Successo meritato per la RIAS Kammerchor diretta da Gregor Meyer per la Società del Quartetto

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Un concerto di raro ascolto e di sicuro interesse quello proposto ieri sera in Sala Verdi, al Conservatorio di Milano, nell’ambito della stagione della Società del Quartetto. Protagonista la RIAS Kammerchor, formazione corale berlinese diretta da Gregor Meyer, affiancata dal duo pianistico a quattro mani formato da Angela Gassenhube e Philip Mayers.

Il programma ha voluto rendere omaggio alla musica di Johannes Brahms attraverso una selezione di composizioni corali tratte dai Liebeslieder-Walzer (Valzer dei canti d’amore) op. 52 e dai Neue Liebeslieder-Walzer (Nuovi canti d’amore) op. 65, comprendenti anche alcuni interventi affidati a voci soliste. Le pagine brahmsiane sono state intervallate da una scelta di Danze Slave di Antonín Dvořák, eseguite al pianoforte dall’ottimo duo.
I due cicli corali hanno rivelato, attraverso interpretazioni di rara bellezza, un Brahms particolarmente ispirato, capace di accostarsi a un genere di matrice popolare senza rinunciare alla raffinatezza della propria scrittura. Una dimensione musicale nella quale il compositore amburghese, celebre per le sue sinfonie, i concerti strumentali e l’importante produzione cameristica, lascia emergere il fascino delle melodie legate alla tradizione popolare, con particolare riferimento alle suggestioni del folclore ungherese. Di grande efficacia gli interventi solistici, affidati ad alcuni eccellenti componenti del coro, che hanno saputo conferire ulteriore varietà espressiva alla composizione.
Straordinaria anche la componente pianistica, sostenuta da Angela Gassenhuber e Philip Mayers con grande affiatamento, precisione e una ricchezza di sfumature timbriche che ha valorizzato il dialogo con le voci. Un insieme di notevole equilibrio, nel quale la qualità della compagine corale ha trovato nella direzione competente e appassionata di Gregor Meyer una guida particolarmente efficace, capace di restituire tanto la leggerezza quanto la più intensa espressività di queste pagine.
Di clima affine, e perfettamente inserite nel contesto del programma, le Danze Slave di Dvořák: le op. 46 n. 1, 2 e 8 e l’op. 72 n. 2. Pagine nelle quali il carattere popolare, il ritmo trascinante e la ricchezza melodica si sono tradotti in una lettura pianistica altrettanto raffinata, ricca di colori e di accenti, confermando l’eccellente intesa del duo.
Al termine, calorosi applausi da parte del numeroso pubblico intervenuto, a suggellare una serata di particolare qualità musicale.