i Brueghel – Le origini dei generi pittorici in Europa

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Nelle sale del Palazzo Reale di Milano, fino al 31 gennaio 2027, è possibile visitare la bellissima mostra dedicata alla famiglia di artisti fiamminghi che, tra il Cinquecento e il Seicento, diede un’impronta geniale e di fondamentale importanza alla pittura europea: i Brueghel.

La dinastia vede come capostipite Pieter Bruegel il Vecchio (Breda? ca. 1525 – Bruxelles 1569), che ebbe i figli Pieter Brueghel il Giovane (Bruxelles 1564- Anversa 1638) e Jan Brueghel il Vecchio (Bruxelles 1568- Anversa 1625). Quest’ultimo divenne padre di Jan Brueghel il Giovane (Anversa 1601- Anversa 1678). “Vecchio” e “Giovane” sono ovviamente appellativi per distinguere i padri dai figli omonimi; non sono certo legati all’età, visto che il capostipite morì purtroppo a circa quarantaquattro anni, lasciando i due figli molto piccoli. Ma evidentemente il talento paterno era stato ereditato!

La dinastia poi continuò: Jan Brueghel il Giovane ebbe ben undici figli tra cui Abraham (1631-1697), che trascorse la maggior parte della vita in Italia – morì a Napoli- e dipinse quasi solo soggetti floreali, peraltro amati anche dal padre, richiestissimi; e da Pieter Brueghel il Giovane nacquero sette figli e, fra questi, Pieter Brueghel III (1589-1640) seguì le orme paterne.

Di Pieter Brugel il Vecchio si hanno poche notizie biografiche; si fa tuttavia risalire la sua formazione agli studi compiuti con l’incisore Cock di Anversa, che lo avvicinò alle opere di Hieronymus Bosch.

Ebbe inoltre come maestro il pittore, scultore e architetto Pieter Coecke Van Aelst, di cui poi sposò la figlia Mayeken, nel 1563 (anno in cui dipinse la celebre Torre di Babele). Un lungo viaggio in Italia compiuto tra il 1551 e il 1555 fino a Reggio Calabria e forse Palermo fu certo fonte di ispirazione per temi pittorici, paesaggi, architetture, luoghi, scelti come oggetto della sua pittura. In particolare, la serie di stampe dei Grandi Paesaggi realizzate tra il 1555 e il 1556, che ritraggono vallate, montagne, fiumi, foreste, fu di grande importanza per lo sviluppo della pittura di paesaggio come genere autonomo.

Dal 1559 cessò di firmarsi “Brueghel” e passò a “Bruegel” senza h, per ragioni ignote, forse per dare alla sua firma un’impronta più classica e meno fiamminga. Ricordiamo però che precedentemente si era firmato in modi diversi (per esempio Brueggel), e forse alla fine aveva scelto un’unica firma ufficiale, più semplice. I figli, tuttavia, ripristinarono la h!

I dipinti a olio originali di Pieter Bruegel il Vecchio, in tutto il mondo, sono poche decine e il prestito dai musei che li conservano non è facile, essendo su tavole di legno piuttosto fragili. Ma i suoi capolavori furono successivamente copiati in modo mirabile dal figlio Pieter – che diede il via a una vera produzione “seriale” di quadri di alto valore commerciale, diffondendo il “marchio” di famiglia – e da altri pittori contemporanei, come Pieter van der Heyden e Philips Galle. Sono dunque presenti nella mostra molti lavori dei figli.

Anche i magnifici disegni, per esempio il ciclo dei Mesi, servirono come modello per stampe e incisioni sul tema de Le quattro stagioni. Bellissima l’Allegoria dell’Ira (1557), a penna e inchiostro bruno su carta, per la serie I Sette Peccati Capitali, con forti componenti boschiane.

All’inizio del percorso di visita si può ammirare una copia de La danza nuziale dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio nel 1566.

Lo stile di Bruegel è lontano dalle norme classiche della pittura rinascimentale. Le scene di vita quotidiana nei villaggi sono riprese con precisione miniaturistica e spesso anche con una certa dose d’ironia, e perfino i temi religiosi come la Crocifissione o l’Adorazione dei Magi sono interpretati in chiave moderna: le case sono abitazioni fiamminghe, il paesaggio innevato è quello delle Fiandre, non certo di Betlemme (Il censimento di Betlemme), i personaggi raffigurati hanno abiti e costumi dell’epoca.

Lo stile realistico di Bruegel, certamente innovativo, fungerà da base per un’evoluzione del linguaggio pittorico europeo.

Di Pieter Brueghel il Giovane, del fratello Jan il Vecchio e del figlio di quest’ultimo, Jan il Giovane, sono la maggior parte delle circa 80 opere presenti.

Di Jan Brueghel il Giovane sono da ammirare Il trionfo della morte (1608), tratto da un’opera di Pieter il Vecchio, dove un vero esercito di scheletri invade la scena, vittorioso e invincibile, e sembra di udire le trombe che annunciano la Fine di tutto e di tutti; è sua anche, a conclusione della mostra, la straordinaria Allegoria della Pittura (1625-1630), con molti dipinti in un solo quadro.

Del padre sono splendidi Il concerto di Orfeo agli Inferi per Plutone e Proserpina (1594), il Giudizio Universale (1602), Giunone negli Inferi (1598).

Da non perdere.

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