Una direzione ricca di energia quella di Emmanuel Tjeknavorian, ieri pomeriggio, nella replica di Das Lied von der Erde (Il Canto della Terra) di Gustav Mahler. La compagine dell’Orchestra Sinfonica di Milano ha restituito un’orchestrazione luminosa, ricca di dettagli e, in diversi frangenti, di una travolgente energia, mettendo in risalto anche le ottime prove vocali del mezzosoprano Tanja Ariane Baumgartner e del tenore Norbert Ernst.
Questa ampia «sinfonia per tenore, contralto e orchestra» venne terminata da Mahler nel 1908, a pochi anni dalla morte del compositore e direttore d’orchestra austriaco. Articolata in sei movimenti, con l’ultimo di particolare ampiezza e respiro, rappresenta una sintesi particolarmente felice tra il mondo del Lied e quello sinfonico. L’orchestra è chiamata a cogliere e valorizzare i colori delle voci protagoniste, sottolineandone gli accenti e amplificandone, attraverso le appropriate armonizzazioni, il senso poetico.
Come ha recentemente ricordato lo stesso Tjeknavorian, si tratta di «una sinfonia che si fa canto, una profonda riflessione sulla vita, sul tempo e sul senso dell’esistenza. È un viaggio attraverso ciò che significa essere un essere umano. È insieme celestiale e terreno».
Il pregnante timbro del tenore Ernst, che ha aperto la parte vocale con Il brindisi del dolore della Terra, e la voce delicata ma incisiva del mezzosoprano Baumgartner, protagonista del conclusivo e straordinario Der Abschied (L’addio), hanno trovato un efficace riscontro nella calibrata direzione di Tjeknavorian e nella pregevole restituzione orchestrale. Ne è scaturita una resa complessiva di notevole intensità, accolta con grande apprezzamento dal pubblico, che occupava al completo l’auditorium. Bravissimi tutti gli interpreti.