Un volo low cost di Ryanair – della durata di circa due ore – ci ha portato, nella tarda mattinata di una caldissima giornata d’agosto, a lasciare Milano per La Valletta, capitale della Repubblica di Malta.

È uno Stato insulare mediterraneo, ossia un arcipelago con tre isole principali (Malta, Gozo e Comino), situato a circa 80 km a sud della Sicilia, nel Canale di Malta; ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito nel 1964, dopo 150 anni di dominio britannico, e appartiene all’Unione Europea dal 2004.

La guida a sinistra, le prese elettriche di tipo G, le caratteristiche vecchie cabine telefoniche rosse testimoniano il passato di ex colonia inglese; per il resto, oltre a essere per lo più anglofoni, i maltesi parlano spesso la loro lingua incomprensibile, una sorta di mix tra arabo e siculo, e si esprimono frequentemente in italiano. In effetti molti ristoranti, pizzerie, gelaterie e alberghi sono di proprietà o di gestione italiana, in genere siciliana; e numerosi sono anche i negozi di abbigliamento riconoscibili come tali.

Si estende per circa 315 km2 e risulta essere al decimo posto nella lista dei Paesi più piccoli del mondo. Il nome forse deriva dal fenicio Malit (“porto sicuro”), oppure dal greco, con significato di “isola del miele”, ottimo prodotto locale noto fin dall’antichità.

Tramite Booking, abbiamo trovato a La Valletta una camera in una struttura molto graziosa, in un palazzo storico ristrutturato, in Merchant Street (Trik il-Merkanti), la seconda strada per importanza della capitale dopo la vicina e parallela Republic Street (Trik ir-Repubblika). Centralissimo, letteralmente a pochi passi dalla Cattedrale, l’alloggio (Luciano Valletta Boutique, con un ottimo ristorante a piano terra) ci ha consentito di muoverci agevolmente visitando tutta la città a piedi; e anche la stazione degli autobus e i terminal dei ferry erano raggiungibili con brevi passeggiate. In una settimana siamo riusciti ad arrivare senza fatica in tutti i luoghi dove desideravamo andare. E non erano pochi!

L’atmosfera di Malta è straordinaria, monumentale e affascinante per il prevalente color sabbia dorata degli edifici – bellissimi al tramonto – spesso con caratteristiche verande di legno colorato, e per i suggestivi panorami sul mare: rispecchia la sua storia, lunga e complessa, che ha, come testimonianze preziose, antichissimi templi megalitici e reperti archeologici legati ai Fenici, ai Cartaginesi, ai Romani. Arabi e Normanni, e poi Svevi, Angioini, Aragonesi lasciarono la loro impronta, quando Malta condivideva le vicende con il Regno di Sicilia.

Nel 1530 l’Imperatore Carlo V d’Asburgo diede l’isola in concessione ai Cavalieri di San Giovanni. Questi, nel 1565, riuscirono a resistere per circa quattro mesi a un feroce assedio (Grande Assedio) dei turchi, che giunsero al largo di Malta con più di 200 navi e alla fine furono respinti dalla flotta spagnola. I Cavalieri fondarono poi la capitale, La Valletta, che prese il nome dal Gran Maestro Jean de Valette. Fu Napoleone nel 1798 a porre fine al loro dominio, ma alla sua caduta, nel 1814, l’isola passò agli inglesi.

I Cavalieri esercitarono senz’altro la maggiore influenza su Malta, dal punto di vista architettonico e urbanistico: erano un Ordine nato a Gerusalemme verso la fine dell’XI secolo, dopo la Prima Crociata, inizialmente mirato alla cura dei pellegrini in Terra Santa (“Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni”), i cui membri pronunciavano voti di castità (spesso non rispettati!), obbedienza e povertà; ottennero nel 1113 il riconoscimento papale come ordine religioso laicale della Chiesa cattolica. Partecipando alle successive Crociate, i Cavalieri si militarizzarono e accrebbero il loro potere, anche politico ed economico, essendo prevalentemente aristocratici, discendenti di nobili famiglie soprattutto francesi, provenzali, aragonesi, italiane, ma anche inglesi, polacche, russe, tedesche. Prima di giungere a Malta avevano lasciato Gerusalemme nel 1291 e si erano trasferiti a Cipro (fino al 1309) e poi a Rodi, da cui furono espulsi nel 1523.

Il loro simbolo è una croce bianca a otto punte (le otto beatitudini), detta anche croce amalfitana, su fondo rosso. Gli eredi diretti sono gli appartenenti all’attuale Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), ente di diritto internazionale, con lo status di osservatore permanente all’ONU. La sede è a Roma, in via Condotti. La suprema autorità è affidata al Gran Maestro, come in passato: costui ha onori e prerogative di Capo di Stato, ed è necessariamente un religioso (Cavaliere Professo). Ai Cavalieri laici si sono aggiunte le Dame, che dal 2022 hanno il diritto di voto per le cariche di governo e di Gran Maestro (ma non possono accedere a tali ruoli).

E una meta imprescindibile è proprio il Palazzo del Gran Maestro, lungo Republic Street, in St.George Square: edificato nel 1571-74, fu poi ricostruito nel 1740. Bellissima la Sala degli Arazzi, con dieci preziosi Gobelins rappresentanti il “nuovo mondo”, così come la Sala del Trono e altre stanze decorate da affreschi e dipinti.


Parte della struttura è occupata da uffici di rappresentanza del Presidente della Repubblica, che dall’aprile 2024 è Myriam Spiteri Debono. La visita comprende anche l’adiacente Armeria, molto vasta, con collezioni davvero ricchissime.

A due passi, ecco l’imponente Concattedrale di San Giovanni Battista (1573-78), sito UNESCO, intitolata al patrono dell’Ordine. L’architetto che la progettò fu Gerolamo Cassar, lo stesso del Palazzo del Gran Maestro.


È chiusa la domenica; negli altri giorni l’ingresso, a pagamento, è generalmente dalle 9 alle 16. Si entra da una porta laterale, sulla sinistra rispetto alla facciata.

Si resta davvero stupefatti per la bellezza del soffitto, le cui volte furono affrescate a partire dal 1661 da Mattia Preti (1613-1699) con scene della vita di san Giovanni. Il grande pittore calabrese restò a Malta più di trent’anni, lasciando molte opere, e vi morì. Era pure lui Cavaliere dell’Ordine, nominato da papa Urbano VIII.

Anche il pavimento è straordinario: è costituito da circa 400 pietre tombali in marmo di altrettanti Cavalieri.

Nella cripta sotto l’altare maggiore si trovano le tombe di dodici Gran Maestri, tra cui il già citato Jean de Valette (1494-1568) e il discusso fra’ Matthew Festing (1949-2021); a quest’ultimo, ricordiamo, furono chieste le dimissioni da papa Bergoglio, nel 2017, dopo una sua denuncia di scarsa trasparenza sull’origine di un’importante eredità lasciata all’Ordine.

Le nove cappelle laterali sono dedicate alle lingue dell’Ordine e a santi martiri; molte pale d’altare sono opera di Mattia Preti.


Sulla destra, nell’Oratorio, si possono ammirare due capolavori assoluti: la Decollazione di Giovanni Battista e San Girolamo scrivente, entrambi di Caravaggio, che li dipinse nel 1608 quando era ospite dei Cavalieri.

Nel 1606 era dovuto fuggire da Roma perché condannato a morte per omicidio; giunto a Malta nel 1607 chiese protezione al Gran Maestro Alof de Wignacourt – il cui volto è quello del San Girolamo ritratto sulla tela – e per i suoi magnifici lavori ebbe la nomina di “Cavaliere di Grazia”. Ma presto, per una violenta nuova rissa in cui fu coinvolto, Caravaggio fu imprigionato; riuscì a evadere e a lasciare l’isola nell’agosto 1608, recandosi, braccato dai Cavalieri, in Sicilia.

A pochi passi dall’ingresso alla Concattedrale, davanti al Palazzo della Corte di Giustizia, con un bel colonnato, e ai piedi del Monumento al Grande Assedio (1927), bronzo dello scultore Antonio Sciortino, è stato allestito dai cittadini un memoriale dedicato alla coraggiosa giornalista d’inchiesta Daphne Caruana Galizia, assassinata il 16 ottobre 2017 mentre indagava su episodi di corruzione a Malta.

I sicari, rei confessi, sono stati condannati nel 2022, mentre il presunto mandante dell’omicidio, un imprenditore maltese, è tuttora sotto processo.


Si può entrare nella vicina Biblioteca Nazionale, in un bel palazzo neoclassico del 1776; conserva preziosi archivi dell’Ordine. Davanti, nel centro della piazza – molto animata e resa vivace da caffè e locali – una statua in marmo dello scultore siciliano Giuseppe Valenti: fu inaugurata nel 1891 per celebrare il Giubileo d’Oro (50 anni di regno) della Regina Vittoria, che è raffigurata con uno scialle in pizzo maltese sulle spalle.


Alcune strade in salita ricordano un po’ San Francisco: la città fu infatti costruita sulle alture del Monte Xiberras, su progetto dell’architetto Francesco Laparelli (1521-1570), di Cortona, che fu assistente di Michelangelo ed era considerato all’epoca il migliore per le opere militari.

Altre chiese interessanti, sempre in stile barocco, si incontrano camminando su e giù per le vie o per lunghe scalinate: la Basilica di San Domenico, quella di Nostra Signora del Monte Carmelo, la Chiesa di Santa Caterina, Santa Barbara, San Paolo. Secondo la tradizione, l’apostolo Paolo naufragò nella Baia che porta il suo nome, a nord dell’isola, nel 60 d.C., e visse circa tre mesi a Malta.

Non può mancare come meta il Forte Sant’Elmo, grande fortezza integrata con le mura, sulla punta settentrionale della città.

Risalente al 1552, il forte fu bombardato durante l’assedio turco del 1565 e ricostruito successivamente da Jean de Valette, che aveva organizzato la difesa partecipando anche a combattimenti nonostante l’età (aveva più di 70 anni). Fu proprio durante i lavori di ricostruzione, nel 1568, che morì, per un ictus, mentre pregava.


Il forte ospita l’interessante Museo Nazionale della Guerra, con testimonianze della Seconda Guerra Mondiale.

Ma se si desidera approfondire il ruolo di Malta nell’ultimo conflitto è indispensabile visitare il Lascaris War Rooms Museum: uno straordinario luogo sotterraneo, una sorta di labirinto di stanze, tunnel e scale, dove si possono osservare schede, fotografie, reperti, ricostruzioni dell’epoca, testimonianze insomma di ciò che fu il quartier generale anglo-americano.

Fu costruito dagli inglesi, a partire dal 1940, allargando gli alloggi per gli schiavi scavati secoli prima dai Cavalieri Ospitalieri e fu completato nel 1943. Qui circa 1000 militari controllarono le flotte e le manovre navali nel Mediterraneo, le strategie belliche in Nord Africa e in particolare l’invasione della Sicilia iniziata il 10 luglio 1943, nota come “Operazione Husky”. La 7^ Armata statunitense e l’8^ Armata britannica, guidate rispettivamente dai generali Patton e Montgomery, conquistarono la Sicilia in soli 38 giorni.

In una stanza, “Mafia & the Allies” illustra il cosiddetto Project Underworld, ossia il piano di collaborazione tra Stati Uniti, mafia italo-americana ed esponenti della criminalità organizzata ebraica tra il 1942 e il 1945. Al famigerato “Lucky” Luciano, ossia Charlie Luciano (nato Salvatore Lucania) che stava scontando una pena detentiva dai 30 ai 50 anni ed era considerato il fondatore di Cosa Nostra negli U.S.A., fu chiesto di collaborare tramite il gangster ebreo Meyer Lansky, per fornire tutte le informazioni possibili sulla Sicilia, avvalendosi anche dei mafiosi Joe Adonis e Vincenzo Mangano, detto “il Boia”. Una volta conclusa l’operazione, tutti i sindaci fascisti siciliani furono sostituiti da quelli i cui nomi erano presenti nella lista che Lucky Luciano aveva dato all’intelligence della Marina U.S.A. E così, si legge nella scheda, gli Alleati condannarono la Sicilia e le regioni meridionali a decenni di inaudita barbarie e asservimento economico.

Si accede all’interessantissimo (e un po’ caro, visto che il biglietto costa ben 19 euro) museo scendendo diverse scale dalla splendida terrazza-giardino degli Upper Barrakka Gardens, da cui si gode una vista stupenda – anche notturna – sulle cosiddette Tre Città. Sotto, troviamo i cannoni della Saluting Battery, che sparano a salve ogni giorno alle 12:00 e alle 16:00.

Non a caso, si trova tra le aiuole fiorite un bel busto in bronzo di Winston Churchill, uno dei maggiori sostenitori dell’Operazione Husky.

Tra i musei, imperdibile il Museo Archeologico Nazionale, nel Palazzo storico barocco Auberge de Provence, che conserva, tra i numerosi reperti neolitici scoperti negli ipogei, la stupefacente statuetta in argilla della Dea dormiente, risalente a 5000 anni fa, forse simbolo della morte, del sonno eterno.

Notevoli anche le raccolte del MUZA, il Museo Nazionale di Belle Arti, che occupa l’edificio storico dell’Auberge d’Italie e ospita una preziosa collezione di dipinti barocchi, nonché una sezione dedicata al periodo della dominazione inglese; molto interessanti le opere del già citato scultore maltese Antonio Sciortino (1879-1947).

Da La Valletta si può passeggiare verso Floriana.

Si segue, dopo la piazza con la scenografica Fontana dei Tritoni, un lungo viale di palme, introdotto dal bel monumento all’Indipendenza ottenuta il 21 settembre 1964.


E’ costellato di busti in bronzo e in marmo di personaggi di fama a Malta (per lo più politici e primi ministri). Si arriva alla colossale Chiesa Arcipretale di San Publio (XVIII-XIX sec.), primo vescovo dell’isola. La vasta piazza omonima è detta anche “dei Granai” perché vi si trovano numerosi e grandi coperchi di pietra, simili a basi di colonne, che chiudevano un tempo depositi sotterranei di grano.

Da non mancare i lavori di Renzo Piano, risalenti agli anni 2011-2015: il grande architetto genovese ha magnificamente ridisegnato l’ingresso al centro storico, in Republic Street, con la possente porta (City Gate), il fossato sotto le mura, il nuovo Palazzo del Parlamento, un teatro all’aperto (Royal Opera House).

Sotto gli Upper Barrakka Gardens – si può scendere con un comodo e panoramico ascensore al costo di 1 euro – si arriva a piedi in pochi minuti al terminal (Lascaris) dei ferry che collegano La Valletta con Gozo e con le Tre Città. Queste ultime si raggiungono in 10 minuti di traversata del braccio di mare (e se si perde il piccolo traghetto si può sempre optare per una barca simile a una gondola, più pittoresca!). Ovviamente sono raggiungibili anche con l’autobus, ma certo il giro è più lungo.

Le cosiddette Tre Città sono località fortificate che i Cavalieri utilizzarono con successo contro l’assedio dei Turchi. Il traghetto arriva a Bormla (Cospicua), da cui, a piedi, si possono raggiungere agevolmente le altre due che si trovano ai lati, ossia Birgu (Vittoriosa) e Isla (Senglea).


La più affascinante e antica, ricca di localini e di stradine, è Birgu, dominata dal Forte Sant’Angelo (dove fu imprigionato Caravaggio); molto bella la Chiesa Collegiata di san Lorenzo. Ma anche Bormla è interessante, con due linee di fortificazioni e mura difensive imponenti. Noi abbiamo cenato a Isla, davanti al porto, al tramonto. La visita, piacevolissima, è durata qualche ora.

Dall’altra parte di La Valletta si può scendere a un molo da cui partono invece i ferry per Sliema, elegante, caratterizzata da palazzi moderni, raggiungibile anch’essa in pochi minuti. Qui si può percorrere il lungomare e scendere nelle ampie piscine scavate nella roccia della scogliera, che vengono riempite dalle onde del mare: comode scalette ne consentono l’utilizzo in sicurezza, ed è un modo per dedicarsi all’attività balneare senza allontanarsi troppo, visto che a La Valletta non esistono quasi punti dove nuotare un po’ e prendere il sole.

Le spiagge sabbiose sono prevalentemente verso nord: abbiamo trascorso un paio d’ore a Ghadira Bay, a Mellieha.

Eravamo al ritorno dall’esperienza della Laguna Blu di Comino, raggiunta con un autobus fino a Ċirkewwa e poi con un ferry: sicuramente splendida l’acqua turchese-blu, dove immergersi è un puro piacere, e magnifico tutto il panorama roccioso circostante. Peccato che il sovraffollamento davvero incredibile – la Blue Lagoon è una meta considerata un must per chi viene a Malta, anche per immersioni subacquee – renda impossibile stendersi sull’unico fazzoletto di sabbia presente, riempito da decine di ombrelloni bianchi sovrapposti, stile “Spiaggia superaffollata” del geniale fumettista Benito Jacovitti!

Abbiamo usato spesso l’autobus, partendo dalla stazione e trovando i collegamenti ben organizzati ed economici. Ci siamo recati a Rabat e a Mdina (Medina), l’antica capitale, quasi nel centro dell’isola, separate solo da una grande piazza. Le Catacombe di San Paolo a Rabat sono un vero labirinto, molto esteso e tortuoso, con la grotta nella quale, secondo la tradizione, visse l’apostolo dopo il naufragio prima di lasciare l’isola per Roma.

Vi si accede dal Museo Wignacourt, che era il Palazzo del Gran Maestro ed è ora un’importante pinacoteca. In realtà il sito è suddiviso in più ipogei interconnessi; originariamente era un cimitero pagano – fenicio e romano – poi ebraico e cristiano, databile dal 2° al 5° secolo. Bellissima la Collegiata di San Paolo.
Molto affascinante è poi percorrere i vicoli della cittadella di Mdina – quasi interamente pedonale – fiancheggiati da splendidi edifici che la rendono davvero monumentale. Era l’antica capitale di Malta, fino all’arrivo dei Cavalieri, che preferirono risiedere sul mare e non nel centro dell’isola, per questioni strategiche e militari: a Mdina restarono dunque poche famiglie nobili. La cinta muraria, medioevale, fu costruita dagli Arabi, cui si deve il nome della città.

Abbiamo purtroppo trovato chiusa la Cattedrale, ma siamo riusciti a visitare la magnifica Chiesa dell’Annunciazione (Chiesa dei Carmelitani), gioiello barocco, con una cupola ellittica affrescata (Madonna del Carmelo), su sfondo azzurro cielo, e con opere di Mattia Preti.

Sempre in autobus abbiamo raggiunto Musta (Mosta), famosa soprattutto per la cupola gigantesca che sovrasta la Rotonda, ossia il Santuario Basilica di Santa Maria Assunta, la cui costruzione iniziò nel 1833 per terminare nel 1860. Il progettista, l’architetto francese George Grognet de Vassé, si ispirò al Pantheon di Roma.

La cupola ha un diametro di 37 m ed è la nona più grande del mondo (la quarta in Europa). Si può salire una lunga scala fino a una balconata interna, per ammirarla meglio, e uscire anche all’esterno per godere di un magnifico panorama sulla città. Il 9 aprile 1942 una bomba tedesca colpì la cupola e cadde all’interno, tra i fedeli, senza esplodere; pare che contenesse sabbia anziché esplosivo, per un sabotaggio degli operai cechi addetti alla produzione. Naturalmente fu considerato un miracolo! Appena usciti dalla Rotonda si può scendere a visitare il rifugio antiaereo, un tunnel scavato e usato dai cittadini durante la II Guerra Mondiale.

Un’ulteriore meta cui siamo arrivati in autobus è stata Marsaxlokk (Marsa Scirocco), un grazioso villaggio di pescatori a sud-est: siamo andati nel tardo pomeriggio per gustarci una cena sul porticciolo, davanti ai tradizionali luzzi, ossia barche colorate decorate con gli “occhi di Osiride”, ritenuti portafortuna da marinai superstiziosi. In realtà la vista della baia è purtroppo guastata da ciminiere in lontananza, gru, cisterne e impianti portuali. Molti ristorantini affollati si susseguono: ma un utile consiglio è leggere le recensioni su Tripadvisor prima della scelta, onde evitare delusioni.
Dal molo Lascaris siamo partiti una mattina col ferry per andare a Gozo. L’isola è associata al mito di Calipso, ninfa marina con la quale Ulisse rimase sette anni, perché si ipotizza che Ogigia, nell’Odissea, possa riferirsi proprio a Gozo. Dopo neppure un’ora di navigazione si sbarca al porto, vicino alla fermata Vapur degli autobus: con uno di questi, in breve tempo, si sale a Victoria (Rabat, da non confondere con l’omonima a Malta). Interessante la Basilica di San Giorgio, con opere di Mattia Preti.

Si entra nella Cittadella fortificata, che ha un complesso museale – il museo di Archeologia, quello della Cattedrale, le antiche prigioni – che richiede un po’ di tempo per la visita; si percorrono le mura e le stradine, entrando nella Cattedrale dell’Assunzione (1697-1711), che presenta curiosamente una falsa cupola dipinta nel 1739 dal catanese Antonino Emanuele.

Il panorama dalle mura ricorda un po’ i paesaggi nordafricani.
Ci siamo poi recati in autobus, per rinfrescarci visto il gran caldo, a Ramla Bay, spiaggia di sabbia rossa, nei pressi della “Grotta di Calipso”, un po’ deludente sia per la folla di bagnanti che per i fastidiosi sassi che in buona parte rendono difficile entrare in acqua. Per mancanza di tempo, purtroppo, non siamo riusciti ad organizzarci per una visita ai famosi templi megalitici, che avrebbero meritato, visto che hanno un’età di 5000-6000 anni fa.

E, lasciando Gozo per ritornare a La Valletta, si passa davanti alla seicentesca Torre di Santa Maria di Comino, che sembra ancora, nel suo magnifico isolamento, fungere da punto di osservazione contro gli invasori. Ed essendo la piccola Comino una riserva faunistica, gli unici invasori attualmente sono proprio i turisti!


