È una Carmen riattualizzata agli ultimi decenni del Novecento, quella di Damiano Michieletto, che non conserva quasi nulla dell’ambientazione spagnola alla quale siamo abituati. Colori spesso spenti vengono rivitalizzati nelle scene corali, soprattutto quando entrano in scena le bravissime voci bianche.
Una regia, quella di Michieletto – sostenuta dalle efficaci scene di Paola Fantin, dai costumi attualizzati di Carla Teti e dalle luci spesso ombreggiate, talvolta caratterizzate da particolari colorazioni, di Alessandro Carletti – che mette in risalto i singoli protagonisti e i momenti di maggiore movimento. Nel complesso, un lavoro più che valido, che può apparire poco appariscente ma che possiede un’indubbia coerenza.
Il direttore Myung-Whun Chung ha guidato con sicurezza l’esecuzione, curando i dettagli anche nei passaggi più corposi e valorizzando la coralità preparata da Alberto Malazzi e, per le voci bianche, da Brunella Clerici. Meno convincente è risultata la sua capacità di integrare la vocalità degli ottimi solisti nell’orchestrazione: i colori sono apparsi poco francesi e spesso privi di autentico slancio narrativo, pur in presenza di momenti di ottimo livello.
Il cast vocale si è dimostrato all’altezza. Vittorio Grigolo, nei panni di Don José, ha vivacizzato la scena con una voce perfettamente adeguata al ruolo. Clémentine Margaine ha offerto una Carmen dal timbro puro e ben caratterizzato sul piano coloristico, sostenuta da una buona voluminosità e da una presenza scenica convincente. Rilevante vocalmente e scenicamente Natalia Tanasii nel ruolo di Micaëla, una delle migliori voci della compagnia. Ben impostato e sonoro Giorgi Manoshvili come Escamillo. Validi anche gli altri interpreti.
Alla terza rappresentazione, alla quale abbiamo assistito in una Scala gremita in ogni ordine di posti, gli applausi sono stati calorosi e prolungati, senza alcun dissenso, a testimonianza della soddisfazione del pubblico, evidente anche durante le uscite in palcoscenico dei protagonisti. Ricordiamo le prossime repliche: 16, 17, 19, 22, 23 e 25 giugno. Uno spettacolo da vedere. (Foto inalto di Brescia – Amisano, Archivio Teatro Alla Scala)