Meritato successo al Ridotto “A. Toscanini” della Scala al primo concerto del 35° Festival Milano Musica con il Quartetto Noûs

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Nel raccolto spazio del Ridotto “Arturo Toscanini” del Teatro alla Scala, la mattina del 26 aprile ha segnato l’inaugurazione della rassegna di musica contemporanea del 35° Festival Milano Musica.

Un avvio di “Lontananze creative” affidato al Quartetto Noûs — Lorenzo Gentili Tedeschi e Alberto Franchin ai violini, Sara Dambruoso alla viola, Ainhoa Maria Castelló Amorós al violoncello — che ha costruito un percorso denso e tutt’altro che lineare, attraversando alcune traiettorie fondamentali del Novecento e del presente.
Brani molto diversi tra loro hanno mostrato le infinite potenzialità del quartetto d’archi, già esplorate dai compositori del primo Novecento e spinte oggi verso esiti di maggiore arditezza. Il programma accostava György Kurtág, Leoš Janáček, Luciano Berio e Adriano Guarnieri, quest’ultimo presente in sala. L’apertura con Hommage à András Mihály , 12 Microludi op. 13 di Kurtág ha subito posto l’ascolto in una dimensione di estrema concentrazione, rivelando le eccellenti qualità dei quattro interpreti: precisi, coesi, perfettamente sincronizzati anche nei suoni più impercettibili. Nei brevissimi pezzi, composti tra il 1977 e il 1978, affiorano frammenti, gesti minimi, vere e proprie schegge sonore sospese nel tempo, rese con grande nitidezza.
Il passaggio al Quartetto per archi n.1 “Sonata a Kreutzer” di Janáček non ha rappresentato una cesura, quanto piuttosto un ampliamento del discorso. Pur risalendo al 1923, il brano mostra una modernità sorprendente: la frammentazione si fa urgenza narrativa, quasi teatrale. Il Noûs ha evidenziato con efficacia i contrasti, le interruzioni, le linee melodiche che emergono per poi trasformarsi, restituendo una pagina inquieta e carica di travolgente espressività. Splendida l’interpretazione, sostenuta da una profonda interiorizzazione.
Le Glosse di Berio (1987), brano breve ma denso, pongono al centro il gesto, elemento al quale partecipano in modo sincrono tutti e quattro gli interpreti. Una scrittura concentrata, restituita con chiarezza e tensione. In chiusura, Dies Irae. Agli innocenti del mare, Secondo Quartetto di Guarnieri (2020), ha introdotto un ulteriore livello di intensità, anche per il forte peso etico che lo attraversa. Un lavoro compatto, aspro, ricco di tensione narrativa, affrontato dal Quartetto Noûs con lucidità strutturale e partecipazione. Calorosi gli applausi, condivisi con il compositore salito sul palco al termine.
Un’interpretazione di alto livello che ha segnato un inizio convincente per una rassegna che si annuncia particolarmente ricca. Tra i prossimi appuntamenti si segnala il concerto organistico del 27 aprile alla Chiesa di Sant’Angelo con Thomas Ospital e, il 28 aprile alla Scala, il duo Lorenzo e Alba Gentili-Tedeschi nel Ridotto (con musiche di Janáček e Gervasoni), seguito dal recital pianistico di Filippo Gorini, impegnato in un programma che accosta Furrer, Schumann, Gervasoni e Beethoven. Un cartellone che invita a essere seguito con attenzione.