L’INCREDIBILE SFIDA DELLA MANO SINISTRA. IL PIANISTA GIOVANNI NESI AL PIANOVARA

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Una serata dedicata alle composizioni per pianoforte eseguite con la sola mano sinistra non è solo un’esibizione virtuosa, ma un vero e proprio banco di prova per la capacità di un pianista di trascendere i limiti imposti dalla tecnica e dalla tradizione.

È in questo contesto affascinante e impegnativo che si inserisce la performance del pianista Giovanni Nesi, il 25/05 all’Auditorium del Conservatorio G.Cantelli di Novara per il Pianovara. Fiorentino (n.1986), allievo di Maria Tipo e di Andrea Lucchesini, Giovanni Nesi è un pianista che si è distinto nel panorama musicale per la sua versatilità e la sua profonda sensibilità interpretativa. Formato in prestigiose istituzioni musicali italiane, Nesi ha intrapreso una carriera che lo ha visto esibirsi in importanti sale da concerto sia in Italia che all’estero, collaborando con orchestre e direttori di fama internazionale. La sua discografia testimonia un interesse per un repertorio ampio e variegato, che spazia dal classico al contemporaneo, sempre con un’attenzione particolare alla ricerca sonora e all’esplorazione di nuove prospettive esecutive. La scelta di dedicarsi a un repertorio per la mano sinistra dimostra la sua audacia artistica e la sua volontà di spingersi oltre i confini convenzionali. Eseguire brani al pianoforte con la sola mano sinistra presenta una serie di sfide tecniche uniche e considerevoli. Tradizionalmente, la mano sinistra è associata alla parte armonica e ritmica, mentre la destra è deputata alla melodia principale. Separare questi ruoli e concentrare l’intera trama musicale su un’unica mano implica affrontare diverse problematiche: la mano sinistra, da sola, deve gestire sia le linee melodiche più acute che quelle più gravi, oltre agli accordi e alle figurazioni armoniche. Ciò richiede una notevole estensione delle dita e un controllo preciso del tocco per creare un equilibrio sonoro chiaro e articolato, evitando che le diverse voci si sovrappongano in modo confuso. Si consideri anche che ogni dito deve possedere una forza e un’indipendenza quasi sovrumane per sostenere passaggi virtuosistici, arpeggi ampi e accordi complessi.
La mancanza di supporto della mano destra obbliga a un lavoro ‘isometrico’ e a una resistenza muscolare notevolmente superiore; infine (ma molto altro si potrebbe aggiungere) il pianista deve riuscire a creare un fraseggio espressivo e a modulare il suono con la sola mano sinistra, conferendo al brano vita e profondità emotiva con la gestione di dinamiche e tavolozza timbrica. Il programma proposto da Nesi è un vero e proprio viaggio attraverso il mondo musicale di grandi compositori, reinterpretata attraverso il prisma della trascrizione per mano sinistra La performance di Nesi ha avuto inizio con due pezzi di J.S. Bach: Preludio, Gavotta e I e II e Giga dalla Suite per violoncello, n. 6 in Re maggiore BWV 1012 (trasc. per pf. mano sinistra di J. Brahms), seguita dalla Ciaccona dalla Partita n. 2 in Re minore per violino solo BWV 1004 trascritte entrambe. per pf. mano sinistra da J. Brahms. Queste trascrizioni di Brahms sono un esempio magistrale di come la densità polifonica e la forza espressiva di Bach possano essere rese con una sola mano. Il Preludio richiede un fraseggio ampio e un senso di progressione inarrestabile. La Giga è un banco di prova per l’agilità e la chiarezza nel susseguirsi di note veloci La Gavotta , infine, con la sua elegante danza, necessita di leggerezza e precisione ritmica.. Per affrontare questi brani, Nesi ha dimostrato una straordinaria capacità di creare un senso di polifonia, facendo “cantare” le diverse voci con la sola mano sinistra. La sua interpretazione ha evocato la grandiosità e la profondità armonica di Bach, mantenendo al contempo la freschezza e la vitalità intrinseca della musica. In virtù di un controllo dinamico impeccabile e di una profonda intelligenza musicale ha saputo restituire pienamente la complessità strutturale e l’intensità emotiva del pezzo. Quanto alla Ciaccona , è forse la vetta più alta dell’esecuzione per mano sinistra. La Ciaccona è un monologo musicale di proporzioni epiche, un’esplorazione di temi e variazioni che abbraccia un’intera gamma di emozioni. Richiede una capacità di sostenere un flusso musicale ininterrotto, di alternare momenti di intensa drammaticità a passaggi di lirismo struggente. Nesi ha dato prova di una resistenza mentale e fisica incredibile per sostenere la lunghezza e l’intensità del brano. La sua interpretazione ha trasmesso tutta la maestà, la solennità e l’introspezione profonda che caratterizzano quest’opera. La gestione delle numerose variazioni, mantenendo la coerenza del tema centrale e creando un arco narrativo potente, ha spiccato per lucidità nel disegno del fraseggio e nitidezza del suono. Tutt’altro mondo musicale, quello affrontato da Nesi dopo Bach: lo Scrjabin dei Due Pezzi per la mano sinistra op. 9: Preludio e Notturno . Questi due pezzi sono un esempio di lirismo e introspezione, carichi di una spiritualità e di un’espressività tipiche del grande compositore russo. Il Preludio è più mosso e quasi inquieto, mentre il Notturno è un momento di pura contemplazione, intriso di malinconia e bellezza. Nesi qui ha dato dimostrazione di possedere un tocco delicato e sensibile, per catturare le sfumature sonore e le atmosfere oniriche di Scriabin. La sua interpretazione ha dato il dovuto rilievo alla ricchezza armonica e alla profondità emotiva della scrittura pianistica di Scrjabin, quasi creando un dialogo intimo tra il pianista e lo strumento. A seguire Preludio, Bourrée e Giga op. 135 di C. Saint-Saëns , un trittico esemplare di scrittura pianistica virtuosistica e brillante. Il Preludio è maestoso e imponente, la Bourrée è agile e danzante, mentre la Giga è un finale effervescente e pieno di brio. Nesi si è prodotto in veri e propri ‘numeri’ di elevata agilità tecnica, offrendo ulteriore prova di avere, tra le frecce al suo arco, un bel suono brillante, richiesto da molte delle composizioni di Saint-Saens. Il fraseggio incisivo, e il controllo ritmico impeccabile, soprattutto nei passaggi più rapidi e complessi, hanno consentito un’ottima interpretazione al pianista Nesi, al massimo delle possibilità offerte dalla sola mano sinistra. Il famoso Coro a bocca chiusa dalla Butterfly di G. Puccini, nella trascrizione per pianoforte (mano sinistra) di Paul Wittgenstein (sì, proprio lui, il dedicatario/destinatario del celebre concerto di Ravel per pianoforte e orchestra per sola mano sinistra in re maggiore) viene trasformato in un’esperienza pianistica intensa: l’evocazione del canto corale con una sola mano richiede una grande capacità di creare tessiture sonore dense e avvolgenti, mantenendo al contempo riconoscibili la melodia e l’atmosfera emotiva. Anche in questo caso Nesi ha dato un ammirevole saggio delle proprie virtù d’interprete ‘con la sola mano sinistra’ creando un’onda sonora ricca e variegata, emulando la polifonia del coro e l’intensità drammatica della scena. La sua interpretazione ha ricreato, in un mondo sonoro completamente ‘altro’, l’emozione e la tensione del momento operistico, dimostrando una notevole abilità nel modellare il suono e nel creare un effetto corale con una singola mano. _ Georges J.Pfeiffer , protagonista dell’intensa vita musicale francese tra gli ultimi decenni dell’800 e i primissimi anni del ‘900 come pianista, compositore e critico musicale è l’autore dell’ultimo pezzo presentato in programma dal Maestro Nesi: la Scena del Miserere, dal Trovatore di G. Verdi , ovviamente nella versione per pianoforte (sola mano sinistra). Questa trascrizione attinge a uno dei momenti più potenti e toccanti del Trovatore: ” Scena del Miserere ” è carica di pathos, solennità e una profonda malinconia. La sfida sta nel rendere la grandiosità del coro e l’intensità della scena, mantenendone la commozione e la drammaticità. Nesi qui dà sfoggio di tutta la sua finezza e sensibilità interpretative nel rendere le sfumature emotive del brano. La sua interpretazione si è realizzata per mezzo di un fraseggio profondamente espressivo e un controllo dinamico che ha saputo alternare momenti di intensa drammaticità a passaggi di quieta introspezione, evocando la preghiera e il tormento interiore. In conclusione, la scelta di affrontare questo repertorio da parte di Giovanni Nesi non è stata una mera esibizione di bravura tecnica, ma un’esplorazione profonda della capacità espressiva del pianoforte e della resilienza dell’artista. Il suo recital novarese è stato un invito ad ascoltare la musica in modo nuovo, a meravigliarsi di fronte alle infinite possibilità sonore che nascono dalla sfida di un’esecuzione a mano sola. Grandissimo il successo di pubblico, che alla fine del concerto gli ha tributato una vera ovazione, cui il Maestro ha risposto con un Fuoriprogramma, il Tango del compositore messicano Ponce , dal titolo “Nonostante tutto” . Naturalmente per sola mano sinistra.