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TEATRO MANZONI: RUMORS
(dal 30 marzo al 2 maggio)
di
Neil Simon
Regia: Massimo Chiesa
Attori:Zuzzurro e Gaspare
L’azione si svolge nella
lussuosa casa del vice sindaco di New York e consorte dove dovrebbe
svolgersi la loro festa di anniversario di matrimonio; ma il party non
avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vice sindaco
rintanato nella sua camera da letto ferito a un orecchio da un
proiettile e la moglie introvabile. Pian piano arrivano gli invitati,
quattro coppie di amici, che cercano prima di tutto di scoprire cosa
è successo e poi di non far trapelare nulla dell’accaduto al mondo
esterno in quanto l’uomo politico da proteggere è assai noto
nell’intero Paese. Le cose si complicano non poco con l’arrivo di
un poliziotto che sta indagando su altri fatti accaduti nel quartiere.
Nel corso della farsa si sprecano i pettegolezzi, “Rumors”,
appunto, come recita il
titolo. Rumors
è
un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e
pettegola. In questa pièce
andata in scena per la
prima volta
a Broadway nel 1988, Simon abbandona il suo ruolo di osservatore
preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane, per accompagnare il
pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della
farsa. Farsa che, come spiega l’autore, non concede rallentamenti,
servono persone che entrino ed escano attraverso le porte senza mai
incontrarsi. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai
dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si
chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di
incidenti che dilagano.Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica
senza precedenti.
TEATRO CARCANO: "LA COMMEDIA
DI CANDIDO"
(dal 10 al 21 marzo)
La commedia di Candido
è un gran divertimento, quasi una pochade che ci porta fra i
Lumi del Settecento e ci introduce, a colpi di satira, nelle dimore di
Diderot, Rousseau e Voltaire imbastendo una spy story tutta
incentrata sul romanzo-simbolo di quel secolo, Candido.
A tirare
le fila della vicenda, una donna, Augustine, un tipo formidabile, di
sfrontatezza e energia rare, forse perché un tempo attrice sui
palcoscenici più malfamati di Parigi. Questo terremoto di invenzioni
finisce in una storia mille volte più grande di lei, ovvero nel bel
mezzo di un triangolo impazzito fra i tre filosofi, il più celebre
dei quali, Voltaire, decide di terrorizzare il
mondo minacciando
di dare alle stampe un certo libretto satirico in cui in un colpo solo
avrebbe messo alla berlina tutti i potenti del suo tempo, tutti i
valori, tutti i colleghi. Questo libretto si sarebbe chiamato Candido.
Ne nasce un caos senza precedenti: Diderot teme per la propria
Enciclopedia, Rousseau ha i brividi perché sa che Voltaire lo odia da
sempre, i sovrani di mezza Europa tremano all’idea di essere
svergognati, i gesuiti si preparano alla censura immediata. Ed ognuno
di loro si precipita alla controffensiva. Augustine si trova
impigliata in questo turbinio e vivrà un’avventura rocambolesca –
sempre sul filo del rasoio – fra le fisime di Diderot, le sontuose
colazioni di Voltaire e il tinello fatiscente di Rousseau. Un vortice
di travestimenti, un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica
all’infinito. L’allestimento diretto da Sergio Fantoni è
un coloratissimo susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono
duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ottavia
Piccolo è la camaleontica protagonista, abilissima nei momenti
d’azione quanto brillante nelle sfide filosofiche, mentre Vittorio
Viviani caratterizza con tic linguistici e gestuali i tre
filosofi.
La favola-avventura scritta da
Stefano Massini è ambientata in pieno Settecento, ma tratta molti
temi che ci riguardano da vicino: dalla libertà di pensiero al
riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino
all’integralismo religioso. Una sorpresa e una sfida per il pubblico
che assisterà a uno spettacolo divertente su temi molto seri, una
commedia dove grandi domande sono travestite da sberleffi.
TEATRO
PARENTI: "VIVIEN LEIGH - THE LAST PRESS
CONFERENCE"
di
Marcy Lafferty
regia di Catherine
Spaak
dal 8 marzo
Vivien
Leigh fa parte di tutti noi, o meglio, la sua Scarlett O’Hara –
per noi Rossella appartiene ad un’immagine, un’emozione, qualcosa
di intenso che è parte della nostra vita. Vivien è Rossella, come
nella maturità sarà Blanche in Un tram che si chiama desiderio, ma
è soprattutto una fiamma, un fuoco che brucia e che si consuma
inesorabilmente.
Vivien
Leigh - L’Ultima Conferenza Stampa è la storia prodigiosa della
vita e della carriera di una grande interprete cinematografica e
teatrale; una conferenza stampa rilasciata mentre era già malata di
tubercolosi, poche settimane prima di morire nel 1967.
In
teatro, sede di questo incontro con i giornalisti, è lei stessa a
tracciare il suo percorso, senza reticenze, fino all’ultimo, non
arretrando davanti alla devastazione dalla sua follia, di cui è
consapevole. “Io non fingo mai; dico quel che penso e penso quel che
dico. Sono in parte moralista e in parte anticonformista. Oscillo tra
felicità e tristezza e sono pronta ad accettare le conseguenze delle
mie azioni”.
Vivien
non sa mentire, neanche a se stessa e guarda il pubblico negli occhi.
Forte, fiera, ribelle, determinata, ma anche fragile e vulnerabile
allo stesso tempo. Racconta la sua passione per il teatro, l’unico
capace di darle pace, gioia ed equilibrio; parla del suo profondo
legame con Lowrence Olivier, straordinario attore che fu suo marito e
compagno di lavoro. Alle sue spalle compaiono immagini sfuocate. Con
un fazzoletto macchiato di sangue, stretto nella mano, agita
disordinata i suoi ricordi, rivivendo le sue emozioni, grandiosa e
commovente.
TEATRO MANZONI: "L'ORO
DI NAPOLI" (dal 2 al al 28
marzo)
Regia:Armando Pugliesi
Attori: Gianfelice Imparato, Luisa
Ranieri
Musiche Nicola Piovani
Il libro di Giuseppe Marotta “L’Oro di
Napoli” viene definito una dichiarazione d’amore per la sua città,
splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti
capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la
Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa,
asciutta, a volte divertita partecipazione.
Alcuni episodi del libro hanno ispirato il celebre film di Vittorio De
Sica in cui di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella
malinconica. Il tema conduttore de “L’Oro di Napoli” è la
pazienza, una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza: la
possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta. Un film in cui viene
esaltato il teatralismo del popolo dei bassi napoletani.
È da questo teatralismo che il regista Armando Pugliese intende
partire per l’edizione teatrale de “L’Oro di Napoli” da lui
stesso curata con Gianfelice Imparato. Edizione che verrà strutturata
su una nuova ricomposizione dei racconti di Giuseppe Marotta, di cui
alcuni sfruttati anche nel film, altri completamente inediti. La
finalità sarà quella di comporre un grande affresco in cui si
raccolgono storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali di un
unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli. Un
palazzo-microcosmo popolato da personaggi che interloquiscono tra loro
nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli, dando
vita a quella coralità dolente e magica di una città anche furbesca
ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra
inarrestabile.
Lo spettacolo, coadiuvato dalle musiche di scena di Nicola Piovani,
vanta tra i protagonisti Gianfelice Imparato reduce dal personale
successo del film “Gomorra”, Luisa Ranieri sanguigna interprete di
matrice napoletana e Valerio Santoro esperto attore di teatro.
TEATRO degli ARCIMBOLDI:
IL
PIANETA PROIBITO (dal
25 febbraio)
di
Bob Carlton
diretto da Luca Tommassini
con : Lorella Cuccarini, Attilio Fontana e i
talenti di X-Factor
Un viaggio nel futuro che inizia dal foyer del
teatro, uno spettacolo unico e interattivo, un intreccio visionario e
divertente dove il genio di William Shakespeare incontra i miti del
rock; è questa la nuova ed originale versione de “Il
Pianeta Proibito Rock musical” di Bob Carlton, riadattato e
diretto da Luca Tommassini, che ha unito un grande
team creativo e un cast artistico d’eccezione: prima fra tutti Lorella
Cuccarini, regina incontrastata del musical italiano, al suo
atteso ritorno sulle scene, affiancata da Attilio Fontana in
un’inedita versione rockabilly.
I due protagonisti saranno affiancati da Pietro Pignatelli
e dai grandi talenti delle tre edizioni italiane di X Factor:Chiara
Ranieri, Antonio Marino, Enrico Nordio, Francesca Ciampa, e
Ilaria Porceddu.
Lo spettacolo sarà arricchito dalla partecipazione virtuale di Morgan,
Mara Maionchi e Francesco Facchinetti
e dalla partecipazione amichevole di Rosanna Vaudetti.
Partendo dall’originale musical dell’88, un inedito e sperimentale
mix di citazioni shakespeariane e trascinanti successi rock degli anni
'50 e '60, la nuova versione diretta da Tommassini,
accettata e condivisa da Carlton, riprende non solo i grandi classici
del rock, arrangiati in una veste rinnovata ed insolita, ma attinge
anche alle nuove sonorità contemporanee.
Da Elvis Presley a Bjork, dai Beach Boys a Michael Jackson, da Jerry
Lee Lewis a Coolio, dai Rolling Stones ai Prodigy, un eclettico mondo
musicale riproposto in modo assolutamente originale grazie agli
arrangiamenti di Roberto Tuciarelli.
Innovative e sorprendenti anche le soluzioni sceniche, grazie alle
proiezioni in 3D, per la prima volta utilizzate in
uno spettacolo italiano, una tecnologia di ultima generazione capace
di animare la scena di presenze virtuali.
TEATRO CARCANO: " LA
LOCANDIERA " (dal 24 febbraio al 7 marzo)
L’enorme fortuna di questo testo,
studiato nelle scuole e messo in scena da moltissime compagnie, rischia di
rendere muti. Si può però raccontare il divertimento di una compagnia
contemporanea, dedita alla sperimentazione, nel metterlo in scena,
ritrovando le radici della più lucida commedia all’italiana dal ‘900,
spiando, attraverso un Goldoni testimone oculare, i segreti dei comici
dell’Arte, dei quali si sa poco o nulla. Si è cercato di uscire dalla
strada comoda della corretta dizione italiana per avventurarsi nelle
sporcature del dialetto, che hanno immediatamente reso più concrete
le battute e più vive le situazioni. La scenografia è in gran parte
evocata dalle luci, che trasformano un mutevole ma semplice tavolo in una
locanda, una stireria, una sala d’attesa del crollo di un mondo e del
suo modo di vivere, in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni
di libertà e felicità di tutti i personaggi. Ancora oggi, un’energica
rilettura di questo testo ce ne fa comprendere la fortuna e la perplessità
del pubblico che lo vide in scena la prima volta. Il suo meccanismo
perfetto non dà alcuna soluzione, ma pone continue domande. Perché una
donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla
sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti? Sarà
sempre guerra tra uomini e donne? E sono proprio tanto diversi tra loro?
Quanto abbiamo perduto sacrificando una visione del mondo al femminile a
favore di una al maschile? e tante altre … Con intelligenza, civetteria
e determinazione, Mirandolina intesse una sottile trama di gesti che
confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni
quotidiani, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a
partire dal luogo da lei animato e abitato, la locanda. E l’ostinata e
lucida misoginia del Cavaliere è destinata a sgretolarsi per celebrare il
trionfo di un’affascinante donna d’affari la cui grazia è freddo
mestiere e che non riesce a salvare il suo sogno di libertà dalle
necessità della reputazione e dell’interesse. Si respira la smisurata
solitudine dei personaggi, non solo quella del Cavaliere ma anche del
Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali, pronti ad improvvisi e fatui
cambi di alleanze, o quella di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla
padrona avrà per premio un matrimonio senza amore. Da una parte il mondo
sicuro del benessere, dall’altro quello rischioso dell’avventura fuori
dai canoni, ma il viaggio è lo stesso, a bordo di una grande nave che
scricchiola e sbanda sempre più, sia essa la storia o la vita.
TEATRO SAN BABILA:
"CIN CI LA"
(dal 2 al 7 marzo)
“Cin Ci La” si svolge a Macao,
dove è tradizione che quando un membro della casa regnante si sposa, si
sospendano ogni divertimento e lavoro e questo periodo si chiama “Ciun-Ki-Sin”.
Questo,
almeno, fino a quando il matrimonio non verrà consumato. La principessa
Myosotis ed il principe Ciclamino, però, non hanno le idee molto chiare
riguardo
i doveri matrimoniali, provocando la rivolta del popolo, che è stanco di
questa situazione. Nel frattempo, arriverà da Parigi Cin Ci Là, che il
Mandarino Fon-Ki aveva conosciuto quando si trovava nella capitale
francese, arrivata a Macao per girare un film, seguita dal suo buffo
spasimante Petit-Gris. Fon-Ki vede in loro la soluzione: Cin ci la si
occuperà del principe Ciclamino, mentre Petit-Gris si occuperà
dell’educazione della principessa, ma
i due reali non sembrano molto interessati
alle lezioni. Il “Ciun-Ki-Sin” sembra interminabile,ma, come in
tutte le operette, arriverà il lieto fine anche per le due coppie di
innamorati. Tra le arie più famose di questa operetta possiamo ricordare
“Rose!Noi siam la primavera”, aria di entrata di Cin ci la
accompagnata dal coro; “Oh Cin ci la” duetto comico di Cin ci la e
Petit-Gris, “Boxe e amore” duo di Myosotis e Ciclamino e il duetto
delle tortore.
TEATRO
COCCIA (Novara): "La Tempesta"
La
stagione di prosa del Coccia di Novara
ha proposto domenica 21 febbraio l’ultimo dramma di Shakespeare,
l’enigmatica Tempesta, una produzione del Teatro stabile di
Napoli, con un
cast di spicco, da Umberto Orsini (Prospero)
a Rolando Ravello (Calibano), passando per Flavio Bonacci (Antonio) e Rino
Cassano (Ariel). Di Andrea De Rosa la regia, coadiuvato da Alessandro
Ciammarughi alla messa in scena. La lettura che del capolavoro
shakespeariano fornisce il regista napoletano è stimolante, anche se il
brutale taglio di circa mezzora di spettacolo rispetto al testo originale
può far (e fa) discutere. Nelle note di regia De Rosa sottolinea la
natura “labirintica“ del testo: l’isola abitata da Prospero e dagli
altri personaggi, sospesa tra sogno e realtà, in cui nulla è come
appare, è metafora del labirinto
della mente umana, visitata dai fantasmi del desiderio e della morte, di
cui specchio e catarsi è proprio
il teatro. Ed ecco l’impostazione chiaramente (forse fin troppo!)
metateatrale della regia di De Rosa: Prospero è
il personaggio archetipico dell’attore, forse il simbolo stesso
del teatro. E
come uno spirito ex machina muove lo spazio occupato da un letto in cui si
agita la figlia Miranda (Federica Mandrini) avvolta in un grande sogno che
materializza le ombre del passato, manovrando una dimensione onirica in
cui si consuma anche lo scontro con il selvaggio Calibano (Rolando Ravello),
incarnazione di una natura maligna, tormentata da una sessualità
frustrata ed esibita nel gesto masturbatorio della mano destra. Un
labirinto della mente che diventa contrasto tra realtà e illusione,
espresso anche nelle scelte linguistiche: mentre i marinai parlano in
dialetto, i nobili usano l’italiano con delle marcate inflessioni
partenopee, che sfocia nel napoletano della traduzione di Eduardo con la
rappresentazione finale del masque. Colpito nell’animo e castigato nel
corpo, il desiderio di rivincita si placa di fronte all’impenetrabile
mistero della morte. È la morte a sopraggiungere: «La nostra vita è
circondata da un grande sonno che è la morte». A questo punto il
pubblico assiste alla morte del Duca. Prospero-Orsini, che si accascia
come per un malore e rinviene implorando: «Dammi la battuta». Il sogno
di ogni attore: morire in scena come Molière. Il monologo magistralmente
recitato da Orsini, in cui Prospero abiura la sua “arte” e il
tempo che scorre inesorabile verso la fine di tutto, è il momento
culminante in cui la finzione si separa dalla realtà. Prospero diventa
uomo normale incontrando l’attore, un’immagine riflessa in uno
specchio da cui si vorrebbe staccare: «Mi rendo conto che la vita – ha
spiegato Orsini - senza recitare, per me sarebbe impossibile».La
scenografia, ridotta all’essenziale, conferisce una forza straordinaria
d’immagine, grazie al pesante drappo rosso che ne segna il centro e ai
movimenti in linea verticale dello spirito Ariel, interpretato da Rino
Cassano, uno dei migliori senza dubbio di tutto lo spettacolo, non solo
per l’eccellente interpretazione, ma soprattutto per le difficoltà date
a questa dallo sforzo fisico che è costretto a sostenere. Nel complesso
valida l’interpretazione degli attori, fra i quali spicca naturalmente
come mattatore un sempre grande, con i suoi 75 anni, Umberto Orsini, che
di fronte al pubblico
straripante della sua città natale ha riscosso l’ennesimo successo
trionfale di una gloriosa carriera.
Novara, 22
febbraio 2010
Bruno Busca
TEATRO:
“I
PONTI DI MADISON COUNTY”
Autore:
Robert James Waller
Regia:
Lorenzo Salveti
Scene:
Bruno
Buonincontri Costumi:
Bartolomeo Giusti
“I
ponti di Madison County” è la messa in scena del famoso film del 1995
con Clint Estwood e Meryl Streep.
La
storia
è semplice: il fotografo Robert Kincaid (Ray Lovelock) si reca a Madison
per fotografarne i suggestivi ponti, ma, non conoscendo bene la strada, si
ferma a chiedere informazioni ad una abitante del luogo.
Lei
è
Francesca (Paola Quattrini), di origini italiane, madre di due figli e in
quel momento sola, perché il marito è fuori per affari. Tra
i due scatta subito il feeling, in un attimo si sentono vicini e
provano sensazioni speciali, rivivono sentimenti offuscati dal
tempo che in questa torrida estate sfociano in una travolgente passione.
Così
travolgente che può essere solo vissuta o da cui si deve fuggire. Cosa
farà Francesca? Seguirà
le vie del cuore o della famiglia?
Le
vicende dei due sono descritte dal narratore (Ruben Rigillo) attraverso le
lettere, gli articoli e le foto che i figli di Francesca hanno trovato
alla sua scomparsa.
I Ponti di Madison County
Un plauso alla simpatica commedia:
“I Ponti di Madison
County” di Robert James
Waller in scena in questi giorni al teatro San Babila di Milano.
Interpretata molto bene da Paola Quattrini e Ray Lovelock. Un
crescendo costante delle battute , del
racconto, del dialogo amoroso,dell’atmosfera creata fino
all’applauso ripetuto del
pubblico. Da non sottovalutare anche l’inizio e i vari interventi del
bravo e ben impostato narratore
Ruben Rigillo (figlio d’arte) e le comparse nel finale dei due giovani
attori nei panni dei figli
della protagonista. Una commedia in
un atto unico dai tempi giusti , dagli interventi musicali più che
gradevoli e dalla buona
regia di Lorenzo Salveti
. Uno spettacolo insomma
indovinato dal direttore teatrale Gennaro D’Avanzo
Milano,
15 Gennaio 2010
achille guzzardella
TEATRO COCCIA (NOVARA) - La professione
della signora Warren
Nell’ambito della stagione novarese
del teatro di prosa è andato in scena, sabato 9 e domenica 10 gennaio, al
Teatro Coccia, il capolavoro di G. B. Shaw
La professione della signora Warren,
scritto nel 1894, ma vietato
per ben trent’anni dalla censura, a causa dei contenuti allora ritenuti
scabrosi e contrari alla “morale comune”. L’allestimento attuale si
deve all’ottimo Teatro stabile di Bolzano, per la regia di Marco
Bernardi. La storia, in quattro atti, è quella di Vivie Warren, una
ragazza brillante e moderna nonché “di sani principi”, che scopre
all’improvviso che il benessere in cui è stata allevata deriva dai
proventi che la madre Kitty, prostituitasi da
giovane per evitare un destino di miseria e di fame,
trae da varie case di malaffare sparse in tutt’Europa. Al suo
comprensibile choc, la madre risponde difendendo la propria
“professione” in quanto conseguenza, e non certo causa, di quei vizi
che il mondo condanna in pubblico e pratica in privato. Qui abbiamo a che
fare con il denaro sporco guadagnato abbondantemente da una signora, donna
- ecco la novità - che non si pente della sua professione, anzi la
giustifica, secondo i principi dell’etica economica borghese, che
identifica nel successo economico il proprio fondamento. I profitti
ottenuti in questo modo, dice la protagonista, non sono diversi da quelli
ricavati “onestamente”. E cita l’amico Crofts, dalle rendite di
origine piuttosto torbida o gli industriali che accumulano capitali
sfruttando le operaie. . Divisa fra l'affetto e la comprensione
umana da un lato e lo slancio idealistico dall'altro, Vivie non sa che
fare, ma alla fine decide di lasciare per sempre la madre e la cerchia dei
suoi squallidi “amici”, per dedicarsi completamente ad un onesto, duro
lavoro, che le assicuri l’indipendenza economica. Opera improntata ad
uno humor cinico e amarissimo, la commedia dello scrittore inglese non è
tanto la condanna di una professione turpe, quanto di un tipo di civiltà
che mistifica i valori morali, una società che, dietro la maschera
perbenistica, tutto accetta in nome del profitto. Il conflitto tra madre e
figlia non nasce dalla "vergogna" della ragazza nell'apprendere
i materni trascorsi di prostituta e di tenutaria di bordelli, ma nello
scoprirne l'ipocrita pretesa di riscatto sociale attraverso
l'irreprensibile educazione fatta impartire alla figlia: "Se fossi
stata in te, mamma, avrei fatto quello che hai fatto tu: ma non avrei
fatto una vita credendo in un'altra".«L'intento — dice Marco Bernardi,
regista e direttore dello Stabile — era capire se, in un mondo di
outlet, beauty farm e Grande Fratello, c'era spazio per un teatro politico
e di idee teso ad analizzare il rapporto tra economia ed etica, tra
donna e lavoro, il femminismo, la prostituzione».
Bravi gli attori: su tutti Carlo
Simoni, nella maschera gelidamente cinica di Crofts , Patrizia Milani, una
Kitty Warren sguaiata e volgare, ma non priva di momenti di sofferta
umanità e Gaia Insenga, convincente nel ruolo di Vivie, nella sua vivace
e dura contestazione del ‘modello’ materno.
Ottima, a nostro avviso, la regia di
Bernardi, che ha scelto di ambientare la vicenda negli anni cinquanta del
‘900, in pieno boom economico del mondo occidentale, di cui è simbolo
la Vespa della prima scena (invece
della bicicletta delle indicazioni di scena originali). Pieno il successo,
sottolineato dal prolungato applauso del numeroso pubblico presente in
ogni ordine di posti.
Novara, 11
gennaio 2010
Bruno Busca
TEATRO
CARCANO: " PLATONOV " di Anton Cechov
(dal 9 al 12 dic.)
Opera giovanile di Cechov, scritta
nel 1880-1881, è un testo senza titolo, battezzato dai critici Platonov.
Cechov vi disegna un eroe senza volontà e fa emergere quella
contrapposizione tra due mondi, la nobiltà e la borghesia mercantile, che
riapparirà nelle
opere maggiori. Ritrovato un paio di decenni dopo la morte dell’autore,
che aveva lasciato accenni a un lavoro forse perduto o che aveva
intenzione di distruggere, è stato pubblicato postumo nel 1923: un testo
incompiuto, sebbene “incompiuto per eccesso di materia”, come
sottolinea il regista Nanni Garella. Nel ruolo del titolo, Alessandro
Haber incarna i tratti negativi di un personaggio abulico, un Don
Giovanni riletto e calato nel profondo della provincia russa, modellato
sull’opera di Molière, con echi dalla grande letteratura di Puskin e
Turgenev. All’interno di un’atmosfera intorpidita e provinciale si
muovono i vari personaggi, spettatori inermi del ribaltamento delle
relazioni sociali causato dal dissolvimento dell’aristocrazia militare e
di tutta la struttura sociale legata a un’organizzazione di tipo
feudale. Figurine di un mondo in decadenza, in cui i sentimenti non hanno
più fondamento morale e i rapporti tra gli uomini sono dettati unicamente
da interessi che non riguardano la sfera emotiva. Un mondo che, per aridità
morale e rivolgimenti economici e politici, ha più di una somiglianza con
il nostro: per questa ragione Garella ha spostato l’ambientazione della
commedia alla fine del Novecento, nella Russia della perestrojka,
vestendo gli attori con abiti moderni.
TEATRO
PARENTI: "I Prodotti" -Spettacolo di danza- (dal
1 dicembre)
ideazione
e regia di Michela Lucenti e Leonardo Pischedda
coreografia
di Michela Lucenti
con
gli Afro Jungle Jeegs
Produzione
Balletto Civile e Artificio 23
Il progetto teatrale I
Prodotti vede coinvolto un gran numero di persone, fra cui, in primo
luogo, un gruppo di giovani acrobati kenioti, gli Afro Jungle Jeegs, che
sono arrivati in Italia portando piccoli spettacoli di elevata e
divertente acrobazia fisica, grazie al sostegno di Artificio23 e P.e.p.e.
Produzioni.
Leonardo Pischedda, di
Artificio23, gruppo che fa dell'incrocio dei generi il centro della sua
ricerca, ha proposto agli acrobati africani di interagire con altri
artisti come quelli del Balletto Civile, compagnia italiana di teatro
fisico capitanata da Michela Lucenti che lavora da anni privilegiando
quasi esclusivamente il linguaggio del corpo, del canto e della danza.
Ne è nato un lungo percorso
di formazione e di lavoro ancora in atto, un percorso tra Europa e Africa,
che si è sviluppato nell'arco
di due anni, ottenendo un primo risultato compiuto con lo spettacolo.
I prodotti è fatto
di individui e dei loro corpi e racconta una storia immersa nel bianco,
che è il colore delle cose sospese. Gli individui danzano e parlano, e il
loro agire ha bisogno di mostrarsi, di rivelarsi con strumenti semplici e
diretti. Lo spettacolo parla di una specie di rumore di fondo, che si può
ascoltare spesso, quando tutto il resto tace, e di come le vite siano
immerse nel freddo, anche a Nairobi.
TEATRO
SAN BABILA: “VESTIRE
GLI IGNUDI” (dal
25 novembre)
di
Luigi Pirandello
regia:
Walter Manfrè
con
Vanessa Gravina, Luigi Diberti, Luca Biagini e Marco Marelli,
Ersilia
(Vanessa Gravina), felicemente fidanzata con il tenente di vascello Franco
La Spiga (Marco Marelli), lavora come governante nella casa del Console
italiano a Smirne (Luca Biagini), che la corteggia assiduamente. Un
giorno, essendo in uno stato di desolazione a causa della rottura del
fidanzamento, cede alle avancès del suo datore di lavoro e non ne
sorveglia la figlia (Giulia Botta, nei panni della bambina) che le era
stata affidata e questa muore in un tragico incidente. Ersilia
si ritrova per strada senza un lavoro, senza una casa,costretta a
prostituirsi e tenta il suicidio. Ricoverata
in ospedale, sicura di morire, vorrebbe lasciare un ricordo romantico di sé
e ai cronisti racconta di essersi avvelenata perché abbandonata dal
fidanzato, suscitando commozione nell’opinione pubblica. Ma
i tormenti per Ersilia non sono ancora finiti e, da paladina
dell’opinione pubblica, finirà per essere vista come una prostituta che
ha causato la morte di una bambina e … Personaggio
di rilievo è anche lo scrittore Ludovico Nota (Luigi Diberti), che nutre
un interesse vampiresco per Ersilia, dalle cui vicende vorrebbe trarre un
romanzo. “Vestire
gli ignudi” è il dramma di chi si sente nudo, quindi insignificante, e
indossa i panni, seppur laceri, che gli altri gli fanno indossare.
TEATRO
PARENTI:
"TRADIMENTI"
(dal 23 al 29 novembre)
di
Harold Pinter
Regia:
Andrea Renzi
Attori:
Nicoletta Braschi, Tony Laudadio, Enrico Iannello
Due ex
amanti si incontrano in un pub anni dopo la fine del loro affaire . Da qui
nove rapide scene durante le quali si riavvolge il nastro della loro
storia clandestina. Uno dei maggiori testi di Pinter con Nicoletta Braschi,
Enrico Ianniello e Tony Laudadio che tornano in scena insieme dopo il
successo de Il metodo Grönholm.
TEATRO
COCCIA (Novara): "Vita di Galileo"
Al Coccia
di Novara si è aperta degnamente, domenica 22 novembre, la
stagione del teatro di prosa con la Vita di Galileo di B. Brecht,
una coproduzione del Teatro Stabile Friuli-Venezia Giulia e del Teatro
degli Incamminati di Milano, per la regia di Antonio Calenda, già
allestita al Piccolo di Milano nella stagione 2007-2008.
Frutto di diverse stesure, l’opera nasce negli anni che precedono
immediatamente la Seconda Guerra Mondiale. Vita di Galileo è la
drammatizzazione della carriera del grande scienziato toscano
a partire dall'invenzione del cannocchiale, alla scoperta dei pianeti di
Giove, alla prima condanna del Sant'Uffizio, fino all'ultima vecchiaia che
trascorse nel suo domicilio di Arcetri in conseguenza della seconda e
definitiva condanna ad opera del Tribunale ecclesiastico. Lo spettacolo si
concentra sul contrasto con il potere ecclesiastico, terminato con la
sconfitta dello scienziato, con l’abiura delle proprie dottrine,
intimorito dalle ben poco caritatevoli modalità di persuasione della
Chiesa d’allora: la figura di Galileo, lo scienziato che con le sue
rivoluzionarie intuizioni rischia di mettere a repentaglio gli equilibri
ideologici e sociali del suo tempo e che si piega alla ritrattazione per
timore della tortura e per mancanza di vocazione eroica, è la metafora
dello scienziato moderno, dell'intellettuale perseguitato dall'inesorabile
establishment politico-culturale, nemico di ogni innovazione che ne
minacci il potere, fondato sullo sfruttamento della massa ignorante.
Galileo come eroe intellettuale, dunque, ma eroe fin tanto che non entra
in gioco il timore per la sofferenza del corpo: non è un paladino che
immola tutto se stesso alla causa; Galileo non puro cavaliere senza
macchia, ma comunemente umano, con i suoi slanci idealistici e con le sue
giustificate paure di fronte a
torture e rogo.. Il regista Antonio Calenda ci mostra il grande scienziato
in tutta la sua umanità, nella capacità di grandi pensieri, ma anche
nella golosità verso i piaceri più semplici. Tanto che l'amore per la
buona tavola è un tema ripreso continuamente, come metafora, ma anche
come vero piacere al pari dei piaceri dell'intelletto, anzi, alla fine,
come l'ultimo piacere che rimane all'uomo privato della libertà
intellettuale.
Ed è proprio nel finale, con Galileo ormai invecchiato e rinchiuso nella
sua stessa casa, che si hanno i momenti più emozionanti dello spettacolo.
Branciaroli appare perfetto nel rendere l'umanità dello scienziato, ormai
apparentemente interessato solo al quotidiano, quasi biascicante, che ha
abiurato anche alla propria dignità, ma che esprime ancora guizzi di
un'intelligenza e di una saggezza che deve nascondere. Buona
l’interpretazione di alcuni personaggi importanti per la resa
drammaturgica dei temi principali: molto convincenti, ad esempio,
Giancarlo Cortesi e Daniele Griggio nella parte dei due cardinali che
interrogano Galileo, espressione del potere nel suo volto più cinico e
ipocritamente suadente. Pregevole anche la prova di Giorgio Lanza nei
panni di Sagredo, il compagno spirituale di Galileo, mentre un po’
troppo impostati su toni macchiettistici appaiono altri personaggi, specie
quelli femminili. Suggestiva la scenografia di
Pier Paolo Bisleri: la parete di fondo, su cui si apre un enorme
portone, è il cielo, con le costellazioni e le galassie, un mondo
nebuloso, a cui tenta di dare accesso la scienza moderna, un accesso però,
nel finale, precluso da un’enorme inquietante croce, simbolo di una
religione fattasi potere dispotico e tirannico.
Pieno il successo, sottolineato dagli
scroscianti applausi del folto pubblico, con molti giovani.
Novara, 23 novembre
Bruno Busca
TEATRO
SAN BABILA: COL PIEDE GIUSTO
Regia:
Angelo Longoni
Attori:
con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone
Rincasando
un po’ brillo la sera in cui è stato eletto in Parlamento, Bruno
(Simone Colombari) travolge con l’auto un malcapitato e lo lascia morto
senza soccorrerlo. Nonostante non sia stato visto da nessuno, fa
contattare da un avvocato suo amico,Silvio (Blas Roca Rey), piacione e con
pochi scrupoli, la vedova (Amanda Sandrelli) per offrirle un compenso. Elena,
la vedova, donna sospettosa, aggressiva e spassosamente sguaiata, prima
rifiuta, poi accetta e poi… In
tutta questa vicenda si aggiunge Anna (Eleonora Ivone), ambiziosa moglie
di Bruno e figlia di un potente senatore della Repubblica,
da sempre corteggiata dall’avvocato amico del marito. C’è un tipo di crimine
nuovo, inedito, non tanto per la tipologia di illecito penale, quanto per
la diffusione incredibile che sta avendo: l’omissione di soccorso in
seguito ad incidenti stradali, sono quasi ventimila ogni anno i pirati
della strada che investono e uccidono o feriscono e poi scappano. Gli interpreti principali sono Amanda Sandrelli, attrice
di cinema, fiction tv e teatro e il marito, l’attore romano di origini
peruviane Blas Roca Rey. I due hanno spesso messo in scena commedie di Angelo
Longoni autore e regista per cinema e teatro, i cui testi raccontano le
problematiche della società contemporanea.
TEATRO
PARENTI: "IL
CALAPRANZI "
(20 ottobre / 1 novembre)
di
Harold Pinter
traduzione
di Alessandra Serra
Regia e attori: di Lorenzo
Costa e Ivana Monti
Produzione Teatro Garage di Genova
Un'azione scoppiettante, grazie alla bravura di Ivana Monti e Lorenzo
Costa, binomio perfetto per la comicità di Pinter: silenzi-dialogo e
dialoghi serrati, amare risate e calma violenza. Chiusi in uno scantinato
ad attendere il nome della loro vittima, i due killer del thriller,
mettono in scena in un duo amaro e quasi comico, la metafora
dell'inquietudine umana.
Gus e Ben - Ivana Monti e Lorenzo Costa - danno vita a
dialoghi divertenti a assurdi. L'attesa dei messaggi, spesso fonte di
riflessioni, diventa col passare del tempo sempre più snervante, creando
stato d'ansia e tensioni verbali tra i due protagonisti, fino ad un finale
sorprendente. Il
calapranzi mette in scena la violenza, tema ricorrente nella
drammaturgia pinteriana, e i suoi meccanismi spesso inafferabili e sottili
che insidiano l'uomo. Una violenza che in questo testo è espressa sotto
forma di una calma impassibile di Ben ed un' inquietudine ossessiva di
Gus. E' in scena una metafora delle minacce della vita alle quali si può
rispondere o con amare risate o con il silenzio delle verità.
TEATRO
MANZONI: "UN ISPETTORE IN CASA BIRLING" (6 0tt./1 nov.)
Bis Tremila s.r.l.
presenta UN ISPETTORE IN CASA
BIRLING di John Boynton Priestley, traduzione di
Giovanni Lombardo Radice.
Con PAOLO FERRARI,
ANDREA GIORDANA, Crescenza
Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi, Loredana Gjeci. Costumi
Giovanni Ciacci, scene Almodovar, disegno luci Umile Vainieri, aiuto regia
Francesco Brandi, disegno audio Paolo Astolfi, musiche Harmonia Team.
Regia GIANCARLO SEPE.
In Inghilterra nel 1912
la famiglia Birling
festeggia il proprio benessere finanziario e il fidanzamento della figlia Sheila con
un giovane industriale. Abiti da sera, cena e vini d’annata. Mentre
tutto fila liscio verso la conclusione bussano alla porta: un ispettore di
polizia deve porre delle domande al capo famiglia, Arthur… Un inizio
folgorante per una commedia a carattere giallo, piena di suspense. Il
poliziotto mette in crisi la serata, la famiglia, gli affari, il
fidanzamento e tutto il resto. Sulla storia aleggia la morte violenta di
una giovane donna. Ecco una combine che non ha eguali nel teatro del
Novecento di cui John Boynton Priestley è un rappresentante esemplare:
thriller e dramma borghese. Le ipocrisie dell’alta società che si
mischiano al disagio del ceto meno
abbiente, che soccombe; le colpe che si materializzano e diventano
spauracchi agli occhi della famiglia Birling che prova a scaricare le
proprie responsabilità. Un interrogatorio poliziesco che dura un’intera
notte, non risparmiando niente e nessuno. Una serie di colpi di scena alla
Hitchcock che cambia ogni volta il nome dell’assassino, coinvolgendo i
protagonisti, presunti ignari e presenti colpevoli, in una sarabanda
surreale e velenosa, che non conosce sosta e che ha termine alle prime
luci dell’alba. Scritto e rappresentato
per la
prima volta
a Mosca nel 1945, “Un ispettore in casa Birling”, considerato oramai
un classico del teatro inglese, ottenne grandi successi a metà degli anni
Quaranta anche a Londra (compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec
Guinnes), Parigi, New York. In Italia venne messo in scena per la
prima volta
nel 1947 da
Orazio Costa
con Salvo Randone e Camillo Pilotto, e successivamente negli anni Ottanta
dalla Compagnia Tieri-Lojodice. In questa edizione viene riproposto, con
la regia di Giancarlo Sepe, da una coppia di consumati
attori del calibro di
Paolo Ferrari e
Andrea Giordana, avvalendosi per la traduzione della prestigiosa firma di
Giovanni Lombardo
Radice. Attualmente lo spettacolo
è in scena al Novello Theatre di Londra con Nicholas Woodeson, Sandra
Duncan, Christopher Saul, Marianne Oldham, Robin Whiting, per la regia di
Stephen Daldry.
TEATRO
SAN BABILA: “IL
SIGNORE VA A CACCIA” (dal 6 al 25 ott.)
Autore:
Georges Feydeau
Regia:
Mario Scaccia
Attori:
Debora Caprioglio, Edoardo Sala, Rosario Coppolino e con Isa Barzizza
Quando
Il signore va a caccia, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla
sorprendere in flagrante e dedicarsi,a sua volta, all’amante. Ma quando
la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo
accettando la corte del migliore amico di lui.
Al centro del vaudeville adattato e diretto da Mario
Scaccia c’è un ipotetico tradimento del marito Ducholet (Edoardo Sala),
nei confronti dell’amorevole moglie Leontine (Debora Caprioglio). Il sospetto di tradimento è instillato da Moricet
(Rosario Coppolino), da sempre innamorato di Leontine, il quale afferma
che Ducholet utilizzi la scusa della caccia per tradirla. Proprietaria dell’appartamento dove si svolge tutta
la vicenda è Madame Latour du Nord, interpretata dalla poliedrica Isa
Barzizza, attrice e doppiatrice, che ha lavorato con attori del calibro di
Totò, Eduardo de Filippo, Ruggero Ruggeri,…
Georges Feydeau è un
autore attuale, leggero e spiritoso, solo all’apparenza disimpegnato
che, descrivendo egregiamente le situazioni quotidiane, disegna un’epoca
e ne coglie i primi elementi disgregatori. (“Ma
che cos’è, scusate, l’onestà delle donne? E’ l’opinione della
gente. Ebbene, basta che non la mettiamo al corrente dei fatti nostri, la
gente!”. E’ una delle frasi di Moricet al suo oggetto del desiderio
Leonine, che sottolinea quanto peso avesse l’apparenza nella società di
Feydeau) In una delle commedie
più divertenti del drammaturgo francese, la vicenda ruota intorno al tema
dell’adulterio e della gelosia in un vortice di situazioni paradossali
ed esilaranti fra marito, moglie, amanti, poliziotti,….
Ambientata in un appartamento
parigino dove tutti i personaggi si incontrano casualmente e danno vita a
una girandola di movimenti ed equivoci tra la commedia e la farsa,un vero
e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi ineccepibili, di entrate
ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena che la regia
sottolinea alla perfezione.
TEATRO
SAN BABILA: LA VEDOVA ALLEGRA (29 sett./4 ott.)
Libretto di Victor Leòn – Leo Stein
- Musiche
di Franz Lehàr
Il re di un piccolo paese ha un
figlio malvagio, Mirko, e un nipote dal carattere opposto, Danilo, che si
contendono i favori di un ballerina in tournèe, Sally. Danilo vorrebbe
sposarla, ma lo zio si oppone al matrimonio e Sally accetta la mano
dell’uomo più ricco del regno, che muore la prima notte di nozze. La
vedova si reca a Parigi e il re incarica il figlio Mirko di trovarla e
sposarla, per fare in modo che la fortuna ereditata rimanga nel paese. Ma
Sally è sempre stata innamorata di Danilo, così come il ragazzo di
lei,…
“La vedova allegra”, primo
capolavoro di Franz Lehàr, debuttò il 30 dicembre 1905 diventando il
simbolo di un genere che unisce divertimento e buona musica e procurando
un immediato successo al compositore, la cui musica, in questa versione,
è eseguita magistralmente dall’orchestra da camera “Giorgio
Strehler”.
TEATRO
CARCANO : "MOLTO
RUMORE PER NULLA"
(dal
7 ottobre)
Lo
spettacolo, che ha debuttato a settembre dello scorso anno al Teatro India
di Roma, è l’esito di un laboratorio teatrale tenuto da Gabriele
Lavia con una ventina di giovani attori. In
questa commedia sono contenuti alcuni temi-chiave del teatro
shakespeariano, in primo luogo il dilemma esistenziale tra l’essere e
l’apparire, il tema del doppio, dello specchio, della maschera. Dov’è
la verità? in ciò che è, in ciò che si deve o in ciò che appare?
Grande importanza viene data alla musica e alle canzoni con esecuzioni dal
vivo da parte dei giovani attori. I costumi sono a volte indossati, a
volte solo appoggiati e a volte trascinati da attori in abiti di tutti i
giorni, a seconda degli stati d’animo, della “maschera”, del ruolo,
dell’apparenza. E’ uno spettacolo molto allegro, leggero, fresco e
divertente, corale e energetico, capace di esaltare la giovinezza e il
primato dell’Amore.
In occasione del ciclo “Gli
incontri di Milano per lo Spettacolo” a cura del Comune di
Milano-Settore Cultura e Spettacolo, giovedì 15 ottobre alle ore 18
presso lo Spazio Eventi Mondadori (piazza Duomo, 1) gli attori di
MOLTO RUMORE PER NULLA incontreranno il pubblico e si
racconteranno. Conduce l’incontro Antonio Calbi. Ingresso libero
fino ad esaurimento posti.
Nella
solare città di Messina, il ricco Leonato accoglie nella sua magione il
principe d’Aragona don Pedro di ritorno dalla guerra insieme ai suoi più
stretti compagni. L’atmosfera gaia e leggera dell’estate mediterranea
fa da sfondo agli amori del giovane Claudio e la dolce Ero e tra i
litigiosi Beatrice e Benedetto. Nell’imminenza delle nozze di Claudio e
Ero, don Juan, geloso del favore che Claudio gode presso don Pedro, fa di
tutto per screditare Ero e impedirle così di sposare il suo amato. Nulla
però potrà impedire all’amore di trionfare sui cattivi sentimenti, che
saranno giustamente puniti. Questa, in breve, la trama di un’opera che
condensa in sé tutto il meglio delle commedie shakespeariane: finte
morti, sospetti, intrighi, schermaglie amorose, scambi di persona,
congiure. Un molto – per fare una sintesi estrema di questa
divertentissima opera – che attraverso lo specchio del rumore si
riflette e diventa, o ritorna, nulla. Il nulla evocato nel titolo:
“lo scandalo, il delirio, la rabbia, la rissa, la finzione. La guerra,
l’amore … sono l’esito del nulla, certo arriveranno al nulla. La
vita allora non è che un’ombra che cammina per davvero, un povero
attore che si agita sulla scena, per la sua ora, tutto sudore, furia,
temperamento … La congiura, la guerra civile che ha visto soccombere il
“bastardo” Juan e vincere il “legittimo” Pedro, lo scambio di
persona tra Ero e Margherita, la finta morte di Ero, la finta figlia di
Antonio … le maschere … le maschere … le maschere … tutto questo
.. tutto questo “rumore” finirà nel nulla come era nato e allora …
ha ragione Benedetto .. Balliamo!”
TEATRO
MANZONI: NUOVA STAGIONE
Per la stagione teatrale 2009-2010 il
programma alterna come di consuetudine spettacoli classici e appuntamenti
con il divertissement. Il criterio dell’alternanza si basa sulla
contrapposizione tra il recupero di pagine memorabili della scena
internazionale e il varo di novità assolute, come traspare già
nell’incipit che fa seguire
all’inaugurale proposta di un’icona del teatro del Novecento una nuova
commedia dell’autrice-regista Cristina Comencini.
Scritto e rappresentato per la
prima volta
a Mosca nel 1945 e l’anno dopo a Londra da una
Compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes, “Un ispettore in
casa Birling” di John Boynton Priestley arrivò sulle scene italiane nel
1947 con la regia di
Orazio Costa
, protagonisti Salvo Randone e Camillo Pilotto,
e venne ripreso nel 1986 da Sandro Sequi per Aroldo Tieri, Giuliana
Lojodice, Mino Bellei. L’apparizione di un ispettore di polizia durante
una festa di fidanzamento mette a disagio una famiglia benpensante inglese
rivelandone le debolezze e i compromessi. Adesso sono
Paolo Ferrari e
Andrea Giordana con Crescenza Guarnieri e la regia di Giancarlo Sepe a
rinverdire la trama complicata da un
delitto che è costato la vita a una giovane donna.
Un’altra famiglia in crisi è al
centro di “Est Ovest” in cui l’autrice di “Due partite” e
candidata all’Oscar per “La bestia nel cuore”, ricostruisce la festa
per gli ottanta anni di nonna Letizia,
assistita da una badante ucraina e sfruttata da figli e nipoti che mirano
a impossessarsi anzi tempo degli ultimi beni dell’ottuagenaria. Ma
l’elemento cruciale della vicenda è costituito dal confronto di due
solitudini: quella dell’anziana signora in balia degli eredi e quella
della badante costretta all’estero dalla povertà del suo paese di
origine. A interpretare la novità della Comencini sono l’intramontabile
Rossella Falk,
la giovane Daniela
Piperno
, nonchè Luciano
Virgilio e Claudio
Bigagli.
Un assolo di
Gianfranco Jannuzzo
costituisce il terzo appuntamento stagionale che in “Girgenti amore
mio…”, scritto assieme ad Angelo Callipo, scioglie un inno alla natia
Agrigento, richiamandola con il nome dei memori genitori. Nell’exploit
di Jannuzzo, affidatosi alla regia di Pino Quartullo, prendono forza non
soltanto il gusto spregiudicato dell’inconfondibile “humour” locale,
ma anche la topografia labirintica della città, resa viva e palpitante
dall’evocazione appassionata dell’interprete di “Liolà” e di
“Nord & Sud”. L’antica Agrigento non è soltanto eletta a
simbolo della Sicilia, ma nel canto
accorato del protagonista assurge a emblema di tutte le città del mondo
innalzate a simbolo dell’amore per la propria terra.
A seguire lo spregiudicato interno de
“L’Appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond nell’adattamento
di Edoardo Erba e di Massimo Dapporto. La versione teatrale del famoso
film del 1960 con Jack Lemmon e Shirley MacLaine ha per protagonisti
Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli. La simpatica e spregiudicata vicenda
ripropone, con la regia di Patrick Rossi Gastaldi, la spericolata
disponibilità di un arrembante impiegato che per far carriera dà la
possibilità agli altrettanto spregiudicati superiori di usufruire del suo
appartamento per i loro incontri galanti. Salvo scoprire che la disinvolta
partner dei suoi “soci” non è che la galeotta ragazza dei suoi sogni.
L’allestimento teatrale di “Dona
Flor e i suoi due mariti”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di
Jorge Amado del 1966, si ispira al film di Bruno
Barreto (1977), protagonista Sonia Braga nel ruolo inquietante di
una giovane donna di Bahia che alla morte del marito, adorabile giocatore
e sciupafemmine, si riaccasa con un tranquillo farmacista e scopre ben
presto di aver la necessità di conciliare la serena disponibilità del
secondo marito con la passionalità e l’erotismo dell’intramontabile
predecessore. Con la regia e la rielaborazione scenica di
Emanuela Giordano
sono Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti con Valeria
D’Obici a impersonare i protagonisti dell’esilarante e struggente
metafora brasiliana.
Ispirato alla metropoli vesuviana
dell’immediato dopoguerra è il film “L’Oro di Napoli” che nel
1954 Vittorio De Sica trasse da sei racconti dell’omonimo libro di
Giuseppe Marotta, interpretato dal gotha attorale che trascorre da Totò a
Sophia Loren, da Silvana Mangano a Eduardo De Filippo, allo stesso De
Sica. Ma nell’odierno adattamento teatrale di Armando Pugliese e
Gianfelice Imparato, con musiche di Nicola Piovani, si ripropone una
ricomposizione totalmente nuova dei racconti marottiani affidati
all’interpretazione di Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri, Valerio
Santoro, per raccontare le storie dolenti, comiche e tragiche di una
miriade di personaggi di un unico di quei palazzoni di cui pullula il
centro storico di Napoli.
Il penultimo appuntamento della
stagione è con “Rumors” di Neil Simon affidato alla coppia Zuzzurro e
Gaspare e alla regia di Massimo Chiesa. Scritta nel 1988, “Rumors” non
significa “rumori”, ma pettegolezzi ed è una farsa infernale in cui
il clou della vicenda è costituito dall’assenza del vicesindaco di New
York e della moglie alla festa per il loro anniversario di matrimonio.
Nulla a che vedere con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn in cui si
cimentarono gli stessi Andrea Brambilla e Nino Formicola. “Rumors” è
un comico affresco dell’alta borghesia di New York, andato in scena a
Broadway nel 1988 e ripreso
l’anno dopo in Italia da Gianfranco De Bosio per Giuseppe Pambieri, Lia
Tanzi, Riccardo Peroni, infine riproposto nel 2000 dagli Attori e Tecnici
di Attilio Corsini.
A concludere “La strada”, un
dramma, con musiche di Germano Mazzocchetti, tratto dall’omonimo film di
Federico Fellini premiato con l’Oscar nel 1954. Nella versione teatrale
si misurarono nel 1999 Fabio Testi e Rita Pavone diretti da Filippo
Crivelli. Oggi sono Massimo Venturiello e
la cantante Tosca
a impersonare il girovago Zampanò e l’ingenua e clownesca Gelsomina.
Tra loro non c’è dialogo: la diffidenza, il cinismo,
l’incomunicabilità sono la colonna sonora della loro esistenza condotta
ai margini della società e della civiltà. Attorno ruota un’umanità
altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera, fatta di
uomini che ancora oggi troviamo nelle nostre metropoli, vicinissimi a noi
eppure invisibili, ignorati e allontanati.
Milano, settembre 2009
XII
STAGIONE TEATRO DI VERDURA: GIUGNO - SETTEMBRE 2009
E’
stata presentata da Marcello
Dell’Utri, Presidente della Fondazione Biblioteca di Via Senato, nel
corso di una Conferenza Stampa, la
Stagione 2009 del Teatro di Verdura che intende, in linea con le
precedenti edizioni e con maggiore forza, dare spazio alla lettura dei
testi che hanno fatto grande la letteratura italiana ed internazionale di
tutti i tempi: appunto, i libri in scena.
Nel
programma, anche un’interessante impegno degli allievi della Scuola
d’Arte Drammatica Paolo Grassi che presenteranno “L’impresario
delle Smirne”, in due serate con due distinti cast, per dimostrare
che i giovani credono e fanno vivere il grande Teatro a Milano. Anche
il Presidente Marcello Dell’Utri
offrirà per questa edizione il suo personale contributo al Teatro di Verdura, leggendo in due distinti appuntamenti i discussi diari
di Mussolini con appunti del giornalista opinionista Ugo
Finetti.
Come
ormai consuetudine il Teatro di
Verdura, nell’offrire serate piacevoli e di svago, vuole anche
ricordare coloro che sono in difficoltà e chi li aiuta concretamente ogni
giorno. Per questo, durante tutte le serate della stagione teatrale,
inviterà il proprio pubblico a donare un contributo a Opera
San Francesco per i Poveri di Milano.
Attori
celebri accanto a giovani talenti, serate di lettura, prosa, poesia,
musica per una nuova Stagione che intende essere un ulteriore ed
appassionato tributo al grande teatro.
All’incontro
hanno anche partecipato, con personali interventi, artisti ed operatori
culturali tra cui Filippo Crivelli,
Alessandro Quasimodo, Mario Cei, Corrado D’Elia e Donatella Oggioni.
www.bibliotecadiviasenato.it
Giugno
2009
AMont*
TEATRO
SAN BABILA:"BEAT GENERATION ANNI '60" (dal
6/4)
Lo spettacolo è un percorso storico
sul decennio della contestazione giovanile, un decennio ricco
di avvenimenti e cambiamenti tra moda, comunicazione e musica, ovviamente Beat.
Beat è un termine inglese che significa ritmo, battito. La beat
generation è un movimento artistico, letterario, musicale, sviluppatosi
attorno agli anni ’50’/‘60 negli USA. La musica beat è un genere
musicale nato negli anni ’60 in Inghilterra. Forse il primo vero artista
che ha trasformato in musica l’ideologia del movimento è stato Bob
Dylan, seguito dagli “Animals”, dai “Procol Harum”,
e dai “Moody Blues”, gruppi che influenzarono notevolmente
anche il beat italiano. Nel nostro paese il beat era l’idea di porre una
rottura con le vecchie tradizioni del mondo adulto. Sul palcoscenico del
Teatro San Babila la musica beat sarà la vera protagonista, con
canzoni che hanno segnato un’epoca attraversando intere generazioni
senza mai invecchiare. Sei serate indimenticabili nelle quali si
intrecciano i ricordi di un’Italia che si trasforma attraverso le nuove
generazioni di allora.
Regia di Davide Sacca' con Gianpieretti,
Donatello,
Paki de “I NUOVI ANGELI”.
TEATRO MANZONI: "TO BE OR NOT TO
BE" (dal 31 marzo)
“To be or not to be” è una pièce
che offre una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un
leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia.
Una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del
soggetto originale
dell’autore ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film
di successo del grande Ernst Lubitsch (“Vogliamo vivere”, il titolo
della versione italiana), ripreso quarant’anni dopo da un altro genio
della comicità, Mel Brooks.
Il regista Antonio Calenda ha selezionato un gruppo di artisti di
alta qualità per la nuova messinscena del Teatro Stabile del Friuli
Venezia-Giulia. I ruoli principali saranno sostenuti da due attori
molto amati: il bravissimo Giuseppe Pambieri, che interpreta in
modo brillante l’esuberanza e le fragilità artistiche di Ian Tura, e
l’affascinante Daniela Mazzucato che presta duttilità e talento
a Maria Tura, e la sua splendida voce alle canzoni dello spettacolo,
firmate dal grande Nicola Piovani. Ian e Maria sono i capocomici di una
compagnia teatrale di Varsavia, intenti a provare un testo non troppo
velatamente antinazista. È il 1939 e gli eventi precipitano: Varsavia è
asservita a Hitler e la censura impedisce la messinscena. Gli attori
ripiegano su Amleto, ruolo che è il pallino di Ian, ma che diventa presto
il suo incubo: durante il lungo monologo di “To be or not to be”
infatti Maria si fa raggiungere in camerino da uno spasimante… Proprio
grazie a lui, giovane ufficiale dell’aeronautica, il mondo evanescente
degli attori diviene fondamentale per giocare una serie di tiri contro gli
oppressori ed eliminare un importante capo nazista.
Commedia piena d’ironia e garbo, di battute irresistibili e intuizioni
intelligenti che si susseguono a ritmo vorticoso, “To be or not to be”
gioca con il continuo riflettersi della realtà della vita nella finzione
del teatro e scrive, in termini leggeri e surreali, una dura satira contro
il nazismo.
TEATRO
MANZONI: "Il
caso di
Alessandro e Maria"
Piccolo
Musical da “camera” per quattro grandi protagonisti.
Luca Barbareschi
caleidoscopico e sorprendente per la sua perizia di rinnovarsi di volta in
volta nei panni di regista, attore, cantante, riporta in scena un testo
raro di un autore di culto come Giorgio Gaber: “Il caso di
Alessandro e Maria
” sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto
luogo”. La commedia scritta con l’inseparabile Sandro Luporini, fu
messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel
1982. Dialogo intimo a due in bilico tra passato e presente, storia di un
innamoramento trascorso e della devastazione che
inevitabilmente le grandi passioni comportano, ring del cuore per quei due
che avevano vissuto “un amore smisurato e sciupato”. Inaspettate
interazioni tra quotidianità e sogno trascendono e prendono corpo e voce
con Luca Barbareschi
nel ruolo di Alessandro tra il dilemma di “essere” o “ess
erci” e la Maria di Chiara Noschese “con la sua gioia di
esistere e la sua tristezza di non essere in nessun posto”. Litigano,
comunicano e non comunicano, punzecchiano, giocherellano, duettano, sulle
note della colonna sonora inedita del bravo musicista Marco Zurzolo,
eseguita dal vivo dall’autore e la sua band. Le scene sono di
Massimiliano Nocente. I costumi di Teresa Acone. Luci di Mario Esposito.
Un modo per restituire al pubblico un pezzo eclissato della straordinaria
e vasta produzione gaberiana, un omaggio personale di Barbareschi
all’amico Giorgio, una ricerca del regista-attore di ritornare a
raccontarsi attraverso il privato, di volare oniricamente tra musica e
parole, un reality love show, cantato, ballato, recitato. Poetico,
confidenziale, comico, spietato. La personalissima visione della sfera
affettiva di un intellettuale viscerale, anticonformista, libero,
trasfigurata ed elaborata in versione scoppiettante e vitale, da un
mattatore istrionico come Barbareschi, un’attrice fuoriclasse e
talentuosa come la Noschese, ritmato da cover di canzoni riadattate di
autori come Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau e nuove composizioni di
Marco Zurzolo come “C’amor”, “Migranti, “ Tema di Giulia”.
Nessun vintage teatrale quindi, bensì una rilettura meno
intellettualistica e più scanzonata dell’universo dei sentimenti
secondo Gaber alla maniera di Barbareschi, in un’originale partita a due
orchestrata, per questo spettacolo-evento al debutto in
prima nazionale al
Teatro Manzoni
di Milano.
Piccolo Teatro Studio:
"DARWIN TRA LE NUVOLE"
Fino alla fine del mese si può
assistere a un piacevole spettacolo che, divertendo, insegna i fondamenti
della teoria darwiniana: Giulio Giorello e Luca Boschi, filosofo della
scienza il primo e professore di fumetto e cinema d’animazione il
secondo, hanno concepito insieme all’ottimo regista Stefano de Luca una
sorta di “viaggio nel viaggio”. Si viaggia infatti nel tempo,
fino al 1831, insieme a due giovani amiche, una delle
quali – Nelly - vuole a tutti i costi intervistare Darwin: e a teatro
tutto si può! Eccole quindi imbarcarsi sul Beagle con il giovane
Charles, un perplesso capitano Fitzroy e un buffo mozzo, e partire per il
famoso viaggio - durato cinque anni - che porterà il naturalista ad
esplorare regioni del Brasile, della Patagonia, del Cile, e a visitare le
incredibili Isole Galapagos, vero laboratorio dell’evoluzione. Le
domande che affollano la mente di Darwin, come quella di ogni altro
scienziato, sono tanti “Perché?” E tra terremoti, incontri con i
Fuegini, iguane, fringuelli, Darwin finirà per darsi delle risposte, che
saranno il corpus dell’Origine delle specie, testo che
Nelly ha portato con sé e di cui legge i passi più significativi. Anche
lo spettatore naturalmente viaggia sul Beagle, e con la fantasia,
grazie ad una scenografia tanto semplice quanto efficace, si ritrova nella
foresta tropicale, nella Terra del Fuoco, sulle Ande… Poi, il viaggio
s’interrompe prima di giungere alle Galapagos e, sulle note di un valzer
ballato da scimmie ed umani, tutto svanisce. Molto applaudite Silvia
Pernarella e Clio Cipolletta – le due simpatiche amiche un po’ matte
– insieme ad Andrea Luini, Andrea Germani e Gabriele Falsetta. Per
festeggiare il compleanno di Darwin un’occasione da non perdere, anche
per i giovanissimi (dai 10-11 anni).
Per informazioni su orari e
prenotazioni www.piccoloteatro.org.
Milano, 10 febbraio 2009
Anna Busca
Il
Faust di Goethe al
Coccia di Novara
Per la stagione di prosa al
Coccia di Novara sabato 31/1 e domenica 1/2 la Compagnia Mauri- Sturno ha
messo in scena il 'Faust' di Goethe, per la regìa di Glauco Mauri, cui va
tributato il dovuto encomio, per il coraggio dimostrato nel portare in
palcoscenico quello che probabilmente è il testo più arduo da
rappresentare dell'intera storia del teatro. Due le difficoltà del
capolavoro del maestro di Francoforte: la trama sterminata e la struttura,
che procede, soprattutto nella seconda parte, non in base a uno sviluppo
lineare dell'azione, ma con
un susseguirsi di 'quadri' relativamente staccati, spesso di significato
allegorico di difficile interpretazione. Chi rappresenti un'opera con tali
caratteristiche è posto di fronte ad una scelta di regìa pressoché
obbligata: selezionare un 'percorso' interpretativo, basato su una
tematica che conferisca unità e coerenza al 'contenuto' portato sulla
scena. Mauri ci invita a rileggere l'immenso edificio del ' Faust' alla
luce dello splendido monologo finale del'eroe in punto di morte
("Attimo fermati, tu sei così bello!"): " Dopo tante
avventure, dopo aver voluto vivere tutto il bene e tutto il male del
mondo, ora Faust ha finalmente compreso che l'uomo può essere d'aiuto
all'uomo, che l'uomo deve vivere per l'uomo, in una terra libera, fra un
popolo libero"..."l'arte per la vita": così scrive Mauri
in locandina. Coerentemente con questa interpretazione, il 'Faust' di
Mauri si concentra su tre nuclei d'azione, come altrettante tappe
dell'evoluzione spirituale di Faust: l'amore come possesso egoistico
dell'altro (la storia di Faust e Margherita), l'anelito ad un'arte che sia
pura Contemplazione della bellezza (l'evocazione di Elena), la brama di
dominio sulla natura (la costruzione della diga sul mare e la morte di
Filemone e Bauci), eliminando drasticamente tutti gli episodi più 'magico-mistici'
del testo (fra tutti, le due celebri 'notti di Valpurga' e i cori angelici
e celesti del finale). La scelta è apprezzabile, ma personalmente avremmo
dato spazio, proprio in questa linea interpretativa, al personaggio di
Wagner (l'antiFaust, nella sua angusta concezione della cultura e della
scienza), mentre ci è parso un po' sfocato l'episodio di Elena. Di buon
livello la compagnia: ottima la recitazione di Mauri (che si scambia con
Sturno il doppio ruolo di Faust e Mefistofele), veramente emozionante nel
monologo finale dell'eroe, ma efficacissimo anche nelle punte grottesche
del ruolo di Mefistofele. Bravo Sturno nel momento patetico dell'amore di
Faust per Margherita, mentre nel ruolo di Mefistofele riesce al meglio nel
registro del sarcasmo più acido. Una menzione merita anche Cristina
Arnone, una brava Margherita. Belle le
scene di Mauro Carosi, che, nella loro spoglia essenzialità, hanno
accompagnato suggestivamente la rappresentazione. Teatro quasi pieno e
scroscianti, meritatissimi applausi alla fine.
Novara, 2 febbraio
2009
Bruno Busca
TEATRO MANZONI : IL SINDACO DEL RIONE SANITA' (dal
3 febbraio)
Protagonista del “Sindaco del rione Sanità” è
Antonio Barracano, riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un
quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco”, perché impegnato a
proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai
tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà questa
giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta. Parliamo quindi di un
protettore: una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai
poveri.
Questa commedia fu scritta nel 1960. La camorra c’era anche
cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si
toccavano donne e bambini, c’erano
i capi quartieri come Campoluongo: il vero Sindaco del rione Sanità che
ha ispirato Eduardo. Costui sembrava un aristocratico, gentile ed educato,
alto di statura, asciutto, la schiena inarcata gli conferiva un’andatura
regale. Eduardo, che lo conosceva, costruisce un eroe che proprio con
l’azione dimostra di non agire; crea un idolo polemico, propone un
personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua
l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del
suo Teatro. Di Antonio Barracano Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo
preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa
desiderare”.
Dopo aver affrontato numerose opere di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffrè
approda felicemente al “Sindaco del rione Sanità”. Sotto la sua
direzione una numerosa Compagnia di ottimi interpreti trasferisce
mirabilmente verosimiglianza ai personaggi. Una prova indimenticabile,
come è stata definita dalla critica, sul filo del rigore e della misura
che Carlo Giuffrè, alle soglie degli ottanta anni, affronta con
straordinaria forza interpretativa in una perfetta fusione di generosità,
risentimento e semplicismo in cui si iscrive il personaggio.
Un successo di pubblico che da due anni si rinnova ad ogni replica, tanto
da valere allo spettacolo l’assegnazione del Biglietto d’Oro per aver
registrato il più alto numero di spettatori.
TEATRO OSCAR:
"IL DIARIO DI EVA"
con Lucia Poli
Per la 39^ stagione dell’Oscar, dal 29 gennaio all’8 febbraio, sarà
in scena un lavoro del Teatro di Rifredi e del Teatro stabile
dell’Innovazione di Firenze, “Il Diario di Eva o come Darwin ci
cacciò dall’Eden” di Angelo Savelli, con la regia dello
stesso Autore. La scelta è in perfetta sintonia con i dibattiti in corso
per il 2009-Anno Darwiniano, dato che ricorrono il bicentenario della
nascita di Darwin e il centocinquantenario della pubblicazione dell’Origine
delle specie. Il testo infatti si ispira liberamente
agli scritti di Charles Darwin e di Mark Twain, in un curioso e originale mixage
che alterna continuamente momenti di riflessione a battute di spirito. Nel
1906 lo scrittore statunitense Mark Twain – pseudonimo di Samuel
Langhorne Clemens - pubblicò un racconto intitolato appunto “Il diario
di Eva”: la prima donna biblica parla in prima persona, descrivendo
con infantile e poetico stupore la scoperta del fuoco, la bellezza
dell’Eden, l’incontro con Adamo. Eva si interroga, dà il nome alle
cose, vuole conoscere
la Verità.
E
’ su questa figura immaginata da Twain, sicuramente filodarwinista,
autore di opere considerate così antireligiose da essere pubblicate solo
molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1910 (Letters from the Earth,
per esempio, fu dato alle stampe per la prima volta nel 1942), che si
sviluppa l’intreccio del lavoro teatrale. Nel giardino della casa di
Charles Darwin, a Down, la moglie Emma (una splendida Lucia Poli) riceve
la visita del reverendo Fay, indignato per l’uscita dell’opera The
origin of species, pubblicata dopo vent’anni di lavoro del grande
naturalista e considerata il testo fondamentale per le teorie
evoluzioniste. La discussione, che continua poi tra i coniugi stessi, non
è altro che un dibattito sul ruolo della scienza e i valori della fede,
su Dio e sull’uomo. La devota Emma propone a Charles di erigere, come
una sorta di risarcimento nei confronti della Chiesa, un monumento ad
Adamo ed Eva nel loro giardino, visto che ha trovato sepolto, in
un’aiuola, proprio il diario di Eva, all’interno di una cartelletta
appartenuta alla loro primogenita Annie morta a soli dieci anni. Ed
ecco che la casta Emma diventa un’Eva innocentemente lussuriosa, il
giardino di casa Darwin è l’Eden, il giardiniere non è altro che
Adamo, lo stesso Charles si trasforma nel diavolo-serpente che tenta con
successo Eva. Il nome “Eva” significa “Vita”, “Adamo” vuol
dire “Terra”, e il termine “diavolo” ha un’origine greca che
significa “colui che separa” il Bene dal Male. Tra simboli e metafore,
riflessioni sulla Bibbia, sulla scienza e sul problema dell’origine,
sulla vita e sulla morte, tra ironiche citazioni di Twain (“Il Paradiso
lo preferisco per il clima, l’Inferno per la compagnia”) e
osservazioni di Darwin, lo spettatore alterna la risata liberatoria alla
meditazione. Molti gli applausi al termine dello spettacolo, sia
all’eccellente protagonista che ai bravissimi Stefano Gragnani e Simone
Faucci. www.tieffeteatro.it
Milano, 2 febbraio 2009
Anna Busca
TEATRO
VENTAGLIO SMERALDO: THE BEST PARSONS DANCE
Dopo l’ennesimo successo di
pubblico e critica riscosso nella passata stagione, a partire da venerdì
13 febbraio 2009 torna sul
palco del Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano, la celeberrima
Compagnia di David Parsons con “The Best of Parsons Dance”.
Occasione imperdibile per appassionati della danza, fans, ma anche per
neofiti, questo spettacolo raccoglie alcuni dei grandi classici del
coreografo americano, vera e propria icona della Post Modern
Dance, una sorta di antologia delle sue coreografie più note ed
emozionanti. Fondata nel 1987 da David Parsons e dal light designer
Howell Binkley - la Parsons Dance è tra le poche Compagnie che,
oltre ad essersi
affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, siano
riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo,
creando coreografie divenute veri e propri “cult” della danza
mondiale. Fin dagli esordi, l’alta preparazione atletica degli
interpreti e la capacità del fondatore di dare anima alla tecnica, sono
state gli elementi distintivi della Compagnia. Come ha scritto il New
York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro
virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone,
una vera forza della natura”. Le creazioni di Parsons - prima fra
tutte la celeberrima “Caught” del 1982 - , portano tutte
il segno di una straordinaria teatralità e di un lavoro fisico che si
trasforma in virtuosismo e leggerezza. È una danza solare, che diverte in
quanto espressione di gioia, capace di trasmettere emozioni semplici e
dirette, risultando estremamente accessibile quindi anche al grande
pubblico. Le performance della compagnia sono esaltate con fantasia e
immaginazione dal light designer Howell Binkley, mentre tra
le collaborazioni eccellenti figura Luca Missoni,che ha firmato i
costumi di molti pezzi. Composta da undici ballerini fissi, la compagnia
vanta un vasto repertorio di coreografie originali, che trova in questo
“Best of” un’affascinante compendio. Le musiche utilizzate da
Parsone per le sue creazioni spaziano dalla musica classica, Rossini
e Mozart, al jazz di Phil Woods e Miles Davis, dal leggendario
musicista brasiliano Milton Nascimento a Robert Fripp - chitarrista e
fondatore dello storico gruppo rock inglese King Crimson - per
arrivare fino alla popolare musica della Dave Matthews Band con le
celeberrime hit degli Earth, Wind & Fire.
TEATRO
FILODRAMMATICI: "LA COSMETICA DEL NEMICO"
Al Teatro
Filodrammatici, continua il ciclo dedicato alla scrittrice belga Amélie
Nothomb, inaugurato il 9 gennaio, con lo spettacolo La Cosmetica del
Nemico, progetto e regia di Corrado Accordino in scena dal 23
gennaio all’8 febbraio.
Due
uomini nella sala d’attesa di un aeroporto, i primi approcci,
l’insistenza di uno, la diffidenza dell’altro. Un incontro premeditato
mascherato dalle lusinghe della casualità, e subito scatta la trappola.
Angust viene trascinato dalla persuasiva e feroce ironia di Textor Texel
in un gioco al massacro. La vittima si scoprirà assassina, l’innocenza
assumerà le sembianze del tiranno, le parole il significato del sangue. I
piani di realtà subiranno improvvise oscillazioni, tali da far dubitare
dell’attendibilità degli eventi, delle loro risposte alla
sopravvivenza.
Il gesto
irriverente della morte irrompe nelle vite di questi due coinquilini della
coscienza. Un dialogo mozzafiato, un’indagine sulla doppiezza
dell’uomo che svelerà i lati oscuri dei due personaggi, mettendo in
mostra il nemico interiore che distrugge tutto ciò che vale, che mostra
il disfacimento insito in ogni realtà.
“Questa
è la storia del disordine mentale di un uomo.
Il
felice coraggio della parola di Amélie diviene il pretesto scenico per
rappresentare i volti degli attori infettati dalla rabbia -le immagini di
paesaggi interiori -il ronzio assordante del pensiero in fuga - l’ape
che ronza - l’onda che si spezza- il cane che abbaia in lontananza- il
luogo astratta e metafisico delle verità nascoste, le stanze della
dimenticanza”.
Corrado
Accordino
TEATRO
SAN BABILA: "FIORI D’ACCIAIO”
di Robert Harling (dal 13 gennaio)
Dramma
e commedia si alternano in “Fiori d’acciaio”, piece tratta
dall’omonimo film dell’ex coreografo Herbert Ross, uscito nelle sale
nel 1989. Uno spettacolo tutto al femminile per Caterina Costantini,
Sandra Milo e Rossana Casale che scandaglia l’animo delle donne,
attraversando generazioni differenti. Le risate sono qualche amare in
“Fiori d’acciaio”, perché
la storia è commovente, ma allo stesso tempo molto divertente. Il testo
è bello e coinvolgente e vede protagoniste sei donne dall’età e dai
caratteri completamente diversi, unite da un’amicizia profonda, fatta
anche di gelosie e pettegolezzi. La commedia è ambientata in un salone di
bellezza della Lousiana. Qui le sei amiche si incontrano e si scambiano
confidenze. Il modo fragile e superficiale che hanno di affrontare la vita
si scontra però con la durezza della realtà, che fa emergere in loro una
forza d’animo che pensavano di non avere. Ne nasce una storia vera,
fatta da donne vere, che amano, ridono, lottano e affrontano le prove
della vita con forza inaspettata e sorprendente ironia, “donne che sono
come fiori, fiori d’acciaio”…
Alcune delle protagoniste di “Fiori d’acciaio” sono le stesse
che hanno fato ridere e commuovere in “8 donne e un mistero”. Rossana
Casale si presenta nella doppia veste di attrice e cantante. A
dirigere sapientemente “Fiori d’acciaio” è il bravo Claudio
Insegno.
Il Direttore Gennaro Davanzo
TEATRO
VENTAGLIO SMERALDO: I LEGNANESI - 1949-2009
60 ANNI IN UNA GRANDE RIVISTA
(dal 30 dicembre)
“E
un dì nacque legnarello”, 8 Dicembre 1949: fu la
prima rappresentazione assoluta della Compagnia I LEGNANESI,
fondata in quello stesso anno da Felice Musazzi. La Compagnia con i
suoi personaggi ne hanno fatta di strada e grazie ai loro interpreti, Provasio
Dalceri e Campisi, le maschere di Teresa Mabilia e Giovanni vivono
ancora
oggi… In tutte le commedie questi tre personaggi, con l’aggiunta
dell’ambientazione del cortile, hanno saputo rendere unico il genere e
lo spettacolo, raccontando le storie della tipica famiglia lombarda che in
tutti questi anni ha aumentato il sentimento di immedesimazione del
pubblico, proiettandolo nella vita quotidiana avvolta dalle sue gioie e i
suoi dolori. In ogni rivista c’è tutto il talento del gruppo, dal sogno
dei balletti alla realtà sociale del cortile, dalle scene umoristiche
ispirate all'attualità ai tradizionali cliché comico-sentimentali, uniti
da un tenue filo conduttore e dalla grande presenza scenica dei
personaggi. Dal 1949... le nostre storie, il nostro dialetto, la nostra
cultura, ovvero la nostra vita, caratteristiche che il pubblico ha
imparato ad apprezzare seguendo la Compagnia in tutti questi anni. Perciò
I LEGNANESI, in occasione del sessantesimo anniversario della loro
fondazione, hanno deciso di festeggiare con Voi questo unico ed
irripetibile momento portando sul palcoscenico uno spettacolo che
ripercorre la storia della Compagnia, con le scene che l’hanno resa
indimenticabile.
BLUE NOTE:
Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra
Nick The Nightfly & the
Montecarlo Nights Orchestra si esibiranno al
BLUE NOTE MILANO (via Borsieri 37), da giovedì 27 a
sabato 29 novembre. Con loro, sul palco del tempio del jazz milanese, ospiti
d’eccezione per presentare al pubblico l’ultimo disco,
”The Devil”, uscito nei negozi tradizionali e digitali il 3
ottobre. Per la serata di
giovedì 27 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore
23.00, mentre per le serate di venerdì 28 e sabato 29 novembre gli
spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30
(apertura porte: ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 899700022). Il
prezzo dei biglietti acquistati entro le due ore precedenti ogni concerto
è di 25,00 euro (prezzo “advance”) mentre il prezzo dei
biglietti acquistati direttamente all’ingresso dello spettacolo è di 30,00
euro (prezzo "door"). E’ previsto inoltre uno sconto
del 40 % sul prezzo “door” (prezzo del biglietto scontato pari a
18,00 euro) per i clienti in pensione oltre i 65 anni. Hanno
diritto alla riduzione del 40% anche i giovani
fino ai 26 anni compiuti ai soli spettacoli delle 23.00. Dal
21 novembre, inoltre, è disponibile in esclusiva su I-tunes “Work
Song” di Oscar Brown Jr, brano riarrangiato e reinterpretato da Nick
The Nightfly & Monte Carlo Nights Orchestra (Gabriele
Comeglio sax alto, direzione dell'orchestra, Giulio Visibelli sax tenore,
Ubaldo Busco, Maurizio Meggiorini sax baritone, Emilio Soana,
Pippo Colucci, Umberto Marcandalli tromba, Angelo Rolando, Mauro
Parodi trombone, Claudio Angeleri piano, Marco Esposito basso, Tony Arco
batteria, Dario Faiella chitarra).“Work Song” scritto dal
cantante e attivista americano racconta della condizione disumana in cui i
carcerati lavoravano per la costruzione delle ferrovie e delle strade
negli anni ‘60 in America. Un altro omaggio di Nick The Nightfly
alla “musica del passato” e a Oscar Brown Jr. dopo l’uscita, del suo
nuovo album “The Devil” (Edel). Il disco contiene 12 brani di
cui 5 inediti scritti da lui e arrangiati da Gabriele Comeglio della
Monte Carlo Nights Orchestra. “The Devil”
(produzione esecutiva ed artistica di Nick The Nightfly, con la
collaborazione di Gabriele Comeglio per gli arrangiamenti dei brani) è
caratterizzato dal sound della Montecarlo Nights Orchestra e
dall’inconfondibile voce di Nick. Questa la track list
dell’album: “The Devil” e “Can't buy me love”
(Nick duetta con Sarah Jane Morris), “Maniac”, “That's
the way love goes”, “Moanin”, “Blue moon”,
“Berchidda blues” (con Paolo Fresu in un assolo di
flicorno),“One for my baby”, “For your love”, “Michelle”,
“Dat there” e la bonus track “Patu patu patu”
(in cui Nick duetta con la sensuale voce della cantante di New Orleans, Kim
Prevost).
TEATRO SAN BABILA“UN ANGELO IN CASA BRAMBILLA”
di Rino Silveri con
Piero Mazzarella,
Rino Silveri, Elena Petrini,Cinzia Bregonzi
E’
sempre un piacere il ritorno sulle scene di Piero Mazzarella, ultimo
storico interprete della commedia in dialetto milanese, che anche
quest’anno non manca all’appuntamento con il pubblico del Teatro San
Babila. Piero Mazzarella è accompagnato sul palco dall’inseparabile
fratello Rino Silveri, autore, regista, attore, con il quale forma una
coppia complice e affettuosa tanto amata dal pubblico. ”Un angelo
in casa Brambilla” è la terza commedia dedicata da Rino Silveri alla
saga della tipica famiglia milanese, dopo “L’importanza de ciamass
Brambilla” e “La famiglia Brambilla in vacanza”. Le risate sono
assicurate, le battute sagaci e di un’ironia tagliente. La storia vede
protagonisti il “Professor” Prospero (Piero Mazzarella) e la consorte
Pina, alle prese con i quotidiani e divertenti battibecchi sulla milanesità.
E mentre fervono i preparativi di Natale, particolarmente atteso anche per
l’arrivo della nipotina, le divertenti discussioni tra i due non si
fermano neanche davanti al quesito: albero o presepe? Il primo, fortemente
desiderato dall’”americanizzata” Pina, il secondo, voluto invece,
dal più tradizionalista Prospero. Ad
incrinare l’atmosfera festosa arriva, però, la notizia
dell’improvviso malanno della nipotina e quindi la sua impossibilità a
trascorrere il Natale con i nonni. Ma ecco, che una sera, dopo un black
out, al riaccendersi della luce, dietro l’albero, compare quello che a
tutti sembra un angelo. La bambina dice di chiamarsi Stella, di essersi
smarrita e di non riuscire a rintracciare i genitori. Stella viene,
pertanto, accolta calorosamente in casa Brambilla. Ma chi è davvero
Stella? La bambina che dice di essere o l’angelo che tutti credevano
fosse?
Il Direttore Gennaro D’Avanzo
TEATRO VENTAGLIO
SMERALDO: HAIRSPRAY – GRASSO
E’ BELLO
Dopo
un esordio davvero esplosivo, arriva da martedì
25 novembre al Teatro Ventaglio
Smeraldo di Milano il
Musical Hairspray
– Grasso…è bello!, la prima versione al mondo in lingua non
inglese, firmata Massimo Romeo Piparo. La commedia musicale, che ha
debuttato in prima nazionale assoluta lo scorso 30 settembre al Teatro
Sistina di Roma, è stata proclamata dalla Borsa
Teatro la più vista nel secondo semestre 2008 (Giornale dello
Spettacolo del 21 ottobre scorso). Il grande spettacolo, in replica a
Milano fino a domenica 21 dicembre, proseguirà la tournée nei principali
teatri d’Italia (tra gli altri, Bologna e Bari). Hairspray può essere
definito senza dubbio il Musical del decennio: conquista l’Oscar del Musical a Broadway
e l’Oscar del Musical europeo
a Londra dopo appena
poche settimane di programmazione. Con l’energia di una memorabile
colonna sonora anni ’60, è una storia
a lieto fine in cui la protagonista riesce a ribaltare gli
stereotipi del classico concetto di bellezza in favore della femminilità
grandi forme: “questo è il mio modo di ballare ed è dedicato a tutti,
ma proprio tutti, senza differenze né di peso né di colore”. Nel cast
di Massimo Romeo Piparo (Jesus
Christ Superstar, Evita, Tommy,
My Fair Lady,
La Febbre
del Sabato Sera, Lady Day e Alta Società)
l’esuberante Stefano Masciarelli nei panni rigorosamente femminili della triste
“cicciona” che riconquista sorriso e fiducia in sé stessa grazie alla
figlia e al ballo. Il popolare attore, reduce da tre anni di trionfante
tournée tra Palazzetti e Teatri con
La Febbre
del Sabato Sera, è chiamato qui ad una prova molto impegnativa,
oltre che per le due ore di trucco che lo attendono ogni sera,
anche per le numerose sfumature che un personaggio en
travesti richiede. Hairspray
rappresenta uno dei casi in cui Cinema e Teatro intrecciano le proprie
sorti intorno ad un prodotto sempre vincente: nasce come commedia
cinematografica senza canzoni firmata nel 1987 da John Waters; diventa
Musical teatrale negli Usa agli albori del nuovo millennio; ritorna sul
grande schermo lo scorso anno in un grandioso e scintillante film-musical
(oltre 100 milioni di dollari l’incasso nei soli Stati Uniti) con John
Travolta con Christopher Walken, Michelle Pfeiffer, Zac Efron, Queen
Latifah. Un cast stellare già reclutato per l’attesissimo sequel
annunciato per la prossima stagione. La forza vincente del musical è
contenuta nelle musiche di Marc Shaiman arrangiate e dirette dal M°Emanuele Friello (Cats,
La Febbre
del sabato Sera, Lady Day, Alta Società) che rievocano i fasti e
l’allegria del rock & roll degli anni 60 con travolgenti incursioni
rhythm&blues e gospel che aggiungono brividi ed emozioni ad una
colonna sonora che non permetterà al pubblico di rimanere fermo sulla
poltrona.
TEATRO
VENTAGLIO SMERALDO: "SOLO ME NE VO" (dal
13 novembre)
In
questo spettacolo la grande attrice italiana Mariangela
Melato si confronta con un
genere per lei nuovo, il One
woman Show, nel quale racconta storie, recita monologhi
intensi e brillanti, canta e balla affiancata da ballerini e musicisti.
Mariangela Melato ci offre una carrellata di storie inventate e storie
vissute, fa considerazioni personali sul modo di vedere la vita, cita
testi teatrali di Brecht, Gaber, Shakespeare, Tennesee Williams. Ci
racconta della sua Milano degli anni ‘60, del Bar Jamaica e dei suoi
inizi nel mondo del Teatro. Ci racconta
di sé come attrice e come donna che con orgoglio ha fatto della
solitudine una scelta di vita ed è così, sola, che si presenta sul palco
al suo pubblico.
Sola
me ne vo
è una parentesi diversa nel percorso teatrale della Melato e al tempo
stesso la grande prova di un’attrice, che arrivata al culmine della sua
carriera, si rimette in gioco misurandosi con un genere completamente
nuovo, elegante ed originale con testi che portano la firma di Vincenzo
Cerami, Giampiero Solari, Riccardo Cassini
e Mariangela
Melato.
Le musiche originali e gli arrangiamenti delle canzoni sono del maestro Leonardo
De Amicis,
le coreografie originali di Luca
Tommassini.
La regia è affidata a Giampiero
Solari.
Una squadra che ha già collaborato in diverse occasioni e che non a caso
si è riunita intorno a questa grande artista.
Prodotto dalla Ballandi Entertainment, Sola
me ne vo
debutta a Genova il 16 gennaio 2007 in prima
nazionale assoluta
e prosegue con una tournée di almeno 140 repliche girando l’Italia da
nord a sud nei teatri più prestigiosi toccando città come Milano,
Catania, Bologna, Firenze, Napoli e Roma fino a dicembre 2007. Con Sola
me ne vo
la Ballandi Entertainment amplia il suo sforzo produttivo a 360° nel
mondo dello spettacolo
TEATRO CIAK Webank.it
Fabbrica del Vapore: MARCO TRAVAGLIO
Dal 18 novembre va in scena sul palco del Teatro
Ciak Webank.it – Fabbrica del Vapore di Milano Marco
Travaglio con Promemoria - 15 anni di Storia d’Italia
ai confini della realtà-. “La
prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda
esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente.” -
afferma Marco Travaglio – “La storia è maestra, ma nessuno impara
mai niente.” Promemoria è uno spettacolo che, come
suggerisce il titolo, prende in esame gli ultimi anni della storia
politica e sociale del nostro paese. Una riflessione amara sullo
scorrere del tempo che obnubila la capacità di ricordare. Il percorso
parte dalle ceneri della prima Repubblica, per arrivare sino ai nostri
giorni, un’epoca politica piena di contraddizioni e disincanto.
Il tutto immerso nel sapiente sarcasmo e nella tagliente ironia di Marco
Travaglio. Così ci parla dello spettacolo il regista, Ruggero Cara:
“Il “Travaglio” della memoria: così, oltre il gioco di parole,
potremmo chiamare questo nostro tentativo di coniugare il puntuale e quasi
implacabile impegno giornalistico di Travaglio con la musica di
Corvino”. Musiche che si propongono di volta in volta come cornice,
evocazione, suggestione o provocazione. Di capitolo in capitolo musica e
parole dialogano sui toni della farsa, del grottesco e della tragicommedia
svelando alla fine del racconto una tragicità preoccupante che invita lo
spettatore a sfuggire alle facili lusinghe dell’antipolitica e ad
assumersi le proprie responsabilità.
TEATRO FILODRAMMATICI: "LA FATTORIA DEGLI
ANIMALI" (dal11/11)
Il Teatro Filodrammatici propone la sua Prima
Produzione, La Fattoria degli Animali affidandone
il concept, l’adattamento e la regia a Bruno Fornasari. Una
caustica e attualissima critica del potere, dal genio di G. Orwell. che
affronta il pubblico adulto con la forza eversiva della provocazione,
scostandosi dalla favola originale in una nuova
elaborazione per la scena. La drammaturgia, creata dal gruppo durante le
prove, ambienta la vicenda in una cittadina isolata “…tra le montagne
di una certa catena montuosa tra qui e l’altro capo del mondo”, all’interno
di una fabbrica di carni ed insaccati. La fabbrica, gestita da affaristi
senza scrupoli che trattano i loro dipendenti alla stessa stregua degli
animali che macellano, viene riconquistata dai lavoratori con una rivolta,
che trasforma la vecchia società dei padroni in una nuova impresa
collettiva chiamata La Fattoria degli Animali
– Società Cooperativa Carni ed affini.
Come nella Fattoria orwelliana, il compito di
organizzare i lavoratori ricade sui leader che hanno reso possibile la
rivoluzione, ossia tre degli operai più intelligenti della piccola
comunità: Napoleone, Palladineve e Piffero. Da qui prende il via la
vicenda, che si sviluppa come una fedele trasposizione contemporanea della
favola classica, raccontata ed agita da sei attori, alternativamente
narratori e personaggi. La costruzione del mulino verrà sostituita con la
costruzione di un avveniristico macchinario, che permetta di ridurre le
fatiche di tutti pur mantenendo costante la produzione, il potere di
Napoleone verrà sancito con la trasformazione della Cooperativa in una
SPA che permetta di far incassare utili al suo Presidente, la morte di
Boxer avrà una sinistra analogia con i casi, sempre più diffusi, di
incidenti sul lavoro. Napoleone e Piffero, neo-capitalisti, gradualmente
ricostituiranno il regime di sfruttamento che avevano aiutato a
combattere, mentre Boxer e Berta torneranno alla fatica e alla fame, senza
mai perdere la fede nei loro carnefici. Per maggiori informazioni: www.teatrofilodrammatici.com
Teatro
Ventaglio Smeraldo:
Omaggio
a
Fred
Astaire e Ginger Rogers
Si
tinge di magia, fascino ed eleganza il palco del Teatro Ventaglio Smeraldo
con l’arrivo, il 7 novembre, di Raffaele Paganini,
amatissima étoile del balletto italiano, con uno spettacolo destinato a
far sognare: “Omaggio
a Fred Astaire e Ginger Rogers”. Non
si tratta della storia di Fred e Ginger, ma di una vera e propria
rivisitazione di un’epoca: gli anni ’30, ’40, ’50, che furono
tempio del loro successo,
rivivranno con tutto il loro fascino e classe, animati da un artista che
incanta con la sua danza i palchi di tutto il mondo. Un’ora e mezzo
di evasione, di sogno scintillante, di luci, colori e immagini passate
eppure ancora così vive nell’immaginario di chi c’era e di chi ha
potuto apprezzare solo attraverso film, racconti e canzoni. Lo spettacolo,
diviso in due parti, prende spunto da due pietre miliari della storia del
cinema e riporta in vita il mito della coppia di ballerini più celebri di
sempre. In the Navy
propone le avventure dei marinai americani sbarcati in Europa, tra balli
sfrenati e storie d’amore con le ragazze del luogo: la spensieratezza e
la voglia di vivere di un’epoca ormai lontana. In Fred e Ginger
assistiamo
invece all’ascesa artistica dei due ballerini, accompagnata dalle
immagini degli spezzoni dei loro film più celebri, in una Los Angeles
scintillante e ricca di lustrini. A riportare in scena il fascino della
Rogers non una sola ballerina, ma più di un’artista con il proprio
stile e personalità a ricostruire le mille sfaccettature del suo talento
e appeal. Atmosfere sognanti e fascino d’altri tempi,
sottolineate dalle musiche immortali di George Gershwin e di Glen
Miller a cui si sommano le note originali di Marco Melia.
L’estrema versatilità e la capacità evocativa della multivisione
renderà possibile l’impossibile, regalandoci anche un incontro
virtuale tra Paganini e Fred Astaire, tutto giocato sul filo della sfida e
dell’ironia, contribuendo ad immergere lo spettatore in una delle più
brillanti epoche del secolo scorso. “Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers” è
uno spettacolo destinato ad un pubblico di ogni età, una parentesi di
magia, fascino ed eleganza d’altri tempi.
TEATRO MANZONI:
"LA PAROLA AI GIURATI"
(dal 4 novembre)
New York, 1950. È il 15 agosto e una giuria popolare
composta da dodici uomini di diversa estrazione sociale, età e origini
sono chiusi in camera di consiglio per decidere del destino di un ragazzo
ispano-americano accusato di parricidio. Devono raggiungere l’unanimità
per mandarlo a morte e tutti sembrano convinti della sua colpevolezza.
Tutti ad eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza costringe
gli altri giurati a ricostruire nel dettaglio i passaggi salienti del
processo e, grazie a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le
certezze, insinuando in loro il principio secondo il quale una condanna
deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole
dubbio. Fra violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed estenuanti
discussioni, l’unanimità sarà raggiunta e l’imputato verrà
dichiarato non colpevole.
“La parola ai giurati” di Reginald Rose è un testo socialmente
coinvolgente e profondamente
ideologico, nonostante il suo impianto realistico. Le varie e sfaccettate
tipologie umane e caratteriali sono colte in una situazione claustrofobica
nella quale emergono gli aspetti comportamentali più contraddittori.
L’impianto drammaturgico si basa sullo svolgimento di un dramma
giudiziario, ma ciò che ha ispirato Alessandro Gassman fin dalla prima
lettura è la possibilità di portare alla luce i pregiudizi e le false
certezze che caratterizzano il comportamento dei giurati e che affiorano
nel momento in cui devono assolvere il compito più difficile per un uomo:
quello di decidere della vita di un altro uomo. La vicenda è incentrata
su due capisaldi del sistema giuridico anglosassone: la presunzione di
innocenza e la dimostrabilità della sua colpevolezza al di là di ogni
ragionevole dubbio. Interpretato dallo stesso Alessandro Gassman e
da altri undici ottimi attori, lo spettacolo si avvale della puntuale
traduzione di Giovanni Lombardo Radice che rispettosamente ha saputo
adattare e plasmare questo straordinario testo teatrale sul corpo e sulla
voce dei dodici protagonisti.
Allo spettacolo, premiato dalla critica e dal pubblico, è stato assegnato
il Biglietto d’Oro come campione d’incassi della scorsa
stagione.
TEATRO
SAN BABILA: "HO PERSO LA FACCIA"
(dal 4 novembre)
Come
può sentirsi un giovane bellissimo, divo della televisione se, al
risveglio da un’operazione chirurgica, si ritrova la faccia di Carlo
Delle Piane? E come può sentirsi Carlo Delle Piane con il volto levigato
di una giovane star televisiva?Partendo da questi due interrogativi si
sviluppa la divertente commedia scritta da Sabina Negri,
basata sul contrasto fra sostanza e apparenza.La vicenda vede
protagonisti il chirurgo plastico Edoardo Valzelà (Carlo Delle Piane) che
apprende, tramite la lettera di un avvocato, che la moglie
Benedetta (Sabina Negri Calderoli) vuole chiedere il divorzio. La donna,
brillante carrierista, lo sta lasciando, infatti, per Tommaso, un giovane
ed effimero attore spesso protagonista delle riviste di gossip, tanto
amate dall’infermiera Teodori (Erica Blanc). Proprio su Tommaso, il
medico sta per eseguire l’ennesimo intervento di chirurgia estetica.
Edoardo, però, scoperta la tresca tra i due, escogita una diabolica
vendetta…Tommaso, al risveglio dall’anestesia, si ritroverà con le
fattezze, non certo belle, di Edoardo, mentre quest’ultimo assumerà
quelle dell’aitante attore. Pungente e ironica la riflessione che emerge
sul mondo dello spettacolo, la cui qualità spesso lascia a desiderare.
Ma la commedia evidenzia anche quella mania tanto attuale di
volersi “rifare la faccia” a tutti i costi per essere sempre perfetti,
come ci impone oggi la nostra società, basata più sull’apparenza che
sulla sostanza. Il testo, scorrevole e particolarmente arguto, è anche
ricco di molta ironia.
Carlo
Delle Piane,
celebre “brutto” dello spettacolo italiano, con questo nuovo testo di
Sabina Negri, si cimenta in una straordinaria prova d’attore
interpretando due opposti personaggi. Erica Blanc non smentisce la
sua classe e la sua esperienza teatrale, molto bravi anche Silvano
Piccardi, nella parte dell’infermiere, Alessandro Tedeschi, nel ruolo
del bell’attore, e Felice Casciano negli spassosi panni del manager-gay.
L’autrice, Sabina Negri, veste anche i panni della moglie
fedifraga del chirurgo.
TEATRO FILODRAMMATICI: "PRENDITI CURA DI ME
" (dal 21 ottobre)
Prenditi cura di me è
la storia di Franco Maggi, giovane e già noto cardiochirurgo, che diventa
Assessore alla Salute con l’intento di ripulire il sistema sanitario
sempre più corrotto dalle forze politiche. Franco dopo poco tempo scopre
che il suo partito politico in realtà
non ha lo stesso obiettivo; nasce così una sfida che mette a dura prova
la sua stabilità emotiva. Il desiderio conscio di Franco è quello di
voler pulire il mondo che lo circonda, di renderlo perfetto, di
smascherare le falsità e la corruzione. Il desiderio inconscio di Franco,
invece, è quello di distruggere il suo falso sé, di ritrovare la propria
autenticità, di ritornare a sentire emozioni e sentimenti che la società
borghese, da cui si sentiva protetto, ora lo ha portato ad essere un uomo
del tutto inerte di fronte alle emozioni. Lui per primo sente di aver
deluso le proprie aspettative e di non avere una struttura idonea per
sopportare tutte le nuove avversità che un ruolo di potere può portare.
Franco è come un capocomico stanco, che non vuole più interpretare il
suo personaggio; cambia ogni sera le battute di una recita, mettendo in
difficoltà gli attori che recitano con lui. Nell’ultimo atto,
finalmente solo con sé stesso e il pubblico, potrà togliersi un costume
che non gli appartiene, mettersi a nudo e immaginare una nuova vita. Prenditi
cura di me. Questo vorrebbe dire il
protagonista ogni qual volta incontra qualcuno.
TEATRO MANZONI: "ADORABILI AMICI"
con Laura Lattuada dal 7 ottobre
Tutti noi
vorremmo sapere che cosa pensano davvero i nostri migliori amici di noi e,
nello stesso tempo, abbiamo paura di saperlo. Perché in fondo al cuore
siamo coscienti che
anche noi, parlando di loro con terze persone, ci lasciamo andare a
critiche spietate e commenti crudeli con l’aria di parlare con affetto e
per il loro bene.
Immaginiamo di sentire in una segreteria telefonica una conversazione
fortuita in cui i nostri migliori amici parlano di noi non proprio come ci
aspetteremmo: la frustrazione e il desiderio di vendetta sono immediati.
Chiuse in una casa di campagna, nel corso di un week-end claustrofobico,
due coppie affrontano l’amara verità dei loro rapporti, in un gioco al
massacro in cui nessun colpo basso viene risparmiato.
“Adorabili amici”, commedia ironica e graffiante di Carole Greep,
permette a tutti di identificarsi nel ruolo di vittima o di carnefice a
seconda del contesto, e di capire che anche l’amicizia si basa su una
costruzione e ricostruzione continua di affinità e aggressione. Quando
poi l’amicizia è tra due coppie le interazioni si moltiplicano e tutto
si complica: si combatte per se stessi, per la coppia e anche nella
coppia.
“E’ raro che una commedia teatrale possa influenzare i comportamenti.
Mi piace vedere come le coppie controllano i loro cellulari quando escono
da teatro” dichiara perfidamente l’autrice che, dopo una ascesa
inarrestabile, si è affermata in Francia con questo testo rimasto in
cartellone a Parigi per molti mesi.
Saranno Ettore Bassi e Laura Lattuada con Alessandra Raichi e Massimiliano
Vado a prestare il volto alle due agguerrite e disincantate coppie di
amici. La regia di Patrick Rossi Gastaldi contribuirà a dare ritmo e
veridicità ad una vicenda caratterizzata da usi e costumi dei nostri
giorni.
TEATRO FILODRAMMATICI:
ERCOLE IN
POLESINE (dal 7
al 19 ottobre)
ovvero il mito greco tra i fumi della
Val Padana
scritto, diretto e interpretato da
Natalino Balasso
Hanno percorso in lungo e in largo l’Italia, ci hanno insegnato a
leggere e a scrivere, ci hanno raccontato le loro fantastiche storie. Ma
chi sono questi antichi greci di cui non ci ricordiamo più? Sono molto più
vicini a noi di quanto sembri. Perché i desideri, le ansie, le paure sono
rimasti gli stessi. ‘Ercole in Polesine’ è un viaggio nel tempo e nel
mare. E’ il divertente viaggio attraverso 5000 anni di storie, miti,
leggende che ci parlano
di Dei cornuti e imbroglioni, di eroi svogliati e mitomani, di uomini
disperati e sbruffoni. E tutte queste storie ci fanno pensare a come siamo
adesso, a tutta quella strada che (non) abbiamo fatto dai primordi della
civiltà ai postumi del bancomat. Ecco alcuni tra gli argomenti: L’era
matriarcale, La Dea Madre, I primi Dei greci, Maschio e Femmina in
Occidente, Il viaggio degli Argonauti, Fetonte e il carro del Sole, La
nascita di Paride, Orfeo ed Euridice, Cadmo ed Armonia e L’Odissea.
Natalino Balasso ha scelto ancora una volta un contenuto inconsueto per le
sue iperboli comiche e la sua grottesca parlata, che sembra fatta apposta
per raccontare i più antichi tra i miti greci. Non c’è parodia, ma una
trattazione quasi ferrea del mito, ricavata dai racconti degli antichi,
nelle versioni meno ibride e dalle impressioni di importanti saggisti.
“ Quello che salta agli occhi a chiunque guardi uno degli sceneggiati tv
nostrani, è che non siamo più in grado di innamorarci delle storie. E
non è perchè le storie, gira gira, sono sempre le stesse (anche una
volta erano sempre le stesse), è perchè oggi ci interessano più gli
attori che i personaggi, più i nomi che le vicende. C'è tutto un
materiale umano negli antichi racconti mitologici, fatto di sudore e di
gioia, di guerra e di sesso, che sembra nascosto dalle parole difficili
dei nostri letterati traduttori. Quello che voglio fare con questo
spettacolo è restituire a quelle storie le passioni vere, gli odori e i
sapori che non sono perduti, perchè sono quelli che viviamo tutti i
giorni, in quest'epoca poco epica.”
Natalino Balasso
TEATRO
CARCANO: SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE (dal
15 ottobre)
La nuova produzione
della Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, dopo
un’anteprima al Teatro Comunale di Treviso il 10 ottobre con repliche
l’11 e il 12, debutterà in prima nazionale al Teatro Carcano mercoledì
15 ottobre 2008 con repliche fino al 9 novembre.Seguirà
una tournèe che toccherà, tra le altre, le città di Alessandria (13
novembre), Trieste (21-30 novembre), Caserta (18-21 dicembre), Bologna
(20-25 gennaio), Firenze (27 gennaio-1 febbraio).
La Compagnia affronta per la terza volta un’opera di Pirandello,
dopo i successi del Berretto a sonagli e Così è (se vi pare)
delle scorse stagioni. Per
Giulio Bosetti, un ritorno a un testo amatissimo, che recitò per la prima
volta agli inizi della carriera nel ruolo del “Figlio” nella messa in
scena con maschere curata da Gianfranco De Bosio.Negli anni ‘70 ne fu
regista e interprete - questa volta nel ruolo del “Padre” - mentre
negli anni ‘80 prese parte - sempre come “Padre”- all’allestimento
diretto da Giuseppe Patroni Griffi: un successo clamoroso a livello
nazionale.Ed è proprio nel ricordo di quell’esperienza che Giulio
Bosetti si accosta nuovamente a Sei personaggi,
dedicando questa sua nuova fatica registica ai giovani, al pubblico di
domani, a chi ancora non ha sperimentato la vertigine e l’emozione
dell’immersione nella misteriosa teatralità di uno dei più grandi
capolavori di tutti i tempi.
Via degli Angioli
intitolata a Giorgio Strehler
Martedì
1° luglio 2008 alle 11, alla
presenza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, si terrà
la cerimonia di intitolazione della via dedicata a Giorgio Strehler.
La strada che avrà il nome del grande regista, fondatore con Paolo
Grassi del Piccolo Teatro, è l'attuale via degli Angioli, che collega corso Garibaldi con via Rivoli, nella quale ha sede la
Scuola per Attori fondata da Strehler vent'anni fa e oggi diretta da Luca
Ronconi. Oltre al sindaco Moratti, presenzieranno alla cerimonia il
direttore del Piccolo, Sergio
Escobar, e l'attrice Andrea Jonasson, che leggerà un
breve testo di Giorgio Strehler. La manifestazione sarà accompagnata
dagli allievi della Scuola che canteranno un brano dal Flauto
Magico di Mozart e l'Inno alla Gioia tratto dalla Sinfonia
n. 9 di Beethoven. www.piccoloteatro.org
26
giugno dalla
redazione
Al
Teatro Parenti: Mojo - Atlantic Club
Mojo
- Atlantic Club di Jez Butterworth per
la regia di Massimo Mesciulam,
con Pier Luigi Pasino, Michele Di Siena, Alessandro Marini, Marco
Pieralisi, Diego Savastano, Vincenzo Zampa si rappresenta al Teatro
Parenti (Sala Anima) il 27 e
il 28 giugno. La produzione è del Teatro Stabile di Genova . Per
informazioni tel.
02/59995206
info@teatrofrancoparenti.com
Giugno dalla
redazione
Il Re muore di Ionesco al Piccolo Teatro Studio
Continua fino al 25 maggio al Piccolo Teatro Studio
la rappresentazione di "Il
Re muore"
di Eugène Ionesco, fortunato atto unico prodotto dal Teatro Biondo
Stabile di Palermo nella
scorsa Stagione che ha riscontrato un particolare
successo di critica e di pubblico. La messinscena del sottile, tragico,
ironico e surreale testo
del drammaturgo francese-rumeno, nella traduzione di Edoardo
Sanguineti per la riuscita regia di Pietro Carriglio,
vede come protagonista principale il bravissimo Nello Mascia, Re
Bérenger I, coadiuvato da un ottimo cast di attori: da Alvia Reale ed
Eva Drammis, Marguerite e Marie le due mogli-regine, a un
pregnante Aldo Ralli, il medico-astrologo,
a Fiorenza Brogi, Juliette la
domestica, ad un divertente Sergio Basile, la guardia.
L'intreccio tra potere, ineluttabilità della morte e crisi di valori,
viene evidenziato da un testo profondo che
attraverso un linguaggio immediato e ironico sottolinea in modo drammatico
la crisi della società moderna. La freddezza
della regina Marguerite di fronte all'imminente morte del Re é potenziata
dalla figura del medico-astronomo che rappresenta la
scienza fredda e distaccata. A questi personaggi si oppone la figura
positiva della regina Marie, l'unica con profondi sentimenti che
risulteranno però inutili con l'aggravarsi della malattia e la
conseguente presa di coscienza del Re. Le scene e i costumi di
Maurizio Balò sono risultati altrettanto
validi. Ultime due repliche
da non perdere il 24 e
il 25 maggio. (recensione della precedente La
cantatrice calva)
24 maggio
Cesare Guzzardella
Al
San Babila "Tre tizzuni, attizza, attizza"
Tre
tizzuni, attizza, attizza" è uno
spettacolo che ripercorre percorsi di vita, nostri
e degli artisti che hanno calcato la scena del San Babila.
I tre
"tizzuni" sono i legni che si usano per fare il fuoco, ne
fanno tanto di più quanto più sono messi vicini. La maestria sta nel
far bruciare tutto il legno. Ma anche noi, nella vita, siamo maestri di
fuoco.E se siamo bravi a bruciare, dando tutto, con ardore e con amore, ci
trasformiamo in cenere. Ma sotto la cenere c'è ancora e sempre
fuoco. Il
titolo nasce da una filastrocca materna, ma poi il percorso dello
spettacolo passa attraverso la poesia, le canzoni, la letteratura.
C'è anche un
ventriloquo, Pietro Ghislandi, che strapperà sorrisi a ritmo di
disco dance.Con Edmondo Capecelatro e Walter Di Gemma, attore e
cantante in vernacolo formano un allegra ma sentimentale brigata,
accompagnati anche dalle
voci di Clara Clementi e Giuseppe D'Antonio. Alla chitarra c'è
Paolo Canola."
23
maggio Gennaro D'Avanzo
TEATRO
PARENTI: “UN CUORE SEMPLICE”
Nel 1877, tre anni prima della sua
morte, Gustave Flaubert pubblicava Trois
contes (“Tre
racconti”) e il primo era Un
coeur simple, la “schietta narrazione di una vita oscura, quella di
una povera ragazza di campagna, devota ma mistica, senza esaltazione e
tenera come il pane fresco”, come la descriveva lo scrittore stesso. Da
questa novella Luca De Bei, autore teatrale diplomatosi
nel 1986 al Teatro Stabile di Genova, ha tratto un monologo di struggente
dolcezza, recitato dall’incomparabile Maria Paiato. Nei panni della
protagonista, la serva Félicité, tanto ignorante e ingenua quanto buona
e onesta, la grande attrice dà voce via via a tutti i personaggi del
racconto. Il palcoscenico si anima quindi in modo miracoloso: lo
spettatore vede all’inizio, in una stanza spoglia, una vecchia sola e
morente che traccia il bilancio della sua vita, e quindi, seguendo la sua
storia, la rivede bambina,
orfana infelice, poi fanciulla speranzosa innamorata di un uomo che invece
l’abbandona, infine domestica fedele e devotissima di una giovane e
ricca vedova, Madame Aubin. I figli che rimpiange di non aver avuto
vengono sostituiti, nel suo cuore, dalla piccola Virginie Aubin e dal
nipote Victor, ma entrambi muoiono giovanissimi, l’una di tisi e
l’altro, mozzo su una nave,
di febbre gialla all’Avana. Nessun affetto sopravvivrà a Félicité,
neppure un pappagallo, Lulù, che le sembra un legame con Victor, perché
viene dall’America, dove lui è scomparso. E sarà proprio solo questo
uccello impagliato a tenere compagnia alla donna nei suoi ultimi giorni:
lei lo vede volare come lo Spirito Santo nel momento supremo della sua
morte, e con questa visione, con il sorriso sulle labbra, la sua anima
pura si consegna a Dio. Ottima prova d’attrice per la Paiato –
memorabile anche la sua Maria
Zanella di due stagioni fa - e lunghissimi applausi da un pubblico
visibilmente commosso. Da non perdere (si replica fino al 4 maggio, nella
Sala Anima di via Pier Lombardo). Per informazioni: www.teatrofrancoparenti.com
24 aprile 2008
Anna Busca
TEATRO MANZONI:
" SINFONIA D'AUTUNNO " (dal
6 al 25 maggio)
Trentasei
ore, tanto dura l’incontro tra Charlotte e Eva. Trentasei ore in cui
l’autore scava nel rapporto tra le due donne:e sono parole di
odio/amore, i sentimenti che hanno segnato l’intera
relazione tra madre e figlia. Testimone degli eventi è il
marito di Eva. Charlotte, la madre, in quelle ore parla delle
proprie
amarezze e solitudini, le svela alla figlia, lo fa forse per la prima
volta senza difese, senza maschere. Anche Eva cerca di raccontarsi nelle
sue difficoltà, ma le parole che escono non sono quelle giuste e il
conflitto sembra non potersi risolvere, il perdono appare impossibile
anche se il cordone ombelicale non si è mai spezzato: “non si finisce
mai di essere genitori e figli”. “Sinfonia d’autunno” è e rimane
una “storia d’amore” speciale tra due donne dipinte con crudezza e
nitore da uno dei più grandi “esploratori” di sentimenti che il
secolo scorso ci ha regalato. Naturale successore di August
Strindberg, (non a caso si laurea in Storia della letteratura con una
tesi su di lui) per la qualità della scrittura, per l’asprezza del
dialogo, per le tematiche affrontate nella sua lunga carriera, Bergman non
ci offre un finale consolatorio: tutto resta aperto, non è detto se
le due donne si riconcilieranno. La scena concepita da Aldo Buti ,
l’interno di una canonica norvegese, con il suo nitore abbagliante,
esalta ancora di più la notte in cui le due portano alla luce i fantasmi
e le ombre del loro passato. Lo spazio è fermato nel tempo, scandito solo
da luci che impietosamente traghettano le due protagoniste verso il
culmine del loro incontro. Il mattino vedrà la partenza anticipata
di Charlotte. Due
attrici di grande
carisma e
straordinaria bravura
e profondità sono le
protagoniste eccezionali dello
spettacolo: Rossella Falk e Maddalena Crippa, per la prima
volta insieme.
note di regia di Maurizio Panici
TEATRO SAN BABILA:
"VA TUTTO STORTO" (dal
22 aprile)
Cosa
fareste se il giorno del vostro matrimonio arrivasse un uomo con un’urna
e vi dicesse che contiene le ceneri della vostra amante, che ha espresso
come ultimo desiderio che vengano cosparse sul letto nuziale? E se subito
dopo arrivasse
il vostro datore di lavoro a licenziarvi su due piedi in un beffardo
regalo di nozze? Continuereste davvero a sorridere a tutti, mascherando il
vostro dramma o per lo meno provando a uscirne incolumi? E riuscirà
Giacomo, nella messa in scena il nostro sposo, a scamparsela? Prima di
poterlo sapere, il protagonista sarà costretto a dimenarsi tra ex amanti,
giornalisti ficcanaso, mariti in lutto, onorevoli spietati e sorelle
impiccione. Tutto per potersi salvare la faccia e rimanere illeso, proprio
lui che, in fondo, è il vero responsabile di tutti i suoi mali.
Ecco
in soldoni la sapida trama di “Va Tutto Storto!!”, un titolo un
programma, per la simpatica commedia di Olivier Lejeune adattata
nella versione italiana da Nino Marino, che parla proprio di questi
“piccoli” imprevisti, ma fornendo alla fine un prontuario di pratiche
e simpatiche risposte. Ed è così che, tra situazioni a dir poco
rocambolesche, raffiche di battute e qualche fugace attimo di
sentimentalismo, tutto si svolgerà a un ritmo infernale e fino
all’ultimo momento andrà, appunto, tutto
storto. Cento minuti di devastante e diabolica comicità a successo
garantito. Spettacolo con Fabio Ferrari e Gianluca Ramazzotti.
TEATRO CARCANO:
"TUTTA COLPA DI GARIBALDI"
(dal 9 aprile)
Giuseppe
Garibaldi. Nessuno può competere con i monumenti a lui dedicati: a
cavallo, a piedi, seduto. Nessuno può vantare
la percentuale di vie, corsi, piazze, teatri a lui intitolati.
Nessuno ha
dormito in così tanti luoghi diversi (e pensare che soffriva
d’insonnia). Nessun altro condottiero è riuscito a mettere tutti
d’accordo: soltanto i commissari tecnici Bearzot e Lippi hanno potuto
scalfirne il prestigio e la popolarità, ma la loro è stata una gloria
assai passeggera. Eppure, molti italiani – anche se non sempre lo
ammettono pubblicamente – pensano che la cronica instabilità della loro
poco amata e molto odiata patria sia soprattutto colpa di Garibaldi:
L’Italia unita è stata un’assurda forzatura. Lo Stivale, il
cosiddetto Bel Paese, da sempre terra di scorribande e di conquiste,
vittima dei propri gretti campanili, non era pronto né adatto per essere
uno Stato unitario e non è mai maturato a sufficienza per diventarlo. Gli
autori hanno pensati e scritto uno spettacolo che racconta le peripezie
tragicomiche di un autore-attore (Gioele Dix) al quale è stato
commissionato l’allestimento di un testo celebrativo su Garibaldi.
Studiando a fondo la sua straordinaria biografia pubblica e privata,
scopre una figura complessa che sfugge a ogni definizione e retorica. Si
sente respinto e attratto da quel temperamento ondeggiante fra epici
slanci e clamorosi ritiri. Un personaggio perfettamente funzionale
all’immagine contraddittoria che gli italiani hanno di se stessi. Il
protagonista si chiede: l’Italia è un soliloquio di Garibaldi? O
piuttosto sono gli italiani ad avere tradito la promessa di un sogno
possibile? “Tutta colpa di Garibaldi” è uno spettacolo documentato,
dinamico, divertente, polemico, senza peli sulla lingua. Alla ricerca
delle radici e delle ragioni del nostro carattere di cittadini incompiuti.
Gino
Cervi – Attore; protagonista del ‘900
Auori:
Andrea Drchi, Marco Biggio
Edizioni:
Erga
Formato: 17x24
Confezione: Brossura
Pagine: 373
foto B/N 70 Prezzo: 17,50 euro
Un
libro completo e dal ricco apparato iconografico, dedicato alla vita e
alla carriera di un attore protagonista del '900. Il paziente lavoro di
ricerca dei due autori liguri riunisce infatti tutto quanto si può
sperare di sapere sulla straordinaria carriera teatrale, cinematografica e
televisiva di Gino Cervi: non solo la biografia e la bibliografia, decine
di foto e di locandine dei suoi maggiori spettacoli, aneddoti e curiosità,
la filmografia completa corredata da recensioni e testimonianze ma anche
schede e notizie puntuali sui dischi incisi, sui doppiaggi di film
americani registrati, sugli sketch e le pubblicità che lo videro
protagonista. Un testo definitivo rivolto agli appassionati del cinema e a
quanti continuano a ricordare con affetto e ammirazione uno degli attori
più importanti e significativi di tutta la storia dello spettacolo
italiano. Prefazione di Claudio G. Fava.
TEATRO MANZONI:
"IL LETTO OVALE"
(dall' 8 aprile)
“Il
Letto Ovale” è la versione italiana, rivista e attualizzata, di “Move
over mrs Markham”, scritto negli anni Sessanta dai due londinesi John
Chapman e Ray Cooney e prodotta da Fabrizio Celestini & Andrea
Maia e Il Sistina. Uno spettacolo esilarante e coinvolgente diretto
magistralmente da Gino Landi, da sempre apprezzato per le sue regie
teatrali e televisive. Dalla sua regia affiora un sorriso leggero e anche
un po’ compiaciuto di fronte a uno stile di vita particolare,
preoccupato soprattutto per le nuove tende da abbinare al tappeto del
salotto. La storia è stata ambientata in Italia e ai giorni nostri,
appunto in un salotto borghese di Milano. In un appartamento ristrutturato
sopra gli uffici della casa editrice di Filippo ed Enrico, si ritrovano i
due
soci con le loro mogli, un eccentrico arredatore, una ragazza alla pari
disinibita, un’operatrice di call center, un santone indiano ed una
scrittrice bizzarra. L’intreccio è quello classico: due coppie a
confronto, qualcuno sa qualcosa che l’altro non deve sapere, in una ci
si tradisce e nell’altra no. Poi l’imprevisto fa scattare la
peripezia. La pagina di una lettera caduta per caso da una borsetta creerà
una serie di imbarazzanti equivoci, un gioco reso con brio, ma senza
scadere mai nella volgarità. Giovanna, moglie fedele di Filippo, si
troverà al centro di un intreccio di tradimenti di cui diverrà
l’inconsapevole vittima. Ma a tanta frenesia, eccitazione e follia, in
una serie di esilaranti colpi di scena, seguirà la resa dei conti finale
dove, come in ogni commedia che si rispetti, trionferà la verità. Molto
abilmente Gino Landi innesta sull’impianto drammaturgico di base
gli stilemi che appartengono al nostro varietà. In scena un Maurizio
Micheli (già presente recentemente nella memoria del pubblico come
protagonista insieme a Sabrina Ferilli de “La Presidentessa”)
che qui in un attimo entra nei panni di Filippo Branca. Un personaggio
timido, pigro e un po’ trasandato, con atteggiamenti e movimenti che
disegnano il tipo senza calcare troppo la mano sullo stereotipo. Accanto a
lui una brillante Barbara d’Urso che con il suo ruolo di moglie,
in due ore di spettacolo, mostra tutto il suo talento e la sua verve
capaci di divertire ed affascinare lo spettatore. Due personaggi, due
temperamenti ma una sola, innata classe: i due funzionano, insieme,
simpaticamente, con spigliatezza e versatilità espressiva. Con loro in
scena Sandra Milo, divertentissima nel ruolo di Sveva Sanfelice (un
riferimento alla Sveva Casati Modigliani?), una svagata, ma comica
scrittrice di favole per bambini; Pierluigi Misasi (nei panni di Enrico)
che tratteggia un esilarante “fedifrago” che ha nei tempi e nella
napoletanità i suoi punti di forza; Lisa Angelillo (la moglie di Enrico)
una donna trascurata che decide di vivere l’ebbrezza e la follia del
tradimento; Alessandro
Marrapodi (l’arredatore di interni), divertentissimo nella sua eccessiva
e comica esagerazione. Completano il cast Adriano Evangelisti, che disegna
abilmente un nostrano santone indiano, Lusiana Pedroso (la cameriera) e
Valeria Brambilla (l’operatrice di call center).
TEATRO PARENTI:
" FINALE DI PARTITA " di S.Beckett
Fino al 6 aprile è di scena al
Parenti il lavoro che lo scrittore e drammaturgo irlandese Samuel Beckett,
premio Nobel per la letteratura 1969, fece rappresentare per la prima
volta a Parigi il 3 aprile 1957. Fin
de partie è un testo difficile e appassionante, una metafora continua
della morte, che
raggiunge l’uomo anche prima della reale morte fisica. Franco
Branciaroli dirige e interpreta con somma bravura lo spettacolo,
realizzato nel 2006 in occasione del centenario della nascita di Beckett.
Branciaroli dà al protagonista, Hamm, grande potenza emotiva, grazie
anche alla felice scelta di un linguaggio particolare, con una pronuncia
“francese” a tratti esilarante, che riesce a far ridere il pubblico
anche quando il testo trasuda angoscia e infelicità. Ed è questa
l’operazione compiuta da Beckett. Il tragico e riesce a essere talvolta
comico, perché tale è la vita dell’uomo nella sua finitezza. Hamm è
paralizzato e cieco, non può alzarsi e non può vedere, ma parla e dà
ordini al servitore Clov, che ha le gambe di legno e non può sedersi.
Inizialmente Hamm è coperto da un lenzuolo, come un cadavere. La stanza
è grigia e sembra una tomba.
Dalle uniche due finestre si può affacciare faticosamente Clov, che però
vede solo immagini insignificanti, e solo grazie all’uso di un
cannocchiale. Il mondo è vuoto, il tempo è ripetitivo ed è anch’esso
uno spazio vuoto, da riempire di parole e di discorsi inconcludenti. In
due bidoni dell’immondizia, vicino alla sedia a rotelle di Hamm, si
trovano Nagg e Nell, i suoi genitori. In realtà sono come morti, con
moncherini al posto delle gambe, e regrediti ad uno stadio infantile,
perché chiedono continuamente la pappa, o un biscotto, o un bacio. Il
dialogo tra Hamm e Nagg è terribile, come terribile è l’urlo di Hamm
(“Padre mio!”), ripetuto più
volte, a somiglianza dell’urlo di Cristo in croce. Ma Hamm grida a Nagg:
“Maiale, perché mi hai fatto?”,
perché la sua sofferenza, la sua morte, sono iniziate con il suo
concepimento. E i morti sono
rifiuti, spazzatura. Hamm crea una sorta di trinità nella preghiera,
invitando il padre-ectoplasma e Clov, che puzza già di cadavere, a
pregare in silenzio: ma il silenzio è spezzato da un altro suo grido
tremendo, rivolto a Dio (“Carogna,
non esisti!”). Nell, la madre, muore “di
oscurità”, Clov lascia definitivamente il
suo padrone, coperto dal suo lenzuolo-sudario. Hamm, che vuole essere
sempre sicuro di trovarsi al centro della stanza, resta, come tutta
l’umanità, in una solitudine senza speranza.
Milano - 2 aprile 2008
Anna Busca
TEATRO PARENTI:
" LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE "
Nella bella Sala Pirelli del teatro
Parenti, in via Cadolini, è in scena fino al 20 marzo un interessante
lavoro tratto dall’ultimo racconto, pubblicato postumo, dello scrittore
austriaco Joseph Roth (Die Legende
vom heiligen Trinker). Un umanissimo Piero Mazzarella, in una sorta di
lungo
monologo intervallato da frequenti “bevute”al bancone di un café
parigino, narra le toccanti vicende di un clochard
ubriacone, Andreas, che vive sotto i ponti sulla Senna e che, un bel
giorno, riceve alcuni franchi in elemosina. Andreas si considera quasi
miracolato e si ripromette di donarli alla piccola santa Teresa,
in una chiesa di Parigi, ma per diversi motivi, soprattutto perché
i “miracoli” si ripetono, non riesce a saldare il suo “debito” se
non poco prima di morire. Il
poetico racconto, in parte autobiografico, è considerato il testamento
spirituale del suo autore, che morì etilista a soli quarantacinque anni,
a Parigi, nel 1939. Il regista Ermanno Olmi ne trasse un bellissimo film
nel 1988. Mazzarella, raccontando la storia di Andreas, che in realtà
finisce per interpretare, avvince e commuove il pubblico, che si lascia
trasportare in una Parigi nebbiosa e piovosa, buia e malinconica, in cui
l’unica luce non è altro che il Mistero. Molto suggestivo lo spazio
scenico ideato da Gian Maurizio Fercioni, animato da bei filmati che tali
non sembrano – si fondono perfettamente con la scena – di Stalker.
Sensibile e intelligente, come sempre, la regia di Andrée Ruth Shammah.
Alla fine dello spettacolo, Piero Mazzarella chiacchiera un po’ col
pubblico, ed è un momento molto piacevole della serata, un affettuoso e
divertente commiato dal grande attore, che il 2 marzo ha compiuto
ottant’anni e si sente un po’ stanco (ma in realtà ha energia da
vendere!). Assolutamente da
non perdere. (www.teatrofrancoparenti.com)
Milano,
15 marzo 2008
Anna Busca
TEATRO
MANZONI: Morlacchi
sorprendente ne "
Il
dubbio
"
di Castellitto
Sergio
Castellitto ha portato in scena al
teatro Manzoni di Milano il dramma
dell'americano Shanley "Il dubbio". Ambientato nel '64 in un
istituto cattolico del
Bronx, il lavoro si dipana
in brevi
sequenze sceniche definite da scenografie essenziali ma funzionali alla
vicenda e ha come
principali protagonisti Stefano Accorsi nel ruolo di padre
Flynn e Lucilla Morlacchi in quello di suor
Aloysia. La trama di
sicura attualità vede il bel sacerdote, ben voluto dagli allievi
soprattutto per i suoi modi anticonvenzionali, accusato dalla responsabile
dell'istituto, una grandissima Lucilla Morlacchi, di aver abusato di un
allievo, l'unico di colore. Senza una prova certa, gli spettatori
rimangono sempre nel dubbio che il giovane e simpatico Accorsi sia
colpevole della gravissima accusa che gli viene contestata. Anche
alla fine dello spettacolo non sapremo mai se si tratta
di un reale o presunto
caso di pedofilia. Non è
nemmeno sufficiente la rivelazione che la madre del dodicenne allievo, la
brava Nadia Kibout, fa alle direttrice sulla omosessualità del figlio o
il trasferimento in altra sede di padre Flynn a dare certezza allo
spettatore. Brava anche Alice Bachi, la giovane insegnante suor
James. L'idea d'intervallare le brevi scene con le musiche di Bob
Dylan danno un carattere di apparente leggerezza, permeata da una vena di
nostalgia. "Il dubbio", per la bravura degli interpreti e per
l'importanza delle tematiche trattate risulta sicuramente
consigliabile.Alla prima rappresentazione grande successo di pubblico e
applausi anche a Sergio Castellitto. Fino
al 6 aprile al Teatro Manzoni
6
marzo
C. G.
TEATRO
PARENTI: LA RIGENERAZIONE di Svevo
Per
il ciclo Il cuore del palcoscenico,
è in scena fino al 9 marzo nella Sala Grande della sede storica del
teatro Franco Parenti l’ultimo
dei tredici lavori teatrali di Italo Svevo, La
rigenerazione, scritta probabilmente nel 1926, con
la regia di Antonio Calenda. Il
protagonista, Giovanni Chierici, interpretato da un magnifico Gianrico
Tedeschi, si sottopone ad un’operazione di ringiovanimento, e le vicende
famigliari ruotano intorno a questa decisione. Si alternano continuamente
situazioni comiche ad altre drammatiche, con colpi di scena e battute
fulminanti, dove i temi della morte, del lutto, della vecchiaia con tutti
i suoi problemi si intrecciano con i ricordi, i rimpianti per amori
perduti, la gelosia, le speranze della giovinezza. Svevo trae spunto dalla
“cura Voronoff”, di moda all’epoca, per riprendere la figura del
vecchio che vuole “riprendersi la vita”, già tracciata nei suoi
romanzi e racconti. Gli ossimori “vecchio giovane” e “giovane
vecchio” si incarnano nei personaggi che animano la commedia, in una
specie di gioco delle parti che lascia comunque l’amaro in bocca. Pur
non essendo certo i lavori
teatrali il meglio della produzione artistica dello scrittore triestino,
tuttavia si coglie anche in questi,
e particolarmente ne La
rigenerazione, un’intelligenza pungente, un’analisi attenta – e
quasi premonitrice - dei problemi di una società in crisi. Informazioni e
prenotazioni www.teatrofrancoparenti.com.
2 marzo 2008
Anna
Busca
TEATRO SAN BABILA:
"LE CUCINE INNAMORATE"
Dopo
il successo di pubblico della prima presentazione di “Le cucine
innamorate” Gennaro D’Avanzo, direttore del San
Babila - qui nell’inedita veste di regista e attore - ripropone un nuovo
multiforme appuntamento dello spettacolo che lo vede in scena con la
grande Liliana Feldman e con un affiatato parterre di ‘giovani’
cantanti e autori milanesi. Con loro anche Edmondo Capecelatro, esperto di
‘napoletanità’. Tutti insieme, nel calderone di sorrisi da cui nasce
il titolo, danno allegro sapore alla scena con gags, musica dal vivo e
poesia, componendo simpaticamente uno spettacolo che viaggia attraverso
trent’anni di teatro, riportando alla memoria momenti stregati che
viaggiano lievemente tra Milano e Napoli, tra Danzi e Totò, Jannacci e De
Filippo. Bravissimi proprio i giovani interpreti: la cantante Stefania
Colangelo e i superlativi cantanti-attori-cabarettisti-musicisti che
concorrono a creare le atmosfere magiche e un po’ folli. Ma di quella
follia sana, che guarda alla poesia con un pizzico di amarcord
Teatro
Strehler: il “Tartufo”
Un’
ironica e divertente messa in scena vede fino al 24 febbraio al Teatro
Strehler la compagnia diretta da Carlo Cecchi in uno dei più celebri
testi di Molière, Tartufo. L’ottima regia di
Cecchi, anche in scena nel riuscito ruolo di Orgone,
i costumi d’epoca di Sandra
Cardini, la spoglia ed essenziale scena di Francesco Calcagnini,
l’efficace traduzione italiana in versi di Cesare Garboli, ma
soprattutto l’ottimo livello del cast di attori, contribuiscono al
grande successo, anche di pubblico,
che la pièce sta ottenendo in questi giorni. Il testo di Molière
sembra scritto oggi per l’attualità dei significati. L’ipocrisia del
falso devoto Tartufo trova una convincente interpretazione da parte
del bravo Valerio Binasco. L’ingenua ottusità di Orgone - talmente
sordo agli avvertimenti dei familiari da non farsi scrupoli a cacciare di
casa il figlio Damis e a non credere
alle parole della moglie, quand'ella gli rivela le mire di Tartufo e il
suo amore per lei, fino a lasciare tutti i beni all’impostore-
è ottimamente delineata da Cecchi. La vicenda sostanzialmente
rispecchia in modo limpido il mondo attuale dove
la mancanza di etica, lo strapotere di chi è ai vertici della
società e l’ipocrisia di chi vorrebbe esserci, anche in modo non
lecito, sono facilmente osservabili. Molière risolve la vicenda con un
lieto fine: Orgone finalmente capisce l’inganno, Tartufo viene arrestato
e i contrastati rapporti di famiglia si risolvono, tutto grazie alla
magnanimità del re. Bravissima Angelica Ippolito, madre di Orgone,
e Licia Maglietta, la moglie. Bravi Antonia Truppo, la serva,
Elia Schilton, il cognato e tutti gli altri. Per ulteriori
informazioni e per i prossimi spettacoli:
www.piccoloteatro.org/
23
febbraio Cesare
Guzzardella
TEATRO
PARENTI: "IL
METODO GRÖNHOLM" di J.Galceràn
Jordi Galceràn, nato a Barcellona
nel 1964, è autore di lavori
teatrali che a partire già dalla metà degli anni Novanta, quando era
appena trentenne, gli sono valsi premi e riconoscimenti non solo in Spagna
ma anche a livello internazionale. Si è inoltre occupato di adattamenti
di opere straniere, tra le quali la goldoniana “Trilogia della
villeggiatura”, ha
pubblicato testi e racconti,
collabora alla sceneggiatura di film. Nel 2003 il Teatro Nacional de la
Cataluňa ha messo in scena Il
metodo Grönholm, che è stato portato in diversi Paesi e ora è anche
in tournée in Italia, con la regia di Cristina Pezzoli. La terza tappa è
stata Milano, per sole quattro serate - dal 14 al 17 febbraio - nella
nuova sala del Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo (www.teatrofrancoparenti.com
). La storia – ispirata a situazioni reali – si svolge in una stanza
di un’azienda multinazionale, dove si ritrovano quattro candidati a un
ambito posto di dirigente, che devono sottoporsi al quarto ed ultimo
colloquio “congiunto” di selezione. Si tratta di tre uomini
(ottimamente interpretati da Armando De Ceccon, Enrico Ianniello e Tony
Laudadio) e una donna (la bravissima Nicoletta Braschi). Presto scoprono
che la scelta verrà effettuata con un metodo particolare: il
selezionatore forse è all’interno del gruppo, travestito da candidato,
e potrà così osservare senza rivelarsi i comportamenti e le dinamiche
psicologiche di ognuno, oppure, semplicemente, i selezionatori stanno
valutando e ascoltando i candidati tramite videocamere o microfoni
nascosti. Intanto, vengono sottoposti a numerose prove, alcune delle quali
esilaranti e imbarazzanti, altre drammatiche e crudeli. Alla fine, un
colpo di scena svelerà il segreto del metodo
Grönholm, e la conclusione sarà amara. Lo spettatore non può fare a
meno di sentirsi coinvolto nella vicenda, perché cerca lui stesso di
capire che cosa sta per succedere e chi sarà il candidato prescelto o il
possibile selezionatore mascherato. Per il curioso gioco delle parti, i
dialoghi incalzanti, le situazioni che cambiano rapidamente nonostante lo
spazio scenico fisso e volutamente quasi claustrofobico, l’interesse del
pubblico si mantiene elevato e lo spettacolo risulta intelligente e
gradevole.
19 febbraio 2008
Anna Busca
TEATRO MANZONI:
" IL DIVO GARRY " con G. Jannuzzo dal 5 febbraio
“Il
divo Garry”
è una commedia brillante e sofisticata, incentrata sulla prorompente
personalità di Garry Essendine, attore di successo che si avvia con
qualche preoccupazione verso la mezza età. Bello e affascinante, ma
capriccioso e viziato, Garry è attorniato da una corte di fedelissimi
sudditi e di donne adoranti. Ecco quindi il nostro “divo” ritratto
alla vigilia della partenza per un’importante tournée in Africa.
Accudito dal fidato maggiordomo Fred e dalla sollecita governante Miss
Erickson, Garry è costantemente protetto
dal suo entourage, di cui fanno parte l’efficiente segretaria
Monica, l’agente Henry e il produttore Morris, e da Liz, l’ex moglie
di Garry, donna pratica e concreta che, pur avendolo lasciato anni prima,
continua a prendersi cura di lui e della sua carriera artistica. Ogni
volta lo difendono dalle pretese che lo assediano: quelle romantiche delle
sue conquiste, prontamente rispedite a casa dopo una notte d’amore, e
quelle artistiche di squinternati scrittori in erba, come l’eccentrico
Roland Maule, anch’egli vittima a suo modo del fascino di Garry. In
questo solido equilibrio tra Garry e i suoi angeli custodi si insinua,
pericolosa e determinata, Joanna, moglie di Henry, amante in segreto di
Morris e da sempre, anche lei!, innamorata di Garry. Joanna pare essere
l’unica a comprendere chi sia il vero Garry Essendine, l’unica a
giocare con lui ad armi pari. Ma non ha fatto i conti con Liz…La
Contrada affronta questo allestimento come un classico. I lavori di
Coward, il cui valore in Italia è tutto da riscoprire, sono stati
interpretati da attori del calibro di Richard Burton, Laurence Olivier ed
Elizabeth Taylor, e continuano ad essere rappresentati ovunque: Present
laughter è uno dei grandi successi a Londra di questa stagione,
tuttora in scena al National Theatre. Il Teatro stabile triestino continua
dunque nella riscoperta di autori di grande rilievo, rivisitati alla luce
della modernità, con un occhio attento al congegno teatrale, alla
ricchezza delle trame e dei dialoghi. Riveste
i panni del protagonista Gianfranco Jannuzzo, che con questo
spettacolo inizia un rapporto di collaborazione con la Contrada di
Trieste. L'affidabile e affascinante Liz ha invece il volto di Daniela
Poggi, anche lei al primo lavoro con la compagnia della Contrada.
TEATRO CARCANO:
"SIOR TODERO BRONTOLON" con Giulio Bosetti dal 13
febbraio
La
storia è nota: il vecchio Todero, insensibile e avaro, promette in sposa
la nipote Zanetta a Nicoletto, figlio del proprio
agente Desiderio, per evitare di disperdere la dote al di fuori delle mura
domestiche. Tale progetto non è gradito alla nuora Marcolina, che invece
predispone un matrimonio di prestigio, ma non può contare sull’alleanza
del marito Pellegrin, uomo privo di qualità e di carattere. Con l’aiuto
di un paio di colpi di scena, la vicenda ha la fine sperata, anche se,
come spiega il regista, la vicenda rimane in realtà aperta e il lieto
fine momentaneo: “la tirchieria, la diffidenza di Todero verso gli altri
si proiettano più che mai sul futuro prossimo, e tutto lascia presagire
che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa.” Il
carattere di Todero, dipinto dallo stesso Goldoni come “l’uomo che
brontola sempre; cioè che trova a dire su tutto, che non è mai contento
di niente, che tratta con asprezza, che parla con arroganza e si fa odiare
da tutti” è uno dei più odiosi della produzione goldoniana; tuttavia,
l’interpretazione che ne dà Giulio Bosetti si scosta da una recitazione
di maniera privilegiando l’approfondimento dei lati universali del
personaggio, che ce lo fanno sentire, a trecento anni di distanza, ancora
fratello.
TEATRO
SAN BABILA: "LA MORTE DI CARNEVALE"
dall' 8 gennaio
Che
complicazione il decesso di Pasquale! E’ naturalismo spinto quello de La
morte di Carnevale, ambientata nel vecchio e fascinoso golfo di
Napoli. Ed è proprio la location a conferire quel sapore di goliardica
confusione che ne è la formula vincente. Con l’uso divertente e
spassionato di quel dialetto popolare ma comprensibile, che sta ancora al
confine col verismo ma non fa mai rimpiangere i grandi che ne hanno
derivato il successo. Carnevale non è il periodo di feste in maschera ma
un vecchio usuraio, ovviamente tirchio all’inverosimile, sino
all’ultimo e ancora oltre, che in tre atti di grande effetto lascia gli
squattrinati eredi alle prese con le vicissitudini che accompagnano la
spartizione della ricca eredità. E’ così che a fianco dell’ultimo
letto si radunerà l’intero vicinato, in un vero e proprio presepe
vivente di caratteri, speranze, ambizioni: davvero tutti contano che
l’uomo, una volta trapassato, possa lasciargli in eredità i bramati
averi. Tra questi, Antonietta, la nuova e giovane compagna, e Raffaele, il
nipote “disoccupato nato” che cercherà di ‘coricarsi’ con
l’avvenente zia, cui si prometterà per future nozze. Con loro il
portinaio sempre disponibile, il notaio, la vicina col marito strano e la
venditrice di limoni. E c’è persino lo “schiatta muorti”, che non
riesce a far entrare il vecchietto nella bara, quasi questo riuscisse a
irridere tutti con l’ennesimo dispetto.
Ad
Antonietta e Raffaele, così pensano, non resterà che ‘unirsi’ contro
tutti…
TEATRO MANZONI:
"I DUE GEMELLI VENEZANI" dall'8 gennaio
Massimo
Dapporto interpreta il duplice ruolo di Tonino e Zanetto ne “I due
gemelli veneziani” di Carlo Goldoni, diretto da Antonio
Calenda. Capolavoro della comicità e della scrittura scenica, il
testo offre al protagonista un banco di prova eccezionale, pari a pochi
nella storia del teatro. Lo spettacolo – che fa omaggio al genio
goldoniano nel trecentesimo della nascita – è la nuova produzione di
Noctivagus e del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e ha debuttato
al Politeama Rossetti di Trieste in prima nazionale il 16 novembre 2007.
“I due gemelli veneziani”, vero capolavoro della scrittura comica,
s’incentra sull’incanto del gioco teatrale dei simili e degli opposti,
portato a livelli altissimi da un Goldoni ormai pienamente padrone
delle tecniche della drammaturgia settecentesca e della sapienza scenica
di chi il teatro lo scrive, ma sa anche “farlo”, di chi impone agli
attori una parte, ma solo dopo averla costruita sulle loro personali
potenzialità e inclinazioni. Ne risulta una commedia che, dall’esordio
nel 1747 ad oggi, non ha smesso di sorprendere e divertire e sembra immune
al peso del tempo. “I
due gemelli veneziani” coniuga con sapienza ed equilibrio studio dei
caratteri e virtuosismo comico, e contestualmente si lascia percorrere da
insolite inquietudini grottesche (non sottovalutiamo l’innovazione della
descrizione della morte in scena che Goldoni inserisce nell’ultima parte
della commedia) e adombra, forse con qualche malinconia nella conclusione,
l’imminente avvento del mondo borghese con i suoi livori e le sue
concrete preoccupazioni a cui, purtroppo, il gioioso gioco di scambi e
travestimenti è destinato a cedere il passo. «I due libri
su’ quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di
essermi servito, furono il Mondo e il Teatro» scrisse Carlo Goldoni: ne
“I due gemelli veneziani” c’è tutto un mondo di sentimenti,
inquietudini, emozioni e umanissime rivalità e tutto il “ludus"
del teatro (fatto di equivoci, frenesie, mascheramenti, malintesi) che il
grande autore veneziano usava con tanta destrezza. E sebbene il plot abbia
radici lontane (nell’antica tradizione latina, nelle commedie plautine e
terenziane quali i “Simillimi”
o i “Maenechmi”) il genio goldoniano riesce a donargli in un soffio
l’universalità. Su questo terreno si muove Antonio Calenda -
concertatore di un allestimento in equilibrio tra realismo e fantasia –
dirigendo un cast che saprà armonizzare sensibilità di analisi e
virtuosismo interpretativo. Di
assoluta centralità il ruolo del titolo che Goldoni scrisse
nell’intento di mettere in luce le doti del Pantalone Cesare d’Arbes:
«Per meglio consolidare la sua fama – scrive infatti l’autore nei
“Mémoires” – bisognava farlo brillare a viso scoperto; era quello
il mio disegno, il mio principale scopo. [...] Io lavoravo per lui a una
commedia intitolata “I due gemelli veneziani”. Avevo avuto abbastanza
tempo e modo per esaminare i vari caratteri personali dei miei attori. In
D’Arbes avevo notato due movimenti opposti e soliti nel suo aspetto e
nel suo giuoco. A volte era l’uomo di mondo più ridente, brillante e
vivace; a volte assumeva l’aria, i tratti, i discorsi d'un sempliciotto,
d'un balordo: e quei mutamenti accadevano in lui naturalmente, senza che
ci pensasse. Tale scoperta mi suggerì l’idea di farlo comparire sotto
quei due aspetti nello stesso lavoro».E questo sarà il compito a cui è
atteso uno degli attori più versatili e completi che oggi vanta la scena
italiana, l’ottimo Massimo Dapporto. Maturo nell’espressività, darà
vita al paradosso di Zanetto e Tonino, giostrandosi fra i loro opposti
caratteri e sintetizzando in un unico corpo il ruolo di antagonista e
protagonista, comico e spalla. Accanto a lui si muoverà un nutrito cast
di attori di consolidata esperienza.
TEATRO ARSENALE:
"LA CANTATRICE CALVA & C"
Eugène Ionesco, drammaturgo francese
di origine rumena, scrive La
cantatrice calva nel 1950, anno della sua prima disastrosa
rappresentazione al Thèatre des Noctambules di Parigi. Il lavoro –
considerato
inizialmente dai critici privo di significato e in seguito rivalutato come
capolavoro di Ionesco e di grande successo - trae origine dalla lettura di
un manuale di conversazione in inglese, i cui protagonisti sono gli
immancabili Mr e Mrs Smith, il cui frasario è involontariamente comico e
da “teatro dell’assurdo”. Ionesco compie la geniale operazione di
riprendere la struttura “didattica” del manuale per trasporla in
ambito teatrale, creando personaggi-marionette che ripetono schemi di
frasi e situazioni nonsense in
cui tuttavia gli spettatori possono riconoscersi, perché la banalità del
quotidiano, soprattutto nei salotti piccolo-borghesi, è spesso infarcita
delle stesse espressioni e della stessa vuotezza. Il dialogo tocca
l’apice dell’insulsaggine quando i coniugi Smith discutono di Bobby
Watson e dei suoi famigliari,
che si chiamano tutti Bobby Watson, per cui la confusione e l’incapacità
di comprendere di chi e di che cosa si parla raggiungono il massimo. I
rintocchi della pendola scandiscono le parole, sintatticamente ordinate ma
vuote, come puri suoni (e tali diventano nel delirio verbale dell’ultima
scena). Perfino il titolo stesso della pièce
è paradossale, perché la cantatrice calva non esiste come personaggio:
viene solo citata in uno scambio di battute (“E la cantatrice calva?”
“Si pettina sempre allo stesso modo”). La critica dell’Autore
al conformismo e alla follia nascosta nella vita di ogni giorno, la volontà
di creare una sorta di “anti-teatro” in opposizione al teatro classico
o psicologico, rappresentando in scena quasi un vuoto metafisico, appare
chiara nei personaggi degli amici degli Smith, i coniugi Martin, che hanno
perfino dimenticato, in un assoluto e terrificante oblio, di essere marito
e moglie. E ha ragione
l’eccellente regista dello spettacolo, Marina Spreafico, quando afferma
che l’insensatezza dell’opera di Ionesco è solo illusoria, perché
cela “una lucida e luminosa
analisi della vita umana e dell’appena trascorso mondo del secondo
‘900”. In perfetta sintonia con questo pezzo anche il meno noto La
ragazza da marito, conversazione tra un uomo e una donna, finti
spettatori, che parlano di temi attuali (cambiamenti climatici, la
violenza, la guerra) in modo banale, usando luoghi comuni e affermazioni
lapalissiane, che appaiono in tutta la loro irrazionalità ma che
appartengono purtroppo al nostro vissuto. Si ride, infine, proprio di noi
stessi. Ottima la compagnia di attori, tra i quali spicca la bravissima
Maria Eugenia d’Aquino. Da vedere.
Fino al 19 dicembre (e poi dal 10
giugno al 5 luglio 2008). Per info: www.teatroarsenale.org.
12
dicembre 2007
Anna Busca
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