Dal 5 novembre al 1° marzo 2027 sarà possibile visitare una bellissima mostra alla Fondazione Prada di Largo Isarco: “GLOBAL ANTIQUITY – Cultural Interactions in Afroeurasian Space 600 BCE-1000 CE”. L’esposizione, che copre l’intero piano terra del Podium, raccoglie circa 150 preziosi pezzi che testimoniano l’antica “contaminazione”, o meglio “ibridazione”, tra le culture del bacino mediterraneo e l’estremo oriente, una sorta di globalizzazione di gusti, di idee, di oggetti d’arte risalente anche a più di 2500 anni fa.

In oltre 1600 anni di storia, si sono sviluppati e intrecciati collegamenti tra popoli che hanno portato a relazioni di grande interesse, su diversi piani di ricerca.

Ed ecco, tra gli splendidi reperti, statue, lapidi con dediche e iscrizioni bilingue, monete indo-greche e greco-battriane, oggetti di uso quotidiano e rituale che raccontano scambi e rotte commerciali tra Paesi anche lontanissimi, e rivelano una fitta rete di connessioni intercontinentali.

Perfino la testa del leone di San Marco, simbolo di Venezia, posto su una colonna nella Piazzetta a lato del Palazzo Ducale, è straordinariamente simile alla testa dei leoni scolpiti in Cina e potrebbe svelarne un’origine esotica.

Negli scavi di Pompei è stato ritrovata una statuetta in avorio, proveniente dall’India (1° sec. d. C. circa); e nelle Marche fu lavorato un uovo di struzzo africano.

Su un sarcofago romano del II-III sec. d.C. è scolpito il trionfo di Dioniso in India; e su un rilievo funerario del I sec. a.C. compare un dromedario che trasporta anfore da vino.

Strumenti astronomici e astrolabi (IX-XI sec.), pezzi di scacchi di un millennio fa, collane, coppe, brocche, perfino tessuti catturano l’attenzione del visitatore per la loro bellezza e per la loro squisita fattura.

Splendido un rhyton a forma di cervo, così come una statua di Buddha del 100-140 d.C., in marmo greco, scolpita probabilmente a Berenice, sulla costa egiziana del Mar Rosso. e un altare dedicato al Sol Invictus (190-220 d.C.).


Un cofanetto, ritrovato a Belmonte Piceno nelle Marche e realizzato tra il 560 e il 540 a.C. in ambra e avorio, è la prova di un commercio sia con le terre nordiche del Mar Baltico che con l’Africa; è decorato con scene e personaggi legati alla cultura etrusca e a quella greca, dalle influenze estranee alla zona di provenienza.

La mostra è stata curata da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Balestrazzi; ottimo l’allestimento di Rem Koolhaas – con Giulio Margheri – che consente al visitatore un percorso tematico e molto interessante. Fino a febbraio 2027 sono previsti incontri al Cinema Godard della Fondazione con studiosi, esperti, scrittori, per approfondire e indagare i temi della mostra. Da martedì 10 novembre (lectio magistralis di Salvatore Settis) al 3 dicembre e da gennaio a maggio 2027 è in calendario un corso di formazione, gratuito, aperto ai docenti, valido per l’aggiornamento professionale, sulla Globalità nel mondo antico.

Mostra imperdibile (chiusura il martedì).


