Francesco Meli e Luca Salsi alla Scala per un omaggio a Verdi

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Un successo scontato ma meritatissimo per due celebrità quali il tenore Francesco Meli e il baritono Luca Salsi in un recital dedicato a Verdi.

La serata ha avuto una triste anticipazione con il Sovrintendente Fortunato Ortombina, che ha annunciato la perdita, a seguito di un incidente motociclistico nel Siracusano, del giovanissimo quindicenne Davis Aloschi, allievo da tre anni della Scuola di Ballo dell’Accademia della Scala. Un commosso minuto di silenzio ha accolto la dolorosa notizia.
Le due voci sono state ottimamente coadiuvate da Nelson Calzi al pianoforte, che ha rivelato le sue indubbie qualità anche nei due momenti solistici. Intenso il percorso attraverso il teatro di Giuseppe Verdi, con un programma che ha raccolto alcune delle pagine più significative affidate alle voci di tenore e baritono, sia singolarmente sia in duo, tratte da Don Carlo, La forza del destino e Otello, intervallate da due parentesi pianistiche di Franz Liszt: la trascrizione della Widmung di Schumann (Liebeslied – Widmung S 566) e la celebre Rigoletto. Paraphrase de concert S 434.
La prima parte del concerto si è aperta con Don Carlo, presentando dapprima l’aria di Carlo «Io l’ho perduta!… Io la vidi e il suo sorriso», affidata a Meli, seguita dal duetto «È lui, desso!… Dio, che nell’alma infondere» e dalla grande scena di Rodrigo «Son io, mio Carlo… Per me giunto è il dì supremo… Io morrò, ma lieto in core», interpretata da Salsi. Dopo il momento pianistico lisztiano, il percorso verdiano è proseguito con La forza del destino: l’aria di Alvaro «La vita è inferno all’infelice… O tu che in seno agli angeli», la scena di Don Carlo «Morir!… Tremenda cosa!… Urna fatale del mio destino» e il duetto «Invano, Alvaro, ti celasti al mondo».
Nella seconda parte l’attenzione si è concentrata su Otello. Meli ha affrontato il drammatico monologo «Dio! mi potevi scagliar», mentre Salsi ha dato voce al cupo «Credo in un Dio crudel» di Jago. Dopo la parafrasi lisztiana dal Rigoletto, il concerto si è concluso con la grande sequenza che comprende «Non pensateci più… Ora e per sempre addio» e il celebre duetto del giuramento «Sì, pel ciel marmoreo giuro», affidato ai due interpreti.
Le qualità che ben conosciamo dei due grandi interpreti hanno trovato un’evidente conferma in questo concentrato di recitativi, arie e duetti che ha messo a dura prova gli artisti. Nonostante il corposo programma ufficiale, sospinti dai ripetuti e fragorosi applausi, hanno poi concesso una serie incredibile di fuori programma, entusiasmando sempre più il numerosissimo pubblico presente.
Complessivamente è stato un vero e proprio ritratto del Verdi più maturo, costruito attraverso alcune delle sue pagine più emblematiche. Numerosi i bis concessi, con una parentesi rossiniana tratta da Il barbiere di Siviglia nel duetto «All’idea di quel metallo»; quindi ancora Verdi, con Salsi nel Rigoletto e il celebre «Cortigiani, vil razza dannata». Meli ha invece proposto da Un ballo in maschera «Forse la soglia attinse» e, a conclusione, due celebri pagine da camera: Salsi con Core ‘ngrato e Meli con L’ultima canzone di Francesco Paolo Tosti. Successo strepitoso. (Tre foto in alto di Brescia e Amisano- Archivio del Teatro alla Scala)