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SITI D'ARTE
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IO SONO di Monica Marioni
Vittorio Sgarbi, istrionico critico
d'arte e personaggio dalle indiscusse capacità dialettiche, ha
presentato al pubblico la mostra “IO SONO” della giovane artista
Monica Marioni, che si svolge in
questi giorni alla Fondazione delle Stelline in Corso Magenta a Milano.
Monica ha maturato la sua sensibilità artistica tramite un percorso
articolato che, dalla frequentazione dell'Istituto d'Arte di Vicenza e
da una laurea in scienze statistiche, mette a frutto le sue conoscenze
per realizzare le prime opere astratte e perfezionare poi, la sua arte,
utilizzando diversi supporti e giustapposizioni di materiali. Nascono
così le mostre personali statunitensi e il Primo Premio Fiorino d'Oro
per la Pittura consegnatole a Firenze nel 2008. Il suo percorso
artistico la porta a una personale a Lima in Perù e alla 53esima
Biennale d'Arte di Venezia nel 2009, in seguito approda alla ”pittura
digitale” coniugando fotografia e arte digitale su diverse superfici
materiche. Parallelamente a questa evoluzione tecnica, Monica Marioni
indaga, da alcuni anni, il rapporto tra mente e corpo nell'individuo
contemporaneo. Giungiamo, così, alle opere attuali a alla mostra “IO
SONO” che, curata dallo stesso Sgarbi assieme al critico Oliver Orest
Tschirky, rappresenta un'esplorazione psichica nei risvolti ossessivi
con cui la mente genera un disagio e un rifiuto di sé, fino al rigetto
del proprio corpo. In mostra dal 3 al 25 febbraio a Milano proseguirà a
Berlino dal 23 al 26 presso Forum Factory.
Armando
Melocchi 03
febbraio 2012
JANNIS KOUNELLIS
ALLA CASA DELLA CULTURA
Martedì 31 Gennaio 2012 si è
svolta una interessante conferenza alla Casa Della Cultura di Milano
in Via Borgogna 3. E' stato intervistato da Salvatore Vega e da Corrina
Ferrari uno degli artisti fondamentali dell'arte povera: Jannis
Kounellis. L'artista di origine greca, ma stabilitosi a Roma negli anni
cinquanta e recentemente tornato in Italia dopo le personali a Mosca in
Novembre, negli spazi della fabbrica dismessa"Red October Chocolate
Factory" e poi a Pechino al Today Art Museum ha risposto anche a
molte domande degli intervenuti. Sono state proiettate alcune delle
opere fondamentali dell'artista, installazioni illustranti la tenacia
del suo ideatore espressioni di un impegno civile che non demorde
,svolge un'importante ruolo sociale nel manifestare il malessere
sofferto dal più ampio strato della popolazione in un momento storico
complesso e confuso. Alla relazione del Kounellis anno assistito vari
giornalisti e personaggi del mondo della cultura e dell'arte milanese
tra i quali i maestri Achille Guzzardella e Giovanni Campus ecc. Nella
foto Jannis Kounellis e Achille Guzardella prima della conferenza
Milano, 1 febbraio 2012
la redazione
STUDIO
MARCONI: AURELIO AMENDOLA
Allo Studio Marconi inaugurata il
18 Gennaio 2012 una bella mostra di fotografie del grande fotografo
Aurelio Amendola noto per le sue belle immagini che ritraggono artisti
al lavoro negli studi
o in momenti di svago . Amendola è noto anche per gli innumerevoli
libri fotografici che ha fatto sui capolavori d'arte italiana, famosi
quelli sulle tombe Medicee di Michelangelo e sulle immagini delle
sculture di Donatello e su quelle del Bernini e in particolar modo
quelle degli interni di San Pietro a Roma. Nella mostra aperta al
pubblico fino al 18 Febbraio sono esposti i ritratti di vari artisti
mentre lavorano alle loro opere tra i quali ci sono quelli di Emilio
Vedova, Giorgio De Chirico, Marino Marini,Alberto Burri, Piero Dorazio,Cesar,
Melotti, Recalcati e tanti altri. Nella foto fatta all'inaugurazione
della vernice Aurelio Amendola è insieme al maestro Achille Guzzardella.
Milano, 19 gennaio
2012
la redazione
E’
mancato Piero Gauli ultimo artista di “Corrente”
Ieri mattina alle undici, un’ora
dopo dalla sua morte mi è giunta la telefonata
che mi annunciava del decesso del caro amico Piero Gauli. Subito
nella mente mi sono
passate varie immagini
e molti pensieri su Piero. Sin dal 1991 quando gli feci il ritratto di
bronzo, solevo ogni tanto andarlo a trovare nella sua abitazione
–studio di via San Marco a Milano dove lui viveva con le sue “
Signore” (anche loro ritratte da me in seguito in creta e gesso) la
moglie Ersilia dalla quale Gauli non ebbe figli, e la sorella Clotilde,
i suoi due angeli custodi. Pochi anni fa scomparve l’Umbra Ersilia,
dedita al marito sempre, e in seguito Clotilde che per tutta la vita curò
Piero e fu la consigliera sui quadri da esporre. Ogni volta che entravo
in quella casa, mi sembrava di entrare nel passato ma
quel passato consigliere, che apprezzi
nei momenti di riflessione. Mi trovavo certe volte assieme a
tutti e tre i Gauli, alcune volte Clotilde era fuori per commissioni.
Piero soleva mostrarmi le immagini più belle, la sua raccolta splendida
d’immagini sacre dipinte sul vetro del sette e ottocento molte volte
fatte mettere in cornici originali d’epoca, e i suoi libri più cari,
quelli editi dal Milione o da Corrente. Qualche volta gliene portavo io
qualcuno in regalo trovato su qualche bancarella di libri in una fiera.
Quello che ricordo in maniera più viva
sono le chiacchierate, le piccole discussioni sull’arte, ma
soprattutto i suoi racconti di Corrente. Si parlava di Pino Ponti, di
Ernesto Treccani e della sua
Fondazione In Carlo Porta, di Aligi Sassu, di Migneco, Lanaro, Paganin e
Guttuso e Badodi prematuramente scomparso e
Birolli. Mi citava spesso Beniamino Joppolo, e di un suo scritto
che non aveva ed era da sempre alla ricerca.
Quanti ricordi, sulle sue opere, le sue ceramiche
istintive, fresche, di matrice espressionista, come del resto
tutta la sua pittura. Quello
che mi rammentava spesso era il suo amore per la Sicilia, terra, dove
aveva esposto molte volte e
dove aveva collaborato con tavole illustranti lavori di scrittori e
poeti, uno tra tutti: Leonardo Sciascia. La Sicilia era la
regione dove risiedevano molti suoi collezionisti. Lui amava
molto la vivacità della Trinacria, patria di molti artisti e scrittori,
e i colori e gli usi e
costumi tanto da tenersi appeso in casa a Milano dei Pupi
giganti antichi presi in Sicilia e da regalarmi un giorno una sua
grande tela raffigurante dei pupi. Altre
volte il colorato Gauli, che
per anni ha portato pantaloni vivaci scozzesi,
mi parlava degli Alpini, lui era un alpino e nel corpo aveva
militato anche nella campagna di Russia dalla quale per fortuna era
tornato incolume e senza traumi. Gauli era un’atleta, fino a pochi
mesi prima della morte l’ho sempre visto
con una gran vitalità fisica e mentale,
non mancava giorno che si alzasse quasi all’alba e si mettesse
a dipingere. Negli ultimi tempi lo trovavo un po’ annoiato, ma bastava
subito parlare di Corrente e tornava il Gauli di sempre, combattivo,
vivace, il suo cuore era li. Tante volte mi è capitato uscendo dal suo
studio che mi regalasse un suo disegno, un suo acquarello e
alcune volte una sua tela, o qualche suo catalogo con la dedica.
Grande generosità la sua nei miei confronti, ma anche
tanto affetto e
simbolo di una continuità artistica.
Oltre a mie sculture
vide alcune immagini di miei dipinti, e come mi capitò nel mio
studio con Eugenio
Tomiolo nel1995, e a una mia personale del 1997 con Ernesto Treccani
mi disse ma tu sei anche un vero pittore, e aggiunse adesso
lavori come me, hai una certa forza nel colore.
Grazie Piero per gli insegnamenti, per le belle conversazioni,
per le ore passate assieme e per quella giornata passata tanti anni fa
con te e le tue “Signore”nella tua casa della tua cara Verna in
Valle Intelvi.
Milano, 5 gennaio 2012
achille guzzardella
PALAZZO
MARINO: GEORGES DEL LA TOUR
Per la prima volta in Italia L’Adorazione dei pastori
di Georges de La Tour accompagna uno dei più celebri capolavori
del pittore lorenese, il San Giuseppe falegname nella
ormai tradizionale mostra di Palazzo Marino organizzata da Eni
con la collaborazione del Comune di Milano e del museo del
Louvre.
Le due straordinarie opere di uno degli artisti più
affascinanti della pittura del Seicento, noto a molti come il
“Caravaggio francese”, saranno esposte a Milano, con ingresso
libero, nella Sala Alessi di Palazzo Marino dal 26 novembre 2011 all’8
gennaio 2012.
La mostra, organizzata anche quest’anno grazie al
partenariato tra Eni e il museo del Louvre, che mette a disposizione
dell’evento importanti opere, è curata da Valeria Merlini e Daniela
Storti e propone al grande pubblico, che con passione segue da
qualche anno l’appuntamento milanese, uno degli artisti più
suggestivi e misteriosi che la Francia del Seicento abbia generato.
Anche se il suo nome risulta forse meno noto al grande pubblico di
quello di alcune “star” della pittura antica, nel trovarsi di fronte
a queste due opere si ha l’immediata sensazione di averle da sempre
conosciute, proprio grazie alla loro capacità di penetrare
profondamente nella sensibilità dell’osservatore.
Pochissime sono le notizie che i documenti ci forniscono
sulla vita del pittore lorenese, la cui formazione rimane avvolta nel mistero come
gran parte della sua esistenza. Resta ancora un’ipotesi l’idea di un
suo viaggio in Italia durante il quale si sarebbe misurato con l’opera
del grande Caravaggio, al quale si è sempre fatto riferimento
nell’analisi critica del suo lavoro.
L’Adorazione dei pastori è entrata a far parte
delle collezioni del Louvre nel 1926, grazie al lavoro indefesso di
Hermann Voss, che dedicò la sua vita al recupero dell’identità di
Georges de La Tour, scovando come un segugio le sue opere, disperse in
musei e collezioni a causa di un’infinita serie di errate
attribuzioni.
Milano, 26 novembre 2011
VERONA - PALAZZO
DELLA GRAN GUARDIA:
"Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La
nobiltà della pittura", è una grande rassegna espositiva che vuole
approfondire un momento della civiltà pittorica scaligera finora mai
indagato visibile dal 26 novembre al 9 aprile 2012
La mostra, curata da Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli,
è incentrata sulle peculiarità che la cultura e la tradizione
pittorica assunsero nel Settecento a Verona, città che riuscì a
mantenere sempre autonomia e originalità rispetto alle correnti
dominanti nella vicina Venezia.
Con 150 capolavori tra dipinti, disegni, stampe e documenti, provenienti
da importanti musei stranieri come l'Ermitage di Pietroburgo, il Prado
di Madrid, il Victoria and Albert di Londra, la Gemäldegalerie di
Dresda, il Kunsthistorisches di Vienna, lo Szépmuvészeti di Budapest,
oltre che dai principali musei italiani, la mostra porta Tiepolo e
i suoi contemporanei alla Gran Guardia.
Ampio spazio sarà dedicato a due importanti artisti veronesi: Pietro
Antonio Rotari, definito il "pittore della corte
russa" per aver lavorato a lungo a servizio degli zar e
dell'imperatrice Elisabetta, e Giambettino Cignaroli,
fondatore dell'Accademia di Pittura che porta il suo nome. I due furono
emblemi di un classicismo di grande innovazione e modernità che, grazie
al patrocinio di un altro grande veronese, Scipione Maffei,
ha dominato la pittura dell'intero secolo.
Le sezioni della mostra daranno conto anche della ricchezza e della
varietà dei risultati conseguiti a Verona nell'età dei Lumi, nonché
della rete di committenti prestigiosi - anche internazionali (del
calibro di Stanislao Augusto Poniatowsky di Polonia, dei principi di
Sassonia, di Clemente Augusto di Baviera o Carlo Firmian,
plenipotenziario di Maria Teresa) - che richiesero opere veronesi.
MUSEO POLDI PEZZOLI:
Gian
Giacomo Poldi Pezzoli. L'uomo e il collezionista del Risorgimento.
In occasione dei centocinquant’anni
dell’Unità d’Italia, il Museo Poldi Pezzoli dedica la mostra autunnale al suo fondatore: Gian
Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879), una delle figure più appassionanti dell’Ottocento
italiano.
L’esposizione Gian Giacomo
Poldi Pezzoli. L’uomo e il collezionista del Risorgimento, in programma dal 12 novembre 2011 al 13
febbraio 2012, racconta le vicende dell’Indipendenza e dell’Unità d’Italia attraverso
gli occhi, le esperienze e la collezione di opere d’arte di questo protagonista milanese d’eccezione.
“La partecipazione di Gian
Giacomo Poldi Pezzoli alla nascente nazione italiana – dichiara
Annalisa Zanni, direttore del Museo – si tradusse per lui nel
sostegno all’arte contemporanea, all’artigianato artistico e alla
tutela del patrimonio lombardo, per concludersi con la donazione della
propria casa – museo a uso e beneficio pubblico nel 1881”.
La mostra, a cura di Lavinia Galli e
Fernando Mazzocca, è stata preceduta da una lunga ricerca d’archivio e ricostruisce le vicende
biografiche e artistiche di Poldi Pezzoli, puntando l’attenzione sul
suo impegno civico. Il giovane nobiluomo ebbe infatti un ruolo politico
nel corso delle Cinque Giornate di Milano, sostenendo economicamente il
Governo Provvisorio e infine pagando con l’esilio in Svizzera e la
confisca dei beni il suo coinvolgimento.
Le trenta opere esposte fanno luce
sulla cultura artistica italiana nel “decennio di preparazione” all’Unità quando letteratura,
teatro e arte concorrono a promuovere una silenziosa opposizione agli stranieri eleggendo il Medioevo e
l’Italia comunale trecentesca a metafora di un’Italia libera.
L’esposizione in particolare si
focalizza sulla genesi delle prime due stanze realizzate tra il 1846 e
il 1856 per la casa museo Poldi Pezzoli, l’Armeria e lo Studiolo
dantesco e sulla relativa valenza patriottica.
PALAZZO
REALE: TRANSAVANGUARDIA
Inaugurata
a Palazzo Reale di Milano la Mostra sulla Transavanguardia, il movimento
artistico di Bonito Oliva con gli artisti: Chia, Clemente, De Maria,
Cucchi e Paladino. Il movimento artistico è rappresentato
ampiamente con l'esposizione di grandi tele , alla vernice sono
intervenuti anche personaggi dello spettacolo e conoscenti del critico e
degli artisti presenti alla moStra . Nelle foto il maestro Achille
Guzzardella con i Maestri Sandro Chia e Enzo Cucchi."
Milano, 23 novembre 2011
LA
NUOVA STORIA DELL'ARTE DI RENATO BARILLI
Con un approccio mai usato prima,
Renato Barilli in "Arte e cultura materiale in Occidente"
(Bo llati
Boringhieri), affronta la storia dell'arte assegnando una priorità di
principio alla cultura materiale forgiata dalle varie epoche della
umanità. In questo percorso parallelo non vi sono scarti o evoluzioni
causali, ogni espressione materiale è figlia di un preciso modello
culturale e soddisfa determinate esigenze. L'arte è quindi vista come
un fenomeno complesso, articolato,opera del genio della civiltà
collettiva. " Barilli ne ha parlato con Pierluigi Panza, molti gli
intervenuti, ed anche alcuni intellettuali Milanesi. Nella foto: lo
Storico Dell'Arte Renato Barilli e il Maestro Achille Guzzardella
intervenuto alla presentazione
Milano, 15 novembre 2011
La Redazione
Io
, l’io e
Cezanne
Ho
sempre avuto un rapporto un po’ strano con Cezanne. Guardavo con
attenzione i suoi autoritratti barbuti (nell’espressione c’era
l’eterno punto di domanda dell’artista con se stesso, la ricerca
dell’io), il resto della produzione Cezaniana non mi faceva impazzire.
Al liceo ricordo che l’insegnante di Storia dell’Arte ci parlava di
Cezanne come uno dei mostri sacri della pittura francese
dell’Ottocento e primo Novecento, diceva che era grande, vicino agli
impressionisti prima e poi addirittura il precursore del Cubismo; senza
di lui non ci sarebbe stato Picasso. La cosa mi lasciava indifferente.
Io amavo più Ingres, Gericault, David, i Neoclassici e tra i Realisti:
Daumier, Courbet e Millet. Tra gli Impressionisti prediligevo Monet e
Renoir, quel matto di Van Gogh unico
per la sua pittura, e il grande Degas pittore e scultore. E poi
l’espressionista Ensor e il visionario Redon con i suoi colori
turchini e giallognoli. In seguito però, l’interesse per Cezanne
aumentò. Al di là della precisione del disegno e dei dettagli, il suo
senso di umanità, la realtà dei suoi personaggi calati nella natura e
negli ambienti popolari mi affascinava. Con i suoi “Giocatori di
Carte” (la versione del museo del Louvre), sprigionava in me un senso
di naturalezza non comune. Cezanne divenne per me anche un grande
artista psicologo. Era spontaneo nel distendere il colore e definire la
forma e il volume. Per allora era una sorta di artista gestuale del
segno e dei colori tanto da impressionare tutta la pittura dopo di lui,
Picasso prima tra tutti ma anche il Novecento Italiano come Carrà e
Rosai. Giorni fa all’inaugurazione della mostra a Palazzo Reale di
Milano ho rivisto in compagnia dell’amico Yonghi Lavarini alcuni
capolavori fondamentali dell’arte del Maestro Francese. Ad esempio gli
oli realizzati ad Aix en Provence, i ritratti di amici e parenti, alcuni
dei paesaggi più belli legati maggiormente al periodo impressionista,
le celebri nature morte dove Cezanne porta all’estremo la sua ricerca
di essenzialità e la sintesi tra colore e forma, fino ai dipinti del
novecento. Quaranta opere da vedere e studiare con anche forse qualche
dipinto giovanile deludente per costruzione di forma e proporzioni. Chi
scrive, vedendo la mostra, ha vissuto soprattutto l’entusiasmo di
tanti anni fa. Guardando i ritratti esposti, in particolar modo
l’autoritratto del 1975 e il celebre ritratto di Henri Gasquet si è
domandato: chissà se Cezanne ha influenzato anche me… Penso proprio
di si. Nella mia scultura, nei miei “Pomoni Amanti”, nei miei
ritratti (Carlo Bo, Veronesi, Dario Fo, i personaggi di “Corrente”
come Cassinari, Migneco, Gauli, Paganin, Lanaro, De Grada e De Micheli
ed Ernesto Treccani e Aligi Sassu) c’è la ricerca dell’io. Grazie
Cezanne.
Nella foto il Maestro Achille Guzzardella e Fhilippe Cezanne
(pronipote del grande artista ) all'inaugurazione della mostra a Palazzo
Reale.
Milano,
29 Ottobre 2011
Achille Guzzardella
PALAZZO
REALE: Cézanne. Les atéliers du Midi
La
mostra che apre a Palazzo Reale il 20 ottobre sino al 26 febbraio
2012 vuole essere un omaggio al grande maestro originario di Aix-en-Provence e alla sua
straordinaria e personalissima maniera pittorica che, poco compresa
e molto osteggiata durante la sua vita, tanta influenza ebbe invece
sugli artisti dei movimenti successivi come il Cubismo e il Surrealismo.
Un
grandissimo pittore, tenace e solitario, inventore di un linguaggio
unico e fortemente riconoscibile, frutto di una disciplina ferrea, di
una eccezionale intelligenza visiva, di un metodo studiato e ristudiato
che ha per scopo la trasfigurazione della visione oggettiva in una
pittura armonica ed essenziale.
L’esposizione,
promossa dall’Assessorato alla
Cultura Comune di Milano e
prodotta da Palazzo Reale e Skira, che
ha curato ogni aspetto della
progettazione e organizzazione della mostra, è sostenuta dal
supporto straordinario del Musée
d’Orsay che assicura un eccezionale gruppo di prestiti. La curatela è di Rudy
Chiappini con la collaborazione di Denis
Coutagne, e di un Comitato Scientifico comprendente Philippe Cézanne, pronipote dell’artista e Guy Cogeval Direttore
del Musée d’Orsay. La mostra presenta circa quaranta opere, provenienti da grandi musei internazionali, tra i
quali figurano, oltre al già citato Musée d’Orsay, il Musée de l’Orangerie,
il Petit Palais, la Tate, l’Hermitage, la National Gallery di
Washington, il Musée Granet di Aix-en-Provence, l’Ateneum Art Museum
di Helsinki, il Chrysler Museum of Art di Norkolk, il Princeton
University Art Museum.
Il tema portante dell’esposizione riguarda l’attività di Cézanne
in Provenza, con perno ad Aix e nei celebri
atéliers - a cominciare da quello di Jas de Bouffan, la casa di
campagna paterna, e poi Lauves e quello degli ultimi anni, ma anche i
luoghi a lui cari come l’Estaque, Gardanne, Bellevue, Château Noir,
Bibémus, dove l’artista realizza moltissime sue opere. La sua è una
produzione che si divide tra l’attività en
plein air o, come amava ripetere, sur
le motif, e lavori in studio, dove crea soprattutto i ritratti o le
nature morte, ma dove in realtà spesso rielabora, rifinisce, sviluppa i
temi cominciati all’aperto.
Si tratta dunque di un’occasione privilegiata per avvicinarsi
all’opera di Cézanne e il
percorso della mostra segue la biografia dell’artista, intrecciandone
però le tematiche più care e congeniali, dalle prime
opere realizzate attorno al 1860, nel solco della tradizione
artistica dell’epoca, passando per i magnifici e inarrivabili ritratti di amici, familiari, gente comune, arrivando ai paesaggi,
dapprima vicini agli esiti impressionisti, poi superati in una visione
più concreta e formalmente definita, incontrando le celebri nature
morte, dove il maestro porta all’estremo la sua ricerca di
essenzialità e la sintesi tra colore e volume, sino agli ultimi
straordinari dipinti degli inizi del Novecento.
Nella foto il Maestro Achille Guzzardella e Fhilippe Cezanne
(pronipote del grande artista ) all'inaugurazione della mostra a Palazzo
Reale
L’allestimento
della mostra è concepito per accompagnare il visitatore nel mondo di Cézanne,
fargli percorrere le sue passeggiate nella campagna provenzale, guardare
con i suoi occhi la natura circostante, le persone incontrate, gli
angoli prescelti per il suo lavoro.
Milano,19 ottobre 2011
TREZZO
D'ADDA:
" Le parole e le cose"
Inaugurata la mostra sulla collezione
De Micheli a Trezzo D'Adda. In mostra una selezione
di una cinquantina di pezzi tra oli,disegni , grafiche e sculture , da
Treccani a Francese, Dova, Vaglieri, Paganin, Genny Mucchi, Zigaina,Guttuso,Migneco
a Siquieros e Max Bill, oltre a testi e autografi esposti di Manzù,
Morlotti ecc. Progetto ,cura e allestimento di Elena Lissoni; catalogo
edito dall'associazione culturale Ada e Mario de Micheli .L'esposizione
sarà visibile fino al 23 Ottobre 2011. Nella foto i maestri Gioxe De
Micheli (figlio del grande critico) e Achille Guzzardella
Milano, 10 ottobre
2011
La Redazione
MILANO: SANDRO SORAVIA
Da ll'otto
al venti settembre 2011 la bella mostra del ceramista scultore Sandro
Soravia presso l'ANTIQUUM ORATORIUM PASSIONIS della Basilica
di Sant'Ambrogio di Milano. L'artista vive e lavora ad Albissola,
ma è milanese di nascita. In mostra ceramiche ,piatti, sculture in
bronzo e legno,terrecotte colorate caratteristiche vive ma dalle quali
traspare il carattere dell'artista sorridente ma anche melanconico . Le
opere più interessanti denunciano la solitudine dell'uomo. Una mostra
da non perdere.
Milano, 14 settembre 2011
La redazione
NUOVO LIBRO DI VITTORIO SGARBI
Alla
fondazione Malaton di Foro Bonaparte a Milano lezione e libro di
Vittorio Sgarbi oggi 14 settembre 2011. Moltisimi gli intervenuti tra i
quali Giorgio Forattini, Maria Mulas , Achille Guzzardella, giornalisti
fotografi e personaggi dello spettacolo. Esaustiva la lezione del noto
critico che poi ha firmato le copie del libro e brindato con grande
torta preparata per l'occasione.
Milano, 14 settembre 2011 la
redazione
AREZZO: GIORGIO VASARI -
1511/2011 - DISEGNATORE E PITTORE
 Dove:
Galleria Comunale d'Arte Contemporanea (Arezzo)
Quando: dal 3 settembre all'11
settembre 2011
Curatori: Alessandro Cecchi,
Alessandra Baroni, Liletta Fornasari
Catalogo: Skira
“Historico,
poeta, philosopho e pittore” come lo definì l’Aretino suo grande
amico, Giorgio Vasari è famoso nel mondo soprattutto per le due
edizioni delle “Vite” (1550 e1568) fonti primarie per la nascita
della moderna storiografia artistica, ma continua ad affascinare e
riesce ancora a stupire per la poliedrica e straordinaria ricchezza
della sua personalità e della sua arte.
Così a 500 anni dalla nascita, mentre Firenze
celebra il Vasari alla corte dei Medici, Arezzo - la sua città natale,
con la quale mantenne sempre un legame fortissimo, il luogo in cui
rifugiarsi tra un viaggio e l’altro o nei momenti di difficoltà –
ripercorre la vita e l’opera di Vasari presentandolo come uomo e
artista grazie all’esposizione di un gruppo di lavori di assoluta
importanza con alcuni restauri di particolare rilievo.
Presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea
di Arezzo dal 3 settembre all’11 dicembre 2011 - promossa da
Regione Toscana Provincia di Arezzo, Comune di Arezzo e Camera di
Commercio di Arezzo e organizzata da Arezzo Fiere e Congressi con
Villaggio Globale International - va in scena l’emozionante
esposizione “Giorgio Vasari Disegnatore e Pittore (1511- 1574).
Istudio, diligenza et amorevole fatica” curata da Alessandro
Cecchi in collaborazione con Alessandra Baroni e Liletta Fornasari:
mostra che seguendo un andamento
cronologico mira a ripercorrere le vicende salienti e l’evoluzione
stilistica di Vasari - sia nel disegno, sorprendente per livello
qualitativo e immediatezza, che nella pittura – attraverso opere
celebri e assolute novità per il pubblico (catalogo Skira)
Ma tutta Arezzo celebra Vasari: con altre esposizioni
contemporanee, la riapertura di Casa Vasari e con gli itinerari che
i promotori della mostra “Giorgio Vasari Disegnatore e Pittore”
hanno voluto produrre (Skira), per far apprezzare il forte legame tra il
grande artista e la sua terra: che conserva tantissime e importanti
testimonianze del suo estro geniale e della sua vicenda umana.
RIMINI:
PROGETTO SCULTURA 2011
Dove:
Castel Sismondo (Rimini)
Quando: dal 16 luglio al 2 ottobre
2011
Curatrice mostra: Beatrice
Buscaroli
E’ una mostra “firmata”
quella che la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini propone dal 16
luglio al 2 ottobre a Castel Sismondo sulla scultura italiana
contemporanea. Firmata perché rappresenta una interpretazione
specifica, personale, del tema, secondo il gusto, la visione che della
scultura italiana ha il critico che, di volta in volta, sarà chiamato
ad interpretarla.
Per la prima edizione di “Progetto Scultura” la scelta degli artisti
da invitare e l’ideazione del percorso e dei contenuti della mostra
sono stati affidati dalla Fondazione a Beatrice Buscaroli. Beatrice
Buscaroli, bolognese, è storico e critico d’arte, docente
all’Università di Bologna-Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di
Bologna e ha curato numerose mostre sia nell’ambito del Novecento sia
nell’ambito del contemporaneo. Con Luca Beatrice, è stata commissario
del Padiglione Italia della Biennale di Venezia nella penultima
edizione.
Castel Sismondo, splendida rocca malatestiana del ‘400, situata nel
cuore storico di Rimini, si presta perfettamente ad ospitare sculture,
anche di grandi dimensioni. Le rassegne di scultura in Italia sono
relativamente poche rispetto alla qualità e alla capillarità che
questa forma d’arte ha nel nostro Paese. Di qui la scelta della
Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini di dar vita, parallelamente alle
grandi mostre invernali e primaverili affidate a Marco Goldin, ad un
nuovo progetto biennale che riguardi appunto l’arte contemporanea.
L’avvio è dedicato alla scultura italiana ma non si esclude la
possibilità di estendere la ricerca anche in ambito internazionale,
tenuto conto anche del sempre maggiore cosmopolitismo degli ospiti
estivi di Rimini.
Il “Progetto Scultura” si pone in ideale continuità e in dialogo
con “Contemplazioni”, l’analoga proposta di indagine sulla pittura
contemporanea italiana già affidata ad Alberto Agazzani, su iniziativa
dell’Associazione riminese Città d’Arte fondata da Davide Frisoni e
Mauro Moscatelli. E’ obiettivo della Fondazione dedicare gli spazi del
Castello, ad anni alterni, alla pittura e alla scultura, con curatori, e
visioni, di volta in volta diversi.
“Attraverso generazioni diverse e le diverse tecniche, la mostra
intende – anticipa Beatrice Buscaroli - dimostrare quanto sia vivo il
linguaggio della scultura e quanto importante sia ancora per decine e
decine di artisti il rapporto con la tradizione, la capacità tecnica,
la conoscenza approfondita della storia dell’arte. Con artisti di
grandissima personalità”.
“Idealmente l’ho ripartita in sezioni che spaziano dalla storia,
alla figura, all’oggetto, l’astrazione, l’ironia e pubblicità. Ho
scelto 21 artisti per offrire un panorama, certo parziale, ma credo
stimolante della scultura italiana di oggi, personalità affermate e
emergenti, visioni diverse e persino contrapposte del fare scultura
nell’Italia del 2011.
Milano, 10 luglio 2011
PERMANENTE: ASSEMBLEA DEI SOCI
Si è svolta alla Permanente di
Milano il 28 Giugno la tradizionale assemblea dei soci e il direttivo
della Storica Istituzione fondata nel lontano 1886. Dopo Il rendiconto
economico per altro
più che positivo si è parlato della positività dell'anno anche per
quanto riguarda le mostre fatte e le altre iniziative,come la Fiera del
Libro Antico e la Motra dell'Antiquariato ecc. Il presidente Podestà ha
ringraziato vivamente il lavoro svolto dalla commissione artistica
uscente formata da Katia Dilella e i maestri Achille Guzzardella e
Alberto Venditti, e ha proclamato la nuova commissione eletta: Barbara
Pietrasanta, e i maesri Attilio Forgioli e Giovanni Campus. Nella foto
da sinistra Alberto Ghinzani direttore del Museo della Permanente , il
Presidente Guido Podestà, e lo scultore Achille Guzzardella .
Milano, 30 giugno 2011
PREMIO DI
SCULTURA PER I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA
"Nell'ambito delle
manifestazioni per i centocinquant'annni dell'unità d'Italia tenute
nella nuova sede del Circolo Della Stampa di Milano in Corso Venezia 48,
Domenica 20 Maggio verrà consegnato al maestro Achille Guzzardella (al
termine della mostra inaugurata il 14 Maggio
delle opere in concorso) la targa del Circolo essendo stato il vincitore
del primo premio con la realizzazione della scultura: "Scultura per
L'Unità d'Italia" ,opera bronzea raffigurante un padre con il
figlio. L'opera simbolica (il padre rappresenta l'Italia,la Patria, il
figlio tutti quelli che ne hanno fatto l'unità) sarebbe lo studio per
un monumento per i centocinquant'anni della nascita dello Stato Italiano
da collocare in una piazza o in un giardino della città. Opera
vincitrice nell'ambito del concorso Nazionale tenuto a Milano dal titolo
:Luoghi,Vicende e personaggi de l'unificazione d'Italia. Concorso
promosso da diverse associazioni culturali e artistiche per il quale ha
lavorato la giuria composta da: Sebastiano Grasso critico del Corriere
Della Sera,Giorgio Lucini giornalista,Ferdinando Scianna fotografo,
Giancarlo de Magistris gallerista, e Flaminio Gualdoni storico dell'arte
che hanno assegnato dopo ampio dibattito il riconoscimento al noto
scultore italiano ,considerato dagli storici il più importante
ritrattista in scultura di fine 900' .
PERMANENTE: LE
SCULTURE DEL MUSEO
Inaugurata alla Permanente di
Milano mostra sulla collezione delle sculture del Museo . L'ampia
rassegna museale è stata curata dal direttore Alberto Ghinzani ed è
esposta nella sua totalità per quanto riguarda le opere di questi
ultimi decenni. La mostra fa seguito alla grande esposizione sulle opere
scultoree di Agenore Fabbri della collezione del museo di Rovereto. Tra
le opere del museo della Permanente in mostra due piatti di Fontana e
uno dello stesso Fabbri , e sculture di Melotti , Milani, Messina,
Scalvini, Ghinzani e Guzzardella e ancora Pellini , Figini, Soli e gli
atratti e concettuali : Rambelli , Staccioli, Campus Corno e Varisco e
molti altri. Una mostra che si pone come mostra da non perdere nel
panorama delle esposizioni estive Milanesi. Nella foto il maestro Achille
Guzzardella con la sua opera "ritratto di Ghinzani" assieme
agli amici Bocchioli e Toloni.
FONDAZIONE FERRERO: Oltre
Morandi, Carrà.
E' a Carlo Carrà che sarà dedicata la prossima grande retrospettiva
promossa dalla Fondazione Ferrero. La mostra è in calendario dal 27
ottobre del 2012 al 27 gennaio del 2013, naturalmente nella sede della
Fondazione ad Alba.
Lo annuncia
la Fondazione Ferrero che ne ha affidato la curatela a Maria Cristina
Bandera, studiosa che ha "firmato" anche la recente mostra sui
paesaggi di Giorgio Morandi, esposizione accolta con entusiasmo dal
pubblico e molto apprezzata dalla critica.
Nella nuova impresa culturale, la Fondazione Ferrero sarà affiancata
dalla Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi di Firenze
e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed
Etnoantropologici del Piemonte.
Una lettura aggiornata della vicenda artistica di Carrà, artista
piemontese tra i maggiori del nostro Novecento, era ormai necessaria.
Sono infatti passati vent'anni dall'ultima grande mostra monografica
dedicata all'artista (Carlo Carrà, Roma, Galleria Nazionale d'Arte
Moderna, 1994) e gli studi che sono proseguiti in questi due decenni
consentono oggi di mettere ancor meglio a fuoco la vicenda artistica di
Carrà che questa mostra intende rileggere in tutte le sue diverse fasi.
Dalle prime prove 'divisioniste', ai capolavori del Futurismo, l' 'antigrazioso',
la Metafisica, il 'Realismo mitico' e i paesaggi a partire dagli anni
Venti, le composizioni monumentali di figura degli anni Trenta e una
selezione di nature morte, così da arrivare fino agli ultimi anni della
sua attività. L'obiettivo che Maria Cristina Bandera si pone è di
documentare Carrà attraverso le opere veramente significative di ogni
sua fase. Sarà, come già per la recente mostra su Morandi, una scelta
estremamente rigorosa, realizzata attingendo a collezioni e musei non
solo italiani.
ICONOGRAFIA DI UNA
SCULTURA: IL PERCORSO ARTISTICO DI GINO
MASCIARELLI
Grande
successo per l’evento del 24 marzo organizzato da “CreaconCultura” di Cinzia Viola e Cinzia Orsini
Tanta gente, suggestioni e
magnetismi infiniti. La serata del 24 marzo scorso è stata vissuta con la
tensione e la piacevolezza di assistere a un evento molto più intenso
di un semplice vernissage. La ricca antologica di Gino Masciarelli,
curata da Cinzia Orsini e Cinzia Viola di CreaconCultura, organizzata
nel suo spazio di via Solferino 56 e nel cortile dello studio, ha creato
un percorso raffinato che sintetizza i riferimenti artistico-poetici e
valorizza il macrocosmo del grande scultore teatino.
Sono intervenuti alla serata tanti
personaggi del mondo dell’arte, della scienza e dello spettacolo:
i critici d’arte Porf. Andrea B.
Del Guercio e Prof. Carmelo Strano, rispettivamente Critico e Docente Accademia
di Belle Arti di Brera e di Catania, Dott. Domenico Piraina - Direttore
Mostre Palazzo Reale di Milano, Prof. Silvio Garattini - Fondatore e
Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario
Negri", il Maestro Giovanni Nuti che ha ideato e musicato le poesie
di Alda Merini e dandone un piccolo concerto la sera stessa.
Grande emozione quando l’artista
Gino Masciarelli ha donato un quadro dipinto appositamente per il Museo
che porta il nome della famosa poetessa scomparsa.
L’arte di Masciarelli è nota a
tutti. Sua è la statua al calciatore che troneggia nei pressi dello
stadio Meazza a San Siro creata in occasione dei mondiali del 1990, sua
è la Grande Piramide con mani
“Kinder in Not” (U.N.E.S.C.O. - Düsseldorf ), sue
sono “Le mani della pace” ospitate presso il Museo D’arte
Contemporanea (Vaticano – Roma). Suoi anche “La
Grande scala caotica” (Eleusys Gallery – Venezia), il “Volo
nel futuro” (Port Authority – New York) e la “Citta’ degli
animali” (Berlino).
Il percorso artistico di Masciarelli è rappresentato da una serie di
opere d’arte di grande suggestione: sculture di ogni foggia e
dimensione, gioielli, ori
(che furono l’argomento di una grande mostra alcuni anni fa) e figure
in bronzo massiccio.
Tutte le
sculture partono da un disegno predefinito, da un bozzetto, da uno
schizzo, che diventa opera d’arte e libra tutta la sua potenza.
BIOGRAFIA
Gino Masciarelli e’ nato a Chieti
nel 1940 da famiglia di artisti, ha iniziato a lavorare nella bottega
del padre sin da bambino. Dopo il diploma d’arte si trasferisce a
Milano dove vive e lavora. Dal 1974 al 1984 ha alternato l’attività
artistica tra Milano e Toronto (Canada), ha fatto viaggi di studio e di
lavoro in varie capitali sia in Europa che America. Dal 1990 al 2002 ha
lavorato a Berlino e ha realizzato sculture presso la fonderia artistica
H. Noack, mentre in Italia lavora con la fonderia artistica Battaglia di
Milano. Le sue opera si trovano in musei, raccolte private e spazi
urbani sia in Italia che all’estero.
Maggiori
Informazioni su: www.ginomasciarelliscultore.it,
Organizzazione
a cura di CreaconCultura: Cinzia Orsini – tel: 335-8087599 -
Cinzia Viola – tel: 366-4430092
– info@creaconcultura.it
LOCARNO: BOTERO
Luogo:
Pinacoteca Casa Rusca
Periodo: 20 marzo
- 10 luglio 2011
Catalogo: Edizioni Salvioni
Tornato
nel Canton Ticino dopo 14 anni, da quando aveva esposto a Lugano, Fernando
Botero, considerato come il maggior artista colombiano contemporaneo ed
uno dei più i mportanti
in assoluto. Botero è felice di essere a Locarno ed è contento della
bella mostra curata da
Rudy
Chiappini.
Due
giorni prima della mostra è arrivata la scultura monumentale “Il
ratto d’Europa”
trasportata da Pietrasanta in
elicottero.
Propone una sessantina di quadri dipinti negli ultimi 15
anni, per la maggior parte nell’ atelier di Parigi ma anche in
Colombia. Collocate in undici salette su due piani, le tele ripercorrono
l’intero universo del Colombiano di Medellin: dalle tipiche scene
colorate della
vita
quotidiana del paese latinoamericano, alle corride.
Botero
dilata le forme: uomini, oggetti e paesaggi acquistano dimensioni
insolite, appare ntemente
irreali, e i grandi volumi creano quella sensualità che nella pittura
suscita piacere allo sguardo. Il quadro diventa un ritmo di volumi
colorati in cui l’immagine assume il ruolo di pretesto
rappresentativo. I personaggi dei suoi dipinti sono sempre
non provano né gioia né dolore. Tutti gli individui che animano
le sue opere incarnano l’emblema del “personaggio popolare” che
non ha bisogno di essere giudicato. Bello
il catalogo curato e pubblicato dalle Edizioni Salvioni.
LUGANO: Collezione
Christian Stein
Luogo:
Museo Cantonale
Titolo:
Una storia dell'arte italiana
Periodo:
12 marzo – 22 maggio 2011
In mostra sono
presenti circa cento opere selezionate tra le molte, raramente esposte
o, al contrario,
cedute in seguito ai migliori musei del mondo. Cento opere che evocano e
ripercorrono la
storia della Collezione Stein, mitica narrazione di un momento
irripetibile della storia
culturale europea. L’esposizione
propone monocromi di Manzoni e Lo Savio, sculture di Melotti, tagli di
Fontana, una scultura di
Colla, cementi armati di Uncini, "manifesti" di una nuova
radicalità, che narrano gli anni
cinquanta e sessanta di una Italia intrisa di storia classica e, al
contempo, immersa nella contemporaneità
del dopoguerra e del boom economico. Una collezione
attraverso cui scoprire l’arte italiana nei suoi aspetti emblematici:
l’eredità e le relazioni con
le avanguardie storiche, le risposte all’ascesa dell'arte americana,
un modo radicalmente
diverso, peculiarmente italiano, di guardare alla storia dell’arte e
di vivere la cultura
dell’epoca. L’esposizione
evoca una stagione in cui la visione degli artisti corrispondeva a
quella degli allora rari
collezionisti, un’epoca nella quale l’intenso incontro con un'opera
poteva trasformare una gallerista
in collezionista attenta a conservare per le generazioni successive la
funzione testimoniale
dell'arte. La mostra offre
al pubblico un'occasione per riflettere sul sistema dell'arte, sulle
possibili modalità di
coltivare una collezione, ma soprattutto propone un percorso tra
capolavori di grande
vibrazione emozionale e di profondo rigore intellettuale.
Esposizione
realizzata in coproduzione con IVAM, Institut Valencià d’Art Modern,
Valencia, Spagna.
Particolare
attenzione viene rivolta alla conservazione del patrimonio artistico di
Lucio Fontana, Fausto
Melotti, Piero Manzoni e Enrico Castellani unitamente
ad alcuni esponenti dell’Arte Povera (Alighiero
Boetti, Luciano Fabro, Mario Merz, Giulio Paolini),
artisti rappresentati da Archivi o Fondazioni e presenti
nell’esposizione in corso. Per maggiori informazioni: www.museo-cantonale-arte.ch

La Galleria Christian Stein fu fondata da
Margherita Stein nel 1966 a Torino dove iniziò da subito a
rappresentare, tra gli altri, quegli artisti che furono poi inscritti
nella fortunata denominazione di Arte povera, formulata da Germano
Celant. Aprì in seguito, negli anni ottanta, nuovi spazi a Milano e,
per qualche stagione, a New York. La Galleria è tuttora attiva a
Milano. Margherita Stein, nota con il nome di Christian, scomparsa nel
2003, fu un’esponente di spicco della tradizione dei
galleristi-collezionisti, preferì infatti conservare le opere che più
la appassionavano piuttosto che limitarsi ad alimentare il mercato dell’arte.
A caratterizzare la sua attività fu, inoltre, lo straordinario rapporto
instaurato con gli artisti, amicizie rimaste intatte per quarant’anni.
La sua avventura nel mondo dell’arte ebbe inizio a Torino nella
Galleria di Via Teofilo Rossi per proseguire nella casa-galleria di
Piazza San Carlo. Qui si tenevano incontri quotidiani tra Christian
Stein e gli artisti. Boetti e Paolini furono i primi ad esporre insieme
a Manzoni e a Fontana. Tutti, o quasi tutti, coloro che daranno vita
all'Arte povera frequentarono la Galleria. La signora Stein, pur
ovviamente informata sull’arte americana e tedesca già ben presente
nell'Italia degli anni settanta, preferì la complicità dei
"suoi" artisti. L'arte italiana divenne il suo
mondo.
Milano, 20 marzo 2011
BELLINZONA: IL
MUSEO IN ERBA
Installazione–laboratorio realizzata dal Centre Pompidou di Parigi
Titolo:
Materiali Molli
Periodo:
dal
19 marzo al 19 giugno 2011
Molle…
proprio così! un’esposizione interattiva che invita i bambini a
confrontarsi con il mondo degli oggetti
quotidiani attraverso un tema semplice ma molto ricco che tutti
conoscono: “i materiali molli”. E scoprire la loro presenza
ovunque, anche nella creazione artistica contemporanea.
Con
questa esposizione, una prima assoluta per il Ticino, il Museo in erba
inaugura la sua collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi. Un partenariato che apre un
dialogo fra il museo per i bambini ticinese e istituzioni di tutto il
mondo.
Il percorso
prevede tre zone di attività. La materioteca,
dove - manipolando una cinquantina di campioni - i piccoli
visitatori scoprono diversi materiali molli (spugna, gomma, tessili,
feltro, corde…) li osservano, toccano, provano a riconoscerli e
indovinare il loro uso nel quotidiano, in casa, in città, a scuola,
nello sport..
La seconda zona è
quella della sperimentazione che, in questo caso, è
la creazione di mobili effimeri con 8 pouf, corde e elementi di
legno. Mobili creati per uno scopo preciso: riposarsi, leggere, dormire,
sedersi, incontrarsi, giocare, nascondersi, isolarsi…
Alla
fine del percorso, un video presenta 5 opere d’arte della collezione
del Musée d’art Moderne del Centre Pompidou di Parigi realizzate
anche con materiali molli.
La telecamera parte da un piccolo dettaglio e una voce stimola la
fantasia dei bambini suggerendo un enigma da risolvere: “Che cos’è?”
Un percorso nuovo, originale, da scoprire!Nell’atelier saranno proposte attività creative realizzate con
“materiali molli”. Ci saranno inoltre incontri con artisti e attività
specifiche per gli adolescenti e per genitori e nonni rigorosamente
accompagnati dai bambini.
Il
programma dettagliato del laboratorio, così come la documentazione per
i docenti, è scaricabile dal sito internet: www.museoinerba.com
Milano,
20 marzo 2011
Occasioni
natalizie straordinarie nei Bookstore Skira
Skira promuove la consueta vendita
natalizia nel proprio Bookstore
di Via Torino 61.
Dal 10 al 23 dicembre dal lunedì al sabato con orario continuato dalle
10.00 alle 19.00 sarà possibile acquistare tantissimi splendidi
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dei settori architettura, arti primitive, saggistica e arte antica e con
speciali riduzioni del 40% su molti volumi di arte moderna e contemporanea (cataloghi
delle grandi mostre di Palazzo Reale a Milano, del Museo d’Arte
Moderna di Lugano, del MART, di Palazzo Magnani a Reggio Emilia)
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di sconto: da Botero a Cucchi,
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a Rotella,
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a Modigliani.
L’offerta è valida solo per i
possessori della card rossa Skira
che si può avere al Bookstore gratuitamente e permette poi di conoscere
tutte le iniziative della casa editrice.
Sulla pagine Skira di Facebook http://www.facebook.com/skiraeditore
è possibile poi scaricare un buono del valore di 5 euro spendibile nel
Bookstore di Via Torino.
Sul sito www.skira.net
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acquista libri per un totale superiore a 45 euro, potrà aggiungere un
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Per Natale dunque libri d’arte
Skira imperdibili a prezzi davvero straordinari.
“L’artista, il poeta” e “Ambrogio Alciati”
alla Permanente
Due belle mostre si sono inaugurate
giorni fa alla Permanente di Milano. La prima dal titolo: ”L’artista,
il poeta “ compie un’escursus su artisti pittori e scultori del
secolo scorso e di oggi che si sono cimentati con l’arte del poetare.
Fra questi spiccano nomi illustri come: Boccioni, Soffici, Carrà,
Rosai, Martini, de Pisis, Melotti,
Scipione, Broggini, Messina, Savinio, Cangiullo. Ma anche Fillia, Farfa,
Regina e Scialoja , Luigi Bartolini, Maccari, Bellintani; e sono
presenti anche artisti di affermazione più recente come : Tadini,
Agnetti,Villa, Sanesi , Garreca e Ghinzani. Ben realizzato
l’allestimento espositivo con accanto ai quadri in mostra i cartelloni
poetici. La seconda mostra dedicata ad Ambrogio Alciati, una panoramica
sull’artista Vercellese classe 1878, con molti esempi di ritratti di
bambini e della borghesia dei
primi decenni del ‘900 e alcuni paesaggi dove la resa pittorica è un
po’ inferiore. La mostra prosegue in altra sala con le opere degli
allievi del maestro di Brera vissuto fino al 1929 . Allievi diventati i maestri del “Chiarismo
Lombardo”, tra i quali: Lilloni, Spilinbergo, Del Bon, De Amicis, De
Rocchi. E altri allievi importanti per la pittura Italiana come:
Novello, Ghiringhelli, Tallone, Usellini e Meloni. Gradevole anche
l’accostamento per ogni artista di una
tela del periodo giovanile con una della piena maturità
artistica. Un plauso all’organizzazione della Permanente dal direttore
del museo, l’amico Ghinzani, alla segreteria e ai suoi collaboratori
per il lavoro fatto. Due mostre che riportano all’attenzione
del pubblico
la Permanente
che senza ombra di dubbio ha attraversato anni difficili e di
esposizioni non sempre all’altezza della storica istituzione ma, che
finalmente con queste due mostre sembra
riconquistare il primato di un tempo. In contemporanea
la Permanente
ospita (ormai per tradizione) il saloon degli allievi di Brera .
Discreto l’allestimento che sembra simulare un laboratorio
artistico,ma purtroppo son tutti lavori già visti,e sembra essere in
declino questo arrancare,questa ricerca verso “la trovata” legata ad
assemblamenti concettuali e istallazioni effimere e inutili che, lasciano
il tempo che trovano, senza un riscontro reale verso il vero, senza i
valori della pittura e della scultura. E’ questo che insegnano i
docenti dell’Accademia? Quello visto al saloon
è un modo di comunicare ormai obsoleto, sulla via spero del
tramonto. Chi scrive auspica un ritorno al vero, al mestiere, alla
pittura, alla scultura, allo
studio della forma, all’arte dei sentimenti,
alla poesia dell’accostamento dei colori, all’arte e non a
dei tentativi illusori se mai per raggiungere scopi speculativi di
mercanti. Il discorso sembra essere retorico ma, miei
cari signori è vero. O si cambia direzione, o si torna per i pochi che
possono insegnare a far amare la pittura e la scultura o i nostri
ragazzi perderanno qualsiasi sensibilità come, forse è già purtroppo
avvenuto, ma il mondo va avanti e l’esempio è tutto e allora forza
rimboccatevi le maniche specialmente voi in Accademia.
Milano, 30 novembre 2010
achille guzzardella
SILVERIO
RIVA alla MUDIMA
Interessante
mostra inaugurata alla Mudima di via Tadino 26 a Milano dedicata
all'opera scultorea di Silverio Riva, artista scomparso nell'ottobre
1998. Ho un ricordo di Silverio legato
ad una esposizione dedicata alla mano fatta assieme e ad altri scultori
amici come: Agenore Fabbri, Liliana Nocera, Giancarlo Marchese, Sandro
Soravia, Gianni Brusamolino per citarne alcuni. Mostra tenuta a Spotorno
allo spazio espositivo Hotel Ligure e poi a Savona alla Fortezza del
Priamar nel 1996. Un ricordo legato anche a una gita in macchina serale
di cinque artisti chiacchieroni in quel soggiorno Ligure dell'Autunno
1996. Una stima, un'amicizia per alcuni artisti nata in quei giorni, tra
questa c'è quella per Silverio Riva. Una mostra questa inaugurata il 23
Novembre e che sarà visibile fino al 23 Dicembre2010, che vuole essere
omaggio della fondazione Mudima a Riva ma soprattutto un traguardo
raggiunto dalla sorella dell'artista Tiziana per il grande lavoro svolto
per ricordare e porre all'attenzione del pubblico e agli appassionati di
scultura l'opera del fratello in un panorama artistico attuale per
alcuni versi molto confuso e troppo mercificato dove con grande facilità
si dimenticano artisti di qualità che hanno caratterizzato il periodo
fecondo dell'arte italiana degli anni sessanta, settanta e ottanta.
Milano, 28 novembre
2010
achille guzzardella
ANTOLOGICA DI DOMENICO
PURIFICATO
Segnalo agli appassionati e nostalgici di
pittura figurativa degli anni del secondo novecento la bella
mostra antologica vista giorni fa a Roma alla galleria 20 Artspace in
via XX Settembre 122 di Domenico Purificato. Ricordo Domenico Purificato
direttore dell'Accademia di Brera, e poi quando lo conobbi, figura
caratteristica ,uomo posato e di belle maniere. La folta e liscia sua
capigliatura bianca . Ricordo una chiacchierata sull'arte avuta con lui
mi mi pare in una Galleria
milanese . La mostra in questione è forte accesa nei
colori. C'è il Purificato sanguigno, ma le sue figure conservano sempre
quel velo romantico dell'animo umano e quel carattere tranquillo del
mondo contadino dei luoghi natii del nostro artista . Insomma una mostra
da vedere o che andava vista, comunque sia, ne rimane un bel catalogo
curato dal figlio dell'artista Pino.
Milano, 28 novembre 2010
achille guzzardella
MAGICA INDIA:
Tesori
sconosciuti dell’arte tribale
Dal 30 ottobre il Museo
Popoli e Culture ospiterà la ricca collezione di arte tribale
indiana raccolta da
Roberta Ceolin
e Claudio Tirelli, in più di trent’anni di viaggi, studi e
ricerche.
La loro passione li ha
indotti ad occuparsi di quella fetta abbastanza consistente (circa
l’8%) di popolazioni di ceppo tribale sparse per tutto il continente
indiano, ciascuna con le proprie caratteristiche fisiche, culturali e di
organizzazione sociale, considerate tra l’altro le originarie abitanti
di questa terra.
Il Museo
Popoli e Culture intende dunque con questa esposizione dare voce e volto
(attraverso manufatti e fotografie) a uno dei capitoli meno noti della
storia di questo Paese, quello delle popolazioni tribali. Un quadro
inedito e originale di una civiltà straordinaria.
La memoria degli eventi
e delle concezioni esistenziali di tanti gruppi tribali, è affidato
alla tradizione orale e l’incalzare della modernizzazione rischia di
cancellare radici importanti per la coscienza indiana. I manufatti
acquistano dunque un’importanza fondamentale, in quanto non sono solo
oggetti di uso e utilità comune, ma anche e soprattutto testimoni del
sentire profondo del gruppo che li ha prodotti.
“L’arte è ricca e
creativa – sostengono Ceolin e Tirelli – la materia plasmata e
modificata con abilità e fantasia, parla sotto forma di manufatto. Nei
villaggi si trovano messaggi disseminati ovunque, parole fatte di legno,
bambù, argilla, fibre naturali, piume, pietre e metalli lavorati.
Attraverso gli oggetti le popolazioni tribali raccontano il proprio
mondo”.
Sculture in bronzo,
ottone e legno; dipinti; strumenti musicali; ornamenti, monili, ceste e
copricapi tradizionali, saranno dunque i protagonisti di Magica
India, e attraverso la loro bellezza e la loro storia avranno il
potere di affascinare il visitatore.
Completerà la mostra
una sezione fotografica composta da circa trenta gigantografie che
illustrano la sorprendente diversità di queste etnie.
Nell’ambito della
mostra verranno inoltre proposte visite guidate e serate di
approfondimento a cura dei collezionisti.
Milano, 30 ottobre 2010
FONDAZIONE
PRADA: John Baldessari - “The Giacometti Variations” (dal 29/10)
La
Fondazione Prada presenta a Milano nello spazio di via Fogazzaro 36 un
progetto inedito di John Baldessari (1931, National City, CA) “The
Giacometti Variations” a cura di Germano Celant, dal 29 ottobre 2010
al 26 dicembre 2010. “The Giacometti Variations” è
un’installazione concepita appositamente per gli spazi espositivi
della Fondazione Prada, e consiste in 9 sculture di resina e acciaio,
spruzzate di bronzo, ciascuna alta 4,5 metri. Ispirate all’immaginario
dello scultore svizzero, le enormi figure femminili, fuori scala, con la
loro altezza portano all’estremo il carattere sottile e emaciato dei
loro corpi: la visione di un manichino monumentale. Collocate in fila
tra le colonne e sotto gli archi dello spazio, l’insieme nella sua
staticità e linearità oduce un richiamo visivo all’istantanea di una
sfilata di moda. Ispirandosi alla “(Petite) Danseuse de quatorze ans”,
1879-1881 di Edgard Degas, dove nell’originale la statua in bronzo
presentava un corpetto di essuto e il tutù di tulle bianco, ogni figura
di “The Giacometti Variations” è abbigliata con vestiti e oggetti
disegnati dall’artista stesso. I look sono ispirati ad archetipi che
trovano le loro origini nell’immaginario nutrito dall’intreccio tra
cinema e moda, ma anche dalla contaminazione fantastica tra il reciproco
aggiornamento tra il nuovo in arte e l’update del messaggio trasmesso
dalle merci e dalla pubblicità. Così si passa dal fiocco in duchesse
rosa acceso, rivisitazione ironica del glamour hollywoodiano
degli anni ’50 di Marylin Monroe, alle trecce di Raperonzolo, dal rogo
della martire Giovanna d’Arco, alle scarpette rosse di Dorothy nel
“Mago di Oz”, dalla crinolina ottocentesca di “Via col vento” al
trench di Humphrey Bogart di “Casablanca”. Nel contempo l’artista
tiene conto della rapidità fluida con la quale si consumano le immagini
e le tendenze del vestire e del rivestire, per cui tale processo, nel
corso della mostra, viene riflesso nei cambi di décor delle statue.
Nascono così 18 look complessivi che saranno presentati a rotazione:
dal 29 ottobre al 15 novembre, dal 16 novembre al 6 dicembre e dal 7 al
26 dicembre. In tale processo di trasformazione John Baldessari sembra
ricordare la velocità vertiginosa dei processi di consumo e di
obsolescenza che investono i feticci della cosmesi del corpo, oggetti o
vestiti, quanto sottolineare lo scambio linguistico tra arte e moda.
Un’osmosi dove tutto si rende indistinguibile, perché spinto nel
vortice del nuovo, a cui forse sopravvive la monumentalità della storia
dell’arte.
Milano,
28 ottobre 2010
MAGA:
COSA FA LA MIA ANIMA MENTRE STO LAVORANDO?
Opere d'arte contemporanea dalla collezione Consolandi
Il
MAGA di Gallarate, a pochi mesi dalla scomparsa del noto collezionista
milanese Paolo Consolandi, gli rende omaggio con una mostra curata da Francesca
Pasini ed Angela Vettese.
La mostra, attraverso una selezione delle straordinarie opere
dell'importante collezione Consolandi, ripercorre le principali tendenze
dell'arte contemporanea nazionale e internazionale dagli anni Cinquanta
d oggi, dando prova della grande sensibilità e lungimiranza e dello
spiccato intuito di Paolo Consolandi.
Circa duecento opere di altrettanti artisti compongono l'allestimento
suddiviso in sette nuclei tematici (Oltre la materia, Orizzonti,
Scrivere e scriversi, Dialoghi eclettici, Corpo e mente, Ritratti,
autoritratti e altro, Things), sezioni tematiche all'interno delle quali
le opere di artisti storici dialogano e si mettono in relazione con
quelle degli artisti più
giovani sostenuti dal collezionista.
"Come diceva Paolo Consolandi: Collezionare arte contemporanea
significa non avere
nostalgia del passato, ed è con questo criterio che ha scelto di
interagire col suo tempo. La sua intuizione - afferma Francesca Pasini
curatrice della mostra con Angela Vettese - si è sempre rivolta allo
stato nascente delle ricerche, così troviamo le opere germinali di
Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo... ma anche la foto
della prima performance di Vanessa Beecroft, la mano trafitta da una
matita dell'indisciplinato studente Maurizio Cattelan, i primi lavori di
Alberto Garutti, Stefano Arienti, Grazia Toderi, Elisabetta Di Maggio le
lettere inviate da Sabrina Mezzaqui a Massimo Minini, prima di
conoscerlo, prima di fare da lui la prima mostra, i ricami di esordio di
Francesco Vezzoli. E poi Tacita Dean, Gabriel Orozco, Luca Vitone, Mark
Dion, Roni Horn, Mona Hatoum, Cornelia Parker. Maestri acclamati come
Gerhard Richter, Jannis Kounellis, Thomas Hirschhorn, Andy Warhol, Mike
Kelly, Marina Abramovic, Thomas Struth, Rebecca Horn, Cindy Sherman,
Anish Kapoor, hanno avviato, nella sua collezione, dialoghi a distanza
ravvicinata con giovani quali Gianni Caravaggio, Sabrina Torelli,
Francesco Gennari, Luca Trevisani, Dacia Manto, Jan Tweedy.
Nato a Milano nel 1921 e notaio di professione, Paolo Consolandi inizia
a comprare arte negli anni Cinquanta, al fianco della moglie Franca,
archeologa. Intima e personale, ma al tempo stesso profondamente animata
da senso civico, la collezione è stata sempre un monito anche per le
istituzioni pubbliche: come un dire "questo si può fare". Si
può cercare di seguire il presente a qualsiasi età e in qualsiasi
condizione. Analogie cronologiche e di intuizione critica affiancano
dunque la collezione privata (Consolandi) a quella pubblica (MAGA)
istituendo confronti e paralleli interessanti che dicono moltissimo
sull'energia culturale che permeava l'Italia all'indomani della seconda
guerra quando entrambe vedono la propria nascita.
Il titolo della mostra Cosa fa la mia anima mentre sto lavorando? si
riferisce all'opera di Fischli & Weiss, immagine guida della mostra
scelta in rappresentanza della collezione, oltre che frase emblematica
della personalità e della vita di Paolo Consolandi.
Milano,
27 ottobre 2010
Prima
Biennale del Bronzetto a Verona
Un grande successo di pubblico
all’inaugurazione della prima Biennale del bronzetto di Verona. L’esposizione aperta il 15 Ottobre 2010 alla Loggia
Barbaro-Torre del Capitano Cortile ex Tribunale in Piazza dei Signori
sarà visibile fino al 27 del corrente mese. Organizzata dalla Società
Belle Arti di Verona la
bella mostra raccoglie ben cinquantacinque opere rigorosamente in
bronzo, molti gli artisti Veronesi o della
provincia , ma anche opere provenienti da varie parti d’Italia. Sono
presenti opere dei grandi maestri quali
Luciano Minguzzi ,Bruno Cassinari , Gianni Dova , Ernesto Treccani,
Achille Guzzardella, Novello Finotti; ma anche opere degne di nota
come quelle di Luciano Bocchioli, Livio Benedetti, Sergio
Capellini, Artur Sulce, Pino Castagna, Francesco Petrollo .
Alla
presenza dell’Assessore alla Cultura Erminia Perbellini,
la Biennale
è stata introdotta dai rappresentanti della Società delle Belle Arti e
ha fatto seguito a questi un bel intervento del professor Paolo Levi che
ha auspicato il ritorno alla cultura del bronzetto e a quello della
figurazione. Per
l’occasione è stato realizzato un bel catalogo con la presentazione
di Gianni Lollis Presidente
della Società Belle Arti.
(Nella foto Paolo Levi con il maestro Achille Guzzardella e la scultura
Pomoni Amanti)
Milano, 20 Ottobre 2010
La redazione
LIBRI:
Titolo:
Caravaggio. La luce e le tenebre
Autore: Luca Frigerio
Casa editrice: Ancora,
collana "Tra arte e teologia"
Anno 2010, 300 pagine ,
illustrato, euro 29
L’opera
di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio suscita ancora oggi profondi
dibattiti e riflessioni.
Perché i suoi dipinti continuano a provocare tanti interrogativi di
carattere filosofico o teologico? Quali sono le sue chiavi di lettura?
Che cosa “nascondono” i suoi dipinti? Perchè alcuni di essi
suscitarono tanto clamore da essere rifiutati? A queste e ad altre
domande cerca di dare una risposta il
nuovo libro di Luca Frigerio, Caravaggio.
La luce e le tenebre una risposta.
La luce e le tenebre,
pubblicato da Ancora (300 pagine, illustrato, 29 euro) in occasione del
quarto centenario della morte del grande pittore lombardo. Un viaggio in
undici tappe, attraverso altrettanti capolavori a soggetto sacro, nella
vita e nell’opera di un maestro straordinario che ha voluto cercare
nell’ombra del quotidiano i bagliori luminosi dell’eternità.
«Un testo magistrale. - scrive mons. Timothy Verdon nella prefazione -
Concreto ed esatto, ben documentato, ma anche con un senso drammatico,
un linguaggio mediatico, un fiuto per curiose affinità e significative
incongruenze. Uno stile che sarebbe piaciuto allo stesso Caravaggio».
Luca Frigerio, 42 anni, giornalista
e scrittore, è redattore dei media della diocesi di Milano, per i quali
cura la sezione culturale. Autore di saggi critici, di inchieste e di
reportage televisivi sul patrimonio artistico italiano, collabora con la
Galleria San Fedele e con altre realtà culturali milanesi realizzando
corsi e incontri sull’arte sacra, con particolare attenzione al
simbolismo medievale.
Milano, 19 ottobre 2010
DOPPIA MOSTRA
"In due mostre a Torino e Anversa le opere selezionate nell’ambito del
progetto che coinvolge l’attuale e la futura Capitale Europea dei
Giovani
“Terre
di immigrati ed emigranti/Lands of immigrants and emigrants”
L’eccellenza
giovanile, la mobilità delle idee e il dialogo continuo sono gli
obiettivi principali del progetto Torino
– Anversa: andata e ritorno ideato e realizzato dall’Associazione
culturale ARTECO in collaborazione con
Coal Face, L’Artimista e
la Fondazione 107, vincitore
del bando “Gioventù
Esplosiva” promosso dalla Città
di Torino, dal Ministero della
Gioventù e dalla Regione
Piemonte e coordinato dalla Città
di Torino – Divisione Gioventù – Settore Politiche Giovanili.
Torino
– Anversa: andata e ritorno rappresenta un nuovo e originale palcoscenico che
si muove come un ponte tra le due città che si succedono
nell’importante ruolo di European
Youth Capital tra il 2010 e il 2011. Il progetto vuole valorizzare
le nuove generazioni attive in ambito artistico e riconsiderare il ruolo di giovane artista come elemento di innovazione,
favorendo la mobilità
all’interno di un ampio mondo dell’arte e promuovendo il dialogo
costante e la cooperazione.
L’Associazione
ARTECO ha selezionato, tramite bando di concorso, 26 giovani artisti
under 33, 14 dei quali operanti a Torino e 12 ad Anversa, che accedono
alle sessioni di workshop
itinerante nelle due città: prima a Torino dal 1 al 7 novembre 2010,
nella settimana dedicata alle arti contemporanee, e poi ad Anversa dal
13 al 19 dicembre 2010.
L’incontro
di giovani artisti provenienti da realtà e culture differenti e la
commistione delle diverse espressioni artistiche - visual art,
fotografia, pittura, scultura, musica, danza e fashion design - danno
vita alla fase più vivida dell’intero progetto: la presentazione dei
lavori degli artisti selezionati in due mostre internazionali dal titolo
Terre di immigrati ed emigranti/Lands
of immigrants and emigrants che fanno tappa in entrambe le città
designate come Capitali Europee dei Giovani.
L’inaugurazione
della prima esposizione è in programma venerdì
5 novembre 2010 alle ore 18 presso la Fondazione
107 di Torino, che ospiterà la mostra fino al 21 novembre.
Le
opere saranno quindi esposte nella città di Anversa
dal 17 al 22 dicembre presso lo spazio espositivo Red Fish Factory, con inaugurazione
giovedì 16 dicembre alle ore 18.
Ecco i nomi degli artisti:
Derya
Akgüre, Francesca Arri, auroraMeccanica, Cornelia Badelita, Giorgio
Bevilacqua, Line Boogaerts, Nicolas Buissart, Simona Castaldo, Michela
Depetris, Cameron Foden, Alessandra Giannandrea, Cecio Grano, Thomas Grødal, Rachid Lamrabat, L’Artimista, Gitte Le Bruyn, Daniele Mana, Ludo
Moris, Line Oshin, Beatrice Piva, Yael Plat, Mikes Poppe, Fausto
Sanmartino, Sassi, Caroline Van den Eynden, Joris Vanpoucke.
Fondazione 107
- Via Sansovino, 234 - Torino 6 – 21 novembre 2010, Inaugurazione venerdì 5 novembre ore 18.00
Red Fish Factory,
Helmstraat 139 - Anversa 17 – 22 dicembre 2010, Inaugurazione 16 dicembre ore 18,00
Milano,
13 ottobre 2010 c.stampa
MUSEO
BAGATTI VALSECCHI:
Artisti e designers del vetro 1960 – 2010
In mostra presso la casa museo di via Gesù
un'esposizione di importanti opere in vetro contemporanee provenienti
dalla collezione milanese Bellini-Pezzoli. Affidata alla curatela di
Rosa Barovier e Cristina Tonini, la mostra intende offrire l'occasione
per aprire una finestra su un ambito di produzione artistica di grande
vivacità, eppure poco conosciuto al di fuori del circuito degli
appassionati e degli specialisti.
La collezione Bellini-Pezzoli si forma a Milano dagli
anni sessanta del Novecento indirizzandosi
verso l'opera di artisti contemporanei - sia italiani che stranieri –
che hanno scelto
il vetro come medium espressivo. In mostra, oltre a manufatti
appartenenti a una produzione in serie di altissimo livello, pezzi unici
di artisti del vetro quali i veneziani Silvano Rubino, Michele Burato,
Luciano Vistosi o il giapponese Yoichi Ohira, che interpreta il mondo
del vetro muranese alla luce della sua formazione orientale. Particolare
attenzione viene riservata al muranese Lino Tagliapietra, oramai oggetto
di unanime riconoscimento internazionale: le sue opere, talvolta
autentiche installazioni, superano i caratteri decorativi degli oggetti
della tradizione muranese, per imporsi quali vera e propria arte
contemporanea in vetro.
Infine, la precoce attenzione riservata dalla
collezione Bellini-Pezzoli verso ambiti che, apertisi solo di recente
all'arte del vetro, si sono ormai affermati come particolarmente
propositivi, trova riscontro nella presenza di opere dello statunitense
Studio Glass, rappresentato da artisti quali Dale Chihuly, Richard
Marquis, Toots Zynsky, oltre che nelle aperture verso l’Australia (tra
le altre, opere di Clara Belfrage e Tim Edwards) e l’Olanda, dove
Mieke Groot emerge quale personalità di spicco della Rietweld Academy
di Amsterdam.
Al fine di illustrare alcune tecniche di lavorazione del vetro
rappresentate dai manufatti esposti, saranno dedicate due giornate alla
lavorazione del vetro soffiato con la presenza del maestro Lino
Tagliapietra, e tre conferenze
dedicate ai temi svolti nella mostra alla presenza di studiosi e di
artisti del vetro.
Milano, settembre 2010
Milano -
Palazzo Reale: IL CHIARISMO. Omaggio a De Rocchi. Luce e colore nella
Milano degli anni
trenta
(16 giugno/5 settembre)
Si inaugura
il
15 giugno a Milano, a Palazzo Reale, la bella mostra IL
CHIARISMO. OMAGGIO A DE ROCCHI Luce e colore nella Milano degli anni
trenta, promossa dal Comune
di Milano Assessorato alla Cultura,
prodotta e organizzata da Palazzo
Reale e Skira Editore e
curata da Elena Pontiggia.
La mostra, che comprende centodieci
opere, si divide in due parti: la prima esamina il
chiarismo; la seconda un protagonista del movimento, Francesco
De Rocchi (Saronno 1902-Milano 1978) ed è la più grande antologica
mai dedicata all’artista.
Il termine chiarismo, coniato nel 1935 da Borgese, si riferisce ad alcuni
giovani: Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Cristoforo De Amicis,
Umberto Lilloni, Adriano Spilimbergo, Renato Vernizzi, Goliardo Padova,
Oreste Marini e altri, che nei primi anni trenta, a contatto col critico
Edoardo Persico, lavorano a una pittura dai colori chiari e dal segno
leggero e intriso di luce, che oltrepassa il chiaroscuro del Novecento
in nome di un colore carico di sentimento e di inquietudine. La loro è
un’arte neo-romantica che subentra a quella neo-classica del decennio
precedente.
Francesco De Rocchi, in
particolare, nei primi anni trenta dipinge opere tra le più poetiche
del periodo,
impostate su tonalità rosa, ocra dorato e avorio che guardano a
Modigliani, ma anche a Simone Martini, Luini, Gaudenzio Ferrari. Coi
suoi colori dell’aurora, come vennero chiamati, crea un mondo di figure
umili e stupefatte: angeli adolescenti, castellane, bambini, contadini,
ispirati a quanto vede nel piccolo borgo di Cislago dove vive.
La mostra muove dai precursori del
chiarismo: Renato Birolli,
Aligi Sassu, Luigi Broggini, Pio Semeghini, presentando fra l’altro il
celebre Taxi
rosso (1932) di Birolli,
i trasognati Dioscuri (1931) di Sassu
e lo spettacolare Nudo
verde (1934) di Broggini.
Sono poi esposte tutte le opere più
significative del chiarismo,
dallo Schermidore
di Del Bon, che nel 1934
vince il Premio Principe Umberto
ed è un manifesto del movimento, a Lania
(1936) di Spilimbergo; da Ruscello
a Medole (1930) di Lilloni
alla monumentale Composizione
in azzurro (1936) di De Amicis.
Conclude la rassegna l’antologica di De Rocchi, che comprende tutti i dipinti più
importanti dell’artista, come la suggestiva Donna che si pettina
(1932); La fanciulla dei colombi (1932), amata da Carrà; L’angelo
musicante (1933), apprezzato dal poeta Sergio Solmi; Mia
figlia, inviato alla Biennale di Venezia del 1934; il gigantesco Foro
Romano (1936), che decorava una libreria di Gio Ponti.
Molti sono gli inediti esposti,
tra cui Taxi
rosso sulla neve (1931),
capolavoro del primo Birolli e un suo Arlecchino
musicante (1931), ritrovati durante i lavori per la mostra; una Testa di ragazzo (1931) di
Sassu, appartenuta a De
Rocchi; un inquieto Nudino (1941) di Del Bon;
Cislago
(1930), Dormiente (1933) e
Figura
sdraiata (1939) di De Rocchi, oltre a vari dipinti mai più
visti dopo gli anni trenta.
Accompagna la rassegna, che rimarrà
aperta fino al 5 settembre, un catalogo Skira,
con saggi della curatrice Elena Pontiggia e di Viviana Birolli, Stefano
Crespi, Lorella Giudici, Marta Mirra, Manlio Paganella, una
testimonianza di Pier Rosa De Rocchi e capillari apparati critici.
Pittura
Nuziale
nel
Quattrocento
Fiorentino
(8
giugno
-
1
novembre)
A Firenze, alla Galleria
dell’Accademia e al Museo Horne il prossimo 8 giugno apre al
pubblico una mostra che rievoca, attraverso l’esposizione di oltre
40 pregevoli tavole del Quattrocento provenienti da prestigiosi musei
esteri ed italiani, la vita coniugale nel Rinascimento, i ruoli
nella coppia e in particolare il ruolo femminile in ambito domestico,
gli atteggiamenti e la condotta esemplare che si raccomandavano come
indispensabili virtù, virtù d’amore, appunto.
Queste
tavole dipinte erano nate come parti di sontuosi arredi – cassoni,
spalliere, letti – delle case fiorentine del Quattrocento e in esse si
celebrano il matrimonio e la stirpe, le virtù civiche e coniugali;
commissionate in occasione delle nozze, erano destinate ad arredare
soprattutto la camera degli sposi, fulcro della vita coniugale privata e
pubblica. La pittura da camera aveva la fondamentale funzione di
trasmettere, attraverso le storie rappresentate, messaggi di monito e
incitamento verso una condotta ritenuta esemplare per la coppia; tale
aspetto, che la mostra mira a portare alla luce, ci aiuta oggi a mettere
a fuoco un punto cardine della civiltà fiorentina del Quattrocento: le virtù
d’amore dovevano sottostare a leggi non legate ai sentimenti, ma
piuttosto inerenti la compagine sociale. Le storie illustrate narrano i
passaggi del rituale di nozze, dallo sfarzo del banchetto matrimoniale
al momento dello scambio degli anelli fra gli sposi, episodi questi del
lungo e complesso iter matrimoniale che prevedeva una serie di elaborati
contatti e contratti, non tutti proprio attinenti al concetto d’amore.
La mostra, prende spunto
dal cosiddetto Cassone Adimari
conservato alla stessa Galleria dell’Accademia e dipinto dal fratello
di Masaccio, Giovanni di Ser
Giovanni detto lo Scheggia, in realtà una grande spalliera
raffigurante un ballo rinascimentale. Le tavole esposte offrono
una panoramica della varietà dei temi solitamente raffigurati in questi
arredi. Attingendo a testi biblici, a episodi storici e ad autori
“moderni” quali Petrarca
e Boccaccio, raffigurano varie sfaccettature dell’amore, nonché i
doveri che ne conseguono: il Decamerone è ad esempio fonte di
ispirazione per la storia della paziente Griselda, illustrata da Pesellino
nelle tavole provenienti dall’Accademia
Carrara di Bergamo, personaggio simbolico della virtù
dell’obbedienza e dell’abnegazione, che la donna doveva perseguire.
I cassoni venivano in
genere tenuti addossati alle pareti, ragione per cui la decorazione
interessava solo tre lati di ciascun forziere, il fronte e i due lati
brevi. Rarissimi sono i cassoni interi giunti fino a noi e fra questi è
esposto in mostra quello raffigurante il Palio
di San Giovanni, dipinto da Giovanni Toscani, del Museo
Nazionale del Bargello; altri si conservano al Museo
Horne, dove è allestita una sezione della mostra con opere
provenienti da collezioni private. Era usanza commissionare a coppie i
cassoni destinati a contenere i beni di famiglia, che presentavano
dunque una decorazione unitaria, come attestano i due pannelli con i
festeggiamenti per le nozze di Peleo e Teti di Bartolomeo
di Giovanni (Parigi, Louvre), esempio dell’amore che trionfa su
contingenze avverse, o i due divertenti fronti di cassone con Storie di Ulisse (Cracovia,
Castello di Wavel) licenziati
nella bottega di Apollonio di Giovanni, che come in un libro a
fumetti illustrano uno per uno le avventure del re di Itaca.
Rappresenta uno dei
meriti maggiori della mostra la riunione delle quattro tavole con Storie di Ester, divise fra la National Gallery of Canada, il Museo
Horne e la collezione
Pallavicini di Roma, che costituivano i lati brevi di una coppia di
cassoni ideati da Botticelli verso il 1475 e alla cui esecuzione
partecipò il giovane Filippino Lippi; la tavola romana, raffigurante Mardocheo
piangente e per la quale le ricerche confermano l’autografia botticelliana, è una delle opere più attese, non
essendo stata più esposta da oltre 70 anni.
Non dobbiamo
dimenticare, tuttavia, che il matrimonio, significava anche e
soprattutto dare vita ad una nuova progenie e perpetuare la famiglia, a
questo fine l’ultima sezione della mostra è dedicata all’orgoglio
della casata, che si afferma attraverso storie che narrano della
fondazione di stirpi celebri come quella di Enea e di David, o seguendo
i testi del Petrarca celebrano i Trionfi
di Fama, Tempo ed Eternità. Tali immagini potevano essere dipinte
anche sui deschi da parto,
tavole di medio formato circolari o poligonali dipinte su entrambe i
lati, nati probabilmente come vassoi per recare il pasto rifocillante
alla puerpera dopo il parto, essi divennero ben presto doni propiziatori
per una discendenza forte e sana e per scongiurare i pericoli connessi
col travaglio e la nascita, finendo poi appesi alle pareti della camera.
Fra tutti, spicca quello col Trionfo
della Fama, dipinto dallo
Scheggia e oggi conservato al Metropolitan
Museum di New York, appartenuto
a Lorenzo il Magnifico e realizzato in occasione della sua nascita
(1448/1449) o del matrimonio dei genitori Piero il Gottoso e Lucrezia
Tornabuoni.
“Concludendo, la
mostra è stata concepita anche per dare adito ad una riflessione sulla
società del Quattrocento a Firenze e in particolare sul valore della
famiglia e sul ruolo della coppia al suo interno. Per noi, che speriamo
di aver fatto una cosa stimolante nell’ambito delle problematiche
dell’oggi, resta irrisolta una questione: e per l’amore vero che
spazi c’erano? Forse fuori delle camere nuziali …!” (F. Falletti).
c.stampa
Roma:
LE MERAVIGLIE DI ROMA ANTICA E MODERNA
vedute,
ricostruzioni, progetti nelle collezioni della Biblioteca di Archeologia
e Storia dell’arte
.
Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
(9 giugno - 31 luglio)
In occasione del
XXII Convegno Internazionale dei Direttori delle Collezioni Grafiche (International
Advisory Committee of Keepers of Public Collections of Graphic
Art), che a cadenza biennale riunisce i responsabili delle
collezioni grafiche di tutto il mondo e che per la prima volta dalla sua
istituzione si svolgerà a Roma dal 6 al 10 giugno 2010,
la Biblioteca
di Archeologia e Storia
dell’Arte, su invito dell’Istituto
Nazionale per
la Grafica
, promuoverà la mostra di disegni di architettura
“Le
Meraviglie di Roma antica e moderna”. L’esposizione verrà
allestita nelle sale quattrocentesche di Palazzo Venezia, messe a
disposizione dal Soprintendente al Polo Museale Romano, Rossella Vodret.
Tornano così alla luce i
capolavori del disegno antico datati tra il Cinquecento sino alla fine del Settecento, appartenenti alla
ricchissima raccolta di disegni della Biblioteca
di
Archeo
logia e Storia dell’Arte di Roma che conserva un vasto fondo di
proprietà dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia
dell’Arte, noto solo a pochi studiosi.
Tema
centrale della mostra è la città di Roma, con i suoi monumenti
antichi e moderni, le sue vedute, i suoi scorci classici e meno
consueti, le sue fabbriche pontificie e private, le sue fontane e
cortili, per ripercorrere tre secoli di storia della Città eterna.
La
raccolta di disegni della BiASA si è andata costituendo nel corso degli
anni grazie a lasciti e doni, a partire dal 1922, anno della fondazione
della biblioteca.
Tra
questi si segnalano le raccolte confluite tramite doni
fatti da studiosi di grande rilievo quali Corrado Ricci, Alfredo Castellani, Alfredo Dusmet ed in particolare
Rodolfo Lanciani, celebre archeologo di fama internazionale. A lui
fu dedicata un’unica mostra antologica nel 1956, grazie al ricchissimo
fondo di disegni della BIASA, (a cura di Valerio Cianfarani) che ebbe
sede nelle sale di Palazzo Braschi. Da allora sono stati presentati al
pubblico solo fogli singoli o piccoli nuclei della collezione. Con
questa attesa esposizione si intende colmare tale lacuna, proponendo al
pubblico le opere più ragguardevoli della raccolta in possesso della
biblioteca.
Per
la mostra a Palazzo Venezia, curata dalla dott.ssa Maria
Cristina Misiti, Direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia
dell’Arte e dalla professoressa Simonetta
Prosperi Valenti Rodinò, sono stati selezionati più di sessanta eccelsi ed
inediti capolavori, quasi tutti appartenenti alla raccolta Lanciani.
La
raccolta Lanciani, particolarmente ricca di studi riguardanti la città
di Roma nei suoi più vari aspetti, comprende fogli databili
dall’inizio del XVI secolo sino al XX: rilievi e studi dall’antico,
vedute di artisti diversi, segno del fascino continuo esercitato dalla
città eterna sui pittori vedutisti francesi, inglesi, tedeschi passati
per Roma e progetti architettonici per la sistemazione di piazze,
palazzi, chiese e complessi museali soprattutto nei secoli XVIII e XIX,
legati perciò alla vivace attività urbanistica sostenuta dai pontefici
Clemente XII Corsini, Benedetto XIV Lambertini, Pio VII Chiaramonti, Pio
IX Mastai Ferretti. c.stampa
NOMI, COSE, FIORI, CITTA’… di
ILARIA CARMIGNANI
Prosegue fino al 18 aprile,
nell’elegante cornice dell’Hotel Bristol a Milano, l’esposizione
dei lavori di Ilaria Carmignani. L’artista, con l’anima dell’artigiano,
nasce a
Milano e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1990; in
seguito si specializza in scenografia presso il Teatro alla Scala,
tuttora lavora a Milano dove realizza scenografie teatrali, televisive e
pubblicitarie. Questa formazione artigiana, l’uso dei colori acrilici,
il grande formato delle opere e il raffinato accostamento dei colori,
caratterizza l’opera figurativa di Ilaria, composta da quadri e
pannelli d’arredo molto coreografici. Tra le opere possiamo ammirare
la serie floreale delle magnolie e delle orchidee, dai colori forti e
contorni marcati, opere che si prestano ad un arredamento sobrio e
informale. Più romantica la serie delle poesie, dai colori pastello,
evanescenti e surreali. Il ricco catalogo delle opere di Ilaria
Carmignani è arricchito da artistiche e moderne composizioni, in
materico e foglie d’oro e argento su tele di grandi dimensioni. Una
serie particolare è dedicata alle città, rappresentate da tele dalle
raffinate colorazioni e rappresentanti i principali connotati grafici e
monumentali che caratterizzano Roma, Milano, Napoli e Venezia. La
sensibilità dell’artista la spinge a esplorare e ispirarsi ai temi
della natura creando opere originali e dalla forte personalità. Per
info e contatti www.ilariacarmignani.it.
Armando Melocchi 16-04-2010
MANTOVA: GLI ARAZZI DEI
GONZAGA NEL RINASCIMENTO
Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano
dal 14 marzo al 27 giugno 2010 a Palazzo Te - Palazzo
Ducale - Museo Diocesano
La mostra presenta l'affascinante arazzeria delle collezioni
Gonzaga ad oggi conosciuta e rintracciata. Le 34 opere tessili
in esposizione a Palazzo Te risalgono al periodo
rinascimentale , in particolare all'età dei tre figli di
Isabella d'Este e Francesco
II Gonzaga: Federico II (1500-1540), primo duca e
committente di Palazzo Te; Ercole (1505-1563),
cardinale e legato pontificio al Concilio di Trento, e Ferrante (1507-1557),
comandante in capo delle truppe imperiali, poi governatore di Milano.
Fin dall'antichità questi tessuti preziosi sono
stati la componente ornamentale mobile prediletta di re e nobili di
tutta Europa. Di dimensioni gigantesche, veri e propri affreschi, erano l'espressione
della ricchezza e del prestigio dei committenti . La maggior
parte degli arazzi delle antiche collezioni era realizzata da
artisti fiamminghi su disegno di maestri come Mantegna,
Raffaello e Giulio Romano , e proponeva scene campestri,
bibliche e profane.
A Mantova sono permanentemente esposti diciotto
arazzi commissionati dai Gonzaga che completano il percorso di mostra: i
nove arazzi degli Atti degli Apostoli , copie della serie della
Cappella Sistina eseguiti su cartoni di Raffaello, oggi custoditi in Palazzo
Ducale ; i tre Millefiori forse di Isabella d'Este e
sei episodi della Vita di Cristo , donati al Duomo dal vescovo
Francesco Gonzaga nel 1599, oggi nel Museo Diocesano.
Per info: www.centropalazzote.it/mostra/pdf-arazzi/Comunicato_stampa.pdf
IL
MISTICO PROFANO. OMAGGIO A MODIGLIANI (19
marzo,19 giugno) Gallarate,MAGA (Fondazione Galleria
d’Arte Moderna e Contemporanea S.Zanella)
La mostra è un omaggio alla figura
e all’opera di Amedeo Modigliani e traccia un percorso ideale alla
scoperta dell’evoluzione del suo pensiero. Verranno presentati al
pubblico dipinti e disegni provenienti da musei e collezioni importanti
quali la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, la GNAM di
Roma, la Pinacoteca di Brera e i Musei Civici di Milano.
Accanto alle opere la mostra presenterà un ricco apparato documentario
composto da fotografie, epistolari, scritti autografi e materiali di
studio che permetteranno l’approfondimento della personalità
artistica di Modigliani e dei diversi contesti in cui negli anni tale
personalità si è inscritta e sviluppata, da quello familiare livornese
a quello artistico parigino. I documenti verranno esposti in originale e
provengono dal Modigliani Institute di Roma.
Particolare rilievo avrà l’allestimento della mostra curato da
Maurizio Sabatini, scenografo di fama internazionale autore dei set del
film Baaria di Tornatore, chiamato a reinterpretare l’impatto delle
opere di Modigliani sugli spazi espositivi del museo attraverso
un’ambientazione elegante e di grande suggestione.
Il teatro della mostra
A tutti
è noto il percorso della vita e dell'opera di Amedeo Modigliani, in
modo particolare dal 1906, data del suo arrivo a Parigi, quando il
giovane italiano incontra i fermenti della nascita della contemporaneità.
Il 1906 è l'anno della morte di Paul Cézanne. La pittura
impressionista ha da tempo conquistato i cuori di un grande
collezionismo internazionale: Rodin con la sua scultura romantica
stabilisce la regola e il gusto di una borghesia dominante e colloca il
suo Pensatore di fronte al Panthéon.
Nello stesso anno Picasso lavora al dipinto Les Demoiselles d'Avignon,
che renderà compiuto l'anno successivo. Un vento tutto europeo circonda
e pervade le atmosfere creative di Parigi che stanno generando o di lì
a poco genereranno il cubismo, il futurismo, il surrealismo e le
esperienze dada.
In quel clima Modigliani frequenta gli artisti e gli intellettuali, le
ballerine e le grandi signore, gli abituées dei bistrot, del Lapin
Agile e della Cloiserie de Lilas, gli alberghi a basso costo e il Teatro
dell'Opera.
Nello stesso clima, in quegli anni a Parigi si consolida un sempre
maggiore interesse per quelle opere di “Art Nègre” che, già nel
1897 mostrate alla Esposizione Universale di Bruxelles, stanno
diffondendosi attraverso circuiti ristretti e marginali, in particolar
modo tra quegli artisti che ritenevano necessario riferirsi ad elementi
di ritrovata purezza spirituale e simbolica.
I suoi amici sono Picasso e Max Jacob, Matisse e Brancusi, Kisling,
Soutine, Foujita e Soupault e con loro divide il cibo e i pensieri, le
donne e l'assenzio, nella porzione di eccessi che il suo fisico minato
da una grave tubercolosi poteva permettersi, ma non aderisce a nessuno
dei movimenti in voga perché non rinuncia alla continuità ideale della
sua formazione, dei suoi amori giovanili per l'arte italiana del
Trecento, da scultore, come avrebbe voluto essere, per Tino da Camaino,
che aveva visto al Museo Nazionale del Bargello a Firenze e a Napoli, a
San Lorenzo, nella tomba di Caterina d'Austria, o da pittore, per
continuità con la sua educazione postmacchiaiola, maturata nello studio
di Fattori.
Se Modigliani quindi sviluppa a Parigi una personale evoluzione, senza
referenti dichiarati, autonoma, per una pittura dell’animo, nei nudi e
nei ritratti maschili e femminili che compongono la quasi totalità del
suo lavoro, sarà dalla sua formazione giovanile che trarrà gli
elementi che fino alla sua prematura scomparsa lo faranno divenire un
riferimento inevitabile per le generazioni artistiche successive.
Il percorso espositivo e la selezione delle opere di Modigliani che lo
costituiscono renderanno conto delle linee critiche del pensiero
dell’artista e della sua straordinaria personalità creativa. Info: www.gam.gallarate.va.it
LIBRI:
SHIELE E IL SUO TEMPO
Curatore:
Leopold Rudolf, Smola Franz
Editore: Skira
Descrizione:28 x 30 cm, 184 pagine,
144 colori e 40 b/n, cartonato
Prezzo: 49 euro
Realizzato in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna (che possiede
la maggiore raccolta al mondo di opere di Schiele) e pubblicato in
occasione della mostra milanese, il volume presenta un’ampia selezione
di dipinti e opere su carta dell’artista, accompagnati da capolavori di
Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser e di altri protagonisti della cultura
viennese del primo Novecento. È infatti impossibile e fuorviante
sganciare la personalità artistica di Schiele dal contesto
storico-culturale in cui egli visse. Per questo motivo Schiele e il suo
tempo ricostruisce attorno al celebrato maestro, il clima culturale della
capitale austriaca dei primi anni del XX secolo, partendo dalla fondazione
della Secessione, attraversando le tendenze espressioniste della
generazione successiva, fino al 1918, anno segnato dalla fine della prima
guerra mondiale e dalla morte di Klimt e Schiele. Un breve ma intenso
periodo, in cui a Vienna si assiste allo sviluppo di tendenze
espressioniste da parte di giovani artisti “dissidenti” (primi tra
tutti Schiele, Kokoschka, Gerstl) accomunati dal rifiuto della tradizione,
dall’uso di un segno primitivo ed elementare, dall’impiego
antinaturalistico del colore, dalla tendenza alla deformazione e alla
riduzione delle forme a pure sagome, da un linguaggio pittorico convulso e
corposo.
ETTORE BURZI
(1872-1937).PITTORE EUROPEO TRA VENEZIA E LUGANO. MENDRISIO
- Pinacoteca
cantonale Giovanni Züst (14
marzo - 25 maggio)
La mostra presenta, attraverso
un cospicuo numero di opere, la figura complessa e ancora quasi
sconosciuta al grande pubblico di Ettore Burzi, vissuto tra Venezia e
Lugano ma immerso nella temperie artistica europea e presente con
esposizioni nelle principali sedi del continente.
Sebbene l’artista sia nato nei pressi di Bologna, l’attività di
Burzi può essere suddivisa in
due periodi: quello veneziano e quello luganese. Nella città lagunare
trascorre un decennio e inizia la sua carriera artistica, influenzata
dagli incontri con pittori come Marius Pictor (Mario De Maria), e
segnata da frequenti esposizioni. Nel 1902 si trasferisce a Lugano, dove
espone talvolta con i pittori Edoardo Berta e Pietro Chiesa e diventa
membro attivo della Società Pittori Scultori Artisti Ticinesi.
Influenzato dalla pittura nordica, espone di frequente in Svizzera
tedesca e in Germania, che diverranno i mercati a lui più congeniali.
Nonostante il successo riscosso in vita – le sue opere vengono
acquistate da importanti collezioni pubbliche come Cà Pesaro di Venezia
o il Museo d’Arte della Città di Lugano – Burzi è stato in seguito
trascurato dagli studi storico-artistici.
La mostra mira quindi a riportare alla luce le opere di questo artista
poliedrico, che si dedicò non solo alla pittura ma anche
all’incisione (litografia, xilografia, puntasecca,...) e che si
dimostra aggiornato sulle principali correnti artistiche europee,
rielaborandone gli spunti e declinandoli in modo originale in
emozionanti paesaggi e raffinate nature morte.
DA BRAQUE A
KANDINSKY A CHAGALL. AIME' MAEGHT E I SUOI ARTISTI
(Ferrara - Palazzo dei Diamanti dal 28 febbraio al 2 giugno)
Palazzo dei Diamanti Adedica la
mostra di primavera ad una figura chiave della scena artistica del
secondo Novecento. Amico di maestri come Bonnard, Matisse, Léger,
Braque, Chagall, Miró, Calder e Giacometti, Aimé Maeght fu un editore
di fama e soprattutto il fondatore a Parigi di una delle gallerie più
innovative del secolo, nonché, a Saint-Paul de Vence, della Fondazione
Marguerite e Aimé Maeght, un tempio dedicato alla creazione artistica e
un crocevia internazionale di pittori, scultori, scrittori, musicisti e
intellettuali.
Aimé Maeght promosse l’attività di maestri affermati e contribuì
alla nascita di una nuova
stagione della loro arte incoraggiandoli a utilizzare, oltre alla
pittura, altri linguaggi. Nello stesso tempo si dimostrò attento alle
ricerche delle generazioni più giovani, dando prova di saper competere
con le gallerie americane protagoniste del rinnovamento artistico del
secondo dopoguerra. Inoltre, la sua instancabile attività di editore
attrasse grandi personalità del mondo artistico e intellettuale, dal
cui confronto nacquero straordinarie creazioni collettive.
Per approfondire la conoscenza di questo affascinante capitolo della
vita artistica e culturale del secondo dopoguerra, Ferrara Arte
organizza la mostra Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i
suoi artisti, la prima in Italia dedicata alla Galleria Maeght e alle
vicende che ne hanno segnato la storia. L’esposizione, a cura di Tomàs
Llorens e Boye Llorens, è anche l’occasione per studiare un aspetto
della storia dell’arte del Novecento fino ad oggi poco indagato ma
assolutamente fondamentale: il mercato dell’arte e i suoi principali
animatori, i mercanti e i galleristi.
Oltre cento opere, soprattutto dipinti, ma anche sculture, ceramiche,
disegni, incisioni, fotografie d’epoca e volumi illustrati delle
Edizioni Maeght, permettono di ripercorre il ventennio d’oro che va
dall’apertura della galleria parigina nel 1945 all’inaugurazione
della Fondazione nel 1964.
La rassegna è suddivisa in sezioni tematiche, legate tra loro dai
numeri della rivista Derrière le miroir, le cui uscite accompagnavano
ogni esposizione con funzione di catalogo, coniugando creazioni
letterarie e litografie originali.
Per maggiori info: www.palazzodiamanti.it
Ferrara, 27 febbraio 2010
Gillo
Dorfles a Palazzo Reale di Milano
Non
si potevano festeggiare in maniera migliore i prossimi cento anni di
Gillo Dorfles, esteta
di classe, con una sua mostra di quadri e piccole sculture e gioielli
per lo più sconosciuti al grande pubblico. La mostra dal titolo:
“L'avanguardia tradita” inaugurata ieri 25 febbraio sarà visibile
fino al 23 maggio 2010. Ieri all'inaugurazione c'è stato un via vai di
persone, di amici del Gillo Nazionale. L'esposizione ben allestita e
curata dall'amico Luigi Sansone presenta ben duecentosette opere che
ripercorrono l'intera vita dell'eccentrico critico italiano pieno di
ironia con i sui tratti e giochi di colore. In mostra anche varie
fotografie che ritraggono Dorfles assieme a vari personaggi del mondo
dell'arte. In vendita oltre al catalogo della mostra anche quello
ragionato dell'intera opera del critico pittore.
Milano, 26 febbraio
2010 achille
guzzardella
Schiele e
l’Espressionismo Viennese del Primo Novecento
Il primo novecento Viennese di Egon
Schiele, Klimt e Kokoschka è in mostra dal 23 febbraio al 6 giugno 2010
a Palazzo Reale di Milano. Un percorso artistico di oltre ottanta opere
, tutte provenienti dal Leopolld Museum della capitale austriaca. Ben
quaranta opere tra dipinti e disegni di Egon Schiele che fanno tornare
alla mente le due bellissime esposizioni tenutesi a Milano negli anni
ottanta e novanta nella sala Napoleonica della pinacoteca di Brera e nel
palazzo della Permanente. Di Egon morto a soli
ventotto anni , ma che ha dato tanto con i suoi lavori alla storia della
pittura voglio qui ricordare dell’esposizione attuale: “Donna
inginocchiata con abito rosso-arancione” del 1910, “la danzatrice
Moa” del 1911,il grande quadro “Gli eremiti” del 1912 che sembra
celare tutto lo stato d’animo dell’autore e l’inquietudine del
tempo ,”autoritratto con alchechengi” del 1912,”Krumau an der
Moldau (La piccola città)” del1913-1914,”nudo femminile con gamba
destra alzata”del 1915 e”ragazza inginocchiata appoggiata sui
gomiti” del 1917.Una visita alla alla mostra è anche l’ occasione
per ammirare i quadri di Albin Egger-Lienz (ricordo:”I mietitori
all’avvicinarsi del temporale” del 1922 ),di Herbert Boeckl
(ricordo:”Natura morta con piccione”dl 1922) ,di Anton Faistauer
(ricordo: “donna con cappello”del 1917) , di Richard Gerstl (
ricordo: “Autoritratto con busto nudo su sfondo blu”del 1904-1905,
Albert Paris Gutersloh ( ricordo: “madre con
bambino-Reininghausmadonna- del1913 ), e
del grande Gustav Klimt (ricordo:”Il cieco “ del 1896, “
L’arrivo del temporale” del 1903,e la bellissima serie dei disegni
femminili ), Oskar kokoschka (ricordo:”Autoritratto con mano sul
viso” del 1918-1919, Max Oppenheimer (ricordo: “Ritratto di Tilla
Durieux “del1912, e di Anton Kolig (ricordo :”Giovane seduto (al
mattino) “del1919,Carl Moll (ricordo:Inverno sulla Hohe Warte) del
1912-1914, e di Koloman Moser ( ricordo: “Venere nella grotta” del
1914 ) , e di Leopold Blauensteiner( ricordo:”paesaggio con covoni”
del1902-1903) .Una mostra da non perdere che presenta la Vienna
Secessionista ed Espressionista momento di grande splendore fino ad
arrivare alla decadenza nel 1918 con la fine della prima guerra
mondiale, anno in cui morirono Klimt e Schiele .
Milano, 24 febbraio 2010
achille guzzardella
IL GRANDE GIOCO. Forme d'arte in
Italia 1947-1989
Una grande mostra per descrivere e
interpretare quarant’anni di storia italiana. Avendo nell’arte il
punto focale, inserendo però le espressioni artistiche nel contesto
culturale, sociale economico di decenni rivelatisi cruciali per
l’Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall’immediato dopoguerra alla
caduta del muro di Berlino. Sono stati gli anni della ricostruzione dopo
una guerra tra le più devastanti, ma anche del celebrato “mi racolo
italiano”, gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni
complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per
capire ciò che è l’Italia di oggi, nell’economia, nella politica
e, a suo modo, anche nell’arte.
Per la prima volta in modo organico una grande mostra cerca di fare il
punto su quel periodo magmatico, contraddittorio e vivo come pochi,
tentando fra l’altro di verificare come nel corso di quei
quarant’anni, l’arte abbia influenzato la società.
Emblematico il titolo della rassegna: “Il Grande Gioco. Forme d’arte
in Italia 1947 – 1989”, dove il “grande gioco” evoca ruoli,
richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma soprattutto intende
sottolineare come il divenire della storia e dell’arte non possano
essere affrontate per comparti, ma debba essere letto nelle interazioni
e nelle rispettive e reciproche influenze.
Per realizzare una così importante rassegna tre realtà hanno unito gli
sforzi: Il Comune di Lissone con il suo Museo d’arte contemporanea, il
Comune di Bergamo con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e
Contemporanea e il Comune di Milano - Cultura, con i suoi spazi della
Rotonda di via Besana, strettamente affiancate dall’Assessorato alla
Cultura della Regione Lombardia. L’ideazione del progetto e la cura
delle mostre sono di Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di
Pietrantonio.
La mostra sarà visitabile dal 24
febbraio al 9 maggio 2010 nelle tre sedi sopracitate.
NEL 2011 MOSTRA SULL'ARTE
POVERA PROGETTO NAZIONALE CHE COINVOLGERA' CINQUE SPAZI
ESPOSITIVI
Verrà allestita dal 2011, in
cinque sedi italiane, una mostra dedicata al movimento dell'Arte povera.
Il progetto è nato dalla collaborazione tra Regione Lombardia, Regione
Piemonte, Triennale di Milano e Comitato Italia 150 di Torino. Gli spazi
espositivi saranno: MaDRE a Napoli, MAXXI a Roma, MAMbo a Bologna nella
foto,
Reggia di Venaria Reale (To) e Triennale a Milano. L'iniziativa è stata
presenta stamane alla Triennale di Milano dall'assessore alle Culture,
Identità e Autonomie della Regione Lombardia, Massimo Zanello.
"Questo progetto - ha sottolineato Massimo Zanello - riassume in
maniera chiara il significato dell'espressione 'fare sistema'. Sono
diverse le istituzioni coinvolte che testimoniano il forte legame che c'è
fra Regione Lombardia e Regione Piemonte. Da tempo l'asse Lombardia -
Piemonte si è sviluppato con diverse iniziative, penso al festival MiTo
e alla collaborazione fra Politecnico di Milano e quello di
Torino". L'assessore Zanello ha ricordato inoltre, che "il
movimento dell'Arte Povera, nato nel 1967, è una delle grandi
espressioni artistiche italiane del XX secolo rappresentato in tutti i
grandi musei del mondo". "Abbiamo pertanto deciso - ha
concluso Massimo Zanello - di promuovere questa mostra nazionale per
celebrare questa espressione artistica coinvolgendo cinque spazi
espositivi di primario livello". Alla presentazione del progetto
erano presenti, tra gli altri, Germano Celant (curatore della mostra),
Andrea Bairati (assessore alle Politiche per l'Innovazione e
all'Industria del Piemonte), Davide Rampello (Triennale di Milano),
Paolo Verri (Comitato Italia 150) ed i rappresentanti degli spazi
museali dove sarà allestita la mostra.
ANTENATE di VENERE
“Antenate di Venere “ questo è il titolo della
bella mostra aperta al pubblico il 5 Dicembre 2009 e che si concluderà
il 28 Febbraio 2010 al castello Sforzesco di Milano.
La mostra racconta
i primordi dell’arte figurativa europea
attraverso l’esposizione di reperti straordinari
per lo più inediti quali l’originale della famosa “Venere”
paleolitica di Dolni Vestonice (
27000 a
.c.) . In mostra : varie
Veneri , le piccole
terrecotte raffiguranti animali
dei cacciatori di mammut,
tanti vasi dalle originali forme e in alcuni casi con animali
applicati per lo più caprette, la monumentale figura femminile di
Masovice degli agricoltori moravi del v millennio a.c. - Circa
centocinquanta manufatti, tutte terrecotte dipinte dalle
colorazioni stupende .Forme piccole primordiali che sembrano essere di
una modernità assoluta e sembrano fare eco a tanta arte contemporanea .
Una mostra ben allestita,
che incanta e che ti fa pensare con le sue forme al mistero del tempo.
Milano, 10 Gennaio 2010
achille guzzardella
Un Popolo di
Volti – Ricordo Ernesto
E’ terminata l’esposizione a
Palazzo Reale di Milano del grande quadro “Un Popolo di Volti” del
caro Ernesto Treccani a poco più di un mese dalla sua dipartita.
Rivedendo la grande tela a Palazzo l’altro giorno, soffermandomi sui
tanti volti, mi sono tornati alla mente i vari momenti trascorsi con
Ernesto: da quando posò per me, in Corso 22 marzo 48,
nel lontano 1986, e poco tempo dopo, quando posai per lui in via
Lovanio, alle tante
e belle serate trascorse
presso la sua fondazione di
“ Corrente” di via Carlo Porta
5 in
occasione di conferenze e mostre con de Micheli, de Grada, Pino Ponti,
Tomiolo, Paganin, Peppino Migneco, Gabriele Mucchi, Franco Loi e tanti
altri. A quando posò ancora lui per me nel mio studio in San Clemente 1
nel 1994. E mentre posava in piedi, per un busto, giocò con un pezzo di
creta nelle mani e modellò una piccola scultura che mi regalò e feci
in seguito cuocere . Ricordo ancora quando Ernesto scrisse nel 1995 una
testimonianza sulla mia
scultura per una mia monografia, e quando
mi fece la sorpresa di intervenire con sua moglie Magda alla mia
personale di pittura “Acque e Fondali” in via Broletto
nel 1996, e più tardi esprimermi al telefono il suo plauso e il
suo stupore, conoscendomi fino ad allora solo come scultore, per il mio
senso coloristico e le qualità di pittore. Ricordo
quando andai a
trovarlo a casa sua e sua moglie Magda ci scattò una fotografia,
l’ultima che ho con lui, e un’alta volta in Carlo Porta
mi regalò un suo disegno. Lo
vidi l’ultima volta con mia moglie
Maria Luisa, seduto in carrozzella, accompagnato dalla figlia tra
la folla al caratteristico mercato dei fiori vicino all’entrata della
chiesa di Sant’Angelo,
Lunedì dell’Angelo il 13 Aprile
2009 a
Milano, con il volto teso, quasi mummificato. Stentava a riconoscermi,
poi ,stanco, mi fece un cenno di saluto. E mi rammarico di aver saputo
tardi della sua morte, il 28 Novembre
2009 a
poche ore dai funerali già celebrati. Vedendo “Un Popolo di Volti”,
quella grande tela, quelle presenze, non posso che pensare a Treccani,
alla sua continua ansia d’artista che tanto ha dato alla storia della
pittura italiana del secondo Novecento.
Milano, 10 gennaio 2010
achille guzzardella
INCA a Brescia
Con il titolo “Inca. Origine e misteri della civiltà
dell’oro” il magnifico Museo di Santa Giulia a Brescia ospita,
fino al 27 giugno, un’affascinante mostra (www.incabrescia.it)
curata da Paloma Carcedo de Mufarech, studiosa dell’Università
Cattolica di Lima, con la quale hanno collaborato Antonio Aimi della
Statale di Milano e Giuseppe Orefici, direttore del Centro Studi
Precolombiani. Duecentosettanta capolavori
di arte orafa, di scultura, di ceramica, sono stati portati dal Perù a
Brescia, per un’esposizione davvero unica e imperdibile. Il visitatore
potrà ammirare le corone d’oro di cinque sovrani inca, di diverse
epoche, le narigueras e le orejeras finemente lavorate, i
bicchieri da cerimonia, i pettorali, i corredi funebri, i tumi, coltelli
per i sacrifici umani, immaginando di essere a Machu-Picchu o a Cuzco.
Una saletta è dedicata ai geoglifi di Nazca, ancora misteriosi: queste
gigantesche linee, questi enormi motivi geometrici e zoomorfi, che cosa
sono? Sono rappresentazioni di costellazioni, sono tracciati-guida per
danze e celebrazioni rituali? Come hanno potuto, più di duemila anni
fa, disegnare con tale precisione colibrì, ragni, ramarri, di
dimensioni così grandi, nel suolo del deserto? Una sala è dedicata
alla cosmogonia inca: il cielo, così terso e stellato per chi lo poteva
osservare nelle notti serene dalle cime delle Ande, appariva in modo
naturale come la sede delle divinità; il Sole – associato all’oro -
era il creatore degli uomini, la Luna – abbinata all’argento - delle
donne: dallo sposalizio dei due astri era quindi nata l’umanità. Gli
Inca credevano di poter trarre responsi e profezie dal cielo. E’
straordinario pensare che a
2280 metri
di quota gli Inca avessero costruito una città sacra, sotto la quale
scorreva il “Fiume del Sole”, l’Urubamba: il sito archeologico di
Machu-Picchu è quasi inaccessibile, per questo si è preservato nei
secoli (fu scoperto solo nel 1911). Ma come riuscirono gli Inca a
trasportarvi gli enormi blocchi
di pietra necessari per costruire i palazzi, i templi, l’osservatorio
astronomico? Forse la città era un mausoleo, rivestito d’oro, e
custodiva la tomba di un imperatore: non si sa con esattezza. Della
capitale dell’impero, Cuzco, restano ben poche tracce dell’antico
splendore: solo massicce mura di pietre perfettamente squadrate,
utilizzate dai conquistadores come fondamenta di chiese ed
edifici. In coda alla mostra il visitatore entra nello spazio di una
successiva exhibition intitolata Plus Ultra, oltre il Barocco,
dove può ammirare interessanti opere a soggetto soprattutto
religioso, commissionate in loco dagli Spagnoli dopo la
conquista, opere dove spesso emergono ancora miti degli inca e vive
testimonianze dell’incontro di diverse civiltà che avvenne in Sud
America a partire dal ‘600. I dipinti esposti meriterebbero
senz’altro una ricollocazione più consona, che li valorizzi meglio in
modo che possano attrarre l’attenzione anche del visitatore più
frettoloso.
La mostra Inca è così
bella e interessante che, per chi non vie è ancora stato, sorge forte
il desiderio di visitare il Perù e i luoghi magici della spiritualità
di questo antico popolo, per vedere con i propri occhi le rovine
maestose, le cime spettacolari delle Ande e il cielo cristallino che fa
loro da sfondo. Per organizzare il viaggio si può contattare
un’agenzia di Torino, “Il Tucano viaggi ricerca”, che
dedica al Perù ben due cataloghi, Solo Perù e Perù per
tutti (www.tucanoviaggi.com).
Gennaio
2010
Anna Busca
Mostra del Gruppo Artistico Monluè
Polizia di Stato, presente e
futuro, con la gente, per la gente., questo è il titolo del convegno
organizzato dal consiglio di zona 3 di Milano con il Gruppo Artistico
Monluè di Milano il 2 Dicembre2009. Per l'occasione il rinomato gruppo
artistico milanese (formato da una novantina di artisti), ha
allestito nella bella e grande sala consigliare una mostra con ben 60
tele che trattano tutte come tema pittorico proprio la polizia di stato
vista nelle più disparate sfaccettature ;dai ritratti dei poliziotti
alle imprese di alcuni di essi fino ad arrivare a realizzazioni più
fantastiche e visionarie come quella del sottoscritto dal titolo: "Anche
lassù qualcuno è con loro". I dipinti in mostra come è ormai
tradizione per le recenti mostre del Gruppo milanese misurano 60 x80 cm.
e sono per lo più oli su tela, non mancano le tecniche miste come
quella di Luciano Bocchioli dal titolo: "La Poliziotta"; in
mostra anche il quadro "Milano ringrazia" di Enzo Zoppi
attuale presidente del Gruppo Artistico Monluè (GAFM). La mostra è
stata inaugurata il 1° Dicembre.
Milano, 6 Dicembre 2009
achille guzzardella
La Monaca
di Monza al Castello Sforzesco
Ah suscitato vivo interesse la
mostra inaugurata al Castello Sforzesco di Milano lo scorso
24 Novembre che titola “
La Monaca
di Monza” e che sarà visibile fino al 21 Marzo 2010. Mostra prima del
suo genere è presentata
bene con quadri di autori ottocenteschi tra i quali spiccano quelli
dell’Hayez, un bellissimo Giuseppe Molteni dal titolo: “
La Signora
di Monza “ del 1847 proveniente dai musei civici di Pavia, e dei
Mosè Bianchi . In mostra pure dei delicati disegni di Francesco
Gonin del 1940 e degli
eccellenti disegni di Gaetano Previati; e proposte del novecento con De
Chirico e un lavoro del caro ErnestoTreccani recentemente scomparso.
Milano 6 dicembre 2009
achille guzzardella
Consadori al Museo Diocesano
Bella esposizione inaugurata al
Museo Diocesano sulla
pittura di Silvio Consadori, artista
Bresciano (1909 – 1994) che ha operato gran parte della sua
vita a Milano. Della mostra voglio ricordare
le tele sacre : “Fanciulla” anni quaranta, “Emmaus “ anni
cinquanta,”Sacra famiglia” anni
cinquanta , e i bei quadri di paesaggio : “ Mazzorbo” anni sessanta,
“Autunno a Torcello” del 1965,
e “Burano canale della Giudecca” del
1985. L’esposizione aperta al pubblico il 3 Dicembre
durerà fino al 28 Febbraio 2010.
Milano, 6 dicembre 2009
achille guzzardella
Maurice Henry
alle Stelline
“Maurice Henry Une poétique de
l’humour” Questo é il titolo della bella retrospettiva inaugurata
alla fondazione delle Stelline di corso Magenta a Milano .La
mostra aperta al pubblico dal 4 Dicembre al
4 Febbraio 2010 è ben allestita ed è corredata da un ricco e
esauriente catalogo del Credito Valtellinese.
L’esposizione presenta tutti i capitoli dell’arte
dell’eclettico pittore Surrealista gran disegnatore umorista
che ha operato dal 1964 a
Milano . All’inaugurazione della mostra oltre all’eccentrica e
simpatica Elda Henry moglie dell’artista era presente l’amico Arturo
Schwarz stimatore e storico dell’artista d’oltralpe.
Milano, 6 dicembre 2009
achille guzzardella
COROT E L'ARTE MODERNA. Souvenirs et impressions
(dal 27/3 al 7/3)
Lo scorso 11 dicembre il Comune di Verona, primo e
unico in Italia, con lo speciale sostegno del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, ha sottoscritto con il Musée du Louvre un accordo
pluriennale, che prevede la coproduzione di almeno due grandi
esposizioni e lo sviluppo di diverse forme di collaborazione, con
l’obiettivo di estendere il pubblico dei musei e incrementare la
frequentazione delle risorse culturali veronesi da parte dei giovani.
È
in corso di preparazione una grande mostra dedicata a Veronese, artista
per il quale manca nel nostro paese una degna celebrazione dalla
memorabile rassegna che Rodolfo Pallucchini gli dedicò nel 1939.
È invece imminente la realizzazione del primo progetto espositivo,
frutto della collaborazione fra il Musée du Louvre e il Comune di
Verona: dal 27 novembre 2009 al 7 marzo 2010 si terrà infatti presso
la sede del Palazzo della Gran Guardia la mostra "Corot e l’Arte
Moderna. Souvenirs et Impressions."
L’esposizione, curata da Vincent Pomarède,
conservatore capo del Dipartimento di Pittura del museo francese e
organizzata dal Museo Civico di Castelvecchio di Verona, è una
mostra del tutto inedita, pensata appositamente per Verona e
dedicata a Jean-Baptiste Camille Corot (1798-1875), ritenuto
“l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”, prodigioso
creatore di universi poetici e di invenzioni plastiche, sia per quanto
riguarda la rappresentazione della natura sia per la figura umana. Il
percorso espositivo sarà costituito da circa 100 dipinti in un
arco temporale di quattro secoli, da Poussin a Picasso, distribuito in
misura equivalente tra le opere del maestro francese e degli artisti a
cui si è ispirato o che ha influenzato.
Alla realizzazione dell’importante iniziativa
partecipano: la Direzione Regionale per il Veneto del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Storici
Artistici e Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e
Vicenza e l’Università degli Studi di Verona. Contribuiscono:
Fondazione Cariverona, Banca Popolare di Verona, Camera di Commercio di
Verona, Agsm, Nes. I servizi di accoglienza sono curati da Verona 83, la
comunicazione è affidata a Civita Tre Venezie, il catalogo è edito da
Marsilio.
CARAVAGGIO,
LOTTO, RIBERA. Quattro secoli di capolavori dalla Fondazione Longhi a
Padova.
Una delle cornici più belle del
panorama espositivo italiano, i Musei Civici degli Eremitani a Padova,
ospita una selezione di capolavori rappresentanti quattro secoli di storia
dell’arte pittorica italiana, provenienti dalla Fondazione Longhi di
Firenze. Roberto Longhi (1890-1970), illuminato storico dell’arte e
collezionista, è stato protagonista della storiografia artistica italiana
e, nel corso delle sue ricerche, ha raccolto diverse opere d’arte ora
conservate nella Fondazione che porta il suo nome. Seguendo un criterio di
confronto con le collezioni venete del Museo degli Eremitani, giungono a
Padova cinquanta opere per questo evento organizzato dal Comune di Padova
Assessorato alla Cultura, i Musei Civici e 24 Ore Motta Cultura, che ha
curato lo splendido catalogo. Il percorso espositivo si snoda seguendo un
periodo storico che si avvia dalle tavole del ‘200 e ‘300, attraverso
la pittura bolognese, per arrivare alla magnificenza del ‘400 e ‘500
testimoniata da maestri quali Dosso Dossi, Lorenzo Lotto e Lambert Sustris.
Caravaggio, con il celebre “Fanciullo morso dal ramarro” del 1594,
apre la maestosa serie di opere del ‘600. A suggellare un periodo tra i
più floridi dell’arte pittorica italiana, possiamo ammirare tele del
Saraceni, di Borgianni, Ribera, Valentini e Mattia Prati. Splendido cameo,
tra questi capolavori, la “Negazione di Pietro” di Valentin de
Boulogne. La mostra rimarrà aperta fino al 28 marzo 2010 e sarà
possibile abbinare la visita alla Cappella degli Scrovegni con gli
splendidi affreschi di Giotto realizzati tra il 1303 e il 1305,
recentemente restaurati.
18/11/2009
Armando Melocchi
I
grandi protagonisti della pittura internazionale Spagnola del Museo dell'
Ermitage in mostra a Pavia
I
grandi protagonisti della pittura internazionale Spagnola del Museo
dell’Ermitage in mostra a Pavia Inaugurata il 16 Ottobre scorso terminerà
il 17 Gennaio 2010 la notevole esposizione dei quadri provenienti
dall’.Ermitage di San Pietroburgo al Castello Visconteo di Pavia. Ci
sono tutti i maggiori esponenti del così detto secolo
d’oro della pittura spagnola ,da Velazquez a Murillo, per non parlare
del grande Ribeira, di Zurbaran e di Pereda e Alonso Cano ,Juan Valdes
Leal,Juan Carrero de la Miranda e tant ‘altri. Sono quadri che
emozioneranno il visitatore, l’intenso naturalismo dello Spagnoletto ,
il manierismo di Francisco Ribalta . la libertà anticipatrice di tanta
arte del Velazquez ecc. Voglio qui segnalare: “La preparazione dei dolci
“ ritenuta per molto tempo lavoro di un’artista fiammingo e solo di
recente attribuita a un giovane Bartolomè Esteban Murillo, la bellissima
testa maschile di profilo di Diego Velazquez e le grandiose opere del
Ribeira: “Pentimento di San Pietro “ e “Filosofo”, e la bellissima
“Deposizione “ del Pereda . Una mostra da non perdere.
Milano, 15
novembre 2009 achille guzzardella
Gentilini alla Permanente
Altra mostra
da segnalarvi è quella di Franco Gentilini nel centenario della sua
nascita alla Permanente di Milano . Inaugurata l’undici Novembre sarà
visibile fino al 10 Gennaio 2010. E’ una panoramica dei periodi più
interessanti della sua intensa attività pittorica; dai suoi esordi
faentini alle opere degli anni trenta riconducibili alle opere della
Scuola Romana, al periodo a cavallo della guerra di matrice essenzialmente
espressionista come “La camera incantata” del 1945, per arrivare al
periodo della ricerca della pittura materica con superfici sabbiate senza
mai abbandonare l’impostazione figurativa con riferimenti alle
avanguardie storiche e a elementi richiamanti affreschi e mosaici
bizantini e medievali della terra d’origine. Compaiono ora gli elementi
fondamentali della sua pittura: Cattedrali ,Banchetti,Nature morte, Nudi
femminili. L’ultimo decennio dell’arte di Gentilini vede ritornare un
modo di dipingere più libero ,un cromatismo più acceso. Un linguaggio
ispirato a forme più naturalistiche. Una mostra da non perdere, un
ritorno alla Permanente della Figurazione ,cosa sempre molto gradita ai
veri appassionati e cultori d’Arte.
Milano, 15 novembre 2009 achille
guzzardella
MINT: DIALOGO D’ARTE TRA PASSATO E PRESENTE
Si
è inaugurata, nella nuova sede dei Giardini
Indro Montanelli, nel cuore di Milano, MINT,
mostra mercato che coniuga antico e moderno, oggetti d’epoca e design
contemporanea, ponendo lavori di grandi maestri
dell’arte classica ed antica, opere ed oggetti di squisita fattura
accanto alle creazioni di artisti del ‘900 e contemporanea, Gli
allestimenti, ideati da Peter Bottazzi e curati da Carlo
Alberto de Laugier, connotano l’esposizione con un taglio esclusivo
e sorprendente a conferma del carattere innovativo del progetto MINT.
Le
opere esposte riguardano: Arazzi, Archeologia. Argenti, Armi e Armature,
Arte moderna, Arte orientale e asiatica, Arte primitiva e precolombiana,
Arti decorative del IXX secolo, Bronzi, Ceramiche, Dipinti, Disegni,
Fotografie, Gioielli, Icone, Libri, Manoscritti, Mappe, Mobili, Monete,
Oggetti d’arte Orologi, Pizzi, Porcellane, Sculture, Stampe, Tappeti,
Tessuti, Vetri.
Da
non perdere i nuovi gioielli di Scavia e un insolito paesaggio del 1933 di
Picasso, proposto da FarsettiArte.
Un prestigioso Comitato d’onore con Alessia
Bormioli, Cristina Ferruzzi, Luca Marzotto, Beppe Modenese, Martina
Mondadori, Valentina Monti, Francesca Moratti, Warly Tomei, Beatrice
Trussardi e Stefano Zorzi, sostiene questa affascinante iniziativa.
MINT è una parola che racchiude in sè molteplici
significati — simbolo di ospitalità nell’antichità, di freschezza
nel mondo anglosassone. di perfezione nel linguaggio specialistico — e
che diviene acronimo per Milano Internazionale, ad evidenziare la scelta,
come sede, di una città ricca di solidissime tradizi
oni e capitale riconosciuta di stile e
creatività, e di grande richiamo internazionale per presenza di gallerie
e di collezionisti.
I
visitatori potranno fruire anche di un efficiente servizio di ristoro
posto all’interno della struttura e curato da Convivium Banqueting.
Per
Info: www.mintexhibition.it
Novembre
2009
AMont*
MARZIA MIGLIORA VINCE IL 10° PREMIO CAIRO
È
Marzia Migliora, 37 anni, di
Alessandria, la vincitrice della 10°
edizione del Premio Cairo, la manifestazione legata al mensile Arte, promossa dall’editore Urbano Cairo a sostegno della giovane arte.
La
scelta di Marzia Migliora è
stata decisa all’unanimità da una giuria così
composta: Daniela Clerici (direttore di Arte),
Cristiana Collu (Direttrice MAN di Nuoro), Gianfranco Maraniello
(direttore di MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna), Marco Meneguzzo
(curatore e docente all’Accademia di Brera di Milano), Patrizia
Sandretto Re Rebaudengo (presidente Fondazione Sandretto di Torino) e
Stefano Zecchi (scrittore e consigliere d'amministrazione del Maxxi).
Questa
decima edizione è stata curata da Marco
Pierini, direttore di SMS contemporanea di Siena. In totale gli
artisti selezionati da dieci protagonisti del mondo dell'arte coordinati
dalla redazione di Arte
erano 20: Alterazioni Video, Mattia Barbieri, Marco Bongiorni, Rossana
Buremi, Valerio Carrubba, Antonio Cataldo e Mariagiovanna Nuzzi, Paolo
Cirio, Raffaella Crispino, Tamara Ferioli, Maddalena Fragnito De Giorgio,
Alice Guareschi, Sara Magni, Annalisa Pirovano, Gianni Politi, Luca Pozzi,
Pietro Ruffo, Francesco Simeti, Federico Spadoni, Lamberto Teotino.
A
premiare la vincitrice, durante la serata inaugurale Palazzo della Permanente a Milano, è stato l'editore Urbano
Cairo, Presidente della Cairo Editore. Marzia
Migliora sarà la protagonista del numero di gennaio del mensile Arte,
con un servizio di copertina. Le opere finaliste sono esposte fino
al 1 novembre a Palazzo della Permanente, insieme a quelle che hanno
vinto nei nove anni precedenti, con un allestimento speciale che occupa
l’intera sede.
In
contemporanea, al piano superiore del Palazzo della Permanente si svolge
la mostra con le opere dei finalisti del Premio
Arte, iniziativa promossa dalla rivista e destinata ad artisti che non
hanno mai esposto in mostre personali di rilievo in musei o gallerie
private.
Ottobre
2009
AMont*
BORTOLONI PIAZZETTA TIEPOLO: IL ‘700 VENETO
Una
grande mostra “svelerà”, finalmente, Mattia
Bortoloni ponendolo a confronto
con Piazzetta, Tiepolo, Balestra,
Ricci e gli altri grandi del Settecento Veneto alla Pinacoteca di Palazzo
Roverella a Rovigo dal 30
Gennaio al 13 Giugno 2010.
Alcuni
lo conoscono solamente per un’opera da Guiness: il più esteso affresco
unitario di tutti i tempi e luoghi: 5500 metri quadri di finissima pittura
per l’enorme cupola ellittica (anch’essa da primato, essendo la più
grande al mondo) del Santuario di Vicoforte, in Piemonte.
Mattia Bortoloni (Canda di Rovigo, 1696 — Bergamo, 1750), famoso,
e molto richiesto in vita, è passato poi nel dimenticatoio, considerato
“solo” come uno dei migliori aiuti di Giovan
Battista Tiepolo, al punto che in non pochi capolavori del grande
maestro è ancora oggi difficile distinguere ciò che si deve ai pennello
dell’uno o dell’altro.
Negli
ultimi 20 anni, studi più approfonditi hanno gradualmente portato a
riscoprire la grandezza del tutto autonoma di Bortoloni.
La
grande esposizione proporrà una selezione di capolavori del Bortoloni vis à vis con una trentina e più di opere straordinarie
del Pellegrini, del Piazzetta,
del Ricci, dei Tiepolo, i
“titani” del Settecento Veneto.
La
mostra, curata da Alessia Vedova,
è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,
dall’Accademia dei Concordi, e dal Comune di Rovigo, in collaborazione
con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici
per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, con il patrocinio e la
collaborazione della Regione del Veneto e della Provincia di Rovigo.
Per
info: www.palazzoroverella.com
Ottobre
2009
AMont*
Telemaco Signorini
a Padova
Talemaco Sognorini e la pittura in
Europa , questa la grande mostra aperta a Padova il 19 Settembre
e visibile fino al 31 Gennaio
2010 a
Palazzo Zabella . Mostra
di un interesse straordinario per tutti gli amatori del grande
ottocentista italiano di importanza Europea e riconosciuto
internazionalmente, accostabile a ragion veduta ai grandi maestri
Francesi. Personalità complessa quella del Signorini, fine intellettuale,
incontenibile tombeur des femmes, gradito ai salotti di mezza Europa ,ma
anche personaggio critico ,difficile,scontroso certe volte. La mostra di
Padova fa in un certo senso giustizia dell’ottocento italiano
dove la pittura del Signorini viene accostata
ai capolavori di
artisti europei come Degas,Tissot,Courbet,Corot,Sisley, Stevens,Rousseau,
Bazille e tanti altri. Una mostra insomma da vedere
e allestita molto bene ,e presentata in un bel catalogo.
Milano, 7
ottobre 2010
achille guzzardella
ALLA TRIENNALE “MILANOGALLERIE”
Con
l’autorevole sostegno della Camera di
Commercio di Milano, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna
e Contemporanea (ANGAMC) ha deciso di presentare ad un vasto pubblico
ben 47 gallerie milanesi in uno dei luoghi più prestigiosi ed idonei per
ospitare grandi esposizioni internazionali, quale è il Palazzo della
Triennale di Milano.
Questa
iniziativa, che vede come protagonisti la Camera di Commercio di Milano,
attraverso la sua azienda speciale Promos,
e l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (in
particolare la Delegazione lombarda
e milanese), suggella anche una forma di collaborazione fra Enti
privati ed Istituzioni pubbliche che e’ augurabile possa continuare in
futuro, poiché solo una vera sinergia fra questi ambiti può divenire una
forza di rilevanza primaria per la promozione dell’attività artistica
di una città importante come Milano. L’iniziativa, nello specifico, è
finalizzata alla valorizzazione dell’Arte Contemporanea milanese documentando l’attivita’
delle Gallerie d’Arte presenti sul territorio, grazie
all’Associazione di categoria che le rappresenta.
La
scelta delle opere è stata effettuata dal noto critico d’arte Giorgio Verzotti, che ha anche seguito l’allestimento
dell’esposizione. Il percorso segue un ordine cronologico e si basa su
nuclei che ricostruiscono il clima creativo delle diverse epoche: da
Balla a Prampolini, da Sironi a Martini a Campigli, prosegue poi con Lucio
Fontana, i Nucleari, Azimuth, per concludere con i lavori di Salvo,
Clemente, De Maria. Un ampio spazio è dedicato alle esperienze più
recenti e ai giovani artisti di oggi.
Ottobre
2009
AMont*
PERUGIA:
“PARLARE
CON DIO”
(13
giugno – 21 settembre 2009)
Sabato
13 giugno 2009
con
la mostra PARLARE CON
DIO, curata da
Rob Smeets
, è stato inaugurato a Perugia
il nuovo centro espositivo e culturale LE
GALLERIE DEI GEROSOLIMITANI,
collocato all’interno dello
splendido complesso – chiesa, ospedale e oratorio - della
Casa della Commenda dei Cavalieri di Malta Laus
Deo. La
mostra di dipinti antichi vede esposte oltre trenta opere, alcune delle
quali di grandi dimensioni, di autori come il Maestro di Alkmaar, Abraham
Bloemaert, Pietre Binoit, Abraham Bosschaert, Jacob Gerritsz Cuyp, Orazio
de Ferrari, Giusto Fiammingo, Jan Fris, Georg
Flegel, Ambrosius Bosschaert, Fedele Galizia, Niccolò Gerini, Luis
de Morales, Bernard van Orley, Marco Palmezzano, Giulio Cesare Procaccini,
Alessandro Tiarini, Claude Vignon e Juan Ximenez. Attraverso
l’iconografia, la forza espressiva e l’intimità delle opere in mostra
si vuole cercare di trasmettere il senso originario di misticismo, rigore
ed estasi religiosa cosi come veniva comunicato nel passato. La
magica intimità dei fondi oro italiani e dei primitivi fiamminghi, i
criptici messaggi moralistici dei dipinti olandesi del ‘600 e ‘700 e
la travolgente forza del credo della pittura barocca italiana sono esempi
iconici di sorgenti quali i Vangeli, le predicazioni, la catechesi e la
liturgia cristiane.

Il
nuovo spazio espositivo
Le
Gallerie
dei Gerosolimitani è composto dall’ingresso posteriore delle
Gallerie, con ampia terrazza esterna che si apre su Via della Sposa e
sulla facciata medioevale della chiesa di San Luca costruita a metà del
XII secolo. Dal
1460 al 1471 Francesco della Rovere, Cardinale titolare di San Pietro in
Vincola, successivamente Papa Sisto IV, ebbe l’arcipriorato proprio
della Chiesa di San Luca, che fu per quattro secoli Collegiata dei
Canonici Regolari del San Sepolcro, con annessa la loro residenza e
l’oratorio dopo il loro distaccamento da Gerusalemme. L’ingresso
anteriore delle Gallerie si
trova invece su Via San Francesco, nella parte dell’oratorio della Casa
della Commenda ristrutturata nel 1484 da Cataneo dei Traversagni, come si
legge sul fregio dell’architrave del portone d’entrata, incastonato
nella facciata dalle bellissime finestre quadripartite quattrocentesche in
travertino. Nel
1560 il complesso fu affidato ai Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di
Malta.
La
mostra è accompagnata da un catalogo curato da Paul Smeets dedicato interamente a uno dei quadri in mostra, La
fuga del giovane nudo durante la cattura di Cristo dipinto della
collezione Giustiniani realizzato da Giusto Fiammingo, pittore
caravaggesco che operò a Roma tra gli anni 1615-1625. Il volume analizza
il quadro da quattro differenti angolazioni: Cristina
Terzaghi ha curato il saggio biografico,
Armando Torno
il saggio iconografico,
Loredana Lorizzo
il saggio di contesto (la descrizione della collezione Giustiniani in cui
il dipinto venne più volte inventariato dal 1638 al 1812-24)) e
Barbara Ferriani
il saggio sulla conservazione.
Per
maggiori informazioni:
tel.
075 5735481 | 335 207335
www.legalleriedeigerosolimitani.org
EFFEARTE:
L’ARTE AMOROSA DI DENISE PRINCE
La
Galleria Effearte di Milano ha inaugurato in questi giorni la
prima mostra personale in Italia di Denise
Prince, artista texana che è intervenuta personalmente con una
singolare performance subito “fuori” dallo spazio della Galleria,
coinvolgendo così nella fruizione non solo il pubblico dell’arte
presente ma anche il pubblico estraneo, ovvero comuni cittadini a
passeggio.
La
mostra ha suscitato interesse e curiosità artistica anche per la novità
del linguaggio utilizzato dall’artista che coinvolge nelle proiezioni
esterne un pubblico più ampio del consueto. “Beyond
This Thing Between Us”, è il titolo di questo specifico progetto
che si articola in tre momenti: nella proiezione di un video, una
narrazione—monologo sincera sull’amore e sul sentimento che più lo
denota: la solitudine; in una selezionata galleria di immagini
fotografiche, foto che ritraggono in modo netto, anche attraverso l’uso
tagliente della luce immersi in una sempre manifestata natura, i soggetti
coinvolti negli stati d’animo indagati. Oltre all’omonima ed inedita
performance che della mostra rappresenta sia l’overture, che il sigillo.
Intimo
e filmico sono le principali categorie che possono delineare il complesso
profilo di Denise Prince. Ogni
immagine sembra essere didascalica ai personaggi di Raymond
Carver (“Voi non sapete cos’è l’amore”), mentre la
compassione e la comprensione sembrano inevitabili e non pare possibile
nessuna forma di sottrazione. L’artista si autorappresenta continuamente
in una donna avventurosa e coraggiosa, una donna che, predilige
l’azione; ponendosi davanti ad un pubblico che diviene un inevitabile ed
imprevedibile specchio esterno.
Maggio
2009
AMont*
“NICOLÒ
DELL’ABATE ALLA CORTE DEI BOIARDO. IL
PARADISO RITROVATO”
Dal
10 maggio all’11 ottobre, la Rocca dei Boiardo di Scandiano (RE)
sarà teatro di un’iniziativa di grande valore storico, artistico e
culturale. A
conclusione dei lavori di restauro del Castello, la cui costruzione è
databile al XIII secolo, si terrà una mostra dal titolo Nicolò dell’Abate alla corte
dei Boiardo. Il Paradiso ritrovato, promossa dal Comune di
Scandiano e dal Comitato Nazionale Storie
Dipinte. Nicolò dell’Abate e la pittura del Cinquecento tra l’Italia
e Parigi, con la collaborazione della Soprintendenza
al Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Modena e Reggio
Emilia, e curata da Angelo Mazza e Massimo Mussini, che presenterà,
attraverso 80 opere - di cui 53 di Nicolò dell’Abate e della sua
bottega - tutte le testimonianze pittoriche e decorative provenienti da
quello storico edificio e nel contempo darà conto degli interventi
recentemente effettuati sui brani di pittura superstiti. Il
recupero della Rocca ha infatti riportato alla luce, nella saletta che la
cri
tica ha correttamente individuato come il Camerino
del Paradiso, delle tracce pittoriche decorate da Nicolò dell'Abate
attorno al 1540-43 con la raffigurazione delle Nozze di Psiche
nella volta e con figure di musicanti nei peducci di sostegno.
Contrariamente a quanto è stato affermato dagli inizi dell'Ottocento fino
a oggi, il saccheggio operato verso la fine del XVIII secolo dal duca di
Modena non ha spogliato completamente la rocca di Scandiano delle pitture
dell’artista modenese. Le
tracce di colore individuate nelle lunette hanno sollecitato una campagna
di restauri che, promossa dalla Soprintendenza per i beni storici,
artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia e avviata dagli
operatori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con la scopertura
di
diverse lunette e con l'elaborazione dell'idonea metodologia di
intervento, ha restituito nell’arco di tre anni, grazie al lavoro del
laboratorio Faberestauro di Sesto Fiorentino, le immagini di paesaggi
aperti con edifici, città in lontananza e vestigia di antichità, che
rivelano la mano esperta del celebre artista modenese prediletto dagli
ultimi signori rinascimentali dell'area padana, in un momento che precede
di alcuni anni il trasferimento a Bologna e infine il passaggio in
Francia. Attivo
a Soragna, Busseto, Sassuolo, Reggio Emilia e Modena su incarico di
committenze signorili e delle Comunità, Nicolò dell'Abate si applicò
alla decorazione della Rocca di Scandiano raffigurando inoltre, in altro
ambiente poi in parte demolito, sempre al piano nobile, soggetti tratti
dai libri dell'Eneide con scene disposte sulle quattro pareti,
accompagnate, in basso, da un fregio monocromo con battaglie e sormontate
da lunette con vedute di paese. L'intera decorazione di questa stanza,
incluso l'ottagono della volta con una famosa scena di concerto, fu
staccata dalle pareti insieme all'intonaco e trasferita nel 1772 nel
Palazzo Ducale di Modena dove è stata conservata, se pure non
integralmente a causa di un incendio sviluppatosi nel 1815, fino al
passaggio nel Palazzo dei Musei con l'allestimento della nuova Galleria
Estense, verso la fine dell'Ottocento. Analoga sorte hanno subito i
numerosi masselli nei quali è stata scompartita la decorazione del
"Camerino del Paradiso", le cui lunette, al contrario, non
furono staccate, verosimilmente perché le pitture erano già allora
occultate da strati di scialbo. Dopo
oltre duecento anni di illustre storia collezionistica e museografica
entro il sistema della Galleria Estense, i frammenti superstiti dei due
camerini e altri brani di decorazione di analoga provenienza saranno
esposti nella sede originaria a documentare uno dei momenti più alti
della storia artistica, letteraria e culturale della città di Scandiano e
dello stesso ducato estense, quello promosso dalla sensibilità umanistica
della famiglia Boiardo tramite le figure di Matteo Maria Boiardo, autore
dell'Orlando innamorato, e di Giulio Boiardo, committente delle
pitture murali di Nicolò dell'Abate, che circa dieci anni dopo assumerà
ruolo di protagonista, al fianco di Primaticcio, nella decorazione del
castello di Fontainebleau, residenza della corte di Enrico II re di
Francia. A
dar conto della centralità di quei brani di pittura nell'ambito
dell'esposizione interverranno altre sezioni, come quella sulla storia
letteraria ispirata ai temi epici dell'Eneide
e sulla fortuna cinquecentesca del poema, la sezione musicale con
l'esposizione di strumenti musicali antichi in rapporto alla centralità
delle raffigurazioni musicali nella pittura di Nicolò dell'Abate, la
sezione sugli interventi di trasformazione architettonica dell'edificio,
la cui visualizzazione è affidata all'esposizione di piante, mappe e
progetti, e infine la sezione sulla fortuna ottocentesca delle pitture
murali scandianesi di Nicolò dell'Abate, ben documentata dagli scritti di
Giambattista Venturi e dalle loro traduzioni incisorie. Grazie
al supporto dell'Opificio delle Pietre Dure, notevole risalto assumerà la
documentazione dell'intervento di restauro, con particolare attenzione
alle tecniche impiegate e alle indagini scientifiche che hanno preceduto e
accompagnato ogni fase del delicato intervento. L’origine della Rocca
di Scandiano è databile al XIII secolo, costruita dai Da Fogliano per
funzioni di difesa militare. Con l’avvento della famiglia Boiardo al
governo del paese (1423) l’antico fortilizio cominciò a trasformarsi in
dimora signorile. I Thiene succeduti ai Boiardo nel 1565, continuarono
l’opera d’abbellimento della Rocca, continuata nei secoli XVII e XVIII
con i Bentivoglio prima e i Duchi d’Este, che la trasformarono in
palazzo monumentale. Accompagna la mostra un catalogo Silvana
Editoriale.
Milano, 11 maggio 2009
MiArt
ArtNow! Il meglio dell’arte contemporanea a Milano.

Con la conferenza di apertura alla
presenza del direttore Alessandro
Cappello, dei curatori Donatella
Volontè e Giacinto Di Pietranonio, del fotografo Gabriele
Basilico e degli artisti Getulio
Alviani, Alessandro Mendini e Mario Airò, ha preso avvio l’edizione
2009 di MiArt. La quattordicesima edizione della Fiera d’Arte Moderna e
Contemporanea che si svolgerà dal 17 al 20 Aprile nei padiglioni di
Fieramilanocity, ha il compito di far dialogare passato, contemporaneità
e futuro dell’arte in questo delicato momento di crisi internazionale
economica e sociale. Per questo, e con la prospettiva di migliorare in
vista dell’obiettivo Expo2015, il rinnovato staff organizzativo guidato
da Alessandro Cappello ha dato spazio alle migliori Gallerie ma, anche, ha
posto le basi per creare spazi per lo sviluppo artistico della città, al
fine di riportare Milano ai vertici culturali che gli competono. “Milano
ha tutte le potenzialità per tornare ad essere capitale della cultura, ma
lo può fare solo all’interno di un sistema a cui MiArt collabora
insieme a tutte le istituzioni pubbliche e private, con l’obiettivo di
favorire la crescita e la diffusione dell’arte contemporanea nella
nostra città. Un sistema che collabora e interagisce per una
programmazione distribuita nell’intero anno in modo da offrire al
pubblico la più ampia e ricca offerta possibile di iniziative”,
ha detto il Direttore di MiArt all’inaugurazione; Gabriele Basilico ha
ribadito: “Nel corso del mio lavoro ho
sempre pensato alla città come a un grande corpo… da curare con
l’agopuntura della fotografia”. “Fotografare
la città per me vuol dire mettere sullo stesso piano architettura colta e
architettura ordinaria; spero che questo possa essere un buon punto di
partenza per costruire insieme una città migliore”. Ha fatto eco all’argomento
città l’artista Airò: ”L’arte,
tramite la collaborazione tra artisti e istituzioni, entra nel tessuto
connettivo della città…Nel mio lavoro vi sono riferimenti a Milano
attraverso suggestioni provenienti da altri artisti come Lucio
Fontana…La progettualità in arte è una confluenza di pensieri". A conclusione le parole di Getulio
Alviani che sintetizzano il concetto di città d’arte: ”L’immagine
di Milano è fatta da ingenieri, architetti, designer, artisti; l’arte
è servita e deve servire a questo”. La mostra è
un’occasione unica per ammirare opere dei migliori artisti dell’ultimo
secolo e contemporanei, quali Picasso, Fontana, De Chirico, Morandi, Sironi, Burri, Severini,
Ernst, Campigli, De Pisis, Warhol, Boetti, Chagall, Depero, Balla, Carrà,
Kounellis, Baj, Vermi, Savinio, Marini, Mirò, Schneider, Dorazio, Vedova,
Rotella, Schifano, Pistoletto, Paladino, Alviani, Basilico
e molti altri ancora (958 gli artisti italiani e internazionali presenti
in fiera). Tanti gli eventi collaterali che investiranno tutta Milano a
cominciare dalle opere esposte a cielo aperto nell’iniziativa MIRAGGI,
ideata dall’Assessorato all’Arredo Decoro Urbano e Verde del Comune di
Milano. La mostra a è stata allestita grazie agli sponsor Diners Club,
IULM, Corriere della Sera, con il patronato della Regione Lombardia. Per
il dettaglio degli eventi www.miart.it.
Milano,
16-04-2009
Armando Melocchi
FERRARA:
MORANDI. L'ARTE DELL'INCISIONE (5
aprile - 2 giugno)

Palazzo dei Diamanti dedica la
sua mostra di primavera alla presentazione dell’intera straordinaria
opera calcografica di Giorgio Morandi. Si tratta delle 138
acqueforti e dell’unica xilografia che l’artista ha considerato
rappresentative della sua arte, dopo averne eliminato un numero
probabilmente assai più ampio che con assoluto rigore ha giudicato non
meritevole di essere conservato e divulgato.
Da Dürer a Parmigianino, da Rembrandt a Piranesi, da Goya a Picasso, la
storia dell’incisione è un capitolo fondamentale dell’intera storia
dell’arte. È stato così ancheper Morandi che trattò l’incisione
come ricerca artistica autonoma affrontandola con impegno pari a quello
dedicato alla pittura, in un’epoca, il secolo
scorso, in cui spesso la stampa era considerata un genere minore.
Iniziò a dedicarsi all’incisione attorno al 1910-11, quasi
contemporaneamente alla pittura, e continuò a farlo fino a qualche anno
prima della sua morte, avvenuta nel 1964. Fu un autodidatta che saggiò,
con pazienti tentativi e ricerche, i vari procedimenti tecnici fino a
quando non si impadronì appieno del mezzo incisorio e delle sue
possibilità di restituzione dei volumi, delle forme e della luce. Dopo un
periodo di intensa sperimentazione, che caratterizza soprattutto i primi
anni Venti, l’acquaforte finì per divenire la sua tecnica prediletta.
Riferendosi a illustri precedenti della storia di questo linguaggio
espressivo, quali Parmigianino, Federico Barocci e Rembrandt, maestri per
altro lontanissimi dai suoi interessi pittorici, Morandi ne indagò a
fondo le caratteristiche giungendo ad anticipare, nella bicromia del
bianco e nero dell’opera grafica, effetti di costruzione formale e di
vibrazione chiaroscurale che diventarono elementi fondamentali di
specifiche fasi della sua creazione artistica. In certi momenti fu, anzi,
l’acquaforte a risultare determinante per la sua ricerca pittorica.
Dopo decenni di studi che hanno chiarito il contributo originale
dell’artista nel contesto internazionale dell’arte contemporanea, o ne
hanno approfondito la poetica in una luce più strettamente individuale ed
umana o, infine, ne hanno indagato la peculiarità linguistica
nell’incisione, risulta oggi necessario procedere ad una sintesi che
presenti Morandi incisore nella semplicità della sua grandezza.
Lo scopo della mostra – a cura di Luigi Ficacci e organizzata da Ferrara
Arte in collaborazione con il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di
Bologna – è, pertanto, dimostrare quanto l’incisione sia per lui
determinante nel giungere alla trasfigurazione del soggetto in valori di
chiaroscuro, eliminando ogni interesse per una rappresentazione
realistica, ma conservandosi aderente al visibile ed evitando
l’arbitrarietà dell’astrazione. Le nature morte con barattoli e
bottiglie, i mazzi di fiori disegnati in punta di penna con una finezza
senza pari, le plastiche conchiglie posate sui tavoli, i paesaggi di
aspetto intimo e familiare divenivano, attraverso variazioni di frequenze
di segno, immagini ad un tempo riconoscibili nel loro riferirsi ad una
realtà dell’esistenza e della percezione, ma anche motivi assoluti
dell’espressione, le cui ragioni emergono e si concludono esclusivamente
quali ragioni della forma. Lo svolgimento della sua intera produzione
calcografica rivelerà al pubblico che l’acquaforte è per Morandi la
tecnica propria della meditazione, quella che meglio gli consente di
cogliere il sentimento dell’esistere.
Le opere saranno esposte secondo il loro ordine cronologico di
esecuzione. Ma, poiché Morandi iniziò a rendere note le sue
incisioni in tempi differenti, spesso in ritardo rispetto alle date di
effettiva realizzazione, dopo radicali revisioni e secondo logiche
rivelatrici della sua volontà di intervento nella dinamica dell’arte
contemporanea, nel catalogo verrà ricostruita una cronologia delle
influenze e delle reazioni del contesto artistico e critico conseguente
alla diffusione pubblica delle sue opere. Oltre a due saggi di Giovanni
Romano e Luigi Ficacci, il catalogo sarà corredato da schede che per ogni
incisione proporranno gli estremi di una filologia essenziale e
l’analisi dell’evoluzione dello stile.
BASSANO DEL GRAPPA:
DÜRER,TIZIANO,REMBRANDT,TIEPOLO I
grandi incisori ospiti dei Remondini (4
aprile - 4 ottobre)
Gli antichi
armadi-espositori della Sala del Tesoro del Museo Remondini
ospitano, esattamente per sei mesi, uno spettacolare squarcio della
Collezione di famiglia messa insieme, generazione dopo generazione, dalla
celebre dinastia di stampatori bassanesi.
Sono pezzi d’eccezione che i Remondini hanno acquistato in tutta Europa,
un po’ per farne modello della loro produzione volutamente
“popolare”, molto per passione.
Sono opere di Durer, Schongauer, Sadeler (tratte dai
Bassano), Carpioni, Rembrandt, Tiepolo, Ricci,
Canaletto…
Accanto ai capolavori dei grandi maestri, l’esposizione propone, ed è
elemento di
ulteriore interesse, altri tesori del Patrimonio Remondiano
custodito nelle raccolte non esposte dei Musei Civici di Bassano.
Va detto che tutto ciò che viene proposto in questo nuovo allestimento è
patrimonio del Museo Remondini che, per evidenti ragioni di
conservazione, propone i suoi tesori con nuove presentazioni a cadenza
semestrale.
Alcuni dei capolavori che i Remondini hanno collezionato sono affiancati,
nella magnifica esposizione ordinata nella Sala del Tesoro, da riprese
remondiniane degli originali, stampe che hanno contribuito a diffondere
nei cinque continenti quelle immagini. In taluni casi, alle opere a stampa
vengono affiancate le matrici, in legno o in rame, utilizzate per
realizzarle. Tra le rarità proposte in questa mostra vi sono anche
matrici superstiti di incisioni di cui si è invece perduta memoria.
Oppure matrici di capi d’opera della Stamperia come quelle (ad essere
esposta è la serie completa di 12) de “I miracoli di Sant’Antonio
da Padova”. E ancora matrici lignee e stampe originali di altre
incisioni che grazie ai Remondini divennero oggetto di culto in molte
famiglie: la “Pentecoste” di Tiziano incisa da John Baptist Jackson o
“La resurrezione di Lazzaro” del fiammingo Abram Blomaert incisa da
Sebastiano Lovison o ancora “La Crocefissione” di Charles le Brun
incisa da Giuseppe Bortignoni.
La mostra non si limita a proporre incisioni celebri e già ben note ma si
sofferma anche su delle rarità come “La Fontana dell'amore”,
proposta e studiata per l’occasione.
PALLADIOCARD
10
euro per godere di alcune delle più belle creazioni di Andrea Palladio.
I 10 euro sono quelli necessari all'acquisto della PalladioCard, strumento
atteso da anni e che finalmente trova la luce, pronubi il successo della
recente mostra su Palladio e il movimento turistico che essa ha messo in
moto in tutto il Veneto.
La
grande mostra PALLADIO 500 ANNI, che lo scorso autunno ha portato a
Vicenza centomila visitatori, sta scatenando quasi una "palladiomania"
anche all'estero: in questi mesi la mostra palladiana sta infatti
sbancando il botteghino alla Royal Academy di Londra. Il 21 maggio
si trasferirà a Barcellona (e il 10 ottobre a Madrid) nell'attesissima
prima occasione espositiva mai dedicata in terra spagnola al grande
architetto veneto.
"La Card non offre naturalmente il "tutto Palladio", cosa
oggettivamente impossibile - afferma Amalia Sartori, presidente del Centro
Internazionale Studi Andrea Palladio e dei Comitati nazionale e regionale
per le Celebrazioni Palladiane - ma un insieme assolutamente importante di
edifici palladiani che un turista ha realisticamente la possibilità di
visitare nel periodo di durata della Card, ovvero 10 giorni dal momento
del primo strappo, equivalente allo spazio di due successivi fine
settimana. Con
la PALLADIOCARD si possono visitare 5 ville e un palazzo con biglietto
unico e altre 3 ville, 2 palazzi, un teatro con accesso a costo
ridotto".
Lo strumento è stato pensato, infatti, per la tipologia del "turista
medio", che è principalmente il turista da week-end, magari
da "fine settimana lungo", persona, ma più spesso gruppo
familiare, che dedica un tempo adeguato ad entrare "dentro
Palladio".
La Card sarà disponibile dal 10 aprile, pronta per il week-end
pasquale, e la sua vendita (ed utilizzo) proseguirà sino al primo
novembre. Per quest'anno avrà carattere sperimentale: saranno infatti
verificate sul campo la funzionalità, gli eventuali punti deboli, le
modifiche o integrazioni da mettere in atto. Ancora: la Card è da
considerarsi "realizzazione in divenire", nel senso che, dopo la
verifica tecnica e di gradimento, che sarà compiuta a fine novembre, potrà
essere estesa a nuove realtà che vorranno entrare nella proposta.
Ma vediamo cosa il turista può visitare, senza alcun ulteriore esborso,
con la PALLADIOCard costatagli 10 euro: in primis Palazzo Barbaran,
fulcro dell'itinerario. Qui, oltre ad ammirare una delle più singolari
creazioni dell'architetto, compresi i fastosi interni, si potrà usufruire
di un punto informativo e di un bookshop specializzato, a disposizione di
chi voglia approfondire la grandezza di Palladio e le meraviglie offerte
dai territori su cui insistono le sue creazioni.
Si è parlato di fulcro "ideale" perché, così come la
PALLADIOCard può essere acquistata in qualsivoglia luogo che la proponga
(ville ed edifici compresi nell'itinerario, strutture turistiche,
alberghi, on line), altrettanto il possessore può iniziare - e continuare
- il suo tour nel modo e nei luoghi che più gli interessano. Ha a
disposizione, per ciascun luogo, una sintetica cartina geografico-stradale
dov'è indicato il "come raggiungerlo", oltre agli orarti e a un
piccolo blocco di informazioni. Molto di più, in termini di informazioni
sugli edifici e sul territorio, potrà trovare nelle singole sedi
visitate.
Vediamo le altre tappe proposte dalla PALLADIOCard. Nel vicentino, a Lonedo
di Lugo di Vicenza, la Card da libero accesso a Villa Godi
Maliverni che consente di arricchire la visita alla straordinaria
dimora con una sosta, usufruendo di agevolazioni, al ristorante e alle
cantine ospitate nelle barchesse.
Ancora nel vicentino, ma stavolta a Poiana Maggiore, la Card spalanca le
porte di Villa Poiana, l'invenzione palladiana più amata dagli
architetti per l'astrazione quasi metafisica delle sue forme, con
all'interno allestito un museo interattivo dedicato alle ville palladiane.
Sempre con la card, e quindi senza alcun ulteriore esborso, nel padovano,
si visita Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, la celeberrima
"Reggia del Veneto". La grande dimora barocca rientra a pieno
titolo in un itinerario palladiano dato che il nucleo più antico è del
grande architetto. Più a sud, nel rodigino ed esattamente a Fratta
Polesine, porte spalancate ai possessori della Card a Villa Badoer,
ispirata ai templi romani antichi su terrazze digradanti e arricchita dai
singolari affreschi di Giallo Fiorentino.
Dal rodigino al trevigiano dove la Card offre Villa Emo a Fanzolo di
Vedelago, la "villa palladiana ideale", dove l'architetto
unifica in una sintesi estrema la casa dominicale, le barchesse e le
colombare in un unico edificio rettilineo.
Sin qui gli edifici in cui il possessore della PALLADIOCARD entra senza
dover mettere mano al portafoglio.
Vi sono poi altri edifici "firmati" dal Palladio che entrano nel
circuito ma con formula diversa: presentando la PALLADIOCARD gli ingressi
avvengono a prezzo scontato. In questa seconda fascia rientrano per ora, a
due passi da Vicenza, Villa Caldogno a Caldogno, con i preziosi
affreschi di Fasolo che ritraggono i committenti della villa; ancora in
territorio vicentino c'è Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo,
splendida opera giovanile del Palladio celebre per ospitare, ogni estate,
importanti artisti contemporanei che creaRedazione@corrierebit.comno opere
in dialogo con Palladio (quest'anno: Alan Charlton e Riccardo De Marchi).
La PALLADIOCARD dà diritto ad un ingresso scontato ad un altro dei
"santuari" del Palladio, la celeberrima Villa Barbaro a Maser,
con gli affreschi di Paolo Veronese, adagiata sullo scenario dei Colli
Asolani. A Vicenza si entra a prezzo scontato a Palazzo Valmarana Braga,
dimora cittadina tra le più elegantemente imponenti tra quelle ideate dal
Palladio.
Altre convenzioni sono in via di approntamento per cui la PALLADIOCARD
diverrà sempre più ricca, sino a porsi come uno strumento
imprescindibile per il turista che voglia scoprire Palladio e il Veneto.
La PALLADIOCARD, per il turista interessato alla città di Vicenza, entra
in rete con un altro strumento specificamente studiato per la città
berica: il Biglietto Unico dei Musei "Vicenza città bellissima"
promosso dal Comune di Vicenza. Il possessore della Palladio Card potrà
usufruire della tariffa ridotta sull'acquisto di tale biglietto che gli
consentirà di entrare al Teatro Olimpico, simbolo universale del
Palladio e Palazzo Chiericati, sede della Pinacoteca Civica, ma
anche al Museo Archeologico, al Museo del Risorgimento, alle Gallerie di
palazzo Leoni Montanari e al Museo Diocesano.
Caratteristica comune alle ville e palazzi inseriti nella Palladio Card è
la garanzia di apertura secondo orari predeterminati e garantiti, oltre
che sufficientemente ampi nel corso della settimana. Il che porta
purtroppo alla esclusione di ville straordinarie come la Rotonda e villa
Malcontenta, che per ragioni proprie non sono in grado di rientrare in
questa modalità di gestione.
La PALLADIOCard è una iniziativa del Centro Internazionale di Studi di
Architettura Andrea Palladio di Vicenza, con sede in Palazzo Barbaran,
realizzata d'intesa con gli enti proprietari dei siti presentati nella
Card.
L'iniziativa è realizzata grazie al sostegno della Regione del Veneto e
di Veneto Sviluppo Spa, che intende sostenere in tal modo il "Museo
Palladiano diffuso" al fine di consolidare la conoscenza e la
fruizione del patrimonio culturale veneto. L'iniziativa si avvale della
collaborazione con il Consorzio Vicenzaè
Il sito della Palladio Card è: www.palladiocard.it
Milano,30 marzo 2009
KEITH
HARING INAUGURA "VECCHIATO ART GALLERY
Keith
Haring apre ufficialmente la nuova
sede della galleria Vecchiato Art
Galleries a Milano, nel cuore della città a pochi passi dal Duomo. La
mostra, curata da Luca Beatrice, illustra i principali passi della creatività
dell’artista attraverso una accurata selezione di opere, tra cui alcune
sculture molto significative, dal 1981 al 1988.
Le opere esposte ben rappresentano l’universo
visuale di Keith Haring, coloratissimo, primitivo e simbolico, infatti
tutti i lavori sono realizzati con materiali e supporti
diversi: dall’inchiostro all’acrilico, dall’acquaforte allo smalto,
dalla carta al cartone, dall’acciaio all’alluminio al legno
intagliato, Luca Beatrice commenta: “la sua arte “per tutti”, come
lui stesso amava precisare, si è andata definendo universalmente in segni
che hanno trovato nelle più svariate forme - da un mini supporto in legno
o metallo alla parete di una chiesa - lo spazio per una espressività
senza eguali. Che si trattasse di cartone, polistirolo o alluminio, o che
il suo strumento fosse un enorme pennello, un’incisione, o una pittura
acrilica, gli omini stilizzati di Haring vivono nell’immaginario
collettivo come ironico e giocoso messaggio di derisione al perbenismo
imperante della società occidentale”.
Tale libertà espressiva prende efficacemente forma
nell’esposizione alla Vecchiato Art Galleries in cui si ammirano, tra
gli altri: Untitled del 1986,
acquaforte su carta rappresentante una testa di Medusa moderna che accosta
così mito e contemporaneità; la splendida scultura
King and Queen del
1987/88 in smalto su acciaio; Untitled
(Wood Relief), opera del
1983 in
legno intagliato e dipinto dalle forme e dai colori primordiali; Untitled
(Masque), maschera in alluminio del 1987 che ancora una volta riporta
ad un’estetica ancestrale.
Oltre che artista dal linguaggio popolare ed
accessibile, come ci ricorda Untitled
del 1984, grande cuore in acrilico su styrofoam di ispirazione pop,
anch’esso in mostra, Keith Haring è stato “la star” di una
controcultura che ha buttato le basi dell’odierna public
art, dichiaratamente politica, mischiando, inoltre, graffitismo e art brut in
uno stile che è diventato
icona, contraddicendo chi vedeva nella sua chiassosità popolare la scia
di una meteora destinata ad esaurirsi. La sua attività, durata poco più
di un decennio, fino al 1990, anno della sua morte, non è certo stata un
fenomeno stagionale. A conferma della sua espressività lontana da ogni
schema, citiamo l’ironico Untitled
del 1982, realizzato con inchiostro Sumi rosso e nero su carta, Best
Buddy del
1986 in
legno intagliato e il particolare e divertente Untitled
(Happy Face), opera del 1987
eseguita su due ante di legno dipinte con acrilico.
Afferma Haring nel 1984: “L’Arte vive
attraverso l’immaginazione delle persone che la guardano. Senza questo
contatto, l’arte non esiste. Ho dato a me stesso il lavoro di essere un
produttore di immagini del ventesimo secolo e ogni giorno cerco di capire
le responsabilità e le implicazioni che questa scelta comporta. E’
diventato chiaro per me che l’arte non è un’attività elitaria
riservata all’apprezzamento di pochi, ma essa esiste per tutti noi, ed
è questo che continuerò a perseguire”.
Per raccontare Keith Haring bisognerebbe chiamare
in vita tutti quei personaggi che hanno fatto la storia della New York tra
la fine degli anni Settanta e gli Ottanta e che con lui hanno
simboleggiato quell’incredibile decennio, da Leo Castelli a Jean Michel
Basquiat, da Andy Warhol a Madonna. Haring è stato promotore di campagne
contro l’Aids, le droghe (il “crack” tanto in voga nelle feste
statunitensi di quegli anni), la discriminazione omosessuale: il suo
lavoro era aperto a tutti, un incessante dare e avere. Lo conferma anche
il suo impegno in difesa dell’infanzia, causa per la quale si è sempre
battuto e dalla quale non si è mai separato.
L’esposizione si svolge in concomitanza con la
rassegna che il museo BAM di Mons
in Belgio riserva al grande
maestro statunitense.
Accompagna la mostra un esaustivo catalogo edito da Vecchiato
Art Galleries con testo critico di Luca Beatrice.
Vecchiato Art Gallery Via Santa Marta 3, Milano
Dal
9 aprile
al 30 giugno 2009
Milano, 23 marzo
2009 c.stampa
VENEZIA: "NUDISEGNI"
Palazzetto Tito
Dorsoduro (4 aprile- 3 maggio)
Riportare
l’attenzione sul valore fondamentale del disegno,
disciplina e strumento indispensabile del fare arte, anche e soprattutto nel
contesto dell’arte contemporanea. E’ questo l’obiettivo della
mostra che la Fondazione Bevilacqua La Masa
ha deciso di portare dal 4 aprile
al 3 maggio 2009 all’interno dello “Spazio elastico”, il
contenitore ideale che l’Istituzione dedica alla giovane
sperimentazione. Sarà una mostra in “punta di matita”, che collegherà
gli studenti e i giovani artisti
dell’Accademia di Belle Arti di Venezia con gli studenti
della Facoltà di Design e Arti e della Facoltà di Architettura
dell’Università IUAV di Venezia, che studiano, lavorano e operano
nel territorio veneziano.
Il progetto a cura di Annalisa Tornabene, che avrà la sua
realizzazione nella sede BLM di Palazzetto Tito, è partito da un’idea
maturata alcuni mesi fa con l’intento di riproporre l’attenzione sul
disegno come segno essenziale e
come espressione primaria del processo ideativo e germinativo dell’opera
che unisce le varie discipline dell’arte visiva: dalla
pittura alla scultura, dalla scenografia all’architettura.
E’ su queste linee guida che nasce il progetto “Nudisegni”.
L’esposizione
prevede una selezione delle più
rilevanti opere grafiche realizzate dagli iscritti ai corsi tenuti da Annalisa Tornabene (ABBA di Venezia), da Marcela Cernadas (Facoltà di Design e Arti, Università IUAV di
Venezia) e da Fiorenzo Bertan
(Facoltà di Architettura, Università IUAV di Venezia). Per l’occasione
verrà pubblicato un catalogo
con un testo di Saverio Simi de Burgis, dove verranno riprodotte alcune
opere dei giovani artisti partecipanti alla rassegna, accompagnate da una
nota introduttiva dei docenti di riferimento esplicative sul valore e il
senso oggi ancora prioritario di tale ricerca. Quasi per sottolineare
l’affinità implicita tra la parola e il segno, pur appartenendo a
codici linguistici basati su criteri espressivi differenti, in catalogo
verranno riportate anche alcune riflessioni degli stessi autori maturate
nella realizzazione dei loro disegni che, nel contesto attuale,
soprattutto da un punto di vista minimalista, assumono piena rilevanza di
opere d’arte in sé autonome.
VB65 –
L’ULTIMA CENA – Performance di Vanessa Beecroft al PAC

La rappresentazione, sessantacinquesima della serie
di Vanessa Beecroft, alla quale abbiamo assistito al PAC di Milano lunedì
16 marzo 2009, segna una svolta importante nel percorso artistico
dell’autrice. L’Ultima Cena
realizzata con una tavolata di venti extracomunitari di colore, scalzi,
vestiti in smoking neri impolverati e dimessi, atti a consumare arrosti
succulenti e prelibati, serviti senza piatti e posate da camerieri
bianchi, è stato un modo surreale di evidenziare il dramma degli
immigrati. L’originalità
della “performance”, evidenziata dalla contrapposizione del pubblico
passivo, in ossequio alla scena degli astanti di colore, intenti ad
abbuffarsi all’insolito desco, ha lasciato sgomenti. L’argomento
trattato, l’immigrazione e il confronto ricco-povero, è una novità nel
panorama artistico contemporaneo e nella produzione dell’artista
genovese. La performance, appositamente ideata per questa occasione, ha
inaugurato la mostra permanente di 16 video di passate rappresentazioni
della Beecroft, che, proiettate su grandi schermi, saranno in visione sino
al 5 aprile 2009. Un’occasione unica per comprendere l’originale
espressione artistica di Vanessa Beecroft, nata a Genova nel 1969 da padre
inglese e madre italiana, formatasi all’accademia di Brera a Milano e
ora, dopo aver raggiunto fama e successo, residente a Los Angeles.
P.A.C.
Padiglione d’Arte Contemporanea – Via Palestro 10 – Milano
MIART
2009: QUALITA’ IN PRIMO PIANO
Si
terrà dal 17 al 20 aprile 2009
la quattordicesima edizione di MiArt,
Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Milano nei
padiglioni cittadini di fieramilanocity.
Un’edizione particolarmente importante quella a cui sta lavorando il
nuovo team organizzativo, nell’ambito di un momento delicato in cui la
crisi mondiale ha leggere ripercussioni anche nel mercato dell’arte,
mercato che premia, mai come
ora, la qualità quale investimento sicuro. “Per questo, in un momento
in cui la crisi economica sta inducendo molti operatori a contrarre le
spese - dichiara Paolo Galassi,
Presidente di Fiera Milano
International, società che organizza MiArt
— FMI ha deciso coraggiosamente di fare investimenti proprio sulla
nostra fiera d’arte. Una scelta in controtendenza, che dice della
consapevolezza del gruppo di poter costituire a Milano un volano
importante intorno a cui tutte le realtà che operano per la promozione
dell’arte possono fare sistema”. Per questo e per la politica
perseguita in modo scrupoloso già dallo scorso anno, MiArt
punta ancora di più a un livello qualitativo elevato attraverso una
selezione severa e rigorosa delle gallerie partecipanti di provata
professionalità, delicata funzione svolta da quest’anno dal nuovo
curatore del settore Contemporaneo, Giacinto Di Pietrantonio, da Donatella
Volontè che cura la già prestigiosa sezione del Moderno, e dal comitato
consultivo quasi completamente rinnovato, I componenti sono i galleristi
Emi Fontana, Giangi Fonti, Epicarmo Invernizzi, Federico Luger, Francesca
Minini, Mauro Nicoletti, Mimmo Scognamiglio, Giulio Tega, che insieme sono
riusciti ad incidere significativamente nella selezione delle gallerie,
come dimostrano nuove e importanti adesioni da parte di soggetti italiani
e internazionali. Project Manager è Alessandro Cappello mentre Laura
Garbarino è la referente per i collezionisti italiani e internazionali e
per i programmi speciali loro dedicati. Da questa edizione, MiArt
ha anche un Comitato d’Onore
composto da figure che, con strumenti e modalità diverse, sostengono e
promuovono le arti: Daniel Bosser - Paolo Consolandi - Lieven Declerk —
Ernesto Esposito - Alessandro Mendini - Giovanni Puglisi.
Hanno
partecipato all’incontro con la stampa Massimo
Zanello, Massimiliano Finazzer Flory, Paolo Galassi, Alessandro Cappello,
Maurizio Cadeo, Giacinto Di Pietrantonio.
Febbraio
2009
AMont*
TRE MOSTRE INTERESSANTI A MILANO:
Capogrossi-Borra-Funi
Tre mostre da vedere in città,alla Galleria
Il Castello dei fratelli Conte , una retrospettiva di Capogrossi
, ben allestita e che, presenta oli ,carte molto gradevoli e ben
selezionate. Alla Permanente
due retrospettive dei Novecentisti Funi e Borra.. Mostre ben curate che
presentano vari periodi degli artisti che hanno insegnato tanti anni a
Brera divenendo in un certo senso capiscuola dell’antica istituzione
milanese. Ricchezza tonale sia per Borra sia per Funi soprattutto nei
primi quadri degli anni giovanili , i bei paesaggi di Borra ricchi di
case, le belle figure pienotte di Funi. Vedendo la mostra di questi due
artisti mi sembra di rivedere
i lunghi e i cupi corridoi dell’Accademia,
riassaporare quella atmosfera scura misteriosa,
ma invitante e seriosa. Tornando in via Brera alla galleria Il Castello ,Capogrossi
, tutt’altro, colori vivaci pregnanti di quell’astrattismo che ha
fatto scuola negli anni cinquanta. Insomma non mi dilungo di più,bisogna
vederle.
Milano, 2 febbraio 2009
achille guzzardella
DECO.
ARTE IN ITALIA 1919 - 1939 (Rovigo 31
gennaio/28 giugno)
Dal 31 gennaio 2009, Palazzo
Roverella riproporrà il suo annuale appuntamento con le grandi
esposizioni d’arte. Il filone sarà, ancora una volta, quello
dell’arte in Italia tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento.
Dopo aver, con successo, indagato gli anni della Belle Epoque (1880 –
1915), è la volta del Déco, un termine che indica uno stile, un gusto
che segnò nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti
mondiali. Déco esprime la ricerca di una modernità che intendeva
superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e
persuasività.
La
mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
con Accademia dei Concordi e Comune, è curata da Dario Matteoni e
Francesca Cagianelli. Direzione della mostra: Alessia Vedova. Resterà
aperta sino al 28 giugno 2009.
Il termine Art Déco o più brevemente Déco fu coniato negli anni ’60
come ricapitolazione critica condotta dagli storici di uno stile o, più
correttamente possiamo dire di un gusto che aveva segnato nelle diverse
arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Come sovente accade
per la storia dell’arte fu il riconoscimento a-posteriori di temi e di
formule figurative riconducibili ad un comune denominatore. E’ possibile
definire il Déco come manifestazione di un gusto non fondato su precise
teorizzazioni - in questo si è voluto vedere la discontinuità con
l’Art Nouveau - ma assai diffuso in tutte le manifestazioni artistiche
rivolte, come si diceva, alla ricerca di una modernità che intendeva
superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e
persuasività. Possiamo quindi accettare il termine Déco come sinonimo di
un’idea di moderno, non di modernista. L’Art Déco, affermatasi negli
anni Venti e Trenta e caratterizzata da numerose sfaccettature, si ispira
alle geometrie dell’universo della macchina, alle forme prismatiche
delle costruzioni metropolitane e a modelli di una classicità altrettanto
persuasiva nei propri canoni di eleganza. Il termine Art Déco era
facilmente passato dal ristretto mondo degli specialisti al largo pubblico
che rapidamente si è impadronito di questa etichetta evocativa di una
moda.
La mostra si articola in 11 sezioni così intitolate: Inflessioni
decorative del Déco; Verso nuove sintesi; Orizzonti esotici; Vittorio
Zecchin e Murano: Déco tra vetri e dipinti; Divagazioni futuriste;
Geometrie del Futurismo; La severità del Déco; Il sogno dell’antico;
Giò Ponti: intorno alla Richard-Ginori; Déco scolpito; Il Déco nella
grafica.
Catalogo
della Collezione Civica di Palazzo Vittone
Di recente pubblicazione il rinnovato
e aggiornato Catalogo Generale della Collezione Civica d’Arte di Palazzo
Vittone di Pinerolo. La bella pubblicazione si deve all’associazione “Amarte”,
ma in particolar modo alla maestria del conservatore del Museo e curatore
del bel e ricco catalogo a colori: Mario Marchiando Pacchiola che si
dedica da oltre trent’ anni allo sviluppo della raccolta d’Arte.
Quello che fa piacere consultando il nuovo catalogo è la ricca veste
editoriale e la coordinata e logica successione delle opere catalogate , e
degli esempi
maggiori di artisti anche di fama internazionale. Viene ben documentata
attraverso delle immagini di buona qualità la pittura e la scultura di
artisti Pinerolesi e Piemontesi,e quella di artisti che hanno operato
nelle altre regioni italiane. Traspare bene dalla pubblicazione rinnovata
come il Museo Di Pinerolo si inserisca nella panoramica dei Musei delle
grandi città nel migliore dei modi. Anzi debbo dire che per molti aspetti
sia di finezza editoriale,sia dei contenuti, la sopraindicata opera
editoriale può essere additata ad esempio. Vasta è infatti la panoramica
degli artisti della collezione. Questo lo si deve anche a tante
esposizioni curate in questi trent’anni dall’amico Marchiano Pacchiola
: dalle biennali a livello nazionale de “L’arte e il Mistero
Cristiano”, alle esposizioni che hanno portato alla pubblicazione della
collana “Incontri”. Mostre, avvenimenti, presentazioni che hanno fatto
si che la collezione Pinerolese si arricchisse di donazioni da parte di
artisti e collezionisti . Il catalogo è diviso in due sezioni ,la prima
documenta in ordine alfabetico gli artisti con una scheda per opera, e
riporta per molti anche delle immagini;la seconda è divisa in quattro
percorsi di immagini : pittura , grafica, scultura, e medaglistica; il
tutto preceduto dagli scritti di: Francesco Poli,Claudio Bertolotto e
Mario Marchiando Pacchiola.Le belle immagini ci fanno gustare e venire il
desiderio di vedere o rivedere le opere della collezione che annovera
artisti del secondo ottocento e primi novecento come: Lorenzo Delleani ,
Leonardo Bistolfi, Ernesto Bertea, Beppe Ciardi, Andrea Tavernier,
Giuseppe Augusto Levis, Memo Vagaggini, Cesare Biscarra, Edoardo Calosso,
Giovanni Fattori,Francesco Paolo Michetti , Enrico Reycend, Alessandro
Lupo,Renato Natali, Curt Witte, Giacomo Grosso, Alfredo Beisone, Giuseppe
Vignetta, Marco Calderini, Giovanni Rava, Matteo Olivero, Cesare Maggi,
Angelo Barabino, Vincenzo Volpe, Carlo Follini, Luciano Achille Mauzan,
Felice Carena, Metello Merlo, Giovanni Colmo, Giovan Battista Carpanetto,
Pietro Morando, Domenico Valinotti, Francesco Gonin, Felice Casorati,
Davide Calandra, Luigi Aghemo, Luigi Spazzapan, Pietro Gianpaoli , e
artisti del novecento come: Ettore Giovanni May, Mario Caffaro Rore ,
Michele Beretta, Roberto Terracini, Ugo Librè, Cristoforo De Amicis,
Trento Longaretti, Ernesto Treccani, Franesco Messina, Giacomo Manzù,
Emilio Greco, Pericle Fazzini, Luciano Minguzzi, Lello Scorzelli, Piero
Brolis, Umberto Mastroianni, Pietro Annigoni, Augusto Murer, Virginio
Ciminaghi, Ettore Calvelli, Sandro Cherchi, Enrico Manfrini, Floriano
Bodini, Achille Guzzardella, Mario Rudelli, Franco Garelli, Enrico
Colombotto Rosso, Ugo Nespolo, Pietro Favaro, Angelo Cappelli, Alessandro
Nastasio, Michel Ciry, Nani Tedeschi, Renzo Igne, Sergio Unia .
Milano, 2 Gennaio
2009
achille guzzardella
La vena creativa di Mondino alla
galleria Poleschi
Aldo Mondino era nato a Torino, il 4
ottobre 1938. E' stato collezionista di autografi di scrittori, musicisti
e pittori. Da qui nasce l'idea dei ritratti (Delacroix, Ingres, Satie,
Mozart), esposti a Roma. Nel 1959 all'età di 21 anni si trasferisce a
Parigi, per poi ritornare nel 1972, rimanendovi fino al 1980. Nel
frattempo nel 1977 espone i suoi lavori
al Musèe d'Arte Moderne di Parigi intitolata Mythologies
quotidiennes. Gli anni successivi sono caratterizzati da lunghi viaggi: in
Oriente comincia dal Marocco e prosegue in Palestina. Seguono altri viaggi
accompagnate da
mostre: Chicago, Ginevra, Parigi, Vienna, Londra. Ora
a distanza di tre anni dalla scomparsa, avvenuta a Torino il 10
marzo 2005, la prestigiosa
galleria Poleschi Arte di Milano, in Foro Buonaparte 68, tel. 02.86997098
- info@poleschiarte.com) dedica all'artista Mondino, sino al 21 febbraio
2009, un doveroso omaggio.
Mondino and Friends, a cura di Vittoria Coen, in mostra anche tre ex
allievi: Roberto Coda Zabetta, Federico Guida, Davide Nido. L'artista
torinese sfugge a qualsiasi catalogazione. Il motivo? Basta leggere la sua
biografia. Neppure il surrealismo, nonostante il periodo giovanile, quando
frequenta maestri come Matta e Lam. Nel 1993, espone alla Biennale di
Venezia in una sala personale, con una serie di quadri di grandi
dimensioni che raffigurano i dervisci nell'atto di danzare: accanto opere
eseguite con zollette di zucchero, tappeti e un grande lampadario
realizzato in ferro battuto e penne biro dal titolo Jugen Stilo. Catalogo
(euro 30,00. pag.116 - foto colori e b/n.), a cura di Andrea Poleschi (in
copertina, Mondino "Gange" 2000, cioccolatini su tavola, cm
240x140). L'ultima sua mostra in vita si tenne a Bologna nel gennaio 2005
presso la galleria De Foscherari.
Milano, 20 dicembre 2008
Giuseppe Lippoli
LECCE: I
TESORI D'ARTE DI CRACOVIA (18
dicembre / 22 marzo 2009)

Unica
tappa in Italia dei Tesori d’arte di Cracovia. Inaugurata il 18 dicembre
nel Museo provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce una mostra,
che, organizzata dall’Assessorato alle Attività culturali della
Provincia di Lecce con il patrocinio di Regione Puglia,
Ministero per i Beni culturali, Istituto di Culture Mediterranee e Salento
Negroamaro, è stata
finanziata con risorse dell’Unione europea, nell’ambito dei Por
2000-2006. Le
opere d’arte provengono dal Museo del Castello reale di Wawel, la
collina che domina Cracovia e che attrae fino
a un milione di visitatori l’anno.
Si tratta di arazzi, orologi e sculture in argento, bardature
finissime che hanno segnato l’incontro artistico e culturale tra Oriente
e Occidente. Una degustazione d’arte raffinata che racconta l’elegante
vita dei reali nella corte di Cracovia, ma anche il loro amore per
l’arte italiana e l’espressione del barocco in Polonia, come ha
ribadito il direttore del museo provinciale, Antonio Cassiano. Soddisfatto
l’assessore alle Attività culturali della Provincia di Lecce, Aurelio
Gianfreda: “In attesa di valorizzare e potenziare al massimo i beni
culturali della nostra terra come il sistema delle cripte bizantine,
uniche al mondo, puntiamo sui grandi eventi per attrarre sempre più
turisti nel nostro territorio. E’ felice infatti il connubio tra turismo
e cultura. La mostra
dei Tesori di Cracovia è l’unica tappa in Italia, è un evento di
rilievo internazionale che ci pone in stretto contatto con l’Europa”.
“Siamo
felici di essere qui a Lecce”, dice il direttore del Museo polacco, Jan
K. Ostrowski. “Non è nostra consuetudine “esportare” le opere
d’arte per mostre. Abbiamo fatto un’eccezione qui a Lecce per
valorizzare gli stretti contatti che il nostro Paese ha avuto con l’arte
e la cultura
italiana. Lo stesso castello di Wawel nel periodo del suo massimo
splendore, vale a dire nel ‘500 venne ampliato da due architetti
fiorentini tant’è vero che nel cortile del castello sembra di stare
nella piazza di Urbino”. Dietro
le quinte ha lavorato per raggiungere questo
prestigioso obiettivo
lo scultore salentino,
Enrico Muscetra, che, operando ormai da tempo a Cracovia, ha
caldeggiato la realizzazione dell’iniziativa ed è stato per questo
ringraziato dall’assessore Gianfreda. La
mostra con accesso gratuito
sarà visitabile tutti i giorni fino al 22 marzo 2009, quando i tesori
rientreranno a Cracovia perché si apre la stagione del turismo nella città
di Papa Wojtila. Questo evento segna l’inizio di Salento
Negroamaro, la rassegna delle culture migranti che apre le porte del
Salento al resto del mondo. Dopo i Paesi Latino Americani, l’evento sarà
dedicato al Mondoex: al mondo ex comunista in concomitanza con il
ventennale della caduta del Muro di Berlino. Forte sarà quindi lo scambio
culturale e il dialogo tra il Salento e il mondo dell’Est. Lo ha
annunciato il fautore di Salento Negroamaro Gigi De Luca, che ha
presentato tra l’altro in anteprima il nuovo logo-manifesto della
rassegna realizzato a titolo gratuito dal maestro Ennio Calabria.
Cavallino,
18 dicembre 2008
Carmen Mancarella
VAN
TAME: PENNELLATE DI LUCE TRA MILANO E NEW YORK
E’
stata inaugurata in questi giorni presso la Galleria d’Arte Santa Marta, di via Santa Marta,
la prima personale a Milano dell’artista Van
Tame. Nell’esposizione sono presenti quindici opere recenti,
2007-2008, tutte eseguite a olio su tela, e tra queste, dieci raffiguranti
angoli
della metropoli americana New York,
quattro della nostra Milano: uno scorcio del Castello Sforzesco e di piazza Cardusio, il Duomo con la
sua imponenza e piazza Cadorna. “Artista
grafico di professione e pittore per passione, Van Tame dipinge vivacemente e con gioia sia le scene urbane, sia i
paesaggi rurali con pennellate veloci e luminose che sembrano fuochi
artificiali a comporre il paesaggio. Per via dell’energia e dei colori,
i lavori dell’autore riflettono la vita in tutte le sue forme, dalla
natura alle creazioni dell’essere umano...”: con queste parole il
critico Louise Nicollet
descrive le opere dell'artista. Nato
nel 1959 a Laos, nei pressi del Mekong Delta a sud-ovest del Vietnam, Van
Tame vive e lavora a Lione dove si stabilisce nel 1980 e attualmente le
sue opere sono esposte anche in alcune Gallerie
d’Arte di Parigi. La
mostra, accolta con grande interesse dal pubblico milanese, proseguirà
fino al 30 Gennaio 2009.
Dicembre
2008
AMont*
MINT AL
PIAZZALE CANNONE DEL CASTELLO SFORZESCO
MINT ritorna
a Milano, dal 19 al 23 Novembre 2008, in uno degli scorci più suggestivi della
città, nel Piazzale Cannone del
Castello Sforzesco, all’interno di una moderna tensostruttura in
acciaio e vetro che
la scorsa edizione ha saputo offrire al pubblico un inedito e suggestivo
punto di vista sulla città. Milano
International Antiques and Modem Art Fair, la mostra mercato
d’arte antica, moderna e contemporanea giunta alla sua terza edizione e
già diventata un appuntamento irrinunciabile, in Italia e non solo.
Evento particolarmente atteso da appassionati e collezionisti per
l’importante offerta di opere di altissima qualità; a conferma che
anche in questi periodi di incertezza l’arte più affermata rappresenta
una delle forme di investimento alternative più affidabili. MINT è
un elegante rassegna “boutique” che ha saputo
felicemente accostare alle opere d’arte antica capolavori d’arte
moderna e contemporanea rispondendo così alla tendenza sempre più
diffusa tra le nuove generazioni di appassionati d’arte di ricercare un
raffinato connubio di linguaggi, epoche e stili. E
per ribadire ancora una volta che l’essenza di MINT è nel confronto tra
antico e moderno gli Organizzatori dedicheranno a Milano una mostra i cui protagonisti saranno Bernardo Bellotto ed un
gruppo di fotografi contemporanei.
La
manifestazione nasce per iniziativa della Fondazione
MINT, Milano, che ha come obiettivo la promozione e lo sviluppo
internazionale dell’antiquariato e dell’arte moderna nel territorio. L’organizzazione
è curata da Revolution srl,
Torino, società specializzata nell’ideazione e realizzazione di grandi
mostre e significativi eventi d’arte.
Novembre
2008
AMont*
Disegni inediti di
Fellini e la sua musa Betti al T. Filodrammatici
Uno dei film più amati di Federico
Fellini La dolce vita sta per compiere cinquant'anni, a Rimini la
Fondazione a lui intitolata gli dedica due giorni di convegno e una
mostra: I libri di casa mia - la biblioteca di Fellini in mostra, con gli
oltre duemila volumi appartenenti al maestro e conservati nell'archivio
del Museo Fellini, che ha deciso di esporli al pubblico (fino al 13 aprile
2009). La mostra sarà suddivisa in percorsi, per consentire ai visitatori
di orientarsi tra i libri che l'artista custodiva nella casa romana di via
Margutta e nel suo atelier di corso Italia. Adesso dopo la prima edizione
della mostra "Fellini e la sua musa. Disegni inediti della collezione
Liliana Betti" con il patrocinio del Comune di Milano e della
Fondazione Federico Fellini, ospitata con grande successo nelle Sale
Municipali di Palazzo Bargnani Dandolo ad Adro in provincia di Brescia.
Grazie al contributo del Sindaco Danilo Oscar Lancini per sua concessione
e promotore della mostra, arriva al
Teatro Filodrammatici 1 (ingresso Piazzetta Paolo Ferrari 6), situato nel
cuore di Milano, di fianco alla Scala. Ma senza nulla togliere alla bella
mostra e al regista cinematografico, il vero evento in questa occasione è
un altro: per la prima volta il Teatro Filodrammatici apre le porte
mettendo a disposizione gli spazi alti dal palco, che proseguirà anche
nei mesi successivi allestendo mostre con l'obbiettivo di connotare il
Teatro Filodrammatici come luogo di sostegno e promozione dell'Arte.
Quindi la rassegna è il primo atto del Progetto Atelier, curato da
Fabrizio Visconti - dice: partendo da "Fellini e la sua musa",
l'intero percorso di mostre e installazioni che avranno luogo in
Teatro e che faranno parte del progetto, le mostre avranno tutte
accesso gratuito, in modo tale da stimolare la partecipazione popolare al
percorso proposto. In esposizione una selezione dei cento disegni
realizzati da Fellini, appartenenti alla collezione Liliana Betti (1937 -
1998), scrittrice adrense, una fra le
più importanti figure del cinema italiano del Novecento, legata al
grande regista Fellini da un lungo sodalizio professionale e umano per
vent'anni. (Fino al 14 dicembre - ore 16.30 - 19.30, domenica 10.00 -
14.30, chiuso lunedì, ingresso libero). La Betti, collaborò con Fellini
affiancandolo sul set nelle vesti prima di segretaria di produzione, poi
di assistente alla regia, in occasione della lavorazione di alcuni dei
film più importanti, partendo da Giulietta degli spiriti (1965), Fellini
Satyricon (1969), Amarcord
(1973), Casanova (1976),
infine La città delle donne (1980). In visione disegni in bianco e nero e
a colori, bozzetti e schizzi autografati da Fellini, opere realizzate
durante le pause di lavoro, la maggior parte dedicate alla Betti. Curata
da Enrico Ghezzi e da Domenico Montalto: Fellini ritrasse Liliana molte
volte, nelle scene e nelle fogge più divertenti. L'esposizione prevede
anche una scultura realizzata da Carlo Previtali "Omaggio a Federico
Fellini" intitolata Gradisca, anno di esecuzione 2005, ceramica raku
colorata. Nato a Bergamo il 1947, vive e lavora a Grumello del Monte (Bg).
Per tutta la durata della mostra si proietta il documentario Diario
segreto di Amarcord, un divertente backstage di uno dei film più
importanti e apprezzati del regista riminese, tra l'altro premiato con
l'Oscar come miglior film straniero. Scritto dalla Betti e diretto da
Maurizio Mein, svela il provino umoristico e divertente di alcune
sequenze, episodi non montati, come il provino di Sandra Milo, un inedito
Fellini mentre scherza sul set e disegna personaggi previsti e non
montati. Catalogo Skira, euro 30.00. Per informazioni: Ufficio stampa -
Francesca Bianucci - mobile: 3356178582 - email: francescabianucci@alice.it
Milano,
27 novembre 2008
Giuseppe Lippoli
PALAZZO
REALE: "DA CANALETTO A TIEPOLO"
(Collezione Terruzzi)
La
collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni sull’onda
di una grande passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni.
Quello che più colpisce visitandola è la complessità delle scelte che
non si polarizzano essenzialmente su tematiche e generi particolari. Al di
là infatti di taluni nuclei fondamentali – la pittura veneziana del
Settecento, in primis – la raccolta si compone di un florilegio di
testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti
di cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesa ggistiche
di Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino
alla produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini. Il nucleo
pittorico si integra poi con una delle più consistenti – per qualità e
quantità – raccolte di mobili sette/ottocenteschi in mano privata, la
grande maggioranza dei quali di qualità assolutamente museale.
Porcellane, argenti ed arazzi completano l’insieme della collezione, che
nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.
Il volume focalizza l’attenzione su un settore particolare, su una delle
grandi passioni di questi collezionisti, la pittura veneziana del
Settecento. Vedute e paesaggi di Carlevarijs, Canaletto, Marieschi e
Guardi, come di Marco Ricci, Richter e Cimaroli dialogano con le storie
mitologiche ed eroiche del Ricci, di Pellegrini e Pittoni, come con il
chiacchiericcio di Longhi o con le favolette di Jacopo Amigoni. Le ultime
due sale sono un omaggio a Tiepolo, padre e figlio: di Giambattista viene
esposto il ciclo realizzato per Palazzo Sandi a Venezia, di Gian Domenico
parte degli affreschi provenienti da Palazzo Valmarana a Vicenza. Due
cicli di superba qualità artistica: di grande forza plastica e cromatica
il primo, di una sublime, asettica eleganza quasi neoclassica il secondo.
Due sezioni a parte mostrano l’altra faccia del collezionismo dei
Terruzzi, la predilezione per gli arredi e le arti decorative: sono
esposti alcuni dei mobili più preziosi della raccolta, come anche alcune
delle più eleganti porcellane, sia occidentali, che orientali. Una
campionatura numericamente contenuta, ma qualitativamente altissima che
ancor più testimonia il pregevole livello di questa raccolta.
Milano
- Palazzo Reale - 3 ottobre 2008
GIANFRANCO
PARDI
Mostra
di Gianfranco Pardi allo studio Marconi di Milano e alla Galleria
Fumagalli di Bergamo Inaugurate il 19 Settembre, allo studio Marconi di
via Tadino a Milano, e il 20 Settembre 2008, alla Galleria Fumagalli di
Bergamo, le mostre del’Gianfranco Pardi. Le esposizioni hanno come
titolo “1970-77 più opere recenti”. In occasione delle due mostre
sono stati editi due bellissimi volumi disponibili nelle due gallerie.
All’inaugurazione, nello studio Giò Marconi sembrava di essere tornati
alle mostre di un tempo, molti i visitatori, bello l’allestimento, ricca
l’esposizione. Alla mostra erano presenti i maggiori artisti italiani
che operano a Milano amici dello scultore e pittore milanese nato nel
1933. Le due esposizioni rimarranno aperte, la prima fino all’8 novembre
2008, la seconda fino al 31 ottobre. Degli anni ’70 è in mostra tutta
la serie di opere in acrilico su tela e cavi d’acciaio dal titolo
“Architettura…”. Delle opere recenti in mostra citiamo: “Go” del
2007 in acciaio verniciato, “Danza” del 2006 in ferro verniciato e
“Topos” del 2006. (Nella foto i maestri scultori Pietro Coletta,
Arnaldo Pomodoro, Giuseppe Maraniello e Achille Guzzardella
all'inaugurazione della mostra.)
Milano, 21 settembre 2008
achille guzzardella
IL CAPOLAVORO
LA GIUDITTA DI
BOTTICELLI AL DIOCESANO
Giunta alla sesta edizione di “Un capolavoro per Milano”, dopo
l’esposizione del 2002 con L’Ecce Homo di Antonello da Messina,
proveniente dal Collegio Alberini di Piacenza; il 2003 con
L’Annunciazione di Domenico Beccafumi; il 2004 La cattura di Cristo del
Caravaggio, proveniente dalla National Gallery of Ireland di Dublino; il
2006
La Sacra Famiglia
con Sant’Elisabetta e San Giovannino di Andrea Mantegna ed infine nel
2007 L’Annunciata di Antonello da Messina, proveniente dalla
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo. Dal 1
ottobre il Museo Diocesano ospita il capolavoro “Giuditta” del maestro
fiorentino Sandro Botticelli, l’opera è databile
al 1470 circa ed è composta da due piccoli dipinti (tempera su
tavoletta, cm 31x25). L’iniziativa culturale parte da un progetto
promossa da Bipiemme Gestioni e il Gruppo Banca Popolare di Milano e dal
Museo Diocesano – Fondazione Sant’Ambrogio. L’opera dapprima
proveniente dalle collezioni Medicee e successivamente a partire dal 1632
collocata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Ora per la prima volta
un’opera di un maestro assoluto della pittura rinascimentale italiana
sarà ammirato a Milano fino al 14 dicembre 2008, tutti i giorni, dalle
10.00 alle 18.00, escluso i lunedì (Museo Diocesano, corso di Porta
Ticinese 95). Alessandro Filipepi detto Botticelli (Firenze 1445 –
1510), con queste due opere pittoriche affronta il tema della Giuditta, di
straordinaria bellezza, a sinistra Il ritorno di Giuditta a Betulia,
raffigura Giuditta che, scortata da un’ancella, ritorna da Betulia dopo
aver decapitato Oloferne, il generale assiro che minacciava la sua castità
e la libertà del popolo ebraico, nell’occasione l’altra tavoletta
intitolata La scoperta del cadavere di Oloferne, posta a destra, raffigura
l’interno della tenda del condottiero il cui corpo robusto giace senza
testa davanti alle espressioni raccapriccianti dei suoi uomini. Le due
tavolette, che il formato suggerisce dovessero destinate a una devozione
privata e create per essere ammirate da una distanza molto ravvicinata,
sono ricordate dalle fonti e dai documenti solo a partire dal Cinquecento.
Si narra che dal Seicento vengano descritte come unite in una sorta di
dittico, racchiuse in un’unica cornice, ma nulla lascia trapelare che
questa fosse la collocazione originaria, purtroppo, non si conosce nulla
di certo. La mostra è
accompagnata da un Catalogo Silvana Editrice, Milano, 2008 – euro 12,00.
A cura di Paolo Biscottini, con testi di Ernesto Borghi, Giovanni Ferrario
e Nadia Righi. Per informazioni: telefono 02.89420019.
Milano, 25
settembre
Giuseppe Lippoli
MUSEO DIOCESANO: UN CAPOLAVORO PER MILANO
(dal 1° ottobre)
Ormai alla sesta edizione, anche quest’anno il Capolavoro
per Milano, frutto della collaborazione tra il Museo Diocesano e
Bipiemme gestioni, propone ai visitatori un’opera di un maestro assoluto
della pittura rinascimentale italiana: Sandro Botticelli. Le due tavolette, provenienti dalle collezioni
Medicee e oggi agli Uffizi, si datano al
1470, in quella fase in cui Botticelli elimina progressivamente il
chiaroscuro, proponendo una particolare interpretazione delle leggi
prospettiche rinascimentali e cercando la definizione del movimento delle
figure tramite eleganti evoluzioni dei panneggi. Così le figure, grazie
alla particolare e raffinata incidenza della luce e alla ricercatezza
ornamentale, appaiono come eleganti silhouette più che corpi
tridimensionali, aprendo a quella svolta stilistica che caratterizzerà
l’arte del maestro fiorentino nei suoi anni maturi.
Il tema di Giuditta è presente nell’arte italiana sin dal
Medioevo, con una forte valenza simbolica. Botticelli propone una lettura
fedele del testo biblico, scegliendo uno schema compositivo del tutto
nuovo e articolando la narrazione in due scene distinte nelle quali cambia
tono e registro linguistico: il Ritorno di Giuditta a Betulia mostra
colori chiari e toni luminosi ed è attraversato da un’aria leggera e
quasi leziosa al contrario dei toni bui e drammatici della Scoperta del
cadavere di Oloferne.
Di straordinaria bellezza e intensità è il volto di Giuditta, con quella
pensosa malinconia che caratterizza le opere del maestro fiorentino.
ARTESANTERASMO - MAURIZIO
ZACCARDI (dal
2 ottobre)
Dal museo omonimo di Fontanelle in provincia di Parma,
inaugurato a maggio in occasione delle
celebrazioni per il padre di Don
Camillo e Peppone, arriva a Milano la mostra di Maurizio Zaccardi.
Un omaggio al “mondo piccolo” di Giovannino Guareschi con una ventina di sculture in bronzo che si
ispirano ai disegni umoristici che il giornalista e scrittore pubblicava
sul “Candido” (da lui fondato), da cui attaccava i comunisti ma anche
il governo democristiano. accardi, nel riprenderne le caricature, dà
abilmente vita a personaggi nuovi, fantasiosi e grotteschi. Tra gli altri
ci sono don Camillo e Peppone su una cinquecento Fiat e su un’Alfa Romeo
storica, libere interpretazioni di sequenze del film; c’è il crociato
con una forchetta al posto della spada (sull’arrembaggio della
burocrazia romana alla navicella della fiera di Milano) e c’è
l’accaparratrice di poltrone. La
mostra sarà corredata di foto e documenti storici gentilmente messi a
disposizione dalla famiglia Guareschi. Scrive Vittorio
Sgarbi nella presentazione al catalogo pubblicato dal Monte Università
Parma: Guareschi sarebbe potuto essere uno scultore e Zaccardi ha provato
a dimostrarlo. Figure o piccoli gruppi, derivati dai disegni umoristici di
Guareschi, ma non fino al punto da esserne una semplice trasposizione
tridimensionale. Il corrispettivo plastico dei disegni satirici di
Guareschi è il bozzetto, la scultura anti-monumentale per antonomasia, da
‘mondo piccolo’ […]. In questa accezione volutamente ‘piccola’,
anche quando manifestata attraverso la resistenza del bronzo, Zaccardi
innesta invenzioni ricche e mutevoli, talora con toni grotteschi che
ricordano Daumier, padre storico del genere. Zaccardi, però, è capace
anche di slanci di divertito, rustico Surrealismo […]. Bambolotti arguti
e deliziosi, aerei, come nel caso dell’ottimo cavaliere ‘forchettato’,
controparte figurata delle posate ‘parlanti’ di Bruno Munari, nel
quale Zaccardi è abilissimo a controllare l’eleganza dei volumi
tondeggiati, fra Maillol, Bueno e Botero. Una fantasia pura, senza altri
fini che la propria soddisfazione creativa…” c.stampa
CORREGGIO
a PARMA
(dal
20 settembre)
Alla
Galleria Nazionale in Pilotta e all’interno del Teatro Farnese sarà
concentrato, con il coordinamento di Lucia Fornari Schianchi un insieme strepitoso delle
opere più significative del Correggio oggi “trasportabile” esistente
nei diversi musei di tutto il mondo . Una
mostra superba che diventa parte di un percorso davvero emozionante che
porterà ad ammirare - tutti concentrati in un raggio di poche centinaia
di metri intorno
alla mostra - i tre capolavori assoluti del Correggio: i sontuosi cicli
affrescati nella Cupola della Cattedrale, quelli nelle due Cupole del
Monastero di San Giovanni Evangelista e il sublime insieme rappresentato
dalla Camera della Badessa in San Paolo. Da sottolineare che sarà
possibile salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San
Giovanni, grazie a speciali impalcature che saranno allestite per
l’occasione e offriranno l’opportunità di apprezzare da vicino questi
due straordinari capolavori. Per apprezzare meglio il contesto
storico in cui operò il Correggio, verrà anche proposto un itinerario
alla scoperta di superbe opere di vari Maestri del Rinascimento: in primis,
la meravigliosa Camera d’Oro del Castello di Torrechiara e la Camera
di Diana nel castelli di Fontanellato. Insomma, un concentrato di
emozioni per far emergere nel panorama dell’arte italiana il, grande,
seducente “Pittore della luce”, che stupirà per quel continuo
passaggio di registro dal sacro al profano e che condizionerà molti
artisti fino all’epoca barocca.
19
settembre 2008
achille guzzardella
LA FILOSOFIA E L'ARTE DI SHINJO ITO A MILANO
E'
stata presentata in questi giorni a Palazzo
Crivelli di Milano, con grande
interesse di pubblico, la Mostra "In Arte, Buddha. La Filosofia e l'Arte di Shinjo Ito" con
l'eccezionale presenza di Sua Santità Shinso
Ito, figlia di Shinjo Ito e
leader spirituale della corrente buddhista Shinnjo-en.Le
opere, esposte per la prima volta in Italia e firmate da Shinjo
Ito, uno dei più importanti artisti buddhisti giapponesi del XX
Secolo, sono state suddivise in cinque parti: Statuaria Buddhista,
Rilievi, Busti e altre Statue, Calligrafia, Incisioni e Disegni,
Fotografia.Dopo Tokyo, Osaka, Nagoya, Fukuoca, Sapporo, New York, Chicago
e Los Angeles la Mostra, che è stata ospitata a Milano, proseguirà per
Firenze al Museo Nazionale Alinari della
Fotografia dal 30 Ottobre al 30 Novembre.La Mostra è stata
organizzata in collaborazione con Fratelli
Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia e con il patrocinio
del Comune di Milano.Le visite
alla Mostra che sono gratuite, consentendo la partecipazione di un numero
limitato di persone necessitano di prenotazione. Per info: www.shinjoito.com/it
Settembre 2008
AMont*
CANOVA ALLA CORTE DEGLI ZAR
E’ ancora visibile la mostra
inaugurata a Palazzo Reale di Milano il 23 Febbraio scorso sulle
sculture Neoclassiche italiane collocate
all’Ermitage di San Pietroburgo. La mostra prorogata per
il grande successo di pubblico è unica nel suo genere. Certamente
l’opera caratterizzante l’esposizione è: “Danzatrice con le
mani sui fianchi “ di Antonio Canova, marmo del 1812 che si erge in
tutto il suo splendore compiacente di essere ammirato. E poi c’è una
delle repliche della famosa “Testa ideale di Elena” di mano Canoviana
come pure “Testa di Paride” e “Testa del Genio della Morte”, e
pure “Le Grazie” e “Maddalena penitente” e “Amorino Alato”.
Completano la mostra diversi marmi dei più bravi scultori che seguirono
l’esempio del grande Maestro di Possagno. Voglio menzionare: Lorenzo
Bartolini, scultore che con “La Fiducia In Dio” (La prima esguita è
al Poldi Pezzoli di Milano) raggiunge un posto rilevante nella Storia della
scultura Italiana e lo fa considerare lo scultore più interessane dopo il
Canova del primo Ottocento Italiano (in mostra anche: “Ninfa dello
scorpione” e “L’ammostatore-Bacco fanciullo”); e poi ci sono opere
di Pietro Tenerani (in mostra: “Flora” e “Psiche svenuta” e i bei
busti: “Busto del principe Michail Voroncov”, “Busto della
granduchessa Marija Nikolaevna”), di Pompeo Marchesi (in mostra:
“Busto del granduca Aleksandr Nikolaevič”), di Giovanni Antonio
Cybei (in mostra: “Stagioni”), di Luigi Bienaimè (in mostra il bel
marmo: “Busto di Nicola I” e “Amore che abbevera le colombe di
Venere” e “Pastorella” e “Zefiro” e “Baccante danzante”) ,
di Carlo Albacini (in mostra: “Flora” e “Iside”), di Carlo Finelli
(in mosra : “Le Ore danzanti” e “Venere che sorge da una
conchiglia”), di Emil Wolff (in mostra: “Amore con gli attributi di
Ercole” e “Psiche con l’urna di Proserpina” e “Ninfa in riposo
dopo la caccia”), e di John Gibson (in mostra: “Amore pastore”) di
Rinaldo Rinaldi (in mostra: “La Pace”), e di Bertel Thorvaldsen (in
mostra un bel “Ganimede”), e di Giovanni Duprè (in mostra: “
Pescatore” e “Bacchino” della crittogama). Fanno da cornice alla
bella mostra una serie di splendidi vasi di marmi pregati, i vasi delle
manifatture imperiali. Una mostra unica, da non perdere.
Milano - 27 luglio 2008 -
achille guzzardella
Corrente
e Sassu a Palazzo Reale
(fino al 7 settembre)
Con piacere ho visto alcuni giorni fa
le due mostre, inaugurate a Palazzo Reale di Milano il 10 giugno scorso e
visibili fino al 7 settembre 2008, relative, la prima agli oli e
acquarelli di Aligi Sassu, la seconda, dal titolo Corrente-Le Parole della
Vita-Opere 1930-1945, esposizione di
quel periodo fortunato dell’Arte Italiana di tanti artisti che ho
in gran parte conosciuto e ritratto in scultura. Menziono gli artisti in
mostra, tutti maestri dell’Arte Italiana del secolo scorso: Badodi,
Birolli, Broggini, Cassinari, Cherchi, Fontana, Gauli, Genni, Guttuso,
Lanaro, Mafai, Manzù, Migneco, Morlotti, Mucchi, Paganin,
Pirandello, Santomaso, Sassu, Scipione, Tomea, Treccani, Valenti, Vedova.
Il mio invito a vedere le mostre in questione è per tutti ma, è rivolto
soprattutto ai giovani, ai giovani dei licei e delle accademie, per potere
carpire gli aspetti di una felice stagione dell’Arte Italiana dove i
valori erano quelli di sempre, quelli della pittura e della scultura,
delle arti figurative.
Milano - 14 Luglio 2008
achille guzzardella
L’Autoritratto
di Yan Pei-Ming al GAMeC di Bergamo
Inaugurata il 19 marzo 2008 la mostra
personale dell’artista Yan Pei-Ming alla GAMec - galleria d’arte
Moderna e Contemporanea di Bergamo, via San Tomaso, 53. Prima personale in
un museo italiano dedicata a questo artista di origini cinesi, uno dei
maggiori protagonisti dell’arte internazionale
contemporanea. In visione venti
opere di grande formato, tra cui molti acquarelli, per la maggior parte
esposte per la prima volta al pubblico. Da citare International Landscape,
2006; Pape Jean-Paul II, 2005; Selfportrait af Four Ages, 2006; la serie
di acquarelli New Born, New Life, 2007. La mostra è articolata in quattro
sezioni tematiche: Autoritratto con paesaggio, Autoritratto con religione,
Autoritratto con parenti, ed infine Autoritratto con vita e morte. La
pittura di Yan Pei-Ming è caratterizzata da un impianto materico mediante
l’applicazione di pennellate violente. I primi dipinti sono quasi
monocromatici, nero, bianco, rosso. Fino al 27 luglio, la GAMeC di Bergamo
(insieme alla mostra di Luca Vitone, di Victor Man e della rinnovata
collezione permanente). Orari: martedì-domenica: 10-19; giovedì 10-22
– lunedì chiuso – Ingresso intero 4,00 euro; ridotto 2,50 euro (il
biglietto dà diritto all’accesso a tutte le mostre). In rassegna
Papa Giovanni XXIII, eseguito nel 2005, olio su tela (commissionato
a Yan Pei-Ming dalla Banca Popolare di Bergamo che l’ha concesso in
deposito alla GAMeC), Mao del 2005, Paesaggio internazionale, 2006, (olio
su tela, 200x400 cm), L’ultimo imperatore, 2007, Autoritratto, 2007. Le
opere eseguite ad olio sono state realizzate nello studio di Digione,
invece per quanto riguarda gli acquarelli a Shanghai (dove è nato nel
1960), usando carta e colori inglesi, ma acqua e pennelli cinesi.
Accompagna la mostra un catalogo bilingue, edito da Electa, Milano,2008,
con un testo di Giacinto di Pietrantonio, formato cm 28x28 – pagine 144,
prezzo 55 euro. Yan Pei-Ming emigra nel 1981 in Francia, dove studia prima
all’Ecole nazionale des Beaux-Arts di Dijon
poi all’Institut des Hautès Etudes en Art Plastique di Parigi.
Fin dall’inizio l’artista si distingue per i temi della figura umana e
soprattutto per il ritratto. Ha partecipato alla Biennale di Venezia
(1953, 2003), alla Biennale di Lione
(1997), alla Biennale di Siviglia (2006) e dopo alla Biennale di
Istanbul (2007). Per informazioni GAMeC tel. 035.270272 – fax:
035.236962 – www.gamec.it. –
Servizi educativi: tel. 035.399529 – e.mail: giovanna.brambilla@gamec.it
Milano - 12 luglio 2008
-
Giuseppe Lippoli
GRANDI
MOSTRE SUI LIGARI
(fino al 19 luglio)
La mostra “ I
Ligari – Pittori del ‘700 Lombardo”, nelle due sedi milanesi
Galleria Gruppo Credito
Valtellinese e Museo Diocesano, rimarrà aperta fino al 19 luglio 2008. Le
due esposizioni hanno riscosso notevole successo di pubblico. Voglio
qui segnalare alcune delle tele più interessanti:
di Pietro Ligari “L’Immacolata con Gesù bambino e l’Eterno” , “La
decollazione di San Giovanni Battista” , la “Confutazione
dell’eresia” e i bei ritratti di Gervasio Ligari
e di Giovanni Andrea Ligari, parroco di Colorina e di Cesare
Ligari la bella tela, interessante per il girotondo quasi ascensionale
dei santi fraticelli attorno al crocifisso dal titolo “I l crocefisisso
con Sant’ Antonio di Padova, San Giuseppe di Leonessa, San Fedele da
Sigmaringen e i due santi francescani” e l’olio su tela “Cena di
Emmaus” custodito a Torino nel Convento della Congregazione di San
Filippo. Di Vittoria Ligari
segnalo “Mosè fanciullo spregiatore del faraone” della Banca Popolare
di Sondrio”.
Milano - 10 luglio 2008 -
Achille Guzzardella
Mostra delle
opere acquisite dal Museo della Permanente dagli anni '70 ai nostri giorni
Museo della Permanente – mostra
delle opere acquisite dal 1970 ad oggi Aperta al pubblico al palazzo della
Permanente di Milano la bella rassegna sulle opere del museo della insigne
istituzione ottocentesca. La prima parte della rassegna era stata esposta
un anno fa. Sono presenti le opere donate dagli anni settanta ad oggi.
Mostra che meriterebbe un bel successo di pubblico, curata e ben allestita
dal direttore del museo Alberto Ghinzani e dal critico Alberto Veca. La
rassegna sarà visibile fino al 31 Agosto, un occasione per i visitatori
di conoscere l’operato nelle
differenti tendenze artistiche ma sempre ben riconducibili alla realtà
pittorica, scultorea o grafica dei maggiori e più importanti artisti che
hanno operato e operano tutt’ora nel territorio Lombardo. Sono presenti
opere di Giuliano Vangi, Tino Vaglieri, Attiglio Steffanoni, Attiglio
Rossi, Franco Rognoni, Giuseppe Novello, Alfredo Mazzotta, Giovanni
Mattio, Trento Longaretti, Piero Leddi, Achille Guzzardella, Piero Giunni,
Alberto Gianquinto, Renato Galbusera, Renato Ferrari, Guido Di Fidio,
Giancarlo Colli, Giovanni Cerri, Carlo Cattaneo, Giovanni Cappelli,
Giovanni Blandino, Enzo Vicentini, Emilio Tadini, Anna Santiniello,
Alfredo Pizzo Greco, Mimmo Paladino, Armando Marrocco, Agenore Fabbri,
Lucio Del Pezzo, Otello Brocca, Grazia Varisco, Walter Walentini, Mauro
Staccioli, Giancarlo Sangregorio, Mauro Reggiani, Lorenzo Piemonti,
Gianfranco Pardi, Elena Mezzadra, Vittorio Matino, Luigi Fulvi, Michele
Festa, Bruno Di Bello, Enrico Della Torre, Alex Corno, Pietro Coletta,
Nino Cassani, Giovanni Campus, Agostino Bonalumi, Rodolfo Aricò,
Togo(Enzo Migneco), Gianriccardo Piccoli, Giancarlo Ossola, Gino Meloni,
Attilio Forgioli, Franco Daleffe, Giuliano Collina, Nado Canuti, Franco
Zazzeri, Giulio Turcato, Luigi Stradella, Amilcare Rambelli, Mario Raciti,
Cristiano Plicato, Aldo Pancheri, Gottardo Ortelli, Claudio Olivieri,
Giancarlo Marchese, Paolo Iachetti, Costantino Guenzi, Giorgio Griffa,
Alberto Ghinzani, Libero Ferretti, Enzo Esposito, Sergio D’Angelo,
Alfredo Chighine, Giancarlo Cerri, Alik Cavaliere-Emilio Scanavino.
Milano - 9 Luglio 2008
-
achille guzzardella
LIGABUE - 250 opere
a Palazzo Reale (fino
al 26 ottobre)
Ligabue torna a Milano, dopo quasi
trent’anni dalla prima mostra, per una consacrazione vera e propria che
restituisce a questo grande artista il ruolo che gli spetta a pieno titolo
nella pittura italiana del ‘900. L’esposizione presso Palazzo Reale,
curata da Augusto Agosta Tota con catalogo edito da Franco Maria Ricci, può
essere definita la più grande mostra mai
realizzata su Ligabue: oltre 250 opere di cui ben 215 dipinti a
olio - quindici dei quali inediti - oltre ad oggetti che gli appartenevano
e una ricca filmografia d’epoca (di Raffaele Andreassi) che ci racconta
la sua vicenda umana con una poetica struggente. La mostra si svolge sotto l’Alto
Patronato del Presidente della Repubblica ed è promossa
dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Si avvale inoltre
del patrocinio di: Senato della Repubblica; Presidenza del Consiglio dei
Ministri; Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Ministero della
Pubblica Istruzione; Regione Lombardia; Provincia di Milano. Un genio, quello di Ligabue - spiega
Vittorio Sgarbi nel suo testo in catalogo - che nella sua assoluta
istintività, nella sua arcaica complicità con la natura, era in grado di
inserirsi a pieno titolo nell’arte contemporanea, proponendo un
linguaggio figurativo che parla di cose semplici a persone altrettanto
semplici. Ligabue identificava il perfetto artista popolare, il “poeta
contadino” che non poteva non raccogliere i favori di Zavattini e di
coloro che trovavano in lui un sicuro punto di riferimento nella cultura
italiana del Dopoguerra. A qualcuno
- scrive il critico Luigi Cavallo nel suo contributo in catalogo - la
mostra potrà sembrare il seguito di quel “Miracolo a Milano” di
Cesare Zavattini, tra i primi sostenitori del pittore, in cui non era
facile distinguere tra realtà e fantasia, tenerezza e amarezza se non
attraverso argomenti oggi in disuso, come la nostalgia, la malinconia. E così è davanti ai quadri di Ligabue: scene di vita
vista con gli occhi di chi, per dramma o per fortuna, è rimasto
imprigionato nel fanciullo primordiale. Senza per questo (semmai proprio
per questo) non diventare pittore maturo, consapevole,
come spiega nel suo testo in catalogo un altro grande artista del ‘900,
Marino Mazzacurati, o come sottolineano i numerosi autoritratti. In mostra
ne è presente un’intera sezione. L’iconografia sempre intensa,
eccitata, goffa e grandiosa degli autoritratti è quella che ciascuno di
noi si porta dentro: terribile o grottesca, struggente nella confessione
delle proprie interiori paure, infantile nell’impaccio, aggressiva
nell’eccitazione di un’inquietudine segreta e instabile, sfrontata con
sguardo di sfida, in una galleria di situazioni ed emozioni che trascorre
attraverso tutti i sentimenti dell’esistenza. Un diario intimo che
Ligabue è venuto annotando con ostinazione maniacale, emozione fatta
pittura, attraverso colore e forma che aderiscono al sentire, si impastano
con esso. Si intreccia inevitabilmente con
l’altro grande filone degli animali, ritratti con una drammaticità che
ci lascia sorpresi ogni volta. Provava
per loro un amore fortissimo – dice Mazzacurati – e nell’aia
di casa bastava che facesse strani gesti con le mani ed emettesse un
leggero sibilo, perchè tutti gli animali come impazziti gli corressero
intorno. È il mito di Orfeo o del Flauto Magico, questo del mettersi
in rapporto con le forme più elementari di animalità, per giungere a
possedere nella sua interezza sè stesso e per questa via, attraverso le
prove dell’acqua e del fuoco, poter salire alle stelle. E noi con lui,
con Ligabue: o perlomeno questa è l’emozione che regala la mostra,
l’evento artistico di Milano che dà il benvenuto a un grande pittore e
riesce a restituirci tutto il suo dramma della vicenda umana, con rigore
ma anche poesia, senza inquinare, anzi, arricchendola, la straordinaria
qualità pittorica di uno dei più grandi artisti italiani del ‘900.
Milano - Palazzo Reale -
MOSTRE
DEGLI ARTISTI DELLA PERMANENTE IN
TRE SEDI
La Permanente con l’impegno della Commissione Artistica 2007-2008 è riuscita a realizzare ben tre
esposizioni dei soci artisti. La prima si è tenuta dal 12 aprile al 12
maggio nella città di Garbagnate
Milanese nello spazio comunale Corte
Valenti, mostra dedicata a ben 51 scultori che operano per lo più
nella capitale lombarda, sculture sia astratte che figurative e
concettuali. La seconda mostra si è tenuta
nella Villa Tittoni di Desio dal
6 a 25 maggio. Mostra realizzata da ben 166 artisti, pittori, scultori e
grafici; una panoramica sulla produzione lombarda contemporanea,
accanto all' esposizione permanente museale del caro scultore Giuseppe
Scalvini che fu per tanti anni animatore della vita artistica ed
espositiva della storica istituzione milanese. La terza mostra che
documenta l’opera di ben 157 artisti, inaugurata nel Palazzo
Gallio a Gravedona sul lago
di Como nell’alto Lario occidentale è di sicuro impatto visivo. Si è
inaugurata il 28 giugno e rimarrà aperta fino al 27 luglio. Sono bene
esposte opere di amici scultori, pittori e grafici. Artisti noti operanti
nel territorio lombardo ma anche giovani promesse. La mostra è ben
allestita e curata nel suo percorso. Cito alcuni nomi presenti oltre il
sottoscritto: Alberto Ghinzani, Franco Zazzeri, Alfredo Mazzotta, Pino Di Gennaro,
Luciano Bocchioli, Nino Cassani, Giancarlo Colli, Francesca Magro, Elvino
Motti, Giulio Crisanti, Harry Rosenthal, Giorgio Scaini, Giorgio Scano,
Togo e Franco Vasconi.
Milano, 7 luglio 2008 -
Achille Guzzardella
ALIGI
SASSU a Palazzo Reale (17 giugno - 7 settembre)
La
Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano, e lo Studio-Archivio
Sassu di Milano, hanno realizzato la mostra Aligi Sassu: dal mito alla
realtà. Dipinti degli Anni
Trenta permette di scoprire la stagione più ricca nella lunga
ricerca artistica di Sassu, dal punto di vista sia della sperimentazione
linguistica sia della messa a fuoco dei soggetti. Sassu è stato un
artista precoce. Fu scoperto da Martinetti e fatto esporre a soli sedici
anni alla Biennale di Venezia, nella sala riservata ai Futuristi.
La scelta di
circoscrivere l’esposizione alla pittura, Sassu fu anche scultore,
autore di numerose opere monumentali, ceramista, illustratore, scenografo,
risponde alla volontà di esplorare proprio l’evoluzione del linguaggio
dell’artista, dalle forme del mito a quelle della realtà. Evoluzione
che trova nella pittura le sue pagine più indicative. La mostra è curata
da Giuseppe Bonini. Gli apparati scientifici sono a cura di Giuseppe
Bonini e Barbara Oteri.
Milano,
15 giugno
2008
achille guzzardella
GIANNI
DOVA alla galleria "Il Castello"
Tra le varie mostre viste a Milano in
questi mesi del 2008 finalmente una esposizione degna di nota, quella su
Gianni Dova. Inaugurata l’8 Maggio
alla galleria “il Castello” dai due fratelli Conte, figli di
quel guido Conte. gallerista
della Brera di anni fa. L’esposizione riesce a coinvolgere anche il più
profano dei visitatori se non altro per la varietà e la bellezza dei
colori dei molti oli appesi. Dova
è sempre Dova, con le sue atmosfere magiche fatte di spazi, di forme, di
equilibri quasi scultorei messi in luce a mio giudizio proprio in questa
mostra. Chi è attento rimane coinvolto e si compiace di queste forme, di
questi colori turchini. È il Dova degli anni ’50-60, il Gianni
migliore, quello chiaro, netto e misterioso. Ogni artista, ogni artista
vero, ha dei momenti e periodi felici e questo è quello di grazia, anche
se tutta l’opera dell’artista Romano, ma di crescita e vita
d’artista Milanese, è interessante e felice. Anche l’ultimo
periodo della sua arte, quello che io conobbi più direttamente e vidi
fare in alcune realizzazioni quando andai a ritrarre l’artista (in
seguito, poi, presi l’abitudine di andarlo trovare e diventammo amici)
è magico per i colori e si presta ancor più per indovinate combinazioni
estetiche. Il quadro di Dova non perde la funzione d’un tempo, allieta e
abbellisce l’ambiente. Non voglio entrare nel merito delle singole opere
in mostra ma vi invito ad andare a vedere l’indovinata e
bella esposizione, messa in opera dai due giovani galleristi
milanesi, che ben ricorda l’amico e maestro del
secolo passato.
Milano - 29 Maggio 2008
achille
guzzardella
A MILANO SCRITTURA DI LUCE E
COLORI FRA RUSSIA E ITALIA
In posizione strategica e privilegiata, nel
cuore della metropoli lombarda, la "Casa
del Pane"
di Porta Venezia ospiterà in questi giorni un'interessante mostra d'arte
contemporanea dal suggestivo titolo "Visioni
D’Autore – Beyond The Views",
e patrocinata dal Comune di Milano, con tre Artisti a confronto: due
fotografi russi e un pittore
italiano, lontani nella tecnica ma vicini nelle tematiche: Lev Melikhov,
importante esponente della fotografia internazionale; Sergey Yastrzhembskiy,
noto fotografo russo, nonchè, Consigliere Speciale di V. Putin per i
rapporti con l'Unione Europea; Giuseppe Viola, pittore, scultore a livello internazionale e
fondatore della corrente Imagismo. Delle oltre 100 opere selezionate per questa
esposizione, sono stati attentamente valutati lavori che, se pure
differenti tra loro per tecnica e impatto visivo, confermano una stretta
relazione per quanto riguarda il soggetto, conferendo alla totalità della
mostra un percorso omogeneo sicuramente interessante per il visitatore
attento che di fatto potrà ammirare gli stessi soggetti, stessi luoghi e
stessi personaggi osservati ed interpretati in maniera differente dai tre
artisti, stimolandone curiosità e critica. Una precisa linea nell'allestimento ed una
logica e studiata disposizione delle opere conferiscono alla mostra una
visione lineare ed avvincente. L'esposizione, riproponendo il dialogo tra
fotografia e pittura da cui è nata la modernità con le ricerche degli
impressionisti, si propone come atto culturale, esponendo per la prima
volta al pubblico italiano le opere di due artisti russi dall'obiettivo
magico e rileggendo - alla luce del confronto - l'opera pittorica di un
artista italiano conclamato quale è Giusppe
Viola.
Ne emerge un risultato suggestivo, che ripropone l'attualità di tale
confronto. La mostra aprirà al pubblico dal
30 Maggio al 22 Giugno 2008; il catalogo edito da Nava Milano
è stato curato dal Critico d'Arte Domenico Montalto mentre l'organizzazione della mostra è stata
affidata al Centro
Diffusione Arte.
La mostra si sposterà a Mosca nel Maggio 2009.
Per info: Tel.+39 02 90721422
Maggio 2008
AMont*.
VILLA NECCHI - CASA
MUSEO
Si è tenuta oggi l'inaugurazione di
Villa Necchi Campiglio, che da domani sarà ufficialmente aperta al
pubblico nella sua nuova veste di "casa museo" milanese dopo
oltre tre anni di lavori di restauro e 6 milioni circa di euro di costi.
Donata nel 2001 dalle ultime proprietarie al Fondo per l'Ambiente Italiano
(Fai), Villa Necchi Campiglio è una della rarissime case rubane del
centro di Milano ed è stata recuperata grazie a un Accordo di programma
(da 4,6 milioni di euro) promosso nel
2004 dalla Regione e siglato nel 2005 con il Fai, il Ministero per i Beni
e le Attività Culturali, la Provincia e il Comune di Milano. "Sono
emozionato e orgoglioso di essere qui oggi - ha dichiarato il presidente
lombardo, Roberto Formigoni, nel corso della cerimonia di inaugurazione -
alla presentazione di un gioiello architettonico come questo che
rappresenta uno straordinario esempio della nostra cultura, del nostro
lavoro e del rapporto tra il nostro territorio e la sua gente. Villa
Necchi Campiglio è una bellezza che parla a noi e ai visitatori che
vogliono conoscerci fino in fondo". Formigoni ha sottolineato quindi
"l'importanza del contributo dei privati nel restauro della villa e
della capacità delle istituzioni pubbliche di coinvolgerli in progetti di
alto valore culturale". "La prospettiva dell'Expo 2015 - ha
aggiunto Formigoni - accentua ancor di più la possibilità che abbiamo di
rendere accessibili al pubblico altri tesori della nostra Regioni semi
sconosciuti al grande pubblico. Da alcuni anni la Regione ha deciso di
seguire la strada dell'Accordo di Programma come quello che ha portato al
recupero di questa villa: ad oggi ne sono stati sottoscritti 21 per 185
milioni di euro, e sempre 21 sono i cantieri culturali aperti. Molti di
questi Accordi sono stati con il Fai, come Villa Panza a Varese e il
mulino di Baresi a Roncobello, in provincia di Bergamo". "Oggi
uno dei tesori di Milano - ha spiegato l'assessore alle Culture, Identità
e Autonomie della Lombardia, Massimo Zanello, anch'egli presente
all'inaugurazione - torna a rivivere grazie alla collaborazione tra
pubblico e privato che ha reso possibile donare alla fruizione di tutti
non solo questo splendido gioiello architettonico ma anche le collezioni
in esso contenute, come quella di Claudia Gian Ferrari".
Milano, 28 maggio 2008
achille guzzardella
DISEGNI DI WALTER LAZZARO
Note d'infanzia del 1921 è il primo
disegno realizzato dal maestro Walter Lazzaro (1914-1989), tecnica mistra
su cartoncino, all'età di sette anni, con dedica al padre riportato
sul retro del dipinto. L'opera pubblicata sul catalogo monografico Walter
Lazzaro. Raccolta dei disegni. A cura di Wanna Allievi, testi di Felice
Bonalumi e Simone Ferrari, edito da Giorgio Mondadori, Milano, 2008, foto
in bianco e nero, pagine 184. In copertina Autocamaldolese, conosciuto
ache con il titolo Autoritratto, 1944, disegno a matita su carta. Il
volume presentato in occasione della mostra
personale dell'artista romano nella galleria d'arte Lazzaro by
Corsi, via Broletto, 39 - Milano. In esposizione disegni tra i più
significativi che Lazzaro ha
eseguito, alcuni di essi inediti, altri ancora in visione al pubblico per
la prima volta. Disegnare per Lazzaro non è mai stato un esercizio minore
bensì parallela a quella pittorica. Una delle caratteristiche
primordiale dell'artista è stata quella di sperimentare diverse tecniche
usando molti materiali con risultati notevoli, matita, penna, pastello,
carboncino, tempera, sia su carta, cartone, cartoncino,
tecniche miste e sanguigna su carta. Lazzaro disegnava ovunque si
trovasse e su qualsiasi supporto e
senza uno stile univoco, spesso quelli che aveva a portata di mano
(interni di buste, biglietti di treno, cartoline postali, e persino la
copertina di un elettrocardiogramma). Esempio lampante è il titolo Sul
treno del 1972, un bellissimo disegno,
matita su carta eseguito su cartolina postale. Altri ancora Europa
unita, 1960, penna su carta; Attesa, 1970; In treno, 1970; Ricordo di
settembre, 1971, tecnica mista su carta; Cavallo, 1981, tecnica mista su
carta. Per questo motivo sia la monografia
che la mostra sono suddivise per argomenti; figure, ritratti,
autoritratti, nudi, paesaggi, animali, opere sacre, rispettandone però
l'ordine cronologico. In rassegna anche diversi omaggi a grandi della
nostra pittura e della nostra letteratura: Al grande Morandi del 1953,
dello stesso periodo Carrà, due omaggio a Ungaretti, rispettivamente del
1961 e del 1969, e poi ancora omaggio a De Chirico (del 1961 e del 1975).
Alcuni lavori della fase iniziale: Giovinetta (da Leonardo), disegno,
matita su carta, 1931, Battistero, 1933, matita colorata su carta.
Da citare altri due lavori del periodo giovanile intitolati
Pensionato, entrambi del
1935. Segue una serie di Volti sia maschile che femminile, Maternità del
1968. Per concludere, la strada per storicizzare anche questo aspetto
continua. Catalogo disponibile in galleria - telefono e Fax: 02.8052021 - www.gallerialazzaro.it
Milano -29 maggio 2008
- Giuseppe Lippoli
CORREGGIO
(a Parma dal 20 settembre)
E' destinata a bissare il clamoroso successo della mostra del Parmigianino
e resterà nella storia come la più ampia ed organica mostra che mai sia
stata dedicata ad Antonio Allegri più noto come Correggio.
Per organizzare questo grande evento di rilievo internazionale, atteso da
anni, è stato
da poco istituito un Comitato, frutto di un importante sforzo congiunto
delle istituzioni di Parma: Comune, Provincia, Soprintendenza, Università,
Diocesi, Monastero di San Giovanni Evangelista, con il sostegno della
Fondazione Cariparma. Tutto per rendere omaggio a colui che rappresenta
uno dei più grandi artisti dell'epoca rinascimentale: il Correggio,
appunto.
Dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009, nelle sale della Galleria
Nazionale in Pilotta e all'interno del Teatro Farnese sarà concentrato un
insieme strepitoso delle opere più significative del Correggio oggi
"trasportabile" esistente nei diversi musei di tutto il mondo.
Una mostra superba, quella curata da Lucia Fornari Schianchi e organizzata
da Luca Sommi, che diventa parte di un percorso davvero emozionante che
porterà ad ammirare - tutti concentrati in un raggio di poche centinaia
di metri intorno alla mostra - i tre capolavori assoluti del Correggio: i
sontuosi cicli affrescati nella Cupola della Cattedrale, quelli nelle due
Cupole del Monastero di San Giovanni Evangelista e il sublime insieme
rappresentato dalla Camera della Badessa in San Paolo. Da sottolineare che
sarà possibile salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San
Giovanni, grazie a speciali impalcature che saranno allestite per
l'occasione e offriranno l'opportunità di apprezzare da vicino questi due
straordinari capolavori. Per apprezzare meglio il contesto storico in cui
operò il Correggio, verrà anche proposto un itinerario alla scoperta di
superbe opere di vari Maestri del Rinascimento: in primis, la meravigliosa
Camera d'Oro del Castello di Torrechiara e la Camera di Diana nel castelli
di Fontanellato. Insomma, un concentrato di emozioni per far emergere nel
panorama dell'arte italiana il, grande, seducente "Pittore della
luce", che stupirà per quel continuo passaggio di registro dal sacro
al profano e che condizionerà molti artisti fino all'epoca barocca.
15
aprile
2008
achille guzzardella
ALLA
SOCIETA'
UMANITARIA LA PRIMA ESPOSIZIONE
MONOGRAFICA DI GIANNI VILLA
Si è inaugurata in questi giorni presso gli
spazi espositivi della
Società Umanitaria di Milano una personale del Maestro Gianni Villa, curata da Rolando Bellini e Monica Triguna. Gianni Villa,
sessant'anni suonati, figura salda e piena, ciuffo da ragazzino e occhiali
da presbite, un sorriso aperto che non ha età è un uomo
singolare anche nel vestire oltre che nel dire spiccio. La mostra, prima esposizione monografica
dell'artista, milanese di nascita, presenta un'ampia selezione delle opere del Maestro
ripercorrendo tutto il suo percorso artistico dagli
anni '70 ad oggi. L'esposizione svolge attraverso la lettura dei
curatori, il linguaggio segnico dell'artista. Gianni Villa
è un creativo affascinato dalla ricerca artistica, sinonimo, per lo meno
per lui, di armonia anarchica, un ossimoro desueto. Teatri di legno e di terra, di pietra e di
plastica, questa galassia in costante espansione propone alfine un
ventaglio inaspettato, imprevedibile "di
valori tattili".
Proprio attraverso questo suo modo di operare
si manifesta l'eccentricità e tutta l'originalità
del vedere sognante, fantasmatico e tuttavia profondo e originale
dell'artista. Il Maestro mette in gioco i legami (tutti i possibili) fra
scienza e tecnica da un lato e, dall'altro, morale e religione. La
spiritualità e la materialità, l'etica, ma anche il nocciolo duro della
scienza dei suoi molti domini sono posti su un unico piano.Una metafora, quella di Gianni
Villa, ora drammatica - quella dei suoi
cavalieri -
ed ora allegra e scanzonata - quella degli "straballazz" - dell'incredibile mondo oggidiano.
Una mostra che affranca positivamente la
curiosità artistica di ogni visitatore.
Milano,
Aprile 2008
AMont*
MIART 2008: UN SUCCESSO DI
VENDITE E DI PUBBLICO
MiArt 2008:
un successo di presenze, vendite e critica. Migliaia di visitatori hanno
affollato i tre padiglioni di fieramilanocity. La
Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si afferma così evento di richiamo per Milano, oltre a confermarsi punto
di riferimento per collezionisti importanti, numerosi in questa edizione
della manifestazione. MiArt
2008 si è aperta con un grande evento inaugurale
a cui hanno partecipato oltre
17 mila visitatori
per un totale di oltre 38mila presenze. Circa
900 i giornalisti
accreditati fra italiani e stranieri, 200
le gallerie presenti,
di cui un terzo estere, un ulteriore dato significativo dell'espansione
internazionale e dell'attenzione di cui la fiera gode da parte delle
gallerie straniere.Un parterre importante di appassionati e
collezionisti internazionali. Centinaia di iniziative sparse per la città
grazie alla sinergia sviluppata con le istituzioni che collaborano con MiArt
a cominciare dagli enti patrocinatori, Comune
e Provincia di Milano, Regione Lombardia
e alle altre importanti istituzioni pubbliche e private come Università Iulm, NABA,
Fondazione Stelline, Fondazione Pomodoro, ICE, l'Associazione ACACIA,
Artegiovane Milano, Contemporanea.'L'edizione numero tredici di MiArt
ha rappresentato un'importante progetto per tutta la città - ha
dichiarato Paolo
Galassi, Presidente di Fiera Milano International
- poichè è riuscita a fare sistema dando vita non solo a un grande
evento fieristico, ma anche a una festa dell'arte che ha coinvolto Milano a 360 gradi"."Questa edizione si chiude con ottimi
risultati di vendite e grande soddisfazione da parte dei galleristi, sia
in termini di numero e qualità dei visitatori, sia per le trattative
avviate in fiera" afferma Sandro
Bicocchi, Amministratore Delegato di Fiera Milano International.Proprio i risultati positivi delle vendite, i
dati sull'affluenza di pubblico qualificato e l'interesse manifestato da
tutti i media per la manifestazione e i suoi eventi collaterali,
confermano la tenuta del mercato dell'arte e rendono Milano meta privilegiata del collezionismo e "capitale"
italiana del mercato e della cultura.
Milano,
Aprile 2008
AMont*
I GRANDI CAPOLAVORI DEL LOUVRE
AL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA DI VERONA
Sarà "La Bella Ferronière",
capolavoro di Leonardo da Vinci,
il testimonial della grande mostra "IL
LOUVRE, Capolavori a Verona. Leonardo, Raffaello, Rembrandt e gli altri.
Ritratti e figure" che
aprirà i battenti il prossimo 19
Settembre alla Gran Guardia
della città scaligera e sarà aperta al pubblico sino al 15 Febbraio 2009.
Con "La Bella Ferronière"
giungeranno a Verona
altri 140
capolavori del museo parigino, tutte opere regolarmente esposte nelle sale del Louvre
e non provenienti dai depositi. Nel mondo si tratta del maggior prestito
mai concesso dal Louvre.
La mostra ideata da Brigitte
Gallini, Marco Goldin e Vincent Pomaréde è la prima di un progetto quariennale che
dal prossimo Autunno al 2011 intende portare a
Verona, con cadenza annuale, capolavori mai visti provenientii da alcuni
dei principali musei del mondo. Nel progetto sono infatti direttamente
coinvolti il Louvre,
il Museum of Fine Arts di Boston, il Musée Rodin di Parigi, il Van Gogh
Museum di Amsterdam ed il Kroller-Muller Museum di Otterlo, ovvero i due "santuari" delle opere di Van Gogh. Cinque secoli di grande pittura, ma anche di
sculture e disegno, raccontati in modo trasversale in un rimando continuo
di temi, soggetti e sensazioni. Le cinque sezioni
della mostra - afferma
Marco Goldin - attraverso circa 140 opere totali con una larga maggioranza di dipinti,
tracciano una strada che descrive la messa in scena di una classe sociale
tra realismo e allegoria. Ma poi abbandonano questo tono sfarzoso, o
talvolta dolente nella rappresentazione del popolo, per concentrarsi su quel
percorso che va dall'intimo al sacro.Idea della rappresentazione privata, e quasi
silenziosa, che occupa tutta la parte conclusiva della mostra, se si
eccettuano i quadri dedicati al ritratto mitologico. Perchè il ritratto
dell'anima prima, e la rappresentazione della morte poi, sono il sigillo
sull'idea del volto e del corpo. Uno specchio, una voce, una cenere che si
spinge sul mondo. Il fascino della figura umana e il fascino del pensiero.
Come sogno e memoria.La mostra è promossa dal Comune
di Verona, dal Museo du Louvre e da Linea d'Ombra per
l'organizzazione mentre l'edizione del catalogo è stata curata da Linea
d'Ombra Libri. Per informazioni: www.lineadombra.it
Milano, Aprile 2008 AMont*
FRANCIS BACON
(dal 5 marzo al 29 giugno a Palazzo Reale)
Lo straordinario percorso artistico di
Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) si
può ammirare a Palazzo Reale di Milano in una mostra antologica promossa
dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, organizzata e
prodotta da Palazzo Reale, Skira e Arthemisia. La mostra punta a
sottolineare l’importanza di uno dei massimi artisti della seconda metà
del XX secolo, nelle cui opere trova espressione il sentimento interiore e
individuale dell’uomo moderno, con immagini forti e violentemente
tragiche. Dai piccoli intensissimi ritratti ai monumentali trittici, i
suoi quadri risultano contraddistinti da una profonda partecipazione
emozionale e da valenze simboliche del tutto personali, ricche di
allusioni cinematografiche, letterarie e religiose: un corpus senza eguali
nella storia dell’arte degli ultimi cinquant’anni.
Milano, 2 marzo
2008
achille guzzardella
CESARE
TALLONE
Museo
Villa dei Cedri, Bellinzona, Svizzera 16 marzo - 15 giugno 2008
Cesare
Tallone, pittore assai noto nella seconda metà dell’800, ma oggi
confinato ai margini di una storia dell’arte che pure per lungo tempo lo
ha considerato fra i più significativi esponenti di un’epoca. Il Museo,
fra l’altro, nel 1989 aveva proposto un omaggio all’opera del figlio
Guido. Dobbiamo risalire di oltre cinquant’anni, al 1953, per ritrovare
una mostra monografica importante che faceva
seguito a quella tenutasi nel lontano 1921 a due anni dalla sua morte.
Certo le sue opere sono comparse in numerose mostre collettive sulla
pittura dell’Ottocento, in particolare a Milano e a Bergamo, le due città
nelle quali il pittore visse a lungo insegnando all’Accademia di Brera e
all’Accademia Carrara: a Milano nel 1988 la mostra “Il secondo
ottocento italiano, le poetiche del vero” e nel 1994 “Pittura lombarda
del secondo ‘800, lo sguardo sulla realtà”, mentre a Bergamo tra il
1995 e il 1996 sono state allestite due mostre che presentavano opere di
Tallone, quella per il “Centenario del circolo artistico” e quella sui
“200 anni dell’Accademia Carrara”. L’unica mostra monografica che
è stata realizzata recentemente è quella svoltasi a Lovere sul lago
d’Iseo, dedicata soprattutto a quadri di paesaggio. Ed è proprio quale
figura di insegnante eccellente – fra gli allievi ricordiamo Giuseppe
Pellizza da Volpedo e Carlo Carrà – che l’artista viene più spesso
ricordato, dimenticando invece la sua apprezzata attività come
ritrattista. La mostra di Villa dei Cedri, prevede l’esposizione delle
opere più significative del pittore, che illustrino lo svolgersi della
sua carriera di maestro e di artista, con uno speciale riguardo alla
produzione del ritratto, senza tralasciare i soggetti di genere ed il
paesaggio, attraverso un confronto con opere di artisti a lui
contemporanei come Giovanni Boldini, Antonio Mancini, Luigi Rossi, Adolfo
Feragutti Visconti. Significativa è anche la presenza di opere di suoi
allievi come Pellizza da Volpedo, di cui il museo possiede un quadro
realizzato nel periodo in cui il pittore seguiva le lezioni di Tallone
all’Accademia Carrara. Uno spazio è dedicato anche ad alcuni paesaggi e
ritratti del figlio, Guido Tallone. Coinvolti per i prestiti musei
italiani e svizzeri, oltre a prestigiose collezioni private. La
mostra è accompagnata da un catalogo introdotto dai saggi dei due
curatori, Matteo Bianchi e Cristina Palma, e da apparati
storico critici di sicuro interesse per la ricostruzione e la
rivalutazione dell’attività dell’artista.
GIACOMO
BALLA
Palazzo
Reale di Milano presenta una retrospettiva sul grande maestro del futurismo curata
da Giovanni Lista, Paolo Baldacci e Livia Velani . L' intento è
quello di riesaminare da vicino l'opera di un grande protagonista
dell'avanguardia storica
italiana che fu artista, progettista, inventore, fotografo, pubblicitario,
attore di teatro e di cinema, scultore e pittore. A trentasette anni
dall'ultima retrospettiva romana a lui dedicata. Milano accoglie per la
prima volta una mostra completa ed analitica dedicata a Balla che
ripercorre il trentennio più importante della sua carriera: quello che va
dal 1900 al 1929, dall'esperienza divisionista fino agli anni del
futurismo. I visitatori avranno l'occasione di ammirare 200 opere tra olii,
tempere, pastelli, acquarelli, disegni, assemblaggi, sculture, fotografie
e documenti alcuni dei quali provenienti dai più prestigiosi musei e
collezioni private internazionali, come il Museum of Modern Art di New
York, il Centre George Pompidou di Parigi e il Museo Thyssen-Bornemisza di
Madrid.
Milano, 10 febbraio
2008 achille
guzzardella
PRESENTATA ALLA FONDAZIONE
ARNALDO POMODORO MiArt 08
E' stata presentata presso la Fondazione
Arnaldo Pomodoro la prossima edizione di MiArt 08 con la presenza e gli
interventi di autorità e rappresentanti della cultura milanese
che hanno illustrato a giornalisti e critici le nuove peculiarità di
questa prossima edizione. Questa Fiera Internazionale d'Arte
Moderna e Contemporanea è da sempre un osservatorio attento e sensibile ad
ogni evoluzione artistica e si conferma luogo culturalmente privilegiato
per l'attenzione dedicata alle continue novità del mercato. I tre settori di MiArt,
elemento distintivo della manifestazione, rappresentano l'arte italiana ed
internazionale dalle avanguardie storiche alla sperimentazione più
recente, attirando collezionisti con interessi ed esperienze differenti. Il Settore Moderno
propone eccellenze della produzione Italiana ed internazionale dal Futurismo alla Metafisica, dal
Cubismo all'Informale. Il Settore Contemporaneo
presenta opere di artisti ormai storicizzati a partire dagli anni
Settanta, mentre la sezione
Anteprima è dedicata alle gallerie connotate dal carattere sperimentale delle
proposte. Hanno animato il dibattito, con interventi
personali: Sandro
Bicocchi,
Presidente Fiera Milano International, Paolo
Taverna,
Direttore Generale di Fiera Milano International, Massimo Zanello,
Assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Vittorio
Sgarbi,
Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Giovanni
Puglisi,
Rettore dell'Università IULM, Milovan
Farronato,
curatore e consulente di MiArt 2008 per le gallerie di sperimentazione, Davide
Rampello Presidente Triennale ed il grande Maestro Arnaldo Pomodoro.La tredicesima edizione di MiArt
avrà luogo dal 4 al 7 Aprile 2008, con inaugurazione su invito Giovedì 3 Aprile,
all'interno di "Fieramilanocity" nei padiglioni 1, 2 e 4 del Portello. Per informazioni: miart@fmi.it
www.miart.it
Milano - 8 febbraio 2008
-
AMont*.
Arturo
Martini:
Grandi
sculture da Vado Ligure
Vado
Ligure (SV), Museo di Villa Groppallo
6
dicembre 2007 - 8 marzo 2008
A
sessant’anni dalla sua scomparsa questa mostra rappresenta il tributo di
Vado al grande maestro trevigiano che trovò nella cittadina ligure il
conforto degli affetti e l’ambiente dove conobbe i suoi più felici
momenti creativi.
Sono
le vicende del primo conflitto mondiale a portare nel 1916 Arturo Martini
in Liguria, prima a Genova, impegnato nell’industria bellica come
tornitore e fonditore di proiettili e quindi a Vado Ligure come operaio
specializzato presso l’officina Senigaglia. A Vado lo scultore si
trasferisce dal 1920, anno del suo matrimonio con Brigida Pessano, dalla
quale avrà due figli, Maria (Nena) e Antonio. Nonostante la sua
permanenza nella cittadina ligure, dopo i primi anni, sia saltuaria,
Martini non interrompe mai i contatti con Vado, cui lo legano la famiglia
e la casa scelta come ricovero alle sue opere, che resterà un punto fermo
nella sua vita irrequieta. Nel periodo ligure il linguaggio
plastico di Martini giunge a piena maturazione, l’esempio antiaulico e
anticlassico della sua scultura depurata d’ogni particolare esornativo
dal linguaggio della stilizzazione popolare, è destinato a lasciare
implicazioni sulle successive vicende artistiche
italiane. La mostra, promossa dal Comune
di Vado e curata da Cecilia
Chilosi presenta un significativo nucleo di opere,
che ben testimoniano delle diverse tappe del suo percorso creativo e dei
differenti materiali da lui interpretati: gesso, bronzo, terracotta e
marmo. Verrà allestita nel Museo di
Villa Groppallo le cui sale conservano in permanenza alcune opere
di Arturo Martini tra cui i quattro magnifici gessi preparatori per il Monumento
ai Caduti (inaugurato nel 1924), la prima commissione pubblica che
Martini riceve nel 1923, e il Benefattore,
monumento funebre in terracotta di don Cesare Queirolo eseguito tra il
1932 e il 1933. A
Vado Martini, in uno dei suoi più felici momenti creativi, da lui stesso
definito del "canto",
porta a maturazione nella sperimentazione della terra il suo
linguaggio. E' con le opere realizzate in questo periodo che egli ottiene
il massimo riconoscimento che gli sarà tributato in vita: il primo premio
alla Quadriennale di Roma del 1931.
CENTO - LA MADONNA DEL PRESEPE
“La
Madonna del Presepe da Donatello a Guercino” è il titolo di una
preziosa e sorprendente mostra in programma alla Pinacoteca Civica di
Cento (FE) dal 2 dicembre al 13 aprile 2008, che rievoca e rende
omaggio alla storia misconosciuta di una immagine mariana di intensa
devozione e di straordinaria importanza per la città di Cento, divenuta
nei secoli fonte di ispirazione per artisti dal talento geniale come
Donatello e Guercino.
Curata
da Giuseppe Adani, Giancarlo Gentilini, Fausto Gozzi e Cristina Grimaldi
Fava, la mostra è promossa dal Comune di Cento e dall’Associazione
Amici della Pinacoteca Civica di Cento, con il patrocinio
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Arcidiocesi di
Bologna e Ferrara – Comacchio, e il sostegno di Cassa di Risparmio di
Cento (main sponsor), Fondazione Cassa di Risparmio
di Cento, Associazione Imprenditori Centesi per la Cultura, Borghi
International Spa.“La Madonna del Presepe” è un magnifico
bassorilievo in stucco policromo dipinto, recentemente riscoperto nella
chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco a Cento, che giunse nella cittadina
ferrarese nel lontano 1516 come dono di una munifica famiglia locale al
Convento di Santa Caterina.
Il bassorilievo si presenta come una composizione singolare, ardita e
davvero magistrale, sia nella virtuosa modellazione a “stiacciato”
prospettico, nell’intensità espressa delle figure e nella loro
calibrata disposizione, sia nella originale invenzione iconografica, dove
l’umanità sapida di un tema particolarmente caro alla devozione
popolare si coniuga con colte allusioni antiquarie.
ll’inizio del XVII secolo Guercino rese omaggio a questo soggetto sacro
fissandolo per sempre in un disegno di eccezionale modernità e scioltezza
di tocco, aggiungendo al tema iconografico originario due splendidi angeli
che porgono alla devozione dei fedeli l’immagine della Madonna.
Dal piccolo capolavoro grafico del Guercino, ritenuto irrimediabilmente
perduto
ma da poco rinvenuto e nuovamente visibile in questa occasione, derivarono
nei secoli XVII e XVIII incisioni, cartapeste, terrecotte, stampe e una
cospicua produzione di canzonette spirituali; testimonianze preziose
espresse attraverso i diversi linguaggi dell’arte, della
poesia e della musica che sono ampiamente documentate in mostra,
unitamente a documenti di archivio.
Dopo la soppressione del Convento di Santa Caterina all’inizio del XIX
secolo, lo stucco venne relegato nella piccola Chiesa dei SS. Rocco e
Sebastiano, dove a poco a poco la devozione e la fama di prodigiosi
miracoli si spensero.
Nel 1987 un intervento di restauro riportò a nuovo splendore la qualità
artistica originale dello stucco, pesantemente ridipinto nel corso dei
secoli, consentendo agli studiosi nuove indagini stilistiche storiche e
documentarie che hanno portato ad attribuirne la realizzazione a
Bartolomeo Bellano, il discepolo prediletto di Donatello a Padova e suo
collaboratore nel completamento dei pulpiti di San Lorenzo a Firenze. Il
Bellano avrebbe quindi tratto ispirazione dal genio donatelliano,
elaborando una composizione di commovente tenerezza materna, unita ad una
grande forza espressiva.
La mostra rappresenta dunque un’occasione unica e rara per ripercorrere
la suggestiva storia di questa immagine dal fascino immutato,
approfondendo con rigore scientifico la genesi e l’importanza artistica
dell’opera attraverso una accurata analisi comparativa con gli altri
esemplari superstiti di questa medesima tipologia, tra cui due importanti
rilievi che si devono alla mano di Donatello stesso, con opere provenenti
da collezioni private, chiese e importanti musei italiani ed esteri, come
il Museo Bardini di Firenze e il Victoria and Albert Museum di Londra.
A conclusione della mostra, “La Madonna del Presepe” verrà traslata
nella Chiesa parrocchiale di San Pietro a Cento, dove potrà rinnovarsi
l’antica devozione di fedeli e pellegrini.
Catalogo Minerva Edizioni, con testi di Card. Carlo Caffarra, Antonio
Paolucci, Giuseppe Adani, Cristina Grimaldi Fava, Don Pietro Mazzanti,
Salvatore Baviera,
Marco Cecchelli, Rodolfo Papa, Renza Bolognesi, Giancarlo Gentilini,
Alessandra Sarchi, Luigi Samoggia, Anna Valentini
NUOVO
MUSEO DEL DUOMO DI MONZA
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