Al Conservatorio di Milano il Quartetto Ébène è tornato per la Società del Quartetto con altri tre capolavori di Ludwig van Beethoven, inseriti nel progetto dell’integrale dei quartetti beethoveniani. Ieri sera la formazione francese ha eseguito il Quartetto n. 5 in la maggiore op. 18 n. 5, il Quartetto n. 4 in do minore op. 18 n. 4 e, nella seconda parte del concerto, il Quartetto n. 12 in mi bemolle maggiore op. 127.
Ancora una volta l’eccellente ensemble cameristico – questa volta con tutti i suoi componenti storici – ha confermato le altissime qualità che ne fanno, sin dalla vittoria al Concorso Internazionale dell’ARD di Monaco di Baviera nel 2004, una delle migliori compagini cameristiche del panorama internazionale.
I quattro interpreti francesi sono Pierre Colombet e Gabriel Le Magadure ai violini, Marie Chilemme alla viola e Yuya Okamoto al violoncello. Come già osservato nella recente recensione dedicata al quartetto, l’approccio interpretativo, sostenuto dall’uso di strumenti Stradivari o di scuola stradivariana, si è rivelato esemplare per coesione ed equilibrio timbrico, fino a dare l’impressione di un unico organismo sonoro. Decisiva, in questo senso, la costante attenzione reciproca nel cogliere e restituire gli elementi unitari che attraversano le tre composizioni beethoveniane.
I timbri, mai esuberanti ma sempre di estrema raffinatezza, si sono distinti per la sobrietà delle dinamiche – pur ricche di contrasti – e per una tecnica impeccabile, priva della minima sbavatura. Il risultato complessivo è apparso sorprendente per precisione formale e intensità espressiva. Lo scarto cronologico tra i Quartetti op. 18 n. 4 e n. 5 e il più corposo quartetto eseguito dopo l’intervallo – oltre quaranta minuti di musica appartenenti all’ultimo periodo creativo di Beethoven – sembrava pensato proprio per mettere in evidenza i profondi mutamenti del linguaggio compositivo all’interno del ciclo dei sedici quartetti.
Il Quartetto n. 12 op. 127, più ampio e complesso rispetto agli altri due lavori in programma, si rivela infatti straordinario per la modernità del materiale tematico e per la ricchezza dei contrasti tra i movimenti. Qui il Quartetto Ébène ha dato prova di una maturità interpretativa eccezionale, capace di tenere insieme la tensione strutturale dell’opera e la sua dimensione più lirica e contemplativa. Il numerosissimo pubblico presente nella Sala Verdi del Conservatorio ha ancora una volta dimostrato di apprezzare le qualità della formazione francese. Applausi calorosissimi al termine della serata.