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TEATRO NUOVO:   "L'APPARENZA INGANNA"

Autore: Francis Veber

Regia: Tullio Solenghi

Attori: Tullio Solenghi, Maurizio Micheli

Date: dal 17 al 29 gennaio 2012

Contabile diligente e uomo mite senza qualità, François Pignon lavora per un’azienda di produzioni derivanti dal caucciù, preservativi in primis. Sfortunatamente, è stato deciso il suo licenziamento, la qual cosa, unitamente al divorzio dalla bella moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio diciassettenne non lo considera minimamente, lo porta a contemplare il suicidio. Il suo vicino lo ferma in tempo, dando via a una serie di eventi che cambieranno totalmente la sua vita e persino il suo carattere: il primo passo è quello di fingersi gay, in modo da spingere la dirigenza a non procedere al licenziamento per paura di mobilitare la associazioni omosessuali. L’idea per quanto assurda ha successo su tutti i fronti e ribalta completamente le sorti del povero Pignon, in ufficio, nella società e anche nella vita privata.

TEATRO SAN BABILA:     "SPETTRI"

Autore: Ibsen

Regia:Cristina Pezzoli

Attori: Patrizia Milani, Carlo Simoni

Date: dal 10 al 29 gennaio 2012

Come nei grandi miti della tragedia greca, Spettri si mescolano incesto, follia, verità terribili dopo anni di menzogna. L'ambientazione però è quella di un' allucinata campagna norvegese, resa grigia e stagnante, come l'animo dei personaggi, da una pioggia battente. Un luogo in cui il sole e il calore arrivano inutilmente e sempre troppo tardi.
Quello di Ibsen è un realismo che svela l'ipocrisia della morale borghese, fondata sul perbenismo e sulla religiosità di facciata. Questa storia è una denuncia coraggiosa che fece bandire la pièce per molti anni dai palcoscenici norvegesi.
Il capolavoro di Ibsen unisce agli splendori della tragedia greca le concezioni moderne più alte e più ardite del teatro psicologico e del dramma di idee.
Ancora una volta finge di muoversi unicamente entro l'orizzonte della problematica sociale, degli attacchi anticonformistici alla famiglia borghese, alla morale dominante del tempo. Mentre invece, con un gusto clandestino che fu colto quasi subito dai
lettori e dagli spettatori più attenti, l'indagine si allarga nella descrizione impietosa di un'umanità notturna, sinistra, si sposta a un livello più interno, si esprime nello scavo intrepido della psiche umana, dei mostri dell'inconscio individuale.

TEATRO MANZONI:    "DUE DI NOI"

Regia: Leo Muscato

Attori: Lunetta Savino, Eminlio Solfrizzi

Date: dal 10 al 29 gennaio 2012

“Due di noi” è il titolo che racchiude tre atti unici, concepiti per essere recitati da un'unica coppia d'attori, che raccontano di tre emblematiche e paradossali situazioni matrimoniali. Nella prima, un marito e una moglie, entrambi col sistema nervoso logorato da un pargoletto insonne e urlante, tornano in vacanza a Venezia nella stessa camera d'albergo dove avevano trascorso la luna di miele. Il confronto passato/presente è inevitabilmente comico, tenero, con una punta d'amarezza. Nella seconda la comunicazione di coppia è praticamente azzerata: la moglie sopperisce dialogando in modo surreale con il piede del marito, l'unica parte del corpo che ne tradisce qualche sprazzo emotivo, ad onta della sua ostentata e glaciale indifferenza. L'ultima situazione consiste in un vero e proprio virtuosismo drammaturgico e attorale: marito e moglie si ritrovano a dover gestire una cena alla quale hanno invitato, per errore, una coppia di amici da poco separati e il nuovo boyfriend di lei. Qui il meccanismo comico, spinto al limite della farsa, è potenziato dal fatto che gli stessi due attori, grazie ad un diabolico meccanismo di entrate, uscite e travestimenti, si trovano ad interpretare ben cinque ruoli diversi, dando vita ad un vorticoso crescendo di equivoci fino al paradosso finale.
Sono passati ormai quarant'anni da quel felice esordio, ma la freschezza di queste piccole pièces è rimasta intatta, a riprova del loro valore teatrale e del talento dell’autore.

Perypezye Urbane :  Festival di Studio 28 Dance Factory

Studio28 festeggia il fare rete e la rivoluzione digitale  

12-13-1 4 dicembre | Studio28, via Moretto da Brescia 28, Milano  

Studio28, sede dell’associazione Perypezye Urbane, è un laboratorio di creazione e di residenza artistica nel cuore di Città Studi.

Un luogo in cui suono, immagine, performing arts, multimedia, arti visive si fondono con la parola, la moda, la filosofia per una pratica urbana creativa e cross-disciplinare.   

Aperto nel 2007, Studio28 si è arricchito nel tempo di progetti e persone che ne hanno fatto una fucina di idee sempre in movimento.

Tra gli ultimi nati ci sono Studio28 Dance Factory e Studio28 TV, progetti paralleli e complementari che si nutrono e alimentano a vicenda.

Studio28 Dance Factory (www.s28dancefactory.eu) è un progetto di residenza e ricerca sulle performing arts all’interno della quale gli artisti creano opere di danza, musica, teatro ma soprattutto lavorano utilizzando gli strumenti di Studio28 in una progettualità più duratura, collocandosi a pieno nella prospettiva politica e pedagogica dell’empowerment e della cittadinanza attiva.

Studio28 TV (www.studio28.tv) è invece un’emittente web pioniera nel documentare ciò che accade nel mondo della danza a livello normativo, artistico, produttivo. Basato sull’impegno di cronisti che sono essi stessi, prima di tutto, artisti e organizzatori del mondo danza, Studio28 TV ha dato voce e visibilità negli ultimi anni ai più importanti avvenimenti del settore in Italia.  

Partiti come progetti autoprodotti e autofinanziati, Studio28 Dance Factory e Studio28 TV stanno ora crescendo e l’operato di Studio28 TV nella promozione e nella diffusione capillare della cultura della danza è stato riconosciuto nel 2011 dal Ministero dei Beni Culturali.

Proprio questo riconoscimento è ora occasione per proporre al pubblico il Festival della Studio28 Dance Factory, una 3 giorni di appuntamenti che ben sintetizzano l’attività di Studio28: dai momenti di approfondimento sulle industrie culturali alle performance dal vivo dei componenti della Factory.  Per informazioni: info@perypezyeurbane.org; tel. 02 3655 9296.

 

PREMI UBU:    Trentaquattresima edizione

I Premi Ubu stagione 2010/2011, promossi da Ubulibri, sono di nuovo in vista del traguardo. Verranno consegnati per la trentaquattresima volta a Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano e con il contributo e il sostegno di UniCredit, in una serata aperta al pubblico, lunedì 12 dicembre alle 18.30 precise presso il Piccolo Teatro Grassi di via Rovello 2.  

Ideati e realizzati da Franco Quadri i Premi Ubu sono il più ambito riconoscimento del teatro italiano. Allo scopo di tenerne vivo lo spirito, pur nell’inevitabile discontinuità col passato, si è affiancato a Jacopo e Lorenzo Quadri un gruppo di amici della Ubulibri (Leonardo Mello, Renata M. Molinari, Gianandrea Piccioli, Oliviero Ponte di Pino, Renato Quaglia e Cristina Ventrucci) che, assieme alla Redazione della casa editrice, ha lavorato in questi mesi per mettere a punto una formula inedita documentando la stagione di riferimento (l’elenco, dal valore puramente indicativo, è disponibile online al link http://www.ateatro.org/premioubu.asp – raggiungibile anche dalla home page www.ubulibri.it – e contribuisce ad aggiornare l’archivio del Patalogo/Ubulibri).  

La serata di consegna dei Premi, presentata da Gioele Dix, vedrà coinvolti, oltre ai premiati 2011, alcuni protagonisti della precedente edizione, l’ultima con la presenza di Franco Quadri, invitati a consegnare i premi ai nuovi vincitori, come in un ideale passaggio di testimone. Tra questi: Massimo Castri (miglior spettacolo 2010), Armando Punzo (miglior regia 2010), Fabrizio Gifuni (miglior attore 2010), Francesca Mazza (miglior attrice 2010), Francesco Colella (miglior attore non protagonista 2010), Giovanni Anzaldo (miglior attore under 30 2010), Saverio La Ruina (miglior novità italiana 2010), Luca Ricci di Kilowatt e Emanuele Valenti di Punta Corsara (premi speciali 2010). La serata – che sarà trasmessa in streaming su www.studio28.tv  – ospiterà anche la consegna del Premio Alinovi e del Premio Rete Critica.  

 

DANCEHAUS MILANO:      " LE VENT NOIR  "  

Coreografia  e RegiaA: Susanna Beltrami

Interpreti: Matteo Bittante e la Compagnia Susanna Beltrami, Lara Viscuso, Fabrizio Calanna, Cristian Cucco, Jemma Beatty, Alice Carrino, Eleonora Cinti, Giulia Murgianu.  

Date: 26-27 novembre 2011 | 3 / 17 dicembre 2011

Luogo:   DanceHaus MILANO via Cadolini 37 Milano

E' il vento, elemento tanto distruttivo quanto generatore, il principio fondante del nuovo spettacolo di Susanna Beltrami. Come un paesaggio desertico, mai uguale a se stesso, perché costantemente costruito e prontamente cancellato da improvvise tempeste; così in scena, tutto è creato per essere, allo stesso tempo, distrutto.

Un movimento a flusso continuo che trova senso nel sopraggiungere di un istante, di un frammento d'interiorità che improvvisamente trova spazio, dilatando il tempo dell'azione. La tempesta si placa solo quando viene prevaricata dal potere delle rêveries: immagini dell'intimità, legate ai ricordi, alle percezioni, al riaffiorare di sensazioni ed emozione già vissute.

Un percorso che trova il suo compimento finale solo nel concetto di Casa. La casa come ventre, come ritorno alla madre e al senso primo di protezione e di completo abbandono delle convenzioni sociali; un mondo a se stante avvolto nel nero, non spaventoso, bensì rassicurante.

Il vento nero quindi rappresenta la violenza dell'intimità incontrollabile, che governa il movimento come un input al quale il corpo non può opporsi, diventando “pura forma fluttuante”.

L’atmosfera sotterranea e notturna, che agevola il manifestarsi dei voli onirici ed immaginari dei performers, è completata dall’inserimento di citazioni cinematografiche, teatrali e televisive. Elementi scenici, musiche, personaggi, atmosfere che, da un lato fungono da rêveries temporali e dall’altro rivelano il potere del frammento, che in un istante rappresenta un mondo fatto di immagini evocative e sogni ad occhi aperti, costantemente in bilico fra il reale e l’iper-reale .

Il progetto indaga attraverso il corpo, la gestualità e la creatività, su importanti temi psicanalitici e filosofici che trattati artisticamente possano coinvolgere l'interesse di una platea più vasta, una sorta di trattato concepito tra pensiero e azione, tra parola e gesto, tra intuizione e realizzazione. www.dancehaus.it   

 

TEATRO NUOVO:  "PASSATA E' LA TEMPESTA?"   con Enrico Bertolino

Regia: Massimo Navone

Musiche: Teo Clavarella

Scene: : Elisabetta Gabbioneta

Disegno Luci: Arnaldo Ruota

Date: dal 29 novembre  al 4 dicembre 2011

In un paese dove oramai si esulta perché la crisi è alle spalle, senza rendersi conto che è proprio quella la posizione più pericolosa per affrontarla, sorge spontanea una domanda di Leopardiana memoria di cui lasciamo al pubblico l’interpretazione: "Passata è la tempesta"?
In questo nuovo appuntamento teatrale, protagonista è la realtà che non solo ha superato, ma addirittura doppiato la fantasia, tanto da farla apparire inutile e noiosa.
Notizie, situazioni, episodi sconcertanti che a causa del TRC (tasso di rassegnazione del cittadino) vengono percepiti come normali avvenimenti, battute e iperboli che diventano titoli di giornale: il meccanismo perverso dei "luoghi comuni", creato ad hoc dai media per poter nutrire e garantirsi audience e consenso, invade la nostra quotidianità, Enrico Bertolino cerca di trovare il rimedio che ridia il giusto significato alle cose.
Nuovi lampi si vedono all’orizzonte. Ma il pubblico non ha nulla da temere. E’ già una fortuna che l’orizzonte si veda ancora.

 

TEATRO MANZONI: TANTE BELLE COSE

Autore: Edoardo Erba

Regia: Alessandro D'Alatri

Attori:Maria Amelia Monti, Gianfelica Imparato Valerio Santoro, Carlina Torta

Date: dal 29 novembre al 18 dicembre 2011

Ci sono persone che non riescono a separarsi dalle cose e accumulano tutto nelle loro case finché gli oggetti non li sommergono. Se ne contano a milioni. In America si chiamano “hoarder”. Orsina è una “hoarder”, fa l’infermiera a domicilio, non è cosciente del suo disagio, ma mette a disagio i vicini, che mal sopportano la sua mania di accumulare e la ritengono responsabile della sporcizia e degli olezzi della palazzina. Per buttarla fuori i condomini, guidati dalla implacabile Bolasco e dal viscido Eugenio, assumono un amministratore pieno di debiti e ricattabile, Aristide. Fra Orsina e Aristide c’è una spontanea simpatia e lui si illude di poterla aiutare a sgombrare tutto. Nella sua missione impossibile è costretto ad entrare nella rutilante, divertente e creativa follia della donna, che è legata ad ogni oggetto, anche il più piccolo, da un ricordo affettivo, da un progetto futuro, da un timore irrazionale di privarsene. In un crescendo comico ed emotivo, i due trovano motivi di scontro e di solidarietà, e arrivano fino alla soglia del sentimento.
Giocato sul doppio piano della commedia e del dramma psicologico, “Tante belle cose” è un lavoro fresco, vivo, pulsante di energia e comicità. Disegna lo straordinario ritratto di una donna, particolare eppure vicina, in cui chiunque può riconoscere una parente, una conoscente, un’amica; di un uomo semplice e generoso, un signor nessuno capace di grandi cose. E di due malvagi della porta accanto, convinti nel loro perbenismo di fare la cosa giusta.

TEATRO SAN BABILA:          "BRAVA"

Autori: Landi , Mazzamauro, Paolucci

Regia:Tommaso Paolucci

Date: dal 29 novembre al 18 dicembre 2012

Già nel titolo dello spettacolo “Brava !” la consacrazione di una straordinaria attrice quale  ANNA MAZZAMAURO a onewoman show.Questa nostra grande interprete resterà in scena, affiancata da due attori e quattro ballerini , per oltre  due ore di spettacolo , ballando , cantando e recitando nella migliore tradizione della commedia musicale italiana ed anche alla maniera del musical di Broadway. La storia di “ Brava ! “ è la storia di una attrice che decide di festeggiare il suo quarantesimo anno di carriera teatrale nel teatro  vuoto , oramai in demolizione , che l’aveva vista debuttare e trionfare. Ed è proprio dal vuoto di quel palcoscenico che i suoi ricordi prendono forma . Ballerini , sarti , macchinisti , suggeritori , luci , fondali , costumi prendono magicamente vita ed insieme a lei realizzano uno spettacolo fatto di tentativi , spunti , ipotesi , aspirazioni , sogni che spaziano in tutti i generi teatrali , dalla rivista vecchia maniera , al teatro classico , dall’avanspettacolo al musical  in un rapido susseguirsi di gags  , trovate , occasioni coreografiche e momenti musicali.  

Conosciuta al grande pubblico come “la Signorina Silvani” dei film di Fantozzi, Anna Mazzamauro è un’attrice prima di tutto teatrale, in quanto negli anni ’60 aprì un teatro a Roma chiamato “Il Carlino” e negli anni ’70 si esibì soprattutto nel cabaret. Nel corso degli anni ha alternato la carriera televisiva a spettacoli teatrali.   Gennaro D'Avanzo      

           

TEATRO PARENTI:    " ROMAN E IL SUO CUCCIOLO " 

Regia: Alessandro Gassman

Attori: Alessandro Gassman, Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi,Giovanni Anzaldo, Matteo Taranto, Natalia Lungu 

 

Scene:  Gianluca Amodio    Costumi: Helga H.Williams  

La vicenda umana di un uomo disposto a tutto pur di garantire al figlio un futuro diverso dal suo. Roman e il suo cucciolo ci racconta l'emigrazione romena, di Roman e sua madre, in fuga dalla dittatura di Ceausescu, vent'anni prima della grande diaspora che l'uomo guarda con sospetto anche se il sogno di inserirsi sposando un'italiana è fallito miseramente.

TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI:     "RIGOLETTO"

 

Oprera: Rigoletto

Autore: Giuseppe Verdi

Direttore: M°. Marco Guidarini

Regia, scene, costumi, disegno luci: Massimo Gasparon

Coro AsLiCo del Circuito Lirico Lombardo diretto da Antonio Greco Orchestra I Pomeriggi Musicali  Duca di Mantova: Piero Pretti – Jenish Ysmanov; Rigoletto: Ivan Inverardi - Luis Cansino; Gilda: Irina Dubrovskaya – Natalia Roman; Sparafucile: Eugeniy Stanimirov Iossifov; Maddalena: Alessandra Palomba; 

Il grande melodramma trova nuovamente casa al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Inaugurato nel 2002 da Traviata, altro titolo della trilogia popolare del maestro di Busseto, nella stagione del suo decennale il Teatro degli Arcimboldi riapre le porte alle note di Giuseppe Verdi e con Rigoletto alza il sipario su una grande produzione del Circuito Lirico Lombardo. La Regione Lombardia, con il Circuito Lirico e I Pomeriggi Musicali hanno fortemente voluto che questo allestimento venisse rappresentato a Milano, dando un preciso segnale della volontà di arricchire l’offerta di spettacolo della città e sottolineando un’altrettanto preciso impegno per il futuro, che si vuole vedere sempre più ricco di proposte di ambito lirico-operistico. Inoltre, l’intenzione è di regalare ad un pubblico sempre più vasto la possibilità di accedere ad una forma di spettacolo dal vivo così radicata nella tradizione italiana e così rappresentativa del nostro paese all’estero, anche grazie ad una accorta politica dei prezzi. Il Teatro degli Arcimboldi, torna dunque alla sua essenza prima, al suo essere una delle più grandi 'piazze' per la lirica in Italia in assoluta coerenza con la missione che I Pomeriggi hanno voluto assegnargli: essere un teatro popolare di qualità. Il Rigoletto prodotto dal Circuito Lirico Lombardo è un magnifico allestimento, grazie ad un importante cast artistico: il M°. Guidarini, esperto conoscitore della produzione verdiana, il regista e scenografo Massimo Gasparon, allievo di Pier Luigi Pizzi, e un cast di interpreti giovani ma già affermati sulla scena internazionale. Alle loro abilità si aggiunge l’esperienza dell’orchestra I Pomeriggi Musicali, chiamata a dar prova di bravura in una delle opere più conosciute e amate; in una delle opere più importanti del nostro patrimonio culturale.

 

TEATRO CARCANO:   "L'UOMO PRUDENTE"

Autore: Carlo Goldoni

Regia: Franco Però

Attori: Paolo Bonacelli, Federica De Martino, Nino Bignamini

Date: dal 26 ottobre al 6 novembre 2011

Pantalone, ricco mercante veneziano, rimasto vedovo con due figli – il maschio con gli occhi solo per le ragazze, la femmina più che ingenua – decide di rimaritarsi e sceglie una giovane “povera… ma dabbene e onorata”(così si descrive lei stessa davanti al marito); ma la scena che appare agli spettatori al levarsi del sipario è di tutt’altro tono, con la giovane moglie, Beatrice, intenta ad amoreggiare con lo spasimante Lelio e, non contenta, a farsi crudelmente gioco della figliastra Rosaura, rubandone le attenzioni del fidanzato Florindo; intanto la vedovella squattrinata Diana provoca le voglie del giovane Ottavio – il figlio maschio del mercante -, mirando a una dote che le risolverebbe la vita.

E’ questa la realtà in cui è immersa la casa di Pantalone, e a questa situazione deve reagire, pena la perdita di “onorabilità” – che si tradurrebbe, naturalmente, anche in una perdita di prestigio economico. Con il procedere della storia il gioco si fa sempre più duro, lo scontro tra marito e moglie per il dominio della casa si arricchisce di menzogne e tranelli che, partiti come le schermaglie classiche della commedia goldoniana, via via diventano più violenti fino a tingersi delle tinte del noir, quando, vistasi sconfitta dal marito, Beatrice arriva a immaginarne l’assassinio …

L’uomo prudente – rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1748  - ha debuttato per la regia di Franco Però e l’interpretazione di Paolo Bonacelli nell’estate 2010 al Festival Teatrale di Borgio Verezzi: una messinscena vivace e piena di ritmo, il cui adattamento - curato dagli stessi Però e Bonacelli – ha asciugato il testo e trasformato Pantalone in un personaggio senza maschera e che si esprime in lingua. Una vera rarità goldoniana, un testo inusuale, al limite del thriller, cinico e molto divertente.

 

TEATRO NUOVO:    " LA VERITA' "

Autore: Florian Zeller

Regia: Maurizio Nichetti

Attori: Massimo Dapporto, Antonella Elia, Susanna Marcomeni, Massimo Cimaglia

Date: da 11 al  23 ottobre

Michel e Alice. Una camera. Hanno appena fatto l’amore… così inizia la storia. Michel ha fretta di rientrare a casa, da sua moglie Laurence, mentre Alice è assalita da continui sensi di colpa, perché Paul, suo marito, è anche il miglior amico di Michel. Laurence non ci mette molto a capire che quelle continue riunioni serali in ufficio sono solo una miserabile scusa, ma sopporta in silenzio. Alice non resiste alla tentazione di raccontare tutto al suo amato Paul, che a sua volta non si scandalizza più di tanto. Secondo lui tutti hanno diritto alle proprie zone di libertà. Anche lui non è immune da qualche distrazione. Così Michel si troverà a doversi giustificare col suo migliore amico di un’azione davvero indegna ma mai così bassa come quello che Paul gli confesserà col sorriso sulle labbra…

A questo punto le molteplici verità della storia si complicano.

Il pubblico viene condotto per mano, allegramente, tra tradimenti veri e tradimenti raccontati. La natura dei singoli personaggi oscilla continuamente dal ruolo della vittima a quella del colpevole e, alla fine, al pubblico rimarrà il piacere di capire dalle ultime battute di Laurence la Verità del titolo… ma sarà un bene conoscerla davvero? Perché come è noto la Verità può anche far male…

 

TEATRO SAN BABILA: "Sorelle d’Italia avanspettacolo fondamentalista"

Regia: Cristina Pezzoli

Attori:Isa Danieli, Veronica Pivetti

Date: da l' 11 al 30 ottobre

Che cosa succederà, a noi fratelli e sorelle d’Italia, in questi misteriosi cinquant’anni? Come  arriveremo al secondo Centenario dell’Unità d’Italia? O meglio:  arriveremo insieme, noi Nord e noi Sud, a compiere duecento anni italiani? 
Due grandi protagoniste delle scene, Isa Danieli e Veronica Pivetti , accompagnate dal vivo dal maestro Alessandro Nidi, coadiuvato da altri due musicisti, nella migliore tradizione fantaprofetica dell’avanspettacolo, danno vita alla fantastoria d’Italia dal 2011 al 2061, con un'ipotesi futuribile e tragicomica sull'Italia di domani.
In un match travolgente e senza esclusione di colpi - anche bassi - Veronica la Milanese e Isa la Napoletana “boxeranno” tra loro, rovesciando e mescolando  stereotipi e luoghi comuni, pregiudizi e verità sull'inconciliabile diversità delle reciproche appartenenze, fino ad arrivare a inaspettate sorprendenti contaminazioni musicali ed emotive.
Attrici poliedriche si cimenteranno  con le canzoni classiche più note (“Nostalgia de Milan”, “'O surdato 'nnamurato”, “O mia bèla Madunina”, “Santa Lucia luntana”), il raffinato graffiante cabaret dei Gufi, passando per  Modugno e la macchietta, rievocando per noi  “Munastero 'e S.Chiara” e  “Luci a S. Siro”, fino ad  arrivare a una versione milanese della notissima “Napul’ è” di Pino Daniele e ad una  napoletana di “Vincenzina” di Enzo Jannacci. Due contendenti che si confrontano e si scontrano fino ad una imprevista separazione.
Nella seconda parte della storia - ambientata in un futuribile 2061 - Isa la Tirolese e Veronica l'Ottomana narreranno che cosa è accaduto domani nel nostro imprevedibile Belpaese

 

TEATRO CARCANO:    SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Regia: Andrea Battistini

Attori: Alessandro Buggiani, Chiara Di Stefano, Guglielmo Guidi, Totò Onnis


Date: dal 12 al 23 ottobre 2011

E’uno dei testi più conosciuti della storia del teatro di tutti i tempi, una eterna e universale macchina drammaturgica che per centinaia di anni è stata continuamente reinterpretata in ogni terra e in ogni tempo. Una favola cinica e spietata tra sogno e realtà, verità e menzogna, messa in scena da un’ottima compagnia tutta di giovani guidata da Andrea Battistini.  

Il Sogno si snoda su tre piani ben distinti, tutti nel profondo compenetrati e interagenti tra loro. Siamo in un tempo, nel “luogo” dove si sviscera tra il sangue e il sorriso l’amore. Siamo nell’inconscio del conflitto “coniugale” potente e devastante tra il re degli elfi e la regina delle fate. Siamo nel teatro “adolescenziale” della conoscenza dell’amore e del suo contrario, dell’istinto che emerge e travolge le regole sociali, siamo nell’amore dolce e poetico – magari un po’ buffo – raccontato da una squinternata compagnia di filodrammatici; siamo tra le pareti di una camera da letto, tra le mura di una città, tra gli alberi di un bosco nello spazio infinito dell’universo. I sentimenti si rincorrono, si affrontano, si allontanano e aderiscono riflettendosi tra i vari personaggi della storia.

TEATRO PARENTI:        SONJA

Regi: Alvis Hermanis

Attori:  Gundars Abolins e Jevgenijs Jsajevs

Date: dal 30 settembre al 2 ottobre 2011

   

Ha fatto il giro dei festival di tutto il mondo, Sonja, uno dei maggiori successi firmati da Hermanis, poetico adattamento da un racconto di Tatiana Tolstaya, nata a Leningrado nel 1941. I testi di Tatiana Tolstaya sono caratterizzati da una conoscenza ammirabile della natura umana accompagnata da commenti sofisticati e precise osservazioni sulla società contemporanea. Qui la storia è ironicamente compassionevole, grottesca e triste. Due uomini dall’aspetto piuttosto rozzo entrano furtivamente in un appartamento fatiscente. Il primo si cala nei panni della donna che lo ha abitato, Sonja, dall’esistenza piena di contrasti e di contraddizioni: sognatrice, bruttina, sola, ingenuamente romantica, ma anche eccellente cuoca e buona sarta; il secondo si trasforma nella proiezione immaginaria sia degli uomini che Sonja non ha mai avuto, sia della società crudele che l’ha circondata, usata, e fatta soffrire fino alla disperazione. É la storia di una donna semplice, vittima di un crudele scherzo dei vicini: una vicenda che Alvis Hermanis, con un geniale espediente di immedesimazione metateatrale, riesce a raccontare ribaltando finzione e realtà. Gli interni sono ricreati con una minuziosità ai limiti dell’ossessione feticista: una cupa abitazione russa degli anni ‘30 con oggetti d’uso comune così numerosi da arrivare quasi a soffocare gli spettatori: credenze, fornelli, pentole, asciugamani, macchine da cucire, catini, letti, comodini e vecchie poltrone. I due attori in scena recitano il mondo intero passando da un registro all’altro con sorprendente facilità – dal burlesco al tragico, dall’umoristico al patetico. É un ritratto impietoso dell’ordinarietà e della miseria dell’esistenza, e allo stesso tempo è il racconto della caparbia determinazione di Sonja a vivere fino in fondo il SUO sogno. É uno spettacolo dall’equilibrio precario di rara delicatezza, creato senza alcun artificio esteriore o forzato teatralmente, come se, attraverso l’incastrarsi delle storie, il legame dei destini e la mescolanza dei registri, l’esistenza congelata di Sonja riuscisse, come per magia, a rivivere davanti ai nostri occhi.

TEATRO PARENTI:       LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE

Autore: Fedor Dostoevskij

Attori: Remo Girone 

Date: 12-14 settembre  

La leggenda del grande inquisitore inaugura il nostro viaggio Dentro l’anima russa. Si tratta del noto racconto di Ivan Karamazov, all’interno del grande romanzo I fratelli Karamazov, che rappresenta il vertice del pensiero teologico- filosofico di Dostoevskij.

A portarlo in scena Remo Girone, interprete sensibile e inquieto della parabola di Cristo che nel Millecinquecento torna sulla terra, a Siviglia, dove il Grande Inquisitore sta consegnando al rogo centinaia di eretici. La vicenda è nota: il vecchio e potente ministro della Chiesa pronuncia contro il Messia un fortissimo atto d'accusa, rimproverandogli di aver voluto portare la libertà a un popolo che è incapace di usufruirne: L’umanità va gestita come un gregge e noi questo lo sappiamo fare e tu non puoi disturbare questo nostro progetto. La tua possibilità l’hai avuta ora tocca a noi- sostiene l’Inquisitore.

TEATRO PARENTI:   IL TEATRO TRA MILANO E SAN PIETROBURGO

Continua la sfida del Parenti: portare in scena pièce in lingua originale. Questa volta tocca al teatro russo , che può vantare un’antica tradizione teatrale.

Ieri i primi due spettacoli del Festival Laboratorio Internazionale della Giovane Regia, uno scambio culturale fra la Scuola teatrale Paolo Grassi e il Laboratorio ON.TEATR di San Pietroburgo. Giovani registi italiani hanno messo in scena testi italiani con giovani attori pietroburghesi, mentre gli allievi della Paolo Grassi si sono cimentati con scritti russi diretti da registi russi. Il risultato? Di sicuro la possibilità di apprendere nuove tecniche teatrali e nuovi stili registici, ma anche una conoscenza reciproca della cultura di ciascun Paese.

Per quattro serate, fino al 30 giugno, si avvicenderanno nelle sale del Parenti due spettacoli, uno in russo (sovratitolato) e uno in italiano.

Hanno aperto la rassegna Fine famiglia di Magdalena Barile e Bello e lontano di Daniil Privalov.

Fine famiglia è uno studio psicologico molto sottile sulle dinamiche della famiglia italiana moderna, che imbriglia al suo interno i figli e si pone come ostacolo alla loro crescita, maturazione ed emancipazione.

Per l’intera durata dello spettacolo la Figlia e il Figlio compiono il disperato tentativo, destinato al fallimento, di abbandonare il nido materno, ma sia una Madre morbosa e possessiva sia la loro inettitudine glielo impediscono. Anche il Marito, deresponsabilizzato e immaturo, cerca invano di andar via da una Moglie che è contemporaneamente vittima e carnefice.

Lo spettacolo, molto ben riuscito, è veloce e non manca di offrire spunti esilaranti che, però, non sminuiscono i sentimenti di rabbia e frustrazione che i personaggi vivono.

Il secondo spettacolo, invece, forse un po’ troppo lungo in pieno stile russo, affronta una tematica esistenziale classica che non sarà mai sufficientemente sviscerata: la “vita” post mortem.

In questo caso il regista ci offre lo sguardo inorridito di sei giovani di fronte alla prospettiva di una permanenza infinita in un luogo e in un tempo in cui tutto è immutabile e vuoto di aspettative.

I sei personaggi, divenuti angeli, pertanto privi di passioni (o supposti tali), senza neppure la consolazione della morte, ottengono solo di vedere la vita sulla Terra, che loro chiamano la Libertà, di cui desiderano rifare parte,  ma appaiono condannati a vivere prigionieri dell’eternità.          

Milano, 28 giugno 2011  Carmen Riccardi

                                                                                                                                                     

TEATRO PARENTI:          MidsummerNight’sDream

L’idea non è stata affatto balzana : offrire al pubblico milanese, sempre più internazionale, una pièce in lingua originale.

Ieri al teatro Franco Parenti  lunghi applausi hanno accompagnato la fine della rappresentazione del Sogno di una notte di mezza estate, una delle commedie più gradevoli del “maestro” Shakespeare, portata in scena dall’Hyperion Theatre Project, giovane compagnia di New York.

La versione propostaci, se da un lato è apparsa fedele al testo nei dialoghi e nell’uso del  blank verse (verso sciolto) tanto caro a Shakespeare, ha contemporaneamente sprigionato energia e vitalità negli scambi tra gli attori. Teatro classico, dunque, secondo il quale il linguaggio è considerato l’elemento più importante, ma anche teatro popolare, nel quale l’improvvisazione assume un ruolo fondamentale.

Particolarmente riuscito, a mio avviso, il personaggio di Helena, amante infelice che invano insegue nel bosco il suo amato Demetrio, che a sua volta ama, non riamato, Hermia. Dispetti e scherzi di elfi e fate porteranno al lieto fine, ma prima Helena ha il tempo di incantare il pubblico mostrando grande agilità fisica e maestria nei giochi sia verbali che fisici nei quali è coinvolta con gli altri personaggi.

La scena, semplice ma luminosa, risaltava l’incanto del bosco fatato, simbolizzato da due alberi realizzati con tubi di plastica.

Tra il pubblico Massimo Moratti, padre di Celeste Moratti, che interpretava Titania, la regina delle Fate.

Repliche giovedi e venerdi alle ore 21.15.

Da non perdere. Consigliata una discreta conoscenza della lingua inglese.  

  Milano,  15 giugno 2011                                 Carmen Riccardi

 

TEATRO PARENTI:          The Hyperion Theatre Project

Titolo:  MidsummerNight’sDream

Autore: William Shakespeare

Attori: Celeste Moratti, Michael R. Pauley, Laura Montes, TristanColton, Laura Frye, Nina Ashe, Steven Watts, Joseph Discher, Lamar Lewis, NannetteDeasy, Kevin Gilligan, Andrew Kimler, Loren Dunn  

Date: da 14 al 17 giugno

N.B. : lo spettacolo è in lingua originale

Dopo il successo della tournée Americana, che ha toccato New York City e Chicago, arriva in Italia A Midsummer Night’sDream di William Shakespeare nella lettura dell’Hyperion Theatre Project, una delle più vitali e giovani compagnie della scena off-off newyorkese. Nato da una collaborazione tra artisti provenienti dalle realtà più interessanti del mondo teatrale newyorkese, come il Living Theatre di Judith Malina, La MaMa e il Public Theatre, questo Sogno shakespeariano fonde in sé ben tre tradizioni: quella dello stile naturalistico della recitazione, lasciata in America da Stanislavskji e Stella Adler, quella del linguaggio che è posto al centro della scena in pieno rispetto della tradizione britannica che fa capo alla Royal Shakespeare Company e agli insegnamenti di John Barton, e, infine, quella dell’improvvisazione, un omaggio alla tradizione italiana della Commedia dell’Arte (passata attraverso l’influenza di istituzioni dell’improvvisazione newyorkese, come L’Upright Citizen Brigade e il Magnet Theatre). È nota la trama, che vede protagonisti il duca di Atene e Ippolita, insieme alle altre tre coppie di amanti: Elena-Demetrio, Ermia-Lisandro, Oberon-Titania, coinvolti in un gioco di travestimenti, oltre che di accoppiamenti, creati dalla magia del sogno e della notte. Attraverso i meccanismi perfetti dell’intreccio, Shakespeare ci affida anche una riflessione sull’essenza fondamentale del Teatro. La freschezza giovanile e alcune indicazioni formali inusitate, rendono l’edizione americana del Sogno uno spettacolo da non perdere.

TEATRO MANZONI:       "SCHERZI DEL DESTINO"

Scritto e diretto da Marco Calindri

Attori: Giorgio Bonino, Federica Toti, Claudia Migliavacca, Alberto Pistacchia

Date: dal 7 al 9 giugno

Scherzi del destino” è una commedia ambientata ai giorni nostri e interpretata da 5 attori che hanno maturato la loro esperienza professionale, soprattutto nell’attività del doppiaggio.

Una parte dell’incasso della serata del 7 giugno sarà devoluto all’Associazione ‘Attivecomeprima’ ONLUS, una parte dell’incasso della serata dell’8 giugno sarà devoluto all’associazione ‘Telefono Azzurro’ ONLUS, mentre una parte dell’incasso del 9 giugno sarà devoluto alla ‘LILT – Lega italiana per la Lotta contro i Tumori’ ONLUS.

La trama vede protagonista Stefano, separato da circa un anno e titolare, insieme al suo amico Lorenzo, di una piccola agenzia di pubblicità.

Una sera, rientrando a casa dopo una difficile giornata di lavoro, riceve l’imprevista telefonata di una donna sconosciuta (Paola) la quale, con tono particolarmente teso, chiede di parlare con Giovanni, il suo fidanzato.

Stefano fa presente che si tratta di un banale errore telefonico, perché in casa sua non c’è nessun Giovanni ma, prima che Paola chiuda la telefonata, incuriosito da quella voce per lui  particolarmente affascinante, con un’abile dialettica riesce a trattenerla in linea per qualche minuto. Viene così a sapere che la tensione di Paola è dovuta alla decisione di comunicare al fidanzato, proprio quella sera, che il loro rapporto è chiuso definitivamente.

In seguito a questa telefonata, si susseguono colpi di scena, equivoci e coincidenze che coinvolgono i due protagonisti in una serie di imprevisti assolutamente sorprendenti.

TEATRO SAN BABILA: “IL CLUB DELLE VEDOVE

Autore: Ivan Menchell

Regia: Caterina Costantini

Attori: Caterina Costantini, Lorenza  Guerrieri 

“Il club delle vedove” narra l’amicizia sincera tra tre donne rimaste vedove che decidono di dare vita ad un club in cui contemplano i loro defunti mariti e la loro attività più mondana consiste nell’andare al cimitero. Son battute frizzanti e tanto sarcasmo queste tre signore, a cui se ne aggiunge una che continua a sposarsi e risposarsi, condividono le loro vite e la loro solitudine, fino all’arrivo di Sam, galante profumiere rimasto anche lui vedovo

Commedia divertentissima e brillante che ci permette di guardare alla morte con un sorriso, sottolineando che non bisogna mai perdere la speranza e che ciò che conta non è essere giovani, ma sentirsi giovani.  

Caterina Costantini,attrice barese prettamente teatrale, torna al Teatro San Babila come attrice e regista di questa pièce, da cui sono stati tratti due film nel 1992 e nel 1993 .  

Lorenza Guerrieri è un’attrice teatrale e cinematografica, protagonista della  commedia all’italiana.

TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI:  AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

Regia:  Pietro Garinei e Sandro Giovannini

Attori: Gianluca Guidi, Enzo Garinei, Marisa Laurito

Periodo: dal 1 al 17 aprile 2011

Don Silvestro, il parroco di un piccolo paese di montagna, riceve un giorno una "inaspettata" telefonata: Dio in persona gli ordina di preparare un’Arca in vista di un secondo Diluvio Universale. Il giovane parroco aiutato dal suo paese e intralciato da mille inconvenienti (non ultimo il sindaco Crispino, che cercherà in tutti i modi di mettergli i bastoni tra le ruote), riesce tra mille dubbi nella sua impresa, ma l'arca costruita non salperà mai. Poco prima del diluvio, un cardinale convince la gente del paese a non seguire Don Silvestro, il quale viene creduto pazzo per la sua bizzarra idea, cosicché al momento del cataclisma, sull'Arca si trovano solo lui e Clementina, la giovane figlia del sindaco. Silvestro decide però di non abbandonare il suo paese e i suoi amici e, a diluvio iniziato, scende dall'Arca: Dio vede fallire il suo progetto e fa smettere il diluvio, tutti sono sani e salvi grazie all'altruismo e  dall'amicizia del curato. In un perfetto gioco di scatole cinesi, poi, accanto alla preparazione per l’imminente secondo Diluvio Universale si incastrano l'amore di Clementina per Don Silvestro; l'inimicizia per lo stesso del padre di Clementina, l'ateo Crispino; la comparsa in paese di Consolazione, una prostituta che distrae gli uomini del paese dai loro doveri familiari; l'amore di quest’ultima per Toto, lo scemo del paese, che grazie alla riacquistata virilità la trae dalla attenzioni degli altri uomini e la sposa.

TEATRO MANZONI:    L'ASTICE AL VELENO

Regia:Vincenzo Salemme

Attori: Vincenzo Salemme, A. Morea, B.Valanzano, M. Aiello

Periodo: dal 29 marzo al 17 aprile 2011

“L’astice al veleno” è l’ultima commedia che il prolifico Vincenzo Salemme ha scritto appena un anno fa. Sempre basata su un meccanismo comico farsesco, che è la cifra dell’autore, porta in sé i caratteri della commedia brillante e romantica.
Protagonisti sono Barbara e Gustavo. Lei è un’attricetta che sta provando uno spettacolo ed attualmente è l’amante addolorata e delusa del regista, un inseparabile ammogliato. Gustavo invece è un pony express che porta in giro pacchi dono per il Natale imminente. La vicenda infatti nasce e finisce nella giornata del 23 dicembre. Nel teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni, in scena coi protagonisti ci saranno quattro figure molto particolari: sono le statue raffigurate nella scenografia, una lavandaia del Cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario proveniente dal Regno delle Due Sicilie, un “munaciello”, figura mitologica dell’iconografia popolare napoletana, che si esprime come un primitivo. Barbara è una donna molto suscettibile e sognatrice e, proprio per questa sua fragilità psicologica, parla con queste figure inanimate che però nella sua fantasia prendono vita. Solo lei (e il pubblico in sala) le vede “vivere”. E invece quando in teatro arriva Gustavo, col costume di Babbo Natale per una consegna, anche per lui le statue si animano. E’ il segno che tra i due c’è molto in comune. Barbara decide di mettere fine alla sua relazione con il regista adultero attuando un piano diabolico e a tal fine organizza una cena a lume di candela in teatro. Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare, ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare.
Vincenzo Salemme, come sempre alla direzione dello spettacolo e in scena con il suo affiatato gruppo di attori, introduce come novità una decina di pezzi inediti cantati dai personaggi, passaggi musicali che spezzano e alleggeriscono il ritmo convulso delle battute.

TEATRO SAN BABILA:     CHI E' CCHIU FELICE 'E ME

Regia: Eduardo De Filippo

Attori: Gigi Savoia Giovanna Rei

Periodo: dal 29 marzo al 17 aprile

E se pensare al futuro, per una volta, diventasse divertente? E se riuscissimo, in questo momento particolare, a riderci sopra.
E' il nuovo spettacolo di Zuzzurro & Gaspare, una carrellata di comicità, di situazioni che attingono dal vero, che denuncia a suo modo le incomprensioni tra i vecchi modelli e le nuove modalità: di vivere, di incontrarsi e di invecchiare.

TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI:  Lalala GERSHWIN  (26 marzo 2011)

Autori: José Montalvo e Dominique Hervieu

Musiche: George Gershwin 

Interpreti: Richard Anegbele/Ernest Bilé N’Draman, Franz Cadiche/Rotha, Clarisse Doukpe/Ibrahim Diame dit  Ibougaloo, Christelle Nazarin/Karla Pollux, Priska Caillet/Emeline Colonna, Plock/Mansour Abdessadok, Arthur Benhamou  

Lalala Gershwin di José Montalvo e Dominique Hervieu, uno spettacolo coloratissimo e adatto per il pubblico di tutte le età; un’esplosione di allegria attraverso tutte le forme della danza, per gioire insieme della musica del geniale compositore americano. Uno sguardo sull’America degli anni Trenta, alla sua storia multirazziale segnata da tensioni e speranze, e un’evocazione della Broadway dell’epoca, tra jazz, ragtime e musica colta, emergono sottotraccia in questa vivacissima produzione, dove trovano posto tutte le forme di movimento, dall’hip hop al classico, dall’afro alla danza contemporanea in felice convivenza.  

Sul palco sette danzatori si esibiscono con energia esplosiva sulle proiezioni e nel disegno coreografico guizzante di Montalvo e Hervieu, lui di famiglia spagnola, con studi di architettura e di danza tra Cunningham e Nikolais, lei francese, formatasi come ginnasta e seguendo il magistero della tecnica Nikolais, che insieme qui parlano con leggerezza di  storia, di politica e di poesia, in un viaggio affascinante tra New York e Hollywood.

Da quando si sono fatti conoscere per la loro peculiare attitudine al globalismo del corpo, Montalvo e Hervieu hanno firmato una serie di lavori dedicati ai ragazzi e non solo a loro: Hollaka Hollala, Un nioc (Coin-angolo) de Paradis, Le Corbeau et le Renard (La volpe e il corvo) o La Bossa Fataka de Rameau.

Mescolando l’azione dal vivo a quella sullo schermo, la realtà e la fantasia, da vent’anni questa coppia di coreografi straordinariamente complici nella creatività e deliberatamente impegnati ad accogliere tutte le culture, regala a tutte le platee e a piene mani gioia e intelligenza.

TEATRO COCCIA (Novara):    “Mercadet l’affarista  

Vi sono testi letterari, anche assai lontani nel tempo, che, al di là del loro valore estetico ‘eterno’, tornano ad assumere un significato di sorprendente attualità, per la stretta analogia con vicende e situazioni del nostro presente. E’ il caso, fra i molti, del più riuscito testo teatrale di H. De Balzac, la commedia “Mercadet l’affarista” (1840), rappresentata  al Teatro Coccia di Novara oggi 20 marzo, per la regia di Antonio Calenda, nella produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, del Teatro Stabile di Catania e Quirino "Vittorio Gassman".”La commedia di Balzac –spiega lo stesso Calenda– possiede una stringente attualità, un incredibile impatto sul lettore contemporaneo, poiché tratta temi molto sentiti, come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle Borse, il mondo losco e cinico degli affari”. Il protagonista Mercadet è infatti un personaggio monomaniaco, di starordinaria energia, sorta di demiurgo della finanza, geniale e cialtrone, un carattere eccezionale, degno della grande Commedia umana di Balzac. Mercadet vive per realizzare  la sua unica fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: è mosso da una brama insaziabile, una vera e propria libidine del denaro, che per lui è una  forma di  nevrosi. Gioca in Borsa con denari che – in realtà – non gli appartengono. Egli è infatti sull’orlo della bancarotta, assediato dai creditori: una crisi, che fin dall’inizio imputa al socio Godeau, andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più. Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta inattivo, tutt’altro: certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo della propria fortuna e la costringe a partecipare elegantemente abbigliata a ogni occasione mondana. Un modo per “truccare” il mercato in proprio favore, per tenere in pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile guadagno. Così ottiene le loro azioni e addirittura i risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Cerca anche di maritare la figlia bruttina   a un dandy presuntamente abbiente che si rivela poi uno spiantato… ma i suoi piani falliscono. Metterà addirittura in scena il ritorno del suo socio e sarà proprio nel gioco degli arrivi falsi o ipotetici di  Godeau che troverà la salvezza a un passo dal baratro, ottenendo che ogni cosa si ricomponga sul piano economico, degli affetti, come pure su quello della morale a cui Mercadet, sospinto dalla moglie e dai burrascosi eventi, alla fine s’inchina (ma possiamo credergli?), ritirandosi in campagna a vivere di un lavoro onesto.

Ottima l’interpretazione di Geppy Gleijeses che impersona efficacemente, dandogli un colore di sinistra farsa (sottolineato dai nasi posticci, da maschere grottesche, indossati dai personaggi dei creditori) il ruolo dello speculatore senza scrupoli, inseguito dai creditori, che non esita a coinvolgere i suoi affetti più cari pur di arrivare a concludere i suoi affari: le scorribande ed i trucchi di Mercadet/ Gleijeses lo rendono quasi una “simpatica canaglia” agli occhi del pubblico, che si diverte, ma che allo stesso tempo riflette sull’immoralità di questo torbido e disumano mondo della speculazione finanziaria , che fa da sfondo alla vicenda. Ma un applauso va rivolto a tutti gli attori, fra i quali segnaliamo soprattutto Marianella Bargilli, nel ruolo di Julie (la figlia di Mercadet) e Paila Pavese, la moglie e complice di Mercadet.. Intorno a loro, si muovono con scioltezza e garbo Osvaldo Ruggieri, Francesco Benedetto, Adriano Braidotti, Piergiorgio Fasolo, Antonio Ferrante, Ferruccio Ferrante, Antonio Tallura, Alfonso Venero so e  Jacopo Venturiero, guidati  con  esperta maestria dalla regia di Calenda. Lo spettacolo con  le scene di di Pier Paolo Bisleri e le musiche di Germano Mazzocchetti.,  si avvale di notevoli e raffinati costumi d’epoca  che contribuiscono a ricostruire “storicamente” ed efficacemente  l’ambiente satirico e caricaturale della Parigi ottocentesca. Meritatissimi i prolungati applausi del numeroso pubblico presente in ogni ordine di posti.  

 Novara,   20 marzo                   Bruno Busca

TEATRO SMERALDO: "Sono romano ma non è colpa mia"

Attore: Enrico Brignano

Date:  dal 1 al 13 marzo

Reduce dallo strepitoso successo teatrale e televisivo, Enrico Brignano , torna in scena con lo spettacolo “SONO ROMANO MA NON E’ COLPA MIA”.
Uno show che dà voce a sentimenti ed emozioni. Brignano riflette ad alta voce, dà corpo ai ricordi di famiglia ma di una famiglia allargata, che risalendo di nonno in nonno, arriva fino a nonno Romolo, primo re di Roma.
Ma fuori dal nido degli affetti familiari, anche di quelli più lontani nel tempo, ce n’è per tutti, nessuno escluso: tempo di bilanci, di riflessioni e di speranze per il futuro, con un’ispirazione sempre educata a volte surreale e mai volgare, con uno spettacolo che ha come unica GRANDE pretesa, quella di far trascorrere una serata divertente.
Nei suoi esilaranti monologhi, l’Artista, mette alla berlina vizi e virtù degli uomini di oggi, dalle paure alle manie che ciascuno serba in cuore: un viaggio tra le piccole e grandi nevrosi degli italiani. Ma in questo viaggio fortunatamente viene in soccorso , anzi in “Pronto soccorso” la risata come un sorso d’acqua fresca, capace di mandar giù e per un attimo far dimenticare qualsiasi boccone amaro. Una pausa di serenità, una pausa di buonumore.
“Sono romano ma non è colpa mia” perché abitare nella capitale comporta una responsabilità non indifferente: saper far meglio di chi è venuto prima di noi, molto prima di noi.

Con l’aiuto e la maestria delle musiche e dell’orchestra diretta dal maestro Federico Capranica, Brignano vi accompagnerà tenendovi per mano attraverso i monumenti e i ruderi dei suoi pensieri.

TEATRO SAN BABILA:    ‘Non c’è più il futuro di una volta’

Regia: Andrea Brambilla 

Attori:Brambilla e Formicola ( Zuzzurro e Gaspare)

Data: dall'8 al 27 marzo 

L’irresistibile comicità di Gaspare e Zuzzurro sbarcherà, da martedì 8 a domenica 27 marzo 2011, sul palcoscenico del Teatro San Babila di Milano con la produzione a.ArtistiAssociati ‘Non c’è più il futuro di una volta’ di Aicardi, Formicola, Pistarino, Freyrie, per la regia di Andrea Brambilla in scena con Nicola Formicola, (musiche Los Chitarones, Lorenzo Arco).

Uno spettacolo scoppiettante che fa leva sul cabaret regalando al pubblico due ore di spensierata allegria, ma anche di profonde riflessioni. E c’è da credere che trascinerà nel vorticoso turbine di risate il pubblico milanese con quella collaudata comicità che la coppia perfeziona ormai da trent’anni. Il segreto di questo duo dai ritmi effervescenti, e il serrato dialogo – quasi radiofonico – che si innesca da spunti banalissimi per sfociare in ‘massime’ dai toni agro-dolci, sta nel pescare a piene mani nella società di oggi, in usi e costumi a noi propri che determinano piccole e grandi fissazioni. O meglio delle vere e proprie psicosi che, proprio perché umane, risultano esilaranti.

Un’analisi meticolosa dell’essere umano e delle sue manie, ma anche una coniugazione del tutto originale dei testi classici in chiave odierna, per non parlare poi della rivisitazione delle ‘fiabe’. Insomma ce n’è per tutti i gusti davvero, senza tralasciare neppure il sociale e le problematiche vere di categorie in difficoltà (dal clochard all’anziano).

Tutti dentro, nessuno escluso: il fanatico del telefonino; l’avanguardista esperto di high-tech; l’amante delle nuove diete ipocaloriche… da una parte Gaspare, dall’altra Zuzzurro:  l’uno che cerca di farsi strada nella modernità adeguandosi ai nuovi modus; l’altro legato a un passato meno tecnologico. La combinazione è assolutamente vincente per questa nuova produzione targata a.ArtisiAssociati assieme, per la prima volta, alla coppia di comici milanesi. Cabaret, ma anche puro teatro; sketch e gag fra momenti di improvvisazione irresistibili.

La comicità di Gaspare e Zuzzurro non tramonta mai, e anzi si plasma alla contemporaneità: pur riconoscibile nello stile, la coppia di comici sembra rinnovarsi con il tempo e nel tempo.  

 

TEATRO SAN BABILA:  "IL PADRE DELLA SPOSA"

 

Regia: Marco Parodi

Attori: Corinne Clory, Salvatore Esposito

Data: dall' 8 al 27 febbraio 

 

Adattamento dell'omonimo film del 1950 di Vincente Minnelli ? la storia di un padre molto affezionato alla figlia che non sopporta l'idea di perderla per il fatidico matrimonio.
Travolto dai preparativi, il padre della sposa sar? dapprima riluttante, ma poi si lascier? coinvolgere affinch? quel giorno sia tutto perfetto per la sua amata "bambina"

 

 

TEATRO MANZONI:    " LA CIOCIARA "

 

Regia: Roberta Torre 

Attori: Donatella Finocchiaro, Daniele Russo, Dalia Frediani 

Data: dall'8 al 27 febbraio

 

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Bellini di Napoli è tratto dal testo di Annibale Ruccello che racconta ciò che succede ai protagonisti di Vittorio De Sica dopo l’ultima inquadratura del film. “Un testo di straordinaria contemporaneità “La Ciociara” di Annibale Ruccello – dice la regista che per la prima volta si confronta con uno spettacolo teatrale - Ci sono una madre e una figlia legate da una profonda violenza ma ci sono anche molte altre storie. Ad esempio quella del ritorno al conformismo dopo una tragedia. Dopo una guerra. Come se nulla fosse. Proprio questo mi è apparso come quello che stiamo vivendo oggi ed è stato il motivo di maggior attrazione di questa storia. La violenza subìta dalla giovane figlia mi è sembrata quella di ogni donna in ogni guerra e in ogni giorno. L’idea geniale di Ruccello è spingersi a guardare il “dopo” la vicenda – aggiunge la regista – quando ormai la guerra è lontana e si è tornati alla normalità”.  

È passata la guerra e anche la violenza che le ha trafitte: una madre e una figlia oggi stanno litigando per l’acquisto di un’automobile. Così ha inizio la nostra storia. Come se nulla fosse successo, nella Ciociara di Ruccello a farla da padrone sono i Fantasmi . Fantasmi della brama di avere, possedere oggetti di consumo semplici come può essere un televisore o una macchina nuova . Qui Cesira non è più quella madre sconvolta sul ciglio della strada polverosa a chiedere pietà per la sua povera figlia violata, Rosetta non è quella che non sarà mai più come prima dopo le mani estranee sul suo corpo di bambina: il fantasma di quella violenza si è tramutato in quotidiana banalità come se nulla fosse, l’ha cambiata per sempre in modo subdolo e silenzioso. È questa la vera violenza che nella scrittura di Ruccello ci proietta in un universo dell’orrore dove tutto viene dimenticato in cambio di una normalità apparente e inquietante. È straordinariamente attuale questa Ciociara, ci parla dei nostri giorni e di mutamenti apparentemente impercettibili ma definitivi. Ci parla anche della nostra Italia e dell’oggi, come in ogni testo straordinario è anche stato profetico Annibale Ruccello. E dunque se di fantasmi si tratta ho immaginato una messa in scena che possa materializzare i ricordi e il passato, che li traduca in immagini proiettate, che li chiuda in una scatola magica che molto ricorda una vera e propria proiezione da cinema. Ed ecco quindi che il cinema e il teatro interagiscono strettamente in questa Ciociara , oggi e ieri si mescolano continuamente lasciando ai protagonisti della scena una doppia anima che li rende corpi capaci di interagire con i fantasmi. Pochi oggetti sulla scena e un mondo di proiezioni interiori e non solo: un viaggio dove ieri e oggi prendono forma e ci trascinano avanti e indietro nel tempo.                                                     Roberta Torre    

 

TEATRO MANZONI:  TIROMANCINO  - “L’ESSENZIALE” TOUR 2011

Prende il via il 3 febbraio da Catania il tour teatrale dei Tiromancino. Con una formazione rinnovata, la band guidata da Federico Zampaglione torna sui palcoscenici di alcuni tra i più suggestivi teatri italiani per presentare dal vivo i brani del nuovo album “L’essenziale” e una selezione delle canzoni più significative tratte dal loro intero repertorio. Lo spettacolo offrirà al pubblico momenti di grande emozione e coinvolgimento grazie anche alle proiezioni e alle suggestioni visive di Dario Albertini, l’artista che ha diretto gli ultimi video del gruppo e che curerà l’allestimento scenografico del tour. Coerentemente con le scelte sonore che caratterizzano l’ultimo lavoro dei Tiromancino, il live punterà a restituire ai brani nuova essenzialità e asciuttezza stilistica, con le chitarre al centro dell’impianto sonoro.

Federico Zampaglione (voce e chitarre - acustica, elettrica, slide) sarà affiancato da Emanuele Brignola al basso, Stefano Cenci alle tastiere e Ivo Parlati alla batteria.  

 “L’essenziale è riuscire ad avere qualche cosa di buono da fare o almeno da dire per non restare a guardare…”

“L’ESSENZIALE” è un album che emoziona, per diversi motivi. Il primo è che sancisce il ritorno sulle scene di un gruppo che con la sua musica ha caratterizzato, in questi anni, il panorama musicale italiano finendo per farne parte in un modo importante. Ritrovare i Tiromancino è come ritrovare dei vecchi amici che non vedi da un po’. E, che dopo cinque minuti, ti sembra di non avere mai perso di vista davvero. Ma il nuovo album della band di Federico Zampaglione è un album importante anche e perché arriva dopo che “il fare” ha permesso a Federico di realizzare appieno le proprie aspirazioni artistiche, lasciandogli di conseguenza la libertà di pensare ad un disco semplicemente come una raccolta di canzoni, un affare che riguarda lui e la musica. E non è un caso che questo album non abbia riferimenti cinematografici, altri piani o altri rimandi, ma sia una raccolta di nuove canzoni fatte per essere suonate, per essere cantate, per essere ricordate. E registrate con un nuovo suono in mente.

Dimenticate i Tiromancino focalizzati sul suono del piano che avete ascoltato nello scorso decennio: “L’ESSENZIALE” riparte dalle chitarre, da sempre la passione di Federico, e dalla voglia di restituire ai brani una nuova essenzialità, un’asciuttezza stilistica che forse sono soltanto il risultato di una voglia di perdere peso che arriva con l’età, e con gli anni di carriera. “L’ESSENZIALE” è in questo senso un album leggero, pieno di canzoni importanti, che però sono portate a salire verso l’alto, a volare senza peso. Merito di arrangiamenti azzeccati, di suoni minimali, scelti in funzione delle strutture armoniche, delle aperture melodiche, mai invasivi o pedanti. Insieme a questo cambiamento, c’è una piacevole conferma. Accanto a Federico torna, nel ruolo di coautore dei testi, il padre Domenico, già al suo fianco in un brano del precedente album “L’alba di domani”. E’ anche merito suo se le liriche di questo album si confrontano con successo con tematiche importanti come l’amore (“Esiste un posto”, “Quanto ancora”, “Le mie notti”), la libertà (“Se tutte le avventure”), l’inquietudine (“La strada da prendere”, “L’inquietudine di esistere”), le dinamiche sociali (“Migrantes”), con quell’universo di azioni e reazioni che hanno a che fare con il crescere, con l’essere uomini (“Mondo imperfetto”, “L’essenziale”, “Vite di ordinaria follia”). E lo fanno con una grazia e uno stile che rendono questi testi dei piccoli esempi di poesia quotidiana.

TEATRO SAN BABILA:   UOMO E GALANTUOMO

Autore: Eduardo De Filippo  

Regia: Armando Pugliese

Attori: Paolontoni, Mimmo, Esposito, Ciro Capano

Al Teatro San Babila torna la comicità napoletana ,“Uomo e galantuomo”, infatti,  è una commedia del 1924 scritta dal grandissimo Eduardo De Filippo, ricca di situazioni comiche ed esilaranti. Questa è tra le più comiche del repertorio eduardiano,in cui l'autore introduce temi che saranno una costante delle sue opere: la pazzia (vera o presunta) e il tradimento, seppur seguendo nella struttura del testo, il modello scarpettiano della farsa tradizionale.

Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli presso l'albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale L'esibizione penosa della compagnia verrà interrotta dall'arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato don Alberto che lo ho scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch'essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un'attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi.

Da qui nasce un colossale equivoco che porterà, nella confusione generale, alla creazione di momenti di grande comicità creati da situazioni di pazzia immaginaria e da situazioni equivoche e che scaturiranno in un finale sorprendente.

TEATRO MANZONI:        IL CATALOGO

Autore: Jean Claude Carrière

Regia: Valeria Binasco

Attori: Ennio Fantastichini, Isabella Ferrari

Date: dal 11 al 30 gennaio 

Il Catalogo di Jean Claude Carriére con la traduzione e regia di Valerio Binasco approda in Italia prodotto da Angelo Tumminelli per la Star Dust International , vede come protagonisti Ennio Fantastichini ed Isabella Ferrari. Lo spettacolo ha debuttato il 21 dicembre nella città di Fermo, nelle Marche, al “Teatro Dell’Aquila”  per poi  toccare  i principali teatri italiani. Dopo la tappa al Teatro Manzoni sarà a  Forlì, Mestre, Treviso, Pistoia, Imola, Crotone, Reggio di Calabria, Ancona, Salerno, Civitavecchia. Questa storia, interpretata in Francia nel 1994 da Fanny Ardant e Bernard Giraudeau, ottenne grande successo di pubblico e di critica: Jean-Jacques (Ennio Fantastichini), giovane avvocato in carriera, noto Don Giovanni della Parigi bene, conduce una vita da scapolo esemplare, perfettamente organizzata tra ufficio, serate mondane e nottate con donne sempre diverse. Ha però un difetto: non ha memoria, ed è perciò costretto a catalogare in un album tutte le sue conquiste. Un giorno piomba a casa sua Suzanne ( Isabella Ferrari ), una giovane donna alla ricerca di un certo Philippe Ferrand. La donna è stanca e senza troppi preamboli decide di installarsi a casa di Jean-Jacques sconvolgendo così l’ordine maniacale del suo monolocale e della sua vita. Si tratta di un tragicomico incontro-scontro di universi paralleli e apparentemente estranei. L’incomunicabilità, e dunque la solitudine, sono le due dimensioni in cui vivono i personaggi. “ La coppia Fantastichini-Ferrari rappresenta un binomio davvero perfetto - spiega il produttore Tumminelli - artisticamente in grado di abbinare capacità, classe ed originalità. Sono due attori completi, una grande risorsa per il teatro italiano. Come del resto lo è Valerio Binasco, che firma la regia dello spettacolo”. “Il Catalogo è una commedia delicata e divertente – scrive nelle note di regia Binasco. Il titolo (almeno in italiano) si ispira al Don Giovanni di Mozart, e la ragione è  tematica e musicale insieme: il dialogo scorre leggero e brioso come le ‘note bambine’ delle partiture settecentesche e il personaggio maschile si ispira - o almeno vorrebbe – al celebre seduttore. Questa commedia gioca con l’impossibile e con l’assurdo e l’autore sembra divertirsi molto a mandare a gambe all’aria le nostre pretese di vivere in una realtà ‘normale’. Il tema narrativo è di quelli molto cari al teatro e al romanzo tardo novecentesco: l’impossibile incontro tra un uomo e una donna. Tanto più fatale, quanto più imprevedibile. Per salvarsi dall’impossibile amore, i personaggi si aggrappano in modo quasi ossessivo alla verosimiglianza dei dialoghi e delle situazioni, ma solo per approdare a un’atmosfera di intimità senza scampo, e tuttavia leggera e primordiale, dove la realtà si rivela per quella che è: una specie di prigione dell’anima. Da quel momento in poi, Il Catalogo, sembra un sogno. Sembra uno di quei film meravigliosi di certa Nouvelle Vague,  che si accanivano a scoprire l’assurdo delle storie d’amore , e di quell’assurdo finivano per innamorarsi e farci innamorare.  Tutto si gioca nel dialogo tra un solo uomo e una sola donna. C’è un mondo segreto, meraviglioso e senza colpe dentro di noi e solo l’amore e il coraggio che l’amore sa donare possono liberarlo. Sembra solo un gioco crudele, ma è un gioco divino. Perché l’amore è un Dio. Un Dio che si nutre delle nostre storie, dei nostri giochi, delle nostre fughe inutili e ci da in cambio l’unica vera bellezza della vita. Il terribile dio-bambino dell’amore si è certo molto divertito leggendo Il Catalogo”.

TEATRO CARCANO:   I GIGANTI DELLA MONTAGNA  

Autore: Luigi Pirandello

Regia:Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Attori: Enzo Vetrano, Stefano Randisi

Date: dal 12 al 23 gennaio

I GIGANTI DELLA MONTAGNAuna coproduzione Teatro de gli Incamminati, Teatro Stabile di Sardegna e Teatro Carcano -  ha debuttato a Bari (Teatro Piccinni) nel febbraio 2010. Vetrano e Randisi hanno allestito uno spettacolo di grande chiarezza, che permette al pubblico di comprendere ogni più piccola sfumatura del magico e travolgente capolavoro pirandelliano, uno dei testi  più complessi e misteriosi di tutto il teatro del Novecento.  

L’arrivo della “Compagnia della Contessa” alla Villa dove il Mago Cotrone e i suoi “Scalognati” hanno scelto di vivere per isolarsi dalla “civiltà”, è l’incontro fra due universi uguali e contrari. La Compagnia, fedele all’idea di Poesia assoluta, si è ormai ridotta in miseria: nessuno, nel mondo, sembra più disposto ad ascoltare e comprendere. Ma ecco che arrivati alla Villa, come in un sogno, ciò che i teatranti cercano strenuamente sembra manifestarsi in quel luogo prodigioso: in un gioco fantastico di apparizioni e trasfigurazioni, di doppi e di identità rubate, la Villa e i suoi abitanti evocano e materializzano i personaggi, le scene, le atmosfere de La favola del figlio cambiato, l’opera che i poveri attori cercano di rappresentare senza più riuscirci. Cotrone invita i suoi ospiti a rimanere, per creare insieme nuovi e favolosi incanti dei quali potranno godere lì dentro, solo per loro, ma la Contessa Ilse non può accettare di chiudersi tra quelle mura. La sua missione è di portare e far vivere la Poesia tra la gente, e decide quindi di affrontare il confronto con la realtà, a costo della sua stessa vita. Il finale dell’opera – mai scritto – fu sognato e raccontato da Pirandello al figlio Stefano dopo una  notte molto agitata, e vede soccombere Ilse nel suo estremo sacrificio.

Nel nostro allestimento il personaggio di Ilse, che incarna l’idea di purezza e necessità del Teatro, ha un volto che continuamente si sdoppia. Sparisce e riappare inaspettatamente, cambia timbro e intonazione della voce. E’ forse Cotrone, detto il Mago – che ha conoscenza e pratica di virtù esoteriche – a ispirarne l’umore, a governare il suo essere, a decidere il suo apparire? E’ lui che evoca il suo doppio e la fa rispecchiare in se stessa? O è la forza della nostra immaginazione? Ilse è il Teatro. Deve vivere tra la gente, rischiare, offrirsi, inerme e vulnerabile, anche a un pubblico che forse non capirà il suo messaggio e che – come accade alla fine di questa storia – in un furore di violenza e di ignoranza, la annienterà. Vogliamo che la nostra Ilse ci lasci in dono il Teatro che non muore, come l’olivo saraceno che Pirandello sognò e descrisse al figlio prima di morire, quell’olivo che alla fine del terzo atto doveva rimanere al centro della scena, a rappresentare e contenere il passato, il presente e il futuro.                                                                                     Stefano Randisi, Enzo Vetrano  

TEATRO SAN BABILA:       CHAT A DUE PIAZZE      

Autore: Ray Cooney

Attori: Fabio Ferrari, Lorenza Mario, Gianluca Ramazzotti, Miriam Mesturino, Anonio Pisu, Claudia Ferri  

Date: dal 14 dicembre al 9 gennaio 2011

In “Chat a due piazze” Mario Rossi, tassista sposato con Barbara a Piazza Irnerio e con Carla a Piazza Risorgimento, riesce, grazie ad una pianificazione dei turni di lavoro, per vent’anni a nascondere la sua doppia vita. Tutto fila liscio fino a quando la figlia della prima moglie e il figlio della seconda, si conoscono in chat e decidono di incontrarsi….Riuscirà Mario, con l’aiuto del suo amico Walter, a mantenere il segreto della sua doppia vita? Le risate sono assicurate!

Ray Cooney, classe 1932, autore, attore produttore e regista, è tra le più prolifiche e importanti figure del teatro inglese contemporaneo. Le sue commedie rispecchiano vizi e ipocrisie della società contemporanea, utilizzando colpi di scena, gag e battibecchi.  

“Chat a due piazze” sarà lo spettacolo delle feste natalizie, accompagnando gli spettatori del Teatro San Babila nell’anno nuovo brindando con tutti gli attori!

 

L’ inganno al  Teatro Coccia di Novara  

E’ approdato al Teatro Coccia di Novara, sabato 4 e domenica 5, L’inganno  dello scrittore inglese A. Shaffer,nell’allestimento della Compagnia di G. Mauri e R. Sturno, di cui questo giornale ha già dato ampie notizie recentemente,  a cura della redazione milanese, in occasione della rappresentazione al Carcano.. Ci limiteremo dunque a qualche osservazione, a integrazione dell’articolo pubblicato in merito. Intanto va espresso un caldo elogio ai due protagonisti, perfettamente all’altezza dei rispettivi ruoli, interpretati con un perfetto equilibrio di intensità espressiva e raffinata ironia: Mauri, un memorabile Andrew Wyke, nella sua altezzosa superiorità “di classe” e nell’ affilato cinismo con cui la ostenta, ma anche nella freddezza crudele con cui architetta la sua vendetta; Sturno, riuscitissimo Milo Tindle, nella sua apparente determinazione a riscattare la propria inferiorità atavica di perdente per destino sociale e nella sua reale debolezza di proletario in fondo ingenuo, condannato inesorabilmente alla sconfitta nello scontro col suo carnefice. Una seconda osservazione riguarda il significato della vicenda: un’ulteriore chiave di lettura, oltre a quelle consuete che vedono nello scontro fra Andrew e Milo un conflitto “di classe” o, in alternativa, una rappresentazione della condizione umana, vulnerabile alle più cieche e irrazionali pulsioni di distruzione e di morte, è fornita dalla professione di Andrew, scrittore di polizieschi di successo. “Sleuth” (secondo il titolo originale) racconta anche il tentativo, fallito, di Andrew di vivere la realtà secondo il gioco di fantasia della letteratura, organizzandola come una trama letteraria: ma la vita, rivelandosi più complessa e imprevedibile del più raffinato dei polizieschi, si prende infine la propria rivincita, sfuggendo al controllo dello scrittore, come suggerisce la stessa scenografia, con i titoli dei romanzi di Andrew Wyke fissati, come una morta e fredda panoplia, ad una parete della stanza, spazio claustrofobico in cui si svolge l’azione, totalmente estranea alla vita, di cui lì giungono solo rari , indecifrabili e ingannevoli suoni…

Un testo teatrale dunque, questo “Inganno” di intelligente fattura, che regge bene la scena, con un’interpretazione di qualità, ben accolto dal pubblico novarese, che ha salutato i due attori, alla fine dello spettacolo, con un lungo applauso.

Novara, 8  dicembre 2010                Bruno  Busca

 

TEATRO MANZONI:     CENA A SORPRESA

Autore: Neil Simon

Regia:Giovanni Lombardo Radice

Attori: Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi,Giancarlo Zanetti

Date: dal 30 novembre al 19 dicembre

Commedia inedita per l’Italia, “Cena a sorpresa“ (“The dinner party”) è stato uno dei maggiori successi degli ultimi anni a New York, rimanendo in cartellone per ben due stagioni. L’autore, Neil Simon, costruisce in questo testo la risata e il dramma con la medesima intensità, abituando il pubblico al susseguirsi di una vasta gamma di sentimenti. Una commedia dotata di un meccanismo ad orologeria in cui la fine non è mai quella che si presume possa essere. Si ride, di quel modo intelligente ed elegante che l’autore conosce bene ma, allo stesso tempo, si hanno spunti interessanti di riflessione che fioriscono proprio in quei momenti in cui sembra ci si avvii ad una facile conclusione. Sei personaggi, tre uomini e tre donne, caratteri rubati alla quotidianità, vicende immediatamente riconoscibili, per rappresentare quei piccoli drammi quotidiani che tutti conosciamo molto bene. Tre coppie di ex si ritrovano ad una cena organizzata, a loro insaputa, dall'avvocato che ne ha curato i divorzi. Meccanismi imbarazzanti e comici si alternano a momenti di riflessione sulla vita di coppia, sull’amore e sulle scelte che hanno portato alla rottura. Si capisce che ci sarà una nuova evoluzione in queste tre coppie ritrovate, ma l'epilogo non è mai scontato anzi quando tutto sembra far presupporre un lieto fine c'è sempre un colpo di scena dal quale ricominciare. Ironia e passione convivono e provocano un alternarsi di risate, sentimenti e situazioni al limite del grottesco. Il testo è tenero, intelligente e sapientemente dosato, mai scontato e prevedibile. Un’elegantissima sala da pranzo e una cena ricca di preziosità gastronomiche fa da sfondo ai sei personaggi, per una sera, in cattività. Il cast americano si pregiava di attori di altissimo livello ed anche l’allestimento italiano mette insieme un gruppo di attori di grande esperienza di palcoscenico, tra i quali spiccano Giuseppe Pambieri, Giancarlo Zanetti e Lia Tanzi. 

 

TEATRO PARENTI:   L’ingegner Gadda va alla guerra

                           (o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro)

 

Autore: Fabrizio Gifuni da Carlo Emilio Gadda e W. Shakespeare
Regia: Giuseppe Bertolucci

Attori: Fabrizio Gifuni  

Date: dal 9 al 22 dicembre

Ritorna, dopo gli esauriti della scorsa stagione, L’ingegner Gadda va alla guerra che, attraverso una contaminazione di personaggi, porta in scena un Amleto ormai vecchio, solo, senza più un padre o una madre da invocare o da maledire. Solo con i suoi fantasmi. La lingua squassata da lampi di puro genio.  Sempre sull’orlo di una follia tragica eppure, a tratti, comicissima.  Così Fabrizio Gifuni  inizia a immaginare Gadda. Un ‘Amleto Pirobutirro’ (protagonista-ombra del suo grande romanzo, La cognizione del dolore) che riavvolge il nastro delle nevrosi camminando a ritroso - come un granchio - sulle tavole della memoria. Una discesa agli inferi che riapre antiche ferite, mai rimarginate. Fino ad arrivare alla ferita originaria, ma anche, forse, all’involontaria miniera della sua immensa arte. La partecipazione dell’Ingegnere al primo conflitto mondiale, la disfatta di Caporetto, la detenzione nei campi di prigionia tedeschi e la morte del fratello, ne modificheranno per sempre la vita. Ma il dolore non è mai solo fatto ‘privato’. Anzi. Si fa sempre inesorabilmente ‘pubblico’. Con progressione implacabile, la furia del Gaddus inizia a montare e ad abbattersi, a colpi d’ascia, sul suo paese - che è pur pronto a difendere con la vita - sul suo popolo e sui suoi governanti. Il Giornale di guerra e di prigionia  e l’esilarante Eros e Priapo, scritto-referto sulla psicopatologia erotica del ventennale fascista,  tracciano la rotta di un viaggio che ci conduce fino al nostro presente.

TEATRO MANZONI:   SOWETO GOSPEL CHOIR  -  “GRACE”  

Riconosciuto come il gruppo più emozionante della world music degli ultimi anni, il Soweto Gospel Choir torna in Italia per il terzo anno, con il nuovo show “Grace”. Un condensato di energia e vocalità, dato dal connubio perfetto tra canzoni del repertorio Gospel e rivisitazioni di musiche tradizionali africane ed interpretato attraverso balli sfrenati ed una perfetta sincronia tra gesto e vocalità. Con 26 artisti in scena, tra cantanti, ballerini e percussionisti, il Soweto Gospel Choir  riesce a scuotere le anime, trasmettendo al pubblico di tutto il mondo la bellezza e la passione che caratterizzano l’Africa. “Grace” è una parola che spazia nel significato tra ‘l’amore e la grazia che Dio concede’, e ‘bellezza della forma’, ‘donatore di bellezza e magia’. Le canzoni nello spettacolo riflettono tutti questi significati della parola Grace. Sono brani che, non necessariamente in modo religioso, si riferiscono alla bellezza, all’amore e alla forza dello spirito umano. Attraverso i viaggi e le performance in giro per il mondo, il Coro risveglia le coscienze sull’Aids e raccoglie fondi per aiutare gli orfani in Sud Africa. Per questo, si sentono davvero fortunati e benedetti. Lo show del Coro prevede canzoni africane sia tradizionali che contemporanee, incluso il classico “Pata Pata” di Mirriam Makeba, e anche brani famosi a livello internazionale come “Bridge Over Troubled Waters” e “Many Rivers To Cross”, tutte cantate con l’originale e unico spirito africano del Soweto Gospel Choir. Inoltre, una perfetta sincronia tra gesto e vocalità, con balli sfrenati e foot-stomping, creano sul palco un caleidoscopio di colori e movimenti che si può solo sperimentare e vivere in un concerto del Soweto Gospel Choir. La tournée italiana del 2008 ha registrato con lo spettacolo “African Spirit” 10.000 spettatori in varie città italiane, un successo già ottenuto nel 2007 al Festival di Edimburgo e nel 2008 durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto. 

TEATRO COCCIA (NOVARA):  "NON SI SA COME" di Luigi Pirandello apre la Stagione

Uno dei capolavori più alti del teatro pirandelliano Non si sa come, ha aperto oggi, 21 novembre, la stagione di Prosa 2010/11 del Coccia di Novara, nella messa in scena della compagnia Sicilia Teatro, di cui è capocomico e regista il noto attore Sebastiano Lo Monaco. Sul palco insieme al protagonista, nel ruolo del Conte Romeo Daddi, Pier Luigi Misasi, Barbara Bengala, Giuseppe Cantore e Maria Rosaria Carli: purtroppo non siamo in grado di identificare il ruolo di questi interpreti, non essendo stata fornita al pubblico alcuna informazione  sulla distribuzione delle parti nel cast, inaccessibile anche alle nostre ricerche sulla Rete. Protagonista di “Non si sa come” una delle ultime opere di Pirandello (1934), è il conte Romeo Daddi, che ha commesso- senza averne coscienza - due delitti. Il primo, avvenuto quando era ragazzino, gli ritorna angoscioso alla memoria quando si tormenta per il secondo. Allora ha ucciso, in un impeto d’ira furibonda, ma inspiegabile, un altro ragazzino a colpi di pietra. Oggi, trent’anni dopo, sposato a Bice, donna che ama e che lo ama, cede, in un improvviso momento di debolezza e di smarrimento, al fascino di un’altra, Ginevra, la moglie di un amico carissimo, Giorgio Vanzi. Ma se la donna riacquista subito il dominio di sé, perché vuole salvare l’amore che prova per il marito, Romeo ricollega invece questo delitto non voluto - e quindi innocente - a quell’altro del suo passato, e viene travolto da una lucida follia.

 Diciamo subito che l’interpretazione proposta da Lo Monaco non ci ha convinto per nulla. L’attore siciliano ha scelto di ricontestualizzare completamente l’intreccio, facendo del Conte il’impresario di una compagnia di varietà impegnata in una tournée su una nave da crociera: questa modifica radicale del testo pirandelliano offre il pretesto per farne una sorta di “quarto capitolo” della trilogia del “teatro nel teatro”, con interventi continui in chiave metateatrale di Lo Monaco, nella duplice veste di regista del testo di Pirandello e (nel ruolo del Conte) del varietà interno al testo. Con questa scelta piuttosto cervellotica Lo Monaco ha “giustificato” l’inserimento di elementi “spettacolari” quali canto, ballo e sketch comici, totalmente estranei non solo alla lettera, ma, a nostro avviso, anche allo spirito di questo dramma, che ne esce totalmente stravolto: non solo  si svuota completamente la tensione tragica connessa al tema della “colpa involontaria”, del “delitto innocente” compiuto al di fuori della volontà cosciente dell’individuo e anzi contro i suoi sentimenti e principi morali,  ma va completamente perduto  proprio l’elemento di maggior fascino dell’opera, la trama sinuosa che segue l’analisi di un misterioso (per gli altri) introverso, il quale tende invano a “spiegarsi” e liberarsi da se stesso. Tutto si risolve in una sorta di farsa piuttosto gratuita, in cui la stessa catastrofe finale, con la morte del protagonista, finisce con l’essere interpretata in chiave di buffonesco numero di varietà. Del resto, risulta poco psicologicamente “preparata” la stessa decisione di Giorgio di sparare al Conte, che nel testo di Pirandello matura dopo un cupo crescendo di sospetti che si insinuano nell’animo di Giorgio, pressoché assente nella messa in scena di Lo Monaco.

Fermo restando che ogni messa in scena è inevitabilmente una reintepretazione, e che assoluta fedeltà al testo è sinonimo di banalità, andrebbero però evitate quelle scelte di regia che lo impoveriscono e stravolgono completamente, come ci pare avvenga in questo  caso.

Un vero peccato, perché gli attori, soprattutto  Lo Monaco e le due parti femminili, ci sono sembrati, nei momenti di maggiore fedeltà allo spirito del’opera, capaci di efficace intensità interpretativa..

Novara, 22 novembre 2010               Bruno Busca

TEATRO CARCANO:     L’INGANNO                (dal 10 al 21 novembre)  

Autore: Anthony Shaffer

Regia: Glauco Mauri

Attori: Glauco Mauri; Roberto Sturno; Bruno Sorretto; Torn Borestour; Steno Burrorto

L’inganno è il titolo dato da Glauco Mauri al suo adattamento della commedia Sleuth, scritta da Anthony Shaffer (1926-2001) nel 1969 e approdata per la prima volta sul palcoscenico di Londra al St. Martins’s Theatre l’anno successivo, interpreti Anthony Quayle e Keith Baxter. Due gli adattamenti per il cinema: nel 1972, interpreti Laurence Olivier e Michael Caine diretti da Joseph Mankievicz e nel 2007 con Michael Caine e Jude Law, regia di Kenneth Branagh.

Come l’originale, L’inganno è un thriller eccellente e un esempio del genere “per eccellenza”. La dedica dell’opera originale è emblematica: “A Monsieur Hercule Poirot (e a molti altri detective di romanzi famosi) per tutti i suoi colleghi eccentrici, onniscienti, gentiluomini, dilettanti”. Ma è anche un commento, molto perspicace ed accurato, in parte sui fine anni Sessanta in Inghilterra e in parte su tutti noi.

Il titolo Sleuth è molto misterioso. Il film di Mankievicz si intitola Gli insospettabili, ma “sleuth” vuol dire investigatore, segugio. Shaffer non ne ha mai dato una vera spiegazione e l’idea che appare più affascinante è che “sleuth” sia lo spettatore stesso. Lui è il segugio che investigando deve scoprire, nascosti nei tanti inganni, i sentimenti che si agitano nell’animo dei due protagonisti. L’inganno, appunto, con tutti i suoi grotteschi e a volte crudeli “giochi” è il caso da risolvere. L’autore propone qui, anche con grande ironia, tutta la sua abilità di sceneggiatore di gialli (fondamentali le sue collaborazioni con Agatha Christie e Alfred Hitchcock), ma sotto l’apparente superficialità di un abile racconto si avverte un’amara considerazione sulla stupida follia che così spesso corrompe il rapporto fra gli uomini.

Andrew Wyke e Milo Tindle, i due personaggi principali, sono diversi. Milo ha fatto della sua difficile esistenza una lotta col desiderio di rivincita sulla sua condizione di semi-emarginato; Andrew della sua ne ha fatto invece un continuo gioco di fantasia per sfuggire alla stupida noia della vita. Ma alla fine i due finiranno per scambiarsi i ruoli: ognuno sarà vittima e carnefice. E come spesso accade nella vita, la farsa che umilia le debolezze si tramuta in un dramma dove l’uomo diventa vittima di se stesso. Non a caso il gioco termina con lo sghignazzo di un pupazzo meccanico che, inerte, ha assistito alla scena e ci dice, lui senza anima, quanto pazzi siano gli uomini che così spesso giovano a ingannarsi e a farsi del male. L’inganno è un thriller psicologico dove si ride e ci si diverte ma ci si ricorda anche che l’uomo rimane sempre l’artefice, nel bene e nel male, del suo destino.

 

TEATRO SAN BABILA:    IL BURBERO BENEFICO     (dal 9 al 28 novembre)

Autore: Carlo Goldoni

Regia: Matteo Tarasco

Attori:Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini

L’anziano Geronte decide di dare in moglie la nipote sedicenne Angelica, ormai in età da marito e segretamente innamorata del giovane Valerio, al suo attempato amico Dorval. Dorval, inizialmente restio data l’assurdità della proposta, accetterà alla sola condizione di avere il consenso di Angelica.

Fra una serie di divertenti equivoci e l’intervento della domestica Martuccia, la commedia finirà come è iniziata: con la partita a scacchi tra Geronte e Dorval.

IL BURBERO BENEFICO di Carlo Goldoni è un capolavoro assoluto, mai abbastanza frequentato dai teatranti. E’ una straordinaria commedia di caratteri, che descrive un mondo vacuo e corrotto, dove soltanto un uomo, il retto e puro Geronte, – che tutti credono “burbero” – si staglia moralmente sugli altri con la sua generosa “benevolenza”. Commedia scritta inizialmente in francese per il debutto parigino alla Comédie Francaise, fu molto applaudita da Metastasio e Voltaire, e il Da Ponte ne trasse un libretto per l’Opera di Vienna, musicato da Martin y Soler, grande compositore soprannominato “il Mozart di Valencia”. Il mondo e la società descritti dal Goldoni – e che Geronte definisce “abisso orribile” – è un mondo colorato ed eccessivo, pieno di sfarzo e vuoto di valori, dove la sordida fluorescenza del marcio prende il sopravvento, trasformando le persone in “cartoon” grotteschi. Il “burbero” Geronte non vuole partecipare al gioco perverso di un mondo senza più regole, dove il denaro corrompe i cuori, ma preferisce nascondersi nella sua passione infantile e pura, il gioco degli scacchi, dove ciascuna persona, ciascun carattere è esattamente come appare e si muove sulla scacchiera delle norme condivise senza sotterfugi.Nella nostra versione scenica, la commedia di carattere si trasforma in commedia con canzoni e musiche originali, in una giostra di generi e stili che s’intrecciano a “corrompere” e reinterpretare il settecento.Il conflitto tra essenza ed apparenza è la trama segreta che attraversa la nostra commedia: nulla è come appare. Il “Burbero Benefico” vive in quel territorio di confine che va dall’“essere e non essere” di Amleto al Vitangelo Moscarda del Pirandelliano “Uno, nessuno e centomila”. Con sublime ironia e frizzante comicità, Goldoni ci regala un personaggio grandioso, che con un sorriso e una smorfia, cerca di rispondere alla più arcaica domanda dell’essere umano: “chi sono io?”  

Matteo Tarasco

TEATRO MANZONI:  VOGLIA DI TENEREZZA         (dal 9 al 28 novembre) 

Autore: L. McMu adatt.Dan Gordon

Regia: Gino Zampieri

Attori: Anna Galiena, Karin Proia, Fabio Sartor

I capolavori non nascono per caso. Un film, una pièce teatrale, quando incontrano un esaltante successo di pubblico, riuniscono in sé inevitabilmente i migliori ingredienti: una profonda conoscenza dell’animo umano e una tecnica professionale di altissimo livello. Nasce così uno spettacolo  in cui commedia e dramma convivono in modo perfetto, come accade nella vita di ognuno di noi,  rendendo i personaggi così vicini alla nostra realtà da farne quasi dei famigliari. Questo è il pregio principale del romanzo di Larry McMurtry da cui è tratto “Voglia di tenerezza” e del film messo in scena con grande successo da James L.Brooks, con protagonisti Shirley MacLaine, Debra Winger e Jack Nicholson (1983, tre Oscar e uno per la strepitosa Shirley MacLaine ). L’adattamento per il teatro, firmato da Dan Gordon,  accentua ancor di più, per la sua asciuttezza e la conseguente rara intensità, la componente umana, esaltando con mille sfumature, comiche, drammatiche, poetiche, l’azzeccatissimo titolo italiano “Voglia di tenerezza”.  

Aurora rimasta vedova molto presto, vive con la giovane figlia, Emma. La donna è molto possessiva, e il rapporto con la figlia è molto stretto ma al tempo stesso tormentato. Emma sposa l'insegnante Flap contro il volere della madre. Il matrimonio però non è felice ed Emma inizia una relazione con un direttore di banca. Il rapporto tra i due si interrompe anche questa volta; nel frattempo Emma scopre che Flap la tradisce con una sua allieva, e i due si separano. Aurora non si è più risposata, nonostante abbia molti corteggiatori. In occasione della sua festa di compleanno, terrorizzata dall'avanzare dell'età, Aurora accetta la corte del suo vicino di casa Garreth, un ex astronauta alcolista e donnaiolo. I due iniziano una relazione, Aurora si affeziona all'uomo ma lui non riesce a essere monogamo. Nel frattempo Emma scopre di avere un cancro incurabile: la sua malattia è l'occasione per una riconciliazione con il marito, che ora vive con la sua amante, e con la madre, alla quale affida i figli. Nonostante la loro relazione sia finita, Garreth sta vicino ad Aurora e aiuta i bambini a superare il dolore per la morte della madre.  

La splendida Anna Galiena , attrice eclettica e generosa, nota per la passione con la quale si impossessa di ogni nuovo personaggio, sarà Aurora, madre-mostro, ma così disperatamente bisognosa di tenerezza. Garrett, l’astronauta orso, dongiovanni prepotente, ma con un animo da adolescente egoista, mai veramente cresciuto né amato,  sembra fatto su misura per l’ottimo attore che è Fabio Sartor. La sensibilità di Karin Proia sarà al servizio del personaggio di Emma, giovane smarrita nella vita, intelligente ma priva della necessaria volontà e del  coraggio per cambiare modo di pensare e di agire. Sarà appunto la sua inesauribile voglia di tenerezza a salvarne la figura al tempo stesso “eroica” e banale. A tenere le fila della complessa vicenda provvede l’elegante regia di Gino Zampieri.

 

TEATRO PARENTI:         MEA CULPA         

Autore e Regia: Eleonora d’Urso


Attori: Fatima Corinna Bernardi, Daria D'Aloia, Silvia Degrandi, Eleonora d'Urso, Silvia Pietta.

Date: dal 26 ottobre al 19 dicembre

Una prostituta rumena costretta ad avere un rapporto sessuale non protetto, una studentessa che per pagarsi gli studi ha venduto il suo corpo alla persona “sbagliata”, una ragazza di provincia che porta in grembo il figlio di uno stupro, una minorenne adescata dal fedele amico di famiglia, una mogliettina arricchita ingannata da chi le aveva promesso aiuto e conforto. Sono queste le protagoniste di MEA CULPA, giovani donne profondamente credenti e tutte ingabbiate in un cattolicesimo che le spinge a ricercare in se stesse la colpa di quanto è accaduto. Queste donne si confessano, si raccontano, e il disperato bisogno di un’assoluzione è la loro unica via di scampo al senso di colpa che le opprime poiché mai oserebbero puntare il dito contro l’unico vero responsabile delle violenze subite, ovvero un uomo intoccabile, insospettabile: il parroco di quartiere, il proprio confessore, la guida spirituale di famiglia, un uomo che, protetto dal ruolo che riveste, ha potuto agire indisturbato.Un testo che affronta il tema dell’abuso sulla donna ma, prima ancora, si pone delle domande sull’ingerenza del cattolicesimo nella vita di ognuno di noi, sulla rigidità dei suoi dogmi e su un’idea di fede da molti vissuta come cieca credenza.

TEATRO FILODRAMMATICI:        1984                 

Autore: George Orwell

Regia:  Simone Toni

Date: dal 12 al 24 ottobre

Attori:Luca Carboni, Alberto Onofrietti, Camillo Rossi Barattini, Valentina Virando, Annalisa Salis, Federica Castellini, Michele di Giacomo, Giulia Valenti, Massimiliano Tradii Bersani, Simone Toni, Stefano Moretti, Diana Manea, Erika la Ragione, Alice Casadei, Stefano Toni

Quest’anno in Italia si è giunti al decimo compleanno del “Grande Fratello”, reality di successo, accattivante, che fa discutere, crea nuove tendenze e condiziona fortemente la vita dei giovani e meno giovani che lo seguono. A dispetto dei pericoli e con macabra ironia si assiste a questa trasmissione claustrofobica che sta segnando un’era: l’era in cui il quotidiano diventa spettacolo, in cui la vita privata delle persone fa audience, in cui sapere di essere spiati è eccitante e ci fa sentire importanti.
Ma cos’era per George Orwell il “G.F.” ? Da cosa voleva mettere in guardia noi, generazioni future.
1984 è una violenta critica verso ogni forma di totalitarismo. Nel futuro descritto da Orwell esiste un solo partito i cui slogan sono: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.
Il nostro interesse si è focalizzato principalmente sull’analisi del romanzo, sono state selezionate alcune scene fondamentali in modo da rispettare per quanto possibile l’ossatura drammaturgica ed altre per non rinunciare alle tematiche filosofiche e alla particolarità del mondo descritto da Orwell. Ovviamente il romanzo è stato tagliato e ridotto ma non è stato in alcun modo riscritto, abbiamo deciso di usare solo le parole scritte da Orwell.
La sensazione che si ha è quindi quella di assistere a una particolarissima lettura del romanzo in cui gli attori rappresentano e recitano i diversi piani narrativi nella stessa dimensione spaziotemporale.
Tutto ciò potrebbe sembrare poco chiaro, ma diventa molto semplice ed efficace se applicato a 1984 in cui il protagonista è continuamente sotto controllo: l’attore che racconta la storia diventa nello stesso tempo colui che osserva e anche tutti i luoghi che descrive, mentre l’attore che vive la storia raccontata dal collega recita come se fosse solo, ignaro dei movimenti degli altri, e interpreta la sua parte accerchiato dalla “scenografia parlante” che abbiamo scelto come convenzione teatrale per raccontare il nostro 1984.
Gli Attori si muovono sulla scena scambiandosi di volta in volta le parti. Abbiamo una sensazione di precaria omologazione fra i personaggi, come se chiunque potesse diventare protagonista di 1984 e questo forse è uno degli avvertimenti che Orwell ha nascosto tra le righe della lungimirante favola che ha scritto prima di morire, esattamente sessant’anni fa.

TEATRO CARCANO:      LA BISBETICA DOMATA         

Autore: William Shakespeare

Regia: Armando Pugliesi

Attori: Vanessa Gravina, Edoardo Siravo  

Musica: Goran Bregovich

Date: dal 13 al 24 ottobre

La bisbetica domata è una festa di trame incrociate, scambi d’identità, manipolazioni linguistiche, In una Padova reinventata dall’autore, viene descritta la vigorosa conquista dell’irrequieta Caterina da parte del caparbio Petruccio, avventuriero veronese, che sposa e soggioga l’intrattabile Caterina di Padova, attirato soprattutto dalla sua dote. Non tutti sanno però che il testo shakespeariano è contenuto in una cornice che rende i due protagonisti personaggi di una rappresentazione teatrale cui altri personaggi assistono in scena. Una commedia nella commedia, quindi. Precede il dramma un prologo in cui un calderaio, Cristoforo Sly, è raccolto ubriaco, davanti a un’osteria in aperta campagna, da un signore reduce da una partita di caccia. Sly è portato al castello, e, al suo risveglio, si ritrova vittima di una ben studiata beffa per la quale viene trattato come se fosse un gentiluomo che, dopo lungo tempo, ha ripreso l’uso della ragione ed assista alla recita de La bisbetica domata. La regia di Armando Pugliese individua tre mondi nell’universo della commedia. Nel prologo e nell’epilogo troviamo quello tardo-cinquecentesco della taverna abitata dal calderaio e dai suoi compari e raccontato con realismo quasi caravaggesco. Il mondo della rappresentazione, invece, è proiettato in una sorta di futuro immaginifico, che in realtà avrà i colori e i toni dei nostri anni Sessanta. Mentre la casa di Petruccio, dove Caterina viene “educata”, diventa una sorta di “mondo dei trolls”, dove il “domatore” comanda e governa i suoi servi ibseniani, per sottomettere la femmina ribelle. L’allegria contagiosa, il ritmo dei Balcani delle musiche originali di Goran Bregovich contribuiscono a creare un’atmosfera euforica e frenetica.

TEATRO SAN BABILA:      MOLTO RUMORE PER NULLA 

Autore: William Shakespeare

Regia: Maurizio Annesi

Attori: Franco Oppini, Chiara Salerno, Claudio Angelini

Date: dal 12 al 31 ottobre

La trama si svolge a casa del Signore messinese Lionato, dove arrivano il principe Pedro d'Aragona seguito dal fratello Claudio, accolti dal padrone di casa, dalla figlia Ero, dalla nipote Benedetta e da Benedetto amico di Claudio.
La vicenda si svolge tra schermaglie amorose tra le due coppie di ragazzi e trame di vendette di torti subiti, con personaggi caratteristici del teatro shakesperiano e il lieto fine per gli innamorati.
Dal "nulla" si scatena talmente "molto rumore" da coinvolgere tutti i personaggi in un'altalena di situazioni comiche che sfociano nel tragico per poi volgere al lieto fine; e tutto a causa del "nulla", di cose di poco conto, di insignificanti fatti, innocenti scherzi, che si intersecano fino ad ordire un tele rumore da sottomettere l'amore, la gelosia, l'Invidia.

TEATRO PARENTI:   LE CONVERSAZIONI DI ANNA K.  

Regia: Ugo Chiti

Attori: Giuliana Lojodice, Lucia Socci, Massimo Salvianti, Giuliana Colzi, Dim itri Frosali.Andrea Costagli, Alessio Venturini 

Date: dal 5 al 15 ottobre

Liberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka.
Testo e regia di Ugo Chiti. Vincitore del 49 Premio Riccione per il Teatro. Magistralmente interpretato da Giuliana Lojodice - inarrivabile nel rendere vivo il personaggio originariamente marginale di Anna la vedova tutto fare della famiglia Samsa - lo spettacolo ribalta il punto di vista elevando a protagonista Anna K., che con tutta la sua umanità e la sua genuinità è l’unica che riesce a convivere con il dolore, superare il ribrezzo e vedere oltre l'insetto. Toni tragici ma anche fumettistici.

TEATRO MANZONI:         SPIRITO ALLEGRO           

Autore: Noel Coward

Regia: Patrick Rossi Gastaldi

Attori: Corrado Tedeschi , Debora Caprioglio, Marioletta Bideri, Antonella Piccolo

Date: dal 12 al 31 ottobre

Per questa stagione teatrale la Bis Tremila e Molise Spettacoli ripropongono l’affiatata coppia teatrale formata da Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio. Coppia che ha già riscosso un grande successo di pubblico per due anni consecutivi con la messinscena della commedia “L’anatra all’arancia”. Affiancati da Marioletta Bideri e Antonella Piccolo e diretti da Patrick Rossi Gastaldi, diventato ormai un veterano della commedia brillante, i due attori si cimenteranno con “Spirito allegro” di Noel Coward, che in quasi settant’anni è stato cavallo di battaglia, sia al cinema che a teatro, di tanti celebri attori: da Kay Hammond e Rex Harrison a Aldo Giuffrè e la Masiero sino a Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice con la grande Paola Borboni.

Uno scrittore, vedovo e risposato, si sta documentando sullo spiritismo ed evoca per sbaglio, tramite una medium,  il fantasma della sua prima moglie, che incomincia a perseguitare la sua rivale vivente e vuole portarsi con sé il marito all’altro mondo, il che fornisce il motivo per varie catastrofi.  Questo il soggetto della commedia “Blithe Spirit” scritta negli anni ‘40 da Noel Coward e portata sullo schermo nel 1945 da David  Lean (ottenne il premio Oscar per gli effetti speciali).

Quando mi è stato proposto di ambientare la commedia nell’Italia di oggi mi si è subito presentato un problema principale: come trasferire quel controllatissimo  stile british, tutto understatement e sottigliezza,  nello stile nostro carnale, agitato ed estroverso, spesso purtroppo poco incline alla meditazione. Per esprimere imbarazzo loro alzano un sopracciglio, noi diciamo una battuta, magari anche alzando la voce. Non dovevo tradire noi e non dovevo tradire loro, dovevo riscrivere una commedia nel nostro stile conservando lo stile di Noel Coward, una di quelle operazioni che si definiscono gattopardesche: cambiare  tutto senza cambiare nulla. Del risultato ho l’immodestia di ritenermi soddisfatto. Comunque spero che vedendola rappresentata Noel Coward non alzi un sopracciglio e non mormori un “oh  my God”.                  Nino Marino       

TEATRO CARCANO:  Johan Padan a la descoverta de le Americhe                                                                                                                                         Presentato al Carcano nella stagione 2004/2005, torna JOHAN PADAN A LA DESCOVERTA DE LE AMERICHE, dissacrante e frenetico spettacolo in cui Mario Pirovano veste i panni di un “antieroe” che si ritrova, suo malgrado, coinvolto nella scoperta delle Americhe.                                (dal 7 al 10 ottobre)

E’ un racconto che parla dei “nullagonisti”, gli ultimi della ciurma, comprimari di bassa forza provenienti da tutti i paesi d’Europa, marinai che si trovarono a passare dalla parte dei conquistati. Johan Padan, uomo delle montagne, finisce su una nave per sfuggire all’Inquisizione veneta e da Siviglia si spinge con i marinai di Colombo sin nelle Indie. Qui viene fatto prigioniero, ma si salva, diventa sciamano, “figlio del sole e della luna”, ed insegna le storie dei Vangeli a migliaia di Indios per salvarli dai conquistadores. La narrazione si snoda come un film, con un montaggio frenetico di immagini, colori, suoni, in un continuo susseguirsi di colpi di scena, tra scenografie fantastiche create con il solo racconto, da un uragano di fuochi d’artificio, e i personaggi, umani ed animali, prendono vita in un turbinio di ilarità. Non è la storia dei soliti perdenti: è anzi l’epopea di un popolo di Indios vincenti, un racconto che esplora la possibilità di coesistenza pacifica fra culture diverse, divertendo senza mai dimenticare la Storia. Questa è quindi “l’altra” storia, che nel 1992 (cinquecento anni dopo la scoperta dell’America) Dario Fo ha voluto consegnarci facendo tesoro delle opere di scrittori come Guerrero, Altavilla, Cabeza de Vaca, Hans Staden, di tanti che in prima persona hanno vissuto le vicende epiche narrate, ma sono stati presto dimenticati.

TEATRO SAN BABILA:      LA VEDOVA ALLEGRA 

Libretto di Victor Leòn – Leo Stein

Musiche: Franz Lehàr

Regia: Paola Pellegrino  

Date: dal 5 al 10 ottobre 

All’ambasciata del Pontevedro a Parigi,sta arrivando la Signora Anna Glavari , giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte. L’ambasciatore, il Barone Zeta, ha ricevuto l’incarico di trovare un marito pontevedrino alla vedova, per conservare i milioni di dote della signora in patria. Infatti, se la signora Glavari passasse a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca Pontevedrina.
Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione per una simile impresa ma c’è il conte Danilo che potrebbe andare benissimo.Tra Danilo e Anna c’era stata una storia d’amore finita male a causa della famiglia di Danilo. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo ingelosire. Contemporaneamente si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e Camillo de Rossillon, un diplomatico francese. I due si danno appuntamento in un chiosco, li sta per sorprendere il barone Zeta quando Njegus riesce a fare uscire per tempo Valencienne ed a sostituirla con Anna.
La vedova sorpresa con Camillo!Tutto ormai sembra compromesso, ma Njegus riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Anna e Danilo il loro reciproco amore.

“La vedova allegra”, primo capolavoro di Franz Lehàr, debuttò il 30 dicembre 1905 diventando il simbolo di un genere che unisce divertimento e buona musica e procurando un immediato successo al compositore, la cui musica, in questa versione, è eseguita magistralmente dall’orchestra da camera “Giorgio Strehler”. Famosissime le arie “Tace il labbro” e “Romanza della Vilija” eseguite dalla compagnia di operetta genovese “Operetta Mon Amour” e accompagnate dal Coro Calauce di Calolziocorte nato nel 1987 e composto da una ventina di elementi circa.

TEATRO MANZONI:       RUMORS                 

Autore: Neil Simon 

Regia: Massimo Chiesa

Attori:Zuzzurro e Gaspare

Date: dal 30 marzo al 2 maggio

L’azione si svolge nella lussuosa casa del vice sindaco di New York e consorte dove dovrebbe svolgersi la loro festa di anniversario di matrimonio; ma il party non avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vice sindaco rintanato nella sua camera da letto ferito a un orecchio da un proiettile e la moglie introvabile. Pian piano arrivano gli invitati, quattro coppie di amici, che cercano prima di tutto di scoprire cosa è successo e poi di non far trapelare nulla dell’accaduto al mondo esterno in quanto l’uomo politico da proteggere è assai noto nell’intero Paese. Le cose si complicano non poco con l’arrivo di un poliziotto che sta indagando su altri fatti accaduti nel quartiere. Nel corso della farsa si sprecano i pettegolezzi, “Rumors”, appunto,  come recita il titolo. Rumors è un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e pettegola.                  In questa pièce andata in scena per la prima volta a Broadway nel 1988, Simon abbandona il suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane, per accompagnare il pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della farsa. Farsa che, come spiega l’autore, non concede rallentamenti, servono persone che entrino ed escano attraverso le porte senza mai incontrarsi. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di incidenti che dilagano.Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica senza precedenti.

TEATRO CARCANO:   LA COMMEDIA DI CANDIDO        (dal 10 al 21 marzo)

La commedia di Candido è un gran divertimento, quasi una pochade che ci porta fra i Lumi del Settecento e ci introduce, a colpi di satira, nelle dimore di Diderot, Rousseau e Voltaire imbastendo una spy story tutta incentrata sul romanzo-simbolo di quel secolo, Candido.

A tirare le fila della vicenda, una donna, Augustine, un tipo formidabile, di sfrontatezza e energia rare, forse perché un tempo attrice sui palcoscenici più malfamati di Parigi. Questo terremoto di invenzioni finisce in una storia mille volte più grande di lei, ovveronel bel mezzo di un triangolo impazzito fra i tre filosofi, il più celebre dei quali, Voltaire, decide di terrorizzare il  mondo  minacciando di dare alle stampe un certo libretto satirico in cui in un colpo solo avrebbe messo alla berlina tutti i potenti del suo tempo, tutti i valori, tutti i colleghi. Questo libretto si sarebbe chiamato Candido. Ne nasce un caos senza precedenti: Diderot teme per la propria Enciclopedia, Rousseau ha i brividi perché sa che Voltaire lo odia da sempre, i sovrani di mezza Europa tremano all’idea di essere svergognati, i gesuiti si preparano alla censura immediata. Ed ognuno di loro si precipita alla controffensiva. Augustine si trova impigliata in questo turbinio e vivrà un’avventura rocambolesca – sempre sul filo del rasoio – fra le fisime di Diderot, le sontuose colazioni di Voltaire e il tinello fatiscente di Rousseau. Un vortice di travestimenti, un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica all’infinito. L’allestimento diretto da Sergio Fantoni è un coloratissimo susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ottavia Piccolo è la camaleontica protagonista, abilissima nei momenti d’azione quanto brillante nelle sfide filosofiche, mentre Vittorio Viviani caratterizza con tic linguistici e gestuali i tre filosofi.

La favola-avventura scritta da Stefano Massini è ambientata in pieno Settecento, ma tratta molti temi che ci riguardano da vicino: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso. Una sorpresa e una sfida per il pubblico che assisterà a uno spettacolo divertente su temi molto seri, una commedia dove grandi domande sono travestite da sberleffi.

TEATRO PARENTI: "VIVIEN LEIGH - THE LAST PRESS CONFERENCE"

Autore: Marcy Lafferty
Regia:  Catherine Spaak

Periodo: dal 8 marzo

Vivien Leigh fa parte di tutti noi, o meglio, la sua Scarlett O’Hara – per noi Rossella appartiene ad un’immagine, un’emozione, qualcosa di intenso che è parte della nostra vita. Vivien è Rossella, come nella maturità sarà Blanche in Un tram che si chiama desiderio, ma è soprattutto una fiamma, un fuoco che brucia e che si consuma inesorabilmente.

Vivien Leigh - L’Ultima Conferenza Stampa è la storia prodigiosa della vita e della carriera di una grande interprete cinematografica e teatrale; una conferenza stampa rilasciata mentre era già malata di tubercolosi, poche settimane prima di morire nel 1967.

In teatro, sede di questo incontro con i giornalisti, è lei stessa a tracciare il suo percorso, senza reticenze, fino all’ultimo, non arretrando davanti alla devastazione dalla sua follia, di cui è consapevole. “Io non fingo mai; dico quel che penso e penso quel che dico. Sono in parte moralista e in parte anticonformista. Oscillo tra felicità e tristezza e sono pronta ad accettare le conseguenze delle mie azioni”.

Vivien non sa mentire, neanche a se stessa e guarda il pubblico negli occhi. Forte, fiera, ribelle, determinata, ma anche fragile e vulnerabile allo stesso tempo. Racconta la sua passione per il teatro, l’unico capace di darle pace, gioia ed equilibrio; parla del suo profondo legame con Lowrence Olivier, straordinario attore che fu suo marito e compagno di lavoro. Alle sue spalle compaiono immagini sfuocate. Con un fazzoletto macchiato di sangue, stretto nella mano, agita disordinata i suoi ricordi, rivivendo le sue emozioni, grandiosa e commovente.

 

TEATRO MANZONI:     L'ORO DI NAPOLI             (dal 2 al al 28 marzo)

Regia:Armando Pugliesi

Attori: Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri

Musiche Nicola Piovani

Il libro di Giuseppe Marotta “L’Oro di Napoli” viene definito una dichiarazione d’amore per la sua città, splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa, asciutta, a volte divertita partecipazione.
Alcuni episodi del libro hanno ispirato il celebre film di Vittorio De Sica in cui di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella malinconica. Il tema conduttore de “L’Oro di Napoli” è la pazienza, una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza: la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta. Un film in cui viene esaltato il teatralismo del popolo dei bassi napoletani.
È da questo teatralismo che il regista Armando Pugliese intende partire per l’edizione teatrale de “L’Oro di Napoli” da lui stesso curata con Gianfelice Imparato. Edizione che verrà strutturata su una nuova ricomposizione dei racconti di Giuseppe Marotta, di cui alcuni sfruttati anche nel film, altri completamente inediti. La finalità sarà quella di comporre un grande affresco in cui si raccolgono storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali di un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli. Un palazzo-microcosmo popolato da personaggi che interloquiscono tra loro nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli, dando vita a quella coralità dolente e magica di una città anche furbesca ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra inarrestabile.
Lo spettacolo, coadiuvato dalle musiche di scena di Nicola Piovani, vanta tra i protagonisti Gianfelice Imparato reduce dal personale successo del film “Gomorra”, Luisa Ranieri sanguigna interprete di matrice napoletana e Valerio Santoro esperto attore di teatro.

 
TEATRO  ARCIMBOLDI:    IL PIANETA PROIBITO      (dal 25 febbraio)

Autore: Bob Carlton

Regia: Luca Tommassini

Attori : Lorella Cuccarini, Attilio Fontana e i talenti di X-Factor

Un viaggio nel futuro che inizia dal foyer del teatro, uno spettacolo unico e interattivo, un intreccio visionario e divertente dove il genio di William Shakespeare incontra i miti del rock; è questa la nuova ed originale versione de “Il Pianeta Proibito Rock musical” di Bob Carlton, riadattato e diretto da Luca Tommassini, che ha unito un grande team creativo e un cast artistico d’eccezione: prima fra tutti Lorella Cuccarini, regina incontrastata del musical italiano, al suo atteso ritorno sulle scene, affiancata da Attilio Fontana in un’inedita versione rockabilly.
I due protagonisti saranno affiancati da Pietro Pignatelli e dai grandi talenti delle tre edizioni italiane di X Factor:Chiara Ranieri, Antonio Marino, Enrico Nordio, Francesca Ciampa, e Ilaria Porceddu.
Lo spettacolo sarà arricchito dalla partecipazione virtuale di Morgan, Mara Maionchi e Francesco Facchinetti e dalla partecipazione amichevole di Rosanna Vaudetti.

Partendo dall’originale musical dell’88, un inedito e sperimentale mix di citazioni shakespeariane e trascinanti successi rock degli anni '50 e '60, la nuova versione diretta da Tommassini, accettata e condivisa da Carlton, riprende non solo i grandi classici del rock, arrangiati in una veste rinnovata ed insolita, ma attinge anche alle nuove sonorità contemporanee.
Da Elvis Presley a Bjork, dai Beach Boys a Michael Jackson, da Jerry Lee Lewis a Coolio, dai Rolling Stones ai Prodigy, un eclettico mondo musicale riproposto in modo assolutamente originale grazie agli arrangiamenti di Roberto Tuciarelli.
Innovative e sorprendenti anche le soluzioni sceniche, grazie alle proiezioni in 3D, per la prima volta utilizzate in uno spettacolo italiano, una tecnologia di ultima generazione capace di animare la scena di presenze virtuali.

 

TEATRO CARCANO:  LA LOCANDIERA            (dal 24 febbraio al 7 marzo)

L’enorme fortuna di questo testo, studiato nelle scuole e messo in scena da moltissime compagnie, rischia di rendere muti. Si può però raccontare il divertimento di una compagnia contemporanea, dedita alla sperimentazione, nel metterlo in scena, ritrovando le radici della più lucida commedia all’italiana dal ‘900, spiando, attraverso un Goldoni testimone oculare, i segreti dei comici dell’Arte, dei quali si sa poco o nulla. Si è cercato di uscire dalla strada comoda della corretta dizione italiana per avventurarsi nelle sporcature del dialetto, che hanno immediatamente reso più concrete le battute e più vive le situazioni. La scenografia è in gran parte evocata dalle luci, che trasformano un mutevole ma semplice tavolo in una locanda, una stireria, una sala d’attesa del crollo di un mondo e del suo modo di vivere, in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni di libertà e felicità di tutti i personaggi. Ancora oggi, un’energica rilettura di questo testo ce ne fa comprendere la fortuna e la perplessità del pubblico che lo vide in scena la prima volta. Il suo meccanismo perfetto non dà alcuna soluzione, ma pone continue domande. Perché una donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti? Sarà sempre guerra tra uomini e donne? E sono proprio tanto diversi tra loro? Quanto abbiamo perduto sacrificando una visione del mondo al femminile a favore di una al maschile? e tante altre … Con intelligenza, civetteria e determinazione, Mirandolina intesse una sottile trama di gesti che confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni quotidiani, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a partire dal luogo da lei animato e abitato, la locanda. E l’ostinata e lucida misoginia del Cavaliere è destinata a sgretolarsi per celebrare il trionfo di un’affascinante donna d’affari la cui grazia è freddo mestiere e che non riesce a salvare il suo sogno di libertà dalle necessità della reputazione e dell’interesse. Si respira la smisurata solitudine dei personaggi, non solo quella del Cavaliere ma anche del Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali, pronti ad improvvisi e fatui cambi di alleanze, o quella di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla padrona avrà per premio un matrimonio senza amore. Da una parte il mondo sicuro del benessere, dall’altro quello rischioso dell’avventura fuori dai canoni, ma il viaggio è lo stesso, a bordo di una grande nave che scricchiola e sbanda sempre più, sia essa la storia o la vita.

 

TEATRO SAN BABILA:   "CIN CI LA"            (dal 2 al 7 marzo)

“Cin Ci La” si svolge a Macao, dove è tradizione che quando un membro della casa regnante si sposa, si sospendano ogni divertimento e lavoro e questo periodo si chiama “Ciun-Ki-Sin”. Questo, almeno, fino a quando il matrimonio non verrà consumato. La principessa Myosotis ed il principe Ciclamino, però, non hanno le idee molto chiare riguardo i doveri matrimoniali, provocando la rivolta del popolo, che è stanco di questa situazione. Nel frattempo, arriverà da Parigi Cin Ci Là, che il Mandarino Fon-Ki aveva conosciuto quando si trovava nella capitale francese, arrivata a Macao per girare un film, seguita dal suo buffo spasimante Petit-Gris. Fon-Ki vede in loro la soluzione: Cin ci la si occuperà del principe Ciclamino, mentre Petit-Gris si occuperà dell’educazione della principessa, ma  i due reali non sembrano molto interessati  alle lezioni. Il “Ciun-Ki-Sin” sembra interminabile,ma, come in tutte le operette, arriverà il lieto fine anche per le due coppie di innamorati. Tra le arie più famose di questa operetta possiamo ricordare “Rose!Noi siam la primavera”, aria di entrata di Cin ci la accompagnata dal coro; “Oh Cin ci la” duetto comico di Cin ci la e Petit-Gris, “Boxe e amore” duo di Myosotis e Ciclamino e il duetto delle tortore.

 

TEATRO COCCIA (Novara):      "La Tempesta"

La stagione di prosa del Coccia di Novara  ha proposto domenica 21 febbraio l’ultimo dramma di Shakespeare, l’enigmatica Tempesta, una produzione del Teatro stabile di Napoli, con un cast di spicco, da Umberto Orsini  (Prospero) a Rolando Ravello (Calibano), passando per Flavio Bonacci (Antonio) e Rino Cassano (Ariel). Di Andrea De Rosa la regia, coadiuvato da Alessandro Ciammarughi alla messa in scena. La lettura che del capolavoro shakespeariano fornisce il regista napoletano è stimolante, anche se il brutale taglio di circa mezzora di spettacolo rispetto al testo originale può far (e fa) discutere. Nelle note di regia De Rosa sottolinea la natura “labirintica“ del testo: l’isola abitata da Prospero e dagli altri personaggi, sospesa tra sogno e realtà, in cui nulla è come appare, è metafora del labirinto della mente umana, visitata dai fantasmi del desiderio e della morte, di cui specchio e catarsi è  proprio il teatro. Ed ecco l’impostazione chiaramente (forse fin troppo!) metateatrale della regia di De Rosa: Prospero è  il personaggio archetipico dell’attore, forse il simbolo stesso del teatro. E come uno spirito ex machina muove lo spazio occupato da un letto in cui si agita la figlia Miranda (Federica Mandrini) avvolta in un grande sogno che materializza le ombre del passato, manovrando una dimensione onirica in cui si consuma anche lo scontro con il selvaggio Calibano (Rolando Ravello), incarnazione di una natura maligna, tormentata da una sessualità frustrata ed esibita nel gesto masturbatorio della mano destra. Un labirinto della mente che diventa contrasto tra realtà e illusione, espresso anche nelle scelte linguistiche: mentre i marinai parlano in dialetto, i nobili usano l’italiano con delle marcate inflessioni partenopee, che sfocia nel napoletano della traduzione di Eduardo con la rappresentazione finale del masque. Colpito nell’animo e castigato nel corpo, il desiderio di rivincita si placa di fronte all’impenetrabile mistero della morte. È la morte a sopraggiungere: «La nostra vita è circondata da un grande sonno che è la morte». A questo punto il pubblico assiste alla morte del Duca. Prospero-Orsini, che si accascia come per un malore e rinviene implorando: «Dammi la battuta». Il sogno di ogni attore: morire in scena come Molière. Il monologo magistralmente recitato da Orsini, in cui Prospero abiura la sua “arte” e il tempo che scorre inesorabile verso la fine di tutto, è il momento culminante in cui la finzione si separa dalla realtà. Prospero diventa uomo normale incontrando l’attore, un’immagine riflessa in uno specchio da cui si vorrebbe staccare: «Mi rendo conto che la vita – ha spiegato Orsini - senza recitare, per me sarebbe impossibile».La scenografia, ridotta all’essenziale, conferisce una forza straordinaria d’immagine, grazie al pesante drappo rosso che ne segna il centro e ai movimenti in linea verticale dello spirito Ariel, interpretato da Rino Cassano, uno dei migliori senza dubbio di tutto lo spettacolo, non solo per l’eccellente interpretazione, ma soprattutto per le difficoltà date a questa dallo sforzo fisico che è costretto a sostenere. Nel complesso valida l’interpretazione degli attori, fra i quali spicca naturalmente come mattatore un sempre grande, con i suoi 75 anni, Umberto Orsini, che di fronte al  pubblico straripante della sua città natale ha riscosso l’ennesimo successo trionfale di una gloriosa carriera.

Novara, 22  febbraio  2010             Bruno  Busca  

 

TEATRO:  “I PONTI DI MADISON COUNTY

Autore: Robert James Waller   Regia: Lorenzo Salveti

Scene: Bruno Buonincontri   Costumi: Bartolomeo Giusti  

“I ponti di Madison County” è la messa in scena del famoso film del 1995 con Clint Estwood e Meryl Streep.

La storia è semplice: il fotografo Robert Kincaid (Ray Lovelock) si reca a Madison per fotografarne i suggestivi ponti, ma, non conoscendo bene la strada, si ferma a chiedere informazioni ad una abitante del luogo.

 

Lei è Francesca (Paola Quattrini), di origini italiane, madre di due figli e in quel momento sola, perché il marito è fuori per affari. Tra i due scatta subito il feeling, in un attimo si sentono vicini e  provano sensazioni speciali, rivivono sentimenti offuscati dal tempo che in questa torrida estate sfociano in una travolgente passione.

Così travolgente che può essere solo vissuta o da cui si deve fuggire. Cosa farà Francesca? Seguirà le vie del cuore o della famiglia?

Le vicende dei due sono descritte dal narratore (Ruben Rigillo) attraverso le lettere, gli articoli e le foto che i figli di Francesca hanno trovato alla sua scomparsa.

 

 

I Ponti di Madison County

Un plauso alla simpatica commedia: “I Ponti  di Madison County”  di Robert James Waller in scena in questi giorni al teatro San Babila di Milano.  Interpretata molto bene da Paola Quattrini e Ray Lovelock. Un crescendo costante delle battute , del  racconto, del dialogo amoroso,dell’atmosfera creata fino all’applauso  ripetuto del pubblico. Da non sottovalutare anche l’inizio e i vari interventi del bravo e ben impostato  narratore Ruben Rigillo (figlio d’arte) e le comparse nel finale dei due giovani attori  nei panni dei figli della protagonista. Una commedia  in un atto unico dai tempi giusti , dagli interventi musicali più che gradevoli  e dalla buona  regia di Lorenzo  Salveti .  Uno spettacolo insomma  indovinato dal direttore teatrale Gennaro D’Avanzo  

Milano,  15 Gennaio 2010                                                              achille guzzardella                

 

TEATRO COCCIA (NOVARA) -  La professione della signora Warren  

Nell’ambito della stagione novarese del teatro di prosa è andato in scena, sabato 9 e domenica 10 gennaio, al  Teatro Coccia, il capolavoro di G. B. Shaw  La professione della signora Warren, scritto nel 1894, ma  vietato per ben trent’anni dalla censura, a causa dei contenuti allora ritenuti scabrosi e contrari alla “morale comune”. L’allestimento attuale si deve all’ottimo Teatro stabile di Bolzano, per la regia di Marco Bernardi. La storia, in quattro atti, è quella di Vivie Warren, una ragazza brillante e moderna nonché “di sani principi”, che scopre all’improvviso che il benessere in cui è stata allevata deriva dai proventi che la madre Kitty, prostituitasi da giovane per evitare un destino di miseria e di fame,  trae da varie case di malaffare sparse in tutt’Europa. Al suo comprensibile choc, la madre risponde difendendo la propria “professione” in quanto conseguenza, e non certo causa, di quei vizi che il mondo condanna in pubblico e pratica in privato. Qui abbiamo a che fare con il denaro sporco guadagnato abbondantemente da una signora, donna - ecco la novità - che non si pente della sua professione, anzi la giustifica, secondo i principi dell’etica economica borghese, che identifica nel successo economico il proprio fondamento. I profitti ottenuti in questo modo, dice la protagonista, non sono diversi da quelli ricavati “onestamente”. E cita l’amico Crofts, dalle rendite di origine piuttosto torbida o gli industriali che accumulano capitali sfruttando le operaie.  . Divisa fra l'affetto e la comprensione umana da un lato e lo slancio idealistico dall'altro, Vivie non sa che fare, ma alla fine decide di lasciare per sempre la madre e la cerchia dei suoi squallidi “amici”, per dedicarsi completamente ad un onesto, duro lavoro, che le assicuri l’indipendenza economica. Opera improntata ad uno humor cinico e amarissimo, la commedia dello scrittore inglese non è tanto la condanna di una professione turpe, quanto di un tipo di civiltà che mistifica i valori morali, una società che, dietro la maschera perbenistica, tutto accetta in nome del profitto. Il conflitto tra madre e figlia non nasce dalla "vergogna" della ragazza nell'apprendere i materni trascorsi di prostituta e di tenutaria di bordelli, ma nello scoprirne l'ipocrita pretesa di riscatto sociale attraverso l'irreprensibile educazione fatta impartire alla figlia: "Se fossi stata in te, mamma, avrei fatto quello che hai fatto tu: ma non avrei fatto una vita credendo in un'altra".«L'intento — dice Marco Ber­nardi, regista e direttore dello Stabile — era capi­re se, in un mondo di outlet, beauty farm e Grande Fratello, c'era spazio per un teatro politi­co e di idee teso ad analizzare il rapporto tra economia ed eti­ca, tra donna e lavoro, il femminismo, la prostituzione».

Bravi gli attori: su tutti Carlo Simoni, nella maschera gelidamente cinica di Crofts , Patrizia Milani, una Kitty Warren sguaiata e volgare, ma non priva di momenti di sofferta umanità e Gaia Insenga, convincente nel ruolo di Vivie, nella sua vivace e dura contestazione del ‘modello’ materno.

Ottima, a nostro avviso, la regia di Bernardi, che ha scelto di ambientare la vicenda negli anni cinquanta del ‘900, in pieno boom economico del mondo occidentale, di cui è simbolo la Vespa della prima scena  (invece della bicicletta delle indicazioni di scena originali). Pieno il successo, sottolineato dal prolungato applauso del numeroso pubblico presente in ogni ordine di posti.  

Novara, 11 gennaio  2010             Bruno  Busca

 

TEATRO CARCANO: " PLATONOV " di Anton Cechov    (dal 9 al 12 dic.)

Opera giovanile di Cechov, scritta nel 1880-1881, è un testo senza titolo, battezzato dai critici Platonov. Cechov vi disegna un eroe senza volontà e fa emergere quella contrapposizione tra due mondi, la nobiltà e la borghesia mercantile, che riapparirà nelle opere maggiori. Ritrovato un paio di decenni dopo la morte dell’autore, che aveva lasciato accenni a un lavoro forse perduto o che aveva intenzione di distruggere, è stato pubblicato postumo nel 1923: un testo incompiuto, sebbene “incompiuto per eccesso di materia”, come sottolinea il regista Nanni Garella. Nel ruolo del titolo, Alessandro Haber incarna i tratti negativi di un personaggio abulico, un Don Giovanni riletto e calato nel profondo della provincia russa, modellato sull’opera di Molière, con echi dalla grande letteratura di Puskin e Turgenev. All’interno di un’atmosfera intorpidita e provinciale si muovono i vari personaggi, spettatori inermi del ribaltamento delle relazioni sociali causato dal dissolvimento dell’aristocrazia militare e di tutta la struttura sociale legata a un’organizzazione di tipo feudale. Figurine di un mondo in decadenza, in cui i sentimenti non hanno più fondamento morale e i rapporti tra gli uomini sono dettati unicamente da interessi che non riguardano la sfera emotiva. Un mondo che, per aridità morale e rivolgimenti economici e politici, ha più di una somiglianza con il nostro: per questa ragione Garella ha spostato l’ambientazione della commedia alla fine del Novecento, nella Russia della perestrojka, vestendo gli attori con abiti moderni.

TEATRO PARENTI: "I Prodotti" -Spettacolo di danza-  (dal 1 dicembre)

ideazione e regia di Michela Lucenti e Leonardo Pischedda

coreografia di Michela Lucenti

con gli Afro Jungle Jeegs

Produzione Balletto Civile e Artificio 23  

Il progetto teatrale I Prodotti vede coinvolto un gran numero di persone, fra cui, in primo luogo, un gruppo di giovani acrobati kenioti, gli Afro Jungle Jeegs, che sono arrivati in Italia portando piccoli spettacoli di elevata e divertente acrobazia fisica, grazie al sostegno di Artificio23 e P.e.p.e. Produzioni.

Leonardo Pischedda, di Artificio23, gruppo che fa dell'incrocio dei generi il centro della sua ricerca, ha proposto agli acrobati africani di interagire con altri artisti come quelli del Balletto Civile, compagnia italiana di teatro fisico capitanata da Michela Lucenti che lavora da anni privilegiando quasi esclusivamente il linguaggio del corpo, del canto e della danza.

Ne è nato un lungo percorso di formazione e di lavoro ancora in atto, un percorso tra Europa e Africa, che si è sviluppato nell'arco di due anni, ottenendo un primo risultato compiuto con lo spettacolo.

I prodotti è fatto di individui e dei loro corpi e racconta una storia immersa nel bianco, che è il colore delle cose sospese. Gli individui danzano e parlano, e il loro agire ha bisogno di mostrarsi, di rivelarsi con strumenti semplici e diretti. Lo spettacolo parla di una specie di rumore di fondo, che si può ascoltare spesso, quando tutto il resto tace, e di come le vite siano immerse nel freddo, anche a Nairobi.

TEATRO SAN BABILA:  “VESTIRE GLI IGNUDI”      (dal 25 novembre)

di Luigi Pirandello

regia: Walter Manfrè

con Vanessa Gravina, Luigi Diberti, Luca Biagini e Marco Marelli,

Ersilia (Vanessa Gravina), felicemente fidanzata con il tenente di vascello Franco La Spiga (Marco Marelli), lavora come governante nella casa del Console italiano a Smirne (Luca Biagini), che la corteggia assiduamente. Un giorno, essendo in uno stato di desolazione a causa della rottura del fidanzamento, cede alle avancès del suo datore di lavoro e non ne sorveglia la figlia (Giulia Botta, nei panni della bambina) che le era stata affidata e questa muore in un tragico incidente. Ersilia si ritrova per strada senza un lavoro, senza una casa,costretta a prostituirsi e tenta il suicidio.  Ricoverata in ospedale, sicura di morire, vorrebbe lasciare un ricordo romantico di sé e ai cronisti racconta di essersi avvelenata perché abbandonata dal fidanzato, suscitando commozione nell’opinione pubblica. Ma i tormenti per Ersilia non sono ancora finiti e, da paladina dell’opinione pubblica, finirà per essere vista come una prostituta che ha causato la morte di una bambina e … Personaggio di rilievo è anche lo scrittore Ludovico Nota (Luigi Diberti), che nutre un interesse vampiresco per Ersilia, dalle cui vicende vorrebbe trarre un romanzo. “Vestire gli ignudi” è il dramma di chi si sente nudo, quindi insignificante, e indossa i panni, seppur laceri, che gli altri gli fanno indossare.

TEATRO PARENTI:    "TRADIMENTI"                (dal 23 al 29 novembre)

di Harold Pinter

Regia: Andrea Renzi

Attori: Nicoletta Braschi, Tony Laudadio, Enrico Iannello

Due ex amanti si incontrano in un pub anni dopo la fine del loro affaire . Da qui nove rapide scene durante le quali si riavvolge il nastro della loro storia clandestina. Uno dei maggiori testi di Pinter con Nicoletta Braschi, Enrico Ianniello e Tony Laudadio che tornano in scena insieme dopo il successo de Il metodo Grönholm.

TEATRO COCCIA (Novara):    "Vita di Galileo"  

Al Coccia  di Novara si è aperta degnamente, domenica 22 novembre, la stagione del teatro di prosa con la Vita di Galileo di B. Brecht, una coproduzione del Teatro Stabile Friuli-Venezia Giulia e del Teatro degli Incamminati di Milano, per la regia di Antonio Calenda, già allestita al Piccolo di Milano nella stagione 2007-2008.  Frutto di diverse stesure, l’opera nasce negli anni che precedono immediatamente la Seconda Guerra Mondiale. Vita di Galileo è la drammatizzazione della carriera del grande scienziato toscano a partire dall'invenzione del cannocchiale, alla scoperta dei pianeti di Giove, alla prima condanna del Sant'Uffizio, fino all'ultima vecchiaia che trascorse nel suo domicilio di Arcetri in conseguenza della seconda e definitiva condanna ad opera del Tribunale ecclesiastico. Lo spettacolo si concentra sul contrasto con il potere ecclesiastico, terminato con la sconfitta dello scienziato, con l’abiura delle proprie dottrine, intimorito dalle ben poco caritatevoli modalità di persuasione della Chiesa d’allora: la figura di Galileo, lo scienziato che con le sue rivoluzionarie intuizioni rischia di mettere a repentaglio gli equilibri ideologici e sociali del suo tempo e che si piega alla ritrattazione per timore della tortura e per mancanza di vocazione eroica, è la metafora dello scienziato moderno, dell'intellettuale perseguitato dall'inesorabile establishment politico-culturale, nemico di ogni innovazione che ne minacci il potere, fondato sullo sfruttamento della massa ignorante. Galileo come eroe intellettuale, dunque, ma eroe fin tanto che non entra in gioco il timore per la sofferenza del corpo: non è un paladino che immola tutto se stesso alla causa; Galileo non puro cavaliere senza macchia, ma comunemente umano, con i suoi slanci idealistici e con le sue giustificate paure di fronte  a torture e rogo.. Il regista Antonio Calenda ci mostra il grande scienziato in tutta la sua umanità, nella capacità di grandi pensieri, ma anche nella golosità verso i piaceri più semplici. Tanto che l'amore per la buona tavola è un tema ripreso continuamente, come metafora, ma anche come vero piacere al pari dei piaceri dell'intelletto, anzi, alla fine, come l'ultimo piacere che rimane all'uomo privato della libertà intellettuale.
Ed è proprio nel finale, con Galileo ormai invecchiato e rinchiuso nella sua stessa casa, che si hanno i momenti più emozionanti dello spettacolo. Branciaroli appare perfetto nel rendere l'umanità dello scienziato, ormai apparentemente interessato solo al quotidiano, quasi biascicante, che ha abiurato anche alla propria dignità, ma che esprime ancora guizzi di un'intelligenza e di una saggezza che deve nascondere. Buona l’interpretazione di alcuni personaggi importanti per la resa drammaturgica dei temi principali: molto convincenti, ad esempio, Giancarlo Cortesi e Daniele Griggio nella parte dei due cardinali che interrogano Galileo, espressione del potere nel suo volto più cinico e ipocritamente suadente. Pregevole anche la prova di Giorgio Lanza nei panni di Sagredo, il compagno spirituale di Galileo, mentre un po’ troppo impostati su toni macchiettistici appaiono altri personaggi, specie quelli femminili. Suggestiva la scenografia di  Pier Paolo Bisleri: la parete di fondo, su cui si apre un enorme portone, è il cielo, con le costellazioni e le galassie, un mondo nebuloso, a cui tenta di dare accesso la scienza moderna, un accesso però, nel finale, precluso da un’enorme inquietante croce, simbolo di una religione fattasi potere dispotico e tirannico.

Pieno il successo, sottolineato dagli scroscianti applausi del folto pubblico, con molti giovani.  

Novara, 23 novembre                          Bruno Busca

TEATRO SAN BABILA:  COL PIEDE GIUSTO

Regia: Angelo Longoni

Attori: con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone

Rincasando un po’ brillo la sera in cui è stato eletto in Parlamento, Bruno (Simone Colombari) travolge con l’auto un malcapitato e lo lascia morto senza soccorrerlo. Nonostante non sia stato visto da nessuno, fa contattare da un avvocato suo amico,Silvio (Blas Roca Rey), piacione e con pochi scrupoli, la vedova (Amanda Sandrelli) per offrirle un compenso. Elena, la vedova, donna sospettosa, aggressiva e spassosamente sguaiata, prima rifiuta, poi accetta e poi… In tutta questa vicenda si aggiunge Anna (Eleonora Ivone), ambiziosa moglie di Bruno e figlia di un potente senatore della Repubblica,  da sempre corteggiata dall’avvocato amico del marito. C’è un tipo di  crimine nuovo, inedito, non tanto per la tipologia di illecito penale, quanto per la diffusione incredibile che sta avendo: l’omissione di soccorso in seguito ad incidenti stradali, sono quasi ventimila ogni anno i pirati della strada che investono e uccidono o feriscono e poi scappano. Gli interpreti principali sono Amanda Sandrelli, attrice di cinema, fiction tv e teatro e il marito, l’attore romano di origini peruviane Blas Roca Rey. I due hanno spesso messo in scena commedie di Angelo Longoni autore e regista per cinema e teatro, i cui testi raccontano le problematiche della società contemporanea.

TEATRO PARENTI:   "IL CALAPRANZI "        (20 ottobre / 1 novembre)

di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra
Regia e attori: di Lorenzo Costa e Ivana Monti

Produzione Teatro Garage di Genova

Un'azione scoppiettante, grazie alla bravura di Ivana Monti e Lorenzo Costa, binomio perfetto per la comicità di Pinter: silenzi-dialogo e dialoghi serrati, amare risate e calma violenza. Chiusi in uno scantinato ad attendere il nome della loro vittima, i due killer del thriller, mettono in scena in un duo amaro e quasi comico, la metafora dell'inquietudine umana.
Gus e Ben - Ivana Monti  e Lorenzo Costa - danno vita a dialoghi divertenti a assurdi. L'attesa dei messaggi, spesso fonte di riflessioni, diventa col passare del tempo sempre più snervante, creando stato d'ansia e tensioni verbali tra i due protagonisti, fino ad un finale sorprendente. Il calapranzi mette in scena la violenza, tema ricorrente nella drammaturgia pinteriana, e i suoi meccanismi spesso inafferabili e sottili che insidiano l'uomo. Una violenza che in questo testo è espressa sotto forma di una calma impassibile di Ben ed un' inquietudine ossessiva di Gus. E' in scena una metafora delle minacce della vita alle quali si può rispondere o con amare risate o con il silenzio delle verità.

TEATRO MANZONI: "UN ISPETTORE IN CASA BIRLING" (6 0tt./1 nov.)

Bis Tremila s.r.l. presenta UN ISPETTORE IN CASA BIRLING di John Boynton Priestley,    traduzione di Giovanni Lombardo Radice.                                                                                 Con PAOLO FERRARI, ANDREA GIORDANA, Crescenza Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi, Loredana Gjeci. Costumi Giovanni Ciacci, scene Almodovar, disegno luci Umile Vainieri, aiuto regia Francesco Brandi, disegno audio Paolo Astolfi, musiche Harmonia Team. Regia GIANCARLO SEPE.      In Inghilterra nel 1912 la famiglia Birling festeggia il proprio benessere finanziario e il fidanzamento della figlia Sheila con un giovane industriale. Abiti da sera, cena e vini d’annata. Mentre tutto fila liscio verso la conclusione bussano alla porta: un ispettore di polizia deve porre delle domande al capo famiglia, Arthur… Un inizio folgorante per una commedia a carattere giallo, piena di suspense. Il poliziotto mette in crisi la serata, la famiglia, gli affari, il fidanzamento e tutto il resto. Sulla storia aleggia la morte violenta di una giovane donna. Ecco una combine che non ha eguali nel teatro del Novecento di cui John Boynton Priestley è un rappresentante esemplare: thriller e dramma borghese. Le ipocrisie dell’alta società che si mischiano al disagio del ceto meno abbiente, che soccombe; le colpe che si materializzano e diventano spauracchi agli occhi della famiglia Birling che prova a scaricare le proprie responsabilità. Un interrogatorio poliziesco che dura un’intera notte, non risparmiando niente e nessuno. Una serie di colpi di scena alla Hitchcock che cambia ogni volta il nome dell’assassino, coinvolgendo i protagonisti, presunti ignari e presenti colpevoli, in una sarabanda surreale e velenosa, che non conosce sosta e che ha termine alle prime luci dell’alba. Scritto e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1945, “Un ispettore in casa Birling”, considerato oramai un classico del teatro inglese, ottenne grandi successi a metà degli anni Quaranta anche a Londra (compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes), Parigi, New York. In Italia venne messo in scena per la prima volta   nel 1947 da Orazio Costa con Salvo Randone e Camillo Pilotto, e successivamente negli anni Ottanta dalla Compagnia Tieri-Lojodice. In questa edizione viene riproposto, con la regia di Giancarlo Sepe, da una coppia di consumati  attori del calibro di Paolo Ferrari e Andrea Giordana, avvalendosi per la traduzione della prestigiosa firma di Giovanni Lombardo Radice. Attualmente lo spettacolo è in scena al Novello Theatre di Londra con Nicholas Woodeson, Sandra Duncan, Christopher Saul, Marianne Oldham, Robin Whiting, per la regia di Stephen Daldry.

TEATRO SAN BABILA: “IL SIGNORE VA A CACCIA” (dal 6 al 25 ott.)

Autore: Georges Feydeau

Regia: Mario Scaccia

Attori: Debora Caprioglio, Edoardo Sala, Rosario Coppolino e con Isa Barzizza  

Quando Il signore va a caccia, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla sorprendere in flagrante e dedicarsi,a sua volta, all’amante. Ma quando la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo accettando la corte del migliore amico di lui.

Al centro del vaudeville adattato e diretto da Mario Scaccia c’è un ipotetico tradimento del marito Ducholet (Edoardo Sala), nei confronti dell’amorevole moglie Leontine (Debora Caprioglio). Il sospetto di tradimento è instillato da Moricet (Rosario Coppolino), da sempre innamorato di Leontine, il quale afferma che Ducholet utilizzi la scusa della caccia per tradirla. Proprietaria dell’appartamento dove si svolge tutta la vicenda è Madame Latour du Nord, interpretata dalla poliedrica Isa Barzizza, attrice e doppiatrice, che ha lavorato con attori del calibro di  Totò, Eduardo de Filippo, Ruggero Ruggeri,…

Georges Feydeau è un autore attuale, leggero e spiritoso, solo all’apparenza disimpegnato che, descrivendo egregiamente le situazioni quotidiane, disegna un’epoca e ne coglie i primi elementi disgregatori. (“Ma che cos’è, scusate, l’onestà delle donne? E’ l’opinione della gente. Ebbene, basta che non la mettiamo al corrente dei fatti nostri, la gente!”. E’ una delle frasi di Moricet al suo oggetto del desiderio Leonine, che sottolinea quanto peso avesse l’apparenza nella società di Feydeau) In una delle commedie più divertenti del drammaturgo francese, la vicenda ruota intorno al tema dell’adulterio e della gelosia in un vortice di situazioni paradossali ed esilaranti fra marito, moglie, amanti, poliziotti,….

Ambientata in un appartamento parigino dove tutti i personaggi si incontrano casualmente e danno vita a una girandola di movimenti ed equivoci tra la commedia e la farsa,un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi ineccepibili, di entrate ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena che la regia sottolinea alla perfezione.

TEATRO SAN BABILA: LA VEDOVA ALLEGRA       (29 sett./4 ott.)

Libretto di Victor Leòn – Leo Stein - Musiche di Franz Lehàr  

Il re di un piccolo paese ha un figlio malvagio, Mirko, e un nipote dal carattere opposto, Danilo, che si contendono i favori di un ballerina in tournèe, Sally. Danilo vorrebbe sposarla, ma lo zio si oppone al matrimonio e Sally accetta la mano dell’uomo più ricco del regno, che muore la prima notte di nozze. La vedova si reca a Parigi e il re incarica il figlio Mirko di trovarla e sposarla, per fare in modo che la fortuna ereditata rimanga nel paese. Ma Sally è sempre stata innamorata di Danilo, così come il ragazzo di lei,…  

“La vedova allegra”, primo capolavoro di Franz Lehàr, debuttò il 30 dicembre 1905 diventando il simbolo di un genere che unisce divertimento e buona musica e procurando un immediato successo al compositore, la cui musica, in questa versione, è eseguita magistralmente dall’orchestra da camera “Giorgio Strehler”. 

TEATRO CARCANO "MOLTO RUMORE PER NULLA"    (dal 7 ottobre)

Lo spettacolo, che ha debuttato a settembre dello scorso anno al Teatro India di Roma, è l’esito di un laboratorio teatrale tenuto da Gabriele Lavia con una ventina di giovani attori. In questa commedia sono contenuti alcuni temi-chiave del teatro shakespeariano, in primo luogo il dilemma esistenziale tra l’essere e l’apparire, il tema del doppio, dello specchio, della maschera. Dov’è la verità? in ciò che è, in ciò che si deve o in ciò che appare? Grande importanza viene data alla musica e alle canzoni con esecuzioni dal vivo da parte dei giovani attori. I costumi sono a volte indossati, a volte solo appoggiati e a volte trascinati da attori in abiti di tutti i giorni, a seconda degli stati d’animo, della “maschera”, del ruolo, dell’apparenza. E’ uno spettacolo molto allegro, leggero, fresco e divertente, corale e energetico, capace di esaltare la giovinezza e il primato dell’Amore.  

In occasione del ciclo “Gli incontri di Milano per lo Spettacolo” a cura del Comune di Milano-Settore Cultura e Spettacolo, giovedì 15 ottobre alle ore 18 presso lo Spazio Eventi Mondadori (piazza Duomo, 1) gli attori di MOLTO RUMORE PER NULLA incontreranno il pubblico e si racconteranno. Conduce l’incontro Antonio Calbi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.  

Nella solare città di Messina, il ricco Leonato accoglie nella sua magione il principe d’Aragona don Pedro di ritorno dalla guerra insieme ai suoi più stretti compagni. L’atmosfera gaia e leggera dell’estate mediterranea fa da sfondo agli amori del giovane Claudio e la dolce Ero e tra i litigiosi Beatrice e Benedetto. Nell’imminenza delle nozze di Claudio e Ero, don Juan, geloso del favore che Claudio gode presso don Pedro, fa di tutto per screditare Ero e impedirle così di sposare il suo amato. Nulla però potrà impedire all’amore di trionfare sui cattivi sentimenti, che saranno giustamente puniti. Questa, in breve, la trama di un’opera che condensa in sé tutto il meglio delle commedie shakespeariane: finte morti, sospetti, intrighi, schermaglie amorose, scambi di persona, congiure. Un molto – per fare una sintesi estrema di questa divertentissima opera – che attraverso lo specchio del rumore si riflette e diventa, o ritorna, nulla. Il nulla evocato nel titolo: “lo scandalo, il delirio, la rabbia, la rissa, la finzione. La guerra, l’amore … sono l’esito del nulla, certo arriveranno al nulla. La vita allora non è che un’ombra che cammina per davvero, un povero attore che si agita sulla scena, per la sua ora, tutto sudore, furia, temperamento … La congiura, la guerra civile che ha visto soccombere il “bastardo” Juan e vincere il “legittimo” Pedro, lo scambio di persona tra Ero e Margherita, la finta morte di Ero, la finta figlia di Antonio … le maschere … le maschere … le maschere … tutto questo .. tutto questo “rumore” finirà nel nulla come era nato e allora … ha ragione Benedetto .. Balliamo!”  

TEATRO MANZONI:  NUOVA STAGIONE

Per la stagione teatrale 2009-2010 il programma alterna come di consuetudine spettacoli classici e appuntamenti con il divertissement. Il criterio dell’alternanza si basa sulla contrapposizione tra il recupero di pagine memorabili della scena internazionale e il varo di novità assolute, come traspare già nell’incipit che fa seguire all’inaugurale proposta di un’icona del teatro del Novecento una nuova commedia dell’autrice-regista Cristina Comencini.

Scritto e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1945 e l’anno dopo a Londra da una Compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes, “Un ispettore in casa Birling” di John Boynton Priestley arrivò sulle scene italiane nel 1947 con la regia di Orazio Costa , protagonisti Salvo Randone e Camillo Pilotto, e venne ripreso nel 1986 da Sandro Sequi per Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice, Mino Bellei. L’apparizione di un ispettore di polizia durante una festa di fidanzamento mette a disagio una famiglia benpensante inglese rivelandone le debolezze e i compromessi. Adesso sono Paolo Ferrari e Andrea Giordana con Crescenza Guarnieri e la regia di Giancarlo Sepe a rinverdire la trama complicata da un delitto che è costato la vita a una giovane donna.

Un’altra famiglia in crisi è al centro di “Est Ovest” in cui l’autrice di “Due partite” e candidata all’Oscar per “La bestia nel cuore”, ricostruisce la festa per gli ottanta anni di nonna Letizia, assistita da una badante ucraina e sfruttata da figli e nipoti che mirano a impossessarsi anzi tempo degli ultimi beni dell’ottuagenaria. Ma l’elemento cruciale della vicenda è costituito dal confronto di due solitudini: quella dell’anziana signora in balia degli eredi e quella della badante costretta all’estero dalla povertà del suo paese di origine. A interpretare la novità della Comencini sono l’intramontabile Rossella Falk, la giovane Daniela Piperno , nonchè Luciano Virgilio e Claudio Bigagli.

Un assolo di Gianfranco Jannuzzo costituisce il terzo appuntamento stagionale che in “Girgenti amore mio…”, scritto assieme ad Angelo Callipo, scioglie un inno alla natia Agrigento, richiamandola con il nome dei memori genitori. Nell’exploit di Jannuzzo, affidatosi alla regia di Pino Quartullo, prendono forza non soltanto il gusto spregiudicato dell’inconfondibile “humour” locale, ma anche la topografia labirintica della città, resa viva e palpitante dall’evocazione appassionata dell’interprete di “Liolà” e di “Nord & Sud”. L’antica Agrigento non è soltanto eletta a simbolo della Sicilia, ma nel canto accorato del protagonista assurge a emblema di tutte le città del mondo innalzate a simbolo dell’amore per la propria terra.

A seguire lo spregiudicato interno de “L’Appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond nell’adattamento di Edoardo Erba e di Massimo Dapporto. La versione teatrale del famoso film del 1960 con Jack Lemmon e Shirley MacLaine ha per protagonisti Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli. La simpatica e spregiudicata vicenda ripropone, con la regia di Patrick Rossi Gastaldi, la spericolata disponibilità di un arrembante impiegato che per far carriera dà la possibilità agli altrettanto spregiudicati superiori di usufruire del suo appartamento per i loro incontri galanti. Salvo scoprire che la disinvolta partner dei suoi “soci” non è che la galeotta ragazza dei suoi sogni.

L’allestimento teatrale di “Dona Flor e i suoi due mariti”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jorge Amado del 1966, si ispira al film di Bruno Barreto (1977), protagonista Sonia Braga nel ruolo inquietante di una giovane donna di Bahia che alla morte del marito, adorabile giocatore e sciupafemmine, si riaccasa con un tranquillo farmacista e scopre ben presto di aver la necessità di conciliare la serena disponibilità del secondo marito con la passionalità e l’erotismo dell’intramontabile predecessore. Con la regia e la rielaborazione scenica di Emanuela Giordano sono Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti con Valeria D’Obici a impersonare i protagonisti dell’esilarante e struggente metafora brasiliana.

Ispirato alla metropoli vesuviana dell’immediato dopoguerra è il film “L’Oro di Napoli” che nel 1954 Vittorio De Sica trasse da sei racconti dell’omonimo libro di Giuseppe Marotta, interpretato dal gotha attorale che trascorre da Totò a Sophia Loren, da Silvana Mangano a Eduardo De Filippo, allo stesso De Sica. Ma nell’odierno adattamento teatrale di Armando Pugliese e Gianfelice Imparato, con musiche di Nicola Piovani, si ripropone una ricomposizione totalmente nuova dei racconti marottiani  affidati all’interpretazione di Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri, Valerio Santoro, per raccontare le storie dolenti, comiche e tragiche di una miriade di personaggi di un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli.

Il penultimo appuntamento della stagione è con “Rumors” di Neil Simon affidato alla coppia Zuzzurro e Gaspare e alla regia di Massimo Chiesa. Scritta nel 1988, “Rumors” non significa “rumori”, ma pettegolezzi ed è una farsa infernale in cui il clou della vicenda è costituito dall’assenza del vicesindaco di New York e della moglie alla festa per il loro anniversario di matrimonio. Nulla a che vedere con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn in cui si cimentarono gli stessi Andrea Brambilla e Nino Formicola. “Rumors” è un comico affresco dell’alta borghesia di New York, andato in scena a Broadway  nel 1988 e ripreso l’anno dopo in Italia da Gianfranco De Bosio per Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Riccardo Peroni, infine riproposto nel 2000 dagli Attori e Tecnici di Attilio Corsini.

A concludere “La strada”, un dramma, con musiche di Germano Mazzocchetti, tratto dall’omonimo film di Federico Fellini premiato con l’Oscar nel 1954. Nella versione teatrale si misurarono nel 1999 Fabio Testi e Rita Pavone diretti da Filippo Crivelli. Oggi sono Massimo Venturiello e la cantante Tosca a impersonare il girovago Zampanò e l’ingenua e clownesca Gelsomina. Tra loro non c’è dialogo: la diffidenza, il cinismo, l’incomunicabilità sono la colonna sonora della loro esistenza condotta ai margini della società e della civiltà. Attorno ruota un’umanità altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera, fatta di uomini che ancora oggi troviamo nelle nostre metropoli, vicinissimi a noi eppure invisibili, ignorati e allontanati.  

Milano, settembre 2009

XII STAGIONE TEATRO DI VERDURA: GIUGNO - SETTEMBRE 2009  

E’ stata presentata da Marcello Dell’Utri, Presidente della Fondazione Biblioteca di Via Senato, nel corso di una Conferenza Stampa, la Stagione 2009 del Teatro di Verdura che intende, in linea con le precedenti edizioni e con maggiore forza, dare spazio alla lettura dei testi che hanno fatto grande la letteratura italiana ed internazionale di tutti i tempi: appunto, i libri in scena.

Nel programma, anche un’interessante impegno degli allievi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi che presenteranno “L’impresario delle Smirne”, in due serate con due distinti cast, per dimostrare che i giovani credono e fanno vivere il grande Teatro a Milano. Anche il Presidente Marcello Dell’Utri offrirà per questa edizione il suo personale contributo al Teatro di Verdura, leggendo in due distinti appuntamenti i discussi diari di Mussolini con appunti del giornalista opinionista Ugo Finetti.

Come ormai consuetudine il Teatro di Verdura, nell’offrire serate piacevoli e di svago, vuole anche ricordare coloro che sono in difficoltà e chi li aiuta concretamente ogni giorno. Per questo, durante tutte le serate della stagione teatrale, inviterà il proprio pubblico a donare un contributo a Opera San Francesco per i Poveri di Milano.

Attori celebri accanto a giovani talenti, serate di lettura, prosa, poesia, musica per una nuova Stagione che intende essere un ulteriore ed appassionato tributo al grande teatro.

All’incontro hanno anche partecipato, con personali interventi, artisti ed operatori culturali tra cui Filippo Crivelli, Alessandro Quasimodo, Mario Cei, Corrado D’Elia e Donatella Oggioni.  www.bibliotecadiviasenato.it  

Giugno 2009                                    AMont*  

TEATRO SAN BABILA:"BEAT GENERATION ANNI '60" (dal 6/4)

Lo spettacolo è un percorso storico sul decennio della contestazione giovanile, un decennioricco di avvenimenti e cambiamenti tra moda, comunicazione e musica, ovviamente Beat. Beat è un termine inglese che significa ritmo, battito. La beat generation è un movimento artistico, letterario, musicale, sviluppatosi attorno agli anni ’50’/‘60 negli USA. La musica beat è un genere musicale nato negli anni ’60 in Inghilterra. Forse il primo vero artista che ha trasformato in musica l’ideologia del movimento è stato Bob Dylan, seguito dagli “Animals”, dai “Procol Harum”, e dai “Moody Blues”, gruppi che influenzarono notevolmente anche il beat italiano. Nel nostro paese il beat era l’idea di porre una rottura con le vecchie tradizioni del mondo adulto. Sul palcoscenico del Teatro San Babila la musica beat sarà la vera protagonista, con canzoni che hanno segnato un’epoca attraversando intere generazioni senza mai invecchiare. Sei serate indimenticabili nelle quali si intrecciano i ricordi di un’Italia che si trasforma attraverso le nuove generazioni  di allora.            Regia di Davide Sacca' con Gianpieretti, Donatello,  Paki de “I NUOVI ANGELI”.     

TEATRO MANZONI: "TO BE OR NOT TO BE"     (dal 31 marzo)

“To be or not to be” è una pièce che offre una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia.
Una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del soggetto originale dell’autore ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film di successo del grande Ernst Lubitsch (“Vogliamo vivere”, il titolo della versione italiana), ripreso quarant’anni dopo da un altro genio della comicità, Mel Brooks.
Il regista Antonio Calenda ha selezionato un gruppo di artisti di alta qualità per la nuova messinscena del Teatro Stabile del Friuli Venezia-Giulia. I ruoli principali saranno sostenuti da due attori molto amati: il bravissimo Giuseppe Pambieri, che interpreta in modo brillante l’esuberanza e le fragilità artistiche di Ian Tura, e l’affascinante Daniela Mazzucato che presta duttilità e talento a Maria Tura, e la sua splendida voce alle canzoni dello spettacolo, firmate dal grande Nicola Piovani. Ian e Maria sono i capocomici di una compagnia teatrale di Varsavia, intenti a provare un testo non troppo velatamente antinazista. È il 1939 e gli eventi precipitano: Varsavia è asservita a Hitler e la censura impedisce la messinscena. Gli attori ripiegano su Amleto, ruolo che è il pallino di Ian, ma che diventa presto il suo incubo: durante il lungo monologo di “To be or not to be” infatti Maria si fa raggiungere in camerino da uno spasimante… Proprio grazie a lui, giovane ufficiale dell’aeronautica, il mondo evanescente degli attori diviene fondamentale per giocare una serie di tiri contro gli oppressori ed eliminare un importante capo nazista.
Commedia piena d’ironia e garbo, di battute irresistibili e intuizioni intelligenti che si susseguono a ritmo vorticoso, “To be or not to be” gioca con il continuo riflettersi della realtà della vita nella finzione del teatro e scrive, in termini leggeri e surreali, una dura satira contro il nazismo.

TEATRO MANZONI: "Il caso di Alessandro e Maria"

Piccolo Musical da “camera” per quattro grandi protagonisti. Luca Barbareschi caleidoscopico e sorprendente per la sua perizia di rinnovarsi di volta in volta nei panni di regista, attore, cantante, riporta in scena un testo raro di un autore di culto come Giorgio Gaber: “Il caso di Alessandro e Maria ” sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo”. La commedia scritta con l’inseparabile Sandro Luporini, fu messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel 1982. Dialogo intimo a due in bilico tra passato e presente, storia di un innamoramento trascorso e della devastazione che inevitabilmente le grandi passioni comportano, ring del cuore per quei due che avevano vissuto “un amore smisurato e sciupato”. Inaspettate interazioni tra quotidianità e sogno trascendono e prendono corpo e voce con Luca Barbareschi nel ruolo di Alessandro tra il dilemma di “essere” o “ess erci” e la Maria di Chiara Noschese “con la sua gioia di esistere e la sua tristezza di non essere in nessun posto”. Litigano, comunicano e non comunicano, punzecchiano, giocherellano, duettano, sulle note della colonna sonora inedita del bravo musicista Marco Zurzolo, eseguita dal vivo dall’autore e la sua band. Le scene sono di Massimiliano Nocente. I costumi di Teresa Acone. Luci di Mario Esposito. Un modo per restituire al pubblico un pezzo eclissato della straordinaria e vasta produzione gaberiana, un omaggio personale di Barbareschi all’amico Giorgio, una ricerca del regista-attore di ritornare a raccontarsi attraverso il privato, di volare oniricamente tra musica e parole, un reality love show, cantato, ballato, recitato. Poetico, confidenziale, comico, spietato. La personalissima visione della sfera affettiva di un intellettuale viscerale, anticonformista, libero, trasfigurata ed elaborata in versione scoppiettante e vitale, da un mattatore istrionico come Barbareschi, un’attrice fuoriclasse e talentuosa come la Noschese, ritmato da cover di canzoni riadattate di autori come Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau e nuove composizioni di Marco Zurzolo come “C’amor”, “Migranti, “ Tema di Giulia”. Nessun vintage teatrale quindi, bensì una rilettura meno intellettualistica e più scanzonata dell’universo dei sentimenti secondo Gaber alla maniera di Barbareschi, in un’originale partita a due orchestrata, per questo spettacolo-evento al debutto in prima nazionale al Teatro Manzoni di Milano.          

Piccolo Teatro Studio:   "DARWIN TRA LE NUVOLE"  

Fino alla fine del mese si può assistere a un piacevole spettacolo che, divertendo, insegna i fondamenti della teoria darwiniana: Giulio Giorello e Luca Boschi, filosofo della scienza il primo e professore di fumetto e cinema d’animazione il secondo, hanno concepito insieme all’ottimo regista Stefano de Luca una sorta di “viaggio nel viaggio”. Si viaggia infatti nel tempo, fino al 1831, insieme a due giovani amiche, una delle quali – Nelly - vuole a tutti i costi intervistare Darwin: e a teatro tutto si può! Eccole quindi imbarcarsi sul Beagle con il giovane Charles, un perplesso capitano Fitzroy e un buffo mozzo, e partire per il famoso viaggio - durato cinque anni - che porterà il naturalista ad esplorare regioni del Brasile, della Patagonia, del Cile, e a visitare le incredibili Isole Galapagos, vero laboratorio dell’evoluzione. Le domande che affollano la mente di Darwin, come quella di ogni altro scienziato, sono tanti “Perché?” E tra terremoti, incontri con i Fuegini, iguane, fringuelli, Darwin finirà per darsi delle risposte, che saranno il corpus dell’Origine delle specie, testo che Nelly ha portato con sé e di cui legge i passi più significativi. Anche lo spettatore naturalmente viaggia sul Beagle, e con la fantasia, grazie ad una scenografia tanto semplice quanto efficace, si ritrova nella foresta tropicale, nella Terra del Fuoco, sulle Ande… Poi, il viaggio s’interrompe prima di giungere alle Galapagos e, sulle note di un valzer ballato da scimmie ed umani, tutto svanisce. Molto applaudite Silvia Pernarella e Clio Cipolletta – le due simpatiche amiche un po’ matte – insieme ad Andrea Luini, Andrea Germani e Gabriele Falsetta. Per festeggiare il compleanno di Darwin un’occasione da non perdere, anche per i giovanissimi (dai 10-11 anni).

Per informazioni su orari e prenotazioni www.piccoloteatro.org.

Milano, 10 febbraio 2009                    Anna Busca

 

Il Faust di Goethe al  Coccia di Novara  

Per la stagione di prosa al Coccia di Novara sabato 31/1 e domenica 1/2 la Compagnia Mauri- Sturno ha messo in scena il 'Faust' di Goethe, per la regìa di Glauco Mauri, cui va tributato il dovuto encomio, per il coraggio dimostrato nel portare in palcoscenico quello che probabilmente è il testo più arduo da rappresentare dell'intera storia del teatro. Due le difficoltà del capolavoro del maestro di Francoforte: la trama sterminata e la struttura, che procede, soprattutto nella seconda parte, non in base a uno sviluppo lineare dell'azione, ma con un susseguirsi di 'quadri' relativamente staccati, spesso di significato allegorico di difficile interpretazione. Chi rappresenti un'opera con tali caratteristiche è posto di fronte ad una scelta di regìa pressoché obbligata: selezionare un 'percorso' interpretativo, basato su una tematica che conferisca unità e coerenza al 'contenuto' portato sulla scena. Mauri ci invita a rileggere l'immenso edificio del ' Faust' alla luce dello splendido monologo finale del'eroe in punto di morte ("Attimo fermati, tu sei così bello!"): " Dopo tante avventure, dopo aver voluto vivere tutto il bene e tutto il male del mondo, ora Faust ha finalmente compreso che l'uomo può essere d'aiuto all'uomo, che l'uomo deve vivere per l'uomo, in una terra libera, fra un popolo libero"..."l'arte per la vita": così scrive Mauri in locandina. Coerentemente con questa interpretazione, il 'Faust' di Mauri si concentra su tre nuclei d'azione, come altrettante tappe dell'evoluzione spirituale di Faust: l'amore come possesso egoistico dell'altro (la storia di Faust e Margherita), l'anelito ad un'arte che sia pura Contemplazione della bellezza (l'evocazione di Elena), la brama di dominio sulla natura (la costruzione della diga sul mare e la morte di Filemone e Bauci), eliminando drasticamente tutti gli episodi più 'magico-mistici' del testo (fra tutti, le due celebri 'notti di Valpurga' e i cori angelici e celesti del finale). La scelta è apprezzabile, ma personalmente avremmo dato spazio, proprio in questa linea interpretativa, al personaggio di Wagner (l'antiFaust, nella sua angusta concezione della cultura e della scienza), mentre ci è parso un po' sfocato l'episodio di Elena. Di buon livello la compagnia: ottima la recitazione di Mauri (che si scambia con Sturno il doppio ruolo di Faust e Mefistofele), veramente emozionante nel monologo finale dell'eroe, ma efficacissimo anche nelle punte grottesche del ruolo di Mefistofele. Bravo Sturno nel momento patetico dell'amore di Faust per Margherita, mentre nel ruolo di Mefistofele riesce al meglio nel registro del sarcasmo più acido. Una menzione merita anche Cristina Arnone, una brava Margherita. Belle le  scene di Mauro Carosi, che, nella loro spoglia essenzialità, hanno accompagnato suggestivamente la rappresentazione. Teatro quasi pieno e scroscianti, meritatissimi applausi alla fine.  

Novara, 2 febbraio  2009                   Bruno Busca  


TEATRO MANZONI :   IL SINDACO DEL RIONE SANITA' 
(dal 3 febbraio)

Protagonista del “Sindaco del rione Sanità” è Antonio Barracano, riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco”, perché impegnato a proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà questa giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta. Parliamo quindi di un protettore: una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai poveri.
Questa commedia fu scritta nel 1960. La camorra c’era anche cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si toccavano donne e bambini, c’erano i capi quartieri come Campoluongo: il vero Sindaco del rione Sanità che ha ispirato Eduardo. Costui sembrava un aristocratico, gentile ed educato, alto di statura, asciutto, la schiena inarcata gli conferiva un’andatura regale. Eduardo, che lo conosceva, costruisce un eroe che proprio con l’azione dimostra di non agire; crea un idolo polemico, propone un personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del suo Teatro. Di Antonio Barracano Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa desiderare”.
Dopo aver affrontato numerose opere di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffrè approda felicemente al “Sindaco del rione Sanità”. Sotto la sua direzione una numerosa Compagnia di ottimi interpreti trasferisce mirabilmente verosimiglianza ai personaggi. Una prova indimenticabile, come è stata definita dalla critica, sul filo del rigore e della misura che Carlo Giuffrè, alle soglie degli ottanta anni, affronta con straordinaria forza interpretativa in una perfetta fusione di generosità, risentimento e semplicismo in cui si iscrive il personaggio.
Un successo di pubblico che da due anni si rinnova ad ogni replica, tanto da valere allo spettacolo l’assegnazione del Biglietto d’Oro per aver registrato il più alto numero di spettatori.

 

TEATRO OSCAR:    "IL DIARIO DI EVA"   con Lucia Poli

Per la 39^ stagione dell’Oscar, dal 29 gennaio all’8 febbraio, sarà in scena un lavoro del Teatro di Rifredi e del Teatro stabile dell’Innovazione di Firenze, “Il Diario di Eva o come Darwin ci cacciò dall’Eden” di Angelo Savelli, con la regia dello stesso Autore. La scelta è in perfetta sintonia con i dibattiti in corso per il 2009-Anno Darwiniano, dato che ricorrono il bicentenario della nascita di Darwin e il centocinquantenario della pubblicazione dell’Origine delle specie. Il testo infatti si ispira  liberamente agli scritti di Charles Darwin e di Mark Twain, in un curioso e originale mixage che alterna continuamente momenti di riflessione a battute di spirito. Nel 1906 lo scrittore statunitense Mark Twain – pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens - pubblicò un racconto intitolato appunto “Il diario di Eva”: la prima donna biblica parla in prima persona, descrivendo con infantile e poetico stupore la scoperta del fuoco, la bellezza dell’Eden, l’incontro con Adamo. Eva si interroga, dà il nome alle cose, vuole conoscere la Verità. E ’ su questa figura immaginata da Twain, sicuramente filodarwinista, autore di opere considerate così antireligiose da essere pubblicate solo molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1910 (Letters from the Earth, per esempio, fu dato alle stampe per la prima volta nel 1942), che si sviluppa l’intreccio del lavoro teatrale. Nel giardino della casa di Charles Darwin, a Down, la moglie Emma (una splendida Lucia Poli) riceve la visita del reverendo Fay, indignato per l’uscita dell’opera The origin of species, pubblicata dopo vent’anni di lavoro del grande naturalista e considerata il testo fondamentale per le teorie evoluzioniste. La discussione, che continua poi tra i coniugi stessi, non è altro che un dibattito sul ruolo della scienza e i valori della fede, su Dio e sull’uomo. La devota Emma propone a Charles di erigere, come una sorta di risarcimento nei confronti della Chiesa, un monumento ad Adamo ed Eva nel loro giardino, visto che ha trovato sepolto, in un’aiuola, proprio il diario di Eva, all’interno di una cartelletta appartenuta alla loro primogenita Annie morta a soli dieci anni.  Ed ecco che la casta Emma diventa un’Eva innocentemente lussuriosa, il giardino di casa Darwin è l’Eden, il giardiniere non è altro che Adamo, lo stesso Charles si trasforma nel diavolo-serpente che tenta con successo Eva. Il nome “Eva” significa “Vita”, “Adamo” vuol dire “Terra”, e il termine “diavolo” ha un’origine greca che significa “colui che separa” il Bene dal Male. Tra simboli e metafore, riflessioni sulla Bibbia, sulla scienza e sul problema dell’origine, sulla vita e sulla morte, tra ironiche citazioni di Twain (“Il Paradiso lo preferisco per il clima, l’Inferno per la compagnia”) e osservazioni di Darwin, lo spettatore alterna la risata liberatoria alla meditazione. Molti gli applausi al termine dello spettacolo, sia all’eccellente protagonista che ai bravissimi Stefano Gragnani e Simone Faucci. www.tieffeteatro.it

Milano, 2 febbraio 2009         Anna Busca

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO: THE BEST PARSONS DANCE   

Dopo l’ennesimo successo di pubblico e critica riscosso nella passata stagione, a partire da venerdì 13 febbraio 2009  torna sul palco del Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano, la celeberrima Compagnia di David Parsons con “The Best of Parsons Dance”. Occasione imperdibile per appassionati della danza, fans, ma anche per neofiti, questo spettacolo raccoglie alcuni dei grandi classici del coreografo americano, vera e propria icona della Post Modern Dance, una sorta di antologia delle sue coreografie più note ed emozionanti. Fondata nel 1987 da David Parsons e dal light designer Howell Binkley - la Parsons Dance è tra le poche Compagnie che, oltre ad essersi affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, siano riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo, creando coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. Fin dagli esordi, l’alta preparazione atletica degli interpreti e la capacità del fondatore di dare anima alla tecnica, sono state gli elementi distintivi della Compagnia. Come ha scritto il New York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”. Le creazioni di Parsons - prima fra tutte la celeberrima “Caught” del 1982 - , portano tutte il segno di una straordinaria teatralità e di un lavoro fisico che si trasforma in virtuosismo e leggerezza. È una danza solare, che diverte in quanto espressione di gioia, capace di trasmettere emozioni semplici e dirette, risultando estremamente accessibile quindi anche al grande pubblico. Le performance della compagnia sono esaltate con fantasia e immaginazione dal light designer Howell Binkley, mentre tra le collaborazioni eccellenti figura Luca Missoni,che ha firmato i costumi di molti pezzi. Composta da undici ballerini fissi, la compagnia vanta un vasto repertorio di coreografie originali, che trova in questo “Best of” un’affascinante compendio. Le musiche utilizzate da Parsone per le sue creazioni spaziano dalla musica classica,  Rossini e Mozart, al jazz di Phil Woods e Miles Davis, dal leggendario musicista brasiliano Milton Nascimento a Robert Fripp - chitarrista e fondatore dello storico gruppo rock inglese King Crimson -  per arrivare fino alla popolare musica della Dave Matthews Band con le celeberrime hit degli Earth, Wind & Fire.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "LA COSMETICA DEL NEMICO"

Al Teatro Filodrammatici, continua il ciclo dedicato alla scrittrice belga Amélie Nothomb, inaugurato il 9 gennaio, con lo spettacolo La Cosmetica del Nemico, progetto e regia di Corrado Accordino in scena dal 23 gennaio all’8 febbraio.

Due uomini nella sala d’attesa di un aeroporto, i primi approcci, l’insistenza di uno, la diffidenza dell’altro. Un incontro premeditato mascherato dalle lusinghe della casualità, e subito scatta la trappola. Angust viene trascinato dalla persuasiva e feroce ironia di Textor Texel in un gioco al massacro. La vittima si scoprirà assassina, l’innocenza assumerà le sembianze del tiranno, le parole il significato del sangue. I piani di realtà subiranno improvvise oscillazioni, tali da far dubitare dell’attendibilità degli eventi, delle loro risposte alla sopravvivenza.
Il gesto irriverente della morte irrompe nelle vite di questi due coinquilini della coscienza. Un dialogo mozzafiato, un’indagine sulla doppiezza dell’uomo che svelerà i lati oscuri dei due personaggi, mettendo in mostra il nemico interiore che distrugge tutto ciò che vale, che mostra il disfacimento insito in ogni realtà.

“Questa è la storia del disordine mentale di un uomo.

Il felice coraggio della parola di Amélie diviene il pretesto scenico per rappresentare i volti degli attori infettati dalla rabbia -le immagini di paesaggi interiori -il ronzio assordante del pensiero in fuga - l’ape che ronza - l’onda che si spezza- il cane che abbaia in lontananza- il luogo astratta e metafisico delle verità nascoste, le stanze della dimenticanza”.

 

Corrado Accordino

TEATRO SAN BABILA: "FIORI D’ACCIAIO” di Robert Harling (dal 13 gennaio)

Dramma e commedia si alternano in “Fiori d’acciaio”, piece tratta dall’omonimo film dell’ex coreografo Herbert Ross, uscito nelle sale nel 1989. Uno spettacolo tutto al femminile per Caterina Costantini, Sandra Milo e Rossana Casale che scandaglia l’animo delle donne, attraversando generazioni differenti. Le risate sono qualche amare in “Fiori d’acciaio”, perché la storia è commovente, ma allo stesso tempo molto divertente. Il testo è bello e coinvolgente e vede protagoniste sei donne dall’età e dai caratteri completamente diversi, unite da un’amicizia profonda, fatta anche di gelosie e pettegolezzi. La commedia è ambientata in un salone di bellezza della Lousiana. Qui le sei amiche si incontrano e si scambiano confidenze. Il modo fragile e superficiale che hanno di affrontare la vita si scontra però con la durezza della realtà, che fa emergere in loro una forza d’animo che pensavano di non avere. Ne nasce una storia vera, fatta da donne vere, che amano, ridono, lottano e affrontano le prove della vita con forza inaspettata e sorprendente ironia, “donne che sono come fiori, fiori d’acciaio”…  Alcune delle protagoniste di “Fiori d’acciaio” sono le stesse che hanno fato ridere e commuovere in “8 donne e un mistero”. Rossana Casale si presenta nella doppia veste di attrice e cantante.  A dirigere sapientemente “Fiori d’acciaio” è il bravo Claudio Insegno.  

                                                                        Il Direttore Gennaro Davanzo       

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO:   I LEGNANESI - 1949-2009 

                    60 ANNI IN UNA GRANDE RIVISTA (dal 30 dicembre)


E un dì nacque legnarello”, 8 Dicembre 1949: fu la prima rappresentazione assoluta della Compagnia I LEGNANESI, fondata in quello stesso anno da Felice Musazzi. La Compagnia con i suoi personaggi ne hanno fatta di strada e grazie ai loro interpreti, Provasio Dalceri e Campisi, le maschere di Teresa Mabilia e Giovanni vivono ancora oggi… In tutte le commedie questi tre personaggi, con l’aggiunta dell’ambientazione del cortile, hanno saputo rendere unico il genere e lo spettacolo, raccontando le storie della tipica famiglia lombarda che in tutti questi anni ha aumentato il sentimento di immedesimazione del pubblico, proiettandolo nella vita quotidiana avvolta dalle sue gioie e i suoi dolori. In ogni rivista c’è tutto il talento del gruppo, dal sogno dei balletti alla realtà sociale del cortile, dalle scene umoristiche ispirate all'attualità ai tradizionali cliché comico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore e dalla grande presenza scenica dei personaggi. Dal 1949... le nostre storie, il nostro dialetto, la nostra cultura, ovvero la nostra vita, caratteristiche che il pubblico ha imparato ad apprezzare seguendo la Compagnia in tutti questi anni. Perciò I LEGNANESI, in occasione del sessantesimo anniversario della loro fondazione, hanno deciso di festeggiare con Voi questo unico ed irripetibile momento portando sul palcoscenico uno spettacolo che ripercorre la storia della Compagnia, con le scene che l’hanno resa indimenticabile. 

BLUE NOTE:  Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra  

Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra  si esibiranno al BLUE NOTE MILANO (via Borsieri 37), da giovedì 27 a sabato 29 novembre. Con loro, sul palco del tempio del jazz milanese, ospiti d’eccezione per  presentare al pubblico l’ultimo disco, ”The Devil”, uscito nei negozi tradizionali e digitali il 3 ottobre. Per la serata di giovedì 27 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.00, mentre per le serate di venerdì 28 e sabato 29 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30 (apertura porte: ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 899700022). Il prezzo dei biglietti acquistati entro le due ore precedenti ogni concerto è di 25,00 euro (prezzo “advance”) mentre il prezzo dei biglietti acquistati direttamente all’ingresso dello spettacolo è di 30,00 euro (prezzo "door"). E’ previsto inoltre uno sconto del 40 % sul prezzo “door” (prezzo del biglietto scontato pari a 18,00 euro) per i clienti in pensione oltre i 65 anni. Hanno diritto alla riduzione del 40% anche i giovani fino ai 26 anni compiuti ai soli spettacoli delle 23.00. Dal 21 novembre, inoltre, è disponibile in esclusiva su I-tunes “Work Song” di Oscar Brown Jr, brano riarrangiato e reinterpretato da Nick The Nightfly & Monte Carlo Nights Orchestra (Gabriele Comeglio sax alto, direzione dell'orchestra, Giulio Visibelli sax tenore, Ubaldo Busco,  Maurizio Meggiorini sax baritone, Emilio Soana,  Pippo Colucci, Umberto  Marcandalli tromba, Angelo Rolando, Mauro Parodi trombone, Claudio Angeleri piano, Marco Esposito basso, Tony Arco batteria, Dario Faiella chitarra).“Work Song” scritto dal cantante e attivista americano racconta della condizione disumana in cui i carcerati lavoravano per la costruzione delle ferrovie e delle strade negli anni ‘60 in America. Un altro omaggio di Nick The Nightfly alla “musica del passato” e a Oscar Brown Jr. dopo l’uscita, del suo nuovo album “The Devil” (Edel). Il disco contiene 12 brani di cui 5 inediti scritti da lui e arrangiati da Gabriele Comeglio della Monte Carlo Nights Orchestra. “The Devil” (produzione esecutiva ed artistica di Nick The Nightfly, con la  collaborazione di Gabriele Comeglio per gli arrangiamenti dei brani) è caratterizzato dal sound della Montecarlo Nights Orchestra e dall’inconfondibile voce di Nick. Questa la track list dell’album: “The Devil” e “Can't buy me love”  (Nick duetta con Sarah Jane Morris), “Maniac”, “That's the way love goes”, “Moanin”, “Blue moon”, “Berchidda blues” (con Paolo Fresu in un assolo di flicorno),“One for my baby”, “For your love”, “Michelle”, “Dat  there” e la bonus track “Patu patu patu” (in cui Nick duetta con la sensuale voce della cantante di New Orleans, Kim Prevost).  

 

TEATRO SAN BABILA“UN ANGELO IN CASA BRAMBILLA”

di Rino Silveri con Piero Mazzarella, Rino Silveri, Elena Petrini,Cinzia Bregonzi

E’ sempre un piacere il ritorno sulle scene di Piero Mazzarella, ultimo storico interprete della commedia in dialetto milanese, che anche quest’anno non manca all’appuntamento con il pubblico del Teatro San Babila. Piero Mazzarella è accompagnato sul palco dall’inseparabile fratello Rino Silveri, autore, regista, attore, con il quale forma una coppia complice e affettuosa tanto amata dal pubblico. ”Un angelo in casa Brambilla” è la terza commedia dedicata da Rino Silveri alla saga della tipica famiglia milanese, dopo “L’importanza de ciamass Brambilla” e “La famiglia Brambilla in vacanza”. Le risate sono assicurate, le battute sagaci e di un’ironia tagliente. La storia vede protagonisti il “Professor” Prospero (Piero Mazzarella) e la consorte Pina, alle prese con i quotidiani e divertenti battibecchi sulla milanesità. E mentre fervono i preparativi di Natale, particolarmente atteso anche per l’arrivo della nipotina, le divertenti discussioni tra i due non si fermano neanche davanti al quesito: albero o presepe? Il primo, fortemente desiderato dall’”americanizzata” Pina, il secondo, voluto invece, dal più tradizionalista Prospero.  Ad incrinare l’atmosfera festosa arriva, però, la notizia dell’improvviso malanno della nipotina e quindi la sua impossibilità a trascorrere il Natale con i nonni. Ma ecco, che una sera, dopo un black out, al riaccendersi della luce, dietro l’albero, compare quello che a tutti sembra un angelo. La bambina dice di chiamarsi Stella, di essersi smarrita e di non riuscire a rintracciare i genitori. Stella viene, pertanto, accolta calorosamente in casa Brambilla. Ma chi è davvero Stella? La bambina che dice di essere o l’angelo che tutti credevano fosse?

                                                            Il Direttore Gennaro D’Avanzo  

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO:  HAIRSPRAY – GRASSO E’ BELLO

Dopo un esordio davvero esplosivo, arriva da martedì 25 novembre al Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano il Musical Hairspray – Grasso…è bello!, la prima versione al mondo in lingua non inglese, firmata Massimo Romeo Piparo. La commedia musicale, che ha debuttato in prima nazionale assoluta lo scorso 30 settembre al Teatro Sistina di Roma, è stata proclamata dalla Borsa Teatro la più vista nel secondo semestre 2008 (Giornale dello Spettacolo del 21 ottobre scorso). Il grande spettacolo, in replica a Milano fino a domenica 21 dicembre, proseguirà la tournée nei principali teatri d’Italia (tra gli altri, Bologna e Bari). Hairspray può essere definito senza dubbio il Musical del decennio: conquista l’Oscar del Musical a Broadway e l’Oscar del Musical europeo a Londra dopo appena poche settimane di programmazione. Con l’energia di una memorabile colonna sonora anni ’60, è una storia  a lieto fine in cui la protagonista riesce a ribaltare gli stereotipi del classico concetto di bellezza in favore della femminilità grandi forme: “questo è il mio modo di ballare ed è dedicato a tutti, ma proprio tutti, senza differenze né di peso né di colore”. Nel cast di Massimo Romeo Piparo (Jesus Christ Superstar, Evita, Tommy, My Fair Lady, La Febbre del Sabato Sera, Lady Day e Alta Società) l’esuberante Stefano Masciarelli nei panni rigorosamente femminili della triste “cicciona” che riconquista sorriso e fiducia in sé stessa grazie alla figlia e al ballo. Il popolare attore, reduce da tre anni di trionfante tournée tra Palazzetti e Teatri con La Febbre del Sabato Sera, è chiamato qui ad una prova molto impegnativa,  oltre che per le due ore di trucco che lo attendono ogni sera, anche per le numerose sfumature che un personaggio en travesti richiede. Hairspray rappresenta uno dei casi in cui Cinema e Teatro intrecciano le proprie sorti intorno ad un prodotto sempre vincente: nasce come commedia cinematografica senza canzoni firmata nel 1987 da John Waters; diventa Musical teatrale negli Usa agli albori del nuovo millennio; ritorna sul grande schermo lo scorso anno in un grandioso e scintillante film-musical (oltre 100 milioni di dollari l’incasso nei soli Stati Uniti) con John Travolta con Christopher Walken, Michelle Pfeiffer, Zac Efron, Queen Latifah. Un cast stellare già reclutato per l’attesissimo sequel annunciato per la prossima stagione. La forza vincente del musical è contenuta nelle musiche di Marc Shaiman arrangiate e dirette dal M°Emanuele Friello (Cats, La Febbre del sabato Sera, Lady Day, Alta Società) che rievocano i fasti e l’allegria del rock & roll degli anni 60 con travolgenti incursioni rhythm&blues e gospel che aggiungono brividi ed emozioni ad una colonna sonora che non permetterà al pubblico di rimanere fermo sulla poltrona.

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO: "SOLO ME NE VO"   (dal 13 novembre)

In questo spettacolo la grande attrice italiana Mariangela Melato si confronta con un genere per lei nuovo, il One woman Show, nel quale racconta storie, recita monologhi intensi e brillanti, canta e balla affiancata da ballerini e musicisti. Mariangela Melato ci offre una carrellata di storie inventate e storie vissute, fa considerazioni personali sul modo di vedere la vita, cita testi teatrali di Brecht, Gaber, Shakespeare, Tennesee Williams. Ci racconta della sua Milano degli anni ‘60, del Bar Jamaica e dei suoi inizi nel mondo del Teatro. Ci racconta di sé come attrice e come donna che con orgoglio ha fatto della solitudine una scelta di vita ed è così, sola, che si presenta sul palco al suo pubblico.