NAZA

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“Agghiacciante” è sicuramente l’aggettivo più consono per il docu-film – di fatto una lunga intervista a 24 soldati israeliani, registrata in segreto – su quanto è accaduto e sta tuttora accadendo a Gaza, nonostante alcune tregue, dopo la strage del 7 ottobre 2023.

Esattamente tre anni fa, all’alba, al Festival musicale israeliano Supernova, terroristi di Hamas provenienti dalla Striscia di Gaza iniziarono un orrido massacro.

Una cinquantina di uomini armati giunsero sul luogo su furgoni, motociclette, e perfino utilizzando parapendii a motore; spararono sui giovani partecipanti in fuga, uccidendone 368 e sequestrandone 44. L’operazione, da tempo pianificata, era denominata “Alluvione Al-Aqsa”, con riferimento alla moschea di Gerusalemme.

Era un sabato, e coincideva con la festa ebraica di Simchat Torah. I terroristi usarono pure droni e razzi; l’attacco si estese ai kibbutz, e il bilancio spaventoso fu di circa 1200 morti e 250 rapiti.

Intere famiglie furono sterminate. Fu il più grande attacco palestinese in terra israeliana dalla guerra arabo-israeliana del 1948.

Il 9 ottobre furono richiamati 300.000 riservisti israeliani ed iniziarono attacchi aerei; ma l’effettiva “risposta” di Israele venne dopo circa venti giorni, con una vera e propria vendetta totale (operazione “Spade di Ferro”), mirata sia a distruggere Hamas, e quindi la città di Gaza, sede del suo quartier generale, sia a recuperare gli israeliani sopravvissuti e tenuti come ostaggi.

“Naza” significa “effetto collaterale”: è di fatto il numero di palestinesi, uomini, donne, bambini, che vengono uccisi durante gli attacchi israeliani.

I bombardamenti su Gaza sono pianificati soprattutto per le ore notturne e hanno come bersaglio i palazzi dove, in base ad analisi dell’utilizzo dei cellulari da parte dei capi di Hamas o dei loro parenti e amici, si possono trovare gli obiettivi da colpire. Si viene a sapere, da uno dei soldati israeliani intervistati, su un terrazzino a Tel Aviv, dall’attonito Yuval Abraham – regista del film insieme a Rachel Szor – che 20 naza per ogni miliziano “di basso livello” ucciso è un numero considerato “accettabile”. Salgono a 100 se l’obbiettivo è “di alto livello”.

Non sempre però si raggiunge il bersaglio, e molti civili muoiono lo stesso. Una soldatessa racconta di aver individuato una persona che aveva oltrepassato la linea (ideale) che i servizi avevano stabilito come “confine invalicabile”: anche se l’uomo non stava facendo nulla ed era disarmato, lo ha ucciso.

Lo stesso accade per tutti quelli che superano inconsapevolmente tale linea, bambini compresi. Se poi chi viene colpito è ancora vivo, viene nuovamente bombardato. Bambini e adulti dilaniati sono stati lasciati tra le macerie in pasto ai cani.

Viene riferito che tra i soldati c’è chi osserva tali scene quasi con divertimento; qualcuno dice che è come giocare a un videogame, perché si agisce a distanza.

Per le analisi dei dati associati ai cellulari fanno uso di Lavender, un database che vale come sistema di supporto decisionale basato sull’intelligenza artificiale. Il margine di errore è del 10%. Dal sistema vengono assegnati punteggi alle persone, che in base a questi sono classificate come possibili militanti di Hamas. Il nome di un sistema di tracciamento è Where’s Daddy?, scelto perché spesso i bambini fanno questa domanda alla madre, e se sono figli di quello che è considerato un bersaglio, si monitora la situazione e poi si bombarda la casa.

Spesso i soldati sentono nelle intercettazioni telefoniche pianti di neonati, risa di bambini, e bombardano lo stesso senza nessuna pietà. Alla domanda di Yuval: Perché lo fai? Con quale giustificazione? La risposta è: Mi è stato ordinato di farlo oppure Non so. Sembrano le risposte dei nazisti al processo di Norimberga. La disumanità degli intervistati, giovani che appaiono come persone comuni, e l’orrore che suscitano le loro parole – la banalità del male – colpiscono lo spettatore come pugni nello stomaco.

Hamas è l’acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, che significa “Movimento islamico di resistenza”: la parola “hamas” in arabo significa anche “spirito combattente”. Di fatto è un’organizzazione politica e militare, fondata nel 1987 come braccio operativo dei Fratelli Musulmani, che governa la Palestina dal 2007; è islamista, sunnita, fondamentalista.

Come partito politico ha avuto il sostegno del popolo palestinese, che l’ha votato a maggioranza nelle elezioni del 2006. La sconfitta di Al Fatah, che faceva parte dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), ha portato Hamas a dominare completamente la Striscia di Gaza, ossia quella piccola parte di Palestina che si estende per 360 kmq e si affaccia sul Mediterraneo, abitata da circa 2 milioni di persone, isolata tra Egitto ed Israele, e che ha (aveva!) Gaza come città più moderna e popolosa. Le milizie di Hamas sono state invece poste fuorilegge da Al Fatah (o meglio dall’Autorità Nazionale Palestinese, ANP) in Cisgiordania, ossia nell’altro territorio di Palestina “al di qua del fiume Giordano”, in parte controllato da Israele.

Ricordiamo che la Striscia fu occupata da Israele nel 1967, e l’occupazione militare durò fino agli accordi di Oslo del 1994. Impianti civili, servizi, il sistema fiscale, l’anagrafe, l’import-export, l’accesso marittimo, lo spazio aereo, perfino il rifornimento di acqua rimasero però sotto il controllo israeliano.

Occorre ancora rammentare che i coloni ebrei che avevano insediamenti nella Striscia furono tutti costretti dal governo israeliano ad abbandonarla in pochi giorni, non senza scontri e proteste, nell’agosto 2005; la bandiera d’Israele a Gaza fu ammainata l’11 settembre, e l’indomani il territorio della Striscia passò in mano palestinese.

Nel 2007 subì un blocco totale da parte di Egitto e Israele, e negli anni successivi si sono susseguiti innumerevoli episodi critici e non certo pacificatori: da parte di Hamas, lancio di razzi e tiri di mortaio, e da parte di Israele assassinii “mirati” contro esponenti di Hamas, invasioni militari, missioni di guerra, e un pesante embargo che ha portato gli abitanti della Striscia a condizioni di difficile sopravvivenza.

Hamas è stato riconosciuto come organizzazione terrorista da Israele, Stati Uniti, Canada, Unione Europea; per altri Paesi come l’Iran, la Turchia, la Russia, la Cina, l’India, il Qatar, il Brasile, è invece un legittimo movimento di resistenza, perché rivendica il diritto della Palestina all’autonomia e all’indipendenza. Hamas riceve dunque finanziamenti da alcuni di questi. L’ONU ha la Palestina come Stato osservatore, non membro, e non ha votato nel 2008 la risoluzione per classificare Hamas come gruppo terrorista. Nel luglio di quest’anno, Hamas ha annunciato il passaggio di poteri a un “comitato tecnico” di governo.

La situazione così complessa e di “guerra senza fine” affonda le radici più recenti soprattutto nel piano della partizione del territorio, dopo il secondo conflitto mondiale, e negli accordi che seguirono l’armistizio del 1949 tra Israele ed Egitto. Ma gli errori del passato dovrebbero essere riparati, e non perpetuati, elevando peraltro all’ennesima potenza crudeltà e ferocia, nella più completa indifferenza verso la vita umana. Il 21 novembre 2024 la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità sia per i comandanti di Hamas, successivamente uccisi nel corso del conflitto, sia per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant.

A Gaza, dal 2023 a oggi, sono state uccise decine di migliaia di persone, forse più di 100.000; e almeno l’80% non erano militanti di Hamas, ma semplici civili. Intere famiglie sono state cancellate, in quello che si deve considerare uno spaventoso genocidio. La città è un cumulo di rovine.

Naza ha ottenuto il Premio speciale della giuria alla 83^ Mostra del Cinema di Venezia.

Da vedere assolutamente, per essere consapevoli.

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