Due orchestre in una per Beethoven e Bruckner dirette da Claus Peter Flor in Auditorium

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Siamo arrivati al corposo programma n. 24 dell’Orchestra Sinfonica di Milano, realizzato in coproduzione con la Filarmonica Arturo Toscanini, che ieri sera ha offerto un percorso di grande respiro attraverso due vertici del sinfonismo tedesco tra Classicismo e Romanticismo.

Sul podio, Claus Peter Flor ha guidato l’orchestra, come di consueto, con rigore e attenzione alle costruzioni architettoniche delle partiture, raggiungendo un ottimo equilibrio nei due lavori in programma: il Concerto “Imperatore” di Beethoven e la Sinfonia “Romantica” di Bruckner, due capolavori molto diversi tra loro ma entrambi valorizzati dall’interpretazione proposta.
Ad aprire il concerto è stato il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 in Mi bemolle maggiore op. 73 “Imperatore”, affidato al pianista Tom Borrow. La sua interpretazione ha privilegiato chiarezza discorsiva, articolazione sicura e controllo del suono. Fin dalle celebri battute iniziali il dialogo tra pianoforte e orchestra è apparso ben calibrato, con sonorità limpide e una notevole trasparenza anche nelle sezioni orchestrali. Borrow ha mostrato particolare sensibilità nel movimento centrale, affrontato insieme agli splendidi e tenui colori orchestrali delineati da Flor. Il Rondò conclusivo ha restituito energia e brillantezza, suggellando un’interpretazione complessivamente convincente e molto applaudita dal numerosissimo pubblico presente in Auditorium. Ottimi anche i due bis solistici di Borrow: dapprima una rivisitazione del Momento musicale n. 3 di Schubert, quindi una celebre trascrizione di Petri della cantata di Bach Schlafe Können Sicher Weiden BWV 208.
Nella seconda parte della serata, la Sinfonia n. 4 in Mi bemolle maggiore “Romantica” WAB 104 di Anton Bruckner ci è sembrata il vero punto di forza del concerto, grazie a un’esecuzione di eccellente livello. La grande compagine orchestrale, formata dagli strumentisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano e della Filarmonica Toscanini, è apparsa ideale nel delineare i colori tipici della scrittura bruckneriana di questo immenso capolavoro. Claus Peter Flor, autentico protagonista dell’interpretazione, ha modellato con grande efficacia le sezioni orchestrali, dimostrando una profonda consapevolezza della scrittura di Bruckner. La direzione ha puntato soprattutto sulla costruzione delle grandi arcate formali e sulla chiarezza delle stratificazioni orchestrali, evitando effetti retorici e lasciando emergere con naturalezza colori luminosi e sonorità definite con forte intensità narrativa da tutte le sezioni dell’orchestra. Mirabile, in particolare, la prova degli ottoni, cui la partitura affida un ruolo centrale, soprattutto nel magnifico Scherzo.
Nel complesso, la serata ha confermato l’efficacia dell’incontro tra le due compagini orchestrali e la loro capacità di affrontare un repertorio monumentale mantenendo equilibrio, compattezza e chiarezza espressiva. Successo evidente per tutti i protagonisti, con numerose chiamate al proscenio per l’ottimo Claus Peter Flor.