L’ASTRO DI MOZART E IL DIMENTICATO F.I. DANZI CON DUE SPLENDIDI QUINTETTI CONCLUDONO IL FESTIVAL FIATI DI NOVARA

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Il panorama della musica da camera sette-ottocentesca trova una delle sue massime e più delicate espressioni nel connubio tra il pianoforte e gli strumenti a fiato, un organico capace di fondere la percussività espressiva della tastiera con le tavolozze timbriche ed eterogenee di oboe, clarinetto, corno e fagotto. Il concerto che ha concluso il Festivalfiati 2026 del Conservatorio di Novara ha offerto un esempio di assoluta qualità, musicale ed interpretativa, di questa letteratura, mettendo a confronto il raro Quintetto in re minore op. 41 di Franz Ignaz Danzi e la pietra miliare del genere, il Quintetto in mi bemolle maggiore KV 452 di Wolfgang Amadeus Mozart. Protagonisti della serata sono stati i Maestri Mario Coppola, pianista e, nell’ ensemble di fiati, Andrea Chenna (oboe), Roberto Bocchio (clarinetto e Martina Lando (fagotto) .Per quanto riguarda il corno, l’indisposizione del Maestro Vittorio Schiavone ha imposto la _ sostituzione del corno con l’eufonio, suonato dalla giovane Marina Boselli . Sostituire l’eufonio al corno significa inevitabilmente cambiare gli equilibri sonori del quintetto: l’eufonio produce un suono più grave e più ricco di armonici naturali del corno, con un timbro dunque molto denso e un potenziale di volume enorme; il rischio è quello di coprire gli altri legni. Marina Boselli è stata bravissima a evitare questo rischio, suonando lo strumento sotto il suo limite dinamico e gestendo benissimo l’interazione, in particolare con oboe e fagotto. Se certamente senza il corno sono andati perduti il suo suono brillante, più tagliente e definito all’inizio della nota e il suo registro acuto e disteso, l’esecuzione della Boselli ha giocato al meglio le carte che l’eufonio può offrire, valorizzando quel che di caldo e vellutato nel timbro fa dell’eufonio ‘il violoncello’ degli ottoni e la proiezione rotonda che si fonde in modo estremamente morbido con il timbro del fagotto e il registro grave del clarinetto. Insomma con la sostituzione dell’eufonio al corno, qualcosa si è perduto, ma qualcosa si è anche guadagnato e il bilancio complessivo ha appagato pienamente il nostro ascolto. Riteniamo doveroso fornire qualche informazione agli eventuali lettori sulla figura di F.I. Danzi , che certamente non gode oggi di vasta popolarità. Formatosi nella celebre orchestra della scuola di Mannheim, Franz Ignaz Danzi (1763–1826) rappresenta una figura cruciale di transizione. Violoncellista, direttore e compositore, Danzi fu un profondo estimatore di Mozart e, al contempo, un mentore fondamentale per il giovane Carl Maria von Weber. Benché il suo strumento, come detto, fosse il violoncello, curiosamente la sua produzione per strumenti a fiato è monumentale e testimonia una sensibilità pionieristica per il colore strumentale, capace di traghettare il rigore formale del Classicismo verso le prime accensioni liriche e drammatiche del Romanticismo tedesco.
Il concerto si è aperto con l’op. 41 di Danzi , una pagina dominata da una tonalità, il re minore, che evoca immediatamente atmosfere inquiete e tempeste interiori. Il Larghetto – Allegro moderato ha visto l’ensemble proporre un colore scuro e denso, dove il fagotto di Martina Lando ha posto fondamenta solide e pastose. L’ingresso dell’Allegro moderato ha svelato la cifra stilistica di Mario Coppola: un pianismo nitido, dal fraseggio aristocratico, mai prevaricatore. Coppola ha dipanato le fitte trame di semicrome con una fluidità cristallina, dialogando abilmente con il clarinetto lirico e vellutato di Roberto Bocchio nei momenti di transizione tematica. L ’Andante sostenuto , movimento lirico per eccellenza, ricco di reminiscenze mozartiane ha messo in luce l’ottima cavata e la gestione dei fiati dell’oboe di Andrea Chenna. Il tema, nobile ed elegiaco, è stato palleggiato tra l’oboe e il pianoforte con una cura millimetrica della dinamica, sfociando in pianissimi di rara suggestione emotiva. Il finale Allegretto ha sciolto la tensione in un rondò brillante, ma venato di malinconia. Qui Marina Boselli ha offerto una prova maiuscola all’eufonio, esibendo un controllo dell’emissione e un’intonazione impeccabili nei passaggi rapidi e nei salti d’ottava, assecondato dal piglio ritmico e propulsivo impresso da Coppola alla tastiera. Nella seconda parte della serata l’ensemble ha affrontato il KV 452, capolavoro assoluto che lo stesso Mozart, in una celebre lettera al padre del 1784, definì come la cosa migliore da lui scritta fino ad allora. Il monumentale Largo introduttivo è risuonato ieratico e solenne. La concertazione è apparsa perfetta: ogni accordo era perfettamente bilanciato, con l’eufonio di Boselli e il fagotto della Lando a fare da sponda armonica alle volate dell’oboe di Chenna. Nell’ Allegro moderato , il pianoforte di Coppola ha preso le redini del discorso con una grazia prettamente teatrale, quasi l’opera fosse un dramma giocoso in miniatura, dove ogni strumento incarna un personaggio. Il cuore del quintetto è il Larghetto centrale , uno dei vertici dell’intera opera mozartiana, un movimento di pura estasi melodica, in cui i cinque musicisti hanno dato prova di un respiro comune straordinario. La purezza timbrica del clarinetto di Bocchio e la modulazione espressiva dell’oboe di Chenna si sono fuse con le fioriture pianistiche di Coppola, il quale ha saputo dosare il pedale con estrema discrezione, restituendo la trasparenza originaria della scrittura mozartiana. Il finale (Rondò) Allegretto ha coronato l’esecuzione con una vitalità travolgente. Di particolare rilievo la grande cadenza dialogica tra i cinque strumenti. In questo frangente, la coesione ritmica, gli sguardi d’intesa e la fluidità degli incastri geometrici tra i quattro fiati e il pianoforte sono stati veramente ammirevoli. Il successo della serata risiede interamente nella cifra interpretativa collettiva e individuale.
Mario Coppola ha dimostrato una statura artistica pari alla sua statura fisica, cioè decisamente alta: il suo pianismo non ha cercato la scorciatoia del virtuosismo fine a se stesso, bensì una profonda integrità cameristica. Coppola ha guidato l’ensemble con autorevolezza, mantenendo un tocco perlaceo e una varietà dinamica capace di non coprire mai le frequenze medie e acute dei fiati. Dall’altra parte, il quartetto dei fiati ha risposto con una compattezza da manuale. Andrea Chenna all’oboe ha impressionato per la varietà del fraseggio e l’espressività pungente; Roberto Bocchio ha confermato la sua classe al clarinetto, offrendo legati impeccabili e una totale fluidità nei passaggi di registro; Marina Boselli ha’ addomesticato’ l’eufonio, inserendolo con morbidezza nell’impasto generale; infine, Martina Lando ha svolto un ruolo egregio al fagotto, fungendo sia da solido basso sia da voce solista agile e ironica nei passi melodici. Un concerto bellissimo, che ha restituito al pubblico la gioia di ascoltare musica d’insieme ad un ottimo livello professionale. Gli applausi del pubblico hanno premiato la bravura dei cinque musicisti, ottenendo un bis: la trascrizione, ad opera di Andrea Chenna, dell’Andante con moto dal Trio per pianoforte, violino e violoncello op.49 di F. Mendelssohn : un gioiello di grazia musicale, suonato con grande eleganza e precisione, degna conclusione di un concerto e di un festival pregevoli.