Una serata di particolare interesse musicologico quella che si è svolta ieri sera nella splendida cornice della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, dedicata alla riscoperta di alcune pagine poco conosciute di Marco Enrico Bossi (1861-1925), compositore e organista tra i più significativi della scuola italiana tra Otto e Novecento.
Il progetto, significativamente intitolato I Capolavori ritrovati di Marco Enrico Bossi, ha offerto l’occasione di avvicinarsi a un repertorio che, nonostante il suo indubbio valore, rimane ancora oggi ai margini della normale programmazione concertistica.
Il percorso musicale si è aperto con Entrata op. 6 n. 1 (1900) di Costante Adolfo Bossi (1876-1953), affidata all’organo di Carlo Benatti, per poi entrare nel cuore della serata con Épousailles op. 134 n. 1 (1912), meditazione religiosa per violino, violoncello, arpa, organo e tam-tam. Una composizione caratterizzata da una particolare combinazione timbrica, nella quale le diverse voci strumentali concorrono a creare un’atmosfera di intensa suggestione spirituale.
Protagonisti Carolina Porro al violino, Luca Colardo al violoncello, Gilda Gianolio all’arpa, Carlo Benatti all’organo e Francesco Ottonello al tam-tam. L’esecuzione attenta e dettagliata del gruppo cameristico, sostenuta e arricchita dalle sonorità organistiche, ha dato vita a una narrazione musicale originale, nella quale emerge con chiarezza uno stile personale e immediatamente riconoscibile. Il particolare modo di costruire il discorso musicale, partendo proprio dalle possibilità timbriche dell’organo, si è ritrovato anche nel successivo e più articolato lavoro.
Di particolare rilievo, infatti, la proposta di Santa Caterina da Siena (1924), poemetto per violino, quartetto d’archi, arpa, celesta, organo e percussioni, presentato nella stesura strumentale realizzata da Renzo Rinaldo Bossi. Una partitura articolata in sei quadri – I primi fervori, Le stimmate, Le tribolazioni, L’estasi mistica, La morte e L’assunzione – che ripercorrono idealmente le tappe fondamentali della vicenda spirituale della santa. Una pagina di ampio respiro narrativo e di intensa suggestione descrittiva, nella quale la varietà dell’organico consente al compositore di esplorare un’interessante tavolozza di colori e soluzioni espressive, particolarmente adatte all’ambiente della chiesa.
A interpretarla è stato il MEB Ensemble, con Roberto Noferini nel ruolo di violino solista e il Quartetto Siegfried, formato da Carolina Porro e Domenico Scicchitano ai violini, Yoko Morimyo alla viola e Luca Colardo al violoncello. Con loro Gilda Gianolio all’arpa, Sandra Conte alla celesta, Carlo Benatti all’organo e Francesco Ottonello alle percussioni, con la partecipazione straordinaria di Graziano Giuggiolini alla tromba. La ricchezza dei colori, valorizzata dall’alternanza delle diverse timbriche e dalla frequente evidenza del violino solista, ha trovato riscontro in un’interpretazione accurata e di ottimo livello.
La serata si è conclusa con la Cantata a Siena op. 141 (1923), per baritono, coro femminile, organo e piccola orchestra, composizione che ha riunito Demetrio Colaci, baritono solista, il Virgo Vox Ensemble, diretto da Nicolò Jacopo Suppa, e il MEB Ensemble. Un organico arricchito da una nutrita sezione strumentale comprendente archi, corni, trombe, arpa, triangolo, campana e percussioni.
Questo interessantissimo lavoro, eseguito in alcune occasioni oltre cento anni fa, è stato riproposto ieri sera per la prima volta in epoca moderna. Si tratta di una pagina complessa, nella quale si alternano interventi cameristici, ingressi del coro femminile e momenti solistici di particolare rilievo. Tra questi ultimi, ottima la prova del baritono Demetrio Colaci che, con un timbro dolce e preciso, ha saputo mettere in evidenza soprattutto la dimensione melodica del lavoro. Di grande efficacia anche il coordinamento direttoriale di Nicolò Jacopo Suppa, che con eleganza gestuale e sicurezza ha guidato i numerosi cambiamenti timbrici e le articolazioni della variegata compagine strumentale. Molto valide anche le prove delle coriste.
Applausi meritatissimi nella chiesa gremita di pubblico per un itinerario musicale che ha permesso di cogliere aspetti meno noti della personalità artistica di Bossi, compositore capace di muoversi tra dimensione religiosa, ricerca timbrica e costruzioni di notevole impegno strumentale. Iniziative come questa assumono un valore che va ben oltre il singolo appuntamento concertistico: contribuiscono infatti a riportare all’attenzione del pubblico un patrimonio musicale che merita di essere conosciuto, studiato e soprattutto nuovamente eseguito. Un’occasione preziosa, dunque, per restituire visibilità a pagine che attendono ancora di trovare il posto che meritano nella storia e nella vita musicale italiana.