Da Del Corno a Čajkovskij e Brahms: tra virtuosismo e architetture sinfoniche

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Al Conservatorio Giuseppe Verdi, per la stagione della Società dei Concerti di Milano (Serie Rubino), la Stuttgarter Philharmoniker, diretta dall’italo-tedesco Nicolò Umberto Foron, ha affiancato la violinista Hawijch Elders, vincitrice del “Premio Internazionale Antonio Mormone 2025”.

In apertura, Ruhige Stadt (Città tranquilla) di Filippo Del Corno – nuova commissione della Società dei Concerti – si fonda su una melodia in lenta trasformazione attorno alla quale si raccolgono eventi sonori eterogenei, inizialmente percepiti come interferenze ma progressivamente integrati in un paesaggio più unitario, quasi a suggerire una quiete che nasce dalla molteplicità.
Il brano, della durata di poco più di undici minuti, ha messo in luce l’ottima scrittura del compositore milanese, definita da timbriche prevalentemente scure, dai contrasti accentuati nel contrappunto degli opposti registri strumentali, ben amalgamati nell’insieme orchestrale del valido percorso unitario. Un lavoro efficace in prima esecuzione, ottimamente eseguito e particolarmente applaudito, con applausi rivolti anche al compositore, salito sul palcoscenico di Sala Verdi.
Cuore del programma, prima dell’intervallo, era il celebre Concerto per violino e orchestra op. 35 di P. I. Čajkovskij, affidato alla ventottenne violinista Hawijch Elders. La Elders ha offerto una lettura solida e controllata, attenta all’equilibrio tra slancio lirico e chiarezza formale, ben sostenuta dalla direzione accurata di Nicolò Umberto Foron. Una discorsività efficace, segnata da evidente sicurezza interpretativa, che ha permesso di superare con naturalezza le difficoltà tecniche del brano. Di qualità il bis solistico con il Capriccio n. 24 di Paganini.
Dopo l’intervallo, l’altrettanto nota Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms ha riportato il discorso entro una dimensione ampia e ricca di architetture musicali, mettendo in luce una costruzione corposa ma fluida, resa con coerenza dalla Stuttgarter Philharmoniker. Una valida interpretazione in tutti e quattro i movimenti. Ottimo il bis con una celebre Danza ungherese di Brahms. Applausi calorosi da parte del numeroso pubblico intervenuto.
Complessivamente, un programma ben calibrato, capace di tenere insieme scrittura contemporanea, virtuosismo solistico e grande forma sinfonica senza dispersioni.