www.clponline.it  www.uessearte.it www.civita.it  www.ilgiornaledellarte.com  www.artonline.it www.storiadellarte.com www.exibart.com 

www.studioesseci.net  www.brera.beniculturali.it www.polomuseale.firenze.it/uffizi  www.museoegizio.it  www.maotorino.it www.santagiulia.info 

      www.Rome-Museum.com www.hermitagemuseum.org  www.louvre.fr  www.tate.org.uk www.ambrosiana.eu www.mambo-bologna.org 

Milano - Palazzo Reale: IL CHIARISMO. OMAGGIO A De Rocchi. Luce e colore nella Milano degli anni trenta            (16 giugno/5 settembre)

Si inaugura il 15 giugno a Milano, a Palazzo Reale, la bella mostra IL CHIARISMO. OMAGGIO A DE ROCCHI Luce e colore nella Milano degli anni trenta, promossa dal Comune di Milano Assessorato alla Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Skira Editore e curata da Elena Pontiggia.  

La mostra, che comprende centodieci opere, si divide in due parti: la prima esamina il chiarismo; la seconda un protagonista del movimento, Francesco De Rocchi (Saronno 1902-Milano 1978) ed è la più grande antologica mai dedicata all’artista.

Il termine chiarismo, coniato nel 1935 da Borgese, si riferisce ad alcuni giovani: Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Cristoforo De Amicis, Umberto Lilloni, Adriano Spilimbergo, Renato Vernizzi, Goliardo Padova, Oreste Marini e altri, che nei primi anni trenta, a contatto col critico Edoardo Persico, lavorano a una pittura dai colori chiari e dal segno leggero e intriso di luce, che oltrepassa il chiaroscuro del Novecento in nome di un colore carico di sentimento e di inquietudine. La loro è un’arte neo-romantica che subentra a quella neo-classica del decennio precedente.

Francesco De Rocchi, in particolare, nei primi anni trenta dipinge opere tra le più poetiche del periodo, impostate su tonalità rosa, ocra dorato e avorio che guardano a Modigliani, ma anche a Simone Martini, Luini, Gaudenzio Ferrari. Coi suoi colori dell’aurora, come vennero chiamati, crea un mondo di figure umili e stupefatte: angeli adolescenti, castellane, bambini, contadini, ispirati a quanto vede nel piccolo borgo di Cislago dove vive.

La mostra muove dai precursori del chiarismo: Renato Birolli, Aligi Sassu, Luigi Broggini, Pio Semeghini, presentando fra l’altro il celebre Taxi rosso (1932) di Birolli, i trasognati Dioscuri (1931) di Sassu e lo spettacolare Nudo verde (1934) di Broggini.

Sono poi esposte tutte le opere più significative del chiarismo, dallo Schermidore di Del Bon, che nel 1934 vince il Premio Principe Umberto ed è un manifesto del movimento, a Lania (1936) di Spilimbergo; da Ruscello a Medole (1930) di Lilloni alla monumentale Composizione in azzurro (1936) di De Amicis.  

Conclude la rassegna l’antologica di De Rocchi, che comprende tutti i dipinti più importanti dell’artista, come la suggestiva Donna che si pettina (1932); La fanciulla dei colombi (1932), amata da Carrà; L’angelo musicante (1933), apprezzato dal poeta Sergio Solmi; Mia figlia, inviato alla Biennale di Venezia del 1934; il gigantesco Foro Romano (1936), che decorava una libreria di Gio Ponti.

Molti sono gli inediti esposti, tra cui Taxi rosso sulla neve (1931), capolavoro del primo Birolli e un suo Arlecchino musicante (1931), ritrovati durante i lavori per la mostra; una Testa di ragazzo (1931) di Sassu, appartenuta a De Rocchi; un inquieto Nudino (1941) di Del Bon; Cislago (1930), Dormiente (1933) e Figura sdraiata (1939) di De Rocchi, oltre a vari dipinti mai più visti dopo gli anni trenta.

Accompagna la rassegna, che rimarrà aperta fino al 5 settembre, un catalogo Skira, con saggi della curatrice Elena Pontiggia e di Viviana Birolli, Stefano Crespi, Lorella Giudici, Marta Mirra, Manlio Paganella, una testimonianza di Pier Rosa De Rocchi e capillari apparati critici.  

 

Firenze:                    Virtù d’amore   

 Pittura Nuziale nel Quattrocento Fiorentino (8 giugno - 1 novembre)  

A Firenze, alla Galleria dell’Accademia e al Museo Horne il prossimo 8 giugno apre al pubblico una mostra che rievoca, attraverso l’esposizione di oltre 40 pregevoli tavole del Quattrocento provenienti da prestigiosi musei esteri ed italiani, la vita coniugale nel Rinascimento, i ruoli nella coppia e in particolare il ruolo femminile in ambito domestico, gli atteggiamenti e la condotta esemplare che si raccomandavano come indispensabili virtù, virtù d’amore, appunto.

Queste tavole dipinte erano nate come parti di sontuosi arredi – cassoni, spalliere, letti – delle case fiorentine del Quattrocento e in esse si celebrano il matrimonio e la stirpe, le virtù civiche e coniugali; commissionate in occasione delle nozze, erano destinate ad arredare soprattutto la camera degli sposi, fulcro della vita coniugale privata e pubblica. La pittura da camera aveva la fondamentale funzione di trasmettere, attraverso le storie rappresentate, messaggi di monito e incitamento verso una condotta ritenuta esemplare per la coppia; tale aspetto, che la mostra mira a portare alla luce, ci aiuta oggi a mettere a fuoco un punto cardine della civiltà fiorentina del Quattrocento: le virtù d’amore dovevano sottostare a leggi non legate ai sentimenti, ma piuttosto inerenti la compagine sociale. Le storie illustrate narrano i passaggi del rituale di nozze, dallo sfarzo del banchetto matrimoniale al momento dello scambio degli anelli fra gli sposi, episodi questi del lungo e complesso iter matrimoniale che prevedeva una serie di elaborati contatti e contratti, non tutti proprio attinenti al concetto d’amore.

La mostra, prende spunto dal cosiddetto Cassone Adimari conservato alla stessa Galleria dell’Accademia e dipinto dal fratello di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia, in realtà una grande spalliera raffigurante un ballo rinascimentale. Le tavole esposte offrono una panoramica della varietà dei temi solitamente raffigurati in questi arredi. Attingendo a testi biblici, a episodi storici e ad autori “moderni” quali  Petrarca e Boccaccio, raffigurano varie sfaccettature dell’amore, nonché i doveri che ne conseguono: il Decamerone è ad esempio fonte di ispirazione per la storia della paziente Griselda, illustrata da Pesellino nelle tavole provenienti dall’Accademia Carrara di Bergamo, personaggio simbolico della virtù dell’obbedienza e dell’abnegazione, che la donna doveva perseguire.

I cassoni venivano in genere tenuti addossati alle pareti, ragione per cui la decorazione interessava solo tre lati di ciascun forziere, il fronte e i due lati brevi. Rarissimi sono i cassoni interi giunti fino a noi e fra questi è esposto in mostra quello raffigurante il Palio di San Giovanni, dipinto da Giovanni Toscani, del Museo Nazionale del Bargello; altri si conservano al Museo Horne, dove è allestita una sezione della mostra con opere provenienti da collezioni private. Era usanza commissionare a coppie i cassoni destinati a contenere i beni di famiglia, che presentavano dunque una decorazione unitaria, come attestano i due pannelli con i festeggiamenti per le nozze di Peleo e Teti di Bartolomeo di Giovanni (Parigi, Louvre), esempio dell’amore che trionfa su contingenze avverse, o i due divertenti fronti di cassone con Storie di Ulisse (Cracovia, Castello di Wavel) licenziati nella bottega di Apollonio di Giovanni, che come in un libro a fumetti illustrano uno per uno le avventure del re di Itaca.

Rappresenta uno dei meriti maggiori della mostra la riunione delle quattro tavole con Storie di Ester, divise fra la National Gallery of Canada, il Museo Horne e la collezione Pallavicini di Roma, che costituivano i lati brevi di una coppia di cassoni ideati da Botticelli verso il 1475 e alla cui esecuzione partecipò il giovane Filippino Lippi; la tavola romana, raffigurante Mardocheo piangente e per la quale le ricerche confermano l’autografia botticelliana, è una delle opere più attese, non essendo stata più esposta da oltre 70 anni.

Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che il matrimonio, significava anche e soprattutto dare vita ad una nuova progenie e perpetuare la famiglia, a questo fine l’ultima sezione della mostra è dedicata all’orgoglio della casata, che si afferma attraverso storie che narrano della fondazione di stirpi celebri come quella di Enea e di David, o seguendo i testi del Petrarca celebrano i Trionfi di Fama, Tempo ed Eternità. Tali immagini potevano essere dipinte anche sui deschi da parto, tavole di medio formato circolari o poligonali dipinte su entrambe i lati, nati probabilmente come vassoi per recare il pasto rifocillante alla puerpera dopo il parto, essi divennero ben presto doni propiziatori per una discendenza forte e sana e per scongiurare i pericoli connessi col travaglio e la nascita, finendo poi appesi alle pareti della camera. Fra tutti, spicca quello col Trionfo della Fama, dipinto dallo Scheggia e oggi conservato al Metropolitan Museum di New York, appartenuto a Lorenzo il Magnifico e realizzato in occasione della sua nascita (1448/1449) o del matrimonio dei genitori Piero il Gottoso e Lucrezia Tornabuoni.

“Concludendo, la mostra è stata concepita anche per dare adito ad una riflessione sulla società del Quattrocento a Firenze e in particolare sul valore della famiglia e sul ruolo della coppia al suo interno. Per noi, che speriamo di aver fatto una cosa stimolante nell’ambito delle problematiche dell’oggi, resta irrisolta una questione: e per l’amore vero che spazi c’erano? Forse fuori delle camere nuziali …!” (F. Falletti). c.stampa

 

Roma:           LE MERAVIGLIE DI ROMA ANTICA E MODERNA

vedute, ricostruzioni, progetti nelle collezioni della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’arte .                                                  Museo Nazionale del Palazzo di Venezia   (9 giugno - 31 luglio)

In occasione del XXII Convegno Internazionale dei Direttori delle Collezioni Grafiche (International Advisory Committee of Keepers of Public Collections of Graphic Art), che a cadenza biennale riunisce i responsabili delle collezioni grafiche di tutto il mondo e che per la prima volta dalla sua istituzione si svolgerà a Roma dal 6 al 10 giugno 2010, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, su invito dell’Istituto Nazionale per la Grafica , promuoverà la mostra di disegni di architettura “Le Meraviglie di Roma antica e moderna”. L’esposizione verrà allestita nelle sale quattrocentesche di Palazzo Venezia, messe a disposizione dal Soprintendente al Polo Museale Romano, Rossella Vodret. Tornano così alla luce i capolavori del disegno antico datati tra il Cinquecento sino alla fine del Settecento, appartenenti alla ricchissima raccolta di disegni della Biblioteca di Archeo logia e Storia dell’Arte di Roma che conserva un vasto fondo di proprietà dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, noto solo a pochi studiosi.

Tema centrale della mostra è la città di Roma, con i suoi monumenti antichi e moderni, le sue vedute, i suoi scorci classici e meno consueti, le sue fabbriche pontificie e private, le sue fontane e cortili, per ripercorrere tre secoli di storia della Città eterna.  

La raccolta di disegni della BiASA si è andata costituendo nel corso degli anni grazie a lasciti e doni, a partire dal 1922, anno della fondazione della biblioteca.

Tra questi si segnalano le raccolte confluite tramite doni fatti da studiosi di grande rilievo quali Corrado Ricci, Alfredo Castellani, Alfredo Dusmet ed in particolare Rodolfo Lanciani, celebre archeologo di fama internazionale. A lui fu dedicata un’unica mostra antologica nel 1956, grazie al ricchissimo fondo di disegni della BIASA, (a cura di Valerio Cianfarani) che ebbe sede nelle sale di Palazzo Braschi. Da allora sono stati presentati al pubblico solo fogli singoli o piccoli nuclei della collezione. Con questa attesa esposizione si intende colmare tale lacuna, proponendo al pubblico le opere più ragguardevoli della raccolta in possesso della biblioteca.  

Per la mostra a Palazzo Venezia, curata dalla dott.ssa Maria Cristina Misiti, Direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte e dalla professoressa Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, sono stati selezionati più di sessanta eccelsi ed inediti capolavori, quasi tutti appartenenti alla raccolta Lanciani.  

La raccolta Lanciani, particolarmente ricca di studi riguardanti la città di Roma nei suoi più vari aspetti, comprende fogli databili dall’inizio del XVI secolo sino al XX: rilievi e studi dall’antico, vedute di artisti diversi, segno del fascino continuo esercitato dalla città eterna sui pittori vedutisti francesi, inglesi, tedeschi passati per Roma e progetti architettonici per la sistemazione di piazze, palazzi, chiese e complessi museali soprattutto nei secoli XVIII e XIX, legati perciò alla vivace attività urbanistica sostenuta dai pontefici Clemente XII Corsini, Benedetto XIV Lambertini, Pio VII Chiaramonti, Pio IX Mastai Ferretti.  c.stampa

 

NOMI, COSE, FIORI, CITTA’… di ILARIA CARMIGNANI

                

Prosegue fino al 18 aprile, nell’elegante cornice dell’Hotel Bristol a Milano, l’esposizione dei lavori di Ilaria Carmignani. L’artista, con l’anima dell’artigiano, nasce a Milano e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1990; in seguito si specializza in scenografia presso il Teatro alla Scala, tuttora lavora a Milano dove realizza scenografie teatrali, televisive e pubblicitarie. Questa formazione artigiana, l’uso dei colori acrilici, il grande formato delle opere e il raffinato accostamento dei colori, caratterizza l’opera figurativa di Ilaria, composta da quadri e pannelli d’arredo molto coreografici. Tra le opere possiamo ammirare la serie floreale delle magnolie e delle orchidee, dai colori forti e contorni marcati, opere che si prestano ad un arredamento sobrio e informale. Più romantica la serie delle poesie, dai colori pastello, evanescenti e surreali. Il ricco catalogo delle opere di Ilaria Carmignani è arricchito da artistiche e moderne composizioni, in materico e foglie d’oro e argento su tele di grandi dimensioni. Una serie particolare è dedicata alle città, rappresentate da tele dalle raffinate colorazioni e rappresentanti i principali connotati grafici e monumentali che caratterizzano Roma, Milano, Napoli e Venezia. La sensibilità dell’artista la spinge a esplorare e ispirarsi ai temi della natura creando opere originali e dalla forte personalità. Per info e contatti www.ilariacarmignani.it.  

Armando Melocchi 16-04-2010

 

MANTOVA:  GLI ARAZZI DEI GONZAGA NEL RINASCIMENTO
                  Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano

   dal 14 marzo al 27 giugno 2010 a Palazzo Te - Palazzo Ducale - Museo Diocesano

La mostra presenta l'affascinante arazzeria delle collezioni Gonzaga ad oggi conosciuta e rintracciata. Le 34 opere tessili in esposizione a Palazzo Te risalgono al periodo rinascimentale , in particolare all'età dei tre figli di Isabella d'Este e Francesco II Gonzaga: Federico II (1500-1540), primo duca e committente di Palazzo Te; Ercole (1505-1563), cardinale e legato pontificio al Concilio di Trento, e Ferrante (1507-1557), comandante in capo delle truppe imperiali, poi governatore di Milano.

Fin dall'antichità questi tessuti pre­ziosi sono stati la componente ornamentale mobile prediletta di re e nobili di tutta Europa. Di dimensioni gigantesche, veri e propri affreschi, erano l'espressione della ricchezza e del prestigio dei committenti . La maggior parte degli arazzi delle antiche collezioni era realizzata da artisti fiamminghi su disegno di maestri come Mantegna, Raffaello e Giulio Romano , e proponeva scene cam­pestri, bibliche e profane.

A Mantova sono permanentemente esposti diciotto arazzi commissionati dai Gonzaga che completano il percorso di mostra: i nove arazzi degli Atti degli Apostoli , copie della serie della Cappella Sistina ese­guiti su cartoni di Raffaello, oggi custoditi in Palazzo Ducale ; i tre Millefiori forse di Isabella d'Este e sei episodi della Vita di Cristo , donati al Duomo dal ve­scovo Francesco Gonzaga nel 1599, oggi nel Museo Diocesano. 

 Per info:  www.centropalazzote.it/mostra/pdf-arazzi/Comunicato_stampa.pdf 

 

IL MISTICO PROFANO. OMAGGIO A MODIGLIANI     (19 marzo,19 giugno) Gallarate,MAGA (Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea S.Zanella)

La mostra è un omaggio alla figura e all’opera di Amedeo Modigliani e traccia un percorso ideale alla scoperta dell’evoluzione del suo pensiero. Verranno presentati al pubblico dipinti e disegni provenienti da musei e collezioni importanti quali la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, la GNAM di Roma, la Pinacoteca di Brera e i Musei Civici di Milano.
Accanto alle opere la mostra presenterà un ricco apparato documentario composto da fotografie, epistolari, scritti autografi e materiali di studio che permetteranno l’approfondimento della personalità artistica di Modigliani e dei diversi contesti in cui negli anni tale personalità si è inscritta e sviluppata, da quello familiare livornese a quello artistico parigino. I documenti verranno esposti in originale e provengono dal Modigliani Institute di Roma.
Particolare rilievo avrà l’allestimento della mostra curato da Maurizio Sabatini, scenografo di fama internazionale autore dei set del film Baaria di Tornatore, chiamato a reinterpretare l’impatto delle opere di Modigliani sugli spazi espositivi del museo attraverso un’ambientazione elegante e di grande suggestione.
Il teatro della mostra
A tutti è noto il percorso della vita e dell'opera di Amedeo Modigliani, in modo particolare dal 1906, data del suo arrivo a Parigi, quando il giovane italiano incontra i fermenti della nascita della contemporaneità.
Il 1906 è l'anno della morte di Paul Cézanne. La pittura impressionista ha da tempo conquistato i cuori di un grande collezionismo internazionale: Rodin con la sua scultura romantica stabilisce la regola e il gusto di una borghesia dominante e colloca il suo Pensatore di fronte al Panthéon.
Nello stesso anno Picasso lavora al dipinto Les Demoiselles d'Avignon, che renderà compiuto l'anno successivo. Un vento tutto europeo circonda e pervade le atmosfere creative di Parigi che stanno generando o di lì a poco genereranno il cubismo, il futurismo, il surrealismo e le esperienze dada.
In quel clima Modigliani frequenta gli artisti e gli intellettuali, le ballerine e le grandi signore, gli abituées dei bistrot, del Lapin Agile e della Cloiserie de Lilas, gli alberghi a basso costo e il Teatro dell'Opera.
Nello stesso clima, in quegli anni a Parigi si consolida un sempre maggiore interesse per quelle opere di “Art Nègre” che, già nel 1897 mostrate alla Esposizione Universale di Bruxelles, stanno diffondendosi attraverso circuiti ristretti e marginali, in particolar modo tra quegli artisti che ritenevano necessario riferirsi ad elementi di ritrovata purezza spirituale e simbolica.
I suoi amici sono Picasso e Max Jacob, Matisse e Brancusi, Kisling, Soutine, Foujita e Soupault e con loro divide il cibo e i pensieri, le donne e l'assenzio, nella porzione di eccessi che il suo fisico minato da una grave tubercolosi poteva permettersi, ma non aderisce a nessuno dei movimenti in voga perché non rinuncia alla continuità ideale della sua formazione, dei suoi amori giovanili per l'arte italiana del Trecento, da scultore, come avrebbe voluto essere, per Tino da Camaino, che aveva visto al Museo Nazionale del Bargello a Firenze e a Napoli, a San Lorenzo, nella tomba di Caterina d'Austria, o da pittore, per continuità con la sua educazione postmacchiaiola, maturata nello studio di Fattori.
Se Modigliani quindi sviluppa a Parigi una personale evoluzione, senza referenti dichiarati, autonoma, per una pittura dell’animo, nei nudi e nei ritratti maschili e femminili che compongono la quasi totalità del suo lavoro, sarà dalla sua formazione giovanile che trarrà gli elementi che fino alla sua prematura scomparsa lo faranno divenire un riferimento inevitabile per le generazioni artistiche successive.
Il percorso espositivo e la selezione delle opere di Modigliani che lo costituiscono renderanno conto delle linee critiche del pensiero dell’artista e della sua straordinaria personalità creativa. Info: www.gam.gallarate.va.it 

LIBRI:   SHIELE E IL SUO TEMPO

Curatore: Leopold Rudolf, Smola Franz

Editore: Skira     

Descrizione:28 x 30 cm, 184 pagine, 144 colori e 40 b/n, cartonato

Prezzo: 49 euro 
Realizzato in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna (che possiede la maggiore raccolta al mondo di opere di Schiele) e pubblicato in occasione della mostra milanese, il volume presenta un’ampia selezione di dipinti e opere su carta dell’artista, accompagnati da capolavori di Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser e di altri protagonisti della cultura viennese del primo Novecento. È infatti impossibile e fuorviante sganciare la personalità artistica di Schiele dal contesto storico-culturale in cui egli visse. Per questo motivo Schiele e il suo tempo ricostruisce attorno al celebrato maestro, il clima culturale della capitale austriaca dei primi anni del XX secolo, partendo dalla fondazione della Secessione, attraversando le tendenze espressioniste della generazione successiva, fino al 1918, anno segnato dalla fine della prima guerra mondiale e dalla morte di Klimt e Schiele. Un breve ma intenso periodo, in cui a Vienna si assiste allo sviluppo di tendenze espressioniste da parte di giovani artisti “dissidenti” (primi tra tutti Schiele, Kokoschka, Gerstl) accomunati dal rifiuto della tradizione, dall’uso di un segno primitivo ed elementare, dall’impiego antinaturalistico del colore, dalla tendenza alla deformazione e alla riduzione delle forme a pure sagome, da un linguaggio pittorico convulso e corposo.

ETTORE BURZI (1872-1937).PITTORE EUROPEO TRA VENEZIA E LUGANO.  MENDRISIO - Pinacoteca cantonale Giovanni Züst     (14 marzo - 25 maggio)    
La mostra presenta, attraverso un cospicuo numero di opere, la figura complessa e ancora quasi sconosciuta al grande pubblico di Ettore Burzi, vissuto tra Venezia e Lugano ma immerso nella temperie artistica europea e presente con esposizioni nelle principali sedi del continente.
Sebbene l’artista sia nato nei pressi di Bologna, l’attività di Burzi può essere suddivisa in due periodi: quello veneziano e quello luganese. Nella città lagunare trascorre un decennio e inizia la sua carriera artistica, influenzata dagli incontri con pittori come Marius Pictor (Mario De Maria), e segnata da frequenti esposizioni. Nel 1902 si trasferisce a Lugano, dove espone talvolta con i pittori Edoardo Berta e Pietro Chiesa e diventa membro attivo della Società Pittori Scultori Artisti Ticinesi. Influenzato dalla pittura nordica, espone di frequente in Svizzera tedesca e in Germania, che diverranno i mercati a lui più congeniali.
Nonostante il successo riscosso in vita – le sue opere vengono acquistate da importanti collezioni pubbliche come Cà Pesaro di Venezia o il Museo d’Arte della Città di Lugano – Burzi è stato in seguito trascurato dagli studi storico-artistici.
La mostra mira quindi a riportare alla luce le opere di questo artista poliedrico, che si dedicò non solo alla pittura ma anche all’incisione (litografia, xilografia, puntasecca,...) e che si dimostra aggiornato sulle principali correnti artistiche europee, rielaborandone gli spunti e declinandoli in modo originale in emozionanti paesaggi e raffinate nature morte.

DA BRAQUE A KANDINSKY A CHAGALL. AIME' MAEGHT E I SUOI ARTISTI   (Ferrara - Palazzo dei Diamanti dal 28 febbraio al 2 giugno)

Palazzo dei Diamanti Adedica la mostra di primavera ad una figura chiave della scena artistica del secondo Novecento. Amico di maestri come Bonnard, Matisse, Léger, Braque, Chagall, Miró, Calder e Giacometti, Aimé Maeght fu un editore di fama e soprattutto il fondatore a Parigi di una delle gallerie più innovative del secolo, nonché, a Saint-Paul de Vence, della Fondazione Marguerite e Aimé Maeght, un tempio dedicato alla creazione artistica e un crocevia internazionale di pittori, scultori, scrittori, musicisti e intellettuali.
Aimé Maeght promosse l’attività di maestri affermati e contribuì alla nascita di una nuova stagione della loro arte incoraggiandoli a utilizzare, oltre alla pittura, altri linguaggi. Nello stesso tempo si dimostrò attento alle ricerche delle generazioni più giovani, dando prova di saper competere con le gallerie americane protagoniste del rinnovamento artistico del secondo dopoguerra. Inoltre, la sua instancabile attività di editore attrasse grandi personalità del mondo artistico e intellettuale, dal cui confronto nacquero straordinarie creazioni collettive.
Per approfondire la conoscenza di questo affascinante capitolo della vita artistica e culturale del secondo dopoguerra, Ferrara Arte organizza la mostra Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i suoi artisti, la prima in Italia dedicata alla Galleria Maeght e alle vicende che ne hanno segnato la storia. L’esposizione, a cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens, è anche l’occasione per studiare un aspetto della storia dell’arte del Novecento fino ad oggi poco indagato ma assolutamente fondamentale: il mercato dell’arte e i suoi principali animatori, i mercanti e i galleristi.
Oltre cento opere, soprattutto dipinti, ma anche sculture, ceramiche, disegni, incisioni, fotografie d’epoca e volumi illustrati delle Edizioni Maeght, permettono di ripercorre il ventennio d’oro che va dall’apertura della galleria parigina nel 1945 all’inaugurazione della Fondazione nel 1964.
La rassegna è suddivisa in sezioni tematiche, legate tra loro dai numeri della rivista Derrière le miroir, le cui uscite accompagnavano ogni esposizione con funzione di catalogo, coniugando creazioni letterarie e litografie originali.                                Per maggiori info:  www.palazzodiamanti.it 

Ferrara, 27 febbraio 2010

Gillo Dorfles a Palazzo Reale di Milano  

Non si potevano festeggiare in maniera migliore i prossimi cento anni di Gillo Dorfles, esteta di classe, con una sua mostra di quadri e piccole sculture e gioielli per lo più sconosciuti al grande pubblico. La mostra dal titolo: “L'avanguardia tradita” inaugurata ieri 25 febbraio sarà visibile fino al 23 maggio 2010. Ieri all'inaugurazione c'è stato un via vai di persone, di amici del Gillo Nazionale. L'esposizione ben allestita e curata dall'amico Luigi Sansone presenta ben duecentosette opere che ripercorrono l'intera vita dell'eccentrico critico italiano pieno di ironia con i sui tratti e giochi di colore. In mostra anche varie fotografie che ritraggono Dorfles assieme a vari personaggi del mondo dell'arte. In vendita oltre al catalogo della mostra anche quello ragionato dell'intera opera del critico pittore.  

Milano, 26 febbraio 2010          achille guzzardella  

Schiele e l’Espressionismo Viennese del Primo Novecento 

Il primo novecento Viennese di Egon Schiele, Klimt e Kokoschka è in mostra dal 23 febbraio al 6 giugno 2010 a Palazzo Reale di Milano. Un percorso artistico di oltre ottanta opere , tutte provenienti dal Leopolld Museum della capitale austriaca. Ben quaranta opere tra dipinti e disegni di Egon Schiele che fanno tornare alla mente le due bellissime esposizioni tenutesi a Milano negli anni ottanta e novanta nella sala Napoleonica della pinacoteca di Brera e nel palazzo della Permanente. Di Egon morto a soli ventotto anni , ma che ha dato tanto con i suoi lavori alla storia della pittura voglio qui ricordare dell’esposizione attuale: “Donna inginocchiata con abito rosso-arancione” del 1910, “la danzatrice Moa” del 1911,il grande quadro “Gli eremiti” del 1912 che sembra celare tutto lo stato d’animo dell’autore e l’inquietudine del tempo ,”autoritratto con alchechengi” del 1912,”Krumau an der Moldau (La piccola città)” del1913-1914,”nudo femminile con gamba destra alzata”del 1915 e”ragazza inginocchiata appoggiata sui gomiti” del 1917.Una visita alla alla mostra è anche l’ occasione per ammirare i quadri di Albin Egger-Lienz (ricordo:”I mietitori all’avvicinarsi del temporale” del 1922 ),di Herbert Boeckl (ricordo:”Natura morta con piccione”dl 1922) ,di Anton Faistauer (ricordo: “donna con cappello”del 1917) , di Richard Gerstl ( ricordo: “Autoritratto con busto nudo su sfondo blu”del 1904-1905, Albert Paris Gutersloh ( ricordo: “madre con bambino-Reininghausmadonna- del1913 ), e del grande Gustav Klimt (ricordo:”Il cieco “ del 1896, “ L’arrivo del temporale” del 1903,e la bellissima serie dei disegni femminili ), Oskar kokoschka (ricordo:”Autoritratto con mano sul viso” del 1918-1919, Max Oppenheimer (ricordo: “Ritratto di Tilla Durieux “del1912, e di Anton Kolig (ricordo :”Giovane seduto (al mattino) “del1919,Carl Moll (ricordo:Inverno sulla Hohe Warte) del 1912-1914, e di Koloman Moser ( ricordo: “Venere nella grotta” del 1914 ) , e di Leopold Blauensteiner( ricordo:”paesaggio con covoni” del1902-1903) .Una mostra da non perdere che presenta la Vienna Secessionista ed Espressionista momento di grande splendore fino ad arrivare alla decadenza nel 1918 con la fine della prima guerra mondiale, anno in cui morirono Klimt e Schiele . 

Milano, 24 febbraio 2010               achille guzzardella 

IL GRANDE GIOCO. Forme d'arte in Italia 1947-1989

Una grande mostra per descrivere e interpretare quarant’anni di storia italiana. Avendo nell’arte il punto focale, inserendo però le espressioni artistiche nel contesto culturale, sociale economico di decenni rivelatisi cruciali per l’Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall’immediato dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono stati gli anni della ricostruzione dopo una guerra tra le più devastanti, ma anche del celebrato “miracolo italiano”, gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per capire ciò che è l’Italia di oggi, nell’economia, nella politica e, a suo modo, anche nell’arte.

Per la prima volta in modo organico una grande mostra cerca di fare il punto su quel periodo magmatico, contraddittorio e vivo come pochi, tentando fra l’altro di verificare come nel corso di quei quarant’anni, l’arte abbia influenzato la società.

Emblematico il titolo della rassegna: “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”, dove il “grande gioco” evoca ruoli, richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma soprattutto intende sottolineare come il divenire della storia e dell’arte non possano essere affrontate per comparti, ma debba essere letto nelle interazioni e nelle rispettive e reciproche influenze.

Per realizzare una così importante rassegna tre realtà hanno unito gli sforzi: Il Comune di Lissone con il suo Museo d’arte contemporanea, il Comune di Bergamo con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e il Comune di Milano - Cultura, con i suoi spazi della Rotonda di via Besana, strettamente affiancate dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. L’ideazione del progetto e la cura delle mostre sono di Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio. 

La mostra sarà visitabile dal 24 febbraio al 9 maggio 2010 nelle tre sedi sopracitate.

NEL 2011 MOSTRA SULL'ARTE POVERA PROGETTO NAZIONALE CHE COINVOLGERA' CINQUE SPAZI ESPOSITIVI

Verrà allestita dal 2011, in cinque sedi italiane, una mostra dedicata al movimento dell'Arte povera. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Regione Lombardia, Regione Piemonte, Triennale di Milano e Comitato Italia 150 di Torino. Gli spazi espositivi saranno: MaDRE a Napoli, MAXXI a Roma, MAMbo a Bologna nella foto, Reggia di Venaria Reale (To) e Triennale a Milano. L'iniziativa è stata presenta stamane alla Triennale di Milano dall'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, Massimo Zanello. "Questo progetto - ha sottolineato Massimo Zanello - riassume in maniera chiara il significato dell'espressione 'fare sistema'. Sono diverse le istituzioni coinvolte che testimoniano il forte legame che c'è fra Regione Lombardia e Regione Piemonte. Da tempo l'asse Lombardia - Piemonte si è sviluppato con diverse iniziative, penso al festival MiTo e alla collaborazione fra Politecnico di Milano e quello di Torino". L'assessore Zanello ha ricordato inoltre, che "il movimento dell'Arte Povera, nato nel 1967, è una delle grandi espressioni artistiche italiane del XX secolo rappresentato in tutti i grandi musei del mondo". "Abbiamo pertanto deciso - ha concluso Massimo Zanello - di promuovere questa mostra nazionale per celebrare questa espressione artistica coinvolgendo cinque spazi espositivi di primario livello". Alla presentazione del progetto erano presenti, tra gli altri, Germano Celant (curatore della mostra), Andrea Bairati (assessore alle Politiche per l'Innovazione e all'Industria del Piemonte), Davide Rampello (Triennale di Milano), Paolo Verri (Comitato Italia 150) ed i rappresentanti degli spazi museali dove sarà allestita la mostra. 

ANTENATE di VENERE  

“Antenate di Venere “ questo è il titolo della bella mostra aperta al pubblico il 5 Dicembre 2009 e che si concluderà il 28 Febbraio 2010 al castello Sforzesco di Milano.

La mostra racconta  i primordi dell’arte figurativa europea  attraverso l’esposizione di reperti straordinari  per lo più inediti quali l’originale della famosa “Venere” paleolitica di Dolni Vestonice ( 27000 a .c.) . In mostra :  varie Veneri ,  le piccole terrecotte raffiguranti  animali dei cacciatori di mammut,    tanti vasi dalle originali forme e in alcuni casi con animali applicati per lo più caprette, la monumentale figura femminile di Masovice degli agricoltori moravi del v millennio a.c. - Circa  centocinquanta manufatti, tutte terrecotte dipinte dalle colorazioni stupende .Forme piccole primordiali che sembrano essere di una modernità assoluta e sembrano fare eco a tanta arte contemporanea . Una mostra  ben allestita, che incanta e che ti fa pensare con le sue forme al mistero del tempo.  

Milano, 10 Gennaio 2010                     achille guzzardella    

Un Popolo di Volti – Ricordo Ernesto  

E’ terminata l’esposizione a Palazzo Reale di Milano del grande quadro “Un Popolo di Volti” del caro Ernesto Treccani a poco più di un mese dalla sua dipartita. Rivedendo la grande tela a Palazzo l’altro giorno, soffermandomi sui tanti volti, mi sono tornati alla mente i vari momenti trascorsi con Ernesto: da quando posò per me, in Corso 22 marzo 48,  nel lontano 1986, e poco tempo dopo, quando posai per lui in via Lovanio, alle tante e  belle serate trascorse presso la sua fondazione di    “ Corrente” di via Carlo Porta 5 in occasione di conferenze e mostre con de Micheli, de Grada, Pino Ponti, Tomiolo, Paganin, Peppino Migneco, Gabriele Mucchi, Franco Loi e tanti altri. A quando posò ancora lui per me nel mio studio in San Clemente 1 nel 1994. E mentre posava in piedi, per un busto, giocò con un pezzo di creta nelle mani e modellò una piccola scultura che mi regalò e feci in seguito cuocere . Ricordo ancora quando Ernesto scrisse nel 1995 una testimonianza  sulla mia scultura per una mia monografia, e  quando mi fece la sorpresa di intervenire con sua moglie Magda alla mia personale di pittura “Acque e Fondali” in via Broletto  nel 1996, e più tardi esprimermi al telefono il suo plauso e il suo stupore, conoscendomi fino ad allora solo come scultore, per il mio senso coloristico e le qualità di pittore. Ricordo  quando  andai a trovarlo a casa sua e sua moglie Magda ci scattò una fotografia, l’ultima che ho con lui, e un’alta volta in Carlo Porta  mi regalò un suo disegno.  Lo vidi l’ultima volta con mia moglie  Maria Luisa, seduto in carrozzella, accompagnato dalla figlia tra la folla al caratteristico mercato dei fiori vicino all’entrata della chiesa di  Sant’Angelo, Lunedì dell’Angelo il 13 Aprile 2009 a Milano, con il volto teso, quasi mummificato. Stentava a riconoscermi, poi ,stanco, mi fece un cenno di saluto. E mi rammarico di aver saputo tardi della sua morte, il 28 Novembre 2009 a poche ore dai funerali già celebrati. Vedendo “Un Popolo di Volti”, quella grande tela, quelle presenze, non posso che pensare a Treccani, alla sua continua ansia d’artista che tanto ha dato alla storia della pittura italiana del secondo Novecento.  

Milano, 10 gennaio 2010                                         achille guzzardella

 

INCA a Brescia

 Con il titolo “Inca. Origine e misteri della civiltà dell’oro” il magnifico Museo di Santa Giulia a Brescia ospita, fino al 27 giugno, un’affascinante mostra (www.incabrescia.it) curata da Paloma Carcedo de Mufarech, studiosa dell’Università Cattolica di Lima, con la quale hanno collaborato Antonio Aimi della Statale di Milano e Giuseppe Orefici, direttore del Centro Studi Precolombiani. Duecentosettanta capolavori di arte orafa, di scultura, di ceramica, sono stati portati dal Perù a Brescia, per un’esposizione davvero unica e imperdibile. Il visitatore potrà ammirare le corone d’oro di cinque sovrani inca, di diverse epoche, le narigueras e le orejeras finemente lavorate, i bicchieri da cerimonia, i pettorali, i corredi funebri, i tumi, coltelli per i sacrifici umani, immaginando di essere a Machu-Picchu o a Cuzco. Una saletta è dedicata ai geoglifi di Nazca, ancora misteriosi: queste gigantesche linee, questi enormi motivi geometrici e zoomorfi, che cosa sono? Sono rappresentazioni di costellazioni, sono tracciati-guida per danze e celebrazioni rituali? Come hanno potuto, più di duemila anni fa, disegnare con tale precisione colibrì, ragni, ramarri, di dimensioni così grandi, nel suolo del deserto? Una sala è dedicata alla cosmogonia inca: il cielo, così terso e stellato per chi lo poteva osservare nelle notti serene dalle cime delle Ande, appariva in modo naturale come la sede delle divinità; il Sole – associato all’oro - era il creatore degli uomini, la Luna – abbinata all’argento - delle donne: dallo sposalizio dei due astri era quindi nata l’umanità. Gli Inca credevano di poter trarre responsi e profezie dal cielo. E’ straordinario pensare che a 2280 metri di quota gli Inca avessero costruito una città sacra, sotto la quale scorreva il “Fiume del Sole”, l’Urubamba: il sito archeologico di Machu-Picchu è quasi inaccessibile, per questo si è preservato nei secoli (fu scoperto solo nel 1911). Ma come riuscirono gli Inca a trasportarvi gli enormi blocchi di pietra necessari per costruire i palazzi, i templi, l’osservatorio astronomico? Forse la città era un mausoleo, rivestito d’oro, e custodiva la tomba di un imperatore: non si sa con esattezza. Della capitale dell’impero, Cuzco, restano ben poche tracce dell’antico splendore: solo massicce mura di pietre perfettamente squadrate, utilizzate dai conquistadores come fondamenta di chiese ed edifici. In coda alla mostra il visitatore entra nello spazio di una successiva exhibition intitolata Plus Ultra, oltre il Barocco, dove può ammirare interessanti opere a soggetto soprattutto religioso, commissionate in loco dagli Spagnoli dopo la conquista, opere dove spesso emergono ancora miti degli inca e vive testimonianze dell’incontro di diverse civiltà che avvenne in Sud America a partire dal ‘600. I dipinti esposti meriterebbero senz’altro una ricollocazione più consona, che li valorizzi meglio in modo che possano attrarre l’attenzione anche del visitatore più frettoloso.

La mostra Inca è così bella e interessante che, per chi non vie è ancora stato, sorge forte il desiderio di visitare il Perù e i luoghi magici della spiritualità di questo antico popolo, per vedere con i propri occhi le rovine maestose, le cime spettacolari delle Ande e il cielo cristallino che fa loro da sfondo. Per organizzare il viaggio si può contattare un’agenzia di Torino, “Il Tucano viaggi ricerca”, che dedica al Perù ben due cataloghi, Solo Perù e Perù per tutti (www.tucanoviaggi.com).  

Gennaio 2010                Anna Busca

Mostra del Gruppo Artistico Monluè 

Polizia di Stato, presente e futuro, con la gente, per la gente., questo è il titolo del convegno organizzato dal consiglio di zona 3 di Milano con il Gruppo Artistico Monluè di Milano il 2 Dicembre2009. Per l'occasione il rinomato gruppo artistico milanese  (formato da una novantina di artisti), ha allestito nella bella e grande sala consigliare una mostra con ben 60 tele che trattano tutte come tema pittorico proprio la polizia di stato vista nelle più disparate sfaccettature ;dai ritratti dei poliziotti alle imprese di alcuni di essi fino ad arrivare a realizzazioni più fantastiche e visionarie come quella del sottoscritto dal titolo: "Anche lassù qualcuno è con loro". I dipinti in mostra come è ormai tradizione per le recenti mostre del Gruppo milanese misurano 60 x80 cm. e sono per lo più oli su tela, non mancano le tecniche miste come quella di Luciano Bocchioli dal titolo: "La Poliziotta"; in mostra anche il quadro "Milano ringrazia" di Enzo Zoppi attuale presidente del Gruppo Artistico Monluè (GAFM). La mostra è stata inaugurata il 1° Dicembre.

Milano, 6 Dicembre 2009        achille guzzardella 

La  Monaca di Monza al Castello Sforzesco

Ah suscitato vivo interesse la mostra inaugurata al Castello Sforzesco di Milano lo scorso 24 Novembre che titola “ La Monaca di Monza” e che sarà visibile fino al 21 Marzo 2010. Mostra prima del suo genere  è presentata bene con quadri di autori ottocenteschi tra i quali spiccano quelli dell’Hayez, un bellissimo Giuseppe Molteni dal titolo: “ La Signora di Monza “ del 1847 proveniente dai musei civici di Pavia, e dei  Mosè Bianchi . In mostra pure dei delicati disegni di Francesco Gonin  del 1940 e degli eccellenti disegni di Gaetano Previati; e proposte del novecento con De Chirico e un lavoro del caro ErnestoTreccani recentemente scomparso.

Milano 6 dicembre 2009                                             achille guzzardella

Consadori al Museo Diocesano  

Bella esposizione inaugurata al Museo Diocesano  sulla pittura di Silvio Consadori, artista  Bresciano (1909 – 1994) che ha operato gran parte della sua vita a Milano. Della mostra voglio ricordare  le tele sacre : “Fanciulla” anni quaranta, “Emmaus “ anni cinquanta,”Sacra famiglia”  anni cinquanta , e i bei quadri di paesaggio : “ Mazzorbo” anni sessanta, “Autunno a Torcello” del 1965, e “Burano canale della Giudecca” del  1985. L’esposizione aperta al pubblico il 3 Dicembre  durerà fino al 28 Febbraio 2010.  

Milano, 6 dicembre 2009                         achille guzzardella

Maurice Henry  alle Stelline 

“Maurice Henry Une poétique de l’humour” Questo é il titolo della bella retrospettiva inaugurata alla fondazione delle Stelline di corso Magenta a Milano .La   mostra aperta al pubblico dal 4 Dicembre al   4 Febbraio 2010 è ben allestita ed è corredata da un ricco e esauriente catalogo del Credito Valtellinese. L’esposizione presenta tutti i capitoli dell’arte  dell’eclettico pittore Surrealista gran disegnatore umorista che ha operato dal 1964  a Milano . All’inaugurazione della mostra oltre all’eccentrica e simpatica Elda Henry moglie dell’artista era presente l’amico Arturo Schwarz stimatore e storico dell’artista d’oltralpe.  

Milano, 6 dicembre 2009                                       achille guzzardella  

COROT E L'ARTE MODERNA. Souvenirs et impressions  (dal 27/3 al 7/3)

Lo scorso 11 dicembre il Comune di Verona, primo e unico in Italia, con lo speciale sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha sottoscritto con il Musée du Louvre un accordo pluriennale, che prevede la coproduzione di almeno due grandi esposizioni e lo sviluppo di diverse forme di collaborazione, con l’obiettivo di estendere il pubblico dei musei e incrementare la frequentazione delle risorse culturali veronesi da parte dei giovani.
È in corso di preparazione una grande mostra dedicata a Veronese, artista per il quale manca nel nostro paese una degna celebrazione dalla memorabile rassegna che Rodolfo Pallucchini gli dedicò nel 1939.
È invece imminente la realizzazione del primo progetto espositivo, frutto della collaborazione fra il Musée du Louvre e il Comune di Verona: dal 27 novembre 2009 al 7 marzo 2010 si terrà infatti presso la sede del Palazzo della Gran Guardia la mostra "Corot e l’Arte Moderna. Souvenirs et Impressions."

L’esposizione, curata da Vincent Pomarède, conservatore capo del Dipartimento di Pittura del museo francese e organizzata dal Museo Civico di Castelvecchio di Verona, è una mostra del tutto inedita, pensata appositamente per Verona e dedicata a Jean-Baptiste Camille Corot (1798-1875), ritenuto “l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”, prodigioso creatore di universi poetici e di invenzioni plastiche, sia per quanto riguarda la rappresentazione della natura sia per la figura umana. Il percorso espositivo sarà costituito da circa 100 dipinti in un arco temporale di quattro secoli, da Poussin a Picasso, distribuito in misura equivalente tra le opere del maestro francese e degli artisti a cui si è ispirato o che ha influenzato.

Alla realizzazione dell’importante iniziativa partecipano: la Direzione Regionale per il Veneto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e l’Università degli Studi di Verona. Contribuiscono: Fondazione Cariverona, Banca Popolare di Verona, Camera di Commercio di Verona, Agsm, Nes. I servizi di accoglienza sono curati da Verona 83, la comunicazione è affidata a Civita Tre Venezie, il catalogo è edito da Marsilio.

 

CARAVAGGIO, LOTTO, RIBERA. Quattro secoli di capolavori dalla Fondazione Longhi a Padova.

 

Una delle cornici più belle del panorama espositivo italiano, i Musei Civici degli Eremitani a Padova, ospita una selezione di capolavori rappresentanti quattro secoli di storia dell’arte pittorica italiana, provenienti dalla Fondazione Longhi di Firenze. Roberto Longhi (1890-1970), illuminato storico dell’arte e collezionista, è stato protagonista della storiografia artistica italiana e, nel corso delle sue ricerche, ha raccolto diverse opere d’arte ora conservate nella Fondazione che porta il suo nome. Seguendo un criterio di confronto con le collezioni venete del Museo degli Eremitani, giungono a Padova cinquanta opere per questo evento organizzato dal Comune di Padova Assessorato alla Cultura, i Musei Civici e 24 Ore Motta Cultura, che ha curato lo splendido catalogo. Il percorso espositivo si snoda seguendo un periodo storico che si avvia dalle tavole del ‘200 e ‘300, attraverso la pittura bolognese, per arrivare alla magnificenza del ‘400 e ‘500 testimoniata da maestri quali Dosso Dossi, Lorenzo Lotto e Lambert Sustris. Caravaggio, con il celebre “Fanciullo morso dal ramarro” del 1594, apre la maestosa serie di opere del ‘600. A suggellare un periodo tra i più floridi dell’arte pittorica italiana, possiamo ammirare tele del Saraceni, di Borgianni, Ribera, Valentini e Mattia Prati. Splendido cameo, tra questi capolavori, la “Negazione di Pietro” di Valentin de Boulogne. La mostra rimarrà aperta fino al 28 marzo 2010 e sarà possibile abbinare la visita alla Cappella degli Scrovegni con gli splendidi affreschi di Giotto realizzati tra il 1303 e il 1305, recentemente restaurati.  

18/11/2009      Armando Melocchi  

 

I grandi protagonisti della pittura internazionale Spagnola del Museo dell' Ermitage in mostra a Pavia

I grandi protagonisti della pittura internazionale Spagnola del Museo dell’Ermitage in mostra a Pavia Inaugurata il 16 Ottobre scorso terminerà il 17 Gennaio 2010 la notevole esposizione dei quadri provenienti dall’.Ermitage di San Pietroburgo al Castello Visconteo di Pavia. Ci sono tutti i maggiori esponenti del così detto secolo d’oro della pittura spagnola ,da Velazquez a Murillo, per non parlare del grande Ribeira, di Zurbaran e di Pereda e Alonso Cano ,Juan Valdes Leal,Juan Carrero de la Miranda e tant ‘altri. Sono quadri che emozioneranno il visitatore, l’intenso naturalismo dello Spagnoletto , il manierismo di Francisco Ribalta . la libertà anticipatrice di tanta arte del Velazquez ecc. Voglio qui segnalare: “La preparazione dei dolci “ ritenuta per molto tempo lavoro di un’artista fiammingo e solo di recente attribuita a un giovane Bartolomè Esteban Murillo, la bellissima testa maschile di profilo di Diego Velazquez e le grandiose opere del Ribeira: “Pentimento di San Pietro “ e “Filosofo”, e la bellissima “Deposizione “ del Pereda . Una mostra da non perdere. 

Milano, 15 novembre 2009       achille guzzardella 

Gentilini alla Permanente

Altra mostra da segnalarvi è quella di Franco Gentilini nel centenario della sua nascita alla Permanente di Milano . Inaugurata l’undici Novembre sarà visibile fino al 10 Gennaio 2010. E’ una panoramica dei periodi più interessanti della sua intensa attività pittorica; dai suoi esordi faentini alle opere degli anni trenta riconducibili alle opere della Scuola Romana, al periodo a cavallo della guerra di matrice essenzialmente espressionista come “La camera incantata” del 1945, per arrivare al periodo della ricerca della pittura materica con superfici sabbiate senza mai abbandonare l’impostazione figurativa con riferimenti alle avanguardie storiche e a elementi richiamanti affreschi e mosaici bizantini e medievali della terra d’origine. Compaiono ora gli elementi fondamentali della sua pittura: Cattedrali ,Banchetti,Nature morte, Nudi femminili. L’ultimo decennio dell’arte di Gentilini vede ritornare un modo di dipingere più libero ,un cromatismo più acceso. Un linguaggio ispirato a forme più naturalistiche. Una mostra da non perdere, un ritorno alla Permanente della Figurazione ,cosa sempre molto gradita ai veri appassionati e cultori d’Arte. 

Milano, 15 novembre 2009       achille guzzardella

MINT: DIALOGO D’ARTE TRA PASSATO E PRESENTE  

Si è inaugurata, nella nuova sede dei Giardini Indro Montanelli, nel cuore di Milano, MINT, mostra mercato che coniuga antico e moderno, oggetti d’epoca e design contemporanea, ponendo lavori di grandi maestri dell’arte classica ed antica, opere ed oggetti di squisita fattura accanto alle creazioni di artisti del ‘900 e contemporanea, Gli allestimenti, ideati da Peter Bottazzi e curati da Carlo Alberto de Laugier, connotano l’esposizione con un taglio esclusivo e sorprendente a conferma del carattere innovativo del progetto MINT.

Le opere esposte riguardano: Arazzi, Archeologia. Argenti, Armi e Armature, Arte moderna, Arte orientale e asiatica, Arte primitiva e precolombiana, Arti decorative del IXX secolo, Bronzi, Ceramiche, Dipinti, Disegni, Fotografie, Gioielli, Icone, Libri, Manoscritti, Mappe, Mobili, Monete, Oggetti d’arte Orologi, Pizzi, Porcellane, Sculture, Stampe, Tappeti, Tessuti, Vetri.

Da non perdere i nuovi gioielli di Scavia e un insolito paesaggio del 1933 di Picasso, proposto da FarsettiArte. Un prestigioso Comitato d’onore con Alessia Bormioli, Cristina Ferruzzi, Luca Marzotto, Beppe Modenese, Martina Mondadori, Valentina Monti, Francesca Moratti, Warly Tomei, Beatrice Trussardi e Stefano Zorzi, sostiene questa affascinante iniziativa.

MINT è una parola che racchiude in sè molteplici significati — simbolo di ospitalità nell’antichità, di freschezza nel mondo anglosassone. di perfezione nel linguaggio specialistico — e che diviene acronimo per Milano Internazionale, ad evidenziare la scelta, come sede, di una città ricca di solidissime tradizi oni e capitale riconosciuta di stile e creatività, e di grande richiamo internazionale per presenza di gallerie e di collezionisti.

I visitatori potranno fruire anche di un efficiente servizio di ristoro posto all’interno della struttura e curato da Convivium Banqueting.  

Per Info: www.mintexhibition.it  

Novembre 2009                                        AMont*  

 

MARZIA MIGLIORA VINCE IL 10° PREMIO CAIRO  

È Marzia Migliora, 37 anni, di Alessandria, la vincitrice della 10° edizione del Premio Cairo, la manifestazione legata al mensile Arte, promossa dall’editore Urbano Cairo a sostegno della giovane arte.

La scelta di Marzia Migliora è stata decisa all’unanimità da una giuria così composta: Daniela Clerici (direttore di Arte), Cristiana Collu (Direttrice MAN di Nuoro), Gianfranco Maraniello (direttore di MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna), Marco Meneguzzo (curatore e docente all’Accademia di Brera di Milano), Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (presidente Fondazione Sandretto di Torino) e Stefano Zecchi (scrittore e consigliere d'amministrazione del Maxxi).

Questa decima edizione è stata curata da Marco Pierini, direttore di SMS contemporanea di Siena. In totale gli artisti selezionati da dieci protagonisti del mondo dell'arte coordinati dalla redazione di Arte erano 20: Alterazioni Video, Mattia Barbieri, Marco Bongiorni, Rossana Buremi, Valerio Carrubba, Antonio Cataldo e Mariagiovanna Nuzzi, Paolo Cirio, Raffaella Crispino, Tamara Ferioli, Maddalena Fragnito De Giorgio, Alice Guareschi, Sara Magni, Annalisa Pirovano, Gianni Politi, Luca Pozzi, Pietro Ruffo, Francesco Simeti, Federico Spadoni, Lamberto Teotino.

A premiare la vincitrice, durante la serata inaugurale Palazzo della Permanente a Milano, è stato l'editore Urbano Cairo, Presidente della Cairo Editore. Marzia Migliora sarà la protagonista del numero di gennaio del mensile Arte, con un servizio di copertina. Le opere finaliste sono esposte fino al 1 novembre a Palazzo della Permanente, insieme a quelle che hanno vinto nei nove anni precedenti, con un allestimento speciale che occupa l’intera sede.

In contemporanea, al piano superiore del Palazzo della Permanente si svolge la mostra con le opere dei finalisti del Premio Arte, iniziativa promossa dalla rivista e destinata ad artisti che non hanno mai esposto in mostre personali di rilievo in musei o gallerie private.  

Ottobre 2009                                                  AMont*  

 

BORTOLONI PIAZZETTA TIEPOLO: IL ‘700 VENETO  

Una grande mostra “svelerà”, finalmente, Mattia Bortoloni ponendolo a confronto con Piazzetta, Tiepolo, Balestra, Ricci e gli altri grandi del Settecento Veneto alla Pinacoteca di Palazzo Roverella a Rovigo dal  30 Gennaio al 13 Giugno 2010.

Alcuni lo conoscono solamente per un’opera da Guiness: il più esteso affresco unitario di tutti i tempi e luoghi: 5500 metri quadri di finissima pittura per l’enorme cupola ellittica (anch’essa da primato, essendo la più grande al mondo) del Santuario di Vicoforte, in Piemonte.

Mattia Bortoloni (Canda di Rovigo, 1696 — Bergamo, 1750), famoso, e molto richiesto in vita, è passato poi nel dimenticatoio, considerato “solo” come uno dei migliori aiuti di Giovan Battista Tiepolo, al punto che in non pochi capolavori del grande maestro è ancora oggi difficile distinguere ciò che si deve ai pennello dell’uno o dell’altro.

Negli ultimi 20 anni, studi più approfonditi hanno gradualmente portato a riscoprire la grandezza del tutto autonoma di Bortoloni.

La grande esposizione proporrà una selezione di capolavori del Bortoloni vis à vis con una trentina e più di opere straordinarie del Pellegrini, del Piazzetta, del Ricci, dei Tiepolo, i “titani” del Settecento Veneto.

La mostra, curata da Alessia Vedova, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dall’Accademia dei Concordi, e dal Comune di Rovigo, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, con il patrocinio e la collaborazione della Regione del Veneto e della Provincia di Rovigo.  

Per info: www.palazzoroverella.com

 Ottobre 2009                                       AMont*  

 

Telemaco Signorini  a Padova   

Talemaco Sognorini e la pittura in Europa , questa la grande mostra aperta a Padova il 19 Settembre  e visibile fino al 31 Gennaio 2010 a Palazzo Zabella . Mostra di un interesse straordinario per tutti gli amatori del grande ottocentista italiano di importanza Europea e riconosciuto internazionalmente, accostabile a ragion veduta ai grandi maestri Francesi. Personalità complessa quella del Signorini, fine intellettuale, incontenibile tombeur des femmes, gradito ai salotti di mezza Europa ,ma anche personaggio critico ,difficile,scontroso certe volte. La mostra di Padova fa in un certo senso giustizia dell’ottocento italiano   dove la pittura del Signorini viene accostata  ai   capolavori di artisti europei come Degas,Tissot,Courbet,Corot,Sisley, Stevens,Rousseau, Bazille e tanti altri. Una mostra insomma da vedere  e allestita molto bene ,e presentata in un bel catalogo.  

 Milano, 7 ottobre 2010                              achille guzzardella

 

ALLA TRIENNALE “MILANOGALLERIE”  

Con l’autorevole sostegno della Camera di Commercio di Milano, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (ANGAMC) ha deciso di presentare ad un vasto pubblico ben 47 gallerie milanesi in uno dei luoghi più prestigiosi ed idonei per ospitare grandi esposizioni internazionali, quale è il Palazzo della Triennale di Milano.

Questa iniziativa, che vede come protagonisti la Camera di Commercio di Milano, attraverso la sua azienda speciale Promos, e l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (in particolare la Delegazione lombarda e milanese), suggella anche una forma di collaborazione fra Enti privati ed Istituzioni pubbliche che e’ augurabile possa continuare in futuro, poiché solo una vera sinergia fra questi ambiti può divenire una forza di rilevanza primaria per la promozione dell’attività artistica di una città importante come Milano. L’iniziativa, nello specifico, è finalizzata alla valorizzazione dell’Arte Contemporanea milanese documentando l’attivita’ delle Gallerie d’Arte presenti sul territorio, grazie all’Associazione di categoria che le rappresenta.

La scelta delle opere è stata effettuata dal noto critico d’arte Giorgio Verzotti, che ha anche seguito l’allestimento dell’esposizione. Il percorso segue un ordine cronologico e si basa su nuclei che ricostruiscono il clima creativo delle diverse epoche: da Balla a Prampolini, da Sironi a Martini a Campigli, prosegue poi con Lucio Fontana, i Nucleari, Azimuth, per concludere con i lavori di Salvo, Clemente, De Maria. Un ampio spazio è dedicato alle esperienze più recenti e ai giovani artisti di oggi.  

Ottobre 2009                                         AMont*  

 

PERUGIA:  “PARLARE CON DIO”    (13 giugno – 21 settembre 2009)

 

Sabato 13 giugno 2009 con la mostra PARLARE CON DIO, curata da Rob Smeets ,  è stato inaugurato a Perugia il nuovo centro espositivo e culturale LE GALLERIE DEI GEROSOLIMITANI, collocato all’interno dello splendido complesso – chiesa, ospedale e oratorio -  della Casa della Commenda dei Cavalieri di Malta Laus Deo. La mostra di dipinti antichi vede esposte oltre trenta opere, alcune delle quali di grandi dimensioni, di autori come il Maestro di Alkmaar, Abraham Bloemaert, Pietre Binoit, Abraham Bosschaert, Jacob Gerritsz Cuyp, Orazio de Ferrari, Giusto Fiammingo, Jan Fris, Georg  Flegel, Ambrosius Bosschaert, Fedele Galizia, Niccolò Gerini, Luis de Morales, Bernard van Orley, Marco Palmezzano, Giulio Cesare Procaccini, Alessandro Tiarini, Claude Vignon e Juan Ximenez. Attraverso l’iconografia, la forza espressiva e l’intimità delle opere in mostra si vuole cercare di trasmettere il senso originario di misticismo, rigore ed estasi religiosa cosi come veniva comunicato nel passato. La magica intimità dei fondi oro italiani e dei primitivi fiamminghi, i criptici messaggi moralistici dei dipinti olandesi del ‘600 e ‘700 e la travolgente forza del credo della pittura barocca italiana sono esempi iconici di sorgenti quali i Vangeli, le predicazioni, la catechesi e la liturgia cristiane.  

                             

Il nuovo spazio espositivo Le Gallerie dei Gerosolimitani è composto dall’ingresso posteriore delle Gallerie, con ampia terrazza esterna che si apre su Via della Sposa e sulla facciata medioevale della chiesa di San Luca costruita a metà del XII secolo. Dal 1460 al 1471 Francesco della Rovere, Cardinale titolare di San Pietro in Vincola, successivamente Papa Sisto IV, ebbe l’arcipriorato proprio della Chiesa di San Luca, che fu per quattro secoli Collegiata dei Canonici Regolari del San Sepolcro, con annessa la loro residenza e l’oratorio dopo il loro distaccamento da Gerusalemme. L’ingresso anteriore delle Gallerie  si trova invece su Via San Francesco, nella parte dell’oratorio della Casa della Commenda ristrutturata nel 1484 da Cataneo dei Traversagni, come si legge sul fregio dell’architrave del portone d’entrata, incastonato nella facciata dalle bellissime finestre quadripartite quattrocentesche in travertino. Nel 1560 il complesso fu affidato ai Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta.  

La mostra è accompagnata da un catalogo curato da Paul Smeets dedicato interamente a uno dei quadri in mostra,  La fuga del giovane nudo durante la cattura di Cristo dipinto della collezione Giustiniani realizzato da Giusto Fiammingo,  pittore caravaggesco che operò a Roma tra gli anni 1615-1625. Il volume analizza il quadro da quattro differenti angolazioni: Cristina Terzaghi ha curato il saggio biografico, Armando Torno il saggio iconografico, Loredana Lorizzo il saggio di contesto (la descrizione della collezione Giustiniani in cui il dipinto venne più volte inventariato dal 1638 al 1812-24)) e Barbara Ferriani il saggio sulla conservazione.        

Per maggiori informazioni:   tel. 075 5735481 | 335  207335    www.legalleriedeigerosolimitani.org

 

EFFEARTE: L’ARTE AMOROSA DI DENISE PRINCE  

La Galleria Effearte di Milano ha inaugurato in questi giorni la prima mostra personale in Italia di Denise Prince, artista texana che è intervenuta personalmente con una singolare performance subito “fuori” dallo spazio della Galleria, coinvolgendo così nella fruizione non solo il pubblico dell’arte presente ma anche il pubblico estraneo, ovvero comuni cittadini a passeggio.

La mostra ha suscitato interesse e curiosità artistica anche per la novità del linguaggio utilizzato dall’artista che coinvolge nelle proiezioni esterne un pubblico più ampio del consueto. “Beyond This Thing Between Us”, è il titolo di questo specifico progetto che si articola in tre momenti: nella proiezione di un video, una narrazione—monologo sincera sull’amore e sul sentimento che più lo denota: la solitudine; in una selezionata galleria di immagini fotografiche, foto che ritraggono in modo netto, anche attraverso l’uso tagliente della luce immersi in una sempre manifestata natura, i soggetti coinvolti negli stati d’animo indagati. Oltre all’omonima ed inedita performance che della mostra rappresenta sia l’overture, che il sigillo.

Intimo e filmico sono le principali categorie che possono delineare il complesso profilo di Denise Prince. Ogni immagine sembra essere didascalica ai personaggi di Raymond Carver (“Voi non sapete cos’è l’amore”), mentre la compassione e la comprensione sembrano inevitabili e non pare possibile nessuna forma di sottrazione. L’artista si autorappresenta continuamente in una donna avventurosa e coraggiosa, una donna che, predilige l’azione; ponendosi davanti ad un pubblico che diviene un inevitabile ed imprevedibile specchio esterno.  

Maggio 2009                                                      AMont*

 

“NICOLÒ DELL’ABATE ALLA CORTE DEI BOIARDO. IL PARADISO RITROVATO  

Dal 10 maggio all’11 ottobre, la Rocca dei Boiardo di Scandiano (RE) sarà teatro di un’iniziativa di grande valore storico, artistico e culturale. A conclusione dei lavori di restauro del Castello, la cui costruzione è databile al XIII secolo, si terrà una mostra dal titolo Nicolò dell’Abate alla corte dei Boiardo. Il Paradiso ritrovato, promossa dal Comune di Scandiano e dal Comitato Nazionale Storie Dipinte. Nicolò dell’Abate e la pittura del Cinquecento tra l’Italia e Parigi, con la collaborazione della Soprintendenza al Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia, e curata da Angelo Mazza e Massimo Mussini, che presenterà, attraverso 80 opere - di cui 53 di Nicolò dell’Abate e della sua bottega - tutte le testimonianze pittoriche e decorative provenienti da quello storico edificio e nel contempo darà conto degli interventi recentemente effettuati sui brani di pittura superstiti. Il recupero della Rocca ha infatti riportato alla luce, nella saletta che la cri tica ha correttamente individuato come il Camerino del Paradiso, delle tracce pittoriche decorate da Nicolò dell'Abate attorno al 1540-43 con la raffigurazione delle Nozze di Psiche nella volta e con figure di musicanti nei peducci di sostegno. Contrariamente a quanto è stato affermato dagli inizi dell'Ottocento fino a oggi, il saccheggio operato verso la fine del XVIII secolo dal duca di Modena non ha spogliato completamente la rocca di Scandiano delle pitture dell’artista modenese. Le tracce di colore individuate nelle lunette hanno sollecitato una campagna di restauri che, promossa dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia e avviata dagli operatori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con la scopertura di diverse lunette e con l'elaborazione dell'idonea metodologia di intervento, ha restituito nell’arco di tre anni, grazie al lavoro del laboratorio Faberestauro di Sesto Fiorentino, le immagini di paesaggi aperti con edifici, città in lontananza e vestigia di antichità, che rivelano la mano esperta del celebre artista modenese prediletto dagli ultimi signori rinascimentali dell'area padana, in un momento che precede di alcuni anni il trasferimento a Bologna e infine il passaggio in Francia. Attivo a Soragna, Busseto, Sassuolo, Reggio Emilia e Modena su incarico di committenze signorili e delle Comunità, Nicolò dell'Abate si applicò alla decorazione della Rocca di Scandiano raffigurando inoltre, in altro ambiente poi in parte demolito, sempre al piano nobile, soggetti tratti dai libri dell'Eneide con scene disposte sulle quattro pareti, accompagnate, in basso, da un fregio monocromo con battaglie e sormontate da lunette con vedute di paese. L'intera decorazione di questa stanza, incluso l'ottagono della volta con una famosa scena di concerto, fu staccata dalle pareti insieme all'intonaco e trasferita nel 1772 nel Palazzo Ducale di Modena dove è stata conservata, se pure non integralmente a causa di un incendio sviluppatosi nel 1815, fino al passaggio nel Palazzo dei Musei con l'allestimento della nuova Galleria Estense, verso la fine dell'Ottocento. Analoga sorte hanno subito i numerosi masselli nei quali è stata scompartita la decorazione del "Camerino del Paradiso", le cui lunette, al contrario, non furono staccate, verosimilmente perché le pitture erano già allora occultate da strati di scialbo. Dopo oltre duecento anni di illustre storia collezionistica e museografica entro il sistema della Galleria Estense, i frammenti superstiti dei due camerini e altri brani di decorazione di analoga provenienza saranno esposti nella sede originaria a documentare uno dei momenti più alti della storia artistica, letteraria e culturale della città di Scandiano e dello stesso ducato estense, quello promosso dalla sensibilità umanistica della famiglia Boiardo tramite le figure di Matteo Maria Boiardo, autore dell'Orlando innamorato, e di Giulio Boiardo, committente delle pitture murali di Nicolò dell'Abate, che circa dieci anni dopo assumerà ruolo di protagonista, al fianco di Primaticcio, nella decorazione del castello di Fontainebleau, residenza della corte di Enrico II re di Francia. A dar conto della centralità di quei brani di pittura nell'ambito dell'esposizione interverranno altre sezioni, come quella sulla storia letteraria ispirata ai temi epici dell'Eneide e sulla fortuna cinquecentesca del poema, la sezione musicale con l'esposizione di strumenti musicali antichi in rapporto alla centralità delle raffigurazioni musicali nella pittura di Nicolò dell'Abate, la sezione sugli interventi di trasformazione architettonica dell'edificio, la cui visualizzazione è affidata all'esposizione di piante, mappe e progetti, e infine la sezione sulla fortuna ottocentesca delle pitture murali scandianesi di Nicolò dell'Abate, ben documentata dagli scritti di Giambattista Venturi e dalle loro traduzioni incisorie. Grazie al supporto dell'Opificio delle Pietre Dure, notevole risalto assumerà la documentazione dell'intervento di restauro, con particolare attenzione alle tecniche impiegate e alle indagini scientifiche che hanno preceduto e accompagnato ogni fase del delicato intervento. L’origine della Rocca di Scandiano è databile al XIII secolo, costruita dai Da Fogliano per funzioni di difesa militare. Con l’avvento della famiglia Boiardo al governo del paese (1423) l’antico fortilizio cominciò a trasformarsi in dimora signorile. I Thiene succeduti ai Boiardo nel 1565, continuarono l’opera d’abbellimento della Rocca, continuata nei secoli XVII e XVIII con i Bentivoglio prima e i Duchi d’Este, che la trasformarono in palazzo monumentale.  Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale.

Milano, 11 maggio 2009 

MiArt ArtNow! Il meglio dell’arte contemporanea a Milano.  

Con la conferenza di apertura alla presenza del direttore Alessandro Cappello, dei curatori Donatella Volontè e Giacinto Di Pietranonio, del fotografo Gabriele Basilico e degli artisti Getulio Alviani, Alessandro Mendini e Mario Airò, ha preso avvio l’edizione 2009 di MiArt. La quattordicesima edizione della Fiera d’Arte Moderna e Contemporanea che si svolgerà dal 17 al 20 Aprile nei padiglioni di Fieramilanocity, ha il compito di far dialogare passato, contemporaneità e futuro dell’arte in questo delicato momento di crisi internazionale economica e sociale. Per questo, e con la prospettiva di migliorare in vista dell’obiettivo Expo2015, il rinnovato staff organizzativo guidato da Alessandro Cappello ha dato spazio alle migliori Gallerie ma, anche, ha posto le basi per creare spazi per lo sviluppo artistico della città, al fine di riportare Milano ai vertici culturali che gli competono. “Milano ha tutte le potenzialità per tornare ad essere capitale della cultura, ma lo può fare solo all’interno di un sistema a cui MiArt collabora insieme a tutte le istituzioni pubbliche e private, con l’obiettivo di favorire la crescita e la diffusione dell’arte contemporanea nella nostra città. Un sistema che collabora e interagisce per una programmazione distribuita nell’intero anno in modo da offrire al pubblico la più ampia e ricca offerta possibile di iniziative”, ha detto il Direttore di MiArt all’inaugurazione; Gabriele Basilico ha ribadito: “Nel corso del mio lavoro ho sempre pensato alla città come a un grande corpo… da curare con l’agopuntura della fotografia”.  “Fotografare la città per me vuol dire mettere sullo stesso piano architettura colta e architettura ordinaria; spero che questo possa essere un buon punto di partenza per costruire insieme una città migliore”. Ha fatto eco all’argomento città l’artista Airò: ”L’arte, tramite la collaborazione tra artisti e istituzioni, entra nel tessuto connettivo della città…Nel mio lavoro vi sono riferimenti a Milano attraverso suggestioni provenienti da altri artisti come Lucio Fontana…La progettualità in arte è una confluenza di pensieri". A conclusione le parole di Getulio Alviani che sintetizzano il concetto di città d’arte: ”L’immagine di Milano è fatta da ingenieri, architetti, designer, artisti; l’arte è servita e deve servire a questo”. La mostra è un’occasione unica per ammirare opere dei migliori artisti dell’ultimo secolo e contemporanei, quali Picasso, Fontana, De Chirico, Morandi, Sironi, Burri, Severini, Ernst, Campigli, De Pisis, Warhol, Boetti, Chagall, Depero, Balla, Carrà, Kounellis, Baj, Vermi, Savinio, Marini, Mirò, Schneider, Dorazio, Vedova, Rotella, Schifano, Pistoletto, Paladino,  Alviani, Basilico e molti altri ancora (958 gli artisti italiani e internazionali presenti in fiera). Tanti gli eventi collaterali che investiranno tutta Milano a cominciare dalle opere esposte a cielo aperto nell’iniziativa MIRAGGI, ideata dall’Assessorato all’Arredo Decoro Urbano e Verde del Comune di Milano. La mostra a è stata allestita grazie agli sponsor Diners Club, IULM, Corriere della Sera, con il patronato della Regione Lombardia. Per il dettaglio degli eventi www.miart.it.

Milano, 16-04-2009           Armando Melocchi  

FERRARA: MORANDI. L'ARTE DELL'INCISIONE    (5 aprile - 2 giugno)

                   

Palazzo dei Diamanti dedica la sua mostra di primavera alla presentazione dell’intera straordinaria opera calcografica di Giorgio Morandi. Si tratta delle 138 acqueforti e dell’unica xilografia che l’artista ha considerato rappresentative della sua arte, dopo averne eliminato un numero probabilmente assai più ampio che con assoluto rigore ha giudicato non meritevole di essere conservato e divulgato.
Da Dürer a Parmigianino, da Rembrandt a Piranesi, da Goya a Picasso, la storia dell’incisione è un capitolo fondamentale dell’intera storia dell’arte. È stato così ancheper Morandi che trattò l’incisione come ricerca artistica autonoma affrontandola con impegno pari a quello dedicato alla pittura, in un’epoca, il secolo scorso, in cui spesso la stampa era considerata un genere minore.
Iniziò a dedicarsi all’incisione attorno al 1910-11, quasi contemporaneamente alla pittura, e continuò a farlo fino a qualche anno prima della sua morte, avvenuta nel 1964. Fu un autodidatta che saggiò, con pazienti tentativi e ricerche, i vari procedimenti tecnici fino a quando non si impadronì appieno del mezzo incisorio e delle sue possibilità di restituzione dei volumi, delle forme e della luce. Dopo un periodo di intensa sperimentazione, che caratterizza soprattutto i primi anni Venti, l’acquaforte finì per divenire la sua tecnica prediletta.
Riferendosi a illustri precedenti della storia di questo linguaggio espressivo, quali Parmigianino, Federico Barocci e Rembrandt, maestri per altro lontanissimi dai suoi interessi pittorici, Morandi ne indagò a fondo le caratteristiche giungendo ad anticipare, nella bicromia del bianco e nero dell’opera grafica, effetti di costruzione formale e di vibrazione chiaroscurale che diventarono elementi fondamentali di specifiche fasi della sua creazione artistica. In certi momenti fu, anzi, l’acquaforte a risultare determinante per la sua ricerca pittorica.
Dopo decenni di studi che hanno chiarito il contributo originale dell’artista nel contesto internazionale dell’arte contemporanea, o ne hanno approfondito la poetica in una luce più strettamente individuale ed umana o, infine, ne hanno indagato la peculiarità linguistica nell’incisione, risulta oggi necessario procedere ad una sintesi che presenti Morandi incisore nella semplicità della sua grandezza.
Lo scopo della mostra – a cura di Luigi Ficacci e organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna – è, pertanto, dimostrare quanto l’incisione sia per lui determinante nel giungere alla trasfigurazione del soggetto in valori di chiaroscuro, eliminando ogni interesse per una rappresentazione realistica, ma conservandosi aderente al visibile ed evitando l’arbitrarietà dell’astrazione. Le nature morte con barattoli e bottiglie, i mazzi di fiori disegnati in punta di penna con una finezza senza pari, le plastiche conchiglie posate sui tavoli, i paesaggi di aspetto intimo e familiare divenivano, attraverso variazioni di frequenze di segno, immagini ad un tempo riconoscibili nel loro riferirsi ad una realtà dell’esistenza e della percezione, ma anche motivi assoluti dell’espressione, le cui ragioni emergono e si concludono esclusivamente quali ragioni della forma. Lo svolgimento della sua intera produzione calcografica rivelerà al pubblico che l’acquaforte è per Morandi la tecnica propria della meditazione, quella che meglio gli consente di cogliere il sentimento dell’esistere.
Le opere saranno esposte secondo il loro ordine cronologico di esecuzione. Ma, poiché Morandi iniziò a rendere note le sue incisioni in tempi differenti, spesso in ritardo rispetto alle date di effettiva realizzazione, dopo radicali revisioni e secondo logiche rivelatrici della sua volontà di intervento nella dinamica dell’arte contemporanea, nel catalogo verrà ricostruita una cronologia delle influenze e delle reazioni del contesto artistico e critico conseguente alla diffusione pubblica delle sue opere. Oltre a due saggi di Giovanni Romano e Luigi Ficacci, il catalogo sarà corredato da schede che per ogni incisione proporranno gli estremi di una filologia essenziale e l’analisi dell’evoluzione dello stile.

BASSANO DEL GRAPPA: DÜRER,TIZIANO,REMBRANDT,TIEPOLO       I grandi incisori ospiti dei Remondini       (4 aprile - 4 ottobre)

Gli antichi armadi-espositori della Sala del Tesoro del Museo Remondini ospitano, esattamente per sei mesi, uno spettacolare squarcio della Collezione di famiglia messa insieme, generazione dopo generazione, dalla celebre dinastia di stampatori bassanesi.
Sono pezzi d’eccezione che i Remondini hanno acquistato in tutta Europa, un po’ per farne modello della loro produzione volutamente “popolare”, molto per passione.
Sono opere di Durer, Schongauer, Sadeler (tratte dai Bassano), Carpioni, Rembrandt, Tiepolo, Ricci, Canaletto…
Accanto ai capolavori dei grandi maestri, l’esposizione propone, ed è elemento di ulteriore interesse, altri tesori del Patrimonio Remondiano custodito nelle raccolte non esposte dei Musei Civici di Bassano.
Va detto che tutto ciò che viene proposto in questo nuovo allestimento è patrimonio del Museo Remondini che, per evidenti ragioni di conservazione, propone i suoi tesori con nuove presentazioni a cadenza semestrale.
Alcuni dei capolavori che i Remondini hanno collezionato sono affiancati, nella magnifica esposizione ordinata nella Sala del Tesoro, da riprese remondiniane degli originali, stampe che hanno contribuito a diffondere nei cinque continenti quelle immagini. In taluni casi, alle opere a stampa vengono affiancate le matrici, in legno o in rame, utilizzate per realizzarle. Tra le rarità proposte in questa mostra vi sono anche matrici superstiti di incisioni di cui si è invece perduta memoria. 
Oppure matrici di capi d’opera della Stamperia come quelle (ad essere esposta è la serie completa di 12) de “I miracoli di Sant’Antonio da Padova”. E ancora matrici lignee e stampe originali di altre incisioni che grazie ai Remondini divennero oggetto di culto in molte famiglie: la “Pentecoste” di Tiziano incisa da John Baptist Jackson o “La resurrezione di Lazzaro” del fiammingo Abram Blomaert incisa da Sebastiano Lovison o ancora “La Crocefissione” di Charles le Brun incisa da Giuseppe Bortignoni.
La mostra non si limita a proporre incisioni celebri e già ben note ma si sofferma anche su delle rarità come “La Fontana dell'amore”, proposta e studiata per l’occasione.

PALLADIOCARD

10 euro per godere di alcune delle più belle creazioni di Andrea Palladio.
I 10 euro sono quelli necessari all'acquisto della PalladioCard, strumento atteso da anni e che finalmente trova la luce, pronubi il successo della recente mostra su Palladio e il movimento turistico che essa ha messo in moto in tutto il Veneto.
La grande mostra PALLADIO 500 ANNI, che lo scorso autunno ha portato a Vicenza centomila visitatori, sta scatenando quasi una "palladiomania" anche all'estero: in questi mesi la mostra palladiana sta infatti sbancando il botteghino alla Royal Academy di Londra. Il 21 maggio si trasferirà a Barcellona (e il 10 ottobre a Madrid) nell'attesissima prima occasione espositiva mai dedicata in terra spagnola al grande architetto veneto.
"La Card non offre naturalmente il "tutto Palladio", cosa oggettivamente impossibile - afferma Amalia Sartori, presidente del Centro Internazionale Studi Andrea Palladio e dei Comitati nazionale e regionale per le Celebrazioni Palladiane - ma un insieme assolutamente importante di edifici palladiani che un turista ha realisticamente la possibilità di visitare nel periodo di durata della Card, ovvero 10 giorni dal momento del primo strappo, equivalente allo spazio di due successivi fine settimana.
Con la PALLADIOCARD si possono visitare 5 ville e un palazzo con biglietto unico e altre 3 ville, 2 palazzi, un teatro con accesso a costo ridotto".
Lo strumento è stato pensato, infatti, per la tipologia del "turista medio", che è principalmente il turista da week-end, magari da "fine settimana lungo", persona, ma più spesso gruppo familiare, che dedica un tempo adeguato ad entrare "dentro Palladio".
La Card sarà disponibile dal 10 aprile, pronta per il week-end pasquale, e la sua vendita (ed utilizzo) proseguirà sino al primo novembre. Per quest'anno avrà carattere sperimentale: saranno infatti verificate sul campo la funzionalità, gli eventuali punti deboli, le modifiche o integrazioni da mettere in atto. Ancora: la Card è da considerarsi "realizzazione in divenire", nel senso che, dopo la verifica tecnica e di gradimento, che sarà compiuta a fine novembre, potrà essere estesa a nuove realtà che vorranno entrare nella proposta.
Ma vediamo cosa il turista può visitare, senza alcun ulteriore esborso, con la PALLADIOCard costatagli 10 euro: in primis Palazzo Barbaran, fulcro dell'itinerario. Qui, oltre ad ammirare una delle più singolari creazioni dell'architetto, compresi i fastosi interni, si potrà usufruire di un punto informativo e di un bookshop specializzato, a disposizione di chi voglia approfondire la grandezza di Palladio e le meraviglie offerte dai territori su cui insistono le sue creazioni.
Si è parlato di fulcro "ideale" perché, così come la PALLADIOCard può essere acquistata in qualsivoglia luogo che la proponga (ville ed edifici compresi nell'itinerario, strutture turistiche, alberghi, on line), altrettanto il possessore può iniziare - e continuare - il suo tour nel modo e nei luoghi che più gli interessano. Ha a disposizione, per ciascun luogo, una sintetica cartina geografico-stradale dov'è indicato il "come raggiungerlo", oltre agli orarti e a un piccolo blocco di informazioni. Molto di più, in termini di informazioni sugli edifici e sul territorio, potrà trovare nelle singole sedi visitate.
Vediamo le altre tappe proposte dalla PALLADIOCard. Nel vicentino, a Lonedo di Lugo di Vicenza, la Card da libero accesso a Villa Godi Maliverni che consente di arricchire la visita alla straordinaria dimora con una sosta, usufruendo di agevolazioni, al ristorante e alle cantine ospitate nelle barchesse.
Ancora nel vicentino, ma stavolta a Poiana Maggiore, la Card spalanca le porte di Villa Poiana, l'invenzione palladiana più amata dagli architetti per l'astrazione quasi metafisica delle sue forme, con all'interno allestito un museo interattivo dedicato alle ville palladiane.
Sempre con la card, e quindi senza alcun ulteriore esborso, nel padovano, si visita Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, la celeberrima "Reggia del Veneto". La grande dimora barocca rientra a pieno titolo in un itinerario palladiano dato che il nucleo più antico è del grande architetto. Più a sud, nel rodigino ed esattamente a Fratta Polesine, porte spalancate ai possessori della Card a Villa Badoer, ispirata ai templi romani antichi su terrazze digradanti e arricchita dai singolari affreschi di Giallo Fiorentino.
Dal rodigino al trevigiano dove la Card offre Villa Emo a Fanzolo di Vedelago, la "villa palladiana ideale", dove l'architetto unifica in una sintesi estrema la casa dominicale, le barchesse e le colombare in un unico edificio rettilineo.
Sin qui gli edifici in cui il possessore della PALLADIOCARD entra senza dover mettere mano al portafoglio.
Vi sono poi altri edifici "firmati" dal Palladio che entrano nel circuito ma con formula diversa: presentando la PALLADIOCARD gli ingressi avvengono a prezzo scontato. In questa seconda fascia rientrano per ora, a due passi da Vicenza, Villa Caldogno a Caldogno, con i preziosi affreschi di Fasolo che ritraggono i committenti della villa; ancora in territorio vicentino c'è Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo, splendida opera giovanile del Palladio celebre per ospitare, ogni estate, importanti artisti contemporanei che creaRedazione@corrierebit.comno opere in dialogo con Palladio (quest'anno: Alan Charlton e Riccardo De Marchi). La PALLADIOCARD dà diritto ad un ingresso scontato ad un altro dei "santuari" del Palladio, la celeberrima Villa Barbaro a Maser, con gli affreschi di Paolo Veronese, adagiata sullo scenario dei Colli Asolani. A Vicenza si entra a prezzo scontato a Palazzo Valmarana Braga, dimora cittadina tra le più elegantemente imponenti tra quelle ideate dal Palladio.
Altre convenzioni sono in via di approntamento per cui la PALLADIOCARD diverrà sempre più ricca, sino a porsi come uno strumento imprescindibile per il turista che voglia scoprire Palladio e il Veneto. 
La PALLADIOCARD, per il turista interessato alla città di Vicenza, entra in rete con un altro strumento specificamente studiato per la città berica: il Biglietto Unico dei Musei "Vicenza città bellissima" promosso dal Comune di Vicenza. Il possessore della Palladio Card potrà usufruire della tariffa ridotta sull'acquisto di tale biglietto che gli consentirà di entrare al Teatro Olimpico, simbolo universale del Palladio e Palazzo Chiericati, sede della Pinacoteca Civica, ma anche al Museo Archeologico, al Museo del Risorgimento, alle Gallerie di palazzo Leoni Montanari e al Museo Diocesano.
Caratteristica comune alle ville e palazzi inseriti nella Palladio Card è la garanzia di apertura secondo orari predeterminati e garantiti, oltre che sufficientemente ampi nel corso della settimana. Il che porta purtroppo alla esclusione di ville straordinarie come la Rotonda e villa Malcontenta, che per ragioni proprie non sono in grado di rientrare in questa modalità di gestione.
La PALLADIOCard è una iniziativa del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza, con sede in Palazzo Barbaran, realizzata d'intesa con gli enti proprietari dei siti presentati nella Card. 
L'iniziativa è realizzata grazie al sostegno della Regione del Veneto e di Veneto Sviluppo Spa, che intende sostenere in tal modo il "Museo Palladiano diffuso" al fine di consolidare la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale veneto. L'iniziativa si avvale della collaborazione con il Consorzio Vicenzaè  
  Il sito della Palladio Card è: www.palladiocard.it 
Milano,30 marzo 2009

KEITH HARING  INAUGURA  "VECCHIATO ART GALLERY

Keith Haring apre ufficialmente la nuova sede della galleria Vecchiato Art Galleries a Milano, nel cuore della città a pochi passi dal Duomo. La mostra, curata da Luca Beatrice, illustra i principali passi della creatività dell’artista attraverso una accurata selezione di opere, tra cui alcune sculture molto significative, dal 1981 al 1988.                    Le opere esposte ben rappresentano l’universo visuale di Keith Haring, coloratissimo, primitivo e simbolico, infatti tutti i lavori sono realizzati con materiali e supporti diversi: dall’inchiostro all’acrilico, dall’acquaforte allo smalto, dalla carta al cartone, dall’acciaio all’alluminio al legno intagliato, Luca Beatrice commenta: “la sua arte “per tutti”, come lui stesso amava precisare, si è andata definendo universalmente in segni che hanno trovato nelle più svariate forme - da un mini supporto in legno o metallo alla parete di una chiesa - lo spazio per una espressività senza eguali. Che si trattasse di cartone, polistirolo o alluminio, o che il suo strumento fosse un enorme pennello, un’incisione, o una pittura acrilica, gli omini stilizzati di Haring vivono nell’immaginario collettivo come ironico e giocoso messaggio di derisione al perbenismo imperante della società occidentale”.  Tale libertà espressiva prende efficacemente forma nell’esposizione alla Vecchiato Art Galleries in cui si ammirano, tra gli altri: Untitled del 1986, acquaforte su carta rappresentante una testa di Medusa moderna che accosta così mito e contemporaneità; la splendida scultura King and Queen del 1987/88 in smalto su acciaio; Untitled (Wood Relief), opera del 1983 in legno intagliato e dipinto dalle forme e dai colori primordiali; Untitled (Masque), maschera in alluminio del 1987 che ancora una volta riporta ad un’estetica ancestrale.  Oltre che artista dal linguaggio popolare ed accessibile, come ci ricorda Untitled del 1984, grande cuore in acrilico su styrofoam di ispirazione pop, anch’esso in mostra, Keith Haring è stato “la star” di una controcultura che ha buttato le basi dell’odierna public art, dichiaratamente politica, mischiando, inoltre, graffitismo e art brut in uno stile che è diventato icona, contraddicendo chi vedeva nella sua chiassosità popolare la scia di una meteora destinata ad esaurirsi. La sua attività, durata poco più di un decennio, fino al 1990, anno della sua morte, non è certo stata un fenomeno stagionale. A conferma della sua espressività lontana da ogni schema, citiamo l’ironico Untitled del 1982, realizzato con inchiostro Sumi rosso e nero su carta, Best Buddy del 1986 in legno intagliato e il particolare e divertente Untitled (Happy Face), opera del 1987 eseguita su due ante di legno dipinte con acrilico. Afferma Haring nel 1984: “L’Arte vive attraverso l’immaginazione delle persone che la guardano. Senza questo contatto, l’arte non esiste. Ho dato a me stesso il lavoro di essere un produttore di immagini del ventesimo secolo e ogni giorno cerco di capire le responsabilità e le implicazioni che questa scelta comporta. E’ diventato chiaro per me che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi, ma essa esiste per tutti noi, ed è questo che continuerò a perseguire”. Per raccontare Keith Haring bisognerebbe chiamare in vita tutti quei personaggi che hanno fatto la storia della New York tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta e che con lui hanno simboleggiato quell’incredibile decennio, da Leo Castelli a Jean Michel Basquiat, da Andy Warhol a Madonna. Haring è stato promotore di campagne contro l’Aids, le droghe (il “crack” tanto in voga nelle feste statunitensi di quegli anni), la discriminazione omosessuale: il suo lavoro era aperto a tutti, un incessante dare e avere. Lo conferma anche il suo impegno in difesa dell’infanzia, causa per la quale si è sempre battuto e dalla quale non si è mai separato.   L’esposizione si svolge in concomitanza con la rassegna che il museo BAM di Mons in Belgio riserva al grande maestro statunitense. 

Accompagna la mostra un esaustivo catalogo edito da Vecchiato Art Galleries con testo critico di Luca Beatrice.    

Vecchiato Art Gallery Via Santa Marta 3, Milano Dal 9 aprile al 30 giugno 2009

Milano, 23 marzo 2009     c.stampa

VENEZIA: "NUDISEGNI"   Palazzetto Tito Dorsoduro (4 aprile- 3 maggio)

Riportare l’attenzione sul valore fondamentale del disegno, disciplina e strumento indispensabile del fare arte, anche e soprattutto nel contesto dell’arte contemporanea. E’ questo l’obiettivo della mostra che la Fondazione Bevilacqua La Masa ha deciso di portare dal 4 aprile al 3 maggio 2009 all’interno dello “Spazio elastico”, il contenitore ideale che l’Istituzione dedica alla giovane sperimentazione. Sarà una mostra in “punta di matita”, che collegherà gli studenti e i giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia con gli studenti della Facoltà di Design e Arti e della Facoltà di Architettura dell’Università IUAV di Venezia, che studiano, lavorano e operano nel territorio veneziano.            Il progetto a cura di Annalisa Tornabene, che avrà la sua realizzazione nella sede BLM di Palazzetto Tito, è partito da un’idea maturata alcuni mesi fa con l’intento di riproporre l’attenzione sul disegno come segno essenziale e come espressione primaria del processo ideativo e germinativo dell’opera che unisce le varie discipline dell’arte visiva: dalla pittura alla scultura, dalla scenografia all’architettura.  E’ su queste linee guida che nasce il progetto “Nudisegni”.  L’esposizione prevede una selezione delle più rilevanti opere grafiche realizzate dagli iscritti ai corsi tenuti da Annalisa Tornabene (ABBA di Venezia), da Marcela Cernadas (Facoltà di Design e Arti, Università IUAV di Venezia) e da Fiorenzo Bertan (Facoltà di Architettura, Università IUAV di Venezia). Per l’occasione verrà pubblicato un catalogo con un testo di Saverio Simi de Burgis, dove verranno riprodotte alcune opere dei giovani artisti partecipanti alla rassegna, accompagnate da una nota introduttiva dei docenti di riferimento esplicative sul valore e il senso oggi ancora prioritario di tale ricerca. Quasi per sottolineare l’affinità implicita tra la parola e il segno, pur appartenendo a codici linguistici basati su criteri espressivi differenti, in catalogo verranno riportate anche alcune riflessioni degli stessi autori maturate nella realizzazione dei loro disegni che, nel contesto attuale, soprattutto da un punto di vista minimalista, assumono piena rilevanza di opere d’arte in sé autonome.

 

VB65 – L’ULTIMA CENA – Performance di Vanessa Beecroft al PAC

              

La rappresentazione, sessantacinquesima della serie di Vanessa Beecroft, alla quale abbiamo assistito al PAC di Milano lunedì 16 marzo 2009, segna una svolta importante nel percorso artistico dell’autrice. L’Ultima Cena realizzata con una tavolata di venti extracomunitari di colore, scalzi, vestiti in smoking neri impolverati e dimessi, atti a consumare arrosti succulenti e prelibati, serviti senza piatti e posate da camerieri bianchi, è stato un modo surreale di evidenziare il dramma degli immigrati.  L’originalità della “performance”, evidenziata dalla contrapposizione del pubblico passivo, in ossequio alla scena degli astanti di colore, intenti ad abbuffarsi all’insolito desco, ha lasciato sgomenti. L’argomento trattato, l’immigrazione e il confronto ricco-povero, è una novità nel panorama artistico contemporaneo e nella produzione dell’artista genovese. La performance, appositamente ideata per questa occasione, ha inaugurato la mostra permanente di 16 video di passate rappresentazioni della Beecroft, che, proiettate su grandi schermi, saranno in visione sino al 5 aprile 2009. Un’occasione unica per comprendere l’originale espressione artistica di Vanessa Beecroft, nata a Genova nel 1969 da padre inglese e madre italiana, formatasi all’accademia di Brera a Milano e ora, dopo aver raggiunto fama e successo, residente a Los Angeles.

P.A.C. Padiglione d’Arte Contemporanea – Via Palestro 10 – Milano

 

MIART 2009: QUALITA’ IN PRIMO PIANO  

Si terrà dal 17 al 20 aprile 2009 la quattordicesima edizione di MiArt, Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Milano nei padiglioni cittadini di fieramilanocity. Un’edizione particolarmente importante quella a cui sta lavorando il nuovo team organizzativo, nell’ambito di un momento delicato in cui la crisi mondiale ha leggere ripercussioni anche nel mercato dell’arte, mercato che premia, mai come ora, la qualità quale investimento sicuro. “Per questo, in un momento in cui la crisi economica sta inducendo molti operatori a contrarre le spese - dichiara Paolo Galassi, Presidente di Fiera Milano International, società che organizza MiArt — FMI ha deciso coraggiosamente di fare investimenti proprio sulla nostra fiera d’arte. Una scelta in controtendenza, che dice della consapevolezza del gruppo di poter costituire a Milano un volano importante intorno a cui tutte le realtà che operano per la promozione dell’arte possono fare sistema”. Per questo e per la politica perseguita in modo scrupoloso già dallo scorso anno, MiArt punta ancora di più a un livello qualitativo elevato attraverso una selezione severa e rigorosa delle gallerie partecipanti di provata professionalità, delicata funzione svolta da quest’anno dal nuovo curatore del settore Contemporaneo, Giacinto Di Pietrantonio, da Donatella Volontè che cura la già prestigiosa sezione del Moderno, e dal comitato consultivo quasi completamente rinnovato, I componenti sono i galleristi Emi Fontana, Giangi Fonti, Epicarmo Invernizzi, Federico Luger, Francesca Minini, Mauro Nicoletti, Mimmo Scognamiglio, Giulio Tega, che insieme sono riusciti ad incidere significativamente nella selezione delle gallerie, come dimostrano nuove e importanti adesioni da parte di soggetti italiani e internazionali. Project Manager è Alessandro Cappello mentre Laura Garbarino è la referente per i collezionisti italiani e internazionali e per i programmi speciali loro dedicati. Da questa edizione, MiArt ha anche un Comitato d’Onore composto da figure che, con strumenti e modalità diverse, sostengono e promuovono le arti: Daniel Bosser - Paolo Consolandi - Lieven Declerk — Ernesto Esposito - Alessandro Mendini - Giovanni Puglisi.

Hanno partecipato all’incontro con la stampa Massimo Zanello, Massimiliano Finazzer Flory, Paolo Galassi, Alessandro Cappello, Maurizio Cadeo, Giacinto Di Pietrantonio.  

Febbraio 2009                                                   AMont*

 

TRE MOSTRE INTERESSANTI A MILANO:  Capogrossi-Borra-Funi  

Tre mostre da vedere in città,alla Galleria Il Castello dei fratelli Conte , una retrospettiva di Capogrossi  , ben allestita e che, presenta oli ,carte molto gradevoli e ben selezionate.  Alla Permanente due retrospettive dei Novecentisti Funi e Borra.. Mostre ben curate che presentano vari periodi degli artisti che hanno insegnato tanti anni a Brera divenendo in un certo senso capiscuola dell’antica istituzione milanese. Ricchezza tonale sia per Borra sia per Funi soprattutto nei primi quadri degli anni giovanili , i bei paesaggi di Borra ricchi di case, le belle figure pienotte di Funi. Vedendo la mostra di questi due artisti  mi sembra di rivedere i lunghi e i  cupi corridoi  dell’Accademia, riassaporare quella atmosfera scura  misteriosa, ma invitante e seriosa. Tornando in via Brera alla galleria Il Castello ,Capogrossi , tutt’altro, colori vivaci pregnanti di quell’astrattismo che ha fatto scuola negli anni cinquanta. Insomma non mi dilungo di più,bisogna vederle.

Milano, 2 febbraio 2009                                         achille guzzardella

 

DECO. ARTE IN ITALIA 1919 - 1939  (Rovigo 31 gennaio/28 giugno)

Dal 31 gennaio 2009, Palazzo Roverella riproporrà il suo annuale appuntamento con le grandi esposizioni d’arte. Il filone sarà, ancora una volta, quello dell’arte in Italia tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento.
Dopo aver, con successo, indagato gli anni della Belle Epoque (1880 – 1915), è la volta del Déco, un termine che indica uno stile, un gusto che segnò nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Déco esprime la ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività. 
La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con Accademia dei Concordi e Comune, è curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli. Direzione della mostra: Alessia Vedova. Resterà aperta sino al 28 giugno 2009.
Il termine Art Déco o più brevemente Déco fu coniato negli anni ’60 come ricapitolazione critica condotta dagli storici di uno stile o, più correttamente possiamo dire di un gusto che aveva segnato nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Come sovente accade per la storia dell’arte fu il riconoscimento a-posteriori di temi e di formule figurative riconducibili ad un comune denominatore. E’ possibile definire il Déco come manifestazione di un gusto non fondato su precise teorizzazioni - in questo si è voluto vedere la discontinuità con l’Art Nouveau - ma assai diffuso in tutte le manifestazioni artistiche rivolte, come si diceva, alla ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività. Possiamo quindi accettare il termine Déco come sinonimo di un’idea di moderno, non di modernista. L’Art Déco, affermatasi negli anni Venti e Trenta e caratterizzata da numerose sfaccettature, si ispira alle geometrie dell’universo della macchina, alle forme prismatiche delle costruzioni metropolitane e a modelli di una classicità altrettanto persuasiva nei propri canoni di eleganza. Il termine Art Déco era facilmente passato dal ristretto mondo degli specialisti al largo pubblico che rapidamente si è impadronito di questa etichetta evocativa di una moda.
La mostra si articola in 11 sezioni così intitolate: Inflessioni decorative del Déco; Verso nuove sintesi; Orizzonti esotici; Vittorio Zecchin e Murano: Déco tra vetri e dipinti; Divagazioni futuriste; Geometrie del Futurismo; La severità del Déco; Il sogno dell’antico; Giò Ponti: intorno alla Richard-Ginori; Déco scolpito; Il Déco nella grafica.

Catalogo della Collezione Civica di Palazzo Vittone 

Di recente pubblicazione il rinnovato e aggiornato Catalogo Generale della Collezione Civica d’Arte di Palazzo Vittone di Pinerolo. La bella pubblicazione si deve all’associazione “Amarte”, ma in particolar modo alla maestria del conservatore del Museo e curatore del bel e ricco catalogo a colori: Mario Marchiando Pacchiola che si dedica da oltre trent’ anni allo sviluppo della raccolta d’Arte. Quello che fa piacere consultando il nuovo catalogo è la ricca veste editoriale e la coordinata e logica successione delle opere catalogate , e degli esempi maggiori di artisti anche di fama internazionale. Viene ben documentata attraverso delle immagini di buona qualità la pittura e la scultura di artisti Pinerolesi e Piemontesi,e quella di artisti che hanno operato nelle altre regioni italiane. Traspare bene dalla pubblicazione rinnovata come il Museo Di Pinerolo si inserisca nella panoramica dei Musei delle grandi città nel migliore dei modi. Anzi debbo dire che per molti aspetti sia di finezza editoriale,sia dei contenuti, la sopraindicata opera editoriale può essere additata ad esempio. Vasta è infatti la panoramica degli artisti della collezione. Questo lo si deve anche a tante esposizioni curate in questi trent’anni dall’amico Marchiano Pacchiola : dalle biennali a livello nazionale de “L’arte e il Mistero Cristiano”, alle esposizioni che hanno portato alla pubblicazione della collana “Incontri”. Mostre, avvenimenti, presentazioni che hanno fatto si che la collezione Pinerolese si arricchisse di donazioni da parte di artisti e collezionisti . Il catalogo è diviso in due sezioni ,la prima documenta in ordine alfabetico gli artisti con una scheda per opera, e riporta per molti anche delle immagini;la seconda è divisa in quattro percorsi di immagini : pittura , grafica, scultura, e medaglistica; il tutto preceduto dagli scritti di: Francesco Poli,Claudio Bertolotto e Mario Marchiando Pacchiola.Le belle immagini ci fanno gustare e venire il desiderio di vedere o rivedere le opere della collezione che annovera artisti del secondo ottocento e primi novecento come: Lorenzo Delleani , Leonardo Bistolfi, Ernesto Bertea, Beppe Ciardi, Andrea Tavernier, Giuseppe Augusto Levis, Memo Vagaggini, Cesare Biscarra, Edoardo Calosso, Giovanni Fattori,Francesco Paolo Michetti , Enrico Reycend, Alessandro Lupo,Renato Natali, Curt Witte, Giacomo Grosso, Alfredo Beisone, Giuseppe Vignetta, Marco Calderini, Giovanni Rava, Matteo Olivero, Cesare Maggi, Angelo Barabino, Vincenzo Volpe, Carlo Follini, Luciano Achille Mauzan, Felice Carena, Metello Merlo, Giovanni Colmo, Giovan Battista Carpanetto, Pietro Morando, Domenico Valinotti, Francesco Gonin, Felice Casorati, Davide Calandra, Luigi Aghemo, Luigi Spazzapan, Pietro Gianpaoli , e artisti del novecento come: Ettore Giovanni May, Mario Caffaro Rore , Michele Beretta, Roberto Terracini, Ugo Librè, Cristoforo De Amicis, Trento Longaretti, Ernesto Treccani, Franesco Messina, Giacomo Manzù, Emilio Greco, Pericle Fazzini, Luciano Minguzzi, Lello Scorzelli, Piero Brolis, Umberto Mastroianni, Pietro Annigoni, Augusto Murer, Virginio Ciminaghi, Ettore Calvelli, Sandro Cherchi, Enrico Manfrini, Floriano Bodini, Achille Guzzardella, Mario Rudelli, Franco Garelli, Enrico Colombotto Rosso, Ugo Nespolo, Pietro Favaro, Angelo Cappelli, Alessandro Nastasio, Michel Ciry, Nani Tedeschi, Renzo Igne, Sergio Unia .

 Milano, 2 Gennaio 2009                   achille guzzardella

La vena creativa di Mondino alla galleria Poleschi  

Aldo Mondino era nato a Torino, il 4 ottobre 1938. E' stato collezionista di autografi di scrittori, musicisti e pittori. Da qui nasce l'idea dei ritratti (Delacroix, Ingres, Satie, Mozart), esposti a Roma. Nel 1959 all'età di 21 anni si trasferisce a Parigi, per poi ritornare nel 1972, rimanendovi fino al 1980. Nel frattempo nel 1977 espone i suoi lavori  al Musèe d'Arte Moderne di Parigi intitolata Mythologies quotidiennes. Gli anni successivi sono caratterizzati da lunghi viaggi: in Oriente comincia dal Marocco e prosegue in Palestina. Seguono altri viaggi accompagnate da mostre: Chicago, Ginevra, Parigi, Vienna, Londra. Ora  a distanza di tre anni dalla scomparsa, avvenuta a Torino il 10 marzo 2005, la  prestigiosa galleria Poleschi Arte di Milano, in Foro Buonaparte 68, tel. 02.86997098 - info@poleschiarte.com) dedica all'artista Mondino, sino al 21 febbraio 2009, un  doveroso omaggio. Mondino and Friends, a cura di Vittoria Coen, in mostra anche tre ex allievi: Roberto Coda Zabetta, Federico Guida, Davide Nido. L'artista torinese sfugge a qualsiasi catalogazione. Il motivo? Basta leggere la sua biografia. Neppure il surrealismo, nonostante il periodo giovanile, quando frequenta maestri come Matta e Lam. Nel 1993, espone alla Biennale di Venezia in una sala personale, con una serie di quadri di grandi dimensioni che raffigurano i dervisci nell'atto di danzare: accanto opere eseguite con zollette di zucchero, tappeti e un grande lampadario realizzato in ferro battuto e penne biro dal titolo Jugen Stilo. Catalogo (euro 30,00. pag.116 - foto colori e b/n.), a cura di Andrea Poleschi (in copertina, Mondino "Gange" 2000, cioccolatini su tavola, cm 240x140). L'ultima sua mostra in vita si tenne a Bologna nel gennaio 2005 presso la galleria De Foscherari.                                  

Milano, 20 dicembre 2008                                    Giuseppe Lippoli

LECCE: I TESORI D'ARTE DI CRACOVIA    (18 dicembre / 22 marzo 2009)

     

Unica tappa in Italia dei Tesori d’arte di Cracovia. Inaugurata il 18 dicembre nel Museo provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce una mostra, che, organizzata dall’Assessorato alle Attività culturali della Provincia di Lecce con il patrocinio di Regione Puglia, Ministero per i Beni culturali, Istituto di Culture Mediterranee e Salento Negroamaro, è stata finanziata con risorse dell’Unione europea, nell’ambito dei Por 2000-2006. Le opere d’arte provengono dal Museo del Castello reale di Wawel, la collina che domina Cracovia e che attrae fino a un milione di visitatori l’anno.  Si tratta di arazzi, orologi e sculture in argento, bardature finissime che hanno segnato l’incontro artistico e culturale tra Oriente e Occidente. Una degustazione d’arte raffinata che racconta l’elegante vita dei reali nella corte di Cracovia, ma anche il loro amore per l’arte italiana e l’espressione del barocco in Polonia, come ha ribadito il direttore del museo provinciale, Antonio Cassiano. Soddisfatto l’assessore alle Attività culturali della Provincia di Lecce, Aurelio Gianfreda: “In attesa di valorizzare e potenziare al massimo i beni culturali della nostra terra come il sistema delle cripte bizantine, uniche al mondo, puntiamo sui grandi eventi per attrarre sempre più turisti nel nostro territorio. E’ felice infatti il connubio tra turismo e cultura. La mostra dei Tesori di Cracovia è l’unica tappa in Italia, è un evento di rilievo internazionale che ci pone in stretto contatto con l’Europa”.   “Siamo felici di essere qui a Lecce”, dice il direttore del Museo polacco, Jan K. Ostrowski. “Non è nostra consuetudine “esportare” le opere d’arte per mostre. Abbiamo fatto un’eccezione qui a Lecce per valorizzare gli stretti contatti che il nostro Paese ha avuto con l’arte e la cultura  italiana. Lo stesso castello di Wawel nel periodo del suo massimo splendore, vale a dire nel ‘500 venne ampliato da due architetti fiorentini tant’è vero che nel cortile del castello sembra di stare nella piazza di Urbino”. Dietro le quinte ha lavorato per raggiungere questo  prestigioso obiettivo  lo scultore salentino,  Enrico Muscetra, che, operando ormai da tempo a Cracovia, ha caldeggiato la realizzazione dell’iniziativa ed è stato per questo ringraziato dall’assessore Gianfreda. La mostra con accesso gratuito sarà visitabile tutti i giorni fino al 22 marzo 2009, quando i tesori rientreranno a Cracovia perché si apre la stagione del turismo nella città di Papa Wojtila.  Questo evento segna l’inizio di Salento Negroamaro, la rassegna delle culture migranti che apre le porte del Salento al resto del mondo. Dopo i Paesi Latino Americani, l’evento sarà dedicato al Mondoex: al mondo ex comunista in concomitanza con il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Forte sarà quindi lo scambio culturale e il dialogo tra il Salento e il mondo dell’Est. Lo ha annunciato il fautore di Salento Negroamaro Gigi De Luca, che ha presentato tra l’altro in anteprima il nuovo logo-manifesto della rassegna realizzato a titolo gratuito dal maestro Ennio Calabria.

Cavallino, 18 dicembre 2008                            Carmen Mancarella  

VAN TAME: PENNELLATE DI LUCE TRA MILANO E NEW YORK  

E’ stata inaugurata in questi giorni presso la Galleria d’Arte Santa Marta, di via Santa Marta,  la prima personale a Milano dell’artista Van Tame. Nell’esposizione sono presenti quindici opere recenti, 2007-2008, tutte eseguite a olio su tela, e tra queste, dieci raffiguranti angoli della metropoli americana New York, quattro della nostra Milano: uno scorcio del Castello Sforzesco e di piazza Cardusio, il Duomo con la sua imponenza e piazza Cadorna. “Artista grafico di professione e pittore per passione, Van Tame dipinge vivacemente e con gioia sia le scene urbane, sia i paesaggi rurali con pennellate veloci e luminose che sembrano fuochi artificiali a comporre il paesaggio. Per via dell’energia e dei colori, i lavori dell’autore riflettono la vita in tutte le sue forme, dalla natura alle creazioni dell’essere umano...”: con queste parole il critico Louise Nicollet descrive le opere dell'artista. Nato nel 1959 a Laos, nei pressi del Mekong Delta a sud-ovest del Vietnam, Van Tame vive e lavora a Lione dove si stabilisce nel 1980 e attualmente le sue opere sono esposte anche in alcune Gallerie d’Arte di Parigi. La mostra, accolta con grande interesse dal pubblico milanese, proseguirà fino al 30 Gennaio 2009.  

Dicembre 2008                                       AMont*  

MINT AL PIAZZALE CANNONE DEL CASTELLO SFORZESCO  

MINT ritorna a Milano, dal 19 al 23 Novembre 2008, in uno degli scorci più suggestivi della città, nel Piazzale Cannone del Castello Sforzesco, all’interno di una moderna tensostruttura in acciaio e vetro che la scorsa edizione ha saputo offrire al pubblico un inedito e suggestivo punto di vista sulla città. Milano International Antiques and Modem Art Fair, la mostra mercato d’arte antica, moderna e contemporanea giunta alla sua terza edizione e già diventata un appuntamento irrinunciabile, in Italia e non solo. Evento particolarmente atteso da appassionati e collezionisti per l’importante offerta di opere di altissima qualità; a conferma che anche in questi periodi di incertezza l’arte più affermata rappresenta una delle forme di investimento alternative più affidabili. MINT è un elegante rassegna “boutique” che ha saputo felicemente accostare alle opere d’arte antica capolavori d’arte moderna e contemporanea rispondendo così alla tendenza sempre più diffusa tra le nuove generazioni di appassionati d’arte di ricercare un raffinato connubio di linguaggi, epoche e stili. E per ribadire ancora una volta che l’essenza di MINT è nel confronto tra antico e moderno gli Organizzatori dedicheranno a Milano una mostra i cui protagonisti saranno Bernardo Bellotto ed un gruppo di fotografi contemporanei. La manifestazione nasce per iniziativa della Fondazione MINT, Milano, che ha come obiettivo la promozione e lo sviluppo internazionale dell’antiquariato e dell’arte moderna nel territorio. L’organizzazione è curata da Revolution srl, Torino, società specializzata nell’ideazione e realizzazione di grandi mostre e significativi eventi d’arte.  

Novembre 2008                                    AMont*

Disegni inediti di Fellini e la sua musa Betti al T. Filodrammatici 

Uno dei film più amati di Federico Fellini La dolce vita sta per compiere cinquant'anni, a Rimini la Fondazione a lui intitolata gli dedica due giorni di convegno e una mostra: I libri di casa mia - la biblioteca di Fellini in mostra, con gli oltre duemila volumi appartenenti al maestro e conservati nell'archivio del Museo Fellini, che ha deciso di esporli al pubblico (fino al 13 aprile 2009). La mostra sarà suddivisa in percorsi, per consentire ai visitatori di orientarsi tra i libri che l'artista custodiva nella casa romana di via Margutta e nel suo atelier di corso Italia. Adesso dopo la prima edizione della mostra "Fellini e la sua musa. Disegni inediti della collezione Liliana Betti" con il patrocinio del Comune di Milano e della Fondazione Federico Fellini, ospitata con grande successo nelle Sale Municipali di Palazzo Bargnani Dandolo ad Adro in provincia di Brescia. Grazie al contributo del Sindaco Danilo Oscar Lancini per sua concessione e promotore della mostra, arriva  al Teatro Filodrammatici 1 (ingresso Piazzetta Paolo Ferrari 6), situato nel cuore di Milano, di fianco alla Scala. Ma senza nulla togliere alla bella mostra e al regista cinematografico, il vero evento in questa occasione è un altro: per la prima volta il Teatro Filodrammatici apre le porte mettendo a disposizione gli spazi alti dal palco, che proseguirà anche nei mesi successivi allestendo mostre con l'obbiettivo di connotare il Teatro Filodrammatici come luogo di sostegno e promozione dell'Arte. Quindi la rassegna è il primo atto del Progetto Atelier, curato da Fabrizio Visconti - dice: partendo da "Fellini e la sua musa", l'intero percorso di mostre e installazioni che avranno luogo in  Teatro e che faranno parte del progetto, le mostre avranno tutte accesso gratuito, in modo tale da stimolare la partecipazione popolare al percorso proposto. In esposizione una selezione dei cento disegni realizzati da Fellini, appartenenti alla collezione Liliana Betti (1937 - 1998), scrittrice adrense, una fra le  più importanti figure del cinema italiano del Novecento, legata al grande regista Fellini da un lungo sodalizio professionale e umano per vent'anni. (Fino al 14 dicembre - ore 16.30 - 19.30, domenica 10.00 - 14.30, chiuso lunedì, ingresso libero). La Betti, collaborò con Fellini affiancandolo sul set nelle vesti prima di segretaria di produzione, poi di assistente alla regia, in occasione della lavorazione di alcuni dei film più importanti, partendo da Giulietta degli spiriti (1965), Fellini Satyricon  (1969), Amarcord (1973), Casanova  (1976), infine La città delle donne (1980). In visione disegni in bianco e nero e a colori, bozzetti e schizzi autografati da Fellini, opere realizzate durante le pause di lavoro, la maggior parte dedicate alla Betti. Curata da Enrico Ghezzi e da Domenico Montalto: Fellini ritrasse Liliana molte volte, nelle scene e nelle fogge più divertenti. L'esposizione prevede anche una scultura realizzata da Carlo Previtali "Omaggio a Federico Fellini" intitolata Gradisca, anno di esecuzione 2005, ceramica raku colorata. Nato a Bergamo il 1947, vive e lavora a Grumello del Monte (Bg). Per tutta la durata della mostra si proietta il documentario Diario segreto di Amarcord, un divertente backstage di uno dei film più importanti e apprezzati del regista riminese, tra l'altro premiato con l'Oscar come miglior film straniero. Scritto dalla Betti e diretto da Maurizio Mein, svela il provino umoristico e divertente di alcune sequenze, episodi non montati, come il provino di Sandra Milo, un inedito Fellini mentre scherza sul set e disegna personaggi previsti e non montati. Catalogo Skira, euro 30.00. Per informazioni: Ufficio stampa - Francesca Bianucci - mobile: 3356178582 - email: francescabianucci@alice.it                                                                  

 Milano, 27 novembre 2008                  Giuseppe Lippoli

PALAZZO REALE:  "DA CANALETTO A TIEPOLO"   (Collezione Terruzzi) 

La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni sull’onda di una grande passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni.
Quello che più colpisce visitandola è la complessità delle scelte che non si polarizzano essenzialmente su tematiche e generi particolari. Al di là infatti di taluni nuclei fondamentali – la pittura veneziana del Settecento, in primis – la raccolta si compone di un florilegio di testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti di cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesaggistiche di Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino alla produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini. Il nucleo pittorico si integra poi con una delle più consistenti – per qualità e quantità – raccolte di mobili sette/ottocenteschi in mano privata, la grande maggioranza dei quali di qualità assolutamente museale. Porcellane, argenti ed arazzi completano l’insieme della collezione, che nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.
Il volume focalizza l’attenzione su un settore particolare, su una delle grandi passioni di questi collezionisti, la pittura veneziana del Settecento. Vedute e paesaggi di Carlevarijs, Canaletto, Marieschi e Guardi, come di Marco Ricci, Richter e Cimaroli dialogano con le storie mitologiche ed eroiche del Ricci, di Pellegrini e Pittoni, come con il chiacchiericcio di Longhi o con le favolette di Jacopo Amigoni. Le ultime due sale sono un omaggio a Tiepolo, padre e figlio: di Giambattista viene esposto il ciclo realizzato per Palazzo Sandi a Venezia, di Gian Domenico parte degli affreschi provenienti da Palazzo Valmarana a Vicenza. Due cicli di superba qualità artistica: di grande forza plastica e cromatica il primo, di una sublime, asettica eleganza quasi neoclassica il secondo. Due sezioni a parte mostrano l’altra faccia del collezionismo dei Terruzzi, la predilezione per gli arredi e le arti decorative: sono esposti alcuni dei mobili più preziosi della raccolta, come anche alcune delle più eleganti porcellane, sia occidentali, che orientali. Una campionatura numericamente contenuta, ma qualitativamente altissima che ancor più testimonia il pregevole livello di questa raccolta.  

Milano - Palazzo Reale - 3 ottobre 2008 

GIANFRANCO PARDI

Mostra di Gianfranco Pardi allo studio Marconi di Milano e alla Galleria Fumagalli di Bergamo Inaugurate il 19 Settembre, allo studio Marconi di via Tadino a Milano, e il 20 Settembre 2008, alla Galleria Fumagalli di Bergamo, le mostre del’Gianfranco Pardi. Le esposizioni hanno come titolo “1970-77 più opere recenti”. In occasione delle due mostre sono stati editi due bellissimi volumi disponibili nelle due gallerie. All’inaugurazione, nello studio Giò Marconi sembrava di essere tornati alle mostre di un tempo, molti i visitatori, bello l’allestimento, ricca l’esposizione. Alla mostra erano presenti i maggiori artisti italiani che operano a Milano amici dello scultore e pittore milanese nato nel 1933. Le due esposizioni rimarranno aperte, la prima fino all’8 novembre 2008, la seconda fino al 31 ottobre. Degli anni ’70 è in mostra tutta la serie di opere in acrilico su tela e cavi d’acciaio dal titolo “Architettura…”. Delle opere recenti in mostra citiamo: “Go” del 2007 in acciaio verniciato, “Danza” del 2006 in ferro verniciato e “Topos” del 2006. (Nella foto i maestri scultori Pietro Coletta, Arnaldo Pomodoro, Giuseppe Maraniello e Achille Guzzardella  all'inaugurazione della mostra.)

Milano, 21 settembre 2008           achille guzzardella

IL CAPOLAVORO LA GIUDITTA DI BOTTICELLI AL DIOCESANO  

Giunta alla sesta edizione di “Un capolavoro per Milano”, dopo l’esposizione del 2002 con L’Ecce Homo di Antonello da Messina, proveniente dal Collegio Alberini di Piacenza; il 2003 con L’Annunciazione di Domenico Beccafumi; il 2004 La cattura di Cristo del Caravaggio, proveniente dalla National Gallery of Ireland di Dublino; il 2006  La Sacra Famiglia con Sant’Elisabetta e San Giovannino di Andrea Mantegna ed infine nel 2007 L’Annunciata di Antonello da Messina, proveniente dalla Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo. Dal 1 ottobre il Museo Diocesano ospita il capolavoro “Giuditta” del maestro fiorentino Sandro Botticelli, l’opera è databile  al 1470 circa ed è composta da due piccoli dipinti (tempera su tavoletta, cm 31x25). L’iniziativa culturale parte da un progetto promossa da Bipiemme Gestioni e il Gruppo Banca Popolare di Milano e dal Museo Diocesano – Fondazione Sant’Ambrogio. L’opera dapprima proveniente dalle collezioni Medicee e successivamente a partire dal 1632 collocata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Ora per la prima volta un’opera di un maestro assoluto della pittura rinascimentale italiana sarà ammirato a Milano fino al 14 dicembre 2008, tutti i giorni, dalle 10.00 alle 18.00, escluso i lunedì (Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95). Alessandro Filipepi detto Botticelli (Firenze 1445 – 1510), con queste due opere pittoriche affronta il tema della Giuditta, di straordinaria bellezza, a sinistra Il ritorno di Giuditta a Betulia, raffigura Giuditta che, scortata da un’ancella, ritorna da Betulia dopo aver decapitato Oloferne, il generale assiro che minacciava la sua castità e la libertà del popolo ebraico, nell’occasione l’altra tavoletta intitolata La scoperta del cadavere di Oloferne, posta a destra, raffigura l’interno della tenda del condottiero il cui corpo robusto giace senza testa davanti alle espressioni raccapriccianti dei suoi uomini. Le due tavolette, che il formato suggerisce dovessero destinate a una devozione privata e create per essere ammirate da una distanza molto ravvicinata, sono ricordate dalle fonti e dai documenti solo a partire dal Cinquecento. Si narra che dal Seicento vengano descritte come unite in una sorta di dittico, racchiuse in un’unica cornice, ma nulla lascia trapelare che questa fosse la collocazione originaria, purtroppo, non si conosce nulla di certo. La mostra  è accompagnata da un Catalogo Silvana Editrice, Milano, 2008 – euro 12,00. A cura di Paolo Biscottini, con testi di Ernesto Borghi, Giovanni Ferrario e Nadia Righi. Per informazioni: telefono 02.89420019.

Milano, 25 settembre                        Giuseppe Lippoli

 

MUSEO DIOCESANO:  UN CAPOLAVORO PER MILANO  (dal 1° ottobre)

Ormai alla sesta edizione, anche quest’anno il Capolavoro per Milano, frutto della collaborazione tra il Museo Diocesano e Bipiemme gestioni, propone ai visitatori un’opera di un maestro assoluto della pittura rinascimentale italiana: Sandro Botticelli. Le due tavolette, provenienti dalle collezioni Medicee e oggi agli Uffizi, si datano al 1470, in quella fase in cui Botticelli elimina progressivamente il chiaroscuro, proponendo una particolare interpretazione delle leggi prospettiche rinascimentali e cercando la definizione del movimento delle figure tramite eleganti evoluzioni dei panneggi. Così le figure, grazie alla particolare e raffinata incidenza della luce e alla ricercatezza ornamentale, appaiono come eleganti silhouette più che corpi tridimensionali, aprendo a quella svolta stilistica che caratterizzerà l’arte del maestro fiorentino nei suoi anni maturi.
Il tema di Giuditta è presente nell’arte italiana sin dal Medioevo, con una forte valenza simbolica. Botticelli propone una lettura fedele del testo biblico, scegliendo uno schema compositivo del tutto nuovo e articolando la narrazione in due scene distinte nelle quali cambia tono e registro linguistico: il Ritorno di Giuditta a Betulia mostra colori chiari e toni luminosi ed è attraversato da un’aria leggera e quasi leziosa al contrario dei toni bui e drammatici della Scoperta del cadavere di Oloferne.
Di straordinaria bellezza e intensità è il volto di Giuditta, con quella pensosa malinconia che caratterizza le opere del maestro fiorentino.

ARTESANTERASMO -      MAURIZIO ZACCARDI           (dal 2 ottobre)

Dal museo omonimo di Fontanelle in provincia di Parma, inaugurato a maggio in occasione delle celebrazioni per il padre di Don Camillo e Peppone, arriva a Milano la mostra di Maurizio Zaccardi. Un omaggio al “mondo piccolo” di Giovannino Guareschi con una ventina di sculture in bronzo che si ispirano ai disegni umoristici che il giornalista e scrittore pubblicava sul “Candido” (da lui fondato), da cui attaccava i comunisti ma anche il governo democristiano. accardi, nel riprenderne le caricature, dà abilmente vita a personaggi nuovi, fantasiosi e grotteschi. Tra gli altri ci sono don Camillo e Peppone su una cinquecento Fiat e su un’Alfa Romeo storica, libere interpretazioni di sequenze del film; c’è il crociato con una forchetta al posto della spada (sull’arrembaggio della burocrazia romana alla navicella della fiera di Milano) e c’è l’accaparratrice di poltrone. La mostra sarà corredata di foto e documenti storici gentilmente messi a disposizione dalla famiglia Guareschi. Scrive Vittorio Sgarbi nella presentazione al catalogo pubblicato dal Monte Università Parma: Guareschi sarebbe potuto essere uno scultore e Zaccardi ha provato a dimostrarlo. Figure o piccoli gruppi, derivati dai disegni umoristici di Guareschi, ma non fino al punto da esserne una semplice trasposizione tridimensionale. Il corrispettivo plastico dei disegni satirici di Guareschi è il bozzetto, la scultura anti-monumentale per antonomasia, da ‘mondo piccolo’ […]. In questa accezione volutamente ‘piccola’, anche quando manifestata attraverso la resistenza del bronzo, Zaccardi innesta invenzioni ricche e mutevoli, talora con toni grotteschi che ricordano Daumier, padre storico del genere. Zaccardi, però, è capace anche di slanci di divertito, rustico Surrealismo […]. Bambolotti arguti e deliziosi, aerei, come nel caso dell’ottimo cavaliere ‘forchettato’, controparte figurata delle posate ‘parlanti’ di Bruno Munari, nel quale Zaccardi è abilissimo a controllare l’eleganza dei volumi tondeggiati, fra Maillol, Bueno e Botero. Una fantasia pura, senza altri fini che la propria soddisfazione creativa…”   c.stampa   

CORREGGIO a PARMA                        (dal 20 settembre)

Alla Galleria Nazionale in Pilotta e all’interno del Teatro Farnese sarà concentrato, con il coordinamento di Lucia Fornari Schianchi un insieme strepitoso delle opere più significative del Correggio oggi “trasportabile” esistente nei diversi musei di tutto il mondo .  Una mostra superba che diventa parte di un percorso davvero emozionante che porterà ad ammirare - tutti concentrati in un raggio di poche centinaia di metri intorno alla mostra - i tre capolavori assoluti del Correggio: i sontuosi cicli affrescati nella Cupola della Cattedrale, quelli nelle due Cupole del Monastero di San Giovanni Evangelista e il sublime insieme rappresentato dalla Camera della Badessa in San Paolo. Da sottolineare che sarà possibile salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San Giovanni, grazie a speciali impalcature che saranno allestite per l’occasione e offriranno l’opportunità di apprezzare da vicino questi due straordinari capolavori. Per apprezzare meglio il contesto storico in cui operò il Correggio, verrà anche proposto un itinerario alla scoperta di superbe opere di vari Maestri del Rinascimento: in primis, la meravigliosa Camera d’Oro del Castello di Torrechiara e la Camera di Diana nel castelli di Fontanellato. Insomma, un concentrato di emozioni per far emergere nel panorama dell’arte italiana il, grande, seducente “Pittore della luce”, che stupirà per quel continuo passaggio di registro dal sacro al profano e che condizionerà molti artisti fino all’epoca barocca.

19 settembre 2008          achille guzzardella

LA FILOSOFIA E L'ARTE DI SHINJO ITO A MILANO 

E' stata presentata in questi giorni a Palazzo Crivelli di Milano, con grande interesse di pubblico, la Mostra "In Arte, Buddha. La Filosofia e l'Arte di Shinjo Ito" con l'eccezionale presenza di Sua Santità Shinso Ito, figlia di Shinjo Ito e leader spirituale della corrente buddhista Shinnjo-en.Le opere, esposte per la prima volta in Italia e firmate da Shinjo Ito, uno dei più importanti artisti buddhisti giapponesi del XX Secolo, sono state suddivise in cinque parti: Statuaria Buddhista, Rilievi, Busti e altre Statue, Calligrafia, Incisioni e Disegni, Fotografia.Dopo Tokyo, Osaka, Nagoya, Fukuoca, Sapporo, New York, Chicago e Los Angeles la Mostra, che è stata ospitata a Milano, proseguirà per Firenze al Museo Nazionale Alinari della Fotografia dal 30 Ottobre al 30 Novembre.La Mostra è stata organizzata in collaborazione con Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia e con il patrocinio del Comune di Milano.Le visite alla Mostra che sono gratuite, consentendo la partecipazione di un numero limitato di persone necessitano di prenotazione. Per info: www.shinjoito.com/it  

Settembre 2008                                    AMont*  

CANOVA ALLA CORTE DEGLI ZAR  

E’ ancora visibile la mostra inaugurata a Palazzo Reale di Milano il 23 Febbraio scorso sulle sculture Neoclassiche italiane collocate  all’Ermitage di San Pietroburgo. La mostra prorogata per il grande successo di pubblico è unica nel suo genere. Certamente l’opera caratterizzante l’esposizione è: “Danzatrice con le mani sui fianchi “ di Antonio Canova, marmo del 1812 che si erge in tutto il suo splendore compiacente di essere ammirato. E poi c’è una delle repliche della famosa “Testa ideale di Elena” di mano Canoviana come pure “Testa di Paride” e “Testa del Genio della Morte”, e pure “Le Grazie” e “Maddalena penitente” e “Amorino Alato”. Completano la mostra diversi marmi dei più bravi scultori che seguirono l’esempio del grande Maestro di Possagno. Voglio menzionare: Lorenzo Bartolini, scultore che con “La Fiducia In Dio” (La prima esguita è al Poldi Pezzoli di  Milano) raggiunge un posto rilevante nella Storia della scultura Italiana e lo fa considerare lo scultore più interessane dopo il Canova del primo Ottocento Italiano (in mostra anche: “Ninfa dello scorpione” e “L’ammostatore-Bacco fanciullo”); e poi ci sono opere di Pietro Tenerani (in mostra: “Flora” e “Psiche svenuta” e i bei busti: “Busto del principe Michail Voroncov”, “Busto della granduchessa Marija Nikolaevna”), di Pompeo Marchesi (in mostra: “Busto del granduca Aleksandr Nikolaevič”), di Giovanni Antonio Cybei (in mostra: “Stagioni”), di Luigi Bienaimè (in mostra il bel marmo: “Busto di Nicola I” e “Amore che abbevera le colombe di Venere” e “Pastorella” e “Zefiro” e “Baccante danzante”) , di Carlo Albacini (in mostra: “Flora” e “Iside”), di Carlo Finelli (in mosra : “Le Ore danzanti” e “Venere che sorge da una conchiglia”), di Emil Wolff (in mostra: “Amore con gli attributi di Ercole” e “Psiche con l’urna di Proserpina” e “Ninfa in riposo dopo la caccia”), e di John Gibson (in mostra: “Amore pastore”) di Rinaldo Rinaldi (in mostra: “La Pace”), e di Bertel Thorvaldsen (in mostra un bel “Ganimede”), e di Giovanni Duprè (in mostra: “ Pescatore” e “Bacchino” della crittogama). Fanno da cornice alla bella mostra una serie di splendidi vasi di marmi pregati, i vasi delle manifatture imperiali.   Una mostra unica, da non perdere. 

Milano - 27 luglio 2008 -                            achille guzzardella

Corrente e Sassu a Palazzo Reale            (fino al 7 settembre)

Con piacere ho visto alcuni giorni fa le due mostre, inaugurate a Palazzo Reale di Milano il 10 giugno scorso e visibili fino al 7 settembre 2008, relative, la prima agli oli  e acquarelli di Aligi Sassu, la seconda, dal titolo Corrente-Le Parole della Vita-Opere 1930-1945, esposizione  di  quel periodo fortunato dell’Arte Italiana di tanti artisti che ho in gran parte conosciuto e ritratto in scultura. Menziono gli artisti in mostra, tutti maestri dell’Arte Italiana del secolo scorso: Badodi, Birolli, Broggini, Cassinari, Cherchi, Fontana, Gauli, Genni, Guttuso,  Lanaro, Mafai, Manzù, Migneco, Morlotti, Mucchi, Paganin, Pirandello, Santomaso, Sassu, Scipione, Tomea, Treccani, Valenti, Vedova. Il mio invito a vedere le mostre in questione è per tutti ma, è rivolto soprattutto ai giovani, ai giovani dei licei e delle accademie, per potere carpire gli aspetti di una felice stagione dell’Arte Italiana dove i valori erano quelli di sempre, quelli della pittura e della scultura, delle arti figurative.     

Milano - 14 Luglio 2008                                                      achille guzzardella

L’Autoritratto di Yan Pei-Ming al GAMeC  di Bergamo      

Inaugurata il 19 marzo 2008 la mostra personale dell’artista Yan Pei-Ming alla GAMec - galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, via San Tomaso, 53. Prima personale in un museo italiano dedicata a questo artista di origini cinesi, uno dei maggiori protagonisti dell’arte  internazionale contemporanea. In visione venti opere di grande formato, tra cui molti acquarelli, per la maggior parte esposte per la prima volta al pubblico. Da citare International Landscape, 2006; Pape Jean-Paul II, 2005; Selfportrait af Four Ages, 2006; la serie di acquarelli New Born, New Life, 2007. La mostra è articolata in quattro sezioni tematiche: Autoritratto con paesaggio, Autoritratto con religione, Autoritratto con parenti, ed infine Autoritratto con vita e morte. La pittura di Yan Pei-Ming è caratterizzata da un impianto materico mediante l’applicazione di pennellate violente. I primi dipinti sono quasi monocromatici, nero, bianco, rosso. Fino al 27 luglio, la GAMeC di Bergamo (insieme alla mostra di Luca Vitone, di Victor Man e della rinnovata collezione permanente). Orari: martedì-domenica: 10-19; giovedì 10-22 – lunedì chiuso – Ingresso intero 4,00 euro; ridotto 2,50 euro (il biglietto dà diritto all’accesso a tutte le mostre). In rassegna  Papa Giovanni XXIII, eseguito nel 2005, olio su tela (commissionato a Yan Pei-Ming dalla Banca Popolare di Bergamo che l’ha concesso in deposito alla GAMeC), Mao del 2005, Paesaggio internazionale, 2006, (olio su tela, 200x400 cm), L’ultimo imperatore, 2007, Autoritratto, 2007. Le opere eseguite ad olio sono state realizzate nello studio di Digione, invece per quanto riguarda gli acquarelli a Shanghai (dove è nato nel 1960), usando carta e colori inglesi, ma acqua e pennelli cinesi. Accompagna la mostra un catalogo bilingue, edito da Electa, Milano,2008, con un testo di Giacinto di Pietrantonio, formato cm 28x28 – pagine 144, prezzo 55 euro. Yan Pei-Ming emigra nel 1981 in Francia, dove studia prima all’Ecole nazionale des Beaux-Arts di Dijon  poi all’Institut des Hautès Etudes en Art Plastique di Parigi. Fin dall’inizio l’artista si distingue per i temi della figura umana e soprattutto per il ritratto. Ha partecipato alla Biennale di Venezia (1953, 2003), alla Biennale di Lione  (1997), alla Biennale di Siviglia (2006) e dopo alla Biennale di Istanbul (2007). Per informazioni GAMeC tel. 035.270272 – fax: 035.236962 – www.gamec.it. – Servizi educativi: tel. 035.399529 – e.mail: giovanna.brambilla@gamec.it   

 Milano - 12 luglio 2008 -                               Giuseppe Lippoli  

GRANDI MOSTRE SUI LIGARI                        (fino al 19 luglio)

La mostra “ I Ligari – Pittori del ‘700 Lombardo”, nelle due sedi milanesi Galleria  Gruppo Credito Valtellinese e Museo Diocesano, rimarrà aperta fino al 19 luglio 2008. Le due esposizioni hanno riscosso notevole successo di pubblico. Voglio qui segnalare alcune delle tele più interessanti:  di Pietro Ligari  “L’Immacolata con Gesù bambino e l’Eterno” , “La decollazione di San Giovanni Battista” , la “Confutazione dell’eresia” e i bei ritratti di Gervasio Ligari e di Giovanni Andrea Ligari, parroco di Colorina e di Cesare Ligari la bella tela, interessante per il girotondo quasi ascensionale dei santi fraticelli attorno al crocifisso dal titolo “I l crocefisisso con Sant’ Antonio di Padova, San Giuseppe di Leonessa, San Fedele da Sigmaringen e i due santi francescani” e l’olio su tela “Cena di Emmaus” custodito a Torino nel Convento della Congregazione di San Filippo. Di Vittoria Ligari segnalo “Mosè fanciullo spregiatore del faraone” della Banca Popolare di Sondrio”.

Milano - 10 luglio 2008 -                             Achille Guzzardella

Mostra delle opere acquisite dal Museo della Permanente dagli anni '70 ai nostri giorni

Museo della Permanente – mostra delle opere acquisite dal 1970 ad oggi Aperta al pubblico al palazzo della Permanente di Milano la bella rassegna sulle opere del museo della insigne istituzione ottocentesca. La prima parte della rassegna era stata esposta un anno fa. Sono presenti le opere donate dagli anni settanta ad oggi. Mostra che meriterebbe un bel successo di pubblico, curata e ben allestita dal direttore del museo Alberto Ghinzani e dal critico Alberto Veca. La rassegna sarà visibile fino al 31 Agosto, un occasione per i visitatori di conoscere l’operato nelle differenti tendenze artistiche ma sempre ben riconducibili alla realtà pittorica, scultorea o grafica dei maggiori e più importanti artisti che hanno operato e operano tutt’ora nel territorio Lombardo. Sono presenti opere di Giuliano Vangi, Tino Vaglieri, Attiglio Steffanoni, Attiglio Rossi, Franco Rognoni, Giuseppe Novello, Alfredo Mazzotta, Giovanni Mattio, Trento Longaretti, Piero Leddi, Achille Guzzardella, Piero Giunni, Alberto Gianquinto, Renato Galbusera, Renato Ferrari, Guido Di Fidio, Giancarlo Colli, Giovanni Cerri, Carlo Cattaneo, Giovanni Cappelli, Giovanni Blandino, Enzo Vicentini, Emilio Tadini, Anna Santiniello, Alfredo Pizzo Greco, Mimmo Paladino, Armando Marrocco, Agenore Fabbri, Lucio Del Pezzo, Otello Brocca, Grazia Varisco, Walter Walentini, Mauro Staccioli, Giancarlo Sangregorio, Mauro Reggiani, Lorenzo Piemonti, Gianfranco Pardi, Elena Mezzadra, Vittorio Matino, Luigi Fulvi, Michele Festa, Bruno Di Bello, Enrico Della Torre, Alex Corno, Pietro Coletta, Nino Cassani, Giovanni Campus, Agostino Bonalumi, Rodolfo Aricò, Togo(Enzo Migneco), Gianriccardo Piccoli, Giancarlo Ossola, Gino Meloni, Attilio Forgioli, Franco Daleffe, Giuliano Collina, Nado Canuti, Franco Zazzeri, Giulio Turcato, Luigi Stradella, Amilcare Rambelli, Mario Raciti, Cristiano Plicato, Aldo Pancheri, Gottardo Ortelli, Claudio Olivieri, Giancarlo Marchese, Paolo Iachetti, Costantino Guenzi, Giorgio Griffa, Alberto Ghinzani, Libero Ferretti, Enzo Esposito, Sergio D’Angelo, Alfredo Chighine, Giancarlo Cerri, Alik Cavaliere-Emilio Scanavino. 

Milano - 9 Luglio 2008 -                 achille guzzardella

 

LIGABUE  -  250 opere  a  Palazzo Reale      (fino al 26 ottobre)

Ligabue torna a Milano, dopo quasi trent’anni dalla prima mostra, per una consacrazione vera e propria che restituisce a questo grande artista il ruolo che gli spetta a pieno titolo nella pittura italiana del ‘900. L’esposizione presso Palazzo Reale, curata da Augusto Agosta Tota con catalogo edito da Franco Maria Ricci, può essere definita la più grande mostra mai realizzata su Ligabue: oltre 250 opere di cui ben 215 dipinti a olio - quindici dei quali inediti - oltre ad oggetti che gli appartenevano e una ricca filmografia d’epoca (di Raffaele Andreassi) che ci racconta la sua vicenda umana con una poetica struggente. La mostra si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Si avvale inoltre del patrocinio di: Senato della Repubblica; Presidenza del Consiglio dei Ministri; Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Ministero della Pubblica Istruzione; Regione Lombardia; Provincia di Milano. Un genio, quello di Ligabue - spiega Vittorio Sgarbi nel suo testo in catalogo - che nella sua assoluta istintività, nella sua arcaica complicità con la natura, era in grado di inserirsi a pieno titolo nell’arte contemporanea, proponendo un linguaggio figurativo che parla di cose semplici a persone altrettanto semplici. Ligabue identificava il perfetto artista popolare, il “poeta contadino” che non poteva non raccogliere i favori di Zavattini e di coloro che trovavano in lui un sicuro punto di riferimento nella cultura italiana del Dopoguerra. A qualcuno - scrive il critico Luigi Cavallo nel suo contributo in catalogo - la mostra potrà sembrare il seguito di quel “Miracolo a Milano” di Cesare Zavattini, tra i primi sostenitori del pittore, in cui non era facile distinguere tra realtà e fantasia, tenerezza e amarezza se non attraverso argomenti oggi in disuso, come la nostalgia, la malinconia. E così è davanti ai quadri di Ligabue: scene di vita vista con gli occhi di chi, per dramma o per fortuna, è rimasto imprigionato nel fanciullo primordiale. Senza per questo (semmai proprio per questo) non diventare pittore maturo, consapevole, come spiega nel suo testo in catalogo un altro grande artista del ‘900, Marino Mazzacurati, o come sottolineano i numerosi autoritratti. In mostra ne è presente un’intera sezione. L’iconografia sempre intensa, eccitata, goffa e grandiosa degli autoritratti è quella che ciascuno di noi si porta dentro: terribile o grottesca, struggente nella confessione delle proprie interiori paure, infantile nell’impaccio, aggressiva nell’eccitazione di un’inquietudine segreta e instabile, sfrontata con sguardo di sfida, in una galleria di situazioni ed emozioni che trascorre attraverso tutti i sentimenti dell’esistenza. Un diario intimo che Ligabue è venuto annotando con ostinazione maniacale, emozione fatta pittura, attraverso colore e forma che aderiscono al sentire, si impastano con esso. Si intreccia inevitabilmente con l’altro grande filone degli animali, ritratti con una drammaticità che ci lascia sorpresi ogni volta.  Provava per loro un amore fortissimo – dice Mazzacurati – e nell’aia di casa bastava che facesse strani gesti con le mani ed emettesse un leggero sibilo, perchè tutti gli animali come impazziti gli corressero intorno. È il mito di Orfeo o del Flauto Magico, questo del mettersi in rapporto con le forme più elementari di animalità, per giungere a possedere nella sua interezza sè stesso e per questa via, attraverso le prove dell’acqua e del fuoco, poter salire alle stelle. E noi con lui, con Ligabue: o perlomeno questa è l’emozione che regala la mostra, l’evento artistico di Milano che dà il benvenuto a un grande pittore e riesce a restituirci tutto il suo dramma della vicenda umana, con rigore ma anche poesia, senza inquinare, anzi, arricchendola, la straordinaria qualità pittorica di uno dei più grandi artisti italiani del ‘900.  

Milano - Palazzo Reale -

MOSTRE DEGLI ARTISTI DELLA PERMANENTE  IN TRE SEDI

La Permanente con l’impegno della Commissione Artistica 2007-2008 è riuscita a realizzare ben tre esposizioni dei soci artisti. La prima si è tenuta dal 12 aprile al 12 maggio nella città di Garbagnate Milanese nello  spazio comunale Corte Valenti, mostra dedicata a ben 51 scultori che operano per lo più nella capitale lombarda, sculture sia astratte che figurative e concettuali. La seconda mostra si è tenuta nella  Villa Tittoni di Desio dal 6 a 25 maggio. Mostra realizzata da ben 166 artisti, pittori, scultori e grafici; una panoramica sulla produzione lombarda contemporanea, accanto all' esposizione permanente museale del caro scultore Giuseppe Scalvini che fu per tanti anni animatore della vita artistica ed espositiva della storica istituzione milanese. La terza mostra che documenta l’opera di ben 157 artisti, inaugurata nel Palazzo Gallio a Gravedona sul lago di Como nell’alto Lario occidentale è di sicuro impatto visivo. Si è inaugurata il 28 giugno e rimarrà aperta fino al 27 luglio. Sono bene esposte opere di amici scultori, pittori e grafici. Artisti noti operanti nel territorio lombardo ma anche giovani promesse. La mostra è ben allestita e curata nel suo percorso. Cito alcuni nomi presenti oltre il sottoscritto: Alberto Ghinzani, Franco Zazzeri, Alfredo Mazzotta, Pino Di Gennaro, Luciano Bocchioli, Nino Cassani, Giancarlo Colli, Francesca Magro, Elvino Motti, Giulio Crisanti, Harry Rosenthal, Giorgio Scaini, Giorgio Scano, Togo  e Franco Vasconi.

Milano, 7 luglio 2008 -                     Achille Guzzardella

ALIGI SASSU a Palazzo Reale  (17 giugno - 7 settembre)

La Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano, e lo Studio-Archivio Sassu di Milano, hanno realizzato la mostra Aligi Sassu: dal mito alla realtà. Dipinti degli Anni Trenta permette di scoprire la stagione più ricca nella lunga ricerca artistica di Sassu, dal punto di vista sia della sperimentazione linguistica sia della messa a fuoco dei soggetti. Sassu è stato un artista precoce. Fu scoperto da Martinetti e fatto esporre a soli sedici anni alla Biennale di Venezia, nella sala riservata ai Futuristi. La scelta di circoscrivere l’esposizione alla pittura, Sassu fu anche scultore, autore di numerose opere monumentali, ceramista, illustratore, scenografo, risponde alla volontà di esplorare proprio l’evoluzione del linguaggio dell’artista, dalle forme del mito a quelle della realtà. Evoluzione che trova nella pittura le sue pagine più indicative. La mostra è curata da Giuseppe Bonini. Gli apparati scientifici sono a cura di Giuseppe Bonini e Barbara Oteri. 

Milano, 15 giugno 2008            achille guzzardella

GIANNI DOVA  alla galleria "Il Castello"

Tra le varie mostre viste a Milano in questi mesi del 2008 finalmente una esposizione degna di nota, quella su Gianni Dova. Inaugurata l’8 Maggio  alla galleria “il Castello” dai due fratelli Conte, figli di quel  guido Conte. gallerista della Brera di anni fa. L’esposizione riesce a coinvolgere anche il più profano dei visitatori se non altro per la varietà e la bellezza dei colori dei molti oli appesi. Dova è sempre Dova, con le sue atmosfere magiche fatte di spazi, di forme, di equilibri quasi scultorei messi in luce a mio giudizio proprio in questa mostra. Chi è attento rimane coinvolto e si compiace di queste forme, di questi colori turchini. È il Dova degli anni ’50-60, il Gianni migliore, quello chiaro, netto e misterioso. Ogni artista, ogni artista vero, ha dei momenti e periodi felici e questo è quello di grazia, anche se tutta l’opera dell’artista Romano, ma di crescita e vita  d’artista Milanese, è interessante e felice. Anche l’ultimo periodo della sua arte, quello che io conobbi più direttamente e vidi fare in alcune realizzazioni quando andai a ritrarre l’artista (in seguito, poi, presi l’abitudine di andarlo trovare e diventammo amici) è magico per i colori e si presta ancor più per indovinate combinazioni estetiche. Il quadro di Dova non perde la funzione d’un tempo, allieta e abbellisce l’ambiente. Non voglio entrare nel merito delle singole opere in mostra ma vi invito ad andare a vedere l’indovinata e  bella esposizione, messa in opera dai due giovani galleristi milanesi, che ben ricorda l’amico e maestro del  secolo passato. 

Milano - 29 Maggio 2008                                                              achille guzzardella

A MILANO SCRITTURA DI LUCE E COLORI FRA RUSSIA E ITALIA 

In posizione strategica e privilegiata, nel cuore della metropoli lombarda, la "Casa del Pane" di Porta Venezia ospiterà in questi giorni un'interessante mostra d'arte contemporanea dal suggestivo titolo "Visioni D’Autore – Beyond The Views", e patrocinata dal Comune di Milano, con tre Artisti a confronto: due fotografi russi e un pittore italiano, lontani nella tecnica ma vicini nelle tematiche: Lev Melikhov, importante esponente della fotografia internazionale; Sergey Yastrzhembskiy, noto fotografo russo, nonchè, Consigliere Speciale di V. Putin per i rapporti con l'Unione Europea; Giuseppe Viola, pittore, scultore a livello internazionale e fondatore della corrente Imagismo. Delle oltre 100 opere selezionate per questa esposizione, sono stati attentamente valutati lavori che, se pure differenti tra loro per tecnica e impatto visivo, confermano una stretta relazione per quanto riguarda il soggetto, conferendo alla totalità della mostra un percorso omogeneo sicuramente interessante per il visitatore attento che di fatto potrà ammirare gli stessi soggetti, stessi luoghi e stessi personaggi osservati ed interpretati in maniera differente dai tre artisti, stimolandone curiosità e critica. Una precisa linea nell'allestimento ed una logica e studiata disposizione delle opere conferiscono alla mostra una visione lineare ed avvincente. L'esposizione, riproponendo il dialogo tra fotografia e pittura da cui è nata la modernità con le ricerche degli impressionisti, si propone come atto culturale, esponendo per la prima volta al pubblico italiano le opere di due artisti russi dall'obiettivo magico e rileggendo - alla luce del confronto - l'opera pittorica di un artista italiano conclamato quale è Giusppe Viola. Ne emerge un risultato suggestivo, che ripropone l'attualità di tale confronto. La mostra aprirà al pubblico dal 30 Maggio al 22 Giugno 2008; il catalogo edito da Nava Milano è stato curato dal Critico d'Arte Domenico Montalto mentre l'organizzazione della mostra è stata affidata al Centro Diffusione Arte.

La mostra si sposterà a Mosca nel Maggio 2009. Per info: Tel.+39 02 90721422 

Maggio 2008                                                           AMont*.  

VILLA NECCHI - CASA MUSEO

Si è tenuta oggi l'inaugurazione di Villa Necchi Campiglio, che da domani sarà ufficialmente aperta al pubblico nella sua nuova veste di "casa museo" milanese dopo oltre tre anni di lavori di restauro e 6 milioni circa di euro di costi. Donata nel 2001 dalle ultime proprietarie al Fondo per l'Ambiente Italiano (Fai), Villa Necchi Campiglio è una della rarissime case rubane del centro di Milano ed è stata recuperata grazie a un Accordo di programma (da 4,6 milioni di euro) promosso nel 2004 dalla Regione e siglato nel 2005 con il Fai, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia e il Comune di Milano. "Sono emozionato e orgoglioso di essere qui oggi - ha dichiarato il presidente lombardo, Roberto Formigoni, nel corso della cerimonia di inaugurazione - alla presentazione di un gioiello architettonico come questo che rappresenta uno straordinario esempio della nostra cultura, del nostro lavoro e del rapporto tra il nostro territorio e la sua gente. Villa Necchi Campiglio è una bellezza che parla a noi e ai visitatori che vogliono conoscerci fino in fondo". Formigoni ha sottolineato quindi "l'importanza del contributo dei privati nel restauro della villa e della capacità delle istituzioni pubbliche di coinvolgerli in progetti di alto valore culturale". "La prospettiva dell'Expo 2015 - ha aggiunto Formigoni - accentua ancor di più la possibilità che abbiamo di rendere accessibili al pubblico altri tesori della nostra Regioni semi sconosciuti al grande pubblico. Da alcuni anni la Regione ha deciso di seguire la strada dell'Accordo di Programma come quello che ha portato al recupero di questa villa: ad oggi ne sono stati sottoscritti 21 per 185 milioni di euro, e sempre 21 sono i cantieri culturali aperti. Molti di questi Accordi sono stati con il Fai, come Villa Panza a Varese e il mulino di Baresi a Roncobello, in provincia di Bergamo". "Oggi uno dei tesori di Milano - ha spiegato l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Massimo Zanello, anch'egli presente all'inaugurazione - torna a rivivere grazie alla collaborazione tra pubblico e privato che ha reso possibile donare alla fruizione di tutti non solo questo splendido gioiello architettonico ma anche le collezioni in esso contenute, come quella di Claudia Gian Ferrari".   

Milano, 28 maggio 2008                     achille guzzardella

DISEGNI DI WALTER LAZZARO  

Note d'infanzia del 1921 è il primo disegno realizzato dal maestro Walter Lazzaro (1914-1989), tecnica mistra su cartoncino, all'età di sette anni, con dedica al padre riportato sul retro del dipinto. L'opera pubblicata sul catalogo monografico Walter Lazzaro. Raccolta dei disegni. A cura di Wanna Allievi, testi di Felice Bonalumi e Simone Ferrari, edito da Giorgio Mondadori, Milano, 2008, foto in bianco e nero, pagine 184. In copertina Autocamaldolese, conosciuto ache con il titolo Autoritratto, 1944, disegno a matita su carta. Il volume presentato in occasione della mostra  personale dell'artista romano nella galleria d'arte Lazzaro by Corsi, via Broletto, 39 - Milano. In esposizione disegni tra i più significativi che Lazzaro  ha eseguito, alcuni di essi inediti, altri ancora in visione al pubblico per la prima volta. Disegnare per Lazzaro non è mai stato un esercizio minore bensì  parallela a quella pittorica. Una delle caratteristiche primordiale dell'artista è stata quella di sperimentare diverse tecniche usando molti materiali con risultati notevoli, matita, penna, pastello, carboncino, tempera, sia su carta, cartone, cartoncino,  tecniche miste e sanguigna su carta. Lazzaro disegnava ovunque si trovasse e su qualsiasi supporto  e senza uno stile univoco, spesso quelli che aveva a portata di mano (interni di buste, biglietti di treno, cartoline postali, e persino la copertina di un elettrocardiogramma). Esempio lampante è il titolo Sul treno del 1972, un bellissimo disegno,  matita su carta eseguito su cartolina postale. Altri ancora Europa unita, 1960, penna su carta; Attesa, 1970; In treno, 1970; Ricordo di settembre, 1971, tecnica mista su carta; Cavallo, 1981, tecnica mista su carta. Per questo motivo sia la monografia  che la mostra sono suddivise per argomenti; figure, ritratti, autoritratti, nudi, paesaggi, animali, opere sacre, rispettandone però l'ordine cronologico. In rassegna anche diversi omaggi a grandi della nostra pittura e della nostra letteratura: Al grande Morandi del 1953, dello stesso periodo Carrà, due omaggio a Ungaretti, rispettivamente del 1961 e del 1969, e poi ancora omaggio a De Chirico (del 1961 e del 1975). Alcuni lavori della fase iniziale: Giovinetta (da Leonardo), disegno, matita su carta, 1931, Battistero, 1933, matita colorata su carta.  Da citare altri due lavori del periodo giovanile intitolati Pensionato,  entrambi del 1935. Segue una serie di Volti sia maschile che femminile, Maternità del 1968. Per concludere, la strada per storicizzare anche questo aspetto continua. Catalogo disponibile in galleria - telefono e Fax: 02.8052021 - www.gallerialazzaro.it 

 Milano -29 maggio 2008 -       Giuseppe Lippoli

CORREGGIO                             (a Parma dal 20 settembre)

E' destinata a bissare il clamoroso successo della mostra del Parmigianino e resterà nella storia come la più ampia ed organica mostra che mai sia stata dedicata ad Antonio Allegri più noto come Correggio.
Per organizzare questo grande evento di rilievo internazionale, atteso da anni, è stato da poco istituito un Comitato, frutto di un importante sforzo congiunto delle istituzioni di Parma: Comune, Provincia, Soprintendenza, Università, Diocesi, Monastero di San Giovanni Evangelista, con il sostegno della Fondazione Cariparma. Tutto per rendere omaggio a colui che rappresenta uno dei più grandi artisti dell'epoca rinascimentale: il Correggio, appunto.
Dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009, nelle sale della Galleria Nazionale in Pilotta e all'interno del Teatro Farnese sarà concentrato un insieme strepitoso delle opere più significative del Correggio oggi "trasportabile" esistente nei diversi musei di tutto il mondo. Una mostra superba, quella curata da Lucia Fornari Schianchi e organizzata da Luca Sommi, che diventa parte di un percorso davvero emozionante che porterà ad ammirare - tutti concentrati in un raggio di poche centinaia di metri intorno alla mostra - i tre capolavori assoluti del Correggio: i sontuosi cicli affrescati nella Cupola della Cattedrale, quelli nelle due Cupole del Monastero di San Giovanni Evangelista e il sublime insieme rappresentato dalla Camera della Badessa in San Paolo. Da sottolineare che sarà possibile salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San Giovanni, grazie a speciali impalcature che saranno allestite per l'occasione e offriranno l'opportunità di apprezzare da vicino questi due straordinari capolavori. Per apprezzare meglio il contesto storico in cui operò il Correggio, verrà anche proposto un itinerario alla scoperta di superbe opere di vari Maestri del Rinascimento: in primis, la meravigliosa Camera d'Oro del Castello di Torrechiara e la Camera di Diana nel castelli di Fontanellato. Insomma, un concentrato di emozioni per far emergere nel panorama dell'arte italiana il, grande, seducente "Pittore della luce", che stupirà per quel continuo passaggio di registro dal sacro al profano e che condizionerà molti artisti fino all'epoca barocca.      

15 aprile 2008                       achille guzzardella

ALLA SOCIETA' UMANITARIA LA PRIMA ESPOSIZIONE MONOGRAFICA DI GIANNI VILLA 

Si è inaugurata in questi giorni presso gli spazi espositivi della Società Umanitaria di Milano una personale del Maestro Gianni Villa, curata da Rolando Bellini e Monica Triguna. Gianni Villa, sessant'anni suonati, figura salda e piena, ciuffo da ragazzino e occhiali da presbite, un sorriso aperto che non ha età è un uomo singolare anche nel vestire oltre che nel dire spiccio. La mostra, prima esposizione monografica dell'artista, milanese di nascita, presenta un'ampia selezione delle opere del Maestro ripercorrendo tutto il suo percorso artistico dagli anni '70 ad oggi. L'esposizione svolge attraverso la lettura dei curatori, il linguaggio segnico dell'artista. Gianni Villa è un creativo affascinato dalla ricerca artistica, sinonimo, per lo meno per lui, di armonia anarchica, un ossimoro desueto. Teatri di legno e di terra, di pietra e di plastica, questa galassia in costante espansione propone alfine un ventaglio inaspettato, imprevedibile "di valori tattili". Proprio attraverso questo suo modo di operare si manifesta l'eccentricità e tutta l'originalità del vedere sognante, fantasmatico e tuttavia profondo e originale dell'artista. Il Maestro mette in gioco i legami (tutti i possibili) fra scienza e tecnica da un lato e, dall'altro, morale e religione. La spiritualità e la materialità, l'etica, ma anche il nocciolo duro della scienza dei suoi molti domini sono posti su un unico piano.Una metafora, quella di Gianni Villa, ora drammatica - quella dei suoi cavalieri - ed ora allegra e scanzonata - quella degli "straballazz" - dell'incredibile mondo oggidiano.  Una mostra che affranca positivamente la curiosità artistica di ogni visitatore. 

Milano, Aprile 2008                                                                     AMont*

MIART 2008: UN SUCCESSO DI VENDITE E DI PUBBLICO

MiArt 2008: un successo di presenze, vendite e critica. Migliaia di visitatori hanno affollato i tre padiglioni di fieramilanocity. La Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si afferma così evento di richiamo per Milano, oltre a confermarsi punto di riferimento per collezionisti importanti, numerosi in questa edizione della manifestazione. MiArt 2008 si è aperta con un grande evento inaugurale a cui hanno partecipato oltre 17 mila visitatori per un totale di oltre 38mila presenze. Circa 900 i giornalisti accreditati fra italiani e stranieri, 200 le gallerie presenti, di cui un terzo estere, un ulteriore dato significativo dell'espansione internazionale e dell'attenzione di cui la fiera gode da parte delle gallerie straniere.Un parterre importante di appassionati e collezionisti internazionali. Centinaia di iniziative sparse per la città grazie alla sinergia sviluppata con le istituzioni che collaborano con MiArt a cominciare dagli enti patrocinatori, Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia e alle altre importanti istituzioni pubbliche e private come Università Iulm, NABA, Fondazione Stelline, Fondazione Pomodoro, ICE, l'Associazione ACACIA, Artegiovane Milano, Contemporanea.'L'edizione numero tredici di MiArt ha rappresentato un'importante progetto per tutta la città - ha dichiarato Paolo Galassi, Presidente di Fiera Milano International - poichè è riuscita a fare sistema dando vita non solo a un grande evento fieristico, ma anche a una festa dell'arte che ha coinvolto Milano a 360 gradi"."Questa edizione si chiude con ottimi risultati di vendite e grande soddisfazione da parte dei galleristi, sia in termini di numero e qualità dei visitatori, sia per le trattative avviate in fiera" afferma Sandro Bicocchi, Amministratore Delegato di Fiera Milano International.Proprio i risultati positivi delle vendite, i dati sull'affluenza di pubblico qualificato e l'interesse manifestato da tutti i media per la manifestazione e i suoi eventi collaterali, confermano la tenuta del mercato dell'arte e rendono Milano meta privilegiata del collezionismo e "capitale" italiana del mercato e della cultura.  

Milano, Aprile 2008                                                                 AMont*

 

I GRANDI CAPOLAVORI DEL LOUVRE AL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA DI VERONA 

Sarà "La Bella Ferronière", capolavoro di Leonardo da Vinci, il testimonial della grande mostra "IL LOUVRE, Capolavori a Verona. Leonardo, Raffaello, Rembrandt e gli altri. Ritratti e figure" che aprirà i battenti il prossimo 19 Settembre alla Gran Guardia della città scaligera e sarà aperta al pubblico sino al 15 Febbraio 2009. Con "La Bella Ferronière" giungeranno a Verona altri 140 capolavori del museo parigino, tutte opere regolarmente esposte nelle sale del Louvre e non provenienti dai depositi. Nel mondo si tratta del maggior prestito mai concesso dal Louvre. La mostra ideata da Brigitte Gallini, Marco Goldin e Vincent Pomaréde è la prima di un progetto quariennale che dal prossimo Autunno al 2011 intende portare a Verona, con cadenza annuale, capolavori mai visti provenientii da alcuni dei principali musei del mondo. Nel progetto sono infatti direttamente coinvolti il Louvre, il Museum of Fine Arts di Boston, il Musée Rodin di Parigi, il Van Gogh Museum di Amsterdam ed il Kroller-Muller Museum di Otterlo, ovvero i due "santuari" delle opere di Van Gogh. Cinque secoli di grande pittura, ma anche di sculture e disegno, raccontati in modo trasversale in un rimando continuo di temi, soggetti e sensazioni. Le cinque sezioni della mostra - afferma Marco Goldin - attraverso circa 140 opere totali con una larga maggioranza di dipinti, tracciano una strada che descrive la messa in scena di una classe sociale tra realismo e allegoria. Ma poi abbandonano questo tono sfarzoso, o talvolta dolente nella rappresentazione del popolo, per concentrarsi su quel percorso che va dall'intimo al sacro.Idea della rappresentazione privata, e quasi silenziosa, che occupa tutta la parte conclusiva della mostra, se si eccettuano i quadri dedicati al ritratto mitologico. Perchè il ritratto dell'anima prima, e la rappresentazione della morte poi, sono il sigillo sull'idea del volto e del corpo. Uno specchio, una voce, una cenere che si spinge sul mondo. Il fascino della figura umana e il fascino del pensiero. Come sogno e memoria.La mostra è promossa dal Comune di Verona, dal Museo du Louvre e da Linea d'Ombra per l'organizzazione mentre l'edizione del catalogo è stata curata da Linea d'Ombra Libri.  Per informazioni: www.lineadombra.it 

Milano, Aprile 2008                                             AMont*

FRANCIS BACON         (dal 5 marzo al 29 giugno a Palazzo Reale)

Lo straordinario percorso artistico di Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) si può ammirare a Palazzo Reale di Milano in una mostra antologica promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, organizzata e prodotta da Palazzo Reale, Skira e Arthemisia. La mostra punta a sottolineare l’importanza di uno dei massimi artisti della seconda metà del XX secolo, nelle cui opere trova espressione il sentimento interiore e individuale dell’uomo moderno, con immagini forti e violentemente tragiche. Dai piccoli intensissimi ritratti ai monumentali trittici, i suoi quadri risultano contraddistinti da una profonda partecipazione emozionale e da valenze simboliche del tutto personali, ricche di allusioni cinematografiche, letterarie e religiose: un corpus senza eguali nella storia dell’arte degli ultimi cinquant’anni. 

Milano, 2 marzo 2008                   achille guzzardella

CESARE TALLONE

Museo Villa dei Cedri, Bellinzona, Svizzera 16 marzo - 15 giugno 2008

Cesare Tallone, pittore assai noto nella seconda metà dell’800, ma oggi confinato ai margini di una storia dell’arte che pure per lungo tempo lo ha considerato fra i più significativi esponenti di un’epoca. Il Museo, fra l’altro, nel 1989 aveva proposto un omaggio all’opera del figlio Guido. Dobbiamo risalire di oltre cinquant’anni, al 1953, per ritrovare una mostra monografica importante che faceva seguito a quella tenutasi nel lontano 1921 a due anni dalla sua morte. Certo le sue opere sono comparse in numerose mostre collettive sulla pittura dell’Ottocento, in particolare a Milano e a Bergamo, le due città nelle quali il pittore visse a lungo insegnando all’Accademia di Brera e all’Accademia Carrara: a Milano nel 1988 la mostra “Il secondo ottocento italiano, le poetiche del vero” e nel 1994 “Pittura lombarda del secondo ‘800, lo sguardo sulla realtà”, mentre a Bergamo tra il 1995 e il 1996 sono state allestite due mostre che presentavano opere di Tallone, quella per il “Centenario del circolo artistico” e quella sui “200 anni dell’Accademia Carrara”. L’unica mostra monografica che è stata realizzata recentemente è quella svoltasi a Lovere sul lago d’Iseo, dedicata soprattutto a quadri di paesaggio. Ed è proprio quale figura di insegnante eccellente – fra gli allievi ricordiamo Giuseppe Pellizza da Volpedo e Carlo Carrà – che l’artista viene più spesso ricordato, dimenticando invece la sua apprezzata attività come ritrattista. La mostra di Villa dei Cedri, prevede l’esposizione delle opere più significative del pittore, che illustrino lo svolgersi della sua carriera di maestro e di artista, con uno speciale riguardo alla produzione del ritratto, senza tralasciare i soggetti di genere ed il paesaggio, attraverso un confronto con opere di artisti a lui contemporanei come Giovanni Boldini, Antonio Mancini, Luigi Rossi, Adolfo Feragutti Visconti. Significativa è anche la presenza di opere di suoi allievi come Pellizza da Volpedo, di cui il museo possiede un quadro realizzato nel periodo in cui il pittore seguiva le lezioni di Tallone all’Accademia Carrara. Uno spazio è dedicato anche ad alcuni paesaggi e ritratti del figlio, Guido Tallone. Coinvolti per i prestiti musei italiani e svizzeri, oltre a prestigiose collezioni private.  La mostra è accompagnata da un catalogo introdotto dai saggi dei due curatori, Matteo Bianchi e Cristina Palma, e da apparati storico critici di sicuro interesse per la ricostruzione e la rivalutazione dell’attività dell’artista.

GIACOMO BALLA

Palazzo Reale di Milano presenta una retrospettiva sul grande maestro del futurismo curata da Giovanni Lista, Paolo Baldacci e Livia Velani  . L' intento è quello di riesaminare da vicino l'opera di un grande protagonista dell'avanguardia storica italiana che fu artista, progettista, inventore, fotografo, pubblicitario, attore di teatro e di cinema, scultore e pittore.  A trentasette anni dall'ultima retrospettiva romana a lui dedicata. Milano accoglie per la prima volta una mostra completa ed analitica dedicata a Balla che ripercorre il trentennio più importante della sua carriera: quello che va dal 1900 al 1929, dall'esperienza divisionista fino agli anni del futurismo. I visitatori avranno l'occasione di ammirare 200 opere tra olii, tempere, pastelli, acquarelli, disegni, assemblaggi, sculture, fotografie e documenti alcuni dei quali provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni private internazionali, come il Museum of Modern Art di New York, il Centre George Pompidou di Parigi e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Milano, 10 febbraio 2008          achille guzzardella

PRESENTATA ALLA FONDAZIONE ARNALDO POMODORO MiArt 08 

E' stata presentata presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro la prossima edizione di MiArt 08 con la presenza e gli interventi di autorità e rappresentanti della cultura milanese che hanno illustrato a giornalisti e critici le nuove peculiarità di questa prossima edizione. Questa Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea è da sempre un osservatorio attento e sensibile ad ogni evoluzione artistica e si conferma luogo culturalmente privilegiato per l'attenzione dedicata alle continue novità del mercato. I tre settori di MiArt, elemento distintivo della manifestazione, rappresentano l'arte italiana ed internazionale dalle avanguardie storiche alla sperimentazione più recente, attirando collezionisti con interessi ed esperienze differenti. Il Settore Moderno propone eccellenze della produzione Italiana ed internazionale dal Futurismo alla Metafisica, dal Cubismo all'Informale. Il Settore Contemporaneo presenta opere di artisti ormai storicizzati a partire dagli anni Settanta, mentre la sezione Anteprima è dedicata alle gallerie connotate dal carattere sperimentale delle proposte. Hanno animato il dibattito, con interventi personali: Sandro Bicocchi, Presidente Fiera Milano International, Paolo Taverna, Direttore Generale di Fiera Milano International, Massimo Zanello, Assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Giovanni Puglisi, Rettore dell'Università IULM, Milovan Farronato, curatore e consulente di MiArt 2008 per le gallerie di sperimentazione, Davide Rampello Presidente Triennale ed il grande Maestro Arnaldo Pomodoro.La tredicesima edizione di MiArt avrà luogo dal 4 al 7 Aprile 2008, con inaugurazione su invito Giovedì 3 Aprile, all'interno di "Fieramilanocity" nei padiglioni 1, 2 e 4 del Portello. Per informazioni: miart@fmi.it  www.miart.it  

Milano - 8 febbraio 2008  -                                    AMont*.

Arturo MartiniGrandi sculture da Vado Ligure  

Vado Ligure (SV), Museo di Villa Groppallo  6 dicembre 2007 - 8 marzo 2008 

A sessant’anni dalla sua scomparsa questa mostra rappresenta il tributo di Vado al grande maestro trevigiano che trovò nella cittadina ligure il conforto degli affetti e l’ambiente dove conobbe i suoi più felici momenti creativi.

Sono le vicende del primo conflitto mondiale a portare nel 1916 Arturo Martini in Liguria, prima a Genova, impegnato nell’industria bellica come tornitore e fonditore di proiettili e quindi a Vado Ligure come operaio specializzato presso l’officina Senigaglia. A Vado lo scultore si trasferisce dal 1920, anno del suo matrimonio con Brigida Pessano, dalla quale avrà due figli, Maria (Nena) e Antonio. Nonostante la sua permanenza nella cittadina ligure, dopo i primi anni, sia saltuaria, Martini non interrompe mai i contatti con Vado, cui lo legano la famiglia e la casa scelta come ricovero alle sue opere, che resterà un punto fermo nella sua vita irrequieta.  Nel periodo ligure il linguaggio plastico di Martini giunge a piena maturazione, l’esempio antiaulico e anticlassico della sua scultura depurata d’ogni particolare esornativo dal linguaggio della stilizzazione popolare, è destinato a lasciare implicazioni sulle successive vicende artistiche italiane. La mostra, promossa dal Comune di Vado e curata da Cecilia Chilosi presenta un significativo nucleo di opere, che ben testimoniano delle diverse tappe del suo percorso creativo e dei differenti materiali da lui interpretati: gesso, bronzo, terracotta e marmo. Verrà allestita nel Museo di Villa Groppallo le cui sale conservano in permanenza alcune opere di Arturo Martini tra cui i quattro magnifici gessi preparatori per il Monumento ai Caduti (inaugurato nel 1924), la prima commissione pubblica che Martini riceve nel 1923, e il Benefattore, monumento funebre in terracotta di don Cesare Queirolo eseguito tra il 1932 e il 1933.  A Vado Martini, in uno dei suoi più felici momenti creativi, da lui stesso definito del "canto",  porta a maturazione nella sperimentazione della terra il suo linguaggio. E' con le opere realizzate in questo periodo che egli ottiene il massimo riconoscimento che gli sarà tributato in vita: il primo premio alla Quadriennale di Roma del 1931.

CENTO - LA MADONNA DEL PRESEPE

La Madonna del Presepe da Donatello a Guercino” è il titolo di una preziosa e sorprendente mostra in programma alla Pinacoteca Civica di Cento (FE) dal 2 dicembre al 13 aprile 2008, che rievoca e rende omaggio alla storia misconosciuta di una immagine mariana di intensa devozione e di straordinaria importanza per la città di Cento, divenuta nei secoli fonte di ispirazione per artisti dal talento geniale come Donatello e Guercino.
Curata da Giuseppe Adani, Giancarlo Gentilini, Fausto Gozzi e Cristina Grimaldi Fava, la mostra è promossa dal Comune di Cento e dall’Associazione Amici della Pinacoteca Civica di Cento, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Arcidiocesi di Bologna e Ferrara – Comacchio, e il sostegno di Cassa di Risparmio di Cento (main sponsor), Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, Associazione Imprenditori Centesi per la Cultura, Borghi International Spa.“La Madonna del Presepe” è un magnifico bassorilievo in stucco policromo dipinto, recentemente riscoperto nella chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco a Cento, che giunse nella cittadina ferrarese nel lontano 1516 come dono di una munifica famiglia locale al Convento di Santa Caterina.
Il bassorilievo si presenta come una composizione singolare, ardita e davvero magistrale, sia nella virtuosa modellazione a “stiacciato” prospettico, nell’intensità espressa delle figure e nella loro calibrata disposizione, sia nella originale invenzione iconografica, dove l’umanità sapida di un tema particolarmente caro alla devozione popolare si coniuga con colte allusioni antiquarie.
ll’inizio del XVII secolo Guercino rese omaggio a questo soggetto sacro fissandolo per sempre in un disegno di eccezionale modernità e scioltezza di tocco, aggiungendo al tema iconografico originario due splendidi angeli che porgono alla devozione dei fedeli l’immagine della Madonna.
Dal piccolo capolavoro grafico del Guercino, ritenuto irrimediabilmente perduto
ma da poco rinvenuto e nuovamente visibile in questa occasione, derivarono nei secoli XVII e XVIII incisioni, cartapeste, terrecotte, stampe e una cospicua produzione di canzonette spirituali; testimonianze preziose espresse attraverso i diversi linguaggi dell’arte, della poesia e della musica che sono ampiamente documentate in mostra, unitamente a documenti di archivio.
Dopo la soppressione del Convento di Santa Caterina all’inizio del XIX secolo, lo stucco venne relegato nella piccola Chiesa dei SS. Rocco e Sebastiano, dove a poco a poco la devozione e la fama di prodigiosi miracoli si spensero.
Nel 1987 un intervento di restauro riportò a nuovo splendore la qualità artistica originale dello stucco, pesantemente ridipinto nel corso dei secoli, consentendo agli studiosi nuove indagini stilistiche storiche e documentarie che hanno portato ad attribuirne la realizzazione a Bartolomeo Bellano, il discepolo prediletto di Donatello a Padova e suo collaboratore nel completamento dei pulpiti di San Lorenzo a Firenze. Il Bellano avrebbe quindi tratto ispirazione dal genio donatelliano, elaborando una composizione di commovente tenerezza materna, unita ad una grande forza espressiva.
La mostra rappresenta dunque un’occasione unica e rara per ripercorrere la suggestiva storia di questa immagine dal fascino immutato, approfondendo con rigore scientifico la genesi e l’importanza artistica dell’opera attraverso una accurata analisi comparativa con gli altri esemplari superstiti di questa medesima tipologia, tra cui due importanti rilievi che si devono alla mano di Donatello stesso, con opere provenenti da collezioni private, chiese e importanti musei italiani ed esteri, come il Museo Bardini di Firenze e il Victoria and Albert Museum di Londra.
A conclusione della mostra, “La Madonna del Presepe” verrà traslata nella Chiesa parrocchiale di San Pietro a Cento, dove potrà rinnovarsi l’antica devozione di fedeli e pellegrini.
Catalogo Minerva Edizioni, con testi di Card. Carlo Caffarra, Antonio Paolucci, Giuseppe Adani, Cristina Grimaldi Fava, Don Pietro Mazzanti, Salvatore Baviera,
Marco Cecchelli, Rodolfo Papa, Renza Bolognesi, Giancarlo Gentilini, Alessandra Sarchi, Luigi Samoggia, Anna Valentini

NUOVO MUSEO DEL DUOMO DI MONZA

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

Un nuovo, emozionante Museo ipogeo per presentare, per la prima volta in modo organico, oltre al Tesoro, tutti i capolavori del Duomo di Monza. Con la realizzazione del nuovo Museo Gaiani, che completa ed arricchisce gli spazi espositivi esistenti, il prossimo 8 novembre 2007 sarà presentato alla stampa il Museo e Tesoro del Duomo di Monza. E’ l’occasione per ammirare l’unicità delle opere d’arte esposte e l’interezza del percorso museale, comprendere la complessità dei 10 anni di lavori durante i quali il nuovo Museo è stato studiato e realizzato sotto l’antica Cattedrale voluta da Teodolinda, Regina dei Longobardi. A "firmare" la nuova architettura è Cini Boeri, con l'apporto, per l'immagine coordinata,  di Pierluigi Cerri e di due "maghi" dell'illuminotecnica come Serena e Francesco Iannone. Il nuovo Museo, direttamente accessibile dall’esterno, è articolato su due livelli modellati al loro interno interpretando il desiderio della committenza di poter contare su di una struttura il più flessibile e polivalente possibile che, oltre alle collezioni permanenti, potesse ospitare anche mostre temporanee, eventi musicali, conferenze e incontri. A farsi integralmente carico della complessa opera sono stati Franco e Titti Gaiani, mecenati monzesi che hanno voluto garantire una nuova "casa" ai tesori accumulati durante i millecinquecento anni di storia della Cattedrale di Monza. Il percorso del nuovo Museo - che sarà tra i più importanti al mondo del suo settore -inizia dalla stessa Cattedrale ed esattamente dalla cappella nella quale è custodita la Corona Ferrea , con cui furono incoronati imperatori e re, da Federico Barbarossa a Napoleone Bonaparte. Storia e leggenda si intrecciano alle origini del Tesoro del Duomo di Monza che, con i suoi pezzi di raffinata bellezza e di incomparabile valore storico e artistico, rappresenta da secoli l'orgoglio della città insieme alla basilica cui fu donato e che lo ha custodito - dopo sottrazioni e restituzioni - fino ad oggi. Basilica che, proprio per la presenza del Tesoro, fu teatro di avvenimenti religiosi e politici narrati nei rilievi, negli affreschi e nell'apparato decorativo dell'intero edificio. Lo straordinario complesso degli oggetti d'oro e d'argento donati dalla regina Teodolinda alla fondazione della chiesa longobarda e da Papa Gregorio Magno al battesimo del figlio Adaloaldo (603), si è arricchito nel tempo con ulteriori donazioni da parte di importanti regnanti e uomini di chiesa, quali Berengario I, re d'Italia nell'888, e Ariberto da Intimiano, arcivescovo di Milano dal 1018. Il complesso di oggetti venne trasferito dalla sacrestia nel quale giaceva da anni al Museo Filippo Serpero, spazio espositivo voluto dalla Parrocchia nel 1963. La nuova area espositiva è di complessivi 1400 mq e trasforma il "Serpero" - del quale si prevede in futuro il restauro integrale – nel più vasto e complesso percorso di visita che confluisce in un unico grande vano. La scelta e l'ordinamento delle opere prevede due nuclei espositivi ben armonizzati tra loro, anche se strutturalmente distinti, che riflettono la ripartizione del patrimonio in altrettante sezioni, assumendo come sparti acque il 1300, anno in cui la famiglia Visconti decide di rifondare l'edificio voluto da Teodolinda nel VI secolo, in occasione del primo Giubileo di papa Bonifacio VIII. Pertanto, nella prima parte del percorso sono esposte le opere provenienti dalla prima basilica, mentre nella seconda è testimoniata la storia del Duomo e del Tesoro dal Trecento ad oggi.

 

MUSEO POLDI PEZZOLI -  LA RACCOLTA MARIO SCAGLIA

L’incontro con un restauratore milanese, negli anni della prima giovinezza, segna in modo determinante la passione di Mario Scaglia per il mondo dell’arte, e in particolare per le opere d’arte antica. Negli anni Sessanta l’imprenditore milanese inizia a formare la sua raccolta di cui oggi, a quarant’anni di distanza, una raffinata selezione è esposta al Museo Poldi Pezzoli, dal 30 ottobre 2007 al 30 marzo 2008, nella mostra L’ARTE DEL COLLEZIONARE. La raccolta Mario Scaglia. Dipinti e sculture, medaglie e placchette da Pisanello a Ceruti.La mostra costituisce la quinta tappa di un percorso che, dopo le rassegne dedicate alle opere del Museo Jacquemart-André di Parigi, del Principe del Liechtenstein, della famiglia Borromeo Arese e dei dipinti ottocenteschi scelti da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, indaga le diverse sfaccettature del  collezionismo privato. Un progetto che esprime, ancora una volta, l’identità del Museo Poldi Pezzoli. La  passione per l’arte, la ricerca dell’eccellenza e l’impegno civico verso il patrimonio artistico sono gli elementi che hanno ispirato le scelte di Poldi Pezzoli e che oggi guidano il nuovo corso espositivo della  casa-museo. Un progetto che si traduce nell’esposizione di raccolte rivelatrici di un modello virtuoso di collezionismo, realizzate da coloro che accanto alla qualità delle opere hanno scelto l’impegno in favore del patrimonio artistico della collettività. Brillante imprenditore nel settore metalmeccanico, Mario Scaglia, già Presidente dell’Accademia Carrara dal 1982 al 1993, è attualmente Presidente dell’Associazione per la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (GAMEC) di Bergamo.La sua raccolta si propone all’attenzione del pubblico con una mostra varia, imprevedibile e preziosa. La conoscenza ravvicinata dell’artefice del progetto collezionistico e della sua personalità haconsentito di portare alla luce una raccolta molto originale, in cui spiccano prevalentemente due filoni: l’amore per l’arte lombarda e la predilezione per il manufatto di piccole dimensioni ma di squisita fattura. Opere scelte in modo attento e mai convenzionale da un amatore che ha rinnovato costantemente la sua collezione, all’insegna della curiosità e del diletto.Curata da Andrea Di Lorenzo, conservatore del Museo Poldi Pezzoli, e da Francesco Frangi, Professore di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Cremona, la mostra si snoda in un percorsospositivo, scandito in tre sezioni, che propone circa 90 pezzi tra dipinti, sculture, medaglie e placchette.

TADINI 1960-1985. L’OCCHIO DELLA PITURA

Il 30 ottobre apre la mostra dedicata a  Emlio Tadini. Un centinaio di opere  esposte negli spazi espositivi delle fondazioni Marconi e Mudima e nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera. Alla Fondazione Mudima sono in visione opere che vanno dal 1965 al 195. Il percorso parte da Le vacanze inquiete e La famiglia irreale d’Europa, nei quali già si può notare le caratteristiche che rimarranno tipiche della pittura di Tadini: il clima fantastico e surreale e la costruzione mentale del soggetto. Alla Fondazione Marconi sono esposte le opere realizzate nel decennio 1975-1985. Il testo diventa protagonista di alcune delle tele esposte, Testo appare come titolo dell’opera, come segno grafico e come e vero e proprio testo che, stretto tra penna e pennello e circondato da macchie di colore, svela la doppia identità dell’artista pittore e scrittore. Nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera è esposta l’opera, L’occhio della pittura del 1978. Una tela dalle dimensioni monumentali sulla quale compaiono tutti gli elementi che caratterizzano la produzione dell’artista.

In occasione di questa mostra è stato stampato da Skira editore un bel volume di oltre 300 pagine con un testo introduttivo di Vittorio Fagone e con un’ampia selezione di testi critici dell’epoca e successivi riguardanti l’opera di Tadini dagli inizi fino al 1985.

POMODORO - CATALOGO RAGIONATO DELLA SCULTURA

Con saggi di Giovanni Carandente, Gillo Dorfles, Sam Hunter, Arturo Carlo Quintavalle
Arnaldo Pomodoro, figura eccellente della scultura internazionale, è protagonista di un percorso espressivo ormai più che cinquantennale. Dopo l’esordio nel clima di superamento dell’informale, Pomodoro matura un’idea di scultura in cui il paradigma geometrico tridimensionale è alla base di numerosi filoni operativi. Da un canto, il dissolvimento della perfezione geometrica in virtù di una sorta di erosione dovuta a trame segniche complesse e di forte spessore simbolico, che porta l’artista a interrogare anche, in modo specifico, il valore della scultura come topos architettonico, dalla colonna alla stele. D’altro canto, la capacità di quelle stesse partiture segniche di recuperare, dell’identità sorgiva della scultura, il valore di frontalità, di superficie articolata, di luogo proprio d’una grafia che si dispiega per iterazioni e varianti continue.Celeberrime sono molte delle opere dell’artista, dalla Sfera grande per l’Expo di Montréal, ora collocata a Roma, Ministero degli Affari Esteri, alle versioni di Sfera con sfera per il Cortile della Pigna in Vaticano e per la sede delle Nazioni Unite a New York, dalla monumentale Papyrus per Darmstadt a Novecento, collocata di recente a Roma, EUR.Il Catalogo generale di Arnaldo Pomodoro, frutto di un pluriennale lavoro di catalogazione sistematica di tutta la sua opera scultorea, documenta il complesso delle opere realizzate dall’artista dal 1953 al 2003, affiancando loro la prima compiuta ricerca documentaria su tutta la bibliografia esistente.L’opera, coordinata da Flaminio Gualdoni, direttore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, è frutto degli studi dell’Archivio Arnaldo Pomodoro e rappresenta la prima tappa della catalogazione complessiva dell’opera dell’artista, che proseguirà con la catalogazione di tutta la sua attività scenica, dell’arte applicata e dell’opera grafica.Il volume di circa 700 pagine, edito da Skira, comprende i saggi introduttivi di studiosi autorevoli – e storici compagni di strada dell’artista – come Giovanni Carandente, Gillo Dorfles, Sam Hunter e Arturo Carlo Quintavalle; un’ampia sezione di tavole a colori che documentano le opere più significative di Pomodoro; la prima compiuta ricostruzione bio-bibliografica del suo lavoro; e le schede scientifiche di tutte le opere dell’artista.

Ottocento Novecento. Arte a Lodi tra due secoli

Il progetto propone un itinerario espositivo che presenta 120, tra dipinti e sculture, di 40 tra i più importanti artisti operanti nell’arco dei due secoli nel Lodigiano, quali Francesco Hayez, Enrico Scuri, Angelo Pietrasanta, Mosè Bianchi da Mairago, Angelo Prada, Osvaldo Bignami, Giorgio Belloni, Stefano Bersani, Ettore Archinti, Enrico Spelta, Giuseppe Vajani, Vitaliano Marchini, Giuseppe Novello, Cristoforo De Amicis, Giovanni Vigorelli. Per la maggior parte, le opere mancano dai circuiti espositivi pubblici da parecchi decenni e sono il frutto di ritrovamenti recenti; alcune di esse sono state valorizzate da impegnative operazioni di restauro, finanziate dal Comune di Lodi, che le h    anno riportate all’originario splendore. Per saldare ancora di più la mostra con il territorio che la ospita, dipinti e sculture saranno collocati in tre importanti luoghi cittadini secondo una ripartizione cronologica. Nella Sala Espositiva del Centro Direzionale della Banca Popolare di Lodi, la sezione dedicata all’Ottocento; nel Tempio Civico dell’Incoronata, gli otto bozzetti di Enrico Scuri per i dipinti che decorano la volta del tempio stesso; nell’ex Chiesa dell’Angelo  I lavori, provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private italiane, saranno presentati in un percorso espositivo cronologico e ripercorreranno la grande stagione vissuta da Lodi e dal suo territorio, soprattutto dopo l’Unità d’Italia, in grado di ripercorrere gli ormai lontani fasti del Rinascimento. Infatti, parallelamente al crescente sviluppo del tessuto sociale ed economico della borghesia dei commerci e delle imprese e del primo proletariato urbano, le città di Lodi e, sia pure in dimensione minore, di Codogno, Melegnano, Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano, sono state animate dalla presenza di non pochi artisti attivi per la committenza locale sia pubblica – civile e religiosa – che privata. Il percorso espositivo prenderà avvio dall’età della Restaurazione, quando il chimico e possidente Francesco Cavezzali faceva della sua villa al Tormo un punto di riferimento per gli artisti più affermati del momento e si registrava l’arrivo di maestri dall’esterno, coinvolti in alcune importanti imprese di decorazione ad affresco, come il cremonese Antonio Bottazzi e il milanese Mauro Conconi presso la Cattedrale e il bergamasco Enrico Scuri presso il Tempio Civico dell’Incoronata. Poco più tardi, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, all’Accademia di Brera, sotto la guida di Francesco Hayez prima e di Giuseppe Bertini poi, si formarono quelli che sarebbero stati i protagonisti delle arti in loco, come i pittori Angelo Pietrasanta e Mosè Bianchi da Mairago - così chiamato per distinguerlo dall’omonimo artista monzese - e lo scultore Giuseppe Bianchi, sensibili sia allo storicismo di derivazione letteraria sia alle prime caute analisi del vero. Nel fervido cantiere dell’Accademia di Brera si formò anche Stefano Bersani (1872-1914), di cui viene esposta Sul declivio, una tela ritrovata soltanto a pochi giorni dall’apertura della mostra e di cui a lungo si erano ormai perse le tracce. Accompagna l’iniziativa un bel catalogo edito da Skira.

Lodi dal 27 ottobre al 16 dicembre 2007

LUGANO: Collezioni in dialogo. Da Vincenzo Vela a Cuno Amiet 

L’esposizione Collezioni in dialogo. Da Vincenzo Vela a Cuno Amiet segna il ritorno di una selezione di opere della Collezione Civica a Villa Malpensata, già sede del Museo di Belle Arti della Città di Lugano dal 1912 al 1933, prima del suo trasferimento negli spazi di Villa Ciani. La Collezione Civica può senza dubbio essere considerata la più ricca in Ticino per quanto attiene alla realtà artistica locale e lombarda che dalla metà dell’Ottocento va fino ai primi anni venti del Novecento, esito felice di una politica di acquisizione seguita sin dall’inizio e a cui nel tempo si sono aggiunte rilevanti opere in deposito di proprietà della Confederazione, della Fondazione Gottfried-Keller e una serie di importanti donazioni, tra cui le donazioni Milich-Fassbind e Chiattone. Il percorso espositivo che da Vincenzo Vela a Cuno Amiet propone un viaggio nella storia dell’arte dalla fine dell’Ottocento ai primi tre decenni del Novecento è stato realizzato mettendo in dialogo una selezione di oltre cento opere della Collezione Civica con importanti apporti provenienti in primo luogo dal Museo Cantonale d’Arte di Lugano e dal Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. Info: www.mdam.ch

Museo d'Arte Moderna, Lugano (28 ottobre 2007 – 30 marzo 2008)

VERONA: Capolavori  Italiani  dal ‘500 al ‘900 del Museo Pushkin

Il Palazzo della Ragione di Verona ospita una grande mostra promossa e realizzata dalla Fondazione Cariverona. La mostra,  visibile dal 20 ottobre al 3 febbraio 2008,  è una rassegna di ottanta dipinti della  Pittura Italiana nelle collezioni del Museo Pushkin dal Cinquecento al Novecento. La mostra è quindi un appassionante viaggio nella pittura italiana degli ultimi cinque secoli con alcuni straordinari capolavori, è una mostra importante sia per la qualità in senso assoluto delle opere esposte, ma anche perché la maggior parte varcano per la prima volta i confini della Russia per essere di nuovo ammirate dove sono state concepite e realizzate. E’ divisa in 6 sezioni: cinquecento . seicento .- pittura di genere e nature morte -  barocco e settecento – le  vedute – ottocento e novecento. Giulio Romano e Bronzino. Lorenzo Lotto, Tintoretto e Paolo Veronese. Guercino, Guido Reni,Tiepolo, Canaletto e Bellotto, Guardi Andrea Appiani, Giorgio De Chirico Funi,  Severini e Casorati. Tanto per citare alcuni dei nomi più famosi. La scelta dei dipinti è frutto di un approfondito lavoro di confronto e di studio che vede impegnate Vittoria Markova, conservatrice della sezione italiana del Museo Pushkin e Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio in qualità di consulente e consigliere della Fondazione Cariverona. catalogo edito da Marsilio articolata proposta didattica rivolta ai giovani e alle scuole, oltre a garantire l'ingresso gratuito per i ragazzi sotto i 18 anni e per le scolaresche. 

FONDAZIONE FERRERO:DAL DUECENTO A CARAVAGGIO A MORANDI

Nelle sale della prestigiosa Fondazione Ferrero, lo storico dell’arte Roberto Longhi (1890-1970)  è tornato nella città natale, Alba, attraverso  71 opere della sua collezione privata. Le opere saranno visibili dal 13 ottobre al 10 febbraio 2007. Con questa nuova mostra , la Fondazione Ferrero conferma il carattere distintivo delle sue proposte culturali: esposizioni di grande prestigio, allestite con cura, accompagnata da cataloghi approfonditi e rivolte a tutti, grazie anche all’ingresso gratuito. Tavole e tele sono esposte secondo criteri d’arredamento domestico. Opere che arredano abitualmente la villa “Il Tasso”, la dimora fiorentina del Longhi, sono proposte ad Alba seguendo un orine cronologico. Il percorso è articolato  in sette sezioni: I primitivi del Due e del Trecento, Il Tardogotico, Quattro e Cinquecento, Il Cinquecento , Il Seicento. Il Settecento’ e infine la mostra approda alle opere di Carà De Pisis e Morandi. Il bel catalogo è curato da Mina Gregori e Giovanni Romano. Per maggiori informazioni: www.fondazioneferrero.it 

VENARIA REALE CAPOLAVORO RESTAURATO

Inaugurata l’apertura della Reggia di Venaria Reale alle porte di Torino, uno dei più significativi esempi della magnificenza e dell’architettura barocca internazionale del XVII e XVIII secolo. Eccezionale per complessità e dimensioni, “La Venaria Reale” dal 1997 rappresenta il più rilevante programma di conservazione e valorizzazione di un bene culturale in Europa. Una monumentale opera di restauro durata otto anni, che dopo due secoli di abbandono ed usi impropri ha rappresentato una grande sfida che ha coinvolto 800 persone per il ripristino, 100 progettisti, 80 tecnici di settore, per un totale di 50 cantieri. . Dal 13 ottobre 2007 al 30 marzo 2008, la mostra farà luce sulla storia di una dinastia protagonista delle vicende politiche e militari europee dell’epoca, mentre attraverso tecniche d’avanguardia l’allestimento del regista Peter Greenaway restituirà voci e volti alla dimensione quotidiana della storia. La mostra presenta 450 opere d’arte, provenienti da 40 tra i più prestigiosi musei internazionali. Il complesso della Venaria Reale è un unicum ambientale architettonico dal fascino straordinario,uno spazio immenso, vario e suggestivo,  è il Borgo Antico cittadinoè l’imponente Reggia di Venaria Reale che, con i suoi vasti Giardini, rappresenta uno dei più significativi esempi della magnificenza dell’architettura e dell’arte barocca; è il Parco La Mandria, una della maggiori realtà di tutela ambientale europea in cui vivono liberamente numerose specie di animali selvatici e domestici. La Venaria Reale, con le altre residenze sabaude, nel 1997 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.                        Per informazioni: www.lavenariareale.it  

CASTAGNOLI: BIENNALE INTERNAZIONALE D’ARTE

Il prossimo 14 ottobre a Rocca di Castagnoli si aprirà “ARTISTI A CASTAGNOLI  una rassegna biennale di arti visive che si svolgerà nel borgo miedievale nel cuore del Chianti Classico, sede dell’ omonima Azienda Agricola. Questa prima edizione sarà dedicata all’Arte Contemporanea Sudafricana. 

Artisti a Castagnoli nasce da un’idea di Calogero Calì, patron dell’Azienda Agricola Rocca di Castagnoli cha ha sede a Gaiole. L’evento apre un ciclo di mostre biennale intese sia alla valorizzazione di un territorio che da sempre dichiara interesse verso il nuovo, dimostrando capacità di confronto con realtà internazionali ma anche alla promozione della cultura e la tradizione vitivinicola del Chianti, in stretta connessione con l’arte contemporanea internazionale.

Gli artisti sono accomunati da una chiara intenzione comunicativa. Cresciuti artisticamente durante gli anni dell’apartheid, portarono la loro protesta all’interno di atelier e studi fotografici concependo immagini di lotta, raccolti visivi sulla realtà quotidiana . Le opere, molte delle quali verranno realizzate appositamente per la mostra sono circa un centinaio fra fotografie, disegni, sculture e installazioni.

La mostra rimarrà aperta dal 14 ottobre al 14 novembre.                                  Per maggiori informazioni tel. 057773110004 www.roccadicastagnoli.com

 

 L'ORO DEL PERU' NELL'ORO DI VICENZA

Esposti per la prima volta in Europa, arrivano a Vicenza 75 capolavori dell’arte orafa peruviana preispanica raccolti nella mostra “L’Oro del Perù. Gioielli, simboli e leggende di civiltà scomparse”. La mostra, presentata in anteprima a Vicenzaoro autumn, la manifestazione internazionale orafo-gioielliera in programma alla Fiera di Vicenza dal 15 al 19 settembre sarà in seguito trasferita e aperta al pubblico presso le sale del Museo Civico di Palazzo Chiericati di Vicenza dal 22 settembre al 21 ottobre. Grazie alla Fiera di Vicenza, i preziosi reperti, selezionati dal professor Antonio Aimi dell’Università degli Studi di Milano, diventano rare testimonianze dell’abilità degli orafi dell’antico Perù nella lavorazione dell’oro e nella creazione di particolari combinazioni alchemiche le quali conferiscono

Palazzo Chiericati, Museo Civico,  22 settembre - 21 ottobre

 

TIZIANO. BELLUNO  L’ULTIMO ATTO

La Città di Belluno ospiterà dal prossimo 15 settembre un grande evento: la mostra “Tiziano. L’ultimo atto”. Sede della mostra  sarà  Palazzo Crepadonna che farà rivivere l’ultima parte dell’esistenza di questo grande artista, evidenziando l’intreccio tra territorio, artista e uomo. La mostra è curata da Lionello Puppi ed è allestita dal grande architetto ticinese Mario Botta. "Tiziano. L'ultimo atto"  rappresenta senza dubbio una delle esposizioni più attese dell’anno. Circa 100 i dipinti esposti, provenienti dai maggiori musei europei, molti i disegni e le incisioni. Saranno esposti anche numerose opere di artisti che collaborarono con Tiziano.

Milano - Palazzo Visconti - 13 giugno 2007            ago 

ORI DEI CAVALIERI DELLE STEPPE

Per la mostra di Trento sono stati selezionati oltre 350 tesori (e in questo caso il termine non è affatto abusato). Giungerà al Buoncosiglio anche, e del tutto eccezionalmente, una parte importante della cosiddetta “Camera d’oro” dell’Historical Tresaures Museum, insieme a reperti che sono patrimonio dell’Archeological Institute, dal National Historical Museum of Ucraine di Kiev e dall’Archelogical Museum di Odessa: meravigliosi manufatti in oro e argento, status symbol creati per esibire l’alto rango e il ruolo dominante dei principi delle tribù nomadi che per circa due millenni primeggiarono nella grande steppa.
Diademi, pettorali, bracciali e altri monili ma anche armi da parata e magnifici finimenti per i cavalli. Meraviglie spesso cesellate finemente
con figure di animali con significati simbolici. Il filo conduttore della mostra è costituito dallo splendore sfavillante dei gioielli che rispecchiano il variare delle mode, e dalla potenza di armi impreziosite dall’oro e da gemme e dalla sontuosità del vasellame cerimoniale da banchetto, segni del prestigio e del potere dei cavalieri dominatori delle steppe dal primo millennio avanti Cristo al dodicesimo secolo dopo Cristo. Un arco di tempo lunghissimo che sino alla fondazione e allo sviluppo del Principato Rus’ di Kiev vide il succedersi di popolazioni nomadi che in alterna misura hanno influenzato la storia dell’Occidente: Cimmeri, Sciti, Sarmati, Avari, Uno, Goti e poi i Pecenighi e i Polovzi.
Ma le meraviglie in metalli preziosi realizzate dai maestri delle steppe o da grandi orafi greci che per alcuni secoli influenzarono l’arte degli Sciti saranno precedute da simboli dei ceti superiori delle popolazioni stanziali del IV-II millennio avanti Cristo. Da questa età remota giungeranno a Trento oggetti sorprendenti per fascino: capolavori d’argilla raffiguranti case o santuari, immagini di animali, figure stilizzate maschili e femminili che costituiscono una delle grandi novità proposte dalla mostra. Sono preziose testimonianze del tutto ignote al grande pubblico europeo che la mostra di Trento avrà il merito di far finalmente conoscere. Catalogo: Silvana Editoriale.           Trento, Castello del Buonconsiglio,  dal 1 giugno al 4 novembre 2007.

GARIBALDI. LE IMMAGINI DEL MITO NELLA COLLEZIONE TRONCA 

Dal 4 maggio all’8 luglio 2007, la Fondazione Brescia Musei propone, a Santa Giulia, un’ampia sequenza di opere e testimonianze garibaldine tratte dalla Collezione Tronca, sino ad oggi mai esposta al pubblico.
Il primo contatto con un cimelio garibaldino segna, per il dottor Francesco Paolo Tronca, l’avvio di una passione che lo ha portato a raccogliere oltre 500 testimonianze di un Eroe e un’epopea che divennero mito in Italia, ma anche in molti altri Paesi.
“Trent'anni addietro - ricorda il dottor Tronca, oggi Prefetto di Brescia - ebbi occasione di apprezzare, al tatto, il calore proveniente dal manico in osso di un singolare coltello e tale era più che un vero e proprio pugnale, sia pure di foggia e materiali pregevoli. Era la «lama da combattimento» del Capitano dei Garibaldini Gaetano Criscione, lasciata in eredità, unitamente al cannocchiale, al nipote, peraltro figlioccio di battesimo: mio nonno. L'emozione provata era diversa da quella che avvertivo da bambino quando ascoltavo da mio nonno, nella sua casa di Palermo, i racconti dell’entrata dei Mille nella «capitale» ed i ricordi tramandati a lui dallo zio Capitano e dai genitori, testimoni diretti di quella lontana giornata del 27 giugno 1860. Per me questi non erano più vecchi cimeli di famiglia bensì testimonianze vive, immediate, della lotta per l'Unità d'Italia”.

Brescia, Museo di Santa Giulia, dal 4 maggio a l'8 luglio 2007. 

AMERICA!  Storie di pittura dal Nuovo Mondo

Per la prima volta in Italia verrà presentata, con una mostra molto ampia forte di circa 150 dipinti anche di vasti formati, la pittura americana del XIX secolo. Un grande progetto culturale che sarà affiancato anche da un convegno internazionale sullo stesso tema e da una serie di approfondimenti sulla letteratura americana del medesimo periodo. L’esposizione, curata da Marco Goldin che così porta a compimento alcuni anni di studio sul tema e molte visite alle collezioni pubbliche statunitensi, si avvale della collaborazione, in termini di prestiti, di tutti i maggiori musei americani, a cominciare dal Museum of Fine Arts di Boston che invierà a Brescia un nutrito gruppo di capolavori, da Thomas Cole fino a Sargent e Whistler. Ma non si può non segnalare la presenza di due tra le Istituzioni americane che promuovono la conoscenza dell’arte americana, come Terra Foundation di Chicago e lo Smithsonian di Washington. Sulla base di tutte queste collaborazioni prestigiose, la mostra di Brescia si candida a diventare un preciso punto di riferimento in Europa per gli studi del settore, anche in considerazione del fatto che i saggi in catalogo saranno opera dei principali curatori americani.
La rassegna sarà divisa in quattro sezioni, che consentiranno di ripercorrere un secolo intero di pittura, il XIX, che porta l’arte del Nuovo Mondo a livelli di incanto e magia assolutamente non immaginabili per il pubblico italiano, che sostanzialmente non conosce nulla o quasi di questa situazione. Poiché neppure i nomi più celebri, da Cole a Church, da Bierstadt a Heade, e poi al tempo dell’impressionismo d’oltreoceano da Hassam a Cassatt e da Sargent a Whistler, hanno avuto una particolare circolazione nel nostro Paese. Certo Mary Cassatt ha lavorato accanto agli impressionisti in Francia, e in modo particolare con Degas, ma non si può dire che il suo nome sia tra quelli maggiormente noti. Forse Sargent, anche per il suo essere nato in Italia e l’aver sempre avuto un rapporto particolare con il nostro territorio, può essere un nome appena più noto. Ma la peculiarità di questa mostra sarà proprio quella di spargere bellezza a piene mani con il privilegio di una inedita conoscenza da parte del visitatore.
Brescia, Museo di Santa Giulia, dal 24 novembre 2007 al 4 maggio 2008 

ARTE E’ PASSIONE. DA FUNI A CAPOGROSSI

A comporre l’evento che avrà luogo negli spazi del Bipitalia City (Lodi)dal 15 aprile al 20 maggio 2007 sono un centinaio di opere rappresentative degli autori protagonisti delle oltre cinquanta mostre curate da Gipponi, delle pagine di critica e delle presentazioni: un percorso che lega, nella proposta espositiva e nel catalogo, l’amore per l’arte con quello per la scrittura, primi ambiti di espressione della passione per la cultura divenuta per Gipponi forma esistenziale e comunicata in forma totalmente disinteressata. Ricordi di incontri con artisti principalmente di tradizione lombarda ma non solo, passioni per opere e movimenti, curiosità legate al contesto artistico dei protagonisti esposti è quanto offre la rassegna lodigiana. Ogni opera è come una finestra che si apre su storie da raccontare, lo simboleggia anche l’immagine coordinata che il curatore ha scelto per rappresentare la mostra La finestra di Achille Funi. “Arte è passione. Da Funi a Capogrossi” il titolo della mostra, articolata nelle sezioni di pittura, scultura e grafica. Muovendo dall’opera di due maestri del gruppo novecentista come Achille Funi e Pietro Marussig, l’itinerario si snoda fino ai nostri giorni rispecchiando gli incontri e le scelte del collezionista-curatore e divenendo nel contempo qualificata documentazione del panorama italiano con le diverse personalità ed espressioni artistiche. Il Chiarismo di Francesco De Rocchi e Adriano di Spilimbergo, la pittura d’azione di Roberto Crippa sono seguiti dalle opere degli anni Cinquanta con il naturalismo materico di Ennio Morlotti, la piena maturità informale di Alfredo Chighine e di Giuseppe Capogrossi. Due dipinti appartenenti alla fase dei “cicli” documentano la ricerca solitaria di Franco Francese, mentre le opere di Mario Tozzi rievocano gli esordi di Gipponi quale curatore di mostre al salone dei Notai del museo civico di Lodi nel 1968: la prima di una stagione di rassegne dedicate tra gli altri anche ad Arturo Bonfanti e Cristoforo De Amicis, a Gianfranco Ferroni, a Giuseppe Guerreschi e alla poetica di Attilio Rossi, tra lirismo e razionalità. Momenti pittorici di Bruno Cassinari e Renato Guttuso, Piero Dorazio, Giulio Turcato, Emilio Scanavino e Mario Schifano, Trento Longaretti, Enrico Della Torre e altri completano il panorama nazionale.

MOSTRE: PIERO DELLA FRANCESCA E LE CORTI  ITALIANE  

La Mostra rappresenta un affascinante viaggio che, partendo dai luoghi d’origine dell'artista, accompagnerà il visitatore tra le corti del Rinascimento, ricostruendone clima, cultura, protagonisti, scambi e incontri, attraverso la figura del maestro e gli echi della sua arte.
Dalla casa a Sansepolcro alla corte dei Baglioni a Perugia, come collaboratore di Domenico Veneziano; dal soggiorno nella Firenze di Cosimo il Vecchio con la visione della corte bizantina, alla permanenza presso la corte estense di Ferrara, con la sua influenza su artisti coevi come i Lendinara e i maestri dello studio di Belfiore; dall’arrivo a Rimini alla corte dei Malatesta, al contatto diretto con Roma dove soggiorna tra il 1458-59 lavorando per Pio II in Vaticano. Il viaggio di Piero prosegue alla volta di Urbino, presso la corte dei Montefeltro, dove si dedica alla scrittura del trattato sulla prospettiva ed il cui passaggio lascerà riflessi nell’opera di Giovanni Santi, in quella del Laurana. Infine presso i della Rovere, ove dipinge la splendida Madonna di Senigallia.
Un artista itinerante Piero della Francesca; la Mostra ne ricostruisce quindi il viaggio grazie ad opere straordinarie come il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il San Girolamo con Girolamo Amadi, il Dittico dei duchi d’Urbino, la Madonna di Senigallia, e a dipinti e tavole di artisti a lui coevi come Pisanello, Rogier van der Weyden, Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Luca Signorelli.
Arezzo offre inoltre la possibilità di ammirare, nel Duomo e nella Basilica di San Francesco, altri celebri capolavori dell’artista come la Maria Maddalena e il ciclo della Leggenda della Vera Croce.
Piero della Francesca sentiva un profondo e intenso legame con le sue terre, ove tornòpiù volte lasciando alcuni dei suoi più importanti capolavori. Dopo Arezzo l'itinerario si dipana quindi nella valle superiore del Tevere, a Sansepolcro ed a Monterchi, il primo, borgo natale del Maestro che custodisce il Polittico della Misericordia, la Resurrezione, il San Giuliano e il San Ludovico, il secondo, piccolo centro che serba un altro straordinario affresco di Piero della Francesca, la Madonna del Parto. Colori e ritmi delle terre di Arezzo rivivono nelle opere del maestro e solo in questi luoghi possono essere pienamente comprese.

Arezzo - Museo Statale D'Arte Medievale e Moderna - 31 marzo/22 luglio

CHIARA DYNYS - LUCE NEGLI OCCHI

La luce che modifica la realtà e la percezione: questo il tema della mostra CHIARA DYNYS - Luce negli occhi / Light to the eyes promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano. La mostra, a cura di Maurizio Sciaccaluga e Steve Della Casa, presenta opere significative del percorso artistico di Chiara Dynys, i cui lavoriinducono a una riflessione sul concetto di spazio inteso come elemento geometrico, psicologico e storico. In tutte le installazioni la luce e il colore costituiscono elementi centrali e indispensabili per la percezione dell'ambiente, concepito dall'artista come zona mentale più che fisica. Sedici installazioni, prodotte dagli inizi degli anni Novanta sino ad oggi, di cui cinque lavori inediti realizzati appositamente per questa mostra, costituiscono un percorso allestito all’interno della Rotonda, dando origine a una sequenza di ambienti che avvicinano il visitatore a una nuova dimensione sensoriale e mentale. Si attraversano stanze che mutano colore secondo un ritmo che ognuno fa proprio, si interagisce con muri specchianti che recano impercettibili parole antitetiche e fondamentali, quali "tutto-niente" o "buio-luce". Ci si sofferma davanti a intere pareti contrassegnate da elementi lenticolari che cambiano col mutare del punto di vista, come avviene nella stanza Don’t move, in cui a ogni minimo spostamento corrisponde una radicale modifica percettiva dell'immagine: un ponte affollato di persone improvvisamente crolla e si ricostituisce, il tetto di una chiesa d’un tratto cade e poi si ricompone al passaggio del pubblico.  In mostra è proiettato il cortometraggio dal titolo Made in China, scritto e diretto da Chiara Dynys nel 2005 con l'amichevole presenza dell'attrice Milena Vukotic.Accompagna la mostra un catalogo edito da Electa a cura di Maurizio Sciaccaluga, con testi di Maurizio Sciaccaluga, Steve Della Casa, Dieter Ronte, Daniel Sherer, Giorgio Verzotti e una relazione di Paolo Bercah sul progetto dell'allestimento.

Milano - Rotonda di via Besana - 31 marzo/1 giugno

 MOSTRE: ANTONIO DONGHI  1897 –1963

Dopo 14 anni  dall’ultima rassega (Spoleto e Roma 1993), la Mostra dedicata ad uno fra i pittori più originali dl XX secolo, vuole presentare al grande pubblico la personalità di un pittore esponente di quel “realismo magico” che alla fine degli anni ’20  si ricollega alla tradizione figurativa della classicità rinascimentale italiana approdando ad una rappresentazione meticolosamente realistica del mondo quotidiano fissato attraverso un linguaggio raffinato, immenso in un’atmosfera sospesa tra attonita immobilità ed incanto rarefatto. La mostra, realizzata e prodotta da Palazzo Reale  , ripercorre attraverso circa 90 olii, pastelli e disegni ‘intero cammino dell’artista romano, dalle opere giovanili ai capolavori degli anni Venti e Trenta, dalle sottili indagini sul paesaggio e la pittura di genere  svolta negli anni del dopoguerra , fino alla produzione degli ultimi anni. Fra le opre esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private, spicca come corpus principale della Mostra l’intera collezione Donghi di proprietà di Banca di Roma, corpus da 22 olii, 4 segni e due pastelli. La mostra è visitabile a Palazzo Reale dal 27 marzo al 13 maggio.

Milano - Palazzo Reale - 26 marzo 2007

PICASSO - KANDINSKY E LE MOSTRE DEI REPERTI ROMANI

Le mostre viste ultimamente che voglio segnalarvi sono tre. La prima sulle incisioni di Picasso a Palazzo le Stelline di Milano, dove il visitatore rimarrà colpito dalla maestria e liricità di racconto dei lavori picassiani, sono esposte più di cento stampe.  La seconda, vista alla inaugurazione a Palazzo Reale di Milano, su Kandinsky e gli astrattisti italiani. La bella esposizione curata da Luciano Caramel si apre con una panoramica dei lavori del Maestro Russo che ci fanno capire la sintesi e la precisione dei lavori del caposcuola dell’arte astratta. Devo dire che non mi hanno impressionato per delicatezza coloristica. Di tutt’altro impatto visivo la panoramica degli artisti italiani, che devono senz'altro molto a Kandinsky ma che colpiscono maggiormete la composizione grafico coloristica figlia della tradizione classica italiana. In mostra possiamo vedere degli olii e delle tempere di Licini, vicino nel fare ai lavori di Fontana e di Melotti  (di questi sono in mostra dei rilievi e delle sculture) e poi l'excursus espositivo ci mostra le opere di Santomaso, di Afro, Dorazio, Veronesi e Turcato fino ad arrivare al caro amico Gianni Dova (scomparso nel '92) e tant'altri. La terza esposizione molto interessante quella vista ieri a Roma nei sotterranei vicino a Santa Maria degli Angeli, sui reperti di scavo trovati nel sottosuolo romano tra il 1986 e il 2006. In mostra vasi, anfore, vetri, ma anche molte statue con splendidi panneggi del I° e II° secolo d.C e non manco di segnalarvi due bellissimi sarcofagi del II° secolo d.C. il primo ricchissimo di figure a quasi tutto tondo e il secondo, grande con coperchio, con una coppia di sposi consunti ma dolci nelle fattezze e nell'atteggiamento. Tre esposizioni da vedere senz'altro.

Milano -12 marzo 2007                         achille guzzardella

IL MODO ITALIANO – DESIGN E AVANGUARDIE NEL XX° SECOLO

Al Mart di Roverto, fino l 3 giugno, è visitabile una interessante mostra di design. I curatori hanno selezionato 380 oggetti, prodotti dal 1890 ad oggi, con uno sguardo che non si limita a pittura, scultura, fotografia e disegni architettonici, ma che spazia dai mobili alle creazioni in vetro, dalla moda alla ceramica. Le opere, in arrivo da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali, ricostruiscono negli spazi del Mart,  la complessità di quel particolare clima creativo che ha contraddistinto l’Italia nel corso del Novecento. La creatività italiana, , si è rivelata capace di anticipare gusti e tendenze che si  sono poi espressi al massimo nel design, ma anche nella pittura e nella scultura. Se tutte le arti, nel corso del Novecento, hanno contribuito all’apertura dell'Italia alla modernità, nel design, in particolare, il nostro paese ha conquistato un ruolo di leader a livello mondiale a partire dal secondo dopoguerra. L’indagine de “Il Modo Italiano” scaturisce dalla scelta del Mart di presentare progetti  espositivi che facciano dialogare le varie arti, nella consapevolezza che non c’è un’unica “via  maestra” della cultura e dell’esperienza artistica. Nel percorso espositivo le opere d'arte sono messe in relazione con oggetti che, scaturiti dal  talento di progettisti particolarmente attenti alle ricerche artistiche, sono entrati nella  produzione industriale di massa, per poi penetrare la sfera del vivere quotidiano. Questi percorsi mostrano come molto spesso la vena creativa non sia stata appannaggio esclusivo dell'arte tradizionalmente intesa, ma sia passata con grande forza anche nell'oggetto di uso comune, che in ultima analisi ha ereditato il valore aggiunto della sperimentazione artistica. In un periodo di crescita industriale e innovazioni tecnologiche questo ha permesso una transizione virtuosa dall’oggetto artigianale – unico e irripetibile – al design industriale che riproduce la bellezza in quantità virtualmente infinite. Il catalogo della mostra, edito da Skira, è stato ben curato da Giampiero Bosoni.     Per maggiori informazioni: www.mart.trento.it e www.skira.net

KANDINSKY E L’ASTRATTISMO IN ITALIA. 1930 - 1950    

Palazzo Reale presenta, dal 10 marzo al 24 giugno 2007, la mostra Kandinsky e l’astrattismo in Italia. 1930 – 1950, curata da Luciano Caramel. L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, è prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta. Hanno contribuito all’evento anche alcune importanti realtà private come Vodafone Italia e The Westin Palace. L’11 gennaio del 1947 si apriva sempre a Palazzo Reale di Milano la grande rassegna Arte astratta e concreta: la prima grande mostra in Europa di arte astratta dopo la fine della guerra, dove Kandinsky era uno dei maestri europei presenti, accanto agli italiani Bassi, Bonini, Licini, Mazzon, Munari, Rho, Ettore Sottsass e Veronesi. L’esposizione stimolò il dibattito sull’astrattismo, che si opponeva ai realismi allora largamente fortunati in Italia. Dopo esattamente 60 anni il Comune di Milano vuole rendere omaggio con questa mostra al grande artista russo e nello stesso tempo analizzare e dimostrare i suoi forti legami con l’arte astratta in Italia tra il 1930 e il 1950. Wassily Kandinsky (Mosca 1866 - Neuilly-sur-Seine/Parigi 1944) è stato infatti un punto di riferimento fondamentale per l’arte astratta italiana degli anni Trenta (in particolare tra il 1934 e il 1935) e Quaranta (soprattutto tra il 1947 e il 1950), fino all’inizio degli anni Cinquanta, nonostante i suoi rapporti con l’Italia e l’arte italiana siano stati sporadici, così come i suoi viaggi. Per la prima volta una mostra ricostruisce questo legame attraverso uno straordinario nucleo di  42 opere di Kandinsky (oli su tela, acquarelli e pastelli) realizzate negli anni del suo insegnamento al Bauhaus, fino alla sua chiusura nel 1933, e successivamente durante il periodo parigino, fino alla sua morte nel 1944.

Giovanni Cannovali detto il Piccio, sacro e romantico ritrattista 

Considerato pittore lombardo doc , Giovanni Cannovali, detto “Il Piccio” ritorna a noi nella bellissima esposizione aperta  a Cremona in questi giorni. Mostra così ben recensita sul Corriere della Sera dal mio professore Raffaellino De Grada. Leggendo il suo articolo mi sono tornate alla mente le sue vivaci e delicate spiegazioni di tanti anni fa all’Accademia di  Belle Arti di Brera sull’arte italiana dell’800 e il Piccio era proprio uno dei suoi cavalli di battaglia. Senza dubbio Giovanni Cannovali è uno di quegli artisti della metà dell’800 che più ci può incantare: la sua delicatezza nei ritratti, nei quadri sacri, nei quadri di genere, ma soprattutto il suo tocco in quei mirabili disegni lo fanno essere la punta di un iceberg del genere ottocentesco italiano. L’artista, nato nel 1804 a Montenegrino, vicino a Luino, morì, purtroppo, annegato a Coltaro, vicino a Cremona, nel luglio 1874. Si dedicò, all’inizio della sua attività in particolare alla pittura sacra, realizzando molte pale d’altare, tra le quali la più discussa fu l’”Educazione della vergine”, per la chiesa parrocchiale di Almenno San Bartolomeo (Bg) e in seguito realizzando moltissimi ritratti. Ritratti che lo resero famoso già in vita. Tra di essi spiccano la serie di autoritratti: quello del 1835; quello del ’36; l’autoritratto con la tavolozza del ’41, con i capelli mossi, di grande intensità espressiva; quello coi capelli lunghi del ’46 e ancora l’autoritratto del ’54 e quello del ’59; quello del 1868 e concludendo quello dell’’82, di profilo con il pennello in mano. E  ritratti per amici e parenti e signori del temo, come quelli di Anastasia Spini del 1840, di Gian Maria Scotti del 1948 splendido per realismo con una barba riccia dalla pennellata vibrante,e di Gina Caccia del ’62, carico di romanticismo, del Conte Giuseppe Manara realizzato con alle spalle un lettore di colore e tanti altri. Ma quello che fa ritenere il nostro artista “il pittore romantico per eccellenza” sono i suoi splendidi bozzetti a carattere sacro, le sue crocifissioni, le sue piccole tavole raffiguranti presepi e deposizioni o opere, sempre piccole tipo “La morte di Abele”, “Susanna e i vecchioni” e i suoi grandi paesaggi  dall’atmosfera reale e di sogno, vedasi “Mattino sulle Prealpi” del 1863 o “Mosè salvato dalle acque”, dove tutta la scena si svolge in prossimità dell’acqua e il tutto sembra avvolto da un’aria   magica.L’esposizione di Cremona al Centro culturale Santa Maria della Pietà ,aperta al pubblico fino al 10 Giugno 2007 ricorda per ampiezza e ricchezza di temi quella storica del 1974 a Bergamo,e la visita dell’attuale mostra renderà soddisfatto il visitatore per la comprensione dell’opera del grande artista lombardo di nascita ma senza dubbio di respiro internazionale. 

Milano -23 febbraio 2007-                         achille  guzzardella

 

PICCIO:   L’ULTIMO ROMANTICO  

Cremona – Centro culturale Santa Maria della Pietà    24 febbraio / 10 giugno

La mostra si presenta come la prima iniziativa monografica dedicata al maggior pittore dell’Ottocento italiano da più di trent’anni a questa parte, essendo stata l’ultima esposizione di significativa importanza quella realizzata a Bergamo nel 1974. L’attività artistica del Piccio, presentata rispettando il percorso cronologico e stilistico della sua evoluzione, è scandita da alcuni temi portanti che ne caratterizzano le scelte iconografiche (le bagnanti, Agar...) e permette l’individuazione di significativi confronti con artisti coevi a lui legati da rapporti di amicizia o affinità. L’interesse del Comitato Scientifico si è soffermato sulle opere più significative della produzione del Carnovali e di altri artisti come Diotti, Trécourt, Coghetti..., concentrando la scelta su dipinti e disegni dei musei di Milano, Bergamo, Cremona e Pavia, oltre che di prestigiose collezioni pubbliche e private, sia italiane che europee (fra le quali il Museo del Louvre). Eccezionale evento la ricostruzione della cosiddetta “Sala ovale” della famiglia Berizzi, con il confronto tra quattro diverse interpretazioni del tema paesistico ad opera di quattro diversi artisti, tra cui il Piccio stesso. La mostra, costituita da 148 dipinti, disegni e bozzetti, si articola su nove sezioni che individuano nella cronologia dell’attività del Piccio alcuni temi iconografici fondamentali.

DARIO BALLANTINI:   "Ti ascolto"

“Ti ascolto” è il titolo della nuova mostra che arriva a Milano dopo la presenza ad Art Verona  su invito della fiera stessa, negli stand di Artesanterasmo. Sono in mostra a Milano una quarantina di dipinti su tavola, acrilici e pastelli, dai colori vividi e dal tratto netto che definisce e al tempo stesso confonde tra le cose lo spazio dell’umanoide. Che non ha scampo se continua a guardare fuori di sé, ma il titolo apre uno spiraglio all’angoscia e al pessimismo cosmico spostando l’attenzione dentro di sé. “Ti ascolto è il tentativo di trovare nuove risposte ascoltando l’Io cosciente, visto che dall’esterno arrivano solo segnali caotici e confusi.”, afferma Dario Ballantini, “L’arte per me è una necessità che ritorna, una momentanea forma liberatoria che ha però l’urgenza di ripetersi all’infinito, proprio ogni volta che mi sembra di essermi liberato.”  Dopo la mostra milanese del 2003, Ballantini ha esposto in tutta Italia. Nel luglio 2004 ha partecipato - presso la Casa Natale Modigliani di Livorno diretta da Giorgio Guastalla - alla mostra permanente "Modigliani e i suoi amici di oggi", un omaggio al grande artista da parte di pittori di varie generazioni, tra cui Bay, Guttuso, Rotella e Kostabi. www.darioballantini.it 

UN’ICONA DELL’ART DECO': TAMARA DE LEMPICKA 

Dopo una proroga di più di un mese e un notevole successo di pubblico, si è chiusa il 18 febbraio la mostra milanese di Tamara De Lempicka a Palazzo Reale. La pittrice, di origine polacca (Maria Gorska il suo vero nome), vissuta tra il 1898 e il 1980, di famiglia più che benestante, ebbe una vita degna di un romanzo: dalla personalità forte ed eccentrica, amante del piacere e anticonformista, seppe stupire, scandalizzare, affascinare il bel mondo parigino degli anni Venti-Trenta. E anche chi ha visitato la mostra e l’ha “riscoperta” non può essere rimasto indifferente: i suoi ritratti sono straordinariamente moderni e sensuali, i visi hanno magnifiche espressioni beffarde o ammaliatrici, la scelta cromatica – spesso un solo colore brillante, bluette, verde, rosso, rosa, che spicca su uno sfondo grigio/nero – stupisce per la sua raffinatezza.  Si coglie l’attenzione per la moda dell’epoca, per le forme futuriste, e nello stesso tempo emergono richiami alla pittura rinascimentale. Tamara, che aveva già dato prova del suo carattere quando, a soli diciannove anni, era riuscita a riportare in libertà il marito Tadeusz Lempicki, arrestato dai bolscevichi durante la Rivoluzione russa del ’17, studiò prima in Svizzera, a Losanna, e poi a Parigi, presso l’Academie de la Grande Chaumière, dove ebbe come maestri Maurice Denis e André Lothe, teorizzatore del cubismo sintetico. A Parigi conobbe Picasso, Cocteau, Gide. La sua prima importante mostra fu però proprio a Milano, nel 1925, nella galleria del conte Castelbarco in via Montenapoleone, grazie all’intermediazione di Marinetti; per questa occasione dipinse ben ventotto ritratti in sei mesi. Il 1925 è anche l’anno dell’ Exposition Internationale des Arts Decoratifs et Industriels Modernes a Parigi, che diede il nome allo stile eclettico in voga già da qualche anno e che da allora si chiama appunto Art Dèco, di cui la De Lempicka è senz’altro da considerare tra gli artisti più rappresentativi. La pittura, la vita mondana spregiudicata e le molteplici relazioni amorose, con uomini e con donne, assorbirono la bellissima De Lempicka al punto da farle trascurare non solo il marito, che alla fine l’abbandonò – inseguito inutilmente da lei per mezza Europa - ma anche l’unica figlia, la piccola Kizette, per lo più affidata alla madre Malvina. Quest’ultima arrivò addirittura a bruciare, per dispetto, nel 1929, la preziosa collezione di cappellini d’alta moda di Tamara, che aveva fatto sapere di non poter partecipare al pranzo di Natale con loro (Kizette, tuttavia, compare in numerosi, splendidi ritratti; e sarà accanto a lei nei suoi ultimi anni, fino al letto di morte). Nel 1933 il secondo matrimonio, con il Barone Kuffner; scelta che rafforzò la sua posizione in società; sei anni dopo, la decisione di lasciare l’Europa, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, per gli Stati Uniti. Forse, se fosse rimasta a Parigi, la sua fama si sarebbe consolidata, invece finì per avere un effimero successo nell’ambiente di Hollywood e di Beverly Hills, senz’altro ricco di dollari ma povero culturalmente. Alla fine, una deludente mostra a New York, nel 1962, la convinse  addirittura a ritirarsi e a non esporre più i suoi quadri. Morì a Cuernavaca, in Messico; le sue ceneri furono sparse, come da sua volontà, nel vulcano Popocatepetl dal conte italiano Giovanni Agusta. Certamente l’anziana pittrice conosceva la leggenda azteca: del guerriero Popocatepetl, caduto privo di vita per il dolore di aver perso la promessa sposa Iztaccihuate, morta a sua volta per aver appreso la falsa notizia della sua uccisione in battaglia.. E gli dei avevano  trasformato gli sfortunati amanti in montagne vicine: lei, la donna addormentata, lui, la montagna che emette vapori, un vulcano che erutta lava infuocata per l’ira terribile di aver perduto per sempre, per una crudele menzogna, la fanciulla amatissima.. E in una montagna sacra, ricca di santuari e luoghi di antico culto, dove si formano rocce nere e lucide come le ossidiane e dove la lava scende e zampilla come un fuoco rosso, nel cielo blu cobalto del Messico, Tamara De Lempicka ha voluto mescolarsi al tutto, come i colori di una tavolozza da pittore.      

Milano - Palazzo reale - 20 febbraio -       A.B.  

MOSTRE:  TURNER E GLI IMPRESSIONISTI

La grande storia del paesaggio moderno in Europa Proroga di due settimane per le mostre bresciane dedicate a “Turner e gli Impressionisti” e a “Mondrian”, entrambe allestite in Santa Giulia.I 100 musei prestatori della grande esposizione dedicata alla storia del paesaggio moderno in Europa e quelli della mostra su Mondrian hanno comunicato a Marco Goldin l’assenso a concedere le 285 opere della mostra maggiore e le 80 di Mondrian, sino al 9 aprile. La richiesta di proroga era stata avanzata da Linea d’ombra sotto la  pressione dei gruppi organizzati che non riuscivano più a trovare spazio nella prevista programmazione della mostra, essendosi ormai esaurite tutte le fasce di visita programmate. Le due settimane di proroga consentono ora di accettare prenotazioni che erano rimaste forzatamente non evase. La mostra “Turner e gli Impressionisti” è già stata ammirata da 160 mila persone, mentre 100 mila sono già stati i visitatori di Mondrian. Il ritmo, in fortissima accelerazione, delle prenotazioni individuali (oltre che dei gruppi) fa realisticamente ipotizzare il raggiungimento dei 350 mila visitatori finali per Turner e il superamento dei 200 mila per Mondrian, due dati che collocherebbero ancora una volta Brescia ai vertici delle classifiche delle mostre di maggior successo in Italia.

Brescia - Museo di Santa Giulia – fino al 9 aprile   

Piranesi, Martini e gli artisti della Permanente

Tre le mostre viste ultimamente. La prima esposizione a Roma nel Museo del Corso sul grandissimo vedutista incisore Giovanni Battista Piranesi (ben centocinquanta carte illustranti le vedute Romane, tutte le architetture più belle; il corpus dei lavori è tale da  farci capire l’incredibile perizia e bravura del Maestro Veneziano nato nel 1720 e morto nel 1778). La seconda esposizione a Milano a Palazzo delle Stelline e a quello della Permanente sullo scultore trevigiano Arturo Martini, uno dei Maestri dell’arte plastica del ‘900 (un centinaio di opere esposte che ci fanno capire e riflettere sulla grande capacità di inventiva  dell’artista nato nel 1889 e morto nel 1947 nel pieno della sua attività ; senza dubbio uno degli artisti italiani che ha maggiormente rinnovato il linguaggio della scultura del XX secolo- segnalo tra le tante opere illustranti i vari periodi dell’attività dell’artista veneto i due ritratti, quello di ragazzo e quello di ragazza del 1924 provenienti dal G.N.A.M. di Roma.). La terza esposizione, sempre nel palazzo della Permanente di Milano, intitolata “VENTIPIUCENTO- gli anni della Permanente” dove espongo il mio bronzo “L’angelo della notte” (nella foto) e dove sono presenti centoquarantatre opere relative a centoquarantatre artisti soci dell’ antica istituzione milanese (le  sculture e i quadri che mostrano l’operare artistico milanese e lombardo sono di  amici come Pietro Plescan, Enzo Esposito, Giancarlo Cerri, Giancarlo Cazzaniga, Giancarlo Marchese, Nado Canuti, Giancarlo Colli, Luciano Cottini,Ada Marchetti, Giorgio Scaini, Pino di Gennaro,Giulio Crisanti, Armando Marrocco, Lino Marzulli,Giovanni Mattio,Alvaro Occhipinti, Giorgio Scano, Togo, Franco Vasconi,Franco Zazzeri, F. Magro ecc, che con i differenti temi e le svariate tecniche rispecchiano la realtà attuale dell’operare artistico pur mantenendo una visibilità concreta e materica dell’opera).

Milano 10-12-2006                                   achille guzzardella

LAURA FIUME:    "TRAME D'INTERNI"

Vengono presentati alla Galleria Artesanterasmo di Milano i più recenti sviluppi della ricerca pittorica di Laura Fiume, che dell’intreccio con la grafica e il design ha fatto la sua peculiare cifra stilistica. La sua ricerca formale è approdata all’impiego di tessuti per arredamento come materiali di supporto e a una composizione che predilige ingrandimenti di particolari d’interni. In mostra una quarantina di dipinti su tessuto in cui campeggiano oggetti d’arredo che, da qualche anno, sono protagonisti della sua produzione (nel 2001 la mostra dei primi dipinti su velluto fu definita da Luigi Cavallo “Il teatro delle stanze”, mentre è del 2003 l’Hommage á Philippe Starck allo Spazio Extè, in contemporanea con il Salone del Mobile a Milano). L’artista, urbinate di nascita e milanese d’adozione, oggi alle superfici omogenee del velluto preferisce il contatto con la consistenza grezza e materica dei tessuti per l’arredamento da cui trae maggiore ispirazione. Ogni tessuto ha uno spirito proprio che suggerisce storie e ambientazioni diverse. Trame colorate emergono dal fondo con sorprendenti effetti materici e cromatici. I tessuti prescelti sono del produttore Enzo degli Angiuoni, dei quali Laura Fiume si è entusiasmata nel 2005 quando è stata invitata a dipingere la poltrona “Reversi” per Molteni & C. al punto da desiderare di impostare su quei tessuti un’intera mostra. Nelle opere esposte muta anche la prospettiva da cui Laura Fiume racconta le sue trame d’interni. Le nuove stanze hanno composizioni semplificate, più “grafiche”, con tagli quadrati o lunghi e stretti tali da sembrare l’ingrandimento di un particolare di un quadro ideale. Questi “tagli” derivano da una sua recente esperienza di design, il restyling di un hotel all’Isola del Giglio in Toscana. Per l’occasione ha realizzato dei dipinti da cui ha estrapolato dei dettagli, poi ingigantiti per mezzo della grafica computerizzata e trasposti su tela con la tecnica della stampa ad aerografo. Il risultato è stato di amplificare l’impatto visivo di alcuni particolari delle opere originali, i quali vengono ad assumere un senso proprio e diventano opere grafiche autonome. Da questa esperienza è nata appunto l’intuizione per la composizione di molti dei dipinti in mostra alla galleria Artesanterasmo di Milano, particolari ingranditi di un’opera ancora più grande che in realtà non esiste se non nell’immaginazione dello spettatore, stimolata da quella dell’artista.           Dal 22 novembre alla Galleria Artesanterasmo.

MINT:     PRIMA EDIZIONE         

IL MINT, ovvero Milano International Antiques and Modern Art Exhibition, è una rassegna “boutique” con la partecipazione di 49 espositori tra i nomi più accreditati del settore che hanno aderito al debutto di questa nuova manifestazione che coniuga antico e moderno, oggetti d’alta epoca e design contemporaneo. Gli allestimenti curati da Peter Bottazzi e Change Performing Arts, connotano l’esposizione con un taglio esclusivo a conferma del carattere innovativo del progetto MINT.                 Per maggior info: www.mintexhibition.it .

Note su Mantegna, Boccioni e la De Lempicka

La grande manifestazione espositiva più importante organizzata a cavallo tra il 2006 e il 2007 su più sedi è quella  per celebrare il Sommo Mantegna.Consiglio vivamente  le tre tappe di Padova, di Mantova e di Verona, e in questa ultima città potrete finalmente ammirare da vicino la Pala di San Zeno. Mostre ben commentate televisivamente da quel fine raccontatore che è Fhilipe Daverio nella sua trasmissione di felice produzione e sapiente orchestrazione. Nelle tre sedi della mostra oltre ai dipinti e agli affreschi sono esposti splendidi disegni del Mantegna e della sua scuola e molte opere lignee di quel quattrocento Lombardo tanto vicino al Maestro nato probabilmente nel 1431 ad Isola di Carturo, località in provincia di Padova e morto a Mantova nel 1506. In queste poche righe chi scrive segnala anche le due mostre viste a Palazzo Reale di Milano e presentate dal bravo e sbraitante Sgarbi. La  prima è quella su Boccioni Futurista, artista molto celebrato, cavallo di battaglia di tanti critici, mostra comunque sia interessante per il grande pubblico, dove molte opere mancanti sono sostituite da gigantografie e proiezioni. La seconda è quella su Tamara De Lempicka, mostra sicuramente esaustiva sull’attività della pittrice tanto amata dagli stilisti della moda per quel carattere forte ed alcune volte equivoco delle espressioni dei volti e delle forme dei corpi (di sicuro effetto e piacevolezza il bel filmato d’epoca su Josephine Backer che balla con una carica sensuale non indifferente, filmato che ben inquadra l’epoca e l’ambiente tipico degli anni ’20 e ’30). Le due ultime mostre in questione vanno viste, devo però dire che non hanno quella ampiezza e quella ricchezza di documentazione delle grandi mostre. 

Milano - 6 Novembre 2006 -                         achille guzzardella

LIBRI:   MICHELANGELO SCULTORE 

  di Cristina Acidini Luchinat  Fotografie di  Aurelio Amendola 

Collana: I Grandi Libri D'Arte 

Formato: 28 x 33 cm

Pagine: 320   Illustrazioni: 210 bicromie

Confezione: cartonato con sovraccoperta e cofanetto

Prezzo: 98,00 €  Uscita in libreria: 19 ottobre 2006

Il volume di Cristina Acidini Luchinat, edito da Federico Motta Editore, raccoglie ed illustra, attraverso i 200 scatti di Aurelio Amendola, l’intera produzione scultorea del Buonarroti: dalla sua formazione di scultore nel Giardino di San Marco di Lorenzo il Magnifico (1490-1492) sino agli anni della grande produzione romana (1534-1564). Il libro è composto da una prima parte di saggi critici che riaffrontano la figura dell’artista alla luce dei recenti dati emersi da campagne diagnostiche, puliture, restauri, acquisizioni informatiche e restituzioni digitali. La seconda parte raccoglie invece dettagliate schede delle opere e dei complessi di statuaria realizzati da Michelangelo.

MOSTRE:   EGITTOMANIA –  ISIDE E IL MISTERO

Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 13 ottobre al 27 febbraio

La mostra illustra e indaga due temi assai affascinanti in riferimento ai rapporti tra Egitto e Campania: la diffusione del culto della Dea Iside (a partire dall'epoca romana), anche in ambito privato presso gli abitanti della Campania, e del fenomeno dell'Egittomania, una moda che pervase le pitture delle case di Pompei ed Ercolano, le decorazioni scultoree, giardini, suppellettili. Un'interessante sezione della mostra si collega anche alla riscoperta archeologica dell'Egitto ('700-'800) che riportò alla moda lo "stile egizio", come testimoniano ancora oggi sfingi, obelischi e vasi canopi sparsi a Napoli e in altre città campane, a dimostrazione della persistenza di un filo sottile che lega ancora idealmente la Campania e l'Egitto in età moderna.

 

MOSTRE:  VERONA 2006 – LABORATORIO DI FEDE E CULTURA 

Dal 16 al 20 ottobre, Verona ospita i lavori del 4° Convegno Ecclesiale Nazionale, l’assise che con cadenza decennale riunisce delegati e rappresentanti della Chiesa Cattolica italiana, presente il Papa, per un momento di riflessione e progettazione. Tema dell’assise: "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo". L'appuntamento di Verona si anima di iniziative e manifestazioni che scandiranno i giorni del Convegno approfondendone tematiche e ragioni. Una Chiesa che testimonia, che rinnova la spinta all’apostolato a cui ciascun cristiano è chiamato, che alimenta e mantiene viva la tradizione cristiana guardando al futuro. L’evento di Verona è certamente tutto questo, ma non solo. La Risurrezione è la consapevolezza, nella fede, di un atto supremo di amore da parte di Dio capace di generare forme espressive, artistiche, linguaggi che possono divenire potenti strumenti di riflessione e coinvolgimento. Per questo il Convegno Ecclesiale del prossimo ottobre sarà accompagnato da un corollario di iniziative che animeranno la città puntando su più fronti e su più generi. Innanzitutto due percorsi espositivi dedicati l’uno all’arte contemporanea e l’altro all’arte sacra. Il primo si dividerà tra Palazzo Forti, che ospita per l’occasione la mostra "L’arte e Dio.  La mostra avrà luogo in Palazzo Forti a Verona, sede della Galleria d’arte moderna del Comune scaligero diretta da Giorgio Cortenova, sarà aperta dal 13 ottobre al 7 gennaio 2007, comprende tre sezioni e vede la presenza, tra gli altri, di artisti di grande rilievo quali Wahrol, Fontana, Burri, Caporossi, Nitsch, Lewitt, Knap, Kolar, Santoli.

MOSTRE: ASPIRAZIONE E DEVOZIONI - Brescia nel '500 tra preghiera e eresia 

Secondo appuntamento con la cultura, l’arte e l’editoria a Brescia nel Cinquecento, questa mostra è l’ideale prosecuzione di quella tenutasi lo scorso anno presso il Museo Diocesano, Medici alchimisti astrologi. Inquietudini e ricerche del Cinquecento, premiata da una notevole affluenza di pubblico e da un’ampia risonanza di critica e di stampa. Questa esposizione si prefigge di sondare l’ambiente religioso bresciano nell’epoca che va dalla fine del Quattrocento, emblematicamente segnata dall’arrivo a Brescia del Savonarola e dalla sua predicazione apocalittica, fino al disciplinamento tridentino compiuto dal vescovo Domenico Bollani attraverso le Constitutiones e la ristrutturazione ecclesiastica della diocesi bresciana attraverso l’istituzione dei vicariati foranei. Accanto ai volumi saranno esposti dipinti di Alessandro Bonvicino il Moretto da Brescia, forse il maggior interprete della cultura religiosa bresciana della prima metà del Cinquecento, e preziose incisioni, tra le quali, Durer e Schongauer.  

Brescia - Museo Diocesano - dal 7 ottobre al 26 novembre

LA MIA CASA:   TRENTASETTESIMA EDIZIONE

La Mia Casa 2006, giunta alla sua trentasettesima edizione, in programma a fieramilanocity dal 21 al 29 ottobre, è stata promossa e organizzata da Rassegne, società del gruppo Fiera Milano. Con 300 marchi presenti e un.offerta del tutto completa che andava dall'arredamento agli infissi, dall'illuminazione all'arredo degli esterni, fino ad arrivare a tessuti ed accessori, l.esposizione ha rappresentato ancora una volta il più importante appuntamento dedicato al pubblico, per tutto ciò che riguarda l.abitare e per la sua nuova dimensione culturale. I mutati stili di vita, l.incrociarsi di costumi e tradizioni di una nuova società multietnica, l.evolversi del concetto stesso di casa, determinano e condizionano stili e colori di un arredamento che diventa sempre più espressione di personalità e di un vera e propria filosofia del vivere. Grazie alla nuova location, offerta dagli ampi e moderni padiglioni dell'area Portello di fieramilanocity, e ad nuovo e scenico allestimento firmato da due nomi della scenografia mondiale quali Francesco Pagliariccio e Giancarlo Tintori, il sistema casa si è presentato nella sua veste più dinamica ed alternativa, dove arredamento, tecnologia e nuovi stili hanno formato un percorso unico e al tempo differenziato lungo il quale ritrovare sogni, identità, desideri. La Mia Casa ha ospitato un Percorso Tendenze articolato in tre tappe (la casa nomade, la casa nido e la casa palcoscenico) e un evento nell' evento, il Cave Canem, un percorso espositivo dove trovare le più moderne e bizzarre tendenze dell'abitare. In contemporanea è stata organizzata la Prima esposizione del Mercato dell'immobile in città, in provincia, delle case vacanza e dei servizi collegati, dove mediatori immobiliari e costruttori hanno presentato soluzioni abitative capaci di soddisfare un pubblico molto eterogeneo. A completare la già nutrita offerta è stata data la possibilità, su prenotazione, di avere una consulenza gratuita da parte di architetti esperti, sul come rinnovare una delle stanze della propria casa e la possibilità di partecipare ad interessanti corsi di composizione floreale.

Milano - Fiera - 20 ottobre 2006 -                    Paola di Nisio

ROMANINO, la GRAFICA D’AUTORE, CASORATI e BASQUIAT

Certamente la mostra sul Romanino al Castello del Buon Consiglio di Trento, inaugurata a luglio e visitabile fino alla fine di ottobre, è da considerarsi l’esposizione di maggior interesse dell’estate ormai trascorsa. Il visitatore rimarrà impressionato e riconfermerà la convinzione di come il Romanino sia da considerarsi precursore di tutta l’Arte Caravaggesca. Di buon interesse la mostra inaugurata giorni fa al Palazzo delle Stelline di Milano  sulla Grafica d’Autore; opere già esposte a Lecce nell’estate con esempi che vanno dall’impressionismo francese a Rouault ed un percorso del  ‘900 italiano con esempi di artisti come Boccioni e Carrà fino ad arrivare agli anni ’60 e ’70 con esponenti quali Guerreschi e Ferroni. Infine segnalo le due ultime esposizioni viste. La prima alla Farsetti Arte di via Manzoni su Felice Casorati (bella esposizione dove vengono messe in luce maggiormente i sentimenti dell’artista con temi famigliari e maternità, una pittura tonale che fa sempre piacere a vedersi – di rilievo la suggestiva natura morta del 1943 che sembra introdurre la mostra) . La seconda su Basquiat alla Triennale, dove tutto si fa contemporaneo, dove l’artista,  morto a soli 28 anni nel 1988 , esprime tutto il dramma di una realtà tanto infantile e tanto legata al problema dell’inconscio e della realtà newyorchese degli anni ’80. Una mostra senza dubbio d’effetto anche scenico dove l’impatto visivo con le opere desta curiosità ed impressione anche nel profano. Insomma quattro mostre da vedere. Siete in tempo.

Milano  -  25 settembre 2006 -                achille guzzardella

THE NEW ARS ITALICA:  GREETINGS FROM PROVENCE…

In questa rassegna sono esposte operedi tre importanti maestri che operano sul territorio della Provenza, e che sono stati selezionati con grandissima attenzione da J-P casual nel corso dei moltissimi anni di esperienza in campo artistico. Loro sono Silvie Benoit de Cognac, Jacques Pellegrin e Joseph Stamboulian.

La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 26 settembre al 24 ottobre, dal lunedì al sabato dalle ore 16.00 alle ore19.00.  The New ars Italica – via De Amicis 28 –Milano – www.arsitalica.it  

THE JEAN-MICHEL BASQUIAT SHOW

Dopo il grande successo ottenuto con “The Keith Haring Show” e “ The Andy Warhol Show”, La Triennale di Milano ospita una grande mostra di arte contemporanea: “The Jean-Michel Basquiat Show” (New York 1960-1988) dal 20 settembre al 28 gennaio 2007. Curata da Gianni Mercurio, la Mostra  si qualifica come una delle più vaste retrospettive sinora dedicate al grande artista americano, la più importante mai realizzata in Europa; comprende circa ottanta dipinti e trenta disegni. Completa la rassegna una vasta documentazione fotografica e una sezione video. 

Orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.30 – lunedì chiuso                                   Info: 0272434341 – info@triennale.it  Catalogo: Skira   Biglietto: intero 8 euro

Milano - La Triennale - 19 settembre 2006 -   corrierebit.com

Bill, i due Somarè ed Enzo Esposito   

Uno sguardo alle interessanti esposizioni del momento a Milano per i mesi di giugno e luglio ,prima delle vacanze estive tanto meritate dai milanesi è consigliato.Tre esposizioni di scena ,molto diverse tra loro ma degne di attenzione in egual misura. La prima importante per il suo percorso è quella dedicata a Max Bill a Palazzo Reale dove tutta l’opera dell’artista è basata sul convincimento che,la bellezza  sia il risultato di un ordine mentale fondato sulla conoscenza scientifica.Concetto questo che mi sento di contestare ( considero che il fare artistico muova da ben altre componenti che coinvolgono soprattutto la sfera emozionale del conscio e dell’inconscio.La pura scientificità la lasciamo ai matematici e ai fisici). Comunque sia la mostra è da vedere, malgrado i suoi presupposti, Bill riesce magistralmente a trasmettere una logica di pensiero coerente comunicando con i suoi lavori un senso di freddezza e gelo;se questo è il suo intento e lo scopo della sua arte Bill ci riesce benissimo.La seconda mostra milanese è l’antologica alla Rotonda della  Besana dedicata ai due fratelli Somarè:Guido scomparso nel 2003 e Sandro conosciuto all’inaugurazione. I due fratelli e figli d’arte, di quel grande critico e storico che è stato Enrico, se pure in maniera diversa sanno comunicare con intensità degli equilibri poetici.Guido con  immagini figurative dove l’uomo,la donna  o  i personaggi rappresentati sembrano sempre far bella mostra di se calati in atmosfere emblematiche  un po’ raffreddate dove lo spazio  si manifesta in maniera surreale. Sandro, con immagini tendenti all’astratto, anch’esso alla ricerca di equilibri spaziali velati dove l’uomo sparisce e dove l’oggetto diventa pretesto per descrivere sempre una dimensione surreale .Una mostra interessante sia per il confronto dei due artisti sia per il bel percorso espositivo in un edificio ormai diventato emblema delle mostre storiche della città.La terza mostra è quella dell’amico Enzo Esposito alla Permanente   intitolata : “La traccia visibile del reale”. Grandi quadroni a olio e tecniche varie dove vengono messi in risalto le doti di forza pittorica  dell’artista sessantenne di Benevento attivo a Milano da molti anni.Di Enzo volevo scrivere un articolo tutto per lui e chiamarlo;”Il Napoleone della pittura”questo è quello che pensavo l’altro giorno quando per caso l’ho visto alla Permanente e l’ho  aiutato ad allestire la mostra.Napoleone perché lui è piccolo di statura ( tra l’altro  assomiglia al grande imperatore) e la carica emotiva che manifesta  con la pittura è intensa ed emozionale. Lui è un Barocco –Romantico,le sue tele astratte riescono a coinvolgere e in alcuni casi conferire quasi una forza scultorea,tridimensionale. Negli ultimi lavori raggiunge una liricità di immagine fatta di equilibri segnici e spaziali delicati.Un ritorno al gusto della pittura,al bello.Bravo Esposito,una mostra che mi è piaciuta.

Milano - 19 giugno 2006 -            achille guzzardella 

Note sulla mostra di Kathe Kollwitz a Legnano 

Domenica ero con moglie e figlio a Legnano. Abbiamo colto l’occasione per vedere la bella mostra di sole incisioni di quella drammatica e severa artista di fama europea che è stata la tedesca  Kathe Kollwitz. La bella esposizione è stata allestita nelle sale di palazzo Leone Da Perego e durerà sino al 25 Giugno. Vedendo le grafiche della scultrice nata a Konigsberg nel 1867 e morta a Mortzburg nei pressi di Dresda nel 1945 mi è tornata alla mente la storica esposizione milanese del 1983  svoltasi nel sagrato del Duomo. E  come allora, domenica molte sono state le immagini pregnanti di tristezza, forza, umiltà e dolore che hanno destato il mio interesse e penso possano suscitare l’interesse dei visitatori. Voglio qui segnalare titoli come: “La morte chiama” del 1934, “La morte e una donna” del 1910, “Campo di battaglia” del 1907,  “Gli aratori” del 1906, “Donna con bambino morto” del 1903, “Aratori e donna” del 1902 e poi ancora “La carmagnola” del 1901, “Tumulto” del 1899, “La fine” del 1897, “La morte” del 1897 e “Autoritratto al tavolo del lavoro” del 1893. Le incisioni della Kollwitz sono nette, sicure, luce e ombra si alternano mettendo in risalto le espressioni pensose e gli stati d’animo struggenti. Senza dubbio una delle artiste più importanti del Novecento, figlia di quel linguaggio che ha avuto origine dal realismo francese di Doumier e di Millet e si sviluppa nell’espressionismo tedesco. La Kollwitz riesce comunque a conservare una figurazione classica non portata a esasperazioni esagerate come nel ‘espressionismo di  Grots o di  Otto Dix. La realtà del dramma personale della nostra artista, tra l’altro leggibile benissimo dal carattere di tutta la sua opera, ha avuto il suo culmine prima con la morte del figlio Peter caduto nella Prima Guerra Mondiale e poi nel 1936 anno in cui è colpita dal divieto indiretto dei Nazisti di esporre i suoi lavori. Nell’attuale mostra sono da ammirare anche le emblematiche xilografie : “Disoccupato” del 1924, “Fame” del ’25,  “I bambini muoiono” sempre del ’25 e “Autoritratto di fronte” del 1923; cito anche il “Sacrificio”, “La vedova”, “Le madri” e “I genitori” del ’22, opere che richiamano la forza e l’essenzialità delle sue sculture.     

 Milano  - 9 Maggio 2006                  achille guzzardella

TRE MOSTRE DA VISITARE

Segnalo  tre mostre viste ultimamente. A Milano la bella e equilibrata esposizione a Palazzo Reale su alcuni quadri del ‘600 della collezione Koelliker. Una mostra con i migliori autori lombardi, da Daniele Crespi  con splendidi ritratti in mostra e la notevole tela: “David placa l’ira di Re Saul, a Tanzio Da Varallo, da Giulio Cesare Procaccini ai toccanti ritratti del Ceresa e  del Cairo  alle belle opere del Vermiglio, del Nuvolone del Morazzone e del Cerano,ai ritratti di Fra Galgario e del Ceruti,e al ritratto di giovane signore di Salomon Adler dai toni pacati e delicati al bel ritratto  di “Ludovico Settala” di Fede Galizia e tanti altri. A Roma l’esposizione al chiostro del Bramante sulle pitture di Giulio Aristide Sartorio autore di tutto rispetto e di squisita dignità formale caratterizzante parte del primo novecento Italiano. A Firenze la mostra vista pochi giorni fa su quello scultore italiano di notevole eleganza e struttura compositiva che è il Giambologna. Di particolare rilevanza  sono le piccole sculture Mitologiche, molte delle quali in mostra per la prima volta ed alcune facenti parte della collezione del museo del Bargello. Museo che io considero uno degli edifici di maggior dignità e bellezza,  scrigno espositivo dei massimi artisti del ‘400 e ‘500. La visita alla mostra sul Giambologna unita alla visita dell’intera collezione del Bargello offre al visitatore  uno dei massimi esempi esistenti di percorsi museali sulla scultura espressione del vero e della coscienza umana e della sua origine divina. Tre mostre che consiglio vivamente e che valgono una gita Milano  Roma Firenze.       

Milano - 2 maggio 2006 -        achille guzzardella

ARNOLFO AL MUSEO DI SANTA MARIA IN FIORE 

Il 27 febbraio scorso ero a Firenze al museo del Duomo e ho potuto ammirare le meraviglie di Arnolfo, scultore padre del Rinascimento, allievo probabilmente di Nicola Pisano che ha operato a Roma e in Umbria tra il 1270 e il 1280, gli anni del suo primo periodo di attività. Arnolfo è riuscito a maturare una propria individualità raggiungendo una notevole originalità nel modellato, ponendosi in rapporto dialettico tra scultura antica classica e gotico francese e restituendoci  una visione più naturale dell’uomo e della realtà. Nella mostra particolarmente articolata, lungo il percorso delle sculture custodite nello storico museo (come una delle Pietà di Michelangelo Buonarroti, le varie opere di Donatello e di Nanni Di Banco e la cantoria di Luca Della Robbia, le formelle di Andrea Pisano e i rilievi della Porta Del Paradiso del Ghiberti ecc.) troneggiano i lavori di Arnolfo Di Cambio.Tra le opere  più famose segnalo: la "Statua di Bonifacio VIII” che a parer mio sembra aver molto influenzato la scultura del ‘900 di Martiniana memoria, la  "Madonna in trono" e altre opere di provenienza romana come la "Statua onoraria di Carlo d’Angiò" dei Musei Capitolini e ancora la “Madonna e Bambino” scultura lignea policroma della collezione Loeser di Palazzo Vecchio in Firenze e “L’Annunciazione” custodita a Londra all’Albert Museum, forse l’opera più toccante dell’artista di Colle Val d’Elsa, morto a Firenze tra il 1302 e il 1310. La grande mostra, inaugurata il 21 Dicembre che chiude le celebrazioni espositive del settimo centenario della morte dello scultore, sarà visibile fino al 21 Aprile 2006  

Milano - 22-3-2006                   achille guzzardella    

MIRO’,  LANARO  E  L’UNIONE CATTOLICA  ARTISTI  ITALIANI   

Nel panorama della realtà espositiva Milanese sono da segnalare tre mostre inaugurate tra la fine di febbraio e i primi di marzo 2006 riguardanti generi  e situazioni diverse. La prima è quella sulla pittura di Mirò alla galleria  “ Il Castello” dell’amico Guido Conte e figli. Storica galleria che ha aperto i battenti nel 1964 e dove il sottoscritto ha esposto alcune sculture negli anni ’80 e ’90. La scelta di riportare Mirò nel quartiere dell’arte milanese è stata estremamente positiva. La mostra è bella e sembra conferire dignità artistica alla via. Segnalo dell’artista spagnolo, una per tutte, l’opera “figure davanti alla luna” acquarello su carta del 1942 dove l’artista raggiunge una coerenza compositiva di segno e di delicatezza cromale incredibile, paragonabile forse solo ai lavori migliori di Klee o di Kandinsky. La seconda esposizione è una bella retrospettiva alla galleria Ponterosso di via Brera ( voluta e allestita dall’amica e ormai anch’essa storica gallerista   Nanda Consonni ) sul caro pittore Dino Lanaro ritratto dal sottoscritto nel 1991. Nella mostra sono esposti i bei paesaggi lagunari e le campagne venete dell’artista nativo di Schio del quale ebbi occasione di scrivere altre volte  e del quale ricordo la bella esposizione antologica allestita a Castel  Sant’Angelo a Roma l’anno scorso. Nella mostra attuale sono esposti anche esempi della pittura riguardante il suo periodo informale degli anni ’50 e ’60 e qualche tela vicina agli anni  dove la pittura di Lanaro diventa  rara e di difficile reperibilità sul mercato e di maggior valore economico, quelli di “Corrente”. La terza mostra è la grande collettiva riguardante  i pittori e gli scultori che hanno operato e operano a Milano e fanno parte dell’Unione Cattolica Artisti Italiani, storica unione  nata a   Roma      nel 1945 e nel 1948 a Milano . L’esposizione allestita allo “Spazio Guicciardini” della Provincia di Milano per i sessant’anni dell’Unione conta di ben sessantatre autori, molti dei quali sono scomparsi e hanno fatto la storia  della fondazione. Ricordo qui: Vellani Marchi, Savinio Labò, Francesco De Rocchi, Crsitoforo De Amicis, Silvio Consadori, Aldo Carpi del quale è presente un’opera insolita e suggestiva, e Dino Lanaro. E poi Francesco Speranza, Luigi Filocamo e gli scultori che ho conosciuto molto bene  anch’essi scomparsi: Virgilio Ciminaghi, il caro Eros Pellini del quale ricordo le lunghe chiacchierate nel suo studio milanese ed il caro Ettore Calvelli che andai a trovare nel suo tranquillo  eremo a Ponte di Legno, ricco di arte soprattutto delle sue medaglie originali e personali, ed ultimo il caro Nicola Sebastio pilastro storico dell’associazione Ucaina. Artista ricco di sintesi formale innamorato e influenzato dall’arte egizia che fu così formativa negli anni della sua gioventù trascorsi in suolo africano per motivi bellici.  Una esposizione quella dell’Ucai che va vista , che consiglio vivamente anche per la presenza in mostra di opere di amici pittori e scultori che sono espressione di una parte della realtà artistica Milanese  dove per alcuni di essi la fama varca i confini regionali ed è espressione dell’amore per l’arte e alcune volte per lo spirito del bello. 

Milano -11 marzo 2006 -   achille  guzzardella                                          

                                     

                          VEDOVA DI NUOVO A MILANO 

Una mostra da non perdere inaugurata alla galleria Salvatore + Caroline ala in quel di Brera a Milano alla fine del 2005 e visibile fino al 25 febbraio 2006 quella di Emilio Vedova. Una mostra che mette in risalto l'attività. e l'aspetto più. interessante dell'artista veneto, che senza dubbio dai tempi di "Corrente" ai nostri giorni ha saputo rinnovarsi. Dalle sue griglie geometriche del primo dopoguerra all'inserimento nel grande movimento internazionale "dell'action painting". Sono esposte più. di cinquanta lavori storici tra sculture, opere su tele, carta e acciaio.Di grande impatto emotivo sono il plurimo binario realizzato negli anni settanta e i tre tondi degli anni ottanta. Di grande emozione visiva le opere con questi neri e bianchi e grigi misteriosi dove la gestualità. pittorica dell'artista assume valore di spazio e di tempo assoluto. Sono opere che sembrano aprire e chiudere un capitolo del fare arte. 

Milano - 22 febbraio 2006 -      achille guzzardella        achi.guzz@tiscali.it 

FONTANA – TOMSHINSKY  E IL DISEGNO ALLA PERMANENTE

   

 
A Milano  tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio si sono 
inaugurate tre  esposizioni interessanti,intriganti soprattutto per 
gli addetti ai lavori. Le mostre in questione sono quelle dedicate a 
Lucio Fontana alla Galleria Farsetti, a Tomshinsky al Palazzo della 
Permanente (la prima retrospettiva dell’artista, ultimo baluardo della 
Vecchia Brera.) è sempre alla Permanente: .Silenzio e splendore del 
disegno, disegni  delle raccolte del Museo Civico di Salò. Tre mostre 
che riconducono il visitatore al linguaggio dell’opera nei giusti 
limiti del piacere della forma corretta, espressione di un pensiero; 
non un arte concettuale fine a se stessa il più  delle volte fatta di 
assemblaggi privi di significato e turbanti non solo la vista. Le tre 
esposizioni sembrano essere un collegamento con i veri valori: libertà 
di segno, piacevolezza di inventiva, costruzione equilibrata che 
riconduce alla logica di forme compositive coerenti. Fontana indagante  
ed inventore, Tomshinsky, scoperta per i più, artista geometrico ed 
equilibrato sia nei dipinti, sia nelle interessanti sculture ,opere 
della prima parte del suo percorso. Infine il segno riconoscibile di 
molti artisti del primo e secondo Novecento con esempi in mostra di 
Manzù, Sironi, Fontana, Afro, De Pisis, Broggini, Melotti, Morlotti, 
Licini, Chighine, Bay, Capogrossi, Francese, Meloni, Music,Peverelli, 
Zancanaro, Tamburi, Romagnoli e Schifano. Molti di questi artisti sono 
stati ritratti dal sottoscritto come Mucchi, Vago, Tadini, e Ghinzani. 
Spicca tra le opere segniche la carta assemblata e  colorata di Lorenzo 
Pepe, scultore che fu il mio insegnante di figura al Liceo artistico. L'
opera di Pepe è riprodotta anche nella  copertina del bel catalogo e 
nel manifesto della mostra.  Il mio consiglio é di fare una bella 
passeggiata serale in via Manzoni e in via Turati in questo freddo mese 
di febbraio e visitare le tre esposizioni. 

Milano - 6 febbraio 2006 -                            achille guzzardella

GIUSEPPE  VIOLA:  NUOVO CATALOGO

Con il patrocinio del Comune di Milano ed il contributo dell’Amministrazione Comunale di Melzo    è stato realizzato il Catalogo del Museo della Pace di Melzo del pittore Giuseppe Viola. Curato da   Giuseppe Martucci e Siro Brondoni, il libro documenta il periodo drammatico degli anni ’40 con la realizzazione di dodici dipinti realizzati dall’artista, tra i maggiori dell’arte contemporanea milanese. I dipinti sono stati realizzati nell’arco di tempo di tre anni (1972-1975). Nella foto Viola con l'organizzatore della mostra Giuseppe Lippoli e lo scultore Achille Guzzardella .

Milano - 4 febbraio 2006 -    agostino guzzardella

MIAOO:  MUSEO D’ECCELLENZA

Sabato 11 febbraio , in concomitanza  con la prima giornata di gare dei XX Giochi Olimpici Invernali, s’inaugurerà l’eccentrico MIAOO, Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi. MIAOO è il primo museo internazionale dedicato alla “eccellenza dell’eccellenza” artigiana, che promuove Torino  a capitale italiana ed europea delle arti applicate. E’ospitato nel complesso monumentale di San Filippo Neri  e nasce con l’intento di garantire il futuro e il prestigio delle arti applicate contemporanee.

Milano - Spazio Triennale - 3 febbraio 2006 -    agostino guzzardella

AFFICHISTES - BERGOLLI - GRAFICA CUBANA

Con l’inizio del nuovo anno tre mostre interessanti da visitare a Milano: “Affichistes, tra Milano e Bretagna” inaugurata il 18 novembre scorso e fino al 21 gennaio. Sono esposte un centinaio di opere, per lo più strappi elaborati da Raymont Hains, Francois Dufrènz, Jacques Villaglè, Mimmo Rotella (recentemente scomparso), Wolf Vostell, Gil Jwolman e Jorn uno dei fondatori dello storico gruppo Cobra. E, “Buoenavista, mezzo secolo di grafica cubana”, inaugurata il 14 gennaio e visitabile fino all’11 febbraio dove sono raccolti ben 100 manifesti e opere grafiche di Cuba rivoluzionaria, lavori legati alla figura, al volto icona di Ernesto Che Guevara. A Legnano, a Palazzo Leone da Perego “Aldo Bergolli e il suo tempo”. Mostra inaugurata il 3 dicembre e visibile fino  al 5 febbraio. Una retrospettiva dell’artista legnanese nato nel 1916 e morto nel 1972, che firmò nel ’46 il manifesto del “Nuovo Realismo” noto come “Oltre Guernica” assieme a Ajmone, Bonfante, Dova, Morlotti, Paganin, Testori e Vedova. Bergolli è senza dubbio un artista da riscoprire, un po’ dimenticato ma sicuramente artista di spessore vicino nel suo percorso pittorico e grafico ai  vari artisti di quegli anni indaganti gli scenari urbani e spaziali. Di  vivo interesse il confronto nell’ultima stagione con in suoi contemporanei Ajmone, Cassinari, Francese, Crippa, Dova, Fontana, Morlotti e Scanavino.

Milano – 19 gennaio 2006 -         achille guzzardella

RENATO GIANANTI 

Renato Giananti espone da  "Pane Vino & San Daniele", via Vigevano 33 Milano
dal 21 Gennaio al 4 Febbraio: foto e disegni dal suo  libro "Per l'India per l'anima" ,presentato al Circolo Culturale i Navigli  il 15 Dicembre 2005, in vendita, proventi a favore  di Progetto Calcutta e Associazione Dominique Lappierre. Dal  4  Febbraio al 25 Febbraio : acquerelli, acrilici e tecniche miste. Per maggiori info sull'autore: www.gianart.it

GIANANTI / MARCHESI: " TRA L'INFORMALE e L'ONIRICO "

Sino a fine Gennaio è aperta la mostra "Tra l'informale e l'onirico" dei pittori Marchesi e Giananti al Circolo dei Navigli, Via De Amicis 17, Milano (visitabile dalle ore 15 alle 21)

Milano - 16 gennaio 2006 -

GIANANTI / MARCHESI:  " TRA L'INFORMALE e L'ONIRICO "

IL 15 Dicembre 150 persone hanno partecipato all’inaugurazione della mostra di pittura di Giananti / Marchesi dal titolo "Tra l'informale e l'onirico..."  cui è seguita la presentazione del libro libro "PER L'INDIA PER L'ANIMA”.

La mostra di pittura continua sino al  30 Gennaio 2006 ed è visitabile tutti i giorni dalle 15 alle 20.Per quanto riguarda il libro "PER L'INDIA PER L'ANIMA" , le  150 persone presenti sono state  piacevolmente affascinate dalla spontanea digressione felice dell'Autore e dalle affabulazioni dei poeti Giuseppe Cordoni e Marco Saya e con la partecipazione di Paolo Brunelli e di Cicorivolta Edizioni.

A partire dal 19 dicembre 2005 e sino al gennaio 2006, è stata allestita, presso il Wine-Bar "Luca & Andrea" in Alzaia Naviglio Grande, n. 34, una Mostra di fotografie e disegni tratti dalla pubblicazione: "Per l'India per l'anima" di Renato Giananti.
Presso lo stesso locale sarà inoltre possibile acquistare il libro che costa 15 euro e che, in soli 10 giorni, è arrivato a 550 copie vendute, dal cui ricavato è stato già versato il contributo destinato alle Associazioni ONLUS sotto elencate, alle quali anche è dedicata la stessa iniziativa editoriale:

Associazione per l'assistenza ai figli dei lebbrosi di Calcutta, fondata da Dominique Lapierre.

Progetto Calcutta, iniziato dal dottor Sujit Mandal, per la cura di bambini e madri bisognose.

Maggiori informazioni su l'editore e sui pittori si possono ricavare rispettivamente dai siti:  www.cicorivoltaedizioni.com www.cicorivoltaedizioni.com, www.gianart.it, ww.luigimarchesi.com.

 

GIANANTI / MARCHESI:  TRA L'INFORMALE E L'ONIRICO

Giovedì 15 Dicembre ORE 19 presso il Circolo De Amicis di via De Amicis 17 a MIlano verrà inaugurata la mostra di Giananti e Marchesi dal titolo "Tra l'informale e l'onirico...". Nella mostra ci sarà una sessione dedicata alla presentazione del libro "PER L'INDIA PER L'ANIMA" Fotografia, colori, illustrazioni e poesia di un autore eclettico, appassionato della vita e della libertà di espressione alla quale partecipa come in una sorta di multiforme danza perenne... L'Autore ha speso buona parte della propria vita lavorativa a Milano, dove ha ricoperto ruoli di manager internazionale e ha sviluppato la passione per la fotografia, la pittura e le filosofie orientali. Ha effettuato diversi viaggi in India, dove ha soggiornato presso ashram molto noti per il rigore dell'insegnamento yoga e l'impegno caritatevole, da cui ha tratto l'ispirazione per questo magico libro. "C'è un' India poetica, di grandi letterati, magica, religiosa, spirituale, dove la morte passa leggera, dove tutto è possibile e i confini tra il sogno e la realtà si confondono: questa è l'India che porto con me. Un'indicibile bellezza dentro e fuori di noi." (dalla Prefazione del testo). Maggiori informazioni su l'editore e sui pittori si possono ricavare rispettivamente dai siti:  www.cicorivoltaedizioni.com www.cicorivoltaedizioni.com, www.gianart.it, ww.luigimarchesi.com.

FABER-CASTELL:  CASTELL 9000  COMPIE 100 ANNI

Dal 22 al 26 novembre  è possibile visitare la mostra “Castel 9000, la matita di Faber-Castell che ha raccontato 100 anni di storia”. E’ possibile ripercorrere la storia della classica matita  verde regimental, centenaria ma sempre attuale.  La prima matita moderna nacque nel 1761 dalle mani di Kaspar Faber. La matita verde con la scritta dorata fu creata  nel1905 dal conte Alexander von Faber-Castell, che decise di dare alla matita l’attuale forma esagonale, per impedire che, rotolando scivolasse sul tavolo , e la colorò di verde che è diventato il colore simbolo dell’azienda. Oggi Castell 9000 è una collezione di prodotti legati al mondo della scrittura e del disegno.  La classica matita verde è disponibile in 16 diverse gradazioni di durezza (dalla 6H alla 8B). Per saperne si può visitare il sito: www.faber-castell.it . La mostra , presso lo show-room de Padova di corso Venezia 14, ospita alcune sculture realizzate con le matite Castell 9000, dell’artista tedesca Kerstin Schulz. Si tratta di  vere opere d’arte che rappresentano oggetti di arredo, (un tavolo,una sedia,una valigia una lampada).

Milano - Show-Room De Padova -   21 novembre 2005         agostino guzzardella  

QUADRI  DI HARTUNG A MILANO

Ricchezza segnica e gestuale nelle atmosfere create dal tedesco Hans Hartung morto ad Antibes nel 1989. Questo é leggibile nelle opere esposte a Milano fino al 10 gennaio 2006 alla galleria CafisoArte in quel di Brera. La mostra mette in evidenza l’attività dell’artista (senza dubbio uno dei capiscuola dell’informale europeo, dalla personalità accostabile a quella di Wols o a quella di Lucio Fontana) compresa tra gli anni ’60 e gli anni ’80 e le soluzioni tecniche adottate: grattage e gestualità (modalità d’intervento che escludono la progettazione della forma) ottenuta con l’uso di pennelli opportunamente modificati e anche con rulli, scope e altri oggetti atti a graffiare, spruzzare colore allo stato puro per ottenere delle atmosfere che non hanno precedenti nelle esperienze astratte di quegli anni. Una mostra da vedere corredata da un bel catalogo che soprattutto mette in evidenza la libertà espressiva e tecnica dell’artista che influenzerà notevolmente i "modi del fare" nel contemporaneo.

Milano – 4 novembre 2005            achille guzzardella

AL MUSEO DIOCESANO DI MILANO I BORROMEO FINO AL 7  MAGGIO 2006

Inaugurata al Museo Diocesano di Milano la mostra su San Carlo e Federico Borromeo. Un’ottantina di opere che fanno rivivere il periodo compreso tra l’episcopato di San Carlo (1564-1584) e quello di Federico Borromeo (1595-1631) dominato dalle figure dei due arcivescovi di Milano. Il percorso espositivo si articola su tre sezioni: l’età di San Carlo, l’età di Federico e il Naturalismo con esempi di opere lombarde e di opere caravaggesche. La mostra presenta innumerevoli pale d’altare e oggetti di arredo liturgico provenienti da chiese e collezioni private. Occasione per il visitatore di analizzare e capire quegli anni caratterizzati da una forte crescita economica, dalla dominazione spagnola e dalla riforma cattolica e funestati dalla carestia e dalla peste; un periodo di forti contrasti e cambiamenti che la pittura mette in evidenza e interpreta. Fra le opere esposte esempi significativi  “La Croceffisione” di Gaudenzio Ferrari , “San Carlo comunica gli appestati” di Tanzio Da Varallo, "Cristo in passione e l'Angelo" di Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, le due splendide ante dell'organo della chiesa di San Nazaro raffiguranti una "San Celso e conversione di Saulo" e l'altra  "Caduta di Simon Mago" tutte e due olii su tela di 432x225 cm. splendide opere di Giovanni Da Monte. La "Crocefissione" di Giulio Campi, il "San Carlo porta in crocefissione il santo chiodo" di Tanzio Da Varallo, la bellissima "Cena di Emmaus" di Giovanni Serodine, le "Esequie di San Tommaso" di Giuseppe Vermilio, "Carlo Borromeo adora il Cristo morto di Varallo"  del Cerano e di particolare impatto visivo è la sala con la serie dei vari San Carlo in gloria quello del Morazzone, quello di Giulio Cesare Procaccini  e i due del Cerano. Di gran effetto è anche "l'andata al calvario" di Daniele Crespi ed è presente in esposizione il quadro di Francesco Cairo "Erodiade con la testa del Battista". sono anche presentiledue teledi Carlo Francesco Nuvolone "santa Chiara" e " Madonna con bambino". Tutte opere che fanno scaturire un senso di raccoglimento spirituale.

Milano -  4 novembre 2005 -     achille guzzardella

BUCCI  ALL’ACCADEMIA  

E’ visibile fino al 6 novembre la mostra di belle incisioni di Anselmo Bucci inaugurata  alla biblioteca dell’Accademia di Brera di Milano il 21 settembre 2005. Sono le incisioni realizzate dall’artista nato  nel 1887 e morto a Monza nel1955 nel soggiorno parigino  tra il 1909 e il 1914. Lavori apprezzati da Apollinaire e da Salmon. Bucci descrive nelle sue punte secche le passeggiate domenicali delle operaie, i selciatori rechini al lavoro, l’animazione  di rue Lepic, il ballo all’aperto al Moulin. L'artista riesce a darci una immagine della città  con un segno vibrante e veloce valorizzando le diversità degli ambienti e delle persone. Ricchezza di analisi psicologica nell’allora giovane pittore che frequentò gli ambienti di Montmartre e conobbe Modigliani, Severini, Picasso e in seguito Boccioni, Balla e Santelia e fondò con Sironi, Funi, Dudreville, Malerba e Marussig  il gruppo del “Novecento”.

Milano – 3 novembre 2005 -    achille guzzardella   

TREMEND’ART  2005

Il Cortile d’Onore di Palazzo Marino (piazza Scala, Milano) ospita  la terza edizione di Tremend’Art.  Opere di artisti del ’900 come Giovanni Fattori, Giuseppe Motti, Nino Caffè e Pietro Annigoni  e contemporanei sono oggetto della della mostra d’arte e solidarietà promossa dalla Fondazione Exodus di Don Mazzi e patrocinata dalla Presidenza del Consiglio comunale di Milano.Don Mazzi, intervenuto all’inaugurazione ha dichiarato: “ Se è vero il detto che non c’è due senza tre,non potevamo non proporre la terza edizione di Tremend’Art, soprattutto dopo il successo di pubblico  e di critica ottenuto nelle due edizioni precedenti. E quest’anno, in particolare, la mostra assumerà maggiore prestigio grazie alla tenacia dell’amico Vincenzo Giudice che ci ha permesso di poter usufruire di una location d’eccezione”.  Nata tre anni fa da un’idea  di un gruppo di artisti amici di Don Mazzi, Tremend’Art diventato un evento fisso del calendario di appuntamenti della città di Milano. Dal 30 settembre al 2 ottobre. 

Milano – 29 ottobre 2005 -     agostino guzzardella

THE KEITH HARING SHOW

Dopo il grande successo ottenuto con “The Andy Warhol Show”, la Triennale di Milano e Chysler tornano a presentare una grande mostra di arte contemporanea. Quest’anno l’appuntamento si rinnova con “The Keith Haring Show”. Curata da Gianni Mercurio e Julia Gruen, la mostra si qualifica come una delle più grandi esposizioni retrospettive al mondo, sinora dedicata al grande artista americano e comprendente circa cento dipinti, quaranta disegni, numerose sculture e opere su carta di grande formato. Una vasta documentazione fotografica,circa 600 immagini, documenta il contesto in cui è nata e sviluppata la sua arte. Artista tra i più popolari dei nostri tempi, protagonista della vita newyorkese degli anni ’80, l’attività artistica di Haring si é manifestata nell’arco di un decennio (1980-1990). Con la sua vastissima opera, Keith Haring ha dato vita a un vero e proprio fenomeno sociale e mass-medialogico. L’esposizione milanese offre un quadro esaustivo della sua complessività del suo lavoro. Una mostra assolutamente da non perdere.  La Tiennale di Milano, fino al 29 gennaio ’06, tutti i giorni dalle 10.30 all2 20.30 Intero 8 euro, informazioni: 02.724341, biglietteria: 02.7243208

Milano -  La Triennale – 28 ottobre 2005 -     agostino guzzardella

ANDREA DE VITIS:   N-U-DE EXHBITION     

Singolare  esposizione dell’artista Andrea de Vitis, all’interno della Fiera, in occasione della settimana della moda. Come dice lo stesso artista:”Le stampe rappresentano l’esclusiva nell’immagine di un tessuto per una griffe e personalizzano i nostri oggetti. Il processo che porta alla scelta degli argomenti è legato aduna ricerca di movimenti culturali ed artistici e parte dall’ispirazione ad un quadro o un’immagine o semplicemente ad uno spirito. Gli artisti che mi hanno ispirato per le stampe esposte sono: Yves Klein, Alexander Calder, Carlo Zinelli, Henry Darger, Emmanuel Deriennic. "Ho continuato il processo adattando con il mio gesto e l’interpretazione personale, che mi ha portato spesso a rivedere fiori e ricami presenti nei vecchi bauli di corredi delle nonne o mamme ed al confronto con il gusto più contemporaneo per le immagini digitali.”  

Milano - 8 ottobre 2005 -     agostino guzzardella        

AL MACEF 2005 LE NUOVE TENDENZE DELL’ABITARE 

In Fiera Milano è di scena il Macef, manifestazione dedicata ai produttori e compratori dei prodotti per la casa. I 2.516 espositori di cui 1.996 italiani hanno a disposizione 112.000 mq per esporre articoli che vanno dagli oggetti per la cucina e la tavola alle decorazioni per la casa e il bagno, dai prodotti etnici e da regalo alla bigiotteria e ai preziosi. Tra le varie manifestazioni di Macef 2005 segnaliamo il progetto Tendenze del Living, esposizione organizzata in collaborazione con Future Concept Lab che raccoglie i prodotti più interessanti di questa manifestazione in termini di innovazione e tendenza. Sara’ cosi’ possibile conoscere, nell’area situata nel centro fieristico tra i padiglioni 10 e 23, le tendenze dell’abitare e visionare le novità delle aziende.Tendenze del Living è articolato in quattro aree. Di queste sottolineamo Hyperceptive, area dedicata alla ricerca dell’armonia con il proprio ambiente domestico e dell’edonismo e Storytelling dove si cerca il ricordo vitale del passato e la voglia di recuperare oggetti e memorie d’epoca.   

Milano – 4 ottobre 2005 -       agostino guzzardella

TRE MOSTRE INTERESSANTI A MILANO

Tre mostre a Milano inaugurate a fine ottobre. La prima: “Mario Sironi, Constant Permeke – I luoghi e l’anima” a Palazzo Reale dal 28 ottobre al 1 gennaio 2006 dove si mettono a confronto i due importanti artisti del ’900 italiano ed europeo. L’espressionismo fiammingo di Permeke caratterizzato da maestosi paesaggi densi di atmosfera ed il percorso originale di Sironi, artista italiano carico di calde costruzioni formali simili a vibranti architetture dove anche la figura acquista essenzialità e forza compositiva. La seconda esposizione alla Fondazione Mazzotta dal 27 ottobre al 12 marzo  2006 “La motocicletta italiana”. Mostra che ripercorre le originali linee e intuizioni di varie case costruttrici mettendo in evidenza anche l’illustrazione pubblicitaria del settore e alcuni quadri richiamanti il grande mezzo di locomozione sportiva del ‘900 italiano. In mostra quadri e disegni di De Pero, Mario Sironi, Achille Funi, Giacomo Balla, Antonio Ligabue e sculture di Mino Rosso e del recente scomparso Arman. La terza rassegna dal 28 ottobre a fine novembre curata da Gillo Dorfles, Luciano Caramel e dal caro amico Carlo Castellaneta , ritratto da chi scrive nel 2003, alla galleria Vismara Arte, in occasione dei quarant’anni di attività della nota sala espositiva milanese di via San Marco. Un omaggio di ventotto artisti, tra i quali il sottoscritto, alla brava, simpatica e sempre attiva Zita Vismara. In mostra opere di 40 cm. X 40 cm.: pannelli scultorei, olii su tela, tecniche miste, polimaterici. Per l’occasione è stato redatto un ricco catalogo che illustra le opere e gli avvenimenti con ricordi fotografici e testimonianze scritte riguardanti l’attività della