Il pianista austriaco Rudolf Buchbinder, uno degli interpreti più autorevoli del repertorio classico e beethoveniano, è stato protagonista ieri sera al Teatro alla Scala di Milano, nell’ultimo concerto stagionale dedicato ai grandi pianisti.
Da decenni il celebre interprete si esibisce nella nostra città dove ha probabilmente proposto più volte il ciclo sonatistico dedicato a Beethoven. Nel repertorio classico, soprattutto in Beethoven e Schubert, il suo livello interpretativo è generalmente molto alto, con momenti di irraggiungibile profondità espressiva.
Anche nel bellissimo concerto di ieri sera, ascoltato in una sala colma di pubblico, Buchbinder ha proposto un programma interamente dedicato al musicista tedesco, con quattro sonate, tre delle quali celebri: la Tempesta, la Patetica e l’Appassionata. Tre capolavori tra i più celebrati per la bellezza e l’immediatezza di alcuni movimenti, ormai entrati nella memoria di ogni appassionato.
Partendo dalla Sonata n. 17 in re minore op. 31 n. 2, La tempesta, e passando alla Sonata n. 8 in do minore op. 13, Grande Sonata Patetica, Buchbinder ha concluso la prima parte del concerto in un crescendo espressivo, dimostrando una completa interiorizzazione del materiale sonoro e raggiungendo vette interpretative di grande intensità, come nell’Allegro espressivo della Tempesta e nel nitore coloristico del celeberrimo Adagio cantabile della Patetica.
Dopo il breve intervallo, la meno nota Sonata n. 6 in fa maggiore op. 10 n. 2 ha offerto l’occasione per apprezzare lo splendido e estroverso Presto finale, eseguito con grande efficacia, un movimento che Buchbinder propone spesso come bis al termine dei suoi concerti.
Con la Sonata n. 23 in fa minore op. 57, Appassionata, la conclusione del concerto ha trovato un’ulteriore conferma della sua straordinaria espressività, accompagnata da un virtuosismo particolarmente evidente nel rapido Allegro ma non troppo finale.
Applausi calorosissimi hanno salutato il pianista, che ha concesso due bis: un eccellente Schubert, con l’Improvviso n. 4 op. 90, e la celebre Giga di Bach dalla Partita n. 1 BWV 825 di grande nitore ritmico. Ancora fragore in teatro con moltissimi spettatori in piedi.