Un’altra meta brianzola può aggiungersi alle precedenti del Petit Tour intorno a Milano lungo il tracciato dell’S9 di Trenord, già oggetto di visite interessanti e di altrettanti articoli: è Seregno, il cui nome forse deriva dalla figlia di Onorio, fratello dell’imperatore romano Teodosio I, sposata al generale Stilicone, ossia Serena, vissuta tra il IV e il V secolo.

Nel tesoro del Duomo di Monza si trova il Dittico di Stilicone, opera in avorio del 400, forse di artigiani milanesi, donata dal re Berengario cinque secoli dopo; sono raffigurati Serena e Stilicone, all’epoca nominato console, con il figlio Eucherio. Serena trascorse un periodo della sua vita, piuttosto travagliata, a Milano. Il toponimo medioevale più frequente per Seregno è in effetti Serennio, ma non esistono prove certe di un’origine romana della città.
Il primo documento che attesta l’esistenza di un locus, ossia un insediamento agricolo, risale al 1087: è la cessione di beni da parte di tale Pietro da Seregno alla canonica di sant’Ambrogio di Milano. Nel 1138 il locus passò all’autorità del monastero di San Vittore a Meda (oggi Villa Antona Traversi). Il borgo subì poi le vicende legate alla storia del Ducato di Milano e dei Visconti; fu diviso in due parti, ciascuna con una propria chiesa e una propria amministrazione, anche fiscale. La popolazione stessa si divise in due fazioni contrapposte: i “bianchi” di Sant’Ambrogio e i “rossi” di San Vittore, confraternite spesso in lite tra loro. Le due chiese sono rappresentate nella lunetta della Madonna di Santa Valeria del santuario (vedi oltre).

Il problema di ordine pubblico associato a tale separazione fu risolto in modo drastico solo nel XVIII secolo, dal governo austriaco, con l’abbattimento di entrambe le parrocchie e la costruzione di un edificio religioso monumentale con funzione unificatrice, a metà strada tra le due precedenti. La visita può proprio partire da qui, dalla Basilica di San Giuseppe, nel centro storico, in piazza Concordia, raggiungibile in pochi minuti a piedi dalla stazione.

Iniziata nel 1769 e terminata nel 1781, la costruzione, più semplice rispetto alla proposta originaria del barnabita Ermenegildo Pini, che la rendeva simile a un Pantheon, si basava sul progetto dell’architetto Giulio Galliori. La facciata monumentale, ispirata allo stile neoclassico, fu però proposta e completata quasi due secoli dopo: fu infatti inaugurata solo nel 1944, su disegno dell’architetto Ottavio Cabiati. Per rendere più armonico ed adeguato l’interno fu aggiunta una cupola; e i lavori di rifacimento si conclusero nel 1964.

Arrivando davanti alla basilica e al suo colonnato – sei colonne con capitelli ionici, con il frontone ricoperto da un mosaico – si notano due statue, entrambe di Antonio De Nova, autore anche dell’interessante portale in bronzo (1992) che ripercorre la storia religiosa di Seregno. A sinistra della gradinata si trova la statua di Giovanni Paolo II, che giunse in visita un paio di volte; a destra quella dell’arcivescovo e patriarca di Alessandria (titolo solo onorifico) Paolo Angelo Ballerini, che inaugurò la consacrazione della basilica nel 1881. Vi restò come celebrante fino alla morte, nel 1897.

Il suo monumento funebre, in marmo bianco, è all’interno, presso l’ingresso, sorretto da due leoni in marmo rosso (di Salvatore Saponaro) e sormontato da un bel mosaico di Luigi Filocamo. Sul sarcofago (1948) si trova la statua giacente del Ballerini, opera di Francesco Confalonieri (1898). La tomba vera e propria è in una cripta (1908) chiusa da una lapide, sotto il monumento.

Un’altra sepoltura degna di nota è quella del Cardinale Achille Locatelli (1856-1935), originario di Seregno. Nel percorso di visita, si incontrano dipinti e affreschi ottocenteschi in diverse cappelle e nel presbiterio, per lo più opere di Luigi Maria Sabatelli, Romeo Rivetta e Luigi Morgari.

L’altare maggiore è opera raffinata dello scultore Floriano Bodini (1933-2005). Molto interessante anche l’organo monumentale, in parte risalente al 1810.

Nell’adiacente Piazza Martiri della Libertà, di fronte al Palazzo Landriani Caponaghi (1861) sede del municipio, si trova la fontana in pietra rossa e cotto detta “del Magnabagaj”, che raffigura il “Biscione”, simbolo visconteo, nell’atto di mangiare un bambino. È una delle molte copie di una fontana realizzata nel XV sec. per il Castello di Vigevano, commissionata da Francesco I Sforza, e successivamente trasferita nella Collegiata di Bellinzona.

In piazza Risorgimento ecco un bel murale opera di Neve (2021), dedicato a Dante Alighieri e realizzato per il 700° anniversario della morte del Poeta.

Quello che resta della chiesa di San Vittore abbattuta nel ‘700 è visibile a pochi passi dalla basilica, vicino alla Torre del Barbarossa: si tratta dell’abside, semicircolare, adibita da tempo ad abitazione.

La torre è in realtà il campanile romanico-gotico, in stile guelfo (XII sec.), che doveva appartenere alla chiesa stessa. È certo solo una leggenda che l’imperatore Federico Barbarossa se ne servisse, intorno al 1160, come punto di avvistamento di truppe nemiche lungo l’asse Milano-Como…

Nei pressi, in vicolo Pozzo, una casa d’epoca è decorata con il murale Dancing Song Ballroom della street artist Chiara Capobianco (2021).

Proseguendo, ecco in piazza Vittorio Veneto il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, di Alfredo Sassi, risalente agli anni 1922-24 e inaugurato nel 1928. Sui quattro lati, i bronzi rappresentano altrettanti temi: la patria, la partenza per il fronte, la guerra, il ritorno. Nel gruppo della “partenza” la ragazzina con i fiori ebbe come modella Rosa Bossi, madre di Silvio Berlusconi, che all’epoca era tredicenne e, come dichiarava lei stessa, posò per lo scultore.

Un altro bronzo interessante, in piazza Italia, è il ritratto di re Umberto I (1903), opera commemorativa di Francesco Confalonieri.

Spostandosi verso la periferia di Seregno si può visitare l’imponente Santuario di Santa Valeria, neogotico, sorto sul luogo di un antico Oratorio posto sulla via verso Meda. Nel XVII sec. era stato sostituito da un piccolo edificio religioso, diventato nel corso dei decenni inadeguato per le esigenze locali; se ne decise la demolizione, completata nel 1932, due anni dopo la consacrazione del nuovo Santuario, la cui prima pietra era stata posata nel 1922, su progetto dell’ingegnere-architetto Spirito Maria Chiappetta, molto stimato da papa Pio XI.

Il campanile, ultimato nel 1965, svetta dalla parte posteriore ed è alto più di 80 m; un ascensore e una scala di 297 gradini consentono la salita per accedere a un belvedere, in cima, ma abbiamo trovato tutto chiuso. Le aperture sono infatti solo straordinarie, o in Giornate FAI o durante la Fiera di Santa Valeria a fine aprile, una delle sagre più importanti della zona, o in occasione di anniversari particolari. Peccato, perché renderlo fruibile sempre, almeno durante il weekend, lo farebbe senz’altro diventare una frequentata attrazione turistica della Brianza!

Sopra i portali d’ingresso al santuario si possono ammirare tre lunette impreziosite da altrettanti mosaici di Trento Longaretti (1916-2017), ossia San Vitale e Santa Valeria, Santi Gervasio e Protasio, Madonna di Santa Valeria. In quest’ultima lunetta, come già riferito, compaiono le due parrocchie antiche di Seregno.

La chiesa ha un interno a tre navate in cui la luce filtra da grandi vetrate colorate, opera di diversi artisti; vi sono affreschi di Luigi Sabatelli strappati dalla chiesa precedente, nonché – sopra l’altare centrale – l’immancabile immagine miracolosa, ossia una Madonna con Bambino che doveva essere un affresco esterno sul muro dell’Oratorio, di attribuzione incerta (forse del Bramantino, ossia Bartolomeo Suardi).

Fu restaurata e riportata su tela nel 1927. Pregevoli il pulpito e i confessionali, opere lignee dell’intagliatore monzese Annibale Pagnoni (1865-1944).


Davanti all’ampio sagrato un lungo viale alberato porta a una piazzetta: al centro di una rotonda s’innalza un’alta colonna, che porta in cima la statua della Madonna di Santa Valeria, simbolo del Santuario.

Se si sceglie di procedere verso la periferia in direzione di Meda, si giunge alla scuola statale primaria “Aldo Moro” che ha sul muro esterno, verso il cancello d’ingresso, una fantastica opera di street sculpture: si tratta di Urbanemoji (2023) del duo artistico Urbansolid (Riccardo Cavalleri e Gabriele Castellani), dal diametro di quasi tre metri, con circa 300 piccoli volti umani, rappresentanti le emozioni, che creano di fatto la “faccina” dell’insolito Smile.

Ritornando verso la stazione, si puù passare da piazza Roma, dove si incontra un bronzo – I Putti che giocano – di Santo Caslini (1950), davanti a una bella fontana a gradini. E a Seregno sono ancora molti i monumenti e i luoghi da visitare: sarà senz’altro nuovamente una meta per il Petit Tour sull’S9!


