Chung, Manara e Polidori con la Filarmonica della Scala per Beethoven e Brahms

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Il concerto ascoltato ieri sera al Teatro alla Scala – in replica- con la Filarmonica della Scala diretta da Myung-Whun Chung, prossimo direttore musicale del teatro scaligero, proponeva due importanti capolavori: il Triplo Concerto in Do maggiore di Ludwig van Beethoven e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 di Johannes Brahms.

Nel lavoro del grande compositore tedesco, un trio formato da violino, violoncello e pianoforte si contrappone e al tempo stesso si integra ai timbri orchestrali. Francesco Manara al violino, Massimo Polidori al violoncello — storiche prime parti dell’orchestra scaligera — e lo stesso Chung al pianoforte, oltre che sul podio, hanno sostenuto con grande efficacia l’intreccio solistico, elemento di primaria importanza in un brano che spesso assume un carattere cameristico, quasi fosse un trio con accompagnamento orchestrale.
Di raffinata qualità il violino di Manara e il violoncello di Polidori, caratterizzati da una libertà espressiva quasi “improvvisatoria” nella definizione delle timbriche. Anche la parte pianistica di Chung, ricca di cantabilità melodica e di efficaci armonizzazioni, ha contribuito alla riuscita dell’esecuzione, sostenuta da una Filarmonica precisa, dettagliata e ben definita nel suono.
Un’interpretazione eccellente, accolta da calorosi applausi del pubblico che gremiva il teatro. Apprezzato anche il bis dei tre solisti, un omaggio a Mendelssohn con l’esecuzione dell’Andante dal Trio per pianoforte op. 49.
Dopo il breve intervallo, un altro capolavoro: la Sinfonia n. 4 del compositore amburghese, ultima delle sue sinfonie. L’esecuzione ha conosciuto momenti di autentico splendore grazie alla direzione di Chung e alla splendida risposta della Filarmonica della Scala. I quattro ampi movimenti, affrontati con attenzione al dettaglio, profonda riflessione e una concezione quasi “scultorea” del suono, per nettezza dei volumi e chiarezza timbrica, hanno evidenziato la piena consonanza del direttore sudcoreano con il linguaggio dell’ultimo Romanticismo ottocentesco. Un’esecuzione degna dei fragorosi applausi tributati al direttore e all’orchestra. Un concerto da ricordare a lungo. Ultima replica domani, mercoledì 17 giugno. Da non perdere.