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TEATRO SAN BABILA:  " La Coscienza di Zeno "


Autore: Italo Svevo

Regia: Marco Rampoldi

Attori: Corrado Tedeschi, Claudio Moneta, Roberta

Petrozzi,Camilla Tedeschi

Date: dal 14 febbraio al 1 marzo

Dal 14 febbraio al 1 marzo, in prima nazionale al Teatro San Babila di

 Milano, Corrado Tedeschi sarà Zeno

protagonista de La coscienza di Zeno, tratto dal grande classico di Italo Svevo. Ad accompagnarlo sulla scena

Claudio Moneta, Roberta Petrozzi e Camilla Tedeschi e le musiche dal vivo si Gianluca Sambataro, per la regia

di Marco Rampoldi.

Zeno Cosini, sotto la giuda dell'emblematico Dottor S., ripercorre analiticamente i momenti principali della sua

esistenza. Ciò che nel romanzo è affidato alla scrittura di un diario, sul palcoscenico acquista l’evidenza di una

rievocazione concreta, gli spettatori sono invitati ad assistere a una sorta di seduta psicoterapeutica aperta al


Con le armi dell'ironia e del sarcasmo, Corrado/Zeno affonda le mani nella vita di ‘un uomo che inciampa

continuamente nella vita’ per cercare di trovare l'origine della sua inettitudine e del suo costante senso d

i inadeguatezza, dal difficile rapporto col padre alle complesse relazioni con l’universo femminile, a causa delle

quali Zeno si trova da una parte ad avere come moglie una donna per cui non prova nessuna attrazione, dall'altra

a inseguire costantemente passioni chimeriche e fugaci, per parlare poi degli antagonisti che finiscono per

diventare amici, fino all’ossessivo obbiettivo del liberarsi dal vizio del fumo.

Dopo il grande successo de L’uomo dal fiore in bocca, debuttato oltre vent'anni, in replica per oltre quindici anni,

Corrado Tedeschi torna a Pirandello, ancora con la regia di Marco Rampoldi.

Se L'uomo dal fiore in bocca consentiva a Corrado di sfruttare appieno le proprie qualità attorali e di affabulatore in una ‘lezione semiseria su temi pirandelliani’, ora finalmente prende vita questo secondo progetto, accarezzato proprio durante le numerose recite di quel nostro ‘piccolo grande spettacolo’. Le intenzioni sono dunque le stesse: vogliamo costruire uno spettacolo che arrivi al pubblico con lo stesso impatto, lo stesso fascino, lo stesso successo”. Così dicono Corrado Tedeschi e Marco Rampoldi prima del debutto.


Al Teatro Carcano "Il silenzio grande" per la regia di Alessandro Gassmann

"Il silenzio grande" di Maurizio De Giovanni è una commedia in due atti per la regia di Alessandro Gassmann. Tutto avviene all'interno di un grande studio con vaste librerie nella casa del noto scrittore Valerio Primic. Valerio, un personaggio discreto, sempre assorto nei suoi libri, certamente molto buono d'animo, ha però un rapporto di poca comunicazione con i figli Massimiliano e Adele. Ma anche con la moglie Rose, sempre più distante da lui pur amandolo molto, il rapporto è in crisi. Tanti "piccoli silenzi" sono presenti in quella casa che sommati danno "un silenzio grande". Il personaggio più presente, anche nelle circa due ore di spettacolo, è la cameriera Bettina, l'unica che entra maggiormente nel mondo ricco d'ideali di Valerio, un mondo lontano dalla realtà che sta attraversando. Infatti un momento difficile nell'economia famigliare porterà poi alla vendita del grande appartamento dove la famiglia vive per potere risanare i debiti accumulati negli ultimi anni. Ma ciò sembra non intaccare più di tanto il mondo ideale di Valerio. La mancanza di rapporti veri di dialogo con i familiari renderà tardivamente noti a Valerio le problematiche dei figli: Massimiliano finalmente riuscirà a rivelargli la sua omosessualità e la grande passione per il teatro e la stravagante giovane Adele renderà note le sue vicende amorose con persone molto mature d'età. Insomma, una vicenda non particolarmente nuova e con un finale a sorpresa, che viene raccontata molto bene da bravissimi attori, coordinati benissimo da Alessandro Gassmann. Il protagonista Massimiliano Gallo, Valerio, è perfetto nel suo ruolo e rivela tutti i modi teatrali di una scuola napoletana che si rifà ai De Filippo. Bravi anche Stefania Rocca in Rose, Jacopo Sorbine e Paola Senatore, i figli ed eccellente Monica Nappo, una cameriera-governante di grande umorismo. Un lavoro anche molto divertente, nel pieno di una tradizione un po' datata, ma che ha il merito di arrivare subito al pubblico grazie all'ottima compagnia teatrale, Massimiliano Gallo prima di tutti. Efficaci le realizzazioni video di Marco Sciavoni proiettate e perfettamente uniformate con gli attori. Fragorosi applausi ieri sera alla prima milanese del Teatro Carcano. Altamente consigliabile.

7 febbraio 2020 Cesare Guzzardella

TEATRO MANZONI:   " The deep blue sea "


Terence Rattigan


Luca Zingaretti

Attori: Luisa Ranieri, Maddalena Amorini, Giovanni Alzaldo, Alessia Giuliani, Flavio Furno, Aldo Ottobrino, Luciano Scarpa

Date: dal  30 gennaio al 16 febbraio

The deep blue sea è considerato il capolavoro di Terence Rattigan, drammaturgo inglese del XX secolo. Il testo delinea un intenso personaggio femminile che incarna l’essenza stessa della capacità di amare, resistere e rinascere delle donne. Qui le presta il volto la magnetica e sanguigna Luisa Ranieri, per la minuziosa e ponderata regia di Luca Zingaretti. Si tratta di una straordinaria storia passionale ambientata nella borghesia inglese degli anni ‘50; una riflessione su cosa un uomo o una donna sono capaci di fare per inseguire l’oggetto del loro amore. La storia inizia con il fallito tentativo della protagonista Hester di togliersi la vita. La donna, che ha lasciato il facoltoso marito a causa di una relazione con un giovane, nata sull’onda della passione e della sensualità, è ora sfinita e disperata per il progressivo raffreddarsi di tale relazione. Alla fine Hester sarà costretta a prendere una decisione particolarmente difficile.


TEATRO COCCIA: " Il Costruttore Solness "


Autore: Ibsen

Regia: Alessandro Serra

Attori: Umberto Orsini, Lucia Lavia, Renata Palminiello, Salvo Drago, Flavio Bonacci

Una delle qualità che più apprezziamo in quello che è ancora, alla bellezza di ottantacinque anni, uno degli attori protagonisti della scena teatrale italiana, Umberto Orsini, è, oltre, naturalmente, la sua straordinaria bravura, l’inesausta curiosità per testi poco frequentati, lo spirito di ricerca e la volontà di confrontarsi con esperienze interpretative mai scontate e ai margini della più consolidata tradizione teatrale. E’ il caso di questo “Costruttore Solness”, un atto unico scritto da Ibsen nel 1892, che oggi, domenica 26 gennaio, Orsini ha replicato, dopo la prima di ieri sera, al Teatro Coccia di Novara, la sua città natale. Lo spettacolo è una produzione della Compagnia Orsini e del Teatro Stabile dell’Umbria, per la regia di Alessandro Serra, che cura anche scene, costumi e luci. Halvard Solness è uno dei personaggi più complessi e affascinanti che il grande scrittore norvegese abbia creato. La vicenda di Solness è apparentemente quella del declino e della tragica sconfitta finale di una volontà di potenza: il protagonista è un facoltoso e potente imprenditore edile, un costruttore di case, che non vuole cedere a nessuno il proprio potere, schiacciando chiunque collabori con lui , a cominciare dal giovane architetto Ragnar, che egli teme possa affermarsi ed emergere, limitando o oscurando il suo potere. Solness è la “Voluntas” di Schopenhauer o la “Volontà di potenza “ di Nietzsche, che però, egocentricamente realizzata, soffoca e opprime qualunque essere entri in contatto con essa. Questa lotta per l’affermazione di sé prende anzitutto la forma di una lotta senza quartiere di un vecchio contro i giovani .Tale atmosfera di raggelante oppressione è resa benissimo dalla regia di Serra mediante la costruzione di un ambiente grigio, plumbeo una specie di allucinante carcere di alte pareti da cui non si può evadere, mosse dagli attori a rendere sempre più oppressivi gli spazi. La casa, il ‘mito centrale e il senso stesso dell’esistenza, privata e pubblica, di Solness, si trasforma in una sorta di incubo allucinatorio. Tuttavia, come sempre in Ibsen, questo ‘potere’ (che non è solo economico, ma incarna le forze più profonde della vita) è minato al suo interno dal cupo presagio di un destino di sconfitta e di catastrofe, simbolicamente incarnato dalla moglie Aline, donna spezzata moralmente e invecchiata precocemente da una terribile sventura occorsale anni prima, la morte dei due figli, che ella, almeno secondo le accuse del marito, ha nutrito col latte avvelenato dalla malattia contratta in seguito allo choc provocato in lei dal trauma seguito all’incendio della casa paterna in cui abitava col marito e i figlioletti. Ora, sorta di inquietante fantasma, Aline si aggira quasi strisciando lungo le grigie pareti, compare e scompare, in una casa vuota, dove le stanze costruite per i bambini sono immerse nel glaciale silenzio della morte. Il costruttore di case Solness non ha potuto costruire la sua casa, simulacro di un fatale destino, più tomba che casa. La ‘volontà’ di Solness non è libertà compiutamente realizzata, ma al contrario perdita, sconfitta, resa a una misteriosa forza superiore contro cui s’infrange ogni anelito umano (e qui c’è qualcosa dell’antica tragedia greca): la lotta contro la gioventù è allora per il protagonista disperato tentativo di resistere a un fato, che la sua coscienza malata presagisce comunque come inevitabile, anzi, con una contraddizione tipica dei grandi personaggi ibseniani, ne è addirittura oscuramente attratto, avvertendo una sorta di fascino della vertigine e della distruzione. Ad alimentare il dramma interiore di Solness, a minarne la forza della volontà costruttrice è anche un oscuro senso di colpa: la sua potenza economica è nata proprio dall’incendio di quella casa, che ha liberato una ampia area fabbricabile per la sua attività. La figura di Aline, nel suo continuo scivolare nelle tenebre ed emergerne è il simbolo stesso, reso benissimo dalla regia, di questo senso di colpa. Solness è convinto che la sua pena e il suo dramma siano la prova che Dio non lo ama: da qui la costruzione di case come sfida a Dio, in quanto, prima d’allora, Solness era stato costruttore di chiese. La catastrofe, che cupa aleggia sin dall’inizio sul ‘costruttore’ assume le fattezze di una affascinante giovane Hilde Wangel, sorta di angelo vendicatore che riaffiora nella vita di Solness da un lontano passato, di cui lui aveva perso memoria. Sarà lei, colla intensa attrazione che susciterà nel protagonista, ultimo guizzo di una vita che lo ha ormai abbandonato, ad accompagnarlo sull’orlo del precipizio e a gettarvelo, come una sorta di cappio che si stringe inesorabilmente al collo di Solness, reso con grande efficacia dalla sobria e claustrofobica scena costruita da Serra. E’ per obbedire a una richiesta di Hilde, che Solness sfida il proprio terrore delle vertigini e sale sul punto più alto dell’impalcatura di una sua costruzione, da cui precipiterà. La vita è desiderio e la sua sconfitta, tensione a costruire e distruzione, si possono costruire solo ‘castelli in aria’ come dicono Solness e Hilde, rappresentazioni illusorie di una vita che si dilegua nel tempo. Splendida l’interpretazione di Orsini, che rende al meglio, con una recita asciutta, ma meravigliosamente ricca di sfumature , la complessa interiorità di Solness.. Molto bravi anche gli altri interpreti: Lucia Lavia è una perfetta Hilde nel suo fascino misterioso e inesorabilmente attraente, Renata Palminiello è una Aline assai efficace, nella sua angoscia e nel suo soffocante grigiore che la pone fuori dalla vita. Accanto a loro recitano con bravura le loro parti Salvo Drago (Ragnar), Chiara Degani (Kaja), Flavio Bonacci (Knut Brovik) Pietro Micci (il dottor Herald). Un applauso anche alla eccellente regia di Serra, di tenebrosa visionarietà, realizzata con una scenografia essenziale. Spettacolo di grande successo, indimenticabile.

Novara, 26 gennaio 2020   Bruno Busca


TEATRO SAN BABILA:  "Un grande grido d’amore"

Autore: Josiane Balasko, traduzione David Norisco

Regia: Francesco Branchetti

Attori: BARBARA DE ROSSI, FRANCESCO BRANCHETTI, Isabella Giannone e Simone Lamberti

Musiche: Pino Cangialosi

Date: dal 21 al 26 gennaio

Barbara De Rossi e Francesco Branchetti ancora insieme sul palcoscenico con uno spettacolo tutto nuovo, davvero coinvolgente: i due straordinari interpreti, protagonisti negli ultimi anni di numerose rappresentazioni di successo, dal 21 al 26 gennaio porteranno in scena al Teatro San Babila “Un grande grido d’amore” di Josiane Balansko con la traduzione di Davide Norisco e la regia dello stesso Francesco Branchetti. In scena anche Isabella Giannone e Simone Lambertini, musiche originali di Pino Cangialosi. Da Milano a Napoli, passando per Torino, Firenze e tantissime altre città, la commedia attraverserà l’Italia in lungo e largo, toccando numerose regioni, con una lunga e impegnativa tournée.

Al centro della vicenda i protagonisti Gigì Ortega e Hugo Martial, attori e coppia famosissima anni prima, fino all’abbandono delle scene da parte di lei e il conseguente declino della carriera di lui. La rinuncia improvvisa di un’attrice, protagonista con Martial di uno spettacolo pronto al debutto, fornisce all’agente il pretesto per tentare di formare di nuovo la mitica coppia e garantire il successo dello show. Da qui una serie di stratagemmi e imbrogli per convincere gli attori a tornare insieme e una serie di esilaranti situazioni ed equivoci in un’atmosfera spesso deflagrante, ricca di suspense ma anche di tenerezza. Foto di Marinetta Saglio


La cena delle Belve al Teatro Carcano

È di scena al Teatro Carcano di Milano fino al 19 gennaio una pièce teatrale in due atti di Vahè Katchà, La cena delle belve - "Le repas des fauves". È una elaborazione drammaturgica di Julien Sibre nella versione Italiana di Vincenzo Cerami. Non è uno spettacolo nuovo, ma certamente di grande successo in Italia dal 2017, per almeno due fattori: l'intelligenza della vicenda di Katchà, particolare ed avvincente, e la bravura degli otto protagonisti, sei uomini e due donne. In Francia la pièce è un successo sin dal 2011 e ha vinto importanti premi come il  Premio Molière per il miglior spettacolo, il migliore adattamento e la migliore regia. È la storia di sette amici che a causa dell'improvvisa presenza di un ottavo personaggio, un gerarchia nazista della Gestapo, perderanno poi certamente l'amicizia, evidenziando nel corso della recita tutti i loro difetti utili a salvarsi la pelle. Siamo in Italia nel 1943, mentre i sette festeggiano un compleanno, due ufficiali tedeschi verranno uccisi. La rappresaglia della Gestapo prevederà di prendere due ostaggi per ogni appartamento del palazzo. Verrà imposto ai sette malcapitati di decidere chi di loro dovrà essere consegnato al cinico ufficiale tedesco. Il gerarca dà loro due ore di tempo per la scelta. Ognuno degli amici vorrà salvare la propria vita e davanti alla paura della morte l’amicizia un po' alla volta cederà il passo al bisogno di sopravvivenza. Il dialogo serrato  dei sette amici mette in risalto il carattere di ognuno con elementi positivi per pochi e particolarmente negativi per altri. È uno spettacolo che parte da presupposti drammatici ma che riesce ad avere momenti decisamente divertenti grazie anche alla bravura attoriale di tutti, gerarca compreso. Alla prima rappresentazione milanese del giorno 9, con la sala del Teatro Carcano al completo, gli applausi sono stati meritati e fragorosi. Ricordiamo i bravissimi protagonisti: Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Silvia Siravo. La regia è di Julien Sibre e Virginia Acqua; valide le sene di Carlo De Marino con la riuscita scelta di proiettare le immagini su schermo che potenziano la drammaticità dell'evento e perfetti i costumi di Francesca Brunori. Da non perdere!!!
Milano, 10 gennaio 2020      Cesare Guzzardella




Di Angelo Duro

Date: dal 13 gennaio



Dopo il successo di pubblico e di critica dell’ultima tournée teatrale che ha registrato ovunque il sold out, la comicità dissacrante di Angelo Duro torna a calcare il nostro palcoscenico con il nuovo live show Angelo Duro da vivo. Si annuncia esilarante il one-man show del comico da quasi due milioni di follower, seguitissimo dal pubblico per la sua ironia cinica e imprevedibile che fa ridere e insieme riflettere. È lui stesso ad affermare: “Chi vi dice che parlerò? Posso starmene pure quaranta minuti in silenzio. Chi me lo vieta?”. Bisognerà quindi attendere di vederlo in scena per scoprire cosa racconterà questa volta.

Angelo Duro è un trentaseienne scappato dal lavoro che il padre voleva lasciargli in eredità, un’azienda con mille problemi da risolvere. Lui ha scelto la strada di essere libero e ha cominciato a raccontare la sua vita nei teatri, ottenendo sempre più consensi.




Scritto da Massimo Lopez e Tullio Solenghi
Diretto da M. Gabriele Comeglio
con la Jazz Company
Date: dal 9 al 12 gennaio

Dopo i sold out della passata stagione, Massimo Lopez e Tullio Solenghi ci ripropongono il loro show, di cui sono interpreti ed autori, coadiuvati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio, che esegue dal vivo la partitura musicale. Ne scaturisce una scoppiettante carrellata di voci, imitazioni, sketch, performance musicali, improvvisazioni, sempre alla ricerca di una grande complicità col pubblico. Tra i vari cammei, l’incontro tra papa Bergoglio e papa Ratzinger, i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni, o di Dean Martin e Frank Sinatra. Tullio e Massimo, da “vecchie volpi del palcoscenico”, si offrono alla platea come due vecchi amici, con l’empatia spassosa ed emozionale che da sempre li contraddistingue, per offrirci un racconto scenico senza un apparente filo conduttore, un po' a scatole cinesi, dove una semplice frase o una singola intonazione possono agevolare la scena successiva.  



Autore: Vahè Katchà

Regia: Julien Sibre e Virginia Acqua

Elaborazione drammaturgica Julien Sibre

Versione italiana Vincenzo Cerami

Con (in o. a.) Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi,

Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Silvia Siravo

Date:  da giovedì 9 a domenica 19 gennaio 2020

Produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl | Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

In collaborazione con 51mo Festival di Borgio Verezzi

Tensione, ironia e humour nero in questa pluripremiata commedia francese, che Vincenzo Cerami ambienta nell’Italia del 1943. Un evento drammatico trasforma una cena tra amici in un gioco al massacro, in cui ognuno, tra vigliaccherie, spavalderie, meschinità, darà il peggio di sé nella speranza di salvare la pelle.




Luigi Pirandello

Regia: Francesco Bellomo


Rosario Petix, Carmen Di Marzo, A.Ferrara

Date: dal 10 al 27 ottobre

Il berretto a sonagli, capolavoro pirandelliano che ha da poco compiuto un secolo mantenendo intatta la sua lucida e tagliente provocazione, narra di un marito che accetta l’adulterio della moglie, ponendo come unica condizione la salvaguardia dell’onorabilità. Il personaggio di Ciampa proposto da Gianfranco Jannuzzo, che si muove con pacatezza e lucidità nell’arco dei sentimenti di dolore, furore, pietà e ironia, è in grado di parlare un linguaggio pirandelliano in tutte le sue sfumature. Obbedisce a un codice di comportamento che fa riferimento al sistema socio-morale delle tre corde: la seria, la civile e la pazza. La regia di Francesco Bellomo colloca la vicenda nell’immediato dopoguerra e recupera situazioni tipiche del mondo siciliano di quel tempo. Si connota per aver restituito alcune scene tagliate del copione originale e per aver aggiunto un prologo in flashback, consentendo così di evidenziare la spontaneità della vis comica pirandelliana.



41esima stagione

Presentazione dell'abbonamento 2019-2020

Un centinaio di spettacoli tra cui scegliere!

Lo storico abbonamento Invito a Teatro arriva alla sua 41esima edizione. Molte le novità per l'unico abbonamento in Italia che riunisce tanti teatri cittadini, per un’offerta varia e ricca di stimoli. Un’opportunità per il pubblico che può scegliere nella programmazione di 15 teatri e numerose compagnie per un totale di 96 spettacoli.

Sollecitare la curiosità degli spettatori è da sempre il punto di forza dell'abbonamento, proprio per questo nell'edizione 2019-2020 oltre ai teatri storici è stato aggiunto un tagliando che potrà essere utilizzato per uno dei dodici spettacoli di sette compagnie lombarde.

Invito a Teatro si conferma una formula di successo e la stagione 2018-2019 chiude con un incremento di abbonati rispetto alla stagione precedente, e in particolare registra un notevole aumento (+50%) di spettatori Under26.

Si confermano quattro formule di abbonamento: il classico 8 spettacoli, la formula potenziata a 10 spettacoli, l’abbonamento Extra Urbano, con quattro tagliandi, dedicato a chi abita fuori città, e l'abbonamento, sempre con quattro tagliandi, dedicato agli Under26.

Ai giovani è dedicato un abbonamento molto conveniente: anche quest'anno proseguirà, in collaborazione con il Comune di Milano e la Camera di Commercio, l'iniziativa che, per ogni abbonamento Under26, offre ulteriori quattro ingressi gratuiti per invitare un amico under 26. Inoltre, grazie alla collaborazione con Abbonamento Musei, ogni giovane abbonato, avrà la possibilità di acquistare a prezzo scontato l'Abbonamento Musei Young che dà diritto all'ingresso in più di 150 strutture museali di Lombardia e Valle D'Aosta.

Sempre nella direzione di sollecitare gli interessi degli abbonati, creando sinergie con altri Enti, prosegue la collaborazione con Opera Lombardia, il circuito dei cinque teatri lirici lombardi, con i quali si svilupperanno strategie di promozione incrociata durante la stagione 2019/2020.

Siamo felici di sviluppare una rete di collaborazioni con altre istituzioni culturali essendo profondamente convinti che la multiculturalità sia una strategia indispensabile nel nostro tempo. In questa volontà troviamo il pieno appoggio della nostra “cabina di regia”, vale a dire il comitato composto da rappresentanti del Comune di Milano, della Regione Lombardia, di Fondazione Cariplo e Camera di Commercio. Siamo anche molto lieti di poter annunciare la partecipazione del Trust Filippo Perego di Cremnago Onlus al nostro lavoro promozionale. Mimma Guastoni, presidente di Teatri per Milano

Invito a Teatro, nato nel 1978, è gestito dal 2016 dall’Associazione Culturale Teatri per Milano, sostenuta da Comune di Milano, Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. L'Associazione Culturale Teatri per Milano è composta da diciotto strutture milanesi.


Teatro Carcano :   "ALLE 5 DA ME "

Autore: Pierre Chesnot

Regia: Stefano Artissunch

Attori: Gaia De Laurentiis  Ugo Dighero

Date: da giovedì 4 a domenica 14 aprile

Un girotondo di personaggi per due soli attori, un vero e proprio tour de force teatrale per i brillanti protagonisti di questa commedia francese, una ottimamente oliata macchina del divertimento. Un lui in cerca di stabilità affettiva e una lei desiderosa di maternità innescano una girandola di situazioni esilaranti e di incontri a dir poco bizzarri, che culmineranno in uno spiazzante finale a sorpresa


TEATRO MANZONI: "Piccoli crimini coniugali"

Autore: Éric-Emmanuel Schmitt

Regia: Michele Placido

Attori: Michele Placido, Anna Bonaiuto

Date: dal 28 marzo al 14 aprile

In Piccoli crimini coniugali Gilles e Lisa sono una coppia come tante che vive un apparente tranquillo ménage familiare. Un incidente domestico in cui Gilles perde completamente la memoria, ma non le sue facoltà intellettuali, diventa la causa scatenante di un sottile, brillante e distruttivo gioco al massacro, narrato da uno dei drammaturghi più amati d’oltralpe, Éric-Emmanuel Schmitt. I tentativi di Lisa di aiutare il compagno a riappropriarsi della sua identità e del loro vissuto comune diventano un percorso bizzarro e doloroso, che si snoderà tra rivelazioni sorprendenti, scoperte sospettate, rancori, gelosie, fraintendimenti mai chiariti. Una lotta senza esclusioni di colpi, sostenuta dagli energici e determinati Michele Placido, nella doppia veste di attore e regista, e Anna Bonaiuto. Un confronto incessante e necessario per permettere a due persone di crescere insieme e di rispettarsi.

Per maggiori informazioni:  www.teatromanzoni.it



Grande successo al teatro della Luna ad Assago il 7 Marzo 2019 alla prima della Storica commedia musicale di Garinei e Giovannini : "Aggiungi un posto a tavola" interpretata da Gianluca Guidi sempre più vicino all'interpretazione di tanti anni fa del padre, il Jonny Nazionale (Dorelli).Un pubblico di appassionati e molti gli esperti del settore ha applaudito a tutto lo staff di attori e cantanti e ballerini che hanno fatto rivivere lo spettacolo di un tempo e sempre attuale. Alla fine dello spettacolo sul palco e'salito anche Garinei per i meritati applausi come si vede nelle foto.

Milano, 9 Marzo 2019   Achille Guzzardella

TEATRO MANZONI: " Sogno di una notte di mezza estate "

Autore:  William Shakespeare 
Regia: Massimiliano Bruno 
Attori: Rosario Petix, Zep Ragone, Dario Tacconelli Maurizio Lops nel
Sara Baccarini, Alessandra Ferrara, Antonio Gargiulo, Tiziano Scrocca
Maria Vittoria Argenti
Scene e costumi:  Carlo De Marino
Light Designer:  Marco Palmieri
Musiche: Roberto Procaccini

Date: dal 28 febbraio al 17 marzo

Un vero e proprio teorema sull’amore, ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni. Mito, fiaba e quotidianità si intersecano in questa originale versione del noto testo shakespeariano, di cui la rilettura del regista Massimiliano Bruno fa emergere la dimensione inconscia, onirica, anarchica e grottesca. Così il nostro bosco sarà foresta, patria randagia di zingari circensi e ambivalenti creature giocherellone, Puck diventerà un violinista che non sa suonare, Bottom un pagliaccio senza palcoscenico, Oberon un antesignano cripto-gay e Titania una ammaestratrice di bestie selvagge. I dirompenti Stefano Fresi, Violante Placido, Paolo Ruffini e Augusto Fornari ci trascineranno in questo moderno e travolgente Sogno di una notte di mezza estate.

Per maggiori informazioni:  www.teatromanzoni.it

TEATRO MANZONI:   " Tempi Nuovi "

Autore e Ragia: Cristina Comencini

Attori:  Maurizio Micheli e Iaia Forte

Date:    dal 7 al 24 febbraio


Tempi nuovi mette in scena un nucleo familiare investito dai cambiamenti veloci e sorprendenti della nostra epoca: elettronica, mutamento dei mestieri e dei saperi, nuove relazioni. Un terremoto che sconvolge comicamente la vita dei quattro personaggi: Giuseppe, uno storico che vive circondato da migliaia di libri; la moglie Sabina, una giornalista che cerca di stare al passo coi tempi; il figlio Antonio che vola leggero nella sua epoca fatta di collegamenti veloci e senza legami col passato, e la figlia Clementina che ha in serbo una notizia che metterà a dura prova la modernità della madre. Cristina Comencini, da sempre sensibile ai grandi temi del nostro tempo, orchestra questa vicenda in cui Maurizio Micheli e Iaia Forte ci accompagneranno con il loro estro verso il colpo di scena finale ponendoci di fronte alle contraddizioni di un tempo in cui siamo costretti a immergerci e a navigare a vista.




Autore: Agatha Christie

Regia: Stefano Messina

Attori: C. Crisafio, S.Messina, C.Lizzani, A. Di Nola

Date: dal 12 al 17 febbraio

Dopo il clamoroso successo degli scorsi anni, la compagnia Attori & Tecnici ripropone dal 12 al 17 febbraio al Teatro San Babila il giallo di Agatha Christie che ha affascinato gli spettatori in tutta Italia, durante una applaudita tournèe.

Quando ho letto il copione di Trappola per topi  - racconta Stefano Messina - sono rimasto affascinato dalla capacità drammaturgica della scrittrice. È una miscela perfetta di suspense, thriller e comicità. Ho voluto ricreare il non detto e i giochi di sguardi, di cui è farcito il testo, per ricreare quell’atmosfera un po’ retrò e la tensione psicologica che cresce scena dopo scena. Mi sono imposto di non tradire la scrittrice e così ho scelto di non darne una lettura simbolica. Ho preferito il tradizionale al contemporaneo a tutti i costi. Credo, infatti, che per far funzionare questo perfetto congegno sia necessario lasciarsi trasportare dal clima, dal periodo in cui è stato scritto”.

E così gli spettatori si ritrovano in una vecchia casa inglese, adattata a locanda, e sentono l’odore dei mobili, dei tappeti, del camino, lo scricchiolio delle scale di legno e il cigolio delle porte. Siamo negli anni ’50 in pieno clima londinese, quando nella locanda di Castel del Frate, i giovani albergatori Mollie e Giles Ralston affrontano una drammatica avventura assieme a cinque eccentrici clienti. Tutti sembrano avere qualcosa da nascondere, mentre un efferato omicidio compiuto a Londra sembra stranamente collegato con la locanda. 
Nel frattempo all’isolamento ambientale, dovuto a una bufera di neve, si aggiunge quello acustico. Le linee telefoniche s’interrompono e le strade sono bloccate. Grazie alla sua abilità di sciatore, il sergente Trotter della polizia di Scotland Yard riesce ad arrivare a Castel del Frate. Il poliziotto deve tutelare la loro incolumità e risolvere il mistero, ma il suo arrivo destabilizza tutti. Appare chiaro che tra di loro si cela l’assassino psicopatico che ha già ucciso una donna a Londra e che potrebbe colpire ancora. 
Ma sotto quale travestimento si maschera il colpevole?  Perché l’assassino si trova proprio in quel piccolo albergo, lontano dal mondo? Toccherà al sergente Trotter individuare il misterioso omicida intenzionato a colpire ancora?



Autore:  Carlo Collodi

Regia: Lorenzo Loris

Adattamento drammaturgico di Sabina Negri, Lorenzo Loris,  Mario Sala
Tratto dalla versione dialettale di Tranquillo Salvatori
Attori: Mario Sala e i Duperdu (Marta Marangoni e Fabio Wolf)
Maschere e disegni di scena: Giovanni Franzi
Musiche originali dei Duperdu

Costumi: La Nuova Sartoria di Nadia Venegoni

Produzione Culturale Blu

Date: dal 1°al 3 febbraio

Debutta in teatro il Pinocchio di Lorenzo Loris: lo spettacolo sarà in scena al Teatro Gerolamo di Milano dall’1 al 3 febbraio. L’opera è liberamente tratta dalla versione dialettale di Tranquillo Salvatori (Premio Rosa Camuna della Regione Lombardia) con l’adattamento drammaturgico di Sabina Negri, Lorenzo Loris – che cura anche la regia – e Mario Sala. In scena Mario Sala e i Duperdu (Marta Marangoni e Fabio Wolf).

Questo è un Pinocchio molto speciale. Innanzitutto da un punto di vista linguistico. In questa versione, infatti, l’ex burattino è un uomo di oltre cinquant’anni, pieno di vita e di allegria, che ripercorre con sapiente ironia la propria esistenza attraverso un susseguirsi incalzante di  flashback vivaci, commoventi e brillanti. I Duperdu sono i vari personaggi della fiaba, raccontati e rappresentati attraverso le maschere e i disegni di scena del maestro Giovanni Franzi.

Fino a quando andrà a scuola, dove imparerà l’italiano, Pinocchio parlerà in dialetto, lingua usata anche nei momenti ludici e nelle espressioni più immediate e spontanee. Due lingue e due culture si incontrano, si scontrano, si fondono, a raffigurare anche la tensione e la dialettica fra il mondo degli adulti e quello dei bambini, fra la realtà e l’immaginazione, fra il dramma e il gioco. Un’interpretazione stimolante e affascinante della fiaba di Collodi: dopo Vera Vuz, con cui nel 2013 si era confrontato con il pavese, Loris torna a lavorare sul dialetto, inserendolo nel suo percorso attraverso i grandi autori della letteratura del Novecento.


TEATRO MANZONI: " Sento la Terra Girare"

Autore : Teresa Mannino, Giovanna Donini

Regia:   Teresa Mannino

Date:    dal 28 al 6 febbraio

Dopo il successo della scorsa stagione, Teresa Mannino arriva a Milano con il suo nuovo spettacolo Sento la terra girare ispirato sempre alla sua amata Sicilia. Teresa vive chiusa in un armadio da mesi e anni. Un giorno decide di uscire, ma scopre che il mondo sta cambiando in modo radicale e velocissimo e che addirittura l'asse terrestre sta variando. Nel mare ci sono più bottiglie di plastica che pesci, sulle spiagge più tamarri che paguri. Fuori dall'armadio il mondo va a rotoli, rotoli di carta igienica e le possibili soluzioni non sembrano risolvere il problema, ma anzi complicano solo la vita. Teresa allora decide di ritornare nell'armadio, ma ormai neppure quello è più lo stesso. 



Autore: Stefano Massini

Regia: Alessandro Maggi

Attori: Alessandro Preziosi

Date: dal 15 novembre al 2 dicembre 2018

Le austere e slavate pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare.
Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, che si avvale della messa in scena di Alessandro Maggi, è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta, ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli
opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.  NOTE DI REGIA


TEATRO MENOTTI:   "LE BAL" -  L’Italia balla dal 1940 al 2001

Autore: Jean-Claude Penchenat

Regia:Giancarlo Fares


Giancarlo Fares, Sara Valerio

Riccardo Averaimo, Alberta Cipriani, Manuel D’Amario,

Alessandro Greco, Lorenzo Grilli, Alice Iacono


Un fortunato format francese di Penchenat con il quale si racconta la storia del nostro paese dall’inizio della seconda guerra mondiale al crollo delle torri gemelle. Due momenti drammatici che segnano l’inizio e la fine di un lungo periodo, narrato abilmente attraverso le più belle canzoni italiane che hanno caratterizzato la vita e il costume della società.

La pista di una sala da ballo si presenta pronta ad accogliere le coppie che di qui a poco inizieranno a ballare.
La musica si fa drammaturgia
e permette alle azioni di esplodere e raccontare la storia del nostro paese che si dipana dagli anni quaranta, passando per la seconda guerra mondiale, la liberazione, il boom economico, le lotte di classe, la corruzione, la gioia della vittoria dei mondiali che unisce tutti indistintamente, il degrado, la paura dell’undici settembre e la riconquista dei valori, dell’amore che dona speranza narrando i cambiamenti della vita quotidiana, la migrazione verso il nord, l’abbigliamento, il modo d’esprimere le proprie emozioni.

Un racconto senza parole, affidato alla musica e agli attori, alla forza comunicativa delle azioni, dei gesti e dei suoni che accompagnano i molti cambi di costume che raccontano il susseguirsi dei decenni, i mutamenti dei colori e lo scoprirsi del corpo. Sulle note di canzoni italiane che appartengono alla memoria comune, dal Trio Lescano a Fred Bongusto, da Modugno a Mina, Renato Zero, Enrico Ruggeri, Battiato, Celentano e la Vanoni, solo per citarne alcuni, si racconta l’Italia che balla dal 1940 al 2001.

Lo spettacolo originale, nasce dalla mente di Jean-Claud Penchenat, presente come attore anche nella trasposizione cinematografica Ballando Ballando diretta da Ettore Scola.



Autore: Annibale Ruccello
Attori: Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio, Francesco Roccasecca
Regia: Nadia Baldi
Costumi: Carlo Poggioli
Scenografia: Luigi Ferrigno

Produzione: Teatro Segreto

Date: dal 23 ottobre

Nadia Baldi firma la regia di Ferdinando, il testo forse più famoso di Annibale Ruccello, andato in scena per la prima volta il 28 febbraio 1986.
Donna Clotilde, baronessa borbonica, si è rifugiata in una villa della zona vesuviana, scegliendo l’isolamento come segno di disprezzo per la nuova cultura piccolo borghese che si va affermando dopo l’unificazione d’Italia. È con lei una cugina povera, Gesualda, che svolge l’ambiguo ruolo di infermiera/carceriera. I giorni trascorrono uguali, tra pasticche, acque termali, farmaci vari e colloqui con il parroco del paese, Don Catellino, un prete coinvolto in intrallazzi politici. Nulla sembra poter cambiare il corso degli eventi, finché non arriva Ferdinando, un giovane nipote di Donna Clotilde, dalla bellezza “morbosa e strisciante”. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, a mettere a nudo contraddizioni, a disseppellire scomode verità e a spingere un intreccio apparentemente immutabile verso un inarrestabile degrado.


Autore: Luigi Pirandello

Regia: Sebastiano Lo Monaco

Attori: Sebastiano Lo Monaco, Marina Biondi

Date: dal 23 al 28 ottobre

“Una commedia nata e non scritta. Così Pirandello ha definito il suo Berretto a Sonagli”. Lo spettacolo, con la regia di Sebastiano Lo Monaco. “Su questo pensiero ho costruito la mia regia: viva e non scritta. Tutti gli attori in questo spettacolo hanno cercato di essere personaggi vivi e veri, più di noi che respiriamo, alternando pianto e riso durante tutto lo svolgimento del dramma. Mi preme però dire la ragione per la quale mi sono appassionato a questo progetto. Il personaggio di Ciampa, apparentemente grottesco, è in realtà straziante, ma soprattutto è il più moderno degli eroi pirandelliani. Il “Berretto” è la storia di un uomo giovane, poco più di quarant’anni, che tradito dalla moglie accetta la condanna e la pena di spartire l’amore della propria donna con un altro uomo, pur di non perderla. Un tema drammatico e attuale che si voglia o no. Per tradizione questo personaggio è stato affrontato da attori alla fine della propria carriera, ad ogni modo avanti con gli anni. Questo travisava la forza drammatica di Ciampa, così eroico e pieno di umanità, una umanità silenziosa e astuta che gli dà la forza di difendere la sua infelicità coniugale, contro la società ridicola di quel tempo. Un personaggio insomma apparentemente piccolo ma infinitamente grande”.

Sebastiano Lo Monaco

Ispirata alla novella di Pirandello del 1912 Certi obblighi, il Berretto è la storia di un uomo giovane, poco più che quarantenne, che tradito dalla moglie accetta la condanna e la pena di spartire l’amore della propria donna con un altro uomo. Il personaggio di Ciampa, apparentemente grottesco, è in realtà nella lettura di Sebastiano Lo Monaco, straziante, eroico e pieno di umanità. Un’umanità silenziosa e astuta che gli dà la forza di difendere la sua infelicità coniugale contro la società ridicola di quel tempo, per salvare il “pupo” cioè la sua rispettabilità nella Sicilia dei primi del Novecento. Si salverà il nostro protagonista, dall’essere deriso, come si fa coi buffoni che portano sul capo il berretto della vergogna?




Autore: Florian Zeller

Regia: Gioele Dix

Attori: Emilio Solfrizzi, Paola Minaccioni e Viviana Altieri, Bruno Armando

Scena: Andrea Taddei Costumi: Barbara Bessi Luci: Carlo Signorini

Musiche: Savino Cesario, Silvano Belfiore

Date: dall’11 al 28 ottobre 2018

Daniel invita a cena, contro il consiglio di sua moglie, Patrick suo migliore amico e la sua nuova partner Emma per la quale ha lasciato la moglie. Emma, giovane e carina provoca una tempesta negli animi dei commensali, scuotendo le loro certezze, risvegliando frustrazione, gelosia e invidia.

L'originalità di A testa in giù sta nel fatto che il pubblico è testimone dei pensieri dei personaggi che parlano in disparte. Grande gioco di attori che svelano con la tecnica del doppio linguaggio una verità comica, crudele e meravigliosamente patetica.

Il testo è stato portato in scena, nel gennaio 2016, al Théâtre De Paris, con Daniel Auteil nel ruolo di protagonista e regista. Da tempo desideravo lavorare con e per Emilio Solfrizzi. Ci unisce un’antica amicizia e una comune, istintiva fiducia nell’arte della commedia. Ed ecco l’occasione: un nuovo testo di Zeller che sembra scritto apposta per esaltare le sue qualità di comico naturale e di raffinato interprete.

A testa in giù è costruito sull’idea che i personaggi, oltre a parlare normalmente fra loro, esprimano ad alta voce di fronte al pubblico anche i propri pensieri. L’effetto è dirompente e trasforma una comune vicenda in un formidabile e spassoso labirinto di gesti e parole. Per le attrici e gli attori si tratta di recitare su un doppio binario, una prova al tempo stesso complicata ed esaltante.

Emilio Solfrizzi è un esilarante Daniel, editore colto e maturo, le cui certezze improvvisamente si sgretolano di fronte alla scelta di Patrick (l’ottimo Bruno Armando), amico di un vita, che decide di abbandonare la moglie per mettersi con Emma (la bravissima Viviana Altieri), giovane aspirante attrice. Un avventato e inopportuno invito a cena trasforma l’innocua serata in una sorta di regolamento di conti fra gaffe, equivoci e incomprensioni. E Daniel si ritroverà ben presto a mettere interiormente in discussione gran parte della propria esistenza. Ma sarà la moglie Isabelle, con le sue brillanti doti di saggezza e di acuminata ironia, a salvarlo dal preoccupante precipizio. Nel difficile ruolo della coprotagonista c’è per fortuna Paola Minaccioni, fuoriclasse del teatro comico e non solo, attrice sensibile e versatile, una garanzia.

A testa in giù, uno spettacolo originale e sorprendente che non potrà non piacervi, se amate le commedie intelligenti.           Gioele Dix



Libretto: Gaetano Rossi

Musica: Gioachino Rossini

Regia Laura Cosso

Orchestra del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano

Direttore: Margherita Colombo

In apertura: LES MOTS QUI SONNENT – Due melologhi per Gioachino Rossini


Produzione Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano | Accademia di Belle Arti di Brera

Il Teatro Carcano di Milano torna ai fasti delle sue origini di teatro lirico ed inaugura la stagione 2018/19 venerdì 12 ottobre con l’inedita e prestigiosa collaborazione con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e l’Accademia di Belle Arti di Brera impegnati nella prima delle due nuove coproduzioni in cartellone, LA CAMBIALE DI MATRIMONIO di Gioachino Rossini (la seconda, DON GIOVANNI di Mozart, sarà in cartellone a maggio). Progetti nati con l’intento di “fare rete”, di mettere insieme competenze di istituzioni diverse puntando sulle capacità di giovani, musicisti, cantanti, compositori, registi, scenografi, macchinisti, fotografi che si affacciano al mondo del lavoro.

In omaggio a Rossini nel 150° della morte, in apertura di serata verranno eseguiti anche due melologhi su musiche composte da studenti delle classi di composizione del Conservatorio di Milano.

Lo spettacolo è inserito nel programma del Festival 150 Rossini Milano (9-19 ottobre 2018).

Con la farsa La cambiale di matrimonio il diciottenne Rossini iniziò nel 1810 al Teatro San Moisè di Venezia la sua fulgida e rapidissima carriera. I personaggi principali dell’opera formano una sorta di quadrilatero: da una parte stanno i due “amorosi”, cioè i due giovani innamorati, soprano e tenore, che si esprimono con un linguaggio sentimentale; dall’altra, due personaggi anziani e comici, voci di basso-baritono chiamate a quel tempo “buffi”: Mill, padre avaro e ostinato, pronto a trattare sua figlia come una merce, e Slook, mercante americano dalle maniere grezze, abituato a misurare ogni cosa in denaro ma pronto a comprendere con generosità il valore dei sentimenti umani. Nella vivacità e nella precisione del ritmo, nella limpida chiarezza con cui si svolgono le frasi musicali e nel calore melodico delle espressioni amorose si riconosce già da questa prima opera lo stile caratteristico di Rossini.

Il ricco mercante inglese Tobia Mill riceve una lettera dal nordamericano Slook, suo corrispondente in affari, che annuncia la sua venuta in Europa per ritirare la merce a cui ha diritto avendo stipulato una cambiale con Mill. La merce è... una donna da sposare! Mill coglie la palla al balzo e decide di soddisfare Slook dandogli in moglie sua figlia Fanny. Ma costei è segretamente fidanzata con Edoardo Milfort, un giovane povero. All’arrivo di Slook, Fanny ed Edoardo, il quale si è introdotto nella casa presentandosi falsamente come il nuovo impiegato, tentano di convincere l’Americano, un po’ con le buone un po’ con le minacce, a rinunciare ad esigere il pagamento della cambiale. Il servo di Mill, complice dei due giovani, rivela a Slook che forse la merce è gravata da un’ipoteca... Quando Slook scopre il sentimento che unisce i due, decide di girare la cambiale a Edoardo. Questi esibisce la cambiale e Slook vince le ultime resistenze di Mill dichiarando di avere nominato Edoardo suo erede. Che Mill si metta l’anima in pace! Ha tentato di pagare il suo debito con un bene gravato da ipoteca, e invece di essere imprigionato si troverà a godere fra un anno del frutto del capitale: un bel nipotino.




Il Teatro San Babila presenta una Stagione 2018-2019 ricca di grandi nomi e di novità, offre spettacoli di qualità pur mantenendo i prezzi degli abbonamenti e dei biglietti molto vantaggiosi, particolare attenzione è rivolta agli Under 30 e agli Over 65, Studenti ed Insegnanti.

Otto gli spettacoli in abbonamento che accompagneranno lo spettatore fino a maggio.

La Stagione teatrale 2018/2019 parte il 23 ottobre con un testo di Luigi Pirandello, Il berretto a sonagli, con Sebastiano Lo Monaco e Marina Biondi regia di Lo Monaco. Evento ospite fuori abbonamento dal 16 al 25 novembre il musical prodotto da I Re del Mambo dal titolo Mambo Italiano regia Giacomo Frassica.

Dal 27 novembre al 2 dicembre Franco Castellano e Nathaly Caldonazzo in Baciami James una pièce di drammaturgia contemporanea comica e toccante raccontata senza sentimentalismi, a seguire dall’11 al 16 dicembre Maurizio Casagrande nell’esilarante Mostri a parte. Per la prima volta a teatro Roberto Farnesi insieme ad Andrea Buscemi con Molière in bicicletta in un testo tratto dal film cult interpretato dal grande Fabrice Luchini, dal 22 al 27 gennaio.


A metà febbraio appuntamento con il giallo di Agatha Christie che da sempre affascina gli spettatori, Trappola per topi con la Compagnia Attor i& Tecnici.

Sospetti e tensioni, comici scontri dal 26 febbraio al 3 marzo con Boomerang di Angelo Longoni, protagonisti Amanda Sandrelli, Giorgio Borghetti, Simone Colombari ed Eleonora Ivone.

Grande novità dall’8 marzo al 14 aprile Fame The Musical- Saranno Famosi di David De Silva per la regia di Federico Bellone. Corrado Tedeschi e Camilla Tedeschi concludono la stagione con Partenza in salita, testo di Gianni Clementi.

La Compagnia Teatro San Babila porta in scena dal 30 dicembre all’11 gennaio lo spettacolo che ha ottenuto un grande successo di pubblico Doppia coppia di Derek Benfield, assicurando divertimento anche il 31 dicembre. Ritorna la Compagnia di Operette Elena D'Angelo con Orchestra dal vivo, a partire da novembre si le operette più famose, da Scugnizza a La Duchessa del Bal Tabarin, a gennaio Al Cavallino Bianco e per finire a febbraio Cin Ci Là.

Come evento ospite l’Associazione Musica in Scena propone la Stagione Lirica, quattro grandi opere a partire da gennaio, L’Elisir d’amore, La Bohème, Traviata e Aida. Altro evento ospite il 16 e 17 gennaio 2019

Uno nessuno centomila con Enrico Lo Verso adattamento e regia Alessandra Pizzi.

Prosegue anche quest’anno la rassegna domenicale per le famiglie intitolata Sanbabyla. La Compagnia Pepita e Ciccio Pasticcio portano in scena le fiabe più belle Il gatto con gli stivali, Cenerentola ed Hansel e Gretel, il 23 dicembre l’immancabile appuntamento con Babbo Natale.

Mythos Festival anche quest’anno si conferma come parte integrante di un’offerta teatrale che il Teatro San Babila ha inserito come progetto di teatro di innovazione.

Milano, 26 settembre 2018



Autore: Carlo Goldoni

Regia: Gianluca Guidi

Attori: Francesca Inaudi, Gianluca Guidi, Fabio Ferrari, Riccardo Bocci

Scene:Carlo De Marino-Costumi: Francesca Brunori - Musiche: Massimiliano Gagliardi

Date: dal 12 al 22 aprile

La bella vedova Rosaura ha quattro pretendenti: un galante francese, un flemmatico e laconico inglese, un orgoglioso spagnolo, un geloso e appassionato italiano. Per mettere alla prova il loro amore si presenta a ciascuno di essi travestita negli abiti e con i modi delle rispettive nazioni. Solo a chi resisterà al fascino della sconosciuta Rosaura concederà la mano.

La vedova scaltra non è solo una commedia molto divertente che ruota intorno al tema del corteggiamento e del rapporto tra ragione e sentimento, ma rappresenta anche un punto di svolta nella storia del teatro: con essa nel 1748 Carlo Goldoni avvia la sua riforma del teatro comico, passando dal teatro delle maschere e dell’improvvisazione tipico della Commedia dell’Arte a quello dei personaggi presi dalla vita reale.

Dei temi propri della Commedia dell’Arte vengono ripresi alcuni spunti, come quello di Arlecchino servitore di due padroni che, nel ruolo di ambasciatore e postino, fa confusione sia tra i signori che deve servire sia tra i destinatari dei messaggi che è incaricato di trasmettere; mentre il personaggio di Rosaura anticipa la figura della donna fiera e corteggiata, arguta e intraprendente che farà da modello per la celeberrima Mirandolina della Locandiera.

Mi piace Rosaura Lombardi vedova de’ Bisognosi – spiega Gianluca Guidi - E’ una donna moderna, dalla natura “antica”. Una figura che presenta quella sensibilità e quell’intuizione appartenenti all’universo femminile. Sa ribellarsi al padre e si oppone alle nozze della sorella con un uomo molto più anziano (lei ne aveva sposato uno del quale è rimasta vedova) e, ora che può, sospesa e in bilico per prendere la decisione giusta, ponte tra la commedia “vecchia” e il mondo nuovo, per sé “sceglie di scegliere” il suo uomo. Rosaura è pilota del proprio destino, opera e decide non tanto lasciandosi guidare dai sentimenti, quanto piuttosto seguendo criteri razionali, e per seguire il suo scopo, mette a nudo le debolezze del genere maschile, fino a metterle quasi in ridicolo. Complici la “sua” Venezia, il Carnevale, e, di nuovo, la sua “modernità”, Rosaura nasconde il suo volto dietro ad una maschera non soltanto quando realmente indossata; la usa a guisa di condottiero per vincere (forse inconsapevolmente) una “guerra” di cui lei stessa non conosce i confini se non quelli personali.”



Autore e Regia:Gabriele Pignotta

Attori:  Lorella Cuccarini, Giampiero Ingrassia

Date: dal 5 al 22 aprile

Dopo 20 anni, LORELLA CUCCARINI e GIAMPIERO INGRASSIA, la straordinaria coppia di Grease, torna a lavorare insieme per la prima volta in una commedia inedita, scritta e diretta da Gabriele Pignotta.

Uno spettacolo ironico, intelligente, appassionante, cucito addosso a due protagonisti perfetti: istrionici e straordinariamente affiatati.

La famiglia è il motore principale dello spettacolo e si mostra con le sue fragilità e con la sua forza. L’amore tra uomo e donna e tra genitori e figli è visto con leggerezza ma anche con passione, sbirciando attraverso la quotidianità: risate, lacrime, sospetti, cambiamenti e tante altre piccole e grandi situazioni condiscono la commedia interpretata da 5 bravissimi attori, in cui ognuno di noi può ritrovare uno spaccato della sua vita.

La produzione è ambiziosa e importante: un allestimento di altissimo livello saprà regalare allo spettatore momenti di assoluto divertimento e di grande emozione.



Autore: Iaia Fiastri

Regia: Diego Ruiz

Attori:  Patrizia Pellegrino, Stefano Masciarelli

Date: dal 10 al 15 aprile

Un uomo in crisi matrimoniale, maldestro e impacciato, rapisce la bella moglie del suo acerrimo nemico, tentando di salvare la sua faccia e il suo matrimonio. Un piano che fin dalle premesse ha poche speranze di funzionare e che avrà un epilogo del tutto inaspettato.

Dopo i primi pasticciati tentativi, il piano risulta inesorabilmente fallimentare anche perché dall’altra parte non c’è nessuna intenzione di pagare. In poco tempo i ruoli di vittima e carnefice si confondono, anzi si stravolgono definitivamente: i due diventano complici, dei veri e propri “compagni di disavventura” e architettano un’arguta strategia per ottenere i soldi per lui e una prova d’amore per lei.

Due personaggi buffi e teneri, carichi di umanità in un’avventura che cambierà per sempre le loro vite. Un guardiano di notte, un po’ amico, un po’ angelo custode, armato di intelligenza e saggezza popolare, riesce a far incontrare quelle due anime alla deriva tentando di condurle in un porto sicuro.

Patrizia Pellegrino e Stefano Masciarelli danno vita a due personaggi buffi e teneri, carichi di umanità e di sfumature, prima nemici e poi complici di un'avventura che cambierà per sempre le loro vite.



Autore: Alessandra Merico

Regia: Vanessa Gasbarri

Attori:  Fabio Avaro e Enzo Casertano

Date: dal 20 al 22 aprile

Un ironico e romantico Enzo Casertano interpreta Filippo, inventore di giochi e rompicapo, poco incline alle convenzioni sociali e amante del silenzio più assoluto, che si ritrova come vicina di casa Aurora, una buffa e simpatica Alessandra Merico, ragazza timida e impacciata che si sta preparando per un’importante esibizione al pianoforte.  A separare le loro vite una sottile parete che non gli consente di vedersi, ma che li porta a condividere, loro malgrado, parte della loro vita privata. Se dapprima nessuno sembra più incompatibile, col passare dei giorni i due decidono di instaurare una relazione. Ma con un’unica regola: non vedersi mai. A complicare le cose ci si mette la guerra tra Anna, la giocosa ed irriverente Danila Stalteri, bella e spigliata sorella di Aurora e Armando, lo spassoso e spumeggiante Fabio Avaro, fidato amico e socio d’affari di Filippo che non hanno nessuna intenzione di sottostare a qualunque limitazione! Vanessa Gasbarri con leggerezza e poesia porta in scena una favola moderna, comica e romantica che si interroga sul difficile mondo dei rapporti umani spesso aggredito da paure e incomunicabilità. Ma in questa girandola frizzante forse è ancora possibile l’alchimia dell’amore.



Regia: Jurij Ferrini da Pluto di Aristofane

Attori: Jurij Ferrini, Francesco Gargiulo, Federico Palumeri, Andrea Peròn, Rebecca Rossetti

Scene e costumi Paola Caterina D’Arienzo

DURATA: 80 minuti (no intervallo)

ORARI: da martedì a giovedì e sabato ore 20,30 – venerdì ore 19,30 – domenica ore 16,00

Date: dal 14 al 25 marzo

L’ateniese Cremilo – accompagnato dal tuttofare Carione – si reca a Delfi per chiedere al celebre oracolo se convenga educare il figlio all’onestà, che – è noto – non rende ricchi, oppure indirizzarlo verso la disonestà, con maggiori probabilità di un avvenire agiato. Per tutta risposta, l’oracolo lo esorta a seguire la prima persona che incontrerà all'uscita dal tempio. Caso vuole si tratti di uno straccione cieco, che ben presto si rivelerà essere nientemeno che Pluto, dio della ricchezza. Convinto che la menomazione del dio sia la ragione della disomogenea distribuzione del denaro tra gli uomini, Cremilo e Carione si attivano per guarirlo, sconsigliati inutilmente dalla Povertà in persona. Un improbabile medico-santone compirà il miracolo, con conseguenze inimmaginabili per l’umanità intera…

In DIO PLUTO, riscrittura ad opera di Jurij Ferrini di Pluto di Aristofane, viene messo sotto la lente d’ingrandimento il comportamento degli uomini che 2.400 anni fa, proprio come oggi, idolatrano il denaro, la ricchezza e sono pronti a qualsiasi scelleratezza per ottenere facili guadagni.

Nella sua feroce e divertentissima satira, Aristofane punzecchia senza alcun riguardo uomini, teatranti e divinità della sua epoca. Nella stesura del copione Ferrini si è per lo più limitato a trovare delle giocose equivalenze con la nostra società, così profondamente cambiata in oltre due millenni di storia. Eppure, mentre le scoperte tecnologiche dell’umanità modificano sostanzialmente e sempre più rapidamente il mondo, l’evoluzione emotiva procede a rilento e segue le vie dell’evoluzione naturale. Temiamo o desideriamo più o meno sempre delle stesse cose da migliaia di anni. Per questo i classici antichi possono dirci ancora molto ed offrire enormi spunti di riflessione e porci domande eterne alle quali non siamo ancora in grado di rispondere.

Ferrini ha dato vita a una commedia graffiante, grottesca e irriverente, in puro stile “aristofaneo”, sul potere del denaro, scritta per divertire e schiaffeggiare ogni perbenismo e prendersi gioco di ogni potere costituito, divino o terreno.



Autore: Giuseppe Badalucco e Franca De Angelis

Regista: Vanessa Gasbarri

Attori: Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, PaolaTiziana Cruciani

Date: dal 6 all'11 marzo

Infuria la Grande Guerra e l'Italia è impegnata nel terribile conflitto che miete vite, giovani e meno giovani, dalle trincee del Carso ai picchi delle Dolomiti. Mentre gli uomini sono al fronte, le donne si prodigano nel loro storico ruolo di madri e di mogli… e non solo.

Molte di loro, per arrotondare il magro bilancio familiare, accettano le offerte di lavoro che piovono dalle imprese, i cui ranghi sono rimasti sguarniti a causa della coscrizione dei propri dipendenti. Improvvisamente le donne escono dalle case e s’improvvisano tranviere, operaie, impiegate, suscitando il grande scandalo dei molti benpensanti che temono il sovvertimento "dell'ordine naturale delle cose".

Del primo, devastante, conflitto mondiale, di cui in questi anni ricorre il centenario, sono stati raccontati la durezza della vita di trincea, le vittime e gli eroi. Tutte a casa si concentra invece sull’aspetto, abbastanza inedito ma di enormi proporzioni, dell’ingresso delle donne nel mondo del lavoro: un primo e imponente approccio, destinato all’epoca a non avere immediate conseguenze sul piano sociale, una volta terminato il conflitto, ma che di certo accelerò la presa di coscienza di molte donne. E - pur non dimenticando la tragedia sullo sfondo, che toccherà anzi da vicino una delle protagoniste - lo fa nei toni della commedia e del sentimento, in una pièce dolce-amara tutta al femminile.

Margherita, una ricca signora dell'alta borghesia milanese il cui marito imprenditore è stato preso prigioniero dagli austriaci, decide di imbarcarsi nella difficile avventura di tenere in piedi l'azienda di famiglia, produttrice di autocarri. All’inizio si tuffa nell’impresa con la leggerezza con cui frequenta i salotti dell’alta società; ma andando avanti si ritrova a sfidare l'ostilità di un mondo prettamente maschile in cui tutti le sono contro: i colleghi, i politici, la stampa e persino i sindacati.

Nella sua avventura Margherita è supportata, ma anche spesso osteggiata, da altre quattro donne, tutte diverse da lei - e fra di loro - sotto ogni punto di vista: carattere, classe sociale ed idee politiche. C’è Silvana, la coscienziosa segretaria del marito, che rivelerà insospettate doti manageriali e che nasconde un segreto inconfessabile; la matura Comunarda, una socialista dal temperamento sanguigno e combattivo che le darà parecchio filo da torcere, e che nel conflitto perderà il figlio più amato; Teresa, giovane madre di famiglia tutta casa e chiesa; e la giovane e vitale Giacomina, che pensa più che altro a divertirsi.

In un crescendo di ostacoli da superare nel tentativo di salvare l’azienda, le cinque donne si confrontano fra loro e imparano a costruire un diverso modo di rapportarsi, declinato al femminile e ispirato ai valori della solidarietà umana e delle reciproca comprensione; e scoprono, ciascuna di se stessa, doti e aspirazioni che nemmeno pensavano di possedere.

Ma un bel giorno la guerra finisce e gli uomini tornano a casa, chi dal fronte, chi dalla prigionia. E il ripristino della normalità, una normalità tutta maschile, rappresenta per le nostre un brusco risveglio...



Autore: Woody Allen

Regia: Monica Guerritore, Francesca Reggiani

Attori: Monica Guerritore, Date: dal 1 al 18 marzo

Mariti e mogli è un travolgente Woody Allen alle prese con uno dei suoi argomenti preferiti, le crisi coniugali, i tradimenti, scritto e diretto da Monica Guerritore, che lo interpreta con Francesca Reggiani. Un girotondo in cui Cupido (bendato e sbadato) si diverte a scagliare frecce, far nascere amori, divorzi e non solo…

Tradendo le location realistiche del film, Monica Guerritore evoca, nel luogo teatrale unico, i tanti luoghi delle vite coniugali e nelle simultaneità delle relazioni e degli intrecci clandestini, delle rotture e improvvise riconciliazioni trapelano le piccole altezze degli esseri umani così familiari a Bergman, a Strindberg. E nel loro improvviso perdersi in danze all’unisono su musiche da Louis Armstrong a Etta James, là sul fondo, Čechov e il tempo che intanto scivola via.
Una produzione A.ArtistiAssociati, Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti, in collaborazione con Comune di Pesaro / AMAT.

Un incontro di piccole anime che, sempre insoddisfatte, girano e girano intrappolate nella loro insoddisfazione cronica di una banale vita borghese. Una notte tempestosa, i personaggi costretti da tuoni e lampi in una sala da ballo, un luogo della musica e della danza che con il passare della notte si riempie di storie e oggetti e musica e pianti e amori e liti. Un bancone di un bar, una zona dove due poltrone creeranno un letto, due tavolini accostati per poter mangiare tutti insieme e poi riprendere le lezioni di ballo, le relazioni o i divorzi mentre arriva l’alba.

Le dinamiche matrimoniali di Mariti e mogli sono affrontate in quella sala. La versione teatrale di Monica Guerritore è fedele al testo, ma si discosta nell’ambientazione dal film del 1992 interpretato da Mia Farrow, Sidney Pollack, Judy Davis, Liam Neeson, Juliette Lewis e lo stesso Allen nei panni di uno dei protagonisti. È lì, in quella notte, che le insofferenze, i tradimenti e i desideri verranno rivelati, mentre (in segreto) ogni personaggio si aprirà in improvvise confessioni fatte al pubblico per averne comprensione e approvazione.

Così, la trama e le sofferenze create dall’Autore (tutta la commedia è un romanzo che Gabe rivelerà alla fine di avere scritto) diventano l’unica verità del personaggio costretto a vivere e far prevalere la sua storia, con quell’intensità che solo la precisione di una trama già scritta può dare.

Note di regia
“Il jazz di Louis Armstrong precipita il pubblico immediatamente nel clima di Woody Allen, Strindberg e Bergman (riferimenti altissimi di Allen) vengono evocati nelle dinamiche tra mariti e mogli, la danza e il vino e la notte sganciano il corpo e liberano le energie. Il resto è l’eterno racconto dell’amore”.   Monica Guerritore



BLUE NOTE MILANO COMPIE 15 ANNI! Lo storico jazz club di via Borsieri, unica sede europea dell’iconico jazz club di New York, ha aperto i battenti il 19 marzo 2003 ed è subito diventato il punto di riferimento per gli amanti del genere e non solo. In 15 anni sul suo palco si sono esibite icone del jazz come Dee Dee Bridgewater, Ahmad Jamal, McCoy Tyner, Billy Cobham, Paolo Fresu, Wynton Marsalis e Brad Mehldau, star internazionali come Incognito, Level 42 e Tower of Power, Chick Corea e alcuni dei nomi che hanno fatto la storia della musica italiana: Pino Daniele, Gino Paoli, Ornella Vanoni solo per citarne alcuni.

Blue Note è stato anche il trampolino di lancio per giovani emergenti come Esperanza Spalding, Gregory Porter, Mario Biondi e Raphael Gualazzi che hanno regalato emozioni uniche al pubblico in sala.

15 anni di concerti all’interno del locale, ma anche di festival estivi ed eventi come JazzMI e Blue Note Off che hanno portato la musica jazz in location non convenzionali.

Come vuole la tradizione ereditata dal leggendario club del Greenwich Village, Blue Note Milano negli anni è anche diventato un luogo dove poter fare un’esperienza sensoriale a 360°, grazie al ristorante che offre la possibilità di abbinare ai piatti una selezione di vini italiani e francesi, più di 200 cocktail e liquori dal bar.

Per celebrare tutto questo, i primi quattro sabati di marzo BLUE NOTE MILANO offrirà ai propri ospiti 4 eventi esclusivi.


SABATO 3 MARZO calcherà il palco il veterano del Blue Note PAOLO FRESU insieme alle due più celebri formazioni che lo hanno accompagnato negli ultimi anni: il QUINTET, con oltre trent'anni di carriera artistica alle spalle e una tensione costante al rinnovamento, e il DEVIL QUARTET, attivo da 12 anni, protagonista dell'electric jazz e recentemente autore di un nuovo lavoro realizzato in chiave acustica.

SABATO 10 MARZO: innovazione nella tradizione. Per la prima volta la Blue Vinyl Nite realizzata in collaborazione con Radio Monte Carlo. 5 ore di DJ set con alcuni dei migliori nomi della scena internazionale e italiana. Ai piatti si alterneranno Bluey e Francis Hylton degli Incognito, Nicola Conte e i DJ di Radio Monte Carlo Pat Rich e Marco Fullone. L’evento verrà trasmesso in diretta dalle 19.00 alle 22.00 su Radio Monte Carlo dalla postazione storica dell’emittente all’interno del Blue Note. Insieme a Maurizio Di Maggio presenteranno la serata Nick the Nightfly e Kay Rush.

Per gli amanti del vinile le sorprese non finisco qui. All’interno del Club sarà allestito un vero e proprio negozio di dischi che venderà novità e vinili esclusivi.

SABATO 17 MARZO sarà il Birthday Party ufficiale del Blue Note, accompagnato dalla musica del quintetto di Nick The Nightfly che si esibirà con Sarah Jane Morris, Karima e altri ospiti a sorpres

Le celebrazioni continuano SABATO 24 MARZO con il concerto di TOQUINHO per la prima volta sul palco del Blue Note

#Celebrate15 porterà con sé anche nuove sculture firmate dal noto artista Marco Lodola all’interno e all’esterno del locale, una linea di merchandising con gadget in edizione limitata e il ritorno del prestigioso Blue Note Awards con una doppia premiazione. Blue Note Awards è il riconoscimento che la direzione del Blue Note Milano assegna a musicisti, autori, scrittori, giornalisti o personaggi operanti nel settore musicale che lavorano per la divulgazione della musica.

Tutte le informazioni riguardo #Celebrate15 sono disponibili su: www.bluenotemilano.com

Milano, 27 febbraio 2018


Autore: Henrik Ibsen

Regia: Roberto Valerio

Attori: Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo

Durata:120 minuti

Date: dal 1 al 11 marzo

Quando nel 1879 Casa di bambola fu rappresentato per la prima volta, il dramma suscitò scandalo e polemica ovunque per la sua lettura come esempio di un femminismo estremo; tanto che in Germania Ibsen fu addirittura costretto a trovargli un nuovo finale, perché la protagonista si rifiutava di impersonare una madre da lei ritenuta snaturata.

Ma, al di là di ogni contenuto polemico, il dramma resta opera di una grande e complessa modernità, abitata da personaggi capaci di parlare ancora ai nostri contemporanei.

Partendo da una nuova e attenta rilettura di questo grande classico di fine ‘800, attraverso una riscrittura e rielaborazione scenica del testo, si approda così ad uno spettacolo dove il centro è il dramma nudo, spogliato di bellurie ottocentesche e convenzioni borghesi.

Casa di bambola è un testo complesso e seducente che restituisce molteplici e potenti suggestioni. È l’intreccio dialettico di una crisi, di una transizione, di un passaggio, di un percorso evolutivo; è il ritratto espressionista (L’urlo di Munch è del 1893) di un disperato anelito alla libertà che crea però angoscia e smarrimento.

I personaggi si muovono in uno spazio scenografico spoglio/essenziale, sghembo, caricaturale, oscillando tra il sogno e la veglia, tra la verità e la menzogna, tra il desiderio e la necessità. Uno spazio onirico che trasfigura la realtà in miraggio, delirio, allucinazione, incubo. Una scena stilizzata per raccontare al meglio un desolante deserto relazionale ed esistenziale popolato non da volti ma da maschere che si apprestano a inscenare un dramma della finzione.                Roberto Valerio



Autore: Ger Thijs

Regista: Francesco Branchetti

Attori: Barbara De Rossi, Francesco Branchetti

Date: dal 30  al 4 febbraio

Un testo straordinariamente e profondamente intriso di umanità. È la storia di un incontro tra un uomo e una donna; una panchina, un bosco, dei sentieri, due vite segnate dall’infelicità, forse dalla paura ma che, in una sorta di magica “terra di mezzo”, arrivano a sfiorarsi, a toccarsi.

Una donna che va alla ricerca del suo destino, un uomo che fa i conti con i suoi fallimenti e con la sua storia. In un paesaggio che evoca talvolta le stazioni di una Via Crucis dell’anima, tra i due nasce un sentimento magico, dove hanno spazio la leggerezza e il candore, la fragilità di due anime che fanno i conti con la propria vita e tutto sfocia in un sentimento struggente condiviso.

L’amore è dietro l’angolo e i fantasmi e le paure a tratti si dileguano, per lasciare spazio ad un sogno vissuto in un’atmosfera magica a tratti apparentemente irreale.

Si tratta di una magica, meravigliosa esplorazione del cuore umano. Una conversazione fatta di piccole bugie e verità sorprendenti, il mistero di un incontro, il mistero di un sentimento che nasce, il mistero della vita.        Ph Marinetta Saglio







Date: dall’11 al 28 GENNAIO

Quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro, l'unico ad avere le risorse economiche per poter battere l'avvocato, il quale tra l'altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però, i rapporti sono tesi; la loro amicizia, infatti, è compromessa da anni, al punto tale che Franco, indispettito dalla presenza dell'ormai ex amico, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall'idea.

La partita si rivela ben presto tutt'altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po' di soldi, c'è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni. È uno tra i più bei film di Avati, lucido, amaro, avvincente.



Autore: Derek Benfield



Date: Dal 16 al 21 gennaio

Divertimento garantito per il pubblico attraverso l'alternarsi di intrighi amorosi che si svolgono in due case con un unico divano collocato al centro, elemento comune per entrambi gli appartamenti dove si svolge l’intera vicenda. I sussulti del matrimonio, i tradimenti, i blitz amorosi, gli appuntamenti furtivi, le scappatelle, gli equivoci imbarazzanti. Una moglie sollecita il marito a fare esercizio fisico. L’ uomo accetta ben volentieri ma, in realtà, il tempo ufficialmente passato a correre nel parco lo trascorre in compagnia dell’amante nell’appartamento di un amico compiacente. Quest’ultimo è ben lieto di rendersi disponibile perché a sua volta se la fa con la moglie di lui a costo di folli corse in bicicletta. La situazione però, precipita quando la consorte dell’amico torna improvvisamente a casa. Due case, un unico divano collocato al centro, elemento comune per entrambi i salotti, in simmetria. La vicenda, anch’essa simmetrica, si svolge ora da una parte, ora dall’altra. A volte contemporaneamente nei due locali. Mentre la signora A è per lavoro in America, il signor B (suo marito) cede il proprio appartamento al proprio amico C che lo usa per trascorrere ore liete con la procace signorina D. Contemporaneamente il signor B passa nell’altro appartamento e viene graziosamente ospitato dalla signora E (che, manco a dirlo, è la moglie di C). La quadriglia viene ballata ogni mercoledì!



di Aldo Palazzeschi
adattamento Ugo Chiti
 Lucia Poli, Milena Vukotic e con Marilù Prati
e Gabriele Anagni, Sandra Garuglieri, Luca Mandarini, Roberta Lucca
regia Geppy Gleijeses
scene Roberto Crea
luci Luigi Ascione
costumi Ilaria Salgarella, Clara Gonzalez Liz Ccahua coordinate da Andrea Viotti, Accademia Costume&Moda, Roma-1964
musiche Mario Incudine
produzione Gitiesse Artisti Riuniti

Nella campagna fiorentina di inizio ‘900 tre zie nubili, vivono accecate da un amore senile per il nipote, viveur e fannullone, che le porterà sul lastrico e finirà per abbandonarle. Dal capolavoro di intelligenza e ironia di Aldo Palazzeschi, una parodia un po’ grottesca del mondo aristocratico fatta anche di nonsense e giochi di parole. L’ adattamento originale è di Ugo Chiti, uno dei più importanti drammaturghi italiani, la regia è di Geppy Gleijeses, in scena tre splendide attrici e beniamine del pubblico come Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati. Le sorelle Teresa e Carolina Materassi sono due ricamatrici cinquantenni che, grazie ad una vita di rinunce, hanno acquisito una posizione di prestigio presso la buona società fiorentina. Con loro vive la sorella minore, Giselda, riaccolta in casa dopo un fallito matrimonio con un nobile dissoluto. L'equilibrio familiare viene sconvolto dall'arrivo di Remo, figlio di una quarta sorella morta ad Ancona: bello, spiritoso e pieno di vita, il giovane approfitta dell'affetto e delle cure delle zie più anziane per soddisfare tutti i suoi capricci, spendendo più di quanto le zie guadagnino. Giselda è l'unica a rendersi conto della situazione, ma i suoi avvertimenti rimangono inascoltati.

Per info:  tel. 0259995206    biglietteria@teatrofrancoparenti.com      www.teatrofrancoparenti.it



di Francis Veber
con Paolo Triestino, Nicola Pistoia
e conSimone Colombari, Maurizio D'Agostino, Loredana Piedimonte, Silvia Degrandi
regia Pistoia,Triestino
scene Giulia Romolini
costumi Lucrezia Farinella
luci Luca Palmieri
Produzione Teatro Ghione in collaborazione con Fiore&Germano

Date: dal 26 dicembre al 7 gennaio  SPECIALE CAPODANNO con doppia replica

Spassosa e intelligente commedia, resa celebre dal film di Francis Veber dove ricchi borghesi parigini ogni settimana organizzano una cena a cui ognuno invita un “cretino”. Chi avrà portato l’“esemplare” migliore sarà il vincitore della serata. Pierre (Paolo Triestino), è un arrogante editore bloccato a casa dal colpo della strega e decide di anticipare la conoscenza di François Pignon (Nicola Pistoia), invitandolo da lui con la scusa di parlare del suo hobby, cioè costruire monumenti con i fiammiferi, magari per pubblicarne un libro. Da qui si alterneranno una serie di situazioni esilaranti ad opera del cretino, con scambi di persone e telefonate, che contribuiscono all’intreccio della trama, fino ad invitare a casa un suo collega agente delle tasse, specializzato in evasioni fiscali…non proprio l’ospite ideale per il gruppo di ricchi borghesi. Due ruoli, Pierre e François, che Paolo e Nicola si sono cuciti addosso con una regia di coppia serena e accordata, capace di gestire la caratterizzazione senza cadere nel rischio di precipitare nella macchietta.


Testi: Felice Musazzi, Antonio Provasio

Regia: Antonio Provasio

Attori: A.Provasio, , E:Dalceri, L.Campisi

Date: dal 5 gennaio al 4 marzo


È l'8 marzo, compleanno della Teresa che coincide con la Festa della donna. Mentre nel cortile fervono i festeggiamenti - con un pacco regalo gigantesco tutto ricoperto di glitter - l’attenzione di Teresa viene attirata dal cellulare del Giovanni, dimenticato sul tavolo. Teresa, rimasta sola nel cortile, non resiste e sbircia: un sms sospetto coinvolgerà marito e moglie in una discussione molto accesa, dove, al “non ti amo più” di Giovanni, Teresa risponderà con i ricordi di una storia d'amore lunga più di 50 anni. Tutti i personaggi del cortile vengono così coinvolti nel “colpo di testa” del Giovanni, che – invaghito di una nobildonna napoletana – dice addio alla sua amata Teresa e se ne va al Sud.

Tra Teresa e Giovanni trionferà l’amore o incomberà l'ombra della separazione? Riuscirà la figlia Mabilia a riappacificarli? Il Giovanni cadrà nelle grinfie della ricca ereditiera o preferirà l’amore - povero ma sincero - della sua Teresa? Il dilemma si scioglierà ai piedi del Vesuvio, dove il Giovanni, in questo nuovo spettacolo inaspettatamente loquace, ha seguito il suo nuovo amore e dove Teresa, Mabilia e Pinetta arrivano in treno ("Dall'Alpi alla Sicilia, dovunque è Legnano" risponde Teresa a Pinetta, con una sofisticata citazione dell'Inno di Mameli) e regalano una gag esilarante con il giovane Ciro (Maicol Trotta, uno dei boys quest'anno "promosso" attore) e Don Ciccio, boss del quartiere che parlando di Teresa la definisce "Pare o’ Vesuvio, bella e pericolosa".

In occasione dei 50 anni dalla scomparsa del grande Antonio De Curtis, il titolo dello spettacolo, i colori caldi e passionali e le tradizioni di Napoli, scenografie imponenti che impreziosiscono lo spazio scenico del Teatro della Luna, la “Malafemmena”, il ritmo scatenato della tarantella, "O' sole mio" e "Funiculì Funiculà" come colonna sonora degli strabilianti momenti musicali di Mabilia/Enrico Dalceri (frizzanti cin-cin, un castello con un trono d'oro e velluti rossi e decine di costumi come sempre straordinari – quello da Regina pesa ben 25 kg!), renderanno omaggio alla maschera immortale di Totò e testimonieranno come i Legnanesi, oggi, non conoscono confini.

Tra citazioni di frasi celebri ("Vedi Napoli e poi muori"), riferimenti a canzoni famosissime "Mi dispiace devo andare, il mio posto è la....", e refrain che diventano quasi il "lessico familiare" della famiglia Colombo, la cifra originalissima e sempre più consolidata della comicità dei Legnanesi emerge con forza, con precisione quasi chirurgica anche nell''improvvisazione che è sempre in agguato e conquista, con i tempi comici incalzanti e la complicità tra gli attori, l'ennesimo applauso, l'ennesima risata.

Con ritmo serratissimo, in un crescendo sapientemente dosato, questo nuovo spettacolo, ricco di situazioni paradossali, affronta al contempo temi in grado di parlare a tutti, senza perdere l’occasione di pungenti frecciate alle debolezze della società di oggi, spaziando così con equilibrio tra tradizione e attualità.

Prima della passerella finale in smoking, quella in cui Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Luigi Campisi, tutti gli altri attori e i giovani boys si mostrano senza maschera (nuovo anche questo brano musicale, stavolta corale), l'ultimo siparietto a tre è, come da tradizione, un momento quasi intimo per parlare al pubblico, per lasciare uno spunto di riflessione dopo tanta leggerezza. Dopo due ore di comicità autentica, Teresa, Mabilia e Giovanni riescono anche a parlare di valori veri, del gusto delle cose semplici: le cose più belle e importanti non si comprano con il denaro, e per sentirsi ricchi, nonostante tutto, basta una carezza e il calore di una famiglia.



Regia: Pippo Franc

Attori: Gegia, G.Battaglia, G.Miseferi

Date: dal 28 novembre al 3 dicembre

Pippo Franco – Brancaleone dal 28 novembre al Teatro San Babila – va in scena fino al 3 dicembre, con una esilarante commedia ricca di comicità, divertimento, risate, ma non priva di contenuti e di momenti di riflessione.

Il comico romano, accompagnato dalla sua "armata" composta da grandi attori (tra questi i comici Gegia, Battaglia & Miseferi) gia noti al palcoscenico, vi divertirà con questo spettacolo ricco di azione, sorprese, al limite del grottesco, con tanti colpi di scena ed un finale a sorpresa.

La commedia, che è liberamente ispirata ai film di Mario Monicelli, cavalca un umorismo spesso involontario e rappresenta in modo ironico e sorprendente, il lato tragicomico dell'esistenza umana.

Brancaleone di ritorno dalla Terra Santa, dove ha combattuto quella che lui definisce la sua ultima battaglia, chiede ospitalità ad un clerico eremita, uomo colto ed esperto cerusico al servizio del Vescovo di Trani. Brancaleone, pur non avendo mai perso il suo senso dell’ironia con cui affronta la sua esasperata esistenza, è in preda ad una crisi suicida: nella sua ultima battaglia si è finto morto per non essere ucciso dai Saraceni ed ora vuole espiare la sua colpa ingerendo un veleno che pretende da Colombello.

Il clerico, che a sua volta si identifica nell’allegrezza, sa che il cavaliere è in realtà posseduto dai demoni e gli da una purga facendogli credere che sia cicuta.

Una volta tornato in sé a Brancaleone viene offerta dal Vescovo la possibilità di formare un’armata e di conquistare il Castello di Bellafonte caduto in mano ai saraceni. Il cavaliere accetta subito l’incarico e insieme allo stesso Colombello e ad un lebbroso che si è unito a loro parte per la paradossale impresa. Ma formare un’armata non è facile e al condottiero si unisce soltanto una compagnia di comici incontrata durante il viaggio verso il castello.

Grazie alla particolarità degli imprevisti che deve fronteggiare, Brancaleone si rende conto di aver vissuto metà della sua esistenza come uomo d’armi mentre l’altra metà, quella dell’esperienza dell’amore e della visione spirituale dell’essere, gli è rimasta sconosciuta.

La commedia, liberamente ispirata ai film di Mario Monicelli, rappresenta in modo ironico e sorprendente, il lato tragicomico dell'esistenza umana.




Dopo il grandissimo successo del concerto del 23 luglio all’Auditorium Parco della Musica e a conferma dell’immenso amore che lo lega al nostro Paese, CHARLES AZNAVOUR tornerà in concerto in Italia lunedì 13 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano (Viale dell'Innovazione, 20 - inizio concerto ore 21.00 – biglietti in vendita su www.ticketone.it) per celebrare i suoi 70 anni di magnifica carriera.

L’appuntamento è organizzato da Show Bees e Intersuoni BMU, in collaborazione con Patrick Shart, Alain Boyaci e Moonlight Productions.

Cantautore, attore, diplomatico impegnato, a 93 anni Aznavour non smette di stupire! Con la sua voce inconfondibile, tanto da meritare il soprannome di “Charles Aznavoice”, Aznavour ha dei numeri da record, con 300 milioni di dischi venduti nel mondo e 80 film all’attivo.

Perché Aznavour non è nient’altro che “un uomo con una classe folle, una professionalità indiscutibile, una volontà feroce e un artista dalla penna imbattibile che osserva il mondo con gli occhi di un ragazzino” [Paris March].

Settant’anni di lunga e norata carriera che il 24 agosto sono stati suggellati da una stella in suo onore sulla “Walk of Fame”.

Lo scorso anno, inoltre, l’artista si era regalato un tour internazionale, collezionando sold out ad Amsterdam, Dubai, Praga, Antwerp, Osaka, Tokyo, Barcellona, Marbella, Trélazé, Monaco e Verona.

I suoi sono concerti epici, intimi e generosi in cui non mancano i successi di sempre come “Tous les visages de l’amour”, cantata da Aznavour in quattro lingue (italiano, inglese, spagnolo e tedesco) e ampiamente reinterpretata da numerosi artisti come Laura Pausini (celebre la sua “Uguale a lei”), “La Bohème”,” Com’è triste Venezia”, “Ed io tra di voi” (reinterpretata anche da Franco Battiato) e moltissimi altri.

Nato a Parigi nel 1924 da immigrati di origine armena, Shahnour Vaghinagh Aznavourian, in arte CHARLES AZNAVOUR, debuttò a teatro come attore di prosa.

Nel dopoguerra, grazie a Edith Piaf che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti, si mise in luce come cantautore.

Ma il riconoscimento mondiale arrivò nel 1956 all'Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie: uno strepitoso successo che gli permise di entrare nella storia degli chansonnier francesi.

Il fatto che Aznavour canti in sette lingue gli ha consentito di esibirsi in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Si è esibito alla Carnegie Hall e nei maggiori teatri del mondo, duettando con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini.

In Italia, inoltre, per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni ha collaborato con il grande autore e paroliere Giorgio Calabrese, recentemente scomparso.

All’estero le sue canzoni sono state spesso reinterpretate da numerosi artisti come Elton John, Bob Dylan, Sting, Placido Domingo, Céline Dion, Julio Iglesias, Edith Piaf, Liza Minnelli, Sammy Davis Jr, Ray Charles, Elvis Costello e moltissimi altri.

Il suo impegno come cantautore non gli impedisce di battersi da sempre per la causa armena, con un’intensa attività diplomatica che gli è valsa la nomina di Ambasciatore d’Armenia in Svizzera.

Milano 11 novembre 2017


ideato e diretto da Dario D’Ambrosi

adattamento e regia: Dario D’Ambrosi
interpreti Celeste Moratti, Almerica Schiavo, Sebastiano Somma, Paolo Vaselli, Morgana Forcella, Michela D’Ambrosi
coro Antei Emanuele, Bischetti Fabio, De Persio Fabio, Ferrari Andrea, Fronticelli Baldelli Nicolò, Giliberti Gilberto, Giliberti Paolo, Sorcini Silvia, Starace Marina, Terracini Claudia, Tortosa Daniele

musiche originali Francesco Santalucia
coordinamento coro Papaceccio
costumi Raffaella Toni
organizzazione Valeria Gaveglia

Il progetto proposto da Dario D’Ambrosi e dal suo Teatro Patologico, in collaborazione con l’Università di Roma “Tor Vergata”, Euroma2 e l’Istituto “Lorenzo de' Medici”, è di portare in scena una particolarissima versione della “Medea” di Euripide, a conclusione di un intenso e riuscito percorso teatrale, quello della scuola di formazione teatrale per ragazzi diversamente abili “La Magia del Teatro”.

Lo spettacolo vede in scena ragazzi con disabilità e attori professionisti, tra cui Celeste Moratti nel ruolo di Medea, Sebastiano Somma nel ruolo di Creonte, Paolo Vaselli nel ruolo di Giasone, Morgana Forcella e Michela D’Ambrosi nel ruolo di Glauce. 
L’adattamento possiede come elemento centrale il rapporto tra corpo e linguaggio: un corpo che si fa lingua e comunicazione, grazie all’importantissimo ruolo che ricoprirà la musica dal vivo di Francesco Santalucia e Papaceccio. Il linguaggio assume sostanza soprattutto attraverso l’uso del greco antico.
Lo spettacolo prevede infatti sia l’uso dell’italiano che del greco antico (risultato di un attento lavoro di studio e consulenze filologiche). Ciò che ha delineato i diversi momenti e quindi il diverso uso delle due lingue è proprio l’emozionalità, i diversi stati emotivi che caratterizzano questa violenta quanto commovente storia. La musica dal vivo accompagna i momenti in greco antico, non come semplice tappeto musicale ma come vero e proprio intervento corporeo ad arricchire, completare le suggestioni che saranno evocate da un lingua così antica e musicale; la lingua italiana sarà lasciata al silenzio, all’assenza di musica, a quella carica di suggestioni ed emozioni che saranno presenti nei monologhi di Medea quanto nei rapidi e intensi scambi di battute.

La scelta del testo ed il successivo lavoro di sperimentazione dimostrano che il lavoro di D’Ambrosi con i ragazzi con disabilità, non sono solo una forma di terapia, ma anche la fantastica possibilità di espressione artistica ed emotiva, un luogo di aggregazione e di formazione entusiasmante in cui giocare e divertirsi sul serio, in cui i ragazzi disabili hanno potuto sentirsi ed essere finalmente protagonisti.



Autore: Warren Adler

Regia: Filippo Dini

Attori: Ambra Angiolini, Matteo Cremon

Date: dal 9 al 26 novembre

La guerra dei Roses” è prima di tutto il titolo di un romanzo del 1981 e poi otto anni più tardi diventa un enorme successo cinematografico per la regia di Danny De Vito. L’autore del romanzo, Warren Adler, scrive anche il soggetto del film e in seguito deciderà di adattare questa vicenda anche per il teatro, creando una commedia straordinaria, raffinata e caotica al tempo stesso, comica e crudele, ridicola e folle, trovando forse in teatro la sua dimensione ideale, per la sua potenza espressiva e la sua dimensione terribilmente onirica.

La storia, nota ormai a tutti, grazie alla fama della pellicola cinematografica, e alla notorietà oltre che alla splendida affinità interpretativa dei suoi protagonisti (Michael Douglas e Kathleen Turner), narra della lenta e terribile separazione tra i coniugi Rose, lui ricco e ambizioso uomo d’affari, tronfio della sua fortunatissima carriera, lei una moglie obbediente, ma mai dimessa, che lo ha accompagnato nella sua brillante ascesa, con amore, stima profonda e un pizzico di fascinazione per le piccole o grandi comodità, che la loro vita quotidiana andava conquistandosi.

Tutto questo avviene, come ci è lasciato intuire dalle prime scene, in un’atmosfera di profondo amore, di sincera passione, all’interno di una cornice rosa e perfetta, lontani dal sospetto, appunto inesistente tra i Rose, di un qualsivoglia senso di raggiro o personale tornaconto, la dinamica del loro vivere insieme pare (ed è!) motivata soltanto dal reciproco amore. Ma ad un tratto, poco dopo l’inizio della nostra commedia, tutto questo si rompe, si infrange contro lo scoglio della mancata realizzazione professionale di lei.

Tutta la loro vita passata insieme, viene da lei completamente riscritta e reinterpretata, la sua maturata presa di coscienza la rafforza e la sprona, con una ferocia degna di una grande eroina, a scagliarsi sul suo amato, ora il responsabile della sua mancata affermazione, in un crescendo di cattiveria, rabbia e reciproche atrocità, fino alle estreme conseguenze.

Note di regia

La grandezza dell’amore si esprime in questa commedia attraverso la sua fine.

Adler ci pone di fronte ad una delle più potenti e straordinarie deflagrazione umane: la separazione di un uomo e una donna che hanno condiviso un grande amore.

Non c’è al mondo espressione più sconvolgente della potenza dell’essere umano, non a caso il titolo la paragona ad una guerra, e non solo, ad una delle più sanguinose guerre della storia inglese, una guerra nata in “casa” appunto, la guerra tra due rami della stessa famiglia, la guerra delle due rose.

La messa in scena racconta appunto di una guerra, due schieramenti, e volutamente si è scelto di affidare tutti i personaggi a solo quattro interpreti, due uomini e due donne, in campo a combattere per la propria legittimità su questo pianeta.

Il signor Rose e la signora Rose e i loro doppi, che interpretano i loro rispettivi avvocati e altri personaggi nei quali si imbattono i protagonisti, come in un sogno che non avrà un lieto fine, ci divertiranno fino alle lacrime per la loro comicità e ci turberanno nel profondo, poiché sveleranno in modo più o meno consapevole i nostri intimi fallimenti nel comprendere l’”altro”, l’opposto, all’interno di noi stessi.

La vera guerra, forse assai più sanguinosa si svolgerà dentro di noi, nel percepire vittime e carnefici all’interno delle nostre irrisolte metà, rintanate nelle viscere delle nostre coscienze.

Adler ci aiuta, con un sorriso, ad affrontare questa guerra, con coraggio e con leggerezza.

E forse ci permetterà, quindi, di tendere una mano all’altro, per invitarci a uscire da quella “casa” e andare incontro ad un “esterno”, ad un futuro nel quale l’uomo, prima ancora della donna, tornerà ad essere in grado di capire, accettare, dialogare con la sua intima femminilità offesa e deturpata spesso in ognuno di noi.




Autore: Eduardo De Filippo

Regia: Liliana Cavani

Attori: Mariangela D’Abbraccio, Geppy Gleijeses

Date: dal 18 al 29 ottobre

Domenico Soriano è furente perché Filumena Marturano, una ex prostituta che da anni vive con lui come la più paziente e sottomessa delle mogli, è riuscita a farsi sposare fingendosi moribonda. Celebrate le nozze, la donna era invece balzata dal letto, guaritissima e ferocemente soddisfatta di aver ripreso il suo posto legittimo nella casa che per tanti anni aveva contribuito a far prosperare. A quello stratagemma estremo s’era risolta perché, dopo mille avventure sopportate in silenzio, il suo uomo voleva darle il benservito, per sposare una ragazza di vent’anni. Ma non è tutto: Filumena rivela infatti a Domenico l’esistenza di tre figli già grandi, tenuti nascosti a tutti e cresciuti a balia grazie ai denari a lui abilmente sottratti. Soriano, sempre più fuori di sé, ottiene l’annullamento del matrimonio carpito con l’inganno.

A Filumena non resta che ripiegare su un altro, più sottile espediente: uno dei tre giovanotti è certamente figlio di Domenico. Quale? La donna lascia la casa portandosi via il segreto. Domenico, che in preda alla più angosciosa curiosità la supplica di rivelargli la verità, ha nel frattempo modo di riscoprire tutte le qualità umane della sua compagna. E per non lasciarsi sfuggire il figlio, acconsente a liberarsi della giovane fidanzata, a sposare – questa volta davvero – Filumena e a prendersi in casa i tre giovani. Ma nemmeno diventata sua moglie Filumena svelerà il segreto…

Diretto con autorevolezza e fedeltà dalla grande cineasta Liliana Cavani alla sua prima regia di prosa, il capolavoro di Eduardo De Filippo si avvale delle superlative prove d’attori di Mariangela D’Abbraccio, ruggente, feroce, decisa Filumena, e Geppy Gleijeses, struggente e smarrito Domenico. Al debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto a luglio 2016 il pubblico ha accolto lo spettacolo con applausi interminabili. Per la critica, una Filumena commovente e monumentale, che la regia tramuta in una grande sceneggiatura tra cinema e teatro di straordinaria attualità.


TEATRO COCCIA (Novara):   "Copenhagen"

La stagione del teatro di prosa del Coccia di Novara ha avuto inizio ieri sera, sabato 21 ottobre, con uno dei testi drammaturgici più interessanti e significativi del ‘teatro di parola’ contemporaneo: Copenhagen, dello scrittore inglese Michael Frayn, che lo scrisse nel 1998. L’opera è ispirata ad un fatto realmente accaduto, uno dei ‘misteri’ più appassionanti della storia della scienza (e forse della politica) del ‘900, negli anni cupi e tragici del secondo conflitto mondiale. Nel 1940 Copenhagen viene occupata dalla Germania. Nel settembre del 1941, il fisico Werner Heisenberg, capo del progetto tedesco per la costruzione di un'arma atomica, va nella capitale danese a trovare Niels Bohr, un altro dei padri della meccanica quantistica, di origini ebraiche e dunque non certo filo-nazista, ma suo vecchio maestro e un tempo grande amico. I due si incontrano nella capitale danese occupata dalle forze naziste ed è in casa di Bohr che si svolse la discussione. Ad essa assistette solo la moglie di Bohr, Margarethe. E’ lecito pensare che al centro di tale discussione ci siano state le ricerche sulla fissione dell’atomo e sul suo impiego pratico nella costruzione degli ordigni nucleari. Ma quale fu il vero motivo che indusse il fisico tedesco a fare visita a colui che le vicende storiche avevano trasformato in nemico? Cosa portò realmente lo scienziato a capo del progetto di sviluppo nucleare nazista dal suo maestro e ora nemico? Frayn immagina che i tre protagonisti di quel misterioso incontro siano già morti da tempo, e di nuovo incontrandosi in un mondo di morti sottilmente inquietante e onirico, rievochino quella loro discussione terrena di tanti anni addietro: una rievocazione fatta dunque fuori del tempo, o in un altro tempo, nello spazio surreale di una spoglia e scura aula universitaria, le cui lavagne sono riempite di infiniti calcoli matematici, incombenti sul palcoscenico quasi come un incubo minaccioso. In realtà, intorno al nucleo centrale del dramma, l’incontro fatidico del settembre 1941, il dialogo fra i tre protagonisti si muove continuamente nello spazio e nel tempo, rievocando altri incontri ed episodi, non solo accademici, ma anche privati, come la tragica morte di uno dei figli dei Bohr. Si crea dunque una continua oscillazione e sovrapposizione di piani temporali, in cui non è forse impossibile intravedere un’allusione, oltre che al principio di indeterminazione di Heisenberg, anche all’ambiguità dello spazio-tempo scoperta da Einstein, riferimento e punto di partenza sia di Bohr (che lo definisce il suo “dio”), sia di Heisenberg. La discussione sui più ardui problemi della nuova fisica (teoria dei quanti, principio di indeterminazione, processo di scissione e fissione dell’atomo) si svolge nella più assoluta precisione di termini e concetti, ma lo spettatore percepisce con chiarezza che sotto tali questioni il vero problema che turba la mente dei protagonisti è morale, ed è la grande e sempre attuale questione dei rapporti tra scienza e potere, la responsabilità dello scienziato nei confronti dell’umanità, un tema per eccellenza ‘brechtiano’. Anche in questo caso, a differenza di quanto avviene nella Vita di Galileo di B. Brecht, l’esito della discussione è avvolto nell’ambiguità e nell’indeterminatezza, che impedisce di giungere ad una ‘verità’ assoluta e indiscutibile: Bohr, che all’inizio può apparire del tutto ‘innocente’, estraneo alle ricerche sull’atomica, si rivela poi come collaboratore decisivo nella messa a punto della seconda bomba nucleare lanciata sul Giappone, quella di Nagasaki, mentre Heisenberg, pienamente coinvolto nel progetto nucleare nazista, potrà rivendicare di non aver ucciso un solo uomo, avendo sbagliato i calcoli (forse intenzionalmente…) relativi alla quantità di energia necessaria per far esplodere l’ ordigno, impedendone così la costruzione ad opera dei nazisti. Dunque il linguaggio rigoroso, i concetti più raffinati della scienza non sono in grado di afferrare e definire una volta per tutte quella nozione ambigua e incerta che è la ‘verità’, quando questa riguarda l’uomo, perché è nel cuore dell’uomo che si trova il più decisivo ‘principio di indeterminazione’, come osserva Bohr in una delle battute finali del dramma. Un’opera simile, per reggere degnamente il palcoscenico, ha bisogno di grandi attori. E da grandissimi attori era formato il formidabile terzetto degli interpreti: Umberto Orsini, del quale non si può che rimanere ammirati e stupefatti per la straordinaria vitalità dei suoi 83 anni (!) nei panni di un Bohr velatamente ironico e persino un po’ gigione, con l’atteggiamento di un maestro nei confronti di un allievo; Giuliana Lojodice, una Margarethe lucida e determinata nella sua pretesa, vana, di giudicare in modo netto e definitivo le azioni e le scelte degli uomini e Massimo Popolizio, un Heisenberg rappresentato come la personificazione stessa dell’indeterminazione, nella nevrotica incertezza dei comportamenti, in cui si mescolano ironia e senso tragico della condizione dello scienziato e dell’uomo. Bella la regia di Mauro Avogadro, che ottiene da questi tre ‘mostri sacri’ delle nostre scene il massimo delle loro eccellenti risorse interpretative. Alla fine del bellissimo spettacolo, strameritati e lunghissimi applausi del numeroso pubblico presente.

21 ottobre Bruno Busca


Regia: Luca Barareschi

Attori: Luca Barbareschi, Chiara Noschese

Date: dal 12 al 29 ottobre

L’anatra all’arancia è uno spettacolo cult del teatro comico, opera di William Douglas Home, adattata dal celebre Marc Gilbert Sauvajon. Titolo emblematico di quella drammaturgia che suscita la risata con classe, attraverso un uso sapiente e sottile della macchina teatrale. Una bellissima storia universale di un uomo e di una donna e del loro ménage messo in crisi dalla personalità di lui, egoista, egocentrico, incline al tradimento, vittima del proprio essere un clown che finisce per stancare chi gli sta intorno. E di come il protagonista si inventi un modo per riconquistare la moglie che lo ha tradito e che amava, architettando un piano per dimostrarle che lui è il suo unico amore anche dopo venticinque anni. Luca Barbareschi, qui in veste anche di raffinato regista, e Chiara Noschese animano l’ingranaggio di questa commedia impreziosita da dialoghi gustosi e irresistibili. 





Date: 28 SETTEMBRE – 16 DICEMBRE 2017


Nel 2007 undici danzatori vanno in scena per la prima volta insieme nel teatro della Scuola Paolo Grassi di Milano. Sono giovani, poco più che ventenni, compagni di studio nell’allora Atelier di Teatro-Danza.

Tre anni di formazione insieme, un diploma e la nascita ufficiale nel 2009 di una compagnia suggellano il desiderio comune di restare uniti, seppure così numerosi ed eterogenei per stili e gusti.

Nasce così Fattoria Vittadini: un collettivo di danzatori-coreografi, un luogo (virtuale, ancor prima che reale) di formazione e perfezionamento professionale, un gruppo animato da un’estetica molto precisa sebbene frutto di una pluralità di punti di vista.

Proprio la condivisione e l’intreccio di percorsi comuni, progetti individuali interni ed esterni al gruppo, nonché l’apertura ad artisti ospiti sono la carta d’identità di Fattoria Vittadini. Una compagnia liquida, metamorfica, capace di mettersi in gioco negli anni con coreografi e registi come Ariella Vidach, Lucinda Childs, Yasmeen Godder, Virgilio Sieni e Alessandro Certini, Maya Weinberg, Matan Zamir e Nicola Mascia / matanicola, Giulio D’Anna, Maya Carrol, Daniel Abreu.

Numerosi i festival e i teatri che hanno visto impegnata la compagnia, in Italia come all’estero (MilanOltre, Fringe Festival di Edinburgo, Oriente Occidente per citarne alcuni).

Ma le radici restano a Milano.

Proprio la città che l’ha vista nascere e la vede sempre tornare è stata scelta dalla compagnia per ospitare il progetto It’s a little bit messy, una rassegna che, snodandosi su tre mesi e in diversi luoghi, vuole ripercorrere questi primi dieci anni di cammino insieme e volgere lo sguardo a progetti futuri.

Un denso calendario di performance e incontri per offrire uno sguardo ‘trasversale’ sulle diverse identità della compagnia.

Si parte il 28 settembre a Zona K per il Festival Isola Kult con la performance Fragile di Noemi Bresciani, che si interroga sul significato della fragilità e sul suo legame con la femminilità.

Nella stessa occasione sarà possibile visitare anche la Mostra del collettivo Fragile Artists, incentrata sulle collaborazioni con Fattoria Vittadini, che Zona K ospita dal 19 al 28 settembre.

All’interno della stagione 17/18 di Zona K per il Focus Urban è in scena il 6, 7 e 8 ottobre la performance site-specific in case private Grip, duetto di Riccardo Olivier e Alex McCabe; nel linguaggio automobilistico grip è il termine che indica l’aderenza delle ruote al suolo, la ‘tenuta di strada’ e i due performer si interrogano su cosa significa per un essere umano ‘tenere la strada’, aderire alla propria vita, o decidere di correrla fino a portarla all'estremo. Fino a perdere l'aderenza.


Ottobre è il mese dei due appuntamenti di punta della personale: il Festival MilanOltre dedica a Fattoria Vittadini un focus con 3 titoli in programma. To this purpose only (5 ottobre) realizzato con il duo berlinese matanicola è un affresco in quadri dell'Italia odierna, tra clichés e tradizioni millenarie che si sovrappongono, fondono e confondono in una contemporaneità straniante sulle note di Mina e Nino Rota.

Salvaje (9 ottobre) presentato in prima assoluta è la versione definitiva di ODIO, progetto coreografato da Daniel Abreu e realizzato col sostegno di Festival TorinoDanza, Amat, Arteven e Teatro Comunale di Vicenza e all’interno del progetto fUNDER 35 di Fondazione Cariplo. In scena tre performer che danno espressione e corpo a un’indagine sulle pulsioni e sugli istinti reconditi.

Il 12 ottobre è invece la volta di My.True.Self.Revisited, riscrittura, anche in questo caso in prima assoluta, del primo lavoro ‘targato’ Fattoria Vittadini, nel 2010. Costruito appositamente sugli undici componenti di Fattoria Vittadini dalla coreografa Maya Weinberg, danzatrice di Yasmeen Godder, e dalla dramaturg Shir Freibach, My True Self indaga le dinamiche del desiderio di essere qualcun altro come mezzo per liberare il proprio vero “io” e realizzarsi a livello personale.

In questa versione revisited, 9 interpreti degli 11 originali riprendono il lavoro non senza un occhio ironico e scanzonato su se stessi.

Il 26 ottobre è di nuovo tempo di debutti. Il Festival Lecite/Visioni al Teatro Filodrammatici ospita la prima assoluta di Omosessuale di e con Riccardo Olivier, performance site-specific che racconta, con cinismo e ingenuità, il conflitto tra un individuo omosessuale e la definizione stessa. Un autoritratto pop denudato, scherzato, indignato.

Nella stessa serata sarà riproposto anche iLove di e con Cesare Benedetti e Riccardo Olivier, duetto al maschile sull’amore.

Si prosegue il 13 novembre al Teatro Franco Parenti in occasione di NEXT con Vanitas di Francesca Penzo. La performance, co-produzione del Festival Oriente Occidente, mixa coreografia, new media e sound design, reinterpretando in modo rituale il significato originario del titolo (la vanitas, in pittura, è una natura morta con elementi simbolici allusivi al tema della caducità della vita)

Tre appuntamenti chiudono la rassegna in dicembre.

Il 12 allo Spazio Oberdan la proiezione del film Tutto parla di te di Alina Marazzi, che valse alla regista il premio Golden Camera al Festival di Roma 2012 come regista emergente e che vede protagonisti i danzatori di Fattoria Vittadini accanto a Charlotte Rampling, Elena Radonicich e Maria Grazia Mandruzzato.

Il 14 a Teatro i è in scena la prima assoluta di Bastarda di Noemi Bresciani, Desirèe Sacchiero, Irene Petra Zani (Fragile Artists), una riflessione sulla nostra identità, sulle nostre origini e sulle nostre radici.

Si chiude il 16 all’interno della cornice di Naocrea al DiDStudio con la presentazione di Eutropia, primo progetto coreografico di MariaGiulia Serantoni, sul senso di città ideale, supportato da LaborGras (Renate Graziadei e Arthur Stäldi) e la presentazione di altri due progetti in progress della compagnia: Vanitas e Gong di e con Alex McCabe e Riccardo Olivier.

Oltre agli spettacoli, parte integrante del progetto è anche una serie di incontri tenuti da critici, artisti, studiosi che, partendo dalla storia di Fattoria Vittadini condivideranno alcuni momenti di riflessione e dibattito sulla scena della danza contemporanea.

It’s a little bit messy vuole infatti essere anche un momento di scambio e confronto con il pubblico del territorio, intercettando e coinvolgendo nuovi pubblici. Per riuscire nell’intento il progetto si avvale della collaborazione di Stratagemmi, rivista di teatro edita dall’Associazione Prospettive Teatrali, con un duplice percorso di visione e di formazione del giovane pubblico: il primo rivolto a studenti delle scuole superiori, il secondo che coinvolgerà una redazione di studenti universitari.

 Per maggiori informazioni:  www.fattoriavittadini.it



una creazione di Davide Carnevali
con Fabrizio Martorelli, Silvia Giulia Mendola, Alberto Onofrietti
Residenza di Davide Carnevali e compagnia Piani in Bilico

Date: 25 e 26 luglio


Da Mary Poppins a Peppa Pig, da una rilettura postmoderna di Cenerentola a un’indagine socio-economica sulle condizioni di lavoro di Holly e Benji: quale influenza esercitano oggi la televisione e i mass media sull’immaginario dei ragazzi? Le fiabe e i cartoni plasmano per sempre la visione del mondo dei bambini, ma quale ruolo giocano nelle politiche di educazione?

#1 Peppa Pig prende coscienza di essere un suino

#2 Il migliore dei mondi possibili (colpirne uno per maleducarne cento)

#3 Holly e Benji patiscono le fluttuazioni del mercato euroasiatico

Davide Carnevali presenta lo studio dei primi tre capitoli del suo prossimo spettacolo Maleducazione Transiberiana, Produzione Teatro Franco Parenti (debutto: aprile 2018)


TEATRO FRANCO PARENTI  "IO SONO MISIA - L'ape regina dei sogni "

Autore:Vittorio Cielo

Regia: Francesco Zecca

Attori: Lucrezia Lante della Rovere

Scene: Gianluca Amodio                       

Musiche: Diego Buongiorno                 

Date: dal 18 al 23 aprile


Dopo il successo di Malamore, Premio Flaiano 2012, Lucrezia Lante della Rovere continua a dare vita a profili di donne straordinarie, quelle che hanno costruito la cultura del ’900. Con la sensibile regia di Francesco Zecca e un testo inedito del poeta Vittorio Cielo, l’attrice rivela al pubblico italiano l’incredibile personalità di Misia Sert, ovvero Marie Sophie Olga Zenaïde Godebska, Mecenate e amica di Picasso, Paul Morand, Debussy, Stravinsky, Coco Chanel, ritratta da Renoir e Toulouse Lautrec, inmortalata da Cocteau nelle vesti di una principessa.
Lucrezia Lante della Rovere interpreta un vivido ritratto della vita straordinaria di questa donna, cercatrice di meraviglie umane, definita da Proust “un monumento di storia, collocata nell’asse del gusto francese come l’obelisco di Luxor nell’asse degli Champs Elysées”.
Con i miei occhi color malva, ho visto ora dopo ora inevitabilmente Pablo Ruiz trasformarsi nel mostro-toro Picasso, Debussy sui miei divani sognare il sesso del fauno, Cocteau fare la corte agli attori come in Marocco, Stravinsky incendiarsi nella Sagra di Primavera, Ravel ricamare musica a dispetto di Satie. E Proust, scrivere ogni cosa, ogni parola di tutti, fino a mettermi nella seconda riga della prima pagina della Recherche. Nelle università la chiamano 'cultura'… io la chiamavo averli a cena da me, a casa…”
                                                     Vittorio Cielo



Autori: Agnès e Daniel Bese

Regia: Pino Quartullo

Attori: Rosita Celentano, Pino Quartullo, Attilio Fontana

Date: dal 14 al 19 marzo

I due coniugi all’improvviso vedono crollare il loro mondo, le loro certezze. O almeno quelle che credevano tali. Alessandro ha portato fuori per il giretto serale Toutoù, ma ahimè rientra a casa senza di lui. Tragedia. Il cane è fuggito.

Non si è perso come Marzia rimprovera ad Alessandro, non è stato abbandonato come tante, troppe volte, accade. No. La sua è una deliberata dichiarazione di ribellione. Perché un cane ha una sua identità, una sua dignità. E perché all’improvviso l’amato quadrupede di casa diviene il rivelatore di disagi e compromessi, l’elemento sublimante di carenze affettive, di vuoti opportunamente celati, ed il detonatore di segreti, complice l’arrivo dell’amico Paolo, figura chiave nella vicenda e nella movimentata serata.

Commedia ironica e pungente che rivela il legame oggi fortissimo, a tratti paradossale ma diffusissimo che si instaura con i propri animali domestici. Essi smettono di essere considerati tali per essere umanizzati in un eccesso di amore, o nel desiderio di trovare in loro affetti, legami e corrispondenze amorose.

Ci si riconoscerà in Marzia, in Alessandro o in Paolo?



Regia: Gianluca Guidi

Attori: Gianluca Guidi, Giampiero Ingrassia, Alice Mistroni, Teresa Federico

Scene e costumi: Annamaria Morelli

Direzione musicale Riccardo Biseo
Disegno luci Umile Vainieri

Date: dal 23 marza al 9 aprrile

Kit e Morris sono i protagonisti di Serial Killer per signora. Non si conoscono. Nessuno dei due sa dell’esistenza dell’altro. Kit è un attore disoccupato, da poco orfano di un’attrice che lo ha sempre trascurato per inseguire il successo. Morris è un detective della polizia di New York, non più giovanissimo, lontano da clamori carrieristici, con una madre invadente e possessiva. Poi il primo omicidio, commesso da una psiche malata alla ricerca di successo e attenzione mediatica. Kit cerca Morris dando inizio a un rapporto simbiotico tra i due e le loro rispettive “carriere”, in una gara senza esclusione di colpi che, inevitabilmente, avrà un solo vincitore. Gianluca Guidi, qui anche in veste di regista, e Giampiero Ingrassia ci conducono attraverso le rocambolesche  avventure di questa originale e intrigante commedia musicale di Douglas J. Cohen, autore anche delle musiche.

TEATRO FRANCO PARENTI:   "Nessun luogo è lontano"

Scritto e diretto da Giampiero Rappa

Attori: Alice Ferranti, Giampiero Rappa, Giuseppe Tantillo

Aiuto regia Alberto Basaluzzo

Musiche originali : Stefano Bollani

Scenografia Francesco Ghisu, Costumi Lucia Mariani

Voci registrate Alberto Basaluzzo e Alessandra Schiavoni, Luci: Daria Grispino

Foto di scena e grafica: Manuela Giusto,  Produzione Argot

Date: dal 14 al 26 marzo

Una giornalista giovane e determinata affronta un lungo viaggio per intervistare Mario Capaldini, ex scrittore di successo, un uomo burbero e cinico che da alcuni anni ha chiuso ogni rapporto con il mondo dopo aver rifiutato un’ importante premio letterario. Quali verità nascoste la giornalista vuole scoprire su di lui? E che cosa cerca e nasconde Ronny, il giovanissimo e irruento nipote di Mario che a sorpresa e con entusiasmo torna a trovarlo dopo tanto tempo? Riuscirà l’uomo a difendere la sua baita dalla intrusione dei due giovani? O forse è proprio quell’intrusione che sta attendendo da tempo senza saperlo? Mistero, silenzi, ritmi serrati e ironia in un testo che parla di orgoglio, conflitti tra genitori e figli, amore, perdono.

Tutta l’azione scenica avviene all’interno di una baita, metafora di quel luogo interno dove ci si isola per proteggersi e capire cosa si desidera veramente dalla vita. I tre personaggi hanno i difetti, i caratteri e il modo di parlare tipici della commedia. Mario, 50 anni , ex scrittore di successo, ostinato a difendere la propria solitudine, recita come se avesse la maschera dell’attore tragico mentre, scena dopo scena, i due giovani provano in tutti modi a smascherarlo. In questa ricerca affannosa e tragicomica i due ragazzi finiranno per conoscere meglio se stessi e ritornare al mondo più adulti Giampiero Rappa


TEATRO PARENTI: "Da Delitto e Castigo a I Fratelli Karamazov"

Prosegue il ciclo dedicato a Dostoevskij con lo spettacolo Delitto e Castigo e una serie di approfondimenti con lezioni magistrali e conversazioni sull’opera del grande scrittore russo

Una discesa agli Inferi tra lucidità e follia

Adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni
da Fedor Dostoevskij
regia di Alberto Oliva
con Valentina Bartolo, Francesco Brandi, Maria Eugenia D'Aquino, Matteo Ippolito, Massimo Loreto, Mino Manni, Camilla Sandri, Sebastiano Bottari

Date: dal 7 al 19 marzo

È il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato, per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione. Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura...

[Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo]

Alberto Oliva e Mino Manni tornano al Teatro Franco Parenti con il Terzo Atto di Prospettiva Dostoevskij, incontri e spettacoli sul grande scrittore russo. La parabola esistenziale di Raskolnikov che uccide per sentirsi un’anima eletta e non una persona qualsiasi è il punto di partenza per un’analisi profonda sul mistero dell’uomo e sull’impossibilità di ogni giudizio che punti a dividere gli esseri umani in buoni e cattivi, vittime e carnefici, salvati e dannati.
Il giovane studente commette il delitto e poi sprofonda in uno stato mentale che alterna una lucidità cinica e graffiante a momenti di delirio convulso, in un crescendo di sensi di colpa e angosce che lo porteranno alla confessione e al castigo del titolo, ma senza alcuna pretesa di insegnamento morale.
Attorno a lui ruotano personaggi deliziosi, dalla bella Sonja all’amico Razumichin, dalla vecchia usuraia uccisa per pochi spiccioli, al disincantato Porfirji, e tanti altri, in un affresco ricchissimo di umanità cui attingere per una vertiginosa discesa agli inferi.
Incubi, visioni al confine con la follia, si alternano a scene di crudo realismo fra i vicoli di Pietroburgo, bettole e squallide stanzine da cui ci si spia, si piange e si ama.



Autore: Pierre Chesnot

Regia: Patrick Rossi Gastaldi

Attori: Gianfranco Jannuzzo, Debora Caprioglio, A.Piccolo,  R. D'Alessandro

Date: dal 2 al 19 marzo

Intrighi, sotterfugi, equivoci, ipocrisia, per una vicenda che mette a nudo la parte più meschina e cinica dell’animo umano, che dovrebbe scandalizzare, ma che invece cattura lo spettatore, coinvolgendolo in un vortice di comicità e regalandogli due ore di divertimento e risate.

In scena, nei panni dei protagonisti, due attori d’eccezione: l’esilarante Gianfranco Jannuzzo e la splendida Debora Caprioglio; la regia e l’adattamento sono affidati a un maestro della commedia teatrale: Patrick Rossi Gastaldi.

Roma ai giorni nostri, la commedia si apre su Luisa che piange la morte del suo padrone Stefano Bosco, scrittore di grande successo, settantenne morto d'infarto.

A poco a poco i conoscenti stretti cominciano ad arrivare nell'appartamento. Il vicino Michele Garrone è il primo, Dottore di medicina è lui che decreta il decesso. Poi raggiungono il luogo Lucio Sesto e sua moglie Vanessa, rispettivamente genero e figlia dello scrittore. Per ultima Angela, seconda moglie del defunto, molto più giovane di suo marito, 40 anni , fa la sua entrata agitata nello studio di Stefano Bosco.

Molto velocemente il lutto che riunisce i personaggi si trasforma in una "transizione finanziaria" nella quale tutti vogliono avere parte e guadagnarci: la coppia Sesto cerca di coprire un enorme debito con un prestito della banca garantito dall'eredità di Vanessa, la figlia. Angela, progetta una nuova vita con tanti soldi e il suo nuovo amante francese. Il Dottor Garrone vuole comprare l'appartamento per farne finalmente il suo studio, il banchiere Marmotta che acconsente al prestito vorrebbe intascare una grossa percentuale sui futuri soldi di Vanessa. Solo Luisa, fedele governante, vive per ricordare il genio dello scrittore. Ma ecco che tutto si capovolge e succedono fatti esilaranti che faranno tremare e crollare questi progetti. Ne nascono situazioni comiche dove una risata cinica e infantile è garantita.

Ovviamente è il personaggio di Gianfranco Jannuzzo, il genero Lucio Sesto, che conduce le avide danze che lo porteranno a crisi di nervi esilaranti diventando simpatico per le sue incapacità e disavventure. Molto comico è anche il personaggio di Debora Caprioglio - Angela - donna che soddisfa tutti i piaceri di sesso senile dello scrittore per ottenere soldi, soldi e ancora soldi.

L'adattamento sarà portato in Italia ai giorni nostri, per vivificare di più la corsa al denaro e l'isterismo della nostra contemporaneità.



Autore: Pierre Chesnot

Regia:  Stefano Artissunch

Attori: Gaia De Laurentis, Ugo Dighero

Date: dal 28 febbraio


Un classico della comicità di Pierre Chesnot, uno di quei rari meccanismi drammaturgici ad orologeria.

Commedia dai buoni sentimenti che ride dei rapporti di coppia e di eventi come il tentativo di suicidio più volte minacciato dalla protagonista.

Una commedia che mette il buon umore e fa amare la vita, proprio perché ridicolizza il dramma che ognuno di noi ha in sé... “Ormai sei nato… non c'è più niente da fare!!!”

Due personaggi in crisi esistenziale ed un terzo l'amica di lei, che al giro di boa degli anta, quaranta lei e cinquanta e più lui, fanno i conti con il loro passato e si interrogano sulle aspettative future.






Data: lunedì 20 febbraio


Rudolf Nureyev, il più grande ballerino di tutti i tempi il cui talento rimane ancora oggi ineguagliato, ha segnato un'epoca dal punto di vista interpretativo e creativo nella storia della danza del ‘900.

Eccelso danzatore, le cui doti espressive e virtuosistiche hanno esaltato talento ed irrequieta genialità, si univano ad un’incredibile carisma ed una presenza scenica unica ed ammaliante.

Le sue coreografie, hanno saputo infondere nuova linfa ai classici del repertorio, rivitalizzandoli con un perfetto equilibrio tra modernità e tradizione. Ancora, come intelligente scopritore di nuovi talenti, Nureyev ha saputo motivare alla passione per la danza e alla ricerca per la perfezione tecnica tante giovani promesse, che oggi, arricchite dal suo prezioso bagaglio artistico, fanno rivivere la sua ispirazione nel “Gala di danza classica - Tributo a Rudolf Nureyev”, a lui dedicato.

A rievocare il grande mito della danza danzeranno molti altri solisti e ballerini internazionali che condividono l’emozione di far rivivere una figura leggendaria in una serata davvero speciale.

Il Gala in omaggio a Rudolf Nureyev, si apre con parole toccanti che accompagnano un filmato di alcune sue memorabili interpretazioni, un commosso ricordo di Luigi Pignotti, per lunghi anni manager di Nureyev e attualmente Presidente dell’ Associazione Rudolf Nureyev, che si propone di diffondere e tutelare il nome e il patrimonio artistico del grande danzatore russo. Sul palco del Gala, Tributo a Rudolf Nureyev, si alterneranno quindi, preziosi frammenti dei tanti balletti del repertorio classico che Nureyev riprodusse secondo un proprio personalissimo stile ma, allo stesso tempo fedele all’originale. Ecco, dunque in scena “Il Corsaro”, il passo a due di “Diana e Atteone”, il “Don Chisciotte”, il “Il Lago dei Cigni”, “Giselle”, lo “Schiaccianoci” e molti altri.

La spettacolo, già applaudito nei più prestigiosi teatri italiani, torna dunque ora ad emozionare il pubblico.



Autore: tratto dalla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini

Spettacolo di Paolo Trotti e Stefano Annoni

Regia: Paolo Trotti

Attori: Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri

Scene e costumi: Giada Gentile

Date: dall'8 al 19 febbraio

Nel 1959, poco dopo l’uscita di Una vita violenta, Pier Paolo Pasolini esplora Milano con la stessa furia e la stessa passione con cui nei primi anni cinquanta aveva esplorato Roma. Decide di scrivere un film sui Teddy Boy che, come i ragazzi di vita, cercano di sopravvivere, galleggiando tra le rovine di una città in costruzione. Il film non si farà mai per problemi produttivi, ma resta la sceneggiatura de La Nebbiosa, che a teatro prende finalmente vita, con incalzante ritmo rock & roll. Oggi, La Nebbiosa di Pasolini va per la prima volta in scena: un noir disperato e violento ambientato nella Milano degli anni ‘50. Un Pasolini inedito e inaspettato ci racconta di locali notturni, grattacieli, trani, motociclette, blue jeans, orge, botte e rivoltelle.

Protagonisti due attori, Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri, una batteria e un telo bianco. I personaggi prendono la parola, uno dopo l’altro, e vivono la loro storia mentre la batteria scandisce il tempo. Così sul palco appaiono il Rospo, il Teppa, il Contessa, il Toni detto Elvis, Mosè, Gimkana e le loro vittime.

Sullo sfondo Milano, dominata dal Pirellone e dalla torre Galfa, la stessa Milano che abbiamo imparato a conoscere con Testori, Gaber, Jannacci, Celentano e Rocco e i suoi fratelli. La Milano che si arricchisce durante il boom ma che a volte sembra perdere di vista il valore dei sentimenti.

Una città. Milano.
Strade e paesi galleggiano nella nebbia.

Moltitudini di goccioline inspessiscono l’aria.
Moltitudini di personaggi la abitano e nella nebbia sguazzano. Come i Ragazzi di vita, i Teddy Boy di Pasolini, cercano di sopravvivere. Galleggiando. Non sono ancora la mala, ma i suoi figli più piccoli, bande di ragazzi che vedono nei jeans e nei giubbotti di pelle un atto di rivolta. Pasolini, non giudica, si limita a guardare, a cucire una storia addosso ai giovani protagonisti. I Teddy Boy rubano, picchiano, amano, inseguono una “bella vita” che non arriverà mai, frequentano i night club. E proprio dal night parte lo spettacolo.                                                          
Paolo Trotti

I grattacieli crescono ancora, crescono di più e non si chiamano Pirelli e Galfa, ma Bosco Verticale e Unicredit. Milano è cambiata, ma quanto in fondo? È cambiata la lingua, la musica, non ci sono più i Teddy Boy o forse le bande hanno solo cambiato nome e modo di vestire. Il punto fondamentale è capire se la speranza di allora, che sembra essersi persa, era reale o solo disperata illusione. Oggi che la Nebbia in città fatica a entrare, galleggiamo ancora?     Stefano Annoni

Orari: lun riposo; mar h 20.00; mer, ven h 19.15; gio h 20.30; sab h 21.00; dom h 16.15

Prezzo: intero 15 euro; over65/under26 12 euro

Info: Tel : 02 59 99 52 06;  biglietteria@teatrofrancoparenti.itwww.teatrofrancoparenti.it



Autore: Luigi Pirandello

Regia: Gabriele Lavia

Attori: Gabriele Lavia, Michele Demaria, Barbara Alesse

Scene: Alessandro Camera    Costumi: Elena Bianchini

Date: dall'8 al 19 febbraio

Un uomo “un po’ strano”, un uomo “pacifico” e una donna come “un’ ombra che passa in lontananza” sono i tre protagonisti di L’uomo dal fiore in bocca. Gabriele Lavia, maestro e grande interprete pirandelliano, integra l’atto unico con altre novelle che affrontano il tema, fatale per il drammaturgo siciliano, del rapporto tormentato tra marito e moglie..

Dopo Sei personaggi in cerca d’autore, passando per Vita di Galileo di Brecht, Lavia torna al drammaturgo agrigentino che più di ogni altro ha segnato la cultura, e di conseguenza il teatro, del nostro tempo. Il denominatore comune è l’uomo, consapevole del proprio genio, ma anche delle proprie paure e del bisogno di esorcizzarle dietro una qualche forma di maschera, imposta dagli altri e infine accettata, per quieto sopravvivere. Tra l’essere e l’apparire.

“...il rapporto tormentato tra marito e moglie viene visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi vicinissimi a noi. Così questa ‘donna che passa da lontano’ e che forse è il simbolo di quella ‘morte’ che l’uomo si porta appresso ‘come un’ombra’ diviene, in questa ‘drammaturgia’, la protagonista invisibile dei ‘guai’ grandi e piccoli ma pur sempre “inguaribili” dei due protagonisti.                                     Gabriele Lavia

Prezzo: intero 25 euro; over65/under26 15 euro

Info: Tel : 02 59 99 52 06;  biglietteria@teatrofrancoparenti.itwww.teatrofrancoparenti.it



Autore: Harold Pinter

Regia: Michele Placido

Attori: Ambra Angiolini, Francesco Scianna, Francesco Biscione

Date: dal 12 al 29 gennaio 2017

Emma, manager in una galleria d’arte, e Jerry, scrittore e agente letterario, si rivedono due anni dopo la fine della loro relazione. Sono stati amanti per cinque anni, distraendosi dai rispettivi matrimoni in un appartamento preso

in affitto, finché Robert, marito di Emma e testimone di nozze di Jerry, costringe la moglie ad ammettere il tradimento, dopo aver sospettato a lungo sulla relazione tra i due.

L’apparente banalità del ménage tra marito, moglie e amante si dissolve nel protrarsi della narrazione all’indietro. Mentre lo spettatore scopre nuovi dettagli, si delinea il carattere quasi esistenziale della condizione di tradito e traditore. L’inganno che copre la stanchezza di questi matrimoni, divenuti asfittici, diventa il

passepartout per un’apparente libertà che, tuttavia, non va al di là della distrazione pura e semplice: i rapporti falliti restano, assieme ad una profonda stanchezza e all’impossibilità di fidarsi di chi si ha vicino.

Il testo “Tradimenti” nasce da uno spunto autobiografico: Pinter, sposato con l’attrice Vivien Marchant, visse una relazione lunga sette anni con la presentatrice televisiva Joan Bakewell.

Scritta nel 1978 e ambientata tra Londra e Venezia, questa è una delle commedie più famose dello scrittore premio Nobel 2005 per la letteratura, portata sul grande schermo nel 1983, diretta da David Hugh Jones con Jeremy Irons, Ben Kingsley e Patricia Hodge.

Note di Regia

Leggendo la commedia di Pinter, che va a ritroso dal 1977 al 1968, con i miei attori Angiolini, Scianna e Biscione, abbiamo fatto un gioco, cioè leggerla dall’ultima scena, che si svolge appunto nel 1968, per poi procedere fino al 1977. È chiaro che Pinter si diverte a spiazzare il lettore/spettatore con il gioco a ritroso, partendo da un dialogo che segna la fine del sentimento che coinvolge i tre protagonisti e che si svolge in un bar nell’anno 1977. Scena che, appunto, segna l’inizio della commedia e che prosegue andando indietro negli anni fino alla bellissima descrizione della festa in pieno stile sessantottino, con alcool e droghe leggere, ambientata a casa di Robert ed Emma, in cui Jerry tenta di sedurre la moglie dell’amico Robert.

La riflessione che ho raccontato ai miei attori è che il Sessantotto cambiò e rivoluzionò il comportamento di un’intera generazione di giovani, come giovani sono appunto i tre protagonisti della festicciola che segna l’inizio di un tacito ménage a trois. Ora, essendo stato personalmente coinvolto in quegli anni sessantottini (avevo 22-23 anni) sia da un punto di vista politico che sentimentale, mi sono confessato e rivelato agli attori della compagnia,

raccontando il mio Sessantotto e come la commedia di Pinter mi abbia toccato anche da un punto di vista autobiografico. Ho raccontato di una personale parabola sentimentale e politica e di come quegli amori di gruppo, la libertà sessuale, le prime trasgressioni i furori rivoluzionari siano stati poi, negli anni a venire, traditi e a volte falliti miseramente. La storia di quegli anni parla, e non solo per me, di amori finiti, ma soprattutto di tradimenti politici, ideologici e sociali. Ecco, sì, forse questo testo si può leggere non solo come la fine di una storia d’amore più o meno grande, ma anche come un totale fallimento di un’utopia rivoluzionaria che voleva migliorare e cambiare il pensiero occidentale. E, proprio come nel testo di Pinter, anch’io, che facevo parte di quella generazione, mi ritrovo oggi di nuovo punto e accapo.                              Michele Placido


Teatro Carcano: " LA LOCANDIERA"

Autore: Carlo Goldoni

Regia: Andrea Chiodi

Attori: C.Carpio, T.Granata, M.Granelli, E.Masala, F.Porrini

Date: dal 12 al 22 gennaio 2017


Bianca e luminosa è LA LOCANDIERA diretta da Andrea Chiodi che la compagnia Proxima Res porta al Teatro Carcano. All’interno di una scena essenziale le vicende di Mirandolina, protagonista di questa commedia amorosa apparentemente spensierata e vero e proprio Don Giovanni al femminile, rivelano un carattere universale e squisitamente moderno.

La storia de La locandiera, commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1750,  si incentra sulle vicende di Mirandolina, astuta donna che gestisce a Firenze una locanda ereditata dal padre. Mirandolina viene costantemente corteggiata dai clienti, dal Marchese di Forlimpopoli, aristocratico decaduto, e dal Conte d'Albafiorita, un mercante che, arricchitosi, è entrato a far parte della nuova nobiltà. I due personaggi rappresentano gli estremi dell'alta società veneziana del tempo. Da brava donna d’affari, Mirandolina non si concede a nessuno dei due, lasciando intatta l'illusione di una possibile conquista, e così incrementando, causa la loro partenza eternamente procrastinata,  i profitti e la fama della locanda. L'arrivo del Cavaliere di Riprafratta, aristocratico altezzoso e misogino incallito che disprezza ogni donna, sconvolge il fragile equilibrio instauratosi nella locanda. Mirandolina, ferita nel suo orgoglio femminile, si ripromette di far cadere il Cavaliere ai suoi piedi.



Autore: Derek Benfield

Regia: Marco Vaccari

Date: dal 13 al 18 e 31 dicembre



Ferris accetta controvoglia, di occuparsi dell’hotel della sorella durante una breve vacanza di lei, non immaginando quante cose possono accadere in una sola serata di primavera.

Arriva inaspettatamente una coppia: Roger e Sally (lui ha lasciato la moglie Helen a casa a badare ai pesci rossi e lei il marito Geoff a fare il giardinaggio); ma Helen e Geoff non sono a casa. Anche loro hanno pianificato un fine settimana di goduria. E così finiscono nello stesso albergo.

Quando Ferris si rende conto della situazione che si è venuta a creare si imbarca in una serie di bugie, confusioni, iniziative inconsulte e pasticci nel tentativo di evitare l’incontro di mariti, mogli, amanti in situazioni compromettenti e cercando di trarre dalla situazione un proprio tornaconto economico.

Derek Benfield (1926-2009). Venne educato alla Bingley Grammar School e si appassionò al teatro debuttando come dilettante alla Bradford Civic Playhouse. Frequentò la Royal Academy of Dramatic Art a Londra dove la sua interpretazione di “French without tears” gli valse il Gertrude Lawrence Award. La sua prima apparizione professionale fu con la Compagnia di Brian Rix a IIkley e Bridlington. Passò molti anni ad interpretare diversi ruoli in vari teatri a Preston, Hull, Salisbury, Hornchurch, Worthing, Croydon e Richmond e nel West End in “The Young Elizabeth”, “Trial and Error” e “The Cigarette Girl”. Dopo i trent’anni Benfield, fece delle apparizioni anche in produzioni televisive e si fece conoscere per la sua partecipazione alla soap “Bill Riley”, in onda sulla BBC e anche per la soap degli anni Settanta “The Brothers” che proseguì per cento episodi. Più recentemente è apparso in “Peak Practice”, nell’ “Ispettore Alleyn Mistrics”, in “Poirot”, in “The First of the Summer Wine”. Derek Benfield scrisse il suo primo testo intorno ai vent’anni, una commedia dal titolo “The Young in Heart”. Da quel momento egli scrisse 25 testi teatrali tra i quali alcuni successi come “Caught on the Hop”, “Touch and Go”, “Bedsiders Manners” (Doppia coppia), “Beyond the Joke”, “Fish out of Water”, “Look who is talking”, “A Toe in water”, “Up and running”, “Anyone in Breakfast?”. Ennesimo continuatore della tradizione degli autori-attori pullulanti sulla scena anglosassone, Benfield si aggiunge alla lunga lista dei Noel Caward, Terence Rattigan, Peter Ustinov, che danno vita al glorioso “teatro leggero”.



Autore: Alan Bennett

Regia: Serena Sinigaglia

Attori: Maria Amelia Monti, Paolo Calabresi

Date: dal 24 novembre all'11 dicembre

C he succederebbe se, tornando a casa dopo una serata a teatro, trovaste il vostro appartamento completamente vuoto, svaligiato da ladri che non hanno lasciato né un interruttore, né un rubinetto, né la moquette sul pavimento? Ai signori Ransome - due impeccabili coniugi inglesi - capita proprio questo e la loro vita tranquilla e ripetitiva viene completamente sconvolta. Però la reazione dei due è diversa: lui si incupisce e si arrabbia sempre più, lei prova un senso di sollievo e quasi di liberazione. E mentre il gioco dei caratteri, esasperato da visite inattese, diventa sempre più esilarante, il mistero del furto trova un'imprevista soluzione.

Tratta dal romanzo di successo di Alan Bennett Nudi e crudi è una commedia spumeggiante, piena di umorismo e ironia che sa fare un ritratto impietoso e indimenticabile della vita di una coppia di mezza età. Magistralmente scritta per il teatro da Edoardo Erba, superbamente interpretata da Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi con Nicola Sorrenti e diretta con estro da Serena Sinigaglia, Nudi e crudi diverte senza ricalcare vecchi schemi e rivela più di ogni altra opera il genio comico di Alan Bennett.


TEATRO LITTA:  "Giulio Cesare"

Autore: William Shakespeare

Adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni

Regia: Alberto Oliva

Attori: Mino Manni, Alessandro Castellucci, Angelo Colombo, Simone Severgnini

Scene e costumi: Lucia Giorgio

Una partita a poker con il potere per riflettere sulla crisi della democrazia e sui meccanismi del consenso attraverso le parole ancora oggi illuminanti di William Shakespeare in una messinscena viva e contemporanea in cui Giulio Cesare è il grande assente dell’opera e dalla cui mancanza nasce il conflitto che deflagra nel testo.

Debutta per MTM – Manifatture Teatrali Milanesi al Teatro Litta questa nuova produzione a firma di Alberto Oliva che analizza l’opera più politica del drammaturgo inglese. Dalla sua velleità di Potere assoluto si genera la congiura che lo vede cadere vittima delle celebri 33 coltellate alle Idi di Marzo. Ma si genera anche la guerra civile che insanguina Roma fino a proclamare la sua vittoria postuma e definitiva: l’elezione di Ottaviano a imperatore è infatti l’affermazione del Cesarismo senza Cesare, ma con un suo surrogato arrogante e spregiudicato, che sancisce la fine della democrazia. A partire da questa assenza di Giulio Cesare (nell’originale appare solo in tre scene e viene ucciso all’inizio del terzo atto) nasce un adattamento del capolavoro shakespeariano che stringe il fuoco su tre figure fondamentali che incarnano altrettanti “tipi” politici che il Bardo ha saputo tratteggiare in maniera efficace per dipingere un quadro impressionista della Politica di tutti i tempi, un dipinto a tinte fosche che illumina le dinamiche universali del Potere e della sete di conquista.

Dalle note di regia
I tre personaggi intorno a cui ruota il testo sono Bruto, Antonio e Cassio, rispettivamente figlio naturale, erede politico e potenziale rivale di Cesare. Tutti e tre sono giovani, tutti e tre frequentano la scena politica romana e ne difendono almeno a parole il regime democratico. La tragedia inizia nel pieno della grande crisi della Repubblica, con il triplice tentativo di acclamare Cesare re e il suo triplice rifiuto – quasi una prefigurazione evangelica. Ma l’affermazione del Cesarismo sembra inevitabile: la congiura che mira a uccidere l’uomo non sarà in grado di uccidere il volere del popolo che ha bisogno di un capo unico. Il desiderio di potere assoluto è la conseguenza del fallimento della Repubblica. Il Destino supera l’individuo, la Storia calpesta gli uomini per imporre la propria evoluzione. L’unico vincitore alla fine del testo sarà proprio la vittima Giulio Cesare che si impone come spettro, carnefice dei suoi carnefici, che si danno la morte con la stessa spada con cui l’hanno perforato. La straordinaria attualità del testo di Shakespeare ci consente di fare una radiografia spietata e illuminante delle dinamiche del potere che si ripetono anche oggi, in cui viviamo un momento di stagnazione e crisi del sogno democratico che si è celebrato con la fine della seconda guerra mondiale.

Assistiamo a una lenta agonia delle repubbliche occidentali, minacciate da un nemico esterno fatto di tanti assolutismi intransigenti, ma soprattutto dal nemico interno della tolleranza e apertura che in molti casi diventa vulnerabilità e debolezza di idee, pur essendo a livello teorico la grande conquista di civiltà e di libertà che abbiamo ottenuto. Lo spettacolo offre l’opportunità di una riflessione cruda e poetica insieme sulla crisi della democrazia e della libertà nel nostro tempo, portando avanti il percorso su Shakespeare e il potere che la Compagnia I Demoni ha intrapreso nella scorsa stagione con lo spettacolo Shylock – Io non sono come voi.



Autore: Tiziana Francesca Vaccaro

Date: dal  11 al 13 novembre


L'11 novembre, con lo spettacolo TERRA DI ROSA, inizia a Milano, presso il Teatro Libero, la seconda edizione di PALCO OFF: un'occasione per incontrare la Sicilia negli spettacoli, negli incontri e nelle degustazioni di cibi e vini.

Tiziana Vaccaro, talentuosa attrice catanese, racconta e canta la vita di Rosa Balistreri, figura decisiva del cantautorato siciliano degli anni ’70 e della canzone popolare. L’interpretazione forte e accorata racconta la storia di Rosa Balistreri, La Cantatrice del Sud, che ha gridato con la sua voce struggente il dolore, la passione e la libertà.

"Terra di Rosa" epico, lirico, intenso, profetico canto su Rosa Balistreri.


"Terra di Rosa" è uno spettacolo ben strutturato, con un ritmo sostenuto, soprattutto nella parte iniziale (l’infanzia e la maturità di Rosa) quella finale (il ritorno in Sicilia). La parola e la canzone sono le protagoniste, ma anche il gesto si inserisce con la giusta forza. Il risultato: una grande partecipazione alla storia di Rosa dalla parte del pubblico.

VALENTINA SORTE, Paneacquaculture.net

Attualissimo. Uno spettacolo raramente contemporaneo, nel tema, nella vicenda, nella sua rappresentazione. FRANCESCO NICOLOSI, Scenario.net



Autore: Astrid Veillon

Regia: Gabriel Olivares

Attori: Stefania e Amanda Sandrelli, Claudia Ferri, Ramona Fiorini, Serena Iansiti

Date: dal 3 al 20 novenbre

Una festa a sorpresa, un compleanno, un bagno. Lu compie 40 anni e le sue tre migliori amiche Titti, Maria Sole e Angela hanno deciso di organizzare una festa a sorpresa a casa del suo fidanzato. Ma a sorpresa arriva anche Carmen, la madre di Lu. In una notte di follia, ubriachezza, incomprensioni e scoperte “in bagno”, le quattro amiche si trovano ad affrontare la verità sulla loro amicizia.

Il bagno "è un gioco di seduzione, una metafora di vita, un nascondiglio, un lavoro di introspezione e soprattutto un trattato sull'uomo”. Il bagno è lo spazio dove ci si può sfogare da soli o insieme, dove ci si può isolare per pochi minuti, dove si può urlare in silenzio o piangere con lacrime sincere. E’ di solito uno spazio personale e liberatorio.

Un montaggio esilarante di bizzarro vaudeville che si forma attorno a uno spazio unico utilizzato

ingegnosamente che sfrutta gli alti e i bassi emotivi delle protagoniste. Una scenografia minimalista la cui intelligente messa in scena diventa una metafora visiva che aggiunge enfasi a drammi condivisi.

Uno spettacolo divertente e sincero, diretto con intelligenza da uno dei giovani registi più interessanti e prolifici della scena spagnola. Gabriel Olivares che promette tante risate, con un cast di donne eccezionali.

Note di regia

Avvicinarsi e guardare attraverso il buco della serratura uno spazio proibito: incontreranno delle donne che lottano nella vita con tutte le loro paure, carenze e contraddizioni; più comiche che drammatiche, più ridicole che gravi, più assurde che terribili. Spiandosi reciprocamente scopriamo alcuni segreti sulla amicizia e la maternità, l’amore e il matrimonio, il tempo che passa, la quotidianità e l’eccezionalità; alla ricerca continua di un proprio posto nel mondo. E davanti ai loro problemi (alcuni banali, altri senza soluzione e risposta) non rimane altro che ridere di noi stessi usando la risata come terapia.

Colgo l’occasione per ringraziare, tutto il gruppo tecnico italiano de Il bagno, per il lavoro svolto facendomi sentire come a casa. Desidero inoltre ringraziare specialmente le cinque attrici, per la loro generosità, armonia e fiducia datami. Senza l’aiuto e partecipazione di tutti, questo spettacolo non sarebbe stato possibile.

Se vuol sapere quello che una donna dice realmente la osservi, non la ascolti solamente” disse Oscar Wilde. Questo è teatro: se ascoltate e guardate, saprete.

Gabriel Olivares


TEATRO SAN BABILA:   " Chi è di scena "

Regia: Alessandro Benvenuti

Attori: Paolo Cioni, Vittoria Argenti

Date: dal 8 al 13 novembre

Uno stravagante e chiacchierato uomo di teatro scomparso dalle scene improvvisamente e apparentemente senza un plausibile motivo da cinque anni, viene rintracciato per un caso fortuito da un giovane fan.

A lui, l’uomo decide di rilasciare un’intervista per spiegare le ragioni della sua scelta e svelare così il mistero che si è creato intorno a questa. Lo invita perciò a casa sua.

Testimone silente di questo loro incontro è però una giovane donna che, giacendo seminuda su una chaiselongue di spalle ai due, sembra dormire un sonno profondo. E…

E come spesso accade nei lavori di Alessandro Benvenuti, quel che appare si scopre tutt’altro che vero, e quel che è vero si svela in un intreccio giocoso e imprevedibile, con una specie di doppio salto mortale drammaturgico che accompagna lo spettatore a un finale assolutamente inaspettato che gioca con leggerezza con le vicende pubbliche e private dei tre protagonisti, sull’intreccio tutt’altro che evidente dei loro rapporti, affrontando insieme tematiche di grande attualità sociale.

Il tutto ovviamente con il linguaggio forte, pastoso, ricco dei testi di Benvenuti, assolutamente esplicito, lineare, venato di ironia con punte di corrosività sarcastica e sempre di una comicità istintiva e feroce.


TEATRO SAN BABILA: "Arlecchino Servitore di due Padroni"

Autore: Carlo Goldoni

Regia: Carlo Boso

Date: dal 25 al 30 ottobre

In casa di Bagnasco, vecchio palazzinaro senza scrupoli, si sta assistendo alla promessa di matrimonio tra sua figlia Clarice e Silvio, figlio dell’Onorevole Roma.

I due sono innamorati ed è una fortuna che possano promettersi, dato che Calogero Vizzini noto mafioso siciliano cui Clarice era destinata, è morto in una lite a causa della sorella di lui, Beatrice. Inaspettatamente, nella scena irrompe proprio Calogero Vizzini, venuto a Milano per incontrare la sua futura sposa. In realtà, colui che si presenta in casa degli allibiti personaggi è Beatrice Vizzini, sorella del defunto in vesti da uomo per poter andare in cerca di Lucky Lucania, boss della mala italoamericana e suo amante, fuggito a Milano in seguito al colpo mortale inferto di sua mano proprio a Calogero.

Tutti i personaggi saranno vittime delle bugie e dell’ingordigia del servitore Arlecchino, un reduce della campagna di Russia che, per svincolarsi da situazioni critiche, non fa altro che creare guai su guai. Arlecchino soffre la fame, mente, corteggia, ama, serve contemporaneamente due padroni, pasticcia la trama e la risolve, in un carosello fatto di lazzi, trovate di spirito e colpi di scena.


TEATRO MANZONI: "Sarto per Signora"

Autore Georges Feydeau

Regia: Emilio Solfrizzi


Viviana Altieri, Anita Bartolucci, Barbara Bedrina, Fabrizio Contri, Cristiano Dessì, Lisa Galantini, Simone Luglio, Elisabetta Mandalari

Date: dal 13 al 30 ottobre 2016

Sarto per Signora è un capolavoro della leggerezza, una macchina che scorre velocissima, ma con un meccanismo preciso, delicato e minuzioso. Feydeau ritrae un’umanità stramba, che si ficca in situazioni assurde e ne esce all’ultimo secondo con un impossibile balzo. E’ il balzo che tutti vorremmo saper fare. Il suo sguardo su temi importanti come amore, matrimonio, successo sociale  è talmente immorale e superficiale che sembra riscattare beffardamente la pesantezza della vita. Scambi d’identità, sotterfugi, equivoci, amori segreti sono gli elementi base di questo divertente vaudeville. Al centro il dottor Molineaux, un libertino fresco di matrimonio, ma dai dubbi comportamenti coniugali, qui disegnato dall’estro di uno straordinario Emilio Solfrizzi. Accanto a lui  un gruppo di attori diretti da Valerio Binasco, attento ad ogni dettaglio di questa perfetta partitura. 



di Stefano Massini

Regia Silvano Piccardi

Attori: Ottavia Piccolo

Musiche per arpa composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi

Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Date: dal 13 al 16 ottobre 2016

Prodotto nella stagione 2007/2008 da La Contemporanea, DONNA NON RIEDUCABILE viene ripreso al Teatro Carcano come propria produzione per una breve serie di repliche in sede e in tournée.

Scritto da Stefano Massini e diretto da Silvano Piccardi, è l’adattamento in forma teatrale di brani autobiografici e articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista trovata morta il 7 ottobre 2006 nell’androne della sua casa moscovita, uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. Un piccolo grande “caso” della scena teatrale italiana, programmato capillarmente sul territorio stagione dopo stagione, in cui Ottavia Piccolo dà voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo. Per il pubblico un’emozione violenta che non mancherà di rinnovarsi anche in questa occasione.

Dopo il crollo del regime sovietico – spiega Silvano Piccardi - la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan).

Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo - il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto.

Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il “personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da feuilleton politico.

Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende.”

Per maggiori info:  www.teatrocarcano.com

Teatro Carcano:  " FUTURA Ballando con Lucio "

Date: dal 7 al 9 ottobre 2016  

Da un’idea di Giampiero Solari

Regia e coreografia Milena Zullo

Colonna sonora realizzata da Roberto Costa sulle canzoni di Lucio Dalla


La grande danza del Balletto di Roma e le immortali canzoni di Lucio Dalla si fondono in FUTURA Ballando con Lucio, spettacolo di apertura della stagione 2016/17 del Teatro Carcano.

Tra storie e poesie di uomini e sogni, tra mondi e racconti di ieri e di sempre, la canzone di Lucio Dalla incontra i volti e i colori della danza di oggi. Il Balletto di Roma omaggia e ricorda il poliedrico artista bolognese con uno spettacolo originale di musica, danza, canzoni e parole.

FUTURA Ballando con Lucio è il frutto di un incontro di idee ed emozioni, tra la nostalgia di un’amicizia spezzata dal tempo e la memoria di una voce resa eterna dal mondo. Sono i compagni di una volta e gli ammiratori di sempre a portare in FUTURA il ricordo più vivo del musicista dai guizzi di genio, del cantautore ironico e poeta, dell’improvvisatore eclettico e instancabile. Roberto Costa, musicista, compositore e arrangiatore, nonché storico collaboratore e amico di Lucio Dalla, ricostruisce per il Balletto di Roma un nuovo percorso di note e parole, tra le tracce indelebili di canzoni indimenticate e i frammenti di una voce sfuggita al tempo. Grazie alla collaborazione di Sony Music e per gentile concessione dei cugini di Lucio Dalla, ad impreziosire la costruzione musicale di Costa sono gli estratti sonori ricavati da alcuni multitraccia originali delle canzoni di Lucio. Collaborazione e amicizia legano all’artista bolognese anche Giampiero Solari, regista, drammaturgo, autore di grande esperienza e successo che affida l’idea dello spettacolo alle abili mani della coreografa romana Milena Zullo. Insieme, Solari e Zullo, scelgono di condurci lungo un viaggio unico e ininterrotto che naviga tra ricordi antichi e nuove suggestioni, storici accordi e moderne influenze. Tra le parole delle canzoni di Lucio si riscopre lo sguardo di un collezionista di immagini e vite che osservava la gente e ne incorniciava le storie.

FUTURA Ballando con Lucio non è solo l’omaggio e il ricordo di un artista geniale che ha attraversato decenni di storie, eventi e parole. È, più di tutto, la fotografia di un mondo che appartiene a tutti, lo specchio di una società indaffarata e normale che guarda al cielo per fuggire e cerca carezze per restare.     Per maggiori info:  www.teatrocarcano.com


TEATRO SAN BABILA:  "La vita non è un film di Doris Day"

Autor: Mini Bellei

Regia: Claudia Bellanti

Attori:Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Roman

Date: dal 6 maggio al 15 maggio


Protagoniste della divertente commedia tre grandi interpreti Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi e Paola Roman (l’attrice sostituisce Lydia Biondi).

Gli scienziati dicono che l'essere umano usa il 10% del proprio cervello e che occorreranno secoli prima che impari ad usare il restante 90%.

Angelina non sa usare nemmeno quel 10%. Lei è tutta lì, nel suo niente.

Amalia, invece è sicuramente una donna intelligente, ex attrice e cantante di grande successo, ex “bella”. Oggi è soltanto una donna sull'orlo del tracollo finanziario e nervoso, e che usa almeno un buon 20% del proprio cervello…

Augusta, donna energica, di poche parole, ma ricca di fatti.... probabilmente è quella che lo usa meglio: …”sola e felice”, apparentemente, ma forse anche arrabbiata con la vita e con la propria percentuale d’ uso cerebrale.

Spettacolo irriverente, divertentissimo, agito da tre anziane amiche che alla soglia dei 70 anni, dopo la reciproca conoscenza, durata la gran parte della vita, scelgono il giorno di Natale per dirsi improvvisamente tutto quello che hanno taciuto nei decenni precedenti. In fondo la verità è una sola”.

Note di regia

La scelta di mettere in scena La vita non è un film di Doris Day, commedia scritta e interpretata da Mino Bellei in occasione delle sue prime rappresentazioni degli anni ’90, nasce dal desiderio di rendere omaggio all’intelligenza con cui la drammaturgia italiana ha saputo, e sa tuttora, affrontare le questioni profonde dell’esistenza umana. La commedia di Bellei, attraverso la divertente, dissacrante, provocatoria conversazione di tre vecchie amiche, affronta nodi esistenziali profondi, filtrati da un umorismo esilarante e una ironia feroce. Quelli che vanno in scena sono degli auguri un po’ insoliti, che degenerano fino a diventare al vetriolo. Le tre amiche finiscono, infatti, per rivelarsi senza alcun pudore tutte le scomode verità a lungo celate per il quieto vivere. E’ proprio qui che lo spettacolo si rivela con tutta la sua provocatoria freschezza e la sua dissacrante energia. Il pubblico si riconosce nelle taglienti dichiarazioni elargite generosamente dalle protagoniste della pièce, che, dopo essersi sfidate a colpi di esilarante e feroce sarcasmo, convergono nella profondità di un rapporto che le vede mettersi a nudo e unite da una sorte non poi così tanto dissimile. Perché la vita non sarà di certo rosea come un film di Doris Day, ma l’amicizia nulla teme.

Claudio Bellanti

TEATRO COCCIA:   "Danza Macabra"

La stagione del teatro di prosa del Coccia di Novara propone per questo fine settimana (16-17 Aprile) uno dei testi più belli di August Strindberg, “Danza macabra” (1901, talora tradotta come “Danza di morte”), rappresentato secondo la regia del compianto L. Ronconi per il Festival di Spoleto del 2014. Al centro del dramma, tradotto e ridotto da R. Alonge, è il tema fondamentale del teatro strindberghiano: l’allucinante convivenza di un marito e di una moglie che, sotto la grottesca maschera di un ‘amore’ convenzionale e irrigidito in pura esteriorità priva di qualsiasi contenuto sentimentale, si torturano a vicenda, in un rapporto fatto di odio e di crudeltà spinti al limite del sadomasochismo. Ricorrendo a un paragone caro allo stesso drammaturgo svedese, si potrebbe dire che marito e moglie sono, l’uno per l’altra, due vampiri, che si succhiano reciprocamente la linfa vitale che ancora concede loro un’apparente esistenza nell’inferno nel quale si tormentano a morte. Edgar, un ufficiale fallito che sfoga la propria frustrazione nel cinismo più bieco e arrogante e Alice, ex attrice senza successo e senza gloria, che non perdona al marito di averla ingannata con la promessa di una vita agiata, inducendola a lasciare la carriera teatrale, vivono insomma in una sorta di prigione senza via di scampo, in cui i preparativi per festeggiare il venticinquesimo anniversario di nozze non sono che un rito assurdo in omaggio al nulla, all’unica forma d’amore che essi conoscono, basata sulla menzogna, sulla volontà di sopraffazione, sui più meschini sotterfugi. Queste due tragiche marionette sembrano provare un sussulto di vitalità con l’arrivo, sull’isola nella quale vivono (luogo metaforico di una disperata solitudine) di un terzo personaggio, il cugino di Alice, Kurt, chiamato ad assolvere in quel luogo un incarico assegnatogli dallo Stato. Timido e debole di carattere, Kurt farà scattare in Alice un estremo moto di rivolta e di odio nei confronti del marito, che la porterà a conquistare, o , meglio, a vampirizzare, il cugino. Fuggito Kurt, sulla coppia ripiomba inesorabile la quotidiana routine senza speranza, fatta di reciproche torture, in cui non resta che l’attesa della morte, come unica liberazione da questo tenebrosa ‘pena di vivere così’ ( per citare un autore che presenta qualche tratto in comune con Strindberg, il nostro Pirandello). La regia di Ronconi accentua ed esaspera i tratti grotteschi, più che quelli propriamente tragici, di “Danza macabra”, impostando l’azione dei personaggi come una risibile recita : un mondo infernale, quello di Edgar e Alice, certo, ma un inferno i cui protagonisti presentano tratti comici, come nell’inferno dantesco. I personaggi hanno il livido sembiante dei dolenti pagliacci di Beckett, fantasmi che coi loro neri abiti si muovono forzando comicamente i loro gesti e assumendo ridicole pose teatrali. La scena (di Marco Rossi) stipata di mobili neri e illuminata da una spettrale luce verdastra, chiusa da un muro opprimente, avvolge in un’atmosfera allucinata e stravolta il gesticolare di queste larve umane., in una stanza-cella dove la vita sembra essersi fermata per sempre. Eccellente l’interpretazione di Adriana Asti e Giorgio Ferrara nel ruolo dei due protagonisti, efficacissimi nel gestire un dialogo fatto di continue accelerazioni e pause, di toni e modi espressivi giocati sull’ambiguo confine del tragico e del ridicolo, con una perfetta strategia interpretativa di straniamento grottesco delle loro parti. Riuscito anche il Kurt di Giovanni Crippa, nella sua timidezza di compìto damerino borghese, attonito spettatore della danza di morte che vorrebbe attrarre anche lui nel suo vortice. Calorosi gli applausi del numeroso pubblico, che hanno giustamente premiato un ottimo spettacolo, degno di una delle migliori stagioni di prosa viste al Coccia negli ultimi anni.

Novara,  16 aprile 2016         Bruno Busca


Regia: Enzo Sanny

Con: Amii Stewart, Lucy Campeti, Francesca Haicha Tourè,WillL Weldon, Roberson Jean Michel Danquin, Sergio Muniz

Date: dal 19 al 24 aprile 2016

Questo spettacolo, è liberamente ispirato alla carriera del gruppo vocale femminile statunitense "Diana Ross & The Supremes", in auge negli anni '60, che grazie al team produttivo della Motown Records, arrivarono con dodici singoli in vetta alla classifica Billboard Hot 100 e alla classifica R&B. All’apice del loro successo, a metà degli anni ’60, i media cominciarono a parlare di loro come possibili rivali dei Beatles. Nel 1970 Diana Ross lasciò il gruppo per intraprendere la carriera da solista, mentre le Supremes continuarono fino al 1977. Si sciolsero dopo una lunga carriera di quasi vent’anni di successo. Nel maggio 1983 si riunirono in occasione di uno special televisivo per i festeggiamenti dei venticinque anni della Motown Records. Quanto alla popolarità mondiale la loro esperienza rese possibile per i futuri artisti di R&B e afroamericani di arrivare ad un grosso successo discografico. La loro fama è stata talmente smisurata che nel 1988 sono state inserite nella “Rock and Roll All of Fame” e nella “Vocal Group Hall of Fame”. Nel 1994 gli è stata assegnata una stella nella “Hollywood Walk of Fame”. La nostra storia richiama in più punti la carriera di questo epocale gruppo femminile, inserendo dati chiaramente riconducibili alla loro carriera. L’avvio si ha in una scuola di musica di Detroit dove tre amiche, tre ragazze di colore, Karen, Mary e Frenchie, fanno parte dello stesso gruppo di studi. Siamo fra gli anni 60 e 70, hanno talento, e la loro ambizione è di mettere in scena uno spettacolo musicale. Grazie ai contatti di Frenchie, riescono ad arrivare a New York per incontrare Martin Thomas, il più importante manager di musica afroamericana, che crede nelle loro innegabili doti vocali, ed organizza un concerto nel prestigioso Saint James Theatre di New York. Presente alla serata ci sarà Roger Peterson, presidente della Dolly Records, che le ingaggia per un contratto discografico. Da qui, con una trasposizione di teatro nel teatro, si assisterà ai vari tour di concerti delle tre ragazze, al percorso della loro carriera seguita costantemente dal giornalista Alan Coleman, che le ospiterà anche nel suo salotto televisivo, all’ascesa verso il proclamato successo. Il repertorio musicale lo abbiamo scelto fra i maggiori successi soul e R&B. Parliamo della cultura afroamericana, che ha dimostrato al mondo intero di avere una propria identità influenzando all’epoca quasi un decennio, e che è rimasta nel cuore e nella mente di tanti. Artisti come James Brown, Aretha Franklin, Marvin Gaye, Tina Turner, Otis Redding e i successi delle stesse Supremes. Noi, abbiamo partorito questa storia grazie all’amore e la passione per una colonna sonora che ha accompagnato parte della nostra vita. Speriamo, di aver avuto un’idea vincente…     Tiziana D’Anella – Lena Sarsen  


Autore:Jean Anoulih

Regia:Francesco Branchetti

Attori:Barbara de Rossi

Date: dal 22 aprile al 1 maggio

Mettere in scena oggiMedea” di Jean Anouilh significa non solo rendere omaggio ad uno dei p grandi autori del teatro francese del Novecento, ma anche e soprattutto riscoprire un testo straordinario da ogni punto di vista, un testo in cui regna un personaggio come quello di Medea dalla enorme forza tragica, nella sua solitudine straziante, nella sua sensualità dolorosa, nel suo essere votata ad un amore che non conosce limiti, nella sua disperazione, nel suo essere travolta da un sentimento incontrollabile e nella sua rivolta alle regole. La “Medea” di Anouilh ha una struttura drammaturgica molto forte e caratteristiche specifiche ed originali che la rendono unica. In pochi testi come in questo ho trovato la perfezione della drammaturgia unirsi alla costruzione di personaggi teatrali dalla potenza tragica strepitosa e ad unindagine psicologica straordinaria.

Anouilh, mirabilmente, rende sentimenti e