Il direttore Giuseppe Mengoli e il pianista Giuseppe Albanese per la Società dei Concerti

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Un programma ampio e interessante quello proposto dalla Società dei Concerti nel concerto ospitato in Conservatorio.

Ad aprire la serata era il breve ma incisivo Nowruz per orchestra, del compositore padovano Giacomo Susani (1995), scritto per l’occasione. Il titolo si riferisce all’antica festività celebrata in Medio Oriente e nell’Asia centrale e trova una traduzione musicale efficace in una scrittura orchestrale ricca di colori e di slancio espressivo. La partitura, ottimamente orchestrata, sviluppa una coralità sonora di immediata presa, che richiama talvolta certe suggestioni novecentesche della musica inglese e statunitense. Un brano accolto con favore dal pubblico, che ha applaudito calorosamente anche il compositore, salito sul palcoscenico al termine dell’esecuzione.
Di ben altra ampiezza era il lavoro successivo, il Concerto n. 2 op. 66 per pianoforte e orchestra del napoletano Giuseppe Martucci (1856-1909). Solista era Giuseppe Albanese, che ha messo in luce tutte le proprie qualità tecniche e interpretative in una pagina articolata nei canonici tre movimenti – Allegro giusto, Larghetto e Allegro con spirito – e rappresentativa della migliore produzione del compositore. Martucci, infatti, trovò proprio nella musica orchestrale e concertante il terreno più fertile della sua ispirazione, profondamente influenzata dalla tradizione tedesca. I riferimenti a Brahms e più in generale al sinfonismo germanico emergono con chiarezza lungo tutto il percorso del concerto.
La parte pianistica, affrontata da Albanese con sicurezza, brillantezza e notevole partecipazione espressiva, si impone come elemento dominante all’interno di una scrittura orchestrale raffinata e ben valorizzata dalla direzione di Giuseppe Mengoli. L’esecuzione ha restituito pienamente il carattere di una pagina oggi ancora troppo raramente eseguita, ma ricca di fascino e di qualità compositiva. Il pubblico ha dimostrato di apprezzarne il valore con un consenso particolarmente caloroso. Splendido anche il bis offerto da Albanese, una pagina brillante e virtuosistica di Carl Maria von Weber, un Moto perpetuo eseguito con eleganza e naturalezza nel suo sorprendente virtuosismo.
Dopo il breve intervallo, la serata proseguiva con la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68 di Johannes Brahms, affidata ancora alla Deutsche Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz sotto la guida di Giuseppe Mengoli. Fin dalle prime battute emergeva la solidità dell’impostazione interpretativa del direttore, attento a evidenziare la complessa architettura della partitura e il continuo equilibrio tra tensione drammatica e slancio lirico. L’orchestra tedesca ha risposto con precisione e compattezza, mettendo in evidenza la qualità delle sezioni strumentali e la ricchezza dell’impasto sonoro.
Particolarmente riusciti sono apparsi il terzo movimento, Un poco Allegretto e grazioso, condotto con leggerezza e trasparenza, e il celebre Finale, nel quale Mengoli ha saputo costruire con efficacia il lungo percorso che conduce all’affermazione del tema conclusivo. L’esecuzione ha restituito tutta la grandezza della prima sinfonia brahmsiana, opera che segna uno dei vertici del sinfonismo ottocentesco e che continua a rappresentare una sfida interpretativa di prim’ordine. Il pubblico ha seguito con attenzione e partecipazione, tributando agli interpreti un successo pienamente meritato al termine di una serata di notevole interesse musicale.