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TEATRO
NUOVO: "L'APPARENZA INGANNA" Autore:
Francis Veber
Regia:
Tullio Solenghi Attori:
Tullio Solenghi, Maurizio Micheli Date:
dal 17 al 29 gennaio 2012
Contabile diligente e
uomo mite senza qualità, François Pignon lavora per
un’azienda di produzioni derivanti dal caucciù, preservativi
in primis. Sfortunatamente, è stato deciso il suo
licenziamento, la qual cosa, unitamente al divorzio dalla bella
moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio
diciassettenne non lo considera minimamente, lo porta a
contemplare il suicidio. Il suo vicino lo ferma in tempo, dando
via a una serie di eventi che cambieranno totalmente la sua vita
e persino il suo carattere: il primo passo è quello di fingersi
gay, in modo da spingere la dirigenza a non procedere al
licenziamento per paura di mobilitare la associazioni
omosessuali. L’idea per quanto assurda ha successo su tutti i
fronti e ribalta completamente le sorti del povero Pignon, in
ufficio, nella società e anche nella vita privata.
TEATRO
SAN BABILA: "SPETTRI"
Autore:
Ibsen
Regia:Cristina
Pezzoli
Attori:
Patrizia Milani, Carlo Simoni Date:
dal 10 al 29 gennaio 2012
Come
nei grandi miti della tragedia greca, Spettri si mescolano
incesto, follia, verità terribili dopo anni di menzogna.
L'ambientazione però è quella di un' allucinata campagna
norvegese, resa grigia e stagnante, come l'animo dei personaggi,
da una pioggia battente. Un luogo in cui il sole e il calore
arrivano inutilmente e sempre troppo tardi.
Quello di Ibsen è un realismo che svela l'ipocrisia della morale
borghese, fondata sul perbenismo e sulla religiosità di facciata.
Questa storia è una denuncia coraggiosa che fece bandire la pièce
per molti anni dai palcoscenici norvegesi.
Il capolavoro di Ibsen unisce agli splendori della tragedia greca
le concezioni moderne più alte e più ardite del teatro
psicologico e del dramma di idee.
Ancora una volta finge di muoversi unicamente entro l'orizzonte
della problematica sociale, degli attacchi anticonformistici alla
famiglia borghese, alla morale dominante del tempo. Mentre invece,
con un gusto clandestino che fu colto quasi subito dai
lettori e dagli spettatori più attenti, l'indagine si allarga
nella descrizione impietosa di un'umanità notturna, sinistra, si
sposta a un livello più interno, si esprime nello scavo intrepido
della psiche umana, dei mostri dell'inconscio individuale.
TEATRO
MANZONI: "DUE DI NOI" Regia:
Leo Muscato
Attori:
Lunetta Savino, Eminlio Solfrizzi
Date:
dal 10 al 29 gennaio 2012
“Due di noi” è il titolo che racchiude tre atti unici, concepiti per
essere recitati da un'unica coppia d'attori, che raccontano di tre
emblematiche e paradossali situazioni matrimoniali. Nella prima,
un marito e una moglie, entrambi col sistema nervoso logorato da
un pargoletto insonne e urlante, tornano in vacanza a Venezia
nella stessa camera d'albergo dove avevano trascorso la luna di
miele. Il confronto passato/presente è inevitabilmente comico,
tenero, con una punta d'amarezza. Nella seconda la comunicazione
di coppia è praticamente azzerata: la moglie sopperisce
dialogando in modo surreale con il piede del marito, l'unica parte
del corpo che ne tradisce qualche sprazzo emotivo, ad onta della
sua ostentata e glaciale indifferenza. L'ultima situazione
consiste in un vero e proprio virtuosismo drammaturgico e attorale:
marito e moglie si ritrovano a dover gestire una cena alla quale
hanno invitato, per errore, una coppia di amici da poco separati e
il nuovo boyfriend di lei. Qui il meccanismo comico, spinto al
limite della farsa, è potenziato dal fatto che gli stessi due
attori, grazie ad un diabolico meccanismo di entrate, uscite e
travestimenti, si trovano ad interpretare ben cinque ruoli
diversi, dando vita ad un vorticoso crescendo di equivoci fino al
paradosso finale.
Sono passati ormai quarant'anni da quel felice esordio, ma la
freschezza di queste piccole pièces è rimasta intatta, a riprova
del loro valore teatrale e del talento dell’autore.
Perypezye
Urbane
: Festival di Studio 28 Dance Factory
Studio28
festeggia il fare rete e la rivoluzione digitale
12-13-1 4 dicembre | Studio28, via Moretto da
Brescia 28, Milano
Studio28,
sede dell’associazione Perypezye Urbane, è un laboratorio di
creazione e di residenza artistica nel cuore di Città Studi.
Un
luogo in cui suono, immagine, performing arts, multimedia, arti
visive si fondono con la parola, la moda, la filosofia per una
pratica urbana creativa e cross-disciplinare.
Aperto
nel 2007,
Studio28 si è arricchito nel tempo di progetti e persone che ne
hanno fatto una fucina di idee sempre in movimento.
Tra gli
ultimi nati ci sono Studio28
Dance Factory e Studio28
TV, progetti paralleli e complementari che si nutrono e
alimentano a vicenda.
Studio28 Dance Factory (www.s28dancefactory.eu)
è un progetto di residenza e ricerca sulle performing arts
all’interno della quale gli artisti creano opere di danza, musica,
teatro ma soprattutto lavorano utilizzando gli strumenti di
Studio28 in una progettualità più duratura, collocandosi a pieno
nella prospettiva politica e pedagogica dell’empowerment e della cittadinanza attiva.
Studio28
TV (www.studio28.tv) è invece
un’emittente web pioniera nel documentare ciò che accade nel
mondo della danza a livello normativo, artistico, produttivo. Basato
sull’impegno di cronisti che sono essi stessi, prima di tutto,
artisti e organizzatori del mondo danza, Studio28 TV ha dato voce e
visibilità negli ultimi anni ai più importanti avvenimenti del
settore in Italia.
Partiti
come progetti autoprodotti e autofinanziati, Studio28 Dance Factory
e Studio28 TV stanno ora crescendo e l’operato di Studio28 TV
nella promozione e nella diffusione capillare della cultura della
danza è stato riconosciuto nel 2011 dal Ministero dei Beni
Culturali.
Proprio
questo riconoscimento è ora occasione per proporre al pubblico il Festival della Studio28 Dance Factory, una 3 giorni di appuntamenti
che ben sintetizzano l’attività di Studio28: dai momenti di
approfondimento sulle industrie culturali alle performance dal vivo
dei componenti della Factory.
Per
informazioni: info@perypezyeurbane.org;
tel. 02 3655 9296.
PREMI
UBU:
Trentaquattresima edizione
I Premi Ubu stagione
2010/2011, promossi da Ubulibri,
sono di nuovo in vista del traguardo. Verranno consegnati per la
trentaquattresima volta a Milano, con il Patrocinio del Comune
di Milano e con il contributo e il
sostegno di UniCredit, in una serata aperta al
pubblico, lunedì 12 dicembre alle 18.30 precise presso il
Piccolo Teatro Grassi di via Rovello 2.
I deati
e realizzati da Franco Quadri i Premi Ubu sono il più ambito
riconoscimento del teatro italiano. Allo scopo di tenerne vivo lo
spirito, pur nell’inevitabile discontinuità col passato, si è
affiancato a Jacopo e Lorenzo Quadri un gruppo di amici della
Ubulibri (Leonardo Mello, Renata M. Molinari, Gianandrea Piccioli,
Oliviero Ponte di Pino, Renato Quaglia e Cristina Ventrucci) che,
assieme alla Redazione della casa editrice, ha lavorato in questi
mesi per mettere a punto una formula inedita documentando la
stagione di riferimento (l’elenco, dal valore puramente
indicativo, è disponibile online al link http://www.ateatro.org/premioubu.asp
– raggiungibile anche dalla home page www.ubulibri.it
– e contribuisce ad aggiornare l’archivio del Patalogo/Ubulibri).
La
serata di consegna dei Premi, presentata da Gioele
Dix, vedrà coinvolti, oltre ai premiati 2011, alcuni
protagonisti della precedente edizione,
l’ultima con la presenza di Franco Quadri, invitati a consegnare i premi ai nuovi vincitori, come in un ideale passaggio di testimone. Tra questi:
Massimo Castri (miglior spettacolo 2010), Armando Punzo (miglior
regia 2010), Fabrizio Gifuni (miglior attore 2010), Francesca Mazza
(miglior attrice 2010), Francesco Colella (miglior attore non
protagonista 2010), Giovanni Anzaldo (miglior attore under 30 2010),
Saverio La Ruina (miglior novità italiana 2010), Luca Ricci di
Kilowatt e Emanuele Valenti di Punta Corsara (premi speciali 2010).
La serata – che sarà trasmessa in streaming su www.studio28.tv
– ospiterà anche la consegna del Premio Alinovi e del Premio Rete
Critica.
DANCEHAUS MILANO: " LE
VENT NOIR
"
Coreografia e RegiaA: Susanna Beltrami
Interpreti: Matteo Bittante e la Compagnia
Susanna Beltrami, Lara Viscuso, Fabrizio Calanna,
Cristian Cucco, Jemma Beatty, Alice Carrino, Eleonora Cinti, Giulia
Murgianu.
Date:
26-27 novembre 2011 | 3 / 17 dicembre 2011
Luogo: DanceHaus MILANO via Cadolini
37 Milano
E' il vento, elemento tanto
distruttivo quanto generatore, il principio fondante del nuovo
spettacolo di Susanna Beltrami. Come un paesaggio desertico, mai
uguale a se stesso, perché costantemente costruito e prontamente
cancellato da improvvise tempeste; così in scena, tutto è creato
per essere, allo stesso tempo, distrutto.
Un movimento a flusso continuo che
trova senso nel sopraggiungere di un istante, di un frammento
d'interiorità che improvvisamente trova spazio, dilatando il tempo
dell'azione. La tempesta si placa solo quando viene prevaricata dal
potere delle rêveries: immagini dell'intimità, legate ai ricordi,
alle percezioni, al riaffiorare di sensazioni ed emozione già
vissute.
Un percorso che trova il suo
compimento finale solo nel concetto di Casa. La casa come ventre,
come ritorno alla madre e al senso primo di protezione e di completo
abbandono delle convenzioni sociali; un mondo a se stante avvolto
nel nero, non spaventoso, bensì rassicurante.
Il vento nero quindi rappresenta la
violenza dell'intimità incontrollabile, che governa il movimento
come un input al quale il corpo non può opporsi, diventando “pura
forma fluttuante”.
L’atmosfera sotterranea e
notturna, che agevola il manifestarsi dei voli onirici ed immaginari
dei performers, è completata dall’inserimento di citazioni
cinematografiche, teatrali e televisive. Elementi scenici, musiche,
personaggi, atmosfere che, da un lato fungono da rêveries temporali
e dall’altro rivelano il potere del frammento, che in un istante
rappresenta un mondo fatto di immagini evocative e sogni ad occhi
aperti, costantemente in bilico fra il reale e l’iper-reale .
Il progetto indaga attraverso il
corpo, la gestualità e la creatività, su importanti temi
psicanalitici e filosofici che trattati artisticamente possano
coinvolgere l'interesse di una platea più vasta, una sorta di
trattato concepito tra pensiero e azione, tra parola e gesto, tra
intuizione e realizzazione. www.dancehaus.it
TEATRO NUOVO: "PASSATA E' LA
TEMPESTA?" con Enrico Bertolino
Regia:
Massimo Navone
Musiche: Teo Clavarella
Scene: : Elisabetta Gabbioneta
Disegno Luci: Arnaldo Ruota
Date: dal 29 novembre al 4 dicembre 2011
In
un paese dove oramai si esulta perché la crisi è alle spalle,
senza rendersi conto che è proprio quella la posizione più
pericolosa per affrontarla, sorge spontanea una domanda di
Leopardiana memoria di cui lasciamo al pubblico
l’interpretazione: "Passata è la tempesta"?
In questo nuovo appuntamento
teatrale, protagonista è la realtà che non solo ha
superato, ma addirittura doppiato la fantasia, tanto da
farla apparire inutile e noiosa.
Notizie, situazioni, episodi
sconcertanti che a causa del TRC (tasso di rassegnazione del
cittadino) vengono percepiti come normali avvenimenti, battute e
iperboli che diventano titoli di giornale: il meccanismo perverso
dei "luoghi comuni", creato ad hoc dai media per poter
nutrire e garantirsi audience e consenso, invade la nostra
quotidianità, Enrico Bertolino cerca di trovare il rimedio che
ridia il giusto significato alle cose.
Nuovi lampi si vedono
all’orizzonte. Ma il pubblico non ha nulla da temere. E’ già
una fortuna che l’orizzonte si veda ancora.
TEATRO MANZONI: TANTE BELLE
COSE
Autore:
Edoardo Erba
Regia: Alessandro D'Alatri
Attori:Maria Amelia Monti,
Gianfelica Imparato Valerio Santoro, Carlina Torta
Date: dal 29 novembre al 18
dicembre 2011
Ci sono persone che non riescono
a separarsi dalle cose e accumulano tutto nelle loro case finché
gli oggetti non li sommergono. Se ne contano a milioni. In America
si chiamano “hoarder”. Orsina è una “hoarder”, fa
l’infermiera a domicilio, non è cosciente del suo disagio, ma
mette a disagio i vicini, che mal sopportano la sua mania di
accumulare e la ritengono responsabile della sporcizia e degli
olezzi della palazzina. Per buttarla fuori i condomini, guidati
dalla implacabile Bolasco e dal viscido Eugenio, assumono un
amministratore pieno di debiti e ricattabile, Aristide. Fra Orsina e
Aristide c’è una spontanea simpatia e lui si illude di poterla
aiutare a sgombrare tutto. Nella sua missione impossibile è
costretto ad entrare nella rutilante, divertente e creativa follia
della donna, che è legata ad ogni oggetto, anche il più piccolo,
da un ricordo affettivo, da un progetto futuro, da un timore
irrazionale di privarsene. In un crescendo comico ed emotivo, i due
trovano motivi di scontro e di solidarietà, e arrivano fino alla
soglia del sentimento.
Giocato sul doppio piano della commedia e del dramma psicologico,
“Tante belle cose” è un lavoro fresco, vivo, pulsante di
energia e comicità. Disegna lo straordinario ritratto di una donna,
particolare eppure vicina, in cui chiunque può riconoscere una
parente, una conoscente, un’amica; di un uomo semplice e generoso,
un signor nessuno capace di grandi cose. E di due malvagi della
porta accanto, convinti nel loro perbenismo di fare la cosa giusta.
TEATRO
SAN BABILA:
"BRAVA"
Autori:
Landi , Mazzamauro, Paolucci
Regia:Tommaso
Paolucci
Date:
dal 29 novembre al 18 dicembre 2012
Già
nel titolo dello spettacolo “Brava
!” la consacrazione di una straordinaria attrice quale
ANNA MAZZAMAURO a onewoman show.Questa nostra grande interprete resterà in scena,
affiancata da due attori e quattro ballerini , per oltre
due ore di spettacolo , ballando , cantando e recitando nella
migliore tradizione della commedia musicale italiana ed anche alla
maniera del musical di Broadway. La storia di “ Brava ! “ è la
storia di una attrice che decide di festeggiare il suo quarantesimo
anno di carriera teatrale nel teatro
vuoto , oramai in demolizione , che l’aveva vista debuttare
e trionfare. Ed è proprio dal vuoto di quel palcoscenico che i suoi
ricordi prendono forma . Ballerini , sarti , macchinisti ,
suggeritori , luci , fondali , costumi prendono magicamente vita ed
insieme a lei realizzano uno spettacolo fatto di tentativi , spunti
, ipotesi , aspirazioni , sogni che spaziano in tutti i generi
teatrali , dalla rivista vecchia maniera , al teatro classico ,
dall’avanspettacolo al musical
in un rapido susseguirsi di gags
, trovate , occasioni coreografiche e momenti musicali.
Conosciuta
al grande pubblico come “la Signorina Silvani” dei film di
Fantozzi, Anna Mazzamauro è un’attrice prima di tutto teatrale,
in quanto negli anni ’60 aprì un teatro a Roma chiamato “Il
Carlino” e negli anni ’70 si esibì soprattutto nel cabaret. Nel
corso degli anni ha alternato la carriera televisiva a spettacoli
teatrali.
Gennaro D'Avanzo
TEATRO PARENTI: " ROMAN E IL SUO
CUCCIOLO "

Regia: Alessandro Gassman
Attori: Alessandro Gassman, Manrico Gammarota, Sergio
Meogrossi,Giovanni Anzaldo, Matteo Taranto, Natalia Lungu
Scene: Gianluca Amodio Costumi: Helga
H.Williams
La vicenda umana di un uomo disposto a tutto pur di
garantire al figlio un futuro diverso dal suo. Roman e il suo cucciolo
ci racconta l'emigrazione romena, di Roman e sua madre, in fuga dalla
dittatura di Ceausescu, vent'anni prima della grande diaspora che
l'uomo guarda con sospetto anche se il sogno di inserirsi sposando
un'italiana è fallito miseramente.
TEATRO DEGLI
ARCIMBOLDI: "RIGOLETTO"

Oprera:
Rigoletto
Autore: Giuseppe Verdi
Direttore:
M°. Marco Guidarini
Regia, scene,
costumi, disegno luci: Massimo
Gasparon
Coro AsLiCo del Circuito Lirico
Lombardo
diretto da Antonio Greco
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Duca
di Mantova: Piero Pretti –
Jenish Ysmanov;
Rigoletto:
Ivan Inverardi - Luis Cansino;
Gilda: Irina Dubrovskaya –
Natalia Roman;
Sparafucile:
Eugeniy Stanimirov Iossifov;
Maddalena:
Alessandra Palomba;
Il grande melodramma trova nuovamente casa al
Teatro degli Arcimboldi di Milano. Inaugurato nel 2002 da Traviata,
altro titolo della trilogia popolare del maestro di Busseto, nella
stagione del suo decennale il Teatro degli Arcimboldi riapre le porte
alle note di Giuseppe Verdi e con Rigoletto
alza il sipario su una grande produzione del Circuito Lirico Lombardo. La Regione Lombardia,
con il Circuito Lirico e I Pomeriggi Musicali hanno fortemente voluto
che questo allestimento venisse rappresentato a Milano, dando un
preciso segnale della volontà di arricchire l’offerta di spettacolo
della città e sottolineando un’altrettanto preciso impegno per il
futuro, che si vuole vedere sempre più ricco di proposte di ambito
lirico-operistico. Inoltre, l’intenzione è di regalare ad un
pubblico sempre più vasto la possibilità di accedere ad una forma di
spettacolo dal vivo così radicata nella tradizione italiana e così
rappresentativa del nostro paese all’estero, anche grazie ad una
accorta politica dei prezzi. Il Teatro degli Arcimboldi, torna dunque
alla sua essenza prima, al suo essere una delle più grandi 'piazze'
per la lirica in Italia in assoluta coerenza con la missione che I
Pomeriggi hanno voluto assegnargli: essere un teatro popolare
di qualità. Il Rigoletto
prodotto dal Circuito Lirico Lombardo è un magnifico allestimento,
grazie ad un importante cast artistico: il M°. Guidarini, esperto
conoscitore della produzione verdiana, il regista e scenografo Massimo
Gasparon, allievo di Pier Luigi Pizzi, e un cast di interpreti giovani
ma già affermati sulla scena internazionale. Alle loro abilità si
aggiunge l’esperienza dell’orchestra I Pomeriggi Musicali,
chiamata a dar prova di bravura in una delle opere più conosciute e
amate; in una delle opere più importanti del nostro patrimonio
culturale.
TEATRO CARCANO:
"L'UOMO PRUDENTE"
Autore:
Carlo Goldoni
Regia: Franco Però
Attori: Paolo Bonacelli, Federica
De Martino, Nino Bignamini
Date: dal 26 ottobre al 6
novembre 2011
Pantalone, ricco mercante veneziano, rimasto vedovo con due figli – il
maschio con gli occhi solo per le ragazze, la femmina più che ingenua
– decide di rimaritarsi e sceglie una giovane “povera…
ma dabbene e onorata”(così si descrive lei stessa davanti al
marito); ma la scena che appare agli spettatori al levarsi del sipario
è di tutt’altro tono, con la giovane moglie, Beatrice, intenta ad
amoreggiare con lo spasimante Lelio e, non contenta, a farsi
crudelmente gioco della figliastra Rosaura, rubandone le attenzioni
del fidanzato Florindo; intanto la vedovella squattrinata Diana
provoca le voglie del giovane Ottavio – il figlio maschio del
mercante -, mirando a una dote che le risolverebbe la vita.
E’ questa la realtà in cui è immersa la casa di Pantalone, e a
questa situazione deve reagire, pena la perdita di “onorabilità”
– che si tradurrebbe, naturalmente, anche in una perdita di
prestigio economico. Con il procedere della storia il gioco si fa
sempre più duro, lo scontro tra marito e moglie per il dominio della
casa si arricchisce di menzogne e tranelli che, partiti come le
schermaglie classiche della commedia goldoniana, via via diventano più
violenti fino a tingersi delle tinte del noir,
quando, vistasi sconfitta dal marito, Beatrice arriva a immaginarne
l’assassinio …
L’uomo prudente
– rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1748
- ha debuttato per la regia di Franco Però e
l’interpretazione di Paolo Bonacelli nell’estate 2010 al
Festival Teatrale di Borgio Verezzi: una messinscena vivace e piena di
ritmo, il cui adattamento - curato dagli stessi Però e Bonacelli –
ha asciugato il testo e trasformato Pantalone in un personaggio senza
maschera e che si esprime in lingua. Una vera rarità goldoniana, un
testo inusuale, al limite del thriller, cinico e molto divertente.
TEATRO NUOVO: " LA VERITA' "
Autore:
Florian Zeller
Regia: Maurizio Nichetti
Attori: Massimo Dapporto, Antonella Elia, Susanna Marcomeni,
Massimo Cimaglia
Date: da 11 al 23 ottobre
Michel e Alice. Una
camera. Hanno appena fatto l’amore… così inizia la storia. Michel
ha fretta di rientrare a casa, da sua moglie Laurence, mentre Alice è
assalita da continui sensi di colpa, perché Paul, suo marito, è
anche il miglior amico di Michel. Laurence non ci mette molto a capire
che quelle continue riunioni serali in ufficio sono solo una
miserabile scusa, ma sopporta in silenzio. Alice non resiste alla
tentazione di raccontare tutto al suo amato Paul, che a sua volta non
si scandalizza più di tanto. Secondo lui tutti hanno diritto alle
proprie zone di libertà. Anche lui non è immune da qualche
distrazione. Così Michel si troverà a doversi giustificare col suo
migliore amico di un’azione davvero indegna ma mai così bassa come
quello che Paul gli confesserà col sorriso sulle labbra…
A questo punto le
molteplici verità della storia si complicano.
Il pubblico
viene condotto per mano, allegramente, tra tradimenti veri e
tradimenti raccontati. La natura dei singoli personaggi
oscilla continuamente dal ruolo della vittima a quella del colpevole
e, alla fine, al pubblico rimarrà il piacere di capire dalle ultime
battute di Laurence la Verità del titolo… ma sarà un bene
conoscerla davvero? Perché come è noto la Verità può anche far
male…
TEATRO
SAN BABILA: "Sorelle d’Italia avanspettacolo
fondamentalista"
Regia:
Cristina Pezzoli
Attori:Isa Danieli, Veronica Pivetti
Date: da l' 11 al 30 ottobre
Che
cosa succederà, a noi fratelli e sorelle d’Italia, in questi
misteriosi cinquant’anni? Come arriveremo al
secondo Centenario dell’Unità d’Italia? O meglio: arriveremo
insieme, noi Nord e noi Sud, a compiere duecento anni italiani?
Due grandi protagoniste delle scene, Isa Danieli e
Veronica Pivetti
, accompagnate dal vivo dal maestro Alessandro Nidi, coadiuvato da altri
due musicisti, nella migliore tradizione fantaprofetica
dell’avanspettacolo, danno vita alla fantastoria d’Italia dal 2011
al 2061, con un'ipotesi futuribile e tragicomica sull'Italia di domani.
In un match travolgente e senza esclusione di colpi - anche bassi -
Veronica la Milanese e Isa la Napoletana “boxeranno” tra
loro, rovesciando e mescolando stereotipi e luoghi comuni,
pregiudizi e verità sull'inconciliabile diversità delle reciproche
appartenenze, fino ad arrivare a inaspettate sorprendenti contaminazioni
musicali ed emotive.
Attrici poliedriche si cimenteranno con le canzoni
classiche più note (“Nostalgia de Milan”, “'O surdato 'nnamurato”, “O
mia bèla Madunina”, “Santa Lucia luntana”), il raffinato
graffiante cabaret dei Gufi, passando per Modugno e la
macchietta, rievocando per noi “Munastero 'e S.Chiara” e
“Luci a S. Siro”, fino ad arrivare a una versione milanese
della notissima “Napul’ è” di Pino Daniele e ad una
napoletana di “Vincenzina” di Enzo Jannacci. Due contendenti che si
confrontano e si scontrano fino ad una imprevista separazione.
Nella seconda parte della storia - ambientata in un futuribile 2061 -
Isa la Tirolese e Veronica l'Ottomana narreranno che cosa è accaduto
domani nel nostro imprevedibile Belpaese
TEATRO
CARCANO: SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
Regia:
Andrea Battistini
Attori: Alessandro Buggiani, Chiara Di
Stefano, Guglielmo Guidi, Totò Onnis
Date: dal 12 al 23 ottobre 2011
E’uno
dei testi più conosciuti della storia del teatro di tutti i tempi, una
eterna e universale macchina drammaturgica che per centinaia di anni è
stata continuamente reinterpretata in ogni terra e in ogni tempo. Una
favola cinica e spietata tra sogno e realtà, verità e menzogna, messa
in scena da un’ottima compagnia tutta di giovani guidata da Andrea
Battistini.
Il Sogno
si snoda su tre piani ben distinti, tutti nel profondo compenetrati e
interagenti tra loro. Siamo in un tempo, nel “luogo” dove si
sviscera tra il sangue e il sorriso l’amore. Siamo nell’inconscio
del conflitto “coniugale” potente e devastante tra il re degli elfi
e la regina delle fate. Siamo nel teatro “adolescenziale” della
conoscenza dell’amore e del suo contrario, dell’istinto che emerge e
travolge le regole sociali, siamo nell’amore dolce e poetico –
magari un po’ buffo – raccontato da una squinternata compagnia di
filodrammatici; siamo tra le pareti di una camera da letto, tra le mura
di una città, tra gli alberi di un bosco nello spazio infinito
dell’universo. I sentimenti si rincorrono, si affrontano, si
allontanano e aderiscono riflettendosi tra i vari personaggi della
storia.
TEATRO
PARENTI: SONJA
Regi:
Alvis Hermanis
Attori:
Gundars Abolins e Jevgenijs
Jsajevs
Date: dal 30 settembre al 2 ottobre 2011
Ha fatto il giro dei festival di tutto il mondo, Sonja, uno dei
maggiori successi firmati da Hermanis, poetico adattamento da un
racconto di Tatiana Tolstaya, nata a Leningrado nel 1941. I testi di
Tatiana Tolstaya sono caratterizzati da una conoscenza ammirabile della
natura umana accompagnata da commenti sofisticati e precise osservazioni
sulla società contemporanea. Qui la storia è ironicamente
compassionevole, grottesca e triste. Due uomini dall’aspetto piuttosto
rozzo entrano furtivamente in un appartamento fatiscente. Il primo si
cala nei panni della donna che lo ha abitato, Sonja, dall’esistenza
piena di contrasti e di contraddizioni: sognatrice, bruttina, sola,
ingenuamente romantica, ma anche eccellente cuoca e buona sarta; il
secondo si trasforma nella proiezione immaginaria sia degli uomini che
Sonja non ha mai avuto, sia della società crudele che l’ha
circondata, usata, e fatta soffrire fino alla disperazione. É la storia
di una donna semplice, vittima di un crudele scherzo dei vicini: una
vicenda che Alvis Hermanis, con un geniale espediente di immedesimazione
metateatrale, riesce a raccontare ribaltando finzione e realtà. Gli
interni sono ricreati con una minuziosità ai limiti dell’ossessione
feticista: una cupa abitazione russa degli anni ‘30 con oggetti
d’uso comune così numerosi da arrivare quasi a soffocare gli
spettatori: credenze, fornelli, pentole, asciugamani, macchine da
cucire, catini, letti, comodini e vecchie poltrone. I due attori in
scena recitano il mondo intero passando da un registro all’altro con
sorprendente facilità – dal burlesco al tragico, dall’umoristico al
patetico. É un ritratto impietoso dell’ordinarietà e della miseria
dell’esistenza, e allo stesso tempo è il racconto della caparbia
determinazione di Sonja a vivere fino in fondo il SUO sogno. É uno
spettacolo dall’equilibrio precario di rara delicatezza, creato senza
alcun artificio esteriore o forzato teatralmente, come se, attraverso
l’incastrarsi delle storie, il legame dei destini e la mescolanza dei
registri, l’esistenza congelata di Sonja riuscisse, come per magia, a
rivivere davanti ai nostri occhi.
TEATRO
PARENTI: LA
LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE
Autore:
Fedor Dostoevskij
Attori:
Remo Girone
Date:
12-14 settembre
La
leggenda del grande inquisitore inaugura
il nostro viaggio Dentro l’anima russa. Si tratta del noto
racconto di Ivan Karamazov, all’interno del grande romanzo I
fratelli Karamazov, che rappresenta il vertice del pensiero
teologico- filosofico di Dostoevskij.
A
portarlo in scena Remo Girone, interprete sensibile e inquieto
della parabola di Cristo che nel Millecinquecento torna sulla terra, a
Siviglia, dove il Grande Inquisitore sta consegnando al rogo centinaia
di eretici. La vicenda è nota: il vecchio e potente ministro della
Chiesa pronuncia contro il Messia un fortissimo atto d'accusa,
rimproverandogli di aver voluto portare la libertà a un popolo che è
incapace di usufruirne: “L’umanità va gestita come un gregge
e noi questo lo sappiamo fare e tu non puoi disturbare questo nostro
progetto. La tua possibilità l’hai avuta ora tocca a noi”-
sostiene l’Inquisitore.
TEATRO PARENTI: IL
TEATRO TRA MILANO E SAN PIETROBURGO
Continua la
sfida del Parenti: portare in scena pièce in lingua originale. Questa
volta tocca al teatro russo , che può vantare un’antica tradizione
teatrale.
Ieri i primi due spettacoli del
Festival Laboratorio Internazionale della Giovane Regia, uno scambio
culturale fra la Scuola teatrale Paolo Grassi e il Laboratorio ON.TEATR
di San Pietroburgo. Giovani registi italiani hanno messo in scena testi
italiani con giovani attori pietroburghesi, mentre gli allievi della
Paolo Grassi si sono cimentati con scritti russi diretti da registi
russi. Il risultato? Di sicuro la possibilità di apprendere nuove
tecniche teatrali e nuovi stili registici, ma anche una conoscenza
reciproca della cultura di ciascun Paese.
Per quattro serate, fino al 30
giugno, si avvicenderanno nelle sale del Parenti due spettacoli, uno in
russo (sovratitolato) e uno in italiano.
Hanno aperto la rassegna Fine
famiglia di Magdalena Barile e Bello
e lontano di Daniil Privalov.
Fine
famiglia è uno studio psicologico molto sottile sulle dinamiche
della famiglia italiana moderna, che imbriglia al suo interno i figli e
si pone come ostacolo alla loro crescita, maturazione ed emancipazione.
Per l’intera durata dello
spettacolo la Figlia e il Figlio compiono il disperato tentativo,
destinato al fallimento, di abbandonare il nido materno, ma sia una
Madre morbosa e possessiva sia la loro inettitudine glielo impediscono.
Anche il Marito, deresponsabilizzato e immaturo, cerca invano di andar
via da una Moglie che è contemporaneamente vittima e carnefice.
Lo
spettacolo, molto ben riuscito, è veloce e non manca di offrire spunti
esilaranti che, però, non sminuiscono i sentimenti di rabbia e
frustrazione che i personaggi vivono.
Il secondo spettacolo, invece,
forse un po’ troppo lungo in pieno stile russo, affronta una tematica
esistenziale classica che non sarà mai sufficientemente sviscerata: la
“vita” post mortem.
In questo caso il regista ci offre
lo sguardo inorridito di sei giovani di fronte alla prospettiva di una
permanenza infinita in un luogo e in un tempo in cui tutto è immutabile
e vuoto di aspettative.
I sei personaggi, divenuti angeli,
pertanto privi di passioni (o supposti tali), senza neppure la
consolazione della morte, ottengono solo di vedere la vita sulla Terra,
che loro chiamano la Libertà, di cui desiderano rifare parte, ma
appaiono condannati a vivere prigionieri dell’eternità.
Milano, 28 giugno 2011 Carmen
Riccardi
TEATRO
PARENTI: MidsummerNight’sDream
L’idea non è stata affatto
balzana : offrire al pubblico milanese, sempre più internazionale, una
pièce in lingua originale.
Ieri
al teatro Franco Parenti lunghi
applausi hanno accompagnato la fine della rappresentazione del Sogno
di una notte di mezza estate, una delle commedie più gradevoli
del “maestro” Shakespeare, portata in scena dall’Hyperion Theatre
Project, giovane compagnia di New York.
La versione propostaci, se da un
lato è apparsa fedele al testo nei dialoghi e nell’uso del
blank verse (verso sciolto) tanto caro a Shakespeare, ha
contemporaneamente sprigionato energia e vitalità negli scambi tra gli
attori. Teatro classico, dunque, secondo il quale il linguaggio è
considerato l’elemento più importante, ma anche teatro popolare, nel
quale l’improvvisazione assume un ruolo fondamentale.
Particolarmente riuscito, a mio
avviso, il personaggio di Helena, amante infelice che invano insegue nel
bosco il suo amato Demetrio, che a sua volta ama, non riamato, Hermia.
Dispetti e scherzi di elfi e fate porteranno al lieto fine, ma prima
Helena ha il tempo di incantare il pubblico mostrando grande agilità
fisica e maestria nei giochi sia verbali che fisici nei quali è
coinvolta con gli altri personaggi.
La scena, semplice ma luminosa,
risaltava l’incanto del bosco fatato, simbolizzato da due alberi
realizzati con tubi di plastica.
Tra
il pubblico Massimo Moratti, padre di Celeste Moratti, che interpretava
Titania, la regina delle Fate.
Repliche giovedi e venerdi alle ore
21.15.
Da non perdere. Consigliata una discreta conoscenza
della lingua inglese.
Milano,
15 giugno 2011
Carmen Riccardi
TEATRO
PARENTI: The
Hyperion Theatre Project
Titolo:
MidsummerNight’sDream
Autore:
William Shakespeare
Attori:
Celeste
Moratti, Michael R. Pauley, Laura Montes, TristanColton, Laura
Frye, Nina Ashe, Steven
Watts, Joseph Discher, Lamar Lewis, NannetteDeasy, Kevin
Gilligan, Andrew Kimler, Loren Dunn
Date:
da 14 al 17 giugno
N.B.
: lo spettacolo è in lingua originale
Dopo il successo della tournée Americana, che ha toccato New York City e
Chicago, arriva in Italia A
Midsummer Night’sDream di William Shakespeare nella lettura
dell’Hyperion Theatre Project, una delle più vitali e giovani
compagnie della scena off-off newyorkese. Nato da una collaborazione tra
artisti provenienti dalle realtà più interessanti del mondo teatrale
newyorkese, come il Living Theatre di Judith Malina, La MaMa e il Public
Theatre, questo Sogno shakespeariano fonde in sé ben tre tradizioni:
quella dello stile naturalistico della recitazione, lasciata in America
da Stanislavskji e Stella Adler, quella del linguaggio che è posto al
centro della scena in pieno rispetto della tradizione britannica che fa
capo alla Royal Shakespeare Company e agli insegnamenti di John Barton,
e, infine, quella dell’improvvisazione, un omaggio alla tradizione
italiana della Commedia dell’Arte (passata attraverso l’influenza di
istituzioni dell’improvvisazione newyorkese,
come L’Upright Citizen Brigade e il Magnet Theatre). È nota la trama,
che vede protagonisti il duca di Atene e Ippolita, insieme alle altre
tre coppie di amanti: Elena-Demetrio, Ermia-Lisandro, Oberon-Titania,
coinvolti in un gioco di travestimenti, oltre che di accoppiamenti,
creati dalla magia del sogno e della notte. Attraverso i meccanismi
perfetti dell’intreccio, Shakespeare ci affida anche una riflessione
sull’essenza fondamentale del Teatro. La freschezza giovanile e alcune
indicazioni formali inusitate, rendono l’edizione americana del Sogno
uno spettacolo da non perdere.
TEATRO
MANZONI: "SCHERZI
DEL DESTINO"
Scritto
e diretto da Marco Calindri
Attori:
Giorgio Bonino, Federica Toti, Claudia Migliavacca, Alberto Pistacchia
Date:
dal 7 al 9 giugno
Scherzi
del destino” è una commedia ambientata ai giorni nostri e
interpretata da 5 attori che hanno maturato la loro esperienza
professionale, soprattutto nell’attività del doppiaggio.
Una
parte dell’incasso della serata del 7 giugno sarà devoluto
all’Associazione ‘Attivecomeprima’ ONLUS, una parte dell’incasso
della serata dell’8 giugno sarà devoluto all’associazione
‘Telefono Azzurro’ ONLUS, mentre una parte dell’incasso del 9
giugno sarà devoluto alla ‘LILT – Lega italiana per la Lotta contro
i Tumori’ ONLUS.
La
trama vede protagonista Stefano, separato da circa un anno e titolare,
insieme al suo amico Lorenzo, di una piccola agenzia di pubblicità.
Una
sera, rientrando a casa dopo una difficile giornata di lavoro, riceve
l’imprevista telefonata di una donna sconosciuta (Paola) la quale, con
tono particolarmente teso, chiede di parlare con Giovanni, il suo
fidanzato.
Stefano
fa presente che si tratta di un banale errore telefonico, perché in
casa sua non c’è nessun Giovanni ma, prima che Paola chiuda la
telefonata, incuriosito da quella voce per lui
particolarmente affascinante, con un’abile dialettica riesce a
trattenerla in linea per qualche minuto. Viene così a sapere che la
tensione di Paola è dovuta alla decisione di comunicare al fidanzato,
proprio quella sera, che il loro rapporto è chiuso definitivamente.
In
seguito a questa telefonata, si susseguono colpi di scena, equivoci e
coincidenze che coinvolgono i due protagonisti in una serie di
imprevisti assolutamente sorprendenti.
TEATRO
SAN BABILA: “IL CLUB DELLE VEDOVE”
Autore:
Ivan Menchell
Regia:
Caterina Costantini
Attori:
Caterina Costantini, Lorenza Guerrieri
“Il club delle vedove” narra l’amicizia sincera
tra tre donne rimaste vedove che decidono di dare vita ad un club in cui
contemplano i loro defunti mariti e la loro attività più mondana
consiste nell’andare al cimitero. Son battute frizzanti e tanto
sarcasmo queste tre signore, a cui se ne aggiunge una che continua a
sposarsi e risposarsi, condividono le loro vite e la loro solitudine,
fino all’arrivo di Sam, galante profumiere rimasto anche lui vedovo
Commedia divertentissima e brillante che ci permette
di guardare alla morte con un sorriso, sottolineando che non bisogna mai
perdere la speranza e che ciò che conta non è essere giovani, ma
sentirsi giovani.
Caterina Costantini,attrice barese prettamente
teatrale, torna al Teatro San Babila come attrice e regista di questa pièce,
da cui sono stati tratti due film nel 1992 e nel 1993 .
Lorenza Guerrieri è un’attrice teatrale e
cinematografica, protagonista della
commedia all’italiana.
TEATRO
DEGLI ARCIMBOLDI: AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
Regia:
Pietro Garinei e Sandro Giovannini
Attori: Gianluca
Guidi, Enzo Garinei, Marisa Laurito
Periodo: dal 1 al 17
aprile 2011
Don Silvestro, il parroco di un piccolo paese di montagna, riceve un giorno
una "inaspettata" telefonata: Dio in persona gli ordina di
preparare un’Arca in vista di un secondo Diluvio Universale. Il
giovane parroco aiutato dal suo paese e intralciato da mille
inconvenienti (non ultimo il sindaco Crispino, che cercherà in tutti i
modi di mettergli i bastoni tra le ruote), riesce tra mille dubbi nella
sua impresa, ma l'arca costruita non salperà mai. Poco prima del
diluvio, un cardinale convince la gente del paese a non seguire Don
Silvestro, il quale viene creduto pazzo per la sua bizzarra idea,
cosicché al momento del cataclisma, sull'Arca si trovano solo lui e
Clementina, la giovane figlia del sindaco. Silvestro decide però di non
abbandonare il suo paese e i suoi amici e, a diluvio iniziato, scende
dall'Arca: Dio vede fallire il suo progetto e fa smettere il diluvio,
tutti sono sani e salvi grazie all'altruismo e dall'amicizia
del curato. In un perfetto gioco di scatole cinesi, poi, accanto alla
preparazione per l’imminente secondo Diluvio Universale si incastrano
l'amore di Clementina per Don Silvestro; l'inimicizia per lo stesso del
padre di Clementina, l'ateo Crispino; la comparsa in paese di
Consolazione, una prostituta che distrae gli uomini del paese dai loro
doveri familiari; l'amore di quest’ultima per Toto, lo scemo del
paese, che grazie alla riacquistata virilità la trae dalla attenzioni
degli altri uomini e la sposa.
TEATRO
MANZONI: L'ASTICE AL VELENO
Regia:Vincenzo
Salemme
Attori: Vincenzo
Salemme, A. Morea, B.Valanzano, M. Aiello
Periodo: dal 29
marzo al 17 aprile 2011
“L’astice
al veleno” è l’ultima commedia che il prolifico Vincenzo Salemme ha
scritto appena un anno fa. Sempre basata su un meccanismo comico
farsesco, che è la cifra dell’autore, porta in sé i caratteri della
commedia brillante e romantica.
Protagonisti sono Barbara e Gustavo. Lei è un’attricetta che sta
provando uno spettacolo ed attualmente è l’amante addolorata e delusa
del regista, un inseparabile ammogliato. Gustavo invece è un pony
express che porta in giro pacchi dono per il Natale imminente. La
vicenda infatti nasce e finisce nella giornata del 23 dicembre. Nel
teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni, in scena coi
protagonisti ci saranno quattro figure molto particolari: sono le statue
raffigurate nella scenografia, una lavandaia del Cinquecento, uno
scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario proveniente dal Regno delle
Due Sicilie, un “munaciello”, figura mitologica dell’iconografia
popolare napoletana, che si esprime come un primitivo. Barbara è una
donna molto suscettibile e sognatrice e, proprio per questa sua fragilità
psicologica, parla con queste figure inanimate che però nella sua
fantasia prendono vita. Solo lei (e il pubblico in sala) le vede
“vivere”. E invece quando in teatro arriva Gustavo, col costume di
Babbo Natale per una consegna, anche per lui le statue si animano. E’
il segno che tra i due c’è molto in comune. Barbara decide di mettere
fine alla sua relazione con il regista adultero attuando un piano
diabolico e a tal fine organizza una cena a lume di candela in teatro.
Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare, ma che
nessuno ha il coraggio di ammazzare.
Vincenzo Salemme, come sempre alla direzione dello spettacolo e in scena
con il suo affiatato gruppo di attori, introduce come novità una decina
di pezzi inediti cantati dai personaggi, passaggi musicali che spezzano
e alleggeriscono il ritmo convulso delle battute.
TEATRO
SAN BABILA: CHI E' CCHIU FELICE 'E ME
Regia:
Eduardo De Filippo
Attori:
Gigi Savoia Giovanna Rei
Periodo:
dal 29 marzo al 17 aprile
E se pensare al futuro, per una
volta, diventasse divertente? E se riuscissimo, in questo momento
particolare, a riderci sopra.
E' il nuovo spettacolo di Zuzzurro & Gaspare, una carrellata di
comicità, di situazioni che attingono dal vero, che denuncia a suo modo
le incomprensioni tra i vecchi modelli e le nuove modalità: di vivere,
di incontrarsi e di invecchiare.
TEATRO
DEGLI ARCIMBOLDI: Lalala
GERSHWIN
(26
marzo 2011)
Autori:
José
Montalvo e Dominique Hervieu
Musiche:
George Gershwin
Interpreti:
Richard Anegbele/Ernest Bilé N’Draman, Franz Cadiche/Rotha,
Clarisse Doukpe/Ibrahim Diame dit
Ibougaloo, Christelle Nazarin/Karla Pollux, Priska Caillet/Emeline
Colonna, Plock/Mansour Abdessadok, Arthur Benhamou
Lalala Gershwin
di José Montalvo e Dominique Hervieu, uno spettacolo coloratissimo e
adatto per il pubblico di tutte le età; un’esplosione di allegria
attraverso tutte le forme della danza, per gioire insieme della musica
del geniale compositore americano.
Uno sguardo sull’America degli anni Trenta, alla sua storia
multirazziale segnata da tensioni e speranze, e un’evocazione della
Broadway dell’epoca, tra jazz, ragtime e musica colta, emergono
sottotraccia in questa vivacissima produzione, dove trovano posto tutte
le forme di movimento, dall’hip hop al classico, dall’afro alla
danza contemporanea in felice convivenza.
Sul palco sette danzatori si esibiscono con energia esplosiva sulle
proiezioni e nel disegno coreografico guizzante di Montalvo e Hervieu,
lui di famiglia spagnola, con studi di architettura e di danza tra
Cunningham e Nikolais, lei francese, formatasi come ginnasta e seguendo
il magistero della tecnica Nikolais, che insieme qui parlano con
leggerezza di storia, di politica e di poesia, in un viaggio
affascinante tra New York e Hollywood.
Da quando si sono fatti conoscere per la loro peculiare
attitudine al globalismo del corpo, Montalvo e Hervieu hanno firmato una
serie di lavori dedicati ai ragazzi e non solo a loro: Hollaka Hollala, Un nioc (Coin-angolo) de Paradis, Le Corbeau et le Renard (La volpe e il corvo) o La Bossa Fataka de Rameau.
Mescolando l’azione dal vivo a quella sullo schermo,
la realtà e la fantasia, da vent’anni questa coppia di coreografi
straordinariamente complici nella creatività e deliberatamente
impegnati ad accogliere tutte le culture, regala a tutte le platee e a
piene mani gioia e intelligenza.
TEATRO COCCIA
(Novara): “Mercadet l’affarista”
Vi sono testi letterari, anche
assai lontani nel tempo, che, al di là del loro valore estetico ‘eterno’,
tornano ad assumere un significato di sorprendente attualità, per la
stretta analogia con vicende e situazioni del nostro presente. E’ il
caso, fra i molti, del più
riuscito testo teatrale di H. De Balzac, la commedia “Mercadet
l’affarista” (1840), rappresentata
al Teatro Coccia di Novara oggi 20 marzo, per la regia di Antonio
Calenda, nella produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia,
del Teatro Stabile di Catania e Quirino "Vittorio
Gassman".”La commedia di Balzac –spiega lo stesso Calenda–
possiede una stringente attualità, un incredibile impatto sul lettore
contemporaneo, poiché tratta temi molto sentiti, come la frenesia e
l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle
Borse, il mondo losco e cinico degli affari”. Il protagonista Mercadet
è infatti un personaggio monomaniaco, di starordinaria energia, sorta
di demiurgo della finanza, geniale e cialtrone, un carattere
eccezionale, degno della grande Commedia umana di Balzac. Mercadet vive
per realizzare la sua unica
fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: è mosso da
una brama insaziabile, una vera e propria libidine del denaro, che per
lui è una forma di
nevrosi. Gioca in Borsa con denari che – in realtà – non gli
appartengono. Egli è infatti sull’orlo della bancarotta, assediato
dai creditori: una crisi, che fin dall’inizio imputa al socio Godeau,
andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più.
Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta inattivo, tutt’altro:
certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore
sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo
della propria fortuna e la costringe a partecipare elegantemente
abbigliata a ogni occasione mondana. Un
modo per “truccare” il mercato in proprio favore, per tenere in
pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile
guadagno. Così ottiene le loro azioni e addirittura i
risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Cerca anche
di maritare la figlia bruttina a
un dandy presuntamente abbiente che si rivela poi uno spiantato… ma i
suoi piani falliscono. Metterà addirittura in scena il ritorno del suo
socio e sarà proprio nel gioco degli arrivi falsi o ipotetici di
Godeau che troverà la salvezza a un passo dal baratro, ottenendo che
ogni cosa si ricomponga sul piano economico, degli affetti, come pure su
quello della morale a cui Mercadet, sospinto dalla moglie e dai
burrascosi eventi, alla fine s’inchina (ma possiamo credergli?),
ritirandosi in campagna a vivere di un lavoro onesto.
Ottima l’interpretazione di Geppy
Gleijeses che impersona efficacemente, dandogli un colore di sinistra
farsa (sottolineato dai nasi posticci, da maschere grottesche, indossati
dai personaggi dei creditori) il ruolo dello speculatore senza scrupoli,
inseguito dai creditori, che non esita a coinvolgere i suoi affetti più
cari pur di arrivare a concludere i suoi affari: le scorribande ed i
trucchi di Mercadet/ Gleijeses lo rendono quasi una “simpatica
canaglia” agli occhi del pubblico, che si diverte, ma che allo stesso
tempo riflette sull’immoralità di questo torbido e disumano mondo
della speculazione finanziaria , che fa da sfondo alla vicenda. Ma un
applauso va rivolto a tutti gli attori, fra i quali segnaliamo
soprattutto Marianella Bargilli, nel ruolo di Julie (la figlia di
Mercadet) e Paila Pavese, la moglie e complice di Mercadet.. Intorno a
loro, si muovono con scioltezza e garbo Osvaldo Ruggieri, Francesco
Benedetto, Adriano Braidotti, Piergiorgio Fasolo, Antonio Ferrante,
Ferruccio Ferrante, Antonio Tallura, Alfonso Venero
so e Jacopo Venturiero, guidati
con esperta maestria
dalla regia di Calenda. Lo spettacolo con
le scene di di Pier Paolo Bisleri e le musiche di Germano
Mazzocchetti., si avvale di
notevoli e raffinati costumi d’epoca
che contribuiscono a ricostruire “storicamente” ed
efficacemente l’ambiente satirico e caricaturale della Parigi
ottocentesca. Meritatissimi i prolungati applausi del numeroso pubblico
presente in ogni ordine di posti.
Novara, 20
marzo
Bruno Busca
TEATRO
SMERALDO: "Sono romano ma non è colpa mia"

Attore:
Enrico Brignano
Date:
dal 1 al 13 marzo
Reduce dallo strepitoso successo teatrale e televisivo, Enrico
Brignano , torna in scena con lo spettacolo “SONO ROMANO MA NON
E’ COLPA MIA”.
Uno show che dà voce a sentimenti ed emozioni. Brignano riflette ad
alta voce, dà corpo ai ricordi di famiglia ma di una famiglia
allargata, che risalendo di nonno in nonno, arriva fino a nonno Romolo,
primo re di Roma.
Ma
fuori dal nido degli affetti familiari, anche di quelli più lontani nel
tempo, ce n’è per tutti, nessuno escluso: tempo di bilanci, di
riflessioni e di speranze per il futuro, con un’ispirazione sempre
educata a volte surreale e mai volgare, con uno spettacolo che ha come
unica GRANDE pretesa, quella di far trascorrere una serata divertente.
Nei suoi esilaranti monologhi, l’Artista, mette alla berlina vizi e
virtù degli uomini di oggi, dalle paure alle manie che ciascuno serba
in cuore: un viaggio tra le piccole e grandi nevrosi degli italiani. Ma
in questo viaggio fortunatamente viene in soccorso , anzi in “Pronto
soccorso” la risata come un sorso d’acqua fresca, capace di mandar
giù e per un attimo far dimenticare qualsiasi boccone amaro. Una pausa
di serenità, una pausa di buonumore.
“Sono romano ma non è colpa mia” perché abitare nella capitale
comporta una responsabilità non indifferente: saper far meglio di chi
è venuto prima di noi, molto prima di noi.
Con l’aiuto e la maestria delle musiche e dell’orchestra diretta dal
maestro Federico Capranica, Brignano vi accompagnerà tenendovi per mano
attraverso i monumenti e i ruderi dei suoi pensieri.
TEATRO SAN BABILA:
‘Non c’è più il futuro di una volta’
Regia:
Andrea Brambilla
Attori:Brambilla
e Formicola ( Zuzzurro e Gaspare)
Data:
dall'8 al 27 marzo
L’irresistibile
comicità di Gaspare e Zuzzurro sbarcherà, da martedì 8 a domenica 27
marzo 2011, sul palcoscenico del Teatro San Babila di Milano con la
produzione a.ArtistiAssociati ‘Non c’è più il futuro di una
volta’ di Aicardi, Formicola, Pistarino, Freyrie, per la regia di
Andrea Brambilla in scena con Nicola Formicola, (musiche Los Chitarones,
Lorenzo Arco).
Uno
spettacolo scoppiettante che fa leva sul cabaret regalando al pubblico
due ore di spensierata allegria, ma anche di profonde riflessioni. E
c’è da credere che trascinerà nel vorticoso turbine di risate il
pubblico milanese con quella collaudata comicità che la coppia
perfeziona ormai da trent’anni. Il segreto di questo duo dai ritmi
effervescenti, e il serrato dialogo – quasi radiofonico – che si
innesca da spunti banalissimi per sfociare in ‘massime’ dai toni
agro-dolci, sta nel pescare a piene mani nella società di oggi, in usi
e costumi a noi propri che determinano piccole e grandi fissazioni. O
meglio delle vere e proprie psicosi che, proprio perché umane,
risultano esilaranti.
Un’analisi
meticolosa dell’essere umano e delle sue manie, ma anche una
coniugazione del tutto originale dei testi classici in chiave odierna,
per non parlare poi della rivisitazione delle ‘fiabe’. Insomma ce
n’è per tutti i gusti davvero, senza tralasciare neppure il sociale e
le problematiche vere di categorie in difficoltà (dal clochard
all’anziano).
Tutti
dentro, nessuno escluso: il fanatico del telefonino; l’avanguardista
esperto di high-tech; l’amante delle nuove diete ipocaloriche… da
una parte Gaspare, dall’altra Zuzzurro:
l’uno che cerca di farsi strada nella modernità adeguandosi ai
nuovi modus; l’altro legato a un passato meno tecnologico. La
combinazione è assolutamente vincente per questa nuova produzione
targata a.ArtisiAssociati assieme, per la prima volta, alla coppia di
comici milanesi. Cabaret, ma anche puro teatro; sketch e gag fra momenti
di improvvisazione irresistibili.
La
comicità di Gaspare e Zuzzurro non tramonta mai, e anzi si plasma alla
contemporaneità: pur riconoscibile nello stile, la coppia di comici
sembra rinnovarsi con il tempo e nel tempo.
TEATRO SAN
BABILA: "IL PADRE DELLA SPOSA"
Regia:
Marco Parodi
Attori:
Corinne Clory, Salvatore Esposito
Data:
dall' 8 al 27 febbraio
Adattamento
dell'omonimo film del 1950 di Vincente Minnelli ? la storia di un padre
molto affezionato alla figlia che non sopporta l'idea di perderla per il
fatidico matrimonio.
Travolto dai preparativi, il padre della sposa sar? dapprima riluttante,
ma poi si lascier? coinvolgere affinch? quel giorno sia tutto perfetto
per la sua amata "bambina"
TEATRO
MANZONI: " LA CIOCIARA "
Regia:
Roberta Torre
Attori: Donatella
Finocchiaro, Daniele Russo, Dalia Frediani
Data: dall'8 al 27
febbraio
Lo
spettacolo, prodotto dal Teatro
Bellini di Napoli è tratto dal testo di Annibale Ruccello che
racconta ciò che succede ai protagonisti di Vittorio De Sica dopo
l’ultima inquadratura del film. “Un testo di straordinaria
contemporaneità “La
Ciociara” di Annibale
Ruccello – dice la regista che per la prima volta si confronta con uno
spettacolo teatrale - Ci sono una madre e una figlia legate da una
profonda violenza ma ci sono anche molte altre storie. Ad esempio quella
del ritorno al conformismo dopo una tragedia. Dopo una guerra. Come se
nulla fosse. Proprio questo mi è apparso come quello che stiamo vivendo
oggi ed è stato il motivo di maggior attrazione di questa storia. La
violenza subìta dalla giovane figlia mi è sembrata quella di ogni
donna in ogni guerra e in ogni giorno. L’idea geniale di Ruccello è
spingersi a guardare il “dopo” la vicenda – aggiunge la regista
– quando ormai la guerra è lontana e si è tornati alla normalità”.
È
passata la guerra e anche la violenza che le ha trafitte: una madre e
una figlia oggi stanno litigando per l’acquisto di un’automobile.
Così ha inizio la nostra storia. Come se nulla fosse successo, nella
Ciociara di Ruccello a farla da padrone sono i Fantasmi . Fantasmi della
brama di avere, possedere oggetti di consumo semplici come può essere
un televisore o una macchina nuova . Qui Cesira non è più quella madre
sconvolta sul ciglio della strada polverosa a chiedere pietà per la sua
povera figlia violata, Rosetta non è quella che non sarà mai più come
prima dopo le mani estranee sul suo corpo di bambina: il fantasma di
quella violenza si è tramutato in quotidiana banalità come se nulla
fosse, l’ha cambiata per sempre in modo subdolo e silenzioso. È
questa la vera violenza che nella scrittura di Ruccello ci proietta in
un universo dell’orrore dove tutto viene dimenticato in cambio di una
normalità apparente e inquietante. È straordinariamente attuale questa
Ciociara, ci parla dei nostri giorni e di mutamenti apparentemente
impercettibili ma definitivi. Ci parla anche della nostra Italia e
dell’oggi, come in ogni testo straordinario è anche stato profetico
Annibale Ruccello. E dunque se di fantasmi si tratta ho immaginato una
messa in scena che possa materializzare i ricordi e il passato, che li
traduca in immagini proiettate, che li chiuda in una scatola magica che
molto ricorda una vera e propria proiezione da cinema. Ed ecco quindi
che il cinema e
il teatro interagiscono
strettamente in questa Ciociara , oggi e ieri si mescolano continuamente
lasciando ai protagonisti della scena una doppia anima che li rende
corpi capaci di interagire con i fantasmi. Pochi oggetti sulla scena e
un mondo di proiezioni interiori e non solo: un viaggio dove ieri e oggi
prendono forma e ci trascinano avanti e indietro nel tempo.
Roberta Torre
TEATRO
MANZONI: TIROMANCINO - “L’ESSENZIALE” TOUR 2011
Prende il via il
3 febbraio da Catania il tour teatrale dei Tiromancino. Con una
formazione rinnovata, la band guidata da Federico Zampaglione torna sui
palcoscenici di alcuni tra i più suggestivi teatri italiani per
presentare dal vivo i
brani del nuovo album “L’essenziale” e una selezione delle canzoni
più significative tratte dal loro intero repertorio. Lo spettacolo
offrirà al pubblico momenti di grande emozione e coinvolgimento grazie
anche alle proiezioni e alle suggestioni visive di Dario Albertini,
l’artista che ha diretto gli ultimi video del gruppo e che curerà
l’allestimento scenografico del tour. Coerentemente con le scelte
sonore che caratterizzano l’ultimo lavoro dei Tiromancino,
il live
punterà a restituire ai brani nuova essenzialità e asciuttezza
stilistica, con le chitarre al centro dell’impianto sonoro.
F ederico
Zampaglione (voce e chitarre - acustica, elettrica, slide) sarà
affiancato da Emanuele Brignola al basso, Stefano Cenci alle tastiere e
Ivo Parlati alla batteria.
“L’essenziale è riuscire ad avere qualche cosa
di buono da fare o almeno da dire per non restare a guardare…”
“L’ESSENZIALE” è un
album che emoziona, per diversi motivi. Il primo è che sancisce il
ritorno sulle scene di un gruppo che con la sua musica ha
caratterizzato, in questi anni, il panorama musicale italiano finendo
per farne parte in un modo importante. Ritrovare i Tiromancino è come
ritrovare dei vecchi amici che non vedi da un po’. E, che dopo cinque
minuti, ti sembra di non avere mai perso di vista davvero. Ma il nuovo
album della band di Federico Zampaglione è un album importante anche e
perché arriva dopo che “il fare” ha permesso a Federico di
realizzare appieno le proprie aspirazioni artistiche, lasciandogli di
conseguenza la libertà di pensare ad un disco semplicemente come una
raccolta di canzoni, un affare che riguarda lui e
la musica. E
non è un caso che questo album non abbia riferimenti cinematografici,
altri piani o altri rimandi, ma sia una raccolta di nuove canzoni fatte
per essere suonate, per essere cantate, per essere ricordate. E
registrate con un nuovo suono in mente.
Dimenticate i Tiromancino focalizzati sul suono del
piano che avete ascoltato nello scorso decennio: “L’ESSENZIALE”
riparte dalle chitarre, da sempre la passione di Federico, e dalla
voglia di restituire ai brani una nuova essenzialità, un’asciuttezza
stilistica che forse sono soltanto il risultato di una voglia di perdere
peso che arriva con l’età, e con gli anni di carriera.
“L’ESSENZIALE” è in questo senso un album leggero, pieno di
canzoni importanti, che però sono portate a salire verso l’alto, a
volare senza peso. Merito di arrangiamenti azzeccati, di suoni minimali,
scelti in funzione delle strutture armoniche, delle aperture melodiche,
mai invasivi o pedanti. Insieme a questo cambiamento, c’è una
piacevole conferma. Accanto a Federico torna, nel ruolo di coautore dei
testi, il padre Domenico, già al suo fianco in un brano del precedente
album “L’alba di domani”. E’ anche merito suo se le liriche di
questo album si confrontano con successo con tematiche importanti come
l’amore (“Esiste un posto”, “Quanto ancora”, “Le mie
notti”), la libertà (“Se tutte le avventure”), l’inquietudine
(“La strada da prendere”, “L’inquietudine di esistere”), le
dinamiche sociali (“Migrantes”), con quell’universo di azioni e
reazioni che hanno a che fare con il crescere, con l’essere uomini
(“Mondo imperfetto”, “L’essenziale”, “Vite di ordinaria
follia”). E lo fanno con una grazia e uno stile che rendono questi
testi dei piccoli esempi di poesia quotidiana.
TEATRO
SAN BABILA: UOMO E GALANTUOMO
Autore:
Eduardo De Filippo
Regia:
Armando Pugliese
Attori:
Paolontoni,
Mimmo, Esposito, Ciro Capano
Al Teatro San Babila torna
la comicità napoletana ,“Uomo e galantuomo”, infatti,
è una commedia del 1924 scritta dal grandissimo Eduardo De
Filippo, ricca di situazioni comiche ed esilaranti. Questa è tra le più
comiche del repertorio eduardiano,in cui l'autore introduce temi che
saranno una costante delle sue opere: la pazzia (vera o presunta) e il
tradimento, seppur seguendo nella struttura del testo, il modello
scarpettiano della farsa tradizionale.
Ospiti a spese del ricco e
giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli
presso l'albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una
scalcagnata compagnia teatrale L'esibizione penosa della compagnia verrà
interrotta dall'arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna
messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato
don Alberto che lo ho scambiato per il fratello della sua misteriosa
amante Bice, anch'essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per
reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo,
assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un'attrice e
per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi.
Da qui nasce un colossale
equivoco che porterà, nella confusione generale, alla creazione di
momenti di grande comicità creati da situazioni di pazzia immaginaria e
da situazioni equivoche e che scaturiranno in un finale sorprendente.
TEATRO
MANZONI: IL CATALOGO
Autore:
Jean Claude Carrière
Regia: Valeria Binasco
Attori: Ennio Fantastichini, Isabella Ferrari
Date: dal 11 al 30 gennaio
Il
Catalogo di Jean Claude Carriére con la traduzione e regia di Valerio
Binasco approda in Italia prodotto da Angelo
Tumminelli per
la Star Dust International
, vede come protagonisti Ennio
Fantastichini ed Isabella
Ferrari.
Lo
spettacolo ha debuttato il 21 dicembre nella città di Fermo, nelle
Marche, al “Teatro Dell’Aquila”
per poi
toccare
i principali teatri italiani. Dopo la tappa al
Teatro Manzoni
sarà a
Forlì, Mestre, Treviso, Pistoia, Imola, Crotone, Reggio di
Calabria, Ancona, Salerno, Civitavecchia. Questa storia, interpretata in
Francia nel 1994 da Fanny Ardant e Bernard Giraudeau, ottenne grande
successo di pubblico e di critica: Jean-Jacques (Ennio Fantastichini), giovane
avvocato in carriera, noto Don Giovanni della Parigi bene, conduce una
vita da scapolo esemplare, perfettamente organizzata tra ufficio, serate
mondane e nottate con donne sempre diverse. Ha però un difetto: non ha
memoria, ed è perciò costretto a catalogare in un album tutte le sue
conquiste. Un giorno piomba a casa sua Suzanne (
Isabella Ferrari
), una giovane donna alla ricerca di un certo Philippe Ferrand. La donna
è stanca e senza troppi preamboli decide di installarsi a casa di
Jean-Jacques sconvolgendo così l’ordine maniacale del suo monolocale
e della sua vita. Si tratta di un tragicomico incontro-scontro di
universi paralleli e apparentemente estranei. L’incomunicabilità, e
dunque la solitudine, sono le due dimensioni in cui vivono i personaggi.
“
La coppia Fantastichini-Ferrari
rappresenta un binomio davvero perfetto - spiega il produttore
Tumminelli - artisticamente in grado di abbinare capacità, classe ed
originalità. Sono due attori completi, una grande risorsa per
il teatro italiano.
Come del resto lo è Valerio Binasco, che firma la regia dello
spettacolo”. “Il Catalogo è una commedia delicata e divertente –
scrive nelle note di regia Binasco. Il titolo (almeno in italiano) si
ispira al Don Giovanni di Mozart, e la ragione è
tematica e musicale insieme: il dialogo scorre leggero e brioso
come le ‘note bambine’ delle partiture settecentesche e il
personaggio maschile si ispira - o almeno vorrebbe – al celebre
seduttore. Questa commedia gioca con l’impossibile e con l’assurdo e
l’autore sembra divertirsi molto a mandare a gambe all’aria le
nostre pretese di vivere in una realtà ‘normale’. Il tema narrativo
è di quelli molto cari al teatro e al romanzo tardo novecentesco:
l’impossibile incontro tra un uomo e una donna. Tanto più fatale,
quanto più imprevedibile. Per salvarsi dall’impossibile amore, i
personaggi si aggrappano in modo quasi ossessivo alla verosimiglianza
dei dialoghi e delle situazioni, ma solo per approdare a un’atmosfera
di intimità senza scampo, e tuttavia leggera e primordiale, dove la
realtà si rivela per quella che è: una specie di prigione
dell’anima. Da quel momento in poi, Il Catalogo, sembra un sogno.
Sembra uno di quei film meravigliosi di certa Nouvelle Vague,
che si accanivano a scoprire l’assurdo delle storie d’amore ,
e di quell’assurdo finivano per innamorarsi e farci innamorare.
Tutto si gioca nel dialogo tra un solo uomo e una sola donna.
C’è un mondo segreto, meraviglioso e senza colpe dentro di noi e solo
l’amore e il coraggio che l’amore sa donare possono liberarlo.
Sembra solo un gioco crudele, ma è un gioco divino. Perché l’amore
è un Dio. Un Dio che si nutre delle nostre storie, dei nostri giochi,
delle nostre fughe inutili e ci da in cambio l’unica vera bellezza
della vita. Il terribile dio-bambino dell’amore si è certo molto
divertito leggendo Il Catalogo”.
TEATRO
CARCANO: I GIGANTI DELLA MONTAGNA
Autore:
Luigi Pirandello
Regia:Enzo
Vetrano e Stefano Randisi
Attori:
Enzo Vetrano, Stefano Randisi
Date:
dal 12 al 23 gennaio
I GIGANTI DELLA MONTAGNA
– una coproduzione Teatro de gli Incamminati, Teatro Stabile di
Sardegna e Teatro Carcano -
ha debuttato a Bari (Teatro Piccinni) nel febbraio 2010. Vetrano
e Randisi hanno allestito uno spettacolo di grande chiarezza, che
permette al pubblico di comprendere ogni più piccola sfumatura del
magico e travolgente capolavoro pirandelliano, uno dei testi
più complessi e misteriosi di tutto il teatro del Novecento.
L’arrivo
della “Compagnia della Contessa” alla Villa dove il Mago Cotrone e i
suoi “Scalognati” hanno scelto di vivere per isolarsi dalla
“civiltà”, è l’incontro fra due universi uguali e contrari. La
Compagnia, fedele all’idea di Poesia assoluta, si è ormai ridotta in
miseria: nessuno, nel mondo, sembra più disposto ad ascoltare e
comprendere. Ma ecco che arrivati alla Villa, come in un sogno, ciò che
i teatranti cercano strenuamente sembra manifestarsi in quel luogo
prodigioso: in un gioco fantastico di apparizioni e trasfigurazioni, di
doppi e di identità rubate, la Villa e i suoi abitanti evocano e
materializzano i personaggi, le scene, le atmosfere de La favola
del figlio cambiato, l’opera che i poveri attori cercano di
rappresentare senza più riuscirci. Cotrone invita i suoi ospiti a
rimanere, per creare insieme nuovi e favolosi incanti dei quali potranno
godere lì dentro, solo per loro, ma la Contessa Ilse non può accettare
di chiudersi tra quelle mura. La sua missione è di portare e far vivere
la Poesia tra la gente, e decide quindi di affrontare il confronto con
la realtà, a costo della sua stessa vita. Il finale dell’opera –
mai scritto – fu sognato e raccontato da Pirandello al figlio Stefano
dopo una notte molto
agitata, e vede soccombere Ilse nel suo estremo sacrificio.
Nel
nostro allestimento il personaggio di Ilse, che incarna l’idea di
purezza e necessità del Teatro, ha un volto che continuamente si
sdoppia. Sparisce e riappare inaspettatamente, cambia timbro e
intonazione della voce. E’ forse Cotrone, detto il Mago – che ha
conoscenza e pratica di virtù esoteriche – a ispirarne l’umore, a
governare il suo essere, a decidere il suo apparire? E’ lui che evoca
il suo doppio e la fa rispecchiare in se stessa? O è la forza della
nostra immaginazione? Ilse è il Teatro. Deve vivere tra la gente,
rischiare, offrirsi, inerme e vulnerabile, anche a un pubblico che forse
non capirà il suo messaggio e che – come accade alla fine di questa
storia – in un furore di violenza e di ignoranza, la annienterà.
Vogliamo che la nostra Ilse ci lasci in dono il Teatro che non muore,
come l’olivo saraceno che Pirandello sognò e descrisse al figlio
prima di morire, quell’olivo che alla fine del terzo atto doveva
rimanere al centro della scena, a rappresentare e contenere il passato,
il presente e il futuro.
Stefano Randisi, Enzo Vetrano
TEATRO
SAN BABILA: CHAT A DUE PIAZZE
Autore:
Ray Cooney
Attori:
Fabio Ferrari, Lorenza Mario, Gianluca Ramazzotti, Miriam Mesturino,
Anonio Pisu, Claudia Ferri
Date:
dal 14 dicembre al 9 gennaio 2011
In
“Chat a due piazze” Mario Rossi, tassista sposato con Barbara a
Piazza Irnerio e con Carla a Piazza Risorgimento, riesce, grazie ad una
pianificazione dei turni di lavoro, per vent’anni a nascondere la sua
doppia vita. Tutto
fila liscio fino a quando la figlia della prima moglie e il figlio della
seconda, si conoscono in chat e decidono di incontrarsi….Riuscirà
Mario, con l’aiuto del suo amico Walter, a mantenere il segreto della
sua doppia vita? Le risate sono assicurate!
Ray
Cooney, classe 1932, autore, attore produttore e regista, è tra le più
prolifiche e importanti figure del teatro inglese contemporaneo. Le sue
commedie rispecchiano vizi e ipocrisie della società contemporanea,
utilizzando colpi di scena, gag e battibecchi.
“Chat a due piazze” sarà lo
spettacolo delle feste natalizie, accompagnando gli spettatori del
Teatro San Babila nell’anno nuovo brindando con tutti gli attori!
L’
inganno al Teatro Coccia
di Novara
E’ approdato al Teatro Coccia di
Novara, sabato 4 e domenica 5, L’inganno dello
scrittore inglese A. Shaffer,nell’allestimento della Compagnia di G.
Mauri e R. Sturno, di cui questo giornale ha già dato ampie notizie
recentemente, a cura della
redazione milanese, in occasione della rappresentazione al Carcano.. Ci
limiteremo dunque a qualche
osservazione, a integrazione dell’articolo pubblicato in merito.
Intanto va espresso un caldo elogio ai due protagonisti, perfettamente
all’altezza dei rispettivi ruoli, interpretati con un perfetto
equilibrio di intensità espressiva e raffinata ironia: Mauri, un
memorabile Andrew Wyke, nella sua altezzosa superiorità “di classe”
e nell’ affilato cinismo con cui la ostenta, ma anche nella freddezza
crudele con cui architetta la sua vendetta; Sturno, riuscitissimo Milo
Tindle, nella sua apparente determinazione a riscattare la propria
inferiorità atavica di perdente per destino sociale e nella sua reale
debolezza di proletario in fondo ingenuo, condannato inesorabilmente
alla sconfitta nello scontro col suo carnefice. Una seconda osservazione
riguarda il significato della vicenda: un’ulteriore chiave di lettura,
oltre a quelle consuete che vedono nello scontro fra Andrew e Milo un
conflitto “di classe” o, in alternativa, una rappresentazione della
condizione umana, vulnerabile alle più cieche e irrazionali pulsioni di
distruzione e di morte, è fornita dalla professione di Andrew,
scrittore di polizieschi di successo. “Sleuth” (secondo il titolo
originale) racconta anche il tentativo, fallito, di Andrew di vivere la
realtà secondo il gioco di fantasia della letteratura, organizzandola
come una trama letteraria: ma la vita, rivelandosi più complessa e
imprevedibile del più raffinato dei polizieschi, si prende infine la
propria rivincita, sfuggendo al controllo dello scrittore, come
suggerisce la stessa scenografia, con i titoli dei romanzi di Andrew
Wyke fissati, come una morta e fredda panoplia, ad una parete della
stanza, spazio claustrofobico in cui si svolge l’azione, totalmente
estranea alla vita, di cui lì giungono solo rari , indecifrabili e
ingannevoli suoni…
Un testo teatrale dunque, questo
“Inganno” di intelligente fattura, che regge bene la scena, con
un’interpretazione di qualità, ben accolto dal pubblico novarese, che
ha salutato i due attori, alla fine dello spettacolo, con un lungo
applauso.
Novara, 8 dicembre
2010
Bruno Busca
TEATRO
MANZONI: CENA A SORPRESA
Autore:
Neil Simon
Regia:Giovanni Lombardo Radice
Attori: Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi,Giancarlo
Zanetti
Date: dal 30 novembre al 19 dicembre
Commedia
inedita per l’Italia, “Cena a sorpresa“ (“The dinner party”)
è stato uno dei maggiori successi degli ultimi anni a New York,
rimanendo in cartellone per ben due stagioni. L’autore, Neil Simon,
costruisce in questo testo la risata e il dramma con la medesima
intensità, abituando il pubblico al susseguirsi di una vasta gamma di
sentimenti. Una commedia dotata di un meccanismo ad orologeria in cui la
fine non è mai quella che si presume possa essere. Si ride, di quel
modo intelligente ed elegante che l’autore conosce bene ma, allo
stesso tempo, si hanno spunti interessanti di riflessione che fioriscono
proprio in quei momenti in cui sembra ci si avvii ad una facile
conclusione. Sei personaggi, tre uomini e tre donne, caratteri rubati
alla quotidianità, vicende immediatamente riconoscibili, per
rappresentare quei piccoli drammi quotidiani che tutti conosciamo molto
bene. Tre coppie di ex si ritrovano ad una cena organizzata, a loro
insaputa, dall'avvocato che ne ha curato i divorzi. Meccanismi
imbarazzanti e comici si alternano a momenti di riflessione sulla vita
di coppia, sull’amore e sulle scelte che hanno portato alla rottura.
Si capisce che ci sarà una nuova evoluzione in queste tre coppie
ritrovate, ma l'epilogo non è mai scontato anzi quando tutto sembra far
presupporre un lieto fine c'è sempre un colpo di scena dal quale
ricominciare. Ironia e passione convivono e provocano un alternarsi di
risate, sentimenti e situazioni al limite del grottesco. Il testo è
tenero, intelligente e sapientemente dosato, mai scontato e prevedibile.
Un’elegantissima sala da pranzo e una cena ricca di preziosità
gastronomiche fa da sfondo ai sei personaggi, per una sera, in cattività.
Il cast americano si pregiava di attori di altissimo livello ed anche
l’allestimento italiano mette insieme un gruppo di attori di grande
esperienza di palcoscenico, tra i quali spiccano Giuseppe Pambieri,
Giancarlo Zanetti e Lia Tanzi.
TEATRO
PARENTI: L’ingegner Gadda va alla guerra
(o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro)
Autore:
Fabrizio Gifuni da Carlo Emilio Gadda e W.
Shakespeare
Regia: Giuseppe Bertolucci
Attori:
Fabrizio
Gifuni
Date:
dal 9 al 22 dicembre
Ritorna, dopo gli esauriti della scorsa stagione,
L’ingegner Gadda va alla guerra che, attraverso una contaminazione
di personaggi, porta in scena un Amleto ormai vecchio, solo, senza più
un padre o una madre da invocare o da maledire. Solo con i suoi
fantasmi. La lingua squassata da lampi di puro genio. Sempre
sull’orlo di una follia tragica eppure, a tratti, comicissima.
Così Fabrizio Gifuni inizia a immaginare Gadda. Un
‘Amleto Pirobutirro’ (protagonista-ombra del suo grande romanzo, La
cognizione del dolore) che riavvolge il nastro delle nevrosi camminando
a ritroso - come un granchio - sulle tavole della memoria. Una
discesa agli inferi che riapre antiche ferite, mai rimarginate. Fino ad
arrivare alla ferita originaria, ma anche, forse, all’involontaria
miniera della sua immensa arte. La partecipazione dell’Ingegnere al
primo conflitto mondiale, la disfatta di Caporetto, la detenzione nei
campi di prigionia tedeschi e la morte del fratello, ne
modificheranno per sempre la vita. Ma il dolore non è mai solo
fatto ‘privato’. Anzi. Si fa sempre inesorabilmente ‘pubblico’. Con
progressione implacabile, la furia del Gaddus inizia a montare e
ad abbattersi, a colpi d’ascia, sul suo paese - che è pur
pronto a difendere con la vita - sul suo popolo e sui suoi governanti. Il
Giornale di guerra e di prigionia e
l’esilarante Eros e Priapo, scritto-referto sulla psicopatologia erotica del
ventennale fascista, tracciano
la rotta di un viaggio che ci conduce fino al nostro presente.
TEATRO
MANZONI: SOWETO
GOSPEL CHOIR
- “GRACE”
Riconosciuto
come il gruppo più emozionante della world
music degli ultimi anni, il Soweto Gospel Choir torna in Italia per
il terzo anno, con il nuovo show “Grace”. Un condensato di energia e
vocalità, dato dal connubio perfetto tra canzoni del repertorio Gospel
e rivisitazioni di musiche tradizionali africane ed interpretato
attraverso balli sfrenati ed una perfetta sincronia tra gesto e vocalità.
Con 26 artisti in scena, tra cantanti, ballerini e percussionisti, il Soweto
Gospel Choir riesce
a scuotere le anime, trasmettendo al pubblico di tutto il mondo la
bellezza e la passione che caratterizzano l’Africa. “Grace” è una
parola che spazia nel significato tra ‘l’amore e la grazia che Dio
concede’, e ‘bellezza della forma’, ‘donatore di bellezza e
magia’. Le canzoni nello spettacolo riflettono tutti questi
significati della parola Grace. Sono brani che, non necessariamente in
modo religioso, si riferiscono alla bellezza, all’amore e alla forza
dello spirito umano. Attraverso
i viaggi e
le performance in giro per il mondo, il Coro risveglia le coscienze
sull’Aids e raccoglie fondi per aiutare gli orfani in Sud Africa. Per
questo, si sentono davvero fortunati e benedetti. Lo show del Coro
prevede canzoni africane sia tradizionali che contemporanee, incluso il
classico “Pata Pata” di Mirriam Makeba, e anche brani famosi a
livello internazionale come “Bridge Over Troubled Waters” e “Many
Rivers To Cross”, tutte cantate con l’originale e unico spirito
africano del Soweto Gospel Choir. Inoltre, una perfetta sincronia tra
gesto e vocalità, con balli sfrenati e foot-stomping, creano sul palco
un caleidoscopio di colori e movimenti che si può solo sperimentare e
vivere in un concerto del Soweto Gospel Choir. La
tournée italiana del
2008 ha
registrato con lo spettacolo
“African Spirit” 10.000 spettatori in varie città italiane, un
successo già ottenuto nel 2007 al Festival di Edimburgo e nel 2008
durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto.
TEATRO COCCIA (NOVARA):
"NON SI SA COME" di Luigi Pirandello apre la Stagione
Uno dei capolavori più alti del
teatro pirandelliano Non si sa come, ha aperto oggi, 21 novembre,
la stagione di Prosa 2010/11 del Coccia di Novara, nella messa in scena
della compagnia Sicilia Teatro, di cui è capocomico e regista il noto
attore Sebastiano Lo Monaco. Sul palco insieme al protagonista, nel
ruolo del Conte Romeo Daddi, Pier Luigi Misasi, Barbara Bengala,
Giuseppe Cantore e Maria Rosaria Carli: purtroppo non siamo in
grado di identificare il ruolo di questi interpreti, non essendo stata
fornita al pubblico alcuna informazione
sulla distribuzione delle parti nel cast, inaccessibile anche
alle nostre ricerche sulla Rete. Protagonista di “Non si sa come”
una delle ultime opere di Pirandello (1934), è il conte Romeo Daddi,
che ha commesso- senza averne coscienza - due delitti. Il primo,
avvenuto quando era ragazzino, gli ritorna angoscioso alla memoria
quando si tormenta per il secondo. Allora ha ucciso, in un impeto
d’ira furibonda, ma inspiegabile, un altro ragazzino a colpi di
pietra. Oggi, trent’anni dopo, sposato a Bice, donna che ama e che lo
ama, cede, in un improvviso momento di debolezza e di smarrimento, al
fascino di un’altra, Ginevra, la moglie di un amico carissimo, Giorgio
Vanzi. Ma se la donna riacquista subito il dominio di sé, perché vuole
salvare l’amore che prova per il marito, Romeo ricollega invece questo
delitto non voluto - e quindi innocente - a quell’altro del suo
passato, e viene travolto da una lucida follia.
Diciamo
subito che l’interpretazione proposta da Lo Monaco non ci ha convinto
per nulla. L’attore siciliano ha scelto di ricontestualizzare
completamente l’intreccio, facendo del Conte il’impresario di una
compagnia di varietà impegnata in una tournée su una nave da crociera:
questa modifica radicale del testo pirandelliano offre il pretesto per
farne una sorta di “quarto capitolo” della trilogia del “teatro
nel teatro”, con interventi continui in chiave metateatrale di Lo
Monaco, nella duplice veste di regista del testo di Pirandello e (nel
ruolo del Conte) del varietà interno al testo. Con questa scelta
piuttosto cervellotica Lo Monaco ha “giustificato” l’inserimento
di elementi “spettacolari” quali canto, ballo e sketch comici,
totalmente estranei non solo alla lettera, ma, a nostro avviso, anche
allo spirito di questo dramma, che ne esce totalmente stravolto: non
solo si svuota completamente
la tensione tragica connessa al tema della “colpa involontaria”, del
“delitto innocente” compiuto al di fuori della volontà cosciente
dell’individuo e anzi contro i suoi sentimenti e principi morali,
ma va completamente perduto proprio
l’elemento di maggior fascino dell’opera, la trama sinuosa che segue
l’analisi di un misterioso (per gli altri) introverso, il quale tende
invano a “spiegarsi” e liberarsi da se stesso. Tutto si risolve in
una sorta di farsa piuttosto gratuita, in cui la stessa catastrofe
finale, con la morte del protagonista, finisce con l’essere
interpretata in chiave di buffonesco numero di varietà. Del resto,
risulta poco psicologicamente “preparata” la stessa decisione di
Giorgio di sparare al Conte, che nel testo di Pirandello matura dopo un
cupo crescendo di sospetti che si insinuano nell’animo di Giorgio,
pressoché assente nella messa in scena di Lo Monaco.
Fermo restando che ogni messa in
scena è inevitabilmente una reintepretazione, e che assoluta fedeltà
al testo è sinonimo di banalità, andrebbero però evitate quelle
scelte di regia che lo impoveriscono e stravolgono completamente, come
ci pare avvenga in questo caso.
Un vero peccato, perché gli
attori, soprattutto Lo
Monaco e le due parti femminili, ci sono sembrati, nei momenti di
maggiore fedeltà allo spirito del’opera, capaci di efficace intensità
interpretativa..
Novara, 22 novembre
2010
Bruno Busca
TEATRO
CARCANO: L’INGANNO
(dal
10 al 21 novembre)
Autore:
Anthony Shaffer
Regia: Glauco
Mauri
Attori:
Glauco Mauri; Roberto Sturno; Bruno Sorretto; Torn Borestour; Steno
Burrorto
L’inganno è il titolo dato da Glauco Mauri al suo adattamento
della commedia Sleuth, scritta da Anthony Shaffer (1926-2001) nel
1969 e approdata per la prima volta sul palcoscenico di Londra al St.
Martins’s Theatre l’anno successivo, interpreti Anthony Quayle e
Keith Baxter. Due gli adattamenti per il cinema: nel 1972, interpreti
Laurence Olivier e Michael Caine diretti da Joseph Mankievicz e nel 2007
con Michael Caine e Jude Law, regia di Kenneth Branagh.
Come l’originale, L’inganno
è un thriller eccellente e un esempio del genere “per eccellenza”.
La dedica dell’opera originale è emblematica: “A Monsieur Hercule
Poirot (e a molti altri detective di romanzi famosi) per tutti i suoi
colleghi eccentrici, onniscienti, gentiluomini, dilettanti”. Ma è
anche un commento, molto perspicace ed accurato, in parte sui fine anni
Sessanta in Inghilterra e in parte su tutti noi.
Il titolo Sleuth è molto misterioso. Il film
di Mankievicz si intitola Gli insospettabili, ma “sleuth”
vuol dire investigatore, segugio. Shaffer non ne ha mai dato una vera
spiegazione e l’idea che appare più affascinante è che “sleuth”
sia lo spettatore stesso. Lui è il segugio che investigando deve
scoprire, nascosti nei tanti inganni, i sentimenti che si agitano
nell’animo dei due protagonisti. L’inganno, appunto, con
tutti i suoi grotteschi e a volte crudeli “giochi” è il caso da
risolvere. L’autore propone qui, anche con grande ironia, tutta la sua
abilità di sceneggiatore di gialli (fondamentali le sue collaborazioni
con Agatha Christie e Alfred Hitchcock), ma sotto l’apparente
superficialità di un abile racconto si avverte un’amara
considerazione sulla stupida follia che così spesso corrompe il
rapporto fra gli uomini.
Andrew Wyke e Milo Tindle, i due personaggi
principali, sono diversi. Milo ha fatto della sua difficile esistenza
una lotta col desiderio di rivincita sulla sua condizione di
semi-emarginato; Andrew della sua ne ha fatto invece un continuo gioco
di fantasia per sfuggire alla stupida noia della vita. Ma alla fine i
due finiranno per scambiarsi i ruoli: ognuno sarà vittima e carnefice.
E come spesso accade nella vita, la farsa che umilia le debolezze si
tramuta in un dramma dove l’uomo diventa vittima di se stesso. Non a
caso il gioco termina con lo sghignazzo di un pupazzo meccanico che,
inerte, ha assistito alla scena e ci dice, lui senza anima, quanto pazzi
siano gli uomini che così spesso giovano a ingannarsi e a farsi del
male. L’inganno è un thriller psicologico dove si ride e ci si
diverte ma ci si ricorda anche che l’uomo rimane sempre l’artefice,
nel bene e nel male, del suo destino.
TEATRO
SAN BABILA: IL BURBERO BENEFICO
(dal 9 al 28 novembre)

Autore:
Carlo Goldoni
Regia:
Matteo Tarasco
Attori:Mariano
Rigillo, Anna Teresa Rossini
L’anziano
Geronte decide di dare in moglie la nipote sedicenne Angelica, ormai in
età da marito e segretamente innamorata del giovane Valerio, al suo
attempato amico Dorval. Dorval, inizialmente restio data l’assurdità
della proposta, accetterà alla sola condizione di avere il consenso di
Angelica.
Fra una serie di
divertenti equivoci e l’intervento della domestica Martuccia, la
commedia finirà come è iniziata: con la partita a scacchi tra Geronte
e Dorval.
IL
BURBERO BENEFICO di Carlo Goldoni è un capolavoro assoluto, mai
abbastanza frequentato dai teatranti. E’ una straordinaria commedia di
caratteri, che descrive un mondo vacuo e corrotto, dove soltanto un
uomo, il retto e puro Geronte, – che tutti credono “burbero” –
si staglia moralmente sugli altri con la sua generosa “benevolenza”.
Commedia scritta inizialmente in francese per il debutto parigino alla Comédie
Francaise, fu molto applaudita da Metastasio e Voltaire, e il Da
Ponte ne trasse un libretto per l’Opera di Vienna, musicato da Martin
y Soler, grande compositore soprannominato “il Mozart di Valencia”.
Il mondo e la società descritti dal Goldoni – e che Geronte definisce
“abisso orribile” – è un mondo colorato ed eccessivo, pieno di
sfarzo e vuoto di valori, dove la sordida fluorescenza del marcio prende
il sopravvento, trasformando le persone in “cartoon” grotteschi. Il
“burbero” Geronte non vuole partecipare al gioco perverso di un
mondo senza più regole, dove il denaro corrompe i cuori, ma preferisce
nascondersi nella sua passione infantile e pura, il gioco degli scacchi,
dove ciascuna persona, ciascun carattere è esattamente come appare e si
muove sulla scacchiera delle norme condivise senza sotterfugi.Nella
nostra versione scenica, la commedia di carattere si trasforma in
commedia con canzoni e musiche originali, in una giostra di generi e
stili che s’intrecciano a “corrompere” e reinterpretare il
settecento.Il conflitto tra essenza ed apparenza è la trama segreta che
attraversa la nostra commedia: nulla è come appare. Il “Burbero
Benefico” vive in quel territorio di confine che va dall’“essere e
non essere” di Amleto al Vitangelo Moscarda del Pirandelliano “Uno,
nessuno e centomila”. Con sublime ironia e frizzante comicità,
Goldoni ci regala un personaggio grandioso, che con un sorriso e una
smorfia, cerca di rispondere alla più arcaica domanda dell’essere
umano: “chi sono io?”
Matteo Tarasco
TEATRO MANZONI:
VOGLIA DI TENEREZZA
(dal 9 al 28 novembre)
Autore:
L. McMu adatt.Dan Gordon
Regia: Gino Zampieri
Attori: Anna
Galiena, Karin Proia, Fabio Sartor
I capolavori non nascono
per caso. Un film, una pièce teatrale, quando incontrano un esaltante
successo di pubblico, riuniscono in sé inevitabilmente i migliori
ingredienti: una profonda conoscenza dell’animo umano e una tecnica
professionale di altissimo livello. Nasce così uno spettacolo
in cui commedia e dramma convivono in modo perfetto, come accade
nella vita di ognuno di noi, rendendo
i personaggi così vicini alla nostra realtà da farne quasi dei
famigliari. Questo è il pregio principale del romanzo di Larry McMurtry
da cui è tratto “Voglia di tenerezza” e del film messo in scena con
grande successo da James L.Brooks, con protagonisti Shirley MacLaine,
Debra Winger e Jack Nicholson (1983, tre Oscar e uno per
la strepitosa Shirley
MacLaine
). L’adattamento per
il teatro,
firmato da Dan Gordon, accentua
ancor di più, per la sua asciuttezza e la conseguente rara intensità,
la componente umana, esaltando con mille sfumature, comiche,
drammatiche, poetiche, l’azzeccatissimo titolo italiano “Voglia di
tenerezza”.
Aurora rimasta vedova
molto presto, vive con la giovane figlia, Emma. La donna è molto
possessiva, e il rapporto con la figlia è molto stretto ma al tempo
stesso tormentato. Emma sposa l'insegnante Flap contro il volere della
madre. Il matrimonio però non è felice ed Emma inizia una relazione
con un direttore di banca. Il rapporto tra i due si interrompe anche
questa volta; nel frattempo Emma scopre che Flap la tradisce con una sua
allieva, e i due si separano. Aurora non si è più risposata,
nonostante abbia molti corteggiatori. In occasione della sua festa di
compleanno, terrorizzata dall'avanzare dell'età, Aurora accetta la
corte del suo vicino di casa Garreth, un ex astronauta alcolista e
donnaiolo. I due iniziano una relazione, Aurora si affeziona all'uomo ma
lui non riesce a essere monogamo. Nel frattempo Emma scopre di avere un
cancro incurabile: la sua malattia è l'occasione per una
riconciliazione con il marito, che ora vive con la sua amante, e con la
madre, alla quale affida i figli. Nonostante la loro relazione sia
finita, Garreth sta vicino ad Aurora e aiuta i bambini a superare il
dolore per la morte della madre.
La splendida Anna Galiena
,
attrice eclettica e generosa, nota per la passione con la quale si
impossessa di ogni nuovo personaggio, sarà Aurora, madre-mostro, ma così
disperatamente bisognosa di tenerezza. Garrett, l’astronauta orso,
dongiovanni prepotente, ma con un animo da adolescente egoista, mai
veramente cresciuto né amato, sembra
fatto su misura per l’ottimo attore che è Fabio Sartor. La sensibilità
di Karin Proia sarà al servizio del personaggio di Emma, giovane
smarrita nella vita, intelligente ma priva della necessaria volontà e
del coraggio per cambiare
modo di pensare e di agire. Sarà appunto la sua inesauribile voglia di
tenerezza a salvarne la figura al tempo stesso “eroica” e banale. A
tenere le fila della complessa vicenda provvede l’elegante regia di
Gino Zampieri.
TEATRO PARENTI:
MEA
CULPA
Autore
e Regia: Eleonora d’Urso
Attori: Fatima Corinna Bernardi, Daria D'Aloia, Silvia Degrandi,
Eleonora d'Urso, Silvia Pietta.
Date: dal 26 ottobre al 19 dicembre
Una
prostituta rumena costretta ad avere un rapporto sessuale non
protetto, una studentessa che per pagarsi gli studi ha venduto il suo
corpo alla persona “sbagliata”, una ragazza di provincia che porta
in grembo il figlio di uno stupro, una minorenne adescata dal fedele
amico di famiglia, una mogliettina arricchita ingannata da chi le
aveva promesso aiuto e conforto. Sono queste le protagoniste di MEA
CULPA, giovani donne profondamente credenti e tutte ingabbiate in un
cattolicesimo che le spinge a ricercare in se stesse la colpa di
quanto è accaduto. Queste donne si confessano, si raccontano, e il
disperato bisogno di un’assoluzione è la loro unica via di scampo
al senso di colpa che le opprime poiché mai oserebbero puntare il
dito contro l’unico vero responsabile delle violenze subite, ovvero
un uomo intoccabile, insospettabile: il parroco di quartiere, il
proprio confessore, la guida spirituale di famiglia, un uomo che,
protetto dal ruolo che riveste, ha potuto agire indisturbato.Un testo
che affronta il tema dell’abuso sulla donna ma, prima ancora, si
pone delle domande sull’ingerenza del cattolicesimo nella vita di
ognuno di noi, sulla rigidità dei suoi dogmi e su un’idea di fede
da molti vissuta come cieca credenza.
TEATRO
FILODRAMMATICI: 1984
Autore:
George Orwell
Regia:
Simone Toni
Date:
dal 12 al 24 ottobre
Attori:Luca Carboni, Alberto
Onofrietti, Camillo Rossi Barattini, Valentina Virando, Annalisa Salis,
Federica Castellini, Michele di Giacomo, Giulia Valenti, Massimiliano
Tradii Bersani, Simone Toni, Stefano Moretti, Diana Manea, Erika la
Ragione, Alice Casadei, Stefano Toni
Quest’anno in Italia si è giunti al decimo compleanno del “Grande
Fratello”, reality di successo, accattivante, che fa discutere, crea
nuove tendenze e condiziona fortemente la vita dei giovani e meno
giovani che lo seguono. A dispetto dei pericoli e con macabra ironia si
assiste a questa trasmissione claustrofobica che sta segnando un’era:
l’era in cui il quotidiano diventa spettacolo, in cui la vita privata
delle persone fa audience, in cui sapere di essere spiati è eccitante e
ci fa sentire importanti.
Ma cos’era per George Orwell il “G.F.” ? Da cosa voleva mettere in
guardia noi, generazioni future.
1984 è una violenta critica verso ogni forma di totalitarismo. Nel
futuro descritto da Orwell esiste un solo partito i cui slogan sono: la
guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.
Il nostro interesse si è focalizzato principalmente sull’analisi del
romanzo, sono state selezionate alcune scene fondamentali in modo da
rispettare per quanto possibile l’ossatura drammaturgica ed altre per
non rinunciare alle tematiche filosofiche e alla particolarità del
mondo descritto da Orwell. Ovviamente il romanzo è stato tagliato e
ridotto ma non è stato in alcun modo riscritto, abbiamo deciso di usare
solo le parole scritte da Orwell.
La sensazione che si ha è quindi quella di assistere a una
particolarissima lettura del romanzo in cui gli attori rappresentano e
recitano i diversi piani narrativi nella stessa dimensione
spaziotemporale.
Tutto ciò potrebbe sembrare poco chiaro, ma diventa molto semplice ed
efficace se applicato a 1984 in cui il protagonista è continuamente
sotto controllo: l’attore che racconta la storia diventa nello stesso
tempo colui che osserva e anche tutti i luoghi che descrive, mentre
l’attore che vive la storia raccontata dal collega recita come se
fosse solo, ignaro dei movimenti degli altri, e interpreta la sua parte
accerchiato dalla “scenografia parlante” che abbiamo scelto come
convenzione teatrale per raccontare il nostro 1984.
Gli Attori si muovono sulla scena scambiandosi di volta in volta le
parti. Abbiamo una sensazione di
precaria omologazione fra i personaggi, come se chiunque potesse
diventare protagonista di 1984 e questo forse è uno degli avvertimenti
che Orwell ha nascosto tra le righe della lungimirante favola che ha
scritto prima di morire, esattamente sessant’anni fa.
TEATRO
CARCANO: LA BISBETICA DOMATA
Autore:
William Shakespeare
Regia:
Armando Pugliesi
Attori: Vanessa Gravina, Edoardo
Siravo
Musica:
Goran Bregovich
Date:
dal 13 al 24 ottobre
La bisbetica
domata
è una festa di trame incrociate, scambi d’identità, manipolazioni
linguistiche, In una Padova reinventata dall’autore, viene descritta
la vigorosa conquista dell’irrequieta Caterina da parte del caparbio
Petruccio, avventuriero veronese, che sposa e soggioga l’intrattabile
Caterina di Padova, attirato soprattutto dalla sua dote. Non tutti sanno
però che il testo shakespeariano è contenuto in una cornice che rende
i due protagonisti personaggi di una rappresentazione teatrale cui altri
personaggi assistono in scena.
Una commedia nella commedia, quindi. Precede il dramma un prologo in cui
un calderaio, Cristoforo Sly, è raccolto ubriaco, davanti a
un’osteria in aperta campagna,
da un signore reduce da una partita di caccia. Sly è portato al
castello, e, al suo risveglio, si ritrova vittima di una ben studiata
beffa per la quale viene trattato come se fosse un gentiluomo che, dopo
lungo tempo, ha ripreso l’uso della ragione ed assista alla recita de La
bisbetica domata. La regia di Armando Pugliese individua tre
mondi nell’universo della commedia. Nel prologo e nell’epilogo
troviamo quello tardo-cinquecentesco della taverna abitata dal calderaio
e dai suoi compari e raccontato con realismo quasi caravaggesco. Il
mondo della rappresentazione, invece, è proiettato in una sorta di
futuro immaginifico, che in realtà avrà i colori e i toni dei nostri
anni Sessanta. Mentre la casa di Petruccio, dove Caterina viene
“educata”, diventa una sorta di “mondo dei trolls”, dove il
“domatore” comanda e governa i suoi servi ibseniani, per
sottomettere la femmina ribelle. L’allegria contagiosa, il ritmo dei
Balcani delle musiche originali di Goran Bregovich contribuiscono
a creare un’atmosfera euforica e frenetica.
TEATRO
SAN BABILA:
MOLTO RUMORE PER NULLA
Autore:
William Shakespeare
Regia: Maurizio Annesi
Attori: Franco Oppini, Chiara Salerno, Claudio
Angelini
Date: dal 12 al 31 ottobre
La trama si svolge a casa del
Signore messinese Lionato, dove arrivano il principe Pedro d'Aragona
seguito dal fratello Claudio, accolti dal padrone di casa, dalla figlia
Ero, dalla nipote Benedetta e da Benedetto amico di Claudio.
La vicenda si svolge tra schermaglie amorose tra le due coppie di
ragazzi e trame di vendette di torti subiti, con personaggi
caratteristici del teatro shakesperiano e il lieto fine per gli
innamorati.
Dal "nulla" si scatena talmente "molto rumore" da
coinvolgere tutti i personaggi in un'altalena di situazioni comiche che
sfociano nel tragico per poi volgere al lieto fine; e tutto a causa del
"nulla", di cose di poco conto, di insignificanti fatti,
innocenti scherzi, che si intersecano fino ad ordire un tele rumore da
sottomettere l'amore, la gelosia, l'Invidia.
TEATRO
PARENTI: LE CONVERSAZIONI DI ANNA K.
Regia:
Ugo Chiti
Attori: Giuliana Lojodice,
Lucia Socci, Massimo Salvianti, Giuliana Colzi, Dim itri
Frosali.Andrea Costagli, Alessio Venturini
Date: dal 5 al 15 ottobre
Liberamente
ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka.
Testo e regia di Ugo Chiti. Vincitore del 49 Premio
Riccione per il Teatro. Magistralmente interpretato da
Giuliana Lojodice - inarrivabile nel rendere vivo il personaggio
originariamente marginale di Anna la vedova tutto fare della famiglia
Samsa - lo spettacolo ribalta il punto di vista elevando a protagonista
Anna K., che con tutta la sua umanità e la sua genuinità è l’unica
che riesce a convivere con il dolore, superare il ribrezzo e vedere
oltre l'insetto. Toni tragici ma anche fumettistici.
TEATRO
MANZONI: SPIRITO
ALLEGRO
Autore:
Noel Coward
Regia: Patrick Rossi Gastaldi
Attori: Corrado Tedeschi ,
Debora Caprioglio, Marioletta Bideri, Antonella Piccolo
Date: dal 12 al 31 ottobre
Per
questa stagione teatrale
la Bis Tremila
e Molise Spettacoli ripropongono l’affiatata coppia teatrale formata
da Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio. Coppia che ha già riscosso un
grande successo di pubblico per due anni consecutivi con la messinscena
della commedia “L’anatra all’arancia”. Affiancati da Marioletta
Bideri e Antonella Piccolo e diretti da Patrick Rossi Gastaldi,
diventato ormai un veterano della commedia brillante, i due attori si
cimenteranno con “Spirito allegro” di Noel Coward, che in quasi
settant’anni è stato cavallo di battaglia, sia al cinema che a
teatro, di tanti celebri attori: da Kay Hammond e Rex Harrison a Aldo
Giuffrè e la Masiero sino a Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice con
la grande Paola Borboni.
Uno
scrittore, vedovo e risposato, si sta documentando sullo spiritismo ed
evoca per sbaglio, tramite una medium,
il fantasma della sua prima moglie, che incomincia a perseguitare
la sua rivale vivente e vuole portarsi con sé il marito all’altro
mondo, il che fornisce il motivo per varie catastrofi.
Questo il soggetto della commedia “Blithe Spirit” scritta
negli anni ‘40 da Noel Coward e portata sullo schermo nel 1945 da
David Lean (ottenne il
premio Oscar per gli effetti speciali).
Quando
mi è stato proposto di ambientare la commedia nell’Italia di oggi mi
si è subito presentato un problema principale: come trasferire quel
controllatissimo stile
british, tutto understatement e sottigliezza,
nello stile nostro carnale, agitato ed estroverso, spesso
purtroppo poco incline alla meditazione. Per esprimere imbarazzo loro
alzano un sopracciglio, noi diciamo una battuta, magari anche alzando
la voce. Non
dovevo tradire noi e non dovevo tradire loro, dovevo riscrivere una
commedia nel nostro stile conservando lo stile di Noel Coward, una di
quelle operazioni che si definiscono gattopardesche: cambiare
tutto senza cambiare nulla. Del risultato ho l’immodestia di
ritenermi soddisfatto. Comunque spero che vedendola rappresentata Noel
Coward non alzi un sopracciglio e non mormori un “oh
my God”.
Nino Marino
TEATRO
CARCANO:
Johan Padan a la descoverta de le Americhe
Presentato
al Carcano nella stagione 2004/2005, torna JOHAN PADAN
A LA DESCOVERTA DE LE AMERICHE, dissacrante e
frenetico spettacolo in cui Mario Pirovano veste i panni di un
“antieroe” che si ritrova, suo malgrado, coinvolto nella scoperta
delle Americhe.
(dal 7 al 10 ottobre)
E’
un racconto che parla dei “nullagonisti”, gli ultimi della ciurma,
comprimari di bassa forza provenienti da tutti i paesi d’Europa,
marinai che si trovarono a passare dalla parte dei conquistati. Johan
Padan, uomo delle montagne, finisce su una nave per sfuggire
all’Inquisizione veneta e da Siviglia si spinge con i marinai di
Colombo sin nelle Indie. Qui viene fatto prigioniero, ma si salva,
diventa sciamano, “figlio del sole e della luna”, ed insegna le
storie dei Vangeli a migliaia di Indios per salvarli dai conquistadores.
La narrazione si snoda come un film, con un montaggio frenetico di
immagini, colori, suoni, in un continuo susseguirsi di colpi di scena,
tra scenografie fantastiche create con il solo racconto, da un uragano
di fuochi d’artificio, e i personaggi, umani ed animali, prendono vita
in un turbinio di ilarità. Non è la storia dei soliti perdenti: è
anzi l’epopea di un popolo di Indios vincenti, un racconto che esplora
la possibilità di coesistenza pacifica fra culture diverse, divertendo
senza mai dimenticare la Storia. Questa
è quindi “l’altra” storia, che nel 1992 (cinquecento anni dopo la
scoperta dell’America) Dario Fo ha voluto consegnarci facendo
tesoro delle opere di scrittori come Guerrero, Altavilla, Cabeza de
Vaca, Hans Staden, di tanti che in prima persona hanno vissuto le
vicende epiche narrate, ma sono stati presto dimenticati.
TEATRO
SAN BABILA: LA VEDOVA ALLEGRA
Libretto
di Victor Leòn – Leo Stein
Musiche:
Franz Lehàr
Regia:
Paola Pellegrino
Date:
dal 5 al 10 ottobre
All’ambasciata del Pontevedro a Parigi,sta arrivando la Signora Anna
Glavari , giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte.
L’ambasciatore, il Barone Zeta, ha ricevuto l’incarico di trovare un
marito pontevedrino alla vedova, per conservare i milioni di dote della
signora in patria. Infatti, se la signora Glavari passasse a seconde
nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca Pontevedrina.
Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione
per una simile impresa ma c’è il conte Danilo che potrebbe andare
benissimo.Tra Danilo e Anna c’era stata una storia d’amore finita
male a causa della famiglia di Danilo. Da parte sua la vedova, pur
amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo
ingelosire. Contemporaneamente si snoda un’altra storia d’amore che
vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e Camillo de
Rossillon, un diplomatico francese. I due si danno appuntamento in un
chiosco, li sta per sorprendere il barone Zeta quando Njegus riesce a
fare uscire per tempo Valencienne ed a sostituirla con Anna.
La vedova sorpresa con Camillo!Tutto ormai sembra compromesso, ma Njegus
riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Anna e Danilo il
loro reciproco amore.
“La vedova allegra”, primo
capolavoro di Franz Lehàr, debuttò il 30 dicembre 1905 diventando il
simbolo di un genere che unisce divertimento e buona musica e procurando
un immediato successo al compositore, la cui musica, in questa versione,
è eseguita magistralmente dall’orchestra da camera “Giorgio
Strehler”. Famosissime le arie “Tace il labbro” e “Romanza della
Vilija” eseguite dalla compagnia di operetta genovese “Operetta Mon
Amour” e accompagnate dal Coro Calauce di Calolziocorte nato nel 1987
e composto da una ventina di elementi circa.
TEATRO MANZONI:
RUMORS
Autore:
Neil Simon
Regia: Massimo Chiesa
Attori:Zuzzurro e Gaspare
Date: dal 30 marzo al 2 maggio
L’azione si svolge nella
lussuosa casa del vice sindaco di New York e consorte dove dovrebbe
svolgersi la loro festa di anniversario di matrimonio; ma il party non
avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vice sindaco
rintanato nella sua camera da letto ferito a un orecchio da un
proiettile e la moglie introvabile. Pian piano arrivano gli invitati,
quattro coppie di amici, che cercano prima di tutto di scoprire cosa
è successo e poi di non far trapelare nulla dell’accaduto al mondo
esterno in quanto l’uomo politico da proteggere è assai noto
nell’intero Paese. Le cose si complicano non poco con l’arrivo di
un poliziotto che sta indagando su altri fatti accaduti nel quartiere.
Nel corso della farsa si sprecano i pettegolezzi, “Rumors”,
appunto, come recita il
titolo. Rumors
è
un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e
pettegola. In questa pièce
andata in scena per la
prima volta
a Broadway nel 1988, Simon abbandona il suo ruolo di osservatore
preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane, per accompagnare il
pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della
farsa. Farsa che, come spiega l’autore, non concede rallentamenti,
servono persone che entrino ed escano attraverso le porte senza mai
incontrarsi. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai
dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si
chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di
incidenti che dilagano.Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica
senza precedenti.
TEATRO CARCANO: LA COMMEDIA
DI CANDIDO
(dal 10 al 21 marzo)
La commedia di Candido
è un gran divertimento, quasi una pochade che ci porta fra i
Lumi del Settecento e ci introduce, a colpi di satira, nelle dimore di
Diderot, Rousseau e Voltaire imbastendo una spy story tutta
incentrata sul romanzo-simbolo di quel secolo, Candido.
A tirare
le fila della vicenda, una donna, Augustine, un tipo formidabile, di
sfrontatezza e energia rare, forse perché un tempo attrice sui
palcoscenici più malfamati di Parigi. Questo terremoto di invenzioni
finisce in una storia mille volte più grande di lei, ovvero nel bel
mezzo di un triangolo impazzito fra i tre filosofi, il più celebre
dei quali, Voltaire, decide di terrorizzare il
mondo minacciando
di dare alle stampe un certo libretto satirico in cui in un colpo solo
avrebbe messo alla berlina tutti i potenti del suo tempo, tutti i
valori, tutti i colleghi. Questo libretto si sarebbe chiamato Candido.
Ne nasce un caos senza precedenti: Diderot teme per la propria
Enciclopedia, Rousseau ha i brividi perché sa che Voltaire lo odia da
sempre, i sovrani di mezza Europa tremano all’idea di essere
svergognati, i gesuiti si preparano alla censura immediata. Ed ognuno
di loro si precipita alla controffensiva. Augustine si trova
impigliata in questo turbinio e vivrà un’avventura rocambolesca –
sempre sul filo del rasoio – fra le fisime di Diderot, le sontuose
colazioni di Voltaire e il tinello fatiscente di Rousseau. Un vortice
di travestimenti, un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica
all’infinito. L’allestimento diretto da Sergio Fantoni è
un coloratissimo susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono
duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ottavia
Piccolo è la camaleontica protagonista, abilissima nei momenti
d’azione quanto brillante nelle sfide filosofiche, mentre Vittorio
Viviani caratterizza con tic linguistici e gestuali i tre
filosofi.
La favola-avventura scritta da
Stefano Massini è ambientata in pieno Settecento, ma tratta molti
temi che ci riguardano da vicino: dalla libertà di pensiero al
riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino
all’integralismo religioso. Una sorpresa e una sfida per il pubblico
che assisterà a uno spettacolo divertente su temi molto seri, una
commedia dove grandi domande sono travestite da sberleffi.
TEATRO
PARENTI: "VIVIEN LEIGH - THE LAST PRESS
CONFERENCE"
Autore:
Marcy Lafferty
Regia: Catherine
Spaak
Periodo:
dal 8 marzo
Vivien
Leigh fa parte di tutti noi, o meglio, la sua Scarlett O’Hara –
per noi Rossella appartiene ad un’immagine, un’emozione, qualcosa
di intenso che è parte della nostra vita. Vivien è Rossella, come
nella maturità sarà Blanche in Un tram che si chiama desiderio, ma
è soprattutto una fiamma, un fuoco che brucia e che si consuma
inesorabilmente.
Vivien
Leigh - L’Ultima Conferenza Stampa è la storia prodigiosa della
vita e della carriera di una grande interprete cinematografica e
teatrale; una conferenza stampa rilasciata mentre era già malata di
tubercolosi, poche settimane prima di morire nel 1967.
In
teatro, sede di questo incontro con i giornalisti, è lei stessa a
tracciare il suo percorso, senza reticenze, fino all’ultimo, non
arretrando davanti alla devastazione dalla sua follia, di cui è
consapevole. “Io non fingo mai; dico quel che penso e penso quel che
dico. Sono in parte moralista e in parte anticonformista. Oscillo tra
felicità e tristezza e sono pronta ad accettare le conseguenze delle
mie azioni”.
Vivien
non sa mentire, neanche a se stessa e guarda il pubblico negli occhi.
Forte, fiera, ribelle, determinata, ma anche fragile e vulnerabile
allo stesso tempo. Racconta la sua passione per il teatro, l’unico
capace di darle pace, gioia ed equilibrio; parla del suo profondo
legame con Lowrence Olivier, straordinario attore che fu suo marito e
compagno di lavoro. Alle sue spalle compaiono immagini sfuocate. Con
un fazzoletto macchiato di sangue, stretto nella mano, agita
disordinata i suoi ricordi, rivivendo le sue emozioni, grandiosa e
commovente.
TEATRO MANZONI:
L'ORO
DI NAPOLI
(dal 2 al al 28
marzo)
Regia:Armando
Pugliesi
Attori: Gianfelice Imparato, Luisa
Ranieri
Musiche Nicola Piovani
Il libro di Giuseppe Marotta “L’Oro di
Napoli” viene definito una dichiarazione d’amore per la sua città,
splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti
capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la
Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa,
asciutta, a volte divertita partecipazione.
Alcuni episodi del libro hanno ispirato il celebre film di Vittorio De
Sica in cui di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella
malinconica. Il tema conduttore de “L’Oro di Napoli” è la
pazienza, una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza: la
possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta. Un film in cui viene
esaltato il teatralismo del popolo dei bassi napoletani.
È da questo teatralismo che il regista Armando Pugliese intende
partire per l’edizione teatrale de “L’Oro di Napoli” da lui
stesso curata con Gianfelice Imparato. Edizione che verrà strutturata
su una nuova ricomposizione dei racconti di Giuseppe Marotta, di cui
alcuni sfruttati anche nel film, altri completamente inediti. La
finalità sarà quella di comporre un grande affresco in cui si
raccolgono storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali di un
unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli. Un
palazzo-microcosmo popolato da personaggi che interloquiscono tra loro
nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli, dando
vita a quella coralità dolente e magica di una città anche furbesca
ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra
inarrestabile.
Lo spettacolo, coadiuvato dalle musiche di scena di Nicola Piovani,
vanta tra i protagonisti Gianfelice Imparato reduce dal personale
successo del film “Gomorra”, Luisa Ranieri sanguigna interprete di
matrice napoletana e Valerio Santoro esperto attore di teatro.
TEATRO ARCIMBOLDI:
IL
PIANETA PROIBITO (dal
25 febbraio)
Autore:
Bob Carlton
Attori : Lorella Cuccarini, Attilio Fontana e i
talenti di X-Factor
Un viaggio nel futuro che inizia dal foyer del
teatro, uno spettacolo unico e interattivo, un intreccio visionario e
divertente dove il genio di William Shakespeare incontra i miti del
rock; è questa la nuova ed originale versione de “Il
Pianeta Proibito Rock musical” di Bob Carlton, riadattato e
diretto da Luca Tommassini, che ha unito un grande
team creativo e un cast artistico d’eccezione: prima fra tutti Lorella
Cuccarini, regina incontrastata del musical italiano, al suo
atteso ritorno sulle scene, affiancata da Attilio Fontana in
un’inedita versione rockabilly.
I due protagonisti saranno affiancati da Pietro Pignatelli
e dai grandi talenti delle tre edizioni italiane di X Factor:Chiara
Ranieri, Antonio Marino, Enrico Nordio, Francesca Ciampa, e
Ilaria Porceddu.
Lo spettacolo sarà arricchito dalla partecipazione virtuale di Morgan,
Mara Maionchi e Francesco Facchinetti
e dalla partecipazione amichevole di Rosanna Vaudetti.
Partendo dall’originale musical dell’88, un inedito e sperimentale
mix di citazioni shakespeariane e trascinanti successi rock degli anni
'50 e '60, la nuova versione diretta da Tommassini,
accettata e condivisa da Carlton, riprende non solo i grandi classici
del rock, arrangiati in una veste rinnovata ed insolita, ma attinge
anche alle nuove sonorità contemporanee.
Da Elvis Presley a Bjork, dai Beach Boys a Michael Jackson, da Jerry
Lee Lewis a Coolio, dai Rolling Stones ai Prodigy, un eclettico mondo
musicale riproposto in modo assolutamente originale grazie agli
arrangiamenti di Roberto Tuciarelli.
Innovative e sorprendenti anche le soluzioni sceniche, grazie alle
proiezioni in 3D, per la prima volta utilizzate in
uno spettacolo italiano, una tecnologia di ultima generazione capace
di animare la scena di presenze virtuali.
TEATRO CARCANO: LA
LOCANDIERA
(dal 24 febbraio al 7 marzo)
L’enorme fortuna di questo testo,
studiato nelle scuole e messo in scena da moltissime compagnie, rischia di
rendere muti. Si può però raccontare il divertimento di una compagnia
contemporanea, dedita alla sperimentazione, nel metterlo in scena,
ritrovando le radici della più lucida commedia all’italiana dal ‘900,
spiando, attraverso un Goldoni testimone oculare, i segreti dei comici
dell’Arte, dei quali si sa poco o nulla. Si è cercato di uscire dalla
strada comoda della corretta dizione italiana per avventurarsi nelle
sporcature del dialetto, che hanno immediatamente reso più concrete
le battute e più vive le situazioni. La scenografia è in gran parte
evocata dalle luci, che trasformano un mutevole ma semplice tavolo in una
locanda, una stireria, una sala d’attesa del crollo di un mondo e del
suo modo di vivere, in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni
di libertà e felicità di tutti i personaggi. Ancora oggi, un’energica
rilettura di questo testo ce ne fa comprendere la fortuna e la perplessità
del pubblico che lo vide in scena la prima volta. Il suo meccanismo
perfetto non dà alcuna soluzione, ma pone continue domande. Perché una
donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla
sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti? Sarà
sempre guerra tra uomini e donne? E sono proprio tanto diversi tra loro?
Quanto abbiamo perduto sacrificando una visione del mondo al femminile a
favore di una al maschile? e tante altre … Con intelligenza, civetteria
e determinazione, Mirandolina intesse una sottile trama di gesti che
confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni
quotidiani, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a
partire dal luogo da lei animato e abitato, la locanda. E l’ostinata e
lucida misoginia del Cavaliere è destinata a sgretolarsi per celebrare il
trionfo di un’affascinante donna d’affari la cui grazia è freddo
mestiere e che non riesce a salvare il suo sogno di libertà dalle
necessità della reputazione e dell’interesse. Si respira la smisurata
solitudine dei personaggi, non solo quella del Cavaliere ma anche del
Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali, pronti ad improvvisi e fatui
cambi di alleanze, o quella di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla
padrona avrà per premio un matrimonio senza amore. Da una parte il mondo
sicuro del benessere, dall’altro quello rischioso dell’avventura fuori
dai canoni, ma il viaggio è lo stesso, a bordo di una grande nave che
scricchiola e sbanda sempre più, sia essa la storia o la vita.
TEATRO SAN BABILA:
"CIN CI LA"
(dal 2 al 7 marzo)
“Cin Ci La” si svolge a Macao,
dove è tradizione che quando un membro della casa regnante si sposa, si
sospendano ogni divertimento e lavoro e questo periodo si chiama “Ciun-Ki-Sin”.
Questo,
almeno, fino a quando il matrimonio non verrà consumato. La principessa
Myosotis ed il principe Ciclamino, però, non hanno le idee molto chiare
riguardo
i doveri matrimoniali, provocando la rivolta del popolo, che è stanco di
questa situazione. Nel frattempo, arriverà da Parigi Cin Ci Là, che il
Mandarino Fon-Ki aveva conosciuto quando si trovava nella capitale
francese, arrivata a Macao per girare un film, seguita dal suo buffo
spasimante Petit-Gris. Fon-Ki vede in loro la soluzione: Cin ci la si
occuperà del principe Ciclamino, mentre Petit-Gris si occuperà
dell’educazione della principessa, ma
i due reali non sembrano molto interessati
alle lezioni. Il “Ciun-Ki-Sin” sembra interminabile,ma, come in
tutte le operette, arriverà il lieto fine anche per le due coppie di
innamorati. Tra le arie più famose di questa operetta possiamo ricordare
“Rose!Noi siam la primavera”, aria di entrata di Cin ci la
accompagnata dal coro; “Oh Cin ci la” duetto comico di Cin ci la e
Petit-Gris, “Boxe e amore” duo di Myosotis e Ciclamino e il duetto
delle tortore.
TEATRO
COCCIA (Novara): "La Tempesta"
La
stagione di prosa del Coccia di Novara
ha proposto domenica 21 febbraio l’ultimo dramma di Shakespeare,
l’enigmatica Tempesta, una produzione del Teatro stabile di
Napoli, con un
cast di spicco, da Umberto Orsini (Prospero)
a Rolando Ravello (Calibano), passando per Flavio Bonacci (Antonio) e Rino
Cassano (Ariel). Di Andrea De Rosa la regia, coadiuvato da Alessandro
Ciammarughi alla messa in scena. La lettura che del capolavoro
shakespeariano fornisce il regista napoletano è stimolante, anche se il
brutale taglio di circa mezzora di spettacolo rispetto al testo originale
può far (e fa) discutere. Nelle note di regia De Rosa sottolinea la
natura “labirintica“ del testo: l’isola abitata da Prospero e dagli
altri personaggi, sospesa tra sogno e realtà, in cui nulla è come
appare, è metafora del labirinto
della mente umana, visitata dai fantasmi del desiderio e della morte, di
cui specchio e catarsi è proprio
il teatro. Ed ecco l’impostazione chiaramente (forse fin troppo!)
metateatrale della regia di De Rosa: Prospero è
il personaggio archetipico dell’attore, forse il simbolo stesso
del teatro. E
come uno spirito ex machina muove lo spazio occupato da un letto in cui si
agita la figlia Miranda (Federica Mandrini) avvolta in un grande sogno che
materializza le ombre del passato, manovrando una dimensione onirica in
cui si consuma anche lo scontro con il selvaggio Calibano (Rolando Ravello),
incarnazione di una natura maligna, tormentata da una sessualità
frustrata ed esibita nel gesto masturbatorio della mano destra. Un
labirinto della mente che diventa contrasto tra realtà e illusione,
espresso anche nelle scelte linguistiche: mentre i marinai parlano in
dialetto, i nobili usano l’italiano con delle marcate inflessioni
partenopee, che sfocia nel napoletano della traduzione di Eduardo con la
rappresentazione finale del masque. Colpito nell’animo e castigato nel
corpo, il desiderio di rivincita si placa di fronte all’impenetrabile
mistero della morte. È la morte a sopraggiungere: «La nostra vita è
circondata da un grande sonno che è la morte». A questo punto il
pubblico assiste alla morte del Duca. Prospero-Orsini, che si accascia
come per un malore e rinviene implorando: «Dammi la battuta». Il sogno
di ogni attore: morire in scena come Molière. Il monologo magistralmente
recitato da Orsini, in cui Prospero abiura la sua “arte” e il
tempo che scorre inesorabile verso la fine di tutto, è il momento
culminante in cui la finzione si separa dalla realtà. Prospero diventa
uomo normale incontrando l’attore, un’immagine riflessa in uno
specchio da cui si vorrebbe staccare: «Mi rendo conto che la vita – ha
spiegato Orsini - senza recitare, per me sarebbe impossibile».La
scenografia, ridotta all’essenziale, conferisce una forza straordinaria
d’immagine, grazie al pesante drappo rosso che ne segna il centro e ai
movimenti in linea verticale dello spirito Ariel, interpretato da Rino
Cassano, uno dei migliori senza dubbio di tutto lo spettacolo, non solo
per l’eccellente interpretazione, ma soprattutto per le difficoltà date
a questa dallo sforzo fisico che è costretto a sostenere. Nel complesso
valida l’interpretazione degli attori, fra i quali spicca naturalmente
come mattatore un sempre grande, con i suoi 75 anni, Umberto Orsini, che
di fronte al pubblico
straripante della sua città natale ha riscosso l’ennesimo successo
trionfale di una gloriosa carriera.
Novara, 22
febbraio 2010
Bruno Busca
TEATRO:
“I
PONTI DI MADISON COUNTY”
Autore:
Robert James Waller
Regia:
Lorenzo Salveti
Scene:
Bruno
Buonincontri Costumi:
Bartolomeo Giusti
“I
ponti di Madison County” è la messa in scena del famoso film del 1995
con Clint Estwood e Meryl Streep.
La
storia
è semplice: il fotografo Robert Kincaid (Ray Lovelock) si reca a Madison
per fotografarne i suggestivi ponti, ma, non conoscendo bene la strada, si
ferma a chiedere informazioni ad una abitante del luogo.
Lei
è
Francesca (Paola Quattrini), di origini italiane, madre di due figli e in
quel momento sola, perché il marito è fuori per affari. Tra
i due scatta subito il feeling, in un attimo si sentono vicini e
provano sensazioni speciali, rivivono sentimenti offuscati dal
tempo che in questa torrida estate sfociano in una travolgente passione.
Così
travolgente che può essere solo vissuta o da cui si deve fuggire. Cosa
farà Francesca? Seguirà
le vie del cuore o della famiglia?
Le
vicende dei due sono descritte dal narratore (Ruben Rigillo) attraverso le
lettere, gli articoli e le foto che i figli di Francesca hanno trovato
alla sua scomparsa.
I Ponti di Madison County
Un plauso alla simpatica commedia:
“I Ponti di Madison
County” di Robert James
Waller in scena in questi giorni al teatro San Babila di Milano.
Interpretata molto bene da Paola Quattrini e Ray Lovelock. Un
crescendo costante delle battute , del
racconto, del dialogo amoroso,dell’atmosfera creata fino
all’applauso ripetuto del
pubblico. Da non sottovalutare anche l’inizio e i vari interventi del
bravo e ben impostato narratore
Ruben Rigillo (figlio d’arte) e le comparse nel finale dei due giovani
attori nei panni dei figli
della protagonista. Una commedia in
un atto unico dai tempi giusti , dagli interventi musicali più che
gradevoli e dalla buona
regia di Lorenzo Salveti
. Uno spettacolo insomma
indovinato dal direttore teatrale Gennaro D’Avanzo
Milano,
15 Gennaio 2010
achille guzzardella
TEATRO COCCIA (NOVARA) - La professione
della signora Warren
Nell’ambito della stagione novarese
del teatro di prosa è andato in scena, sabato 9 e domenica 10 gennaio, al
Teatro Coccia, il capolavoro di G. B. Shaw
La professione della signora Warren,
scritto nel 1894, ma vietato
per ben trent’anni dalla censura, a causa dei contenuti allora ritenuti
scabrosi e contrari alla “morale comune”. L’allestimento attuale si
deve all’ottimo Teatro stabile di Bolzano, per la regia di Marco
Bernardi. La storia, in quattro atti, è quella di Vivie Warren, una
ragazza brillante e moderna nonché “di sani principi”, che scopre
all’improvviso che il benessere in cui è stata allevata deriva dai
proventi che la madre Kitty, prostituitasi da
giovane per evitare un destino di miseria e di fame,
trae da varie case di malaffare sparse in tutt’Europa. Al suo
comprensibile choc, la madre risponde difendendo la propria
“professione” in quanto conseguenza, e non certo causa, di quei vizi
che il mondo condanna in pubblico e pratica in privato. Qui abbiamo a che
fare con il denaro sporco guadagnato abbondantemente da una signora, donna
- ecco la novità - che non si pente della sua professione, anzi la
giustifica, secondo i principi dell’etica economica borghese, che
identifica nel successo economico il proprio fondamento. I profitti
ottenuti in questo modo, dice la protagonista, non sono diversi da quelli
ricavati “onestamente”. E cita l’amico Crofts, dalle rendite di
origine piuttosto torbida o gli industriali che accumulano capitali
sfruttando le operaie. . Divisa fra l'affetto e la comprensione
umana da un lato e lo slancio idealistico dall'altro, Vivie non sa che
fare, ma alla fine decide di lasciare per sempre la madre e la cerchia dei
suoi squallidi “amici”, per dedicarsi completamente ad un onesto, duro
lavoro, che le assicuri l’indipendenza economica. Opera improntata ad
uno humor cinico e amarissimo, la commedia dello scrittore inglese non è
tanto la condanna di una professione turpe, quanto di un tipo di civiltà
che mistifica i valori morali, una società che, dietro la maschera
perbenistica, tutto accetta in nome del profitto. Il conflitto tra madre e
figlia non nasce dalla "vergogna" della ragazza nell'apprendere
i materni trascorsi di prostituta e di tenutaria di bordelli, ma nello
scoprirne l'ipocrita pretesa di riscatto sociale attraverso
l'irreprensibile educazione fatta impartire alla figlia: "Se fossi
stata in te, mamma, avrei fatto quello che hai fatto tu: ma non avrei
fatto una vita credendo in un'altra".«L'intento — dice Marco Bernardi,
regista e direttore dello Stabile — era capire se, in un mondo di
outlet, beauty farm e Grande Fratello, c'era spazio per un teatro politico
e di idee teso ad analizzare il rapporto tra economia ed etica, tra
donna e lavoro, il femminismo, la prostituzione».
Bravi gli attori: su tutti Carlo
Simoni, nella maschera gelidamente cinica di Crofts , Patrizia Milani, una
Kitty Warren sguaiata e volgare, ma non priva di momenti di sofferta
umanità e Gaia Insenga, convincente nel ruolo di Vivie, nella sua vivace
e dura contestazione del ‘modello’ materno.
Ottima, a nostro avviso, la regia di
Bernardi, che ha scelto di ambientare la vicenda negli anni cinquanta del
‘900, in pieno boom economico del mondo occidentale, di cui è simbolo
la Vespa della prima scena (invece
della bicicletta delle indicazioni di scena originali). Pieno il successo,
sottolineato dal prolungato applauso del numeroso pubblico presente in
ogni ordine di posti.
Novara, 11
gennaio 2010
Bruno Busca
TEATRO
CARCANO: " PLATONOV " di Anton Cechov
(dal 9 al 12 dic.)
Opera giovanile di Cechov, scritta
nel 1880-1881, è un testo senza titolo, battezzato dai critici Platonov.
Cechov vi disegna un eroe senza volontà e fa emergere quella
contrapposizione tra due mondi, la nobiltà e la borghesia mercantile, che
riapparirà nelle
opere maggiori. Ritrovato un paio di decenni dopo la morte dell’autore,
che aveva lasciato accenni a un lavoro forse perduto o che aveva
intenzione di distruggere, è stato pubblicato postumo nel 1923: un testo
incompiuto, sebbene “incompiuto per eccesso di materia”, come
sottolinea il regista Nanni Garella. Nel ruolo del titolo, Alessandro
Haber incarna i tratti negativi di un personaggio abulico, un Don
Giovanni riletto e calato nel profondo della provincia russa, modellato
sull’opera di Molière, con echi dalla grande letteratura di Puskin e
Turgenev. All’interno di un’atmosfera intorpidita e provinciale si
muovono i vari personaggi, spettatori inermi del ribaltamento delle
relazioni sociali causato dal dissolvimento dell’aristocrazia militare e
di tutta la struttura sociale legata a un’organizzazione di tipo
feudale. Figurine di un mondo in decadenza, in cui i sentimenti non hanno
più fondamento morale e i rapporti tra gli uomini sono dettati unicamente
da interessi che non riguardano la sfera emotiva. Un mondo che, per aridità
morale e rivolgimenti economici e politici, ha più di una somiglianza con
il nostro: per questa ragione Garella ha spostato l’ambientazione della
commedia alla fine del Novecento, nella Russia della perestrojka,
vestendo gli attori con abiti moderni.
TEATRO
PARENTI: "I Prodotti" -Spettacolo di danza- (dal
1 dicembre)
ideazione
e regia di Michela Lucenti e Leonardo Pischedda
coreografia
di Michela Lucenti
con
gli Afro Jungle Jeegs
Produzione
Balletto Civile e Artificio 23
Il progetto teatrale I
Prodotti vede coinvolto un gran numero di persone, fra cui, in primo
luogo, un gruppo di giovani acrobati kenioti, gli Afro Jungle Jeegs, che
sono arrivati in Italia portando piccoli spettacoli di elevata e
divertente acrobazia fisica, grazie al sostegno di Artificio23 e P.e.p.e.
Produzioni.
Leonardo Pischedda, di
Artificio23, gruppo che fa dell'incrocio dei generi il centro della sua
ricerca, ha proposto agli acrobati africani di interagire con altri
artisti come quelli del Balletto Civile, compagnia italiana di teatro
fisico capitanata da Michela Lucenti che lavora da anni privilegiando
quasi esclusivamente il linguaggio del corpo, del canto e della danza.
Ne è nato un lungo percorso
di formazione e di lavoro ancora in atto, un percorso tra Europa e Africa,
che si è sviluppato nell'arco
di due anni, ottenendo un primo risultato compiuto con lo spettacolo.
I prodotti è fatto
di individui e dei loro corpi e racconta una storia immersa nel bianco,
che è il colore delle cose sospese. Gli individui danzano e parlano, e il
loro agire ha bisogno di mostrarsi, di rivelarsi con strumenti semplici e
diretti. Lo spettacolo parla di una specie di rumore di fondo, che si può
ascoltare spesso, quando tutto il resto tace, e di come le vite siano
immerse nel freddo, anche a Nairobi.
TEATRO
SAN BABILA: “VESTIRE
GLI IGNUDI” (dal
25 novembre)
di
Luigi Pirandello
regia:
Walter Manfrè
con
Vanessa Gravina, Luigi Diberti, Luca Biagini e Marco Marelli,
Ersilia
(Vanessa Gravina), felicemente fidanzata con il tenente di vascello Franco
La Spiga (Marco Marelli), lavora come governante nella casa del Console
italiano a Smirne (Luca Biagini), che la corteggia assiduamente. Un
giorno, essendo in uno stato di desolazione a causa della rottura del
fidanzamento, cede alle avancès del suo datore di lavoro e non ne
sorveglia la figlia (Giulia Botta, nei panni della bambina) che le era
stata affidata e questa muore in un tragico incidente. Ersilia
si ritrova per strada senza un lavoro, senza una casa,costretta a
prostituirsi e tenta il suicidio. Ricoverata
in ospedale, sicura di morire, vorrebbe lasciare un ricordo romantico di sé
e ai cronisti racconta di essersi avvelenata perché abbandonata dal
fidanzato, suscitando commozione nell’opinione pubblica. Ma
i tormenti per Ersilia non sono ancora finiti e, da paladina
dell’opinione pubblica, finirà per essere vista come una prostituta che
ha causato la morte di una bambina e … Personaggio
di rilievo è anche lo scrittore Ludovico Nota (Luigi Diberti), che nutre
un interesse vampiresco per Ersilia, dalle cui vicende vorrebbe trarre un
romanzo. “Vestire
gli ignudi” è il dramma di chi si sente nudo, quindi insignificante, e
indossa i panni, seppur laceri, che gli altri gli fanno indossare.
TEATRO
PARENTI:
"TRADIMENTI"
(dal 23 al 29 novembre)
di
Harold Pinter
Regia:
Andrea Renzi
Attori:
Nicoletta Braschi, Tony Laudadio, Enrico Iannello
Due ex
amanti si incontrano in un pub anni dopo la fine del loro affaire . Da qui
nove rapide scene durante le quali si riavvolge il nastro della loro
storia clandestina. Uno dei maggiori testi di Pinter con Nicoletta Braschi,
Enrico Ianniello e Tony Laudadio che tornano in scena insieme dopo il
successo de Il metodo Grönholm.
TEATRO
COCCIA (Novara): "Vita di Galileo"
Al Coccia
di Novara si è aperta degnamente, domenica 22 novembre, la
stagione del teatro di prosa con la Vita di Galileo di B. Brecht,
una coproduzione del Teatro Stabile Friuli-Venezia Giulia e del Teatro
degli Incamminati di Milano, per la regia di Antonio Calenda, già
allestita al Piccolo di Milano nella stagione 2007-2008.
Frutto di diverse stesure, l’opera nasce negli anni che precedono
immediatamente la Seconda Guerra Mondiale. Vita di Galileo è la
drammatizzazione della carriera del grande scienziato toscano
a partire dall'invenzione del cannocchiale, alla scoperta dei pianeti di
Giove, alla prima condanna del Sant'Uffizio, fino all'ultima vecchiaia che
trascorse nel suo domicilio di Arcetri in conseguenza della seconda e
definitiva condanna ad opera del Tribunale ecclesiastico. Lo spettacolo si
concentra sul contrasto con il potere ecclesiastico, terminato con la
sconfitta dello scienziato, con l’abiura delle proprie dottrine,
intimorito dalle ben poco caritatevoli modalità di persuasione della
Chiesa d’allora: la figura di Galileo, lo scienziato che con le sue
rivoluzionarie intuizioni rischia di mettere a repentaglio gli equilibri
ideologici e sociali del suo tempo e che si piega alla ritrattazione per
timore della tortura e per mancanza di vocazione eroica, è la metafora
dello scienziato moderno, dell'intellettuale perseguitato dall'inesorabile
establishment politico-culturale, nemico di ogni innovazione che ne
minacci il potere, fondato sullo sfruttamento della massa ignorante.
Galileo come eroe intellettuale, dunque, ma eroe fin tanto che non entra
in gioco il timore per la sofferenza del corpo: non è un paladino che
immola tutto se stesso alla causa; Galileo non puro cavaliere senza
macchia, ma comunemente umano, con i suoi slanci idealistici e con le sue
giustificate paure di fronte a
torture e rogo.. Il regista Antonio Calenda ci mostra il grande scienziato
in tutta la sua umanità, nella capacità di grandi pensieri, ma anche
nella golosità verso i piaceri più semplici. Tanto che l'amore per la
buona tavola è un tema ripreso continuamente, come metafora, ma anche
come vero piacere al pari dei piaceri dell'intelletto, anzi, alla fine,
come l'ultimo piacere che rimane all'uomo privato della libertà
intellettuale.
Ed è proprio nel finale, con Galileo ormai invecchiato e rinchiuso nella
sua stessa casa, che si hanno i momenti più emozionanti dello spettacolo.
Branciaroli appare perfetto nel rendere l'umanità dello scienziato, ormai
apparentemente interessato solo al quotidiano, quasi biascicante, che ha
abiurato anche alla propria dignità, ma che esprime ancora guizzi di
un'intelligenza e di una saggezza che deve nascondere. Buona
l’interpretazione di alcuni personaggi importanti per la resa
drammaturgica dei temi principali: molto convincenti, ad esempio,
Giancarlo Cortesi e Daniele Griggio nella parte dei due cardinali che
interrogano Galileo, espressione del potere nel suo volto più cinico e
ipocritamente suadente. Pregevole anche la prova di Giorgio Lanza nei
panni di Sagredo, il compagno spirituale di Galileo, mentre un po’
troppo impostati su toni macchiettistici appaiono altri personaggi, specie
quelli femminili. Suggestiva la scenografia di
Pier Paolo Bisleri: la parete di fondo, su cui si apre un enorme
portone, è il cielo, con le costellazioni e le galassie, un mondo
nebuloso, a cui tenta di dare accesso la scienza moderna, un accesso però,
nel finale, precluso da un’enorme inquietante croce, simbolo di una
religione fattasi potere dispotico e tirannico.
Pieno il successo, sottolineato dagli
scroscianti applausi del folto pubblico, con molti giovani.
Novara, 23 novembre
Bruno Busca
TEATRO
SAN BABILA: COL PIEDE GIUSTO
Regia:
Angelo Longoni
Attori:
con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone
Rincasando
un po’ brillo la sera in cui è stato eletto in Parlamento, Bruno
(Simone Colombari) travolge con l’auto un malcapitato e lo lascia morto
senza soccorrerlo. Nonostante non sia stato visto da nessuno, fa
contattare da un avvocato suo amico,Silvio (Blas Roca Rey), piacione e con
pochi scrupoli, la vedova (Amanda Sandrelli) per offrirle un compenso. Elena,
la vedova, donna sospettosa, aggressiva e spassosamente sguaiata, prima
rifiuta, poi accetta e poi… In
tutta questa vicenda si aggiunge Anna (Eleonora Ivone), ambiziosa moglie
di Bruno e figlia di un potente senatore della Repubblica,
da sempre corteggiata dall’avvocato amico del marito. C’è un tipo di crimine
nuovo, inedito, non tanto per la tipologia di illecito penale, quanto per
la diffusione incredibile che sta avendo: l’omissione di soccorso in
seguito ad incidenti stradali, sono quasi ventimila ogni anno i pirati
della strada che investono e uccidono o feriscono e poi scappano. Gli interpreti principali sono Amanda Sandrelli, attrice
di cinema, fiction tv e teatro e il marito, l’attore romano di origini
peruviane Blas Roca Rey. I due hanno spesso messo in scena commedie di Angelo
Longoni autore e regista per cinema e teatro, i cui testi raccontano le
problematiche della società contemporanea.
TEATRO
PARENTI: "IL
CALAPRANZI "
(20 ottobre / 1 novembre)
di
Harold Pinter
traduzione
di Alessandra Serra
Regia e attori: di Lorenzo
Costa e Ivana Monti
Produzione Teatro Garage di Genova
Un'azione scoppiettante, grazie alla bravura di Ivana Monti e Lorenzo
Costa, binomio perfetto per la comicità di Pinter: silenzi-dialogo e
dialoghi serrati, amare risate e calma violenza. Chiusi in uno scantinato
ad attendere il nome della loro vittima, i due killer del thriller,
mettono in scena in un duo amaro e quasi comico, la metafora
dell'inquietudine umana.
Gus e Ben - Ivana Monti e Lorenzo Costa - danno vita a
dialoghi divertenti a assurdi. L'attesa dei messaggi, spesso fonte di
riflessioni, diventa col passare del tempo sempre più snervante, creando
stato d'ansia e tensioni verbali tra i due protagonisti, fino ad un finale
sorprendente. Il
calapranzi mette in scena la violenza, tema ricorrente nella
drammaturgia pinteriana, e i suoi meccanismi spesso inafferabili e sottili
che insidiano l'uomo. Una violenza che in questo testo è espressa sotto
forma di una calma impassibile di Ben ed un' inquietudine ossessiva di
Gus. E' in scena una metafora delle minacce della vita alle quali si può
rispondere o con amare risate o con il silenzio delle verità.
TEATRO
MANZONI: "UN ISPETTORE IN CASA BIRLING" (6 0tt./1 nov.)
Bis Tremila s.r.l.
presenta UN ISPETTORE IN CASA
BIRLING di John Boynton Priestley, traduzione di
Giovanni Lombardo Radice.
Con PAOLO FERRARI,
ANDREA GIORDANA, Crescenza
Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi, Loredana Gjeci. Costumi
Giovanni Ciacci, scene Almodovar, disegno luci Umile Vainieri, aiuto regia
Francesco Brandi, disegno audio Paolo Astolfi, musiche Harmonia Team.
Regia GIANCARLO SEPE.
In Inghilterra nel 1912
la famiglia Birling
festeggia il proprio benessere finanziario e il fidanzamento della figlia Sheila con
un giovane industriale. Abiti da sera, cena e vini d’annata. Mentre
tutto fila liscio verso la conclusione bussano alla porta: un ispettore di
polizia deve porre delle domande al capo famiglia, Arthur… Un inizio
folgorante per una commedia a carattere giallo, piena di suspense. Il
poliziotto mette in crisi la serata, la famiglia, gli affari, il
fidanzamento e tutto il resto. Sulla storia aleggia la morte violenta di
una giovane donna. Ecco una combine che non ha eguali nel teatro del
Novecento di cui John Boynton Priestley è un rappresentante esemplare:
thriller e dramma borghese. Le ipocrisie dell’alta società che si
mischiano al disagio del ceto meno
abbiente, che soccombe; le colpe che si materializzano e diventano
spauracchi agli occhi della famiglia Birling che prova a scaricare le
proprie responsabilità. Un interrogatorio poliziesco che dura un’intera
notte, non risparmiando niente e nessuno. Una serie di colpi di scena alla
Hitchcock che cambia ogni volta il nome dell’assassino, coinvolgendo i
protagonisti, presunti ignari e presenti colpevoli, in una sarabanda
surreale e velenosa, che non conosce sosta e che ha termine alle prime
luci dell’alba. Scritto e rappresentato
per la
prima volta
a Mosca nel 1945, “Un ispettore in casa Birling”, considerato oramai
un classico del teatro inglese, ottenne grandi successi a metà degli anni
Quaranta anche a Londra (compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec
Guinnes), Parigi, New York. In Italia venne messo in scena per la
prima volta
nel 1947 da
Orazio Costa
con Salvo Randone e Camillo Pilotto, e successivamente negli anni Ottanta
dalla Compagnia Tieri-Lojodice. In questa edizione viene riproposto, con
la regia di Giancarlo Sepe, da una coppia di consumati
attori del calibro di
Paolo Ferrari e
Andrea Giordana, avvalendosi per la traduzione della prestigiosa firma di
Giovanni Lombardo
Radice. Attualmente lo spettacolo
è in scena al Novello Theatre di Londra con Nicholas Woodeson, Sandra
Duncan, Christopher Saul, Marianne Oldham, Robin Whiting, per la regia di
Stephen Daldry.
TEATRO
SAN BABILA: “IL
SIGNORE VA A CACCIA” (dal 6 al 25 ott.)
Autore:
Georges Feydeau
Regia:
Mario Scaccia
Attori:
Debora Caprioglio, Edoardo Sala, Rosario Coppolino e con Isa Barzizza
Quando
Il signore va a caccia, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla
sorprendere in flagrante e dedicarsi,a sua volta, all’amante. Ma quando
la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo
accettando la corte del migliore amico di lui.
Al centro del vaudeville adattato e diretto da Mario
Scaccia c’è un ipotetico tradimento del marito Ducholet (Edoardo Sala),
nei confronti dell’amorevole moglie Leontine (Debora Caprioglio). Il sospetto di tradimento è instillato da Moricet
(Rosario Coppolino), da sempre innamorato di Leontine, il quale afferma
che Ducholet utilizzi la scusa della caccia per tradirla. Proprietaria dell’appartamento dove si svolge tutta
la vicenda è Madame Latour du Nord, interpretata dalla poliedrica Isa
Barzizza, attrice e doppiatrice, che ha lavorato con attori del calibro di
Totò, Eduardo de Filippo, Ruggero Ruggeri,…
Georges Feydeau è un
autore attuale, leggero e spiritoso, solo all’apparenza disimpegnato
che, descrivendo egregiamente le situazioni quotidiane, disegna un’epoca
e ne coglie i primi elementi disgregatori. (“Ma
che cos’è, scusate, l’onestà delle donne? E’ l’opinione della
gente. Ebbene, basta che non la mettiamo al corrente dei fatti nostri, la
gente!”. E’ una delle frasi di Moricet al suo oggetto del desiderio
Leonine, che sottolinea quanto peso avesse l’apparenza nella società di
Feydeau) In una delle commedie
più divertenti del drammaturgo francese, la vicenda ruota intorno al tema
dell’adulterio e della gelosia in un vortice di situazioni paradossali
ed esilaranti fra marito, moglie, amanti, poliziotti,….
Ambientata in un appartamento
parigino dove tutti i personaggi si incontrano casualmente e danno vita a
una girandola di movimenti ed equivoci tra la commedia e la farsa,un vero
e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi ineccepibili, di entrate
ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena che la regia
sottolinea alla perfezione.
TEATRO
SAN BABILA: LA VEDOVA ALLEGRA (29 sett./4 ott.)
Libretto di Victor Leòn – Leo Stein
- Musiche
di Franz Lehàr
Il re di un piccolo paese ha un
figlio malvagio, Mirko, e un nipote dal carattere opposto, Danilo, che si
contendono i favori di un ballerina in tournèe, Sally. Danilo vorrebbe
sposarla, ma lo zio si oppone al matrimonio e Sally accetta la mano
dell’uomo più ricco del regno, che muore la prima notte di nozze. La
vedova si reca a Parigi e il re incarica il figlio Mirko di trovarla e
sposarla, per fare in modo che la fortuna ereditata rimanga nel paese. Ma
Sally è sempre stata innamorata di Danilo, così come il ragazzo di
lei,…
“La vedova allegra”, primo
capolavoro di Franz Lehàr, debuttò il 30 dicembre 1905 diventando il
simbolo di un genere che unisce divertimento e buona musica e procurando
un immediato successo al compositore, la cui musica, in questa versione,
è eseguita magistralmente dall’orchestra da camera “Giorgio
Strehler”.
TEATRO
CARCANO : "MOLTO
RUMORE PER NULLA"
(dal
7 ottobre)
Lo
spettacolo, che ha debuttato a settembre dello scorso anno al Teatro India
di Roma, è l’esito di un laboratorio teatrale tenuto da Gabriele
Lavia con una ventina di giovani attori. In
questa commedia sono contenuti alcuni temi-chiave del teatro
shakespeariano, in primo luogo il dilemma esistenziale tra l’essere e
l’apparire, il tema del doppio, dello specchio, della maschera. Dov’è
la verità? in ciò che è, in ciò che si deve o in ciò che appare?
Grande importanza viene data alla musica e alle canzoni con esecuzioni dal
vivo da parte dei giovani attori. I costumi sono a volte indossati, a
volte solo appoggiati e a volte trascinati da attori in abiti di tutti i
giorni, a seconda degli stati d’animo, della “maschera”, del ruolo,
dell’apparenza. E’ uno spettacolo molto allegro, leggero, fresco e
divertente, corale e energetico, capace di esaltare la giovinezza e il
primato dell’Amore.
In occasione del ciclo “Gli
incontri di Milano per lo Spettacolo” a cura del Comune di
Milano-Settore Cultura e Spettacolo, giovedì 15 ottobre alle ore 18
presso lo Spazio Eventi Mondadori (piazza Duomo, 1) gli attori di
MOLTO RUMORE PER NULLA incontreranno il pubblico e si
racconteranno. Conduce l’incontro Antonio Calbi. Ingresso libero
fino ad esaurimento posti.
Nella
solare città di Messina, il ricco Leonato accoglie nella sua magione il
principe d’Aragona don Pedro di ritorno dalla guerra insieme ai suoi più
stretti compagni. L’atmosfera gaia e leggera dell’estate mediterranea
fa da sfondo agli amori del giovane Claudio e la dolce Ero e tra i
litigiosi Beatrice e Benedetto. Nell’imminenza delle nozze di Claudio e
Ero, don Juan, geloso del favore che Claudio gode presso don Pedro, fa di
tutto per screditare Ero e impedirle così di sposare il suo amato. Nulla
però potrà impedire all’amore di trionfare sui cattivi sentimenti, che
saranno giustamente puniti. Questa, in breve, la trama di un’opera che
condensa in sé tutto il meglio delle commedie shakespeariane: finte
morti, sospetti, intrighi, schermaglie amorose, scambi di persona,
congiure. Un molto – per fare una sintesi estrema di questa
divertentissima opera – che attraverso lo specchio del rumore si
riflette e diventa, o ritorna, nulla. Il nulla evocato nel titolo:
“lo scandalo, il delirio, la rabbia, la rissa, la finzione. La guerra,
l’amore … sono l’esito del nulla, certo arriveranno al nulla. La
vita allora non è che un’ombra che cammina per davvero, un povero
attore che si agita sulla scena, per la sua ora, tutto sudore, furia,
temperamento … La congiura, la guerra civile che ha visto soccombere il
“bastardo” Juan e vincere il “legittimo” Pedro, lo scambio di
persona tra Ero e Margherita, la finta morte di Ero, la finta figlia di
Antonio … le maschere … le maschere … le maschere … tutto questo
.. tutto questo “rumore” finirà nel nulla come era nato e allora …
ha ragione Benedetto .. Balliamo!”
TEATRO
MANZONI: NUOVA STAGIONE
Per la stagione teatrale 2009-2010 il
programma alterna come di consuetudine spettacoli classici e appuntamenti
con il divertissement. Il criterio dell’alternanza si basa sulla
contrapposizione tra il recupero di pagine memorabili della scena
internazionale e il varo di novità assolute, come traspare già
nell’incipit che fa seguire
all’inaugurale proposta di un’icona del teatro del Novecento una nuova
commedia dell’autrice-regista Cristina Comencini.
Scritto e rappresentato per la
prima volta
a Mosca nel 1945 e l’anno dopo a Londra da una
Compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes, “Un ispettore in
casa Birling” di John Boynton Priestley arrivò sulle scene italiane nel
1947 con la regia di
Orazio Costa
, protagonisti Salvo Randone e Camillo Pilotto,
e venne ripreso nel 1986 da Sandro Sequi per Aroldo Tieri, Giuliana
Lojodice, Mino Bellei. L’apparizione di un ispettore di polizia durante
una festa di fidanzamento mette a disagio una famiglia benpensante inglese
rivelandone le debolezze e i compromessi. Adesso sono
Paolo Ferrari e
Andrea Giordana con Crescenza Guarnieri e la regia di Giancarlo Sepe a
rinverdire la trama complicata da un
delitto che è costato la vita a una giovane donna.
Un’altra famiglia in crisi è al
centro di “Est Ovest” in cui l’autrice di “Due partite” e
candidata all’Oscar per “La bestia nel cuore”, ricostruisce la festa
per gli ottanta anni di nonna Letizia,
assistita da una badante ucraina e sfruttata da figli e nipoti che mirano
a impossessarsi anzi tempo degli ultimi beni dell’ottuagenaria. Ma
l’elemento cruciale della vicenda è costituito dal confronto di due
solitudini: quella dell’anziana signora in balia degli eredi e quella
della badante costretta all’estero dalla povertà del suo paese di
origine. A interpretare la novità della Comencini sono l’intramontabile
Rossella Falk,
la giovane Daniela
Piperno
, nonchè Luciano
Virgilio e Claudio
Bigagli.
Un assolo di
Gianfranco Jannuzzo
costituisce il terzo appuntamento stagionale che in “Girgenti amore
mio…”, scritto assieme ad Angelo Callipo, scioglie un inno alla natia
Agrigento, richiamandola con il nome dei memori genitori. Nell’exploit
di Jannuzzo, affidatosi alla regia di Pino Quartullo, prendono forza non
soltanto il gusto spregiudicato dell’inconfondibile “humour” locale,
ma anche la topografia labirintica della città, resa viva e palpitante
dall’evocazione appassionata dell’interprete di “Liolà” e di
“Nord & Sud”. L’antica Agrigento non è soltanto eletta a
simbolo della Sicilia, ma nel canto
accorato del protagonista assurge a emblema di tutte le città del mondo
innalzate a simbolo dell’amore per la propria terra.
A seguire lo spregiudicato interno de
“L’Appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond nell’adattamento
di Edoardo Erba e di Massimo Dapporto. La versione teatrale del famoso
film del 1960 con Jack Lemmon e Shirley MacLaine ha per protagonisti
Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli. La simpatica e spregiudicata vicenda
ripropone, con la regia di Patrick Rossi Gastaldi, la spericolata
disponibilità di un arrembante impiegato che per far carriera dà la
possibilità agli altrettanto spregiudicati superiori di usufruire del suo
appartamento per i loro incontri galanti. Salvo scoprire che la disinvolta
partner dei suoi “soci” non è che la galeotta ragazza dei suoi sogni.
L’allestimento teatrale di “Dona
Flor e i suoi due mariti”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di
Jorge Amado del 1966, si ispira al film di Bruno
Barreto (1977), protagonista Sonia Braga nel ruolo inquietante di
una giovane donna di Bahia che alla morte del marito, adorabile giocatore
e sciupafemmine, si riaccasa con un tranquillo farmacista e scopre ben
presto di aver la necessità di conciliare la serena disponibilità del
secondo marito con la passionalità e l’erotismo dell’intramontabile
predecessore. Con la regia e la rielaborazione scenica di
Emanuela Giordano
sono Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti con Valeria
D’Obici a impersonare i protagonisti dell’esilarante e struggente
metafora brasiliana.
Ispirato alla metropoli vesuviana
dell’immediato dopoguerra è il film “L’Oro di Napoli” che nel
1954 Vittorio De Sica trasse da sei racconti dell’omonimo libro di
Giuseppe Marotta, interpretato dal gotha attorale che trascorre da Totò a
Sophia Loren, da Silvana Mangano a Eduardo De Filippo, allo stesso De
Sica. Ma nell’odierno adattamento teatrale di Armando Pugliese e
Gianfelice Imparato, con musiche di Nicola Piovani, si ripropone una
ricomposizione totalmente nuova dei racconti marottiani affidati
all’interpretazione di Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri, Valerio
Santoro, per raccontare le storie dolenti, comiche e tragiche di una
miriade di personaggi di un unico di quei palazzoni di cui pullula il
centro storico di Napoli.
Il penultimo appuntamento della
stagione è con “Rumors” di Neil Simon affidato alla coppia Zuzzurro e
Gaspare e alla regia di Massimo Chiesa. Scritta nel 1988, “Rumors” non
significa “rumori”, ma pettegolezzi ed è una farsa infernale in cui
il clou della vicenda è costituito dall’assenza del vicesindaco di New
York e della moglie alla festa per il loro anniversario di matrimonio.
Nulla a che vedere con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn in cui si
cimentarono gli stessi Andrea Brambilla e Nino Formicola. “Rumors” è
un comico affresco dell’alta borghesia di New York, andato in scena a
Broadway nel 1988 e ripreso
l’anno dopo in Italia da Gianfranco De Bosio per Giuseppe Pambieri, Lia
Tanzi, Riccardo Peroni, infine riproposto nel 2000 dagli Attori e Tecnici
di Attilio Corsini.
A concludere “La strada”, un
dramma, con musiche di Germano Mazzocchetti, tratto dall’omonimo film di
Federico Fellini premiato con l’Oscar nel 1954. Nella versione teatrale
si misurarono nel 1999 Fabio Testi e Rita Pavone diretti da Filippo
Crivelli. Oggi sono Massimo Venturiello e
la cantante Tosca
a impersonare il girovago Zampanò e l’ingenua e clownesca Gelsomina.
Tra loro non c’è dialogo: la diffidenza, il cinismo,
l’incomunicabilità sono la colonna sonora della loro esistenza condotta
ai margini della società e della civiltà. Attorno ruota un’umanità
altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera, fatta di
uomini che ancora oggi troviamo nelle nostre metropoli, vicinissimi a noi
eppure invisibili, ignorati e allontanati.
Milano, settembre 2009
XII
STAGIONE TEATRO DI VERDURA: GIUGNO - SETTEMBRE 2009
E’
stata presentata da Marcello
Dell’Utri, Presidente della Fondazione Biblioteca di Via Senato, nel
corso di una Conferenza Stampa, la
Stagione 2009 del Teatro di Verdura che intende, in linea con le
precedenti edizioni e con maggiore forza, dare spazio alla lettura dei
testi che hanno fatto grande la letteratura italiana ed internazionale di
tutti i tempi: appunto, i libri in scena.
Nel
programma, anche un’interessante impegno degli allievi della Scuola
d’Arte Drammatica Paolo Grassi che presenteranno “L’impresario
delle Smirne”, in due serate con due distinti cast, per dimostrare
che i giovani credono e fanno vivere il grande Teatro a Milano. Anche
il Presidente Marcello Dell’Utri
offrirà per questa edizione il suo personale contributo al Teatro di Verdura, leggendo in due distinti appuntamenti i discussi diari
di Mussolini con appunti del giornalista opinionista Ugo
Finetti.
Come
ormai consuetudine il Teatro di
Verdura, nell’offrire serate piacevoli e di svago, vuole anche
ricordare coloro che sono in difficoltà e chi li aiuta concretamente ogni
giorno. Per questo, durante tutte le serate della stagione teatrale,
inviterà il proprio pubblico a donare un contributo a Opera
San Francesco per i Poveri di Milano.
Attori
celebri accanto a giovani talenti, serate di lettura, prosa, poesia,
musica per una nuova Stagione che intende essere un ulteriore ed
appassionato tributo al grande teatro.
All’incontro
hanno anche partecipato, con personali interventi, artisti ed operatori
culturali tra cui Filippo Crivelli,
Alessandro Quasimodo, Mario Cei, Corrado D’Elia e Donatella Oggioni.
www.bibliotecadiviasenato.it
Giugno
2009
AMont*
TEATRO
SAN BABILA:"BEAT GENERATION ANNI '60" (dal
6/4)
Lo spettacolo è un percorso storico
sul decennio della contestazione giovanile, un decennio ricco
di avvenimenti e cambiamenti tra moda, comunicazione e musica, ovviamente Beat.
Beat è un termine inglese che significa ritmo, battito. La beat
generation è un movimento artistico, letterario, musicale, sviluppatosi
attorno agli anni ’50’/‘60 negli USA. La musica beat è un genere
musicale nato negli anni ’60 in Inghilterra. Forse il primo vero artista
che ha trasformato in musica l’ideologia del movimento è stato Bob
Dylan, seguito dagli “Animals”, dai “Procol Harum”,
e dai “Moody Blues”, gruppi che influenzarono notevolmente
anche il beat italiano. Nel nostro paese il beat era l’idea di porre una
rottura con le vecchie tradizioni del mondo adulto. Sul palcoscenico del
Teatro San Babila la musica beat sarà la vera protagonista, con
canzoni che hanno segnato un’epoca attraversando intere generazioni
senza mai invecchiare. Sei serate indimenticabili nelle quali si
intrecciano i ricordi di un’Italia che si trasforma attraverso le nuove
generazioni di allora.
Regia di Davide Sacca' con Gianpieretti,
Donatello,
Paki de “I NUOVI ANGELI”.
TEATRO MANZONI: "TO BE OR NOT TO
BE" (dal 31 marzo)
“To be or not to be” è una pièce
che offre una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un
leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia.
Una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del
soggetto originale
dell’autore ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film
di successo del grande Ernst Lubitsch (“Vogliamo vivere”, il titolo
della versione italiana), ripreso quarant’anni dopo da un altro genio
della comicità, Mel Brooks.
Il regista Antonio Calenda ha selezionato un gruppo di artisti di
alta qualità per la nuova messinscena del Teatro Stabile del Friuli
Venezia-Giulia. I ruoli principali saranno sostenuti da due attori
molto amati: il bravissimo Giuseppe Pambieri, che interpreta in
modo brillante l’esuberanza e le fragilità artistiche di Ian Tura, e
l’affascinante Daniela Mazzucato che presta duttilità e talento
a Maria Tura, e la sua splendida voce alle canzoni dello spettacolo,
firmate dal grande Nicola Piovani. Ian e Maria sono i capocomici di una
compagnia teatrale di Varsavia, intenti a provare un testo non troppo
velatamente antinazista. È il 1939 e gli eventi precipitano: Varsavia è
asservita a Hitler e la censura impedisce la messinscena. Gli attori
ripiegano su Amleto, ruolo che è il pallino di Ian, ma che diventa presto
il suo incubo: durante il lungo monologo di “To be or not to be”
infatti Maria si fa raggiungere in camerino da uno spasimante… Proprio
grazie a lui, giovane ufficiale dell’aeronautica, il mondo evanescente
degli attori diviene fondamentale per giocare una serie di tiri contro gli
oppressori ed eliminare un importante capo nazista.
Commedia piena d’ironia e garbo, di battute irresistibili e intuizioni
intelligenti che si susseguono a ritmo vorticoso, “To be or not to be”
gioca con il continuo riflettersi della realtà della vita nella finzione
del teatro e scrive, in termini leggeri e surreali, una dura satira contro
il nazismo.
TEATRO
MANZONI: "Il
caso di
Alessandro e Maria"
Piccolo
Musical da “camera” per quattro grandi protagonisti.
Luca Barbareschi
caleidoscopico e sorprendente per la sua perizia di rinnovarsi di volta in
volta nei panni di regista, attore, cantante, riporta in scena un testo
raro di un autore di culto come Giorgio Gaber: “Il caso di
Alessandro e Maria
” sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto
luogo”. La commedia scritta con l’inseparabile Sandro Luporini, fu
messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel
1982. Dialogo intimo a due in bilico tra passato e presente, storia di un
innamoramento trascorso e della devastazione che
inevitabilmente le grandi passioni comportano, ring del cuore per quei due
che avevano vissuto “un amore smisurato e sciupato”. Inaspettate
interazioni tra quotidianità e sogno trascendono e prendono corpo e voce
con Luca Barbareschi
nel ruolo di Alessandro tra il dilemma di “essere” o “ess
erci” e la Maria di Chiara Noschese “con la sua gioia di
esistere e la sua tristezza di non essere in nessun posto”. Litigano,
comunicano e non comunicano, punzecchiano, giocherellano, duettano, sulle
note della colonna sonora inedita del bravo musicista Marco Zurzolo,
eseguita dal vivo dall’autore e la sua band. Le scene sono di
Massimiliano Nocente. I costumi di Teresa Acone. Luci di Mario Esposito.
Un modo per restituire al pubblico un pezzo eclissato della straordinaria
e vasta produzione gaberiana, un omaggio personale di Barbareschi
all’amico Giorgio, una ricerca del regista-attore di ritornare a
raccontarsi attraverso il privato, di volare oniricamente tra musica e
parole, un reality love show, cantato, ballato, recitato. Poetico,
confidenziale, comico, spietato. La personalissima visione della sfera
affettiva di un intellettuale viscerale, anticonformista, libero,
trasfigurata ed elaborata in versione scoppiettante e vitale, da un
mattatore istrionico come Barbareschi, un’attrice fuoriclasse e
talentuosa come la Noschese, ritmato da cover di canzoni riadattate di
autori come Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau e nuove composizioni di
Marco Zurzolo come “C’amor”, “Migranti, “ Tema di Giulia”.
Nessun vintage teatrale quindi, bensì una rilettura meno
intellettualistica e più scanzonata dell’universo dei sentimenti
secondo Gaber alla maniera di Barbareschi, in un’originale partita a due
orchestrata, per questo spettacolo-evento al debutto in
prima nazionale al
Teatro Manzoni
di Milano.
Piccolo Teatro Studio:
"DARWIN TRA LE NUVOLE"
Fino alla fine del mese si può
assistere a un piacevole spettacolo che, divertendo, insegna i fondamenti
della teoria darwiniana: Giulio Giorello e Luca Boschi, filosofo della
scienza il primo e professore di fumetto e cinema d’animazione il
secondo, hanno concepito insieme all’ottimo regista Stefano de Luca una
sorta di “viaggio nel viaggio”. Si viaggia infatti nel tempo,
fino al 1831, insieme a due giovani amiche, una delle
quali – Nelly - vuole a tutti i costi intervistare Darwin: e a teatro
tutto si può! Eccole quindi imbarcarsi sul Beagle con il giovane
Charles, un perplesso capitano Fitzroy e un buffo mozzo, e partire per il
famoso viaggio - durato cinque anni - che porterà il naturalista ad
esplorare regioni del Brasile, della Patagonia, del Cile, e a visitare le
incredibili Isole Galapagos, vero laboratorio dell’evoluzione. Le
domande che affollano la mente di Darwin, come quella di ogni altro
scienziato, sono tanti “Perché?” E tra terremoti, incontri con i
Fuegini, iguane, fringuelli, Darwin finirà per darsi delle risposte, che
saranno il corpus dell’Origine delle specie, testo che
Nelly ha portato con sé e di cui legge i passi più significativi. Anche
lo spettatore naturalmente viaggia sul Beagle, e con la fantasia,
grazie ad una scenografia tanto semplice quanto efficace, si ritrova nella
foresta tropicale, nella Terra del Fuoco, sulle Ande… Poi, il viaggio
s’interrompe prima di giungere alle Galapagos e, sulle note di un valzer
ballato da scimmie ed umani, tutto svanisce. Molto applaudite Silvia
Pernarella e Clio Cipolletta – le due simpatiche amiche un po’ matte
– insieme ad Andrea Luini, Andrea Germani e Gabriele Falsetta. Per
festeggiare il compleanno di Darwin un’occasione da non perdere, anche
per i giovanissimi (dai 10-11 anni).
Per informazioni su orari e
prenotazioni www.piccoloteatro.org.
Milano, 10 febbraio 2009
Anna Busca
Il
Faust di Goethe al
Coccia di Novara
Per la stagione di prosa al
Coccia di Novara sabato 31/1 e domenica 1/2 la Compagnia Mauri- Sturno ha
messo in scena il 'Faust' di Goethe, per la regìa di Glauco Mauri, cui va
tributato il dovuto encomio, per il coraggio dimostrato nel portare in
palcoscenico quello che probabilmente è il testo più arduo da
rappresentare dell'intera storia del teatro. Due le difficoltà del
capolavoro del maestro di Francoforte: la trama sterminata e la struttura,
che procede, soprattutto nella seconda parte, non in base a uno sviluppo
lineare dell'azione, ma con
un susseguirsi di 'quadri' relativamente staccati, spesso di significato
allegorico di difficile interpretazione. Chi rappresenti un'opera con tali
caratteristiche è posto di fronte ad una scelta di regìa pressoché
obbligata: selezionare un 'percorso' interpretativo, basato su una
tematica che conferisca unità e coerenza al 'contenuto' portato sulla
scena. Mauri ci invita a rileggere l'immenso edificio del ' Faust' alla
luce dello splendido monologo finale del'eroe in punto di morte
("Attimo fermati, tu sei così bello!"): " Dopo tante
avventure, dopo aver voluto vivere tutto il bene e tutto il male del
mondo, ora Faust ha finalmente compreso che l'uomo può essere d'aiuto
all'uomo, che l'uomo deve vivere per l'uomo, in una terra libera, fra un
popolo libero"..."l'arte per la vita": così scrive Mauri
in locandina. Coerentemente con questa interpretazione, il 'Faust' di
Mauri si concentra su tre nuclei d'azione, come altrettante tappe
dell'evoluzione spirituale di Faust: l'amore come possesso egoistico
dell'altro (la storia di Faust e Margherita), l'anelito ad un'arte che sia
pura Contemplazione della bellezza (l'evocazione di Elena), la brama di
dominio sulla natura (la costruzione della diga sul mare e la morte di
Filemone e Bauci), eliminando drasticamente tutti gli episodi più 'magico-mistici'
del testo (fra tutti, le due celebri 'notti di Valpurga' e i cori angelici
e celesti del finale). La scelta è apprezzabile, ma personalmente avremmo
dato spazio, proprio in questa linea interpretativa, al personaggio di
Wagner (l'antiFaust, nella sua angusta concezione della cultura e della
scienza), mentre ci è parso un po' sfocato l'episodio di Elena. Di buon
livello la compagnia: ottima la recitazione di Mauri (che si scambia con
Sturno il doppio ruolo di Faust e Mefistofele), veramente emozionante nel
monologo finale dell'eroe, ma efficacissimo anche nelle punte grottesche
del ruolo di Mefistofele. Bravo Sturno nel momento patetico dell'amore di
Faust per Margherita, mentre nel ruolo di Mefistofele riesce al meglio nel
registro del sarcasmo più acido. Una menzione merita anche Cristina
Arnone, una brava Margherita. Belle le
scene di Mauro Carosi, che, nella loro spoglia essenzialità, hanno
accompagnato suggestivamente la rappresentazione. Teatro quasi pieno e
scroscianti, meritatissimi applausi alla fine.
Novara, 2 febbraio
2009
Bruno Busca
TEATRO MANZONI : IL SINDACO DEL RIONE SANITA' (dal
3 febbraio)
Protagonista del “Sindaco del rione Sanità” è
Antonio Barracano, riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un
quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco”, perché impegnato a
proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai
tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà questa
giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta. Parliamo quindi di un
protettore: una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai
poveri.
Questa commedia fu scritta nel 1960. La camorra c’era anche
cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si
toccavano donne e bambini, c’erano
i capi quartieri come Campoluongo: il vero Sindaco del rione Sanità che
ha ispirato Eduardo. Costui sembrava un aristocratico, gentile ed educato,
alto di statura, asciutto, la schiena inarcata gli conferiva un’andatura
regale. Eduardo, che lo conosceva, costruisce un eroe che proprio con
l’azione dimostra di non agire; crea un idolo polemico, propone un
personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua
l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del
suo Teatro. Di Antonio Barracano Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo
preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa
desiderare”.
Dopo aver affrontato numerose opere di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffrè
approda felicemente al “Sindaco del rione Sanità”. Sotto la sua
direzione una numerosa Compagnia di ottimi interpreti trasferisce
mirabilmente verosimiglianza ai personaggi. Una prova indimenticabile,
come è stata definita dalla critica, sul filo del rigore e della misura
che Carlo Giuffrè, alle soglie degli ottanta anni, affronta con
straordinaria forza interpretativa in una perfetta fusione di generosità,
risentimento e semplicismo in cui si iscrive il personaggio.
Un successo di pubblico che da due anni si rinnova ad ogni replica, tanto
da valere allo spettacolo l’assegnazione del Biglietto d’Oro per aver
registrato il più alto numero di spettatori.
TEATRO OSCAR:
"IL DIARIO DI EVA"
con Lucia Poli
Per la 39^ stagione dell’Oscar, dal 29 gennaio all’8 febbraio, sarà
in scena un lavoro del Teatro di Rifredi e del Teatro stabile
dell’Innovazione di Firenze, “Il Diario di Eva o come Darwin ci
cacciò dall’Eden” di Angelo Savelli, con la regia dello
stesso Autore. La scelta è in perfetta sintonia con i dibattiti in corso
per il 2009-Anno Darwiniano, dato che ricorrono il bicentenario della
nascita di Darwin e il centocinquantenario della pubblicazione dell’Origine
delle specie. Il testo infatti si ispira liberamente
agli scritti di Charles Darwin e di Mark Twain, in un curioso e originale mixage
che alterna continuamente momenti di riflessione a battute di spirito. Nel
1906 lo scrittore statunitense Mark Twain – pseudonimo di Samuel
Langhorne Clemens - pubblicò un racconto intitolato appunto “Il diario
di Eva”: la prima donna biblica parla in prima persona, descrivendo
con infantile e poetico stupore la scoperta del fuoco, la bellezza
dell’Eden, l’incontro con Adamo. Eva si interroga, dà il nome alle
cose, vuole conoscere
la Verità.
E
’ su questa figura immaginata da Twain, sicuramente filodarwinista,
autore di opere considerate così antireligiose da essere pubblicate solo
molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1910 (Letters from the Earth,
per esempio, fu dato alle stampe per la prima volta nel 1942), che si
sviluppa l’intreccio del lavoro teatrale. Nel giardino della casa di
Charles Darwin, a Down, la moglie Emma (una splendida Lucia Poli) riceve
la visita del reverendo Fay, indignato per l’uscita dell’opera The
origin of species, pubblicata dopo vent’anni di lavoro del grande
naturalista e considerata il testo fondamentale per le teorie
evoluzioniste. La discussione, che continua poi tra i coniugi stessi, non
è altro che un dibattito sul ruolo della scienza e i valori della fede,
su Dio e sull’uomo. La devota Emma propone a Charles di erigere, come
una sorta di risarcimento nei confronti della Chiesa, un monumento ad
Adamo ed Eva nel loro giardino, visto che ha trovato sepolto, in
un’aiuola, proprio il diario di Eva, all’interno di una cartelletta
appartenuta alla loro primogenita Annie morta a soli dieci anni. Ed
ecco che la casta Emma diventa un’Eva innocentemente lussuriosa, il
giardino di casa Darwin è l’Eden, il giardiniere non è altro che
Adamo, lo stesso Charles si trasforma nel diavolo-serpente che tenta con
successo Eva. Il nome “Eva” significa “Vita”, “Adamo” vuol
dire “Terra”, e il termine “diavolo” ha un’origine greca che
significa “colui che separa” il Bene dal Male. Tra simboli e metafore,
riflessioni sulla Bibbia, sulla scienza e sul problema dell’origine,
sulla vita e sulla morte, tra ironiche citazioni di Twain (“Il Paradiso
lo preferisco per il clima, l’Inferno per la compagnia”) e
osservazioni di Darwin, lo spettatore alterna la risata liberatoria alla
meditazione. Molti gli applausi al termine dello spettacolo, sia
all’eccellente protagonista che ai bravissimi Stefano Gragnani e Simone
Faucci. www.tieffeteatro.it
Milano, 2 febbraio 2009
Anna Busca
TEATRO
VENTAGLIO SMERALDO: THE BEST PARSONS DANCE
Dopo l’ennesimo successo di
pubblico e critica riscosso nella passata stagione, a partire da venerdì
13 febbraio 2009 torna sul
palco del Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano, la celeberrima
Compagnia di David Parsons con “The Best of Parsons Dance”.
Occasione imperdibile per appassionati della danza, fans, ma anche per
neofiti, questo spettacolo raccoglie alcuni dei grandi classici del
coreografo americano, vera e propria icona della Post Modern
Dance, una sorta di antologia delle sue coreografie più note ed
emozionanti. Fondata nel 1987 da David Parsons e dal light designer
Howell Binkley - la Parsons Dance è tra le poche Compagnie che,
oltre ad essersi
affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, siano
riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo,
creando coreografie divenute veri e propri “cult” della danza
mondiale. Fin dagli esordi, l’alta preparazione atletica degli
interpreti e la capacità del fondatore di dare anima alla tecnica, sono
state gli elementi distintivi della Compagnia. Come ha scritto il New
York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro
virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone,
una vera forza della natura”. Le creazioni di Parsons - prima fra
tutte la celeberrima “Caught” del 1982 - , portano tutte
il segno di una straordinaria teatralità e di un lavoro fisico che si
trasforma in virtuosismo e leggerezza. È una danza solare, che diverte in
quanto espressione di gioia, capace di trasmettere emozioni semplici e
dirette, risultando estremamente accessibile quindi anche al grande
pubblico. Le performance della compagnia sono esaltate con fantasia e
immaginazione dal light designer Howell Binkley, mentre tra
le collaborazioni eccellenti figura Luca Missoni,che ha firmato i
costumi di molti pezzi. Composta da undici ballerini fissi, la compagnia
vanta un vasto repertorio di coreografie originali, che trova in questo
“Best of” un’affascinante compendio. Le musiche utilizzate da
Parsone per le sue creazioni spaziano dalla musica classica, Rossini
e Mozart, al jazz di Phil Woods e Miles Davis, dal leggendario
musicista brasiliano Milton Nascimento a Robert Fripp - chitarrista e
fondatore dello storico gruppo rock inglese King Crimson - per
arrivare fino alla popolare musica della Dave Matthews Band con le
celeberrime hit degli Earth, Wind & Fire.
TEATRO
FILODRAMMATICI: "LA COSMETICA DEL NEMICO"
Al Teatro
Filodrammatici, continua il ciclo dedicato alla scrittrice belga Amélie
Nothomb, inaugurato il 9 gennaio, con lo spettacolo La Cosmetica del
Nemico, progetto e regia di Corrado Accordino in scena dal 23
gennaio all’8 febbraio.
Due
uomini nella sala d’attesa di un aeroporto, i primi approcci,
l’insistenza di uno, la diffidenza dell’altro. Un incontro premeditato
mascherato dalle lusinghe della casualità, e subito scatta la trappola.
Angust viene trascinato dalla persuasiva e feroce ironia di Textor Texel
in un gioco al massacro. La vittima si scoprirà assassina, l’innocenza
assumerà le sembianze del tiranno, le parole il significato del sangue. I
piani di realtà subiranno improvvise oscillazioni, tali da far dubitare
dell’attendibilità degli eventi, delle loro risposte alla
sopravvivenza.
Il gesto
irriverente della morte irrompe nelle vite di questi due coinquilini della
coscienza. Un dialogo mozzafiato, un’indagine sulla doppiezza
dell’uomo che svelerà i lati oscuri dei due personaggi, mettendo in
mostra il nemico interiore che distrugge tutto ciò che vale, che mostra
il disfacimento insito in ogni realtà.
“Questa
è la storia del disordine mentale di un uomo.
Il
felice coraggio della parola di Amélie diviene il pretesto scenico per
rappresentare i volti degli attori infettati dalla rabbia -le immagini di
paesaggi interiori -il ronzio assordante del pensiero in fuga - l’ape
che ronza - l’onda che si spezza- il cane che abbaia in lontananza- il
luogo astratta e metafisico delle verità nascoste, le stanze della
dimenticanza”.
Corrado
Accordino
TEATRO
SAN BABILA: "FIORI D’ACCIAIO”
di Robert Harling (dal 13 gennaio)
Dramma
e commedia si alternano in “Fiori d’acciaio”, piece tratta
dall’omonimo film dell’ex coreografo Herbert Ross, uscito nelle sale
nel 1989. Uno spettacolo tutto al femminile per Caterina Costantini,
Sandra Milo e Rossana Casale che scandaglia l’animo delle donne,
attraversando generazioni differenti. Le risate sono qualche amare in
“Fiori d’acciaio”, perché
la storia è commovente, ma allo stesso tempo molto divertente. Il testo
è bello e coinvolgente e vede protagoniste sei donne dall’età e dai
caratteri completamente diversi, unite da un’amicizia profonda, fatta
anche di gelosie e pettegolezzi. La commedia è ambientata in un salone di
bellezza della Lousiana. Qui le sei amiche si incontrano e si scambiano
confidenze. Il modo fragile e superficiale che hanno di affrontare la vita
si scontra però con la durezza della realtà, che fa emergere in loro una
forza d’animo che pensavano di non avere. Ne nasce una storia vera,
fatta da donne vere, che amano, ridono, lottano e affrontano le prove
della vita con forza inaspettata e sorprendente ironia, “donne che sono
come fiori, fiori d’acciaio”…
Alcune delle protagoniste di “Fiori d’acciaio” sono le stesse
che hanno fato ridere e commuovere in “8 donne e un mistero”. Rossana
Casale si presenta nella doppia veste di attrice e cantante. A
dirigere sapientemente “Fiori d’acciaio” è il bravo Claudio
Insegno.
Il Direttore Gennaro Davanzo
TEATRO
VENTAGLIO SMERALDO: I LEGNANESI - 1949-2009
60 ANNI IN UNA GRANDE RIVISTA
(dal 30 dicembre)
“E
un dì nacque legnarello”, 8 Dicembre 1949: fu la
prima rappresentazione assoluta della Compagnia I LEGNANESI,
fondata in quello stesso anno da Felice Musazzi. La Compagnia con i
suoi personaggi ne hanno fatta di strada e grazie ai loro interpreti, Provasio
Dalceri e Campisi, le maschere di Teresa Mabilia e Giovanni vivono
ancora
oggi… In tutte le commedie questi tre personaggi, con l’aggiunta
dell’ambientazione del cortile, hanno saputo rendere unico il genere e
lo spettacolo, raccontando le storie della tipica famiglia lombarda che in
tutti questi anni ha aumentato il sentimento di immedesimazione del
pubblico, proiettandolo nella vita quotidiana avvolta dalle sue gioie e i
suoi dolori. In ogni rivista c’è tutto il talento del gruppo, dal sogno
dei balletti alla realtà sociale del cortile, dalle scene umoristiche
ispirate all'attualità ai tradizionali cliché comico-sentimentali, uniti
da un tenue filo conduttore e dalla grande presenza scenica dei
personaggi. Dal 1949... le nostre storie, il nostro dialetto, la nostra
cultura, ovvero la nostra vita, caratteristiche che il pubblico ha
imparato ad apprezzare seguendo la Compagnia in tutti questi anni. Perciò
I LEGNANESI, in occasione del sessantesimo anniversario della loro
fondazione, hanno deciso di festeggiare con Voi questo unico ed
irripetibile momento portando sul palcoscenico uno spettacolo che
ripercorre la storia della Compagnia, con le scene che l’hanno resa
indimenticabile.
BLUE NOTE:
Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra
Nick The Nightfly & the
Montecarlo Nights Orchestra si esibiranno al
BLUE NOTE MILANO (via Borsieri 37), da giovedì 27 a
sabato 29 novembre. Con loro, sul palco del tempio del jazz milanese, ospiti
d’eccezione per presentare al pubblico l’ultimo disco,
”The Devil”, uscito nei negozi tradizionali e digitali il 3
ottobre. Per la serata di
giovedì 27 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore
23.00, mentre per le serate di venerdì 28 e sabato 29 novembre gli
spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30
(apertura porte: ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 899700022). Il
prezzo dei biglietti acquistati entro le due ore precedenti ogni concerto
è di 25,00 euro (prezzo “advance”) mentre il prezzo dei
biglietti acquistati direttamente all’ingresso dello spettacolo è di 30,00
euro (prezzo "door"). E’ previsto inoltre uno sconto
del 40 % sul prezzo “door” (prezzo del biglietto scontato pari a
18,00 euro) per i clienti in pensione oltre i 65 anni. Hanno
diritto alla riduzione del 40% anche i giovani
fino ai 26 anni compiuti ai soli spettacoli delle 23.00. Dal
21 novembre, inoltre, è disponibile in esclusiva su I-tunes “Work
Song” di Oscar Brown Jr, brano riarrangiato e reinterpretato da Nick
The Nightfly & Monte Carlo Nights Orchestra (Gabriele
Comeglio sax alto, direzione dell'orchestra, Giulio Visibelli sax tenore,
Ubaldo Busco, Maurizio Meggiorini sax baritone, Emilio Soana,
Pippo Colucci, Umberto Marcandalli tromba, Angelo Rolando, Mauro
Parodi trombone, Claudio Angeleri piano, Marco Esposito basso, Tony Arco
batteria, Dario Faiella chitarra).“Work Song” scritto dal
cantante e attivista americano racconta della condizione disumana in cui i
carcerati lavoravano per la costruzione delle ferrovie e delle strade
negli anni ‘60 in America. Un altro omaggio di Nick The Nightfly
alla “musica del passato” e a Oscar Brown Jr. dopo l’uscita, del suo
nuovo album “The Devil” (Edel). Il disco contiene 12 brani di
cui 5 inediti scritti da lui e arrangiati da Gabriele Comeglio della
Monte Carlo Nights Orchestra. “The Devil”
(produzione esecutiva ed artistica di Nick The Nightfly, con la
collaborazione di Gabriele Comeglio per gli arrangiamenti dei brani) è
caratterizzato dal sound della Montecarlo Nights Orchestra e
dall’inconfondibile voce di Nick. Questa la track list
dell’album: “The Devil” e “Can't buy me love”
(Nick duetta con Sarah Jane Morris), “Maniac”, “That's
the way love goes”, “Moanin”, “Blue moon”,
“Berchidda blues” (con Paolo Fresu in un assolo di
flicorno),“One for my baby”, “For your love”, “Michelle”,
“Dat there” e la bonus track “Patu patu patu”
(in cui Nick duetta con la sensuale voce della cantante di New Orleans, Kim
Prevost).
TEATRO SAN BABILA“UN ANGELO IN CASA BRAMBILLA”
di Rino Silveri con
Piero Mazzarella,
Rino Silveri, Elena Petrini,Cinzia Bregonzi
E’
sempre un piacere il ritorno sulle scene di Piero Mazzarella, ultimo
storico interprete della commedia in dialetto milanese, che anche
quest’anno non manca all’appuntamento con il pubblico del Teatro San
Babila. Piero Mazzarella è accompagnato sul palco dall’inseparabile
fratello Rino Silveri, autore, regista, attore, con il quale forma una
coppia complice e affettuosa tanto amata dal pubblico. ”Un angelo
in casa Brambilla” è la terza commedia dedicata da Rino Silveri alla
saga della tipica famiglia milanese, dopo “L’importanza de ciamass
Brambilla” e “La famiglia Brambilla in vacanza”. Le risate sono
assicurate, le battute sagaci e di un’ironia tagliente. La storia vede
protagonisti il “Professor” Prospero (Piero Mazzarella) e la consorte
Pina, alle prese con i quotidiani e divertenti battibecchi sulla milanesità.
E mentre fervono i preparativi di Natale, particolarmente atteso anche per
l’arrivo della nipotina, le divertenti discussioni tra i due non si
fermano neanche davanti al quesito: albero o presepe? Il primo, fortemente
desiderato dall’”americanizzata” Pina, il secondo, voluto invece,
dal più tradizionalista Prospero. Ad
incrinare l’atmosfera festosa arriva, però, la notizia
dell’improvviso malanno della nipotina e quindi la sua impossibilità a
trascorrere il Natale con i nonni. Ma ecco, che una sera, dopo un black
out, al riaccendersi della luce, dietro l’albero, compare quello che a
tutti sembra un angelo. La bambina dice di chiamarsi Stella, di essersi
smarrita e di non riuscire a rintracciare i genitori. Stella viene,
pertanto, accolta calorosamente in casa Brambilla. Ma chi è davvero
Stella? La bambina che dice di essere o l’angelo che tutti credevano
fosse?
Il Direttore Gennaro D’Avanzo
TEATRO VENTAGLIO
SMERALDO: HAIRSPRAY – GRASSO
E’ BELLO
Dopo
un esordio davvero esplosivo, arriva da martedì
25 novembre al Teatro Ventaglio
Smeraldo di Milano il
Musical Hairspray
– Grasso…è bello!, la prima versione al mondo in lingua non
inglese, firmata Massimo Romeo Piparo. La commedia musicale, che ha
debuttato in prima nazionale assoluta lo scorso 30 settembre al Teatro
Sistina di Roma, è stata proclamata dalla Borsa
Teatro la più vista nel secondo semestre 2008 (Giornale dello
Spettacolo del 21 ottobre scorso). Il grande spettacolo, in replica a
Milano fino a domenica 21 dicembre, proseguirà la tournée nei principali
teatri d’Italia (tra gli altri, Bologna e Bari). Hairspray può essere
definito senza dubbio il Musical del decennio: conquista l’Oscar del Musical a Broadway
e l’Oscar del Musical europeo
a Londra dopo appena
poche settimane di programmazione. Con l’energia di una memorabile
colonna sonora anni ’60, è una storia
a lieto fine in cui la protagonista riesce a ribaltare gli
stereotipi del classico concetto di bellezza in favore della femminilità
grandi forme: “questo è il mio modo di ballare ed è dedicato a tutti,
ma proprio tutti, senza differenze né di peso né di colore”. Nel cast
di Massimo Romeo Piparo (Jesus
Christ Superstar, Evita, Tommy,
My Fair Lady,
La Febbre
del Sabato Sera, Lady Day e Alta Società)
l’esuberante Stefano Masciarelli nei panni rigorosamente femminili della triste
“cicciona” che riconquista sorriso e fiducia in sé stessa grazie alla
figlia e al ballo. Il popolare attore, reduce da tre anni di trionfante
tournée tra Palazzetti e Teatri con
La Febbre
del Sabato Sera, è chiamato qui ad una prova molto impegnativa,
oltre che per le due ore di trucco che lo attendono ogni sera,
anche per le numerose sfumature che un personaggio en
travesti richiede. Hairspray
rappresenta uno dei casi in cui Cinema e Teatro intrecciano le proprie
sorti intorno ad un prodotto sempre vincente: nasce come commedia
cinematografica senza canzoni firmata nel 1987 da John Waters; diventa
Musical teatrale negli Usa agli albori del nuovo millennio; ritorna sul
grande schermo lo scorso anno in un grandioso e scintillante film-musical
(oltre 100 milioni di dollari l’incasso nei soli Stati Uniti) con John
Travolta con Christopher Walken, Michelle Pfeiffer, Zac Efron, Queen
Latifah. Un cast stellare già reclutato per l’attesissimo sequel
annunciato per la prossima stagione. La forza vincente del musical è
contenuta nelle musiche di Marc Shaiman arrangiate e dirette dal M°Emanuele Friello (Cats,
La Febbre
del sabato Sera, Lady Day, Alta Società) che rievocano i fasti e
l’allegria del rock & roll degli anni 60 con travolgenti incursioni
rhythm&blues e gospel che aggiungono brividi ed emozioni ad una
colonna sonora che non permetterà al pubblico di rimanere fermo sulla
poltrona.
TEATRO
VENTAGLIO SMERALDO: "SOLO ME NE VO" (dal
13 novembre)
In
questo spettacolo la grande attrice italiana Mariangela
Melato si confronta con un
genere per lei nuovo, il One
woman Show, nel quale racconta storie, recita monologhi
intensi e brillanti, canta e balla affiancata da ballerini e musicisti.
Mariangela Melato ci offre una carrellata di storie inventate e storie
vissute, fa considerazioni personali sul modo di vedere la vita, cita
testi teatrali di Brecht, Gaber, Shakespeare, Tennesee Williams. Ci
racconta della sua Milano degli anni ‘60, del Bar Jamaica e dei suoi
inizi nel mondo del Teatro. Ci racconta
di sé come attrice e come donna che con orgoglio ha fatto della
solitudine una scelta di vita ed è così, sola, che si presenta sul palco
al suo pubblico.
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