La pianista cinese Yungyung Guo per il Festival Milano Musica

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Il concerto della pianista cinese Yungyung Guo, vincitrice del Premio Maurizio Pollini istituito da Milano Musica nell’ambito della 65ª edizione del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, non si è presentato come una semplice vetrina di virtuosismo giovanile.

Nel Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” della Scala, l’interprete ha proposto un recital di circa un’ora dalla concezione particolarmente coerente, costruito come un attraversamento di oltre due secoli di scrittura pianistica, da Mozart a Ligeti, passando per Stockhausen, Bartók, Ravel e la contemporanea Liza Lim.
Colpisce l’apparente facilità con cui la giovane interprete di Hong Kong riesce a mettere la propria esemplare tecnica al servizio di una visione interpretativa complessiva di grande maturità. In un programma tanto articolato, l’inserimento dell’Andante in fa maggiore K 616 e della Sonata in do maggiore K 279 di Mozart trovava una collocazione naturale accanto a linguaggi assai più recenti: dal primo Novecento di un Ravel già proiettato verso nuove sonorità con Jeux d’eau, a Stockhausen e al Klavierstück IX, tanto caro a Pollini, fino ad approdare a figure fondamentali del Novecento come Bartók, rappresentato da due brani delle Three Etudes op. 18, Rubato e Andante sostenuto, pagine che rivelano una scrittura sorprendentemente avanzata rispetto all’epoca della loro composizione. Il percorso si spingeva poi fino alla contemporaneità con il Transcendental Etude (2023) di Liza Lim, dedicato alle donne iraniane oppresse dal regime, per concludersi con due studi dal secondo libro degli Études di Ligeti, En suspens e il celebre L’escalier du diable.
Guo ha messo in evidenza una qualità interpretativa fondata sulla cura del dettaglio sonoro e sul controllo delle proporzioni formali di tutti i lavori proposti. Le sue esecuzioni si sono distinte per una raffinata sensibilità coloristica, capace di emergere anche all’interno delle pagine più virtuosistiche, dove la complessità della scrittura veniva restituita con notevole chiarezza espositiva.
Calorosi gli applausi del pubblico. Profondo ed espressivo il bis concesso: Für Alina di Arvo Pärt.