Il Santuario di Sant’Invenzio a Gaggiano

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L’origine del nome Gaggiano è oscura, non si sa neppure se è romana o longobarda: nel primo caso potrebbe derivare da Gaius (Gaianus) con il significato di “possedimento di Gaio”, nel secondo da gaga, ossia bosco o terra di confine, o gaggio (proprietà recintata). Un’altra possibile derivazione, secondo alcuni, è collegata alle gazze (Gazzano) frequenti nel territorio fin dall’antichità. Documenti successivi all’anno Mille, riguardanti soprattutto compravendite di fondi agricoli e costruzioni di monasteri, attestano la sua esistenza.

Il borgo acquistò maggiore importanza con lo scavo del Naviglio Grande, iniziato nel 1077 e reso navigabile dal 1270. Gaggiano è infatti attraversato da quello che di fatto diventò una sorta di “autostrada” medioevale, per i trasporti su barca da e verso Milano; ma non solo, il Naviglio era anche un fondamentale canale d’irrigazione per la pianura circostante. Ed ecco che monaci certosini – collegati alla Certosa di Pavia – e benedettini, così come le monache agostiniane, si insediarono nei pressi. Furono costruiti ponti, si aprirono locande, taverne, botteghe per i viaggiatori in transito, per i barcaioli e i carrettieri; si moltiplicarono le cascine.

A Gaggiano esisteva un attracco per un battello (El barchett) che faceva servizio di trasporto per merci, passeggeri e posta fra Boffalora sopra Ticino e Milano. Si trattava dunque di una “barca-corriera”, in funzione dal 1645; fu più volte ammodernata, tanto che restò attiva per quasi tre secoli, fino al 1913. Fu poi la ferrovia, sull’asse Milano-Vigevano, a garantire i collegamenti; e Gaggiano è raggiungibile in breve tempo da Milano grazie all’S9, direzione Albairate. Si trova dunque sulla tratta già citata nei precedenti articoli che suggeriscono un Petit Tour intorno a Milano: ma questa volta si viaggia nel senso opposto.

Sulla riva sinistra del Naviglio, in prossimità del Ponte Vecchio, a pochi minuti a piedi dalla stazione, sorge l’edificio che può rappresentare la meta principale per una gita a Gaggiano: è il Santuario di Sant’Invenzio, sorto sul luogo di una piccola chiesa duecentesca, già parrocchia nel 1262. Si affaccia su un sagrato molto ampio. La chiesa è stata elevata a Santuario nel 1990.

L’inizio della sua costruzione risale al 1618 circa; fu conclusa parzialmente nel 1624 e poi ristrutturata e ampliata intorno alla metà del XVIII. Lo stile è barocco: la facciata fu progettata dall’architetto Francesco Maria Richini, o Richino, (1584-1658), autore di importanti edifici a Milano come la chiesa di san Giuseppe in via Verdi, Palazzo Annoni in corso di Porta Romana, Palazzo Archinto in via Olmetto, Palazzo Durini, Palazzo Litta, solo per citarne alcuni. Richini aveva presentato diverse proposte anche per la facciata della cattedrale milanese, sia come Capomastro negli anni 1606-1607 che dopo la sua nomina a ingegnere della Fabbrica del Duomo nel 1635. Per Sant’Invenzio, fortemente voluta dal cardinale Federico Borromeo, il Richini scelse di utilizzare due colori, il bianco e il giallo ocra, per far risaltare meglio le statue nelle quattro nicchie, le cornici e le lesene. Le statue a sinistra rappresentano Sant’Invenzio e Sant’Ambrogio, a destra San Materno e San Carlo Borromeo. Si riconoscono due ordini sovrapposti, evidenziati da paraste corinzie. I portali sono tre.

Il campanile, sul fianco destro, era stato invece innalzato precedentemente, intorno al 1606, dall’architetto-ingegnere Ercole Turati, che progettò anche la torre campanaria del Duomo di Monza. La nuova costruzione utilizzava quanto restava del campanile originario medioevale.

Sant’Invenzio (o Evenzio) era un vescovo di Pavia – nominato da sant’Ambrogio – vissuto nel IV sec.; partecipò al Concilio di Aquileia del 381, e a quello di Milano nove anni dopo.

L’interno della chiesa è interessante: a croce latina, con l’altare rivolto a nord, stucchi e affreschi. Questi ultimi sono per lo più ottocenteschi, tra cui La gloria di Sant’Invenzio nella grande cupola, all’incrocio dei bracci: ma spicca a sinistra quello della Madonna delle Grazie, risalente al 1388 e quindi salvato dalla chiesa più antica.

Anche in questo caso, come per la statua del Santuario di Saronno, l’immagine è oggetto di culto perché associata a un “miracolo”, che sarebbe avvenuto nell’ottobre 1758, quando crollò il tetto della chiesa per le forti piogge: secondo le cronache, nessuno dei presenti riportò danni, e l’affresco rimase intatto.

L’abside è semicircolare. Le cappelle laterali di San Giuseppe e di Sant’Antonio sono frutto di un ampliamento del XVIII sec.

L’organo a canne fu costruito nel 1823 da Giuseppe Amati; ha circa 1000 canne in lega pregiata e incorpora elementi seicenteschi. Le 33 canne di facciata, a cuspide, sono tutte funzionanti: il loro numero rappresenta simbolicamente gli anni di Cristo.

Vicino al Santuario si trova Palazzo Stampa Aloardi (Villa Marino), risalente in alcune sue parti al Cinquecento; è accessibile solo saltuariamente nelle giornate FAI.

Sull’altra sponda del Naviglio, superato quindi il ponte, si trova il palazzo settecentesco Venini Uboldi, proprietà privata non visitabile.

Da Gaggiano si possono percorrere interessanti itinerari ciclopedonali; da non perdere il bellissimo viale della Rimembranza, con doppio filare di alti tigli e due piccoli canali dalle acque limpidissime ai lati.

È un viale commemorativo dei caduti dei due conflitti mondiali, lungo circa 1,2 km, e porta al Cimitero del borgo, dal monumentale ingresso neoclassico. La strada prosegue poi verso la frazione di Vigano Certosino e il comune di Rosate.

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