Calle Málaga

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Una magnifica Carmen Maura (classe 1945) interpreta la protagonista Maria Àngeles, anziana signora di origini spagnole che vive in un bell’appartamento di Calle Málaga a Tangeri, dove è nata. È vedova da vent’anni e l’unica figlia, Clara (Marta Etura), infermiera, divorziata, risiede da tempo a Madrid con le due figlie.

La vita per Maria Àngeles trascorre serena, tra l’ascolto in salotto di Toda una vida e altre belle canzoni al giradischi, la spesa al vivace mercato del quartiere, le chiacchiere con i negozianti e le vicine di casa, tutte persone amabili e gentili. Anche lei è socievole e ha un animo delicato. Spesso si reca al cimitero e porta rose sulle tombe di sconosciuti; ricompone lapidi spezzate, le pulisce dal terriccio, mantiene vivo il rispetto per i morti e ha riguardo per la loro memoria.

Ha anche molta cura di se stessa: si trucca, si mette lo smalto sulle unghie, si pettina i lunghi capelli bianchi in un’acconciatura elegante, si veste con begli abiti colorati. È una donna ancora piacente e sa di esserlo.

Quando viene a trovarla la figlia, dopo quasi un anno, è al colmo della felicità: prepara un pranzo squisito (è un’ottima cuoca) e l’accoglie con gioia. Il suo sorriso si spegne quando Clara le comunica di aver iniziato le pratiche per la vendita della casa, che è intestata solo a lei (ed evidentemente la madre non ne ha l’usufrutto) per ragioni legate alla sua situazione economica precaria: ha bisogno urgente di soldi. Maria Àngeles si trova dunque davanti a un bivio obbligato: può rientrare in Spagna, e andare a vivere dalla figlia a Madrid; oppure, se preferisce, può essere ospitata, gratuitamente in quanto nata nella città, in una casa di riposo per anziani a Tangeri.

L’equilibrio dunque si rompe, e quella che le sembrava un’esistenza tranquilla e piacevole nella calda atmosfera della città marocchina viene sradicata, si interrompe bruscamente. Il carattere forte della donna, la sua intelligenza e la sua voglia di vivere la porteranno comunque a combattere per quello che ritiene il suo diritto imprescindibile di scelta.

Troverà perfino un nuovo amore, senile ma passionale, nell’antiquario Abslam (Ahmed Boulane), che le ridarà il senso profondo di una sessualità generatrice di piacere e allegria.

Il pensiero della donna si manifesta durante dialoghi (o meglio monologhi) con la sua vecchia amica Josefa (Maria Alfonsa Rosso), suora di clausura che lei incontra spesso in convento per raccontarle tutto quanto le succede. La suora è vincolata dal voto del silenzio e quindi non può mai rispondere; ma sono eloquenti le espressioni del suo volto, rugosissimo e quasi da antica mummia egizia.

È in realtà proprio una sorta di sfinge, simbolo di passaggio verso la conoscenza. Geniale la scena del “colloquio” di Maria Àngeles davanti, ahimé, al suo letto di morte.

Davvero bravissima la regista e sceneggiatrice Maryam Touzani, nata a Tangeri nel 1980, che ha diretto il film nel 2025; è suo anche lo splendido Il caftano blu (2022).

Da non perdere.

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