Con il titolo originale Maigret et le mort amoureux (Maigret e l’amante morto), il regista Pascal Bonitzer ha voluto tradurre in un film un adattamento del romanzo che lo scrittore belga Georges Simenon (1903-1989) pubblicò nel 1960, ossia Maigret et les vieillards (Maigret e i vecchi signori). Le vicende narrate si svolgono naturalmente a Parigi, nel cuore del VII arrondissement, in un’epoca che potrebbe essere collocata tra gli anni ‘70 e ‘90.

Il punto di partenza è il ritrovamento del cadavere di un illustre personaggio, nella sua elegante abitazione, da parte dell’anziana cameriera-dama di compagnia, Jacotte (Anne Alvaro) al suo servizio da decenni, che gli stava portando la colazione. Si tratta di un ex ambasciatore in pensione, Berthier-Lagès: presenta un foro di proiettile alla tempia e altre ferite provocate da un’arma da fuoco; i bossoli non si trovano, e neppure la pistola. Jacotte è sorda, dichiara di non aver udito nulla nella notte perché si era tolta l’apparecchio acustico per dormire.

L’indagine di Maigret – interpretato in modo sommesso da un ottimo Denis Podalydès, lontanissimo però dal nostro immaginario collettivo legato alla figura dell’indimenticabile Gino Cervi – si svolge in un mondo ovattato, che nasconde relazioni e sentimenti e finisce per essere una sorta di palude insidiosa.

Un’altra tragica morte, avvenuta solo tre giorni prima, si lega a questa, in un modo che però finisce per confondere le acque. Maigret comprende tuttavia che è questa la chiave del mistero: Berthier-Lagès, noto tombeur de femmes, amava da cinquant’anni, ricambiato, una donna, la principessa Isi De Vuynes (Dominique Reymond), che è proprio la vedova dell’altro defunto. Con lei l’ambasciatore aveva trattenuto una fittissima corrispondenza, e aveva conservato tutte le sue lettere – migliaia – in un armadio.

Si sarebbero dunque dovuti sposare a breve, ma evidentemente qualcuno ha impedito le nozze… Un colpo di scena sembra risolvere il giallo, ma il finale del film (non corrispondente a quello originale) lascia francamente delusi e un po’ frustrati: Maigret e i suoi collaboratori non avevano capito nulla? Resterà senza punizione chi (forse) si è macchiato di un delitto? È piuttosto lo spettatore a non aver capito?

Film ben recitato, che riesce a catturare l’attenzione: peccato che la figura della moglie di Maigret (Irène Jacob) non sia stata affatto valorizzata e, soprattutto, che si esca dal cinema con l’impressione di aver seguito il famoso commissario in un’inchiesta solo apparentemente impeccabile, e in realtà inutile e piena di errori.


