Alla Scala, Marko Letonja inaugura la nuova stagione della Sinfonica di Milano con Elgar e Respighi

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Daniel Müller-Schott e Marko Letonja sono stati i protagonisti del concerto inaugurale della nuova stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano, proposto, come di consueto, al Teatro alla Scala.

Un appuntamento di particolare rilievo, che ha accostato il romanticismo inglese di Edward Elgar alla ricchezza timbrica e alle suggestioni della Roma di Ottorino Respighi, in un programma capace di attraversare atmosfere e linguaggi musicali profondamente diversi.
Ad aprire la serata è stato il celebre Concerto per violoncello e orchestra in mi minore op. 85 di Edward Elgar, uno dei lavori più intensi e rappresentativi del repertorio violoncellistico del Novecento. Protagonista Daniel Müller-Schott, interprete di grande levatura, che ha affrontato la partitura con una lettura di intensa profondità melodica e pregnante espressività, privilegiando quelle timbriche scure e malinconiche che costituiscono uno degli elementi più caratteristici del concerto.
La scrittura di Elgar, articolata negli inconsueti quattro movimenti, affida al solista un ruolo costante e impegnativo. Il violoncello non è soltanto voce melodica, ma presenza pressoché continua, chiamata a sostenere il discorso musicale attraverso un’alternanza di slanci lirici, momenti introspettivi e passaggi di marcata intensità. Müller-Schott ha saputo restituire questa complessità con una partecipazione espressiva sempre sorvegliata, unita a una solida padronanza tecnica.
Al suo fianco, Marko Letonja ha offerto una direzione attenta e partecipe, capace di accompagnare il solista senza mai sovrapporsi alla sua voce, valorizzando al contempo la ricchezza dell’orchestrazione elgariana. L’Orchestra Sinfonica di Milano ha risposto con qualità, contribuendo a creare un equilibrio convincente tra la dimensione cameristica del dialogo e la più ampia articolazione sinfonica.
Al termine, Daniel Müller-Schott ha concesso un apprezzato bis bachiano, con un significativo ritorno a una dimensione più raccolta e serena. Con i due poemi sinfonici di Ottorino Respighi, Le fontane di Roma e I pini di Roma, il clima musicale è radicalmente cambiato. Dalle tonalità introspettive e dalla malinconia del concerto di Elgar si è passati alla vivacità cromatica, alla teatralità e alla ricchezza evocativa della Roma respighiana. Un mutamento di prospettiva che ha permesso di apprezzare ulteriormente le qualità di Marko Letonja nel forgiare il suono dell’Orchestra Sinfonica di Milano.
La raffinata orchestrazione di Respighi, in entrambi i poemi sinfonici, disegna un paesaggio sonoro ricco di colori, contrasti e suggestioni. Le fontane di Roma si sviluppa attraverso una successione di quadri musicali nei quali l’acqua diviene elemento poetico e timbrico, mentre I pini di Roma amplia il respiro della narrazione, alternando episodi di grande intensità a momenti più sospesi e contemplativi.
Letonja ha saputo mettere in luce le molteplici risorse dell’orchestra, valorizzando tanto le sfumature più delicate quanto i grandi episodi di espansione sonora. Anche nei passaggi di minore intensità dinamica, la scrittura respighiana mantiene una notevole ricchezza di dettagli, con sottili contrasti e trasparenze timbriche che contribuiscono a definire il caratteristico clima sonoro del compositore bolognese.
È però soprattutto nella parte conclusiva de I pini di Roma, con il celebre affresco della Via Appia, che la serata ha raggiunto il suo momento di maggiore impatto. La poderosa progressione orchestrale, sostenuta dalla direzione di Letonja, ha suscitato un lunghissimo e fragoroso applauso da parte del pubblico, che ha gremito il Teatro alla Scala.
Un successo pienamente meritato, tanto da indurre il direttore a ripetere la sezione conclusiva del poema sinfonico. Un finale di grande effetto, che ha suggellato nel segno di Respighi l’inaugurazione della nuova stagione della Sinfonica di Milano.