Valido il cast vocale ascoltato nella
quarta rappresentazione con la voce corposa e intensa di Erwin Schrott
(foto di M.Brescia-Archivio Scala) in Don Giovanni, quella
particolarmente chiara ed espressiva di Emma Bell, Donna Elvira,
e bravi anche Carmela Remigio in Donna Anna , Juan Francisco
Gatell, voce morbida e
melodiosa, in Don Ottavio e Alex Esposito il divertente Leporello.
Ottimo il coro di Bruno Casoni. Il
pubblico ha apprezzato tributando ai protagonisti calorosi applausi.
Prossime repliche il 10-12-14 febbraio.
8-2-
2010 Cesare Guzzardella
Ottavo
appuntamento per il XII° Viotti
Festival
di Vercelli
Sabato
13 febbraio 2010 (ore 21.00), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma l’ottavo appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione
Vercelli e i suoi eventi” in collaborazione con l’Orchestra Camerata
Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e
Fondazioni CRT e CRV. Come è ormai tradizione consolidata, anche quest’anno il
Viotti Festival dedica una serata del suo cartellone alla «nuove
frontiere» della musica classica invitando a collaborare con
l’Orchestra Camerata Ducale geniali artisti il cui approccio alla
musica classica appare del tutto anticonvenzionale. Dopo i grandi
successi delle scorse stagioni con il violinista Gilles Apap e il duo
Igudesman&Joo, quest’anno toccherà all’italianissimo –
vercellese, per la precisione – gruppo La Banda Osiris il
compito di divertire il pubblico del Viotti Festival con le proprie
straordinarie trovate. La Banda Osiris, insieme all’Orchestra Camerata
Ducale diretta da Antonio Tappero Merlo, interpreterà a Vercelli Diabolus
in Musica, divertente e coinvolgente spettacolo musicale che propone
uno
strampalato viaggio musicale che da Bach e Vivaldi giunge sino ai
successi della musica da film americana, non dimenticando però l’opera
omnia di Mozart, i balletti di Čajkovskij e i più celebri
valzer austriaci e francesi. Sorpresa, parodia, contaminazione; sono
queste le parole d’ordine di questo lavoro in cui seri musicisti,
trascinati dall’estro dissacratore della Banda Osiris scoprono di
poter divertire e divertirsi dando sfogo alle loro più insane fantasie
sulla musica. Gli arrangiamenti orchestrali preparati appositamente per
lo spettacolo sono opera del maestro Fabio Gurian. Biglietti da 18 a 7
euro.
5
febbraio la redazione
Elisso
Virsaladze per le Serate Musicali in Schumann
La
pianista georgiana Elisso Virsaladze, erede della migliore scuola russa
essendo stata anche allieva di Heinrich Neuhaus, ha mostrato nella
splendida serata di ieri sera in Conservatorio, le sue affinità con Robert
Schumann, affinità interpretative elogiate in passato anche dal grande
Sviatoslav Richter. Ha infatti impaginato un programma dedicato al
grande compositore tedesco nel bicentenario dalla sua nascita che
prevedeva tre “monumenti” della letteratura pianistica: le Kinderzenen
Op.15, la Kreisleriana Op.16 e la Fantasia in do magg.
Op.17. La bellezza di colori espressa dalla Virsaladze rivela la
lunga e tenace esperienza della pianista nell’accostarsi a Schumann.
La sicurezza di tocco e la chiarezza espressiva hanno evidenziato al
meglio la sua capacità di riflessione sul grande romantico e
l’interpretazione fluida e leggera delle Kinderzenen ha trovato
poi maggiori contrasti nelle più complesse opere 16 e 17. Splendidi i fraseggi e i
rapporti tra i molteplici piani
sonori che il genio armonico di Schumann ha saputo creare. Un concerto da non dimenticare conclusosi con due eccellenti bis ancora
schumanniani: il primo "L'uccello profeta" dalle Waldszenen
e il secondo il lied "Widmung" nella sublime
rivisitazione di F.Liszt. Grandissimo successo.
2
febbraio
Cesare Guzzardella
GENNAIO
Martha
Argerich alle Serate Musicali
E’
particolarmente intensa l’attività concertistica milanese con
concerti di qualità che si succedono tutte le sere, spesso in
contemporanea. Ieri sera in Conservatorio il concerto era da non perdere
per la presenza
di
Martha Argerich e la presenza di un pubblico che gremiva Sala Verdi al
punto dal dover sistemare alcune centinaia di poltrone dietro il
pianoforte e nel coro è la dimostrazione dell’interesse per
l’evento. Martha era in
compagnia del pianista russo Alexander Mogilevsky (1977)
per un programma ricco di autori e di alcune rare trascrizioni
per
due pianoforti. Dopo il notissimo Rondò in la mag. Op. 107 D.951
a quattro mani di F. Schubert interpretato con leggerezza e grande
sensibilità, i due pianisti sono passati a S. Prokof’ev con una
bellissima trascrizione di Mikhail Pletnev – pianista, direttore e
compositore- della Suite dal balletto Op. 87 “Cenerentola”.
Nove movimenti molto contrastati che riproducono con eleganza i colori
orchestrali del lavoro. Superba l’interpretazione donataci. Dopo
l’intervallo un'altra trascrizione, questa volta di una suite da
balletto notissima, Lo Schiaccianoci Op.71 di Ciaikovski.
Mirabile l’intesa tra i due pianisti e mirabile la trascrizione di
Nicolas Economu, valente pianista cipriota scomparso nel 1993 a soli 40
anni. L’impaginato prevedeva come ultimo brano la non facile Suite
n.2 per due pianoforti Op.17 di S. Rachmaninov, quattro
movimenti che si concludono con una vorticosa Tarantella tutta
italiana nella melodia e tutta del grande russo nell’armonizzazione.
Grandissimo successo e due bis tra i quali un brano di George Gershwin
da Porgy and Bess. Da ricordare. Prossimo appuntamento per le Serate
Musicali lunedì 1 febbraio con Elisso Virsaladze in Schumann.
31
gennaio Cesare
Guzzardella
Il
controtenore Angelo Galeano a Novara
Sabato
30 gennaio le novaresi Stagioni del
Barocco hanno
offerto, agli amanti delle raffinate e inconsuete sonorità vocali e
strumentali della musica antica, la possibilità di ascoltare
l’interpretazione di un contraltista (o controtenore: cantante maschio
adulto che canta nel registro del contralto), un ruolo vocale
tornato in auge nel teatro musicale della seconda metà del ‘900, con
cantanti come Deller o Oberlin: la parte in questione era affidata ad
uno dei migliori contraltisti del momento in Italia, il giovane Angelo
Galeano, accompagnato da uno degli ensemble italiani più competenti e
raffinati nell’esecuzione di musica barocca, l’Accademia dei
Solinghi, trio diretto al clavicembalo da Rita Peiretti, con Flavio
Cappello al flauto traverso barocco e Margherita Monnet al violoncello.
Il programma proponeva brani vocali da opere di Haendel
( dall’Aci e Galatea, dal
Rinaldo, dal Messia) e di Hasse
(dall’Artaserse), alternati a brani strumentali: la Sonata
in mi bem. maggiore per flauto e cembalo BWV 1031 di Johann
Sebastian Bach e la Sonata in sol maggiore per flauto e cembalo di
Carl Ph. Emmanuel Bach. Nell’interpretazione di Galeano è stato
espresso al meglio uno dei caratteri inconfondibili della vocalità
barocca, quel colore morbido, teneramente patetico che traspare dalle
pieghe più sottili della scrittura musicale, cui il solista ha dato il
giusto timbro, con modulazioni molto gradevoli nei passaggi dalla voce
di petto alle note più basse. Per questo Galeano ci è piaciuto
moltissimo nella stupenda aria haendeliana
Cara sposa, dal Rinaldo, mentre non ci ha sempre
convinto nella note acute,
un po’ povere di risonanza nel falsetto.Ottima la prova dei Solinghi,
esatti nell’esecuzione tecnica e ed efficaci nei timbri, con
l’eccellente flauto di Cappello, bravissimo interprete di quella perla
bachiana che è la Siciliana della sonata 1031, resa con il
giusto equilibrio di razionale limpidezza e tenero abbandono
sentimentale.Un bel bis da Stradella ha concluso la serata, salutata dal
lungo applauso del numeroso pubblico presente nella sala auditorium del
Civico Istituto Musicale Brera.
31 gennaio
Bruno Busca
Gidon
Kremer per le Serate Musicali
Concerti importanti quelli organizzati da Serate Musicali in questo
fine settimana. Ieri sera un eccellente concerto di Gidon Kremer con la
sua Kremerata Baltica ha intrattenuto in Conservatorio il numeroso pubblico
milanese presente in Sala Verdi,
mentre questa sera è attesa la carismatica Martha Argerich. Entrambi
gli artisti hanno creato una vera scuola di grande intrattenimento
musicale portando alla ribalta giovani interpreti. Nel concerto di ieri
la ventiduenne pianista di Tbilisi Kathia Buniatishvili (
foto) ha rivelato le sue squisite doti
d'interprete nel Concerto
per pianoforte e orchestra Op.21 di J.Haydn dimostrando
ricchezza timbrica, precisione e leggerezza di tocco.
È stata anche protagonista insieme a Kremer e l'orchestra nel brano di
Giya Kancheli (1935),
compositore georgiano, denominato Valse,
Boston(2000). L'intenso e sospeso lavoro di circa 25 minuti è giocato su
contrasti sonori e di silenzio nei quali il pianoforte, mediante sonorità
aspre e melodiche, svolge un ruolo principale. Nella prima parte della
serata abbiamo invece ascoltato un avvincente brano di una giovane
compositrice bulgara, Dobrinka Tabakova (1980) , denominato Sun
Triptych (2007). Composto per Kremer e la sua Kremerata, il lavoro
per violino, violoncello e orchestra prevalentemente d'archi, è
particolarmente ispirato e rievoca
immagini che i sottotitoli
dei movimenti - alba, giorno e tramonto-fanno intuire. L'influenza, di
Messiaen, di Pärt e di certo minimalismo è facilmente riscontrabile.
Bravissima la violoncellista solista Giedre Dirvanauskaite. A seguire il
più noto dei concerti violinistici di Mozart, quello in la
maggiore Kv 219. Ottima l'interpretazione di Kremer e
dell'eccellente compagine orchestrale. Serata da ricordare
30 gennaio
Cesare Guzzardella
Rafal
Blechacz per la Società del
Quartetto
Ieri sera è stato per la prima volta ospite della Società del Quartetto il
pianista polacco Rafal Blechacz. Il concerto ascoltato nella
Sala Verdi del Conservatorio milanese
è certamente uno tra i migliori di questi ultimi mesi in quanto il
giovane interprete, vincitore nel 2005 del prestigioso Concorso Internazionle Chopin
di Varsavia ha mostrato qualità interpretative di altissimo livello.
Fedele alla scuola classica
che prevede
equilibrio, rigore formale e penetrazione musicale in sintonia con i
dettami dei compositori, Blechacz ha proposto pagine
di J.S.Bach con la Partita n.1 BWV 825, di
W.A. Mozart con la Sonata K570 e C.Debussy con Pour
le piano. Dopo l'intervallo tutto Chopin con lo Scherzo
n.1 Op.20, tre Mazurche Op.50 e la Polonaise-Fantasie
Op.61. Il morbido e pesato tocco di Blechacz ha delineato con
un equilibrio formale perfetto sia Bach che Mozart sottolineando ogni
dettaglio tecnico ed espressivo.
Bellissimi i colori di Debussy nei tre movimenti del brano proposto. Avvincente
il suo eccellente Chopin, soprattutto
nelle tre brevi mazurche. La precisione nel rilevare i differenti piani
sonori e l'uso garbato del pedale, unitamente al tocco sempre moderato e
preciso hanno determinano una esecuzione meditata e profonda. Forse,
osando di più, potrebbe migliorare la personalizzazione degli autori
trattati. Due i bis: ancora Chopin con la Mazurca
Op.17 n.4 e un movimento da una sonata di Beethoven. Un concerto
splendido. Grandissimo successo di pubblico.
27 gennaio
Cesare Guzzardella
Hyun-Jung
Lim in Conservatorio per le Serate Musicali
Era al
debutto italiano la pianista coreana Hyun-Jung Lim, ascoltata ieri sera
in Conservatorio. Giovane ma affermata, ha impaginato un programma di
grande virtuosismo con gli Etudes-Tableaux Op.33 e Op.39
di Sergei Rachmaninov e gli Studi Op.10 e Op.25 di Frederich
Chopin. Diplomatasi quindicenne al Conservatorio Nazionale di Rouen, la
Lim possiede qualità virtuosistiche di altissimo livello che le
consentono tempi molto rapidi anche nei brani più difficili e negli
Studi dei compositori interpretati le difficoltà certo non mancavano.
In effetti la prima cosa che si riscontra ascoltandola è la facilità
con la quale supera ogni situazione tecnica. Gli Etudes-Tableaux
ascoltati nella prima parte della serata sono poco frequentati e ci
mostrano un Rachmaninov sovente orientato al puro effetto timbrico più
che alla ricerca di un elevato valore estetico; certamente ha composto
lavori ben più importanti. Gli Studi di Chopin invece sono
conosciuti da ogni appassionato di musica pianistica e abbiamo tutti in
mente le esecuzioni dei massimi interpreti. Hyun-Jung Lim rivela
certamente originalità espressiva ma mostra uno Chopin differente da
quello che la storia interpretativa ci ha consegnato e per la quale
pianisti come Pollini o i giovani De Maria o
Blechacz sono degni continuatori. La coreana esce in modo
eccessivo dall’idea romantica al quale abbiamo il dovere di rimanere
legati, fornendoci, attraverso un gioco di accenti e di sintesi formale
costruita con la sua prodigiosa tecnica, uno Chopin a volte
irriconoscibile. Permangono comunque abilità esecutive non discutibili
che, se impiegate in autori più vicini ai nostri tempi, potrebbero
rendere moltissimo. Grande successo di pubblico.
26 gennaio
Cesare Guzzardella
Daniil
Trifonov all'Auditorium
con la Sinfonica
Verdi
Non ha ancora diciannove anni il pianista russo Daniil Trifonov, vincitore
nel 2008 del Concorso Internazionale
Scriabin di Mosca e di quello della
Repubblica di San Marino. Ieri, nella
replica domenicale,
lo abbiamo ascoltato accompagnato dalla Sinfonica Verdi ottimamente
diretta dallo statunitense Gavriel Heine in un programma tutto russo che
prevedeva oltre al Concerto
n.3 in Do magg. Op.26 di Prokof'ev, interpretato dal
pianista, anche I tre miracoli di Rimsky-Korsakov
da "La fiaba dello Zar Saltan" e dopo l'intervallo, la
Suite dal balletto Petruska
di Igor Stravinskij. Ottima la virtuosistica ma dettagliata
interpretazione di Trifonov il quale è riuscito a penetrare ogni angolo
musicale del complesso e sfaccettato concerto, lavoro composto dal
Maestro russo nel 1921 e di non facile interpretazione. Le indubbie
qualità interpretative di Trifonov,
emerse sia nei momenti più concitati e ritmico-percussivi che in quelli
più melodici del movimento centrale, si
sono evidenziate anche nei due bis concessi:
uno Studio di Scriabin e uno di Chopin. Grandissimo successo. Valida
la direzione orchestrale di Heine anche negli altri brani proposti.
Prossimo appuntamento con la Sinfonica Verdi il 28-29-31 gennaio con il
cornista Radovan Vlatkovic e il direttore Wayne Marshall.
25
gennaio Cesare Guzzardella
Concerti
in Re maggiore per il Viotti Festival di Vercelli
Tutto
all’insegna della tonalità più brillante e potente, il re
maggiore, il concerto del Viotti
Festival di Vercelli, tenutosi al Teatro Civico della bella cittadina
piemontese ieri sera, sabato 23 gennaio. In programma il Rondò dalla
Serenata in re magg. Haffner KV 250 (1776) di Mozart, il Concerto n.4 in re magg. per violino e orchestra W1-4 di
G. B. Viotti (1782) e, clou della serata, il beethoveniano Concerto
in re magg. per violino e orchestra op.61 (1806).
Ad eseguire il tutto l’Orchestra stabile
del Civico,cioè la Camerata
Ducale, con Guido Rimonda
vero mattatore della serata, nel doppio ruolo di direttore e di solista,
praticamente in tutti e tre i brani in programma, poiché il Rondò
della serenata mozartiana è una pagina concertante, nella quale il
violino principale ha un ruolo di assoluto rilievo solistico.
L’impaginato proponeva momenti di particolare impegno interpretativo
per il solista, soprattutto dal punto di vista tecnico, più evidenti
nei primi due brani, ma certo presenti anche nell’apparente sobrietà
del capolavoro del maestro di Bonn. Rimonda ha offerto un’esecuzione
brillante e di notevole nitore espressivo, a suo agio sia nel
finale del rondò mozartiano, dalle ardue
tessiture, impennate su registri di altezza vertiginosa, sia sui
numerosi passaggi di arduo virtuosismo del concerto di Viotti,
fittamente tramato di trilli, di sopracuti e di difficoltà
“acrobatiche” per la mano sinistra. Decisamente efficace anche
l’esecuzione del concerto beethoveniano, di cui abbiamo apprezzato la
resa della melodia, l’affabile comunicatività, la tersa luminosità
espressiva, qualità che ci fanno perdonare volentieri a Rimonda una
“stecca” nella cadenza del primo tempo. Alle nostre orecchie di
musicofili la Camerata ducale si conferma di concerto in concerto come
un’eccellente compagine musicale, in grado di reggere benissimo il
confronto con formazioni che magari godono di maggiore notorietà
mediatica: equilibrata negli archi e nei fiati, è capace di passare, al
medesimo livello di efficacia interpretativa e di limpidezza di impasto
timbrico, dalla galanteria settecentesca di Mozart e Viotti
all’intensa espressività romantica di Beethoven. Il Concerto,
concluso da un insolito bis, un brano per violino e orchestra di John
Williams, è stato salutato dagli scroscianti applausi del pubblico,
folto come sempre.
24 gennaio
Bruno Busca
Il
Rigoletto alla Scala diretto
da
James
Conlon
È dal 1853, per 41 volte e per ben 312 rappresentazioni calcolate a ieri
sera, che il Rigoletto torna alla Scala. Dal 1994 per la
regia di Gilbert Deflo, le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca
Squarciapino, tradizionali ma di collaudata riuscita. Nella messinscena
di questi giorni, con ultima repliche
prevista
per il 5 febbraio, il fatto nuovo è costituito dalla valida
direzione musicale di James Conlon, direttore statunitense di
vasto repertorio. Nella quarta
rappresentazione vista ieri sera Conlon ha mostrato equilibrio
direttoriale, perfetta intesa con il cast vocale ed il coro ed è
riuscito a penetrare il capolavoro di Verdi con musicalità molto
italiana, esprimendo in modo avvincente tutta la drammaticità degli
eventi e la complessità psicologica dei personaggi. Ottimo il cast
vocale con Alberto Gazale - si alterna con Leo Nucci nel ruolo di Rigoletto-
in stato di grazia con timbro profondo e ricco di morbide sfumature;
bravissima Elena Mosuc ( foto M.Brescia-Archivio Scala), una Gilda
dal timbro leggero, perfettamente intonato e ricco di espressività;
valida l'interpretazione di
Gianluca Terranova, Duca di Mantova con voce non potente ma liricamente avvincente:
splendida la sua voce nella Donna
è mobile e nel successivo Quartetto.
Il collaudato Marco Spotti è uno Sparafucile con voce profonda e
intensamente pura. Bravi gli altri.
Mirabile, come sempre, il Coro di Bruno Casoni. Successo di
pubblico. Repliche il 24-27-29-31 gennaio e il 3 e 5 febbraio.
23 gennaio
2010
Cesare Guzzardella
Il
progetto di musica contemporanea: KOINE’ 2010 al
Dal Verme
RICEVIAMO
E PUBBLICHIAMO. Una delle vocazioni principali dei Pomeriggi
Musicali, fin dalla fondazione nel lontano 1946, è la promozione e la
diffusione della musica contemporanea. E’ da questa istanza culturale
così profonda e sentita, che nasce il progetto KOINE’ L’idea
principale è che la “musica d’arte” abbia, nelle sue molteplici
espressioni, un denominatore comune: il pensiero poetico che si fa
linguaggio, e linguaggio sempre rinnovato attraverso le generazioni: da
Elliot Carter, Pierre Boulez, Franco Donatoni, John Adams e Frank Zappa
(i “classici” della seconda metà del XX secolo presenti in questa
edizione 2010) ai “giovani” Marco Momi, Christophe Bertrand e Dai
Fujikura tra gli altri, passando per la “generazione di mezzo”
rappresentata, in questa occasione, da Stefano Gervasoni, Robert Platz,
Alessandro Solbiati,
Luca Francesconi e Fausto Romitelli. Questa estrema ricchezza e varietà
di stili testimonia di una vivacità di pensiero stupefacente che deve
essere sostenuta, fatta conoscere e apprezzare, con lo scopo e
l’augurio che la contemporaneità possa gradualmente rientrare nelle
normali programmazioni a giusto titolo, ovvero come musica
“tout-court”. Certamente, la “qualità” è un fattore, come
sempre, determinante e in questa direzione i Pomeriggi Musicali hanno
profuso uno sforzo ragguardevole. Direttori e solisti di primo piano,
l’IRCAM (ovvero il meglio della tecnologia d’oggi) e una selezione
d’opere che reputiamo di alto livello. Salutiamo con soddisfazione la
rinnovata collaborazione con Radio3 che registrerà il concerto di
apertura del 29 gennaio (omaggio a Boulez) e quello del 2 aprile
(omaggio a Donatoni). La radio resta sempre uno strumento privilegiato
per proposte di questo genere e per la musica in generale e ci auguriamo
che quest’occasione sia l’inizio di una collaborazione fruttuosa. Un
altro elemento che mi piace sottolineare è che in KOINE’ 2010 saranno
alla ribalta musicisti italiani residenti all’estero o che
all’estero hanno trovato le condizioni ottimali per la propria
maturazione e consacrazione artistica. Riaverli a Milano per questa
occasione è un omaggio non solo alla loro bravura ma anche al ruolo di
testimoni d’eccellenza della giovane musica italiana nel mondo. E’
il caso di Marino Formenti, per anni pianista dell’ensemble Klangforum
Wien, ora direttore d’orchestra di grandi prospettive, come pure di
Mario Caroli, ormai francese d’adozione, uno dei flautisti più
interessanti per duttilità musicale e virtuosismo intelligente. Ma lo
stesso si può dire dei compositori Lara Morciano e Marco Momi,
residenti a Parigi da tempo, o dei flautisti Giulio Francesconi e Matteo
Cesàri strasburghesi d’adozione. Al tempo stesso il programma
evidenzia anche una vocazione “internazionale”. Voci da tre
continenti (Europa, Americhe e Asia) si alterneranno e incroceranno,
testimoni di un’arte senza confini che scopre la propria forza nella
sintesi delle diverse culture di provenienza. Tre prime esecuzioni
assolute (Lara Morciano, Alessandro Solbiati, Robert Platz) e otto prime
esecuzioni italiane, ma anche la proposta di composizioni che sono ormai
dei “classici”. Questo in sintesi il palinsesto della rassegna. KOINè
si avvarrà anche della partecipazione del MDI Ensemble, in residenza,
che sarà protagonista di due concerti dedicati a giovani autori. Quella
della residenza è un’esperienza che sarà rinnovata ad ogni edizione
con ensemble italiani che, come l’MDI, si siano messi in luce per le
loro qualità ma che abbiano ancora bisogno di un sostegno
istituzionale. Noi l'offriamo volentieri.
23
gennaio la redazione
Fazil Say per la
Società dei Concerti
Il pianista turco Fazil Say ha entusiasmato
il numeroso pubblico intervenuto
nella Sala
Verdi del Conservatorio milanese
proponendo oltre che un'ampia scelta di autori classici come Bach, Haydn,
Mozart
e Beethoven anche la sua non indifferente creatività d'interprete e le
sue abilità d'improvvisatore. Il bellissimo concerto
organizzato dalla Società dei Concerti con un
pubblico presente anche in quattro file sul palco, dietro il pianoforte,
dimostra ancora una volta che l'originalità delle interpretazioni viene
sempre premiata con una maggior attenzione e presenza numerica. Fazil
Say, di Ankara, molto noto in Turkia anche come compositore, è un
artista che ricrea i brani proposti superando ogni difficoltà tecnica e
trovando modi interpretativi anche differenti per ogni autore proposto.
La notissima Ciaccona di Bach-Busoni proposta a inizio concerto ha trovato un
robusta esecuzione che cercava sonorità molto organistiche e ricche di
timbriche; le splendide Variazioni
"Ah,
vous dirai-je maman"
K 265 di Mozart, ci hanno rivelato un Say sciolto e divertito in un
genere, quello delle variazioni, nel quale si trova perfettamente a suo
agio. Anche il successivo Andante e Variazioni in fa minore di Haydn ha visto esprimere
leggerezza, pacatezza discorsiva e puro divertimento; particolarmente
efficace la strutturalmente facile
Sonata in do maggiore Hob. XVII/6 ancora di Haydn, eseguita poi, e
caratterizzata da una scorrevolezza timbricamente cristallina. Dopo
l'intervallo, ottima l'interpretazione della più impegnativa Sonata
in do minore Op.111 di L.v. Beethoven, eseguita con profondità di
pensiero e notevole espressività. Quattro
i bis: il finale della Sonata La
Tempesta di Beethoven, ancora uno splendido Bach, una strepitosa improvvisazione di Say su Summertine
di George Gershwin e per finire la sua nota trasformazione in chiave
jazzistica della Marcia turca
di Mozart. Successo meritatissimo. Da ricordare. Prossimo concerto per
la Società dei Concerti, mercoledì 3 febbraio con la
formazione Prague Sinfonia diretta da Christian Benda e la pianista
Adrienne Hauser in Beethoven e Chopin.
21 gennaio Cesare
Guzzardella
Kavakos
e Angelich per le Serate Musicali
Un programma romantico per un duo d'eccezione, quello formato dal violinista
greco Leonidas
Kavakos e
dal pianista statunitense Nicholas Angelich, ha intrattenuto il pubblico
delle Serate Musicali per
circa due ore. Le Sonate
per Violino e Pianoforte N. 1 e 2
Op. 105 e
Op.121 di Robert Schumann e quella N.2
Op.100 di Johannes Brahms sono state interpretate con rigore
stilistico e in perfetta sinergia dai due eccellenti strumentisti. Kavakos,
vincitore dei Concorsi Sibelius e Paganini rispettivamente nel 1985 e
nel 1988 e Angelich primo premio al Concorso internazionale Gina
Bachauer nel 1994 ed allievo di maestri quali Ciccolini e Fleisher,
vengono spesso nelle sale milanesi ottenendo sempre grandi successi come
quello di ieri sera. La perfezione tecnica di entrambi gli interpreti e
l'equilibrio stilistico misurato e privo di eccessi hanno sottolineato
sonorità luminose e meditate. Una serata da ricordare.
19 gennaio
Cesare Guzzardella
Prossimo
appuntamento musicale al Teatro Civico di Vercelli
Sabato 23
gennaio 2010 (ore 21.00), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma il settimo appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli
“Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in collaborazione con
l’Orchestra Camerata Ducale e con
il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al Turismo,
Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT e CRV.
Il primo appuntamento del Viotti Festival nell’anno solare 2010
coincide con un concerto di indubbio interesse, impaginato con la
consueta maestria del direttore musicale dell’Orchestra Camerata
Ducale Guido Rimonda, impegnato per l’occasione nella doppia veste di
violino solista e direttore d’orchestra. Il concerto si
configura infatti come un omaggio al repertorio violinistico del
classicismo europeo tardo settecentesco e allinea in un ideale confronto
tre importanti e significative opere per violino e orchestra dei tre
autori che hanno maggiormente contribuito alla definizione della moderna
scuola violinistica: Wolfgang Amadeus Mozart, Giovanni Battista Viotti e
Ludwig van Beethoven. Del genio salisburghese Rimonda proporrà il breve
ma virtuosistico Rondeau dalla Serenata in re maggiore
«Haffner» KV 250/248b, arricchito delle cadenze del grande
violinista Fritz Kreisler. Seguirà il giovanile Concerto n. 4 in re
maggiore per violino e orchestra W I-4 di Viotti; come è ormai
tradizione Guido Rimonda proporrà al pubblico del Viotti Festival
questa pagina viottiana nella sua vesta più autentica, eseguendo le
cadenze originali composte dallo stesso
Viotti e ritrovate dallo stesso Rimonda a seguito di anni di
attente e scrupolose ricerche.La seconda parte della serata sarà quindi interamente occupata dal Concerto in re maggiore per
violino e orchestra op. 61 di Ludwig van Beethoven. Front
Office ufficio Cultura Comune di Vercelli Tel. 0161-596369 // 0161-596277
Associazione Camerata Ducale Tel. 011-755791
16
gennaio la redazione
Pietro
De Maria al Coccia di Novara
Ieri,
12 gennaio, al Teatro Coccia di Novara si è inaugurata la Stagione
concertistica da camera 2010
con il pianista Pietro De Maria, impegnato in un programma monografico
chopiniano: la città piemontese ha
inteso così ricordare nel modo più degno il grande compositore
polacco, di cui ricorre quest’anno il bicentenario della nascita. Il concerto novarese ha confermato, se mai ce ne fosse
bisogno, che lo Chopin di De Maria è senz’altro tra i migliori che
sia dato ascoltare attualmente in Italia, grazie a quelli che a nostro
avviso sono i suoi due
punti di forza: la straordinaria capacità di valorizzare i timbri della
scrittura pianistica chopiniana,
mettendone in risalto con splendida ricchezza di sfumature la gamma
ineguagliabile degli armonici e un tocco di cristallina lucidità,
che nulla concede a vaporose svenevolezze romantiche, ma dà pieno
risalto alla rigorosa
architettura della composizione. Banco di prova di questa magistrale
tecnica pianistica sono due componenti caratteristiche
della musica di Chopin: le ‘frasi lunghe’ e i contrasti tra i
momenti epico-narrativi e
quelli di puro e abbandonato lirismo, entrambe presenti nel pezzo più
memorabile della serata, la celeberrima Sonata op.35 in si bem.
minore. Qui ci pare che l’interpretazione di De Maria abbia
toccato il suo punto di maggiore profondità
e intensità, soprattutto nella drammatica tensione del primo
tempo e nel famoso terzo tempo (la Marcia funebre), ove l’ampia
sezione centrale, una sorta di lunghissima frase di puro respiro lirico,
ha incantato per trasparenza e ricchezza di nuances
timbriche e melodiche.
Assolutamente convincente è stata l’esecuzione degli altri brani in
programma: i due Notturni
op.62, i due Valzer op. 64, la Polonaise-Fantasie
op.61 e lo Scherzo op.54. Soprattutto in queste due
ultime composizioni De Maria ha dato prova di una padronanza tecnica
spinta sino ai limiti estremi del virtuosismo, peraltro mai esibito
spettacolarmente come fine a se stesso, ma sempre risolto in ricchezza
di suono, perfettamente funzionale alla linea del canto. I tre
bellissimi bis, da Scarlatti, Liszt, ancora Chopin (un Notturno) hanno concluso fra travolgenti applausi del folto pubblico (finalmente
si sono visti in sala molti volti di giovani e giovanissimi!) un
concerto da ricordare.
13 gennaio
Bruno Busca
Il
pianista Vestard Shimkus per le Serate
Musicali
È Lettone il venticinquenne pianista
Vestard Shimkus per la prima volta ospite delle Serate Musicali. Molto conosciuto in patria è una novità per il
pubblico milanese e italiano (pochissimi avevano avuto la fortuna
di ascoltarlo nel novembre dello scorso anno allo Spazio-Teatro 89). È
un virtuoso talentutoso con elevate qualità interpretative e
compositive. Il difficile e variegato impaginato prevedeva come
introduzione la Sonata n. 29
Op.106 "Hammerklavier" di L.v. Beethoven, capolavoro di
varietà, di virtuosismo e di creatività musicale del Maestro di Bonn.
Equilibrata e molto espressiva l'interpretazione di Shimkus espressa con
tocco preciso, morbido e coloristicamente luminoso. Ma Shimkus è anche
compositore e come i grandissimi interpreti del passato, da Liszt a
Horowitz, ama le trasformazioni pianistiche. Il suo brano
EU variations, del 2005, costruito intorno alle celebri note
dell'ultima sinfonia beethoveniana, ci hanno rivelato le eccellenti
qualità compositive del pianista e la sua attitudine alle variazioni.
Ottimo il lavoro. La seconda parte
del concerto è iniziata con le Variazioni
sulla Marcia Nuziale di Mendelssohn-Horowit, brano ricco di
difficoltà trascendentali superate in modo brillane da Shimkus. A
seguire una eccellente trascrizione del pianista stesso delle Rapsodie
Espagnole di Maurice Ravel, brano ben
interpretato. Ancora un lavoro di Shimkus del 2005 ha concluso il
programma ufficiale: Heartbeas of
Astor Piazzolla unisce i bellissimi temi e i ritmi di tango del
grande compositore argentino in un unicum musicale di rilevante spessore
compositivo. Il divertente bis conclusivo con la ninna nanna di Brahms
rielaborata da Shimkus ha chiuso un concerto che ha ottenuto un grande
successo rilevando al pubblico presente in sala un pianista-musicista
che farà molto parlare di se nel prossimo futuro e che speriamo di
rivedere presto.
12
gennaio
Cesare Guzzardella
DICEMBRE
Ultime
repliche per Serata
Béjart alla Scala
Continuano con successo le repliche di Serata Béjart, il trittico di
balletti comprendente L'Oiseau de Feu
(foto di M. Brescia- Archivio Scala)e Le Sacre du printemps di
Igor Stravinskij e Chant du compagnon errant, di Gustav Mahler.
L'interesse per questi lavori coreografati dal grande Maurice Béjart è
anche dato dalla presenza di Daniel Harding alla testa dell'orchestra
scaligera. Nella quinta rappresentazione di ieri sera protagonista del
primo balletto stravinskijano c'era
il bravissimo Antonino Sutera che insieme al sempre perfetto Corpo di
ballo del Teatro alla Scala ha donato un'ottima interpretazione. Nel
lavoro centrale mahleriano, insieme alla dolce voce solista del baritono
Roderick Williams, due i protagonisti:
Massimo Murru e Gabriele Corrado. Le movenze poetiche dei due ballerini
hanno splendidamente evidenziato la poetica mahleriana. Dopo
l'intervallo gran finale con la celebre coreografia Le sacre du
printemps, capolavoro di ritmica ed energia di Stravinskij, rese
con coralità e simmetria architettonica esemplari da Bèjart.
Bravissimi i due protagonisti, Francesca Podini, l'Elue e Mick
Zeni, l'Elu. Ultime repliche questa sera, 30 dicembre, il 31 e il
2-3-5 gennaio. Da non perdere.
30
dicembre Cesare
Guzzardella
La
Nona di Beethoven con la Sinfonica
Verdi a
Capodanno
Anche
per quest’anno laVerdi propone quattro appuntamenti per
festeggiare l’arrivo del nuovo anno con la Nona
Sinfonia di Beethoven diretta dal Maestro Wayne
Marshall, Direttore Principale Ospite della
Verdi e personaggio molto amato dal pubblico. Ormai da qualche tempo il
Concerto di Capodanno è diventato un appuntamento tradizionale anche a
Milano, che con grande entusiasmo ha accolto la gioiosa Nona
Sinfonia di Beethoven
come accade nelle maggiori capitali europee, monumento della storia
della musica, forse la composizione più celebre di tutto il repertorio
occidentale. Beethoven con
la Nona sinfonia
presentò un linguaggio musicale
fino a quel momento inaudito: l’audacia delle armonie, la complessa
struttura formale, e l’inserimento della voce dei solisti e del coro
nel quarto movimento della composizione, che, sulle parole dell’inno
Alla gioia, confluiscono insieme all’orchestra nel finale in una
grande fuga. Con la Nona
Sinfonia si rende esplicito il messaggio ideale di Beethoven:
la Gioia illuministicamente sentita quale slancio vitale, impegno
ottimistico a superare i propri egoismi in una fratellanza di tutti gli
uomini Concerto di capodanno Ludwig
van Beethoven: Sinfonia n. 9 in Re minore per
soli, coro e orchestra op. 125. Soprano
Helena Juntunen ; Mezzosoprano
Maria Josè Montiel ; Tenore
Kornelius Jan Dusseljee ;
Basso Stephen Gadd
; Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di
Milano Giuseppe Verdi
Maestro del Coro Erina
Gambarini ; Direttore Wayne
Marshall .
24
dicembre la
redazione
Concerto di Capodanno con l’Orchestra de I
Pomeriggi Musicali
Al
Teatro Dal Verme l’ Orchestra Lirica de I Pomeriggi Musicali
terrà il concerto di fine anno. Saranno eseguiti alcuni tra i più
famosi valzer di Johann Strauss jr. Arie da La Traviata di G. Verdi; Arie da La Vedova
Allegra di F. Lèhar; Arie da Il Paese del Sorriso di F. Lèhar
.Biglietti da 30,00 a 40,00 € più
prevendita Per
Informazioni: Teatro Dal Verme – Via San Giovanni Sul Muro, 2 – Tel.
02/87905 www.dalverme.org
24
dicembre la
redazione
Concerto
di fine anno al Viotti Festival di Vercelli
Giovedì
31 dicembre 2009 (ore 19.30), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma il sesto appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al
Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT
e CRV.Divenuto negli anni un appuntamento irrinunciabile
per la città di Vercelli, il Concerto di Capodanno dell’Orchestra
Camerata Ducale si presenta anche quest’anno nella consueta formula
che tanto successo e apprezzamento ha riscosso nelle scorse stagioni. La
Camerata Ducale, diretta per l’occasione dal suo direttore musicale
Guido Rimonda, presenterà un divertente programma - rigorosamente a
sorpresa - incentrato su due filoni principali: la tradizionale proposta
delle più
belle pagine composte dalla dinastia Strauss, vera e
propria ‘colonna sonora’ del primo giorno dell’anno, si affiancherà
all’esecuzione delle più belle pagine musicali che hanno fatto la
storia del cinema internazionale e del musical, senza per questo
trascurare alcune tra le più celebri opere del repertorio classico. Il
pubblico vercellese avrà anche la possibilità di ascoltare al fianco
dell’Orchestra Camerata Ducale alcune sue ‘prime parti’ in ruoli
solistici e la voce del soprano Evelyne Santana, già apprezzatissima
protagonista lo scorso anno del concerto di capodanno del Viotti
Festival. Una serata che fa del divertimento la propria linea guida e
che non deluderà di certo le aspettative dell’ampio pubblico che ogni
anno affolla il teatro. La serata sarà come sempre ad ingresso libero
con posto riservato agli abbonati. Per accedere alla sala del Teatro
Civico sarà necessario ritirare il tagliando d’ingresso con
assegnazione del posto secondo le seguenti modalità: martedì 29
dicembre gli abbonati del Viotti Festival 2009-2010 potranno confermare
la propria partecipazione alla serata presso la biglietteria del teatro
(dalle 17.00 alle 20.00) ritirando il proprio tagliando d’ingresso. Da
mercoledì 30 dicembre (stessi orari) la biglietteria del teatro
assegnerà i posti ancora disponibili al resto del pubblico. Gli
abbonati che il 29 dicembre non si presenteranno per confermare la
propria partecipazione al concerto perderanno il diritto alla conferma
del proprio posto.
24
dicembre la redazione
La
Carmen al Teatro alla Scala
Ultime repliche per Carmen al Teatro alla Scala. L'Opera di Georges
Bizet, probabilmente la più rappresentata al mondo, è certamente per
la Scala un meritato successo di inizio stagione grazie alla trasparente,
approfondita
e dettagliata direzione di Daniel Barenboim, grazie all'ottimo cast
vocale scelto, con un eccellente Jonas Kaufmann (foto di M. Brescia-
Archivio Scala) nel ruolo di Don José, una rivelazione di
qualità come Anita Rachvelishvili dal timbro impeccabile per il ruolo
di Carmen; grazie anche alla voce di Erwin Schrott, un Escamillo
limpido, rotondo e profondo, ai bravi co-protagonisti e al coro
splendidamente preparato da Bruno Casoni. Anche la regia, i costumi e le
scene sono da lodare. L'indirizzo tradizionale di scelta della giovane
Emma Dante, regista e costumista, ha trovato un'ottima sinergia con la
musica del capolavoro di Bizet.
Le scene essenziali e geometriche sono completate dai numerosi personaggi che entrano di continuo in scena creando un
movimento coreografico vario e in sintonia con l'incredibile varietà
musicale. La musica di Bizet sembra costruire l'azione scenica nella
forma e nella sostanza dei contenuti. Valide le scelte coloristiche.
L'uso delle parti recitate - un plauso a tutti gli attori-cantanti-
potenzia la teatralità dell'evento scenico e non interrompe il tutto
musicale dell'opera. Dei quattro atti, solo il terzo trova un calo
espressivo nella scelta scenografica. Delizioso l'ultimo atto con le
nitide Voci bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio
milanese preparate da Alfonso Caiani. Uno spettacolo da non perdere!
Prossime recite il 20 e il 23 dicembre.
19
dicembre
Cesare Guzzardella
L’Autunno
musicale al Coccia di
Novara
L’Autunno
musicale Guido Cantelli 2009
si è concluso ieri sera, 17 dicembre, al Coccia di Novara
all’insegna del Romanticismo musicale slavo-russo. In programma due
brani popolarissimi, La Moldava di B. Smetana (secondo dei sei
poemi sinfonici che compongono il ciclo di Ma Vlast, La mia
Patria) e la Quarta
sinfonia in Fa minore op.36 di P. I. Ciajkovskij, a incorniciare
un’opera di non frequente ascolto e in prima assoluta a Novara: il Concerto
in do diesis minore per pianoforte e orchestra op.30
di N. Rimskji- Korsakov (!884).
A eseguire il programma, sul podio e alla tastiera Vittorio Bresciani,
alla guida dell’Orchestra sinfonica nazionale ucraina di Kiev, uno dei
più prestigiosi e antichi (1918) ensembles dell’Europa
orientale, che ha avuto l’onore in passato delle prime esecuzioni di
opere di Prokofiev e Sciostakovic. Subito è apparsa la perfetta intesa
fra orchestra e direttore nel dare pieno risalto alle caratteristiche
dominanti di questa tradizione musicale, il colore, lo slancio lirico,
la freschezza vigorosa e malinconica a un tempo delle melodie, spesso
tratte dall’immenso patrimonio folklorico di quei popoli. Una
compagine orchestrale registrata al meglio in tutte le sezioni (tranne,
forse qualche lieve sbavatura timbrica degli ottoni gravi
nell’esecuzione della Moldava)
e diretta da Bresciani con gesto esatto ed elegante, ha reso
magistralmente sia la gioia popolaresca del poema di Smetana, sia il
patetismo sconsolato della sinfonia ciajkovskijana. La curiosità
maggiore era però per il Concerto di Rimskji: si tratta
di un pezzo piuttosto breve, di splendida qualità tecnica, nel gusto
tipicamente russo dell’espressività e del colore, ma non senza
qualche influenza lisztiana, in certe morbidezze armoniche e passaggi
modulanti, e con la particolarità strutturale di procedere senza
divisioni in movimenti, in un fluido continuum, che nelle due
sezioni esterne varia instancabilmente una melodia di Balakirev e ha il
suo momento più bello nella parte intermedia, di intenso lirismo.
Bresciani ne ha offerto una lettura riflessiva, senza eccessi
virtuosistici, con tecnica rigorosa e fraseggio sicuro e limpido, di
mirabile duttilità, da degno allievo di Vincenzo Vitale e Nikita
Magaloff. Il pubblico che affollava il Coccia ha sottolineato il pieno
successo del concerto con lunghi applausi.
18 dicembre
Bruno Busca
Salvatore
Accardo
con l'Orchestra di Stoccarda
Torna spesso in Conservatorio Salvatore Accardo, il celebre violinista che
nel 1958 vinse il Concorso Paganini di Genova e che ieri sera, per la Società
dei Concerti ha interpretato una delle pagine maggiori del
repertorio solistico romantico, il
Concerto in re magg. per violino e orchestra Op. 77 di J.Brahms.
Il
virtuoso era accompagnato dall'ottima Stuttgarter Philharmoniker per
l'occasione diretta dal giovane ma affermato direttore Matthias Foremmy.
Avvincente l'interpretazione, specie
nell'Allegro
non troppo iniziale e nell'Allegro
giocoso finale. Il timbro chiaro delle sezioni orchestrali,
soprattutto le nitide voci dei violoncelli e dei violini hanno ben evidenziato la tecnica
superlativa di Accardo che con determinazione ha affrontato i passaggi
più ardui con estrema padronanza del suo prezioso Stradivari.
Bellissimo il bis offerto con un brano solistico probabilmente di
Corelli.
Le qualità timbriche dalla formazione
tedesca, favorite anche dall'ottima direzione di Foremmy,
sono emerse ancora più nel secondo
brano in programma: la
Sinfonia in re maggiore di César
Franck, musicista francese dai modi
compositivi molto tedeschi.
Capolavoro del tardo romanticismo, la Sinfonia ciclica di Franck, lavoro
tardo (1886-88) del Maestro, è un
eccellente esempio di scrittura
orchestrale ed è un banco di prova per le migliori orchestre. Il
contrasto dei temi con il loro continuo ritorno nel corso dei movimenti,
è stato definito dalle valide sezioni della corposa orchestra con una
chiara ed energica espressività. Ottima l'interpretazione e alla fine
un regalo dell'orchestra tedesca al pubblico italiano con l'Ouverture dalla
Forza del destino di Verdi. Grande successo in una Sala Verdi
stracolma.
17 dicembre
Cesare Guzzardella
Un Concerto
Straordinario di Barenboim alla Scala a favore del Comitato
Negri-Weizmann
E’ dal 1990 che il
Comitato Negri-Weizmann organizza un evento straordinario al Teatro alla
Scala per finanziare le attività di ricerca degli Istituti Mario Negri
e Weizmann nel campo dei tumori, dei trapianti d’organo
e delle malattie neurodegenerative e ogni anno la capiente Sala del
Piermarini trabocca di un pubblico amante della migliore musica e ben
disposto a finanziare le importanti attività scientifiche. I più
grandi interpreti-Muti, Lupu, Rostropovich, Vengerov, Accardo, Pollini,
solo per citarne alcuni - in
questi vent’anni, hanno aderito
a questa importante iniziativa e questa volta, ieri sera, è stato
Daniel Baremboin, Maestro scaligero, ad intrattenere il pubblico con un
recital pianistico dedicato a Fryderyk Chopin. Il programma, intenso e
diversificato, prevedeva pagine celebri ma anche una rarità
interpretativa quale le Variazioni Brillanti in si bem. magg. Op.12
sul Rondò “Je vends des scapulaires”, eseguita come primo
brano. A seguire il Notturno n.9
Op.27, la Sonata n.2 Op.35 , la Barcarola Op.60, tre Valzer,
la Berceuse Op.57 e la Polacca Op.53 "Eroica" . Rilevante
l’interpretazione di Barenboim che ha trovato nelle Variazioni Op.12,
nel meditato Notturno, nella Barcarola, nei Valzer
e nella Berceuse i momenti di maggiore tensione
estetico-espressiva, con fraseggi di profonda bellezza e luminosa
espressività. Non privi di
squilibrio formale e imprecisioni la
più complessa Sonata, quella della celebre Marcia funebre, e la
Polacca. Avvincente il bis: la Mazurca Op. 17. n.4. Una
curiosità: presente in un palco Maurizio Pollini, sublime interprete di
Chopin, che ha ascoltato attentamente il collega. Quali le sue
impressioni? Grande successo di pubblico. Chi volesse sostenere la
ricerca degli istituti Negri-Weizmann attraverso donazioni è vivamente
pregato di chiedere informazioni al numero 02-6775205 o consultare il
sito: www.negriweizmann.org .
15 dicembre Cesare Guzzardella
Scipione
Sangiovanni allo Spazio-teatro89
Ultimo concerto dell'anno allo Spazio-teatro89
con un giovane pianista leccese,
Scipione Sangiovanni, che nel grazioso auditorium
milanese di via Fratelli Zoia 89 ha tenuto un recital molto
interessante e con parecchie rarità
interpretative presentate come sempre da Luca Schieppati. Il primo
Settecento di Haendel,
D.Scarlatti, Rameau, Platti e Bach ha evidenziato un notevole contrasto
musicale col primo Novecento di Busoni e Prokof'ev, autori eseguiti
nella seconda parte del concerto. Sangiovanni, vincitore di numerosi
concorsi e finalista anche di un Concorso Busoni, è un virtuoso dello
strumento con un ampio repertorio ma ha un debole per la musica
settecentesca e soprattutto per le trascrizioni pianistiche dei
clavicembalisti. Del bellissimo impaginato abbiamo infatti ascoltato la
poco eseguita Suite in re min.n.3
di Haendel, le più note Toccata
K141 e Sonata in fa min. di
Scarlatti, due rari brani di J.P. Rameau, Les
Sauvage e Tambourin, un
rarissimo G.B. Platti (1700-1762) con la Sonata
in fa maggiore e due più noti Bach-Busoni con i Preludi
n.1 e n.4 dai Corali,
questa volta, d'organo. Bravissimo
Sangiovanni nel reinterpretare il clavicembalo con le sonorità
ben più varie e ricche di colore del pianoforte moderno. Sicurezza,
determinazione e soprattutto chiarezza espressiva hanno ben delineato le
avvincenti pagine strumentali e l'interpretazione complessiva ci è
apparsa di ottimo livello. Valide anche l'esecuzioni della seconda parte
con il raro Busoni del Diario
indiano- quattro studi su motivi dei pellirossa d'America, omaggio
del grande virtuoso-compositore al nuovo continente, e con la celebre Sonata
n.6 Op. 82 di S. Prokof'ev. Bellissimo Busoni, poco russo, ma
espressivamente valido Prokof'ev. I validi bis, una
trascrizione-variazione da Haendel di Sangiovanni e ancora un Bach
rivisto dal pianista, hanno inoltre evidenziato le ottime capacità
compositivo-virtuosistiche del bravissimo leccese. Successo
meritatissimo con un pubblico numeroso e molto attento.
Prossimo appuntamento il 10 gennaio con il Trio Gagliano.
14 dicembre
Cesare Guzzardella
De Maria
e la Camerata Ducale al Viotti Festival di Vercelli
La nuova
serata del Viotti Festival, ieri 11 dicembre al Teatro civico di
Vercelli, ha offerto al suo numeroso e fedele pubblico un’altra
occasione per ascoltare grande musica. Il programma proponeva tre
monumenti del classicismo tardo settecentesco: la Sinfonia in re
minore op. 12 n. 4 (1771)
di L. Boccherini,, il Concerto in re maggiore per pianoforte e
orchestra Hob.XVIII:11 (1782
ca.) di F.J.Haydn, e il Concerto
in re minore per pianoforte e orchestra KV 466 (1785) di W. A.
Mozart. Chiamati a eseguire questi gioielli erano la Camerata Ducale
diretta da Guido Rimonda e il pianista Pietro
De Maria. Davvero singolare la sinfonia di Boccherini, dove la delicata
grazia melodica rococò tutta settecentesca
dei primi due tempi cede
alle vibrate linee melodiche degli archi dell’
Allegro finale (una sorta di Ciaccona ispirata al Festin
de pierre di Gluck), fremente di una tensione già romantica, di
sinistro ‘demonismo’, presente anche nell’inquietante Andante
sostenuto che introduce i due tempi esterni. La Camerata Ducale ha
una volta di più espresso la sua eccellente sensibilità interpretativa
nel cogliere le più segrete sfumature e la varietà di toni di un
linguaggio musicale solo apparentemente ‘facile’, rendendolo in
tutta la varietà dei suoi toni con precisione
e trasparente pulizia di suono, in ogni
reparto dell’organico. Il clou della serata era
naturalmente rappresentato dai due concerti per pianoforte, nei quali De
Maria ha confermato (se mai ce ne fosse bisogno) di essere uno dei
migliori pianisti italiani, e non solo, della sua generazione. Resta per
noi davvero memorabile l’interpretazione del concerto di Haydn,
soprattutto nel meraviglioso tempo lento centrale, di cui il
giovane pianista veneziano ha colto con il suo tocco straordinariamente
lieve eppure intenso il tono di intimo lirismo, che ci ricorda lo
Schubert più grande. La complessa struttura compositiva del KV 466 ha
messo in primo piano un’
altra dote di De Maria, cioè la strepitosa capacità
di dare un risalto costante a ciascuna voce del tessuto polifonico, con
un lucidissimo controllo anche delle parti
tecnicamente più impervie, che a qualcuno ha ricordato il
Pollini più giovane. Il caloroso abbraccio finale tra direttore e
pianista ha compendiato simbolicamente la perfetta intesa tra orchestra
e strumento solista, che ha toccato il suo vertice espressivo nel
concerto mozartiano, in particolare nel dolcissimo dialogo tra i fiati e il pianoforte. Meritatissimi, dunque gli
scroscianti e prolungati applausi seguiti ai due bis, un Notturno di
Chopin e una Sonata di
D. Scarlatti.
12
dicembre
Bruno Busca
Stagioni
del barocco a Novara
La quarta
serata delle novaresi Stagioni del barocco, ieri 8 dicembre nella
secentesca chiesa di S. Giovanni Decollato, ha offerto più di un motivo
di interesse. Anzitutto per il “tema”, la Triosonata per due
flauti e basso continuo, forma musicale in auge nel ‘700 e coltivata
da tutti i più grandi compositori dell’epoca, da Bach ed Haendel fino
ad Haydn. In secondo luogo per gli esecutori, un trio di recente
formazione (2006), il Trio Dornel, composto da elementi legati al
Conservatorio G. Verdi di Torino: i due flautisti Maurizio Benedetti (foto-
attivo anche sul fronte della sperimentazione e della musica
elettronica) e la giovane (1989) Eleonora
Benedetti, cui si aggiunge, col compito di basso continuo,
il violoncellista Filippo Tortìa, a soli 18 anni strumentista già
di una certa fama in ambito piemontese. Il trio Dornel ha scelto infatti
di realizzare la parte del basso
continuo “senza cembalo” come si legge nel programma di sala “ ma
con il solo violoncello per la sua affinità sonora col flauto”, allo
scopo di esaltare la peculiarità del Triosonata, cioè
il dialogo e l’intreccio contrappuntistico fra gli strumenti.
All’ascolto la scelta ci pare abbia come conseguenza quella di
appiattire un po’ la profondità armonica (è evidente che il
violoncello per questo aspetto non può competere con uno strumento a
tastiera), a vantaggio di una timbrica seducente, molto più
‘morbida’ e calda di
quella realizzata dal cembalo. Ottimo il livello esecutivo dei tre
musicisti, grazie alla loro intesa ormai collaudata e alla piena
padronanza tecnica degli strumenti anche da parte dei più giovani. Il
ricco programma, che proponeva brani di Haendel (Sonata in re minore,
Telemann (Trietto terzo), Vivaldi (Sonata op.1n.12 La
follia), Bach ( Sarabanda dalla suite n.5), Antoine Dornel (Sonate
en trio n.3 op.3) e Haydn (Londoner trio n.1), ha offerto al
folto pubblico una significativa rassegna di uno dei momenti più alti
della nostra civiltà musicale, con le sue incantevoli melodie e i suoi
delicati colori.
9
dicembre Bruno Busca
Pietro
De Maria prossimamente a Vercelli
Venerdì
11 dicembre 2009 (ore 21), presso il Teatro Civico di Vercelli, è in
programma il quinto appuntamento
del XII Viotti Festival,
stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con
il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al Turismo,
Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT e CRV.
Protagonista della serata sarà il giovane pianista veneziano
Pietro De Maria, fra i talenti più interessanti della propria
generazione. Al suo debutto al Viotti Festival, Pietro De Maria proporrà
al pubblico di Vercelli un programma interamente dedicato al repertorio
del classicismo viennese, affiancato nell’occasione dall’Orchestra
Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda. Il programma della serata
prevede infatti due pagine che possono essere considerate tra le più
significative del repertorio settecentesco per pianoforte e orchestra:
il Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra Hob.XVIII:11
di Franz Joseph Haydn (nel 200° anniversario della morte dell’autore)
e il celeberrimo Concerto in re minore per pianoforte e orchestra
KV 466 di Wolfgang Amadeus Mozart, pagina molto nota e banco di prova
tra i più impegnativi per i pianisti di ogni epoca. Alla Camerata
Ducale il compito di completare il programma del concerto con un
gioiello della scuola sinfonica italiana: la Sinfonia in re minore
op. 12 n. 4, pagina tra le più celebri del lucchese Luigi Boccherini.
Biglietti da 18 a 7 euro
4
dicembre la
redazione
Rudolf Buchbinder
per la Società dei Concerti
Il pianista viennese Rudolf Buchbinder
è tra i massimi rappresentanti viventi della tradizione
d'interpretazione "classica". Torna più volte all’anno a
Milano per i concerti organizzati dalla "Società dei
Concerti" e ogni volta ottiene un meritatissimo successo di
pubblico. Ieri in una Sala
Verdi stracolma ha proposto i
classici Mozart e Schumann: del primo la Fantasia in do min. K475,
la Sonata in fa magg. K332 e le Variazioni in do mag. K265,
brani dall'apparente facilità che sono
invece un banco di prova dei migliori interpreti; di Schumann è
stato eseguito il noto Carnaval Op.9, lavoro con rilevanti
difficoltà tecniche. Splendida l'interpretazione di Buchbinder. In
Mozart ha mostrato un altissimo livello di penetrazione estetica
costruendo le strutture tematiche ed armoniche in modo formalmente
impeccabile. Molto valide e diversificate
le scelte di andamento dei brani con una esecuzione lenta ma
efficace della nota Fantasia e con un andamento incredibilmente rapido del
finale della Sonata. Trasparenti i piani sonori e gli abbellimenti. Anche nel Carnaval, sorta di collage
musicale formato da un gran numero di brevi sezioni, ben 22, Buchbinder
è stato avvincente
e la sua bellissima interpretazione ha rivelato la versatilità di un
artista che riesce con facilità a passare dalle perfette simmetrie formali del classico
Mozart ai contrasti mutevoli del romantico Schumann. Al termine due bis
beethoveniani: il finale della Sonata Op.31 n.3 e quello della più
celebre "Patetica". Da ricordare.
3 dicembre
Cesare Guzzardella
Juana
Zayas, pianista poco nota ma grande
Pochi conoscono in Italia la pianista cubana Juana Zayas pur essendo una
delle migliori interpreti sulle scene
mondiali. Ieri sera è tornata in Conservatorio per le Serate
Musicali ed ha entusiasmato il non numeroso pubblico presente in
Sala Verdi eseguendo un programma variegato che ha messo in risalto le
sue eccellenti qualità. Del repertorio settecentesco ha eseguito
J.S.Bach e D.Scarlatti. Prima il Concerto
italiano Bwv 971, opera nota del tedesco e poi una selezione delle Sonate
di Domenico Scarlatti: ben dieci, molte delle
quali di raro ascolto. L'affinità della Zayas
per i due compositori è evidente e il risultato interpretativo
di altissimo livello. Tecnica esemplare quella della cubana nella quale
la fluidità discorsiva è unita ad una chiarezza di sonorità che ha pochi
uguali (il confronto con Horowitz non è
azzardato!) e l'espressività è di grande
valore estetico. Dopo l'intervallo la Zayas ha interpretato due novità:
prima La primavera dai Canti
Polacchi di Chopin rivisitati da
Hans Fazzari, grande organizzatore dei concerti delle Serate Musicali
ma anche ottimo pianista e valente compositore. Di rilievo la
trascrizione-invenzione del brano con un contro-canto particolarmente
originale; quindi una vera trascrizione di Fazzari di un lied di
Schubert, An Die Musik. Il
puro Chopin è entrato in scena con la Tarantella
Op.43 e con la notissima Barcarola
Op. 60. Valida l'interpretazione. Ma è con
Paganini-Liszt che l'artista cubana è tornata ai livelli altissimi
della prima parte della serata: uno Studio n.4 e il celebre Studio
n.3 "La Campanella" . La fluidità discorsiva e il suono
cristallino del pianoforte sono stati esemplari e al termine la Zayas ha
regalato al pubblico presente ancora una Sonata scarlattiana
e un profondo corale di Bach-Busoni che ha commosso l'artista. Non
troppi i fortunati che
hanno potuto ascoltare un'interprete che doveva riempire la sala e che
dovrebbe avere porte spalancate in
palcoscenici come quelli della Scala.
Da non dimenticare.
1
dicembre 2009
Cesare
Guzzardella
NOVEMBRE
All'Auditorium
presentazione di un libro di Gossett
Giovedì
3 dicembre alle ore 18.00 all’Auditorium di Milano in Largo Gustav Mahler, Philip Gossett presenta
il libro Dive e maestri. L'opera italiana messa in scena edito da
Il Saggiatore. Interverranno Franca
Cella e Armando Torno. L’ingresso
è libero. Questo
libro è il racconto affascinante della rappresentazione dell’opera
lirica, attraverso i successi – e talvolta i fallimenti – della
carriera di Philip Gossett, massimo esperto di allestimenti dell’opera
italiana. Dive e maestri fa luce sui mille intrecci e sugli
scandali che di frequente accompagnano quella grande impresa che è la
messa in scena. Gossett delinea la storia sociale dei teatri italiani
dell’Ottocento, svela il processo creativo – a volte immediato,
altre laborioso – dei compositori. Rivela come le trattative dietro le
quinte, tra gli studiosi delle opere, i direttori e gli artisti, siano
spesso decisive nell’allestimento delle produzioni. Ma per saperne di
più intervenite siete invitati in Auditorium.
30
novembre dalla
redazione
Damian
Iorio in Malipiero e Mahler all'Auditorium
È tornato sul podio della Sinfonica Verdi Damian Iorio (foto), il direttore
londinese che abbiamo ascoltato la scorsa settimana. Questa volta
l'impaginato orchestrale era riferito a due composizioni scritte da due
autori dediti soprattutto alla musica strumentale, uno notissimo quale
Gustav Mahler, con la Sinfonia n.5,
quella
del celebre
Adagietto, l'altro,
immeritatamente poco eseguito, il veneziano Gian Francesco Malipiero. Di
quest'ultimo, il primo brano in programma era Pause
del silenzio I serie,
lavoro per orchestra del 1917. Malipiero appartiene a quella
generazione di musicisti nati intorno al 1880 insieme a Respighi,
Pizzetti, Casella, Alfano. Come i suoi illustri compagni, anche
Malipiero ha incentrato le sue composizioni nella realizzazione
strumentale, sia cameristica che orchestrale, cercando nuovi orizzonti
compositivi in alternativa alla lirica e con uno sguardo verso l'antica
tradizione strumentale italiana. Tra i primi lavori orchestrali, la
prima serie di Pause del Silenzio
, brano di circa tredici minuti, si pone come essenziale per
comprendere la poetica del veneziano. Le rilevanti capacità di
orchestrazione di Malipiero e i sette momenti orchestrali che compongono
l'opera sono stati evidenziati con efficacia dall'ottima Verdi e
dal bravissimo Iorio il quale ha saputo dirigere con espressività le
luminose timbriche del lavoro. Bravissimi anche gli ottoni e i
legni. Dopo il breve intervallo abbiamo ascoltato una valida Quinta
Sinfonia nella quale tutti
i piani sonori che esprimono le linee polifoniche della rilevante opera
sono apparsi espressi con nitore. Molto
bello, per luminosità, l'Adagietto
eseguito con un'andatura particolarmente rapida (quasi nove minuti) ma
con un equilibrio formale impeccabile. Grande successo di pubblico. Prossimo
appuntamento il 3-4-6 dicembre con Prokof'ev e Dvorák (Sinfonia dal
nuovo mondo).
30 novembre
Cesare Guzzardella
Un ottimo Bach per Maria Perrotta
Sono numerosi i giovani pianisti italiani affascinati
dalla musica di J.S.Bach (1685-1850) e dalla perfezione delle
geometriche polifonie che si avvicendano in quello sterminato territorio
musicale che il grande compositore di Eisenach ha costruito in circa
cinquant'anni di attività compositiva. Tra le pianiste emergenti,
la Perrotta è considerata tra le migliori interpreti del grande
tedesco. Si è diplomata al Conservatorio di Milano nel 1996 , ha vinto
numerosi concorsi nazionali e ha preso il terzo
premio all'importante Concorso
Internazionale J.S.Bach di Saarbrucken in Germania. Ieri sera nella
Sala Puccini del Conservatorio milanese si è tenuto il concerto
organizzato da Serate Musicale in collaborazione con Spazio/Teatro89 e la
pianista ha interpretato Bach eseguendo il primo volume del Clavicembalo ben Temperato, opera notissima di elevato valore
estetico e didattico. Quasi due ore di
musica per 24 preludi
e fughe in tutte le tonalità. Ottima l'interpretazione della Perrota
che ha mostrato timbro robusto ed energico, molto pianistco e in certi
frangenti quasi organistico. Ma la sua capacità di penetrazione e la
qualità di evidenziare le linee polifoniche in modo nitido ed
espressivo si sono rivelate soprattutto in alcune meditate fughe.
Brava!!
28 novembre
Cesare
Guzzardella
Un convegno
su Giuseppe Martucci a Novara
Questo
2009 ormai alla fine è
stato, in campo musicale, l’anniversario
non solo di due giganti come Haydn e Mendelssohn, ma anche di un
autore “minore”, ma non privo di interesse come il nostro
Giuseppe Martucci (Capua 1856-Napoli 1909- foto). Pianista enfant
prodige di fama europea, ammirato da Liszt, grande direttore
d’orchestra ( fu il primo direttore italiano a dirigere il Tristano),
si dedicò anche ad un’assidua attività compositiva, ignorando il
melodramma allora imperante in Italia e concentrandosi
esclusivamente sulle varie forme strumentali, prendendo a modello la
grande musica tedesca ottocentesca, da Beethoven a Wagner. Appunto
a Martucci sono dedicate le due giornate del Convegno Nazionale di Studi
Musicali, con la partecipazione dei più autorevoli studiosi italiani,
in programma ieri 27 e oggi 28 novembre a Novara, città sede del Centro
Studi Martucciani, fondato e diretto dal maestro Folco Perrino. A
conclusione della prima giornata del convegno, ieri, 27 novembre, nella
sala del Conservatorio Cantelli della città piemontese, è stato
proposto agli appassionati un concerto di musica cameristica del
compositore napoletano, affidato a un complesso di assoluta affidabilità,
l’ottimo Trio Modigliani (foto). Secondo il parere unanime degli
studiosi,
la produzione cameristica è quella in cui Martucci ha creato le sue
cose migliori e in effetti i brani proposti hanno fornito più di
un’occasione di piacevole ascolto. In generale è apparsa evidente
l’influenza di Brahms, da cui Martucci trae l’intenso lirismo, la
propensione alla ripresa dei temi in tempi diversi della composizione,
il limitato interesse per lo sviluppo, la scrittura armonicamente densa
Dei brani proposti ieri sera ci sono piaciuti soprattutto il
monumentale Trio in mi
bemolle maggiore op.62 (1883)
e il
Pezzo op.69 n. 3 (1888) per
violoncello e pianoforte, resi abbastanza originali dal fresco vigore
dei tempi veloci e dalla elaborazione dei temi, nonché da un accenno di
cromatismo di stampo wagneriano e soprattutto dal perfetto equilibrio
nella dialettica fra le diverse voci strumentali. Meno interessanti gli
altri brani, le Due romanze
op.72 (1890) per
violoncello e pianoforte, la Melodia
in sol maggiore op.71 (1890)
e il Pezzo op.67 n.3 (1888),
entrambi per violino e pianoforte. Un elogio va tributato ai tre solisti
del Modigliani (Mauro Loguercio violino, Francesco Pepicelli
violoncello, Angelo Pepicelli pianoforte), per la loro intesa perfetta,
la precisione rigorosa, la nobile eleganza e la luminosità del suono.
Bellissimi i due bis, il secondo e il terzo tempo del Trio op.101 in
do min. di Brahms. Una vera ovazione del numeroso pubblico ha
salutato la fine del bel concerto.
28 novembre
Bruno Busca
I
Virtuosi italiani al Coccia di Novara
La
seconda serata dell’Autunno musicale Guido Cantelli di Novara,
ieri sera 26 novembre al locale Teatro Coccia, proponeva agli
appassionati un impaginato tutto mendelssohniano, coerentemente con la
volontà, che ha ispirato la programmazione di questo 2009, di celebrare
degnamente il bicentenario del grande
compositore tedesco: l’Ouverture Le Ebridi, il Concerto per
violino in mi minore, la Sinfonia n.4 in la maggiore ‘Italiana’.
Sul podio Massimo
Quarta, nella doppia veste di direttore e di solista, alla guida dei
Virtuosi italiani un'orchestra da camera che svolge un’intensa
attività concertistica in Italia e all'estero, distinguendosi come uno
dei complessi più attivi e qualificati nel panorama artistico
internazionale. I successi raccolti dall’orchestra in quasi
vent’anni sono stati amplificati dalla recente unione con una delle più
attive e riconosciute realtà italiane: l’Accademia i Filarmonici di
Verona. La collaborazione tra uno dei migliori violinisti italiani del
momento e un’ottima compagine orchestrale ha avuto come risultato una
serata di musica di eccellente qualità esecutiva. Ancora una volta
Quarta ribadisce la sua fama di violinista
completo, rigoroso ed elegante a un tempo La sua cavata calda e
luminosa, che punta più al canto che al suono brillante, ha restituito
un Mendelssohn di intensa dolcezza melodica e interiormente espressivo,
in perfetta intesa con una orchestra a proprio agio sia nella
meravigliosa tensione lirica del primo tempo, sia nell’ humour garbato
del finale. Veramente splendidi, Quarta e i Virtuosi, nel rendere la
tersa leggerezza del gioco tra solo e orchestra, che è la
caratteristica di questo Concerto. Incantevole l’interpretazione delle
Ebridi, che ha puntato a valorizzare gli impasti sonori più trasognati,
nell’evocazione di un’atmosfera di onirica irrealtà, con tempi
sapientemente prolungati in una specie di fantastica sospensione e
coinvolgente l’esecuzione dell’Italiana,
che ha esaltato al meglio
la freschezza dei colori strumentali e delle limpide melodie (veramente
splendidi i fiati!). Pieno il successo, proclamato dagli scroscianti applausi di un folto
pubblico entusiasta.
27
novembre
Bruno Busca .
Matthias
Goerne per il “Quartetto”
Non
c’era la sala stracolma per il recital canoro di Matthias Goerne, ma
sicuramente un pubblico più selezionato, quello amante del canto ed in
particolare delle dolci melodie di Franz Schubert. Numerosi comunque
gli appassionati accorsi ieri sera in Sala Verdi per il concerto
organizzato dalla Società del Quartetto e per ascoltare Heliopolis,
raccolta di lieder selezionati dal baritono tedesco Goerne, voce
accompagnata ottimamente al pianoforte da Alexander Schmacz. La scelta
dai canti su testi di Schiller, Mayrhofer, Bruchmann, Goethe, Schlegel,
Schober, Leitner, ha evidenziato le qualità melodiche del grande
viennese e dell’eccellente baritono dalla voce dolce e robusta al
tempo stesso. I tempi
particolarmente lenti hanno ancor più messo in rilievo lo spessore
poetico e intimista dei brani schubertiani interpretati con dovizia di
sfumature dettate da una raro spessore interpretativo. Tra i brani,
capolavori come Atys D585 o Der Konig in Thule D367 hanno
reso la serata esclusiva. Perfetta l’intesa tra i due interpreti.
Grande successo di pubblico.
25
novembre Cesare Guzzardella
Il
"Quartetto di Tokio" per le Serate
Musicali
Abbiamo la fortuna di poter ascoltare con una certa frequenza una delle più
prestigiose formazioni cameristiche: il
Quartetto
di Tokio. Lo
storico gruppo
d'archi nato nel 1969, è
quanto di meglio si possa ascoltare
oggi nel repertorio quartettistico,
al pari di poche altre formazioni. Dell'originario gruppo strumentale rimane ora solo la viola di
Kazuhide Isomura, ma anche gli strumentisti subentrati in questi anni e
precisamente Martin Beaver e Kikuei Ikeda ai violini e Clive Greensmith
al violoncello, sono di un livello interpretativo elevatissimo. Nella splendida
serata di ieri sera in Conservatorio sono
stati eseguiti due quartetti
di Haydn, l'Op.50
n.1 e l'Op.
76 n.4 e uno di Brahms, il N.3
Op.67. La qualità interpretativa
ascoltata, di altissimo livello, rivela l'equilibrio formale in Haydn
esaltato da un perfetto equilibrio strumentale che mostra i
quattro archi in sintonia e sinergia quasi da farli sembrare un unico
strumento. Intonazione, dinamiche e un tocco delicato e raffinato hanno
forgiato il genio del padre di questo genere musicale. Avvincente sotto
ogni profilo anche Brahms con un tocco magico nell'Allegretto
non
troppo per la storica
viola di Kazuhide Isomura. Grandissimo successo e strepitoso bis con il
movimento finale del quartetto haydniano Op76 n.5. Da ricordare.
24 novembre
Cesare Guzzardella
All'Auditorium milanese la lezione-concerto di
F.M.Colombo su Schönberg
Continuano gli incontri musicali all'Auditorium milanese dedicati alla
musica del Novecento. Ieri mattina, domenica, Francesco Maria Colombo ha
diretto la Sinfonica Verdi e tenuto una lezione-concerto. L'incontro,
secondo di questa serie, era sul decadentismo-espressionismo di Arnold
Schönberg, il grande dodecafonista. In programma Verklärte
Nacht op.4 (Notte trasfigurata- 1899) nella versione per
orchestra d'archi del 1943, brano fondamentale di transizione tra la
cultura tardo-romantica e quella espressionista. Colombo ha prima
intrattenuto il numeroso pubblico intervenuto esprimendo in modo
molto chiaro e preciso le
caratteristiche storico-musicali del grande viennese, inquadrando
quindi lo splendido brano nel periodo letterario ed artistico ad esso
contemporaneo e facendo ascoltare i principali momenti della complessa
partitura. Si è passati poi all'ascolto completo del brano. Avvincente
l'interpretazione di Francesco Maria Colombo. E' riuscito a
trasmettere ogni intenzione interpretativa all'Orchestra. La Verdi ha
rivelato una qualità coloristica davvero eccellente in ogni sezione
orchestrale penetrando con espressività nella poetica musicale di Schönberg.
Al termine grande successo in una sala con un pubblico molto attento e
desideroso di approfondire la non facile tematica musicale trattata.
Prossimo appuntamento con Colombo e la Verdi domenica, 13
dicembre alle ore 11.00 con una lezione-concerto su Alban Berg.
Altamente consigliabile.
23 novembre
Cesare Guzzardella
Le
Stagioni del Barocco a Novara
Decisamente
intrigante il programma proposto ai
musicofili ieri a Novara,
venerdì 21 novembre, dal terzo concerto delle ‘ Stagioni del
Barocco’, la serie annuale di concerti di musica barocca
giunta alla sua terza edizione. L’impaginato prevedeva, come
suo centro tematico, tre concerti per fagotto, archi e basso continuo di
Antonio Vivaldi: in La minore RV 498, in Do
maggiore RV 474 e in Si bemolle maggiore RV 501 “La notte”, decisamente il più piacevole all’ascolto per la varietà dei ritmi e
l’originalità estrosa dell’invenzione melodica e tematica. I tre
concerti erano intervallati da due brevi composizioni di un
autore poco noto dei primi del XVII secolo, Giovanni Battista
Buonamente, di scuola bolognese: la Sonata
Quinta sopra “Poi che noi rimena”
e Ballo del Gran Duca”, entrambe
per due violini e continuo, dal fresco e
vigoroso ritmo di danza, di chiara destinazione cortigiana. A
eseguire il programma, nella bella sala rococò del settecentesco
palazzo oggi sede dell’Associazione industriali novaresi,
l’Orchestra Barocca “Città di Novara” costituitasi nel
2004, ad opera di specialisti locali in musica antica, in sinergia con
l’Amministrazione comunale. La formazione, che suona su strumenti
dell’epoca (originali o copie), secondo una consuetudine di fedeltà
‘filologica’ oggi diffusa ovunque per la musica antica, esegue senza
la guida di un direttore. Solista della serata Leonardo Dosso (nella
foto), ‘storico’ primo fagotto per quasi un ventennio
all’Orchestra Rai di Milano e attualmente docente presso il
Conservatorio Verdi del capoluogo lombardo. La qualità esecutiva è
stata davvero ottima, tecnicamente sicura, senza sbavature nella scelta
dei tempi: sia l’orchestra, sia il solista hanno saputo interpretare
al meglio i ritmi gioiosi
dei tempi veloci, sia la
malinconica pensosità dei tempi lenti della musica vivaldiana. Non ci
ha tuttavia persuaso del tutto la timbrica strumentale: Dosso suonava un
fagotto dell’epoca (una copia), dal suono piuttosto diverso
dall’attuale strumento, decisamente più cupo e ’ruvido’, privo
delle sfumature e morbidezze dello strumento moderno, che contrastava in
modo non sempre gradevole il tessuto sonoro degli archi e del
clavicembalo, oltre a essere inadatto a sostenere lunghe arcate
melodiche, creando un impasto timbrico un po’ estraneo alle orecchie
moderne (crediamo comunque non sia un caso che, dopo i ben 39 concerti
vivaldiani, la fortuna solistica del fagotto sia venuta declinando).
Pieno successo di pubblico, sottolineato dai prolungati e calorosi
applausi seguiti all’unico bis, l’Adagio da un altro concerto per fagotto di Vivaldi, il numero 11 del catalogo.
22 novembre Bruno Busca
Damian
Iorio e Massimo Quarta con la
sinfonica
Verdi
Ieri sera l'Orchestra Sinfonica G.Verdi è stata diretta
da un direttore inglese, Damian Iorio, in un programma che prevedeva
pagine di Verdi, Colasanti, Ravel e Prokof'ev. Motivo di ancor più
interesse per l'ascolto del concerto sinfonico era la presenza di una
nuova composizione della trentaquattrenne romana
Silvia Colasanti, compositrice affermata anche internazionalmente. Il
brano per violino e orchestra intitolato Il
Canto di Atropo, vedeva la presenza di un grande dell'archetto quale
Massimo Quarta, vincitore del "Paganini" nel 1991. Dopo l'Ouverture
verdiana da I Vespri Siciliani,
ottimamente diretta da
Iorio, siamo entrati nel clima intensamente cupo e suggestivo del brano
della Colasanti. Ispirata dalla mitologia classica, l'artista romana ha
costruito quindici minuti
di ottima musica nei quali sia la parte orchestrale che quella solistica
esprimono tensioni emotive definite da una sorta di angosciante
malinconia. I primi tre minuti introduttivi, solo orchestrali, preparano
all'entrata in scena del preciso e raffinato violino di Quarta che
inizia un canto melanconico prima in solitaria e poi dialogando con
l'orchestra che si alterna nella tensione drammatica. Gli ultimi minuti
musicali trovano il giusto inserimento del solista nel tutto orchestrale
definendo una ritrovata stabilità che sfocerà nella cadenza del
violino e nel visionario e luminoso finale. Molto brava è stata la
Colasanti nel costruire le timbriche del suo lavoro che vedono influenze
nelle sonorità di Berg, di Britten e in certa
musica orientale. Il terzo lavoro in programma, la versione per
violino e orchestra di Tzigane (1924) di Ravel è stato un successo tutto di Massimo
Quarta. Interprete preciso e misurato, ha un'intonazione perfetta anche
nei sopracuti. L'incisività del suo tocco e la chiarezza espressiva in
perfetta sinergia con i bellissimi colori della Verdi, hanno reso questa
interpretazione di altissimo livello. Splendido il bis paganiniano, il Capriccio
n.24, quello con le variazioni. Nella seconda parte della serata
abbiamo ascoltato la Sinfonia n.5 di S. Prokof'ev, opera monumentale (1944-45) del
musicista russo che alterna brevi momenti di classicità ad altri di
scultoree e taglienti timbriche. Damian Iorio, giovane direttore
londinese, ha mostrato grande penetrazione emotiva dirigendo ottimamente
la Verdi e rivelando precisione in ogni dettaglio della maestosa
sinfonia. Anche la prossima settimana dirigerà la Verdi in musiche di
Malipiero (Pause del silenzio) e Mahler (Sinfonia n. 5). Serata da
ricordare. Ultima replica, domenica alle ore 16,00.
21 novembre '09
Cesare Guzzardella
Ingrid
Fliter per la Società
dei concerti
La pianista argentina Ingrid Fliter ha interpretato Chopin ieri
in Conservatorio alla presenza di un numeroso
e attento pubblico. Due Notturni,
una Barcarola, una Mazurca,
una
Polacca e 17 Valzer
si sono succeduti rivelando le valide qualità di una pianista che fa
del musicista polacco il suo cavallo di battaglia avendo vinto la
medaglia d'argento nel 2000 al prestigioso Concorso
Internazionale F. Chopin
di Varsavia. La
Fliter è dotata di un'ottima tecnica e sa valorizzare la musica di
Chopin soprattutto laddove la trama
musicale è particolarmente trasparente e nei momenti
di maggiore intimità. Il suo tocco particolarmente vellutato ha
reso interessante la sua interpretazione dei
Notturni, della Mazurca e di
alcuni Valzer. Il pubblico ha mostrato di apprezzare la sua performance
e la Fliter ha gentilmente concesso due bis: ancora Chopin con tre rare
e brevi Scozzesi
e un agile
Improvviso
di Schubert.
19 novembre
C.G.
I
Musici di Parma al Teatro Coccia di Novara
I Musici
di Parma e la pianista Sabrina Lanzi (nella foto) hanno inaugurato
ieri sera, 17 novembre, al Teatro Coccia di Novara la nuova stagione
dell’ Autunno Musicale Guido
Cantelli. Il programma proponeva
due classici brani beethoveniani, l’Ouverture
Egmont op. 84 e l’ottava
Sinfonia in Fa maggiore op.93,
cui si aggiungeva il meno noto Concerto
per pianoforte e orchestra n.1 op.1 in do diesis minore di
Serghjej Rachmaninov (1891, ma revisionato dall’autore nel 1917). La
qualità esecutiva degli interpreti è stata nell’insieme convincente:
il complesso parmense, nato nel 2002, ci è apparso solida formazione,
ben amalgamata nelle varie sezioni, precisa sotto l’aspetto timbrico e
dinamico, a proprio agio sia nella fresca e vigorosa letizia della
sinfonia beethoveniana, sia nelle note più cupe e frementi dell’Egmont,
come nelle sonorità tardoromantiche e un po’ enfatiche del concerto
del compositore russo. Per l’occasione i Musici
erano diretti da Enrico Bronzi, che già conoscevamo come violoncello
dell’ottimo Trio
di Parma, ma avviato da qualche anno anche alla direzione orchestrale,
per ora con compagini minori, come l’Orchestra Sinfonica della Valle
d’Aosta o i Filarmonici di Verona: ha diretto con mano sicura,
facendosi apprezzare nei momenti di maggiore cantabilità melodica, così
come nelle pagine di ritmo più intenso, quali il tic-tac da metronomo
dell’Allegretto scherzando o
il tema frusciante del Finale
della sinfonia di Beethoven.
Quanto a Sabrina Lanzi, che ascoltavamo per la prima volta, ha
affrontato con assoluta sicurezza tecnica l’impegnativo brano
affidatole, dando prova di padronanza virtuosistica della tastiera
(superba la cadenza del primo tempo) e di un fraseggio capace di
cesellare con limpida esattezza le note, con
un tocco che non eccede mai nel reboante, ma appare anzi talvolta
persino cameristico. Un Rachmaninov, il suo, decisamente degno di
riascolto: come ci informa il programma di sala , la Lanzi è la
prima donna italiana impegnata nell’integrale delle opere per
pianoforte e orchestra del musicista russo. Gli scroscianti e prolungati
applausi del numerosissimo pubblico hanno sottolineato il pieno successo
della serata.
18 novembre
Bruno Busca
Presentato a Milano il concerto di Barenboim a favore
del Comitato Negri-Weizmann
Oggi,
17 novembre, il
Maestro
Daniel
Barenboim,
Silvio
Garattini, Direttore dell’Istituto di
Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Robert
Parienti,
Delegato Generale per l’Europa dell’Istituto Weizmann, ed
Enrico
Garattini,
Coordinatore di un nuova ricerca sul possibile utilizzo dell’acido
retinoico nel contrasto del tumore alla mammella, hanno presentato alla
stampa il nuovo Concerto Straordinario (il 14 dicembre) “Hommage
à Chopin”,
organizzato dal Comitato
Negri Weizmann,
presieduto da Jeanne Nissim,
che, come da tradizione si svolgerà al Teatro alla Scala, a
sostegno delle ricerche in collaborazione dei due Istituti.
Quest’anno, sul prestigioso palco del Teatro alla Scala, si esibirà al
pianoforte il
Maestro Daniel Barenboim,
che eseguirà musiche di Fryderyk
Chopin. Silvio Garattini,
Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha
sottolineato: “La
ricerca biomedica diviene sempre più complessa e puo' essere affrontata
solo con alte tecnologie ed attraverso collaborazioni internazionali.
“Negri Weizmann” è una collaborazione di lunga tradizione che potrà
continuare grazie al contributo dei nostri sostenitori”.
I fondi raccolti
con questo Concerto Straordinario serviranno a finanziare tre nuovi
progetti di ricerca, sviluppata in collaborazione dai ricercatori dei
due Istituti. Per
informazioni sul Concerto: Claudia Milan (Comitato Negri Weizmann) Tel.
02 6775 724. Per prenotazioni: Comitato Negri Weizmann Tel. 02 6775 409
- info@negriweizmann.org
17
novembre dalla redazione
Marc-André
Hamelin alle
Serate Musicali
È tornato in Conservatorio il pianista canadese Marc-André Hamelin per le Serate
Musicali. Come sempre accade nei concerti di questo eccellente
solista, la scelta dei brani è stata varia e diversificata. Nella
serata di ieri si è passati dal classicismo di Haydn con le Variazioni
in fa minore a quello
di Mozart
con la Sonata in la min. K330,
al romanticismo virtuosistico di Liszt con Venezia
e Napoli (da Années de Pèlerinage), al più delicato Fauré con il Notturno
n.6 in re bem.magg. Op. 63. Il concerto è poi terminato con una
rarità esecutiva del francese C.V. Alkan, la Sinfonia
per pianoforte solo Op. 39 dai 12
Studi per toni minori. Hamelin è un pianista che definirei
razionale. Arriva al dominio tecnico della tastiera e all'espressione
artistica attraverso un approccio musicale tipico del
"musicista" in senso ampio (è anche un ottimo
compositore). Entra nello spirito del compositore dopo un'attenta
analisi dei brani e riesce a dare molto sia nei classici che nei moderni
o contemporanei. Dopo le valide interpretazioni di Haydn e Mozart ha
raggiunto una vetta interpretativa con i due brani lisztiani rivelando
un virtuosismo strumentale ricco di sfumature espessive. Valido anche il
Notturno e rilevante sotto ogni profilo l'interpretazione della Sinfonia
di Alkan, musicista da lui prediletto ma ben poco conosciuto al grande
pubblico. Unica pecca della serata è stata la presenza in Sala Verdi di
moltissimi posti liberi per un concerto che doveva riempire ogni
poltroncina. Bellissimo il bis haydniano con la
Fantasia in Do
maggiore. Da ricordare.
17 novembre
Cesare Guzzardella
Mendelsshon
e Beethoven per la UECO
Doveva
esserci il direttore greco-americano Peter Tiboris al concerto di giovedì
della UECO, ma non è potuto intervenire.
La United Europe Chamber Orchestra è tornata alla bacchetta del
suo direttore stabile Massimo Palombo e il programma previsto è stato
ridotto: di Felix Mendelsshon è stato eseguito il Concerto per
violino e orchestra in la min. Op.64, cavallo di battaglia di tutti
i grandi solisti,e di Beethoven la Sinfonia n.7. Molto brava la
solista Suela Mullaj - fondatrice insieme a Palombo della UECO - nel
concerto mendelsshoniano. Tocco delicato e arcate espressive hanno
delineato in modo pertinente la poetica del musicista tedesco. Valida la
direzione orchestrale nella notissima Settima. Successo di
pubblico in una sala stipata. Prossimo appuntamento martedì 1
dicembre con "Musica & sapori"
14
novembre
C.G.
Le
sorelle Labèque in Conservatorio
Le sorelle Labèque, Katia e Marielle, sono due eccellenti pianiste note
internazionalmente e nate nella Costa
Basca francese. Con un repertorio pianistico particolarmente esteso,
sono da sempre alla ricerca di
sonorità legate al folclore della loro terra d'origine. Nel bellissimo
impaginato della serata di ieri,
organizzata dalla Società del Quartetto, hanno
unito l'impressionismo classico di
autori come Albéniz, Debussy e Ravel alla tradizione popolare del nord
della Spagna scegliendo le pagine più
vicine alla tradizione popolare basca.
In
Iberia, di Isaac Albéniz, dalla
Suite per pianoforte in 4 libri,
hanno individuato sette brani ricchi di riferimenti popolari
e li hanno eseguiti nella trascrizione per due pianoforti di Decaux,
Granados e Amargos. Interpretazioni
genuine, ricche
di suggestive sonorità ed espressività.
Anche nella felice trascrizione per due pianoforti di Ravel dei Notturni per orchestra di
Claude Debussy, nei brani
esguiti, Nuages e Fêtes, le sorelle hanno colto
l'essenza impressionistica della
partitura con un calibrato senso del colore.
Pezzo forte della serata è stata
l'esecuzione del celeberrimo Boléro
di Maurice Ravel. Autore molto legato alla
Spagna, Ravel ha scritto il Boléro nel 1928. La celebre pagina
orchestrale ha anche una trascrizione meno nota per due pianoforti.
Un gruppo di abili percussionisti
- Fred Chambon, Paxkal Indo e Thierry Biscary -
ha adattato la versione pianistica alla ritmica delle loro percussioni.
Gli strumenti baschi impiegati dai nomi improbabili come il Ttun ttun,
il Txepetxa, la Txalaparta -percussioni simili al tamburo o alla
grancassa, solo per citarne alcune, -hanno fornito una accentuazione
alla ritmica ripetitiva ma coloristicamente molto varia del celebre Boléro.
Valida e originale la versione ascoltata. Al termine grande successo per
tutti e due bis canori e percussivi. Il primo, un canto del folclore
basco, è stato ottimamente intonato da due dei tre percussionisti
-limpida la voce di Biscary- con l'efficace
accompagnamento vocale del numeroso pubblico presente in Sala Verdi
(ottima l'intonazione!). Quindi
un virtuoso brano percussivo quasi improvvisato e a quattro mani ha
concluso la bellissima serata. Da ricordare.
11 novembre Cesare
Guzzardella
Vestard
Shimkus allo
Spazio/Teatro89
E sorprendentemente talentuoso Vestard Shimkus venticinquenne
pianista lettone per la prima volta in un concerto pubblico in Italia, a
Milano allo Spazio/Teatro89.
Nello splendido pomeriggio musicale di domenica
denominato Universi Paralleli per
la varietà e i contrasti
dell'impaginato, l'alto, magro, sorridente e sconosciuto -a noi italiani - Shimkus ha stupito il numeroso pubblico
intervenuto all'auditorium di via F.lli Gioia 89 con un programma
intelligente ed intenso: le 4
Ballate di F. Chopin, una delle Rhapsodie
espagnole di F.Liszt e
dopo il breve intervallo, la Hammerklavier
Op.106 di Beethoven e la Rhapsody
in Blue di G. Gershwin. Pianista riflessivo, con tecnica di
altissimo livello, ha dominato la tastiera con facilità esprimendo
qualità musicali rilevanti in tutti
i brani. Valido il suo Chopin;
ha mostrato particolare sintonia con il difficile Liszt
espresso con energia ma anche molta grazia, e penetrazione
interiore nel Beethoven più moderno della
106. Peccato la pessima accordatura del sonoro e timbricamente
valido pianoforte!! Vestard
Shimkus è anche compositore e
grande improvvisatore amante del jazz. Il suo senso ritmico è emerso in
una lettura splendida della Rhapsody in Blue di Gershwin eseguita nella
versione originale. Al termine ovazione del pubblico e un bellissimo bis
molto scarlattiano con una rara sonata di Soler. Potremo riascoltare
Shimkus in gennaio, in Conservatorio per le Serate
Musicali: da non perdere!!
10 novembre
Cesare Guzzardella
La Turandot al Coccia di Novara
E’
cominciata con la pucciniana Turandot la
nuova stagione lirica del Teatro Coccia di Novara, sabato 7
novembre, con replica domenica 8. Si tratta di una coproduzione del
Coccia, del Sociale di Mantova e del
Teatro del Giglio di Lucca, con la regia di Maurizio Scaparro, ripresa
da Susanna Attèndoli, che ha scelto –giustamente, secondo noi- la
versione dell’opera quale
fu lasciata interrotta dall’autore, a metà del terzo atto, con la
morte di Liù., rinunciando alle più o meno improbabili
“conclusioni” di Alfano o altri. La scenografia, suggestiva e
raffinata, ma non particolarmente originale, è di Enzo Frigerio:
singolari, peraltro, i costumi del coro, che rendono i sudditi imperiali
cinesi simili a prigionieri dei campi di concentramento. L’esecuzione
musicale è affidata all’Orchestra e coro del Festival Puccini di
Torre del Lago, diretti per l’occasione da Giuseppe Acquaviva
(attuale segretario artistico
del Festival pucciniano
e dal 2005 impegnato nell’attività di direzione orchestrale):
un’esecuzione collaudata, scrupolosa e inappuntabile, che ha reso
adeguatamente l’ inconfondibile impasto melodico e timbrico del
‘suono’ pucciniano, accompagnando efficacemente i cantanti. Il cast
canoro, che nella replica dell’8, cui abbiamo assistito, era variato
nei ruoli principali rispetto alla sera precedente, ci è parso
generalmente di discreto livello: ci è piaciuta
soprattutto la Liù di Mina Yamazaki, soprano
dalla voce morbida e
intensa, capace di impennarsi in momenti di commovente tenerezza e
valida interprete del ruolo anche dal punto di vista drammaturgico.
Bene, diremmo, anche il tenore Enrico Nenci nella parte di Calaf,
applauditissimo, con bis di rito, nel numero più celebre dell’opera,
il Nessun dorma all’inizio del terzo atto. Un po’ incolore ci
è sembrata invece in questa occasione la Turandot della giovane
cantante di origine sarda Nila Masala, talvolta sopraffatta
dall’orchestra e drammaturgicamente poco incisiva, ma va riconosciuto
che il ruolo della Principessa è tra i più difficili del nostro teatro
musicale. Interpreti adeguati delle rispettive parti gli altri cantanti,
a cominciare da Luigi Roni, buon basso nel ruolo di Timur e da
Leo Han, bella voce baritonale (il Gran Cancelliere Ping). Il
pubblico, che ha riempito il Coccia fino all’esaurimento dei posti, ha
sottolineato con entusiastici applausi
il pieno successo dello spettacolo.
9 novembre
Bruno Busca
Jian
Wang al Teatro Civico di Vercelli
Indiscusso
protagonista della quarta serata del Viotti Festival di Vercelli, sabato
7 novembre al Teatro Civico, è stato il violoncellista cinese Jian Wang
(Shangai 1968), scoperto come “énfant
prodige” da Isaac
Stern e dalla metà degli anni ottanta del secolo scorso presente nelle
sale da concerto più prestigiose del mondo occidentale (un affascinante
mistero costituiscono per noi i suoi studi musicali durante
l’infanzia: come avrà fatto a studiare violoncello in Cina, in piena
“rivoluzione culturale”?). Il programma gli affidava due rare perle
della letteratura violoncellistica , i due concerti di Haydn in
re maggiore HobVIIb:2 – il più celebre del maestro di Rohrau dei
tre da lui composti per tale strumento (1783)- e in do maggiore
HobVIIb:1 (1765 ca.). Si tratta, soprattutto il primo, di due
autentici “banchi di prova” per
i solisti, in quanto il violoncello è qui trattato da Haydn come
strumento dotato di totale autonomia melodica, dalla scioltezza
espressiva e tecnica pari a
quella del violino. Wang ha interpretato stupendamente entrambi i brani,
dando spazio sia alle più vellutate morbidezze del canto, con un suono
caldo e talvolta teneramente appassionato, specie negli Adagio,
sia ad un trascinante virtuosismo, con ardue , continue doppie corde,
eseguite con stupefacente disinvoltura, soprattutto nei due tempi
finali, l’apice delle difficoltà “tecniche” delle composizioni.
Il numeroso pubblico presente ha seguito con entusiasmo l’esecuzione
del solista, accompagnato dalla Camerata ducale, come sempre
impeccabilmente diretta da Guido Rimonda, nella parte di primo violino.
Lunghi e calorosi gli applausi finali, dopo i
due bis concessi dal Maestro.
Poco più che curiosità “filologiche” gli altri due brani in
programma, due sinfonie giovanili di Mozart, la n. 1 in mi bem.
Maggiore K 16 (1764) e la K A221/45 A in sol maggiore detta Vecchia
Lambach, dal nome del monastero benedettino austriaco, ove fu
trovato il manoscritto, composta probabilmente nel 1765 all’Aja. Si
tratta ovviamente di opere ancora poco originali, sotto la chiara
influenza di Johann Christian Bach e dello stile ‘italianeggiante’,
con scarso sviluppo tematico e gusto per l’ornamentazione galante, resa al meglio dalla direzione di Rimonda. Qualcosa
della futura genialità del salisburghese si può presentire nella
limpida grazia dei due tempi lenti, e l’ascoltatore attento può
riconoscere con sorpresa nel tessuto melodico della K16 una sequenza di
quattro note che Mozart riprenderà nel fugato finale della Jupiter.
8 novembre
Bruno Busca
Boris
Berezovsky per la Società
dei Concerti
Ha quarant'anni Boris Berezovsky, il pianista russo che da alcuni anni torna
in Conservatorio invitato dalla Società
dei Concerti. Virtuoso molto affermato, ieri ha impaginato un
programma particolarmente intenso
e ricco di liriche romantiche: prima Robert Schumann con i Davidsbündlertänze
Op.6, e poi Franz Liszt
con 4 tra i più noti Ètudes d'exécution
trascendante ( n. 4-5-8-11) e la celebre Sonata
in si minore. Berezovsky è un virtuoso che esprime una
padronanza tecnica molto elevata e una sicurezza interpretativa che
delinea in modo marcato ogni momento musicale. Nelle più dolci e
interiori liriche di Schumann Berezovsky ha mostrato intensità
espressiva con capacità di calibrare le sonorità anche nei momenti più
intimi e discreti. L'enfasi liztiana, spesso definita da un virtuosismo
trascendentale ai limiti del possibile interpretativo, sia negli Studi
che nella Sonata, è stata sottolineata con forza e sicurezza, non sempre però in modo poetico. Validi i due bis chopiniani. Grande
successo in una sala Verdi stracolma.
Prossimo concerto mercoledì, 11 novembre con il giovane pianista
Stefano Ligoratti.
5
novembre
Cesare Guzzardella
Roberto Prosseda inaugura
la 9° Stagione dello Spazio/Teatro89
Lo SpazioTeatro89
di via Fratelli Zoia 89
(via Forze Armate) è una
realtà periferica culturale (musica, arte, teatro,
ecc.) oramai consolidata e l'organizzazione musicale
di Luca Schieppati (pianista, didatta e organizzatore
musicale) riesce ha reperire artisti ed interpreti
importanti quali Roberto Prosseda (foto). Il noto pianista ha
infatti inaugurato la 9° stagione musicale
dello Spazio con un bellissimo
concerto pianistico incentrato sulla figura di Robert Schumann e su
altri compositori a lui molto vicini:
Clara Schumann con le 3
Romanze Op. 11 e F. Mendelssohn-
Bartoldy con alcune delle più celebri Romanze senza parole. Di Schumann
sono stati eseguiti brani
quali quelli le Waldszenen
Op.82, i Phantasie-Stuecke
Op.111 e la nota Fantasia
Op.17. Il bellissimo concerto, sostenuto anche da Serate
Musicali, era anche a
sostegno di "Donatori di Musica", rete di
musicisti, medici e volontari nata per portare la musica negli ospedali,
tra chi vive in un situazioni difficili e spesso critiche ( www.donatoridimusica.it
).
Prosseda ha interpretato i brani ottimamente mostrando ancora una volta
la sua alta sensibilità romantica. Il suono delicato e riflessivo delle
timbriche è definito da un flusso musicale con andature lente e
meditate che trovano nei momenti di maggiore trasparenza strutturale una
situazione espressiva altamente poetica. Grande il successo
tributato dal numeroso pubblico che gremiva il piccolo ma
confortevole auditorium. Prossimo concerto domenica, 8 novembre alle ore
17.00 con Vestard Shimkus al pianoforte. Ingresso euro 3, ridotto euro
1. Per informazioni: t. 02-40914901. Il 7 novembre alle ore 21.00 "Cabarettando"
in lingue diverse. Ingresso euro 5.
2 novembre
Cesare Guzzardella
A Vercelli un
omaggio ad Angelo Gilardino
Non finisce di stupirci la Camerata
ducale, formazione torinese per origine e vercellese di adozione, per la
sua straordinaria capacità di misurarsi
con generi, forme e linguaggi musicali diversi, a un livello sempre
molto alto di qualità esecutiva. Ieri, sabato 31 ottobre, abbiamo avuto
occasione di ascoltarla in una per noi inedita “versione”
quartettistica, con Guido Rimonda (foto a destra) e Marina Martianova
violini, Enzo Salzano viola, Daniele Bogni violoncello, nel concerto in
omaggio ad una figura storica della vita musicale vercellese
(e nazionale!), il grande chitarrista Angelo Gilardino (1941- foto),
maestro impareggiabile delle sei corde, il vero erede di Segovia,
ritiratosi nell’81 dall’attività concertistica, per dedicarsi
esclusivamente all’insegnamento e alla composizione. Il programma di
sala. proponeva al numeroso pubblico presente nella suggestiva Sala
dugentesca -una delle perle della Vercelli medievale- una recentissima
(2008)
composizione di Gilardino, il Quintetto di Lucedio per chitarra e
quartetto d’archi, nei canonici quattro tempi, dedicato al
prediletto allievo Giulio Tampalini (1971), che per l’occasione ha
avuto l’onore di eseguire la parte chitarristica dell’opera. Il
quintetto era incastonato tra un raro quartetto di L. Boccherini, l’op.VI
n.1 in re maggiore, scandito nei due tempi Adagio-Allegro
(1769) e quel capolavoro assoluto che è il mozartiano Quartetto in
do maggiore “delle dissonanze” KV 465, l’ultimo dei sei
quartetti dedicati ad Haydn dal Maestro di Salisburgo (1785). Il
programma ci è parso impaginato sul filo conduttore di una ricerca di
strutture armoniche ‘sorprendenti’ e ‘misteriose’, evidenti sia
nella composizione di Boccherini, in particolare nell’Adagio, percorso
da fremiti già romantici nelle inquiete vibrazioni melodiche e negli
inconsueti sviluppi armonici, sia nel quartetto mozartiano, tutto
percorso da una ardita sperimentazione armonica, dalle dissonanti note
iniziali fino al Finale, dalle atmosfere schubertiane. Il quintetto di
Gilardino, a sua volta, ci è sembrato ispirato a un linguaggio
primo-novecentesco, “al confine fra polimodalità e
atonalità”, come dichiara lo stesso autore: ci sono piaciuti
in particolare il primo tempo, “Andantino lirico, un poco mosso”,
dalla sonorità misteriosa e avvolgente, generata dal ricorso insistente
di una cellula tematica-base, resa splendidamente dalla chitarra di
Tampalini, e l’Intermezzo (terzo tempo), sorta di virtuosistico
‘moto perpetuo’. Eccellente l’esecuzione degli strumentisti della
Camerata ducale, perfettamente a loro agio anche nella musica
cameristica, con una pulizia e limpidezza di suono sempre perfette,
unite a vigore espressivo e
precisione tecnica inappuntabile, che ha nel primo violino di Guido
Rimonda una guida salda e autorevole. Trionfale il successo di pubblico,
che ha tributato a Gilardino, presente in sala, un’entusiastica
ovazione, ispirata anche dall’accattivante facondia affabulatoria
dell’assessore alla Cultura del Comune di Vercelli, dott. Fossale, che
vogliamo qui ricordare con riconoscenza come infaticabile ed
efficientissimo promotore della vita culturale della città.
1
novembre
Bruno Busca
La
stagione de I Pomeriggi si
apre con la pianista russa Leschenko
La nuova stagione de I Pomeriggi
Musicali è iniziata con un concerto che ha avuto come protagonista
una giovane ma molto affermata pianista, la venticinquenne
russa Polina Leschenko. In programma,
nella prima parte, il noto Concerto
per pianoforte e orchestra Op. 54 di Robert Schumann e nella seconda,
la Sinfonia n.6
"Pastorale" di L.v.Beethoven. Interessante ed avvincente
l'interpretazione della Leschenko
e dell'Orchestra dei Pemeriggi nella replica ascoltata ieri. Il romanticismo schumanniano
si è rivelato attraverso il tocco morbido e
poetico della solista
che attraverso volumi sonori particolarmente delicati e di pacata
intensità ha restituito
un'interpretazione lontana, nelle scelte
stilistiche, da quelle più accentuate
ed energiche alle quali siamo abituati
- vedi Argerich o Pollini - ma
decisamente valida. Eccellente la sinergia con l'orchestra ben
diretta da Manacorda. Di livello artistico più basso ci è sembrata
invece l'esecuzione "cameristica" della
Sinfonia n.6 di Beethoven, poco "pastorale"
e spesso mancante di unità timbrica, con violini poco efficaci e
qualche fiato troppo in evidenza o isolato
dal contesto sonoro. Valide invece le
timbriche complessive nella scena de Il
temporale. Grande
successo di pubblico in una sala stracolma.
Prossimo concerto sabato, 14 novembre con
Francesco Colombo alle prese con autori francesi.
1 novembre Cesare Guzzardella
OTTOBRE
2009
Boulez e Pollini alla
Scala
Bellissimo il programma scelto per il concerto che ha inaugurato la stagione
sinfonica della Scala: tutto Bartók.
Dai Quattro pezzi per orchestra Op.12, al Concerto per pianoforte e orchestra n.2 alla suite completa da
Il mandarino meraviglioso,
tutti brani dal grande impatto timbrico e ritmico. Sul palcoscenico oltre
alla Filarmonica scaligera un coppia di grandissimi quali Pierre
Boulez e Maurizio Pollini. La musica di Bartók ha nella
tagliente ritmica percussiva una componente vitale e la perfetta forma
che attraversa diversi generi musicali, dall'Impressionismo di Debussy,
al Neoclassicismo Stravinskijano, all'espressionismo dei viennesi, è
stata evidenziata in modo eccellente dalla calibrata, sicura e perfetta
direzione di Boulez e nel Concerto, dal sempre profondo Pollini. Buona
la prestazione della Filarmonica nei Quattro pezzi, meglio nel Concerto
e ottima nel bellissimo Mandarino. Grandissimo il consenso tributato al
termine dal numeroso pubblico ai protagonisti nella replica di ieri.
Domani sera ultima replica alle ore 20.00. Da non perdere!
30
ottobre Cesare
Guzzardella
Quarto
Concerto per il XII° VIOTTI FESTIVAL -CITTÀ DI VERCELLI
Sabato 7 novembre 2009 (ore 21), presso il Teatro Civico di Vercelli, è
in programma il quarto appuntamento del XII Viotti Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San
Paolo e Fondazioni CRT e CRV. Il ritorno del violoncellista cinese Jian Wang (nella foto) a Vercelli a
seguito dello strepitoso successo di pubblico e critica ottenuto in
occasione della sua precedente esibizione al Viotti Festival
coincide con una serata dedicata alla celebrazione del duecentesimo
anniversario della morte di Franz Joseph Haydn (1809-2009). Jian Wang
offrirà infatti al pubblico vercellese la propria straordinaria
interpretazione dei due concerti per violoncello e orchestra (HobVIIb:1
e 2) del compositore austriaco accompagnato dall’Orchestra Camerata
Ducale. Il programma della serata sarà completato dall’esecuzione di
due rare pagine sinfoniche di Wolfgang Amadeus Mozart. Sotto la
direzione del direttore musicale Guido Rimonda l’Orchestra Camerata
Ducale proporrà la Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore KV 16,
prima pagina sinfonica del genio salsburghese composta a soli otto anni,
e la Sinfonia in sol maggiore «Alte Lambach» KV A221/45a, opera
realizzata da Mozart nel 1765 durante il suo primo grande viaggio di
istruzione nell’Europa del Nord. Questo concerto è il primo della
serie di sette concerti in abbonamento che compongono il XII Viotti
Fstival. Gli abbonamenti all’intera stagione concertistica saranno
in vendita dal 3 al 7 novembre prossimi presso la biglietteria del
Teatro Civico di Vercelli dalle 17.00 alle 20.00. I singoli biglietti
saranno invece in vendita un’ora prima di ogni concerto. Per ulteriori
informazioni è possibile contattare la Segreteria dell’Orchestra
Camerata Ducale (011-755791) o il Comune di Vercelli (0161-596369 //
0161-596277).
30
ottobre dalla redazione
Una
lunga maratona pianistica per
Cristiano Burato
Era numeroso il pubblico intervenuto ieri sera in Conservatorio
alle Serate Musicali per assistere alla Maratona pianistica
dedicata dal pianista Cristiano
Burato a F. Chopin. Due ore e
tranta minuti di musica, oltre i venti
minuti d'intervallo,
per ascoltare le Ballate,
gli
Scherzi, le Polacche,
uno Studio
e l'Andante spianato e Grande Polacca Op. 22 del
grande compositore polacco. È terminato
quasi a mezzanotte il bellissimo e originale concerto dello
specialista chopiniano Burato, interprete che
nel 1996 diede una svolta alla sua carriera pianistica vincendo il
prestigioso Premio Ciani. Burato è
un pianista originale, ha un modo di penetrare la musica di Chopin
certamente elevato e trova soluzioni dinamiche, timbriche ed espressive
differenti dai canoni classici interpretativi ai quali siamo abituati,
quelli di un Cortot, di un Rubinstein, di Magaloff o Pollini. Ma il suo
modo esecutivo, pieno di evidenti contrasti, rivela qualità indubbie
che mettono in risalto una ricercata modernità interpretativa. Tra
i brani eseguiti, tutti validi, particolare la serie delle Polacche
(per ragioni di tempo non ha potuto eseguire l'ultima, l'Op.61) trattate
con vigore, ricchezza sonora e personalità. Segnaliamo anche il
bellissimo Studio in fa minore op.
25 n. 2 chopiniano reinventato con estro da Hans Fazzari, brano che
ha riscosso grande successo di pubblico. Prossimo concerto, lunedì 2
novembre, con il pianista Anderzewski e l'Orchestra di Padova e del
Veneto.
27 ottobre
Cesare Guzzardella
L'Idomeneo
di Mozart torna alla Scala
E' tornato alla Scala l'Idomeneo
mozartiano che aveva inaugurato la stagione scaligera 2005-2006. La
riuscita regia di Luc Bondy
con le scarne scene di Erich Wonder e
i costumi moderni di Rudi Sabounghi integrano, questa volta, la
splendida musica di Mozart diretta dall'ottima bacchetta di Myung-Whun
Chung. La non facile partitura rivela un
Mozart che, se pure giovane – l’opera venne rappresentata a Monaco
per la prima volta il 29 gennaio del 1781- raggiunge vertici assoluti di
maturità espressiva. Il musicista salisburghese aveva rivisitato
l’opera seria italiana con importanti innovazioni musicali per
quanto concerne l’uso dei recitativi e delle arie. In questa
drammatica ma a lieto fine vicenda, costruita su libretto di
Giambattista Varesco, i recitativi e le arie si succedono senza
soluzione di continuità e anche i primi raggiungono livelli
espressivi particolarmente intensi. Di ottimo livello il cast vocale
della quarta rappresentazione, con la voce tenorile di Idomeneo affidata
ad un limpido Richerd Croft, intensamente soave l'Ilia
di Patrizia Ciofi (foto di M.Brescia -Archivio Scala), e
incisivamente robusta l'Elettra della bravissima Carmela Remigio (a sinistra); molto brava
Laura Polverelli nel ruolo di
Idamante, interpretazione che ricorda molto nelle timbriche e
nell'aspetto quella di Monica Bacelli dell'edizione 2005. Bravi anche
gli altri interpreti ed eccellente il coro curato da Bruno Casoni.
Direzione avvincente quella di Chung, specie nei momenti più concitati.
Grandissimo successo di pubblico. Repliche il 26-28-30 ottobre
24 ottobre
Cesare Guzzardella
Federico Colli per la
Società dei Concerti
Non conoscevo il giovane pianista Federico Colli
(Brescia,1988) e devo dire che l'ascolto del bellissimo concerto di ieri
in Conservatorio, organizzato dalla Società
dei Concerti, mi ha rivelato un
eccellente interprete.
Il programma presentato, vario e non facile, prevedeva musiche di Haydn,
Beethoven, Bach, Chopin e Prokof'ev. Un panorama musicale articolato che
alternava la classicità del delizioso brano Andante
e variazioni in fa min. del Maestro di Rohrau al Preludio e Fuga in si bem. min.
di Bach, la più contrastata e celebre Sonata
"Appassionata" di Beethoven e il raffinato Chopin
dell'Andante
spianato e Polacca Op.22,
per terminare con quel monumento di
virtuosismo ritmico e percussivo rappresentato dalla
Sonata n.7 in si bem. magg. Op.83 di S. Prokof'ev. Colli è un
interprete che stupisce per tecnica e soprattutto per maturità
espressiva, considerando la giovane età. Ha qualità timbriche limpide
e sicure. Pianista riflessivo, è sempre alla ricerca di un'autentica ed
equilibrata modalità espressiva che si rivela con morbidi
contrasti sonori. Molto versatile nel suo stile esecutivo, ha interpretato
un bellissimo Haydn, un raffinato e molto chopiniano Andante con una
brillante e formalmente impeccabile Polacca, di altissimo livello l'Allegro
ma non troppo dell'Appassionata e ci ha stupito al termine,
con un Prokof'ev interpretato nella giusta e corretta dimensione
ritmico-percussiva. Bravissimo!! Un bis eccellente, una Sonata
di Domenico Scarlatti. Grande successo di pubblico.
22
ottobre
Cesare Guzzardella
Inaugurazione del XII Viotti
festival a Vercelli
Venerdì
16 ottobre, nella suggestiva cornice della chiesa di S. Cristoforo,
ornata dagli splendidi affreschi di Gaudenzio Ferrari, ha avuto luogo
l’inaugurazione della stagione concertistica 2009-10
del Viotti Festival di Vercelli, che, giunto ormai alla XII
edizione, si è guadagnato il meritato consenso di un pubblico, in
costante aumento, di fedeli appassionati. Il Viotti festival è da
sempre associato ad un’orchestra, la Camerata Ducale (creata e
diretta dal giovane Maestro e primo violino Guido Rimonda),
che per esemplare professionalità e intelligenza esecutiva si è
imposta come uno dei complessi sinfonici di assoluto prestigio in
Piemonte e non solo: quest’estate ha compiuto una lunga tournée nei
Paesi arabi, ove ha riscosso un trionfale successo. Il
ricco e interessante programma, tutto all’insegna del Barocco,
italiano e tedesco, presentava composizioni di Vivaldi (due concerti per
archi e basso continuo RV 121 in re maggiore e RV 127
in re minore), Albinoni (Sinfonia a cinque per archi e basso
continuo op. 2 n. 9), Torelli ( Sinfonia per tromba archi e basso
continuo in re maggiore G9), Telemann (Sonata in re maggiore per tromba
archi e basso continuo TWV 44:1) e di Johann Sebastian Bach la cantata
Jauchzet Gott in allen Landen per soprano tromba archi e
basso continuo BWV 51, eseguita come primo pezzo del concerto.
Eccellente come sempre la qualità esecutiva dei brani proposti: il
‘colorismo’caldo e brillante del barocco veneziano, così come la più
complessa tessitura contrappuntistica
e l’austera gravità della coeva musica tedesca, soprattutto
bachiana, sono stati interpretati al meglio da un’orchestra che ha
negli archi uno dei suoi punti di forza, dal suono duttile e vigoroso a
un tempo. Abbiamo seguito con particolare interesse due solisti che
ascoltavamo per la prima volta dal vivo: la giovane soprano (1983)
Francesca Lombardi Mazzulli, diplomata al Conservatorio di Milano,
specializzata nel repertorio barocco, ma anche con qualche ruolo
mozartiano (Susanna nelle Nozze di Figaro), ha dato prova, nella
convincente esecuzione della cantata bachiana, di una belle voce, da
soprano brillante di vigorosa forza espressiva e morbida coloritura
timbrica, forse da consolidare nei registri bassi, non sempre nitidi.
Superba l’esibizione dell’altro solista della serata, Ivano Buat,
prima tromba del Regio di Torino e collaboratore stabile dei Pomeriggi
musicali di Milano: il pubblico che gremiva la chiesa è stato rapito
dalla raffinatezza
incredibile nei colori dei suoni, dall'intonazione perfetta, dal ritmo,
capace come pochi di dare
voce all’estrosa contabilità delle composizioni barocche. Gli
scroscianti applausi dopo il bis (un arrangiamento dell’adagio di B.
Marcello per flicorno) hanno sottolineato il pieno successo di questa
bella serata vercellese di musica.
22 ottobre
B.Busca
Gil
Shaham per
le Serate
Musicali
Dopo i recenti virtuosismi di Uto Ughi, è tornato in Conservatorio per le Serate
Musicali un altro virtuoso
del violino: Gil Shaham. Questa volta in solitaria, Shaham ha deliziato
il numeroso pubblico accorso in Sala Verdi con un programma
integralmente bachiano: due Partite e una Sonata. Non ha ancora 39 anni
ma il violinista statunitense, israeliano di origine, è tra i più
acclamati e richiesti della
sua generazione. Le qualità interpretative ascoltate rivelano infatti
un approccio musicale di prima categoria: intonazione perfetta, fluidità
del fraseggio e alta penetrazione espressiva della musica di Bach.
Shaham ha affrontato i brani del grande tedesco con determinazione,
anche la Partita
n.2 in re min., quella della celebre Ciaccona,
rielaborata in passato da virtuosi quali Busoni. Le varietà timbriche
del sonoro violino di Shaham si sono rivelate in ogni dettaglio
tecnico-espressivo, e ancor di più nella splendida Fuga
della bellissima Sonata n.2 in la
min. e negli oltre12 minuti della fluida Ciaccona. Grandissimo il
successo ottenuto e bis con una toccante Sarabande- Double ancora di
Bach. Da ricordare. Prossimo appuntamento
delle Serate, lunedì 26 ottobre con il pianista Cristiano Burato che
interpreta Chopin.
20
ottobre Cesare
Guzzardella
L’opera al cinema: Simon Boccanegra
in diretta da Palermo
Il
29 Ottobre 2009 alle
h.18.30 in diretta via satellite dal Teatro Massimo di Palermo verrà
trasmessa l'opera Simon Boccanegra di G.Verdi in oltre cento sale cinema
Europee. L'iniziativa è il primo frutto dell'accordo
tra Raitrade e Dynamic che intendono offrire una serie di appuntamenti
con l'opera lirica dai migliori teatri europei direttamente sul grande
schermo. Il cast del "Simone" é di prim’ordine: Amarilli
Nizza, Ferruccio Furlanetto -attesissimo nel ruolo di Fiesco che fu il
cavallo di battaglia del compianto Nicolai Ghiaurov - Roberto Frontali,
Walter Fraccaro, sotto la bacchetta di Philippe Auguin e la regia di
Giorgio Gallione. Ormai
l'opera al cinema è una realtà apprezzatissima dal pubblico. Sull'onda
del successo delle trasmissioni dal Met e dal Covent Garden, anche
l'Italia fa la sua parte e con questo accordo coglie la grande
opportunità offerta dalle nuove tecnologie: portare l'opera lirica ad
un pubblico più vasto anche dove non esiste un teatro, ridare ossigeno
alla musica classica e creare una nuova generazione di appassionati. Il
tutto con il dettaglio incredibile dell'alta definizione e l'audio Dolby
Surround Per informazioni
sulle sale cinematografiche e per conoscere
i prossimi spettacoli in programma
consultare il sito www.dynamic.it oppure telefonare al n. 010 272.2884 Vedi il trailer: http://www.dynamic.it/cinema_contents.php
17 ottobre
dalla redazione
Uto
Ughi per le Serate Musicali
Torna puntualmente a Milano in Conservatorio il violinista Uto Ughi. Ieri
sera, nel bellissimo concerto organizzato
delle Serate Musicali, era accompagnato al pianoforte da Alessandro
Specchi per un programma particolarmente vario che prevedeva musiche del
francese J.M. Leclair, del norvegese E. Grieg, del violinista -
compositore viennese F. Kreisler e
del polacco H..Wieniawski. Ughi che ha anche presentato, come è suo
solito fare, alcune dei brani eseguiti, ha suonato benissimo mostrando
una caratura interpretativa di alto spessore e curando in modo
appassionato il suo
riconoscibile vibrato timbrico sempre dolce e intensamente espressivo.
Interessante la scelta dei brani, alcuni di rara interpretazione come la
folcloristica e deliziosa Sonata in re magg. "Il Tamburino"
di Leclair o l'impegnativa virtuosistica
Fantasia su temi dal Faust di Gounod, altri di più immediata
presa come quelli di Kreisler, tra cui il celeberrimo e sempre toccante
valzer Liebeslied. Un inaspettato cambio di programma ci ha dato
la possibilità di ascoltare il bellissimo preludio
di Kreisler in stile di Pugnani. Valida anche
l'interpretazione della Sonata
in Do min.Op.45 di Grieg che ci ha rivelato ancor di più le
ottime qualità del pianista Alessandro Specchi, musicista di raffinata
eleganza, sempre in perfetta sintonia con il grande Ughi. Grande
successo in una colma Sala Verdi. Prossimo concerto per le Serata
Musicali, lunedì 19 ottobre con
ancora un grande solista del violino, Gil
Shaham, impegnato in un programma interamente bachiano.
16 ottobre
Cesare Guzzardella
Francesca
Dego
e la Verdi
all'Auditorium
Ha solo vent'anni Francesca
Dego, talentuosa violinista nata a Lecco con un bagaglio di esperienze importanti
e collaborazioni con acclamati virtuosi come Accardo e Mintz. Oggi
l'abbiamo ascoltata all'Auditorium nell'ultima replica del concerto per
violino e orchestra, certamente non facile, quello in Re
min. Op. 47 di Jean Sibelius, cavallo di battaglia di tutti i
virtuosi violinisti. L'ottima Orchestra Sinfonica Verdi era diretta da
Weyne Marshall e la bella ed elegante Francesca, come sempre imperturbabile
e molto sicura di sé, ha orientato l'andatura del celebre concerto
tardoromantico - venne eseguito per la prima volta ad Helsinki nel 1903
- con cavate molto delicate e precise e rivelando un'intonazione
perfetta senza alcuna sbavatura. Avvincente la direzione di Marshall che
ha saputo nei momenti giusti mettere in rilievo le espressive melodie
della solista. La Dego ha una tecnica superlativa mediata da una
razionale consapevolezza che la porta a valorizzare ogni dettaglio
melodico e ritmico. L'esperienza e un tocco
più pennellato e robusto non
potranno che portarla a risultati ancor più rilevanti ma rimane
comunque la migliore violinista ventenne italiana.
Due i bis, Paganini e Bach (sarabanda) , e splendido
soprattutto il primo con il Capriccio n. 24 del genovese, quello con le celebri
variazioni.. Bravissima Francesca. Nella seconda parte del concerto
abbiamo ascoltato una Suite
dal balletto Romeo e Giulietta
di Sergej Prokof'ev a cura del direttore Marshall: una dozzina di brani
tratti dalle tre Suite del russo. Interessante l'interpretazione
ascoltata che ha messo in risalto tutta la duttilità dell'ottima Verdi
e una scelta direttoriale molto occidentale e poco russa ma comunque
coerente e di ottimo gusto. Le scultoree sonorità di Prokof'ev sono
state addolcite da timbriche meno taglienti e geometriche ma di grande
effetto corale. Grande successo di pubblico. www.francescadego.com
10 ottobre
Cesare Guzzardella
TERZO
CONCERTO XII VIOTTI FESTIVAL
- CITTÀ DI VERCELLI
Venerdì
16 ottobre 2009 (ore 21 - ingresso libero), presso la Chiesa di San
Cristoforo in Vercelli, è in programma il terzo appuntamento del XII Viotti
Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi
eventi” in collaborazione con l’Orchestra Camerata Ducale e con
il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla Cultura e al Turismo,
Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e Fondazioni CRT e CRV.
Il programma di questa terza serata del XII Viotti Festival è
interamente dedicato alla musica barocca ed in particolare al raro ma
interessantissimo repertorio per tromba, archi e basso continuo. Ospite
della Camerata Ducale sarà per l’occasione Ivano Buat, prima tromba
dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino e stabile collaboratore
anche dell’orchestra vercellese. Ivano Buat presenterà a Vercelli due
pagine di autori che vanno annoverati tra i massimi esponenti del
repertorio barocco per tromba: l’italiano Giuseppe Torelli e il
tedesco Georg Philipp Telemann. Accanto a queste pagine sarà eseguita
la ben più celebre cantata di Johann Sebastian Bach Jauchzet Gott in
allen Landen, per soprano, tromba, archi e basso continuo, con la
partecipazione del giovane ma già affermato soprano Francesca Lombradi.
Completano il programma alcune pagine per archi dei due maggiori
compositori veneziani del XVIII secolo: Tomaso Albinoni e Antonio
Vivaldi.
9
ottobre dalla redazione
Leonidas Kavakos inaugura la
Stagione del “Quartetto”
È partita benissimo la Società del Quartetto,
storica organizzazione concertistica milanese, con il primo concerto
stagionale che ha visto sul palcoscenico uno dei migliori e acclamati
violinisti di oggi: Leonidas Kavakos.
Nella veste anche di direttore, il greco Kavakos ha
trovato il supporto di una valente compagine strumentale quale la Camerata
Salzburg, orchestra storica austriaca che ha avuto in
passato alla guida direttori quali Végh,
Norrington, ecc. Il programma tutto beethoveniano prevedeva due
capolavori del Maestro di Bonn: il Concerto per Violino e Orchestra Op. 61 e la Quinta Sinfonia
Op.67. Kavakos ha mostrato anche di saper
ben dirigere l'eccellente orchestra ma nella parte solistica del
concerto ha rivelato tutta la sua maestria di grande interprete. Il
suono dolce, spesso energico e determinato del suo violino ci ha
trasmesso sensazioni forti per un Beethoven dove ricchi sono i contrasti
tra i piani sonori orchestrali e sempre in primo piano è
la voce del solista. Veramente splendida la resa complessiva.
Interminabili gli applausi dell'attento pubblico
che gremiva Sala Verdi. Valida l'interpretazione della Quianta
beethoveniana che ha trovato nei movimenti più concitati la migliore
resa estetica. Grande
successo.
Prossimo concerto martedì 20 ottobre con il gruppo cameristico La
Risonanza diretto da Fabio Bonizzoni nelle cantate di Haendel
7
ottobre
Cesare Guzzardella
Un raro Donizetti alla Scala per il Progetto Accademia
Sono proprio bravi i cantanti, gli orchestrali e i
tecnici dell'Accademia del Teatro alla Scala
che si sono cimentati con successo in una rarità buffa di Gaetano
Donizetti, Le
convenienze ed inconvenienze teatrali.
L'atto unico (suddiviso in due parti),
dramma giocoso su libretto di Domenico Gilardoni, venne rappresentato
per la prima volta a Napoli nel novembre del 1827 e vuole essere una
satira teatrale in musica sul mondo del teatro e sui variegati caratteri
dei personaggi che si avvicendano sul palcoscenico. Esempio originale di
teatro
nel teatro, l'opera buffa donizettiana trova nella bellezza
di alcune arie e nell'efficace parodia di modi rappresentativi
settecenteschi i punti di forza.
Bravi tutti i protagonisti- interpreti nella seconda rappresentazione
che hanno dimostrato genuina teatralità altre che valida vocalità.
Ricordiamo almeno Simge Buyukedes in Daria,
Simon Baylei in Procolo, l'en travesti
Davide Pelissero in Agata, Shi
Young Jung in Luigia, Filippo
Adami, Guglielmo, Filippo
Polinelli, Biscroma
Strappaviscere. L'Orchestra dell'Accademia è stata ottimamente
diretta da Marco Guidarini e l'efficace e divertente regia del notissimo
attore comico di cinema-teatro e tv Antonio Albanese, per la prima volta
in una regia lirica, ha meritato il successo tributato dal numeroso
pubblico presente. Valide le scene e i costumi tradizionali di Leila
Fteita e di Elisabetta Gabbioneta. Prossime rappresentazioni il 7-9-11-14 ottobre.
6
ottobre
Cesare Guzzardella
La
Maratona-Beethoven allo Spazio-Teatro
89
Lo
Spazio-Teatro 89 in collaborazione con Serate
musicali ha organizzato una Maratona-Beethoven mettendo in
palcoscenico le 32 Sonate di Beethoven. Pianisti quali Cristiano Burato,
Rebecca Capova, Luca
Schieppati, Natalia Katyukova ed altri ancora,
si sono avvicendati in Conservatorio
e alla Spazio 89 di via Fratelli Zoia per
questa interessante iniziativa che ha avuto il merito di far
avvicinare il pubblico al sommo Beethoven attraverso l'ascolto di
capolavori indiscussi ma anche alla musica
contemporanea con l'esecuzione di brevi "bagatelle"
commissionate per l'occasione a 12 compositori italiani quali Boccadoro,
Antonioni, Campodonico, Fazzari, ecc. Nel
pomeriggio di domenica,
abbiamo ascoltato la trentenne russa Natalia Katyukova, affermata
interprete e vincitrice di imortanti concorsi internazionali. Ha
eseguito quattro Sonate beethoveniane e precisamente l'Op.
26, l'Op.27 n.1, la celebre Op.27 n.2
"Al chiaro di luna" e l'Op.28
"Pastorale". I brani sono stati anticipati da una breve ma
significativa presentazione di Luca Schieppati, pianista, didatta e
organizzatore musicale. Ottima l'interpretazione della Katyukova che ha
rivelato chiarezza espressiva, robustezza di tocco e una determinata
incisività. Un Beethoven di carattere ed energico. Inserite tra le
Sonate abbiamo ascoltato anche due brevi bagatelle composte per
l'occasione da due compositori
italiani: una Bagatella sull'Op.26
di Mauro Montalbetti e una
Bagatella sulla Sonata "Pastorale" di Giorgio Colombo
Taccani. Interessanti i lavori, soprattutto quello di Montalbetti e
valide le interpretazioni della Katyukova.
5 ottobre
Cesare Guzzardella
SETTEMBRE
L'Orfeo
di
Monteverdi
alla Scala
Continuano
le repliche al Teatro alla Scala de L'Orfeo,
opera di Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio in un
prologo e cinque atti. La messinscena porta la firma per la regia, le
scene e i costumi dello statunitense Robert Wilson ( foto dell'Archivio
Scala) e la direzione orchestrale è di Rinaldo Alessandrini. Quello che
si apprezza di più nel capolavoro che Monteverdi mise in scena per la
prima volta a Palazzo Ducale a Mantova nel febbraio del 1607, è il
riuscito connubbio tra l'antica timbrica
musicale, resa ottimamente dal gruppo cameristico
Concerto Italiano e dal
suo direttore, e la scelta registica e scenografica di Wilson. La
staticità dei personaggi presenti in scena
e le scenografie essenziali e pittoriche, ben inquadrate da scelte
luminose intense, trovano un equilibrio perfetto soprattutto nelle
lunghe declamazioni di Orfeo e degli altri protagonisti. L'originalità
dello spettacolo è completata anche dai bellissimi costumi d'epoca di
Jacques Reynaud. Avvincente il cast vocale con un acclamato Georg Nigl
nel ruolo di Orfeo, una ottima Roberta Invernizzi, Euridice
e La Musica, e una incisiva
Raffaella Milanesi, Proserpina.
Grande successo di pubblico. Ultime repliche il 30 settembre e il
3 e 6 ottobre.
29 settembre
Cesare Guzzardella
42° Concorso Internazionale di Chitarra “Michele Pittaluga” Premio
Città di Alessandria e 14a edizione del Convegno
di Chitarra - Alessandria.
Sabato
26 settembre 2009 si è tenuta la finale del 42° concorso
internazionale di chitarra presso il Teatro comunale di Alessandria.
I tre finalisti si sono esibiti in un concerto per chitarra e
orchestra, che poteva essere scelto
tra i seguenti: concerto di Heitor Villa-Lobos, Fantasia para un
gentilhombre di Joaquin Rodrigo e concerto nr 1 in
La maggiore di Antonio Lauro, accompagnati con l’Orchestra
Filarmonica del Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria. La giuria
( foto)
era composta da 7 membri di varia nazionalità, in buona parte
chitarristi ma anche altri strumentisti e un architetto, presieduti dal
Mo Alirio Diaz, Presidente onorario del concorso: Tania
Chagnot, Marcin Dylla, Darko Petrinjak, Micaela Pittaluga, Alberto
Ponce, Jukka Savijoki e Elena Zaniboni. È risultato vincitore il
ventottenne ungherese Andras
Csàki (1° premio-
Foto -), che ha eseguito la
“Fantasia para un
gentilhombre” di Rodrigo, seguito dalla coreana Kyu-Hee Park (2° premio), che ha suonato
il “concerto” di
Villa-Lobos e dal francese Thomas
Viloteau (3° premio), esibitosi
con la “Fantasia” di
Rodrigo. La preparazione dei
finalisti era di altissimo livello, i premi altrettanto elevati.
In attesa delle premiazioni,
il pubblico ha assistito ad un’interessante performance del
chitarrista cubano Marco Tamajo, già vincitore della XXXIIa
edizione del concorso di Alessandria, che ha eseguito l’inedito
concerto nr 2 per chitarra e orchestra di Lauro.
Nell’ambito del Concorso, prima della finale,
si è svolto il tradizionale convegno di chitarra, nella giornata
di sabato 26 settembre. Sono
intervenuti Angelo Gilardino, Francesco
Biraghi, Ciro Fiorentino,
Mario Dell’Ara e Maurizio Mazzoli che hanno esposto argomenti di
letteratura chitarristica; Ciro Fiorentino
ha illustrato le recenti normative sui licei musicali che entreranno in
vigore nel 2010. Segnaliamo l’intervento di Dell’Ara che ha
presentato un suo libro di recente pubblicazione, “Calligrafia
secolare della chitarra”, un’analisi sia della diteggiatura che
delle forme musicali in uso nella letteratura chitarristica del
rinascimento e del barocco. Interessanti anche i contributi di Gilardino
e Biraghi rispettivamente sulla forza innovativa (e all’epoca
incompresa) delle composizioni
di Villa-Lobos e sugli aspetti biografici meno noti
di Tarrega. Mazzoli ha invece parlato della vita di Francesco
Balilla Pratella, un chitarrista vissuto tra Ottocento e Novecento; è
seguita un’interpretazione di una composizione di Pratella, “Notturno”
interpretata da Marco Battaglia su di una chitarra del 1802. Infine
preziosi contributi “sonori” hanno arricchito il convegno: Serena
Saloni, un’allieva dodicenne di Bruno Giuffredi, ha debuttato suonando
la Partita di Brescianello, la Tarantella di Mertz e altri brani.
Ancora due chitarristi di altissimo livello vincitori di precedenti
edizioni del concorso di Alessandria, si sono esibiti: Irina Kulikova,
ha interpretato la “Sonata
III” di Manuel Ponce, mentre Marcin Dylla ha suonato la “Sonata
Romantica” di Ponce e “Variazioni
su un tema di Skrjabin” di Alexandre Tansman. Infine c’è stata
la premiazione “Chitarre d’oro” 2009 nelle varie sezioni: Premio
Speciale “Una vita per la chitarra”: liutaio catanese Antonio
Scandurra. Premio per la
didattica: Mario Jalenti . Premio per la Composizione: compositore
cubano Leo Brower Premio per il miglio CD: Marcin Dylla, Guitar Recital
Naxos 2008. Premio per la promozione: Lena Kokkaliari .Premio giovane
promessa: Alberto Mesirca Premio per la ricerca musicologica: Maurizio
Mazzoli
28
settembre
Alberto Cipriani
Il Progetto
Pollini alla Scala
Penultimo appuntamento al Teatro alla Scala del Progetto
Pollini, rassegna musicale ideata dal grande pianista milanese che accosta
la migliore tradizione musicale classica con
il periodo moderno del Novecento
e i
nostri giorni. Nell'entusiasmante
concerto di ieri sera, Riccardo Chailly ha diretto la Gewandhausorchester
di Lipsia -orchestra che
segue stabilmente dal 2005- in
un programma prevalentemente classico che ha
avuto come primo brano una composizione giovanile di Luigi Nono
del 1951: Composizione per
orchestra n.1. Il brano appartiene al
periodo nel quale il compositore veneziano
seguiva i corsi estivi di Darmstadt e
assimilava le modalità compositive della Seconda Scuola di Vienna
sperimentando anche l'elettronica. Molto trasparente e formalmente
rilevante il brano seriale di Nono restituito
dalla ottima direzione di Chailly. La Sinfonia
n.4 Op.90 "Italiana "di F. Mendelssohn-Bartholdy
nell'edizione di Bretkopf & Härtel era in prima esecuzione italiana
e la direzione quasi "cameristica" di Chailly ci ha rivelato
un Mendelssohn essenziale, luminoso e di grande intensità melodica.
Eccellente in questo caso l'interpretazione ascoltata con un modo di
melodiare molto italiano. Nella seconda parte della serata è salito sul
palcoscenico Maurizio Pollini per il Concerto n.4 Op.58 di L.v. Beethoven. Ricordiamo che il programma
con gli stessi interpreti e la stessa orchestra ha avuto precedenti a
Parigi e a Lipsia. Ottima l'interpretazione pianistica e orchestrale
fornite e di rilievo l' integrazione tra le parti solistiche
e quelle dell'orchestra. La cadenza dell'Allegro moderato ci ha rivelato un Beethoven moderno e quasi
improvvisatorio e l'Andante con moto è stato eseguito con profonda intensità
espressività. Grandissimo il consenso di pubblico tributato al termine
della serata con lunghi e fragorosi applausi.
Nessun bis. Evento da ricordare.
27
settembre
Cesare Guzzardella
Viktoria Mullova per il MiTo
Ultimo appuntamento
per la rassegna musicale MiTo. Ieri sera in Conservatorio la
violinista Viktoria Mullova,
anche in duo con il bravissimo clavicembalista Ottavio Dantone, ha
tenuto un concerto in Sala Verdi interamente bachiano culminato con la
celebre Ciaccona dalla Partita n.2 in
re minore per violino solo BWV 1004 . Dopo la Sonata n.1 in Sol min. Per violino solo BWV 1001 è entrato in scena
anche Ottavio Dantone, tra i migliori clavicembalisti italiani e
fondatore nel 1996 e direttore dell'Accademia Bizantina, formazione
cameristica specializzata nel repertorio barocco. Due i brani proposti
in duo, la Sonata n.1 e n.4 per violino e cembalo BWV 1014-1017. Ottime le
interpretazioni: la Mullova rimane tra le migliori interpreti
violinistiche con una predilizione per il repertorio bachiano dove ha
mostrato elevata espressività attraverso
un tocco limpido mediato da una solida e precisa tecnica,
da una perfetta intonazione priva di sbavature e ricca di
timbriche e da un equilibrio formale
eccellente. Ottima anche
l'intesa tra i due solisti. Grandissimo successo
in una sala con numeroso pubblico. Al termine un bis ancora di Bach.
25 settembre
Cesare
Guzzardella
La Gustav Mahler
Jugend Orchester per i bambini di Haiti
Si preannunciava un evento importante quello
organizzato dalla Fondazione
Rava - N.P.H Onlus al Teatro alla
Scala per ottenere fondi per la
costruzione di laboratori artigianali, strutture scolastiche, fabbriche
di pane, ecc., tutte destinate ai
bambini e ai ragazzi di Haiti, e lo è
certamente stato. L'orchestra
fondata da Abbado nel lontano 1986, formata da giovani strumentisti
particolarmente dotati e provenienti da tutte le nazioni è stata
diretta per l'occasione dall'eccellente Franz Welser-Möst e ha mostrato
delle qualità musicali sorprendenti, degne delle migliori orchestre
mondiali. Sia il brano iniziale, il Concerto
per violino e orchestra n.1 Op.19 di S. Prokof'ev - solista la
giovane e bravissima Lisa
Batiashvili - che la Sinfonia n.5
Op.64 di Čajkovskij hanno riscosso un successo meritatissimo
per l'elevato spessore interpretativo che la compagine orchestrale ha
rivelato. Ogni sezione strumentale e ogni singolo strumentista hanno
dato il massimo in termini di impegno, concentrazione e resa
coloristica. Molto caldo, dettagliato e perfettamente intonato lo Stradivarius
Engleman dalla Batiashvili ed energica e ritmicamente
avvincente la Sinfonia Čajkovskijana. Al termine un lungo bis
ancora di Čajkovskij ha coronato una serata veramente unica. Il 25
maggio 2010 il Teatro alla Scala ospiterà la sua Filarmonica con la
direzione di Alexander Loquinch, anche solista al pianoforte, per un
altro importante evento benefico a favore della Fondazione Rava. Chi
volesse aiutare i bambini di Haiti può seguire queste indicazioni:
Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia Onlus V.le E. Caldara,
43 - 20122 Milano, Italia Tel. 02/54.12.29.17 - Fax 02/55.19.49.58
e-mail: info@nphitalia.org www.nphitalia.org
- www.francisville.org
21
settembre Cesare
Guzzardella
Toshio
Hosokawa in Conservatorio per il MiTo
Il concerto serale di venerdì 18 settembre in
Conservatorio per il MiTo omaggiava il compositore giapponese Toshio
Hosokawa (1955) con tre suoi recenti brani strumentali. Alla guida
dell'Orchestra Sinfonica della Rai c'era il direttore tedesco Jonathan
Stockhammer che ha ottimamente diretto tre
originali lavori. Tabi-bito Wanderer per percussioni e orchestra, lavoro del 2000 in
prima esecuzione italiana prevede l'utilizzo di un percussionista che
introduce e conduce timbricamente il lungo brano, circa 32
minuti, con rilevanti interventi
solistici, come la lunga, espressiva ed animata cadenza della terza
parte. Da
rilevare la meditata gestualità dell'eccellente solista, il
percussionista Isao Nakamura, che riesce a sorprendere
per varietà timbrica dei mezzi impiegati. Anche gli interventi
orchestrali - una ampia e ricca orchestra- che
si intervallano o si sovrappongono ai ritmi percussivi sono
particolarmente interessanti e il concerto sinfonico è indubbiamente
caratterizzato da modalità musicali che si rifanno sia alla tradizione
occidentale novecentesca (spesso si
riscontrano
le timbriche di Varèse), che
ad una concezione meditativa molto orientale. Il
secondo brano in programma è caratterizzato dalla presenza di uno
strumento solista particolare il shõ,
una sorta di piccolo organo a bocca che emette suoni particolarmente
acuti, incantati e pungenti. Cloud
and Light, per shõ e
orchestra da camera, composto nel 2008 (circa 20 minuti la durata) ,
era in prima esecuzione assoluta e vedeva come solista la giapponese Mayumi
Miyata,
(nella foto) specialista di questo strumento. Molto suggestive le
atmosfere timbriche orchestrali rivelate dall'ottima orchestra e ben
definito il linguaggio stilistico meditativo e visionario dell'autore.
Il concerto è terminato con un lavoro orchestrale del 2005, Circulating Ocean per orchestra. In otto parti più una
introduzione, il brano dura circa 22 minuti e vuole rappresentare
sonorità legate all'ambiente marino di debussyana ispirazione. Le
lunghe note introduttive iniziali ci immergono in un'atmosfera calma e
visionaria che nel corso del tempo si carica di tensione come nei brani
centrali denominati Tempesta e
Onde. Molto efficace l'ochestrazione e la scelta timbrica del
bravissimo Hosokawa (nella foto) che, presente in Sala Verdi, al termine
del concerto ha ricevuto lunghi e sentiti applausi dal relativamente
numeroso (l'ingresso era libero!) e selezionato pubblico presente. Un
compositore di qualità da tenere ben presente!
21
settembre
Cesare Guzzardella
Un
concerto alla Scala per i bambini di Haiti
Domenica 20 settembre al Teatro alla Scala si esibirà
per la prima volta la Gustav Mahler Jugendorchester, l’orchestra
giovanile più famosa al mondo, fondata da Claudio Abbado, 110 tra i
migliori giovani talenti europei provenienti da 26 paesi, diretti dal
Maestro Welser Most. Musiche di Prokofiev e Chajkovsky, con la presenza
della solista star internazionale il violino Lisa Batiashvili. Saranno
presenti le madrine dei bambini di Haiti: Martina Colombari e Paola
Turci. Arriverà per l'occasione Padre Rick Frechette, sacerdote e
medico in prima linea, direttore dei progetti NPH in Haiti. I giovani
per i giovani: grazie al sostegno di Coccinelle (che in questa occasione
lancerà la nuova borsa etica Goodie Bag), l’intero ricavato sarà
devoluto alla Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia Onlus per il
progetto Francisville – città dei mestieri, che salverà migliaia di
bambini e darà loro un futuro nel paese quarto mondo di Haiti, dove 1
bambino su 3 muore prima dei 5 anni, 1 su 2 non va a scuola,
e il 70% della popolazione non ha lavoro. Per donare: c/c bancario
Banca Mediolanum SpA - Ag. 1 di Basiglio (MI) IBAN: IT 39 G 03062 34210
000000760000 BIC: MEDBITMM
. Per informazioni: Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia
Onlus V.le E. Caldara, 43 - 20122 Milano, Italia Tel. 02/54.12.29.17
- Fax 02/55.19.49.58
e-mail: info@nphitalia.org www.nphitalia.org
www.francisville.org
17 settembre dalla redazione
Ultime
repliche alla Scala per Sogno di una notte di mezza estate
Il mondo
fiabesco e il mondo classico si fondono nel cuore di una magica foresta
vicino ad Atene, dove il re e la regina delle fate, Oberon e Titania,
litigano per un paggio, rievocando le antiche contese tra Giove e
Giunone. Oberon incarica quindi un
folletto, Puck, simbolo della capricciosità dell’amore ma anche del
mondo tenebroso e pauroso della superstizione e del mistero profondo
della natura, di procurargli un fiore
particolare: chi viene a contatto con il suo succo mentre dorme, al
risveglio s’invaghisce della prima persona che vede. Oberon vuole che
Puck compia l’incantesimo su Titania, perché possa riconciliarsi; e
gli ordina anche di far innamorare un giovane, Demetrio, di una
fanciulla, Elena, che da tempo spasima invano per lui. Nella foresta si
trova anche un’altra coppia, Lisandro ed Ermia: quest’ultima
dovrebbe sposare contro la sua volontà proprio Demetrio, scelto dal
padre, e il duca di Atene Teseo le ha ordinato di obbedire. Ermia ha
invece deciso di fuggire con Lisandro, che ama, riamata. Ma
Puck commette un terribile errore: scambiando Lisandro
addormentato per Demetrio, gli versa il succo del fiore magico negli
occhi; Lisandro, svegliandosi, vede Elena e inizia a corteggiarla,
dimentico di Ermia, che si
dispera. Poco dopo, anche Demetrio cade vittima della magia e s’innamora,
naturalmente ricambiato, di Elena. Ma Lisandro e Demetrio sono rivali,
si contendono la stessa donna,
e quindi duellano inseguendosi nella foresta. Anche l’incantesimo
su Titania sortisce effetti indesiderati: svegliandosi, la regina delle
fate vede un uomo con una testa d’asino – è in realtà un artigiano
ateniese così trasformato da Puck, e qui si ritrovano tracce de L’asino d’oro
di Apuleio– e se ne innamora. Sarà risolutivo l’intervento di
Oberon, che, con l’aiuto di Puck, userà i poteri magici del fiore per
rimettere tutto a posto: Titania si riconcilierà con lui, Lisandro
amerà di nuovo
Ermia. Il duca Teseo, che si sposa con la bella Ippolita,
consentirà, insieme alle sue, le nozze delle due coppie di giovani: e l’amore
trionfa (A.B.). La commedia di Shakespeare venne coreografata da Gorge
Balanchine nel 1962 sulle splendide musiche di Felix
Mendelssohn-Bartholdy e da
allora rappresenta uno dei capisaldi del balletto mondiale. Il Teatro
alla Scala in questi ultimi anni ha portato la splendida coreografia con
le scene e i costumi di Luisa Spinatelli in giro per il mondo. Nella
replica di ieri eccellenti le prime parti che hanno visto una
superlativa Gilda Gelati nel ruolo di Titania, un dinamico e
perfetto Antonino Sutera in Oberon e un elegante
Mick Zeni nel Cavaliere di Titania. Bravissimi anche
Maurizio Licita in Puck e tutti gli altri (a destra foto di M.
Brescia-Archivio Scala). Ottime la direzione musicale di David Garforth
e la parte vocale curata da Alfonso Caiani. Ultima replica il 18
settembre alla ore 20.00
.
16
settembre
Cesare Guzzardella
Una
martona classica per il Mito al Dal Verme
Una domenica molto musicale quella di ieri al
Dal Verme per il MiTo-SettembreMusica. Alle 15.00 il pianista
finlandese Olli Mustonen(foto), anche direttore dell'Orchestra di Padova
e del Veneto, ha interpretato prima
un raro P.Hindemith con I
quattro Temperamenti per pianoforte e orchestra d'archi e poi
il celeberrimo Concerto n.3 Op.37 di L.v.Beethoven;
alle 18.00 un gruppo cameristico di sei strumentisti alternandosi nei
brani in programma ha interpretato Debussy:
nella Chansons
de Bilitis era presente anche una voce recitante inconsueta
per il mondo musicale, quella dell'attrice Catherine Spaak. La maratona
è terminata con il concerto serale delle 21.00 che proponeva un omaggio
al compositore, pianista e didatta Marcello Abbado
con ben quattro brani in programma scritti di recente. Dei concerti
ascoltati segnaliamo l'ottima interpretazione del brano di Hindemith. Il
neoclassicismo hindemithiano dal sapore molto antico, specie nella parte
orchestrale, è stato ben rivelato da Mustonen che ha
centrato il bersaglio sia con un'ottima interpretazione pianistica che
con una direzione accurata. Meno convincente l'interpretazione del
concerto beethoveniano. Il classicismo del bellissimo concerto ci è
sembrato eccessivamente modernizzato dal tocco marcato e
frettoloso del pianista (ma il pianoforte era ben accordato?). Il
concerto serale è stato un omaggio all'ottantaduenne
compositore Marcello Abbado e i quattro
recenti brani proposti ci hanno
particolarmente soddisfatto. Dopo la Sinfonia
degli Arrivi (2006), evocazione della notissima Sinfonia
degli Addii haydniana - qui i musicisti entrano sul
palcoscenico uno alla volta ed è il
primo violino a emettere le prime semplici note che determinano
l'ossatura portante dell'interessante brano- abbiamo ascoltato due
rilevanti concerti per solista e orchestra: il Concerto
per arpa e orchestra d'archi (2003) e il Concerto
per flauto e orchestra (2002). Bravissime le soliste: l'arpista
triestina Maria Gamboz (nella foto) e la flautista croata Dive
Franetovic (foto), entrambe dedicatarie dei lavori. Molto valida la
ricerca timbrica operata da
Abbado: i solisti hanno dialogato con autorevolezza con i
validi strumentisti de I Pomeriggi
Musicali guidati dal bravissimo Vittorio Parisi. L'ultimo breve e
divertente brano in programma ha visto la presenza al pianoforte del
compositore stesso: l'Ostinato
sopra un ritmo della sinfonia del Signor Bruschino di Rossini, per
pianoforte, archi e percussioni (1994) ha concluso giocosamente la
bellissima giornata musicale. Pubblico entusiasta ma molti posti liberi
.
14
settembre
Cesare Guzzardella
Murray
Perahia per il MiTo in Conservatorio
Tra i numerosi appuntamenti programmati al MiTo,
il concerto tenuto ieri sera in Conservatorio dal pianista
Murray Perahia, nelle vesti anche di direttore d'orchestra, e dalla
notissima compagine orchestrale inglese Academy
of St.Martin in the Fields merita una maggiore attenzione.
L'impaginato prevedeva brani di J. Christian Bach, W.A.Mozart e J.S.
Bach. Dopo una poco nota Sinfonia
concertante di Bach figlio, ben interpretata dalla formazione senza
direttore, il livello interpretativo e la qualità musicale sono andate
in alto col bellissimo Concerto
n.17 in sol maggiore K453 di Mozart. Perahia ci ha rilevato un
Mozart classicissimo, di altissimo spessore anche nella parte
orchestrale. Il pianista, nato a New York, è uno dei massimi interpreti
dei concerti pianistici mozartiani e riesce a rendere ogni dettaglio
tecnico-timbrico con semplicitá e nitore espressivo attraverso
una evidente leggerezza di tocco ed un fraseggio raffinato
e colorito. Dopo l’intervallo abbiamo ascoltato un ottimo e classico
Bach con il Concerto in re
magg. per pianoforte ed
archi Bwv 1054 e
al termine ancora Mozart con una stupenda Sinfonia
n.38 “Praga” che ci
ha mostrato un Perahia bravissimo anche nella direzione orchestrale.
Grandissimo successo in una sala al completo.
12 settembre
2009
Cesare Guzzardella
Ultime repliche alla
Scala per il balletto Sogno
di una notte di mezza estate
Lunedi
14 settembre, con repliche il 15 e il 18, il Corpo di Ballo
riprenderà le recite di Sogno di una notte di mezza estate, che
vedrà in scena gli interpreti scaligeri che hanno già preso
parte, con grande riscontro del pubblico, alle prime rappresentazioni.
Per informazioni: www.teatroallascala.org
dalla redazione
Al Parenti Io
Hitler di Del Corno per il MiTo
Ieri sera al Teatro Parenti per il MiTo è
stato rappresentato il nuovo
lavoro di Filippo Del Corno: Io Hitler.
La pièce
tetrale, atto unico in 21 brevi scene, è nata dalla collaborazione del
trentanovenne musicista milanese Del Corno (foto) con il romanziere
Giuseppe Genna, autore del testo. Sul palcoscenico troviamo un
unico attore nel ruolo di Adolf Hitler, il bravissimo Fulvio Pepe (nella
foto in basso). L'azione teatrale,
dalla durata complessiva di circa un'ora, racconta
la vita del dittatore
dal 1905 al 1933 e presenta una scena essenziale nella quale su di uno
schermo vengono
proiettate immagini e sequenze filmiche d'epoca sulle quali si
sovrappone la realistica recitazione di Pepe. L'idea scenica,
particolarmente originale, realizzata da Giovanni De Francesco e la
valida regia di Francesco
Frongia sono integrate in modo unitario dalle musiche gravi,
incisive e ritmiche di Del Corno che con abiltà compositiva è riuscito
a tradurre musicalmente il linguaggio retorico del dittatore. Molto bravi
i musicisti dell'Ensemble Sentieri
selvaggi diretti da Carlo Boccadoro nell'interpretare musicalmente
l'azione scenica che trova un'avvincente riuscita soprattutto nel
complesso del lavoro
collettivo. Successo di
pubblico in una sala al completo con una ampia rappresentanza di
musicisti e giornalisti. Questa sera replica alle ore 21,00.
10
settembre Cesare Guzzardella
Viotti
Festival di Vercelli
Giovedì
10 settembre 2009 (non sabato 12 come precedentemente comunicato) presso
il Teatro Civico di Vercelli è in programma il secondo appuntamento del
XII Viotti Festival 2009-2010. Protagonisti della serata - interamente
dedicata alla musica da film e ai più grandi successi della canzone
internazionale - saranno la voce del cantante cileno Oscar Feliu e il
violino di Guido Rimonda, accompagnati dalla Camerata Ducale diretta per
l'occasione da Luigi Abenante. Durante la serata sarà presentato al
pubblico ed alla stampa il programma dei restanti appuntamenti del XII
Viotti Festival.
2
settembre dalla redazione
Xian Zhang e la Sinfonica G. Verdi alla
Scala
Debutta al Teatro
alla Scala il
nuovo Direttore Musicale della Verdi Xian Zhang, che rinnova il tradizionale appuntamento di inizio stagione
della compagine sinfonica.Prima di tale ruolo, Xian Zhang ha ricoperto l’incarico
di “Associate Conductor” della New York Philharmonic (prima titolare
della “Arturo Toscanini Chair”) per tre anni, dopo essere stata
Assistant Conductor per un anno. Domenica 6 settembre alle ore 20.00 la
Verdi si esibirà in un concerto dal gusto tradizionale che coniuga
Beethoven e il Novecento, dei e marionette sentimentali “raccontate”
da Beethoven e Stravinskij. In programma l’ouverture dall’unico
balletto di Beethoven, Le creature di Prometeo ; a seguire, Petruška di
Stravinskij nell’edizione originaria del 1911 e, ancora di Beethoven,
la Sinfonia n. 7, che alla sua prima esecuzione nel 1813 ottenne un
enorme successo.
1
settembre
La
redazione
LUGLIO
INAUGURAZIONE
DEL XII VIOTTI FESTIVAL -
CITTÀ DI VERCELLI 2009-2010
Sabato
1 agosto 2009 (ore 21 - ingresso libero), presso la Basilica di S.
Andrea in Vercelli, è in programma l’appuntamento inaugurale del XII Viotti Festival, stagione concertistica 2009-2010, organizzata
dal Comune di Vercelli “Istituzione Vercelli e i suoi eventi” in
collaborazione con l’Orchestra Camerata
Ducale e con il sostegno di Regione Piemonte Assessorati alla
Cultura e al Turismo, Provincia di Vercelli, Compagnia di San Paolo e
Fondazioni CRT e CRV. La suggestiva cornice
della Basilica di S. Andrea ospiterà il tradizionale concerto di S.
Eusebio, che quest’anno vedrà affiancarsi all’Orchestra Camerata
Ducale (nella foto) diretta da Guido Rimonda il grande baritono Renato
Bruson, uno fra i più grandi alfieri del belcanto italiano degli ultimi
cinquant'anni. Il pubblico del Viotti
Festival avrà così modo di poter apprezzare l'inconfondibile
bellezza della voce di Renato Bruson, unita alla sua non comune statura
artistica ed interpretativa, in un programma interamente sacro, cha a
pagine ben note (Ave verum corpus
di Mozart e Panis Angelicus
di Franck) accosta alcune gemme della produzione italiana di fine
Ottocento (Mascagni e Tosti). Di particolare rarità è il Tantum
Ergo di Francesco Paolo Tosti, pagina inedita tornata a nuova vita
artistica grazie all'instancabile attività di ricerca e scoperta di
Renato Bruson. A questo proposito l'Orchestra Camerata Ducale porge un
sentito ringraziamento all'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona (CH)
per la gentilezza con la quale ha fornito il materiale orchestrale - a
tutt'oggi in attesa di pubblicazione - per l'esecuzione del brano.
A completamento della serata la Camerata Ducale eseguirà alcune pagine
strumentali nelle quali alcune «prime parti» dell'Orchestra saranno
impegnate in veste di solisti. Il flauto di
Maurizio Saletti sarà l'autentico protagonista della celebre Ouverture in si minore per flauto, archi e b. c. BWV 1067 di Johann
Sebastian Bach, mentre Guido
Rimonda (violino), Enzo Salzano (viola) e Daniele Bogni (violoncello)
eseguiranno la mozartiana Sinfonia
concertante in la maggiore per
violino, viola, violoncello e orchestra KV Ahn. 104 (320e), pagina di
rarissima esecuzione.
L'Orchestra Camerata Ducale dà quindi appuntamento al proprio pubblico
per il 12 settembre prossimo (ore 21.00 - ingresso libero) presso il
Teatro Civico di Vercelli per il secondo concerto della stagione
2009/2010. Nell'occasione sarà presentato a pubblico e stampa l'intero
calendario del XII Viotti Festival.
I più cordiali saluti e ringraziamenti,
Associazione Camerata Ducale.
Front Office ufficio Cultura Comune di Vercelli
Tel. 0161-596369 // 0161-596277
Associazione Camerata Ducale Tel.
011-755791
20
luglio la redazione
Il
Teatro Bol'Šoj di Mosca alla
Scala
Grandissimo
successo ieri sera al Teatro alla Scala per l'ultima replica e quarta
rappresentazione dell'Evgenij Onegin di Čajkovskij con l'Orchestra e il Coro del
Teatro Bol'Šoj di Mosca. L'ottima direzione di Alexander Vedernikov
(nella foto) ha messo ben in risalto le splendide musiche del Maestro
russo sottolineando anche le valide interpretazioni del cast vocale che
hanno trovato nella voce di Ekaterina Ščerbačenko, nel
ruolo di Tat'jana, il punto
di forza. Bravi anche Vjačeslav Sulimskij, Onegin, Margherita Mamsirova, Ol'ga,
Roman Šulakov, Lenskij,
Makvala Kasrašvili in Larina e
gli altri. L'ottima regia di Dmitri Tcherniakov meritava una scenografia
forse maggiormente diversificata nelle sette scene che formano il lavoro
di taglio tradizionale. Le ottime luci di Gleb Filshtinsky hanno
comunque dato spessore coloristico alla scena monotematica incentrata
attorno al grande tavolo ovale. Al termine, interminabili applausi in un
teatro al completo.
17 luglio
Cesare Guzzardella
Pink
Floyd Ballet
al Teatro alla Scala
Nei primissimi anni 70' ascoltavo anche la musica
"progressiva", soprattutto inglese,
e anche quella più psichedelica
e ricca di effetti dei Pink Floyd e non avevo ancora visto una
coreografia costruita su quella che per me allora costituiva la musica
di riferimento dove le influenze del rock, del jazz e della musica barocca
del '600 e del '700 si intravedevano. E' con un particolare uso
della tecnologia elettrica
che i Pink
Floyd sono entrati nella storia del Rock,
con quei lunghi suoni riverberati della chitarra di David Gilmour, con
quel colorismo dal sapore "sinfonico"
e, con quella ritmica ed espressività tutta inglese,
realizzarono i loro memorabili album che ancora adesso le nuove
generazioni ascoltano. Con le formidabili coreografie
del Pink Floyd Ballet ( foto di M. Brescia- Archivio
Scala) create da Roland Petite nel
1972 e poi potenziate nel corso degli anni con l'aggiunta di nuove parti
- brani aggiunti nel 1991 e nel 2004, la musica del gruppo trae un
ulteriore vantaggio. E' dalle "spaziali" musiche dei Floyd che
le coreografia sono nate e Roland Petit ha interpretato come meglio non
poteva le suggestive sonorità. Nella sesta rappresentazione scaligera
di ieri sera ancora una volta il teatro era al completo ed è curioso
evidenziare che l'età media del pubblico presente fosse almeno di
quindici anni più bassa. Non si può che elogiare il Corpo di ballo del
Teatro alla Scala che trova una stupefacente coralità espressiva in
tutte le 13 sequenze musicali ma che ha avuto anche momenti di singoli
trionfi con i solisti presenti in questa rappresentazione: Alessandro
Grillo, Marco Agostino, Antonella Albano, Riccardo Massimi, Emanuela
Montanari, Antonino Sutera, Mick Zeni, Luana Saullo, Marco Agostini,
Maurizio Licitra, Lara Montanaro, Matteo Gavazzi, tutti bravissimi.
Splendide le luci di Jean-Michel Désiré e straordinario anche
coreograficamente il bis che conclude l'ora e mezza di grande spettacolo
con la replica di One Of These Days dall'album Meddle. Grandissimo successo.
Repliche il 9 - 10 luglio.
8 luglio
2009
Cesare Guzzardella
GIUGNO
L'Aida
alla Scala
Grande successo di pubblico al Teatro alla Scala
per l'Aida diretta da Daniel Barenboim, per la regia e le scene di
Franco Zeffirelli. La ripresa dell'opera di Verdi che aveva inaugurato
la stagione musicale del 1996-97 trova
il punto di forza nell'ottima direzione di Barenboim. Il direttore
unisce alla visione quasi sinfonica
dell'opera una capacità di penetrazione lirica di alto livello,
rispettando la vocalità dei singoli artisti e creando una sinergica
unità musicale anche con le splendide parti corali preparate dal
bravissimo Bruno Casoni. La compagine
canora, diversificata nelle differenti recite,
è stata, nella
rappresentazione ascoltata ieri, complessivamente solo di buon livello.
Ottima la voce
di Manon Feubel, una Aida
( Foto dall'Archivio Scala) particolarmente espressiva con bella
timbrica, chiara e dettagliata in ogni registro. Brava Anna Smirnova, Amneris;
teatralmente e vocalmente incisivo Juan Pons nel ruolo di Amonastro e ottimo anche Carlo
Cigni,
il Re; valida l'interpretazione di Giorgio Giuseppini, Ramfis, mentre di poco rilievo
il
Radamès
di Walter Fraccaro, una voce mancante di chiarezza e poco
voluminosa. Per la regia e le dorate scene di Zeffirelli si è tanto
parlato in passato e rivedendo, a otre due anni di distanza, le luminose
e sfarzose scene del primo e del secondo atto siamo più tolleranti e
comprensivi. Bravissimi i ballerini nelle
coreografie di Vassiliev con gli eccellenti Sabrina Brazzo, Andrea
Volpintesta e Flavia Vallone.Teatro al completo e pubblico
soddisfatto. Ricordiamo il cast delle
prossime repliche: Maria José Siri il 27 giugno e il
6 luglio; Anna Smirnova il 27 giugno e il 6 luglio; Luciana D’Intino
il 4 e l' 8 luglio; Walter Fraccaro il 6 luglio; Stuart Neill il 27
giugno; Salvatore Licitra il 4 e l'8 luglio.
26
giugno 2009
Cesare Guzzardella
Rudolf
Buchbinder per la
Società dei Concerti
Torna tutti gli anni
in Conservatorio il pianista austriaco Rudolf Buchbinder per la Società
dei Concerti e anche
ieri è stato accolto da un numeroso pubblico a conclusione della bellissima
stagione concertistica dell'importante Fondazione musicale
milanese. Buchbinder rappresenta uno dei vertici interpretativi del
pianismo classico mondiale e nel bellissimo concerto tenuto ieri sera
in Sala Verdi ha impaginato un programma alternando Haydn a
Beethoven e rivelando ancora le sue eccellenti qualità
d'interprete. L'interiorizzazione totale di ogni dettaglio
musicale è frutto di un assimilazione straordinaria del mondo musicale
classico, soprattutto tedesco
e austriaco. Esaustiva la scelta dei
brani presentati: dal primo Beethoven
con la Sonata n.1 in fa min. Op.2 n.1,
all'ultimo Haydn con la Sonata
in mi bem. HobXVI/52, dalla Sonata
in fa magg.Hob XVI/23 ancora di Haydn, alla Sonata
n.3 in Do magg. Op.2 n.3 del
maestro di Bonn, tutti eseguiti con
grande espressività, varietà di tocco, sottolineando l'intreccio di
tutte le linee melodiche e con una classicità interpretativa tipica dei
grandi interpreti austriaci. Grande successo di pubblico al termine e
due i bis concessi con il finale della Patetica
e lo Scherzo dall'Op.31 n.3, sempre di Beethoven. Da ricordare
18
giugno Cesare
Guzzardella
Il
pianista Louis Lortie per le Serate Musicali
Torna puntualmente ogni anno alle Serate
Musicali il pianista canadese Louis Lortie. Variegato il
programma presentato ieri sera in Sala Verdi con brani di Schumann,
Chopin e Ravel. La vittoria nel 1984
del Concorso Internazionale Busoni ha dato l'avvio alla carriera
solistica dell'ottimo pianista portandolo nelle sale da concerto più
prestigliose. Di Schumann abbiamo ascoltato
i Nachtstüke Op.23 e i Phantasiestüke
Op. 111 e di Chopin la nota Sonata
n.2 in Si bem. Min. Op.35. Lortie possiede una tecnica
perfetta ma a nostro avviso non in completa sintonia con il mondo del
primo romanticismo dei due grandi compositori.
Ottimo il livello interpretativo ma mancano quelle timbriche piene di
passionalità che i grandi interpreti romantici ci
hanno rivelato. Di tutt'altro
valore il brano che ha concluso il
programma: Gaspard de la nuit
di Maurice Ravel. In questo caso abbiamo ascoltato
un'interpretazione di eccellente qualità. Le sonorità leggere e
misurate e i contrasti timbrici che rimandano ad infinite impressioni
e suggestioni musicali,
rivelano l'affinità di Lortie con la
musica del primo Novecento di Ravel restituita
con una espressiva
e raffinata interpretazione. Splendido
l'incisivo
e luminoso bis da Petruska
di Igor Stravinskij, anche questo eseguito
sull'ottimo Gran coda Fazioli.
Successo di pubblico.
16
giugno
Cesare Guzzardella
A
Midsummer Night's Dream alla
Scala
Continuano al Teatro alla Scala le repliche
dell'opera di Benjamin Britten A
Midsummer Night's Dream, lavoro scritto
dal grande compositore inglese nel 1960 e
tratto dalla commedia di Shakespeare su libretto di Britten e
Pears. Nell'aprile
del 1961 l'opera in tre atti
ebbe anche un
allestimento nella sala del
Piermarini con la direzione di Nino Sanzogno
e in quell'occasione ottenne
un grande successo. La valida messinscena
(foto da Archivio Scala) di questi giorni vede la regia di Robert
Carsen, le scene e i costumi di Mchael Levine e la direzione musicale di
Sir Andrew Davis. Carsen aveva già
presentato l'opera nel 1991 in occasione del Festival di Aix-en-Provence
ma negli ultimi anni ha modif |