Un tutto Brahms per la Bamberger Symphoniker diretta da Jakub Hrůša a conclusione di MiTo

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Ieri sera, al Teatro Dal Verme, un doppio appuntamento interamente dedicato a Johannes Brahms ha concluso, per quanto riguarda Milano – mentre per Torino l’ultimo appuntamento è in programma oggi – il Festival MiTo SettembreMusica.

Al centro del programma due delle pagine più significative della maturità del compositore tedesco: la Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 e il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83. Protagonisti d’eccellenza sono stati la Bamberger Symphoniker, il pianista Lukas Sternath e il direttore Jakub Hrůša, interpreti di un programma che ha messo in luce le straordinarie qualità dell’orchestrazione del compositore amburghese e il suo riconoscibile e pregnante linguaggio musicale.
Composta nel 1883, la Terza Sinfonia appartiene alla piena maturità di Brahms e si distingue per l’intensità del linguaggio e per una costruzione musicale nella quale rigore formale ed espressione convivono in modo particolarmente serrato. Quattro movimenti, dall’Allegro con brio iniziale all’Allegro conclusivo, nei quali l’orchestra è chiamata a dare forma a una musica densa, attraversata da tensioni e da momenti di forte lirismo, come nel celebre Poco Allegretto, terzo movimento della Sinfonia.
A completare il programma è stato il Secondo Concerto per pianoforte, composto pochi anni prima, tra il 1878 e il 1881. Un’opera monumentale, articolata negli inconsueti quattro movimenti, nella quale il pianoforte non si contrappone semplicemente all’orchestra, ma instaura con essa un dialogo continuo e particolarmente complesso. A interpretarlo è stato Lukas Sternath, giovane pianista austriaco già affermatosi sulla scena internazionale, mentre sul podio Jakub Hrůša ha guidato la Bamberger Symphoniker.
In entrambi i lavori, i colori orchestrali, straordinariamente amalgamati e intensamente ricchi di espressione, hanno rivelato le qualità di questa compagine tedesca e del suo eccellente direttore. Anche nel Concerto il ruolo quasi “sinfonico” dell’orchestra è emerso con evidenza, affiancando le ottime qualità del pianista. Un tocco leggero e preciso, in perfetta sintonia con la direzione di Hrůša e con le sonorità dell’orchestra. Un interprete, Lukas Sternath, che meriterebbe di essere ascoltato anche in un concerto solistico, per poter apprezzare pienamente tutte le sue qualità.
Di ottima resa il bis solistico, ancora una volta con Brahms: l’Intermezzo n. 1 op. 117, ricco di espressione nella sua pacata e riflessiva dimensione musicale. Calorosissimi gli applausi di un Teatro Dal Verme stracolmo di pubblico per l’ultima serata milanese del bel Festival.