È nelle sale Se domani non torno, per la regia di Paola Randi – pluripremiata per il film Tito e gli alieni del 2017 – ispirato al libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia, scritto da Gino Cecchettin con la collaborazione di Marco Franzoso.

Senza mai cadere nella retorica dell’angoscia e dello strazio, certamente presenti ma non enfatizzati, o in sentimenti negativi quali rabbia e odio, il film racconta in toni composti, con grande equilibrio, la terribile vicenda della ventiduenne Giulia Cecchettin, uccisa a coltellate dall’ex fidanzato l’11 novembre 2023, a Fossò, presso Vigonovo (Venezia), dove risiedeva.

Il cadavere fu poi ritrovato una settimana dopo, nascosto in un anfratto in un bosco vicino al lago di Barcis. L’omicida aveva infatti caricato il corpo di Giulia in auto, se ne era disfatto lungo la strada e si era allontanato, raggiungendo la Germania. Fu arrestato la sera stessa della scoperta, sull’autostrada A9 in direzione di Monaco, dove si era fermato per aver esaurito la benzina. Per diversi giorni, in tutta l’Italia, i moltissimi che seguivano con trepidazione la vicenda della scomparsa avevano creduto nella possibilità di un rapimento, sperando che Giulia fosse ancora viva.

Studentessa universitaria, compagna del suo assassino, col quale aveva avuto una relazione sentimentale per circa un anno, fino all’estate 2023, avrebbe dovuto laurearsi in ingegneria biomedica all’Università di Padova il 16 novembre, e si stava preparando alla discussione della tesi. Appassionata di disegno, era iscritta alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia.

La sorella maggiore di Giulia, Elena, ha scritto una lunga lettera pubblicata sul Corriere della Sera il 20 novembre 2023, il cui contenuto è stato poi ripreso dal padre nel discorso tenuto al funerale, celebrato il 5 dicembre nella basilica di Santa Giustina a Padova.

Il messaggio è molto forte, e vuole che la tragedia di Giulia possa diventare uno spunto di riflessione profonda sulla violenza di genere. I responsabili dei femminicidi, afferma Elena, sono figli sani del patriarcato e della cultura dello stupro, non “mostri” o “malati di mente”; una società che non stigmatizza né evita atteggiamenti di prevaricazione maschile – possessività, controllo, molestie sessuali – verso le donne è di fatto complice di questi delitti.

Tutti gli uomini devono essere consapevoli di questo e assumere comportamenti corretti, atti a impedire, anche da parte di altri uomini, qualsiasi azione che possa essere negativa nei confronti della libertà e della dignità della donna: tali azioni potrebbero essere il preludio di un femminicidio. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto. È necessario anche un piano nazionale di educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere.

Il titolo del film è mutuato da quello della poesia dell’attivista peruviana Cristina Torres Càceres, che è diventata virale dopo che Elena Cecchettin l’ha citata, usando un suo verso finale: (…) Se domani sono io, mamma, se domani non torno, distruggi tutto./Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima. “Per Giulia, bruciate tutto” concludeva Elena nella sua lettera.

Giulia è sepolta accanto alla tomba di sua madre, morta nel 2022 per un tumore. Gino ed Elena continuano a tenere alta la sua memoria, continuano “a fare rumore”, perché non servono minuti di silenzio o brevi commemorazioni, occorre agire, per rendere possibile una vera rivoluzione culturale che renda alle donne la giustizia di una reale parità con gli uomini, su tutti i piani.

L’ottimo Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin; Sabrina Martina è una tenera Giulia, la bravissima Tecla Bossi è un’intensa Elena. Il fratello minore Davide è interpretato in modo convincente da Tommaso Allione. Da non perdere.
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