Per il Festival Milano Musica, Neither di Morton Feldman in forma di concerto al Conservatorio

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È un’orchestra di grandi dimensioni quella utilizzata dal compositore statunitense Morton Feldman (1926-1987) per Neither, opera in un atto. Spicca al centro anche la voce di soprano: poche note lunghe e ripetute, con minimi cambiamenti d’intonazione, ma perfettamente inserite nel tessuto orchestrale. L’opera, eseguita al Conservatorio nella versione originale “in forma di concerto”, venne ideata tra il 1976 e il 1977 da Feldman, ispirato anche dal breve libretto di Samuel Beckett.

Un lavoro che rivela una scrittura musicale certamente originale, con riferimenti anche a un certo minimalismo, già in voga da alcuni anni, qui però inserito in una struttura orchestrale che gioca sulla varietà timbrica e sui colori ben delineati nell’alternanza delle strumentazioni. E poi c’è quella voce che ritorna assiduamente, quasi fosse un baricentro espressivo che trova in Beckett il proprio riferimento ideale.
Gli elementi musicali, di natura quasi ipnotica, con il costante riaffiorare del tema lungo un’evoluzione sonora che arriva a quasi sessanta minuti di durata, si ascoltano senza difficoltà grazie alla ricchezza coloristica della partitura e all’eccellente interpretazione trovata sul podio della Sala Verdi del Conservatorio nel direttore Marco Angius, esperto di musica contemporanea, alla guida dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Al centro, l’ottima voce di Livia Rado ritornava come intenso punto di riferimento, nella delicatezza dell’emissione vocale.
La teatralità del lavoro è emersa anche nella “forma da concerto”, una teatralità che, alla fine degli anni Settanta, era stata invece sviluppata dal pittore e scenografo Michelangelo Pistoletto, inventore dell’Arte Povera, che nel giugno del 1977 a Roma realizzò differenti scenografie per la rappresentazione di Neither. Pistoletto, prima del concerto, è stato incontrato da Veniero Rizzardi, raccontando quell’anno di lavoro condiviso con Feldman.
Applausi calorosi a tutti i protagonisti.