Alfonso Alberti, un pianismo fuori dagli schemi tra ricerca e originalità

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Un concerto di particolare interesse e di rara originalità quello ascoltato ieri pomeriggio alla Camera del Lavoro di Milano, nell’ambito dell’Atelier Musicale, la rassegna organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio.

Protagonista Alfonso Alberti, pianista dalla personalità artistica decisamente fuori dal comune, che ha saputo costruire un percorso musicale ricercato, mettendo in relazione autori ed epoche differenti attraverso accostamenti tutt’altro che scontati.
Una delle qualità più interessanti di Alberti è proprio la continua ricerca di nuove pagine da proporre al pubblico, attingendo tanto al grande repertorio classico quanto alla musica del Novecento e contemporanea. Un lavoro che non si limita alla riscoperta di composizioni poco frequentate, ma che si spinge spesso a estrapolare singoli brani da opere più ampie, ricollocandoli in un contesto diverso e creando nuovi rapporti e corrispondenze. È un modo personale di intendere il concerto pianistico, lontano dai programmi convenzionali e da quei repertori che troppo spesso si ripetono nelle sale da concerto, e che trova nella sensibilità interpretativa del pianista una propria, originale ragion d’essere.
Il programma intitolato As Time Goes By ha offerto una dimostrazione particolarmente riuscita di questo approccio. Un itinerario attraverso quasi tre secoli di musica, nel quale pagine brevi, spesso ricche di variazioni e di continui mutamenti espressivi, si sono rincorse creando un interessante gioco di rimandi tra compositori apparentemente lontani.
Il filo conduttore era rappresentato dall’aria Là ci darem la mano dal Don Giovanni di Mozart, motivo che ha attraversato idealmente l’intero concerto, ricomparendo in differenti elaborazioni e prospettive. Da Bach, con il celebre corale Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ nella trascrizione di Ferruccio Busoni, si è passati al mondo delle variazioni sul valzer di Diabelli, affrontato attraverso le differenti sensibilità di Schubert, dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo e di Beethoven. Di quest’ultimo Alberti ha scelto la Variazione XX delle 33 Variazioni su un valzer di Diabelli, una delle pagine più enigmatiche e affascinanti dell’intera raccolta.
Non sono mancati interessanti riferimenti alla musica del nostro tempo, con Premier cristal d’après Beethoven di Marco Di Bari e Tod und – Résurrection di Paolo Castaldi, composizione che guarda alla Sonata op. 110 di Beethoven. A completare questo articolato intreccio di relazioni, E noi che di notte vegliammo di Roberto Andreoni, in dialogo ideale con il mondo poetico di Chopin. Un brano dove la componente gestuale, così come in quello di Castaldi , ha una sua notevole importanza.
La prima parte del concerto ha così mantenuto un carattere particolarmente variegato, alternando miniature, trascrizioni e pagine di diversa provenienza, nelle quali Alberti ha potuto mettere in luce la propria versatilità e la capacità di cogliere le molteplici sfumature del linguaggio pianistico.
A dare una dimensione più ampia e corposa al programma è arrivata la conclusione con la Sonata n. 3 di Robert Schumann, proposta nella particolare versione in cinque movimenti, con il finale incompiuto completato dal compositore Alessandro Solbiati. Una pagina di grande impegno musicale ed espressivo, che ha costituito il naturale approdo di un percorso costruito fino a quel momento attraverso continui rimandi e suggestioni. Qui la scrittura si è fatta più ampia e articolata, consentendo ad Alberti di esprimere pienamente le proprie qualità interpretative, affrontando la complessità della composizione con sensibilità, consapevolezza stilistica e notevole controllo pianistico.
È stata dunque una proposta concertistica particolarmente felice, nella quale il lavoro di ricerca di Alfonso Alberti ha trovato una realizzazione concreta e convincente. Non soltanto un pianista di indubbia preparazione e sensibilità, ma un musicista che considera il programma stesso parte integrante del proprio progetto artistico, capace di offrire al pubblico prospettive d’ascolto nuove e di sottrarre pagine conosciute o meno conosciute alla consuetudine delle interpretazioni più frequentate.
Un modo intelligente e personale di fare musica, nel quale la curiosità intellettuale non rimane fine a sé stessa, ma diventa occasione di scoperta e, soprattutto, di autentico piacere d’ascolto. Come bis ha chiaramente scelto di eseguire As Time Goes By, pagina resa celebre dal film Casablanca. Applausi calirosissimi del numeroso pubblico intervenuto.