John Dowland, Songs and Ayres al MaMu Magazzino Musica

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La musica di John Dowland, tra i massimi rappresentanti della musica inglese tra Cinquecento e Seicento, è stata protagonista ieri sera al MaMu Magazzino Musica di Milano, con un concerto dal titolo John Dowland, Songs and Ayres, promosso dall’Associazione MaMu Cultura Musicale.

La serata si è aperta con una sezione prevalentemente strumentale e corale, nella quale particolare rilievo ha assunto il Consort di viole, formato da Alessia Travaglini, Issei Watanabe, Nicola Moneta, David Dell’Oro e Luca Franzetti. La compagine, impegnata con le proprie viole antiche, ha saputo restituire con particolare efficacia i colori e le sonorità della musica dell’epoca, contribuendo a delineare alcuni dei brani di Dowland attraverso una scrittura d’insieme raffinata, caratterizzata da un equilibrio sonoro ricco di sfumature.
A questa dimensione prevalentemente strumentale si sono affiancate le voci del coro del MaMu Ensemble, con Giusi Pecoraro, Stefania Giarlotta, Emanuele Nespolo e Franco Lupo, protagoniste degli interventi corali che hanno arricchito la prima parte del programma, ampliandone la varietà timbrica.
Prima di passare ai celebri canti per voce e accompagnamento, sono intervenuti Enrico Reggiani, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e il chitarrista Francesco Biraghi, offrendo alcuni elementi di approfondimento e di contestualizzazione utili ad avvicinare il pubblico alla figura di Dowland e al particolare mondo sonoro nel quale si colloca la sua produzione. I loro interventi hanno fornito una chiave di lettura ulteriore per comprendere la peculiarità di una produzione nella quale la dimensione vocale e quella strumentale sono strettamente intrecciate.
La seconda parte ha quindi visto protagonista il soprano Caterina Iora, affiancata dal liutista Nicola Kitharatzis, in un percorso attraverso le Songs and Ayres di Dowland. La voce, sostenuta dal delicato accompagnamento del liuto, ha restituito la dimensione più intima e raccolta della scrittura del compositore inglese, nella quale malinconia, eleganza e intensità espressiva convivono in un equilibrio di particolare suggestione.
Ne è risultato un concerto articolato, capace di alternare la ricchezza sonora del consort di viole e delle voci corali alla dimensione più intimistica del canto accompagnato. Una proposta musicale curata e attentamente costruita, che ha consentito di accostarsi a uno dei repertori più affascinanti della musica inglese antica, restituendone tanto la raffinatezza della scrittura d’insieme quanto la più segreta e intensa espressività delle Songs and Ayres. Come ultimo brano in programma il celebre Come again, sweet love, cantato da tutti i protagonisti. Successo caloroso nell’ampio spazio al completo.