Ieri sera, alla Palazzina degli Orafi, si è svolta la terza e ultima serata della rassegna “Armonie del Mondo. La musica che unisce popoli, culture e storie”, un percorso musicale pensato per raccontare, attraverso la musica, i valori che ispirano la Fondazione Fiera Milano: identità, dialogo, apertura internazionale, eccellenza e formazione.
Dopo l’esibizione della Fanfara dei Carabinieri, che aveva evocato i valori dell’identità nazionale e del Made in Italy, e quella della violinista lituana Saulė Kilaitė, interprete del dialogo tra culture e dell’apertura internazionale, l’ultimo appuntamento ha visto protagonista l’Accademia Teatro alla Scala. Nello spazio raccolto ma gremito di spettatori davanti alla storica Palazzina degli Orafi, progettata negli anni Venti dall’architetto Paolo Vietti Violi, giovani artisti dei corsi di perfezionamento hanno interpretato alcune delle più celebri arie della Bohème di Giacomo Puccini.
Accompagnati al pianoforte da Paolo Spadaro Munitto e guidati dai racconti di Fabio Sartorelli, docente di Storia della Musica al Conservatorio “G. Verdi” di Milano e all’Accademia Teatro alla Scala, gli interpreti hanno condotto il pubblico in un percorso musicale e narrativo attraverso le vicende dei protagonisti dell’opera. Da Che gelida manina a O soave fanciulla, da Vecchia zimarra a Quando men vò, l’ascolto è stato arricchito da spiegazioni puntuali e coinvolgenti.
La scelta di concludere la rassegna con le giovani voci della Scuola scaligera — i soprani Aigerim Altynbek e Mariapaola Di Carlo, il tenore Litai Zhuo e il basso Xhieldo Hyseni — non ha rappresentato soltanto un riconoscimento dell’alto valore artistico e formativo dell’Accademia, ma ha anche richiamato una pagina significativa della storia di Milano e della stessa Fiera. Ottant’anni fa, nel secondo dopoguerra, la Fiera di Milano mise infatti i propri spazi a disposizione di una città impegnata nella ricostruzione, contribuendo alla ripresa della vita culturale milanese e sostenendo anche il ritorno delle attività del Teatro alla Scala.
Tutti gli interpreti hanno offerto prove convincenti in una serata molto apprezzata dal pubblico. Alla qualità della musica si è aggiunta un’organizzazione curata nei dettagli e una presentazione attenta e coinvolgente. Non è mancato nemmeno un ottimo gelato, gradito finale di un appuntamento riuscito sotto ogni aspetto.