La donna più ricca del mondo

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Isabelle Huppert interpreta magnificamente il personaggio di Marianne Farrère, erede ricchissima del fondatore di un’industria di cosmetici francese, nonché moglie di Guy (Andrè Marcon) e madre della poco amata Frédérique (Marina Fois). L’epoca in cui si svolge la vicenda è collocabile nel periodo della presidenza di Mitterrand, ossia tra il 1981 e il 1995.

La vita di Marianne, settantenne dall’aspetto molto curato e ancora di gran fascino, trascorre monotona nel lusso, nella noia di una relazione coniugale spenta, nei doveri delle riunioni dei consigli di amministrazione, finché non succede qualcosa d’inaspettato.

Sarà infatti l’incontro con un fotografo, che deve scattarle ritratti per una rivista di moda, a provocare una sorta di rivoluzione nel suo comportamento e nel suo modo di affrontare le giornate: Pierre-Alain Fantin (Laurent Lafitte) è infatti un artista – di almeno vent’anni più giovane – che vive quasi senza regole, senza pudori, con ironia e disinvoltura, e riesce a trascinare Marianne in una specie di gioco vorticoso di seduzione e di divertimento. Comincia a frequentarla assiduamente, si dichiara una sorta di “paggio” della sua “regina”, di fatto la corteggia senza nascondere la sua omosessualità e il suo giovane amante e senza curarsi minimamente del giudizio degli altri, che anzi provoca e schernisce.

Marianne esce dal suo torpore, resta quasi incantata dall’energia vitale di Pierre-Alain, dal suo modo di imporsi e di farsi beffa di tutto e di tutti. Trascorrono le vacanze insieme, nella villa stupenda sul mare della famiglia Farrère, continuando a inseguirsi, ad abbracciarsi, a scherzare in modo complice e allegro sotto gli occhi di Guy, di Frédèrique, del marito di questa, Jean-Marc (Mathieu Demy) e del loro figlio adolescente Charles (Paul Beaurepaire), ma anche della servitù.

In questa spicca una figura ambigua, il maggiordomo Jérôme (Raphaël Personnaz), che, come Frèdèrique, detesta Pierre-Alain che considera solo un volgare profittatore e, alla fine, troverà un modo per allontanarlo, pur pagando di persona le sue scelte.

Il fotografo, entrato in modo così importante e invasivo nella vita della “donna più ricca del mondo”, è infatti uno scaltro opportunista: si è fatto dare da lei fiumi di denaro, centinaia di milioni di franchi, in opere d’arte, polizze assicurative sulla vita, immobili. Alle rimostranze della figlia, soprattutto dopo la morte di Guy, Marianne risponde che dei suoi soldi, tantissimi, fa quello che vuole. Diventa inevitabile uno scontro in famiglia, anche in tribunale, in un momento particolarmente delicato perché sono emerse questioni oscure riguardanti il padre di Marianne, accusato di passato collaborazionismo con i nazisti; la stessa Marianne è sfiorata dall’accusa di antisemitismo, e la figlia vorrebbe che fosse attestata la sua incapacità di gestire il patrimonio e l’azienda.

Le vicende economico-giudiziarie si concluderanno con un compromesso voluto da Marianne, che ritornerà alla sua vita, ancora più chiusa e piatta di prima, in una solitudine dorata ma priva di emozioni e sentimenti.

Il giornalista e regista francese Thierry Klifa ha portato sullo schermo, in modo intelligente e sensibile, una storia ispirata liberamente al caso di Liliane Schueller, erede del fondatore della multinazionale L’Oréal e sposata al politico André Bettencourt: non solo era la donna più ricca di Francia, ma fu anche incoronata dalla rivista Forbes, nel 2016, come “donna più ricca del mondo”. Morì a 95 anni nel 2017. Lo scrittore-fotografo François-Marie Banier, diventato suo amico nel 1987, si fece dare negli anni doni dal valore complessivo di circa 1,3 miliardi di euro. Denunciato nel 2007 dalla figlia di Liliane, Françoise, nel 2015 è stato condannato a tre anni di carcere, a 375.000 euro di multa e alla confisca dei beni sequestrati, perché riconosciuto colpevole di “abuso di persone incapaci di discernimento”.

Laurent Lafitte ha ricevuto il Premio César 2026 come miglior attore protagonista. Film interessante, con un ottimo cast, da vedere.

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