Capita piuttosto raramente di assistere a un concerto nel quale due autentiche autorità del pianoforte si uniscono per affrontare un programma dedicato alla letteratura per due pianoforti e per pianoforte a quattro mani, regalando al pubblico una serata di particolare fascino.
È quanto è accaduto ieri sera in Sala Verdi, al Conservatorio di Milano, nell’atteso appuntamento organizzato dalla Fondazione La Società dei Concerti.
La platea, gremita in ogni ordine di posti, con i biglietti esauriti da tempo, ha accolto con grande entusiasmo Evgeny Kissin e Sir András Schiff, due interpreti di fama internazionale, da molti decenni protagonisti della scena concertistica mondiale. Un appuntamento straordinario, fuori abbonamento, che ha richiamato un pubblico consapevole di trovarsi di fronte a un’occasione musicale davvero particolare.
Il programma, di impianto prevalentemente classico e romantico, comprendeva pagine di Mozart, Schumann, Smetana e Dvořák, autori le cui diverse sensibilità musicali hanno trovato un interessante punto d’incontro nell’interpretazione dei due pianisti.
Anche la disposizione degli strumenti sul palcoscenico si è rivelata inconsueta: i due pianoforti erano collocati uno davanti all’altro, con le tastiere allineate, il primo più vicino al pubblico e il secondo arretrato. Kissin e Schiff si sono alternati ai due strumenti, scambiandosi la posizione nei diversi momenti del programma.
L’apertura era affidata alla celebre Sonata per due pianoforti in re maggiore K. 448 di Wolfgang Amadeus Mozart, articolata nei tre movimenti Allegro con spirito, Andante e Allegro molto. Una pagina nella quale il dialogo fra i due strumenti si sviluppa attraverso un equilibrio di grande raffinatezza, alternando brillantezza, cantabilità e vivacità ritmica. La scrittura mozartiana richiede una perfetta intesa fra gli interpreti, soprattutto nella capacità di mantenere leggerezza e trasparenza senza rinunciare alla ricchezza del tessuto musicale. L’interpretazione, di alto valore estetico, ha subito rivelato le qualità dei due protagonisti, grazie a un’intesa perfetta, nella quale i diversi interventi e i piani sonori risultavano sempre ben riconoscibili e, al tempo stesso, perfettamente integrati.
Un deciso cambiamento di percorso musicale è arrivato con le due composizioni di Robert Schumann, di carattere assai diverso. Le Andante e Variazioni op. 46, costruite intorno a un tema di grande espressività, offrono una successione di trasformazioni nelle quali il compositore mette in luce le possibilità timbriche e dialogiche dei due pianoforti. A seguire, i rari ma splendidi Bilder aus Osten op. 66, sei quadri musicali ispirati alle atmosfere orientali, nella versione originale per pianoforte a quattro mani. Una raccolta che alterna momenti di maggiore animazione a episodi di intima cantabilità, lasciando emergere quella particolare vena poetica che caratterizza tanta parte della produzione schumanniana. Soprattutto nel secondo brano, con Kissin seduto al pianoforte più vicino al pubblico, la restituzione timbrica, delineata attraverso una precisa visione d’insieme e una ritmica decisa, ha contribuito a una splendida interpretazione dell’intera serie di movimenti, restituendone pienamente la ricchezza espressiva.
La seconda parte del programma guardava invece alla tradizione musicale boema. Di Bedřich Smetana è stata eseguita Vltava, dalla suite sinfonica Má vlast (La mia patria), nella trascrizione pianistica che restituisce, attraverso il dialogo delle tastiere, il celebre percorso musicale del fiume Moldava. Una pagina particolarmente suggestiva, nella quale si susseguono immagini sonore, dalla sorgente del fiume al suo progressivo ingrossarsi, fino al fluire maestoso delle acque. La trascrizione consente di apprezzare anche nella dimensione cameristica la ricchezza e la varietà della scrittura originaria orchestrale. Il duo ne ha offerto una lettura trasparente, di grande bellezza coloristica, mettendo in evidenza la varietà dei timbri e la capacità evocativa della composizione.
A concludere la serata sono state alcune delle celebri Danze slave di Antonín Dvořák, tratte dalle op. 46 e op. 72. Cinque brani dalla prima serie (nn. 1, 2, 3, 7 e 8) e tre dalla seconda (nn. 1, 2 e 7), nei quali il compositore rielabora con pregnante fantasia ritmica e melodica le forme della danza popolare boema e slava. Furianti, dumke, polke e skočne si alternano in un susseguirsi di caratteri differenti, ora trascinanti e festosi, ora più raccolti e malinconici. Un finale di grande varietà espressiva, che ha riportato in primo piano la dimensione virtuosistica e il piacere del fare musica insieme.
Schiff, seduto al pianoforte più vicino al pubblico, ha mostrato tutta la sua sublime leggerezza discorsiva, sostenuta da un’evidente sicurezza esecutiva e accompagnata dall’altrettanto energica partecipazione di Kissin. Ne sono scaturite interpretazioni raffinate, di notevole spessore espressivo, nelle quali il virtuosismo non ha mai prevalso sulla naturalezza del dialogo musicale.
Gli applausi interminabili del pubblico hanno convinto i due pianisti a concedere ben tre bis, anch’essi di esemplare resa stilistica. Si è iniziato con la splendida Marcia militare di Franz Schubert, eseguita a quattro mani in una scansione ritmica esemplare, per proseguire con due celebri pagine di Johannes Brahms: il Valzer op. 39 n. 15 e la Danza ungherese n. 1, anch’essi proposti nella versione a quattro mani.
Un concerto memorabile, nel quale due grandi personalità pianistiche hanno saputo mettere in comune sensibilità, esperienza e qualità interpretative, dando vita a un dialogo musicale di rara eleganza. Gli interpreti, visibilmente soddisfatti dall’entusiasmo e dagli interminabili applausi, hanno suggellato una serata che difficilmente il pubblico presente dimenticherà.