Una settimana Very British

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Una settimana di fine luglio può essere sufficiente per esplorare tre città iconiche del Regno Unito, a patto di organizzare bene sistemazioni e trasferimenti. Con un biglietto low cost di Ryan Air siamo arrivati, grazie a un comodo volo da Malpensa, durato poco più di due ore, a Manchester. Partendo verso le 10 del mattino si è sbarcati alle 11, considerando la differenza estiva di un’ora, il che ci ha consentito di sfruttare tutto il pomeriggio per iniziare la visita.

Un comodissimo treno collega in circa 20 minuti l’aeroporto con la stazione di Manchester Piccadilly; si arriva alla piattaforma di partenza seguendo indicazioni molto chiare, e il biglietto si compra agevolmente alle macchinette automatiche. L’alternativa, dal percorso della durata di un’ora circa, è la metrolink linea blu direzione Victoria. L’albergo prenotato con Booking, per due notti, era a pochi minuti a piedi dalla stazione: l’Hotel Manchester Portland By Sunday, 3-5 Portland Street, Piccadilly Gardens, arredato in modo originale, fin dal portone d’ingresso, con i maniglioni metallici a forma di stivali.

L’ottima posizione ci ha consentito di girare per il centro passeggiando, senza usare tram o autobus, tra splendidi edifici d’epoca con mattoni a vista, costruzioni dall’architettura moderna particolare e alti grattacieli, verso la periferia, oltre Castlefield, la zona archeologica con i resti delle mura romane.

Una meta imperdibile, a ingresso gratuito, è senz’altro il Science and Industry Museum (https://www.scienceandindustrymuseum.org.uk/ ), in Liverpool Road, dove si possono ripercorrere le tappe della filiera che portavano dalla coltivazione del cotone alla produzione industriale del tessuto, con un interessante viaggio nella storia e nei suoi metodi di produzione.

Occorre ricordare che nel XIX secolo Manchester era soprannominata Cottonopolis: durante la Rivoluzione Industriale le macchine a vapore e l’importazione del cotone dall’America avevano favorito lo sviluppo della città, aumentando l’occupazione operaia e implementando l’industria tessile.

Lo schiavismo nelle piantagioni americane e la tratta di esseri umani dall’Africa, venduti spesso all’asta come oggetti, con tanto di descrizione (…fine cotton picker, strong, has never lost an hour’s work…) come da manifesto del 1855, non erano certo visti come problema etico! La popolazione, di neppure 20.000 abitanti alla metà del ‘700, passò in cent’anni a circa 300.000 residenti.

Nel museo si possono visitare diverse sezioni, dotate di video e pannelli esplicativi, dedicate alle ultime tecnologie, ai progressi della scienza, agli strumenti utilizzati in passato e attualmente, in diversi ambiti.

Uno spazio molto interessante è un omaggio al geniale cosmologo Stephen Hawking (1942-2018). Non mancano esperimenti e modalità interattive di visita.

La John Rylands Library, in Deansgate, è un’altra meta da raggiungere: si tratta di una Biblioteca che fa parte dell’Università di Manchester, aperta nel 1900, in stile neogotico.

Contiene libri rari, manoscritti, archivi preziosi; ospita exhibitions ed eventi. Ingresso libero. (https://www.library.manchester.ac.uk/rylands/ ).

La Whitworth Art Gallery, fondata nel 1889 in Oxford Road, dall’architettura vittoriana, ha una moderna struttura a vetrate nel parco: l’ingresso è sempre gratuito (arte contemporanea e mostre interessanti).

L’Art Gallery in Mosley St., dall’ingresso monumentale in stile neoclassico, merita una visita: possiede collezioni preziose ed espone diverse opere di preraffaelliti, in particolare alcuni capolavori di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882).

La visita è resa però un po’ difficoltosa dai criteri espositivi adottati, che portano nella stessa sala opere di periodi diversi, essendo basati sui temi pittorici più che sulle epoche. Abbiano notato la stessa situazione anche in altri musei visitati successivamente; si prova l’impressione negativa di un accostamento un po’ confuso delle opere.

Abbiamo raggiunto Liverpool comodamente in treno (prenotato su Trainline) dalla stazione di Manchester Piccadilly, arrivando in circa un’ora a quella di Liverpool Lime Street.

Anche in questo caso l’alloggio, prenotato per tre notti sempre con Booking, era a pochi minuti a piedi dalla stazione: Brownlows Inn Rooms (Riley’s Rooms), 16-18 Mount Pleasant. La camera era decisamente piccola, ma la posizione, davvero eccellente, ci ha permesso nuovamente di girare la città solo a piedi.

L’atmosfera di Liverpool ci è parsa molto diversa da quella di Manchester, più vivace, frizzante, “musicale”, rinfrescata da venti provenienti dal Mare d’Irlanda.

Molto belli i quartieri lungo il fiume Mersey – la città è presso il suo estuario – come l’Albert Dock; all’altezza del Pier Head si trova l’iconica e famosa statua in bronzo dei quattro Beatles, che fondarono – giovanissimi – il loro gruppo nel 1960, proprio nella loro città. Fu inaugurata nel 2015 ed è opera dello scultore Andy Edwards. Ai Beatles è stato dedicato un interessantissimo museo nel quartiere dove si trovava il Cavern Club, in Mathew St.

Vedi l’articolo nella sezione Musica:

Edifici dall’architettura imponente e spesso straordinaria dominano la città: il Royal Liver Building, del 1911, con due alte torri con grandi orologi e due uccelli-simbolo – cormorani – in cima, in rame, che guardano in direzioni opposte, uno verso il fiume e l’altro verso l’abitato; l’enorme Cattedrale Anglicana, in St.James’ Mount, con le arcate neogotiche più alte del mondo e una torre massiccia (è la più grande chiesa del Regno Unito e l’ottava al mondo), costruita tra il 1904 e il 1978 su progetto dell’architetto Giles Gilbert Scott; e infine la Cattedrale Cattolica di Cristo Re, in Mount Pleasant, consacrata nel 1967, dall’architettura davvero straordinaria.

La chiesa di San Luca, colpita con una bomba incendiaria da aerei tedeschi nella notte del 6 maggio 1941 – nell’ambito del piano di attacco detto Liverpool May Blitz – ebbe il tetto completamente distrutto insieme a ogni altro materiale infiammabile.

Restano oggi le pareti della navata e la torre campanaria a ricordare che la città, il più importante porto inglese e quindi bersaglio strategico, fu vittima di massicci bombardamenti della Luftwaffe, che provocarono quasi 2000 morti.

La Walker Art Gallery è da visitare; in stile neoclassico, in prossimità del Museo del Mondo, è un’interessante e vasta pinacoteca con opere splendide di pittori italiani come Tiziano, Perugino, Mattia Preti, ma anche di Rembrandt, Degas e altri grandi artisti europei; importante la collezione dei Preraffaelliti.

Da Liverpool abbiamo partecipato a un tour di BusyBus – partito verso le 11 dal Cruise Terminal, perché era prenotato in particolare da un folto gruppo di crocieristi – nel Galles del Nord, con rientro dopo poco più di otto ore. Oltre al castello di Conwy abbiamo potuto attraversare una piccola parte del Parco Nazionale di Snowdonia e fermarci nella bella Llondudno, con una grande spiaggia molto “nordica”.

Un Flixbus comodo ed economico, preso alla moderna stazione degli autobus di Liverpool One, in prossimità del grande ed elegante centro commerciale vicino ad Albert Dock, ci ha portato in circa quattro ore a York, sul fiume Ouse, verso la costa inglese orientale, passando per Leeds, e giungendo nei pressi della stazione ferroviaria.

La città è un vero gioiello: il centro storico è ben preservato e conserva edifici e costruzioni di grandissimo interesse. Avendo anche in questo caso prenotato grazie a Booking una camera nelle sue vicinanze (Grange Lodge, 52 Bootham Crescent), per due notti, a circa 15 minuti a piedi dalla cattedrale, gli spostamenti sono stati facili e senza nessun problema.

La via più frequentata e fotografata ricorda la Diagon Alley di Harry Potter: pare infatti che la Rowlands, autrice della famosissima saga, vi si sia ispirata. Si tratta di The Shambles, con diverse case a graticcio di epoca Tudor, dall’atmosfera davvero “magica”. Ma tutti i vicoli e le strade sono da percorrere, anche se resi alquanto commerciali da deliziosi negozi e pub che richiamano spesso personaggi di serie fantasy, maghi, streghe, folletti.

Soprattutto la sera vi si organizzano Ghost tours guidati – piuttosto divertenti considerando le numerose risate dei partecipanti – sulle tracce di spettri che rievocano eventi particolari e spesso sanguinosi del passato, probabilmente frutto di improbabili leggende.

Imperdibile la passeggiata – gratuita – sulle mura che circondano il centro storico, di origine medioevale ma fondate su quelle che erano le fortificazioni romane del II sec. d.C. La lunghezza totale è di circa 3 km e mezzo; diverse scale consentono la salita e la discesa in più punti. Si possono ammirare alcune porte d’ingresso, come Monk Bar, la più alta e pittoresca, o Bootham Bar, la più antica, dalle fondamenta dell’XI sec.

Da non mancare la Clifford’s Tower, resto del castello normanno fatto costruire da Guglielmo il Conquistatore, in cima ad un’altura erbosa, raggiungibile tramite una gradinata, e piuttosto panoramica. In Marygate, fuori dalle mura, è da visitare la chiesa di St.Olave, dove si tengono spesso concerti d’organo; nei pressi, le suggestive rovine dell’abbazia di St.Mary, circondate da un bel parco, i Museum Gardens, che si stendono dietro la York Art Gallery.

Ma i must di York sono certamente due: la magnifica Cattedrale, York Minster, capolavoro assoluto del gotico inglese, con vetrate splendide (alcune tra le più antiche, risalenti alla metà del XII sec.) e un interno grandioso, con un coro preziosissimo, e il National Railway Museum in Leeman Road. Mentre l’accesso al museo, enorme, è gratuito, quello alla cattedrale è a pagamento (circa 18 sterline per gli adulti), ma vale un anno, con ingressi illimitati. E in effetti si rientra volentieri, anche nella stessa giornata, per immergersi in tanta bellezza e per ammirare in particolare la grande vetrata orientale, con le storie bibliche dalla Genesi all’Apocalisse.

Il rosone è attualmente in restauro; fu danneggiato gravemente nell’incendio del 1984 e merita ulteriori lavori.

Si scende nella cripta e si visita un interessante museo sotterraneo dedicato alla storia di York e al suo arcivescovo san Guglielmo, del XII sec.

Il museo ferroviario – che si può raggiungere a piedi con una camminata di 20 minuti dal centro, o con un trenino, perfetto per famiglie con bambini – è una vera chicca per gli appassionati, ma non solo. Si ricostruisce qui la storia delle ferrovie, legata a quella delle locomotive, inventate grazie alla macchina a vapore, dovuta al genio dell’ingegnere scozzese James Watt (1736-1819), che la perfezionò nel 1769. Applicata ai trasporti, la macchina a vapore forniva energia a un motore.

Fu in realtà il cornovagliese Richard Trevitick (1771-1833) a inventare per primo un motore ad alta pressione utilizzato per il trasporto di minerali e detriti in miniera, e nel 1804 presentò la locomotiva Penydarren, che poteva viaggiare a 8 km/h e portare passeggeri; ma il suo peso provocava la rottura dei binari. La prima locomotiva che operò in modo regolare su una linea ferroviaria, trasportando merci tra Stockton on Tees e Darlington, a sud di Newcastle upon Tyne, fu costruita dall’ingegnere britannico George Stephenson (1781-1848) e si chiamava Locomotion (1825). Viaggiava fino a 24 km/h.

La famosa Rocket, di qualche anno dopo, progettata come la precedente insieme all’unico figlio Robert (1803-1859), ingegnere, raddoppiò la velocità massima. Il 15 settembre 1830 si svolse il viaggio inaugurale, tra la stazione di Manchester a Liverpool Road – ora parte del già citato Science and Industry Museum – e quella di Hedge Hill a Liverpool, di un treno passeggeri con la Rocket: il tempo di percorrenza tra le due città, distanti 56 km, divenne di circa 2 ore, contro le 6-8 del percorso via strada. Il successo fu enorme e divenne di fatto la prima linea ferroviaria al mondo per il trasporto di passeggeri.

Entro il 1850 l’Inghilterra disponeva di una rete ferroviaria efficiente, superata per dimensioni solo da quella degli Stati Uniti, che nel 1869 collegarono la costa pacifica con quella atlantica, creando la prima ferrovia transcontinentale.

La visita al museo, che possiede una collezione preziosa di locomotive, vagoni, modellini, reperti, è davvero molto interessante perché consente diversi approfondimenti, e si può “concludere” nella stazione stessa di York, risalente al 1877 e molto scenografica.

Qui siamo saliti sul treno che ci ha portato direttamente al Manchester Airport, per il ritorno a Milano: non prima, però, di esserci piacevolmente immersi nel paesaggio e nei dintorni dell’indimenticabile York grazie a una bellissima crociera di un’ora sull’Ouse.

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