Sala Verdi al completo per Grigory Sokolov

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È sempre un gradito ritorno quello di Grigory Sokolov, presente da moltissimi anni nelle stagioni organizzate dalla Società dei Concerti. Il tutto esaurito di ieri sera in Sala Verdi, a riprova di quanto il suo pianismo sia apprezzato, è stato, come sempre, pienamente meritato. E, come spesso accade, al programma previsto dall’impaginato si è aggiunta una serie di sei bis che ha portato il concerto fino alla mezzanotte.

Il programma, decisamente classico — ma raramente potrebbe essere altrimenti — prevedeva nella prima parte Beethoven con la Sonata n. 4 op. 7, un’opera giovanile particolarmente ampia nei suoi quattro movimenti, seguita senza soluzione di continuità dalle deliziose Sei Bagatelle op. 126. Dopo l’intervallo, l’ultima sonata di Schubert, la Sonata in si bemolle maggiore D 960, concludeva il programma ufficiale.
La prima parte del concerto, certamente di alto livello, ci è parsa in costante crescita. La sonata beethoveniana ha trovato un equilibrio classico, sostenuto da articolazioni chiarissime e da timbriche luminose, per una resa convincente. Con le celebri Sei Bagatelle op. 126 il clima musicale si è arricchito di contrasti e sfumature; soprattutto nelle ultime tre è emersa in tutta la sua statura interpretativa la personalità del grande pianista russo.
La seconda parte del concerto, alla quale avrebbe poi fatto seguito una vera e propria terza parte rappresentata dai bis, ci è apparsa di livello ancora superiore. Sokolov ha definito con assoluta chiarezza ogni dettaglio della Sonata D 960. Il lento respiro del Molto moderato iniziale ha trovato una riflessione ancora più intensa nel profondo Andante sostenuto: la restituzione di Sokolov è stata un autentico capolavoro di equilibrio e raffinatezza espressiva. La stessa qualità interpretativa si è ritrovata negli ultimi due movimenti, uno Scherzo e un Allegro ma non troppo di grande profondità poetica, pur nella loro maggiore estroversione.
Gli applausi fragorosi delle oltre 1.400 persone presenti in Sala Verdi hanno trovato risposta nei sei bis, numero al quale il pianista è notoriamente molto legato. Da moltissimi anni, infatti, i bis di Sokolov sono sempre sei. Questa volta si sono rivelati particolarmente consistenti, a partire dai tre Brahms: le Ballate op. 10 n. 1 e n. 3 e la Rapsodia op. 79 n. 2, interpretate con una straordinaria forza di segno. Sokolov ne ha esaltato la monumentalità, mettendone in luce la costruzione formale e la ricchezza armonica.
I due successivi Chopin, con altrettante Mazurche, ci hanno mantenuti nel clima romantico, questa volta filtrato attraverso una spiccata personalizzazione interpretativa, sempre sorretta da una qualità esecutiva altissima. L’ultimo bis, più intimo ma ancora legato all’universo romantico, era un breve e intenso brano di Scriabin. Pubblico entusiasta e in piedi per un grande Sokolov.