I colori degli archi sono emersi nel bellissimo concerto ascoltato ieri sera al Teatro Dal Verme, nell’ambito della stagione sinfonica de I Pomeriggi Musicali. Il gruppo cameristico ospite, I Virtuosi Italiani, guidato dal primo violino e direttore Alberto Martini, ha trovato in Julian Kainrath un solista di notevole qualità, dando vita a un percorso musicale che, accanto a pagine destinate all’orchestra d’archi, prevedeva anche alcuni importanti lavori per violino solista e archi.
I quattro compositori scelti, Čajkovskij, Saint-Saëns, Respighi e Rota, si sono alternati delineando universi sonori differenti, accomunati dalla ricchezza delle possibilità espressive offerte dagli strumenti ad arco.
Il programma si è aperto con l’Elegia per archi in memoria di Ivan Vasil’evich Samarin di Pëtr Il’ič Čajkovskij, pagina di intensa suggestione, seguita dal Souvenir d’un lieu cher, op. 42, nella versione per violino e orchestra. Un brano nel quale il violino ha potuto esprimere tutta la propria cantabilità, trovando in Kainrath un interprete particolarmente attento alle sfumature espressive e alla qualità del fraseggio. La cavata sicura, capace di restituire il bel canto della composizione, ha messo subito in evidenza le sue notevoli qualità interpretative.
Di Camille Saint-Saëns è stata proposta l’Introduzione e Rondò capriccioso, op. 28, pagina di grande brillantezza virtuosistica, nella quale il solista è chiamato a confrontarsi con una scrittura ricca di difficoltà tecniche, senza perdere quella leggerezza e quell’eleganza che caratterizzano la musica del compositore francese. Anche in questo lavoro Kainrath ha restituito un solismo di elevato spessore espressivo, passando dalla bellezza melodica dell’Introduzione alla vivacità virtuosistica del Rondò. Splendida anche l’integrazione con le sonorità orchestrali. Gli applausi calorosissimi del numeroso pubblico presente al Dal Verme hanno propiziato un eccellente bis: un Paganini doc, con le celebri Variazioni sul Carnevale di Venezia, di irresistibile e divertente virtuosismo.
I Virtuosi Italiani hanno poi proseguito autonomamente, concludendo il concerto con due lavori legati al mondo antico e alla sua rielaborazione in chiave neoclassica. Con le Antiche arie e danze per liuto, Suite n. 3, di Ottorino Respighi, le suggestioni della musica antica, rielaborate attraverso la sensibilità novecentesca del compositore bolognese, hanno trovato negli archi una tavolozza timbrica particolarmente efficace, tra momenti di delicata cantabilità e passaggi di maggiore vivacità ritmica.
A chiudere la serata è stato il Concerto per archi di Nino Rota, articolato nei quattro movimenti Preludio, Scherzo, Aria e Finale. La composizione ha messo in evidenza un volto meno conosciuto del musicista milanese, nel quale si riconoscono una scrittura raffinata, una naturale vena melodica e una notevole varietà di soluzioni espressive. L’ottima orchestrazione, che in alcuni passaggi richiama anche un certo Šostakovič per la costruzione delle volumetrie sonore e per la ritmica incalzante, ha ulteriormente rivelato le raffinate qualità della compagine orchestrale. Alberto Martini, nella duplice veste di direttore e primo violino, si è distinto per l’attenzione alla resa espressiva dei propri musicisti e alla ricerca di un corretto equilibrio cameristico, offrendo al tempo stesso una prova violinistica di notevole intensità espressiva.
Una serata di grande interesse, dunque, accolta con vivo apprezzamento dal pubblico del Dal Verme, che ha avuto l’occasione di riscoprire pagine non sempre frequentate del repertorio per archi, attraverso un programma articolato e una prova interpretativa di notevole livello. Domani, sabato alle 17.00 la replica da non perdere.