Ancora un grande successo di pubblico, con il Teatro alla Scala esaurito, per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi diretta da Riccardo Chailly. Il grande direttore milanese conosce ogni minimo dettaglio di questo capolavoro, composto dal Maestro nel 1874 in occasione del primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni.
Sette grandi sezioni musicali, dal Requiem e Kyrie iniziali al conclusivo Libera me, attraverso un susseguirsi di contrasti sonori che rivelano tutta la genialità di una composizione nella quale Verdi ha saputo fondere le quattro voci soliste con l’imponente massa corale e orchestrale. Un’opera di straordinario impatto anche visivo, per il numero di cantanti e strumentisti che affollano il palcoscenico.
La serata di ieri ha riservato anche un’improvvisa variazione nel cast: a causa di un’indisposizione del tenore Antonio Poli, è subentrato Francesco Meli, accolto con particolare entusiasmo dal pubblico. Rispetto alla prima del 28 ottobre, sono rimasti invece invariati gli altri tre protagonisti: il soprano Anna Netrebko, il mezzosoprano Caterina Piva e il basso Michele Pertusi.
Un cast vocale di altissima qualità che, insieme al sorprendente Coro del Teatro alla Scala, preparato da Alberto Malazzi, ha saputo trovare una perfetta sintonia con le molteplici sfumature timbriche dell’Orchestra. Straordinaria la direzione di Chailly, capace di valorizzare tanto i momenti più raccolti e introspettivi, come il Requiem aeternam iniziale, quanto le esplosioni di potenza del celebre Dies irae, episodio che ritorna più volte nel corso della corposa partitura.
Proprio nell’alternanza fra raccoglimento, tensione drammatica e irruenza sonora si è manifestata la particolare efficacia della lettura di Chailly, che ha saputo mantenere un equilibrio di grande coerenza lungo tutto lo sviluppo della composizione.
I quattro solisti hanno offerto una prova di notevole espressività, a cominciare da Caterina Piva e Anna Netrebko, entrambe convincenti sia nei rispettivi interventi individuali sia nelle diverse combinazioni vocali. Splendido Francesco Meli, subentrato a Poli, per bellezza timbrica e qualità dell’emissione, mentre il consueto, profondo Michele Pertusi ha confermato una resa vocale sicura e omogenea.
Il Coro ha espresso una carica energetica e una compattezza davvero notevoli, trovando nell’Orchestra, eccellente in ogni settore, un interlocutore di assoluto livello.
Al termine, applausi fragorosi e ripetute uscite dei protagonisti, a conferma di un successo pienamente condiviso dal pubblico della Scala.