ODISSEA

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Christopher Nolan, regista britannico, nato a Londra nel 1970, può vantare il titolo di “Sir” essendogli stata conferita sia l’onorificenza di Commendatore che quella di Knight Bachelor; è anche cittadino statunitense, essendo sua madre originaria dell’Illinois.

Attualmente vive a Los Angeles con la moglie, la produttrice cinematografica Emma Thomas, e i loro quattro figli. La fama di Nolan si è consolidata e allargata nel 2005, quando uscì il suo film Batman Begins, seguito dai successi straordinari ispirati al personaggio, come The Dark Knight (Il cavaliere oscuro, 2008). Lavori di genere fantascientifico, come Interstellar (2014), storico come Dunkirk (2017) e storico-biografico come Oppenheimer (2023), premio Oscar 2024 per film e regia, hanno avuto incassi da record e forti consensi dal pubblico e dalla critica.

L’ultimo colossal, Odissea, lo ha visto cimentarsi nel genere epico. Una premessa: Nolan ha girato tutto il film con il formato IMAX (Image MAXimum) 70 mm, ossia con una pellicola speciale che consente una proiezione dall’altissima risoluzione, su schermi giganti e curvi, che danno un’esperienza “immersiva” agli spettatori. Le sale IMAX però, strutturate in modo diverso rispetto a quelle normali, sono poche, poiché la manutenzione è costosa (infatti il biglietto in genere ha un prezzo più elevato) e per di più solo il 20% circa di queste è in grado di presentare realmente un film nel formato suddetto. In Italia sono sette e nessuna di queste proietta l’autentico IMAX 70 mm in pellicola; usano l’IMAX laser (digitale). Ne consegue che l’Odissea di Nolan è stato visto prevalentemente senza sfruttare la tecnologia scelta dal regista.

Detto ciò, il film va visto comunque, su ogni tipo di schermo: le scene sono coinvolgenti, e il ritorno di Ulisse da Troia verso Itaca, durato dieci anni come l’assedio, è scandito da ricordi, riflessioni, momenti di grande pathos. Il cast è in maggioranza americano, il che rende i personaggi piuttosto lontani dalle descrizioni omeriche.

Curiosa la scelta di Lupita Nyong’o, di origini africane, per le parti di Elena e di Clitemnestra: ma forse, il titolo di “donna più bella del mondo” da lei ricevuto nel 2014 dalla rivista People ha avuto la sua importanza.

Matt Damon è un Ulisse convincente, ed è bravissima Anne Hathaway nei panni di Penelope, anche se resta indimenticabile il meraviglioso viso dell’attrice greca Irene Papas, nella stessa parte, nello sceneggiato televisivo Odissea del 1968.

Tom Holland è un Telemaco un po’ scialbo, Robert Pattinson un antipatico Antinoo, troppo simile al ruolo sostenuto come vampiro in Twilight: decisamente troppo moderni, così come lo è Charlize Theron (Calipso).

Discutibili alcune scelte: le navi greche sono in realtà vichinghe, ed è assurdo che durante la navigazione sia i rematori che i soldati restino con corazze ed elmi; non solo, uno si butta in acqua attratto dal canto delle sirene e nuota con la corazza invece di andare immediatamente a fondo… Agamennone (Benny Safdie) sembra un Batman in versione classica, con un elmo nero piuttosto improbabile.

Telemaco grida “Papà!” a Ulisse. L’assalto dei Lestrigoni, giganti antropofagi, assomiglia a quello di enormi robot; così come le scene più cruente ricordano, per gli effetti speciali, quelle della saga de Il Signore degli Anelli. Anche l’incontro con Agamennone nell’Ade è reso simile a una “resurrezione” di zombi.

Sono invece oggettivamente degne di sicuro plauso le scene che vedono protagonisti rispettivamente la maga Circe (Samantha Morton), che opera una trasformazione degli uomini in maiali (quello che in realtà sono, dice) davvero stupefacente, e Polifemo (Bill Irwin), assolutamente incredibile.

Il cavallo “dono di Minerva” (o meglio Atena) lasciato sulla spiaggia dai Greci ai Troiani, e poi rivelatosi un inganno fatale ideato da Ulisse, è stato pensato da Nolan come una sorta di enorme statua rampante, simile a quella di Capo Artemisio esposta al Museo Archeologico di Atene. L’incendio di Troia e la strage finale dei Proci hanno una notevole potenza scenica.

Per le riprese Nolan ha scelto luoghi diversi, privilegiando le isole Egadi e l’arcipelago delle Eolie; il bellissimo castello di Santa Caterina a Favignana è diventato la reggia di Ulisse a Itaca.

Un pregio è certo anche quello di aver assegnato a Ulisse il compito di narratore sofferente, in grado di ricordare con dolore e sgomento gli eventi, di riflettere sul suo operato, di provare rimorso per aver infranto le leggi di Zeus, di constatare la fine di un’epoca: un eroe in crisi, accompagnato da una sorta di voce della coscienza impersonata da Atena (la cantante-attrice Zendaya), dea della sapienza, della ragione, della strategia bellica e della tessitura. Quest’ultima associazione può riferirsi a Penelope e alla sua tela; ed è la stessa Penelope a donare a Ulisse, prima della sua partenza per Troia, una spilla con l’effigie della dea, da custodire come protezione e da riportare al suo ritorno. Ma nel poema omerico la spilla non esiste, è un’invenzione (indovinata) del geniale regista. Film imperdibile.