Masaya Kamei è un pianista giapponese ventiquatrenne che merita molta attenzione anche in Italia. Per la prima volta a Milano, ha portato alle Serate Musicalidel lunedì di Sala Verdi un programma diversificato, comprendente brani di Schumann, Ravel, Liszt e del connazionale Toshio Hosokawa.
Un impaginato che, partendo dal romanticismo schumanniano di Widmung e Carnaval, giunge al Novecento di Ravel con Gaspard de la nuit, passando per il più recente Haiku di Hosokawa, per poi tornare al sorprendente virtuosismo lisztiano con le Reminiscenze dalla belliniana Norma.
L’impatto iniziale all’ascolto di Kamei rivela un interprete tipico della sua generazione: una perfetta padronanza digitale che gli consente di affrontare qualsiasi repertorio. Si ricorda, a questo proposito, la sua importante vittoria al prestigioso Concorso Internazionale Long-Thibaud in Francia nel 2022. Il celebre Widmung nella trascrizione di Franz Liszt è stato reso con equilibrio formale e notevole leggerezza. I brevi e numerosi brani che compongono Carnaval hanno trovato poi adeguata risposta nelle mani del pianista, anche se maggiori contrasti, in termini di dinamica e di agogica, avrebbero probabilmente giovato a una lettura comunque precisa e dettagliata. Dopo il breve intervallo, il livello qualitativo è apparso decisamente più alto, forse anche per una maggiore consonanza con i compositori e i brani scelti. Splendido Gaspard de la nuit, con i noti Ondine, Le gibet e Scarbo delineati con chiarezza in una personalizzazione originale che, oltre a una appariscente restituzione virtuosistica, traccia una linea d’intenti precisa e di immediata presa.
Il brevissimo ed eccellente Haiku di Hosokawa (1955), con la sua nettezza e le armonie contrastate, si collega quasi senza soluzione di continuità al Liszt delle Reminiscenze di Norma. Esemplare la resa di Kamei in termini di virtuosismo chiaro e dettagliato, capace di mettere in luce, nei differenti piani sonori, le celebri melodie di Norma all’interno del complesso tessuto armonico lisztiano. La passione evidente per Liszt e la capacità di essere pienamente all’altezza del grande compositore-interprete ungherese si sono ritrovati anche nella celebre Campanella paganiniana eseguita come bis: una mirabile capacità di pesare il suono mantenendo una leggerezza discorsiva che ha esaltato ogni dettaglio del virtuosistico brano. Applausi calorosissimi, pienamente meritati.