Successo meritato per Nabucodonosor di Riccardo Chailly alla Scala

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La produzione era dedicata a Gianandrea Gavazzeni, nel trentennale della sua scomparsa e a sessant’anni dal suo storico Nabucco scaligero del 7 dicembre 1966.

Ieri sera, alla seconda rappresentazione, il pubblico ha tributato applausi calorosi e convinti a tutti i protagonisti. Indubbiamente la componente musicale ha avuto un ruolo determinante nel rendere questo Nabucodonosor un evento da non perdere: la straordinaria direzione di Riccardo Chailly, che conosce profondamente il linguaggio verdiano e sa muoversi con autorevolezza e sensibilità nella sua scrittura; l’ottimo cast vocale, con alcune autentiche eccellenze; e lo strepitoso Coro del Teatro alla Scala preparato da Alberto Malazzi.
Se si pensa che si tratta di un’opera giovanile, composta nel 1842, quando il Maestro di Busseto non aveva ancora trent’anni — nato nel 1813 —, colpisce come in questo lavoro in quattro parti su libretto di Temistocle Solera emerga già un Verdi straordinario: combattivo, teatrale, profondamente ottocentesco e ricco di forza drammatica.
L’elemento corale, centrale nell’economia dell’opera, trova nel celeberrimo Va, pensiero uno dei suoi momenti più alti. Ancora oggi questa pagina riesce a commuovere per il perfetto equilibrio tra orchestra e coro. Anche le voci protagoniste, chiamate a confrontarsi con una scrittura di enorme intensità espressiva e sonora, hanno trovato interpreti pienamente adeguati.
A cominciare da Luca Salsi, intenso Nabucodonosor, e da Anna Netrebko, poderosa Abigaille — impegnata anche come Semiramide nel balletto —, probabilmente le presenze di maggior spessore per volume vocale e coerenza con la tensione musicale impressa da Chailly. Ma sono stati eccellenti anche Michele Pertusi nel ruolo di Zaccaria, Francesco Meli in Ismaele e Veronica Simeoni come Fenena, particolarmente efficace nei registri centrali e acuti.
Non vanno dimenticati i validi Simon Lim (Gran Sacerdote), Haiyang Guo (Abdallo) e Laura Lolita Perešivana (Anna).
Quanto alla regia di Alessandro Talevi, alle scene e ai costumi di Gary McCann, alle luci e ai video di Marco Giusti e ai movimenti acrobatici con i relativi effetti di Ran Arthur Braun, nulla ha oscurato l’entusiasmante componente musicale. Anzi, proprio la discrezione dell’impianto registico può essere letta come un punto di forza.
Nel complesso, ho apprezzato le diverse soluzioni sceniche pensate per ciascun atto, con elementi neoclassici nel terzo e nel quarto, ricchi di simmetrie moderne ma ben integrate nel contesto musicale. Molto efficaci anche gli effetti scenici in movimento, mai invasivi e ben armonizzati con le immagini proiettate. Nulla ha compromesso la qualità musicale; al contrario, i protagonisti sono stati valorizzati con intelligenza nei vari contesti scenici.
Ottimi, infine, i movimenti corali e di forte suggestione l’immagine statica degli Ebrei prigionieri in Babilonia nel terzo atto, durante il celebre Va, pensiero. Un ottimo Nabucco. (Foto in alto di Brescia e Amisano dall’archivio del Teatro alla Scala)