LA MAGIA DI LAVINIA BERTULLI TRA BEETHOVEN E SCHUBERT AL PIANOVARA

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Il concerto tenuto oggi, 27/05 all’Auditorium del Conservatorio G. Cantelli di Novara dalla pianista Lavinia Bertulli , ha offerto un’esperienza musicale indimenticabile, con l’esecuzione di due capolavori del repertorio pianistico: la Sonata n. 8 in do minore op. 13 “Patetica” di Ludwig van Beethoven e la Sonata in si bemolle maggiore, D 960 di Franz Schubert .

La performance, caratterizzata da una profonda sensibilità e da una tecnica impeccabile, ha catturato l’attenzione del pubblico, trasportandolo in un viaggio emotivo attraverso le sfumature di queste opere straordinarie. Lavinia Bertulli, pianista di spicco nel panorama musicale contemporaneo, attualmente insegnante al Cantelli, si è distinta per la sua versatilità e il suo approccio innovativo alla musica classica. Formata presso prestigiosi conservatori, allieva di Andrea Lucchesini e Benedetto Lupo, e vincitrice di numerosi concorsi internazionali (su tutti, il Premio Alkan), Bertulli ha saputo costruire un repertorio che spazia dai classici ai contemporanei, dimostrando una rara capacità di interpretazione e una profonda connessione interiore con le opere che esegue, espressa anche dall’intensità delle espressioni del suo volto, dei respiri, testimonianza di un profondo coinvolgimento spirituale con il mondo di suoni che andava evocando dalla tastiera: la sua interpretazione ha rivelato una maturità artistica ormai pienamente raggiunta. Sembra difficile poter dire qualcosa di nuovo sulla “Patetica” di Beethoven, la cui fama universale e plurisecolare e l’infinità di esecuzioni l’hanno persino un po’ usurata. Eppure, la freschezza, il piglio, la finezza interpretativa con cui la Bertulli ha saputo penetrare nelle pieghe più riposte della scrittura beethoveniana, hanno infuso nuova linfa in una composizione che solo in apparenza è scontata. Il tema drammatico e potente con cui si apre l’Allegro di molto e con brio , è stato reso da Bertulli con una dinamica incisiva e una precisione ritmica assoluta. La sua interpretazione ha saputo bilanciare la forza e la vena ‘emotiva’ del pezzo, evidenziando le intime tensioni soggettive che caratterizzano la musica di Beethoven, riportando il ‘patetico’ della sonata n.8 al suo significato più pertinente per Beethoven (anche se tale nome non fu assegnato personalmente dal Genio di Bonn): è il patetico di Schiller, filosofo e poeta carissimo a Beethoven ( vedi l’Inno alla gioia della Nona Sinfonia), cioè il patetico in quanto esperienza estetica ed etica, che scuote gli animi attraverso l’esaltazione della passione conducendo ad un superamento del dolore. Questo, musicalmente, si traduce appunto in quel bilanciamento tra dolore e forza della passione che espressivamente comunica l’interpretazione della giovane pianista fiorentina. Nella sezione centrale, Adagio cantabile , la pianista ha mostrato una sensibilità lirica straordinaria, con un fraseggio delicato e una gestione impeccabile del pedale, creando un’atmosfera di intimità e riflessione di grande intensità. Infine, il Rondò, Allegro , ha visto Bertulli eseguire passaggi virtuosistici con grande fluidità, mantenendo sempre un senso di coesione della linea musicale, sottostante all’alternarsi di refrain e couplet, grazie ad un fraseggio dinamicamente e timbricamente ineccepibile, che si snoda lungo tutto l’arco del Rondò. Passando a quella meravigliosa cattedrale della musica pianistica d’ogni tempo che è la Sonata in si bemolle maggiore, D 960 di Schubert , l’esecuzione di Bertulli ha rivelato una profonda comprensione della struttura e degli strati emozionali di quest’opera. La sonata è caratterizzata da una scrittura ricca e complessa, e Bertulli ha saputo affrontare le sfide tecniche con grande maestria. Nella prima parte, Allegro moderato , la pianista ha interpretato il tema principale con una dolcezza che ha catturato l’essenza romantica di Schubert, conferendogli con la delicatezza del tocco una sfumatura sognante e avvolgendo in un velo di mistero il trillo che lo suggella. C’era un che di discreto, di leggero e delicato nel modo in cui Bertulli suonava questa lunga arcata melodica, che l’ha come trasportata in un’atmosfera di rarefatta contemplazione, quasi di attesa di un non so che. La sua abilità nel creare contrasti dinamici, ‘lavorando’ con questi i frequenti cromatismi dello sviluppo, ha reso il pezzo ancora più coinvolgente, toccando una profondità espressiva davvero coinvolgente. Il secondo movimento, Andante sostenuto , è stato un momento di pura poesia, in cui Bertulli ha saputo trasmettere la malinconia e la bellezza particolarissime della musica di Schubert. La sua interpretazione è stata caratterizzata da un uso sapiente del rubato, e da un modo suggestivo di suonare l’accompagnamento ostinato per la mano sinistra, vagamente ipnotico, che ha aggiunto un ulteriore strato di emozione al brano. Se dello Scherzo Bertulli esalta la leggerezza e lo slancio, con un perfetto controllo del tocco e del ritmo, nel finale, Allegro la pianista ha eseguito passaggi rapidi e complessi, in particolare la Tarantella di uno dei couplet, con un tocco, che ha unito chiarezza e morbidezza, mantenendo sempre una esemplare limpidezza melodica e una salda coerenza stilistica.
In conclusione, il concerto di Lavinia Bertulli ha rappresentato un esempio luminoso di talento e sensibilità artistica. La sua interpretazione delle Sonate di Beethoven e Schubert ha offerto al pubblico un’esperienza musicale profonda e memorabile, dimostrando che la grande musica continua a vivere attraverso le mani di artisti di grande levatura come lei.. Agli applausi calorosi del pubblico, Lavinia Bertulli ha risposto con un delizioso fuori programma, ancora dal catalogo schubertiano: il Valzer n.6 in si minore D.145 .