Nella suggestiva atmosfera della panoramica Sala Fontana del Museo del Novecento milanese, il Quartetto Itaca – brillanti archi dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai – e il pianista genovese Andrea Bacchetti hanno dato vita questo pomeriggio a un concerto di raro equilibrio, inserito nella rassegna Suoni Trasfigurati – Costellazioni con il titolo eloquente Tensioni latenti. Il pomeriggio musicale è stato organizzato dalla Fondazione Pasquale Battista.
Un programma che accostava l’espressività di un Webern ancora tonale alla scrittura contemporanea di Filippo Del Corno, quindi al dramma esistenziale del russo Alfred Schnittke e a due pagine quasi dimenticate della produzione cameristica di Lorenzo Perosi.
L’apertura con il Langsamer Satz di Anton Webern ha immediatamente definito il clima iniziale del concerto. Lontano dall’immagine del Webern aforistico e severo degli anni maturi, il giovane compositore austriaco si è rivelato qui ancora immerso in un tardo romanticismo di notevole cantabilità. Il Quartetto Itaca, formato da Alice Costamagna e Antonella D’Andrea ai violini, Giorgia Cervini alla viola e Michelangiolo Mafucci al violoncello, ne ha valorizzato la continuità del discorso e la morbidezza timbrica, rivelando una coesione di ottimo valore interpretativo.
Lo Scherzo per quartetto d’archi di Filippo Del Corno, brano del 2025 presentato dallo stesso compositore, ha rappresentato un efficace punto di passaggio verso il presente. La scrittura agile, percorsa da una vitalità ritmica sempre controllata, ha trovato nell’ensemble una lettura precisa e dinamicamente sfaccettata. Il brano è apparso come una parentesi luminosa all’interno di un programma dominato inizialmente da atmosfere più introspettive. Un ottimo lavoro, reso in modo dettagliato dai bravissimi quattro archi.
Cuore del concerto è stato il Quartetto n. 3 di Alfred Schnittke, una delle opere più emblematiche della sua poetica. L’Andante iniziale, costruito su richiami e citazioni che sembrano emergere da una memoria lacerata, è stato affrontato con notevole senso della proporzione. Nell’Agitato il Quartetto Itaca ha saputo rendere con incisività la frammentazione del discorso musicale, mentre il Pesante conclusivo ha assunto i contorni di una meditazione cupa e inesorabile. È stata probabilmente la pagina che ha suscitato il maggiore coinvolgimento emotivo, grazie anche alla capacità degli interpreti di tenere insieme rigore formale e intensità espressiva.
La seconda parte era dedicata a una vera rarità: i Quintetti con pianoforte n. 3 e n. 4 di Lorenzo Perosi. Entrambi del 1931, rivelano un compositore alla ricerca di sonorità di spontanea resa discorsiva e di immediata presa emotiva. Il nome del compositore piemontese resta legato soprattutto alla produzione sacra, ma queste pagine cameristiche rivelano un autore molto efficace nel delineare soffici e piacevolissimi equilibri timbrici. Andrea Bacchetti, pianista ben noto al pubblico italiano, entrando nel dialogo con gli archi senza mai assumere un ruolo concertante dominante, ha contribuito con efficace resa espressiva a restituire la qualità della scrittura perosiana. Nel Quintetto n. 3 in la minore è emersa soprattutto la nobiltà dell’Adagio centrale, percorso da un lirismo raccolto e mai retorico; il Quintetto n. 4 in la maggiore, probabilmente di ancor maggior pregio, ha invece mostrato un carattere più sereno e disteso, culminando in un finale di elegante slancio.
Il percorso proposto dal Quartetto Itaca e da Bacchetti, di straordinario interesse, ha suggerito una riflessione sul rapporto tra tradizione e modernità, tra continuità e frattura.
Accolto da un pubblico numeroso e attento, l’appuntamento ha confermato la vocazione della Sala Fontana a ospitare programmi che sfuggono ai percorsi più consueti, offrendo occasioni di ascolto tanto stimolanti quanto insolite. Un pomeriggio di musica di qualità e di grande bellezza.