Al Castello Sforzesco sono state riaperte, il 5 marzo scorso, dopo nove anni di lavoro per la loro riqualificazione, le sotterranee Sale Viscontee dedicate alla preziosa collezione di reperti egizi di proprietà del Comune di Milano, frutto di generose donazioni.

Il nuovo allestimento della Galleria Antico Egitto, curato dall’architetto austriaco Markus Scherer, altoatesino di adozione, è senza dubbio molto più moderno e fruibile rispetto al precedente: sarcofagi e statuette votive, amuleti e bronzetti, vasi canopi e gioielli sono esposti sapientemente, in bacheche di vetro corredate da valide schede esplicative.

Filmati e documenti-video da “sfogliare” consentono approfondimenti e sono di sicuro ausilio didattico, nonché oggetto d’interesse e curiosità. Il processo di mummificazione, il suo significato, la complessa cultura religiosa dell’Egitto al tempo dei faraoni sono affrontati con competenza e grande chiarezza.

Si possono ammirare circa 330 reperti, ben selezionati, di cui un’ottantina rappresenta una novità. La collezione completa del patrimonio civico vanta tuttavia più di 3000 pezzi, per la maggior parte quindi in deposito, dal IV millennio a.C al V secolo d.C.


La passione per l’egittologia in Europa, Italia compresa, è di origine fondamentalmente napoleonica: fu la campagna d’Egitto, infatti, ad accendere un grande interesse per le piramidi, la Sfinge, le mummie, e tutto quello che emergeva da scavi archeologici, che fiorirono lungo tutto il corso del Nilo.

Non solo studiosi, esploratori e semplici turisti si recarono in Egitto nella prima metà dell’Ottocento: numerosi furono anche i fotografi di varie nazionalità, che riportarono affascinanti e documentate testimonianze di geroglifici su steli, nei templi, sui monumenti, e molto altro.

Alcuni di loro si trasferirono stabilmente in Egitto, aprendo poi studi fotografici in loco e collaborando con gli archeologi. Nell’esposizione compaiono numerose immagini d’epoca frutto di scatti a Giza, ad Abu Simbel, a Tebe, a Menfi, a Saqqara, a Karnak.

Tra gli oggetti nelle teche sono davvero degni di nota la statuetta votiva di Imhotep (664-332 a.C.), in bronzo, simbolo di sapienza, i vasi canopi del visir Iuty (XIX dinastia), il sarcofago del guardiano del tempio di Amon, Padikhonsu, forse da Tebe, risalente al 725-710 a.C.

Anche il sarcofago della “signora della casa” Tetet è in ottimo stato di conservazione, con i colori delle figure ancora vivaci, come quelli dei due falchi ad ali spiegate, simboli di rinascita.

L’unica mummia presente è quella di Peftjauauiaset, spedita, insieme al suo corredo funerario, nel 1830 alla Biblioteca di Brera dal console generale d’Austria in Egitto, Giuseppe Acerbi. Gli studi sulla mummia hanno rivelato che si trattava di un uomo quarantenne, con segni di artrosi e di una frattura alla spalla. Risale al periodo 712-525 a.C (XXV-XXVI dinastia).


Un reperto molto prezioso è il “papiro Busca”, ossia il Libro dei Morti del disegnatore capo Ptahmose (circa 1295-1070 a.C., XIX-XX dinastia). Presenta 463 righe di testo, in geroglifico corsivo, con segni ieratici (forme semplificate dei geroglifici) e disegni.

Il colore di fondo è marrone brunito, le scritte in nero sono in genere ben visibili, tranne che nell’ultima parte. Lungo 7 m, riporta un insieme di formule magiche, testi religiosi e illustrazioni che servivano per accompagnare il defunto nel suo viaggio verso l’immortalità.

Fu portato in Italia, insieme a una mummia (la cosiddetta “mummia Busca”, ora conservata a parte e bisognosa di riparazioni), dal marchese Carlo Ignazio Busca, egittologo, dopo uno scavo del 1850. Fu poi conservato nell’Archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, restaurato e infine trasferito al Castello.

Dunque Milano ha ora un Museo Egizio vero e proprio – peccato che la denominazione non compaia e si preferisca Antico Egitto, oppure Museo Archeologico-Sezione egizia – e senz’altro meritevole di essere visitato, anche più volte.

Stranamente risulta un po’ nascosto, senza indicazioni particolari e ben visibili per chi entra nel Castello. Sarebbero utilissime invece frecce evidenti che consentano di seguire il giusto percorso, dopo il necessario passaggio dalla biglietteria, insieme a cartelli posizionati in modo opportuno. Le scale che scendono al sotterraneo si trovano a destra della lunga vasca rettangolare del Cortile Ducale.

Il museo andrebbe quindi non solo ben indicato, ma anche meglio pubblicizzato (e occorrerebbe, verso l’uscita, trovare lo spazio pure per un piccolo bookstore dove prendere opuscoli, cartoline, gadget a tema).
Chiuso il lunedì. Negli altri giorni l’orario di apertura è dalle 10 alle 17:30 (ultimo ingresso h 17). Biglietto 5 euro (ridotto 3 euro) valido anche per gli altri musei del Castello.


