Nel tardo pomeriggio di oggi, la Sala Puccini del Conservatorio di Milano ha ospitato, per la rassegna “Musica Maestri!”, un programma particolarmente interessante con molta musica del Novecento di tre differenti compositrici. La viola, strumento spesso relegato ai margini del repertorio solistico, è stata qui invece posta con decisione al centro del discorso.
L’apertura del concerto con la Sonata per viola e pianoforte di Rebecca Clarke ha subito chiarito la scelta d’impaginato di inserire anche brani di corposo peso costruttivo. I tre ampi movimenti della bellissima sonata sono partiti con l’Impetuoso iniziale, dove Maria Ronchini ha cercato un suono denso che trovava nel pianoforte di Andrea Carcano un contrappeso vigile ed efficace. Quindi il Vivace e il successivo Adagio, che si è immerso in una linea capace di dare molto respiro al fraseggio.
Ottima l’interpretazione dei due protagonisti: il chiaro nitore espressivo della Ronchini e la perfezione del pianismo di Carcano, che oltre a sostenere la melodicità della viola ha, in modo misurato ma incisivo, dato valore alla struttura armonica della mirabile composizione.Di segno diverso, quasi una sospensione del tempo, Vortice di neve di Carla Magnan (1968) per viola sola ha messo l’interprete di fronte a una scrittura rarefatta, fatta di gesti minimi e tensioni sottili. Qui la Ronchini ha trovato un controllo del suono preciso, elegante e sicuro nel delineare le qualità dell’ottimo brano della compositrice italiana, un lavoro che sfrutta ogni potenzialità dello strumento ad arco.
Dopo la sola viola si è passati al pianoforte solista con due brevi ma coinvolgenti brani della nota compositrice Sofija Gubajdulina, scomparsa di recente. Andrea Carcano ha iniziato con la Toccata-Troncata, un brano costruito sulle risonanze del pianoforte, effetti particolarmente significativi che hanno creato l’ambientazione del suggestivo e coinvolgente pezzo. Molto ben delineata la situazione quasi ascetica. Subito dopo, Invenzione, nella sua ritmica più rapida, ci ha portato in un altro ambiente, più estroverso e altrettanto ricco di significato. Interpretazioni di ottimo livello quelle di Carcano.
La Sonata op. 120 n. 2 di Johannes Brahms, posta in chiusura, ha funzionato come momento di ritorno a una tradizione tardo-romantica. L’originale Sonata per clarinetto e pianoforte viene eseguita spesso con la viola, con un’altrettanto efficace resa. Tre i movimenti — Allegro amabile, Allegro appassionato e Andante con moto — eseguiti con espressività sino alle finali variazioni del tema. Applausi calorosi in una Sala Puccini colma di pubblico e un ottimo profondo bis con il brano Grave di J. Benda (1713-1752) trascritto per viola e pianoforte