Il Festival Milano Musica al Teatro alla Scala per due importanti concerti

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Una giornata di intensa musica quella di ieri per il Festival Milano Musica, svoltasi tra il Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” e la sala del Teatro alla Scala. Una doppia prospettiva sul pianoforte e sul dialogo cameristico con il violino ha attraversato l’intera serata, articolata tra i due spazi.

Nel primo appuntamento tardo pomeridiano del Ridotto, Lorenzo e Alba Gentili-Tedeschi, rispettivamente al violino e al pianoforte, hanno interpretato brani di Stefano Gervasoni e di Leoš Janáček. Nella grande sala, invece, il pianista Filippo Gorini ha alternato la musica contemporanea di Beat Furrer e dello stesso Gervasoni ai classici di Schumann e di Beethoven.
Sonatinexpressive, brano del 2011 di Gervasoni, ha aperto il concerto pomeridiano rivelando tutta la musicalità del compositore, che non dimentica il passato — spesso riconoscibile nell’accenno di linee melodiche — ma tenta di rielaborarlo in modo personale attraverso trovate compositive ingegnose ed espressive. L’eccellente intesa tra violino e pianoforte ha permesso una resa convincente di un lavoro non facile.
Nel brano successivo, la Sonata per violino e pianoforte di Janáček, composta tra il 1914 e il 1921, la proposta melodica si fa più evidente, ma altrettanto evidente è la rottura con la tradizione, soprattutto nei contrasti tra le parti, nel tentativo — riuscito — di creare una tensione drammatica e frammentaria, quasi un discorso interrotto e poi ricostruito.
L’ultimo brano, Ariette quasi retrouvée, sempre di Gervasoni, del 2026 e in prima esecuzione assoluta, è apparso come un lavoro breve ma decisamente vario e ricco di situazioni. I numerosi contrasti, sia dinamici sia di carattere, lo rendono interessante e ben costruito. Ancora una volta precisa, attenta ed espressiva l’interpretazione del duo, accolta da applausi calorosissimi, condivisi con il compositore, visibilmente soddisfatto.
Come bis, una curiosa proposta: Adagio ghiacciato per toy-piano e violino “ammutolito”, ancora di Gervasoni, brano del 2012 che prende spunto dal celebre Adagio per glass harmonica di Mozart per generare suggestioni timbriche inusuali e affascinanti.
Alla sera, al Teatro alla Scala, il recital pianistico di Filippo Gorini ha trovato la sala gremita di pubblico, attratto anche dal confronto tra repertorio contemporaneo e classico. Nella poetica musicale del pianista trentenne di Carate Brianza, la musica contemporanea trova infatti un posto naturale all’interno del grande repertorio storico.
Nell’interessante programma, il Klavierstück (2025, prima esecuzione italiana) di Beat Furrer ha preceduto i Davidsbündlertänze op. 6 di Schumann; mentre la Sonata di Gervasoni (2024, anch’essa in prima esecuzione italiana) ha fatto da preludio alla Sonata op. 110 di Beethoven. Un gioco di contrasti che ha messo in luce le qualità di un interprete capace di muoversi con sicurezza tra linguaggi molto diversi.
Di grande interesse il brano iniziale di Furrer, caratterizzato da una forte dialettica tra la rapida mobilità ritmica iniziale e una conclusione più rarefatta e sospesa, resa con fine sensibilità da Gorini. Ottima anche l’interpretazione di Schumann, in cui le arditezze dei momenti più impetuosi hanno trovato equilibrio nei passaggi più raccolti e riflessivi.
Dopo l’intervallo, significativa la Sonata di Gervasoni, pagina complessa che ha trovato in Gorini un interprete ideale, tanto sul piano tecnico quanto su quello espressivo. Un lavoro, dedicato allo stesso pianista, in cui i contrasti temporali si organizzano in un percorso coerente, arricchito da componenti anche decisamente virtuosistiche.
Il brano conclusivo, la Sonata n.31 in la bem.maggiore op. 110 di Beethoven, ha confermato le qualità del pianista in questo repertorio. Non va dimenticato che Gorini vinse ventenne,nel 2015, il prestigioso Concorso Telekom Beethoven di Bonn. La sua è stata un’interpretazione lucida, sorretta da un’ampia escursione dinamica e da un’attenta gestione dei contrasti agogici, spesso orientati verso una dimensione profondamente riflessiva, restituendo un risultato di altissimo livello espressivo.
Applausi calorosi e prolungati, seguiti da due bis: il noto Valzer n.15 op.39 di Brahms e l’altrettanto celebre Improvviso n.3 D899 di Schubert. Applausi calorosissimi.