IL CASO 137

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Ispirato alle vicende legate alle manifestazioni di protesta da parte dei cosiddetti Gilets Jaunes (“Gilet Gialli”), ossia un movimento popolare nato in Francia nell’autunno 2018 e diventato protagonista di scontri, spesso molto violenti, con la polizia, soprattutto a Parigi, il film Il caso 137 (titolo originale Dossier 137, 2025) illustra con equilibrio e intelligenza le problematiche legate alle indagini riguardanti i poliziotti che commettono azioni illecite.

I Gilet Gialli erano un gruppo molto eterogeneo, sorto per protestare inizialmente contro l’aumento delle tasse sul carburante, poi contro la disoccupazione giovanile, le disuguaglianze sociali, le misure economiche del governo Macron: i temi delle proteste raccoglievano vasti consensi, con una rapida diffusione tramite social network. I partecipanti alle manifestazioni, che per riconoscersi indossavano gli economici gilet ad alta visibilità giallo fluo, arrivarono a tre milioni di persone.

Protestors wearing “yellow vests” (Gilets jaunes) stand on the Champs Elysees avenue in Paris on December 8, 2018 during a protest against rising costs of living they blame on high taxes. – Paris was on high alert on December 8 with major security measures in place ahead of fresh “yellow vest” protests which authorities fear could turn violent for a second weekend in a row. (Photo by Zakaria ABDELKAFI / AFP)

Aderivano anche intere famiglie, studenti liceali e universitari, lavoratori, ma a fianco di persone pacifiche si trovavano a sfilare anche soggetti aggressivi che innescavano gli scontri di piazza, organizzavano blocchi stradali, vandalizzavano monumenti (perfino l’Arco di Trionfo!), devastavano proprietà private e beni pubblici. Centinaia di automobili, negozi, banche furono in quei mesi oggetto di assalti e distruzioni.

I danni in Francia furono poi quantificati in almeno 200 milioni di euro. La protesta si estese anche ad altri Paesi, come il vicino Belgio. Purtroppo si ebbero vittime (una quindicina), circa 2000 feriti tra i manifestanti e un migliaio tra i poliziotti; gli arresti furono più di 4500. Il movimento ebbe ripercussioni in tutta Europa e ottenne alcune concessioni da parte del governo di Macron; le mobilitazioni cessarono nella primavera del 2019.

La protagonista, Stéphanie Bertrand (Léa Drucker), è un’ispettrice che è passata dalla squadra narcotici, dove lavora ancora l’ex marito Jèrémy (Stanislas Merhar), a quella della Police nationale (IGPN) che si occupa di valutare i comportamenti scorretti della polizia francese: la polizia della polizia, come la definisce ironicamente Stéphanie. Ha un figlio adolescente, Victor (Solàn Machado-Graner), ragazzo maturo e intelligente.

Il caso che dà il titolo al film è quello di un giovane, Guillaume Girard (Côme Péronnet), che nel corso di una manifestazione, ma in una strada laterale buia e deserta, è stato gravemente ferito alla testa da un proiettile di gomma, come quelli in dotazione a squadre speciali di polizia senza divisa, chiamate a supporto dei servizi anti-sommossa.

La vicenda è complessa: l’unico testimone, l’amico che era con Guillaume al momento del ferimento, Rémi Cordier (Valentin Campagne), è stato arrestato e afferma di essere stato minacciato dalla polizia; dice a Stéphanie che lui e Guillaume stavano solo correndo via quando è successo il fatto, ma è convinto che la sua testimonianza sia inutile, che la sua parola non valga nulla contro quella dei poliziotti. Durante l’inchiesta emergono in effetti bugie e tentativi di copertura dei responsabili, ma Stéphanie non demorde, anche per consegnare alla madre di Guillaume, Joëlle (Sandra Colombo) la verità che lei aspetta, tra rabbia e dolore. La donna, casualmente, abita nello stesso paese dei genitori di Stéphanie, e li conosce.

L’indagine porterà a risultati importanti, la verità e le gravissime responsabilità di due poliziotti emergeranno in modo inoppugnabile, ma la giustizia è lontana, o forse – conclusione amara, per bocca dello stesso Guillaume, sfigurato e menomato – impossibile da ottenere.

Diretto da Dominik Moll, valido regista tedesco naturalizzato francese, il film si avvale della recitazione eccellente della Drucker, che con la sua interpretazione ha vinto come miglior attrice, nel 2026, sia il Premio César che il Premio Lumière. Da vedere.

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