Per la Società del Quartetto di Milano, nella cornice del Conservatorio di Milano, si è tenuto ieri sera un concerto decisamente particolare, costruito sull’incontro tra due artisti molto noti ma provenienti da ambiti solo in parte sovrapponibili: il trombettista sardo Paolo Fresu il violoncellista palermitano Giovanni Sollima.
Entrambi godono di una popolarità che travalica i confini del pubblico specialistico e raggiunge anche le generazioni più giovani, accomunati da una forte propensione alla ricerca e all’improvvisazione. Sollima, violoncellista e compositore di formazione classica, ha costruito nel tempo un linguaggio personale e trasversale, capace di intrecciare suggestioni colte con echi del folklore mediterraneo e con influssi provenienti dal rock e dal progressive degli anni Settanta. Fresu, jazzista di fama internazionale, ha da sempre coltivato un’idea aperta e inclusiva della musica, esplorando territori di confine tra jazz, musica colta e sonorità più leggere; in questo sodalizio trova un interlocutore ideale per approfondire ulteriormente tali contaminazioni.
Il concerto, tanto originale quanto coinvolgente, si è sviluppato secondo un programma in cui l’improvvisazione ha avuto un ruolo centrale, pur all’interno di una struttura ben definita. La scaletta alternava infatti momenti scritti e condivisi a spazi di maggiore libertà, nei quali i due musicisti potevano dialogare in tempo reale, costruendo un tessuto sonoro sempre cangiante. Le sonorità della tromba di Fresu, spesso amplificate e trasformate elettronicamente, si sono fuse con il suono dei violoncelli di Sollima — utilizzati con grande inventiva timbrica — dando vita a un intreccio ricco di sfumature. Sollima, in particolare, si è rivelato un raffinato architetto armonico, capace di sostenere e valorizzare le linee melodiche, talvolta lunghe e sospese, del compagno.
Non è mancata una dimensione teatrale e comunicativa: i due artisti introducevano i brani con ironia, instaurando un rapporto diretto e spontaneo con il pubblico. Anche il disegno luci, con colori cangianti, contribuiva a definire l’atmosfera dei diversi momenti musicali, spesso caratterizzati da attacchi improvvisi e finali decisi sul momento, in perfetta coerenza con lo spirito dell’esecuzione. La Sala Verdi, gremita e con una significativa presenza di giovani, ha seguito con evidente partecipazione l’intero concerto, tributando applausi calorosi e richiedendo diversi bis, accolti con entusiasmo. Un successo pieno, sostenuto da due interpreti di straordinaria personalità.