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TEATRO MANZONI:  RUMORS              (dal 30 marzo al 2 maggio)

di Neil Simon 

Regia: Massimo Chiesa

Attori:Zuzzurro e Gaspare

L’azione si svolge nella lussuosa casa del vice sindaco di New York e consorte dove dovrebbe svolgersi la loro festa di anniversario di matrimonio; ma il party non avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vice sindaco rintanato nella sua camera da letto ferito a un orecchio da un proiettile e la moglie introvabile. Pian piano arrivano gli invitati, quattro coppie di amici, che cercano prima di tutto di scoprire cosa è successo e poi di non far trapelare nulla dell’accaduto al mondo esterno in quanto l’uomo politico da proteggere è assai noto nell’intero Paese. Le cose si complicano non poco con l’arrivo di un poliziotto che sta indagando su altri fatti accaduti nel quartiere. Nel corso della farsa si sprecano i pettegolezzi, “Rumors”, appunto,  come recita il titolo. Rumors è un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e pettegola.                  In questa pièce andata in scena per la prima volta a Broadway nel 1988, Simon abbandona il suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane, per accompagnare il pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della farsa. Farsa che, come spiega l’autore, non concede rallentamenti, servono persone che entrino ed escano attraverso le porte senza mai incontrarsi. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di incidenti che dilagano.Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica senza precedenti.

TEATRO CARCANO: "LA COMMEDIA DI CANDIDO"         (dal 10 al 21 marzo)

La commedia di Candido è un gran divertimento, quasi una pochade che ci porta fra i Lumi del Settecento e ci introduce, a colpi di satira, nelle dimore di Diderot, Rousseau e Voltaire imbastendo una spy story tutta incentrata sul romanzo-simbolo di quel secolo, Candido.

A tirare le fila della vicenda, una donna, Augustine, un tipo formidabile, di sfrontatezza e energia rare, forse perché un tempo attrice sui palcoscenici più malfamati di Parigi. Questo terremoto di invenzioni finisce in una storia mille volte più grande di lei, ovveronel bel mezzo di un triangolo impazzito fra i tre filosofi, il più celebre dei quali, Voltaire, decide di terrorizzare il  mondo  minacciando di dare alle stampe un certo libretto satirico in cui in un colpo solo avrebbe messo alla berlina tutti i potenti del suo tempo, tutti i valori, tutti i colleghi. Questo libretto si sarebbe chiamato Candido. Ne nasce un caos senza precedenti: Diderot teme per la propria Enciclopedia, Rousseau ha i brividi perché sa che Voltaire lo odia da sempre, i sovrani di mezza Europa tremano all’idea di essere svergognati, i gesuiti si preparano alla censura immediata. Ed ognuno di loro si precipita alla controffensiva. Augustine si trova impigliata in questo turbinio e vivrà un’avventura rocambolesca – sempre sul filo del rasoio – fra le fisime di Diderot, le sontuose colazioni di Voltaire e il tinello fatiscente di Rousseau. Un vortice di travestimenti, un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica all’infinito. L’allestimento diretto da Sergio Fantoni è un coloratissimo susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ottavia Piccolo è la camaleontica protagonista, abilissima nei momenti d’azione quanto brillante nelle sfide filosofiche, mentre Vittorio Viviani caratterizza con tic linguistici e gestuali i tre filosofi.

La favola-avventura scritta da Stefano Massini è ambientata in pieno Settecento, ma tratta molti temi che ci riguardano da vicino: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso. Una sorpresa e una sfida per il pubblico che assisterà a uno spettacolo divertente su temi molto seri, una commedia dove grandi domande sono travestite da sberleffi.

TEATRO PARENTI: "VIVIEN LEIGH - THE LAST PRESS CONFERENCE"

di Marcy Lafferty
regia di  Catherine Spaak

dal 8 marzo

Vivien Leigh fa parte di tutti noi, o meglio, la sua Scarlett O’Hara – per noi Rossella appartiene ad un’immagine, un’emozione, qualcosa di intenso che è parte della nostra vita. Vivien è Rossella, come nella maturità sarà Blanche in Un tram che si chiama desiderio, ma è soprattutto una fiamma, un fuoco che brucia e che si consuma inesorabilmente.

Vivien Leigh - L’Ultima Conferenza Stampa è la storia prodigiosa della vita e della carriera di una grande interprete cinematografica e teatrale; una conferenza stampa rilasciata mentre era già malata di tubercolosi, poche settimane prima di morire nel 1967.

In teatro, sede di questo incontro con i giornalisti, è lei stessa a tracciare il suo percorso, senza reticenze, fino all’ultimo, non arretrando davanti alla devastazione dalla sua follia, di cui è consapevole. “Io non fingo mai; dico quel che penso e penso quel che dico. Sono in parte moralista e in parte anticonformista. Oscillo tra felicità e tristezza e sono pronta ad accettare le conseguenze delle mie azioni”.

Vivien non sa mentire, neanche a se stessa e guarda il pubblico negli occhi. Forte, fiera, ribelle, determinata, ma anche fragile e vulnerabile allo stesso tempo. Racconta la sua passione per il teatro, l’unico capace di darle pace, gioia ed equilibrio; parla del suo profondo legame con Lowrence Olivier, straordinario attore che fu suo marito e compagno di lavoro. Alle sue spalle compaiono immagini sfuocate. Con un fazzoletto macchiato di sangue, stretto nella mano, agita disordinata i suoi ricordi, rivivendo le sue emozioni, grandiosa e commovente.

 

TEATRO MANZONI:  "L'ORO DI NAPOLI"   (dal 2 al al 28 marzo)

Regia:Armando Pugliesi

Attori: Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri

Musiche Nicola Piovani

Il libro di Giuseppe Marotta “L’Oro di Napoli” viene definito una dichiarazione d’amore per la sua città, splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa, asciutta, a volte divertita partecipazione.
Alcuni episodi del libro hanno ispirato il celebre film di Vittorio De Sica in cui di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella malinconica. Il tema conduttore de “L’Oro di Napoli” è la pazienza, una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza: la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta. Un film in cui viene esaltato il teatralismo del popolo dei bassi napoletani.
È da questo teatralismo che il regista Armando Pugliese intende partire per l’edizione teatrale de “L’Oro di Napoli” da lui stesso curata con Gianfelice Imparato. Edizione che verrà strutturata su una nuova ricomposizione dei racconti di Giuseppe Marotta, di cui alcuni sfruttati anche nel film, altri completamente inediti. La finalità sarà quella di comporre un grande affresco in cui si raccolgono storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali di un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli. Un palazzo-microcosmo popolato da personaggi che interloquiscono tra loro nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli, dando vita a quella coralità dolente e magica di una città anche furbesca ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra inarrestabile.
Lo spettacolo, coadiuvato dalle musiche di scena di Nicola Piovani, vanta tra i protagonisti Gianfelice Imparato reduce dal personale successo del film “Gomorra”, Luisa Ranieri sanguigna interprete di matrice napoletana e Valerio Santoro esperto attore di teatro.

 
TEATRO degli ARCIMBOLDI:    IL PIANETA PROIBITO      (dal 25 febbraio)

di Bob Carlton

diretto da Luca Tommassini

con : Lorella Cuccarini, Attilio Fontana e i talenti di X-Factor

Un viaggio nel futuro che inizia dal foyer del teatro, uno spettacolo unico e interattivo, un intreccio visionario e divertente dove il genio di William Shakespeare incontra i miti del rock; è questa la nuova ed originale versione de “Il Pianeta Proibito Rock musical” di Bob Carlton, riadattato e diretto da Luca Tommassini, che ha unito un grande team creativo e un cast artistico d’eccezione: prima fra tutti Lorella Cuccarini, regina incontrastata del musical italiano, al suo atteso ritorno sulle scene, affiancata da Attilio Fontana in un’inedita versione rockabilly.
I due protagonisti saranno affiancati da Pietro Pignatelli e dai grandi talenti delle tre edizioni italiane di X Factor:Chiara Ranieri, Antonio Marino, Enrico Nordio, Francesca Ciampa, e Ilaria Porceddu.
Lo spettacolo sarà arricchito dalla partecipazione virtuale di Morgan, Mara Maionchi e Francesco Facchinetti e dalla partecipazione amichevole di Rosanna Vaudetti.

Partendo dall’originale musical dell’88, un inedito e sperimentale mix di citazioni shakespeariane e trascinanti successi rock degli anni '50 e '60, la nuova versione diretta da Tommassini, accettata e condivisa da Carlton, riprende non solo i grandi classici del rock, arrangiati in una veste rinnovata ed insolita, ma attinge anche alle nuove sonorità contemporanee.
Da Elvis Presley a Bjork, dai Beach Boys a Michael Jackson, da Jerry Lee Lewis a Coolio, dai Rolling Stones ai Prodigy, un eclettico mondo musicale riproposto in modo assolutamente originale grazie agli arrangiamenti di Roberto Tuciarelli.
Innovative e sorprendenti anche le soluzioni sceniche, grazie alle proiezioni in 3D, per la prima volta utilizzate in uno spettacolo italiano, una tecnologia di ultima generazione capace di animare la scena di presenze virtuali.

 

TEATRO CARCANO:  " LA LOCANDIERA "    (dal 24 febbraio al 7 marzo)

L’enorme fortuna di questo testo, studiato nelle scuole e messo in scena da moltissime compagnie, rischia di rendere muti. Si può però raccontare il divertimento di una compagnia contemporanea, dedita alla sperimentazione, nel metterlo in scena, ritrovando le radici della più lucida commedia all’italiana dal ‘900, spiando, attraverso un Goldoni testimone oculare, i segreti dei comici dell’Arte, dei quali si sa poco o nulla. Si è cercato di uscire dalla strada comoda della corretta dizione italiana per avventurarsi nelle sporcature del dialetto, che hanno immediatamente reso più concrete le battute e più vive le situazioni. La scenografia è in gran parte evocata dalle luci, che trasformano un mutevole ma semplice tavolo in una locanda, una stireria, una sala d’attesa del crollo di un mondo e del suo modo di vivere, in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni di libertà e felicità di tutti i personaggi. Ancora oggi, un’energica rilettura di questo testo ce ne fa comprendere la fortuna e la perplessità del pubblico che lo vide in scena la prima volta. Il suo meccanismo perfetto non dà alcuna soluzione, ma pone continue domande. Perché una donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti? Sarà sempre guerra tra uomini e donne? E sono proprio tanto diversi tra loro? Quanto abbiamo perduto sacrificando una visione del mondo al femminile a favore di una al maschile? e tante altre … Con intelligenza, civetteria e determinazione, Mirandolina intesse una sottile trama di gesti che confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni quotidiani, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a partire dal luogo da lei animato e abitato, la locanda. E l’ostinata e lucida misoginia del Cavaliere è destinata a sgretolarsi per celebrare il trionfo di un’affascinante donna d’affari la cui grazia è freddo mestiere e che non riesce a salvare il suo sogno di libertà dalle necessità della reputazione e dell’interesse. Si respira la smisurata solitudine dei personaggi, non solo quella del Cavaliere ma anche del Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali, pronti ad improvvisi e fatui cambi di alleanze, o quella di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla padrona avrà per premio un matrimonio senza amore. Da una parte il mondo sicuro del benessere, dall’altro quello rischioso dell’avventura fuori dai canoni, ma il viaggio è lo stesso, a bordo di una grande nave che scricchiola e sbanda sempre più, sia essa la storia o la vita.

 

TEATRO SAN BABILA:   "CIN CI LA"            (dal 2 al 7 marzo)

“Cin Ci La” si svolge a Macao, dove è tradizione che quando un membro della casa regnante si sposa, si sospendano ogni divertimento e lavoro e questo periodo si chiama “Ciun-Ki-Sin”. Questo, almeno, fino a quando il matrimonio non verrà consumato. La principessa Myosotis ed il principe Ciclamino, però, non hanno le idee molto chiare riguardo i doveri matrimoniali, provocando la rivolta del popolo, che è stanco di questa situazione. Nel frattempo, arriverà da Parigi Cin Ci Là, che il Mandarino Fon-Ki aveva conosciuto quando si trovava nella capitale francese, arrivata a Macao per girare un film, seguita dal suo buffo spasimante Petit-Gris. Fon-Ki vede in loro la soluzione: Cin ci la si occuperà del principe Ciclamino, mentre Petit-Gris si occuperà dell’educazione della principessa, ma  i due reali non sembrano molto interessati  alle lezioni. Il “Ciun-Ki-Sin” sembra interminabile,ma, come in tutte le operette, arriverà il lieto fine anche per le due coppie di innamorati. Tra le arie più famose di questa operetta possiamo ricordare “Rose!Noi siam la primavera”, aria di entrata di Cin ci la accompagnata dal coro; “Oh Cin ci la” duetto comico di Cin ci la e Petit-Gris, “Boxe e amore” duo di Myosotis e Ciclamino e il duetto delle tortore.

 

TEATRO COCCIA (Novara):      "La Tempesta"

La stagione di prosa del Coccia di Novara  ha proposto domenica 21 febbraio l’ultimo dramma di Shakespeare, l’enigmatica Tempesta, una produzione del Teatro stabile di Napoli, con un cast di spicco, da Umberto Orsini  (Prospero) a Rolando Ravello (Calibano), passando per Flavio Bonacci (Antonio) e Rino Cassano (Ariel). Di Andrea De Rosa la regia, coadiuvato da Alessandro Ciammarughi alla messa in scena. La lettura che del capolavoro shakespeariano fornisce il regista napoletano è stimolante, anche se il brutale taglio di circa mezzora di spettacolo rispetto al testo originale può far (e fa) discutere. Nelle note di regia De Rosa sottolinea la natura “labirintica“ del testo: l’isola abitata da Prospero e dagli altri personaggi, sospesa tra sogno e realtà, in cui nulla è come appare, è metafora del labirinto della mente umana, visitata dai fantasmi del desiderio e della morte, di cui specchio e catarsi è  proprio il teatro. Ed ecco l’impostazione chiaramente (forse fin troppo!) metateatrale della regia di De Rosa: Prospero è  il personaggio archetipico dell’attore, forse il simbolo stesso del teatro. E come uno spirito ex machina muove lo spazio occupato da un letto in cui si agita la figlia Miranda (Federica Mandrini) avvolta in un grande sogno che materializza le ombre del passato, manovrando una dimensione onirica in cui si consuma anche lo scontro con il selvaggio Calibano (Rolando Ravello), incarnazione di una natura maligna, tormentata da una sessualità frustrata ed esibita nel gesto masturbatorio della mano destra. Un labirinto della mente che diventa contrasto tra realtà e illusione, espresso anche nelle scelte linguistiche: mentre i marinai parlano in dialetto, i nobili usano l’italiano con delle marcate inflessioni partenopee, che sfocia nel napoletano della traduzione di Eduardo con la rappresentazione finale del masque. Colpito nell’animo e castigato nel corpo, il desiderio di rivincita si placa di fronte all’impenetrabile mistero della morte. È la morte a sopraggiungere: «La nostra vita è circondata da un grande sonno che è la morte». A questo punto il pubblico assiste alla morte del Duca. Prospero-Orsini, che si accascia come per un malore e rinviene implorando: «Dammi la battuta». Il sogno di ogni attore: morire in scena come Molière. Il monologo magistralmente recitato da Orsini, in cui Prospero abiura la sua “arte” e il tempo che scorre inesorabile verso la fine di tutto, è il momento culminante in cui la finzione si separa dalla realtà. Prospero diventa uomo normale incontrando l’attore, un’immagine riflessa in uno specchio da cui si vorrebbe staccare: «Mi rendo conto che la vita – ha spiegato Orsini - senza recitare, per me sarebbe impossibile».La scenografia, ridotta all’essenziale, conferisce una forza straordinaria d’immagine, grazie al pesante drappo rosso che ne segna il centro e ai movimenti in linea verticale dello spirito Ariel, interpretato da Rino Cassano, uno dei migliori senza dubbio di tutto lo spettacolo, non solo per l’eccellente interpretazione, ma soprattutto per le difficoltà date a questa dallo sforzo fisico che è costretto a sostenere. Nel complesso valida l’interpretazione degli attori, fra i quali spicca naturalmente come mattatore un sempre grande, con i suoi 75 anni, Umberto Orsini, che di fronte al  pubblico straripante della sua città natale ha riscosso l’ennesimo successo trionfale di una gloriosa carriera.

Novara, 22  febbraio  2010             Bruno  Busca  

 

TEATRO:  “I PONTI DI MADISON COUNTY

Autore: Robert James Waller   Regia: Lorenzo Salveti

Scene: Bruno Buonincontri   Costumi: Bartolomeo Giusti  

“I ponti di Madison County” è la messa in scena del famoso film del 1995 con Clint Estwood e Meryl Streep.

La storia è semplice: il fotografo Robert Kincaid (Ray Lovelock) si reca a Madison per fotografarne i suggestivi ponti, ma, non conoscendo bene la strada, si ferma a chiedere informazioni ad una abitante del luogo.

 

Lei è Francesca (Paola Quattrini), di origini italiane, madre di due figli e in quel momento sola, perché il marito è fuori per affari. Tra i due scatta subito il feeling, in un attimo si sentono vicini e  provano sensazioni speciali, rivivono sentimenti offuscati dal tempo che in questa torrida estate sfociano in una travolgente passione.

Così travolgente che può essere solo vissuta o da cui si deve fuggire. Cosa farà Francesca? Seguirà le vie del cuore o della famiglia?

Le vicende dei due sono descritte dal narratore (Ruben Rigillo) attraverso le lettere, gli articoli e le foto che i figli di Francesca hanno trovato alla sua scomparsa.

 

 

I Ponti di Madison County

Un plauso alla simpatica commedia: “I Ponti  di Madison County”  di Robert James Waller in scena in questi giorni al teatro San Babila di Milano.  Interpretata molto bene da Paola Quattrini e Ray Lovelock. Un crescendo costante delle battute , del  racconto, del dialogo amoroso,dell’atmosfera creata fino all’applauso  ripetuto del pubblico. Da non sottovalutare anche l’inizio e i vari interventi del bravo e ben impostato  narratore Ruben Rigillo (figlio d’arte) e le comparse nel finale dei due giovani attori  nei panni dei figli della protagonista. Una commedia  in un atto unico dai tempi giusti , dagli interventi musicali più che gradevoli  e dalla buona  regia di Lorenzo  Salveti .  Uno spettacolo insomma  indovinato dal direttore teatrale Gennaro D’Avanzo  

Milano,  15 Gennaio 2010                                                              achille guzzardella                

 

TEATRO COCCIA (NOVARA) -  La professione della signora Warren  

Nell’ambito della stagione novarese del teatro di prosa è andato in scena, sabato 9 e domenica 10 gennaio, al  Teatro Coccia, il capolavoro di G. B. Shaw  La professione della signora Warren, scritto nel 1894, ma  vietato per ben trent’anni dalla censura, a causa dei contenuti allora ritenuti scabrosi e contrari alla “morale comune”. L’allestimento attuale si deve all’ottimo Teatro stabile di Bolzano, per la regia di Marco Bernardi. La storia, in quattro atti, è quella di Vivie Warren, una ragazza brillante e moderna nonché “di sani principi”, che scopre all’improvviso che il benessere in cui è stata allevata deriva dai proventi che la madre Kitty, prostituitasi da giovane per evitare un destino di miseria e di fame,  trae da varie case di malaffare sparse in tutt’Europa. Al suo comprensibile choc, la madre risponde difendendo la propria “professione” in quanto conseguenza, e non certo causa, di quei vizi che il mondo condanna in pubblico e pratica in privato. Qui abbiamo a che fare con il denaro sporco guadagnato abbondantemente da una signora, donna - ecco la novità - che non si pente della sua professione, anzi la giustifica, secondo i principi dell’etica economica borghese, che identifica nel successo economico il proprio fondamento. I profitti ottenuti in questo modo, dice la protagonista, non sono diversi da quelli ricavati “onestamente”. E cita l’amico Crofts, dalle rendite di origine piuttosto torbida o gli industriali che accumulano capitali sfruttando le operaie.  . Divisa fra l'affetto e la comprensione umana da un lato e lo slancio idealistico dall'altro, Vivie non sa che fare, ma alla fine decide di lasciare per sempre la madre e la cerchia dei suoi squallidi “amici”, per dedicarsi completamente ad un onesto, duro lavoro, che le assicuri l’indipendenza economica. Opera improntata ad uno humor cinico e amarissimo, la commedia dello scrittore inglese non è tanto la condanna di una professione turpe, quanto di un tipo di civiltà che mistifica i valori morali, una società che, dietro la maschera perbenistica, tutto accetta in nome del profitto. Il conflitto tra madre e figlia non nasce dalla "vergogna" della ragazza nell'apprendere i materni trascorsi di prostituta e di tenutaria di bordelli, ma nello scoprirne l'ipocrita pretesa di riscatto sociale attraverso l'irreprensibile educazione fatta impartire alla figlia: "Se fossi stata in te, mamma, avrei fatto quello che hai fatto tu: ma non avrei fatto una vita credendo in un'altra".«L'intento — dice Marco Ber­nardi, regista e direttore dello Stabile — era capi­re se, in un mondo di outlet, beauty farm e Grande Fratello, c'era spazio per un teatro politi­co e di idee teso ad analizzare il rapporto tra economia ed eti­ca, tra donna e lavoro, il femminismo, la prostituzione».

Bravi gli attori: su tutti Carlo Simoni, nella maschera gelidamente cinica di Crofts , Patrizia Milani, una Kitty Warren sguaiata e volgare, ma non priva di momenti di sofferta umanità e Gaia Insenga, convincente nel ruolo di Vivie, nella sua vivace e dura contestazione del ‘modello’ materno.

Ottima, a nostro avviso, la regia di Bernardi, che ha scelto di ambientare la vicenda negli anni cinquanta del ‘900, in pieno boom economico del mondo occidentale, di cui è simbolo la Vespa della prima scena  (invece della bicicletta delle indicazioni di scena originali). Pieno il successo, sottolineato dal prolungato applauso del numeroso pubblico presente in ogni ordine di posti.  

Novara, 11 gennaio  2010             Bruno  Busca

 

TEATRO CARCANO: " PLATONOV " di Anton Cechov    (dal 9 al 12 dic.)

Opera giovanile di Cechov, scritta nel 1880-1881, è un testo senza titolo, battezzato dai critici Platonov. Cechov vi disegna un eroe senza volontà e fa emergere quella contrapposizione tra due mondi, la nobiltà e la borghesia mercantile, che riapparirà nelle opere maggiori. Ritrovato un paio di decenni dopo la morte dell’autore, che aveva lasciato accenni a un lavoro forse perduto o che aveva intenzione di distruggere, è stato pubblicato postumo nel 1923: un testo incompiuto, sebbene “incompiuto per eccesso di materia”, come sottolinea il regista Nanni Garella. Nel ruolo del titolo, Alessandro Haber incarna i tratti negativi di un personaggio abulico, un Don Giovanni riletto e calato nel profondo della provincia russa, modellato sull’opera di Molière, con echi dalla grande letteratura di Puskin e Turgenev. All’interno di un’atmosfera intorpidita e provinciale si muovono i vari personaggi, spettatori inermi del ribaltamento delle relazioni sociali causato dal dissolvimento dell’aristocrazia militare e di tutta la struttura sociale legata a un’organizzazione di tipo feudale. Figurine di un mondo in decadenza, in cui i sentimenti non hanno più fondamento morale e i rapporti tra gli uomini sono dettati unicamente da interessi che non riguardano la sfera emotiva. Un mondo che, per aridità morale e rivolgimenti economici e politici, ha più di una somiglianza con il nostro: per questa ragione Garella ha spostato l’ambientazione della commedia alla fine del Novecento, nella Russia della perestrojka, vestendo gli attori con abiti moderni.

TEATRO PARENTI: "I Prodotti" -Spettacolo di danza-  (dal 1 dicembre)

ideazione e regia di Michela Lucenti e Leonardo Pischedda

coreografia di Michela Lucenti

con gli Afro Jungle Jeegs

Produzione Balletto Civile e Artificio 23  

Il progetto teatrale I Prodotti vede coinvolto un gran numero di persone, fra cui, in primo luogo, un gruppo di giovani acrobati kenioti, gli Afro Jungle Jeegs, che sono arrivati in Italia portando piccoli spettacoli di elevata e divertente acrobazia fisica, grazie al sostegno di Artificio23 e P.e.p.e. Produzioni.

Leonardo Pischedda, di Artificio23, gruppo che fa dell'incrocio dei generi il centro della sua ricerca, ha proposto agli acrobati africani di interagire con altri artisti come quelli del Balletto Civile, compagnia italiana di teatro fisico capitanata da Michela Lucenti che lavora da anni privilegiando quasi esclusivamente il linguaggio del corpo, del canto e della danza.

Ne è nato un lungo percorso di formazione e di lavoro ancora in atto, un percorso tra Europa e Africa, che si è sviluppato nell'arco di due anni, ottenendo un primo risultato compiuto con lo spettacolo.

I prodotti è fatto di individui e dei loro corpi e racconta una storia immersa nel bianco, che è il colore delle cose sospese. Gli individui danzano e parlano, e il loro agire ha bisogno di mostrarsi, di rivelarsi con strumenti semplici e diretti. Lo spettacolo parla di una specie di rumore di fondo, che si può ascoltare spesso, quando tutto il resto tace, e di come le vite siano immerse nel freddo, anche a Nairobi.

TEATRO SAN BABILA:  “VESTIRE GLI IGNUDI”      (dal 25 novembre)

di Luigi Pirandello

regia: Walter Manfrè

con Vanessa Gravina, Luigi Diberti, Luca Biagini e Marco Marelli,

Ersilia (Vanessa Gravina), felicemente fidanzata con il tenente di vascello Franco La Spiga (Marco Marelli), lavora come governante nella casa del Console italiano a Smirne (Luca Biagini), che la corteggia assiduamente. Un giorno, essendo in uno stato di desolazione a causa della rottura del fidanzamento, cede alle avancès del suo datore di lavoro e non ne sorveglia la figlia (Giulia Botta, nei panni della bambina) che le era stata affidata e questa muore in un tragico incidente. Ersilia si ritrova per strada senza un lavoro, senza una casa,costretta a prostituirsi e tenta il suicidio.  Ricoverata in ospedale, sicura di morire, vorrebbe lasciare un ricordo romantico di sé e ai cronisti racconta di essersi avvelenata perché abbandonata dal fidanzato, suscitando commozione nell’opinione pubblica. Ma i tormenti per Ersilia non sono ancora finiti e, da paladina dell’opinione pubblica, finirà per essere vista come una prostituta che ha causato la morte di una bambina e … Personaggio di rilievo è anche lo scrittore Ludovico Nota (Luigi Diberti), che nutre un interesse vampiresco per Ersilia, dalle cui vicende vorrebbe trarre un romanzo. “Vestire gli ignudi” è il dramma di chi si sente nudo, quindi insignificante, e indossa i panni, seppur laceri, che gli altri gli fanno indossare.

TEATRO PARENTI:    "TRADIMENTI"                (dal 23 al 29 novembre)

di Harold Pinter

Regia: Andrea Renzi

Attori: Nicoletta Braschi, Tony Laudadio, Enrico Iannello

Due ex amanti si incontrano in un pub anni dopo la fine del loro affaire . Da qui nove rapide scene durante le quali si riavvolge il nastro della loro storia clandestina. Uno dei maggiori testi di Pinter con Nicoletta Braschi, Enrico Ianniello e Tony Laudadio che tornano in scena insieme dopo il successo de Il metodo Grönholm.

TEATRO COCCIA (Novara):    "Vita di Galileo"  

Al Coccia  di Novara si è aperta degnamente, domenica 22 novembre, la stagione del teatro di prosa con la Vita di Galileo di B. Brecht, una coproduzione del Teatro Stabile Friuli-Venezia Giulia e del Teatro degli Incamminati di Milano, per la regia di Antonio Calenda, già allestita al Piccolo di Milano nella stagione 2007-2008.  Frutto di diverse stesure, l’opera nasce negli anni che precedono immediatamente la Seconda Guerra Mondiale. Vita di Galileo è la drammatizzazione della carriera del grande scienziato toscano a partire dall'invenzione del cannocchiale, alla scoperta dei pianeti di Giove, alla prima condanna del Sant'Uffizio, fino all'ultima vecchiaia che trascorse nel suo domicilio di Arcetri in conseguenza della seconda e definitiva condanna ad opera del Tribunale ecclesiastico. Lo spettacolo si concentra sul contrasto con il potere ecclesiastico, terminato con la sconfitta dello scienziato, con l’abiura delle proprie dottrine, intimorito dalle ben poco caritatevoli modalità di persuasione della Chiesa d’allora: la figura di Galileo, lo scienziato che con le sue rivoluzionarie intuizioni rischia di mettere a repentaglio gli equilibri ideologici e sociali del suo tempo e che si piega alla ritrattazione per timore della tortura e per mancanza di vocazione eroica, è la metafora dello scienziato moderno, dell'intellettuale perseguitato dall'inesorabile establishment politico-culturale, nemico di ogni innovazione che ne minacci il potere, fondato sullo sfruttamento della massa ignorante. Galileo come eroe intellettuale, dunque, ma eroe fin tanto che non entra in gioco il timore per la sofferenza del corpo: non è un paladino che immola tutto se stesso alla causa; Galileo non puro cavaliere senza macchia, ma comunemente umano, con i suoi slanci idealistici e con le sue giustificate paure di fronte  a torture e rogo.. Il regista Antonio Calenda ci mostra il grande scienziato in tutta la sua umanità, nella capacità di grandi pensieri, ma anche nella golosità verso i piaceri più semplici. Tanto che l'amore per la buona tavola è un tema ripreso continuamente, come metafora, ma anche come vero piacere al pari dei piaceri dell'intelletto, anzi, alla fine, come l'ultimo piacere che rimane all'uomo privato della libertà intellettuale.
Ed è proprio nel finale, con Galileo ormai invecchiato e rinchiuso nella sua stessa casa, che si hanno i momenti più emozionanti dello spettacolo. Branciaroli appare perfetto nel rendere l'umanità dello scienziato, ormai apparentemente interessato solo al quotidiano, quasi biascicante, che ha abiurato anche alla propria dignità, ma che esprime ancora guizzi di un'intelligenza e di una saggezza che deve nascondere. Buona l’interpretazione di alcuni personaggi importanti per la resa drammaturgica dei temi principali: molto convincenti, ad esempio, Giancarlo Cortesi e Daniele Griggio nella parte dei due cardinali che interrogano Galileo, espressione del potere nel suo volto più cinico e ipocritamente suadente. Pregevole anche la prova di Giorgio Lanza nei panni di Sagredo, il compagno spirituale di Galileo, mentre un po’ troppo impostati su toni macchiettistici appaiono altri personaggi, specie quelli femminili. Suggestiva la scenografia di  Pier Paolo Bisleri: la parete di fondo, su cui si apre un enorme portone, è il cielo, con le costellazioni e le galassie, un mondo nebuloso, a cui tenta di dare accesso la scienza moderna, un accesso però, nel finale, precluso da un’enorme inquietante croce, simbolo di una religione fattasi potere dispotico e tirannico.

Pieno il successo, sottolineato dagli scroscianti applausi del folto pubblico, con molti giovani.  

Novara, 23 novembre                          Bruno Busca

TEATRO SAN BABILA:  COL PIEDE GIUSTO

Regia: Angelo Longoni

Attori: con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone

Rincasando un po’ brillo la sera in cui è stato eletto in Parlamento, Bruno (Simone Colombari) travolge con l’auto un malcapitato e lo lascia morto senza soccorrerlo. Nonostante non sia stato visto da nessuno, fa contattare da un avvocato suo amico,Silvio (Blas Roca Rey), piacione e con pochi scrupoli, la vedova (Amanda Sandrelli) per offrirle un compenso. Elena, la vedova, donna sospettosa, aggressiva e spassosamente sguaiata, prima rifiuta, poi accetta e poi… In tutta questa vicenda si aggiunge Anna (Eleonora Ivone), ambiziosa moglie di Bruno e figlia di un potente senatore della Repubblica,  da sempre corteggiata dall’avvocato amico del marito. C’è un tipo di  crimine nuovo, inedito, non tanto per la tipologia di illecito penale, quanto per la diffusione incredibile che sta avendo: l’omissione di soccorso in seguito ad incidenti stradali, sono quasi ventimila ogni anno i pirati della strada che investono e uccidono o feriscono e poi scappano. Gli interpreti principali sono Amanda Sandrelli, attrice di cinema, fiction tv e teatro e il marito, l’attore romano di origini peruviane Blas Roca Rey. I due hanno spesso messo in scena commedie di Angelo Longoni autore e regista per cinema e teatro, i cui testi raccontano le problematiche della società contemporanea.

TEATRO PARENTI:   "IL CALAPRANZI "        (20 ottobre / 1 novembre)

di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra
Regia e attori: di Lorenzo Costa e Ivana Monti

Produzione Teatro Garage di Genova

Un'azione scoppiettante, grazie alla bravura di Ivana Monti e Lorenzo Costa, binomio perfetto per la comicità di Pinter: silenzi-dialogo e dialoghi serrati, amare risate e calma violenza. Chiusi in uno scantinato ad attendere il nome della loro vittima, i due killer del thriller, mettono in scena in un duo amaro e quasi comico, la metafora dell'inquietudine umana.
Gus e Ben - Ivana Monti  e Lorenzo Costa - danno vita a dialoghi divertenti a assurdi. L'attesa dei messaggi, spesso fonte di riflessioni, diventa col passare del tempo sempre più snervante, creando stato d'ansia e tensioni verbali tra i due protagonisti, fino ad un finale sorprendente. Il calapranzi mette in scena la violenza, tema ricorrente nella drammaturgia pinteriana, e i suoi meccanismi spesso inafferabili e sottili che insidiano l'uomo. Una violenza che in questo testo è espressa sotto forma di una calma impassibile di Ben ed un' inquietudine ossessiva di Gus. E' in scena una metafora delle minacce della vita alle quali si può rispondere o con amare risate o con il silenzio delle verità.

TEATRO MANZONI: "UN ISPETTORE IN CASA BIRLING" (6 0tt./1 nov.)

Bis Tremila s.r.l. presenta UN ISPETTORE IN CASA BIRLING di John Boynton Priestley,    traduzione di Giovanni Lombardo Radice.                                                                                 Con PAOLO FERRARI, ANDREA GIORDANA, Crescenza Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi, Loredana Gjeci. Costumi Giovanni Ciacci, scene Almodovar, disegno luci Umile Vainieri, aiuto regia Francesco Brandi, disegno audio Paolo Astolfi, musiche Harmonia Team. Regia GIANCARLO SEPE.      In Inghilterra nel 1912 la famiglia Birling festeggia il proprio benessere finanziario e il fidanzamento della figlia Sheila con un giovane industriale. Abiti da sera, cena e vini d’annata. Mentre tutto fila liscio verso la conclusione bussano alla porta: un ispettore di polizia deve porre delle domande al capo famiglia, Arthur… Un inizio folgorante per una commedia a carattere giallo, piena di suspense. Il poliziotto mette in crisi la serata, la famiglia, gli affari, il fidanzamento e tutto il resto. Sulla storia aleggia la morte violenta di una giovane donna. Ecco una combine che non ha eguali nel teatro del Novecento di cui John Boynton Priestley è un rappresentante esemplare: thriller e dramma borghese. Le ipocrisie dell’alta società che si mischiano al disagio del ceto meno abbiente, che soccombe; le colpe che si materializzano e diventano spauracchi agli occhi della famiglia Birling che prova a scaricare le proprie responsabilità. Un interrogatorio poliziesco che dura un’intera notte, non risparmiando niente e nessuno. Una serie di colpi di scena alla Hitchcock che cambia ogni volta il nome dell’assassino, coinvolgendo i protagonisti, presunti ignari e presenti colpevoli, in una sarabanda surreale e velenosa, che non conosce sosta e che ha termine alle prime luci dell’alba. Scritto e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1945, “Un ispettore in casa Birling”, considerato oramai un classico del teatro inglese, ottenne grandi successi a metà degli anni Quaranta anche a Londra (compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes), Parigi, New York. In Italia venne messo in scena per la prima volta   nel 1947 da Orazio Costa con Salvo Randone e Camillo Pilotto, e successivamente negli anni Ottanta dalla Compagnia Tieri-Lojodice. In questa edizione viene riproposto, con la regia di Giancarlo Sepe, da una coppia di consumati  attori del calibro di Paolo Ferrari e Andrea Giordana, avvalendosi per la traduzione della prestigiosa firma di Giovanni Lombardo Radice. Attualmente lo spettacolo è in scena al Novello Theatre di Londra con Nicholas Woodeson, Sandra Duncan, Christopher Saul, Marianne Oldham, Robin Whiting, per la regia di Stephen Daldry.

TEATRO SAN BABILA: “IL SIGNORE VA A CACCIA” (dal 6 al 25 ott.)

Autore: Georges Feydeau

Regia: Mario Scaccia

Attori: Debora Caprioglio, Edoardo Sala, Rosario Coppolino e con Isa Barzizza  

Quando Il signore va a caccia, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla sorprendere in flagrante e dedicarsi,a sua volta, all’amante. Ma quando la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo accettando la corte del migliore amico di lui.

Al centro del vaudeville adattato e diretto da Mario Scaccia c’è un ipotetico tradimento del marito Ducholet (Edoardo Sala), nei confronti dell’amorevole moglie Leontine (Debora Caprioglio). Il sospetto di tradimento è instillato da Moricet (Rosario Coppolino), da sempre innamorato di Leontine, il quale afferma che Ducholet utilizzi la scusa della caccia per tradirla. Proprietaria dell’appartamento dove si svolge tutta la vicenda è Madame Latour du Nord, interpretata dalla poliedrica Isa Barzizza, attrice e doppiatrice, che ha lavorato con attori del calibro di  Totò, Eduardo de Filippo, Ruggero Ruggeri,…

Georges Feydeau è un autore attuale, leggero e spiritoso, solo all’apparenza disimpegnato che, descrivendo egregiamente le situazioni quotidiane, disegna un’epoca e ne coglie i primi elementi disgregatori. (“Ma che cos’è, scusate, l’onestà delle donne? E’ l’opinione della gente. Ebbene, basta che non la mettiamo al corrente dei fatti nostri, la gente!”. E’ una delle frasi di Moricet al suo oggetto del desiderio Leonine, che sottolinea quanto peso avesse l’apparenza nella società di Feydeau) In una delle commedie più divertenti del drammaturgo francese, la vicenda ruota intorno al tema dell’adulterio e della gelosia in un vortice di situazioni paradossali ed esilaranti fra marito, moglie, amanti, poliziotti,….

Ambientata in un appartamento parigino dove tutti i personaggi si incontrano casualmente e danno vita a una girandola di movimenti ed equivoci tra la commedia e la farsa,un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi ineccepibili, di entrate ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena che la regia sottolinea alla perfezione.

TEATRO SAN BABILA: LA VEDOVA ALLEGRA       (29 sett./4 ott.)

Libretto di Victor Leòn – Leo Stein - Musiche di Franz Lehàr  

Il re di un piccolo paese ha un figlio malvagio, Mirko, e un nipote dal carattere opposto, Danilo, che si contendono i favori di un ballerina in tournèe, Sally. Danilo vorrebbe sposarla, ma lo zio si oppone al matrimonio e Sally accetta la mano dell’uomo più ricco del regno, che muore la prima notte di nozze. La vedova si reca a Parigi e il re incarica il figlio Mirko di trovarla e sposarla, per fare in modo che la fortuna ereditata rimanga nel paese. Ma Sally è sempre stata innamorata di Danilo, così come il ragazzo di lei,…  

“La vedova allegra”, primo capolavoro di Franz Lehàr, debuttò il 30 dicembre 1905 diventando il simbolo di un genere che unisce divertimento e buona musica e procurando un immediato successo al compositore, la cui musica, in questa versione, è eseguita magistralmente dall’orchestra da camera “Giorgio Strehler”. 

TEATRO CARCANO "MOLTO RUMORE PER NULLA"    (dal 7 ottobre)

Lo spettacolo, che ha debuttato a settembre dello scorso anno al Teatro India di Roma, è l’esito di un laboratorio teatrale tenuto da Gabriele Lavia con una ventina di giovani attori. In questa commedia sono contenuti alcuni temi-chiave del teatro shakespeariano, in primo luogo il dilemma esistenziale tra l’essere e l’apparire, il tema del doppio, dello specchio, della maschera. Dov’è la verità? in ciò che è, in ciò che si deve o in ciò che appare? Grande importanza viene data alla musica e alle canzoni con esecuzioni dal vivo da parte dei giovani attori. I costumi sono a volte indossati, a volte solo appoggiati e a volte trascinati da attori in abiti di tutti i giorni, a seconda degli stati d’animo, della “maschera”, del ruolo, dell’apparenza. E’ uno spettacolo molto allegro, leggero, fresco e divertente, corale e energetico, capace di esaltare la giovinezza e il primato dell’Amore.  

In occasione del ciclo “Gli incontri di Milano per lo Spettacolo” a cura del Comune di Milano-Settore Cultura e Spettacolo, giovedì 15 ottobre alle ore 18 presso lo Spazio Eventi Mondadori (piazza Duomo, 1) gli attori di MOLTO RUMORE PER NULLA incontreranno il pubblico e si racconteranno. Conduce l’incontro Antonio Calbi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.  

Nella solare città di Messina, il ricco Leonato accoglie nella sua magione il principe d’Aragona don Pedro di ritorno dalla guerra insieme ai suoi più stretti compagni. L’atmosfera gaia e leggera dell’estate mediterranea fa da sfondo agli amori del giovane Claudio e la dolce Ero e tra i litigiosi Beatrice e Benedetto. Nell’imminenza delle nozze di Claudio e Ero, don Juan, geloso del favore che Claudio gode presso don Pedro, fa di tutto per screditare Ero e impedirle così di sposare il suo amato. Nulla però potrà impedire all’amore di trionfare sui cattivi sentimenti, che saranno giustamente puniti. Questa, in breve, la trama di un’opera che condensa in sé tutto il meglio delle commedie shakespeariane: finte morti, sospetti, intrighi, schermaglie amorose, scambi di persona, congiure. Un molto – per fare una sintesi estrema di questa divertentissima opera – che attraverso lo specchio del rumore si riflette e diventa, o ritorna, nulla. Il nulla evocato nel titolo: “lo scandalo, il delirio, la rabbia, la rissa, la finzione. La guerra, l’amore … sono l’esito del nulla, certo arriveranno al nulla. La vita allora non è che un’ombra che cammina per davvero, un povero attore che si agita sulla scena, per la sua ora, tutto sudore, furia, temperamento … La congiura, la guerra civile che ha visto soccombere il “bastardo” Juan e vincere il “legittimo” Pedro, lo scambio di persona tra Ero e Margherita, la finta morte di Ero, la finta figlia di Antonio … le maschere … le maschere … le maschere … tutto questo .. tutto questo “rumore” finirà nel nulla come era nato e allora … ha ragione Benedetto .. Balliamo!”  

TEATRO MANZONI:  NUOVA STAGIONE

Per la stagione teatrale 2009-2010 il programma alterna come di consuetudine spettacoli classici e appuntamenti con il divertissement. Il criterio dell’alternanza si basa sulla contrapposizione tra il recupero di pagine memorabili della scena internazionale e il varo di novità assolute, come traspare già nell’incipit che fa seguire all’inaugurale proposta di un’icona del teatro del Novecento una nuova commedia dell’autrice-regista Cristina Comencini.

Scritto e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1945 e l’anno dopo a Londra da una Compagnia in cui figurava il giovanissimo Alec Guinnes, “Un ispettore in casa Birling” di John Boynton Priestley arrivò sulle scene italiane nel 1947 con la regia di Orazio Costa , protagonisti Salvo Randone e Camillo Pilotto, e venne ripreso nel 1986 da Sandro Sequi per Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice, Mino Bellei. L’apparizione di un ispettore di polizia durante una festa di fidanzamento mette a disagio una famiglia benpensante inglese rivelandone le debolezze e i compromessi. Adesso sono Paolo Ferrari e Andrea Giordana con Crescenza Guarnieri e la regia di Giancarlo Sepe a rinverdire la trama complicata da un delitto che è costato la vita a una giovane donna.

Un’altra famiglia in crisi è al centro di “Est Ovest” in cui l’autrice di “Due partite” e candidata all’Oscar per “La bestia nel cuore”, ricostruisce la festa per gli ottanta anni di nonna Letizia, assistita da una badante ucraina e sfruttata da figli e nipoti che mirano a impossessarsi anzi tempo degli ultimi beni dell’ottuagenaria. Ma l’elemento cruciale della vicenda è costituito dal confronto di due solitudini: quella dell’anziana signora in balia degli eredi e quella della badante costretta all’estero dalla povertà del suo paese di origine. A interpretare la novità della Comencini sono l’intramontabile Rossella Falk, la giovane Daniela Piperno , nonchè Luciano Virgilio e Claudio Bigagli.

Un assolo di Gianfranco Jannuzzo costituisce il terzo appuntamento stagionale che in “Girgenti amore mio…”, scritto assieme ad Angelo Callipo, scioglie un inno alla natia Agrigento, richiamandola con il nome dei memori genitori. Nell’exploit di Jannuzzo, affidatosi alla regia di Pino Quartullo, prendono forza non soltanto il gusto spregiudicato dell’inconfondibile “humour” locale, ma anche la topografia labirintica della città, resa viva e palpitante dall’evocazione appassionata dell’interprete di “Liolà” e di “Nord & Sud”. L’antica Agrigento non è soltanto eletta a simbolo della Sicilia, ma nel canto accorato del protagonista assurge a emblema di tutte le città del mondo innalzate a simbolo dell’amore per la propria terra.

A seguire lo spregiudicato interno de “L’Appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond nell’adattamento di Edoardo Erba e di Massimo Dapporto. La versione teatrale del famoso film del 1960 con Jack Lemmon e Shirley MacLaine ha per protagonisti Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli. La simpatica e spregiudicata vicenda ripropone, con la regia di Patrick Rossi Gastaldi, la spericolata disponibilità di un arrembante impiegato che per far carriera dà la possibilità agli altrettanto spregiudicati superiori di usufruire del suo appartamento per i loro incontri galanti. Salvo scoprire che la disinvolta partner dei suoi “soci” non è che la galeotta ragazza dei suoi sogni.

L’allestimento teatrale di “Dona Flor e i suoi due mariti”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jorge Amado del 1966, si ispira al film di Bruno Barreto (1977), protagonista Sonia Braga nel ruolo inquietante di una giovane donna di Bahia che alla morte del marito, adorabile giocatore e sciupafemmine, si riaccasa con un tranquillo farmacista e scopre ben presto di aver la necessità di conciliare la serena disponibilità del secondo marito con la passionalità e l’erotismo dell’intramontabile predecessore. Con la regia e la rielaborazione scenica di Emanuela Giordano sono Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti con Valeria D’Obici a impersonare i protagonisti dell’esilarante e struggente metafora brasiliana.

Ispirato alla metropoli vesuviana dell’immediato dopoguerra è il film “L’Oro di Napoli” che nel 1954 Vittorio De Sica trasse da sei racconti dell’omonimo libro di Giuseppe Marotta, interpretato dal gotha attorale che trascorre da Totò a Sophia Loren, da Silvana Mangano a Eduardo De Filippo, allo stesso De Sica. Ma nell’odierno adattamento teatrale di Armando Pugliese e Gianfelice Imparato, con musiche di Nicola Piovani, si ripropone una ricomposizione totalmente nuova dei racconti marottiani  affidati all’interpretazione di Gianfelice Imparato, Luisa Ranieri, Valerio Santoro, per raccontare le storie dolenti, comiche e tragiche di una miriade di personaggi di un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli.

Il penultimo appuntamento della stagione è con “Rumors” di Neil Simon affidato alla coppia Zuzzurro e Gaspare e alla regia di Massimo Chiesa. Scritta nel 1988, “Rumors” non significa “rumori”, ma pettegolezzi ed è una farsa infernale in cui il clou della vicenda è costituito dall’assenza del vicesindaco di New York e della moglie alla festa per il loro anniversario di matrimonio. Nulla a che vedere con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn in cui si cimentarono gli stessi Andrea Brambilla e Nino Formicola. “Rumors” è un comico affresco dell’alta borghesia di New York, andato in scena a Broadway  nel 1988 e ripreso l’anno dopo in Italia da Gianfranco De Bosio per Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Riccardo Peroni, infine riproposto nel 2000 dagli Attori e Tecnici di Attilio Corsini.

A concludere “La strada”, un dramma, con musiche di Germano Mazzocchetti, tratto dall’omonimo film di Federico Fellini premiato con l’Oscar nel 1954. Nella versione teatrale si misurarono nel 1999 Fabio Testi e Rita Pavone diretti da Filippo Crivelli. Oggi sono Massimo Venturiello e la cantante Tosca a impersonare il girovago Zampanò e l’ingenua e clownesca Gelsomina. Tra loro non c’è dialogo: la diffidenza, il cinismo, l’incomunicabilità sono la colonna sonora della loro esistenza condotta ai margini della società e della civiltà. Attorno ruota un’umanità altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera, fatta di uomini che ancora oggi troviamo nelle nostre metropoli, vicinissimi a noi eppure invisibili, ignorati e allontanati.  

Milano, settembre 2009

XII STAGIONE TEATRO DI VERDURA: GIUGNO - SETTEMBRE 2009  

E’ stata presentata da Marcello Dell’Utri, Presidente della Fondazione Biblioteca di Via Senato, nel corso di una Conferenza Stampa, la Stagione 2009 del Teatro di Verdura che intende, in linea con le precedenti edizioni e con maggiore forza, dare spazio alla lettura dei testi che hanno fatto grande la letteratura italiana ed internazionale di tutti i tempi: appunto, i libri in scena.

Nel programma, anche un’interessante impegno degli allievi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi che presenteranno “L’impresario delle Smirne”, in due serate con due distinti cast, per dimostrare che i giovani credono e fanno vivere il grande Teatro a Milano. Anche il Presidente Marcello Dell’Utri offrirà per questa edizione il suo personale contributo al Teatro di Verdura, leggendo in due distinti appuntamenti i discussi diari di Mussolini con appunti del giornalista opinionista Ugo Finetti.

Come ormai consuetudine il Teatro di Verdura, nell’offrire serate piacevoli e di svago, vuole anche ricordare coloro che sono in difficoltà e chi li aiuta concretamente ogni giorno. Per questo, durante tutte le serate della stagione teatrale, inviterà il proprio pubblico a donare un contributo a Opera San Francesco per i Poveri di Milano.

Attori celebri accanto a giovani talenti, serate di lettura, prosa, poesia, musica per una nuova Stagione che intende essere un ulteriore ed appassionato tributo al grande teatro.

All’incontro hanno anche partecipato, con personali interventi, artisti ed operatori culturali tra cui Filippo Crivelli, Alessandro Quasimodo, Mario Cei, Corrado D’Elia e Donatella Oggioni.  www.bibliotecadiviasenato.it  

Giugno 2009                                    AMont*  

TEATRO SAN BABILA:"BEAT GENERATION ANNI '60" (dal 6/4)

Lo spettacolo è un percorso storico sul decennio della contestazione giovanile, un decennioricco di avvenimenti e cambiamenti tra moda, comunicazione e musica, ovviamente Beat. Beat è un termine inglese che significa ritmo, battito. La beat generation è un movimento artistico, letterario, musicale, sviluppatosi attorno agli anni ’50’/‘60 negli USA. La musica beat è un genere musicale nato negli anni ’60 in Inghilterra. Forse il primo vero artista che ha trasformato in musica l’ideologia del movimento è stato Bob Dylan, seguito dagli “Animals”, dai “Procol Harum”, e dai “Moody Blues”, gruppi che influenzarono notevolmente anche il beat italiano. Nel nostro paese il beat era l’idea di porre una rottura con le vecchie tradizioni del mondo adulto. Sul palcoscenico del Teatro San Babila la musica beat sarà la vera protagonista, con canzoni che hanno segnato un’epoca attraversando intere generazioni senza mai invecchiare. Sei serate indimenticabili nelle quali si intrecciano i ricordi di un’Italia che si trasforma attraverso le nuove generazioni  di allora.            Regia di Davide Sacca' con Gianpieretti, Donatello,  Paki de “I NUOVI ANGELI”.     

TEATRO MANZONI: "TO BE OR NOT TO BE"     (dal 31 marzo)

“To be or not to be” è una pièce che offre una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia.
Una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del soggetto originale dell’autore ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film di successo del grande Ernst Lubitsch (“Vogliamo vivere”, il titolo della versione italiana), ripreso quarant’anni dopo da un altro genio della comicità, Mel Brooks.
Il regista Antonio Calenda ha selezionato un gruppo di artisti di alta qualità per la nuova messinscena del Teatro Stabile del Friuli Venezia-Giulia. I ruoli principali saranno sostenuti da due attori molto amati: il bravissimo Giuseppe Pambieri, che interpreta in modo brillante l’esuberanza e le fragilità artistiche di Ian Tura, e l’affascinante Daniela Mazzucato che presta duttilità e talento a Maria Tura, e la sua splendida voce alle canzoni dello spettacolo, firmate dal grande Nicola Piovani. Ian e Maria sono i capocomici di una compagnia teatrale di Varsavia, intenti a provare un testo non troppo velatamente antinazista. È il 1939 e gli eventi precipitano: Varsavia è asservita a Hitler e la censura impedisce la messinscena. Gli attori ripiegano su Amleto, ruolo che è il pallino di Ian, ma che diventa presto il suo incubo: durante il lungo monologo di “To be or not to be” infatti Maria si fa raggiungere in camerino da uno spasimante… Proprio grazie a lui, giovane ufficiale dell’aeronautica, il mondo evanescente degli attori diviene fondamentale per giocare una serie di tiri contro gli oppressori ed eliminare un importante capo nazista.
Commedia piena d’ironia e garbo, di battute irresistibili e intuizioni intelligenti che si susseguono a ritmo vorticoso, “To be or not to be” gioca con il continuo riflettersi della realtà della vita nella finzione del teatro e scrive, in termini leggeri e surreali, una dura satira contro il nazismo.

TEATRO MANZONI: "Il caso di Alessandro e Maria"

Piccolo Musical da “camera” per quattro grandi protagonisti. Luca Barbareschi caleidoscopico e sorprendente per la sua perizia di rinnovarsi di volta in volta nei panni di regista, attore, cantante, riporta in scena un testo raro di un autore di culto come Giorgio Gaber: “Il caso di Alessandro e Maria ” sottotitolo “curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo”. La commedia scritta con l’inseparabile Sandro Luporini, fu messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel 1982. Dialogo intimo a due in bilico tra passato e presente, storia di un innamoramento trascorso e della devastazione che inevitabilmente le grandi passioni comportano, ring del cuore per quei due che avevano vissuto “un amore smisurato e sciupato”. Inaspettate interazioni tra quotidianità e sogno trascendono e prendono corpo e voce con Luca Barbareschi nel ruolo di Alessandro tra il dilemma di “essere” o “ess erci” e la Maria di Chiara Noschese “con la sua gioia di esistere e la sua tristezza di non essere in nessun posto”. Litigano, comunicano e non comunicano, punzecchiano, giocherellano, duettano, sulle note della colonna sonora inedita del bravo musicista Marco Zurzolo, eseguita dal vivo dall’autore e la sua band. Le scene sono di Massimiliano Nocente. I costumi di Teresa Acone. Luci di Mario Esposito. Un modo per restituire al pubblico un pezzo eclissato della straordinaria e vasta produzione gaberiana, un omaggio personale di Barbareschi all’amico Giorgio, una ricerca del regista-attore di ritornare a raccontarsi attraverso il privato, di volare oniricamente tra musica e parole, un reality love show, cantato, ballato, recitato. Poetico, confidenziale, comico, spietato. La personalissima visione della sfera affettiva di un intellettuale viscerale, anticonformista, libero, trasfigurata ed elaborata in versione scoppiettante e vitale, da un mattatore istrionico come Barbareschi, un’attrice fuoriclasse e talentuosa come la Noschese, ritmato da cover di canzoni riadattate di autori come Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau e nuove composizioni di Marco Zurzolo come “C’amor”, “Migranti, “ Tema di Giulia”. Nessun vintage teatrale quindi, bensì una rilettura meno intellettualistica e più scanzonata dell’universo dei sentimenti secondo Gaber alla maniera di Barbareschi, in un’originale partita a due orchestrata, per questo spettacolo-evento al debutto in prima nazionale al Teatro Manzoni di Milano.          

Piccolo Teatro Studio:   "DARWIN TRA LE NUVOLE"  

Fino alla fine del mese si può assistere a un piacevole spettacolo che, divertendo, insegna i fondamenti della teoria darwiniana: Giulio Giorello e Luca Boschi, filosofo della scienza il primo e professore di fumetto e cinema d’animazione il secondo, hanno concepito insieme all’ottimo regista Stefano de Luca una sorta di “viaggio nel viaggio”. Si viaggia infatti nel tempo, fino al 1831, insieme a due giovani amiche, una delle quali – Nelly - vuole a tutti i costi intervistare Darwin: e a teatro tutto si può! Eccole quindi imbarcarsi sul Beagle con il giovane Charles, un perplesso capitano Fitzroy e un buffo mozzo, e partire per il famoso viaggio - durato cinque anni - che porterà il naturalista ad esplorare regioni del Brasile, della Patagonia, del Cile, e a visitare le incredibili Isole Galapagos, vero laboratorio dell’evoluzione. Le domande che affollano la mente di Darwin, come quella di ogni altro scienziato, sono tanti “Perché?” E tra terremoti, incontri con i Fuegini, iguane, fringuelli, Darwin finirà per darsi delle risposte, che saranno il corpus dell’Origine delle specie, testo che Nelly ha portato con sé e di cui legge i passi più significativi. Anche lo spettatore naturalmente viaggia sul Beagle, e con la fantasia, grazie ad una scenografia tanto semplice quanto efficace, si ritrova nella foresta tropicale, nella Terra del Fuoco, sulle Ande… Poi, il viaggio s’interrompe prima di giungere alle Galapagos e, sulle note di un valzer ballato da scimmie ed umani, tutto svanisce. Molto applaudite Silvia Pernarella e Clio Cipolletta – le due simpatiche amiche un po’ matte – insieme ad Andrea Luini, Andrea Germani e Gabriele Falsetta. Per festeggiare il compleanno di Darwin un’occasione da non perdere, anche per i giovanissimi (dai 10-11 anni).

Per informazioni su orari e prenotazioni www.piccoloteatro.org.

Milano, 10 febbraio 2009                    Anna Busca

 

Il Faust di Goethe al  Coccia di Novara  

Per la stagione di prosa al Coccia di Novara sabato 31/1 e domenica 1/2 la Compagnia Mauri- Sturno ha messo in scena il 'Faust' di Goethe, per la regìa di Glauco Mauri, cui va tributato il dovuto encomio, per il coraggio dimostrato nel portare in palcoscenico quello che probabilmente è il testo più arduo da rappresentare dell'intera storia del teatro. Due le difficoltà del capolavoro del maestro di Francoforte: la trama sterminata e la struttura, che procede, soprattutto nella seconda parte, non in base a uno sviluppo lineare dell'azione, ma con un susseguirsi di 'quadri' relativamente staccati, spesso di significato allegorico di difficile interpretazione. Chi rappresenti un'opera con tali caratteristiche è posto di fronte ad una scelta di regìa pressoché obbligata: selezionare un 'percorso' interpretativo, basato su una tematica che conferisca unità e coerenza al 'contenuto' portato sulla scena. Mauri ci invita a rileggere l'immenso edificio del ' Faust' alla luce dello splendido monologo finale del'eroe in punto di morte ("Attimo fermati, tu sei così bello!"): " Dopo tante avventure, dopo aver voluto vivere tutto il bene e tutto il male del mondo, ora Faust ha finalmente compreso che l'uomo può essere d'aiuto all'uomo, che l'uomo deve vivere per l'uomo, in una terra libera, fra un popolo libero"..."l'arte per la vita": così scrive Mauri in locandina. Coerentemente con questa interpretazione, il 'Faust' di Mauri si concentra su tre nuclei d'azione, come altrettante tappe dell'evoluzione spirituale di Faust: l'amore come possesso egoistico dell'altro (la storia di Faust e Margherita), l'anelito ad un'arte che sia pura Contemplazione della bellezza (l'evocazione di Elena), la brama di dominio sulla natura (la costruzione della diga sul mare e la morte di Filemone e Bauci), eliminando drasticamente tutti gli episodi più 'magico-mistici' del testo (fra tutti, le due celebri 'notti di Valpurga' e i cori angelici e celesti del finale). La scelta è apprezzabile, ma personalmente avremmo dato spazio, proprio in questa linea interpretativa, al personaggio di Wagner (l'antiFaust, nella sua angusta concezione della cultura e della scienza), mentre ci è parso un po' sfocato l'episodio di Elena. Di buon livello la compagnia: ottima la recitazione di Mauri (che si scambia con Sturno il doppio ruolo di Faust e Mefistofele), veramente emozionante nel monologo finale dell'eroe, ma efficacissimo anche nelle punte grottesche del ruolo di Mefistofele. Bravo Sturno nel momento patetico dell'amore di Faust per Margherita, mentre nel ruolo di Mefistofele riesce al meglio nel registro del sarcasmo più acido. Una menzione merita anche Cristina Arnone, una brava Margherita. Belle le  scene di Mauro Carosi, che, nella loro spoglia essenzialità, hanno accompagnato suggestivamente la rappresentazione. Teatro quasi pieno e scroscianti, meritatissimi applausi alla fine.  

Novara, 2 febbraio  2009                   Bruno Busca  


TEATRO MANZONI :   IL SINDACO DEL RIONE SANITA' 
(dal 3 febbraio)

Protagonista del “Sindaco del rione Sanità” è Antonio Barracano, riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco”, perché impegnato a proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà questa giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta. Parliamo quindi di un protettore: una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai poveri.
Questa commedia fu scritta nel 1960. La camorra c’era anche cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si toccavano donne e bambini, c’erano i capi quartieri come Campoluongo: il vero Sindaco del rione Sanità che ha ispirato Eduardo. Costui sembrava un aristocratico, gentile ed educato, alto di statura, asciutto, la schiena inarcata gli conferiva un’andatura regale. Eduardo, che lo conosceva, costruisce un eroe che proprio con l’azione dimostra di non agire; crea un idolo polemico, propone un personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del suo Teatro. Di Antonio Barracano Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa desiderare”.
Dopo aver affrontato numerose opere di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffrè approda felicemente al “Sindaco del rione Sanità”. Sotto la sua direzione una numerosa Compagnia di ottimi interpreti trasferisce mirabilmente verosimiglianza ai personaggi. Una prova indimenticabile, come è stata definita dalla critica, sul filo del rigore e della misura che Carlo Giuffrè, alle soglie degli ottanta anni, affronta con straordinaria forza interpretativa in una perfetta fusione di generosità, risentimento e semplicismo in cui si iscrive il personaggio.
Un successo di pubblico che da due anni si rinnova ad ogni replica, tanto da valere allo spettacolo l’assegnazione del Biglietto d’Oro per aver registrato il più alto numero di spettatori.

 

TEATRO OSCAR:    "IL DIARIO DI EVA"   con Lucia Poli

Per la 39^ stagione dell’Oscar, dal 29 gennaio all’8 febbraio, sarà in scena un lavoro del Teatro di Rifredi e del Teatro stabile dell’Innovazione di Firenze, “Il Diario di Eva o come Darwin ci cacciò dall’Eden” di Angelo Savelli, con la regia dello stesso Autore. La scelta è in perfetta sintonia con i dibattiti in corso per il 2009-Anno Darwiniano, dato che ricorrono il bicentenario della nascita di Darwin e il centocinquantenario della pubblicazione dell’Origine delle specie. Il testo infatti si ispira  liberamente agli scritti di Charles Darwin e di Mark Twain, in un curioso e originale mixage che alterna continuamente momenti di riflessione a battute di spirito. Nel 1906 lo scrittore statunitense Mark Twain – pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens - pubblicò un racconto intitolato appunto “Il diario di Eva”: la prima donna biblica parla in prima persona, descrivendo con infantile e poetico stupore la scoperta del fuoco, la bellezza dell’Eden, l’incontro con Adamo. Eva si interroga, dà il nome alle cose, vuole conoscere la Verità. E ’ su questa figura immaginata da Twain, sicuramente filodarwinista, autore di opere considerate così antireligiose da essere pubblicate solo molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1910 (Letters from the Earth, per esempio, fu dato alle stampe per la prima volta nel 1942), che si sviluppa l’intreccio del lavoro teatrale. Nel giardino della casa di Charles Darwin, a Down, la moglie Emma (una splendida Lucia Poli) riceve la visita del reverendo Fay, indignato per l’uscita dell’opera The origin of species, pubblicata dopo vent’anni di lavoro del grande naturalista e considerata il testo fondamentale per le teorie evoluzioniste. La discussione, che continua poi tra i coniugi stessi, non è altro che un dibattito sul ruolo della scienza e i valori della fede, su Dio e sull’uomo. La devota Emma propone a Charles di erigere, come una sorta di risarcimento nei confronti della Chiesa, un monumento ad Adamo ed Eva nel loro giardino, visto che ha trovato sepolto, in un’aiuola, proprio il diario di Eva, all’interno di una cartelletta appartenuta alla loro primogenita Annie morta a soli dieci anni.  Ed ecco che la casta Emma diventa un’Eva innocentemente lussuriosa, il giardino di casa Darwin è l’Eden, il giardiniere non è altro che Adamo, lo stesso Charles si trasforma nel diavolo-serpente che tenta con successo Eva. Il nome “Eva” significa “Vita”, “Adamo” vuol dire “Terra”, e il termine “diavolo” ha un’origine greca che significa “colui che separa” il Bene dal Male. Tra simboli e metafore, riflessioni sulla Bibbia, sulla scienza e sul problema dell’origine, sulla vita e sulla morte, tra ironiche citazioni di Twain (“Il Paradiso lo preferisco per il clima, l’Inferno per la compagnia”) e osservazioni di Darwin, lo spettatore alterna la risata liberatoria alla meditazione. Molti gli applausi al termine dello spettacolo, sia all’eccellente protagonista che ai bravissimi Stefano Gragnani e Simone Faucci. www.tieffeteatro.it

Milano, 2 febbraio 2009         Anna Busca

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO: THE BEST PARSONS DANCE   

Dopo l’ennesimo successo di pubblico e critica riscosso nella passata stagione, a partire da venerdì 13 febbraio 2009  torna sul palco del Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano, la celeberrima Compagnia di David Parsons con “The Best of Parsons Dance”. Occasione imperdibile per appassionati della danza, fans, ma anche per neofiti, questo spettacolo raccoglie alcuni dei grandi classici del coreografo americano, vera e propria icona della Post Modern Dance, una sorta di antologia delle sue coreografie più note ed emozionanti. Fondata nel 1987 da David Parsons e dal light designer Howell Binkley - la Parsons Dance è tra le poche Compagnie che, oltre ad essersi affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, siano riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo, creando coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. Fin dagli esordi, l’alta preparazione atletica degli interpreti e la capacità del fondatore di dare anima alla tecnica, sono state gli elementi distintivi della Compagnia. Come ha scritto il New York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”. Le creazioni di Parsons - prima fra tutte la celeberrima “Caught” del 1982 - , portano tutte il segno di una straordinaria teatralità e di un lavoro fisico che si trasforma in virtuosismo e leggerezza. È una danza solare, che diverte in quanto espressione di gioia, capace di trasmettere emozioni semplici e dirette, risultando estremamente accessibile quindi anche al grande pubblico. Le performance della compagnia sono esaltate con fantasia e immaginazione dal light designer Howell Binkley, mentre tra le collaborazioni eccellenti figura Luca Missoni,che ha firmato i costumi di molti pezzi. Composta da undici ballerini fissi, la compagnia vanta un vasto repertorio di coreografie originali, che trova in questo “Best of” un’affascinante compendio. Le musiche utilizzate da Parsone per le sue creazioni spaziano dalla musica classica,  Rossini e Mozart, al jazz di Phil Woods e Miles Davis, dal leggendario musicista brasiliano Milton Nascimento a Robert Fripp - chitarrista e fondatore dello storico gruppo rock inglese King Crimson -  per arrivare fino alla popolare musica della Dave Matthews Band con le celeberrime hit degli Earth, Wind & Fire.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "LA COSMETICA DEL NEMICO"

Al Teatro Filodrammatici, continua il ciclo dedicato alla scrittrice belga Amélie Nothomb, inaugurato il 9 gennaio, con lo spettacolo La Cosmetica del Nemico, progetto e regia di Corrado Accordino in scena dal 23 gennaio all’8 febbraio.

Due uomini nella sala d’attesa di un aeroporto, i primi approcci, l’insistenza di uno, la diffidenza dell’altro. Un incontro premeditato mascherato dalle lusinghe della casualità, e subito scatta la trappola. Angust viene trascinato dalla persuasiva e feroce ironia di Textor Texel in un gioco al massacro. La vittima si scoprirà assassina, l’innocenza assumerà le sembianze del tiranno, le parole il significato del sangue. I piani di realtà subiranno improvvise oscillazioni, tali da far dubitare dell’attendibilità degli eventi, delle loro risposte alla sopravvivenza.
Il gesto irriverente della morte irrompe nelle vite di questi due coinquilini della coscienza. Un dialogo mozzafiato, un’indagine sulla doppiezza dell’uomo che svelerà i lati oscuri dei due personaggi, mettendo in mostra il nemico interiore che distrugge tutto ciò che vale, che mostra il disfacimento insito in ogni realtà.

“Questa è la storia del disordine mentale di un uomo.

Il felice coraggio della parola di Amélie diviene il pretesto scenico per rappresentare i volti degli attori infettati dalla rabbia -le immagini di paesaggi interiori -il ronzio assordante del pensiero in fuga - l’ape che ronza - l’onda che si spezza- il cane che abbaia in lontananza- il luogo astratta e metafisico delle verità nascoste, le stanze della dimenticanza”.

 

Corrado Accordino

TEATRO SAN BABILA: "FIORI D’ACCIAIO” di Robert Harling (dal 13 gennaio)

Dramma e commedia si alternano in “Fiori d’acciaio”, piece tratta dall’omonimo film dell’ex coreografo Herbert Ross, uscito nelle sale nel 1989. Uno spettacolo tutto al femminile per Caterina Costantini, Sandra Milo e Rossana Casale che scandaglia l’animo delle donne, attraversando generazioni differenti. Le risate sono qualche amare in “Fiori d’acciaio”, perché la storia è commovente, ma allo stesso tempo molto divertente. Il testo è bello e coinvolgente e vede protagoniste sei donne dall’età e dai caratteri completamente diversi, unite da un’amicizia profonda, fatta anche di gelosie e pettegolezzi. La commedia è ambientata in un salone di bellezza della Lousiana. Qui le sei amiche si incontrano e si scambiano confidenze. Il modo fragile e superficiale che hanno di affrontare la vita si scontra però con la durezza della realtà, che fa emergere in loro una forza d’animo che pensavano di non avere. Ne nasce una storia vera, fatta da donne vere, che amano, ridono, lottano e affrontano le prove della vita con forza inaspettata e sorprendente ironia, “donne che sono come fiori, fiori d’acciaio”…  Alcune delle protagoniste di “Fiori d’acciaio” sono le stesse che hanno fato ridere e commuovere in “8 donne e un mistero”. Rossana Casale si presenta nella doppia veste di attrice e cantante.  A dirigere sapientemente “Fiori d’acciaio” è il bravo Claudio Insegno.  

                                                                        Il Direttore Gennaro Davanzo       

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO:   I LEGNANESI - 1949-2009 

                    60 ANNI IN UNA GRANDE RIVISTA (dal 30 dicembre)


E un dì nacque legnarello”, 8 Dicembre 1949: fu la prima rappresentazione assoluta della Compagnia I LEGNANESI, fondata in quello stesso anno da Felice Musazzi. La Compagnia con i suoi personaggi ne hanno fatta di strada e grazie ai loro interpreti, Provasio Dalceri e Campisi, le maschere di Teresa Mabilia e Giovanni vivono ancora oggi… In tutte le commedie questi tre personaggi, con l’aggiunta dell’ambientazione del cortile, hanno saputo rendere unico il genere e lo spettacolo, raccontando le storie della tipica famiglia lombarda che in tutti questi anni ha aumentato il sentimento di immedesimazione del pubblico, proiettandolo nella vita quotidiana avvolta dalle sue gioie e i suoi dolori. In ogni rivista c’è tutto il talento del gruppo, dal sogno dei balletti alla realtà sociale del cortile, dalle scene umoristiche ispirate all'attualità ai tradizionali cliché comico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore e dalla grande presenza scenica dei personaggi. Dal 1949... le nostre storie, il nostro dialetto, la nostra cultura, ovvero la nostra vita, caratteristiche che il pubblico ha imparato ad apprezzare seguendo la Compagnia in tutti questi anni. Perciò I LEGNANESI, in occasione del sessantesimo anniversario della loro fondazione, hanno deciso di festeggiare con Voi questo unico ed irripetibile momento portando sul palcoscenico uno spettacolo che ripercorre la storia della Compagnia, con le scene che l’hanno resa indimenticabile. 

BLUE NOTE:  Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra  

Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra  si esibiranno al BLUE NOTE MILANO (via Borsieri 37), da giovedì 27 a sabato 29 novembre. Con loro, sul palco del tempio del jazz milanese, ospiti d’eccezione per  presentare al pubblico l’ultimo disco, ”The Devil”, uscito nei negozi tradizionali e digitali il 3 ottobre. Per la serata di giovedì 27 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.00, mentre per le serate di venerdì 28 e sabato 29 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30 (apertura porte: ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 899700022). Il prezzo dei biglietti acquistati entro le due ore precedenti ogni concerto è di 25,00 euro (prezzo “advance”) mentre il prezzo dei biglietti acquistati direttamente all’ingresso dello spettacolo è di 30,00 euro (prezzo "door"). E’ previsto inoltre uno sconto del 40 % sul prezzo “door” (prezzo del biglietto scontato pari a 18,00 euro) per i clienti in pensione oltre i 65 anni. Hanno diritto alla riduzione del 40% anche i giovani fino ai 26 anni compiuti ai soli spettacoli delle 23.00. Dal 21 novembre, inoltre, è disponibile in esclusiva su I-tunes “Work Song” di Oscar Brown Jr, brano riarrangiato e reinterpretato da Nick The Nightfly & Monte Carlo Nights Orchestra (Gabriele Comeglio sax alto, direzione dell'orchestra, Giulio Visibelli sax tenore, Ubaldo Busco,  Maurizio Meggiorini sax baritone, Emilio Soana,  Pippo Colucci, Umberto  Marcandalli tromba, Angelo Rolando, Mauro Parodi trombone, Claudio Angeleri piano, Marco Esposito basso, Tony Arco batteria, Dario Faiella chitarra).“Work Song” scritto dal cantante e attivista americano racconta della condizione disumana in cui i carcerati lavoravano per la costruzione delle ferrovie e delle strade negli anni ‘60 in America. Un altro omaggio di Nick The Nightfly alla “musica del passato” e a Oscar Brown Jr. dopo l’uscita, del suo nuovo album “The Devil” (Edel). Il disco contiene 12 brani di cui 5 inediti scritti da lui e arrangiati da Gabriele Comeglio della Monte Carlo Nights Orchestra. “The Devil” (produzione esecutiva ed artistica di Nick The Nightfly, con la  collaborazione di Gabriele Comeglio per gli arrangiamenti dei brani) è caratterizzato dal sound della Montecarlo Nights Orchestra e dall’inconfondibile voce di Nick. Questa la track list dell’album: “The Devil” e “Can't buy me love”  (Nick duetta con Sarah Jane Morris), “Maniac”, “That's the way love goes”, “Moanin”, “Blue moon”, “Berchidda blues” (con Paolo Fresu in un assolo di flicorno),“One for my baby”, “For your love”, “Michelle”, “Dat  there” e la bonus track “Patu patu patu” (in cui Nick duetta con la sensuale voce della cantante di New Orleans, Kim Prevost).  

 

TEATRO SAN BABILA“UN ANGELO IN CASA BRAMBILLA”

di Rino Silveri con Piero Mazzarella, Rino Silveri, Elena Petrini,Cinzia Bregonzi

E’ sempre un piacere il ritorno sulle scene di Piero Mazzarella, ultimo storico interprete della commedia in dialetto milanese, che anche quest’anno non manca all’appuntamento con il pubblico del Teatro San Babila. Piero Mazzarella è accompagnato sul palco dall’inseparabile fratello Rino Silveri, autore, regista, attore, con il quale forma una coppia complice e affettuosa tanto amata dal pubblico. ”Un angelo in casa Brambilla” è la terza commedia dedicata da Rino Silveri alla saga della tipica famiglia milanese, dopo “L’importanza de ciamass Brambilla” e “La famiglia Brambilla in vacanza”. Le risate sono assicurate, le battute sagaci e di un’ironia tagliente. La storia vede protagonisti il “Professor” Prospero (Piero Mazzarella) e la consorte Pina, alle prese con i quotidiani e divertenti battibecchi sulla milanesità. E mentre fervono i preparativi di Natale, particolarmente atteso anche per l’arrivo della nipotina, le divertenti discussioni tra i due non si fermano neanche davanti al quesito: albero o presepe? Il primo, fortemente desiderato dall’”americanizzata” Pina, il secondo, voluto invece, dal più tradizionalista Prospero.  Ad incrinare l’atmosfera festosa arriva, però, la notizia dell’improvviso malanno della nipotina e quindi la sua impossibilità a trascorrere il Natale con i nonni. Ma ecco, che una sera, dopo un black out, al riaccendersi della luce, dietro l’albero, compare quello che a tutti sembra un angelo. La bambina dice di chiamarsi Stella, di essersi smarrita e di non riuscire a rintracciare i genitori. Stella viene, pertanto, accolta calorosamente in casa Brambilla. Ma chi è davvero Stella? La bambina che dice di essere o l’angelo che tutti credevano fosse?

                                                            Il Direttore Gennaro D’Avanzo  

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO:  HAIRSPRAY – GRASSO E’ BELLO

Dopo un esordio davvero esplosivo, arriva da martedì 25 novembre al Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano il Musical Hairspray – Grasso…è bello!, la prima versione al mondo in lingua non inglese, firmata Massimo Romeo Piparo. La commedia musicale, che ha debuttato in prima nazionale assoluta lo scorso 30 settembre al Teatro Sistina di Roma, è stata proclamata dalla Borsa Teatro la più vista nel secondo semestre 2008 (Giornale dello Spettacolo del 21 ottobre scorso). Il grande spettacolo, in replica a Milano fino a domenica 21 dicembre, proseguirà la tournée nei principali teatri d’Italia (tra gli altri, Bologna e Bari). Hairspray può essere definito senza dubbio il Musical del decennio: conquista l’Oscar del Musical a Broadway e l’Oscar del Musical europeo a Londra dopo appena poche settimane di programmazione. Con l’energia di una memorabile colonna sonora anni ’60, è una storia  a lieto fine in cui la protagonista riesce a ribaltare gli stereotipi del classico concetto di bellezza in favore della femminilità grandi forme: “questo è il mio modo di ballare ed è dedicato a tutti, ma proprio tutti, senza differenze né di peso né di colore”. Nel cast di Massimo Romeo Piparo (Jesus Christ Superstar, Evita, Tommy, My Fair Lady, La Febbre del Sabato Sera, Lady Day e Alta Società) l’esuberante Stefano Masciarelli nei panni rigorosamente femminili della triste “cicciona” che riconquista sorriso e fiducia in sé stessa grazie alla figlia e al ballo. Il popolare attore, reduce da tre anni di trionfante tournée tra Palazzetti e Teatri con La Febbre del Sabato Sera, è chiamato qui ad una prova molto impegnativa,  oltre che per le due ore di trucco che lo attendono ogni sera, anche per le numerose sfumature che un personaggio en travesti richiede. Hairspray rappresenta uno dei casi in cui Cinema e Teatro intrecciano le proprie sorti intorno ad un prodotto sempre vincente: nasce come commedia cinematografica senza canzoni firmata nel 1987 da John Waters; diventa Musical teatrale negli Usa agli albori del nuovo millennio; ritorna sul grande schermo lo scorso anno in un grandioso e scintillante film-musical (oltre 100 milioni di dollari l’incasso nei soli Stati Uniti) con John Travolta con Christopher Walken, Michelle Pfeiffer, Zac Efron, Queen Latifah. Un cast stellare già reclutato per l’attesissimo sequel annunciato per la prossima stagione. La forza vincente del musical è contenuta nelle musiche di Marc Shaiman arrangiate e dirette dal M°Emanuele Friello (Cats, La Febbre del sabato Sera, Lady Day, Alta Società) che rievocano i fasti e l’allegria del rock & roll degli anni 60 con travolgenti incursioni rhythm&blues e gospel che aggiungono brividi ed emozioni ad una colonna sonora che non permetterà al pubblico di rimanere fermo sulla poltrona.

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO: "SOLO ME NE VO"   (dal 13 novembre)

In questo spettacolo la grande attrice italiana Mariangela Melato si confronta con un genere per lei nuovo, il One woman Show, nel quale racconta storie, recita monologhi intensi e brillanti, canta e balla affiancata da ballerini e musicisti. Mariangela Melato ci offre una carrellata di storie inventate e storie vissute, fa considerazioni personali sul modo di vedere la vita, cita testi teatrali di Brecht, Gaber, Shakespeare, Tennesee Williams. Ci racconta della sua Milano degli anni ‘60, del Bar Jamaica e dei suoi inizi nel mondo del Teatro. Ci racconta di sé come attrice e come donna che con orgoglio ha fatto della solitudine una scelta di vita ed è così, sola, che si presenta sul palco al suo pubblico. 
Sola me ne vo è una parentesi diversa nel percorso teatrale della Melato e al tempo stesso la grande prova di un’attrice, che arrivata al culmine della sua carriera, si rimette in gioco misurandosi con un genere completamente nuovo, elegante ed originale con testi che portano la firma di Vincenzo Cerami, Giampiero Solari, Riccardo Cassini e Mariangela Melato. Le musiche originali e gli arrangiamenti delle canzoni sono del maestro Leonardo De Amicis, le coreografie originali di Luca Tommassini. La regia è affidata a Giampiero Solari. Una squadra che ha già collaborato in diverse occasioni e che non a caso si è riunita intorno a questa grande artista.
 
Prodotto dalla Ballandi Entertainment,
Sola me ne vo debutta a Genova il 16 gennaio 2007 in prima nazionale assoluta e prosegue con una tournée di almeno 140 repliche girando l’Italia da nord a sud nei teatri più prestigiosi toccando città come Milano, Catania, Bologna, Firenze, Napoli e Roma fino a dicembre 2007. Con Sola me ne vo la Ballandi Entertainment amplia il suo sforzo produttivo a 360° nel mondo dello spettacolo

TEATRO CIAK Webank.it  Fabbrica del Vapore: MARCO TRAVAGLIO 

Dal 18 novembre va in scena sul palco del Teatro Ciak Webank.itFabbrica del Vapore di Milano Marco Travaglio con Promemoria - 15 anni di Storia d’Italia ai confini della realtà-.  La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente.” - afferma Marco Travaglio – “La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente.” Promemoria è uno spettacolo che, come suggerisce il titolo, prende in esame gli ultimi anni della storia politica e sociale del nostro paese. Una riflessione amara sullo scorrere del tempo che obnubila la capacità di ricordare. Il percorso parte dalle ceneri della prima Repubblica, per arrivare sino ai nostri giorni, un’epoca politica piena di contraddizioni e disincanto. Il tutto immerso nel sapiente sarcasmo e nella tagliente ironia di Marco Travaglio. Così ci parla dello spettacolo il regista, Ruggero Cara: “Il “Travaglio” della memoria: così, oltre il gioco di parole, potremmo chiamare questo nostro tentativo di coniugare il puntuale e quasi implacabile impegno giornalistico di Travaglio con la musica di Corvino”. Musiche che si propongono di volta in volta come cornice, evocazione, suggestione o provocazione. Di capitolo in capitolo musica e parole dialogano sui toni della farsa, del grottesco e della tragicommedia svelando alla fine del racconto una tragicità preoccupante che invita lo spettatore a sfuggire alle facili lusinghe dell’antipolitica e ad assumersi le proprie responsabilità.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "LA FATTORIA DEGLI ANIMALI" (dal11/11)

Il Teatro Filodrammatici propone la sua Prima Produzione, La Fattoria degli Animali affidandone il concept, l’adattamento e la regia a Bruno Fornasari. Una caustica e attualissima critica del potere, dal genio di G. Orwell. che affronta il pubblico adulto con la forza eversiva della provocazione, scostandosi dalla favola originale in una nuova elaborazione per la scena. La drammaturgia, creata dal gruppo durante le prove, ambienta la vicenda in una cittadina isolata “…tra le montagne di una certa catena montuosa tra qui e l’altro capo del mondo”, all’interno di una fabbrica di carni ed insaccati. La fabbrica, gestita da affaristi senza scrupoli che trattano i loro dipendenti alla stessa stregua degli animali che macellano, viene riconquistata dai lavoratori con una rivolta, che trasforma la vecchia società dei padroni in una nuova impresa collettiva chiamata La Fattoria degli Animali – Società Cooperativa Carni ed affini. Come nella Fattoria orwelliana, il compito di organizzare i lavoratori ricade sui leader che hanno reso possibile la rivoluzione, ossia tre degli operai più intelligenti della piccola comunità: Napoleone, Palladineve e Piffero. Da qui prende il via la vicenda, che si sviluppa come una fedele trasposizione contemporanea della favola classica, raccontata ed agita da sei attori, alternativamente narratori e personaggi. La costruzione del mulino verrà sostituita con la costruzione di un avveniristico macchinario, che permetta di ridurre le fatiche di tutti pur mantenendo costante la produzione, il potere di Napoleone verrà sancito con la trasformazione della Cooperativa in una SPA che permetta di far incassare utili al suo Presidente, la morte di Boxer avrà una sinistra analogia con i casi, sempre più diffusi, di incidenti sul lavoro. Napoleone e Piffero, neo-capitalisti, gradualmente ricostituiranno il regime di sfruttamento che avevano aiutato a combattere, mentre Boxer e Berta torneranno alla fatica e alla fame, senza mai perdere la fede nei loro carnefici. Per maggiori informazioni:  www.teatrofilodrammatici.com 

Teatro Ventaglio Smeraldo: Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers

Si tinge di magia, fascino ed eleganza il palco del Teatro Ventaglio Smeraldo con l’arrivo, il 7 novembre, di Raffaele Paganini, amatissima étoile del balletto italiano, con uno spettacolo destinato a far sognare: “Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers”. Non si tratta della storia di Fred e Ginger, ma di una vera e propria rivisitazione di un’epoca: gli anni ’30, ’40, ’50, che furono tempio del loro successo, rivivranno con tutto il loro fascino e classe, animati da un artista che incanta con la sua danza i palchi di tutto il mondo. Un’ora e mezzo di evasione, di sogno scintillante, di luci, colori e immagini passate eppure ancora così vive nell’immaginario di chi c’era e di chi ha potuto apprezzare solo attraverso film, racconti e canzoni. Lo spettacolo, diviso in due parti, prende spunto da due pietre miliari della storia del cinema e riporta in vita il mito della coppia di ballerini più celebri di sempre. In the Navy propone le avventure dei marinai americani sbarcati in Europa, tra balli sfrenati e storie d’amore con le ragazze del luogo: la spensieratezza e la voglia di vivere di un’epoca ormai lontana. In Fred e Ginger assistiamo invece all’ascesa artistica dei due ballerini, accompagnata dalle immagini degli spezzoni dei loro film più celebri, in una Los Angeles scintillante e ricca di lustrini. A riportare in scena il fascino della Rogers non una sola ballerina, ma più di un’artista con il proprio stile e personalità a ricostruire le mille sfaccettature del suo talento e appeal. Atmosfere sognanti e fascino d’altri tempi, sottolineate dalle musiche immortali di George Gershwin e di Glen Miller a cui si sommano le note originali di Marco Melia. L’estrema versatilità e la capacità evocativa della multivisione renderà possibile l’impossibile, regalandoci anche un incontro virtuale tra Paganini e Fred Astaire, tutto giocato sul filo della sfida e dell’ironia, contribuendo ad immergere lo spettatore in una delle più brillanti epoche del secolo scorso. “Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers  è uno spettacolo destinato ad un pubblico di ogni età, una parentesi di magia, fascino ed eleganza d’altri tempi.  

 

TEATRO MANZONI:    "LA PAROLA AI GIURATI"      (dal 4 novembre)

New York, 1950. È il 15 agosto e una giuria popolare composta da dodici uomini di diversa estrazione sociale, età e origini sono chiusi in camera di consiglio per decidere del destino di un ragazzo ispano-americano accusato di parricidio. Devono raggiungere l’unanimità per mandarlo a morte e tutti sembrano convinti della sua colpevolezza. Tutti ad eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza costringe gli altri giurati a ricostruire nel dettaglio i passaggi salienti del processo e, grazie a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le certezze, insinuando in loro il principio secondo il quale una condanna deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole dubbio. Fra violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed estenuanti discussioni, l’unanimità sarà raggiunta e l’imputato verrà dichiarato non colpevole.
“La parola ai giurati” di Reginald Rose è un testo socialmente coinvolgente e profondamente ideologico, nonostante il suo impianto realistico. Le varie e sfaccettate tipologie umane e caratteriali sono colte in una situazione claustrofobica nella quale emergono gli aspetti comportamentali più contraddittori. L’impianto drammaturgico si basa sullo svolgimento di un dramma giudiziario, ma ciò che ha ispirato Alessandro Gassman fin dalla prima lettura è la possibilità di portare alla luce i pregiudizi e le false certezze che caratterizzano il comportamento dei giurati e che affiorano nel momento in cui devono assolvere il compito più difficile per un uomo: quello di decidere della vita di un altro uomo. La vicenda è incentrata su due capisaldi del sistema giuridico anglosassone: la presunzione di innocenza e la dimostrabilità della sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Interpretato dallo stesso Alessandro Gassman e da altri undici ottimi attori, lo spettacolo si avvale della puntuale traduzione di Giovanni Lombardo Radice che rispettosamente ha saputo adattare e plasmare questo straordinario testo teatrale sul corpo e sulla voce dei dodici protagonisti.
Allo spettacolo, premiato dalla critica e dal pubblico, è stato assegnato il Biglietto d’Oro come campione d’incassi della scorsa stagione.

TEATRO SAN BABILA: "HO PERSO LA FACCIA"      (dal 4 novembre)

Come può sentirsi un giovane bellissimo, divo della televisione se, al risveglio da un’operazione chirurgica, si ritrova la faccia di Carlo Delle Piane? E come può sentirsi Carlo Delle Piane con il volto levigato di una giovane star televisiva?Partendo da questi due interrogativi si sviluppa la divertente commedia scritta da Sabina Negri,  basata sul contrasto fra sostanza e apparenza.La vicenda vede protagonisti il chirurgo plastico Edoardo Valzelà (Carlo Delle Piane) che apprende, tramite la lettera di un avvocato, che la moglie Benedetta (Sabina Negri Calderoli) vuole chiedere il divorzio. La donna, brillante carrierista, lo sta lasciando, infatti, per Tommaso, un giovane ed effimero attore spesso protagonista delle riviste di gossip, tanto amate dall’infermiera Teodori (Erica Blanc). Proprio su Tommaso, il medico sta per eseguire l’ennesimo intervento di chirurgia estetica. Edoardo, però, scoperta la tresca tra i due, escogita una diabolica vendetta…Tommaso, al risveglio dall’anestesia, si ritroverà con le fattezze, non certo belle, di Edoardo, mentre quest’ultimo assumerà quelle dell’aitante attore. Pungente e ironica la riflessione che emerge sul mondo dello spettacolo, la cui qualità spesso lascia a desiderare.  Ma la commedia evidenzia anche quella mania tanto attuale di volersi “rifare la faccia” a tutti i costi per essere sempre perfetti, come ci impone oggi la nostra società, basata più sull’apparenza che sulla sostanza. Il testo, scorrevole e particolarmente arguto, è anche ricco di molta ironia.  Carlo Delle Piane, celebre “brutto” dello spettacolo italiano, con questo nuovo testo di Sabina Negri, si cimenta in una straordinaria prova d’attore interpretando due opposti personaggi. Erica Blanc non smentisce la sua classe e la sua esperienza teatrale, molto bravi anche Silvano Piccardi, nella parte dell’infermiere, Alessandro Tedeschi, nel ruolo del bell’attore, e Felice Casciano negli spassosi panni del manager-gay.  L’autrice, Sabina Negri, veste anche i panni della moglie fedifraga del chirurgo.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "PRENDITI CURA DI ME "    (dal 21 ottobre)

Prenditi cura di me è la storia di Franco Maggi, giovane e già noto cardiochirurgo, che diventa Assessore alla Salute con l’intento di ripulire il sistema sanitario sempre più corrotto dalle forze politiche. Franco dopo poco tempo scopre che il suo partito politico in realtà non ha lo stesso obiettivo; nasce così una sfida che mette a dura prova la sua stabilità emotiva. Il desiderio conscio di Franco è quello di voler pulire il mondo che lo circonda, di renderlo perfetto, di smascherare le falsità e la corruzione. Il desiderio inconscio di Franco, invece, è quello di distruggere il suo falso sé, di ritrovare la propria autenticità, di ritornare a sentire emozioni e sentimenti che la società borghese, da cui si sentiva protetto, ora lo ha portato ad essere un uomo del tutto inerte di fronte alle emozioni. Lui per primo sente di aver deluso le proprie aspettative e di non avere una struttura idonea per sopportare tutte le nuove avversità che un ruolo di potere può portare.   Franco è come un capocomico stanco, che non vuole più interpretare il suo personaggio; cambia ogni sera le battute di una recita, mettendo in difficoltà gli attori che recitano con lui. Nell’ultimo atto, finalmente solo con sé stesso e il pubblico, potrà togliersi un costume che non gli appartiene, mettersi a nudo e immaginare una nuova vita. Prenditi cura di me. Questo vorrebbe dire il protagonista ogni qual volta incontra qualcuno.

TEATRO MANZONI:  "ADORABILI AMICI"   con Laura Lattuada   dal 7 ottobre

Tutti noi vorremmo sapere che cosa pensano davvero i nostri migliori amici di noi e, nello stesso tempo, abbiamo paura di saperlo. Perché in fondo al cuore siamo coscienti che anche noi, parlando di loro con terze persone, ci lasciamo andare a critiche spietate e commenti crudeli con l’aria di parlare con affetto e per il loro bene.
Immaginiamo di sentire in una segreteria telefonica una conversazione fortuita in cui i nostri migliori amici parlano di noi non proprio come ci aspetteremmo: la frustrazione e il desiderio di vendetta sono immediati.
Chiuse in una casa di campagna, nel corso di un week-end claustrofobico, due coppie affrontano l’amara verità dei loro rapporti, in un gioco al massacro in cui nessun colpo basso viene risparmiato.
“Adorabili amici”, commedia ironica e graffiante di Carole Greep, permette a tutti di identificarsi nel ruolo di vittima o di carnefice a seconda del contesto, e di capire che anche l’amicizia si basa su una costruzione e ricostruzione continua di affinità e aggressione. Quando poi l’amicizia è tra due coppie le interazioni si moltiplicano e tutto si complica: si combatte per se stessi, per la coppia e anche nella coppia.
“E’ raro che una commedia teatrale possa influenzare i comportamenti. Mi piace vedere come le coppie controllano i loro cellulari quando escono da teatro” dichiara perfidamente l’autrice che, dopo una ascesa inarrestabile, si è affermata in Francia con questo testo rimasto in cartellone a Parigi per molti mesi.
Saranno Ettore Bassi e Laura Lattuada con Alessandra Raichi e Massimiliano Vado a prestare il volto alle due agguerrite e disincantate coppie di amici. La regia di Patrick Rossi Gastaldi contribuirà a dare ritmo e veridicità ad una vicenda caratterizzata da usi e costumi dei nostri giorni.

TEATRO FILODRAMMATICI:   ERCOLE IN POLESINE  (dal 7 al 19 ottobre)
ovvero il mito greco tra i fumi della Val Padana
scritto, diretto e interpretato da Natalino Balasso       

Hanno percorso in lungo e in largo l’Italia, ci hanno insegnato a leggere e a scrivere, ci hanno raccontato le loro fantastiche storie. Ma chi sono questi antichi greci di cui non ci ricordiamo più? Sono molto più vicini a noi di quanto sembri. Perché i desideri, le ansie, le paure sono rimasti gli stessi. ‘Ercole in Polesine’ è un viaggio nel tempo e nel mare. E’ il divertente viaggio attraverso 5000 anni di storie, miti, leggende che ci parlano di Dei cornuti e imbroglioni, di eroi svogliati e mitomani, di uomini disperati e sbruffoni. E tutte queste storie ci fanno pensare a come siamo adesso, a tutta quella strada che (non) abbiamo fatto dai primordi della civiltà ai postumi del bancomat. Ecco alcuni tra gli argomenti: L’era matriarcale, La Dea Madre, I primi Dei greci, Maschio e Femmina in Occidente, Il viaggio degli Argonauti, Fetonte e il carro del Sole, La nascita di Paride, Orfeo ed Euridice, Cadmo ed Armonia e L’Odissea. Natalino Balasso ha scelto ancora una volta un contenuto inconsueto per le sue iperboli comiche e la sua grottesca parlata, che sembra fatta apposta per raccontare i più antichi tra i miti greci. Non c’è parodia, ma una trattazione quasi ferrea del mito, ricavata dai racconti degli antichi, nelle versioni meno ibride e dalle impressioni di importanti saggisti. 
“ Quello che salta agli occhi a chiunque guardi uno degli sceneggiati tv nostrani, è che non siamo più in grado di innamorarci delle storie. E non è perchè le storie, gira gira, sono sempre le stesse (anche una volta erano sempre le stesse), è perchè oggi ci interessano più gli attori che i personaggi, più i nomi che le vicende. C'è tutto un materiale umano negli antichi racconti mitologici, fatto di sudore e di gioia, di guerra e di sesso, che sembra nascosto dalle parole difficili dei nostri letterati traduttori. Quello che voglio fare con questo spettacolo è restituire a quelle storie le passioni vere, gli odori e i sapori che non sono perduti, perchè sono quelli che viviamo tutti i giorni, in quest'epoca poco epica.”  
                                                                Natalino Balasso 

TEATRO CARCANO: SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE  (dal 15 ottobre)

La nuova produzione della Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, dopo un’anteprima al Teatro Comunale di Treviso il 10 ottobre con repliche l’11 e il 12, debutterà in prima nazionale al Teatro Carcano mercoledì 15 ottobre 2008 con repliche fino al 9 novembre.Seguirà una tournèe che toccherà, tra le altre, le città di Alessandria (13 novembre), Trieste (21-30 novembre), Caserta (18-21 dicembre), Bologna (20-25 gennaio), Firenze (27 gennaio-1 febbraio). La Compagnia affronta per la terza volta un’opera di Pirandello, dopo i successi del Berretto a sonagli e Così è (se vi pare) delle scorse stagioni. Per Giulio Bosetti, un ritorno a un testo amatissimo, che recitò per la prima volta agli inizi della carriera nel ruolo del “Figlio” nella messa in scena con maschere curata da Gianfranco De Bosio.Negli anni ‘70 ne fu regista e interprete - questa volta nel ruolo del “Padre” - mentre negli anni ‘80 prese parte - sempre come “Padre”- all’allestimento diretto da Giuseppe Patroni Griffi: un successo clamoroso a livello nazionale.Ed è proprio nel ricordo di quell’esperienza che Giulio Bosetti si accosta nuovamente a Sei personaggi, dedicando questa sua nuova fatica registica ai giovani, al pubblico di domani, a chi ancora non ha sperimentato la vertigine e l’emozione dell’immersione nella misteriosa teatralità di uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi.

 

Via degli Angioli intitolata a Giorgio Strehler

Martedì 1°  luglio 2008 alle 11, alla presenza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, si terrà la cerimonia di intitolazione della via dedicata a Giorgio Strehler.
La strada che avrà il nome del grande regista, fondatore con Paolo Grassi del Piccolo Teatro, è l'attuale via degli Angioli, che collega corso Garibaldi con via Rivoli, nella quale ha sede la Scuola per Attori fondata da Strehler vent'anni fa e oggi diretta da Luca Ronconi. Oltre al sindaco Moratti, presenzieranno alla cerimonia il direttore del Piccolo, Sergio Escobar, e l'attrice Andrea Jonasson, che leggerà un breve testo di Giorgio Strehler. La manifestazione sarà accompagnata dagli allievi della Scuola che canteranno un brano dal Flauto Magico di Mozart e l'Inno alla Gioia tratto dalla Sinfonia n. 9 di Beethoven. www.piccoloteatro.org  

26  giugno   dalla  redazione  

Al Teatro Parenti: Mojo - Atlantic Club 
Mojo - Atlantic Club di Jez Butterworth  per la  regia di Massimo Mesciulam,
con Pier Luigi Pasino, Michele Di Siena, Alessandro Marini, Marco Pieralisi, Diego Savastano, Vincenzo Zampa si rappresenta al Teatro Parenti (Sala Anima)  il 27 e il 28 giugno. La produzione è del Teatro Stabile di Genova .
Per informazioni  tel.  02/59995206  info@teatrofrancoparenti.com  

    Giugno     dalla redazione  

Il Re muore  di Ionesco al Piccolo Teatro Studio  

Continua fino al 25 maggio al Piccolo Teatro Studio la rappresentazione di "Il Re muore" di Eugène Ionesco, fortunato atto unico prodotto dal Teatro Biondo Stabile di Palermo nella scorsa Stagione che ha riscontrato un particolare successo di critica e di pubblico. La messinscena del sottile, tragico, ironico e surreale  testo del drammaturgo francese-rumeno, nella traduzione di Edoardo Sanguineti per la riuscita regia di Pietro Carriglio, vede come protagonista principale il bravissimo Nello Mascia, Re Bérenger I, coadiuvato da un ottimo cast di attori: da Alvia Reale ed Eva Drammis, Marguerite e Marie le due mogli-regine, a un pregnante Aldo Ralli, il medico-astrologo, a Fiorenza Brogi, Juliette la domestica, ad un divertente Sergio Basile, la guardia. L'intreccio tra potere, ineluttabilità della morte e crisi di valori, viene evidenziato da un testo profondo che attraverso un linguaggio immediato e ironico sottolinea in modo drammatico la crisi della società moderna. La freddezza della regina Marguerite di fronte all'imminente morte del Re é potenziata dalla figura del medico-astronomo che rappresenta la scienza fredda e distaccata. A questi personaggi si oppone la figura positiva della regina Marie, l'unica con profondi sentimenti che risulteranno però inutili con l'aggravarsi della malattia e la conseguente presa di coscienza del Re. Le scene e i costumi di Maurizio Balò sono risultati altrettanto validi. Ultime due repliche  da non perdere il 24 e il 25 maggio. (recensione della precedente La cantatrice calva)  

24 maggio     Cesare Guzzardella  

Al San Babila "Tre tizzuni, attizza, attizza"

Tre tizzuni, attizza, attizza" è uno spettacolo che ripercorre percorsi di vita, nostri e degli artisti che hanno calcato la scena del San Babila. I tre "tizzuni" sono i legni che si usano per fare il fuoco, ne fanno tanto di più quanto più sono messi vicini. La maestria sta nel far bruciare tutto il legno. Ma anche noi, nella vita, siamo maestri di fuoco.E se siamo bravi a bruciare, dando tutto, con ardore e con amore, ci trasformiamo in cenere. Ma sotto la cenere c'è ancora e sempre fuoco. Il titolo nasce da una filastrocca materna, ma poi il percorso dello spettacolo passa attraverso la poesia, le canzoni, la letteratura. C'è anche un ventriloquo, Pietro Ghislandi, che strapperà sorrisi a ritmo di disco dance.Con Edmondo Capecelatro e Walter Di Gemma, attore e cantante in vernacolo formano un allegra ma sentimentale brigata, accompagnati anche dalle voci di Clara Clementi e Giuseppe D'Antonio. Alla chitarra c'è Paolo Canola."

23  maggio      Gennaro D'Avanzo

  TEATRO PARENTI:  “UN CUORE SEMPLICE”     

Nel 1877, tre anni prima della sua morte, Gustave Flaubert pubblicava Trois contes  (“Tre racconti”) e il primo era Un coeur simple, la “schietta narrazione di una vita oscura, quella di una povera ragazza di campagna, devota ma mistica, senza esaltazione e tenera come il pane fresco”, come la descriveva lo scrittore stesso. Da questa novella Luca De Bei, autore teatrale diplomatosi nel 1986 al Teatro Stabile di Genova, ha tratto un monologo di struggente dolcezza, recitato dall’incomparabile Maria Paiato. Nei panni della protagonista, la serva Félicité, tanto ignorante e ingenua quanto buona e onesta, la grande attrice dà voce via via a tutti i personaggi del racconto. Il palcoscenico si anima quindi in modo miracoloso: lo spettatore vede all’inizio, in una stanza spoglia, una vecchia sola e morente che traccia il bilancio della sua vita, e quindi, seguendo la sua storia,  la rivede bambina, orfana infelice, poi fanciulla speranzosa innamorata di un uomo che invece l’abbandona, infine domestica fedele e devotissima di una giovane e ricca vedova, Madame Aubin. I figli che rimpiange di non aver avuto vengono sostituiti, nel suo cuore, dalla piccola Virginie Aubin e dal nipote Victor, ma entrambi muoiono giovanissimi, l’una di tisi e l’altro,  mozzo su una nave, di febbre gialla all’Avana. Nessun affetto sopravvivrà a Félicité, neppure un pappagallo, Lulù, che le sembra un legame con Victor, perché viene dall’America, dove lui è scomparso. E sarà proprio solo questo uccello impagliato a tenere compagnia alla donna nei suoi ultimi giorni: lei lo vede volare come lo Spirito Santo nel momento supremo della sua morte, e con questa visione, con il sorriso sulle labbra, la sua anima pura si consegna a Dio. Ottima prova d’attrice per la Paiato – memorabile anche la sua Maria Zanella di due stagioni fa - e lunghissimi applausi da un pubblico visibilmente commosso. Da non perdere (si replica fino al 4 maggio, nella Sala Anima di via Pier Lombardo). Per informazioni:  www.teatrofrancoparenti.com 

24 aprile 2008                            Anna Busca

TEATRO MANZONI:   " SINFONIA D'AUTUNNO "      (dal 6 al 25 maggio)

Trentasei ore, tanto dura l’incontro tra Charlotte e Eva. Trentasei ore in cui l’autore scava nel rapporto tra le due donne:e sono parole di odio/amore, i sentimenti che  hanno segnato  l’intera relazione tra  madre e figlia. Testimone degli  eventi è il marito di Eva. Charlotte, la madre,  in quelle ore parla delle proprie amarezze e solitudini, le svela alla figlia, lo fa forse per la prima volta senza difese, senza maschere. Anche Eva cerca di raccontarsi nelle sue difficoltà, ma le parole che escono non sono quelle giuste e il conflitto sembra non potersi risolvere, il perdono appare impossibile anche se il cordone ombelicale non si è mai spezzato: “non si finisce mai di essere genitori e figli”. “Sinfonia d’autunno” è e rimane una “storia d’amore” speciale tra due donne dipinte con crudezza e nitore da uno dei più grandi “esploratori” di sentimenti che il secolo scorso ci ha regalato. Naturale successore  di August Strindberg, (non a caso si laurea in Storia della letteratura con una tesi su di lui) per la qualità della scrittura, per l’asprezza del dialogo, per le tematiche affrontate nella sua lunga carriera, Bergman non ci offre un finale consolatorio:  tutto resta aperto, non è detto se le due donne si riconcilieranno. La scena concepita da Aldo Buti , l’interno di una canonica norvegese, con il suo nitore abbagliante, esalta ancora di più la notte in cui le due portano alla luce i fantasmi e le ombre del loro passato. Lo spazio è fermato nel tempo, scandito solo da luci che impietosamente traghettano le due protagoniste verso il culmine del loro incontro. Il mattino vedrà la partenza  anticipata di Charlotte. Due  attrici di  grande  carisma  e  straordinaria  bravura e profondità  sono le  protagoniste eccezionali  dello spettacolo: Rossella Falk e Maddalena Crippa,  per la prima volta insieme.          note di regia di Maurizio Panici          

 

TEATRO SAN BABILA: "VA TUTTO STORTO"    (dal 22 aprile)

Cosa fareste se il giorno del vostro matrimonio arrivasse un uomo con un’urna e vi dicesse che contiene le ceneri della vostra amante, che ha espresso come ultimo desiderio che vengano cosparse sul letto nuziale? E se subito dopo arrivasse il vostro datore di lavoro a licenziarvi su due piedi in un beffardo regalo di nozze? Continuereste davvero a sorridere a tutti, mascherando il vostro dramma o per lo meno provando a uscirne incolumi? E riuscirà Giacomo, nella messa in scena il nostro sposo, a scamparsela? Prima di poterlo sapere, il protagonista sarà costretto a dimenarsi tra ex amanti, giornalisti ficcanaso, mariti in lutto, onorevoli spietati e sorelle impiccione. Tutto per potersi salvare la faccia e rimanere illeso, proprio lui che, in fondo, è il vero responsabile di tutti i suoi mali. Ecco in soldoni la sapida trama di “Va Tutto Storto!!”, un titolo un programma, per la simpatica commedia di Olivier Lejeune adattata nella versione italiana da Nino Marino, che parla proprio di questi “piccoli” imprevisti, ma fornendo alla fine un prontuario di pratiche e simpatiche risposte. Ed è così che, tra situazioni a dir poco rocambolesche, raffiche di battute e qualche fugace attimo di sentimentalismo, tutto si svolgerà a un ritmo infernale e fino all’ultimo momento andrà, appunto, tutto storto. Cento minuti di devastante e diabolica comicità a successo garantito. Spettacolo con Fabio Ferrari e Gianluca Ramazzotti

TEATRO CARCANO:  "TUTTA COLPA DI GARIBALDI"     (dal 9 aprile)

Giuseppe Garibaldi. Nessuno può competere con i monumenti a lui dedicati: a cavallo, a piedi, seduto. Nessuno può vantare  la percentuale di vie, corsi, piazze, teatri a lui intitolati. Nessuno ha dormito in così tanti luoghi diversi (e pensare che soffriva d’insonnia). Nessun altro condottiero è riuscito a mettere tutti d’accordo: soltanto i commissari tecnici Bearzot e Lippi hanno potuto scalfirne il prestigio e la popolarità, ma la loro è stata una gloria assai passeggera. Eppure, molti italiani – anche se non sempre lo ammettono pubblicamente – pensano che la cronica instabilità della loro poco amata e molto odiata patria sia soprattutto colpa di Garibaldi: L’Italia unita è stata un’assurda forzatura. Lo Stivale, il cosiddetto Bel Paese, da sempre terra di scorribande e di conquiste, vittima dei propri gretti campanili, non era pronto né adatto per essere uno Stato unitario e non è mai maturato a sufficienza per diventarlo. Gli autori hanno pensati e scritto uno spettacolo che racconta le peripezie tragicomiche di un autore-attore (Gioele Dix) al quale è stato commissionato l’allestimento di un testo celebrativo su Garibaldi. Studiando a fondo la sua straordinaria biografia pubblica e privata, scopre una figura complessa che sfugge a ogni definizione e retorica. Si sente respinto e attratto da quel temperamento ondeggiante fra epici slanci e clamorosi ritiri. Un personaggio perfettamente funzionale all’immagine contraddittoria che gli italiani hanno di se stessi. Il protagonista si chiede: l’Italia è un soliloquio di Garibaldi? O piuttosto sono gli italiani ad avere tradito la promessa di un sogno possibile? “Tutta colpa di Garibaldi” è uno spettacolo documentato, dinamico, divertente, polemico, senza peli sulla lingua. Alla ricerca delle radici e delle ragioni del nostro carattere di cittadini incompiuti.

Gino Cervi – Attore; protagonista del ‘900

Auori: Andrea Drchi, Marco Biggio

Edizioni: Erga

Formato: 17x24   Confezione: Brossura

Pagine: 373   foto B/N 70    Prezzo: 17,50 euro 

Un libro completo e dal ricco apparato iconografico, dedicato alla vita e alla carriera di un attore protagonista del '900. Il paziente lavoro di ricerca dei due autori liguri riunisce infatti tutto quanto si può sperare di sapere sulla straordinaria carriera teatrale, cinematografica e televisiva di Gino Cervi: non solo la biografia e la bibliografia, decine di foto e di locandine dei suoi maggiori spettacoli, aneddoti e curiosità, la filmografia completa corredata da recensioni e testimonianze ma anche schede e notizie puntuali sui dischi incisi, sui doppiaggi di film americani registrati, sugli sketch e le pubblicità che lo videro protagonista. Un testo definitivo rivolto agli appassionati del cinema e a quanti continuano a ricordare con affetto e ammirazione uno degli attori più importanti e significativi di tutta la storia dello spettacolo italiano.  Prefazione di Claudio G. Fava. 

TEATRO MANZONI:  "IL LETTO OVALE"        (dall' 8 aprile)

“Il Letto Ovale” è la versione italiana, rivista e attualizzata, di “Move over mrs Markham”, scritto negli anni Sessanta dai due londinesi John Chapman e Ray Cooney e prodotta da Fabrizio Celestini & Andrea Maia e Il Sistina. Uno spettacolo esilarante e coinvolgente diretto magistralmente da Gino Landi, da sempre apprezzato per le sue regie teatrali e televisive. Dalla sua regia affiora un sorriso leggero e anche un po’ compiaciuto di fronte a uno stile di vita particolare, preoccupato soprattutto per le nuove tende da abbinare al tappeto del salotto. La storia è stata ambientata in Italia e ai giorni nostri, appunto in un salotto borghese di Milano. In un appartamento ristrutturato sopra gli uffici della casa editrice di Filippo ed Enrico, si ritrovano i due soci con le loro mogli, un eccentrico arredatore, una ragazza alla pari disinibita, un’operatrice di call center, un santone indiano ed una scrittrice bizzarra. L’intreccio è quello classico: due coppie a confronto, qualcuno sa qualcosa che l’altro non deve sapere, in una ci si tradisce e nell’altra no. Poi l’imprevisto fa scattare la peripezia. La pagina di una lettera caduta per caso da una borsetta creerà una serie di imbarazzanti equivoci, un gioco reso con brio, ma senza scadere mai nella volgarità. Giovanna, moglie fedele di Filippo, si troverà al centro di un intreccio di tradimenti di cui diverrà l’inconsapevole vittima. Ma a tanta frenesia, eccitazione e follia, in una serie di esilaranti colpi di scena, seguirà la resa dei conti finale dove, come in ogni commedia che si rispetti, trionferà la verità. Molto abilmente Gino Landi innesta sull’impianto drammaturgico di base gli stilemi che appartengono al nostro varietà. In scena un Maurizio Micheli (già presente recentemente nella memoria del pubblico come protagonista insieme a Sabrina Ferilli de “La Presidentessa”) che qui in un attimo entra nei panni di Filippo Branca. Un personaggio timido, pigro e un po’ trasandato, con atteggiamenti e movimenti che disegnano il tipo senza calcare troppo la mano sullo stereotipo. Accanto a lui una brillante Barbara d’Urso che con il suo ruolo di moglie, in due ore di spettacolo, mostra tutto il suo talento e la sua verve capaci di divertire ed affascinare lo spettatore. Due personaggi, due temperamenti ma una sola, innata classe: i due funzionano, insieme, simpaticamente, con spigliatezza e versatilità espressiva. Con loro in scena Sandra Milo, divertentissima nel ruolo di Sveva Sanfelice (un riferimento alla Sveva Casati Modigliani?), una svagata, ma comica scrittrice di favole per bambini; Pierluigi Misasi (nei panni di Enrico) che tratteggia un esilarante “fedifrago” che ha nei tempi e nella napoletanità i suoi punti di forza; Lisa Angelillo (la moglie di Enrico) una donna trascurata che decide di vivere l’ebbrezza e la follia del tradimento;  Alessandro Marrapodi (l’arredatore di interni), divertentissimo nella sua eccessiva e comica esagerazione. Completano il cast Adriano Evangelisti, che disegna abilmente un nostrano santone indiano, Lusiana Pedroso (la cameriera) e  Valeria Brambilla (l’operatrice di call center). 

TEATRO PARENTI:  " FINALE DI PARTITA " di S.Beckett  

Fino al 6 aprile è di scena al Parenti il lavoro che lo scrittore e drammaturgo irlandese Samuel Beckett, premio Nobel per la letteratura 1969, fece rappresentare per la prima volta a Parigi il 3 aprile 1957. Fin de partie è un testo difficile e appassionante, una metafora continua della morte, che raggiunge l’uomo anche prima della reale morte fisica. Franco Branciaroli dirige e interpreta con somma bravura lo spettacolo, realizzato nel 2006 in occasione del centenario della nascita di Beckett. Branciaroli dà al protagonista, Hamm, grande potenza emotiva, grazie anche alla felice scelta di un linguaggio particolare, con una pronuncia “francese” a tratti esilarante, che riesce a far ridere il pubblico anche quando il testo trasuda angoscia e infelicità. Ed è questa l’operazione compiuta da Beckett. Il tragico e riesce a essere talvolta comico, perché tale è la vita dell’uomo nella sua finitezza. Hamm è paralizzato e cieco, non può alzarsi e non può vedere, ma parla e dà ordini al servitore Clov, che ha le gambe di legno e non può sedersi. Inizialmente Hamm è coperto da un lenzuolo, come un cadavere. La stanza è grigia  e sembra una tomba. Dalle uniche due finestre si può affacciare faticosamente Clov, che però vede solo immagini insignificanti, e solo grazie all’uso di un cannocchiale. Il mondo è vuoto, il tempo è ripetitivo ed è anch’esso uno spazio vuoto, da riempire di parole e di discorsi inconcludenti. In due bidoni dell’immondizia, vicino alla sedia a rotelle di Hamm, si trovano Nagg e Nell, i suoi genitori. In realtà sono come morti, con moncherini al posto delle gambe, e regrediti ad uno stadio infantile, perché chiedono continuamente la pappa, o un biscotto, o un bacio. Il dialogo tra Hamm e Nagg è terribile, come terribile è l’urlo di Hamm (“Padre mio!”), ripetuto più volte, a somiglianza dell’urlo di Cristo in croce. Ma Hamm grida a Nagg: “Maiale, perché mi hai fatto?”, perché la sua sofferenza, la sua morte, sono iniziate con il suo concepimento. E  i morti sono rifiuti, spazzatura. Hamm crea una sorta di trinità nella preghiera, invitando il padre-ectoplasma e Clov, che puzza già di cadavere, a pregare in silenzio: ma il silenzio è spezzato da un altro suo grido tremendo, rivolto a Dio (“Carogna, non esisti!”). Nell, la madre, muore “di oscurità”, Clov lascia definitivamente  il suo padrone, coperto dal suo lenzuolo-sudario. Hamm, che vuole essere sempre sicuro di trovarsi al centro della stanza, resta, come tutta l’umanità, in una solitudine senza speranza. 

 Milano - 2 aprile 2008                                                Anna Busca

TEATRO PARENTI:  " LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE " 

Nella bella Sala Pirelli del teatro Parenti, in via Cadolini, è in scena fino al 20 marzo un interessante lavoro tratto dall’ultimo racconto, pubblicato postumo, dello scrittore austriaco Joseph Roth (Die Legende vom heiligen Trinker). Un umanissimo Piero Mazzarella, in una sorta di lungo monologo intervallato da frequenti “bevute”al bancone di un café parigino, narra le toccanti vicende di un clochard ubriacone, Andreas, che vive sotto i ponti sulla Senna e che, un bel giorno, riceve alcuni franchi in elemosina. Andreas si considera quasi miracolato e si ripromette di donarli alla piccola santa Teresa,  in una chiesa di Parigi, ma per diversi motivi, soprattutto perché i “miracoli” si ripetono, non riesce a saldare il suo “debito” se non  poco prima di morire. Il poetico racconto, in parte autobiografico, è considerato il testamento spirituale del suo autore, che morì etilista a soli quarantacinque anni, a Parigi, nel 1939. Il regista Ermanno Olmi ne trasse un bellissimo film nel 1988. Mazzarella, raccontando la storia di Andreas, che in realtà finisce per interpretare, avvince e commuove il pubblico, che si lascia trasportare in una Parigi nebbiosa e piovosa, buia e malinconica, in cui l’unica luce non è altro che il Mistero. Molto suggestivo lo spazio scenico ideato da Gian Maurizio Fercioni, animato da bei filmati che tali non sembrano – si fondono perfettamente con la scena – di Stalker. Sensibile e intelligente, come sempre, la regia di Andrée Ruth Shammah. Alla fine dello spettacolo, Piero Mazzarella chiacchiera un po’ col pubblico, ed è un momento molto piacevole della serata, un affettuoso e divertente commiato dal grande attore, che il 2 marzo ha compiuto ottant’anni e si sente un po’ stanco (ma in realtà ha energia da vendere!).  Assolutamente da non perdere. (www.teatrofrancoparenti.com

Milano, 15 marzo 2008                     Anna Busca

TEATRO MANZONI:   Morlacchi sorprendente ne " Il dubbio di Castellitto

Sergio Castellitto ha portato in scena al teatro Manzoni di Milano il dramma dell'americano Shanley "Il dubbio". Ambientato nel '64 in un istituto cattolico del  Bronx, il lavoro si dipana in brevi sequenze sceniche definite da scenografie essenziali ma funzionali alla vicenda e ha come  principali protagonisti Stefano Accorsi nel ruolo di padre Flynn e Lucilla Morlacchi in quello di suor Aloysia. La trama di sicura attualità vede il bel sacerdote, ben voluto dagli allievi soprattutto per i suoi modi anticonvenzionali, accusato dalla responsabile dell'istituto, una grandissima Lucilla Morlacchi, di aver abusato di un allievo, l'unico di colore. Senza una prova certa, gli spettatori rimangono sempre nel dubbio che il giovane e simpatico Accorsi sia  colpevole della gravissima accusa che gli viene contestata. Anche alla fine dello spettacolo non sapremo mai se si tratta di un reale o presunto  caso di pedofilia. Non è nemmeno sufficiente la rivelazione che la madre del dodicenne allievo, la brava Nadia Kibout, fa alle direttrice sulla omosessualità del figlio o il trasferimento in altra sede di padre Flynn a dare certezza allo spettatore. Brava anche Alice Bachi, la giovane insegnante suor James. L'idea d'intervallare le brevi scene con le musiche di Bob Dylan danno un carattere di apparente leggerezza, permeata da una vena di nostalgia. "Il dubbio", per la bravura degli interpreti e per l'importanza delle tematiche trattate risulta sicuramente consigliabile.Alla prima rappresentazione grande successo di pubblico e applausi anche a Sergio Castellitto.  Fino al 6 aprile al Teatro Manzoni 

6  marzo                     C. G.       

TEATRO PARENTI:  LA RIGENERAZIONE di Svevo

Per il ciclo Il cuore del palcoscenico, è in scena fino al 9 marzo nella Sala Grande della sede storica del teatro Franco Parenti  l’ultimo dei tredici lavori teatrali di Italo Svevo, La rigenerazione, scritta probabilmente nel 1926, con la regia di Antonio Calenda.  Il protagonista, Giovanni Chierici, interpretato da un magnifico Gianrico Tedeschi, si sottopone ad un’operazione di ringiovanimento, e le vicende famigliari ruotano intorno a questa decisione. Si alternano continuamente situazioni comiche ad altre drammatiche, con colpi di scena e battute fulminanti, dove i temi della morte, del lutto, della vecchiaia con tutti i suoi problemi si intrecciano con i ricordi, i rimpianti per amori perduti, la gelosia, le speranze della giovinezza. Svevo trae spunto dalla “cura Voronoff”, di moda all’epoca, per riprendere la figura del vecchio che vuole “riprendersi la vita”, già tracciata nei suoi romanzi e racconti. Gli ossimori “vecchio giovane” e “giovane vecchio” si incarnano nei personaggi che animano la commedia, in una specie di gioco delle parti che lascia comunque l’amaro in bocca. Pur non essendo certo  i lavori teatrali il meglio della produzione artistica dello scrittore triestino, tuttavia si coglie anche in  questi, e particolarmente ne La rigenerazione, un’intelligenza pungente, un’analisi attenta – e quasi premonitrice - dei problemi di una società in crisi. Informazioni e prenotazioni  www.teatrofrancoparenti.com.

    2 marzo 2008                                              Anna Busca

TEATRO SAN BABILA:    "LE CUCINE INNAMORATE"     

Dopo il successo di pubblico della prima presentazione di “Le cucine innamorate” Gennaro D’Avanzo, direttore del San Babila - qui nell’inedita veste di regista e attore - ripropone un nuovo multiforme appuntamento dello spettacolo che lo vede in scena con la grande Liliana Feldman e con un affiatato parterre di ‘giovani’ cantanti e autori milanesi. Con loro anche Edmondo Capecelatro, esperto di ‘napoletanità’. Tutti insieme, nel calderone di sorrisi da cui nasce il titolo, danno allegro sapore alla scena con gags, musica dal vivo e poesia, componendo simpaticamente uno spettacolo che viaggia attraverso trent’anni di teatro, riportando alla memoria momenti stregati che viaggiano lievemente tra Milano e Napoli, tra Danzi e Totò, Jannacci e De Filippo. Bravissimi proprio i giovani interpreti: la cantante Stefania Colangelo e i superlativi cantanti-attori-cabarettisti-musicisti che concorrono a creare le atmosfere magiche e un po’ folli. Ma di quella follia sana, che guarda alla poesia con un pizzico di amarcord

Teatro Strehler:    il “Tartufo”

Un’ ironica e divertente messa in scena vede fino al 24 febbraio al Teatro Strehler la compagnia diretta da Carlo Cecchi in uno dei più celebri testi di Molière, Tartufo. L’ottima regia di  Cecchi, anche in scena nel riuscito ruolo di Orgone, i costumi d’epoca di  Sandra Cardini, la spoglia ed essenziale scena di Francesco Calcagnini, l’efficace traduzione italiana in versi di Cesare Garboli, ma soprattutto l’ottimo livello del cast di attori, contribuiscono al grande successo, anche di  pubblico, che la pièce sta ottenendo in questi giorni. Il testo di Molière sembra scritto oggi per l’attualità dei significati. L’ipocrisia del falso devoto Tartufo trova una convincente interpretazione da parte del bravo Valerio Binasco. L’ingenua ottusità di Orgone - talmente sordo agli avvertimenti dei familiari da non farsi scrupoli a cacciare di casa il figlio Damis e a non credere alle parole della moglie, quand'ella gli rivela le mire di Tartufo e il suo amore per lei, fino a lasciare tutti i beni all’impostore-  è ottimamente delineata da Cecchi. La vicenda sostanzialmente rispecchia in modo limpido il mondo attuale dove  la mancanza di etica, lo strapotere di chi è ai vertici della società e l’ipocrisia di chi vorrebbe esserci, anche in modo non lecito, sono facilmente osservabili. Molière risolve la vicenda con un lieto fine: Orgone finalmente capisce l’inganno, Tartufo viene arrestato e i contrastati rapporti di famiglia si risolvono, tutto grazie alla magnanimità del re. Bravissima Angelica Ippolito, madre di Orgone, e Licia Maglietta, la moglie. Bravi Antonia Truppo, la serva, Elia Schilton, il cognato e tutti gli altri. Per ulteriori informazioni e per i prossimi spettacoli:  www.piccoloteatro.org/ 

23  febbraio     Cesare  Guzzardella

TEATRO PARENTI:     "IL METODO GRÖNHOLM"   di J.Galceràn  

Jordi Galceràn, nato a Barcellona nel 1964, è  autore di lavori teatrali che a partire già dalla metà degli anni Novanta, quando era appena trentenne, gli sono valsi premi e riconoscimenti non solo in Spagna ma anche a livello internazionale. Si è inoltre occupato di adattamenti di opere straniere, tra le quali la goldoniana “Trilogia della villeggiatura”,  ha pubblicato testi e  racconti, collabora alla sceneggiatura di film. Nel 2003 il Teatro Nacional de la Cataluňa ha messo in scena Il metodo Grönholm, che è stato portato in diversi Paesi e ora è anche in tournée in Italia, con la regia di Cristina Pezzoli. La terza tappa è stata Milano, per sole quattro serate - dal 14 al 17 febbraio - nella nuova sala del Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo (www.teatrofrancoparenti.com ). La storia – ispirata a situazioni reali – si svolge in una stanza di un’azienda multinazionale, dove si ritrovano quattro candidati a un ambito posto di dirigente, che devono sottoporsi al quarto ed ultimo colloquio “congiunto” di selezione. Si tratta di tre uomini (ottimamente interpretati da Armando De Ceccon, Enrico Ianniello e Tony Laudadio) e una donna (la bravissima Nicoletta Braschi). Presto scoprono che la scelta verrà effettuata con un metodo particolare: il selezionatore forse è all’interno del gruppo, travestito da candidato, e potrà così osservare senza rivelarsi i comportamenti e le dinamiche psicologiche di ognuno, oppure, semplicemente, i selezionatori stanno valutando e ascoltando i candidati tramite videocamere o microfoni nascosti. Intanto, vengono sottoposti a numerose prove, alcune delle quali esilaranti e imbarazzanti, altre drammatiche e crudeli. Alla fine, un colpo di scena svelerà il segreto del  metodo Grönholm, e la conclusione sarà amara. Lo spettatore non può fare a meno di sentirsi coinvolto nella vicenda, perché cerca lui stesso di capire che cosa sta per succedere e chi sarà il candidato prescelto o il possibile selezionatore mascherato. Per il curioso gioco delle parti, i dialoghi incalzanti, le situazioni che cambiano rapidamente nonostante lo spazio scenico fisso e volutamente quasi claustrofobico, l’interesse del pubblico si mantiene elevato e lo spettacolo risulta intelligente e gradevole. 

19 febbraio 2008        Anna Busca

TEATRO MANZONI:  " IL DIVO GARRY " con G. Jannuzzo   dal 5 febbraio

“Il divo Garry” è una commedia brillante e sofisticata, incentrata sulla prorompente personalità di Garry Essendine, attore di successo che si avvia con qualche preoccupazione verso la mezza età. Bello e affascinante, ma capriccioso e viziato, Garry è attorniato da una corte di fedelissimi sudditi e di donne adoranti. Ecco quindi il nostro “divo” ritratto alla vigilia della partenza per un’importante tournée in Africa. Accudito dal fidato maggiordomo Fred e dalla sollecita governante Miss Erickson, Garry è costantemente protetto dal suo entourage, di cui fanno parte l’efficiente segretaria Monica, l’agente Henry e il produttore Morris, e da Liz, l’ex moglie di Garry, donna pratica e concreta che, pur avendolo lasciato anni prima, continua a prendersi cura di lui e della sua carriera artistica. Ogni volta lo difendono dalle pretese che lo assediano: quelle romantiche delle sue conquiste, prontamente rispedite a casa dopo una notte d’amore, e quelle artistiche di squinternati scrittori in erba, come l’eccentrico Roland Maule, anch’egli vittima a suo modo del fascino di Garry. In questo solido equilibrio tra Garry e i suoi angeli custodi si insinua, pericolosa e determinata, Joanna, moglie di Henry, amante in segreto di Morris e da sempre, anche lei!, innamorata di Garry. Joanna pare essere l’unica a comprendere chi sia il vero Garry Essendine, l’unica a giocare con lui ad armi pari. Ma non ha fatto i conti con Liz…La Contrada affronta questo allestimento come un classico. I lavori di Coward, il cui valore in Italia è tutto da riscoprire, sono stati interpretati da attori del calibro di Richard Burton, Laurence Olivier ed Elizabeth Taylor, e continuano ad essere rappresentati ovunque: Present laughter è uno dei grandi successi a Londra di questa stagione, tuttora in scena al National Theatre. Il Teatro stabile triestino continua dunque nella riscoperta di autori di grande rilievo, rivisitati alla luce della modernità, con un occhio attento al congegno teatrale, alla ricchezza delle trame e dei dialoghi. Riveste i panni del protagonista Gianfranco Jannuzzo, che con questo spettacolo inizia un rapporto di collaborazione con la Contrada di Trieste. L'affidabile e affascinante Liz ha invece il volto di Daniela Poggi, anche lei al primo lavoro con la compagnia della Contrada. 

TEATRO CARCANO: "SIOR TODERO BRONTOLON" con Giulio Bosetti  dal 13 febbraio

La storia è nota: il vecchio Todero, insensibile e avaro, promette in sposa la nipote Zanetta a Nicoletto, figlio del proprio agente Desiderio, per evitare di disperdere la dote al di fuori delle mura domestiche. Tale progetto non è gradito alla nuora Marcolina, che invece predispone un matrimonio di prestigio, ma non può contare sull’alleanza del marito Pellegrin, uomo privo di qualità e di carattere. Con l’aiuto di un paio di colpi di scena, la vicenda ha la fine sperata, anche se, come spiega il regista, la vicenda rimane in realtà aperta e il lieto fine momentaneo: “la tirchieria, la diffidenza di Todero verso gli altri si proiettano più che mai sul futuro prossimo, e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa.” Il carattere di Todero, dipinto dallo stesso Goldoni come “l’uomo che brontola sempre; cioè che trova a dire su tutto, che non è mai contento di niente, che tratta con asprezza, che parla con arroganza e si fa odiare da tutti” è uno dei più odiosi della produzione goldoniana; tuttavia, l’interpretazione che ne dà Giulio Bosetti si scosta da una recitazione di maniera privilegiando l’approfondimento dei lati universali del personaggio, che ce lo fanno sentire, a trecento anni di distanza, ancora fratello.

TEATRO SAN BABILA:    "LA MORTE DI CARNEVALE"   dall' 8 gennaio 

Che complicazione il decesso di Pasquale! E’ naturalismo spinto quello de La morte di Carnevale, ambientata nel vecchio e fascinoso golfo di Napoli. Ed è proprio la location a conferire quel sapore di goliardica confusione che ne è la formula vincente. Con l’uso divertente e spassionato di quel dialetto popolare ma comprensibile, che sta ancora al confine col verismo ma non fa mai rimpiangere i grandi che ne hanno derivato il successo. Carnevale non è il periodo di feste in maschera ma un vecchio usuraio, ovviamente tirchio all’inverosimile, sino all’ultimo e ancora oltre, che in tre atti di grande effetto lascia gli squattrinati eredi alle prese con le vicissitudini che accompagnano la spartizione della ricca eredità. E’ così che a fianco dell’ultimo letto si radunerà l’intero vicinato, in un vero e proprio presepe vivente di caratteri, speranze, ambizioni: davvero tutti contano che l’uomo, una volta trapassato, possa lasciargli in eredità i bramati averi. Tra questi, Antonietta, la nuova e giovane compagna, e Raffaele, il nipote “disoccupato nato” che cercherà di ‘coricarsi’ con l’avvenente zia, cui si prometterà per future nozze. Con loro il portinaio sempre disponibile, il notaio, la vicina col marito strano e la venditrice di limoni. E c’è persino lo “schiatta muorti”, che non riesce a far entrare il vecchietto nella bara, quasi questo riuscisse a irridere tutti con l’ennesimo dispetto. Ad Antonietta e Raffaele, così pensano, non resterà che ‘unirsi’ contro tutti…

TEATRO MANZONI:  "I DUE GEMELLI VENEZANI"  dall'8 gennaio

Massimo Dapporto interpreta il duplice ruolo di Tonino e Zanetto ne “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni, diretto da Antonio Calenda. Capolavoro della comicità e della scrittura scenica, il testo offre al protagonista un banco di prova eccezionale, pari a pochi nella storia del teatro. Lo spettacolo – che fa omaggio al genio goldoniano nel trecentesimo della nascita – è la nuova produzione di Noctivagus e del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e ha debuttato al Politeama Rossetti di Trieste in prima nazionale il 16 novembre 2007. “I due gemelli veneziani”, vero capolavoro della scrittura comica, s’incentra sull’incanto del gioco teatrale dei simili e degli opposti, portato a livelli altissimi da un Goldoni ormai pienamente padrone delle tecniche della drammaturgia settecentesca e della sapienza scenica di chi il teatro lo scrive, ma sa anche “farlo”, di chi impone agli attori una parte, ma solo dopo averla costruita sulle loro personali potenzialità e inclinazioni. Ne risulta una commedia che, dall’esordio nel 1747 ad oggi, non ha smesso di sorprendere e divertire e sembra immune al peso del tempo. “I due gemelli veneziani” coniuga con sapienza ed equilibrio studio dei caratteri e virtuosismo comico, e contestualmente si lascia percorrere da insolite inquietudini grottesche (non sottovalutiamo l’innovazione della descrizione della morte in scena che Goldoni inserisce nell’ultima parte della commedia) e adombra, forse con qualche malinconia nella conclusione, l’imminente avvento del mondo borghese con i suoi livori e le sue concrete preoccupazioni a cui, purtroppo, il gioioso gioco di scambi e travestimenti è destinato a cedere il passo. «I due libri  su’ quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro» scrisse Carlo Goldoni: ne “I due gemelli veneziani” c’è tutto un mondo di sentimenti, inquietudini, emozioni e umanissime rivalità e tutto il “ludus" del teatro (fatto di equivoci, frenesie, mascheramenti, malintesi) che il grande autore veneziano usava con tanta destrezza. E sebbene il plot abbia radici lontane (nell’antica tradizione latina, nelle commedie plautine e terenziane quali i “Simillimi” o i “Maenechmi”) il genio goldoniano riesce a donargli in un soffio l’universalità. Su questo terreno si muove Antonio Calenda - concertatore di un allestimento in equilibrio tra realismo e fantasia – dirigendo un cast che saprà armonizzare sensibilità di analisi e virtuosismo interpretativo. Di assoluta centralità il ruolo del titolo che Goldoni scrisse nell’intento di mettere in luce le doti del Pantalone Cesare d’Arbes: «Per meglio consolidare la sua fama – scrive infatti l’autore nei “Mémoires” – bisognava farlo brillare a viso scoperto; era quello il mio disegno, il mio principale scopo. [...] Io lavoravo per lui a una commedia intitolata “I due gemelli veneziani”. Avevo avuto abbastanza tempo e modo per esaminare i vari caratteri personali dei miei attori. In D’Arbes avevo notato due movimenti opposti e soliti nel suo aspetto e nel suo giuoco. A volte era l’uomo di mondo più ridente, brillante e vivace; a volte assumeva l’aria, i tratti, i discorsi d'un sempliciotto, d'un balordo: e quei mutamenti accadevano in lui naturalmente, senza che ci pensasse. Tale scoperta mi suggerì l’idea di farlo comparire sotto quei due aspetti nello stesso lavoro».E questo sarà il compito a cui è atteso uno degli attori più versatili e completi che oggi vanta la scena italiana, l’ottimo Massimo Dapporto. Maturo nell’espressività, darà vita al paradosso di Zanetto e Tonino, giostrandosi fra i loro opposti caratteri e sintetizzando in un unico corpo il ruolo di antagonista e protagonista, comico e spalla. Accanto a lui si muoverà un nutrito cast di attori di consolidata esperienza.

 

TEATRO ARSENALE:   "LA CANTATRICE CALVA & C" 

Eugène Ionesco, drammaturgo francese di origine rumena, scrive La cantatrice calva nel 1950, anno della sua prima disastrosa rappresentazione al Thèatre des Noctambules di Parigi. Il lavoro – considerato inizialmente dai critici privo di significato e in seguito rivalutato come capolavoro di Ionesco e di grande successo - trae origine dalla lettura di un manuale di conversazione in inglese, i cui protagonisti sono gli immancabili Mr e Mrs Smith, il cui frasario è involontariamente comico e da “teatro dell’assurdo”. Ionesco compie la geniale operazione di riprendere la struttura “didattica” del manuale per trasporla in ambito teatrale, creando personaggi-marionette che ripetono schemi di frasi e situazioni nonsense in cui tuttavia gli spettatori possono riconoscersi, perché la banalità del quotidiano, soprattutto nei salotti piccolo-borghesi, è spesso infarcita delle stesse espressioni e della stessa vuotezza. Il dialogo tocca l’apice dell’insulsaggine quando i coniugi Smith discutono di Bobby Watson  e dei suoi famigliari, che si chiamano tutti Bobby Watson, per cui la confusione e l’incapacità di comprendere di chi e di che cosa si parla raggiungono il massimo. I rintocchi della pendola scandiscono le parole, sintatticamente ordinate ma vuote, come puri suoni (e tali diventano nel delirio verbale dell’ultima scena). Perfino il titolo stesso della pièce è paradossale, perché la cantatrice calva non esiste come personaggio: viene solo citata in uno scambio di battute (“E la cantatrice calva?”  “Si pettina sempre allo stesso modo”). La critica dell’Autore al conformismo e alla follia nascosta nella vita di ogni giorno, la volontà di creare una sorta di “anti-teatro” in opposizione al teatro classico o psicologico, rappresentando in scena quasi un vuoto metafisico, appare chiara nei personaggi degli amici degli Smith, i coniugi Martin, che hanno perfino dimenticato, in un assoluto e terrificante oblio, di essere marito e moglie. E  ha ragione l’eccellente regista dello spettacolo, Marina Spreafico, quando afferma che l’insensatezza dell’opera di Ionesco è solo illusoria, perché cela “una lucida e luminosa analisi della vita umana e dell’appena trascorso mondo del secondo ‘900”. In perfetta sintonia con questo pezzo anche il meno noto La ragazza da marito, conversazione tra un uomo e una donna, finti spettatori, che parlano di temi attuali (cambiamenti climatici, la violenza, la guerra) in modo banale, usando luoghi comuni e affermazioni lapalissiane, che appaiono in tutta la loro irrazionalità ma che appartengono purtroppo al nostro vissuto. Si ride, infine, proprio di noi stessi. Ottima la compagnia di attori, tra i quali spicca la bravissima Maria Eugenia d’Aquino. Da vedere.

Fino al 19 dicembre (e poi dal 10 giugno al 5 luglio 2008). Per info:  www.teatroarsenale.org

12 dicembre 2007                            Anna Busca