Un grande protagonista del pianismo italiano, Roberto Cappello, è tornato alle Serate Musicali, società alla quale è legato da un rapporto di lunga e significativa fedeltà. Il pianista, vincitore del Premio Busoni nel 1976, è stato infatti tra i primi interpreti a inaugurare l’attività delle Serate Musicali, tornando successivamente più volte a esibirsi, in questi cinquant’anni, per la prestigiosa istituzione milanese.
Da anni ascoltiamo le sue qualità interpretative, espresse con coerenza attraverso la sua prodigiosa tecnica trascendentale e una espressività nitida e riconoscibile, frutto di uno stile personale. Ricordiamo che Cappello, oltre all’intensa attività concertistica che lo ha portato nelle maggiori sale da concerto, ha svolto una costante attività didattica, ricoprendo anche l’incarico di Direttore del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma. Il concerto, significativamente intitolato «La voce interiore», ha proposto un impaginato corposo, con brani celebri di Franz Schubert e Fryderyk Chopin, due autori nei quali la dimensione più intima e introspettiva della musica assume un ruolo fondamentale.
Ad aprire la serata è stata la Sonata in si bemolle maggiore D 960 di Franz Schubert, ultima sonata del compositore e una delle più alte espressioni della produzione pianistica del viennese. La pagina, articolata nei quattro movimenti Molto moderato, Andante sostenuto, Scherzo. Allegro vivace. Trio e Allegro ma non troppo, ha visto un’interpretazione di alto valore espressivo. Il giusto equilibrio tra i quattro movimenti, nella scelta delle dinamiche, nella chiarezza dei particolari e nella notevole riflessività dei primi due, con l’Andante sostenuto particolarmente meditativo, ha determinato un’esecuzione di raro ascolto.
La seconda parte del concerto, eseguita senza intervallo, era interamente dedicata a Fryderyk Chopin, con la celebre Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35, dalla drammatica intensità del Grave. Doppio movimento allo Scherzo, fino alla celeberrima Marcia funebre: Lento e al conclusivo Finale. Presto. Quest’ultimo è stato eseguito con chiarezza esemplare, restituendo un momento di sorprendente contemporaneità.
A completare il ritratto chopiniano sono stati eseguiti brani ricchi di fantasia, come i Due Notturni op. 62, il n. 1 e il n. 2, pagine nelle quali la cantabilità e la dimensione poetica del pianoforte trovano una delle loro espressioni più raffinate, e quindi l’ancora più fantasiosa Polacca-Fantasia in la bemolle maggiore op. 61, con il suo Allegro maestoso. Quest’ultimo brano, tra le cose più creative del grande polacco, ha ancora una volta rivelato la capacità di Cappello di penetrare in profondità nei colori più intensi e ricercati di Chopin.
Nel bis concesso, il ritorno a Schubert, con un equilibrato e intenso Improvviso n. 3 op. 90, ha decretato il successo della serata e la soddisfazione dei presenti in Sala Verdi.